Appoggio sinistro, appoggio destro

 

 

Non ho il diritto di farlo, ma è solo fino a settembre ora devo lavorare su questo:

appoggio-Sinistro Appoggio-Destro

 
















appoggio. La causa è una contrattura, questo modo di correre non è una cura.

Ci vuole più fegato. Il fegato è a sinistra. O forse a destra. Infatti.

Penso di aver interiorizzato questo gesto durante il medio di Rimini, a maggio, nella frazione di corsa. Per via della contrattura non riuscivo ad appoggiare la gamba destra senza quasi piangere. Questa “tecnica” sembra aver funzionato, nel senso che non ho avuto dolore alla coscia, le smorfie sono per l’elaborazione del contorto gesto.

Penso sia difficile rilassarsi un queste condizioni.

Il link delle foto:

http://photo-sport.it/Photos.aspx?EventID=60&PhotoID=216

(intendo acquistarle ma questo non è il mese giusto)

Una discussione con una amica ha portato a considerare la tecnica dei trigger points (ultimi 2 link):

http://www.albanesi.it/arearossa/articoli/01bandel18.htm

http://studioriabilita.wordpress.com/running/sindrome-bandelletta-ileo-tibiale/

http://www.miofasciale.it/trigger-points.php

http://www.triggerpoints.net/

Sembra che sia alla base de tapping, cioè lo scotch che ha sulla schiena Balotelli per ragioni oscure, cioè rilassare la fascia (tessuto connettivale) e favorire il funzionamento corretto del muscolo risolvendo le contratture.

Gli altri 2 link è perché in effetti ho dolore alle ginocchia e stamattina ho anche saltato l’allenamento. Forse è un segno.

 

Ciò che è superfluo è inelegante

E ovviamente sarebbe superfluo dirlo/scriverlo se la mancanza di eleganza non fosse così diffusa.

Prendo la bici, torno. Dovrei mettere dovrei fare cose come mettere a caricare l’orologio GPS, ma non intendo farlo veramente, solo toglierlo dalla bici nel frattempo. Non è indispensabile. Inelegante.

Se sei un triatleta sai che gesti superflui fanno solo perdere tempo. E sono ineleganti anche alla vista. O comunque se sei un atleta sai che il gesto deve essere i meno dispendioso possibile, essenziale, scarno, elegante. Come un vecchio vestito grigio, camicia con colletto coreano e giacca minimalista.

Commenti inutili: “e già infatti”. Inelegante. Sarebbe bastato “già” e un cenno del capo.

Parlando di programmazione il superfluo è controproducente e spesso rende il codice lento, è la principale causa della rigidità al cambiamento, fino ad essere la causa di bug che sembrano inspiegabili.

Non è questione di tirchiaggine o di parsimonia: l’inefficienza è brutta. Il gotico è un ingorgo in centro con rabbia repressa in auto e delitti inspiegabili in casa.

Infilarsi un dito su per il naso tirar fuori una caccola. Essenzialmente utile a respirare meglio. Altro che inelegante.

 

Aronaman 2014 – il racconto

Preparare una gara consiste nell’allenarsi.

Ogni gara ha il suo imprevisto, spesso il trucco è accettare questo come dato di fatto. Così è stato per me riguardo ad Aronaman.

Il posto è bellissimo, il lago Maggiore, non il più grande d’Italia, ci deve essere una qualche ragione per cui è chiamato maggiore … comunque Arona sembra una città piuttosto elegante (cioè costosa) quindi soggiorno a Dormelletto, un nome che sembra suggerire il sonno (non uso il latino perché non lo conosco ma sarebbe stato azzeccato dire nome nomen).

Comunque non ho molto tempo di meravigliarmi dei colori che il sole dona al castello nell’altra riva, al lago ed alla città di Arona: devo capire dove è la zona cambio, devo trovare un parcheggio, devo consegnare la bici e fare tutto abbastanza velocemente da poter arrivare al checkin in albergo prima delle 8 di sera. Fortunatamente la strada non è chiusa come avevano avvertito, fortunatamente un parcheggio alla meglio in divieto non da problemi (ne multe), fortunatamente la fila per il pacco gara non è disumana, fortunatamente viene fornito dalla organizzazione un sacchetto di nylon per coprire la bici (tipo bozzolo di farfalla). A ben vedere, col senno di poi, non tutti gli imprevisti sono negativi. Riesco a sistemare la bici prima delle 7 e 30, esco dal parcheggio e vado in albergo (5′ d’auto). Doccia, cena, letto.

Sveglia alle 4 (partenza gara alle 6.50, chiusura zona cambio alle 6.30). Integratori: ho studiato abbastanza bene la situazione, dovrei poter terminare la gara in 6 ore (scaccio la velleità di andare sotto questo limite, non so se sarà bagnato e non conosco la salita) essere a posto:

- boraccia da 700ml e 150kcal disciolte e barretta da 150kcal: questo copre la frazione ciclistica

- gel 100kcal: appena uscito dall’acqua per recuperare energie della frazione nuoto

- magnesio-potassio se fosse troppo caldo per evitare crampi

- gel 70kcal con amminoacidi perché li ricordo come benzina dalla granfondo dei sibillini del 2013

Comunque penso alla colazione. Non prendo latte ma tea al limone, mi fa cagare ed è perfetto. Di roba ce ne sarebbe, ma preferisco rimanere leggero: anche se sono solo le 4 non voglio tenere l’intestino impegnato e la cena di ieri è stata più che sufficiente.

Faccio le cose di fretta in zona cambio, metto le scarpe, tolgo il nylon, pretendo di uscire in orario, quando avrei dovuto approfittare per gonfiare le gomme, cosa che farò durante la T1.

Nuotare non è il mio mestiere. Mi metto in scia, ormai l’ho capita, tranquillo e cerco di tener dietro a chi va molto lento e rimane dietro, cioè dietro a tutti, ma cerco di tenere seguire un tragitto efficiente. Sono 2 giri, avrei dovuto tenerlo a mente. Al secondo giro, avendo tolto gli occhialini, per lo più è tutto appannato ed anche la tattica del seguire il tragitto diventa difficoltosa, devo tirare su la testa più spesso.

Non è tanto quello il problema, mi preoccupa di decidere se gonfiare o meno la bici, ma decido per il sì: ci sono 36km piani, ho le appendici e posso sperare di farli in un ora, ma con le ruote ben gonfie, giacché è tutto bell’asciutto.

Ah, ecco il rapporto lungo. Questo non ci voleva, la partenza è in salita, ed anche se è leggera non è l’ideale. Rischio di travolgere il pubblico (a quell’ora?!? gente strana). Poi anche infilare le scarpe è un parto, per non parlare dell’attesa del gps e dei satelliti. Ma poi è piano. E qui l’ultimo mese di allenamento mi regala una piacevole sorpresa, sono praticamente il più veloce tra quelli rimasti indietro al nuoto, anzi, riprendo anche qualche donna, ma solo nella parte piana. Così arrivo al rifornimento, ci sarebbe la barretta, ma prendo solo l’acqua e un gel che fa comodo. Mezza barretta l’ho già mangiata e l’acqua va bene per digerire l’altra metà. Non sto seguendo il programma, ma i rifornimenti sono riforniti e non avrò problemi. Succede che durante la salita riesco a rilassarmi e far andare le gambe un po’ più velocemente, non so bene cosa sia ma ho il sospetto che il mio modo di pedalare sia piuttosto inefficiente solitamente e trovando la postura giusta potrei fare anche le salite in modo discreto. La salita è tortuosa in mezzo ai boschi, poi c’è un po’ di pianura e si aprono i boschi, si sentono pascoli bovini. Poi fanno capolino giocatori di golf con la sacca in spalla. Si scorge poco come panorama, o forse sono troppo impegnato dalla strada che non conosco, e dalla gara. Bisogna tenere la distanza da chi precede, sorpassare in breve tempo, o farsi sorpassare. Non è sempre semplice, è strano come diventa difficile tenere la scia quando invece si potrebbe e si dovrebbe farlo.

La salita sembra finita e per la maggior parte tutto fila liscio, le curve sono larghe ed arrivo a posare la bici.

Sulla corsa sono scarso, l’ho tralasciata negli ultimi 2 mesi per feritine o scuse varie, così non esagero, dopo 7km mi fermo per pisciare dove non dovrei, ma gli alberi, in fondo, nascono e crescono per quello. Poi posso proseguire, ma fermandomi di nuovo, questo l’ho stabilito durante l’ultimo allenamento: non reggo, quindi meglio fermarmi e approfittare anche per prendere il gel. Il tempo è perfetto, 24°, non si può chiedere di più (taxi a parte).

Finisco in 5h39’52″. Ma questo lo scopro il giorno dopo, sicuramente so di aver finito prima delle 6 ore e questo per me è un ficata. Non so se potrò eguagliare questo in futuro, non è un gran tempo, lo so, ma non sono un granché, e so anche questo.

Quello che ho capito è che a volte è inutile starci a ragionare troppo con tattiche di allenamento, e tutto il resto. La bici ha bisogno che tu pedali, e devi starci sopra, e pedalare. Il cervello conta fino ad un certo punto, devi metterci l’anima e il cuore, non solo in senso polmonare e cardiaco.

In seguito, uno degli allenamenti che mi sono piaciuti di più è stato fare le ripetute in bici: 20″ tirando, 10″ recupero x8, 5 minuti di recupero, tutto ripetuto x5. Andrebbero fatte in pianura, ma ho trovato più interessante farle su pendenza mista, con interezioni e traffico (molto moderato, ma non assente). Il bello è la concentrazione nel dover eseguire tutto senza perdere equilibrio, arrangiandosi con cambio rapporti se è salita, gestendo anche sorpassi o pedalando e frendando contemporaneamente … pensare solo all’esercizio ed al resto non pensare affatto.

Per quanto tutto il mondo e la mia vita sia più importante di qualsiasi gara o allenamento, in realtà non è importante neanche quella, e a volte squilibrare le priorità permette di vedere le cose da lontano, distaccati da se stessi, e capire che ci si rifiuta di vedere ciò che è evidente e che ci tiene prigionieri di un personale modo di essere.

Forse mi sbaglio, ma farò altre gare e altri allenamenti. “secondo me siamo al mondo per imparare”, mi disse una volta una ragazza, e forse ha ragione, e forse va bene tutto, che sia costruire la torre Eiffel, calcolare la traiettoria di un asteroide, diventare miliardario, o fare una mediocre gara di triathlon medio, o un semplice allenamento.

Va bene tutto.

Le scarpe asics cumulus 15

La scarpa consuma la pelle

La scarpa Asics Cumulus 15 consuma la pelle

ok, prese a 109 euro, non sono certo pochi soldi, se consideri che dopo 400 o 500 chilometri massimo devi cambiarle, e se consideri che un runner corre, per definizione, e quella distanza vuol dire fargli fare 4 mesi o roba del genere, se corri poco.

Il fatto è che stamattina dopo appena 8 km, erano nuove, appena messe, con i calzini, sento un bruciore sopra l’articolazione dell’alluce. Una abrasione alla pelle. E dire che ero “fermo” da una settimana (vengo da una settimana di preparazione per la granfondo, sempre in bici, non esattamente fermo in senso stretto).

E allora cosa succede? Cazzo, se uno paga più di 100 euro un paio di scarpe di tela e gomma, ben pubblicizzate, ma che varranno sì e no 4 euro per produrle in Indonesia e trasportarle fino al negozio. Beh, uno non solo ha il diritto di incazzarsi, dovrebbe anche essere rimborsato (addirittura!).

La rabbia offusca un po’ e non riesco proprio a capire come mai solo a destra ho quel fastidio, provo a mettere la mano dentro la scarpa, in corrispondenza del piede e non trovo nulla di differente.

Poi faccio delle foto perché vorrei pubblicarle e, con l’occasione, chiedere a colleghi corridori, mi accorgo che la stoffa che regge una parte della scarpa è cucita prima dell’orlo, e sotto di essa c’è della colla che la tiene accostata alla parte superiore interna della scarpa (sopra l’articolazione dell’alluce, appunto).

Colla. Dall’altra parte (scarpa sinistra) il lembo di stoffa (nylon) è ancora ben saldo alla parte superiore della scarpa.

Ho pensato che la colla, aderendo al calzino, l’abbia fatto strusciare sul piede, causando appunto l’abrasione poco dopo gli 8km.

Ho usato il talco (messo sotto la linguetta di nylon per mettere fuori gioco la colla). Ora dovrò aspettare che la pelle si riformi  e rimargini bene la ferita. Dovrò saltare ancora il nuoto per un po’, credo.

Di nuovo sulla bici, spero mi faccia bene.

Aggiornamento Galaxy SII a Jelly Bean, o a Cyanongenmod

Sì, ho uno smartphone, cioè di quelli sui quali si possono installare applicazioni, quindi anche scriverne.

E sì, sono un programmatore, ma sull’argomento mi trovo ad essere piuttosto ignorante.

La prima cosa che feci, 1 mese dopo averlo comprato, fu quella di installare una rom rooted, che permette cioè di eseguire operazioni riservate ad un utente privilegiato anche ad applicazioni non di sistema (quanto meno questo è quello che ho capito del concetto “rooted rom”). Da lì in poi sono rimasto con Ice Cream, preoccupato da Brick Bug. Dopo un anno mi tranquillizzo e provo ad installare Cynonmod.

Seguo questa guida: http://wiki.cyanogenmod.org/w/Install_CM_for_i9100 ma tralascio un passo che ritengo non fondamentale:

1. copia del file cm-10.1.3-i9100.zip (cyanongenmod) in una scheda sd.

2. riavvio del telefono in modalità caricamento (volUp+pwr+home) con la scheda microsd insierita

3. backup dell’installazione nella scheda sd

4. install zip from sd card, e ho selezionato quel file.

5. riavvio

da notare che ho saltato il passo del factory reset indicato nella procedura.

Il risultato è stato:

6. al boot successivo: logo cyanongenmod ruotava senza mai fermarsi

 

problema riportato anche in http://wiki.cyanogenmod.org/w/CyanogenMod_Installer#Device_won.27t_boot_up.2C_but_shows_CM_boot_animation

per risolvere ho riavviato (modalità download) e

7. restore from image ed ho scelto il backup prima salvato

8. è tornato al mio vecchio sistema.

 

Morale della favola: fai il backup anche quando pensi di non aver niente da perdere. (ok, in realtà un factory reset avrei potuto farlo anche dalla installazione fallata del cyanongenmod)

ClockWorkMod è una applicazione che ho trovato installato in seguito all’installazione della rom rooted, quindi ho pensato di trovarmi un passo avanti.

Rimango col vecchio sistema rooted, il prossimo consiglio che andrò a seguire sarà quello della guida in http://www.androidpit.it/it/android/forum/thread/553027/Samsung-Galaxy-S2-root-con-Jelly-Bean

Sono un uovo

Un uovo.

Rotolo giù dal fienile. Sono un uovo.

Sbatto ma non mi rompo. Sono un uovo. Strano uovo.

Picchio, crepo ma torno sodo. Sono un uovo. Uovo sodo.

Non mi muovo, lì mi metti e qui mi trovo. Sono un uovo.

Qualcuno bussa. Voglio aprire. Io non posso. Sono un uovo.

Busso. Penso: fuori. (E busso dentro). Sono un uovo.

Sbatto contro me. O contro il guscio. Sono un uovo.

Ho paura di essere vuoto e solo. Solo guscio. Guscio duro, guscio d’uovo.

Non si rompe, sono fermo, non mi muovo. Sono un uovo.

Paura d’uscire. O di non aver molto da dire. Forse solo …

pio

Dove saremmo oggi

Italia 2014. Ma dove saremmo oggi se fossimo meno furbi? E siamo ancora abbastanza furbi?

Ci siamo lamentati, e sentiti presi in giro dopo lo scandalo Gladio, l’associazione denunciata dal presidente Francesco Cossiga, nella famosa autodenuncia, come se il sospetto non bastasse per crederlo vero. Viviamo di illusioni, non possiamo farne a meno.

E così ci illudiamo di essere giusti e buoni, ci illudiamo di “italiani brava gente” per poi stupirci se i libici e gli etiopi ci odiano, perché, pensiamo, abbiamo fatto solo del bene quando ci siamo stati (e ora non ci siamo più? già, ci piace crederlo).

Discorrevo qualche giorno fa con mio padre portando l’esempio dell’Inghilterra, di come una nazione potrebbe funzionare meglio. Se ne esce con la storia delle colonie, e infondo a me non mi va tanto di discutere quando ci si attacca a tesi così irreali.

Poi è uscito il discorso della produzione agricola. E qui non credo che si abbiano le idee chiare. Quanto meno non ci si riflette abbastanza.

Quando si parla di “quote latte”, si semplifica pensando che infondo se una nazione può produrre più latte perché ha le aziende che lo fanno, essa dovrebbe farlo.

Bene, sarebbe così. Ma sarebbe utile che ognuno posso essere retribuito per il proprio lavoro, e il quadro è complesso, o meglio semplici, un semplice compromesso tra vari fattori.

L’Italia consuma molto grano duro, e molto grano tenero. L’Italia non ne produce abbastanza, diciamo, per dare un idea, che ne produce 20 a fronte di un consumo di 100. Si importa, e quando importi devi pagarlo al prezzo di mercato. Ora se il prezzo di mercato fosse 100 la spesa per l’Italia sarebbe 10mila, mentre se il prezzo di mercato fosse 20 allora la spesa per l’Italia sarebbe 4mila, un quinto.

Ovviamente preferiamo spendere 4mila, ma come facciamo?

Semplice: contributi all’agricoltura. Se sei un agricoltore italiano, produrre il grano ti costa 100, ma noi vogliamo che tu produca il grano a 20 così il resto ce lo mette il ministero dell’agricoltura: contributo per la produzione di grano. Inoltre i grano lo compra il ministero dell’agricoltura, e lo offre nel mercato mondiale a 18. Questo fa scendere il prezzo del grano dei Paesi produttori, così da portarlo ai desiderati 20, dall’offerta dei Paesi poveri che si aggira attorno i 30, supponiamo.

Paesi produttori, Paesi poveri, Stati Uniti a parte, è così.

L’Italia consuma abbastanza latte, ma il resto d’Europa usa molto il burro perché lo ritiene, giustamente, un alimento sano (in Italia si è spacciata per salutare l’idea di consumare oli vegetali idrogenati e/o trattati industrialmente, ma questa è un’altra storia). Il nord Europa ha bisogno di latte per farne burro per i dolci e per qualsiasi altro uso alimentare. E ne ha bisogno a prezzi ragionevoli. La produzione di latte in Italia richiede la necessità di mangimi o di produzioni agricole non volte alla produzione di grano, che maggiormente manca in Italia. Non solo, è l’Italia che può far leva su di una maggior produzione da poter offrire a prezzi stracciati sul mercato per ottenere l’effetto dell’abbassamento del costo necessario per il nostro sostentamento. Sono l’Italia e la Spagna sostanzialmente i Paesi europei che possono giocare questo ruolo, e per di più sono i Paesi che più ne traggono beneficio.

L’Italia è un Paese industriale, o quanto meno cerchiamo di produrre macchine e tecnologie necessarie per aumentare la produttività.

Ma il costo dei prodotti diminuisce, così vorremmo pagare meno anche i lavoratori, in più, se andassimo nel Benin, in Togo, in Ghana, Nigeria o chessoio, potremmo pagare il personale un quinto di quanto lo si paga qui, o forse anche meno, perché la loro alternativa è quella di lavorare per chi coltiva grano per farselo pagare 30, e quindi non vuole pagare il lavoratore eccessivamente. Infondo basta spiegargli come si fa e si può spostare la produzione la.

O forse trasferirci tutti nel Benin, o in Togo, così la con quattro soldi riesco a camparci bene.

Infondo che differenza c’è tra un capitalista e uno zingaro?

Ecco, lo zingaro ha rispetto per la natura, certo non raccoglie le cartacce, ma non costruisce case, usa quello che trova, vive da parassita delle società stanziali, perché le società stanziali esistono. Non è colpevole, non dal suo punto di vista. Se vedo un fiore posso coglierlo e regalarlo alla mia principessa per vederla sorridere. Se ho fame raccolgo un frutto, se trovo il frutto incassettato e trasportato vicino casa mia, tanto meglio. Cosa mi interessa? Capisco che alla gente da fastidio, quindi prendo ciò che mi serve di nascosto.

Un capitalista ….

 

Bah, è solo un iperbole, non è vero niente, le cose non stanno così, e anche se ci somiglia non mi interessa.

Ma mi piacciono questi voli pindarici, specialmodo il sabato mattino.

Diario di bordo 27 gennaio.

Di utile dall’evento di Jesi (http://www.chipos.it/news/1184/formazione/trail-running/) a cui ho parteciato c’è una diversa consapevolezza e presenza fisica.

I 5km dello scorso giovedì non sono stati eccezionali, erano solo un test per controllare se potessi correre. Ma i 20km di ieri (domenica), sono stati molto significativi.

Intanto la durata ha la sua importanza, non posso stabilire che sto tenendo il ritmo solo facendo una corsetta da 20-30 minuti. Ho tenuto un ritmo piuttosto lento, ma la parte più interessante è venuta quando sarebbe dovuta farsi sentire la stanchezza, cioè dopo la prima ora. Invece di rilassarmi e spingere in modo poco coordinato, ricordando gli esercizi per la core stability, ho cercato di mantenere l’equilibrio e la compattezza del core, rilassando il più possibile tutti i muscoli che non intervenivano nel gesto.

La mia propriocezione ne ha guadagnato moltissimo, non solo, anche il piacere di correre è aumentato, e il ritmo cadenzato molto più piacevole da “ascoltare”, un po’ come un rullo di tamburi, più naturale l’atterraggio con i piedi, anche se ancora qualche errore nell’appoggio si è fatto sentire infastidendo schiena, ma niente di doloroso.

Curiosamente mi sono sentito più leggero, mentre sono evidentemente  in sovrappeso di almeno 5kg.

Ho trovato altri esercizi su internet per la core stability:

http://www.muscleandfitness.com/workouts/workout-routines/workout-anywhere-fat-burning-circuit-session

Forse un po’ troppo esagerati (quanto meno l’ultimo per me è improponibile)

propositi per il 2014

Si chiamano propositi quelli che non si realizzeranno, cioè quelli che non sono obiettivi.

Ma io cerco di avere un’altra visione, chiamo propositi i meta obiettivi o meglio il come andare verso la realizzazione degli obiettivi.

Per quest’anno il mio proposito è: “Fa quello che puoi, e non pensare ai soldi”.

Ecco riguarda un po’ tutto, ed è un approccio che da per punto di partenza il fatto che infondo non è importante. Nulla è importante, e quindi se non si riesce a trovare la passione per farlo, tanto vale lasciare stare, inutile cercare gratificazione nel compenso economico. E se una cosa non si realizza nel miglior modo possibile o nei tempi stabiliti, allora è meglio ammetterlo, rinunciare a pretendere un compenso immeritato e concentrarsi sul perché non ci si è impegnati abbastanza. Il resto non conta, non sono gli altri a dover migliorare.

Il secondo proposito è smettere di fare propositi.

Buon anno.

2013. Un anno di me

Non è un resoconto, piuttosto un modo di ordinare le idee.

Quest’anno c’è stato il Triathlon per me.

Mi ripeto, di nuovo, che non esiste la terapia giusta per le idee confuse, ma è il seguirla che la rende giusta, cioè è la disciplina ad ordinare le idee, è il seguire un ordine che ti fa essere ordinato.

Ho sempre odiato la disciplina e l’ordine, e mai come in questo anno ho imparato ad apprezzarli.

Non c’è nulla di ingiusto nell’ordine: dovendo fare una pila di pietre si metterà la più grande alla base, e via via quelle un po’ più piccole sopra, fino ad arrivare alla più piccola in alto. Si possono fare delle eccezioni, ad esempio si può scambiare la posizione delle ultime 2, probabilmente la pila contina a tenere. Forse si può scambiare anche la posizione delle prime 2, ed ancora la pila di pietre reggerà. Ma non si può sovvertire completamente l’ordine, perché un ordine c’è, ed esso è dato dal buon senso che ci fa percepire che, prese 2 pietre, una di esse è più piccola, l’altra è più grande.

Una disciplina identifica un arte in senso lato, cioè includendo l’ordine da seguire per raggiungere la maestria in quella stessa arte.

Il bello dell’arte è che è teoria e pratica, e una rafforza l’altra. Non è scritto e orale, è teoria e pratica. Acquisire praticamente l’arte si muovere delle dita su di una tastiera, è al tempo stesso acquisirla teoricamente. Non credo si possa onestamente rovesciare le cose.

Triathlon è nuoto, T1, bici, T2 e corsa. Triathlon è cambiare senza fermarsi, analizzare velocemente gli errori per tornare immediatamente a concentrarsi sul passo successivo. Triathlon ti insegna che l’autocritica è una perdita di tempo: se sai già di aver sbagliato è inutile analizzarlo, devi solo imparare a farlo giusto, e non c’è altro modo che ricominciare a correre, o cambiarsi le scarpe, o salire in bici, o prepararsi per la prossima gara, o prendere armi e bagagli per tornare a casa, riposare e recuperare per il prossimo allenamento.

È vero che si partecipa a delle gare, con delle premiazioni. È vero che si paga per creare un montepremi. È vero che c’è un podio. E tutto questo è certamente molto importante. Ma, almeno per me, quello che mi ha cambiato la vita, è stato il ritmo, la soppressione dei tempi morti. “La vita non è un film. Nei film non ci sono tempi morti”, così ripeteva il matto del paese in Radio Freccia. I tempi morti non hanno più respiro in un triathleta. Sto scrivendo, è forse un tempo morto? No, ho un ora per farlo, poi devo cercare i sensori per la raspberry pi, da qualche parte devo averli messi, per poi attaccarceli e fare qualche test …

In musica una pausa non è un tempo morto, è una pausa.

Alla fine del 2012 ero amareggiato. Finalmente ero riuscito a togliere di mezzo la terapia farmacologica per disturbi psichici, che comunque non credevo di avere da almeno un paio d’anni. 5 anni di terapia, durante la quale qualsiasi pensiero col quale mettessi in discussione la mia malattia doveva essere nascosto ed offuscato. 5 anni di paure, paura di dover continuare una terapia che in qualche maniera mi era stata imposta (o forse avevo la convinzione che così fosse), e la paura di dover sottostare al volere altrui per tutta la vita, arrivare a desiderare la morte dei miei, per poi ripensarci visto che non sarebbe servito a niente ed in un modo o nell’altro sarei stato costretto a proseguire la terapia, imposta dall’alto, da un medico che arbritrariamente avrebbe deciso che io ero malato, che non avrei potuto sopravvivere senza medicinali. 5 anni di ossessioni, provacate da chi pretendeva di risolverle.

Ero amareggiato. Un anno di lavoro su di un progetto legato ad ecommerce, che avevo fatto senza la coscienza della partecipazione, nonostante fossi uno dei cardini principali per la realizzazione e la riuscita del progetto.

Volevo cambiare, chiarirmi le idee, schiarirmi le idee.

Il primo atto è stato iscrivermi ad una società di triathlon, la Cingolani Triathlon. All’atto stesso è coincisa la sensazione di essermene pentito. Cingolani Triathlon nasce da Olimpia Triathlon Camerino, che è una società storica di triathlon marchigiana. Erano 4 anni fa, quando feci la prima dieta, e decisi che avrei dovuto fare uno sport per poter tener fede all’impegno di dimagrire, e decisi che quello sporto doveva essere il triathlon, e decisi che la cosa più importante era imparare ad andare in bici facendo dei tempi decenti, e decisi che l’obiettivo era finire uno sprint. Poco dopo la decisione contattai la società Olimpia, ma senza stabilire nulla. Non ero maturo abbastanza. Non ero indipendente abbastanza.

Essere maturo abbastanza, essere indipendente abbastanza. Vuol dire prendersi le responsabilità. Vuol dire concepire il Mondo come qualcosa che sta alle tue regole, e le rispetta, cioè che non decide lui per te, ma tu decidi per lui. Vuol dire stabilire che il mondo che ti circonda è creato da te, e tu ne rispondi. Ovviamente non si può stabilire che il Sole sorga ad Ovest, non è quello il punto (ma in fondo Sole, Ovest ed Est sono tue regole).

E perché poi io sia andato a prendere proprio il triathlon tra la confusione dei miei obiettivi non ne ho idea. So, ora, di aver fatto bene.

Il pentimento comunque era per via dello sponsor, per via del fatto che la società cambiasse nome, si spostasse vicino ad Ancona (cioè lontano da me), per via del fatto che non frattempo nascevano società nei dintorni, perché io di questa situazione non conoscevo molto, perché in qualche modo mi sentivo raggirato: nessuno si era preso la briga di spiegarmi il tutto, ma è meglio dire che la mia accidia ha ucciso tutte le mie indagini.

Penso di poter fare un triathlon medio. Lo penso perché faccio 100km in bici e comunque non credo di poter fare tempi eccezionali come gara, mi piace l’idea di partecipare ad una gara, ma non ho la minima idea di cosa sia o di cosa si provi, voglio farlo solo perché l’ho deciso, solo perché l’ho detto in giro.

Ma la prima cosa che faccio è la Stracivitanova, mezza maratona. Correre è veramente pesante, e do ragione ai colleghi della squadra Cingolani Triathlon che la mia prima gara sarebbe stato un olimpico.

San Benedetto del Tronto, 28 Aprile 2013. Parto il giorno prima avendo preso una camera in un B&B per la notte prima della gara. Vado a prendere il pacco gara, è la prima volta che lo faccio il giorno prima, trovo difficile trovare il posto, gentilmente qualcuno dello staff mi spiega il percorso. Mi accorgo di avere una gomma sgonfia, passo da un gommista di fortuna (è sabato, ma è aperto), la gonfia e vede che ci sono delle crepe, mi dice “cambiala, se ti scoppia questa ti fa fuori tutto il parafanghi”, me ne trova una un po’ usata, più o meno a livello delle altre, e spendo una trentina d’euro, forse meno. Gentilissimo, non c’è che dire. Gentilissimi tutti. Ma ho quel traffico dentro, quell’idea che devo stare attento, che non è un posto tranquillo, quella diffidenza standard troppo elevata, tipica di chi è sotto assedio. (5 anni di terapia forzata, mi domando se “è importante che tu capisca che la terapia è per te e dovresti essere tu a volerla fare” sia abbastanza, mi domando perché mai non sarebbe stata accettata la risposta “non voglio farla”, ma so già la risposta e so che saperla non cambia nulla). Mangio in un posto tipico, nella città vecchia, zona dove è il mio B&B (il mio B&B è a 2 passi dal cimitero, posto tranquillissimo). Poi doccia, barba e letto. Avrò forse dormito 2 ore in tutto, l’idea di non digerire, la paura per la gara, un milione di pensieri. Ma al mattino ero riposato, veramente, forse si dorme generalmente troppo. Partiti per la frazione nuoto io mi accorgo di aver dimenticato di fare la spunta. Mi giro e cerco un giudice o qualcuno dello staff per dirglielo. Lei mi chiede il numero, lo cerca sul taquino, ma interrompe la ricerca per alzare lo sguardo e dirmi “Vai! Vai!”. La mia diffidenza mi fa pensare che il mio numero non è molto importante, che è troppo alto, quindi vale poco, che quindi non ha importanza che io partecipi o sia valida la spunta. Così la mia prima transizione della mia prima gara: devo slacciare la scarpe da bici, perché le avevo messe allacciate per occupare meno spazio nella sacca, e così allacciate le ho lasciate vicino alla bici. 5 giri di bici. Sempre il pensiero che la spunta non sia valida. Poso la bici, cambio le scarpe, anche qui le scarpe allacciate, la mia prima seconda transizione, dovrei perdonarmi. Ma non è quello il problema, è ancora il pensiero della spunta. Corro fuori dalla zona cambio. Incitano. Il pubblico incita gli atleti. Sì, me compreso. “Dai! Forza!”, “Bravo”, “Forza, bravo!”. Qualcosa che non avevo mai sentito, sono così assorto dalle mie ossessioni che penso che tutto sia inutile: e cosa gliene frega a loro? 2 giri di corsa ed esco con un tempo di 2 ore e 28 minuti circa. Ok, ma i giri erano 3 per finire la gara, i giudici avevano dato il tempo come valido, c’è voluto un giorno prima che mi accorgessi che non avevo finito la gara, contattandoli sono scesi ad un compromesso, forse per via del loro errore nel mettermi in classifica, hanno semplicemente aggiunto il tempo di un altro giro di corsa al ritmo col quale l’ho corso. Hanno fatto tutto da soli, e a me non è piaciuta molto questa cosa, ma non ho protestato perché faccio parte di una società e io ho fatto solo quello che era necessario, dirgli che non sono capace di correre 10km in 31 minuti, che avevo sbagliato a contare, io.

C’è Vanessa che viene a vedere la gara. Conosciuta ad uno speed date, al quale io dico sì mi interessi, lei anche, ma poi mi chiama e dice “non è per lo speed date”. Infatti, non passa niente, prendiamo una pizza assieme, non è neanche male, dovrei provare desiderio, no. Dovrei? Non penso si possano comandare queste cose, ma veramente non è male, forse abbiamo dei filtri nei confronti di alcuni che ci rende incompatibili, o forse bisogna dimenticare ciò che è stato innamorarsi in passato, perdere i termini di paragone per stupirsi di nuovo … non lo so, però se sto seduto vicino una che è figa e mi piace ho un erezione, se siedo vicino a Vanessa no. Il resto son seghe.

La mia intemperanza, la mia diffidenza va scemando. La gara più ardua è con me stesso. La gara è in me stesso. La gara non finisce al traguardo e non inizia al via.

La gara continua. È il 2013.

Alla pubalgia che mi costringe a saltare il triathlon in Milano città, trovo la soluzione tramite una conoscenza di mia cognata. Osteopatia etnica, allenta le tenzioni. E mi capita di andare in un momento in cui riprendo i contatti lavorativi per un vecchio progetto. “Sei bloccato a livello di stomaco, vuol dire che non vocalizzi o non digerisci. Cose che non vanno ne su  ne giù”. È più importante stare bene, che qualsiasi lavoro. Butto fuori tutto. Forse in modo poco composto, ma lo faccio. Forse dietro qualche bicchiere di troppo, ma lo faccio.

Sono uno strumento scordato. O non sono bravo a vibrare. Stono e vado fuori tempo. Ma non ho mai visto Eric Clapton accordare la sua chitarra senza far brivare le corde. Non ho mai visto nessun farlo.

Così di ciò che non viene fatto ma dovrebbe esserlo non ci si può lamentare.

Così non resta che fare ciò che si può fare.

Ognuno fa quello che può.

(Mi sono iscritto a Cingolani Triathlon anche per il 2014, perché ho portato il body per tutto il 2013, sono stato Cingolani Triathlon per tutto il 2013, perché il 2013 è un punto di riferimento, perché non c’è niente che non va, perché mi piace, perché certe cose non si scelgono: ti capitano e le accetti)