Contravvenire alle psicosi e scatti compulsivi (*)

Architettare una giusta tecnica per contravvenire alle psicosi e scatti compulsivi (*).

Ok, sì, ci sono cose irrisolte e problemi che non sono mai affrontati fino in fondo, tutti ne abbiamo, è inutile pensarsi immuni.

Ma vorrei parlare di qualcosa di più pragmatico, una abitudine che generalmente utilizzo prima di un giorno importante, diciamo una gara, ma anche un colloquio di lavoro, oppure vorrei approcciare una sconosciuta, in generale, diciamo, che torna utile.

La tecnica è rivivere l’esperienza e scaricare la tensione. Facile? Sì lo è.

È qualcosa di cui parla il Focusing (tecnica ideata da Eugene Gendlin e ben documentata), consiste nel ripensare a qualcosa di fastidioso, qualcosa che si sente irrisolta, che mette a disagio, o che non si vuole ammettere faccia paura.

Facendo degli esempi espliciti. Ripensare a qualcosa di fastidioso. Ovvero qualcosa che ci ha fatto sentire a disagio. Esplicitamente parlando è quella cosa che si chiama fare la figura del coglione. Ammettere con se stessi queste situazioni non è sempre facile, ma superato questo scoglio il rivivere il momento risolve un bel po’ di scocciature.

Non si è finito di esprimersi. Ecco, basta ripensare al disappunto e le sensazioni che ha generato.

Le paure. In auto non vedere un passante e frenare all’ultimo momento. In curva non entrare bene e sentire uscire la ruota. Oppure cadere.

Personalmente la modalità con la quale io la rivivo consiste nel distendermi su di un letto comodo. Rilassarmi per quanto possibile. In realtà non è possibile, in quanto ho qualcosa di irrisolto. Ma infondo l’irrisolto è ciò che distrae dal pensare al nulla.

Ovvero impedisce di annullare i propri pensieri e la propria stessa essenza non permettendoti di sentirti parte dell’universo e divenire infinito, eterno, nullo, assente ed essere in estasi, esattamente il pensiero irrisolto che devi rivivere e riguardare.

Così, piuttosto che scacciare il pensiero, lo rivivo e ne ascolto le sensazioni.

Il più delle volte (ovvero sempre), questo basta per farlo mio, perché mio è, il solo problema rimasto da risolvere è il non volerlo accettare.

La vedo così, c’è vita vissuta che non voglio accettare, ma è mia vita, e merito di possederla, di esserne il principe, l’artefice, l’autore, il protagonista, di questa parte della mia vita. Non conta se questa parte la ritengo censurabile. È qualcosa a cui non devo rinunciare.

Ma voglio tornare sul concetto di riviverla e rivivere le sensazioni.

Penso ci sia una sorta di filtro riguardo le figure di merda. E penso ci sia una sorta di filtro riguardo le paure. Eccetera. Ecco, questi filtri sono necessari per essere “equilibrati”. Nel riviverlo si ha la libertà di dare più spazio ad alcune sensazioni, ad alcune emozioni.

Credo, che il farlo alla lunga renda consapevoli, e addirittura persone migliori.

Cioè si riesce meglio a modulare le proprie emozioni, ad averne coscienza, e a viverle in diretta più a pieno. Anche se la cosa la faccio in modo posticipato, penso che lasci il segno.

Perché essere migliori?

Non so, credo sia curiosità. Per migliori io intendo più saggi, conoscere più cose, vedere oltre il limite. Ossia avere le idee molto più confuse. Non avere certezze, essere impavidi e coraggiosi oltre un ragionevole appiglio. Facile avere certezze quando si crede di sapere tutto, molto più difficile comportarsi come tali quando si sa di non sapere nulla. E vedere il Mondo in modo diverso è vivere un altro mondo ancora, è fare un viaggio nel quale mai ci si ferma.
(*) Riguardo agli scatti compulsivi, non ne ho mai avuti nella vita reale, ma quando applico questa cosa, rilassato sul letto, ne ho, si tratta spesso di calci dati in dormiveglia ed è molto rilassante la cosa. (ma non voglio nessuno intorno 🙂

“Lungo” bici e fulcrum zero

(acqua per tutto il tempo)
Dovevano essere 180, non che fosse difficile, ma inizia a piovere dopo 10km, è vero che la temperatura è perfetta, ma le gomme sono nuove, la strada bagnata e non mi fido, forse faccio male, ma effettivamente sulle buche scivolano un po’. Ad un certo punto smette di piovere. Incontro un certo Danilo vicino al bivio Villa Potenza/strada per Osimo. Esso sarebbe dovuto andare ad Osimo, dove vive, e decide invece di farmi compagnia, si mette in scia poi, chiedendogli il cambio gli chiedo dove va. È un podista, 1h19′ alla mezza, 2h50′ alla maratona, niente di che (dice lui, niente di che??!??! magari arrivarci!). Ha un problema al ginocchio (passato da calciatore), e niente, va in bici. Lungo la Regina reinizia a piovere e così invece di darci una mano con la scia e prendere il fango in faccia ci affianchiamo, si chiacchiera e fanculo alle auto che suonano. Con questo tempo dove dovete andare di domenica, verso il mare? Andate a prendervi un caffé, va. Che a prenderci l’acqua ci stiamo noi, mica possiamo rallentare e stare sotto l’acqua 20″ in più per voi.

Le ruote Fulcrum Zero

Questa la mia prima uscita abbastanza lunga con le Fulcrum Zero. Sono rimasto impressionato da queste ruote, a livello quasi viscerale, le sento sulla gamba, rispondono precisamente alla spinta, quando vado tranquillo nel recupero si sente la presenza, è come avere una estenzione del corpo attaccata alle gambe. Pedalare è piacevolissimo.

Sulla precisione in curva le avevo provate 2 giorni prima in un giretto corto, anche lì ottime sensazioni, impostare una curva con ruote di bassa qualità è una cosa obbligata, se sbagli non hai modo di prendere se non rallentando molto, buttare più giù la bici durante una curva è molto più difficile. Con le Zero no, spingi sul pedale e le ruote rispondono, la bici piega ed aggiustare una curva è fattibile. Vero è che le curve vanno impostate all’inizio, altrimenti non puoi avere la stessa resa, ma la tranquillità di sapercele permette di essere più concetrati, per lo meno per me che sono un tipo anzioso. Così finisce che imposto meglio la curva già dall’inizio, sapendo di poterla aggiustare, cosa di cui non avrò bisogno.

Ma in questa occasione, col bagnato, non ho praticamente piegato mai.

E poi ti bruci

Niente, dopo 4 ore l’idea del pranzo e l’ora hanno avuto la meglio, così ho tirato un po’ più anche per il fastidio del vento contro. La bici va così, se vai tranquillo continui a sentire che potresti dare di più e ogni tanto puoi permetterti uno sprint o una salita un po’ più allegra, ma se ti incaponisci a guardare il contachilometri che non ti soddisfa ti distrai dall’ascolto del corpo e ti bruci. Sì, perché recuperare pedalando non è una cosa semplice, il cuore rimane su di giri, non vuol tornare a regime, le gambe dolgono per troppo acido lattico, non è piacevole. L’assorbimento e riuso dell’acido lattico è ciclico, penso che superata una certa soglia l’acido lattico arriva anche al cuore e il sistema va un po’ in crisi, una sorta di sistema di allarme, così si dice “ti bruci”.

La corsa ritmo gara

Così il giro l’ho segato a 150km e stop. Ma un po’ avevo recuperato, infatti poi corro 4km a 4’47” di media. Bene. Penso sia un buon test per Wiesbaden il prossimo 14 Agosto, penso che correrò a quel ritmo, credo che avrò un bel po di acido lattico, anche se ho 6km di discesa per recuperare. Mi preoccupano le ultime 2 salite, dal 70* al 76* e dal 80* all’83*, è bene che mi spendo abbastanza, ma è bene che ne abbia da spendere a quel punto.

Ok, è tutt’altra roba, questo non era un test, era un allenamento aerobico, il livello di lattato sarà maggiore in gara, ma la stanchezza minore. E prenderlo come punto di riferimento mi tranquillizza, punterò a tenere quel ritmo. Ormai sto imparando ad ignorare cardiofrequenzimetro e gps durante la corsa ed ascolare il corpo.

Nel frattempo

Mentre io passeggiavo, Laura Strappaveccia ha fatto l’Ironman a Zurigo in 10h46′, dice che ha avuto problemi di stomaco, che avrebbe dovuto correre a 5′ perché ce l’aveva. È vero, non ci si accontenta mai, si sarebbe potuto fare di più, ci mancherebbe. Il punto è che visto dall’esterno ha fatto una buona gara, ha corso una maratona dopo 180km di bici in 5h40′ (non facile, 1300mt di dislivello), e voleva correrla a 5′. Io ho problemi con l’acido lattico nel fare un lento, e l’idea di fare una maratona subito dopo mi angoscia, già prima di iniziare a pensarla. Voglio correre una mezza a 4’40”, ok? Il podista di Osimo la corre a 3’40”, e “niente di che”.

Sono scarso, daccordo. Ma tutto è relativo. Punto ad arrivare tra i “primi” 800, su 1600, se arrivassi 700esimo per me sarebbe un traguardo. Ma non andrà perfettamente, e farò peggio di quello che avrei potuto fare. È così. Sempre. Così, anche se arrivassi 700esimo, cioè 100 posizioni meglio di quello che prevedo, avrò da rimproverarmi qualcosa.

Mi dispiace che non si sia qualificata per Kona, ci tiene. Comunque non è una tipa che molla l’osso.

Correre. Forte. Ovvero, correre forte.

Ritmo gara.

Quello che ho capito ieri sera, anche se non ho fatto una gara perfetta, è quanto sono pesanti entrambe le parole: ritmo e gara.

Ho capito le parole di runner di vecchia data riguardo la poca utilità del cardiofrequenzimetro.

Ritmo va sentito e assecondato (va tenuto). Ogni passo è un battito. Il cuore ha il suo battito. Il ritmo è alto, 170/180 passi a minuto inizia ad essere un rock piuttosto veloce.

Ho capito (ma ci sto lavorando da un po’) quanto sia importante la postura nella corsa in relazione al passo che si tiene, e quanto sia importante l’appoggio del piede.

Guardare il cardiofrequenzimetro per sapere la frequenza cardiaca, o il gps per conoscere il passo, è una perdita di tempo, una distrazione, e un’inutile perdita di ritmo e postura ottimale (alzare il braccio e tenerlo avanti perdendo momentaneamente il bilanciamento, poca roba, ma inutile).

Inutile il cardiofrequenzimetro, l’affanno va ascoltato e la frequenza cardiaca è solo una componente, che varia da periodo a periodo, anche in date (o orari) ravvicinate.

Inutile il passo, c’è poco da guardare mentre si è in gara, ci si deve concentrare sul ritmo, sulla spinta delle dita (momento del distacco), una fase aerea il più prolungata possibile, un appoggio il più delicato possibile, un buon equilibrio e compensazione con le braccia. Inoltre l’ascolto della tenzione sugli addominali e sulla schiena, stare dritti col collo e la testa ma rilassati, dar modo ai muscoli di recuperare il più velocemente possibile (rilassamento, rilassamento, e rilassamento).

Ho capito quanto è importante essere in gara per non mollare l’osso. No, non tanto per essere primo, e veramente ho sempre temuto di trovarmi davanti e non sapere quale fosse il tragitto (anche ieri sera all’inizio!). Alla fine, erano rimasti 2km e mezzo, ieri avevo 2 corridori alle spalle e uno davanti. Non mi andava di finirla, era sera e tenere quel ritmo per me è veramente stancante, però correvano tutti. Un altro km e ho mantenuto la posizione, ormai tanto valeva arrivare alla fine così. Non sentivo più la voce di chi mi seguiva, infatti essi non parlavano più, oppure durante la discesa sono rimasti indietro. Salita, 400mt. Tengo il ritmo e siamo a 600mt dall’arrivo, leggera salitina per poi girare e farsi 60mt fino al traguardo. Davanti a me ha tenuto per tutta la salita il solito corridore di prima. Faccio per sorpassarlo, lo affianco, stava per mollare. O forse stavo per mollare io. Continuiamo affiancanti per 200mt, si gira per l’arrivo lo faccio passare, allunghiamo il passo, ma lui di più. Arriva 3 o 4 secondi prima. Si gira mi da la mano e ci ringraziamo l’un l’altro. Ecco. Non so se avremmo mollato, ma di certo abbiamo tirato un po’ di più e questo vicino alla fine, perché sapevamo di poterlo fare, e perché c’è piaciuta la gara che ci ha fatto dimenticare della fatica.

Nelle gare un po’ più competitive ha un effetto simile lo star dietro ad una runner con un bel culo, essendo tondo ha qualcosa di rilassante e infonde pace nell’animo. Ma ieri sera c’erano poche donne ad andare forte, credo non tra i primi 36 assoluti.

La corsa è completa, nella corsa senti tutto e senti tutti. È difficile non essere onesti se corri prima o poi dovrai fare i conti con te stesso. Non puoi porti degli obiettivi fuori dalla tua portata, devi concentrarti e cercare di far bene quello che sai fare, cioè tenere il ritmo che riesci a tenere. E farlo bene. Non importa essere primo, davvero non conta. Quel che conta è tenere il ritmo e farlo al meglio. Goderne di ciò che senti, di ciò che scorre. Il movimento e i muscoli con contrazioni e distensioni. Yoga e altre discipline orientali parlano di chakra ed individuano la personalità, l’Io, nella zona addominale bassa. Nella corsa questa zona è al centro di tutto. La postura viene principalmente da quella zona, se quella zona è fuori asse, se è troppo indietro, se è troppo flessa, la corsa non è buona, non è equilibrata, è dispendiosa e tenere il ritmo è difficilissimo. Mi piace pensare che se l’Io non vuole allora non correre. Se non sai qual è il tuo posto, allora non correre. Se ti credi qualcos’altro, non ti sta bene chi sei, o pretendi di essere altro, allora mettiti l’animo in pace. Poi gareggia.

Non ci sono alternative. O corri, o muori.

Ripensandoci (25 Luglio)

Ancora ci rifletto.  La partenza è stata lenta, il primo correva a 3’50” o poco meglio,
così lo supero, ma poi o stare avanti mi mette a disagio, oppure lui alza il ritmo perché
vuole stare avanti, comunque lo lascio passare preferisco la sicurezza di una terza/quarta posizione. Alla salita mi spavento e la prendo piuttosto lentamente. Ho tenuto 4’20” di media fino alla fine. Era quello che potevo fare. Non ho guardato il cardiofrequenzimetro ma stavo sui 170/180. È stato divertente e soddisfacente.
Però, avrei potuto tenerlo quel ritmo, strano. Forse il periodo, il caldo, l’umidità …
E invece ho la sensazione di avere dato il massimo, apparte la prima salita (ho sbagliato valutazione sul resto del tracciato, ma ho scoperto che basta ascoltarsi, cioè ascoltare il ritmo e la fatica, per potersene fregare del sapere il tracciato e l’altimetria. Questa è una cosa che mi tornerà utile. Tanto posso fare solo quello che posso fare). Se sono arrivato 34esimo o 36esimo non me lo ricordo, premiavano i primi 50 e niente classifica (a parte i primi 3).
Biglietto ritirato dall’organizzazione.

Scarpe che ti fanno correre

Ci sono scarpe che ti fanno correre. Perché ti danno il ritmo. Questo è successo a me provando le Newton Kismet. Io appoggio male, ossia appoggio di tallone, troppo dietro, sbaglio la falcata, troppo lunga in avanti, e non dietro. Ho provato queste scarpe su suggerimento di un amico podista forte (mezza in 1h24′). Ho cambiato appoggio, ho cambiato ritmo. È come se saltelassero sulla punta, dove serve, e portano a spingere di punta, aumentare la fase aerea, ed ad appoggiare più dietro, altrimenti ti sfasci le anche.

Ma credo che vadano usate con moderazione e con la testa. Non si può appoggiare male è assolutamente pericoloso, e con le Kismet lo è di più!

Sono praticamente non ammortizzate sul tallone, l’urto arriva diritto all’anca ed avendo spinto forte con la gamba dietro che non ha ancora recuperato si sta facendo la spaccata col bacino non contrapposto, è come cercare di far uscire il femore dall’incavo dell’anca. L’appoggio deve essere sotto il corpo. Si trovano video che lo spiegano bene.

Io? sono sostanzialmente pazzo ad usarle.

 

pensieri a caso

In fondo le caratteristiche di un sito dinamico consistono nel

  1. servire una pagina associata ad una url
  2. mostrare dei contenuti contenenti anche link (cioè url), interni
  3. permettere di aggiungere nuove pagine (e quindi nuovi url)
  4. organizzare le pagine secondo una struttura

Così se ti capita un codice che non hai mai visto hai la lista di cose che devi capire:

  1. mappatura url<->pagina
  2. mappatura pagina<->baseDati
  3. amministrazione e organizzazione si deduce poi

Ma perché un problema così standard non viene ancora affrontato in modo standard???? ancora no?

Per quale motivo lo stai facendo?

Forse siamo nell’epoca dell’inutile, ma io mi chiedo, forse non troppo spesso, per quale motivo lo stai facendo?

E credo che ognuno di noi dovrebbe farsi questa domanda prima di intraprendere una impresa, anche la più banale.

Esempio.

Mi arriva una email che dice:

Salve,

mi chiamo Xxxx Yyyyy e mi occupo di grafica cartacea e digitale. Sono specializzata nella realizzazione di loghi, monogrammi e logotipi. Sarei interessata a realizzare un restyling del vostro logo.  Offro prezzi competitivi in tempi brevi.

Vi ringrazio per la cortese attenzione con la speranza di una possibile collaborazione.

Cordiali Saluti,

XxxxYyyyy

 

Da un contatto sconosciuto. Forse è raro calarsi nei panni altrui, ma sembra o no un po’ irritante?

Non c’è nessun riferimento al destinatario. Chiaramente è SPAM. Invece no, la persona esiste davvero, e si occupa veramente di SPAM grafica!

Ma per cosa lo sta facendo? Cioè contattare qualcuno in una maniera così irritante e aspettarsi una risposta di “possibile collaborazione”. Perché?

Le rispondo (perché? ma perché esiste veramente e mi dispiace comunichi così), dico che sono un programmatore e che non ho soldi da spendere, e faccio notare che è un po’ irritante come messaggio.

Mi risponde dicendo che le dispiace che mi sia offeso, e spiegandomi il significato di restyling.

Io non ho detto di essermi offeso, e neanche di non conoscere il significato di restyling.

Nel comunicare ci vorrebbe meno Schopenhauer e più Dale Carnigie, nel senso di

Come trattare gli altri e farseli amici

e non l’arte di avere ragione.

E basta con questo spam!

Non chiedere: “soldi, pochi maledetti e subito”. Perché non è una collaborazione.

Lavorare, collaborare, un mucchio di soldi e di continuo. Questo dovrebbe essere l’obiettivo.

certe persone fanno schifo

È inutile cercare di giustificare o altro, fanno schifo e basta.

E stare a lì a cercare di capire come sia andata o altro.

Certe persone fanno schifo, si comportano come delle bestie, senza ragione, senza senso. E basta.

La società è avanzata, ci sono agi, e sono per tutti. C’è la possibilità di imparare, ed è alla portata di tutti. L’istruzione è obbligatoria, e se non gratis, è comunque alla portata di tutti. Ci sono servizi, come la sanità gratuita, o almeno il pronto soccorso che fanno un ottimo lavoro. Ci sono istituzioni, che gestiscono le risorse e fanno sì che tutto scorra abbastanza bene. Ci sono strade, per lo più manutenute e pulite. Ci sono infrastrutture e trasporti.

Ci sono cose che non funzionano, certo. Ma se dovessimo fare un bilancio non credo proprio che la soluzione sia sfasciare tutto e tornare a vivere nelle caverne.

Ecco, certe persone hanno ancora la testa e la convinzione di vivere nelle caverne, quindi non si accorgono proprio di come urtano e sfasciano qualsiasi cosa. Spesso inneggiano al fascismo, perché durante il fascismo c’era ordine. Ma loro il disordine ce l’hanno nel cervello, è per quello che non riescono ad adattarsi, è per quello che urtano e sfasciano tutto quello gli capita a tiro.

Perché se ti piace l’ordine, finisci la scuola. Se ti piace l’ordine ti informi tutti i giorni. Se ti piace l’ordine accetti l’attuale ordinamento. Se ti piace l’ordine hai la consapevolezza dell’opulenza in cui vivi e te la smetti di lamentarti.

Forse ogni tanto tutti facciamo schifo.

Ma c’è chi fa eccessivamente schifo.

Un trail atipico

Così tanto per provare, a chi non avesse mai provato, e anche per vedere un percorso trail, ma soprattutto per passare un paio d’ore assieme, s’è deciso di farsi una corsa tra Villa (Cessapalombo) e Lame Rosse (che sono queste robe qua:

Lame Rosse

belle, no?)

e il percorso è tutto un sottobosco. Il bello di questa corsetta è stato proprio il non essere una gara. Cioè nessuno pretendeva di gestire le energie, di stare avanti, di arrivare fino alla fine (in tutto erano 4,5 km andata e altrettanti al ritorno, e anche moltissime pause!). Ovvero, modalità molto easy.

Così durante le discese si è dato tutto, e cosa conta? Perché ci siamo presi la libertà di provare. Ed anche le salite, solo che non era la stessa cosa in termini di richieste energetiche, sicché io spesso non arrivavo in cima, ma camminavo.

La cosa è molto simile al programmare, ti diverti a ragionare ed andare avanti a mettere insieme i pezzi, ma ad un certo punto devi fermarti, sei un po’ stanchino, letteralmente sragioni, è come se corressi pestandoti continuamente l’altro piede. E stai fermo.

Ecco, dico, penso sia uguale ad usare il cervello, divertente, ma faticoso

 

La tipica furbizia italiana

Ecco, soprattutto pensavo ad un vecchio servizio di Report. Si parlava di piani regolatori e di come in Francia e in Germania (il servizio diceva “andiamo a vedere cosa succede fuori da casa nostra”), di come in queste nazioni il piano regolatore venisse progettato dagli amministratori comunali, e non come avviene qui dagli appaltatori.

In particolare la risposta di un responsabile di un comune tedesco è stata: “non possiamo lasciare che gli appalatatori facciano, o propongano, il piano regolatore per il comune, perché gli appaltatori hanno interesse a massimizzare il profitto, e non a garantire servizi essenziali o ad assicurare uno sviluppo urbano che garantisca una città vivibile“.

Quello che vogliono gli appaltatori è massimizzare i profitti, cioè in Germania non è che gli appaltatori facciano i furbi, semplicemente fanno i loro interessi.

Il profitto è un interesse proprio, non è una furbata.

Mentre gli italiani sono furbi, cioè qualcosa di losco, di poco corretto, o qualcosa che fa scalpore, “è stato furbo”, “i soliti furbetti”, etc.

Cioè, farsi i fatti propri è una colpa? Pensare al proprio tornaconto è una furbata?

Forse il problema è che ci sentiamo un Paese di missionari o roba del genere, poi finiamo per essere come tutti, ma sentendoci un po’ in colpa.

Il prossimo 14 Agosto

Sono rientrato all’elbaman70.3, ma quello che mi preoccupa di più è Wiesbaden, oggi mi arriva un aggiornamento del percorso, 1600 metri di dislivello (non più 1500)

La corsa, 180 metri di dislivello.

http://eu.ironman.com/triathlon/events/emea/ironman-70.3/wiesbaden/athletes/course.aspx?mkt_tok=eyJpIjoiTmpZME1tRTBPVEpoTVdOayIsInQiOiJXeVdZaXV5MjNqcDRIeHB1ODF1MXVYRWpUM0ZZdXp2THJzVGpESkZjYVNncTh2eG1IQ2I4dzRkeGVqWnVOMUkxeUdDMUtVdmtPa2R6emlJekVGcHI5UUVOdGFDUWp3S0hocmVQNEZTZXFsWT0ifQ%3D%3D#axzz4CCPR1CXf

è il 14 Agosto.

Elbaman70 il 24 Settembre.

Wiesbaden punto a tirarla al massimo e riuscire a fare un buon tempo alla mezza (relativamente, cioè 1h45′), quindi tenere 26km/h di media in bici (se esagero scendo zoppicante).

Se ce la faccio starei tra i primi 800, quasi a metà classifica, la gara è dura.

Sabato scorso ho fatto Sassotetto, 110km in tutto 1700mt di dislivello, era un allenamento con l’intento di essere un lungo, quindi non ho tirato, ma di fatto mi sono trovato zoppicante per 2 giorni. Non ho capito se è dipeso dalla corsa del venerdì sera o dalla pedalata del sabato mattino, o ancora se dal breve recupero (ho dormito 5 ore nel mezzo), oppure dall’integratore al gusto menta che mi ha massacrato lo stomaco.

Oggi sto meglio, farò un fartlek senza tirare troppo, mi concentro sulla Straducale, 130km per 2400mt di dislivello, sarà un test per sapere che ritmo tengo, anche se ovviamente ho la scia che a Wiesbaden non avrò.

Elbaman70 andrà di conseguenza. Dovrò riposare una settimana, o almeno 4 giorni. Fare un po’ di pesi e potenziamento per 10 giorni, e sarò a 4 settimane dalla gara. La prima settimana di scarico, altre 2 di carico, e l’ultima di scarico. Se tutto va liscio avrò benzina per fare Elbaman70 al meglio, e voglio dire correre la mezza sotto 1h40′. (voglio dire, meteo permettendo, 34′ nuoto, 3h15′ bici, 1h40′ corsa, 10′ cambi, 5h40′).

Forse si mette bene

Resoconto Zucchero

Ovviamente colpa mia.
Siamo al 10 giugno 2016, fra 2 giorni IRONMAN 70.3 Pescara, devo fare un resoconto.

Questa era la settimana di scarico prima della gara. Dopo una domenica che per me è
stata quasi un test di resistenza, 100km bici + 3km corsa, all’70% del ritmo gara,
e anche un test di postura, 100km sulle appendici.

Lunedì RIPOSO.

Martedì 1h corsa lenta con compressor per recuperare, la sensazione è stata quella
di essere molto contratto. La sera piscina, 1800mt in tutto.
MERCOLEDÌ 8

Mercoledì. La notte dormo malissimo, o dovrei dire non dormo affatto. È molto strano,
non provo dolori, mi sento contratto, ma non riesco a dormire. Al mattino sono esausto.

Alle 10 inizio ad avere freddo, penso sia un calo di zuccheri, vado a casa, non riesco
a mangiare, giusto 2 cucchiaini di miele e mi metto a letto.

Arrivano le 12 e nulla. Dovrei fare un paio d’ore di bici tranquille, ma sono sul letto,
ho la mente offuscata.

12.30 pranzo. Ci provo, ma non riesco a mangiare. Torno sul letto.

15 circa. Decido di misurare la febbre, 39.1, alta, non so cosa fare. Ho la mente sempre
più offuscata, perdo i sensi, ma non dormo effettivamente.

19.00 chiedo a mia madre se c’è l’OKI, lo ottengo. Decido che è per via di dolori muscolari
(che io non percepisco) che ho la febbre, ipotizzo di essere in acidosi per via della dieta
un po’ troppo squilibrata sulle proteine degli ultimi giorni, e che è necessario che i muscoli
si sfiammino, altrimenti provoco un attacco autoimmune.

20.00 l’OKI fa il suo effetto, temperatura 36.2, non è la mia temperatura normale (solitamente
sono sui 35.4), ma quantomeno non rischio di impazzire per oggi.

Tolgo la maglia, è zuppa di sudore in modo spropositato.

20.30 Mangio. Pizza, è fuori dalla dieta ma ci sta.

0.30 Pasta, 70gr, devo o no fare carico dei carboidrati? Se sono veramente in acidosi mi conviene
buttar dentro amidi per disintossicarmi, comunque sia meglio mangiare.

3.40 di nuovo febbre, allucinazioni, perdo i sensi. Convinto che le dosi consigliate per OKI fossero
1 bustina ogni 12 ore, ma allora perché l’effetto è già sparito? non voglio overdosare, mi decido ad
accendere il tablet e cercare su internet. Dosi consigliate 1 bustina ogni 8 ore, durante i pasti.
Non resta che prenderla.

3.42 prendo l’OKI, dopo 10 minuti circa mi rilasso. Non dormo, ma almeno sopravvivo.
GIOVEDÌ 9

8.00 ufficio. Ma sono sfinito, scrivo poco codice e mi concentro male

10.00 Decido di tornare a letto.

11.00 temperatura 39.6. Male. Penso ci sia qualcosa che non va nelle dosi dell’OKI, tra le altre
cose ho letto che se è sufficiente mezza bustina, allora meglio prenderne mezza. Così decido che
alle 12 prenderò mezza bustina, se l’effetto scadrà di nuovo dopo 7 ore, prenderò l’altra mezza.
(cambierò idea su questa cosa)

12.00 OKI.

12.30 Pranzo. Riesco a mangiare, la febbre è scesa a 38.6.

13.00 mi ridistendo sul letto, comunque sono sfinito. Ma la febbre non c’è. L’OKI fa effetto
con mezza bustina. Decido di non provare a dormire, finisco di leggere L’arte di correre, di
Murakami, invece, visto che è rimasto lì a metà ed è un regalo di 2 anni fa.

16.00 mi alzo e vado a mangiare una mela (a pranzo solo pasta). Poi torno sul letto.

18.00 temperatura 37.6. sta salendo. Penso che questo non è bene. Oggi dovrei essere sano,
invece sono sfinito, è solo grazie all’OKI che la temperatura sta sotto i 39.
Provo altro. Acqua fredda sulle gambe. Suppongo che l’infiammazione sia lì, sono le cosce
a diventare calde quando va scomparendo l’effetto dell’OKI. Funziona, almeno per un po’
per arrivare alle 20, ora dell’altra mezza dose di OKI.

20.00 mezza dose di OKI.

20.40 pasta, di nuovo. Poi insalata con patate e pomodori. Ci siamo, forse un po’ povero
di proteine, ma sono in acidosi, prendo un gr di amminoacidi BCAA. (essenziali non ne ho)
3.20 febbre. Di nuovo, è venerdì, questa cosa non sta funzionando, deve esserci qualche altro
problema. Serotonina. Ho bisogno di piacere, ho bisogno di una botta di zuccheri, zucchero
raffinato, uno sbalzo di insulina, e Suppeloch, e tutto il resto. Di nuovo acqua gelata sulle
gambe. Poi tazza di latte con 4 cucchiaini di zucchero, possono bastare? è praticamente solido.
E poi preparo una bottiglia piccola di acqua con magnesio, da tenere vicino al letto.
Il magnesio è basico, dovrebbe equilibrare l’acidosi.

4.00 torno a letto. Avverto un dolore alle gambe, vero dolore, sano. Sento il dolore alla schiena,
agli addominali. Sento il dolore. Finalmente. Temperatura 37.7. Posso tenerla. Niente OKI.

VENERDÌ 10

6.00 devo mangiare qualcosa. Mela. Poi ci sono le patate lesse da sbucciare. Così mi metto a sbucciarle.

7.00 di nuovo latte, caffe e 4 cucchiaini di zucchero.

Per oggi l’idea è questa. Se riuscirò a percorrere 36km di strada con l’auto fino a Civitanova per
acquistare 2 viacard e poi tornare, allora potrò verosimilmente arrivare domani (sabato) a Pescara
senza problemi. Partecipare all’IRONMAN è ancora una speranza, ma comunque vorrei essere lì a far tifo,
dopotutto ormai è andata così e non posso farci nulla.

Ma prima ho bisogno di un po’ di energia, e anche se la cosa non mi alletta mangio 2 patate, perché sono
la cosa che passa più agevolmente per la gola, visto le mie tonsille doloranti e piene di pustole
(è per l’acidosi? e chennesò)

8.30 a Civitanova, e lucido. Acquisto, e torno. Di nuovo patata

9.00 doccia. Finalmente. Devo avere un odore insopportabile per via dell’acidosi e dei 2 giorni di delirio.

10.00 voglio una pasta alla crema dolcissima, vado in pasticceria e… nulla, non è dolce come la Puddingbrezel
di Francoforte.

10.10 ufficio.

(segue giornata abbastanza produttiva in ufficio, pranzo, caffé zuccherato, cena. Ancora niente cibi altamente proteici, cioè no carne, no legumi)

SABATO 11

al mattino decido che quella alle tonsille sia una infezione, cerco qualcosa e trovo che lo zinco rende il lavoro degli anticorpi contro gli streptococchi molto più agevole (rif. https://it.wikipedia.org/wiki/Streptococcus ), così vado a cercare qualche integratore che contenga zinco. La dose giornaliera è 11 mg (per uomini, 9 per donne), ne trovo uno con 5mg, posologia 1 al giorno. Decido che mi atterrò alla posologia, non voglio scherzi ad un giorno dalla gara, e neanche dopo. C’è altra roba dentro, vitamine, e proprio per questo 5mg di integrazione andranno benissimo.

ore 10.30
Cerco di mangiare, ancora patate.

ore 11.30
Parto per Pescara. Sono molto nervoso, nevrotico, incazzoso. Devo mantenere la calma.

Ore 13.20
È presto per andare in albergo, cambio programma (albergo, pranzo, tessera da Laura, numero, consegna bici) e decido per: tessera da Laura, numero, albergo, pranzo, bici.

Nervi, nervi, nervi. Non conosco il posto, ma ok.
Mi scarico un po’ chiedendo tutto a Laura Strappaveccia, che non centra niente, ma è della squadra e comunque ha la mia tessera.

Sbagliano a consegnarmi il numero per la gara dimenticando i sacchi per mettere i cambi (lo scopro solo grazie a Laura, e pure per caso).

Salto il pranzo. Prendo i sacchi, 10 minuti bici (a che serviranno??), è giusto un check-up prima del check-in: freni, pressione gomme, tutto ok.

Nuoto, 10 minuti. Anche questo non serve ad un bel nulla, ma forse fa bene ai miei nervi.

ore 19.20
Arrivo al B&B e mi faccio 150 gr. di spaghetti col pesto.

ore 21
Non so, forse ho bisogno di un po’ di proteine e grassi bestiali, dopo 4 giorni di compensazione. Bistecca di maiale (ok, avrei chiesto filetto di vitello, ma non lo fanno più), e Weizen, non credo mi faccia male a questo punto.

DOMENICA 12 Giugno.

È il giorno della gara, al mattino di mangiare non ho granché voglia, una colazione all’italiana e la pasticca quotidiana per lo zinco. (non ho capito cosa accidenti dica la ricerca a cui fa riferimento, ma decido di credere che lo zinco sia utile contro la tonsillite, del resto non è la prima volta che si infiammano le mie tonsille). Un altro concorrente di Monteprandone che era lì al B&B mi offre dei Muesli, sono molto felice perché sono dolcissimi, ma mi tolgono anche la voglia di mangiare qualsiasi cosa. Sali, e 2 gr di amminoacidi.

ore 11.00
(1 ora dalla partenza). 2 panini con prosciutto e acqua.

….

GARA
http://joker.smartango.com/2016/06/13/ironman-70-3-pescara-12062016-report/ )

….

Prendo un bel po’ d’acqua, ma non fa freddo e la doccia calda alla fine è ristoratrice.

ore 22.00
cena con panino con doppia salciccia e weizen. Niente frutta, ho la nausea. Dormo in B&B

LUNEDÌ 13

ore 7.00
Parto per il ritorno. Ho fame. Ma non troppo. Colazione con 4 fette di ciambellone, si sente forte il sapore delle uova, vuol dire poco succo di limone credo, o poco zucchero, comunque mi piace. Latte e caffé, col miele. E lo zinco quotidiano.

8.00
partenza in auto.

9.00
arrivo a civitanova e pianifico: hamburger McDonald e frazione nuoto che ci hanno segato alla gara. No panino, gelato pre-confezionato, e nuotata con muta.

12.30
Pranzo. Veramente. 130gr di pasta, frittata, frutta, e caffé.

 

Nota:
In quanto a tutte le considerazioni mediche fatte qui: sono perfettamente conscio del fatto che sono delle cazzate irripetibili.
La mia unica ipotesi è che un deficit di insulina (endogena) e quindi di serotonina (ancora endogena), porta ad un innalzamento della soglia di dolore, ovvero che non assumere alimenti con alto indice glicemico porti ad una maggior tolleranza al dolore.

In Italia i medici si lamentano perché la gente pretende di sapere più di loro solo cercando su wikipedia. Io vorrei che scendano dal piedistallo e siano un po’ più aperti e collaborativi, non sopporto sentirmi dire “fa questo e basta”, quando tu dall’altra parte non mi stai ascoltando e non hai capito quali sono le mie esigenze.
In Italia i medici hanno il loro timetable, che pubblicano da qualche parte e tu devi conoscere, ma quella qualche parte è molto meno accessibile di wikipedia.
Anche io impiego 5 anni per laurearmi in informatica senza imparare a far nulla, ma ad avere le basi. Spendo altri anni per imparare delle tecnologie correnti, mi aggiorno ogni giorno (ecco, non ogni mese, giorno ho detto). E dopo tutto che faccio? Se qualcuno mi paga per fare il mio lavoro lo tratto come un ignorante, pezza da piedi e rottura di scatole? Sapete quanto duro nel mercato? Zero