Aggiornamento Galaxy SII a Jelly Bean, o a Cyanongenmod

sabato, 12 aprile, 2014 da kruks

Sì, ho uno smartphone, cioè di quelli sui quali si possono installare applicazioni, quindi anche scriverne.

E sì, sono un programmatore, ma sull’argomento mi trovo ad essere piuttosto ignorante.

La prima cosa che feci, 1 mese dopo averlo comprato, fu quella di installare una rom rooted, che permette cioè di eseguire operazioni riservate ad un utente privilegiato anche ad applicazioni non di sistema (quanto meno questo è quello che ho capito del concetto “rooted rom”). Da lì in poi sono rimasto con Ice Cream, preoccupato da Brick Bug. Dopo un anno mi tranquillizzo e provo ad installare Cynonmod.

Seguo questa guida: http://wiki.cyanogenmod.org/w/Install_CM_for_i9100 ma tralascio un passo che ritengo non fondamentale:

1. copia del file cm-10.1.3-i9100.zip (cyanongenmod) in una scheda sd.

2. riavvio del telefono in modalità caricamento (volUp+pwr+home) con la scheda microsd insierita

3. backup dell’installazione nella scheda sd

4. install zip from sd card, e ho selezionato quel file.

5. riavvio

da notare che ho saltato il passo del factory reset indicato nella procedura.

Il risultato è stato:

6. al boot successivo: logo cyanongenmod ruotava senza mai fermarsi

 

problema riportato anche in http://wiki.cyanogenmod.org/w/CyanogenMod_Installer#Device_won.27t_boot_up.2C_but_shows_CM_boot_animation

per risolvere ho riavviato (modalità download) e

7. restore from image ed ho scelto il backup prima salvato

8. è tornato al mio vecchio sistema.

 

Morale della favola: fai il backup anche quando pensi di non aver niente da perdere. (ok, in realtà un factory reset avrei potuto farlo anche dalla installazione fallata del cyanongenmod)

ClockWorkMod è una applicazione che ho trovato installato in seguito all’installazione della rom rooted, quindi ho pensato di trovarmi un passo avanti.

Rimango col vecchio sistema rooted, il prossimo consiglio che andrò a seguire sarà quello della guida in http://www.androidpit.it/it/android/forum/thread/553027/Samsung-Galaxy-S2-root-con-Jelly-Bean

Letti a scomparsa: designer non inventatevi cose strane!

venerdì, 11 aprile, 2014 da kruks

Per carità, si trova di tutto.

http://www.designerblog.it/post/65739/letti-richiudibili-a-parete cosa? la rete è piegabile? provate a dormirci su questa roba! le cose sono 2: o la rete è rigida (una tavola), oppure è morbida. Ma senza traverse nel mezzo!

http://www.archiproducts.com/it/prodotti/47729/lgm-parete-attrezzata-con-letto-a-scomparsa-lgm-clei.html … ok, sì, è vero, a molti piace sposarsi e vivere insieme la notte, il problema è che quando poi hai alzato il letto e il giorno hai lo spazio libero … chi lo usa quello spazio? lui? lei? i bimbi? … no, non è cosa, meglio lasciare giù il letto e non pensarci proprio più. Il letto matrimoniale va benissimo così.

http://www.gardinistore.it/Mobili/409/Letti/LETTO_SINGOLO_APRI_A_SCOMPARSA.aspx ecco, ci siamo quasi, ma l’impalcatura? odiosa, io ci sto su di un letto, ma poi se alzo le braccia? o se voglio tenere i piedi fuori? È una bella idea, ma purtroppo io non ci dormirei.

http://www.gardinistore.it/Mobili/4664/letto_abbattibile_orizzontale_bravo_2013 perfetto, ma oltre che del letto dovreste prendere le misure anche dei portafogli, e che cazzo 660 euro per un letto? e se buttandotici sopra ti si sfascia che fai? apri un mutuo? Inoltre il meccanismo è bello, ma tutt’altro che solido: 1. il piede subisce una forza di piegamento, non compressione come è generalmente un piede verticale, 2. il punto di appoggio non è vicino l’orlo ma piuttosto interno (se bene fa perno in prossimità del bordo, la forza viene esercitata praticamente al centro del letto, mentre l’altra parte subisce una forza di torsione, e l’acciaio, essendo elastico, non pone troppa resistenza).

http://www.gardinistore.it/Mobili/337/Letti/LETTO_ALLADIN_A_SCOMPARSA.aspx chiaramente una idiozia.

Quello che voglio è

  • una tavola dentro un supporto in ferro
  • 2 piedi piegabili e bloccabili
    • quando piegati non devono avere degli smussi accettabili ed essere bloccati
    • quando aperti in posizione di esercizio (letto in uso) devono avere un meccanismo di blocco affidabile (evitare che per via di un calcio si richiuda un piede)
  • supporto a parete o a se stante:
    • Opzione parete:
      • 2 cardini a livello “top materasso”, vale a dire 15 cm più in alto della tavola di appoggio, o forse meno per evitare troppa forza di torsione.
    • Opzione supporto a se:
      • 2 cardini dove far girare, a livello “top materasso” + 5cm
      • appoggio su supporto quando aperto.
      • supporto alto 40cm + 90cm (da terra + larghezza letto) da un solo lato, come il modello bravo citato sopra
      • bloccaggio alla struttura per il letto quando chiuso: se la struttura traballa quell’aggeggio finirà per caderti addosso.

Sono semplici cose, vi vendono il design a 500 euro, un programmatore non viene pagato un cazzo a confronto. Le cose sono 2: o aumentate gli stipendi ai programmatori o va a finire che i programmatori si mettono a fare i mobili.

 

 

Sono un uovo

sabato, 15 marzo, 2014 da kruks

Un uovo.

Rotolo giù dal fienile. Sono un uovo.

Sbatto ma non mi rompo. Sono un uovo. Strano uovo.

Picchio, crepo ma torno sodo. Sono un uovo. Uovo sodo.

Non mi muovo, lì mi metti e qui mi trovo. Sono un uovo.

Qualcuno bussa. Voglio aprire. Io non posso. Sono un uovo.

Busso. Penso: fuori. (E busso dentro). Sono un uovo.

Sbatto contro me. O contro il guscio. Sono un uovo.

Ho paura di essere vuoto e solo. Solo guscio. Guscio duro, guscio d’uovo.

Non si rompe, sono fermo, non mi muovo. Sono un uovo.

Paura d’uscire. O di non aver molto da dire. Forse solo …

pio

Dove saremmo oggi

sabato, 1 febbraio, 2014 da kruks

Italia 2014. Ma dove saremmo oggi se fossimo meno furbi? E siamo ancora abbastanza furbi?

Ci siamo lamentati, e sentiti presi in giro dopo lo scandalo Gladio, l’associazione denunciata dal presidente Francesco Cossiga, nella famosa autodenuncia, come se il sospetto non bastasse per crederlo vero. Viviamo di illusioni, non possiamo farne a meno.

E così ci illudiamo di essere giusti e buoni, ci illudiamo di “italiani brava gente” per poi stupirci se i libici e gli etiopi ci odiano, perché, pensiamo, abbiamo fatto solo del bene quando ci siamo stati (e ora non ci siamo più? già, ci piace crederlo).

Discorrevo qualche giorno fa con mio padre portando l’esempio dell’Inghilterra, di come una nazione potrebbe funzionare meglio. Se ne esce con la storia delle colonie, e infondo a me non mi va tanto di discutere quando ci si attacca a tesi così irreali.

Poi è uscito il discorso della produzione agricola. E qui non credo che si abbiano le idee chiare. Quanto meno non ci si riflette abbastanza.

Quando si parla di “quote latte”, si semplifica pensando che infondo se una nazione può produrre più latte perché ha le aziende che lo fanno, essa dovrebbe farlo.

Bene, sarebbe così. Ma sarebbe utile che ognuno posso essere retribuito per il proprio lavoro, e il quadro è complesso, o meglio semplici, un semplice compromesso tra vari fattori.

L’Italia consuma molto grano duro, e molto grano tenero. L’Italia non ne produce abbastanza, diciamo, per dare un idea, che ne produce 20 a fronte di un consumo di 100. Si importa, e quando importi devi pagarlo al prezzo di mercato. Ora se il prezzo di mercato fosse 100 la spesa per l’Italia sarebbe 10mila, mentre se il prezzo di mercato fosse 20 allora la spesa per l’Italia sarebbe 4mila, un quinto.

Ovviamente preferiamo spendere 4mila, ma come facciamo?

Semplice: contributi all’agricoltura. Se sei un agricoltore italiano, produrre il grano ti costa 100, ma noi vogliamo che tu produca il grano a 20 così il resto ce lo mette il ministero dell’agricoltura: contributo per la produzione di grano. Inoltre i grano lo compra il ministero dell’agricoltura, e lo offre nel mercato mondiale a 18. Questo fa scendere il prezzo del grano dei Paesi produttori, così da portarlo ai desiderati 20, dall’offerta dei Paesi poveri che si aggira attorno i 30, supponiamo.

Paesi produttori, Paesi poveri, Stati Uniti a parte, è così.

L’Italia consuma abbastanza latte, ma il resto d’Europa usa molto il burro perché lo ritiene, giustamente, un alimento sano (in Italia si è spacciata per salutare l’idea di consumare oli vegetali idrogenati e/o trattati industrialmente, ma questa è un’altra storia). Il nord Europa ha bisogno di latte per farne burro per i dolci e per qualsiasi altro uso alimentare. E ne ha bisogno a prezzi ragionevoli. La produzione di latte in Italia richiede la necessità di mangimi o di produzioni agricole non volte alla produzione di grano, che maggiormente manca in Italia. Non solo, è l’Italia che può far leva su di una maggior produzione da poter offrire a prezzi stracciati sul mercato per ottenere l’effetto dell’abbassamento del costo necessario per il nostro sostentamento. Sono l’Italia e la Spagna sostanzialmente i Paesi europei che possono giocare questo ruolo, e per di più sono i Paesi che più ne traggono beneficio.

L’Italia è un Paese industriale, o quanto meno cerchiamo di produrre macchine e tecnologie necessarie per aumentare la produttività.

Ma il costo dei prodotti diminuisce, così vorremmo pagare meno anche i lavoratori, in più, se andassimo nel Benin, in Togo, in Ghana, Nigeria o chessoio, potremmo pagare il personale un quinto di quanto lo si paga qui, o forse anche meno, perché la loro alternativa è quella di lavorare per chi coltiva grano per farselo pagare 30, e quindi non vuole pagare il lavoratore eccessivamente. Infondo basta spiegargli come si fa e si può spostare la produzione la.

O forse trasferirci tutti nel Benin, o in Togo, così la con quattro soldi riesco a camparci bene.

Infondo che differenza c’è tra un capitalista e uno zingaro?

Ecco, lo zingaro ha rispetto per la natura, certo non raccoglie le cartacce, ma non costruisce case, usa quello che trova, vive da parassita delle società stanziali, perché le società stanziali esistono. Non è colpevole, non dal suo punto di vista. Se vedo un fiore posso coglierlo e regalarlo alla mia principessa per vederla sorridere. Se ho fame raccolgo un frutto, se trovo il frutto incassettato e trasportato vicino casa mia, tanto meglio. Cosa mi interessa? Capisco che alla gente da fastidio, quindi prendo ciò che mi serve di nascosto.

Un capitalista ….

 

Bah, è solo un iperbole, non è vero niente, le cose non stanno così, e anche se ci somiglia non mi interessa.

Ma mi piacciono questi voli pindarici, specialmodo il sabato mattino.

Diario di bordo 27 gennaio.

lunedì, 27 gennaio, 2014 da kruks

Di utile dall’evento di Jesi (http://www.chipos.it/news/1184/formazione/trail-running/) a cui ho parteciato c’è una diversa consapevolezza e presenza fisica.

I 5km dello scorso giovedì non sono stati eccezionali, erano solo un test per controllare se potessi correre. Ma i 20km di ieri (domenica), sono stati molto significativi.

Intanto la durata ha la sua importanza, non posso stabilire che sto tenendo il ritmo solo facendo una corsetta da 20-30 minuti. Ho tenuto un ritmo piuttosto lento, ma la parte più interessante è venuta quando sarebbe dovuta farsi sentire la stanchezza, cioè dopo la prima ora. Invece di rilassarmi e spingere in modo poco coordinato, ricordando gli esercizi per la core stability, ho cercato di mantenere l’equilibrio e la compattezza del core, rilassando il più possibile tutti i muscoli che non intervenivano nel gesto.

La mia propriocezione ne ha guadagnato moltissimo, non solo, anche il piacere di correre è aumentato, e il ritmo cadenzato molto più piacevole da “ascoltare”, un po’ come un rullo di tamburi, più naturale l’atterraggio con i piedi, anche se ancora qualche errore nell’appoggio si è fatto sentire infastidendo schiena, ma niente di doloroso.

Curiosamente mi sono sentito più leggero, mentre sono evidentemente  in sovrappeso di almeno 5kg.

Ho trovato altri esercizi su internet per la core stability:

http://www.muscleandfitness.com/workouts/workout-routines/workout-anywhere-fat-burning-circuit-session

Forse un po’ troppo esagerati (quanto meno l’ultimo per me è improponibile)

propositi per il 2014

venerdì, 3 gennaio, 2014 da kruks

Si chiamano propositi quelli che non si realizzeranno, cioè quelli che non sono obiettivi.

Ma io cerco di avere un’altra visione, chiamo propositi i meta obiettivi o meglio il come andare verso la realizzazione degli obiettivi.

Per quest’anno il mio proposito è: “Fa quello che puoi, e non pensare ai soldi”.

Ecco riguarda un po’ tutto, ed è un approccio che da per punto di partenza il fatto che infondo non è importante. Nulla è importante, e quindi se non si riesce a trovare la passione per farlo, tanto vale lasciare stare, inutile cercare gratificazione nel compenso economico. E se una cosa non si realizza nel miglior modo possibile o nei tempi stabiliti, allora è meglio ammetterlo, rinunciare a pretendere un compenso immeritato e concentrarsi sul perché non ci si è impegnati abbastanza. Il resto non conta, non sono gli altri a dover migliorare.

Il secondo proposito è smettere di fare propositi.

Buon anno.

che non ho mai avuto

lunedì, 30 dicembre, 2013 da kruks

Innamorarsi è la cosa più banale che si possa fare. Dire di no all’amore è il delitto più grave che possa mai essere commesso.

Nessuno te lo perdonerà mai, forse gli altri. Sicuramente gli altri. Ma mai te stesso. Come sarebbe mai possibile perdonare?

Potrei continuare a mentire, e dire che è passata. Che infondo non è importante. Che non ha senso pensare qualcosa del genere. Ma è proprio quando troppo bene non sto, proprio quando rilasso tutti i muscoli, e rilasso il ventre. È in quel momento che rimane quel fottuto nodo che grida “ma io .. ti amo”.

E non ha alcun senso e lo so bene. Forse era per quel che ero a 20 anni, così stronzo, ma forse così puro. O forse era per quel che eri, così spendente, testarda, silenziosa e raggiante. Oppure quello che non ho mai avuto, il sapere che non avrebbe funzionato, e smetttere di sperare.

Una parte di me continua, testarda, come eri tu, a dire: ti amo, ti vorrei, avrei voluto … ed immaginare: se avessi detto, se avessi fatto, se avessi osato … e fantasticare: avremmo fatto, ci saremmo guardati, saremmo stati …

È rimasta lì, quella parte di me. Testarda come un mulo. Ma forse testarda perché nessuno gl’ha mai parlato. Neanche io l’ho mai fatto.

Vorrei chiederti di … vorrei cercarti e darti modo di conficcare quel paletto di frassino in quella testarda e maledetta parte di me. Ma farnetico.

E l’altra parte, quell’altra che non mi ha mai perdonato prima che ci fossi tu, e che forse mi ha fermato e non ha fatto entrare te. Era forse essa stessa?

Una specie di pipeline? Entra E e rimane in attesa. Ti martella dentro e non voglio sentirla. Ma poi arriva X. Continua il martellamento di E, e offusca X. Nel frattempo arriva Y, Z, K, V …

Basterebbe, infondo, non nascondere se stesso a se stesso.

Eppure t’amo. Oppure sono confuso. Seppure oggi ti vedessi (e non ho mai saputo come suona la tua voce), se guardassi il tuo volto non ti riconoscerei, riconoscerei solo quello sguardo, che forse non mi rivolgeresti più. Spero tu sia felice, ma non credo che tu esista più, non per me.

Fino a quel tempo non mi ero mai sentito cattivo o capace di fare del male. Da quel momento io sono la persona più crudele. Forse basta che mi abitui a me stesso, senza troppi raggiri di parole (parole di raggiro). Mi sono sempre giustificato, ma oggi ho perso questa qualità.

Non ci sono più “se avessi”, rimane uno stupido ti amo, che saprà accettare il tempo che viene con tutto quello che mi regalerà, e tutto quello che non ho mai avuto: coraggio.

Il popolo italiano dei quarantenni bamboccioni

sabato, 28 dicembre, 2013 da kruks

Ora questa non è autocritica, cosa che personalmente trovo inutile, è solo constatazione dei fatti.

Posto che la moneta è un mezzo che ha fiducia o non ha fiducia, l’atto del governo presieduto da Giuliano Amato, cioè il prelievo forzoso dai conti correnti, ha ben altro significato rispetto a quello analizzato dal blog ilsignoraggio.it (http://www.signoraggio.it/quella-notte-del-92-in-cui-giuliano-amato-prelevo-dai-conti-correnti-degli-italiani-senza-avvisare/). E il significato è quello dell’usurpazione del ruolo di spauracchio alle banche, vale a dire, visto che il denaro è gestito dalle banche, esse possono stabilire (influenzare) quanto vale, così da poter guidare l’economia. Ma se anche il governo può stabilire chi lo possiede, allora la palla torna in mano al popolo. O no. E infatti no, perché comunque è usato come vettore di paura, cosa che rende i mezzi dei governati dei bisturi che tagliano il superfluo, piuttosto che acqua e letame che favorisce la crescita. Sembra che la battaglia continui tra minacce a chi usa meglio il bisturi col risultato che il corpo molle, morente ed in putrefazione si riduce sempre di più, tanto che non c’è più niente da spolpare e quel poco che ne rimane è marcio.

Ecco però si affaccia l’idea che tutto questo sia dovuto all’accidia dei quarantenni. Bamboccioni. Anzi, farabutti, incivili e ladri. Loro sono i responsabili della classe politica. È il popolo che ha voluto quella classe politica al potere. Il popolo l’ha eletta. Un popolo ha il governo che merita.

Ma guardo mio padre e non è così. Non è il nostro carattere. Non è il loro carattere. Mai a mio padre sarebbe passata per la testa l’idea di essere disonesto, ma ancora più lontano gli sarebbe passata l’idea di dirmi di comportarmi in maniera disonesta. Ne a me, ne ai miei fratelli, e neanche a chiunque altro conoscesse.

E per quanto riguarda il darsi da fare, per il portare a termine un lavoro, per lo svegliarsi al mattino, trovare una soluzione e realizzarla. E per il guardare al domani, tranquilli per ciò che si è fatto oggi. Ecco, per tutto ciò, i miei genitori hanno speso una vita d’esempio, dove il lavoro non è sfruttamento, ma opportunità, è stare assieme, e trovarsi in sintonia nel realizzare qualcosa di utile, perché così gira il mondo, perché è il viaggio che conta.

Ma allora da dove siamo usciti noi bastardi, figli di madre ignota (e di padre altrettanto ignoto)?

Ripetono che i politici sono il prodotto di chi li ha votati. Ma il potere ha in mano i mezzi di comunicazione, e il popolo vota in base a ciò che conosce. Ciò che conosce è ciò che gli viene fatto sapere. Ciò che pensiamo è ciò che loro vogliono che noi pensiamo. Le nostre opinioni non sono importanti, per loro, visto che sono esattamente le loro opinioni.

I sondaggi, poi, sono la truffa più subdola che si possa immaginare. Le domande hanno delle possibili risposte, e tipicamente qualsiasi idea aliena non viene pronunciata dall’intervistato perché portato a conformarsi a ciò che va per la maggiore.

La polarizzazione (il famoso sistema bipolare) è un veicolo tramite il quale nessuno può permettersi si deragliare: ci sono 2 binari, corrono paralleli, o sei su uno o sei sull’altro.

Ma i binari hanno una sola direzione. Quella che hanno deciso loro. Che tu sia sul binario di destra o che tu sia sul quello di sinistra, ciò che cambia è solo il panorama.

Fino ad un certo punto Andreotti, Forlani, Craxy, ed i politici di quell’epoca hanno tenuto un certo contegno, avevano addirittura il vizio della cultura, usavano leggere, e usavano, pensate voi, scrivere! Ma non di quei libri da ghost writer o da diario di pippicalzelunghe che nessuno mai si metterebbe a leggere perché chiaramente una perdita di tempo (perché in realtà non sappiamo più leggere ed è difficile per noi giudicare). No, dico, Andreotti parlava dell’impero romano e di argomenti storici d’un certo rilievo, scriveva robe del genere, leggeva altrettanto.

Poi qualcuno ha scoperchiato il vaso di Pandora, ed esce un Cirino Pomicino, un po’ buffo, a dir la verità, con i materassi imbottiti di soldi. Così tutto l’idillio sparisce e si riconoscono gli uomini nella loro pochezza e nella loro falsità e si fa un fascio d’ogni erba. Sì, tutti ladri. Con il bell’appoggio della cultura da stadio (cultura????) con le urla da morti di fame (sì, tiravano le centolire perché valevano ancora meno di quello).

Non avevo vent’anni, ma mi ricordo di aver approvato quei gesti, sì, un bastardo figlio di madre ignota. Non so come, qualcuno parla della televisione, ma forse non ha neanche torto. Ma tutti, in fondo, gli abbiamo dato ragione.

Sì, infondo anche i miei genitori, anche se un po’ sentivano che era sbagliato usare violenza, che c’era qualcosa che non andava nel modo, infondo non gli davano tutti i torti.

Babbo ancora oggi ripete: io il padrone non l’ho mai sopportato. E così è sempre stato imprenditore. Se ne deduce che non si dovrebbe sopportarlo (e neanche dovrebbe sopportare se stesso). (In effetti non è facile sopportarlo, ma questo è per altri motivi).

Non si accetta che l’amministrare sia un lavoro, o meglio che l’amministrare sia un lavorare insieme. Non si vede, quindi si pensa che non si lavora.

Così è naturale dire che i politici siano tutti ladri. O tutti mafiosi.

La sostituzione è stata fatta per rimpiazzare i troppo dotti, quelli le cui parole non si capiscono, per mettere quelli un po’ più comprensivi, quelli che parlano coi rutti, per intenderci. Oppure quelli che sbagliano i congiuntivi.

Ignorante ma onesto. Così si dice.

Onesti, ma ignoranti. Così si fottono, si fanno fottere, e fottono tutto e tutti.

E onesti non lo sono più.

Ignoranti lo siamo ormai. Noi abbiamo sostituito loro e loro hanno cambiato noi.

Non è la necessità che porta ad essere disonesti, ma l’ignoranza.

Non si ruba al supermercato perché si ha bisogno e non si arriva a fine mese.

Si ruba al supermercato perché si è disonesti.

Le persone oneste in stato di bisogno non rubano.

Le persone oneste in stato di bisogno fanno la rivoluzione.

Irresponsabile dichiarazione di indipendenza (dal DRM)

venerdì, 27 dicembre, 2013 da kruks

Il ministero della verità, dove lavorava Winston, si occupa della menzogna. Il lavoro di Winston e dei suoi colleghi era ricevere delle istruzioni con le quali cambiare i testi di giornali, storia, romanzi e quant’altro fosse stato pubblicato finora, se ciò non fosse conforme con la versione della storia dettata dal Partito.

Sono contro il DRM, Digital Right Management.

Sono contro il controllo centralizzato dei testi venduti, in qualunque forma.

Sono contro l’abolizione della stampa su carta dei testi.

Un testo venduto, anche in forma elettronica deve essere disponibile sotto tutti i punti di vista. Ciò vuol dire che devo poterne disporre liberamente.

Questa posizione è a favore degli autori, non contro.

L’autore deve essere garantito che l’editore non riveda il suo testo a piacimento, in base alla situazione economica.

Questa posizione è a favore degli autori vivi.

Questa posizione è a favore degli autori morti da meno di 75 anni.

È a favore degli autori morti da più di 75 anni.

È a favore delle famiglie degli autori e della loro memoria.

Sono a favore della tecnologia, della distribuzione di memorie di massa, dell’utilizzo consapevole della nuvola, dell’utilizzo di anonimizzatori come tor, del deep web, della liberalizzazione delle droghe, delle informazioni, di tutto.

A favore del gioco e dello stimolo alla curiosità. Ma a sfavore della censura ed a sfavore di qualsiasi divieto.

Da una parte ciò che fa paura è che qualcuno ti costringa a non fare ciò che vuoi.

Ma d’altra parte ciò che fa paura è che qualcuno ti costringa a fare ciò che non vuoi.

Sono a favore della consapevolezza ed alla rivelazione dei propri desideri, opera che ognuno deve fare dentro di s’è, guidato dal proprio spirito di avventura, senza limiti morali di sorta, senza insegnamenti religiosi intimisti ed invasivi.

Un umano è molto di più della somma delle sue abitudini. Ognuno deve essere libero di smettere di amare il sushi ed iniziare a mangiare i broccoli. Ognuno deve essere libero di preferire il caffé amaro e iniziare a mettere 3 cucchiaini, per poi passare ad uno. Ognuno deve essere libero di cambiare il proprio piatto preferito.

Nell’avventura dentro di se, i soli muri da abbattere sono dentro se stessi.

I muri esteriori sono degli abbagli che distraggono dalla propria opera. Vanno ignorati.

Una persona vale molto di più di quello che crede essa stessa, o di quello che viene educata a credere di se.

L’universo personale ha un’ampiezza indeterminata, quindi infinita.

Il vero nirvana è smettere di avere la curiosità di esplorarla.

Il vero nirvana è desistere dall’imporre il nirvana a chi non è pronto.

Siate farabutti.

2013. Un anno di me

mercoledì, 25 dicembre, 2013 da kruks

Non è un resoconto, piuttosto un modo di ordinare le idee.

Quest’anno c’è stato il Triathlon per me.

Mi ripeto, di nuovo, che non esiste la terapia giusta per le idee confuse, ma è il seguirla che la rende giusta, cioè è la disciplina ad ordinare le idee, è il seguire un ordine che ti fa essere ordinato.

Ho sempre odiato la disciplina e l’ordine, e mai come in questo anno ho imparato ad apprezzarli.

Non c’è nulla di ingiusto nell’ordine: dovendo fare una pila di pietre si metterà la più grande alla base, e via via quelle un po’ più piccole sopra, fino ad arrivare alla più piccola in alto. Si possono fare delle eccezioni, ad esempio si può scambiare la posizione delle ultime 2, probabilmente la pila contina a tenere. Forse si può scambiare anche la posizione delle prime 2, ed ancora la pila di pietre reggerà. Ma non si può sovvertire completamente l’ordine, perché un ordine c’è, ed esso è dato dal buon senso che ci fa percepire che, prese 2 pietre, una di esse è più piccola, l’altra è più grande.

Una disciplina identifica un arte in senso lato, cioè includendo l’ordine da seguire per raggiungere la maestria in quella stessa arte.

Il bello dell’arte è che è teoria e pratica, e una rafforza l’altra. Non è scritto e orale, è teoria e pratica. Acquisire praticamente l’arte si muovere delle dita su di una tastiera, è al tempo stesso acquisirla teoricamente. Non credo si possa onestamente rovesciare le cose.

Triathlon è nuoto, T1, bici, T2 e corsa. Triathlon è cambiare senza fermarsi, analizzare velocemente gli errori per tornare immediatamente a concentrarsi sul passo successivo. Triathlon ti insegna che l’autocritica è una perdita di tempo: se sai già di aver sbagliato è inutile analizzarlo, devi solo imparare a farlo giusto, e non c’è altro modo che ricominciare a correre, o cambiarsi le scarpe, o salire in bici, o prepararsi per la prossima gara, o prendere armi e bagagli per tornare a casa, riposare e recuperare per il prossimo allenamento.

È vero che si partecipa a delle gare, con delle premiazioni. È vero che si paga per creare un montepremi. È vero che c’è un podio. E tutto questo è certamente molto importante. Ma, almeno per me, quello che mi ha cambiato la vita, è stato il ritmo, la soppressione dei tempi morti. “La vita non è un film. Nei film non ci sono tempi morti”, così ripeteva il matto del paese in Radio Freccia. I tempi morti non hanno più respiro in un triathleta. Sto scrivendo, è forse un tempo morto? No, ho un ora per farlo, poi devo cercare i sensori per la raspberry pi, da qualche parte devo averli messi, per poi attaccarceli e fare qualche test …

In musica una pausa non è un tempo morto, è una pausa.

Alla fine del 2012 ero amareggiato. Finalmente ero riuscito a togliere di mezzo la terapia farmacologica per disturbi psichici, che comunque non credevo di avere da almeno un paio d’anni. 5 anni di terapia, durante la quale qualsiasi pensiero col quale mettessi in discussione la mia malattia doveva essere nascosto ed offuscato. 5 anni di paure, paura di dover continuare una terapia che in qualche maniera mi era stata imposta (o forse avevo la convinzione che così fosse), e la paura di dover sottostare al volere altrui per tutta la vita, arrivare a desiderare la morte dei miei, per poi ripensarci visto che non sarebbe servito a niente ed in un modo o nell’altro sarei stato costretto a proseguire la terapia, imposta dall’alto, da un medico che arbritrariamente avrebbe deciso che io ero malato, che non avrei potuto sopravvivere senza medicinali. 5 anni di ossessioni, provacate da chi pretendeva di risolverle.

Ero amareggiato. Un anno di lavoro su di un progetto legato ad ecommerce, che avevo fatto senza la coscienza della partecipazione, nonostante fossi uno dei cardini principali per la realizzazione e la riuscita del progetto.

Volevo cambiare, chiarirmi le idee, schiarirmi le idee.

Il primo atto è stato iscrivermi ad una società di triathlon, la Cingolani Triathlon. All’atto stesso è coincisa la sensazione di essermene pentito. Cingolani Triathlon nasce da Olimpia Triathlon Camerino, che è una società storica di triathlon marchigiana. Erano 4 anni fa, quando feci la prima dieta, e decisi che avrei dovuto fare uno sport per poter tener fede all’impegno di dimagrire, e decisi che quello sporto doveva essere il triathlon, e decisi che la cosa più importante era imparare ad andare in bici facendo dei tempi decenti, e decisi che l’obiettivo era finire uno sprint. Poco dopo la decisione contattai la società Olimpia, ma senza stabilire nulla. Non ero maturo abbastanza. Non ero indipendente abbastanza.

Essere maturo abbastanza, essere indipendente abbastanza. Vuol dire prendersi le responsabilità. Vuol dire concepire il Mondo come qualcosa che sta alle tue regole, e le rispetta, cioè che non decide lui per te, ma tu decidi per lui. Vuol dire stabilire che il mondo che ti circonda è creato da te, e tu ne rispondi. Ovviamente non si può stabilire che il Sole sorga ad Ovest, non è quello il punto (ma in fondo Sole, Ovest ed Est sono tue regole).

E perché poi io sia andato a prendere proprio il triathlon tra la confusione dei miei obiettivi non ne ho idea. So, ora, di aver fatto bene.

Il pentimento comunque era per via dello sponsor, per via del fatto che la società cambiasse nome, si spostasse vicino ad Ancona (cioè lontano da me), per via del fatto che non frattempo nascevano società nei dintorni, perché io di questa situazione non conoscevo molto, perché in qualche modo mi sentivo raggirato: nessuno si era preso la briga di spiegarmi il tutto, ma è meglio dire che la mia accidia ha ucciso tutte le mie indagini.

Penso di poter fare un triathlon medio. Lo penso perché faccio 100km in bici e comunque non credo di poter fare tempi eccezionali come gara, mi piace l’idea di partecipare ad una gara, ma non ho la minima idea di cosa sia o di cosa si provi, voglio farlo solo perché l’ho deciso, solo perché l’ho detto in giro.

Ma la prima cosa che faccio è la Stracivitanova, mezza maratona. Correre è veramente pesante, e do ragione ai colleghi della squadra Cingolani Triathlon che la mia prima gara sarebbe stato un olimpico.

San Benedetto del Tronto, 28 Aprile 2013. Parto il giorno prima avendo preso una camera in un B&B per la notte prima della gara. Vado a prendere il pacco gara, è la prima volta che lo faccio il giorno prima, trovo difficile trovare il posto, gentilmente qualcuno dello staff mi spiega il percorso. Mi accorgo di avere una gomma sgonfia, passo da un gommista di fortuna (è sabato, ma è aperto), la gonfia e vede che ci sono delle crepe, mi dice “cambiala, se ti scoppia questa ti fa fuori tutto il parafanghi”, me ne trova una un po’ usata, più o meno a livello delle altre, e spendo una trentina d’euro, forse meno. Gentilissimo, non c’è che dire. Gentilissimi tutti. Ma ho quel traffico dentro, quell’idea che devo stare attento, che non è un posto tranquillo, quella diffidenza standard troppo elevata, tipica di chi è sotto assedio. (5 anni di terapia forzata, mi domando se “è importante che tu capisca che la terapia è per te e dovresti essere tu a volerla fare” sia abbastanza, mi domando perché mai non sarebbe stata accettata la risposta “non voglio farla”, ma so già la risposta e so che saperla non cambia nulla). Mangio in un posto tipico, nella città vecchia, zona dove è il mio B&B (il mio B&B è a 2 passi dal cimitero, posto tranquillissimo). Poi doccia, barba e letto. Avrò forse dormito 2 ore in tutto, l’idea di non digerire, la paura per la gara, un milione di pensieri. Ma al mattino ero riposato, veramente, forse si dorme generalmente troppo. Partiti per la frazione nuoto io mi accorgo di aver dimenticato di fare la spunta. Mi giro e cerco un giudice o qualcuno dello staff per dirglielo. Lei mi chiede il numero, lo cerca sul taquino, ma interrompe la ricerca per alzare lo sguardo e dirmi “Vai! Vai!”. La mia diffidenza mi fa pensare che il mio numero non è molto importante, che è troppo alto, quindi vale poco, che quindi non ha importanza che io partecipi o sia valida la spunta. Così la mia prima transizione della mia prima gara: devo slacciare la scarpe da bici, perché le avevo messe allacciate per occupare meno spazio nella sacca, e così allacciate le ho lasciate vicino alla bici. 5 giri di bici. Sempre il pensiero che la spunta non sia valida. Poso la bici, cambio le scarpe, anche qui le scarpe allacciate, la mia prima seconda transizione, dovrei perdonarmi. Ma non è quello il problema, è ancora il pensiero della spunta. Corro fuori dalla zona cambio. Incitano. Il pubblico incita gli atleti. Sì, me compreso. “Dai! Forza!”, “Bravo”, “Forza, bravo!”. Qualcosa che non avevo mai sentito, sono così assorto dalle mie ossessioni che penso che tutto sia inutile: e cosa gliene frega a loro? 2 giri di corsa ed esco con un tempo di 2 ore e 28 minuti circa. Ok, ma i giri erano 3 per finire la gara, i giudici avevano dato il tempo come valido, c’è voluto un giorno prima che mi accorgessi che non avevo finito la gara, contattandoli sono scesi ad un compromesso, forse per via del loro errore nel mettermi in classifica, hanno semplicemente aggiunto il tempo di un altro giro di corsa al ritmo col quale l’ho corso. Hanno fatto tutto da soli, e a me non è piaciuta molto questa cosa, ma non ho protestato perché faccio parte di una società e io ho fatto solo quello che era necessario, dirgli che non sono capace di correre 10km in 31 minuti, che avevo sbagliato a contare, io.

C’è Vanessa che viene a vedere la gara. Conosciuta ad uno speed date, al quale io dico sì mi interessi, lei anche, ma poi mi chiama e dice “non è per lo speed date”. Infatti, non passa niente, prendiamo una pizza assieme, non è neanche male, dovrei provare desiderio, no. Dovrei? Non penso si possano comandare queste cose, ma veramente non è male, forse abbiamo dei filtri nei confronti di alcuni che ci rende incompatibili, o forse bisogna dimenticare ciò che è stato innamorarsi in passato, perdere i termini di paragone per stupirsi di nuovo … non lo so, però se sto seduto vicino una che è figa e mi piace ho un erezione, se siedo vicino a Vanessa no. Il resto son seghe.

La mia intemperanza, la mia diffidenza va scemando. La gara più ardua è con me stesso. La gara è in me stesso. La gara non finisce al traguardo e non inizia al via.

La gara continua. È il 2013.

Alla pubalgia che mi costringe a saltare il triathlon in Milano città, trovo la soluzione tramite una conoscenza di mia cognata. Osteopatia etnica, allenta le tenzioni. E mi capita di andare in un momento in cui riprendo i contatti lavorativi per un vecchio progetto. “Sei bloccato a livello di stomaco, vuol dire che non vocalizzi o non digerisci. Cose che non vanno ne su  ne giù”. È più importante stare bene, che qualsiasi lavoro. Butto fuori tutto. Forse in modo poco composto, ma lo faccio. Forse dietro qualche bicchiere di troppo, ma lo faccio.

Sono uno strumento scordato. O non sono bravo a vibrare. Stono e vado fuori tempo. Ma non ho mai visto Eric Clapton accordare la sua chitarra senza far brivare le corde. Non ho mai visto nessun farlo.

Così di ciò che non viene fatto ma dovrebbe esserlo non ci si può lamentare.

Così non resta che fare ciò che si può fare.

Ognuno fa quello che può.

(Mi sono iscritto a Cingolani Triathlon anche per il 2014, perché ho portato il body per tutto il 2013, sono stato Cingolani Triathlon per tutto il 2013, perché il 2013 è un punto di riferimento, perché non c’è niente che non va, perché mi piace, perché certe cose non si scelgono: ti capitano e le accetti)