Una nuova fine: il seme della concordia

Ricordo, ricordavo malissimo, un pezzo di un vangelo:

« A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami. »   (Luca 13,18-19)

riferimento: http://it.wikipedia.org/wiki/Parabola_del_granello_di_senape

Premessa boriosa (saltare)

Penso che dopo aver letto l’arte della guerra di Lao Tsu, sarei dovuto passare per K’ung Fu Tsu, prima di citare il vangelo, ma non credo sia tutto da buttare, neanche come filosofia. Opinione del tutto differente la mia riguardo la versione religiosa e clericale della sua attuazione, ma non potrebbe essere altrimenti, del resto ho scritto non del tutto da buttare, ma neanche da salvare.

fine parte boriosa

Ma quanto è grossa la senape?

O quanto sono piccolo gli uccelli dei cieli israeliani? Avrebbe potuto prender la ghianda come esempio, ma gli ebrei si sa sono schizzignosi.

La pianta è piccola ma a confronto di quella dei fagioli, e più grande, non immensamente più grande, ma comunque il seme del fagiolo in proporzione è un infinità più grande.

E quindi?

Nulla, mi ritrovo a discutere tra gente che vuole fare la rivoluzione ma non ha ancora imparatato a rispettare le regole. Ce lo vedi un Comandante Ernesto Guevara a capo di 100 guerriglieri italiani odierni? Peggio dell’esercito del dittatore dello stato libero di bananas, altro che scene comiche riguardo la confisca dei sandwitch al prosciutto, quello sarebbe niente.

Mi è venuto in mente però che provare a farlo capire ci si rende antipatici, anche dicendo qualcosa di vero e condivisibile difficilmente viene accettato, e comunque non viene accettato di buon grado.

Quello che mi è venuto in mente è quasi un consiglio da educatore, invece che mostrare il vero, dare gli strumenti per far si che questo venga trovato. Il vero ovviamente è il proprio punto di vista, quindi non è il vero assoluto di cui parlano i cattolici. Non è un modo per inculcare una propria idea, è un modo per ampliare le vedute dell’interlocutore evitando lo scontro e mantenendo un profilo più morbido ed accettabile, senza rischiare il narcismo, e neanche rischiare di essere scacciato come diverso, strano.

Cioè??? Un piccolo seme sarebbe mettere in evidenza un aspetto positivo di una veduta differente, bisogna scegliere un aspetto chiave, ma non elaborare tutta la teoria e presentare una visione contrapposta. Il concetto è instillare il seme di una veduta differente, che poi è la tua, ma senza escludere le ragioni dell’altro, in una sorta di scambismo di semi. Una scambiologia semiotica. Per far quello non fermarsi all’ascolto delle sole conclusioni, ma arrivare alle radici che portano alle conclusioni, lì prendere il seme, e lasciare il seme. Perché le conclisioni sono come le patate, bisogna guardargli sotto.

Ma poi sta pianta quanto è grossa? Sto regno di dio è un paio di metri, come un giocatore di basket, o una top model sui tacchi.

Conclusione

Il regno di dio è una modella sui tacchi, ed è come una patata, bisogna guardargli sotto, che poi è anche comodo

(libri strani, cosa avrà voluto dire?)

Droga, le testimonianze di un paio di coglioni

(che sarebbero i miei)

Cronache maceratesi sarebbe un giornale online, che sfortunatamente modera i commenti, e io a passare il loro insindacato giudizio non ci sto, non mi va, ho il mio spazio e dico la mia qua. Il link all’articolo:

http://www.cronachemaceratesi.it/2014/11/15/droga-le-testimonianze-di-due-teenager-cosi-10-ragazzi-sono-finiti-in-coma-etilico-offrono-stupefacenti-durante-la-ricreazione/593318/

La prima cosa che ho pensato leggendo il titolo dell’articolo è stata “eccone un altro che si lamenta delle istituzioni perché fa una bischerata”, poi leggo che si tratta di un 13enne e penso “ecco, e si inizia pure presto”.
Ma poi capisco, 13 anni, a quell’età volevo farmi le canne. E molti altri che conoscevo lo facevano. Normale? boh, non lo so, con chi ti metti a parlare te? col giornalista che si scandalizza “e che diamine qua, e che diamine la”? Va bene, fai pure, se ti da sicurezza.
Se vi da sicurezza, se pensate veramente che questa sia una novità degli anni moderni, se scendete tutti dal pero, dopo essere stati sospesi chissa dove fino a quest’età, se non avete mai avuto 14 anni, 16 anni. Ok fate pure.
Io ne ho quasi 40, eppure non mi suona strano. Eppure non mi scandalizza e non mi stupisce che un ragazzo non riesca a trovare il limite, perché nessuno ha più il senso del limite.
Le sostanze sono quelle da più di 50 anni, ma ora le volete mettere tutte assieme. Hashish, disco music, alcool, extacy, erano tutte di moda, nulla di nuovo, anche un po’ di coca per i più temerari, che poi si diceva che era pericolosa perché “non se ne esce”, perché “la provi una volta e sei dipendente”, ma fa niente, qualcuno la provava lo stesso. (ah sì, c’erano i comi etilici anche allora, c’era chi moriva d’overdose, e non voglio offendere la loro memoria perché sono anche persone molto vicine e mi fa ancora male ricordarlo … ok, l’avrai capito, esageravamo anche noi, volevo fare lo svelto, mi sono salvato, è culo)

E dove erano le istituzioni? a pippare anche loro, probabilmente.

Solo ricordo qualcosa di bello nello stare insieme e nel girarsi una canna, forse perché si era giovani, forse perché si parlava “a rota” senza senso, e si finiva per dire quello che si sentiva, veramente, senza filtri, tra una stupidata e l’altra. E penso che quello fosse l’unico scopo per il quale stavi lì a girarti le canne, nessuno ti ascolta, ti senti così stupido perché hai delle idee talmente assurde che pensi che nessuno condivida, poi scopri che altri hanno le tue stesse idee assurde, è così.

Questo mondo è un po’ assurdo, col tempo capisci che è semplicemente complesso, ma non credo che lo capirai veramente a fondo, mai.

Non c’è affatto bisogno di sballarsi per parlare, anzi, devi essere abbastanza sobrio, per quello la canna va benissimo, sei euforico ma non troppo. L’alcool è difficile da dosare, finisci con l’essere ubriaco ed addormentarti.

Obiettivamente parlando non ci sarebbe bisogno neanche della canna, ma è una scusa come un’altra, del resto basta che te la fai passare per le mani, e che credi te? Mi ricordo ci incazzavamo quando la passavamo ad uno che non la respirava, ma poi non l’abbiamo mica impiccato eh.

Stai tanquillo che queste cose ci sono state, ci sono, e ci saranno sempre, la droga non è un problema il problema casomai è il disagio che porta all’uso della droga.

Il disagio lo affronti solo parlando, comunicando, condividendo. Con quelli della tua età.

Cosa che non riuscirò a fare, visto che il messaggio passerà in moderazione.

Del resto siete un’altra generazione, avete altre idee, altra impostazione, altro modo di ragionare, altro tutto.

Non c’è modo per qualcuno di convincervi a non usare la droga.

Io preferirei potervi dire:

Ecco, c’è la droga, in realtà non serve. Non usarla è inutile. So che non mi ascolterai, allora sappi semplicemente che c’è la droga, da drogato le percezioni sono offuscate e deformate, puoi farti del male, e puoi fare del male ad altri. Tienilo presente, la vita è bella, e la vita va oltre un momento di disagio, perché ce ne saranno altri, ma forse negli intervalli c’è qualcosa di buono, non si sa mai. E altri hanno problemi che tu non capisci, perché tu hai e avrai problemi che altri non capiranno, perché avrete paura di comunicare o perchè è semplicemente impossibile farlo. Ma va bene così. Non sarà mai tutto come si immagina o come ci si aspetta. E non c’è una sostanza allucinogena che renderà il mondo un idillio. Ma lo sai benissimo. Lo dici tu stesso, non parlate d’altro che di droga. E vorresti pure che ne parlassero gli altri? Te ne sto parlando con sincerità, ti piace?

Se non ti piace ascolta l’esperto di droga del tuo istituto che ti spiegherà che “avete un disagio e dovete affrontarlo chiedendo aiuto”. Non lo farete. Semplice.

Ma viene da chiedersi se tutti i giovani sono così. No, non sono tutti così, c’è chi si iscrive ad una squadra di calcio, pippa saltuariamente, e i fine settimana fuma e si ubriaca, ma sostanzialmente ha una vita sana. O anche chi non ne fa uso. Io pensavo che chi frequentava la parrocchia non fumasse, non è esattamente così, però potrebbe esserci una percentuale minore. Comunque c’è chi non ne fa uso e basta. E vive benissimo, o malissimo, si ci sono ragazzi che non si fanno canne, che non pippano, che non si ubriacano, e magari rimorchiano pure, e sono fighi. Non fighetti, fighi proprio. E ragazze ovviamente. Anzi tendenzialmente le ragazze se non fumano neanche le sigarette sono stra-fighe, e non se la tirano neanche, è solo che rimangono in piedi quando tu stai collassando, è una questione di relatività.

Buonanotte.

P.s.: se avessi smesso di respirare pensando che in questo mondo c’è troppa puzza non avrei mai avuto modo di scriverlo: nella vita le stronzate vanno accettate anche se puzzano

5 motivi per cui la CGIL va difesa oggi (persino da un capitalista)

Non sono un operaio, non sono un dipendente. Ma sto con la CGIL

Manifestazioni nelle piazze, proteste, spiegazioni in tv. Non dovrebbe fregarmene niente, ma c’è qualcosa che mi disturba riguardo alle storie attorno l’articolo 18, ed esattamente la cosa che mi disturba è che incrina il concetto stesso di contratto lavorativo e di accordo. Rompe un mio punto di riferimento.

Non sono un dipendente, ma lavoro, devo stabilire delle regole secondo le quali rapportarmi con gli altri, decidere, di comune accordo, se sto sbagliando io, o se sta sbagliando il mio committente. Non posso accettare di firmare un accordo del tipo, “tu lavori fintanto che a me mi va bene, poi te ne vai e zitto”, non lo posso firmare se quel “tu” sarei io.

Ho bisogno di una salvaguardia, sono un professionista, non un avventuriero.

1. Nessuno deve essere soldato di ventura

Ho firmato in passato contratti che si concentravano sul fatto che io non avrei fatto danni all’azienda, che io avrei rinunciato al riutilizzare il codice, che io avrei fatto questo e quello nei tempi stabiliti. In quei contratti non c’erano esplicite clausole di salvaguardia. Ed è una cazzata.

C’erano invece clausole che parlavano di “risarcimento di eventuali danni” da parte del consulente. Un idiozia del genere non va scritta in un contratto di prestazione professionale.

Un danno va risarcito a chiunque, anche se non si hanno rapporti di lavoro con esso. Non c’è alcun bisogno di scrivere che durante una prestazione d’opera vanno risarciti eventuali danni. In particolare è riferito al danno subito dal committente per la mancata esecuzione dell’opera da parte del consulente.

Mettiamolo sotto un’altra forma: se il consulente non esegue il lavoro, non solo non viene pagato, ma devi risarcire il committente per il danno che gli hai causato per non averlo eseguito.

Allora, vado a comprare una sedia, se non la trovo come mi piace a me, non solo non pago la sedia, ma mi risarcisci perché ho perso tempo a cercarla nel tuo negozio.

Non ci siamo. Non è così che si regolano dei rapporti.

Oppure un motivo di recesso senza preavviso da parte del committente è la sopraggiunta disdetta da parte del cliente della commessa.

Traduco: il committente non rischia niente, fa da passa carte, fintantoché il cliente gli chiede il lavoro allora il consulente ha il lavoro, quando il cliente decide di non proseguire, il consulente se ne va e zitto. (Cioè, ciccio, te che ci stai a fare? Ci fai la cresta, poi sticazzi?)

Seriamente sono un professionista, qui in Italia abbiamo difficoltà a rispettare le regole, ma un contratto del genere non va firmato.

E se è rimasto solo il sindacato a difendere un principio del genere, talmente basilare e banale, allora sto col sindacato, perché almeno questo principio sopravvive per gran parte degli italiani.

2. La subordinarietà ammazza l’anima

Non nego di aver avuto problemi di stabilità emotiva per altre questioni, ma mi sono trovato in situazioni di stress eccessivo dovuto ad un invasivo controllo da parte di un committente, e le due cose sommate mi hanno costretto a lasciare dei lavori. Anche questa è una cosa che va messa nel contratto: nessun rapporto di subordinarietà vuol dire poter essere momentaneamente irrangiungibile senza dover giustificare nulla.

L’instabilità emotiva può essere indotta proprio dall’eccessivo stress, non è cosa da poco pensare che da un momento all’altro potresti essere in condizioni di doverti cercare un lavoro, non è cosa da poco il vivere col fiato sul collo e la sensazione di essere controllato. Non è così che si produce.

Ma non solo. Questo ha effetto anche nei rapporti con gli altri. Non è certo una persona stabile quella che è sottoposta a stress e critiche continue, non è gente bella con cui trattare, non riesci neanche a fornirgli un servizio web a qualcuno che, tornato a casa, l’unica cosa che pensa è rilassarsi, magari con qualche bicchiere in più, e non pensare ad altro.

Io vorrei gente che, tornata a casa, soddisfatta del proprio lavoro, possa concedersi il lusso di essere entusiasta della vita tanto da andare a cercare delle informazioni e delle conoscenze, di sottoscrivere servizi interessanti, di giocare con altri, di socializzare e di crescere.

La preferisco gente così e la preferirei anche se producessi scarpe da ginnastica, o succhi di frutta, o viaggi vacanze, o piastelle per bagni, o macchine sportive, o elettrodomestici, o sedie alla moda.

Non la preferirei gente così se producessi medicinali per ipocondriaci, se producessi prodotti del lusso.

3. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare, non cancellate

Non apri una azienda in Italia perché nessuno rispetta le regole e se vuoi che esse siano rispettate devi aspettare un decennio. Se anche tu potessi licenziare un dipendente il giorno dopo, questo non ti salverà.

L’obiettivo di un imprenditore a favore dell’abolizione delle tutele è fare il passacarte, fare la cresta sul lavoro.

Una persona del genere non è un imprenditore. È una canaglia senza scrupoli e un parassita della società, al pari di molti politici. Si capisce da ciò perché accettano di partecipare alle feste dei politici.

Non si era mai visto qualcosa del genere. La DC invitava morti di fame alle proprie feste, regalava pacchi di pasta ai poveri per raccogliere voti, molti voti. Il PD di oggi invita imprenditori e regala corruzione, malaffare, cattive abitudini e distribuisce irresponsabilità a manbassa.

Non ci bastava avere una classe politica corrotta, ora dovremmo avere anche una classe imprenditoriale parassita. Io credo, caro Matteo Renzi, che questo sia il passo spedito verso il baratro.

4. Le argomentazioni a favore della cancellazione dei diritti sono inconsistenti

La ggente, la gggente è col PD. 40% alle europee e 80 euro in busta paga. Cose vere.

Non capisco come le persone siano così lobomotizzate da percepire come positivo l’abolizione del tempo indeterminato. I giovani poi, cioè siccome non hanno accesso al tempo indeterminato, siccome non hanno tutele, allora queste vanno tolte a chi ne ha.

Bene, vediamo di tracciare uno scenario in cui queste tutele vengono cancellate, facendo un paragone con la situazione odierna:

Oggi: hai un lavoro a tempo determinato e al momento del rinnovo non sai se avrai un estenzione o continuazione del rapporto.

Dopo il Job Act: hai un lavoro a tempo indeterminato e non sai, già da oggi, se il rapporto continuerà tra un mese (il preavviso spero rimanga).

5. Esistono già gli strumenti per limitare l’uso dei contratti a termini. Ma non sono usati

Potrebbe servirmi una persona. Sono un professionista, non una ditta individuale. Ma potrei aver bisogno di qualche prestazione. La chiederei ad altri professionisti, o potrei offrire del lavoro estivo a qualcuno che sta frequentando l’università. Perché dovreste cancellare queste forme di contratto a termine?

Dovreste semplicemente chiarire che non è possibile costruire una azienda basata su contratti a termine, non puoi assumere 100 persone a termine, è chiaramente un espediente, non ci vuole più informatizzazione di quanta ce n’è già per capirlo. L’agenzia delle entrate mi controlla anche quante mutande ho comprato e non sono capaci di stabilire se una azienda è scorretta nei confronti dei lavoratori?

Non diciamo idiozie. Il governo avrebbe tutti gli strumenti per arginare queste pratiche da sciacalli, la verità è che non gliene frega niente. La cifra è questa: tutti criminali, tutti colpevoli, nessun colpevole.

Bella filosofia del cazzo signor burattino presidente dei burattini consigliati dai burattini dei burattinaii burattinati.

Se non hai dei principi saldi sarai sempre balia di qualcuno che probabilmente è in balia di qualcun’altro.

Conclusioni

Avete cancellato le ideologie e siete tutti lobomotizzati.

Sto col sindacato.

Ci sono progressi anche quando credi che non ci siano progressi

Sono tendenzialmente pessimista e tendo a criticare me stesso, sentendomi insoddisfatto e poco fiero di me. Il comportamento a volte pretenzioso e scortese che ho col prossimo credo sia dovuto al cattivo rapporto che ho con me stesso.

Feci questa considerazione pochi giorni fa, poco prima di andare in piscina, mercoledì mattino, per la precisione.

Pensai, e ancora penso, che dovrei essere un po’ più morbido con me stesso, e che dovrei riconoscere e sottolineare quello che di buono faccio durante la giornata, e in generale durante qualsiasi interazione, e considerare ciò che è buono come punto di partenza, una sorta di punto di appoggio, per sollevare le parti mancanti e lacunose del mio atteggiamento.

È per questo che oggi durante la spiacevole discussione avuta su punto informatico, sono riuscito a tenere un profilo positivo e comunque non scortese nei confronti del mio interlocutore. Purtroppo alla mia risposta è seguita una sua altrettanto spiacevole e scortese, alla quale non ho saputo far altro che rispondere “sei scortese.”.

Questo mi ha toccato in quanto avrei voluto condividere un mio punto di vista, e portare il discorso a qualcosa di interessante ed edificante, ma non sopportavo il tenore, l’atmosfera diciamo, della discussione.

L’articolo che si stava discutendo riguardava il rilascio del core .Net sotto licenza opensource, cosa che credo positiva, e ho trovato positivo anche una discussione tra  due utenti del forum che snocciolavano i pro del proprio framework preferito, ognuno del suo framework preferito, quindi discussioni di parte, ma comunque edificanti.

La tupla (framework, elenco vantaggi) porta con se conoscenza, non dovrei forse apprezzarla?

Spiacevole la sensazione che non avrei dovuto rispondere affatto, e non cercare di esprimere questo concetto, ma sentivo di volerlo esprimere.

Poi una curiosa idea mi balsa alla mente, stasera, di nuovo sto andando in piscina, forse è un segno. L’idea è questa: tra i miei valori la cortesia sta facendosi spazio verso le prime posizioni di priorità, anzi oggi posso dire che la cortesia ha la priorità più alta tra i miei valori. (penso che l’istinto di sopravvivenza sia semplicemente cablato e non serve razionalizzarlo tra le priorità)

Sì, quello che ho pensato è proprio alla gentilezza come un valore, più importante dei soldi, più importante del conto in banca, della posizione sociale, del lavoro che si svolge, dei riconoscimenti, dell’elenco di vittorie raggiunte, dell’efficienza, della produttività, della passione per la programmazione, dell’amore per la verità e l’onestà.

Più di tutto la cortesia e il rispetto.

Lo penso come valore, e come valore allora, invece di controllare come vanno gli investimenti nel conto corrente online, controllo quante volte sono stato cortese (valore positivo), o almeno ho evitato di essere scortese (valore nullo), e sottraggo tutte le volte che sono stato scortese (ossia sommo algebricamente il suo valore negativo).

Tirando le somme (è proprio il caso di dire) a fine giornata riesco a capire se ho accumulato ricchezza o ne ho persa.

Penso che questa ricchezza mi renda più forte e sicuro di me, e sicuramente devo tenerla sotto controllo.

Questo ragionamento inoltre è ben fondanto, considerando che la gentilezza ha nella radice la parola “gente”, cioè persone, ora non voglio scomodare l’inconscio collettivo di Jung, ma sicuramente nella società che ci ha portato qui, la gentilezza è sempre stato un valore, e le considerazioni sono 2:

  • è difficile rimuovere l’inconscio collettivo
  • è obiettivamente più comodo vivere in una società che riconosce il valore del rispetto

Ne segue che per rispettare il mio incoscio devo mettere la gentilezza al primo posto, o comunque tenerla in considerazione nella scala dei valori. Ma io escludo l’idea di subordinarla a qualsiasi cosa.

I soldi potrebbero non esistere. La società, un qualche tipo di società, esisterebbe comunque.

È venerdì, forse ho perso qualche ora ed è stato toccante (fastidioso), ma non è stato tempo buttato, ho scoperto di avere un conto gentilezza aperto da tenere sotto controllo, e non c’è niente di religioso o altruista in questo, è una questione di ricchezza personale.

Non si arricchiscono gli altri per le mie gentilezze, sono io ad arricchirmi ogni volta che riesco ad essere gentile.

Se non altro questa è presa di coscienza, conoscenza, un punto d’appoggio per sollevarmi, bisogna celebrare.

Quindi mi ubriaco.

Comunque prima della piscina ho ascoltato una interessantissima presentazione di questa roba qua:

https://developer.chrome.com/apps/about_apps

da qui si capisce poco, praticamente crei una applicazione che sembra nativa ed ha accesso molte chiamate del sistema operativo, semplici, come apri file, non efficienti, ma sicuramente sviluppi molto velocemente qualcosa che funziona.

L’IDE per sviluppare è nello store di chrome, basta fare “add”.

Ho persino ritardato in piscina, abbiamo iniziato a fargli domande ed è stato gentilissimo nel rispondere, ci siamo salutati tutti, e abbiamo ringraziato.

Quindi direi che è un +1 per oggi nel mio gentilometro. Anzi, credo che sia abbastanza, a volte non è semplice essere gentili, ed arrivare ad un +1 è un traguardo, è un percorso ad ostacoli, e gli ostacoli sono molti. Spesso è facile, ma non tutte le giornate sono così produttive.

discussioni inconcludenti di punto informatico

- Scritto da: maxsix
….
> 1) manute sante [cit.]
> 2) lavorare con la testa
> 3) il framework (se c’è)
> 4) il linguaggio di programmazione
>
> Questo vademecum vale per qualunque programma.
>
> Quindi, se non conosci o ti disconosci dal
> suddetto le cose sono
> 2:
> 1) vivi su marte
> 2) non sei del mestiere.
>
> In entrambi i casi ce ne faremo una ragione.

> Giovane, tutto va contestualizzato.
> Sempre.
>
> Se non ti piace un ramo della discussione perché
> non è nelle tue corde semplicemente non
> commentare e passa
> avanti.
>
> Altrimenti se entri nel ramo stai in campana
> [cit.]
>
> PS: Giovane, fossi in te prima di avere la
> bramosia del virtuosismo del codice imparerei a
> quotare. Sai “forma e
> sostanza”.

Ho raccolto le affermazioni alquanto scortesi con le quali interagisci in un forum che dovrebbe essere tecnico e parlare di tecnologia, questa non solo è una violazione alla netiquette, è una violazione alla etichetta, in senso lato.

Mi serve per chiarire che dicendo che “non trovo interessante la dimostrazione che io sia stupido” non sto facendo la vittima o l’offeso, sto semplicemente dicendo che non trovo interessante questo di tipo di interazione umana conflittuale e la trovo completamente improduttiva e stupida, la discussione. Stupida discussione, stupido modo di discutere, esula da qualunque argomento, si è scortesi e poco collaborativi.

Se facessi una discussione del genere in un team dove sto lavorando io, o te ne vai tu o me ne vado io. Ma farei di tutto affinché sia tu a lasciare il posto. Di tutto fuorché insulsi insulti da simpatico buontempone.

Sai, forma e sostanza, siamo tutti capaci di distinguere delle parole e capirne il senso, e capire che le argomentazioni sono così deboli da dover rafforzare il tutto con un P.S.

Il problema è che spesso, proprio chi non è del campo trova così irresistibili le argomentazione superficiali tipo “manute sante”, “lavorare con la testa”, e beh, sì le capiscono tutte, ma poi vedi qual è il livello del tuo lavoro, e del mio stupido “virtuosismo del codice” (e comunque, casomai, ho parlato di pulizia del codice non virtuosismo).

Sarai anche tecnicamente eccelso, ma stento a crederlo se perdi tempo ad ergomentare in modo astioso evitando l’insulto, questi tuoi sì che sono virtuosismi.

Uso .Net, uso Python, uso C, uso PHP, uso C++, uso Java, uso Haskell, uso Lisp, uso Javascript, uso bash, uso qualsiasi cosa che mi capita sotto mano e ne trovo lati positivi e negativi dipendentemente da quello che sto realizzando. Posso anche uscirmene con affermazione del tipo “sto cazzo di haskell sembra una serie di emoticon giapponesi”, ma non con affermazioni del tipo “i programmatori .Net sono ignoranti” o “se vuoi fare i soldi devi usare un linguaggio ad alto livello, altrimenti non sei del campo e non capisci niente”, perché quest’ultimo è il sunto, in forma meno simpatica, di quello che hai scritto tu.

E ripeto che non sto facendo la vittima, né tantomeno l’offeso, penso semplicemente che tu ti comporti in modo pessimo e scostante, e credo di aver appena argomentato il mio giudizio.

Ma perché seriamente volevo farti presente che le persone mature hanno degli obiettivi da perseguire e non vivono allo scopo di dimostrare delle superiorità in qualche campo al solo fine dell’averle dimostrate, usano casomai queste capacità superiori per raggiungere obiettivi che si prefissano. E anzi, credi a me, ci sono persone per cui i soldi non sono il loro obiettivo, fidati, persone veramente in gamba che raggiungono i loro obiettivi, non sono poveri morti di fame, certo, ma non fanno dei soldi il loro obiettivo. E credi a me, ci sono perso che di programmare non gliene frega niente, ma hanno ancora altri obiettivi, e li raggiungono senza capire un acca di informatica.

Se poi non hai obiettivi ti rimane di frequentare forum e distogliere gli altri dai propri obiettivi.

Fidati.

P.S.: se fai parte dello staff di punto informatico e sei un fomentatore di discussioni incocludenti per aumentare il traffico, io ho l’adblock e onestamente non ne condivido la politica (di pi), chi ha tempo da perdere non ha soldi e non compra, la pubblicità vale poco, è meglio che targettizzate.

 

Questo sfogo spero che razionalizzi e chiuda qualunque interazione con troll pseudo tech, nerd o come vogliono chiamarsi loro.

java oracle vs google

Ho qualche anno e ricordo Java (TM) come una tecnologia creata da Sun Microsystem in modo aperto e collaborativo nei confronti di altre aziende software, in particolare MS e Apple a quel tempo.

Il modo aperto era implementato appunto diffondendo l’uso di una API a cui gli implementatori dovevano aderire affinché ricevessero l’attestazione di compatibilità Java. La API definiva classi, metodi e proprietà (e regole di accessibilità di metodi e proprietà) dettagliatamente descrivendo i comportamenti di questi metodi e classi.

Ora Oracle pensa che Java sia una tecnologia proprietaria e non copiabile, che quella sia una fuga di informazioni, o almeno crede di poter farla passare per tale. La tecnologia Java si è diffusa proprio perché aveva quei termini di utilizzo.

Oracle ha torto sotto tutti gli aspetti riguardo la questione specifica. È una pratica scorretta quella di mettere i concorrenti nelle condizioni di illegalità cambiando le regole che prima erano state garantite e assicurate.

È legalmente una svista. Il copyright sulle api dice che le specifiche non possono essere distribuite e non possono essere modificate da altri se non da Sun. Questo non vuol dire che queste specifiche non possano essere usate una volta che uno le ha ottenute, proprio da Sun o da Oracle, per implementare una sua versione. Né vuol dire che l’implementarle in modo giusto o sbagliato ponga il programmatore in uno stato di illegalità.

L’acrobazia legale è posta in questi termini:
1. Oracle rilascia le specifiche delle API Java
2. Oracle pone il divieto di diffusione (distribuzione) non autorizzato delle specifiche.
3. Google documenta il proprio sistema che implementa le API Java rilasciate da Oracle.
4. Google è colpevole di aver distribuito qualcosa senza il permesso di Oracle

È quasi convincente, no?

Ma il punto 2. è sbagliato. I termini non sono di divieto di copia come opera d’autore sulla definizione delle api, ma riguardano l’uso di Java(TM), e questa limitazione è decaduta col tempo (causa Sun-MS) definendo Java come linguaggio e non tecnologia.

 

Cosa non amo della piscina

Posso dire l’acqua. Effettivamente la piscina è umida per definizione, ma non è quello il problema.

Seriamente ho una serie di problemi con l’andare in piscina.

Punto 1, l’orario. Devo scegliere un orario diurno per andare e non posso andare, chessò, alle 6 di mattino a farmi una nuotata, o alle 10 di sera.

Punto 2, fare la doccia è un problema se l’orario coincide con i corsi dei bambini. Effettivamente le docce sono comuni, e i bambini sembra che abbiano bisogno dell’assistenza dei genitori per fare la doccia. Probabilmente è una funzionalità che gli umani da touchscreen svilupperanno solo in seguito, fatto sta che è così e quindi, non essendo possibile per il genitore di sesso corrispondente al figlio che segue il corso di venire sempre ad assistere al figlio privo di capacità proigieniche, ci viene quello che capita. Risultando nelle regole: 1. femmina adulta lava figlio maschio in spogliatoglio dei maschi, 2. maschio adulto lava figlia femmina nello spogliatoglio maschile, 3. femmina adulta lava figlia femmina nello spogliatoio femminile (ok, normale direi), 4. maschio adulto fa la doccia vestito, o attende lo sgombero, o non fa la doccia (più probabile).

Non fare la doccia è la scelta più ragionevole: l’acqua della piscina non è così sporca in realtà, fare la doccia con il costume e usare il doccia schiuma porterebbe ad un tempo praticamente ingestibile per lavar via il detergente dal costume, e causando col tempo del prurito e infiammazioni abbastanza fastidiose.

Riguardo il punto 1 si dice che il problema sia il pagare le persone che controllano le entrate e il comportamento degli utenti. Ma per questo basterebbero delle telecamere e un sistema di riconoscimento automatico, sia per identificare l’utente, sia per segnalare comportamenti non compatibili.

Riguardo il punto 2 sembra che fare delle docce divise costi una esagerazione, ma in realtà la cosa è possibile, ci sono piscine che effettivamente hanno docce divise. D’altra parte, secondo alcune culture, è addirittura auspicabile che un ragazzo di 8 anni riesca a fare la doccia da solo.

La società dell’inganno

Un’amica mi fa notare che non ho regalato esattamente qualcosa di carino a mamma, ed io insisto, “ma come? il roomba! cazzo, pulisce, si stanca meno”, poi dico che lei ai vestiti non ci tiene, “magari quello lo pensi tu”.

Già, chissa perché lo penso.

Stamattina i parenti si mettono a commentare e parlare dei testimoni di geova (non lo so proprio dove va la maiuscola), dicono che non credono veramente, che non è vera parola di dio, che ci girano soldi ed è tutta una questione di soldi, etc. Io penso ad opus dei, solidarnosc, e via dicendo, ma nel frattempo me ne sto andando perché di religione non ne capisco niente, ma so per certo che serve a fare guerre inutili, anche con i vicinati.

So un’altra cosa della religione, ha creato questa società dell’inganno. “Mi piace un vestito che mi fa sembrare più bella” è una frase che non si dice se sei religiosa, oppure si dice ma a volte si dice il contrario, perché è vanità, e la vanità è un peccato, quindi è sbagliato. Però con se stessi ci si mente oppure ci si inganna. Inganno.

Tutto un immenso inganno ai danni di se stessi.

E il bello è che ci si prende mano, e si finisce per ingannarsi su tutto.

Il lavoro nobilita l’uomo, a parte il fatto che non ho mai visto uno dei così chiamati “nobili” che avesse mai lavorato. Però sì, nobilita, forse va inteso che prima lavori poi diventi nobile. Ma non è vero neanche quello, sei nobile per diritti di nascita, e molti di loro pensano che lavorando si invilliscono, quindi evitano accuratamente di farlo.

Ma restano convinti che il lavoro sia utile ad un elevamento dello spirito. Lavorare come bestie renderebbe nobili?

“il lavoro nobilità l’uomo rendendolo più simile alla bestia”

Così era scritto nel garage in casa mia quando ero piccolo. In quel garage c’era un bancone con la morsa e attrezzi per fare piccoli lavori di meccanica, magari anche aggiustare una bici, o un motorino cosa che è poi diventata rara.

Il garage e il bancone è indicativo, la meccanica e la meccanizzazione. È una disciplina nata per liberare l’uomo dalla fatica dei lavori pesanti. La meccanica e la tecnica è stata avversata dalla religione principalmente per questo, se non c’è bisogno di sottomettere nessuno, se non si può costringere il popolo a lavorare ininterrottamente senza avere tempo di ragionare e razionalizzare che i diritti di nascita non sono sensati, né ragionevoli, ecco che viene meno il potere della religione, il potere dei nobili, il potere della burocrazia, e tutti ci troveremo in una situazione in cui tutti solo liberi, in cui il potere è di tutti. Inaccettabile fintantoché il potere continua ad essere inteso verso l’esterno, poter far fare agli altri qualcosa per il proprio arbitrio, in una sorta di delirio di onnipotenza.

Purtroppo la meccanizzazione ha preso piede, ma poi hanno inventato l’economia, che è una scienza che non vuol dire un cazzo. Quantomeno per come è sviluppata attualmente.

Se l’obiettivo fosse quello del progresso tecnologico, del garantire il sostentamento e i diritti umani, del minimizzare l’impatto ambientale, allora ci si dovrebbe occupare della gestione del progresso, gestione del sostentamento, gestione e regolazione dei diritti, gestione delle  risorse naturali, con opportune politiche per il progresso, politiche per il sostentamento, politiche per il rispetto dei diritti umani, politiche per la gestione delle risorse ambientali.

Invece no, creano l’economia che rende evidente la necessità degli economisti, e rende evidente la necessità di un mercato regolamentato dai capi del mercato, che secondo le teorie economiche non potrebbero mai essere corrotti per definizione di mercato (non so se è sottointeso il fatto che si possano vendere e comprare anche i capi del mercato, ma in un mercato regolato dalle leggi del mercato controllate dai controllori dei controllori …).

Però la politica è brutta, cattiva e corrotta.

Io conosco la politica degli accessi a disco, la politica di assegnazione della cpu, etc.

Ovviamente, non conosco tutte le politiche di accesso al disco, tra l’altro alcune non sono state neanche proposte perché non è ancora in commercio un dispositivo per il quale quelle politiche sarebbero vantaggiose.

Se ne deduce che la politica è discussione, e non è mai morta, perché ci sono nuovo problematiche che vanno affrontate in modo diverso.

Probabilmente è inutile starsi a lamentare.

Gli idioti rimango idioti anche se hanno accesso ad internet ed un account su facebook.

C’è la moda di sentirsi degli artisti per il semplice fatto di avere photoshop, le pataccate evidenti di alcune pagine facebook ironiche sono diventate il punto di riferimento per chi vuole cimentarsi nel lavoro di graphic designer, di fatto il lavoro di graphic designer costa ore ed non ha niente a che vedere con le pataccate di un idiota che non capisce neanche che siano delle pataccate.

E così anche per la politica, chi parla non ne capisce niente, e neanche chi ascolta, ma di solito chi parla capisce che deve pensare ai fatti propri, o meglio quelli che non vengono fatti fuori sono coloro che ai fatti propri si ricordano di pensarci, nel bene o nel male comunque si tutelano.

Tipicamente, visto che c’è la moda di indignarsi, leggendo un post del genere si penserebbe che una critica al sistema, una critica all’economia, una critica ai poteri forti.

Ma non è questo. L’economia sta lì perché c’è l’ignoranza degli idioti da rifocillare. Le guerre, le religioni, l’indignazione, le manifestazioni, gli attentati e il terrorismo, stanno lì per alimentare l’idiozia, per mantenere un bacino di consumatori inermi e sottomessi che comprano cose completamente inutili con le “app per l’ifon su itun di apple”, e sanno parlare ed indignarsi, spiegando questo e quello, citando trenta o quaranta bravissimi filosofi, economisti, politici, cenni storici, ma urlando, e pretendendo di avere ragione per il semplice fatto che ce l’hanno, ma alimentando così questo sistema. La loro personale “ora d’odio”, tanto per fare una citazione.

Questo articolo parla di come ti fregano, di come far parte dello schiacciasassi del sistema. Finirai per fare un atto violento, ed infondo è quella la parte che ti stai scegliendo se sei indignato.

Nessuno vieta il tuo diritto alla violenza, ma il tuo desiderio iniziale era quello di giustizia, e felicità. O serenità. Ricordi?

Sì, ricordo lucidamente. Sembra che ci siano solo 2 strade: o sei lupo o sei pecora.

Camminare sulla cima in equilibrio vuol dire essere pieni di paure.

Comunque sei in vista e bersagliato da tutti. Qualcuno pensa tu sia un doppio giochista. Il fatto è che stare sopra è libertà, qualunque versante si scegliesse è di nuovo tornare ad essere ingranaggio della macchina.

Oggi sono veramente incazzato. Il meccanico dove ho portato ad aggiustare la bicicletta dopo l’incidente, preventivo già presentato da lui all’assicurazione, ha fatto il preventivo “a spendere poco”, cioè ci sono le forcelle anteriori sverniciate per via della caduta, il deraiatore piegato, i pedali ovviamente con degli sfrigi, ma lui non li ha messi, ha detto “tanto ci cammini ugale”. STRONZO. È per questo che odio l’idiozia, e questo clima di caccia alle streghe, secondo lui l’assicurazione l’avrebbe accusato di truffa se avesse messo quei danni. Stronzo sì, ma io dovrei cercare di avere giustizia da degli idioti? è un po’ come ragionare con delle scimmie. Un idiota rimane tale, purtroppo. E credo che la cosa più ragionevole che posso fare ora è quella di tenermi la bici sverniciata e non perdere ulteriore tempo dietro questo idiota e l’assicurazione. Ma mi fa veramente incazzare.

Ama il tuo popolo: l’ultimo swish

In pnl (programmazione neuro linguistica) swishing è una tecnica per cambiare atteggiamento riguardo un aspetto per passare ad uno stato in cui la reazione emotiva ad una situazione non mette più a disagio. In realtà è utile a cambiare un qualche aspetto di se stessi, detto in modo più generale. Consiste nel visualizzare l’aspetto che provoca sensazioni spiacevoli e sostituirlo con una “visualizzazione” più gradevole. Descrizione approssimativa ma l’aspetto tecnico non mi interessa molto, visto che non è il mio campo.

Non ci sarà mai un ultimo swish, non ci sarà mai un ultimo cambiamento. Si cambia perché ci fa stare meglio diventare migliori e perché essere migliori ci fa percepire in modo diverso il mondo che ci circonda. Cambiare è un po’ come viaggiare: se continui ad avere le stesse emozioni nei confronti delle stesse persone, nei confronti delle stesse situazioni, nei confronti del mondo, allora è un po’ come stare fermo alla stessa stazione, non importa quanto lontano tu voli, se questo non ti fa cambiare dentro tanto vale rimanere dove sei.

In molto ambiti, ma visto che siamo su internet, nella analisi SEM (search engine marketing) sulle landing page (pagine di arrivo con call to action, cioè pulsante di azione) si fanno analisi A/B. Cioè esperimenti per vedere l’efficacia di una nuova organizzazione grafica e sintattica della pagina. Un aspetto importane è cercare di cambiare un singolo aspetto alla volta, per determinare l’efficacia maggiore di una singola caratteristica. Il motivo è semplice: si hanno numeri riguardo l’efficacia mono dimensionali, vale a dire “è maggiore”, “è minore”, e cambiare 2 aspetti contemporaneamente vuol dire non poter determinare quali dei 2 aspetti ha causato il cambiamento.

Ecco, il fatto è che a volte ci sono cose che uno si porta dietro e dentro e non risolve da tempo, ed è importante per questo cercare di agire su un aspetto alla volta. Perché questi disagi sono sciocchezze in sé, ma tolgono spazio all’esperienza piena del resto viaggio. Così credo che affidarsi ad una tecnica semplice che funziona sia meglio che gironzolare o fare anni di psicoanalisi parlando del rapporto con la famiglia e la maestra cattiva.

Amare il proprio popolo?

Giustamente, che centra il titolo, e viaggiare, e il sem, e il disagio, e la pnl? Avere a che fare con gli altri è indispenzabile ed inevitabile. Ma cosa penso degli altri? Cioè di quelli che mi circondano, cioè degli italiani? E cosa penso dei familiari? E che idea ho? e ci sono aspetti che non mi piacciono?

Pochi giorni fa commento dicendo ad un amico che se ami qualcuno non cerchi di cambiarlo, ami e basta, semplicemente non giudichi, non consigli lo psicologo alla tua ragazza, è una stronzata. È chiaro.

Così chiaro che mi viene da pensare che se è così allora io gli italiani, cioè il mio popolo, ed in definitiva io (per sillogismo), li amo? (e per sillogismo!) mi amo?

Potrei pure sorvolare sul non provare trasporto per il genere “italiano medio”, ma il sillogismo, cazzo, il sillogismo mi terrorizza!

O continuo ad inventare una storia assurda dove io sarei nato in un altro Paese ma importato qui, o che ho ricevuto una educazione soltanto dalla tv, o che in realtà la cultura è globalizzata, o chessoio, oppure accetto di essere italiano. E dovrei accettare di non amarmi. E perché?

Perché: accidia, mancanza di professionalità, poco rispetto verso il prossimo, insofferenza alle regole.

Ho elencato i miei difetti o i difetti dell’italiano medio?

Non importa veramente in realtà ho elencato dei pregiudizi che ho nei confronti miei e nei confronti degli altri italiani come me.

Perché effettivamente potrei dire che bisogna accettare questi difetti come dato di fatto, ma in cuor mio io non credo di essere accidioso, diciamo che un accidioso non fa 7/8 allenamente alla settimana senza essere pagato per il gusto di trovare un ordine nei propri pensieri e riuscire ad essere in qualche maniera più produttivo.

In cuor mio non credo di essere poco professionale quando ammetto di essere ignorante e passo il tempo a leggere, studiare e documentarmi su nuove tecnologie e cerco di mettere sempre in chiaro col cliente/committente cosa sono capace di fare e quanto tempo ritengo mi ci voglia.

In cuor mio non credo di mancare di rispetto al prossimo (nel senso sbagliato di prossimo, cioè al cliente) quando faccio una nota di credito se non riesco a portare a termine un lavoro anche se non sarei tenuto a norma di legge, ma solo perché lo ritengo più corretto e rispettoso.

In cuor mio non penso di sorvolare sulle regole quando si tratta di fare una qualcosa a regola d’arte, quando si tratta di partecipare ad una gara o quando lo ritengo in generale sensato ed importante.

In cuor mio infondo per questo swish non ho bisogno di tecniche della pnl, ma piuttosto di ascoltare il cuore e sentire cosa prova veramente nei confronti dei miei simili (culturalmente parlando), e provare a mettersi nei panni degli altri e scoprire di essere veramente simili.

E continuare il viaggio, in un altro Paese, in un altra Italia.

Il triathlon è anche o soprattutto. per me

Il triathlon è molte cose. Sono 3 sport da fare in sequenza e questo già dice qualcosa, ma non è quello il punto. Il triathlon è molte cose perché, come qualsiasi altra disciplina, coinvolge differenti aspetti.

Certo c’è un aspetto fisico, ma con l’andare ti accorgi che il fisico era già lì da un pezzo, e l’unico limite è nella tua mente, nel non sapergli chiedere abbastanza e nel modo giusto. Sono ancora convinto di poter ottere risultati al di là delle aspettative solo grazie alla conoscenza di me.

Ma soprattutto per me è il triathlon è gara. È trovarsi in mezzo a un branco di gente sicura di quello che sta facendo, tu che non ci stai capendo niente e che infondo percepisci che più o meno è così anche per chi pensi sia così sicuro. E allora sei solo, perché tanto vale esserlo: parlare, condividere, farsi forza non è poi così importante, hai davanti il mare e non è per nulla calmo, hai davanti una distanza e non conosci il percorso, hai davanti dei problemi e degli inconvenienti, e non sai esattamente quali saranno, sai che ci saranno. E hai davanti a te tutto quello che ti sei lasciato indietro senza definire troppo, tutte le tue imprese a metà, tutti i tuoi farò, tutti i tuoi avrei fatto, e tutti i tuoi avrei dovuto fare.

Insomma, un bel po’ di confusione in testa, ma ti piace, e ti piace molto averne di confusione proprio in quel mometo, nel momento sbagliato. Momento sbagliato perché dovresti pensare alla gara, ma ti fa piacere proprio perché infondo la gara è solo un mezzo. Devi finirla. Non si scappa. Ma non è poi così importante. Devi finirla a tutti i costi. Ma non è poi così importante. La tua testa è affollata da tutto. E tutto nella tua testa devi tenere e ricordare, devi portarlo dietro. E devi finirla. La gara devi finirla. Non hai neanche idea di cosa sia tagliare il traguardo, e neanche ti frega un granché. O forse non hai tempo ora per pensarci, ci sono cose più importanti del traguardo e della gara. Perché cazzo la gara devi finirla.

È stato un piacere tagliare il traguardo, ma ti ha lasciato in bocca quel gusto un po’ amaro di cose perdute. Hai corso tra le nuvole dei pensieri che affollavano la tua mente, ed ora all’improvviso è sereno. Di chi ti fa i complimenti te ne fotti. Ti dice “bravo, sei forte” e a te non frega un cazzo, “forte che??”. Non hai neanche capito di aver fatto qualcosa che secondo loro sarebbe difficile e stancante. E non hanno capito niente. Guardano e non vedono. E tu non sai di cosa stiano parlando, non hai visto lo stesso film, tu stavi correndo secondo gli altri, ma dal tuo punto di vista tu sei fermo. Tu sei fermo e al centro del mondo per tutto il tempo in cui corri, ma loro ti vedono correre e pensano che questo sia stancante. Lo è, cazzo se lo è stancante. Ma lo è anche perché dal tuo punto di vista sei fermo. È il tutto che scorre attorno e così devi farlo andare abbastanza veloce.

Ma non stai scappando da nulla. Anzi sei bello concentrato su di te, e sei la presenza più ingombrante con cui potrai mai avere a che fare. Sei con te per tutto il tempo della gara e fai un baccano che ti assordisce quasi. Ma adori ascoltarti con quella forza, insicurezza e sincerità disarmante. Ascolti i capricci, le battute, e le cazzate. Riesce a raggiararti il tuo io, lo vedi chiaramente, usa tutte le tattiche, giri di concetti, di parole.

Ma la gara è il tuo percorso, la tua guida, il dolore che devi sopportare, per continuare nel sentiero che devi seguire che è la tua gara. Composto nel nuotare. Calmo cazzo. CALMO. CAZZO. Devi essere rapido, leggero, elegante non eccessivo, spingere con armonia, non intralciare gli altri, e andare. Calmo, andare velocemente calmo.

Inevitabili le cazzate. Non spariranno mai. Forse continuerai a raccontarti cazzate e riconoscerle solo nel momento giusto. Devi far pace anche con questo. Le tue cazzate. Ci saranno sempre e sempre si rinnovano.

La tua gara il tuo sentiero. Ecco. In fondo per me è Triathlon è sapere che c’è un sentiero, basta iscriversi e mettersi a correre.

Non importa se il sentiero ti porta davanti un traguardo dove qualcuno ti fa dei complimenti per dei motivi che tu non capisci, quel che conta è che quel che scorre dentro ora ha più senso.

La gara non serve ad un cazzo.

Ho reso l’idea?