La tipica furbizia italiana

Ecco, soprattutto pensavo ad un vecchio servizio di Report. Si parlava di piani regolatori e di come in Francia e in Germania (il servizio diceva “andiamo a vedere cosa succede fuori da casa nostra”), di come in queste nazioni il piano regolatore venisse progettato dagli amministratori comunali, e non come avviene qui dagli appaltatori.

In particolare la risposta di un responsabile di un comune tedesco è stata: “non possiamo lasciare che gli appalatatori facciano, o propongano, il piano regolatore per il comune, perché gli appaltatori hanno interesse a massimizzare il profitto, e non a garantire servizi essenziali o ad assicurare uno sviluppo urbano che garantisca una città vivibile“.

Quello che vogliono gli appaltatori è massimizzare i profitti, cioè in Germania non è che gli appaltatori facciano i furbi, semplicemente fanno i loro interessi.

Il profitto è un interesse proprio, non è una furbata.

Mentre gli italiani sono furbi, cioè qualcosa di losco, di poco corretto, o qualcosa che fa scalpore, “è stato furbo”, “i soliti furbetti”, etc.

Cioè, farsi i fatti propri è una colpa? Pensare al proprio tornaconto è una furbata?

Forse il problema è che ci sentiamo un Paese di missionari o roba del genere, poi finiamo per essere come tutti, ma sentendoci un po’ in colpa.

Il prossimo 14 Agosto

Sono rientrato all’elbaman70.3, ma quello che mi preoccupa di più è Wiesbaden, oggi mi arriva un aggiornamento del percorso, 1600 metri di dislivello (non più 1500)

La corsa, 180 metri di dislivello.

http://eu.ironman.com/triathlon/events/emea/ironman-70.3/wiesbaden/athletes/course.aspx?mkt_tok=eyJpIjoiTmpZME1tRTBPVEpoTVdOayIsInQiOiJXeVdZaXV5MjNqcDRIeHB1ODF1MXVYRWpUM0ZZdXp2THJzVGpESkZjYVNncTh2eG1IQ2I4dzRkeGVqWnVOMUkxeUdDMUtVdmtPa2R6emlJekVGcHI5UUVOdGFDUWp3S0hocmVQNEZTZXFsWT0ifQ%3D%3D#axzz4CCPR1CXf

è il 14 Agosto.

Elbaman70 il 24 Settembre.

Wiesbaden punto a tirarla al massimo e riuscire a fare un buon tempo alla mezza (relativamente, cioè 1h45′), quindi tenere 26km/h di media in bici (se esagero scendo zoppicante).

Se ce la faccio starei tra i primi 800, quasi a metà classifica, la gara è dura.

Sabato scorso ho fatto Sassotetto, 110km in tutto 1700mt di dislivello, era un allenamento con l’intento di essere un lungo, quindi non ho tirato, ma di fatto mi sono trovato zoppicante per 2 giorni. Non ho capito se è dipeso dalla corsa del venerdì sera o dalla pedalata del sabato mattino, o ancora se dal breve recupero (ho dormito 5 ore nel mezzo), oppure dall’integratore al gusto menta che mi ha massacrato lo stomaco.

Oggi sto meglio, farò un fartlek senza tirare troppo, mi concentro sulla Straducale, 130km per 2400mt di dislivello, sarà un test per sapere che ritmo tengo, anche se ovviamente ho la scia che a Wiesbaden non avrò.

Elbaman70 andrà di conseguenza. Dovrò riposare una settimana, o almeno 4 giorni. Fare un po’ di pesi e potenziamento per 10 giorni, e sarò a 4 settimane dalla gara. La prima settimana di scarico, altre 2 di carico, e l’ultima di scarico. Se tutto va liscio avrò benzina per fare Elbaman70 al meglio, e voglio dire correre la mezza sotto 1h40′. (voglio dire, meteo permettendo, 34′ nuoto, 3h15′ bici, 1h40′ corsa, 10′ cambi, 5h40′).

Forse si mette bene

Resoconto Zucchero

Ovviamente colpa mia.
Siamo al 10 giugno 2016, fra 2 giorni IRONMAN 70.3 Pescara, devo fare un resoconto.

Questa era la settimana di scarico prima della gara. Dopo una domenica che per me è
stata quasi un test di resistenza, 100km bici + 3km corsa, all’70% del ritmo gara,
e anche un test di postura, 100km sulle appendici.

Lunedì RIPOSO.

Martedì 1h corsa lenta con compressor per recuperare, la sensazione è stata quella
di essere molto contratto. La sera piscina, 1800mt in tutto.
MERCOLEDÌ 8

Mercoledì. La notte dormo malissimo, o dovrei dire non dormo affatto. È molto strano,
non provo dolori, mi sento contratto, ma non riesco a dormire. Al mattino sono esausto.

Alle 10 inizio ad avere freddo, penso sia un calo di zuccheri, vado a casa, non riesco
a mangiare, giusto 2 cucchiaini di miele e mi metto a letto.

Arrivano le 12 e nulla. Dovrei fare un paio d’ore di bici tranquille, ma sono sul letto,
ho la mente offuscata.

12.30 pranzo. Ci provo, ma non riesco a mangiare. Torno sul letto.

15 circa. Decido di misurare la febbre, 39.1, alta, non so cosa fare. Ho la mente sempre
più offuscata, perdo i sensi, ma non dormo effettivamente.

19.00 chiedo a mia madre se c’è l’OKI, lo ottengo. Decido che è per via di dolori muscolari
(che io non percepisco) che ho la febbre, ipotizzo di essere in acidosi per via della dieta
un po’ troppo squilibrata sulle proteine degli ultimi giorni, e che è necessario che i muscoli
si sfiammino, altrimenti provoco un attacco autoimmune.

20.00 l’OKI fa il suo effetto, temperatura 36.2, non è la mia temperatura normale (solitamente
sono sui 35.4), ma quantomeno non rischio di impazzire per oggi.

Tolgo la maglia, è zuppa di sudore in modo spropositato.

20.30 Mangio. Pizza, è fuori dalla dieta ma ci sta.

0.30 Pasta, 70gr, devo o no fare carico dei carboidrati? Se sono veramente in acidosi mi conviene
buttar dentro amidi per disintossicarmi, comunque sia meglio mangiare.

3.40 di nuovo febbre, allucinazioni, perdo i sensi. Convinto che le dosi consigliate per OKI fossero
1 bustina ogni 12 ore, ma allora perché l’effetto è già sparito? non voglio overdosare, mi decido ad
accendere il tablet e cercare su internet. Dosi consigliate 1 bustina ogni 8 ore, durante i pasti.
Non resta che prenderla.

3.42 prendo l’OKI, dopo 10 minuti circa mi rilasso. Non dormo, ma almeno sopravvivo.
GIOVEDÌ 9

8.00 ufficio. Ma sono sfinito, scrivo poco codice e mi concentro male

10.00 Decido di tornare a letto.

11.00 temperatura 39.6. Male. Penso ci sia qualcosa che non va nelle dosi dell’OKI, tra le altre
cose ho letto che se è sufficiente mezza bustina, allora meglio prenderne mezza. Così decido che
alle 12 prenderò mezza bustina, se l’effetto scadrà di nuovo dopo 7 ore, prenderò l’altra mezza.
(cambierò idea su questa cosa)

12.00 OKI.

12.30 Pranzo. Riesco a mangiare, la febbre è scesa a 38.6.

13.00 mi ridistendo sul letto, comunque sono sfinito. Ma la febbre non c’è. L’OKI fa effetto
con mezza bustina. Decido di non provare a dormire, finisco di leggere L’arte di correre, di
Murakami, invece, visto che è rimasto lì a metà ed è un regalo di 2 anni fa.

16.00 mi alzo e vado a mangiare una mela (a pranzo solo pasta). Poi torno sul letto.

18.00 temperatura 37.6. sta salendo. Penso che questo non è bene. Oggi dovrei essere sano,
invece sono sfinito, è solo grazie all’OKI che la temperatura sta sotto i 39.
Provo altro. Acqua fredda sulle gambe. Suppongo che l’infiammazione sia lì, sono le cosce
a diventare calde quando va scomparendo l’effetto dell’OKI. Funziona, almeno per un po’
per arrivare alle 20, ora dell’altra mezza dose di OKI.

20.00 mezza dose di OKI.

20.40 pasta, di nuovo. Poi insalata con patate e pomodori. Ci siamo, forse un po’ povero
di proteine, ma sono in acidosi, prendo un gr di amminoacidi BCAA. (essenziali non ne ho)
3.20 febbre. Di nuovo, è venerdì, questa cosa non sta funzionando, deve esserci qualche altro
problema. Serotonina. Ho bisogno di piacere, ho bisogno di una botta di zuccheri, zucchero
raffinato, uno sbalzo di insulina, e Suppeloch, e tutto il resto. Di nuovo acqua gelata sulle
gambe. Poi tazza di latte con 4 cucchiaini di zucchero, possono bastare? è praticamente solido.
E poi preparo una bottiglia piccola di acqua con magnesio, da tenere vicino al letto.
Il magnesio è basico, dovrebbe equilibrare l’acidosi.

4.00 torno a letto. Avverto un dolore alle gambe, vero dolore, sano. Sento il dolore alla schiena,
agli addominali. Sento il dolore. Finalmente. Temperatura 37.7. Posso tenerla. Niente OKI.

VENERDÌ 10

6.00 devo mangiare qualcosa. Mela. Poi ci sono le patate lesse da sbucciare. Così mi metto a sbucciarle.

7.00 di nuovo latte, caffe e 4 cucchiaini di zucchero.

Per oggi l’idea è questa. Se riuscirò a percorrere 36km di strada con l’auto fino a Civitanova per
acquistare 2 viacard e poi tornare, allora potrò verosimilmente arrivare domani (sabato) a Pescara
senza problemi. Partecipare all’IRONMAN è ancora una speranza, ma comunque vorrei essere lì a far tifo,
dopotutto ormai è andata così e non posso farci nulla.

Ma prima ho bisogno di un po’ di energia, e anche se la cosa non mi alletta mangio 2 patate, perché sono
la cosa che passa più agevolmente per la gola, visto le mie tonsille doloranti e piene di pustole
(è per l’acidosi? e chennesò)

8.30 a Civitanova, e lucido. Acquisto, e torno. Di nuovo patata

9.00 doccia. Finalmente. Devo avere un odore insopportabile per via dell’acidosi e dei 2 giorni di delirio.

10.00 voglio una pasta alla crema dolcissima, vado in pasticceria e… nulla, non è dolce come la Puddingbrezel
di Francoforte.

10.10 ufficio.

(segue giornata abbastanza produttiva in ufficio, pranzo, caffé zuccherato, cena. Ancora niente cibi altamente proteici, cioè no carne, no legumi)

SABATO 11

al mattino decido che quella alle tonsille sia una infezione, cerco qualcosa e trovo che lo zinco rende il lavoro degli anticorpi contro gli streptococchi molto più agevole (rif. https://it.wikipedia.org/wiki/Streptococcus ), così vado a cercare qualche integratore che contenga zinco. La dose giornaliera è 11 mg (per uomini, 9 per donne), ne trovo uno con 5mg, posologia 1 al giorno. Decido che mi atterrò alla posologia, non voglio scherzi ad un giorno dalla gara, e neanche dopo. C’è altra roba dentro, vitamine, e proprio per questo 5mg di integrazione andranno benissimo.

ore 10.30
Cerco di mangiare, ancora patate.

ore 11.30
Parto per Pescara. Sono molto nervoso, nevrotico, incazzoso. Devo mantenere la calma.

Ore 13.20
È presto per andare in albergo, cambio programma (albergo, pranzo, tessera da Laura, numero, consegna bici) e decido per: tessera da Laura, numero, albergo, pranzo, bici.

Nervi, nervi, nervi. Non conosco il posto, ma ok.
Mi scarico un po’ chiedendo tutto a Laura Strappaveccia, che non centra niente, ma è della squadra e comunque ha la mia tessera.

Sbagliano a consegnarmi il numero per la gara dimenticando i sacchi per mettere i cambi (lo scopro solo grazie a Laura, e pure per caso).

Salto il pranzo. Prendo i sacchi, 10 minuti bici (a che serviranno??), è giusto un check-up prima del check-in: freni, pressione gomme, tutto ok.

Nuoto, 10 minuti. Anche questo non serve ad un bel nulla, ma forse fa bene ai miei nervi.

ore 19.20
Arrivo al B&B e mi faccio 150 gr. di spaghetti col pesto.

ore 21
Non so, forse ho bisogno di un po’ di proteine e grassi bestiali, dopo 4 giorni di compensazione. Bistecca di maiale (ok, avrei chiesto filetto di vitello, ma non lo fanno più), e Weizen, non credo mi faccia male a questo punto.

DOMENICA 12 Giugno.

È il giorno della gara, al mattino di mangiare non ho granché voglia, una colazione all’italiana e la pasticca quotidiana per lo zinco. (non ho capito cosa accidenti dica la ricerca a cui fa riferimento, ma decido di credere che lo zinco sia utile contro la tonsillite, del resto non è la prima volta che si infiammano le mie tonsille). Un altro concorrente di Monteprandone che era lì al B&B mi offre dei Muesli, sono molto felice perché sono dolcissimi, ma mi tolgono anche la voglia di mangiare qualsiasi cosa. Sali, e 2 gr di amminoacidi.

ore 11.00
(1 ora dalla partenza). 2 panini con prosciutto e acqua.

….

GARA
http://joker.smartango.com/2016/06/13/ironman-70-3-pescara-12062016-report/ )

….

Prendo un bel po’ d’acqua, ma non fa freddo e la doccia calda alla fine è ristoratrice.

ore 22.00
cena con panino con doppia salciccia e weizen. Niente frutta, ho la nausea. Dormo in B&B

LUNEDÌ 13

ore 7.00
Parto per il ritorno. Ho fame. Ma non troppo. Colazione con 4 fette di ciambellone, si sente forte il sapore delle uova, vuol dire poco succo di limone credo, o poco zucchero, comunque mi piace. Latte e caffé, col miele. E lo zinco quotidiano.

8.00
partenza in auto.

9.00
arrivo a civitanova e pianifico: hamburger McDonald e frazione nuoto che ci hanno segato alla gara. No panino, gelato pre-confezionato, e nuotata con muta.

12.30
Pranzo. Veramente. 130gr di pasta, frittata, frutta, e caffé.

 

Nota:
In quanto a tutte le considerazioni mediche fatte qui: sono perfettamente conscio del fatto che sono delle cazzate irripetibili.
La mia unica ipotesi è che un deficit di insulina (endogena) e quindi di serotonina (ancora endogena), porta ad un innalzamento della soglia di dolore, ovvero che non assumere alimenti con alto indice glicemico porti ad una maggior tolleranza al dolore.

In Italia i medici si lamentano perché la gente pretende di sapere più di loro solo cercando su wikipedia. Io vorrei che scendano dal piedistallo e siano un po’ più aperti e collaborativi, non sopporto sentirmi dire “fa questo e basta”, quando tu dall’altra parte non mi stai ascoltando e non hai capito quali sono le mie esigenze.
In Italia i medici hanno il loro timetable, che pubblicano da qualche parte e tu devi conoscere, ma quella qualche parte è molto meno accessibile di wikipedia.
Anche io impiego 5 anni per laurearmi in informatica senza imparare a far nulla, ma ad avere le basi. Spendo altri anni per imparare delle tecnologie correnti, mi aggiorno ogni giorno (ecco, non ogni mese, giorno ho detto). E dopo tutto che faccio? Se qualcuno mi paga per fare il mio lavoro lo tratto come un ignorante, pezza da piedi e rottura di scatole? Sapete quanto duro nel mercato? Zero

IRONMAN 70.3 Pescara 12/06/2016 – report

allora, è andato come se fosse un allenamento fatto neanche troppo convinto.
Il giorno prima sono andato a ritirare il numero e si scordano di darmi le sacche.
Io non ne sapevo niente delle sacche, ma questa cosa mi ha fatto saltare il pranzo
per tornare a prenderle dopo che ero arrivato in albergo, e mi ha fatto saltare i nervi non poco.

Per una serie di questioni, la maggior parte colpa mia, ma comunque ero sotto stress.

Quando al mattino ci hanno fatto aspettare le 12 prima di partire, per poi rimandare, con un mare col quale normalmente nuoto da solo (senza assistenza), sono andato in depressione.

Ho preso  la bici, neanche troppo convinto, però ho tenuto il ritmo, sopra ai 30 di media.
Ma era facile. Un pezzo di barretta a 12 km dalla transizione.

quando sono sceso, per niente convinto, con calma sono andato a cambiarmi, ho mangiato un altro pezzo di barretta, mi sono cambiato con molta calma, ed ho bevuto un gel. (con tutta ‘sta calma ho fatto la transizione in 4’, di solito ce ne metto 5).

Ok, non avevo niente da fare, quindi sono partito di corsa. 4’30″/40″ dopo 5-600 mt c’è da attraversare un ponte (si faceva una sola volta), comunque lo affronto tranquillo, scendo e inizio a correre pensando che 4’30” è un ritmo troppo alto, ma non mi importa niente della gara. Al terzo km sento che non potrei tenere quel ritmo, passo a 4’50”. Supero Tarabelli che forse è al secondo giro.

Al km 5 mi fermo per bere, perché sono convinto che non sono convinto (??? è sì, proprio così). Ma poi riparto perché non ho bisogno di niente, non ho fame, mi basta bere, le gambe vanno, non ho crampi, se ci fosse anche la testa ad andare nella stessa direzione …

Ma devo pisciare. Cerco di individuare un bagno prima che sia troppo tardi, lo trovo, devo solo fare un km. Tutto programmato, è prima del rifornimento dell’acqua, arrivo al bagno, un addetto mi guarda e mi fa “Closed”, e con atteggiamento incazzato mi indica di continuare a correre. Ecco, questa cosa mi ha fatto incazzare di brutto. Punto primo perché io non sapevo che 200mt più avanti ci fosse un altro bagno. Punto secondo perché mi sta anche bene che me lo dici in inglese, ma non mi dai gli ordini, sto facendo una gara non l’assalto al forte, o una fottuta esercitazione militare. Inoltre se vuoi significare che che n’è uno più avanti, mi dici “there’s another further”. Idiota.

Ho maledetto tutta l’organizzazione prima di vedere il successivo bagno. Cosa di cui mi sono vergognato. Ma quello è un idiota.

Vergognarmi non è una cosa che mi piace, mi mette a disagio. Idiota mi ci sono sentito
io subito dopo essere uscito dal bagno.

Ho fatto altri 2km ma non la buttavo giù.

Dal km 11 ho passeggiato, corricchiato, e fine.

Niente gara, per me è stato solo continuare fino alla fine perché ha iniziato a piovere e se mi fossi fermato mi sarei preso una polmonite.

Senno di poi:
loro vogliono far entrare più di 1000 persone in mare, e in quel caso per assistere
qualcuno la cosa si fa complicata. In queste gare è facile che ti segano il nuoto.
All’Elba non l’avrebbero fatto, ma 200 persone è un’altra roba.

Senno di poi 2:
perdonati, subito. Gli altri non lo fanno, nessuno può farlo. Poi ragiona sullo sbaglio, se c’è stato e cosa l’ha provocato, a gara finita. Ma perdonati subito, perché la gara sta continuando e non puoi parcheggiarti un attimo per rimuginare e insieme pensare che devi gestire le energie e tutto per la gara.

Senno di poi 3:
il dubbio è una merda. È così, è bastardo, è qualcosa che se ne sta lì, da quando parti e poi torna, non puoi fare mezza maratona col dubbio di non volerla fare. Dubbio assurdo. Ma sta lì fintantoché non ti dici “è un dubbio assurdo.”

Senno di poi 4:
Una gara è una gara. Anche se a volte gli organizzatori sono degli incompetenti, gli altri atleti stanno comunque gareggiando, e non puoi mancare di rispetto chi corre insieme a te e non c’entra niente. Una gara è una gara. E SI CORRE! Fanculo ai dubbi, fanculo alle lamentele, fanculo al non poter pisciare, fanculo agli idioti. Si corre al meglio che si può. (Che poi, discorsi da doccia a fine gara: “èh, sì, all’inizio è stata un po’ dura, poi verso la metà ho preso un gruppone in discesa, ho toccato i 60… comunque la bici è la parte più bella.”. Ah, ok, proprio belli ‘st’avversari, che “comunque la bici è la parte più bella”. Sono arrivato alla fine, con i più scarsi, in tutti i sensi)

leggendo partiture qua e là

Sto rileggendo Carcassi, non nel senso di rilettura critica ed reinterpretazione in chiave moderna. Lo sto rileggendo perché è da molto che lo suono solo a pezzi e a memoria, i pezzi che mi ricordo, quelli più caratteristici.

Riguardo alla musica non ho mai fatto grandi progressi, suonicchio, diciamo che mi accompagna orma da 25 anni, credo. Ma non ho mai saputo suonare.

Ma quello che mi sta un po’ meravigliando è quanto ho perso nel leggerlo, cioè le note, non il fatto di suonarle, l’interezza di ogni nota.

La chitarra si pizzica, gli viene dato un input e questo decide l’andamento di ciò che suonerà per un tempo variabile, ma anche la timbrica, il modo col quale si pizzica determina la durata e la forma dell’onda. Qualcuno parla di colore, ma io voglio parlare proprio d’onda, voglio sentire l’onda, o le onde. Il susseguirsi e il sovrapporsi leggerlo delle note che vanno a muovere dolcemente l’aria, la sospenzione e la leggerezza sopra la quale si riesce a galleggiare e sentirsi assenti. E l’input, il singolo tocco dell’unghia sulla corda non è solo quello, non è finita lì. È tutto il corpo che continua a vibrare e far vibrare le corde, ad assecondare le onde, ed è tutto un naufragare.

Ecco, ricordo la prima volta che, davanti all’insegnante di chitarra, esegui il primo brano degli studi di Carcassi, lo trovavo stupido, lo suonai in maniera essatta, precisa, ero soddisfatto. Guardai l’insegnante che aveva un’espressione esterrefatta. E chiesi: “va bene, no?”. Prof.:”Va bene cosa???”, io: “Questo l’ho suonato bene”, prof: “Non hai suonato niente”.

Ecco, mi ero perso questa parte. Non ho suonato niente.

Alienato. E tutto va bene

Renzi e la rivoluzione. Renzi e i poteri forti.

Le cosce delle donne. Le scappate delle dive. Le scopate delle dive. Le chiacchiere del vicino.

Le fatture. I contratti telefonici. Il trasferimento di credito. Il commercialista. Pagare l’iva.

La giustizia. Riina superstar. La mafia superstar. Io mi indigno. Sono costernato.

Ma non me ne frega niente. Per me contano i numeri, il metodo, i ragionamenti.

Incapace di avvicinarmi all’umanità. Insensibile. Fanculo.

Posso persino amare, e mi è capitato. Ma non capisco il bisogno di riempire l’aria con le interferenze delle vostre scoregge.

Penso che sbaglierò di nuovo, e tornerò a cercare di mettere in ordine e scremare le informazioni inutili che mi arrivano.

Ma quello che mi serve ora veramente è il secchio dell’umido.

Non sono un ottima persona. Sono poco empatico, non me ne frega niente, penso ai fatti miei ed agli altri non bado.

Non mi va di disturbare. Non voglio essere disturbato.

Faccio la cacca. Stop.

Una cosa che impari tornando a casa

Quello che ho capito finora potrebbe anche non essere giusto.

Ad una certa età uno se ne dovrebbe andare. Non subito, ovviamente, direi verso i 18 anni, puoi anche aspettare, ma non troppo.

Ma andarsene vuol dire portarsi dietro gli insegnamenti, non le dipendenze. Così per quello che mi riguarda, per tagliare i ponti sono dovuto tornarmene e vedere cosa non andava.

Nulla. Il fatto è che non tutto ciò che ti insegnano è necesariamente giusto.

Capita che parlo di come mi va, e lo faccio con mia madre, e dico che io devo essere pagato meglio, e che i soldi li devo spendere per la bici, per farmi i massaggi, etc.

E così, alle parole “farmi i massaggi”, la cara mamma è sbottata, dicendo che certo io devo fare la bella vita, etc.

Al che mi sono incazzato. E sì è. Cioè dovrei fare la brutta vita? dovrei soffrire e guadagnare poco? E per quale motivo?

È negli insegnamenti, quelli sbagliati. Soffri così avrai la felicità. Non ha mai funzionato, ma sembra che abbiano convinto tutti.

Fa parte della morale cattolica. Ovviamente la morale cattolica non è limitata a quello, ma quello c’è.

“Sto soffrendo, quindi merito rispetto”.

Ora, cosa direste voi di una persona sana che passa la vita sulla sedia, spingendola solo con le braccia (ma avrebbe le gambe), e che si lamenta, senza troppo disturbare è, della mancanza degli scivoli per le sedie a rotelle?

Esatto: Che è uno stronzo.

Ecco, se puoi guadagnare 100mila euro e ne guadagni 30mila, perché dici che ti basta e non vuoi offendere chi è povero, allora sei uno stronzo.

E non meriti più rispetto. Meriti che qualcuno ti faccia notare quanto sei stronzo.

Sempre con rispetto.

No, ma voglio essere chiaro, non è questione di quanti soldi puoi guadagnare, ma quanto dalla vita puoi godere e non lo fai, quante cose belle puoi fare al posto di quelle brutte che continui a fare.

Nella stalla il bue muggisce, ma l’erudita coltiva la sua passione, come se fosse solo

E così questi sono anni di solitudine, dove è difficile trovarsi.

Ho appena letto un articolo di blog di “Avvenire” e alle parole “uccidere in nome di Dio è una contraddizione in termini” mi è salita la scimmia. Poi ho pensato che fosse un amo al quale i giornalisti vorrebbero che si abbocchi, magari leggendo come argomentano certe idiozie e, in definitiva, pagandogli il pranzo di tutti i giorni.

Si fottano.

Il livello culturale è ormai talmente scadente e i megafoni sono così diffusi che è come essere in una stalla subito prima o subito dopo un terremoto, dove il bestiame impazzisce e non la vuole smettere di fare baccano.

Ed un povero contadino ignorante che cerca solo di nutrire, per quel che può, la sua curiosità, dovrebbe andar lì a cercar di metter pace tra le bestie che cercano di stabilire chi è il capobranco.

Invece no, ci vuol pazienza con gli animali, e tutto s’aggiusta prima o poi.

Ho una Ferrari, ecco.

Posso spingere l’acceleratore, prende i 280 in pochi secondi. Potrei farlo i città, so che non va fatto, ammazzerei qualcuno. Più d’uno probabilmente.

No, non va fatto.

Posso spegnere il mio cuore, smettere di sentire, compiere le azioni più terribili e non provare dolore. Ma poi dovrei morire. Ecco sì, non potrei mai più riaccenderlo il cuore, non potrei nascondergli nulla, e sarebbe il più terribile dei dolori, non da svenire, ma da morirne.

Oppure vivere, ma senza cuore, senza gioia, né dolore, senza odio e senza amore.

Non ha alcun senso. Non va fatto

Buffi, ingenui, infantili e sostanzialmente scemi

È così che vedo i credenti, qualsiasi cosa essi credano, riesco solo a vedere la parte buffa.

I musulmani pregano rivolti alla Mecca. La Mecca è un posto dove è caduto un meteorite, sostanzialmente un sasso. Non v’è nulla di speciale nell’essere sassi. Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le stelle (morenti). I minerali, metalli, e tutte le sostanze più complesse dell’idrogeno, sono il risultato della combustione delle stelle. Figli delle stelle. Come lo è quel sasso alla Mecca. Ma un gruppo di individui (piuttosto numeroso), è daccordo nel ritenere che la cosa giusta per mostrarsi rispettosi nei confronti di un dio sia pregare nella direzione di quel sasso, il sasso eletto. Poi hanno una serie di regole assurde e precetti vari, che secondo loro sarebbero stati dettati da dio per voce del profeta, il cui nome eviterò di citare, visto che sono piuttosto permalosi ed iracondi. Suppongo che l’ira e l’odio faccia parte di un qualche loro precetto.

Ma il fatto è che a me non interessa approfondire. Mi fermo solo alla parte buffa. “Stupido è chi lo stupido fa”, diceva Forrest Gump, e questo mi basta.

I cristiani scolpiscono o rappresentano sempre un uomo appeso a due pezzi di legno, la croce. Sembra che mettere 2 pezzi di legno in quella maniera respinga le forze negative, ed abbia una serie di proprietà taumaturirgiche/magiche. Pochi giorni fa ne ho visto una rappresentazione talmente realistica che ho avuto l’istinto di dover fare qualcosa per far smettere quello scempio … mi sono ricordato che sono cristiano, di nascita, anch’io. E che tutto è normale qui. Appendere un uomo a 2 legni non è una minaccia. Il messaggio non è: “attenti, potremmo farlo anche a te. Riga dritto.”.

No, il messaggio, della croce, è che bisogna soffrire, fare dei sacrifici, per avere la salvezza. A qualcuno viene il dubbio: ma la salvezza da cosa? Chi ha questo dubbio probabilmente lascia la confessione cristiana. Il fatto è che è totalmente insensato. La salvezza dalla morte? No, dalla morte vera. La morte viene ridefinita come apparente. E questo è bello pensarlo, ed anche sentirlo. Ma perché la morte vera sarebbe così terribile. La fine non è forse qualcosa con cui fare i conti? Io avvio un processo ed avrà una fine. Lavoro per una azienda, poi mi licenzierà un giorno. La stessa azienda avrà una fine. La fine esiste. “Alle hat ein Ende, nur die Würst hat zwei”, tutto ha una fine, solo la salciccia ne ha due.

La fine è un concetto importante da assimilare. Ogni momento è unico, e tutto ha una fine. Se così non fosse saremmo destinati a ripetere. Sempre gli stessi momenti. Sempre gli stessi errori. Sempre le solite passioni. Sempre i soliti istanti.

Ecco, il punto è che se ti piace pensarla così puoi benissimo esserne convinto. Senza minacciare con un uomo appeso ad un legno. Se vuoi soffrire per avere.

Cose stupide. Si siedono e ascoltano frasi di dubbio senso compiuto. Poi si alzano come a comando, mossi da sentimenti di pentimento o di liberazione. Riti.

Una sorta di ballo di gruppo. Catartico.

Bello. Ma sono tutti così maledettamente seri. Pensa, se un giorno qualcuno non va deve fare penitenza, che poi è una cazzata, ma anche quella deve essere fatta a modo, con tutto il trasporto emotivo consono all’evento/rito.

Ma ecco, di nuovo, il punto è: che cazzo vuoi?

Cioè, intendo, te, credente, che cosa vuoi da me?

Quella pretesa di sapere che la tua ricetta risolva tutti i problemi, i miei, da dove esce?

Hai forse sconfitto il cancro? Stai bene? Se stai bene cosa ti fa supporre che gli altri stiano male? Ma la vera domanda è:

Serve il proselitismo per farti star bene?

La risposta purtroppo è sì, il che vuol dire che non stai bene affatto. Non che mi importi molto, ma prova a rifletterci, chessò, potresti farne un rito, il rito de fatti-li-cazzi-tui.

Oh, non è così importante, ma è imbarazzante sentirsi “strano”, perché a mio avviso potreste essere voi gli “strani”. Capisco l’esigenza catartica, ma io la domenica voglio stare tranquillo, insieme agli altri, senza che mi buttate dentro i vostri riti, evidentemente ne ho altri, o non ne ho affatto. Forse prego il diavolo, il vostro avversario storico.

Infondo so che è quella la vostra paura, se non sono con voi allora sono contro di voi. Se non siete uniti contro il nemico, non riuscirete a batterlo. E cercate alleati.

C’è qualche cosa che tralasciate. Siete voi i vostri nemici. Non c’è nessuno fuori, neanche io.

Ognuno vive la sua battaglia con la consapevolezza, l’illusione è una bellissima droga, indispenzabile. Ma non bisogna abusarne, porta alla pazzia.

E non crediate, so cosa avete fatto, e cosa fate nel mondo, so di cosa siete capaci, scempi e razie, uccisioni arbitrarie, massacri indiscriminati, atti di codardia organizzata. Ancora, il dipingervi come santi vi rende più buffi. E scemi.

Ma non mi fa rabbia, così vanno le cose, i meteoriti nascono dalla morte di una stella, l’unione di meteoriti può far nascere un pianeta, dove può nascere vita, che è morte, e dalla morte nascere altra vita. E così i vostri massacri sono nulla infondo, è solo un altro modo di morire. Nulla di speciale.