Sconsiderati al latere

Sono discussioni interessanti, ma si rischia di far passare il messaggio che la ricchezza venga dalla politica, e che la politica amministri alcunché. In effetti in un regime libero sono le decisioni di chi lavora che determinano la direzione di un Paese, gli ostacoli sono una burocrazia assurda ed impiegati capricciosi e/o con smanie di potere. Ergo, non contate nulla, e non vi rimane altro che vivere (o stravivere) delle ricchezze prodotte dagli altri, oppure mettere i bastoni tra le ruote a chi produce.
Mi dispiace se questa mia opinione può urtare qualcuno, ma questa è l’unica cosa che si capisce quando discutete di riforme che bloccano qualche cosa, quando dite che “non è possibile perché la costituzione ce lo impedisce”, è una evidente falsità. Il ping pong istituzionale è dovuto al pressapochismo e la mancanza di preparazione degli eletti. Prendete una gazzetta ufficiale e ditemi quante leggi fuffa tira fuori il parlamento. Fate la conta. (non lo faccio tutti i giorni, ma che vuoi, capita)
Ora il referendum è solo lo strumento con il quale si scarica le responsabilità che la classe politica non vuole assumersi. Il paravento dietro il quale voi direte “non è colpa mia”, “non è colpa nostra”, “l’Italia non può cambiare”.
Un referendum, un giorno, e l’Italia sarebbe diversa il 5 dicembre?
Non siete capaci di guidare un trattore e di fare il vostro lavoro, e vorreste una moto da 500 cavalli?
No. Se sbandi col trattore è perché guidi ubriaco. Mettete la testa a posto, io non vedo cime intellettuali e tutto questo fermento culturale effervescente nelle aule del potere, ma forse sono distratto io. Voglio sentirmi un idiota a sentirvi parlare, ma la sensazione è l’opposta. Allora se volete attenzione, prima smettete di fingervi idioti.
Il listino bloccato ce lo ha l’orologiaio, casomai, come si fa a non sentirsi presi per il culo quando usate un linguaggio infantile?? ma nel resto del mondo del lavoro cosa facciamo? montiamo la sogliola della porta?
Forza votate gente.

Elbaman73 2016

Quel che non voglio è parlare d’anima.

Quest’anno l’elbaman73, il corto, come l’ha chiamato il mio dirimpettaio all’appartamento dove ho alloggiato, è salito di livello. Ma fortunatamnete sono salito anch’io di livello.

L’organizzazione ha deciso di mettere dentro altri 15 o forse 30 atleti per il 70.3, così ci sono rientrato, anche quest’anno, lo scorso anno mi ha lasciato un ricordo bellissimo. Quest’anno semplicemente favoloso. Tornare a casa distrutti, esausti e doloranti, ma con lo sguardo acceso e sentire gli occhi brillare dei panorami spettacolari, del cielo azzurro, dei fondali verdi, lussureggianti e pieni di vita, è un’esperienza che vale il prezzo del traghetto, della gara, dell’appartamento, della pasta, birra, pizza, birra, gelati, noccioline, birre.

Per il secondo anno per me l’acqua dell’elba è calma, questo rende calmo anche me e faccio una frazione di nuoto molto buona per lo scarso nuotatore che sono, 34’48”. Ho tirato ad ogni bracciata, ho spinto dietro nella maniera migliore, ho cercato di mantenere la postura nel modo migliore, sempre. O almeno ci ho provato. Sono certo che si possa fare di meglio, e proprio questa consapevolezza per me è il passo più grande. L’anno scorso 38′.

Nel 2013, l’inferno in terra: mare mosso, ho preso la direzione del molo e mi stavo perdendo, sono uscito prima dell’ora posta come tempo massimo, ed al secondo giro di bici sembrava che il mare si fosse trasferito sulla terra, un diluvio che non permetteva nemmeno di tenere i 30 km/h in discesa, pedalare con le ruote sommerse da 20 cm di acqua per me era qualcosa di inedito. Era il mio primo anno da triathleta, il mio primo half-iron. Va da se che ho evitato di iscrivermi per il 2014!

Ma torniamo al 2016, torniamo a domenica scorsa. Non penso, non parlo, mi concentro nel togliere la muta, fortunatamente qualcuno non si è presentato ed ho un po’ di spazio vicino la bici per sfilare la muta. E questo è culo, direi. Non va al meglio, mi intreccio, ma la tolgo alla fine. E questo è sculo. Asciugo e pulisco i piedi, ho fatto bene a portarmi la straccetta. Metto i calzini, mi asciugo la faccia (con la stessa straccetta! ho pensato forse era meglio il contrario) metto occhiali, casco, vado? Ovvio! Salire dopo la bici. Ok. … No! il pettorale è sul manubrio, me ne accorgo, provo a sgangiarlo al volo, poi … devo fermarmi, alla svelta, accosto vicino alla transenna sgancio, metto il pettorale e via. Nessuna ammonizione, c’è gente, non se ne sono accorti. Questo è culo.

Dunque. Ricordo che dovrei tirare tutta fino alla prima salitella, ma le gambe non vanno così forti come l’anno scorso. Perché? Tutti vanno più forti di me. Lo scorso anno erano tutti spaventati e si rispiarmavano, l’hanno capita. Dannazione. Ma io, le mie gambe, non vanno. Non riesco a farle girare come dovrei, come vorrei, non ho buone sensazioni. Troppo agile, o troppo poco, non è la cadenza giusta, lo razionalizzo adesso. Fatico. So di essere un passista, non uno scalatore, appena sbucato fuori devo sfruttarla la discesa il più possibile. Forse mi spaventano troppo le curve, ma su questo ingrano abbastanza velocemente, il probleme è l’asfalto, e il traffico. La salita “dura” è quella per Marciana. Non ricordavo, poi discesa tecnica, un piccolo strappo dopo Marina di Marciana, e giù di passo fino a Procchio. Questo tratto lo posso sfruttare alla grande, il passo ce l’ho e mi lascio dietro un bel po’ di gente, le curve sono semplici, le avevo fatte in auto il giorno prima, tutto coperto e ombreggiato. Da Procchio c’è uno strappo di meno di un km, poi si scende di nuovo verso Marina di Campo per il secondo giro. Salita malino. Discesa ho fatto il possibile, ma è capitato di trovare un mezzo d’opera, una asfaltatrice che m’ha un po’ rallentato (ma non è domenica???), 20″, forse, non importa. Per il secondo giro ho poca gente dietro, ma mi riprendono, lo so. Anzi, li aspetto quasi. Sbagliato. Dovevo tirare, la prima salita si tira!!! Traffico, poi devo alimentarmi: gel. Finisco il secondo giro col tempo totale di 3h20′, dopo aver fatto il primo in 1h38′, avrei dovuto essere lì 4′ prima. Ma comunque meglio dello scorso anno.

Ho i calzini a compressione, non vanno per la corsa, il gel non ho preso dopo il nuoto, ne ho 2. Uno lo prendo subito, è molto liquido e va bene anche senz’acqua, l’altro nel taschino del body gara.

Piscio dopo il primo chilometro e mezzo di corsa. Perdo pochissimo tempo e sono già in strada, acqua (2), e spugna in testa. Sembra che vada bene, è al secondo passaggio che inizio a sentire l’esaurimento. Tengo un ritmo più lento, ma mantengo la concentrazione per la corsa. Bevo sempre, aggiungo cocacola ogni 2 stazioni, e acqua, e spugna in testa. Sempre. Fortunatamente non è un caldo eccessivo, ma c’è sole che asciuga. Al terzo passaggio è chiaro che non ho energie e dovo prendermi il gel, vorrei mollare sono passate 5h08′, lo leggo nel display passandoci avanti. Faccio i conti di quanto potrei mollare per stare sulle 5h51′, che è il tempo che mi sono prefissato. Troppo complicato, se mollo poi non so che casino combino. Ho il gel, devo prenderlo, tutto a questo punto. Prima del beveraggio, 30mt prima, e quasi mi fermo per buttar giù l’acqua. Il gel arde, è solido e la botta di insulina mi rallenta un bel po’. Valuto che se anche tenessi 6′ a km posso comunque starci, 6×7=42, sì, 5h50′, va bene, ma devo tenerlo. Ho bisogno di altra acqua. Guardo il garmin, risalgo a 5’20”: ho fiducia nel farcela. “Acqua e Cocacola”. Spugna. Passeggio per 10mt, ma riprendo il ritmo subito. Qualsiasi mezzo per togliere anche 20cm va bene, e bere mentre cammino è ok. Ci sono. Riprendo il ritmo, di nuovo sui 5′ a km, mi basta.

Stoppo il garmin, sorrido, mi giro ed il tempo 5h44′ è molto buonissimo! Correvano tutti quest’anno. Mi chiede la ragazza se voglio l’acqua. Ah, già, l’acqua. Ora sembra che ho tutto, mi basta averla finita, forse dovrei aver fame e sete, ma sto veramente bene, ho corso l’ultimo km a 4’20” e in progressione, dovevo sciogliere, avevo le gambe impallate a forza di reggere il passo.

Figa, Elbaman73, figa. (come direbbe un milanese)

64°. E avevo detto ad Alberto che se fossi stato tra i primi 80, allora avrei fatto un ironman l’anno prossimo, “forse” avevo aggiunto. Spero che il forse mi salvi dalle mie parole.

Preparare un iron non è cosa da poco. Sto cambiando città, casa, abitudini. E forse preferisco le emozioni brevi ed intense, ma ecco, superare le crisi è qualcosa di affascinante. Vedremo. Mi godo una settimana di quasi-nullafacenza. Ho una maratona da preparare, devo imparare a correre!

Un solo sospetto, forse

Un solo sospetto forse, ma …

Preferisco le domande aperte, e i misteri dietro la natura alla certezza del giudizio su persone affascinate dal proprio ego tanto da doverlo condividere col mondo intero.

Preferisco l’assenza dunque, annichilire di fronte lo spettacolo dell’ignoto, piuttosto che ribadire la mia presenza puntando il dito argomentando con una critica profonda solo nel ragionamento astratto scorrelato dalla realtà, come necessariamente dev’essere quando si è dietro una tastiera e si guarda fuori il mondo.

Ecco, il sospetto è quindi che coloro che critico mi infettino del loro stesso morbo, ovvero mi rendano succube del mio ego.

Ed è per questo, ed è perché infondo conta poco, che non mi interessa più nulla di cosa facciano i politici. Hanno bisogno di soldi e di gente attorno perché almeno possono pagare altra gente attorno che avrà bisogno di altri soldi, e tutta una serie di risorse consumate per il loro ego. Vale certo la stessa cosa per i “divi”, “star” o “webstar”.

Così è internet Nobel per la pace?

No, così è la solita merda.

ad esempio

ad esempio ciò che mi da piacere sono i miei polmoni. Come quando, dopo aver affrontato una salita vagamente impegnativa, mi ritrovo a dover rallentare per il traffico ed il dover la precedenza. Ed è in quel momento che torace e diaframma non smettono di lavorare e irrorano ossigeno che mi causano un fremito prima al tronco, poi gambe e tutto il corpo, per finire poi col darmi ebrezza frizzantina. Il tutto nell’attimo in cui mi trovo ad attraversare l’incrocio. E nel mio viso si apre uno spontaneo sorriso, che posso facilmente dissimulare dietro gli occhiali abbassando lo sguardo. Così si va in bici.

Dovrei sentirmi un po’ stupido, del resto è del tutto legale essere felice, e questo non è clever.

Dovrei, ma non oggi.

Problema di definizioni

Posso essere un programmatore, lavorare per una azienda a Francoforte, ed alcune aziende italiane, abitare a Tolentino, cercare casa in affitto a Chiaravalle, lavorare in ufficio presso un coworking ad Osimo?

No. Non posso esserlo perché il locatore pensa che sia tutto tremendamente troppo complesso tanto da concludere che io sia un poco di buono o roba simile.

E conta poco specificare quale sia il mio reddito, posso anche inviargli copia della mia dichiarazione dei redditi, della copia della registrazione della partita iva, qualsiasi cosa. Non gli basterà mai, per esso sarò sempre un poco di buono.

Programmatore non va bene.

Effettivamente sono un Dottor Ingegnere dell’informazione Iunior (iscritto all’albo degli ingegneri di Macerata), che lavora principalmente come consulente presso Xwave, una azienda tedesca che si occupa di commercio online.

Poi se non ha capito niente non sono problemi miei, del resto capisce neanche cosa sia un programmatore e cosa sia un coworking, ma almeno sentir dire Dottor Ingegnere potrebbe bastare. Va da se che sono iscritto all’albo, ma se necessario lo specifico.

E questo è nel cercare casa. Cosa pensa un committente quando ci si presenta come consulente per un lavoro? Qual è in effetti il modo giusto di presentarsi? Perché non darsi del lei? (a se medesimi stessi, dico eh).

Tipo:

Sono un ingegnere informatico, ho iniziato l’attività come full-stack web developer, principalmente attratto dal backend (ho la certicazione ZCE php5.3, ad esempio). Ma ultimamente lavoro molto sul javascript e front-end, dove ritengo di essere molto produttivo, e lo pensano anche l’aziende per cui ho lavorato: mi sono spesso ritrovato ad essere “quello bravo col javascript”.

Ecco, così potrebbe andare.

Il punto è che la gente vuole inquadrarti, non vuole pensare. Non c’è bisogno di specificare che tu sei una persona che fa questo e quello. Ovviamente sei una persona, ti sta parlando. Vuole sapere in quale cassetto infilarti, in quale categoria di persone metterti. Vuole sapere se sei una persona affidabile o non affidabile, se lavori, se ami il tuo lavoro, sei apprezzato per questo. Se hai un posto dove lavorare e dove vivere. Ok, sto cercando un appartamento in un’altra citta, è evidente che il posto dove vivere lo sto cambiando, o non ce l’ho ancora, ma non importa! Devo averlo, devo essere stabile qui, ed avere una ragione non futile per cambiare posto. Tipo:

Sono un ingegnere informatico che lavora principalmente come consulente presso Xwave, una aziende tedesca che si occupa di commercio online. Vivo a Tolentino, ma avrei bisogno di cambiare ufficio nell’ottica di avere maggiori servizi e comodità. Avrei bisogno di un appartamento, preferibilmente arredato, non troppo costoso, zona Chiaravalle/Catelferretti/Falconara.

Va meglio? Direi di sì, è incassettato in “ingegneri” e “consulente (informatico)” ed in “lavora per azienda tedesca”. È inoltre chiaro il fatto che vivo a Tolentino attualmente, ed è chiaro il motivo per cui sto cercando un appartamento in affitto.

Tutti abbiamo una cassettiera nella nostra mente, bisogna prenderne coscienza, perché poi è questa la prima cosa che ci si domanda quando si conosce qualcuno:

E questo adesso?!? dove lo metto?!?

E la cosa più gentile che si possa fare è darsi un etichetta a se medesimi, la più generica e comprensibile possibile, tanto da far capire: “Ehi! Io vado in quel cassetto, nessun disordine! Non ci sono stati i ladri. Non devi fare pulizie. Non devi riordinare. Non devi pensare”. E soprattutto: non devi pensare diversamente, non devi sforzarti, non devi cambiare idea, vai bene come sei, hai ragione tu … (e forse potresti tenermi in considerazione se hai bisogno di qualcuno su cui contare, perché abbiamo tutti bisogno di essere rassicurati, di avere un appoggio, di avere qualcuno che ci da ragione, in un mondo dove ci sembra di essere pazzi ad ogni nostro singolo pensiero troppo ovvio – per quelli della pubblicità)

Adoro il caos.

Pretendere.

Pretendere.

Quando imparai a farlo. Non ricordo. Forse l’idea di aver subito qualche ingiustizia ed essere risarcito. Qualche strappo, che va riparato. Come e cosa si può pretendere?

E non invece desiderare, chiedere, ricevere in dono.

Sarebbe forse meglio dimenticare i torti, gli strappi e pure i dolori. Sorridere, come si sorride a qualche accidenti che capita per colpa del caso, e null’altro. Non è forse un caso che ci si trova a scontrarsi con qualcuno piuttosto che altri? Cosa stabilisce che il conflitto di interessi interessi proprio quella persona e me, assieme? Solo perché quella persona mi è vicina? E quando mi è lontana?!? Non è forse la stessa cosa?

Oggi 8 volte 3km bici + 500mt corsa + 4′ recupero. Su strada deserta, ma alla sesta ripetizione mi metto in strada proprio quando sta per arrivare un’auto, ed inizio a pendalare avanti ad essa. Ho pensato: “proprio ora doveva arrivare?” Avrà pensato: “proprio ora doveva partire?”. “Eh, ma io ho finito il recupero, cosa ne sai te da quando è che faccio ‘sta cosa?”. “E tu cosa ne sai da quand’è che sono partito e quanti casini c’ho per la testa?”.

Ma infatti. Nessuno sa niente di nessuno. Però ho ragione io.

The love of power

When the power of love overcomes the love of power, world will know peace.

Jimi Hendrix o William Ewart Gladstone, comunque riflettevo su come ultimamente si stia cercando di scindere questo legame guerra-potere, su quanto si stia cercando di far passare il potere, e l’amore per il potere dei potenti, distinto dalle guerre che fatalmente accadono, così, scorrelate.

Si cerca di far credere che Obama, Bergoglio, Hollande, Draghi, Gates, Buffett … (andiamo più su? ok, non importano i nomi) ecco, che essi non c’entrino nulla. Nulla con lo ISIS, nulla con i guerriglieri sanguinari africani, nulla con i rovesciamenti governativi del sud-america, nulla con Mubarak, post-mubarak, post-post-mubarak, nulla con Gheddafi, post-gheddafi, post-post … nulla insomma.

Cioè che nulla… Aspirano al potere, lo raggiungono e questo potere li mette nella situazione di essere impotenti tutti contro le guerre che accadono nel mondo, loro malgrado. …che nulla possano farci riguardo alle violenze. Loro aspirano al potere in modo pulito, e lo raggiungono senza esercitarlo. Che equivalerebbe in effetti a non raggiungerlo mai. La contraddizione è nel fatto che il potere lo raggiungono, ed è evidente, e mai lo esercitano.

Basta fare un po’ di sport per capire che chi è davanti si è confrontato, ed ha vinto. Non teoricamente, ma realmente, ha esercitato.

Cosa? Quale altra stronzata dovrei ascoltare oggi? Ditemi ancora ragazzi della tv, sono curioso. È puerile persino la vostra dialettica ormai, non fate più neanche lo sforzo di tirar fuori un congiuntivo corretto. Ah, questo sì, lo fate per essere più “alla mano”, ovvero semplici, quindi innocenti. (dovreste ricordare: Edipo non voleva vedere, ma quando fu costretto a vedere non sopportò la vista e si cavò via gli occhi dalle orbite. E non “si giro da un’altra parte”).

p.s.: non un granché di post, me ne accorgo, ma certe idee vanno fissate

A quest’ora corrono solo i pazzi

Perdo un po’ tempo per spiegare questo allenamento, a livello di sensazioni, ovviamente, a livello metabolico non ne ho le conoscenze.

Oggi, ore 12.40. Riscaldamento, bevo, stretching, 4 allunghi, bevo, stretching. Alla fine mi decido ad iniziare.

20″ forte, 20″ piano, 30″ forte, 30″ piano, 40″ forte, 40″ piano, 50″ forte, 50″ piano, 1′ forte, 1′ piano, 3’00” di recupero. Ripetere x3 volte.

Il Garmin XT 910 permette di impostare l’allenamento, e questo è un bene, ma è verameeeeente mooolto noioso farlo direttamente sull’orologio. Spero di poter un giorno perdere tempo per trovare il modo di impostarlo tramite pc e poi caricarlo.

Sensazioni. Quello che ho notato è come una specie di apertura dell’alimentazione, una progressione energetica. Nelle parti “forte” la forza è distribuita sulle gambe, mentre nei successivi “piano”, la forza è più a livello del corpo, degli organi, come polmoni e cuore che in qualche modo carica, cosa che serve nei successivi “forte”. Ed è un continuo aumento, il fisico è sottoposto ad una sorta di altalena di carichi: una volta carichi le gambe, l’altra carichi cuore/polmoni. E l’altalena è sinusoidale, armonica, quindi senza strappi, fisicamente pesante, ma in qualche maniera piacevole. La seconda serie è stata la più interessante, perché questo concetto l’ho assimilato e sfruttato bene. È importante anche l’ultimo minuto piano perché è comunque carico a livello metabolico, e comunque non credo sia il caso di scendere dall’altalena quando non è ancora ferma!

Tecnica. L’ho eseguito in pista, in piano, la difficoltà non è stata alta. Una serie dura 6’40” + 3′ di recupero (9’40”), mantenere la concentrazione non è un grosso problema anche arrivando ad un carico fisico alto. Quindi tutto il focus va sulle sensazioni. Ho scelto le asics cumulus perché non avevo idea di come fossi messo io (ieri sera ripetute in bici), né di cosa fosse l’allenamento. Sarebbe il caso di farlo con scarpe leggere, da gara.

Passata mezz’ora dopo le 13, nello stadio deserto entra Denise e dice: “a quest’ora corrono solo i pazzi”. 30°, sole a picco, non si riusciva neanche a sudare, per un  qualche caso (per via del mio ritmo) mi sono trovato sempre a finire le serie vicino alla fontana, ed ho bevuto ad ogni recupero. Denise col toppino e pancia scoperta fa più bella figura di me in cannottiera sudicia. La tolgo, ma peggioro la situazione. La rimetto e ci salutiamo. Non c’è gara.

Insomma, lo definirei un allenamento di potenziamento/condizionamento “metabolico”.

ps.: l’ultimo minuto forte della terza serie è stato un po’ sofferto, non ci voleva, mi ha rovinato la bella sensazione delle prime 2 serie.

Le cose cambiano … davvero?

Mi stavo chiedendo, ora, perché è così negativa la percezione che ho di Microsoft, e come sarebbe la percezione che ne hanno gli altri.

Una cosa alla volta. Prima di tutto io sono cresciuto tecnicamente, e parallelamente, con la MS che stava sviluppando, in modo piuttosto goffo, il suo sistema operativo di punta. MS è cresciuta facendo scelte molto discutibili, appoggiandosi per lo più a conoscenze, a contatti/contratti, ottenuti presso vari stati, si potrebbe dire che è cresciuta “all’italiana”: una mano lava l’altra, e tutt’e due lavano la faccia.

http://windowsitpro.com/windows-client/windows-nt-and-vms-rest-story
Io ho sempre snobbato la Microsoft per via delle scelte tecniche assolutamente insensate. MS assunto molti progettisti provenienti da VMS, Window NT era pressoché pronto nel ’94, ma invece decide che deve mantenere la compatibilità ed uscire con un sistema operativo basato su MS-DOS, e lo fa nel ’95, dopo aver fatto attendere tutti il suo arrivo per un anno (doveva uscire nel ’94, ricordate?).

Nel ’92 partecipai ad un evento formativo/divulgativo di Microsoft (tenutosi all’università di Ancona, io ero ancora alle superiori) che lodava windows NT come il prossimo passo, professionale e compatibile con i vecchi sistemi. Mi ricordo gli interventi dei partecipanti che chiedevano se fosse possibile compilare il kernel per un PDP a 11 bit, oppure ho confuso qualcosa, io ed un mio amico parlando della domanda ci siamo guardati come per dire “che c@zz’ ha chiesto sul PDP?!?”.

E invece se ne esce IBM con OS/2 Warp nel ’94, gira solo su 386 in su, è leggero, veloce e sicuro. Ha una buona interfaccia grafica a finestre, icone sul desktop, e tutto.

La MS è ancora indietro col fiato corto, e non ce la fa per quell’anno ad uscire col suo nuovo windows. Ma bombarda il mondo con promesse. Il mondo, le aziende, i negozi, gli stati, qualsiasi cosa. Microsoft è solo marketing, e molti appassionati informatici, me compreso, pensano che è tutto un bluff, e poi c’è Linux che sta diventando stabile in quegli anni, hanno portato il server grafico.

Così, che dire? niente Microsoft, perché è un bluff (e principalmente perché non ha ancora rilasciato il sistema!), non con IBM che ha una storia da bluffer, molto simile a quello che ora Microsoft vuol essere (o lo è già), quindi niente OS/2. Linux è un sistema poco innovativo tecnicamente parlando, ma la terminologia e le astrazioni *NIX sono ben conosciute e stabili, la gestione della memoria è comunque non del tutto banale, è efficiente quanto basta, e decisamente È STABILE. Ci si può lavorare, ci si possono fare esperimenti, si collega ad internet e tutto.

Nel ’95 Windows si presenta come un sistema istabile e colorato, dove ogni volta è una fortuna riuscire a terminare il boot prima di vedere la schermata blue della morte. Il gestore della memoria è pessimo, la protezione è inesistente, capitano sovrascritture di aree di memoria assegnate ad altri processi, non servono nemmeno i virus per corrompere di tutto. I pacchetti software di punta della Microsoft riguardano l’Office automation, MSWord, MSExcel, MSAccess, MSPowerPoint. A causa del gestore VM si finisce per pensare che MS Word faccia schifo, che va sempre in crash, che bisogna recuperare da un file temporaneo, che bisogna salvare ogni 13 secondi.

Oggi. Ho bisogno di alcuni servizi, diciamo hosting, ma anche di software. Sono per l’opensource, il software libero, ma a volte pago per il software, e pago sicuramente per i servizi. Capisco che anche lo sviluppo di un software è un servizio. Io stesso sviluppo software, e fornisco un servizio. Cosa faccio? Penso a cosa può volere il cliente (o più spesso l’utente nel mio caso), e così questo è l’obiettivo, e questo è lo stimolo che mi porta a crescere e migliorare, servire l’utente al meglio, fornire un software più stabile, meno confuso, più immediato, e cercare di farlo felice, così sarà soddisfatto di aver speso bene i suoi soldi.

Io noto una differenza sostanziale tra questo mio atteggiamento e quello avuto da Microsoft in questi anni. L’atteggiamento di Microsoft è stato quello di cercare di essere riconosciuta come l’azienda leader, di ottenere i contratti, di aprire centri di sviluppo nel mondo, di rendere incompatibili i software altrui, di massimizzare i profitti.

E dov’è l’utente? L’utente è marginale. Conta poco, contano i soldi sì, e sono i suoi, ma non deve neanche scomodarsi di tirarli fuori direttamente, sarà il negoziante che allegherà copia OEM del sistema operativo MS al momento dell’acquisto. E non deve neanche pensare: esiste solo questo.

In linea di massima questa è una delle cose che vuole il cliente: non pensare. E su questo la Microsoft ha avuto ragione alla grande. Ma non è più vero se si tratta di un professionista che i servizi vuole usarli.

Ora MS vende servizi su cloud, SaaS, PaaS, eccetera, è per quello che oggi mi chiedo qual è l’atteggiamento che ho io nei confronti della Microsoft, la percezione che ho di quella azienda.

Nadella è il nuovo CEO di MS da più di un anno. La direzione è stata quella di rilasciare diverso software opensource, di aprire agli sviluppatori, cioè a professionisti che non solo non trovano sconveniente l’uso del cervello, ma lo ritengono persino opportuno. E comunque opportuno prima di spendere dei soldi.

Dovrebbe cambiare il mio atteggiamento? Davvero oggi Microsoft è cambiata?

Penso sia giusto che io mi ponga questa domanda, non ho ancora la risposta, ma passerei all’altro aspetto ora.

Che percezione hanno gli altri riguardo a Microsoft?

Dovrei provare a mettermi nei loro panni? Cioè di chi non ha capito il gioco sporco di una azienda marcia guidata solo dal desiderio di potere? Dovrei mettermi nell’ottica di chi pensa che fornire un servizio sia l’obiettivo della Microsoft.

(All’uscita di windows 95: “non vi costringiamo ad aggiornare il vostro software precedente”, sostanzialmente programmi di contabilità, che per natura stessa della problematica andavano aggiornati di anno in anno per via del cambio delle leggi e dei parametri.)

Non ci riesco molto. Mi domando che tipo di testa deve avere uno sviluppatore che lavora per la Microsoft, suppongo che un programmatore ha più o meno la solita testa, sono le macchine che te la inquadrano, non può mentire o fare sotterfugi, devi prima o poi scontrarti con te stesso e finire coll’essere onesto. Ma come puoi lavorare lì allora?

Forse chi ama Microsoft pensa che le cose debbano andare così, che chi vende racconta balle. Ma non vedono i servizi forniti da Google? e da Amazon? e dagli altri? Non se ne percepisce la differenza?

Il mio astio per Microsoft è anche dovuto a quello. Ma possibile che pensate che le cose debbano andare così? Che chi produce software non lo faccia con amore e desiderio di soddisfare il bisogno dell’utente? Piuttosto che (e “piuttosto che” è un avversativo!) fare soldi il più possibile?

Non so. Mi sono fatto solo domande e non ho risposte.

Ma facciamogli un po’ di pubblicità:

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Passa il tram

Tram. Questa volta è più forte. L’ufficio si muove quasi. Apro gli occhi. Non sono a Francoforte. È Porto Potenza Picena. E la casa ora si muove vistosamente. E io sono dentro. La vibrazione iniziale ha smesso. Ora sembra d’essere in una curiosa altalena e attendo impazientemente che si fermi. È un’altalena di mattoni e questo non è bello. L’unica cosa che mi spaventa ora è il movimento del lampadario. Stavo dormendo e sono ancora lungo sul letto, ho preso il cuscino, l’ho messo sopra di me, e mi sono ranicchiato per poterci stare sotto con quasi tutto il corpo, lasciando fuori i piedi. Sono passati ormai alcuni secondi, forse 4, forse 10. Sento movimenti nell’altra stanza, dove dormono Paolo, Laila e Leo. Chiedo: “anche la si muove la casa?”, “sì, si muove tutto anche qua”, la risposta di mio fratello.

Mi ci sono voluti tra i 2 e i 4 secondi per capire che fosse un terremoto, e quello che ho pensato subito dopo è stato “perché accidenti si sta muovendo?”. È stata una sensazione stranissima, non avevo nessuno a cui dare la colpa, e questa cosa mi ha fatto riflettere sul mio atteggiamento in generale.

La casa si muove. È di mattoni. Col senno di poi ho pensato che sarebbe potuto succedere qualcosa di tragico. Qualcosa di tragico a me, intendo, potrei essere stato tra le numerose vittime di una novantina di km più a sud, sarebbero potuti venir giù i mattoni del solaio, il tetto, crollarmi tutto addosso, non solo il lampadario. Non so quanto un cuscino mi avrebbe protetto, comunque, credo, meglio di niente.

La casa è ormai ferma. Non so che ore sono. Non ho orologi a portata di mano. Vibrano gli smartphone all’arrivo di messaggi whatsapp. Non il mio, ma ora l’accendo. Non sono ancora le 4, non ho praticamente dormito nulla, ed in più è ancora notte, è presto per alzarsi e fare un giro in bici. Qualche scambio di messaggi con amici e parenti. Mamma scrive “ho avuto molto paura”, è la prima volta che riesce a mandare un messaggio su whatsapp senza prima chiamare qualcuno che gli rispieghi come si fa. È a Tolentino, la scossa è stata molto più forte.

Proverò a dormire ancora un po’. Si muove di nuovo, cuscino sopra, immediatamente. Scrivo sul gruppo triathleti all’attacco: “fottiti, ho il cuscino sopra”. Qualcuno scrive che a volte non mi capisce. A volte sono un po’ macabro, ammetto.

Non sapevo delle vittime, non sapevo che a Tolentino fosse stata più forte, e non sapevo dei crolli ad Amatrice. Non sapevo nulla. Avevo paura e volevo solo allentare la tensione in qualche modo, oppure ingannarla.

Ho finito per svegliarmi alle 7 e 20. Sole alto. Saccheggio il frigorifero. Mezzo melone, formaggio, decido infine di farmi una tazza di latte e caffé per calmare la fame. Direzione nord, lungo la statale 16 giro per Loreto, una bella salita, la gente in piazza piange, lo trovato strano. Ora non più. Poi verso Recanati, lungo la vecchia SS77, l’antica via lauretana percorsa in senso inverso. Anche lì faccio un selfie con la statua del Leopardi dietro di me. Ci sono lavori e devo passare sul marciapiedi in bici. Vado verso Montefano, poi valuto che ho fatto i miei km e giro per Montecassiano. Bella discesa, ma devo fermarmi ad un incrocio perché non ci sono segnali e non conosco la stada. Decido comunque ad intuito e indovino. Sono di nuovo sulla 77 e giro per Recanati, poi a Fontenoce devio per la regina. Ritmo regolare, sono in leggera discesa, è un piacere andare 36-38 km/h.

Deve arrivare mezzogiorno prima che io sappia qualcosa della tragedia. È la prima volta che mi capita di essere qui con un terremoto così forte, non riesco ad immaginare cosa sia successo nel ’97, e nemmeno lo voglio. Alla casa di Tolentino sono stati fatti degli interventi di consolidamento delle fondamenta e ampliamento dei volumi (alzato il tetto), in realtà abbassando il carico sopra la struttura (tetto in legno). Non ci sono danni se non ad una tamponatura interna non portante, già lesionata in passato, ma mai rifatta perché non pericolante né pericolosa. Nessun danno alle tamponature ai piani inferiori, dove le altre case e palazzi del paese sono state lesionate maggiormente.

Sono fortunato. Terremoto: è meglio quando non succede.