Il voto di protesta, il voto “estremista”

Bisogna raccogliere il dissenzo in contenitori democratici compatibili col sistema repubblicano, legali, ed inseriti nel normale arco istituzionale.

È per questo che esistono partiti populisti e demagoghi. Essi raccolgono i voti di chi non è daccordo con le logiche di spartizione del potere. I loro rappresentanti e frontman/frontwoman sono perfettamente inseriti nel sistema di potere esistente, anche se continuano a sostenere tesi contrarie al sistema, essi sono una sorta di paracadute per il sistema attuale, un modo soft per non far percepire al popolo che si è in trappola.

È facile ritenere per un elettore estremista che la colpa sia del voto degli altri, che le cose non cambiano perché il proprio partito non ha la maggioranza. In effetti il proprio partito, quello “estremista”, non farebbe nulla neanche quando avesse la maggioranza, è lì semplicemente a fare da paracadute, e non importa che successivamente non prenderà voti, un politico ha una quantità di paracaduti grazie ai quali può cavarsela comunque (vitalizzi, e via dicendo).

Riguardo l’abolizione del vitalizio, la tecnica è la seguente: chi è all’opposizione vota per l’abolizione del vitalizio, chi al governo per il mantenimento. A volte è l’inverso: la maggioranza prova ad abolirlo, e parte dell’opposizione vota contro. Ma questo accade solo se i numeri sono giusti.

Sinistra Ecologia Libertà. Partito considerato estremista di sinistra. Raccoglie tutti i voti di chi vorrebbe un sistema meno competitivo e più protezionista. Le reali azioni di rinnovamento sono inesistenti, generalmente gli elettori che votano SEL sono dipendenti pubblici, che ottengono per questa appartenenza dei favori, anche se non espliciti, si oppongono ad un sistema di valutazione meritocratico obiettivo (vedi sistema di punti per insegnanti). Questo partito non ha nulla contro il sistema, è assolutamente a favore della burocratizzazione della società, in perfetta antitesi con Bruno Rizzi, che ovviamente non è stato mai digerito dalla sinistra pseudo-marxista italiana.

Fratelli d’Italia. Partito di “ispirazione fascista”, non dichiaratamente, visto che è vietato dalla legge, rimane nel non-detto, tutti lo sanno, ma non è vero. E infatti non è vero. Non vuole la creazione di un partito fascista, non vuole mettere a capo un Duce carismatico, non vuole somministrare olio di ricino a chi non rispetta le regole. Semplicemente vuole mettere in dubbio la tesi che il fascismo sia stata una esperienza fallimentale. Una intera architettura dialettica su questioni di principio per dividere le coscienze, e far sì che si scelga: di qui o di là. Ma nessuno dice per fare cosa. Sostiene posizioni contro il sistema, come il ritorno alla sovranità monetaria, per poi non fare nulla per questo, o dileguarsi inspiegabilmente.

Lega Nord. Per questa formazione politica è importante sponsorizzare l’appartenenza e l’identità nazionale, oppure locale, o comunque solleticare la paura del diverso. Raccoglie così un malcontento dovuto alla microcriminalità.

Movimento 5 stelle. Sembra uscire da questo schema, ma essendo nei fatti etero-diretto, ovviamente sottostà al concetto di contenitore di malcontento.

Votare ha senso? No. Non ci sono possibilità di cambiamento tramite il voto, i partiti istituzionali sono per le istituzioni, quelli “contro” sono ugualmente per le istituzioni.

Il voto costituisce una fase grazie alla quale c’è una spartizione e una differente suddivisione degli equilibri di potere. Quindi non ha senso se ci si aspetta che le cosa cambino secondo quanto detto in campagna elettorale, ma solo se si considera differenti pesi ed equilibri di potere.

Resta il fatto che il voto è una parte realmente poco importante per il cambiamento, e molte altre azioni portano un cambiamento molto più incisivo.

Ci sono gli acquisti, e lo sciopero degli acquisti che incide decisamente negli equilibri di potere.

Le associazioni, e le azioni, e richieste, e conquiste che queste riescono ad ottenere, presso le istituzioni, e tramite i propri rappresentanti. Le pressioni su questi rappresentanti, il controllo di questi rappresentanti.

Le associazioni sono ad esempio Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confindustria.

I sindacati CGIL, CISL e UIL quelli che raccolgono più adesioni, hanno strutture simili ai partiti, e per questo sono effettivamente poco incisivi, determinano equilibri di potere, e, al pari dei partiti, assorbono una quantità esagerata di risorse.

Qualsiasi tipo di associazione tende generalmente a diventare bulimica di risorse, le associazioni dovrebbero essere usate per ottenere dei risultati, e non per farsi tragurgitare in voragini di dialettica infinite.

Si direbbe la stessa cosa per la politica, ma purtroppo il sistema è talmente malato che andrebbe terminato.

Il Governo non ha un piano, non ha obiettivi. Questo fa sì che non fallisca. Il Parlamento si fa promotore di cambiamenti di cui non avrebbe neanche il titolo, ma comunque riesce ad ottenere dei consensi.

Cosa andare a votare domenica prossima? Cosa? Cioè quale equilibrio di forze, o meglio quali forze?

Mi viene da pensare al politico intervistato da Mastroianni in Signori e Signore, Buonanotte

Quella sarebbe la persona giusta da votare.

Rimini Challenge 2015 – Comunque meglio esserci

Parto in condizioni di salute dubbie: devo ancora fare accertamenti per un problema di gonfiaggio del collo sconosciuto, ho fatto 2 giorni di letto 2 settimane prima, saltato 10 allenamenti circa, fegato sotto stress per i medicinali. Piccole cose insomma, ma una somma di piccole cose, per le quali avrei potuto rimandare la gara all’anno prossimo.

Decido comunque di esserci, di provarci lo stesso. Prenoto un albergo l’ultimo momento e non guardo neanche dove è (a 7 km da Rimini, e me li faccio in bici prima e dopo la gara! :)

E comunque ho imparato.

Nuota bene. Le punte dei piedi, ossia gli alluci, devono sfiorarsi continuamente. Non fermare mai i piedi. Con la muta puoi tendere ad “affondare” le gambe, questo aiuta la spinta. Le braccia devono spingere, belle larghe. Ma se passi vicino a qualcuno necessariamente devi stringere un po’. Perderai qualche bracciata, non importa se non spingono tutte al 100%, basta anche 60%, ma mantieni il ritmo di bracciata. Le botte
arrivano quando sei in mezzo agli altri. Non importa, siamo sulla stessa … sulla stessa acqua, un po’ ne prendi un po’ ne dai, stai tranquillo e vai. Sì, 2 anni di triathlon e ancora perdevo la pazienza pretendendo di non prendere/dare botte. Il mare è mosso, è una gara, ognuno deve pensare per se.
Non ci si può far niente.

Ho imparato.
Se ti dicono lascia le scarpe nella busta, è ok, lasciale nella busta e corri fino alla bici con le scarpe in mano.
Stai giù e appoggiati bene sulle aerobars, anche in salita. Stai tranquillo e concentrato mentre pedali.
Il peso dietro sulle curve. Non è facile, da motociclista ricordo che bastava accellerare, a volte, non è possibile in bici, tirare dietro il sedere e appoggiarsi sul pedale interno alla curva, ma non ci si sente molto stabili. Bisogna allenarsi alle curve. Le gigane sono difficili. Se la vedi sposta le mani sul manubrio prima. Stai attento e vedila, altrimenti il cambio di posizione dentro una gigane non è molto agile/consigliabile, ma almeno puoi rallentare, sbagliando la curva, ma almeno non cadendo.

Ho imparato.
Bevi il giusto. Sali all’inizio, e urina prima di partire. Non importa, un posto lo trovi.
Non devi bere troppo se è freddo e piovoso. Non devi esagerare quando c’è sole. Se vai sotto di liquidi devi bere un po’ di più. Allora 3 bicchieri d’acqua (fresca) bloccano un po’ il diaframma, se stai correndo rendono la respirazione più difficoltosa, dovrai rallentare e respirare profondamente, tenere un passo più lento, come 7′ a km, per 1 o 2km sarebbe l’ideale, così affronti una difficoltà senza perdere troppo. I sali durante la corsa “cum grano salis”. I sali asciugano, e non arrivano ai muscoli in tempo. Se è un medio c’è poco da fare, se sono arrivati i crampi, la corsa la finirai con i crampi. Sei hai i crampi devi camminare, o correre lentamente, pochi sali, e bere il giusto. Fermarsi
non fermerà i crampi. Fare scatti è la cosa peggiore. Ascoltare i muscoli, e ascoltare i crampi. Rilassare l’addome, e tutti i muscoli che è possibile rilassare. Ascoltare una sensazione di scorrimento dentro di se, cercare di avere, ad ogni respiro, l’impressione che l’aria/il sangue vada ad ossigenare le gambe, fino alla punta dell’alluce, e le spalle, e le braccia. I crampi sono dolorosi, ma l’ascolto è una cosa bellissima.
Guarda avanti e corri.
Se non vuoi sorridere stai serio, sai di essere felice, che importa il farlo sapere?

Ho imparato che lo stretching è importantissimo.

E tutto questo perché c’ero.

E ho sbagliato.

Ho sbagliato.
Alla seconda boa continuo a nuotare in direzione sud, invece di girargli attorno e tornare a nord.

Ho sbagliato.
Le scarpe da bici le avrei dovute lasciare nella sacca Swim/Bike per correre poi verso la bici con le scarpe in mano. Invece le ho lasciate agganciate alla bici, per poi doverle sganciare e mettermele prima di partire verso l’uscita dal deposito bici.

Ho sbagliato.
La temperatura era ok per l’impermeabile leggero, uscito dall’acqua avevo freddo ed ho messo quello pesante subito, per poi cambiare idea e mettere quello leggero. 1 minuto perso. La decisione pianificata era ok, le previsioni danno la temperatura giusta. A 14 gradi si pedala bene con il paravento leggero.

Ho sbagliato.
Non ho urinato durante il cambio bici/corsa perché c’era la fila. Ho pianificato di farlo dopo il primo giro, convinto ci fosse un bagno. Non era così. Mi sono agitato ed ho tentato di saltare una transenna. Decisione poco lucida e poco assennata, con conseguenti immediati crampi.

Ho sbagliato.
Dopo i crampi, primo giro, ho reidratato. Ho rallentanto e respirato. Ok. Ma ho smesso di crederci. Come se un piccolo problema causasse la fine del mondo. Non potevo stare sotto le 6 ore, lo vedevo, ma avrei potuto stare sotto le 6 ore e 30′. Avrei potuto comunque correre e trovare le forze. E non mettermi a mangiare, perdere la concentrazione, e roba del genere.

 

Se non ci fossi stato, non avrei potuto sbagliare.

Ci vediamo il prossimo anno, Rimini Challenge

La stupida età

24 Maggio 2015.

Riccione, Adriatica, direzione imbocco autostrada per Ancona. Una ragazza, sui 13-14 anni, sulla strada, più avanti una rotonda con dei furgoni parcheggiati. Sbracceggia, chiama e dice “ehi, ferma! ferma!”. Mi fermo. Guardo dietro, abbasso il finestrino e aspetto che raggiunga l’auto. “Sì, che c’è?”, lei: “Mi dai un passaggio?”, “Eh?! cosa? ma sei sola?”, “Sì, sono sola. Dai, vicino”, “come mai sei sola qui?”, “dai, fammi salire. È vicino”, “No, ho troppa roba, la macchina è piena”, “Vuoi scopare?”, “No. Dai ciao.”, tiro lo sportello che aveva aperto facendo per entrare. Riparto e fa stridere le sue unghie
sul finestrino, forse rigandolo, e dicendo “ciao”.

Avrei. Pensato. Pensato e riflettuto. Avrei fatto bene a dargli 20 euro e dirgli che doveva andarsi a divertire, che la vita è più importante, e non è quella. Che infondo a quell’età vuoi essere accettato/a, ed è così per tutti, e finisci per fare quello che gli altri si aspettano da te, anche se infondo senti che non ha senso.

Ho pensato che dirglielo non sarebbe servito a nulla. Che comunque avrebbe continuato a farlo, a compiacere gli altri, per buttare la propria vita senza amarsi, per paura di non essere accettata.

E così nessuno l’avrebbe convinta. Nessuno mai la convincerà.

Perché quando hai 13 anni il tuo mondo è coloro che ami, non importa chi siano.

E non sai d’avere un anima, di essere individuo. Ancora non lo sai.

Così il tuo animo è plasmato, da chi ami, chi ammiri, o chi temi.

Non importa, fai quello che gli altri si aspettano da te per essere rispettato, per essere accettato, per essere all’altezza di ciò che viene considerato bravo/a dalla tua famiglia, dal tuo gruppo. Cioè dal tuo mondo.

Non è solo quello il mondo.

Vorrei solo dire. Stupidi adolescenti: imparate ad essere liberi.

Il Mondo è immenso, ed immensi lo siete ognuno di voi.

Non privatevi del resto del Mondo. Non private il Mondo della vostra Anima.

Per quanto stupide crediate siano le vostre scelte. Fatele. Ora.

Amore non è darsi. Amore è esistere.

22 Marzo 2015. 21a maratona di Roma

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1n

Solo una cosa dell’esperienza vorrei, ma non posso condividere.
KM 36, le energie sono finite, e comunque non serve mangiare,
arriverebbero troppo tardi. Posso finire la gara così, lasciando
andare le gambe, alla meglio, sui 5’20”, poi 5’30”, e così via
a decrescere, credo, fino ai 42km, e forse provare a fare uno
sprint per l’ultimo km cercando di far salire la media.
Sì entra a Piazza Navona. Non capisco subito, ma il mio cuore
mi precede, si gonfia in petto e non servono più energie.
La piazza è piena di gente, che è lì per quell’evento, si percepisce
l’emozione e la gioia. Il cuore lo sente, quando capisco il perché
il viso si colora di rosso, le lagrime riempiono gli occhi, sento quasi
che non riesco a respirare tanto il cuore gonfio da l’impressione di
bloccare il diaframma. Sono pieno. Pieno degli incitamenti della folla,
pieno della bellezza dell’obelisco, della fontana, non conosco Roma,
forse dovrei. Roma è immenza e grandiosa, ma forse non è solo quello.
Sorrido, capisco che è l’unico modo per ricambiare gli incitamenti
del pubblico, non posso far altro. Ricordo le parole di Alessandro,
“se quando hai finito la maratona non sei distrutto, vuol dire che
non hai fatto la maratona”, mi ricordo gli ultimi 10km della domenica
prima, 10km in 41′, al massimo della mia andatura.
Percorro la piazza e capisco che devo andare al massimo, il massimo
che posso. Ho il cardiofrequenzimetro, me ne fotto se “un vero runner
non ne ha bisogno”, so che posso reggere sui 170 per 8km, so che devo
stare concentrato sulla postura, che devo stare concentrato, che devo
arrivare distrutto, che devo dare tutto, e riuscire comunque a finirla.

È il filo del rasoio. Non mi frega se quelli forti hanno finito da più di un
ora. Questo è il mio filo del rasoio, e lì sopra devo correre.

Equilibrio e concentrazione. Respirazione giusta. Devo rilassare i piedi,
le dita dei piedi.
Non è possibile. Deve essere saltata qualche unghia, oppure c’è qualche
vescicola. Fastidioso, ma devo ignorarlo. Devo ignorare la parte finale del
piede, il dolore della parte finale, ma devo spingere comunque senza
scocciare le ossa. Sono cazzate, vado talmente piano che non potrei rompere
nulla.

Via del Corso non è così ampia. Continuo a sorridere alla gente che batte
le mani ed incita. Per quel che posso. Vedo gente che corre lenta. Eppure
la sto sorpassando soltanto ora, sono corridori migliori di me. Sfortuna.
Ma questo è il mio rasoio.
Bellissima ragazza minuta in top e pantaloncini attillati rosa. Complimenti.
Le sto dietro, ma certo cerco di non rubare lo spettacolo a chi segue.
Vedo il cartello dei 39. Il mio gps non è daccordo. Dovrei fare qualche conto
per sapere quando dovrei tirare, e quanto, e come. È complesso. È solo
una sottrazione, ma non voglio fare conti sul momento, e quanto manca
al traquardo, e quando cederò, e così via. Manca poco, ci credo, e devo dare
quello che resta.
Si gira su di una rotonda. Piazza del Popolo. Fico. Via del Babuino.
2 km o forse di più. Una ripetuta da 2km la so fare? l’ho fatta?
sì fatta. Forse sono 3km. Da 3 l’ho fatta? sì fatta. Ce la faccio?
Devo, voglio farcela.
Ora c’è un tunnel (“tranquilli, quando siamo fuori dal tunnel è fatta”,
non confortante: non è vero) ci sono i rifornimenti nel tunnel. Solo
acqua, grazie, e poi, riprendo il mio cazzo di ritmo. Mi allontano,
e equilibrio, e ritmo. Ok, tiraaaa. Sembra non reggere, ma DEVE
reggere. È solo testa. Le gambe non ce la fanno solo perché credo
che non ce la facciano. Più su e senza esitare. Baricentro più alto,
gambe più leggere. Concentrazione. Si esce dal tunnel. Poi discesa.
Oh, dai, ma allora siete grandi! Sì, ok, sanpietrini, un po’ sconnessi,
pozzanghere, ma basta il cervello, le gambe non si devono lamentare.
Come tutte le cose belle, la discesa dura poco, e non reggo un buon
ritmo. Sono sicuramente sopra i 5′ al km. Ma passo tra un paio di curve
transennate piene di gente che incita e il ritmo ci sta. E arriva
anche il traguardo. No, non è il primo pallone, devo ancora correre.
Correrò fino a che non mi sparano (o muoio).
Ora vedo il display, c’è scritto 3:37:12, e 13 … ed è quello della gara.
Sì, vuol dire che quello meno qualche minuto sarà il mio tempo effettivo.

Non sono contento. Sono distrutto.
Non sono contento. Sono riempito e poi svuotato.
Non sono contento. Sono appagato.

Ho fermato il mio orologio. Ora respiro e provo a camminare.
Ho fame. Non fame, ho bisogno di energie. Ho bisogno di zucchero.
Camminare non è semplice. Penso così sia ok:

ho fatto la maratona di Roma.

 

 

13675 – CRUCIANI DANIELE ACSI

 

 

 

Distanza Pos. Pos. M/F Pos. Cat. Tempo RealTime Parziale min/Km
Via Ostiense (5K) 5000 4396 3908 4396 00:30:08 00:27:18 6.01
Via Rolli (10K) 10000 4045 3668 4045 00:55:48 00:52:58 00:25:39 5.34
Via della Giuliana (21.097K) 21097 3341 3112 3341 01:51:42 01:48:51 00:55:53 5.17
Piazza Lauro De Bosis (25K) 25000 3224 3013 3224 02:11:24 02:08:34 00:19:42 5.15
Viale della XVII Olimpiade (30K) 30000 3107 2908 3107 02:37:08 02:34:17 00:25:43 5.14
Lungotevere Arnaldo da Brescia (35K) 35000 2741 2580 2741 03:02:04 02:59:13 00:24:55 5.12
Piazza del Popolo (39.2K) 39200 03:23:18 03:20:27 00:21:14 5.11
Piazza di Spagna (40K) 40000 2608 2460 2608 03:26:59 03:24:08 00:03:41 5.10
Via dei Fori Imperiali (FINISH) 42195 2523 2383 2523 03:38:20 03:35:29 00:11:20 5.10

 

 

Analfabetismo funzionale. Ovvero Governo ladro

Governo ladro … e Renzi né è la dimostrazione.

Maratona di Roma

Riprendo questa statistica che dice che solo il 20% degli italiani siano capaci di comprendere un testo.

Nella blogsfera (se ancora la chiamano così) c’è un articolo di Rudy Bandiera piuttosto catastrofista “Siamo un popolo di analfabeti funzionali e, spesso, di idioti

Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.

Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.

Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.

Stamattina vado a Macerata. Devo fare l’analisi del sangue perché sembra abbiano
trovato una persistente situazione di inversione della formala leucocitaria.
Vuol dire, mi ha spiegato lunedì scorso la dottoressa, che alcuni componenti del sistema
immunitario sono leggermente fuori scala e invertiti, e vuol dire inoltre
che la situazione si è ripetuta (persistente) più volte negli ultimi 2 anni nei quali
ho donato il sangue.

“Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10″ mi disse la dottoressa lunedì. Sto
fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?

Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.

Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.

Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.

Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.

La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.

Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.

E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.

Perché non salire su quel treno invece che farsi abbaiare dal miraggio pubblicitario
di una strada deserta, un deserto della ragione nella quale coltivare un sogno di
libertà che riesce a far ignorare il logorio delle catene che feriscono le caviglie
nell’attesa di arrivare al lavoro dove potersi lamentare per qualsiasi cosa, chessò,
del Governo, di Renzi, della squadra che non va, o il presidente farabutto? Perché no?

Errore. Non è quello il punto.

Potrei sembrare un po’ puntiglioso, forse a volte scostante nel notare gli errori, o come dicono alcuni, un po’ rompicoglioni.

Si potrebbe pensare che non ammetto errori. Ma non è quello. Assolutamente.

Chi non ammette errori si fermerebbe dopo aver scritto le prime 5 righe di codice, non appena vede che non fanno esattamente quello che si aspetta ed è costretto a rileggerle, e correggerle.

Rileggere e correggere. Questo può essere frustrante. Richiede di ammettere un fallimento, di ammettere di non sapersi esprimere, neanche in un linguaggio formale.

Ma forse la frustrazione si supera per la curiosità di capire qual è il modo giusto.

È più avanti che subentra qualcos’altro, scoprire perché. Il perché si sbaglia, e il perché si ha successo. Qual è la chiave del ragionamento giusto, quale la chiave per il ragionamento fallace. Il ragionamento. Il ragionamento e la materia. La materia, l’ordine. Intendo la matematica, la meccanica. Il meccanismo.

È vero forse, siamo esseri perfetti, ma non combaciamo esattamente con la meccanica della materia, non esattamente con la matematica meccanicistica e col calcolo automatico, non perfetti in quella accezione. Diversamente perfetti.

E l’errore è la cosa più affascinate. È ugualmente affascinante un ragionamento esatto, pulito e preciso, perché si avvicina alla materia e la rende più umana. Ma l’errore è sempre piccolissimo, e nonostante ciò è amplissimo nella sua origine. Un semplice errore che sembra di distrazione ha dietro spesso un mondo di argomenti che hanno portato a quell’errore, ed andare a toccare quell’errore rimette in discussione quell’intermo mondo, o meglio concezione del mondo che l’ha in qualche maniera generato.

Dicevo appunto che per me il punto è tutt’altro, non è vero che non ammetto errori, io sono un feticista dell’errore, capisco che possa essere fastidioso sentirsi criticare, ma la mia è solo curiosità, non un giudizio.

Inoltre, se a volte cerco di correggere alcuni miei difetti, non è perché non mi accetto per come sono, ma per la semplice curiosità del sapere come sarei.

Come potrei?

Come potrei non sentirmi tradito?

M’hanno fatto credere io fossi pazzo. Mi hanno fatto fare cose stupide. Mi hanno dato dello stupido. Del frocio. Del coglione. Hanno sostenuto continuamente io non avessi amici, e mai hanno riconosciuto di sbagliarsi. Ho dato 14 anni della mia vita per cercare di convincerli che non fosse così, che non sono così, che sono altro. Che vivo e anche il resto del mondo può accettarmi per quel che sono. Anche se essi si rifiutano di darmi credito. Anche se essi rifiutano di apprezzarmi per quel che valgo, non per i loro stupidi pregiudizi e valutazioni affrettati.

Avrei voluto parlare. Mi sono incazzato. Niente. Avrei voluto che cambiassero? No, non l’avrei voluto. Avrei voluto ascoltassero. Mai l’hanno fatto, e mai lo faranno.

Tutto, solo per sentirmi amato.

Come potrei non sentirmi tradito dall’amore?

Ho rinunciato alle mie passioni, ho pensato ci fossero cose più importanti, che fossero loro le cose più importanti, che fosse il loro amore.

Non ne voglio più.

E non mi sento affatto tradito dall’amore. Piuttosto mi sento tradito da me stesso. Ho dato 14 anni della mia vita per una stupida paura.

Succede, inseguendo una brillante chimera, di essere abbagliati dalla sua lucentezza, e di calpestare, senza accorgersene, qualsiasi cosa si incontri nel camino che porta verso di essa. Ed ignorare il dolore di chi si fa soffrire. Ed odi chiunque voglia fermarti. Ma esso ti mostra ciò che stavi facendo agli altri, ed a te, e il mostro che stai diventando, e finisci per ringraziarlo per i suoi stupidi consigli.

Ma a volte è invece la paura che questo succeda che finisce per frenare e fermare il tuo cammino, preoccupandoti di chi sta facendo altrettanto a causa di quella stupida paura, non molto diversa dalla tua.

Credere di essere pazzo ed esserlo veramente è differente, la stessa differenza che passa tra l’inferno e il paradiso.

Sì, mi sento tradito, da me stesso.

Non avrei mai dovuto concedere ad altri tutto questo.

È necessario stare soli quando non si è padroni di se stessi. E questo vorrei dirvelo candidamente: non capite un cazzo.

Shortest Path to Success. Psicologia e programmazione

Questo blog ha contenuti che si alternano tra la psicopatologia e il faceto, così mi sento in diritto di parlare di psicologia del programmatore.

La programmazione è una attività dell’intelletto, ma consegnare un lavoro e decidere le priorità riguarda molto la parte emotiva. Del resto Agile, Extreme Programming, Kanban, etc, parlano più di metodo, di interazione, di rapporti sociali, piuttosto che di metodologie (i vari manifests dicono: non si esclude l’importanza degli strumenti, ma la persona viene prima …).

Shortest Path to Success. La strada più breve per il successo. È un concetto fondamentale, però si rischia sempre di lasciare questo tipo di approccio per paura di fare qualcosa di sbagliato. Il mantra era “chi prende le scorciatoglie si troverà sempre nei guai“. Non so se c’entra qualcosa di religioso, o meno, so che è una idiozia. Invece la cosa più semplice che funziona e che ha successo è la migliore scelta che si possa fare.

Succede di studiare una gran quantità di concetti, di algoritmi, di modelli e di pattern per la soluzione di diversi problemi, ed è possibile essere attratti dal decidere prima il pattern senza chiedersi se nel caso specifico sia strettamente necessario. Oppure succede di vedere librerie realizzate con un certo schema e, non potendole usare nel caso specifico, aver voglia di realizzarle con concetti simili.

E invece no. La scorciatoia è la strada giusta.

Faccio questo ragionamento prendendo spunto dai trader (quelli che giocano in borsa) e si dilungano sulla psicologia quando il loro lavoro consiste nel cercare di speculare il più possibile. Sembra strano, ma nell’attività di trader la psicologia gioca un ruolo importante. Perché no nella programmazione?

Libertà di cancellare commenti (e di cancellare stati su facebook)

E di cancellare profili da parte di facebook.

Libertà è anche libertà di cancellare i propri e altrui commenti quando questo è previsto dalla piattaforma. È giusto. E comunque la comunicazione è effimera per natura e a me piace vederla così, lascia ciò che ha lasciato ma dovrebbe sparire, dopo aver avuto il proprio effetto, muovere la coscienza e portarla a nuova consapevolezza. Del resto hai un blog dove esprimere le tue opinioni, tue, e nessuno le cancella. Sono spazi condivisi, di cui ognuno fa quel che vuole: se io posto un aggiornamento di stato in facebook di quell’aggiornamento ne sono proprietario, e del relativo spazio riservato ai commenti posso farne quello che voglio, vale a dire quello che la piattaforma mi permette di fare (giacché effettivamente non ne sono proprietario).
 
Voglio dire, hai libertà di stampa ed espressione, ma esprimiti nel tuo spazio, se è realmente qualcosa che vuoi esprimere tu e non una reazione ad un post o ad un commento altrui.
 
Facebook non è roba tua, è solo un mezzo momentaneamente gratuito, un canale dove far passare flussi e scambi. Io preferisco vederlo così.
(ora cancella questo commento :))
(copiato nel blog, per i motivi qui esposti)

Vive la liberté, vive la France!

MarciaInParis

Oggi una grande manifestazione per la libertà nel Paese che ha dato i natali al concetto moderno di democrazia e a quello della divisione dei poteri.

È commovente vedere marciare tutti i capi di stato europei e d’Israele e quello palestinese, e c’è anche un negro (anzi 2, o 3, e tutti ricchi e ben pagati … da chi?!? che domande, non ne ho idea, dagli stessi che pagano i capi di stato europei credo, il popolo, ovviamente)

Ricorda qualcosa. Come non ripensare a Gandhy e la sua la marcia del sale per infrangere il monopolio sul commercio imposto dal governo Inglese all’India.

Come non rivedere oggi nella Francia che marcia compatta a dimostrare che non si possono toccare i valori di libertà e indipendenza, ugualianza e fratellanza di tutti i francesi, ma esageriamo, di tutti gli europei, ma esageriamo, anche degli ebrei e ebrei israeliani e anche musulmani palestinesi, ma anche alcuni del Mali e del Niger e del Benin, ma … ecco fermiamoci qua. Gli altri sono solo cani rabbiosi, e stan bene dove sono.

È triste vedere una nazione inerme come la Francia attaccata così a tradimento, una nazione indifesa e sempre pacifica.

Francia, che finanzia gruppi terroristici in algeria http://it.peacereporter.net/articolo/31943/Algeria%2C+militanti+salafiti+arrestati+denunciano+finanziamenti+da+Francia%2C+Libia+e+Marocco

Francia, che partecipa a task force per “stabilizzare” la regione del nord del Mali http://www.bloglobal.net/2014/05/conflitti-africa-un-punto-su-mali-sud-sudan-e-nigeria-4.html

Francia che partecipa alla guerra in Iraq, in Afganistan, che nel 2012 finanziava (insieme alla maggior parte dei paesi occidentali) lo stato islamico che ora taglia le teste (ma quale perizia nello scegliere i propri alleati!) http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

Francia che ha destabilizzato tutta la comunità araba rovesciando il regime di Gheddafi in Libia per “legittimi” interessi sul petrolio libico.

Avevo le lacrime nel vedere marciare tanti capi di stato, e sentire in nostro presidente del consiglio:

Je suis la liberté, je suis Charlie Hebdo, je suis juif, et: Oui, Je suis Catherine Deneuve

Così siamo in guerra, altro che chiacchiere, e questo è stato deciso dalla nostra pacifica europa solo negli ultimi 50? 100? 200? 500 anni?

La guerra non è mai finita, cos’è cambiato allora? Consapevolezza? Di cosa? Di ciò di cui ci nutrono i giornali?

Siamo in guerra, “c’è una guerra di civiltà, lo volete capire???” così urlava Giuliano Ferrara, per poi passare agli insulti. Ma ha ragione, siamo in guerra da un tempo immemore, quantomeno per me, e non c’è neanche ragione di stupirsi degli attentati.

C’è sicuramente da ringraziare i giullari come chi lavora in Charlie Hebdo e tutta la satira, perché riescono a dare un po’ di consapevolezza, di verità, usando mezzi sporchi, fastidiosi, cattivi, ma non violenti. Invece sono finiti vittime della violenza. Un colpo basso. Come l’uso del fosforo bianco per sopprimere 1400 palestinesi nel 2009.

Per quale motivo si sopprime una popolazione inerme? per dimostrare la propria forza, per alzare la posta in gioco e poter chiedere di più nei trattati di pace. I trattati di pace non ci saranno mai, o comunque saranno delle farse.

Siamo in guerra? lo siamo stati sempre, a nessuno piace di sapersi dentro 1984, così i giornali continuano a dire che tutto va bene, se non fosse per la crisi (di argomenti??).

Non ci sono periodi senza guerra, e in guerra e in amore non ci sono regole.

Io la prendo così, tranquillamente. Infondo se non mi sparano addosso non dovrei morire. Se dovessero farlo la mia consapevolezza o la mia ignoranza non cambierebbe nulla. E non cambierebbe nulla neanche la mia paura.

Non avete ragione. Nessuno. La guerra è un sentimento e i sentimenti non hanno ragioni.

Ma non disturbatemi, la mia guerra e dentro me e vi prego di non mettermi pace pria ch’io lo faccia da me medesimo istesso di persona.