Punti di riferimento sbagliati

Idiozie.

Il fatto è che quando decidi di camminare sulle tue gambe non puoi più chiedere di stare in braccio.

Il fatto è che quando ti sei staccato dal seno, devi trovarti da mangiare.

Il fatto è che quando prendi una strada potrai anche incrociare qualcuno lungo il percorso, ma è la tua strada e nessuno ha mai fatto i tuoi passi, ne li seguirà, nè li sta facendo.

Non ci sono punti di riferimento.

E non ci sono colpevoli.

Non ci sono strade sbagliate.

Non esistono fallimenti.

Fa ciò che ami, ama ciò che fai.

Non ascoltare cazzate. Non ascoltare cazzate.

“Bisogna …”, “tu devi …”. Dimentica. Spegni la stupida voce nel cervello, abbassale il volume, ignorala, forse tacerà.

Ama ciò che fai. Vivi quel che fai.

La mia intrattabilità

se non ti amano mandali a quel paese.

Intrattabilita_Serenella FucksiaEd è esattamente quello che penso, i politici fanno tutti così, io lo trovo squallido.

Trovo squallida la politica se discutere è insultarsi velatamente, tirando in ballo “discorsi generici”.

Discorsi generici che insultano chiunque abbia una idea differente dalla tua.

Ho partecipato alla discussione e seguito Serenella Fucksia, perché, anche se effettivamente senza poter fare molto di differente, è il candidato che ho votato al senato.

Tornerò a non votare. Il motivo è semplice. Un parlamento composto di persone pronte ad insultare le persone pur di sostenere una idea è un istituzione che fa male al Paese, e in quanto tale andrebbe soppressa.

Ma soprattutto a me piace essere intrattabile sotto questo punto di vista. Se tu dici che io non ho cuore etica e cervello, che sono insensibile, che sarei una fredda creatura calcolatrice, puoi continuare tranquillamente a farlo. Io sono questo per te.

Vaffanculo. Oh, ma il mio ovviamente è un discorso generico rivolto a chi risponde a cazzo di cane, eh. Non ho fatto nomi e cognomi, perché se li conoscessi farei di tutto per dimenticarli il minuto successivo. Se serve ci facci un post del blog per sfogarmi un attimo, ma niente di che.

 

Esso ama l’Extra Terrestre

Ieri sera danno su Italia Uno E.T. Extraterrestre.ET_313845136_640

 

Mi ricordo di averlo visto quando avevo 15 anni come lezione di cinema, e una delle cose che ricordo distintamente era la meraviglia nel sentire il ragazzino ad ET (ormai morto e nel contenitore del ghiaccio): “Ti amo”.

E ricordo anche l'”insegnante” di cinema (attività extrascolastica), che s’è accorto del nostro disappunto e frasi sottovoce “ma è un mas …” qualcuno non riusciva a finire la frase.

No, perché effettivamente è una domanda: ET è maschio? ET è femmina?

L’altra domanda è: perché ET ormai morto, rivive proprio quando il ragazzo pronuncia la frase: “Io ti amo” (I love you).

Dubito che ci sia una traduzione dell’italiano “ti voglio bene”, come è stato doppiato ultimamente e trasmesso su italia uno, evidentemente una rete troppo idiota per riuscire a capire concetti come universalità (o forse troppo attenta a non disturbare gli omofobi).

Eppure a me piace molto l’idea di un Extra Terrestre, parte dell’universale, che si risveglia, rinasce alle parole del ragazzo: “Io ti amo”.

L’amore, universale, extraumano, ET, extra terrestre, amore extraterrestre, nel senso di concetto extra terrestre. Penso che tradurlo con un blando “ti voglio bene” non renda giustizia a Steven Spielberg, è una travisazione, uno stupro.

versione spagnola: http://vimeo.com/45141853 minuto 1:36:20 “jo amo ti”.

Ho messo la locandina del film, il richiamo è chiaramente a “La creazione di Adamo” di Michelangelo.

ET si rianima (o resuscita?) grazie all’amore, non al “voglio il tuo bene”, non è una sfumatura, voglio che non sia una sfumatura, che il volere il bene per qualcuno possa essere una conseguenza dell’amore, ma anche di altro, e se è per altro non causa la rianimazione di un extraterrestre.

Al di là della spiegazione:

http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=4535

sicuramente buona per uno straniero, dire “ti voglio bene” ad un dio non avrebbe senso: se si ritiene il dio onnipotente, o anche solo più potente di noi, non avrebbe nessuna importanza il desiderare il suo bene.

No, non è una sfumatura, l’amore viene dal se, non è un desiderio del bene di qualcun altro, è un sentimento che parte dal se e verso un’altra persona, o entità, o ente.

Il fatto che poi abbiamo bisogno di un dio per spiegare costrutti linguistici non dimostra che un dio nel mondo fisico esista veramente, a parte il concetto del “dio in terra”, ovvero il clero, che infondo è l’unica cosa avversata da Marx.

5 motivi per cui la CGIL va difesa oggi (persino da un capitalista)

Non sono un operaio, non sono un dipendente. Ma sto con la CGIL

Manifestazioni nelle piazze, proteste, spiegazioni in tv. Non dovrebbe fregarmene niente, ma c’è qualcosa che mi disturba riguardo alle storie attorno l’articolo 18, ed esattamente la cosa che mi disturba è che incrina il concetto stesso di contratto lavorativo e di accordo. Rompe un mio punto di riferimento.

Non sono un dipendente, ma lavoro, devo stabilire delle regole secondo le quali rapportarmi con gli altri, decidere, di comune accordo, se sto sbagliando io, o se sta sbagliando il mio committente. Non posso accettare di firmare un accordo del tipo, “tu lavori fintanto che a me mi va bene, poi te ne vai e zitto”, non lo posso firmare se quel “tu” sarei io.

Ho bisogno di una salvaguardia, sono un professionista, non un avventuriero.

1. Nessuno deve essere soldato di ventura

Ho firmato in passato contratti che si concentravano sul fatto che io non avrei fatto danni all’azienda, che io avrei rinunciato al riutilizzare il codice, che io avrei fatto questo e quello nei tempi stabiliti. In quei contratti non c’erano esplicite clausole di salvaguardia. Ed è una cazzata.

C’erano invece clausole che parlavano di “risarcimento di eventuali danni” da parte del consulente. Un idiozia del genere non va scritta in un contratto di prestazione professionale.

Un danno va risarcito a chiunque, anche se non si hanno rapporti di lavoro con esso. Non c’è alcun bisogno di scrivere che durante una prestazione d’opera vanno risarciti eventuali danni. In particolare è riferito al danno subito dal committente per la mancata esecuzione dell’opera da parte del consulente.

Mettiamolo sotto un’altra forma: se il consulente non esegue il lavoro, non solo non viene pagato, ma devi risarcire il committente per il danno che gli hai causato per non averlo eseguito.

Allora, vado a comprare una sedia, se non la trovo come mi piace a me, non solo non pago la sedia, ma mi risarcisci perché ho perso tempo a cercarla nel tuo negozio.

Non ci siamo. Non è così che si regolano dei rapporti.

Oppure un motivo di recesso senza preavviso da parte del committente è la sopraggiunta disdetta da parte del cliente della commessa.

Traduco: il committente non rischia niente, fa da passa carte, fintantoché il cliente gli chiede il lavoro allora il consulente ha il lavoro, quando il cliente decide di non proseguire, il consulente se ne va e zitto. (Cioè, ciccio, te che ci stai a fare? Ci fai la cresta, poi sticazzi?)

Seriamente sono un professionista, qui in Italia abbiamo difficoltà a rispettare le regole, ma un contratto del genere non va firmato.

E se è rimasto solo il sindacato a difendere un principio del genere, talmente basilare e banale, allora sto col sindacato, perché almeno questo principio sopravvive per gran parte degli italiani.

2. La subordinarietà ammazza l’anima

Non nego di aver avuto problemi di stabilità emotiva per altre questioni, ma mi sono trovato in situazioni di stress eccessivo dovuto ad un invasivo controllo da parte di un committente, e le due cose sommate mi hanno costretto a lasciare dei lavori. Anche questa è una cosa che va messa nel contratto: nessun rapporto di subordinarietà vuol dire poter essere momentaneamente irrangiungibile senza dover giustificare nulla.

L’instabilità emotiva può essere indotta proprio dall’eccessivo stress, non è cosa da poco pensare che da un momento all’altro potresti essere in condizioni di doverti cercare un lavoro, non è cosa da poco il vivere col fiato sul collo e la sensazione di essere controllato. Non è così che si produce.

Ma non solo. Questo ha effetto anche nei rapporti con gli altri. Non è certo una persona stabile quella che è sottoposta a stress e critiche continue, non è gente bella con cui trattare, non riesci neanche a fornirgli un servizio web a qualcuno che, tornato a casa, l’unica cosa che pensa è rilassarsi, magari con qualche bicchiere in più, e non pensare ad altro.

Io vorrei gente che, tornata a casa, soddisfatta del proprio lavoro, possa concedersi il lusso di essere entusiasta della vita tanto da andare a cercare delle informazioni e delle conoscenze, di sottoscrivere servizi interessanti, di giocare con altri, di socializzare e di crescere.

La preferisco gente così e la preferirei anche se producessi scarpe da ginnastica, o succhi di frutta, o viaggi vacanze, o piastelle per bagni, o macchine sportive, o elettrodomestici, o sedie alla moda.

Non la preferirei gente così se producessi medicinali per ipocondriaci, se producessi prodotti del lusso.

3. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare, non cancellate

Non apri una azienda in Italia perché nessuno rispetta le regole e se vuoi che esse siano rispettate devi aspettare un decennio. Se anche tu potessi licenziare un dipendente il giorno dopo, questo non ti salverà.

L’obiettivo di un imprenditore a favore dell’abolizione delle tutele è fare il passacarte, fare la cresta sul lavoro.

Una persona del genere non è un imprenditore. È una canaglia senza scrupoli e un parassita della società, al pari di molti politici. Si capisce da ciò perché accettano di partecipare alle feste dei politici.

Non si era mai visto qualcosa del genere. La DC invitava morti di fame alle proprie feste, regalava pacchi di pasta ai poveri per raccogliere voti, molti voti. Il PD di oggi invita imprenditori e regala corruzione, malaffare, cattive abitudini e distribuisce irresponsabilità a manbassa.

Non ci bastava avere una classe politica corrotta, ora dovremmo avere anche una classe imprenditoriale parassita. Io credo, caro Matteo Renzi, che questo sia il passo spedito verso il baratro.

4. Le argomentazioni a favore della cancellazione dei diritti sono inconsistenti

La ggente, la gggente è col PD. 40% alle europee e 80 euro in busta paga. Cose vere.

Non capisco come le persone siano così lobomotizzate da percepire come positivo l’abolizione del tempo indeterminato. I giovani poi, cioè siccome non hanno accesso al tempo indeterminato, siccome non hanno tutele, allora queste vanno tolte a chi ne ha.

Bene, vediamo di tracciare uno scenario in cui queste tutele vengono cancellate, facendo un paragone con la situazione odierna:

Oggi: hai un lavoro a tempo determinato e al momento del rinnovo non sai se avrai un estenzione o continuazione del rapporto.

Dopo il Job Act: hai un lavoro a tempo indeterminato e non sai, già da oggi, se il rapporto continuerà tra un mese (il preavviso spero rimanga).

5. Esistono già gli strumenti per limitare l’uso dei contratti a termini. Ma non sono usati

Potrebbe servirmi una persona. Sono un professionista, non una ditta individuale. Ma potrei aver bisogno di qualche prestazione. La chiederei ad altri professionisti, o potrei offrire del lavoro estivo a qualcuno che sta frequentando l’università. Perché dovreste cancellare queste forme di contratto a termine?

Dovreste semplicemente chiarire che non è possibile costruire una azienda basata su contratti a termine, non puoi assumere 100 persone a termine, è chiaramente un espediente, non ci vuole più informatizzazione di quanta ce n’è già per capirlo. L’agenzia delle entrate mi controlla anche quante mutande ho comprato e non sono capaci di stabilire se una azienda è scorretta nei confronti dei lavoratori?

Non diciamo idiozie. Il governo avrebbe tutti gli strumenti per arginare queste pratiche da sciacalli, la verità è che non gliene frega niente. La cifra è questa: tutti criminali, tutti colpevoli, nessun colpevole.

Bella filosofia del cazzo signor burattino presidente dei burattini consigliati dai burattini dei burattinaii burattinati.

Se non hai dei principi saldi sarai sempre balia di qualcuno che probabilmente è in balia di qualcun’altro.

Conclusioni

Avete cancellato le ideologie e siete tutti lobomotizzati.

Sto col sindacato.

Ci sono progressi anche quando credi che non ci siano progressi

Sono tendenzialmente pessimista e tendo a criticare me stesso, sentendomi insoddisfatto e poco fiero di me. Il comportamento a volte pretenzioso e scortese che ho col prossimo credo sia dovuto al cattivo rapporto che ho con me stesso.

Feci questa considerazione pochi giorni fa, poco prima di andare in piscina, mercoledì mattino, per la precisione.

Pensai, e ancora penso, che dovrei essere un po’ più morbido con me stesso, e che dovrei riconoscere e sottolineare quello che di buono faccio durante la giornata, e in generale durante qualsiasi interazione, e considerare ciò che è buono come punto di partenza, una sorta di punto di appoggio, per sollevare le parti mancanti e lacunose del mio atteggiamento.

È per questo che oggi durante la spiacevole discussione avuta su punto informatico, sono riuscito a tenere un profilo positivo e comunque non scortese nei confronti del mio interlocutore. Purtroppo alla mia risposta è seguita una sua altrettanto spiacevole e scortese, alla quale non ho saputo far altro che rispondere “sei scortese.”.

Questo mi ha toccato in quanto avrei voluto condividere un mio punto di vista, e portare il discorso a qualcosa di interessante ed edificante, ma non sopportavo il tenore, l’atmosfera diciamo, della discussione.

L’articolo che si stava discutendo riguardava il rilascio del core .Net sotto licenza opensource, cosa che credo positiva, e ho trovato positivo anche una discussione tra  due utenti del forum che snocciolavano i pro del proprio framework preferito, ognuno del suo framework preferito, quindi discussioni di parte, ma comunque edificanti.

La tupla (framework, elenco vantaggi) porta con se conoscenza, non dovrei forse apprezzarla?

Spiacevole la sensazione che non avrei dovuto rispondere affatto, e non cercare di esprimere questo concetto, ma sentivo di volerlo esprimere.

Poi una curiosa idea mi balsa alla mente, stasera, di nuovo sto andando in piscina, forse è un segno. L’idea è questa: tra i miei valori la cortesia sta facendosi spazio verso le prime posizioni di priorità, anzi oggi posso dire che la cortesia ha la priorità più alta tra i miei valori. (penso che l’istinto di sopravvivenza sia semplicemente cablato e non serve razionalizzarlo tra le priorità)

Sì, quello che ho pensato è proprio alla gentilezza come un valore, più importante dei soldi, più importante del conto in banca, della posizione sociale, del lavoro che si svolge, dei riconoscimenti, dell’elenco di vittorie raggiunte, dell’efficienza, della produttività, della passione per la programmazione, dell’amore per la verità e l’onestà.

Più di tutto la cortesia e il rispetto.

Lo penso come valore, e come valore allora, invece di controllare come vanno gli investimenti nel conto corrente online, controllo quante volte sono stato cortese (valore positivo), o almeno ho evitato di essere scortese (valore nullo), e sottraggo tutte le volte che sono stato scortese (ossia sommo algebricamente il suo valore negativo).

Tirando le somme (è proprio il caso di dire) a fine giornata riesco a capire se ho accumulato ricchezza o ne ho persa.

Penso che questa ricchezza mi renda più forte e sicuro di me, e sicuramente devo tenerla sotto controllo.

Questo ragionamento inoltre è ben fondanto, considerando che la gentilezza ha nella radice la parola “gente”, cioè persone, ora non voglio scomodare l’inconscio collettivo di Jung, ma sicuramente nella società che ci ha portato qui, la gentilezza è sempre stato un valore, e le considerazioni sono 2:

  • è difficile rimuovere l’inconscio collettivo
  • è obiettivamente più comodo vivere in una società che riconosce il valore del rispetto

Ne segue che per rispettare il mio incoscio devo mettere la gentilezza al primo posto, o comunque tenerla in considerazione nella scala dei valori. Ma io escludo l’idea di subordinarla a qualsiasi cosa.

I soldi potrebbero non esistere. La società, un qualche tipo di società, esisterebbe comunque.

È venerdì, forse ho perso qualche ora ed è stato toccante (fastidioso), ma non è stato tempo buttato, ho scoperto di avere un conto gentilezza aperto da tenere sotto controllo, e non c’è niente di religioso o altruista in questo, è una questione di ricchezza personale.

Non si arricchiscono gli altri per le mie gentilezze, sono io ad arricchirmi ogni volta che riesco ad essere gentile.

Se non altro questa è presa di coscienza, conoscenza, un punto d’appoggio per sollevarmi, bisogna celebrare.

Quindi mi ubriaco.

Comunque prima della piscina ho ascoltato una interessantissima presentazione di questa roba qua:

https://developer.chrome.com/apps/about_apps

da qui si capisce poco, praticamente crei una applicazione che sembra nativa ed ha accesso molte chiamate del sistema operativo, semplici, come apri file, non efficienti, ma sicuramente sviluppi molto velocemente qualcosa che funziona.

L’IDE per sviluppare è nello store di chrome, basta fare “add”.

Ho persino ritardato in piscina, abbiamo iniziato a fargli domande ed è stato gentilissimo nel rispondere, ci siamo salutati tutti, e abbiamo ringraziato.

Quindi direi che è un +1 per oggi nel mio gentilometro. Anzi, credo che sia abbastanza, a volte non è semplice essere gentili, ed arrivare ad un +1 è un traguardo, è un percorso ad ostacoli, e gli ostacoli sono molti. Spesso è facile, ma non tutte le giornate sono così produttive.

discussioni inconcludenti di punto informatico

- Scritto da: maxsix
….
> 1) manute sante [cit.]
> 2) lavorare con la testa
> 3) il framework (se c’è)
> 4) il linguaggio di programmazione
>
> Questo vademecum vale per qualunque programma.
>
> Quindi, se non conosci o ti disconosci dal
> suddetto le cose sono
> 2:
> 1) vivi su marte
> 2) non sei del mestiere.
>
> In entrambi i casi ce ne faremo una ragione.

> Giovane, tutto va contestualizzato.
> Sempre.
>
> Se non ti piace un ramo della discussione perché
> non è nelle tue corde semplicemente non
> commentare e passa
> avanti.
>
> Altrimenti se entri nel ramo stai in campana
> [cit.]
>
> PS: Giovane, fossi in te prima di avere la
> bramosia del virtuosismo del codice imparerei a
> quotare. Sai “forma e
> sostanza”.

Ho raccolto le affermazioni alquanto scortesi con le quali interagisci in un forum che dovrebbe essere tecnico e parlare di tecnologia, questa non solo è una violazione alla netiquette, è una violazione alla etichetta, in senso lato.

Mi serve per chiarire che dicendo che “non trovo interessante la dimostrazione che io sia stupido” non sto facendo la vittima o l’offeso, sto semplicemente dicendo che non trovo interessante questo di tipo di interazione umana conflittuale e la trovo completamente improduttiva e stupida, la discussione. Stupida discussione, stupido modo di discutere, esula da qualunque argomento, si è scortesi e poco collaborativi.

Se facessi una discussione del genere in un team dove sto lavorando io, o te ne vai tu o me ne vado io. Ma farei di tutto affinché sia tu a lasciare il posto. Di tutto fuorché insulsi insulti da simpatico buontempone.

Sai, forma e sostanza, siamo tutti capaci di distinguere delle parole e capirne il senso, e capire che le argomentazioni sono così deboli da dover rafforzare il tutto con un P.S.

Il problema è che spesso, proprio chi non è del campo trova così irresistibili le argomentazione superficiali tipo “manute sante”, “lavorare con la testa”, e beh, sì le capiscono tutte, ma poi vedi qual è il livello del tuo lavoro, e del mio stupido “virtuosismo del codice” (e comunque, casomai, ho parlato di pulizia del codice non virtuosismo).

Sarai anche tecnicamente eccelso, ma stento a crederlo se perdi tempo ad ergomentare in modo astioso evitando l’insulto, questi tuoi sì che sono virtuosismi.

Uso .Net, uso Python, uso C, uso PHP, uso C++, uso Java, uso Haskell, uso Lisp, uso Javascript, uso bash, uso qualsiasi cosa che mi capita sotto mano e ne trovo lati positivi e negativi dipendentemente da quello che sto realizzando. Posso anche uscirmene con affermazione del tipo “sto cazzo di haskell sembra una serie di emoticon giapponesi”, ma non con affermazioni del tipo “i programmatori .Net sono ignoranti” o “se vuoi fare i soldi devi usare un linguaggio ad alto livello, altrimenti non sei del campo e non capisci niente”, perché quest’ultimo è il sunto, in forma meno simpatica, di quello che hai scritto tu.

E ripeto che non sto facendo la vittima, né tantomeno l’offeso, penso semplicemente che tu ti comporti in modo pessimo e scostante, e credo di aver appena argomentato il mio giudizio.

Ma perché seriamente volevo farti presente che le persone mature hanno degli obiettivi da perseguire e non vivono allo scopo di dimostrare delle superiorità in qualche campo al solo fine dell’averle dimostrate, usano casomai queste capacità superiori per raggiungere obiettivi che si prefissano. E anzi, credi a me, ci sono persone per cui i soldi non sono il loro obiettivo, fidati, persone veramente in gamba che raggiungono i loro obiettivi, non sono poveri morti di fame, certo, ma non fanno dei soldi il loro obiettivo. E credi a me, ci sono perso che di programmare non gliene frega niente, ma hanno ancora altri obiettivi, e li raggiungono senza capire un acca di informatica.

Se poi non hai obiettivi ti rimane di frequentare forum e distogliere gli altri dai propri obiettivi.

Fidati.

P.S.: se fai parte dello staff di punto informatico e sei un fomentatore di discussioni incocludenti per aumentare il traffico, io ho l’adblock e onestamente non ne condivido la politica (di pi), chi ha tempo da perdere non ha soldi e non compra, la pubblicità vale poco, è meglio che targettizzate.

 

Questo sfogo spero che razionalizzi e chiuda qualunque interazione con troll pseudo tech, nerd o come vogliono chiamarsi loro.

java oracle vs google

Ho qualche anno e ricordo Java (TM) come una tecnologia creata da Sun Microsystem in modo aperto e collaborativo nei confronti di altre aziende software, in particolare MS e Apple a quel tempo.

Il modo aperto era implementato appunto diffondendo l’uso di una API a cui gli implementatori dovevano aderire affinché ricevessero l’attestazione di compatibilità Java. La API definiva classi, metodi e proprietà (e regole di accessibilità di metodi e proprietà) dettagliatamente descrivendo i comportamenti di questi metodi e classi.

Ora Oracle pensa che Java sia una tecnologia proprietaria e non copiabile, che quella sia una fuga di informazioni, o almeno crede di poter farla passare per tale. La tecnologia Java si è diffusa proprio perché aveva quei termini di utilizzo.

Oracle ha torto sotto tutti gli aspetti riguardo la questione specifica. È una pratica scorretta quella di mettere i concorrenti nelle condizioni di illegalità cambiando le regole che prima erano state garantite e assicurate.

È legalmente una svista. Il copyright sulle api dice che le specifiche non possono essere distribuite e non possono essere modificate da altri se non da Sun. Questo non vuol dire che queste specifiche non possano essere usate una volta che uno le ha ottenute, proprio da Sun o da Oracle, per implementare una sua versione. Né vuol dire che l’implementarle in modo giusto o sbagliato ponga il programmatore in uno stato di illegalità.

L’acrobazia legale è posta in questi termini:
1. Oracle rilascia le specifiche delle API Java
2. Oracle pone il divieto di diffusione (distribuzione) non autorizzato delle specifiche.
3. Google documenta il proprio sistema che implementa le API Java rilasciate da Oracle.
4. Google è colpevole di aver distribuito qualcosa senza il permesso di Oracle

È quasi convincente, no?

Ma il punto 2. è sbagliato. I termini non sono di divieto di copia come opera d’autore sulla definizione delle api, ma riguardano l’uso di Java(TM), e questa limitazione è decaduta col tempo (causa Sun-MS) definendo Java come linguaggio e non tecnologia.

 

Cosa non amo della piscina

Posso dire l’acqua. Effettivamente la piscina è umida per definizione, ma non è quello il problema.

Seriamente ho una serie di problemi con l’andare in piscina.

Punto 1, l’orario. Devo scegliere un orario diurno per andare e non posso andare, chessò, alle 6 di mattino a farmi una nuotata, o alle 10 di sera.

Punto 2, fare la doccia è un problema se l’orario coincide con i corsi dei bambini. Effettivamente le docce sono comuni, e i bambini sembra che abbiano bisogno dell’assistenza dei genitori per fare la doccia. Probabilmente è una funzionalità che gli umani da touchscreen svilupperanno solo in seguito, fatto sta che è così e quindi, non essendo possibile per il genitore di sesso corrispondente al figlio che segue il corso di venire sempre ad assistere al figlio privo di capacità proigieniche, ci viene quello che capita. Risultando nelle regole: 1. femmina adulta lava figlio maschio in spogliatoglio dei maschi, 2. maschio adulto lava figlia femmina nello spogliatoglio maschile, 3. femmina adulta lava figlia femmina nello spogliatoio femminile (ok, normale direi), 4. maschio adulto fa la doccia vestito, o attende lo sgombero, o non fa la doccia (più probabile).

Non fare la doccia è la scelta più ragionevole: l’acqua della piscina non è così sporca in realtà, fare la doccia con il costume e usare il doccia schiuma porterebbe ad un tempo praticamente ingestibile per lavar via il detergente dal costume, e causando col tempo del prurito e infiammazioni abbastanza fastidiose.

Riguardo il punto 1 si dice che il problema sia il pagare le persone che controllano le entrate e il comportamento degli utenti. Ma per questo basterebbero delle telecamere e un sistema di riconoscimento automatico, sia per identificare l’utente, sia per segnalare comportamenti non compatibili.

Riguardo il punto 2 sembra che fare delle docce divise costi una esagerazione, ma in realtà la cosa è possibile, ci sono piscine che effettivamente hanno docce divise. D’altra parte, secondo alcune culture, è addirittura auspicabile che un ragazzo di 8 anni riesca a fare la doccia da solo.

La società dell’inganno

Un’amica mi fa notare che non ho regalato esattamente qualcosa di carino a mamma, ed io insisto, “ma come? il roomba! cazzo, pulisce, si stanca meno”, poi dico che lei ai vestiti non ci tiene, “magari quello lo pensi tu”.

Già, chissa perché lo penso.

Stamattina i parenti si mettono a commentare e parlare dei testimoni di geova (non lo so proprio dove va la maiuscola), dicono che non credono veramente, che non è vera parola di dio, che ci girano soldi ed è tutta una questione di soldi, etc. Io penso ad opus dei, solidarnosc, e via dicendo, ma nel frattempo me ne sto andando perché di religione non ne capisco niente, ma so per certo che serve a fare guerre inutili, anche con i vicinati.

So un’altra cosa della religione, ha creato questa società dell’inganno. “Mi piace un vestito che mi fa sembrare più bella” è una frase che non si dice se sei religiosa, oppure si dice ma a volte si dice il contrario, perché è vanità, e la vanità è un peccato, quindi è sbagliato. Però con se stessi ci si mente oppure ci si inganna. Inganno.

Tutto un immenso inganno ai danni di se stessi.

E il bello è che ci si prende mano, e si finisce per ingannarsi su tutto.

Il lavoro nobilita l’uomo, a parte il fatto che non ho mai visto uno dei così chiamati “nobili” che avesse mai lavorato. Però sì, nobilita, forse va inteso che prima lavori poi diventi nobile. Ma non è vero neanche quello, sei nobile per diritti di nascita, e molti di loro pensano che lavorando si invilliscono, quindi evitano accuratamente di farlo.

Ma restano convinti che il lavoro sia utile ad un elevamento dello spirito. Lavorare come bestie renderebbe nobili?

“il lavoro nobilità l’uomo rendendolo più simile alla bestia”

Così era scritto nel garage in casa mia quando ero piccolo. In quel garage c’era un bancone con la morsa e attrezzi per fare piccoli lavori di meccanica, magari anche aggiustare una bici, o un motorino cosa che è poi diventata rara.

Il garage e il bancone è indicativo, la meccanica e la meccanizzazione. È una disciplina nata per liberare l’uomo dalla fatica dei lavori pesanti. La meccanica e la tecnica è stata avversata dalla religione principalmente per questo, se non c’è bisogno di sottomettere nessuno, se non si può costringere il popolo a lavorare ininterrottamente senza avere tempo di ragionare e razionalizzare che i diritti di nascita non sono sensati, né ragionevoli, ecco che viene meno il potere della religione, il potere dei nobili, il potere della burocrazia, e tutti ci troveremo in una situazione in cui tutti solo liberi, in cui il potere è di tutti. Inaccettabile fintantoché il potere continua ad essere inteso verso l’esterno, poter far fare agli altri qualcosa per il proprio arbitrio, in una sorta di delirio di onnipotenza.

Purtroppo la meccanizzazione ha preso piede, ma poi hanno inventato l’economia, che è una scienza che non vuol dire un cazzo. Quantomeno per come è sviluppata attualmente.

Se l’obiettivo fosse quello del progresso tecnologico, del garantire il sostentamento e i diritti umani, del minimizzare l’impatto ambientale, allora ci si dovrebbe occupare della gestione del progresso, gestione del sostentamento, gestione e regolazione dei diritti, gestione delle  risorse naturali, con opportune politiche per il progresso, politiche per il sostentamento, politiche per il rispetto dei diritti umani, politiche per la gestione delle risorse ambientali.

Invece no, creano l’economia che rende evidente la necessità degli economisti, e rende evidente la necessità di un mercato regolamentato dai capi del mercato, che secondo le teorie economiche non potrebbero mai essere corrotti per definizione di mercato (non so se è sottointeso il fatto che si possano vendere e comprare anche i capi del mercato, ma in un mercato regolato dalle leggi del mercato controllate dai controllori dei controllori …).

Però la politica è brutta, cattiva e corrotta.

Io conosco la politica degli accessi a disco, la politica di assegnazione della cpu, etc.

Ovviamente, non conosco tutte le politiche di accesso al disco, tra l’altro alcune non sono state neanche proposte perché non è ancora in commercio un dispositivo per il quale quelle politiche sarebbero vantaggiose.

Se ne deduce che la politica è discussione, e non è mai morta, perché ci sono nuovo problematiche che vanno affrontate in modo diverso.

Probabilmente è inutile starsi a lamentare.

Gli idioti rimango idioti anche se hanno accesso ad internet ed un account su facebook.

C’è la moda di sentirsi degli artisti per il semplice fatto di avere photoshop, le pataccate evidenti di alcune pagine facebook ironiche sono diventate il punto di riferimento per chi vuole cimentarsi nel lavoro di graphic designer, di fatto il lavoro di graphic designer costa ore ed non ha niente a che vedere con le pataccate di un idiota che non capisce neanche che siano delle pataccate.

E così anche per la politica, chi parla non ne capisce niente, e neanche chi ascolta, ma di solito chi parla capisce che deve pensare ai fatti propri, o meglio quelli che non vengono fatti fuori sono coloro che ai fatti propri si ricordano di pensarci, nel bene o nel male comunque si tutelano.

Tipicamente, visto che c’è la moda di indignarsi, leggendo un post del genere si penserebbe che una critica al sistema, una critica all’economia, una critica ai poteri forti.

Ma non è questo. L’economia sta lì perché c’è l’ignoranza degli idioti da rifocillare. Le guerre, le religioni, l’indignazione, le manifestazioni, gli attentati e il terrorismo, stanno lì per alimentare l’idiozia, per mantenere un bacino di consumatori inermi e sottomessi che comprano cose completamente inutili con le “app per l’ifon su itun di apple”, e sanno parlare ed indignarsi, spiegando questo e quello, citando trenta o quaranta bravissimi filosofi, economisti, politici, cenni storici, ma urlando, e pretendendo di avere ragione per il semplice fatto che ce l’hanno, ma alimentando così questo sistema. La loro personale “ora d’odio”, tanto per fare una citazione.

Questo articolo parla di come ti fregano, di come far parte dello schiacciasassi del sistema. Finirai per fare un atto violento, ed infondo è quella la parte che ti stai scegliendo se sei indignato.

Nessuno vieta il tuo diritto alla violenza, ma il tuo desiderio iniziale era quello di giustizia, e felicità. O serenità. Ricordi?

Sì, ricordo lucidamente. Sembra che ci siano solo 2 strade: o sei lupo o sei pecora.

Camminare sulla cima in equilibrio vuol dire essere pieni di paure.

Comunque sei in vista e bersagliato da tutti. Qualcuno pensa tu sia un doppio giochista. Il fatto è che stare sopra è libertà, qualunque versante si scegliesse è di nuovo tornare ad essere ingranaggio della macchina.

Oggi sono veramente incazzato. Il meccanico dove ho portato ad aggiustare la bicicletta dopo l’incidente, preventivo già presentato da lui all’assicurazione, ha fatto il preventivo “a spendere poco”, cioè ci sono le forcelle anteriori sverniciate per via della caduta, il deraiatore piegato, i pedali ovviamente con degli sfrigi, ma lui non li ha messi, ha detto “tanto ci cammini ugale”. STRONZO. È per questo che odio l’idiozia, e questo clima di caccia alle streghe, secondo lui l’assicurazione l’avrebbe accusato di truffa se avesse messo quei danni. Stronzo sì, ma io dovrei cercare di avere giustizia da degli idioti? è un po’ come ragionare con delle scimmie. Un idiota rimane tale, purtroppo. E credo che la cosa più ragionevole che posso fare ora è quella di tenermi la bici sverniciata e non perdere ulteriore tempo dietro questo idiota e l’assicurazione. Ma mi fa veramente incazzare.

Intendo solo dire “mi piace”, ed è il motivo per cui lo faccio

Mi è capitato in passato, mi capita ora, mi capiterà sicuramente in futuro che alla mia risposta a “cosa fai nella vita?”, cioè “sono un programmatore”, la replica sia “ah, interessante, io non ci capisco niente, ma ora va molto … e ci sono molte richieste di lavoro”.

Un po’ come dire, “brutta roba, ma ci si guadagna bene”, un po’ come dire “se ti piace pulire i cessi fai pure, ma effettivamente anche se puzzano quando hai finito ti puoi spendere i soldi come vuoi”, oppure “è complicatissimo e incomprensibile quindi sei pazzo se ti piace una cosa del genere, però visto che ti pagano un po’ ti capisco”.

È una cosa che mi ha sempre messo a disagio, tanto da volerne scappare, di non volerne sapere di stare davanti al computer per scrivere codice per il semplice e banalissimo motivo che programmare mi piace. Mi piace.

E non sono i soldi, onestamente vivendo a casa fino ai 19 anni il problema dei soldi si poneva solo quando dovevo comprare il fumo o ubriacarmi il sabato, e comunque i soldi li chiedevo e nessuno mi ha mai richiesto di amministrarli. Forse questa è una lacuna che ho dovuto affrontare, ma non accuso nessuno, veramente di soldi per le mani ne ho avuti sempre pochi, quelli che bastavano, non c’erano schede sim da ricaricare, tanto per capirsi spendevo 30mila lire a settimana fino a 19 anni, cioè 120mila al mese, che sono 1.440.000 lire l’anno (vale a dire 730 euro o se si vuole aggiungere un inflazione del 100% 1440 euro). Un figlio costava poco 30 anni fa, per questo ora è fa paura farne.

Eppure, soldi a parte, stavo davanti al computer. Non era per la scuola, non avevo buoni voti, non mi fregava niente di andare bene a scuola, mi metteva a disagio in un periodo, quello degli anni ’80, dove erano alla moda telefilm come “i ragazzi della 3c” o l’americano “porkies” un branco di studenti ignoranti che inneggiavano all’ignoranza contrapposta alla compostezza degli studenti di successo, che venivano semplicemente appellati come “secchioni”, o meglio “sfigati”, perché poco interessanti, visto che non aggiungevano nulla alle regole che stavano imparando. (il risultato spesso è che avendo aggiunto molto prima, quelli fighi a 15 anni, non aggiungeranno altro per il resto della loro vita, ma cosa importa, per un adolescente la vita finisce a 24 anni).

Riuscivo eccelsamente ad avere voti mediocri in tutte le materie, tranne informatica. E impiegavo il doppio del tempo per scrivere un programma, ne scrivevo 3 o 4 versioni, ragionavo sul perché mi fissavo su alcuni aspetti, perché avevo dei blocchi e delle indecisioni, lavoravo su di esse, cercavo di cambiare modo di ragionare, di vedere il problema da più prospettive, di approcciarlo in modo diverso.

Ma questo è sempre stato un segreto. Non potevo confidare a qualcuno che questo mi piacesse veramente, non era “figo”.

Poi arriva il tempo in cui si devono guadagnare i soldi, o comunque un tempo dove i soldi sono importanti, cioè il periodo universitario, dove devi averne abbastanza per pagare l’affitto e le fotocopie, e dove improvvisamente diventa figo essere bravi.

Ma non diventa mai figo “mi piace”. E probabilmente non lo diventerà mai.

Mi piace vuol dire che lo farei anche gratis, non che farei gratis per te il lavoro che ti serve, che farei gratis stare davanti a pc a fare i cazzi miei, cioè se ti serve qualcosa paghi, perché a me pensare ai fatti miei mi piace di sicuro molto di più.

Voglio solo dire quando programmo faccio quello che mi piace.