Errore. Non è quello il punto.

Potrei sembrare un po’ puntiglioso, forse a volte scostante nel notare gli errori, o come dicono alcuni, un po’ rompicoglioni.

Si potrebbe pensare che non ammetto errori. Ma non è quello. Assolutamente.

Chi non ammette errori si fermerebbe dopo aver scritto le prime 5 righe di codice, non appena vede che non fanno esattamente quello che si aspetta ed è costretto a rileggerle, e correggerle.

Rileggere e correggere. Questo può essere frustrante. Richiede di ammettere un fallimento, di ammettere di non sapersi esprimere, neanche in un linguaggio formale.

Ma forse la frustrazione si supera per la curiosità di capire qual è il modo giusto.

È più avanti che subentra qualcos’altro, scoprire perché. Il perché si sbaglia, e il perché si ha successo. Qual è la chiave del ragionamento giusto, quale la chiave per il ragionamento fallace. Il ragionamento. Il ragionamento e la materia. La materia, l’ordine. Intendo la matematica, la meccanica. Il meccanismo.

È vero forse, siamo esseri perfetti, ma non combaciamo esattamente con la meccanica della materia, non esattamente con la matematica meccanicistica e col calcolo automatico, non perfetti in quella accezione. Diversamente perfetti.

E l’errore è la cosa più affascinate. È ugualmente affascinante un ragionamento esatto, pulito e preciso, perché si avvicina alla materia e la rende più umana. Ma l’errore è sempre piccolissimo, e nonostante ciò è amplissimo nella sua origine. Un semplice errore che sembra di distrazione ha dietro spesso un mondo di argomenti che hanno portato a quell’errore, ed andare a toccare quell’errore rimette in discussione quell’intermo mondo, o meglio concezione del mondo che l’ha in qualche maniera generato.

Dicevo appunto che per me il punto è tutt’altro, non è vero che non ammetto errori, io sono un feticista dell’errore, capisco che possa essere fastidioso sentirsi criticare, ma la mia è solo curiosità, non un giudizio.

Inoltre, se a volte cerco di correggere alcuni miei difetti, non è perché non mi accetto per come sono, ma per la semplice curiosità del sapere come sarei.

Come potrei?

Come potrei non sentirmi tradito?

M’hanno fatto credere io fossi pazzo. Mi hanno fatto fare cose stupide. Mi hanno dato dello stupido. Del frocio. Del coglione. Hanno sostenuto continuamente io non avessi amici, e mai hanno riconosciuto di sbagliarsi. Ho dato 14 anni della mia vita per cercare di convincerli che non fosse così, che non sono così, che sono altro. Che vivo e anche il resto del mondo può accettarmi per quel che sono. Anche se essi si rifiutano di darmi credito. Anche se essi rifiutano di apprezzarmi per quel che valgo, non per i loro stupidi pregiudizi e valutazioni affrettati.

Avrei voluto parlare. Mi sono incazzato. Niente. Avrei voluto che cambiassero? No, non l’avrei voluto. Avrei voluto ascoltassero. Mai l’hanno fatto, e mai lo faranno.

Tutto, solo per sentirmi amato.

Come potrei non sentirmi tradito dall’amore?

Ho rinunciato alle mie passioni, ho pensato ci fossero cose più importanti, che fossero loro le cose più importanti, che fosse il loro amore.

Non ne voglio più.

E non mi sento affatto tradito dall’amore. Piuttosto mi sento tradito da me stesso. Ho dato 14 anni della mia vita per una stupida paura.

Succede, inseguendo una brillante chimera, di essere abbagliati dalla sua lucentezza, e di calpestare, senza accorgersene, qualsiasi cosa si incontri nel camino che porta verso di essa. Ed ignorare il dolore di chi si fa soffrire. Ed odi chiunque voglia fermarti. Ma esso ti mostra ciò che stavi facendo agli altri, ed a te, e il mostro che stai diventando, e finisci per ringraziarlo per i suoi stupidi consigli.

Ma a volte è invece la paura che questo succeda che finisce per frenare e fermare il tuo cammino, preoccupandoti di chi sta facendo altrettanto a causa di quella stupida paura, non molto diversa dalla tua.

Credere di essere pazzo ed esserlo veramente è differente, la stessa differenza che passa tra l’inferno e il paradiso.

Sì, mi sento tradito, da me stesso.

Non avrei mai dovuto concedere ad altri tutto questo.

È necessario stare soli quando non si è padroni di se stessi. E questo vorrei dirvelo candidamente: non capite un cazzo.

Shortest Path to Success. Psicologia e programmazione

Questo blog ha contenuti che si alternano tra la psicopatologia e il faceto, così mi sento in diritto di parlare di psicologia del programmatore.

La programmazione è una attività dell’intelletto, ma consegnare un lavoro e decidere le priorità riguarda molto la parte emotiva. Del resto Agile, Extreme Programming, Kanban, etc, parlano più di metodo, di interazione, di rapporti sociali, piuttosto che di metodologie (i vari manifests dicono: non si esclude l’importanza degli strumenti, ma la persona viene prima …).

Shortest Path to Success. La strada più breve per il successo. È un concetto fondamentale, però si rischia sempre di lasciare questo tipo di approccio per paura di fare qualcosa di sbagliato. Il mantra era “chi prende le scorciatoglie si troverà sempre nei guai“. Non so se c’entra qualcosa di religioso, o meno, so che è una idiozia. Invece la cosa più semplice che funziona e che ha successo è la migliore scelta che si possa fare.

Succede di studiare una gran quantità di concetti, di algoritmi, di modelli e di pattern per la soluzione di diversi problemi, ed è possibile essere attratti dal decidere prima il pattern senza chiedersi se nel caso specifico sia strettamente necessario. Oppure succede di vedere librerie realizzate con un certo schema e, non potendole usare nel caso specifico, aver voglia di realizzarle con concetti simili.

E invece no. La scorciatoia è la strada giusta.

Faccio questo ragionamento prendendo spunto dai trader (quelli che giocano in borsa) e si dilungano sulla psicologia quando il loro lavoro consiste nel cercare di speculare il più possibile. Sembra strano, ma nell’attività di trader la psicologia gioca un ruolo importante. Perché no nella programmazione?

Libertà di cancellare commenti (e di cancellare stati su facebook)

E di cancellare profili da parte di facebook.

Libertà è anche libertà di cancellare i propri e altrui commenti quando questo è previsto dalla piattaforma. È giusto. E comunque la comunicazione è effimera per natura e a me piace vederla così, lascia ciò che ha lasciato ma dovrebbe sparire, dopo aver avuto il proprio effetto, muovere la coscienza e portarla a nuova consapevolezza. Del resto hai un blog dove esprimere le tue opinioni, tue, e nessuno le cancella. Sono spazi condivisi, di cui ognuno fa quel che vuole: se io posto un aggiornamento di stato in facebook di quell’aggiornamento ne sono proprietario, e del relativo spazio riservato ai commenti posso farne quello che voglio, vale a dire quello che la piattaforma mi permette di fare (giacché effettivamente non ne sono proprietario).
 
Voglio dire, hai libertà di stampa ed espressione, ma esprimiti nel tuo spazio, se è realmente qualcosa che vuoi esprimere tu e non una reazione ad un post o ad un commento altrui.
 
Facebook non è roba tua, è solo un mezzo momentaneamente gratuito, un canale dove far passare flussi e scambi. Io preferisco vederlo così.
(ora cancella questo commento :))
(copiato nel blog, per i motivi qui esposti)

Vive la liberté, vive la France!

MarciaInParis

Oggi una grande manifestazione per la libertà nel Paese che ha dato i natali al concetto moderno di democrazia e a quello della divisione dei poteri.

È commovente vedere marciare tutti i capi di stato europei e d’Israele e quello palestinese, e c’è anche un negro (anzi 2, o 3, e tutti ricchi e ben pagati … da chi?!? che domande, non ne ho idea, dagli stessi che pagano i capi di stato europei credo, il popolo, ovviamente)

Ricorda qualcosa. Come non ripensare a Gandhy e la sua la marcia del sale per infrangere il monopolio sul commercio imposto dal governo Inglese all’India.

Come non rivedere oggi nella Francia che marcia compatta a dimostrare che non si possono toccare i valori di libertà e indipendenza, ugualianza e fratellanza di tutti i francesi, ma esageriamo, di tutti gli europei, ma esageriamo, anche degli ebrei e ebrei israeliani e anche musulmani palestinesi, ma anche alcuni del Mali e del Niger e del Benin, ma … ecco fermiamoci qua. Gli altri sono solo cani rabbiosi, e stan bene dove sono.

È triste vedere una nazione inerme come la Francia attaccata così a tradimento, una nazione indifesa e sempre pacifica.

Francia, che finanzia gruppi terroristici in algeria http://it.peacereporter.net/articolo/31943/Algeria%2C+militanti+salafiti+arrestati+denunciano+finanziamenti+da+Francia%2C+Libia+e+Marocco

Francia, che partecipa a task force per “stabilizzare” la regione del nord del Mali http://www.bloglobal.net/2014/05/conflitti-africa-un-punto-su-mali-sud-sudan-e-nigeria-4.html

Francia che partecipa alla guerra in Iraq, in Afganistan, che nel 2012 finanziava (insieme alla maggior parte dei paesi occidentali) lo stato islamico che ora taglia le teste (ma quale perizia nello scegliere i propri alleati!) http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

Francia che ha destabilizzato tutta la comunità araba rovesciando il regime di Gheddafi in Libia per “legittimi” interessi sul petrolio libico.

Avevo le lacrime nel vedere marciare tanti capi di stato, e sentire in nostro presidente del consiglio:

Je suis la liberté, je suis Charlie Hebdo, je suis juif, et: Oui, Je suis Catherine Deneuve

Così siamo in guerra, altro che chiacchiere, e questo è stato deciso dalla nostra pacifica europa solo negli ultimi 50? 100? 200? 500 anni?

La guerra non è mai finita, cos’è cambiato allora? Consapevolezza? Di cosa? Di ciò di cui ci nutrono i giornali?

Siamo in guerra, “c’è una guerra di civiltà, lo volete capire???” così urlava Giuliano Ferrara, per poi passare agli insulti. Ma ha ragione, siamo in guerra da un tempo immemore, quantomeno per me, e non c’è neanche ragione di stupirsi degli attentati.

C’è sicuramente da ringraziare i giullari come chi lavora in Charlie Hebdo e tutta la satira, perché riescono a dare un po’ di consapevolezza, di verità, usando mezzi sporchi, fastidiosi, cattivi, ma non violenti. Invece sono finiti vittime della violenza. Un colpo basso. Come l’uso del fosforo bianco per sopprimere 1400 palestinesi nel 2009.

Per quale motivo si sopprime una popolazione inerme? per dimostrare la propria forza, per alzare la posta in gioco e poter chiedere di più nei trattati di pace. I trattati di pace non ci saranno mai, o comunque saranno delle farse.

Siamo in guerra? lo siamo stati sempre, a nessuno piace di sapersi dentro 1984, così i giornali continuano a dire che tutto va bene, se non fosse per la crisi (di argomenti??).

Non ci sono periodi senza guerra, e in guerra e in amore non ci sono regole.

Io la prendo così, tranquillamente. Infondo se non mi sparano addosso non dovrei morire. Se dovessero farlo la mia consapevolezza o la mia ignoranza non cambierebbe nulla. E non cambierebbe nulla neanche la mia paura.

Non avete ragione. Nessuno. La guerra è un sentimento e i sentimenti non hanno ragioni.

Ma non disturbatemi, la mia guerra e dentro me e vi prego di non mettermi pace pria ch’io lo faccia da me medesimo istesso di persona.

Ancore

Istituzione di un sistema assiomatico.

“io sono il signore Dio tuo” chi? cosa? non ha senso, non è un dio a parlare, ma qualcuno che ripete un mantra leggendolo dal suo libro sacro

“non avrai altro Dio al di fuori di me” – Cosa? dovrei avere un dio? Un dio si possiede o si è posseduti da esso?

“non nominare il nome di Dio invano” – Ha un nome? è un passo importante, finora ti stai chiedendo che accidenti di discorso stanno facendo, ma poi stimolano la tua curiosità: “diamo per assunto che esista qualcosa o qualcuno riconosciuto come Dio, esso non va nominato invano”. Le regole le stai imparando, vorresti capirle anche se assurde, ma ora l’assurdità passa in secondo piano giacché c’è la curiosità di scoprire quale sarebbe il nome da non nominare. Spoiler: il nome è Dio.

“Ricordati di santificare le feste.” – perché? vuol dire che devi andare a messa ad ascoltare il prete che ripete cose insulse e poco convincenti … ancore

“Onora il padre e la madre.” – ho sentito le parole di una ragazza cinese che lodava questo principio rispetto al loro dettame “obbedisci al padre e alla madre”, “onorare è qualcosa di diverso, qualcosa che no prevede l’obbedienza, ma il rispetto per i genitori e per la società: rendere onorevoli nei confronti della società”, diceva la ragazza durante una conferenza TED. Ma la domanda è: Perché? per quale motivo un uomo libero e maturo (maggiorenne) dovrebbe occuparsi di rendere onorevoli i propri genitori? perché il dovere? forse vorrebbe accudirli se non sono in grado di farlo da soli

“Non uccidere.” – Su qualcosa bisogna convenire, anche razionalmente, altrimenti il sistema è semplicemente pretestuoso. Non uccidere, francamente non l’avrei neanche pensato, ma giacché ci siamo devo darti ragione, è una buona idea, un qualcosa da non fare

“Non commettere atti impuri.” – Non vuol dire nulla, quantomeno non per un ragazzo di 10 anni, quando queste parole posso essere di qualche effetto.

“Non rubare.” – Ok, si capisce, ancora un altro punto ragionevole

“Non dire falsa testimonianza.” – la società si basa sulla fiducia reciproca, è ragionevole.

“Non desiderare la donna d’altri.” – che te rode? cioè avessi detto non desiderare la donna mia, capirei … ah, ok, tu sei quello che fa dire a dio quello che da fastidio a te. Ok, in fondo sono daccordo, ma non tutti lo sono, è una questione di gusto, c’è chi è fiero di avere una donna invidiabile, desiderata, etc.

“Non desiderare la roba d’altri.” – questa è una cosa molto ebraica in effetti. Il commercio è basato sul desiderio, se riesci a non desiderare puoi tirar via qualcosa ad un prezzo molto basso, per poi rifarti con chi desidera quello che hai. Più o meno si traduce con “tira sul prezzo”. Ok, ragionevole.

Ancore.

Fatto il primo passo di essere riconosciuti come autorità (il sistema assiomatico convincente: regole di convivenza ragionevoli), si passa alla “lettura delle scritture” (lettura di cosa altro? delle pitture?).

  1. Le scritture vengono lette dal ministro della Chiesa (autorità)
  2. questa operazione viene ripetuta settimanalmente, e periodicamente ogni tot anni (credo siano 3), dopo i quali si ricomincia. (ancoraggio)
  3. alla lettura segue una spiegazione dove si rafforzano i principi portanti, appunto le ancore, contenute nel testo appena letto, che di per se è spesso insulto e si presta a numerose intepretazioni.
  4. La spiegazione (predica) fa riferimento a fatti reali presi dalle esperienze della gente (che volontariamente le racconta al ministro in segretezza). Da questo si stabilisce che i concetti espressi sono veri, perché risolvono le situazione difficoltose nelle quali ci si trova. Effetti: rafforzamento dell’autorità del ministro, rafforzamento dell’ancoraggio per frasi chiave.

Le frasi chiave possono essere “come la parabola del figliol prodigo”, “guai a voi scribi e farisei …”, etc.

L’altro Dio.

Un aspetto interessante è il concetto dell’inferno. Oltre al Dio principale esiste un Dio secondario, complementare, ma meno potente. A questo secondo dio si associano tutte le nefandezze possibili dell’umanità, nel senso di tutti gli aspetti fastidiosi del comportamento umano. Ad esempio “non uccidere”, chi non rispetta questo comandamento, evidentemente rispetta i comandamenti del dio secondario.

Il dio secondario ti farà bruciare tra le fiamme dell’inferno: stabilire una paura “credibile”.

Credibile perché è sostenuta da una autorità. Credibile perché non può essere contraddetta (non importa il fatto che non può essere neanche sostenuta).

Il guinzaglio.

Se devi dalla “linea ideologica” proposta dall’autorità, verranno usate le ancore per riportarti sulla retta via, cioè sulla “linea ideologica” decisa. Non è una linea ideologica, sono semplicemente interessi di potere, ma questo poco importa da un momento in cui riconosci l’autorità.

Come riconoscere il guinzaglio.

Qualsiasi riferimento alle scritture religiose, qualsiasi concetto dato per assunto è un guinzaglio, si sta facendo forza su di un ancora ben salda in se stesso.

È importante riconoscere le ancore e lavorare sullo scioglierle, essere libero di pensare ed agire.

Qual è la meta?

La meta è la libertà e l’autenticità. Libertà dalle proprie paure, e autencità dei propri sentimenti, non legati a regole, ma sentimenti che nascono da gratuità e spontaneità.

La metà è riconoscere le nefandezze del proprio essere senza imputarle ad una colpa innata, ad un intervento sovrannaturale, o all’omissione del rispetto di una regola. Riconoscere ciò che è spiacevole per il semplice suo essere spiacevole.

Non obbligo di sentimenti. Libertà, consapevolezza e responsabilità.

Nessun padrone. Odio l’espressione “padrone di te stesso”, finisci per ascoltare una voce autoritaria dentro te stesso che altro non è che la copia di ciò che ti è stato detto per anni.

Punti di riferimento sbagliati

Idiozie.

Il fatto è che quando decidi di camminare sulle tue gambe non puoi più chiedere di stare in braccio.

Il fatto è che quando ti sei staccato dal seno, devi trovarti da mangiare.

Il fatto è che quando prendi una strada potrai anche incrociare qualcuno lungo il percorso, ma è la tua strada e nessuno ha mai fatto i tuoi passi, ne li seguirà, nè li sta facendo.

Non ci sono punti di riferimento.

E non ci sono colpevoli.

Non ci sono strade sbagliate.

Non esistono fallimenti.

Fa ciò che ami, ama ciò che fai.

Non ascoltare cazzate. Non ascoltare cazzate.

“Bisogna …”, “tu devi …”. Dimentica. Spegni la stupida voce nel cervello, abbassale il volume, ignorala, forse tacerà.

Ama ciò che fai. Vivi quel che fai.

La mia intrattabilità

se non ti amano mandali a quel paese.

Intrattabilita_Serenella FucksiaEd è esattamente quello che penso, i politici fanno tutti così, io lo trovo squallido.

Trovo squallida la politica se discutere è insultarsi velatamente, tirando in ballo “discorsi generici”.

Discorsi generici che insultano chiunque abbia una idea differente dalla tua.

Ho partecipato alla discussione e seguito Serenella Fucksia, perché, anche se effettivamente senza poter fare molto di differente, è il candidato che ho votato al senato.

Tornerò a non votare. Il motivo è semplice. Un parlamento composto di persone pronte ad insultare le persone pur di sostenere una idea è un istituzione che fa male al Paese, e in quanto tale andrebbe soppressa.

Ma soprattutto a me piace essere intrattabile sotto questo punto di vista. Se tu dici che io non ho cuore etica e cervello, che sono insensibile, che sarei una fredda creatura calcolatrice, puoi continuare tranquillamente a farlo. Io sono questo per te.

Vaffanculo. Oh, ma il mio ovviamente è un discorso generico rivolto a chi risponde a cazzo di cane, eh. Non ho fatto nomi e cognomi, perché se li conoscessi farei di tutto per dimenticarli il minuto successivo. Se serve ci facci un post del blog per sfogarmi un attimo, ma niente di che.

 

Esso ama l’Extra Terrestre

Ieri sera danno su Italia Uno E.T. Extraterrestre.ET_313845136_640

 

Mi ricordo di averlo visto quando avevo 15 anni come lezione di cinema, e una delle cose che ricordo distintamente era la meraviglia nel sentire il ragazzino ad ET (ormai morto e nel contenitore del ghiaccio): “Ti amo”.

E ricordo anche l'”insegnante” di cinema (attività extrascolastica), che s’è accorto del nostro disappunto e frasi sottovoce “ma è un mas …” qualcuno non riusciva a finire la frase.

No, perché effettivamente è una domanda: ET è maschio? ET è femmina?

L’altra domanda è: perché ET ormai morto, rivive proprio quando il ragazzo pronuncia la frase: “Io ti amo” (I love you).

Dubito che ci sia una traduzione dell’italiano “ti voglio bene”, come è stato doppiato ultimamente e trasmesso su italia uno, evidentemente una rete troppo idiota per riuscire a capire concetti come universalità (o forse troppo attenta a non disturbare gli omofobi).

Eppure a me piace molto l’idea di un Extra Terrestre, parte dell’universale, che si risveglia, rinasce alle parole del ragazzo: “Io ti amo”.

L’amore, universale, extraumano, ET, extra terrestre, amore extraterrestre, nel senso di concetto extra terrestre. Penso che tradurlo con un blando “ti voglio bene” non renda giustizia a Steven Spielberg, è una travisazione, uno stupro.

versione spagnola: http://vimeo.com/45141853 minuto 1:36:20 “jo amo ti”.

Ho messo la locandina del film, il richiamo è chiaramente a “La creazione di Adamo” di Michelangelo.

ET si rianima (o resuscita?) grazie all’amore, non al “voglio il tuo bene”, non è una sfumatura, voglio che non sia una sfumatura, che il volere il bene per qualcuno possa essere una conseguenza dell’amore, ma anche di altro, e se è per altro non causa la rianimazione di un extraterrestre.

Al di là della spiegazione:

http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=4535

sicuramente buona per uno straniero, dire “ti voglio bene” ad un dio non avrebbe senso: se si ritiene il dio onnipotente, o anche solo più potente di noi, non avrebbe nessuna importanza il desiderare il suo bene.

No, non è una sfumatura, l’amore viene dal se, non è un desiderio del bene di qualcun altro, è un sentimento che parte dal se e verso un’altra persona, o entità, o ente.

Il fatto che poi abbiamo bisogno di un dio per spiegare costrutti linguistici non dimostra che un dio nel mondo fisico esista veramente, a parte il concetto del “dio in terra”, ovvero il clero, che infondo è l’unica cosa avversata da Marx.

5 motivi per cui la CGIL va difesa oggi (persino da un capitalista)

Non sono un operaio, non sono un dipendente. Ma sto con la CGIL

Manifestazioni nelle piazze, proteste, spiegazioni in tv. Non dovrebbe fregarmene niente, ma c’è qualcosa che mi disturba riguardo alle storie attorno l’articolo 18, ed esattamente la cosa che mi disturba è che incrina il concetto stesso di contratto lavorativo e di accordo. Rompe un mio punto di riferimento.

Non sono un dipendente, ma lavoro, devo stabilire delle regole secondo le quali rapportarmi con gli altri, decidere, di comune accordo, se sto sbagliando io, o se sta sbagliando il mio committente. Non posso accettare di firmare un accordo del tipo, “tu lavori fintanto che a me mi va bene, poi te ne vai e zitto”, non lo posso firmare se quel “tu” sarei io.

Ho bisogno di una salvaguardia, sono un professionista, non un avventuriero.

1. Nessuno deve essere soldato di ventura

Ho firmato in passato contratti che si concentravano sul fatto che io non avrei fatto danni all’azienda, che io avrei rinunciato al riutilizzare il codice, che io avrei fatto questo e quello nei tempi stabiliti. In quei contratti non c’erano esplicite clausole di salvaguardia. Ed è una cazzata.

C’erano invece clausole che parlavano di “risarcimento di eventuali danni” da parte del consulente. Un idiozia del genere non va scritta in un contratto di prestazione professionale.

Un danno va risarcito a chiunque, anche se non si hanno rapporti di lavoro con esso. Non c’è alcun bisogno di scrivere che durante una prestazione d’opera vanno risarciti eventuali danni. In particolare è riferito al danno subito dal committente per la mancata esecuzione dell’opera da parte del consulente.

Mettiamolo sotto un’altra forma: se il consulente non esegue il lavoro, non solo non viene pagato, ma devi risarcire il committente per il danno che gli hai causato per non averlo eseguito.

Allora, vado a comprare una sedia, se non la trovo come mi piace a me, non solo non pago la sedia, ma mi risarcisci perché ho perso tempo a cercarla nel tuo negozio.

Non ci siamo. Non è così che si regolano dei rapporti.

Oppure un motivo di recesso senza preavviso da parte del committente è la sopraggiunta disdetta da parte del cliente della commessa.

Traduco: il committente non rischia niente, fa da passa carte, fintantoché il cliente gli chiede il lavoro allora il consulente ha il lavoro, quando il cliente decide di non proseguire, il consulente se ne va e zitto. (Cioè, ciccio, te che ci stai a fare? Ci fai la cresta, poi sticazzi?)

Seriamente sono un professionista, qui in Italia abbiamo difficoltà a rispettare le regole, ma un contratto del genere non va firmato.

E se è rimasto solo il sindacato a difendere un principio del genere, talmente basilare e banale, allora sto col sindacato, perché almeno questo principio sopravvive per gran parte degli italiani.

2. La subordinarietà ammazza l’anima

Non nego di aver avuto problemi di stabilità emotiva per altre questioni, ma mi sono trovato in situazioni di stress eccessivo dovuto ad un invasivo controllo da parte di un committente, e le due cose sommate mi hanno costretto a lasciare dei lavori. Anche questa è una cosa che va messa nel contratto: nessun rapporto di subordinarietà vuol dire poter essere momentaneamente irrangiungibile senza dover giustificare nulla.

L’instabilità emotiva può essere indotta proprio dall’eccessivo stress, non è cosa da poco pensare che da un momento all’altro potresti essere in condizioni di doverti cercare un lavoro, non è cosa da poco il vivere col fiato sul collo e la sensazione di essere controllato. Non è così che si produce.

Ma non solo. Questo ha effetto anche nei rapporti con gli altri. Non è certo una persona stabile quella che è sottoposta a stress e critiche continue, non è gente bella con cui trattare, non riesci neanche a fornirgli un servizio web a qualcuno che, tornato a casa, l’unica cosa che pensa è rilassarsi, magari con qualche bicchiere in più, e non pensare ad altro.

Io vorrei gente che, tornata a casa, soddisfatta del proprio lavoro, possa concedersi il lusso di essere entusiasta della vita tanto da andare a cercare delle informazioni e delle conoscenze, di sottoscrivere servizi interessanti, di giocare con altri, di socializzare e di crescere.

La preferisco gente così e la preferirei anche se producessi scarpe da ginnastica, o succhi di frutta, o viaggi vacanze, o piastelle per bagni, o macchine sportive, o elettrodomestici, o sedie alla moda.

Non la preferirei gente così se producessi medicinali per ipocondriaci, se producessi prodotti del lusso.

3. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare, non cancellate

Non apri una azienda in Italia perché nessuno rispetta le regole e se vuoi che esse siano rispettate devi aspettare un decennio. Se anche tu potessi licenziare un dipendente il giorno dopo, questo non ti salverà.

L’obiettivo di un imprenditore a favore dell’abolizione delle tutele è fare il passacarte, fare la cresta sul lavoro.

Una persona del genere non è un imprenditore. È una canaglia senza scrupoli e un parassita della società, al pari di molti politici. Si capisce da ciò perché accettano di partecipare alle feste dei politici.

Non si era mai visto qualcosa del genere. La DC invitava morti di fame alle proprie feste, regalava pacchi di pasta ai poveri per raccogliere voti, molti voti. Il PD di oggi invita imprenditori e regala corruzione, malaffare, cattive abitudini e distribuisce irresponsabilità a manbassa.

Non ci bastava avere una classe politica corrotta, ora dovremmo avere anche una classe imprenditoriale parassita. Io credo, caro Matteo Renzi, che questo sia il passo spedito verso il baratro.

4. Le argomentazioni a favore della cancellazione dei diritti sono inconsistenti

La ggente, la gggente è col PD. 40% alle europee e 80 euro in busta paga. Cose vere.

Non capisco come le persone siano così lobomotizzate da percepire come positivo l’abolizione del tempo indeterminato. I giovani poi, cioè siccome non hanno accesso al tempo indeterminato, siccome non hanno tutele, allora queste vanno tolte a chi ne ha.

Bene, vediamo di tracciare uno scenario in cui queste tutele vengono cancellate, facendo un paragone con la situazione odierna:

Oggi: hai un lavoro a tempo determinato e al momento del rinnovo non sai se avrai un estenzione o continuazione del rapporto.

Dopo il Job Act: hai un lavoro a tempo indeterminato e non sai, già da oggi, se il rapporto continuerà tra un mese (il preavviso spero rimanga).

5. Esistono già gli strumenti per limitare l’uso dei contratti a termini. Ma non sono usati

Potrebbe servirmi una persona. Sono un professionista, non una ditta individuale. Ma potrei aver bisogno di qualche prestazione. La chiederei ad altri professionisti, o potrei offrire del lavoro estivo a qualcuno che sta frequentando l’università. Perché dovreste cancellare queste forme di contratto a termine?

Dovreste semplicemente chiarire che non è possibile costruire una azienda basata su contratti a termine, non puoi assumere 100 persone a termine, è chiaramente un espediente, non ci vuole più informatizzazione di quanta ce n’è già per capirlo. L’agenzia delle entrate mi controlla anche quante mutande ho comprato e non sono capaci di stabilire se una azienda è scorretta nei confronti dei lavoratori?

Non diciamo idiozie. Il governo avrebbe tutti gli strumenti per arginare queste pratiche da sciacalli, la verità è che non gliene frega niente. La cifra è questa: tutti criminali, tutti colpevoli, nessun colpevole.

Bella filosofia del cazzo signor burattino presidente dei burattini consigliati dai burattini dei burattinaii burattinati.

Se non hai dei principi saldi sarai sempre balia di qualcuno che probabilmente è in balia di qualcun’altro.

Conclusioni

Avete cancellato le ideologie e siete tutti lobomotizzati.

Sto col sindacato.