22 Marzo 2015. 21a maratona di Roma

Solo una cosa dell’esperienza vorrei, ma non posso condividere.
KM 36, le energie sono finite, e comunque non serve mangiare,
arriverebbero troppo tardi. Posso finire la gara così, lasciando
andare le gambe, alla meglio, sui 5’20”, poi 5’30”, e così via
a decrescere, credo, fino ai 42km, e forse provare a fare uno
sprint per l’ultimo km cercando di far salire la media.
Sì entra a Piazza Navona. Non capisco subito, ma il mio cuore
mi precede, si gonfia in petto e non servono più energie.
La piazza è piena di gente, che è lì per quell’evento, si percepisce
l’emozione e la gioia. Il cuore lo sente, quando capisco il perché
il viso si colora di rosso, le lagrime riempiono gli occhi, sento quasi
che non riesco a respirare tanto il cuore gonfio da l’impressione di
bloccare il diaframma. Sono pieno. Pieno degli incitamenti della folla,
pieno della bellezza dell’obelisco, della fontana, non conosco Roma,
forse dovrei. Roma è immenza e grandiosa, ma forse non è solo quello.
Sorrido, capisco che è l’unico modo per ricambiare gli incitamenti
del pubblico, non posso far altro. Ricordo le parole di Alessandro,
“se quando hai finito la maratona non sei distrutto, vuol dire che
non hai fatto la maratona”, mi ricordo gli ultimi 10km della domenica
prima, 10km in 41′, al massimo della mia andatura.
Percorro la piazza e capisco che devo andare al massimo, il massimo
che posso. Ho il cardiofrequenzimetro, me ne fotto se “un vero runner
non ne ha bisogno”, so che posso reggere sui 170 per 8km, so che devo
stare concentrato sulla postura, che devo stare concentrato, che devo
arrivare distrutto, che devo dare tutto, e riuscire comunque a finirla.

È il filo del rasoio. Non mi frega se quelli forti hanno finito da più di un
ora. Questo è il mio filo del rasoio, e lì sopra devo correre.

Equilibrio e concentrazione. Respirazione giusta. Devo rilassare i piedi,
le dita dei piedi.
Non è possibile. Deve essere saltata qualche unghia, oppure c’è qualche
vescicola. Fastidioso, ma devo ignorarlo. Devo ignorare la parte finale del
piede, il dolore della parte finale, ma devo spingere comunque senza
scocciare le ossa. Sono cazzate, vado talmente piano che non potrei rompere
nulla.

Via del Corso non è così ampia. Continuo a sorridere alla gente che batte
le mani ed incita. Per quel che posso. Vedo gente che corre lenta. Eppure
la sto sorpassando soltanto ora, sono corridori migliori di me. Sfortuna.
Ma questo è il mio rasoio.
Bellissima ragazza minuta in top e pantaloncini attillati rosa. Complimenti.
Le sto dietro, ma certo cerco di non rubare lo spettacolo a chi segue.
Vedo il cartello dei 39. Il mio gps non è daccordo. Dovrei fare qualche conto
per sapere quando dovrei tirare, e quanto, e come. È complesso. È solo
una sottrazione, ma non voglio fare conti sul momento, e quanto manca
al traquardo, e quando cederò, e così via. Manca poco, ci credo, e devo dare
quello che resta.
Si gira su di una rotonda. Piazza del Popolo. Fico. Via del Babuino.
2 km o forse di più. Una ripetuta da 2km la so fare? l’ho fatta?
sì fatta. Forse sono 3km. Da 3 l’ho fatta? sì fatta. Ce la faccio?
Devo, voglio farcela.
Ora c’è un tunnel (“tranquilli, quando siamo fuori dal tunnel è fatta”,
non confortante: non è vero) ci sono i rifornimenti nel tunnel. Solo
acqua, grazie, e poi, riprendo il mio cazzo di ritmo. Mi allontano,
e equilibrio, e ritmo. Ok, tiraaaa. Sembra non reggere, ma DEVE
reggere. È solo testa. Le gambe non ce la fanno solo perché credo
che non ce la facciano. Più su e senza esitare. Baricentro più alto,
gambe più leggere. Concentrazione. Si esce dal tunnel. Poi discesa.
Oh, dai, ma allora siete grandi! Sì, ok, sanpietrini, un po’ sconnessi,
pozzanghere, ma basta il cervello, le gambe non si devono lamentare.
Come tutte le cose belle, la discesa dura poco, e non reggo un buon
ritmo. Sono sicuramente sopra i 5′ al km. Ma passo tra un paio di curve
transennate piene di gente che incita e il ritmo ci sta. E arriva
anche il traguardo. No, non è il primo pallone, devo ancora correre.
Correrò fino a che non mi sparano (o muoio).
Ora vedo il display, c’è scritto 3:37:12, e 13 … ed è quello della gara.
Sì, vuol dire che quello meno qualche minuto sarà il mio tempo effettivo.

Non sono contento. Sono distrutto.
Non sono contento. Sono riempito e poi svuotato.
Non sono contento. Sono appagato.

Ho fermato il mio orologio. Ora respiro e provo a camminare.
Ho fame. Non fame, ho bisogno di energie. Ho bisogno di zucchero.
Camminare non è semplice. Penso così sia ok:

ho fatto la maratona di Roma.

 

 

13675 – CRUCIANI DANIELE ACSI

 

Distanza Pos. Pos. M/F Pos. Cat. Tempo RealTime Parziale min/Km
Via Ostiense (5K) 5000 4396 3908 4396 00:30:08 00:27:18 6.01
Via Rolli (10K) 10000 4045 3668 4045 00:55:48 00:52:58 00:25:39 5.34
Via della Giuliana (21.097K) 21097 3341 3112 3341 01:51:42 01:48:51 00:55:53 5.17
Piazza Lauro De Bosis (25K) 25000 3224 3013 3224 02:11:24 02:08:34 00:19:42 5.15
Viale della XVII Olimpiade (30K) 30000 3107 2908 3107 02:37:08 02:34:17 00:25:43 5.14
Lungotevere Arnaldo da Brescia (35K) 35000 2741 2580 2741 03:02:04 02:59:13 00:24:55 5.12
Piazza del Popolo (39.2K) 39200 03:23:18 03:20:27 00:21:14 5.11
Piazza di Spagna (40K) 40000 2608 2460 2608 03:26:59 03:24:08 00:03:41 5.10
Via dei Fori Imperiali (FINISH) 42195 2523 2383 2523 03:38:20 03:35:29 00:11:20 5.10

 

 

Analfabetismo funzionale. Ovvero Governo ladro

Governo ladro … e Renzi né è la dimostrazione.

Maratona di Roma

Riprendo questa statistica che dice che solo il 20% degli italiani siano capaci di comprendere un testo.

Nella blogsfera (se ancora la chiamano così) c’è un articolo di Rudy Bandiera piuttosto catastrofista “Siamo un popolo di analfabeti funzionali e, spesso, di idioti

Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.

Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.

Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.

Stamattina vado a Macerata. Devo fare l’analisi del sangue perché sembra abbiano
trovato una persistente situazione di inversione della formala leucocitaria.
Vuol dire, mi ha spiegato lunedì scorso la dottoressa, che alcuni componenti del sistema
immunitario sono leggermente fuori scala e invertiti, e vuol dire inoltre
che la situazione si è ripetuta (persistente) più volte negli ultimi 2 anni nei quali
ho donato il sangue.

“Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10″ mi disse la dottoressa lunedì. Sto
fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?

Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.

Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.

Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.

Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.

La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.

Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.

E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.

Perché non salire su quel treno invece che farsi abbaiare dal miraggio pubblicitario
di una strada deserta, un deserto della ragione nella quale coltivare un sogno di
libertà che riesce a far ignorare il logorio delle catene che feriscono le caviglie
nell’attesa di arrivare al lavoro dove potersi lamentare per qualsiasi cosa, chessò,
del Governo, di Renzi, della squadra che non va, o il presidente farabutto? Perché no?

Errore. Non è quello il punto.

Potrei sembrare un po’ puntiglioso, forse a volte scostante nel notare gli errori, o come dicono alcuni, un po’ rompicoglioni.

Si potrebbe pensare che non ammetto errori. Ma non è quello. Assolutamente.

Chi non ammette errori si fermerebbe dopo aver scritto le prime 5 righe di codice, non appena vede che non fanno esattamente quello che si aspetta ed è costretto a rileggerle, e correggerle.

Rileggere e correggere. Questo può essere frustrante. Richiede di ammettere un fallimento, di ammettere di non sapersi esprimere, neanche in un linguaggio formale.

Ma forse la frustrazione si supera per la curiosità di capire qual è il modo giusto.

È più avanti che subentra qualcos’altro, scoprire perché. Il perché si sbaglia, e il perché si ha successo. Qual è la chiave del ragionamento giusto, quale la chiave per il ragionamento fallace. Il ragionamento. Il ragionamento e la materia. La materia, l’ordine. Intendo la matematica, la meccanica. Il meccanismo.

È vero forse, siamo esseri perfetti, ma non combaciamo esattamente con la meccanica della materia, non esattamente con la matematica meccanicistica e col calcolo automatico, non perfetti in quella accezione. Diversamente perfetti.

E l’errore è la cosa più affascinate. È ugualmente affascinante un ragionamento esatto, pulito e preciso, perché si avvicina alla materia e la rende più umana. Ma l’errore è sempre piccolissimo, e nonostante ciò è amplissimo nella sua origine. Un semplice errore che sembra di distrazione ha dietro spesso un mondo di argomenti che hanno portato a quell’errore, ed andare a toccare quell’errore rimette in discussione quell’intermo mondo, o meglio concezione del mondo che l’ha in qualche maniera generato.

Dicevo appunto che per me il punto è tutt’altro, non è vero che non ammetto errori, io sono un feticista dell’errore, capisco che possa essere fastidioso sentirsi criticare, ma la mia è solo curiosità, non un giudizio.

Inoltre, se a volte cerco di correggere alcuni miei difetti, non è perché non mi accetto per come sono, ma per la semplice curiosità del sapere come sarei.

Come potrei?

Come potrei non sentirmi tradito?

M’hanno fatto credere io fossi pazzo. Mi hanno fatto fare cose stupide. Mi hanno dato dello stupido. Del frocio. Del coglione. Hanno sostenuto continuamente io non avessi amici, e mai hanno riconosciuto di sbagliarsi. Ho dato 14 anni della mia vita per cercare di convincerli che non fosse così, che non sono così, che sono altro. Che vivo e anche il resto del mondo può accettarmi per quel che sono. Anche se essi si rifiutano di darmi credito. Anche se essi rifiutano di apprezzarmi per quel che valgo, non per i loro stupidi pregiudizi e valutazioni affrettati.

Avrei voluto parlare. Mi sono incazzato. Niente. Avrei voluto che cambiassero? No, non l’avrei voluto. Avrei voluto ascoltassero. Mai l’hanno fatto, e mai lo faranno.

Tutto, solo per sentirmi amato.

Come potrei non sentirmi tradito dall’amore?

Ho rinunciato alle mie passioni, ho pensato ci fossero cose più importanti, che fossero loro le cose più importanti, che fosse il loro amore.

Non ne voglio più.

E non mi sento affatto tradito dall’amore. Piuttosto mi sento tradito da me stesso. Ho dato 14 anni della mia vita per una stupida paura.

Succede, inseguendo una brillante chimera, di essere abbagliati dalla sua lucentezza, e di calpestare, senza accorgersene, qualsiasi cosa si incontri nel camino che porta verso di essa. Ed ignorare il dolore di chi si fa soffrire. Ed odi chiunque voglia fermarti. Ma esso ti mostra ciò che stavi facendo agli altri, ed a te, e il mostro che stai diventando, e finisci per ringraziarlo per i suoi stupidi consigli.

Ma a volte è invece la paura che questo succeda che finisce per frenare e fermare il tuo cammino, preoccupandoti di chi sta facendo altrettanto a causa di quella stupida paura, non molto diversa dalla tua.

Credere di essere pazzo ed esserlo veramente è differente, la stessa differenza che passa tra l’inferno e il paradiso.

Sì, mi sento tradito, da me stesso.

Non avrei mai dovuto concedere ad altri tutto questo.

È necessario stare soli quando non si è padroni di se stessi. E questo vorrei dirvelo candidamente: non capite un cazzo.

Shortest Path to Success. Psicologia e programmazione

Questo blog ha contenuti che si alternano tra la psicopatologia e il faceto, così mi sento in diritto di parlare di psicologia del programmatore.

La programmazione è una attività dell’intelletto, ma consegnare un lavoro e decidere le priorità riguarda molto la parte emotiva. Del resto Agile, Extreme Programming, Kanban, etc, parlano più di metodo, di interazione, di rapporti sociali, piuttosto che di metodologie (i vari manifests dicono: non si esclude l’importanza degli strumenti, ma la persona viene prima …).

Shortest Path to Success. La strada più breve per il successo. È un concetto fondamentale, però si rischia sempre di lasciare questo tipo di approccio per paura di fare qualcosa di sbagliato. Il mantra era “chi prende le scorciatoglie si troverà sempre nei guai“. Non so se c’entra qualcosa di religioso, o meno, so che è una idiozia. Invece la cosa più semplice che funziona e che ha successo è la migliore scelta che si possa fare.

Succede di studiare una gran quantità di concetti, di algoritmi, di modelli e di pattern per la soluzione di diversi problemi, ed è possibile essere attratti dal decidere prima il pattern senza chiedersi se nel caso specifico sia strettamente necessario. Oppure succede di vedere librerie realizzate con un certo schema e, non potendole usare nel caso specifico, aver voglia di realizzarle con concetti simili.

E invece no. La scorciatoia è la strada giusta.

Faccio questo ragionamento prendendo spunto dai trader (quelli che giocano in borsa) e si dilungano sulla psicologia quando il loro lavoro consiste nel cercare di speculare il più possibile. Sembra strano, ma nell’attività di trader la psicologia gioca un ruolo importante. Perché no nella programmazione?

Libertà di cancellare commenti (e di cancellare stati su facebook)

E di cancellare profili da parte di facebook.

Libertà è anche libertà di cancellare i propri e altrui commenti quando questo è previsto dalla piattaforma. È giusto. E comunque la comunicazione è effimera per natura e a me piace vederla così, lascia ciò che ha lasciato ma dovrebbe sparire, dopo aver avuto il proprio effetto, muovere la coscienza e portarla a nuova consapevolezza. Del resto hai un blog dove esprimere le tue opinioni, tue, e nessuno le cancella. Sono spazi condivisi, di cui ognuno fa quel che vuole: se io posto un aggiornamento di stato in facebook di quell’aggiornamento ne sono proprietario, e del relativo spazio riservato ai commenti posso farne quello che voglio, vale a dire quello che la piattaforma mi permette di fare (giacché effettivamente non ne sono proprietario).
 
Voglio dire, hai libertà di stampa ed espressione, ma esprimiti nel tuo spazio, se è realmente qualcosa che vuoi esprimere tu e non una reazione ad un post o ad un commento altrui.
 
Facebook non è roba tua, è solo un mezzo momentaneamente gratuito, un canale dove far passare flussi e scambi. Io preferisco vederlo così.
(ora cancella questo commento :))
(copiato nel blog, per i motivi qui esposti)

Vive la liberté, vive la France!

MarciaInParis

Oggi una grande manifestazione per la libertà nel Paese che ha dato i natali al concetto moderno di democrazia e a quello della divisione dei poteri.

È commovente vedere marciare tutti i capi di stato europei e d’Israele e quello palestinese, e c’è anche un negro (anzi 2, o 3, e tutti ricchi e ben pagati … da chi?!? che domande, non ne ho idea, dagli stessi che pagano i capi di stato europei credo, il popolo, ovviamente)

Ricorda qualcosa. Come non ripensare a Gandhy e la sua la marcia del sale per infrangere il monopolio sul commercio imposto dal governo Inglese all’India.

Come non rivedere oggi nella Francia che marcia compatta a dimostrare che non si possono toccare i valori di libertà e indipendenza, ugualianza e fratellanza di tutti i francesi, ma esageriamo, di tutti gli europei, ma esageriamo, anche degli ebrei e ebrei israeliani e anche musulmani palestinesi, ma anche alcuni del Mali e del Niger e del Benin, ma … ecco fermiamoci qua. Gli altri sono solo cani rabbiosi, e stan bene dove sono.

È triste vedere una nazione inerme come la Francia attaccata così a tradimento, una nazione indifesa e sempre pacifica.

Francia, che finanzia gruppi terroristici in algeria http://it.peacereporter.net/articolo/31943/Algeria%2C+militanti+salafiti+arrestati+denunciano+finanziamenti+da+Francia%2C+Libia+e+Marocco

Francia, che partecipa a task force per “stabilizzare” la regione del nord del Mali http://www.bloglobal.net/2014/05/conflitti-africa-un-punto-su-mali-sud-sudan-e-nigeria-4.html

Francia che partecipa alla guerra in Iraq, in Afganistan, che nel 2012 finanziava (insieme alla maggior parte dei paesi occidentali) lo stato islamico che ora taglia le teste (ma quale perizia nello scegliere i propri alleati!) http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

Francia che ha destabilizzato tutta la comunità araba rovesciando il regime di Gheddafi in Libia per “legittimi” interessi sul petrolio libico.

Avevo le lacrime nel vedere marciare tanti capi di stato, e sentire in nostro presidente del consiglio:

Je suis la liberté, je suis Charlie Hebdo, je suis juif, et: Oui, Je suis Catherine Deneuve

Così siamo in guerra, altro che chiacchiere, e questo è stato deciso dalla nostra pacifica europa solo negli ultimi 50? 100? 200? 500 anni?

La guerra non è mai finita, cos’è cambiato allora? Consapevolezza? Di cosa? Di ciò di cui ci nutrono i giornali?

Siamo in guerra, “c’è una guerra di civiltà, lo volete capire???” così urlava Giuliano Ferrara, per poi passare agli insulti. Ma ha ragione, siamo in guerra da un tempo immemore, quantomeno per me, e non c’è neanche ragione di stupirsi degli attentati.

C’è sicuramente da ringraziare i giullari come chi lavora in Charlie Hebdo e tutta la satira, perché riescono a dare un po’ di consapevolezza, di verità, usando mezzi sporchi, fastidiosi, cattivi, ma non violenti. Invece sono finiti vittime della violenza. Un colpo basso. Come l’uso del fosforo bianco per sopprimere 1400 palestinesi nel 2009.

Per quale motivo si sopprime una popolazione inerme? per dimostrare la propria forza, per alzare la posta in gioco e poter chiedere di più nei trattati di pace. I trattati di pace non ci saranno mai, o comunque saranno delle farse.

Siamo in guerra? lo siamo stati sempre, a nessuno piace di sapersi dentro 1984, così i giornali continuano a dire che tutto va bene, se non fosse per la crisi (di argomenti??).

Non ci sono periodi senza guerra, e in guerra e in amore non ci sono regole.

Io la prendo così, tranquillamente. Infondo se non mi sparano addosso non dovrei morire. Se dovessero farlo la mia consapevolezza o la mia ignoranza non cambierebbe nulla. E non cambierebbe nulla neanche la mia paura.

Non avete ragione. Nessuno. La guerra è un sentimento e i sentimenti non hanno ragioni.

Ma non disturbatemi, la mia guerra e dentro me e vi prego di non mettermi pace pria ch’io lo faccia da me medesimo istesso di persona.

Ancore

Istituzione di un sistema assiomatico.

“io sono il signore Dio tuo” chi? cosa? non ha senso, non è un dio a parlare, ma qualcuno che ripete un mantra leggendolo dal suo libro sacro

“non avrai altro Dio al di fuori di me” – Cosa? dovrei avere un dio? Un dio si possiede o si è posseduti da esso?

“non nominare il nome di Dio invano” – Ha un nome? è un passo importante, finora ti stai chiedendo che accidenti di discorso stanno facendo, ma poi stimolano la tua curiosità: “diamo per assunto che esista qualcosa o qualcuno riconosciuto come Dio, esso non va nominato invano”. Le regole le stai imparando, vorresti capirle anche se assurde, ma ora l’assurdità passa in secondo piano giacché c’è la curiosità di scoprire quale sarebbe il nome da non nominare. Spoiler: il nome è Dio.

“Ricordati di santificare le feste.” – perché? vuol dire che devi andare a messa ad ascoltare il prete che ripete cose insulse e poco convincenti … ancore

“Onora il padre e la madre.” – ho sentito le parole di una ragazza cinese che lodava questo principio rispetto al loro dettame “obbedisci al padre e alla madre”, “onorare è qualcosa di diverso, qualcosa che no prevede l’obbedienza, ma il rispetto per i genitori e per la società: rendere onorevoli nei confronti della società”, diceva la ragazza durante una conferenza TED. Ma la domanda è: Perché? per quale motivo un uomo libero e maturo (maggiorenne) dovrebbe occuparsi di rendere onorevoli i propri genitori? perché il dovere? forse vorrebbe accudirli se non sono in grado di farlo da soli

“Non uccidere.” – Su qualcosa bisogna convenire, anche razionalmente, altrimenti il sistema è semplicemente pretestuoso. Non uccidere, francamente non l’avrei neanche pensato, ma giacché ci siamo devo darti ragione, è una buona idea, un qualcosa da non fare

“Non commettere atti impuri.” – Non vuol dire nulla, quantomeno non per un ragazzo di 10 anni, quando queste parole posso essere di qualche effetto.

“Non rubare.” – Ok, si capisce, ancora un altro punto ragionevole

“Non dire falsa testimonianza.” – la società si basa sulla fiducia reciproca, è ragionevole.

“Non desiderare la donna d’altri.” – che te rode? cioè avessi detto non desiderare la donna mia, capirei … ah, ok, tu sei quello che fa dire a dio quello che da fastidio a te. Ok, in fondo sono daccordo, ma non tutti lo sono, è una questione di gusto, c’è chi è fiero di avere una donna invidiabile, desiderata, etc.

“Non desiderare la roba d’altri.” – questa è una cosa molto ebraica in effetti. Il commercio è basato sul desiderio, se riesci a non desiderare puoi tirar via qualcosa ad un prezzo molto basso, per poi rifarti con chi desidera quello che hai. Più o meno si traduce con “tira sul prezzo”. Ok, ragionevole.

Ancore.

Fatto il primo passo di essere riconosciuti come autorità (il sistema assiomatico convincente: regole di convivenza ragionevoli), si passa alla “lettura delle scritture” (lettura di cosa altro? delle pitture?).

  1. Le scritture vengono lette dal ministro della Chiesa (autorità)
  2. questa operazione viene ripetuta settimanalmente, e periodicamente ogni tot anni (credo siano 3), dopo i quali si ricomincia. (ancoraggio)
  3. alla lettura segue una spiegazione dove si rafforzano i principi portanti, appunto le ancore, contenute nel testo appena letto, che di per se è spesso insulto e si presta a numerose intepretazioni.
  4. La spiegazione (predica) fa riferimento a fatti reali presi dalle esperienze della gente (che volontariamente le racconta al ministro in segretezza). Da questo si stabilisce che i concetti espressi sono veri, perché risolvono le situazione difficoltose nelle quali ci si trova. Effetti: rafforzamento dell’autorità del ministro, rafforzamento dell’ancoraggio per frasi chiave.

Le frasi chiave possono essere “come la parabola del figliol prodigo”, “guai a voi scribi e farisei …”, etc.

L’altro Dio.

Un aspetto interessante è il concetto dell’inferno. Oltre al Dio principale esiste un Dio secondario, complementare, ma meno potente. A questo secondo dio si associano tutte le nefandezze possibili dell’umanità, nel senso di tutti gli aspetti fastidiosi del comportamento umano. Ad esempio “non uccidere”, chi non rispetta questo comandamento, evidentemente rispetta i comandamenti del dio secondario.

Il dio secondario ti farà bruciare tra le fiamme dell’inferno: stabilire una paura “credibile”.

Credibile perché è sostenuta da una autorità. Credibile perché non può essere contraddetta (non importa il fatto che non può essere neanche sostenuta).

Il guinzaglio.

Se devi dalla “linea ideologica” proposta dall’autorità, verranno usate le ancore per riportarti sulla retta via, cioè sulla “linea ideologica” decisa. Non è una linea ideologica, sono semplicemente interessi di potere, ma questo poco importa da un momento in cui riconosci l’autorità.

Come riconoscere il guinzaglio.

Qualsiasi riferimento alle scritture religiose, qualsiasi concetto dato per assunto è un guinzaglio, si sta facendo forza su di un ancora ben salda in se stesso.

È importante riconoscere le ancore e lavorare sullo scioglierle, essere libero di pensare ed agire.

Qual è la meta?

La meta è la libertà e l’autenticità. Libertà dalle proprie paure, e autencità dei propri sentimenti, non legati a regole, ma sentimenti che nascono da gratuità e spontaneità.

La metà è riconoscere le nefandezze del proprio essere senza imputarle ad una colpa innata, ad un intervento sovrannaturale, o all’omissione del rispetto di una regola. Riconoscere ciò che è spiacevole per il semplice suo essere spiacevole.

Non obbligo di sentimenti. Libertà, consapevolezza e responsabilità.

Nessun padrone. Odio l’espressione “padrone di te stesso”, finisci per ascoltare una voce autoritaria dentro te stesso che altro non è che la copia di ciò che ti è stato detto per anni.

Punti di riferimento sbagliati

Idiozie.

Il fatto è che quando decidi di camminare sulle tue gambe non puoi più chiedere di stare in braccio.

Il fatto è che quando ti sei staccato dal seno, devi trovarti da mangiare.

Il fatto è che quando prendi una strada potrai anche incrociare qualcuno lungo il percorso, ma è la tua strada e nessuno ha mai fatto i tuoi passi, ne li seguirà, nè li sta facendo.

Non ci sono punti di riferimento.

E non ci sono colpevoli.

Non ci sono strade sbagliate.

Non esistono fallimenti.

Fa ciò che ami, ama ciò che fai.

Non ascoltare cazzate. Non ascoltare cazzate.

“Bisogna …”, “tu devi …”. Dimentica. Spegni la stupida voce nel cervello, abbassale il volume, ignorala, forse tacerà.

Ama ciò che fai. Vivi quel che fai.

La mia intrattabilità

se non ti amano mandali a quel paese.

Intrattabilita_Serenella FucksiaEd è esattamente quello che penso, i politici fanno tutti così, io lo trovo squallido.

Trovo squallida la politica se discutere è insultarsi velatamente, tirando in ballo “discorsi generici”.

Discorsi generici che insultano chiunque abbia una idea differente dalla tua.

Ho partecipato alla discussione e seguito Serenella Fucksia, perché, anche se effettivamente senza poter fare molto di differente, è il candidato che ho votato al senato.

Tornerò a non votare. Il motivo è semplice. Un parlamento composto di persone pronte ad insultare le persone pur di sostenere una idea è un istituzione che fa male al Paese, e in quanto tale andrebbe soppressa.

Ma soprattutto a me piace essere intrattabile sotto questo punto di vista. Se tu dici che io non ho cuore etica e cervello, che sono insensibile, che sarei una fredda creatura calcolatrice, puoi continuare tranquillamente a farlo. Io sono questo per te.

Vaffanculo. Oh, ma il mio ovviamente è un discorso generico rivolto a chi risponde a cazzo di cane, eh. Non ho fatto nomi e cognomi, perché se li conoscessi farei di tutto per dimenticarli il minuto successivo. Se serve ci facci un post del blog per sfogarmi un attimo, ma niente di che.