365 P – G 140 – Compagno scomodo durante la corsa
lunedì, 20 maggio, 2013 da kruksSì, sabato parto in bici e penso che farò 80 km (penso in 2 ore e 40), poi mezza maratona sotto 1:45.
Ma l’odio che scopro e so di portare con me è un compagno scomodo e pesante, o forse è qualsiasi altra cosa … rompo la fascia che stringe il canotto della sella e mi trovo a pedalare come Benigni e Braschi camminano ne Il mostro per non farsi vedere dai condomini. Sono a circa 40 km quando decido di fermarmi e vedere cos’era quello scatto, e tagliando devo fare comunque altri 20 km. Per la maggior parte cerco di stare alzato sulle gambe, fortunatamente c’è l’adesivo del numero della gara Eiffel che non fa scorrere troppo la sella, e, fermandomi ogni tanto per rialzarla, arrivo a casa, incazzandomi certo per qualsiasi cosa, so di portare l’odio con me e che è normale, cerco di non dargli peso, non è il mondo ad essere sbagliato … in fondo la consapevolezza a qualcosa serve. A casa lascio la bici e corro, arrivo in soglia e so che lì si comincia a godere, l’avevo aspettata per tutta la settimana, ma ora non mi va, non reggo, non di gambe che ci starei, non voglio proprio entrarci là, mi rifiuto, cerco di convincermi, che non mi ricapita per un po’, ma non voglio. Sono combattuto.
Pessimo compagno di viaggio.
Passo la domenica a fare, cioè a lavorare, aggiusto la webcam wireless, metto a posto qualcosa in un paio di siti. Torno a casa, mangio, dormo, e lavoro di nuovo. Decido di fare un giro e mi viene da osservare tutto, io, me, chi guarda me, che pensa cosa, chi sono e perché sono così strano. È stato stupido pretendere che gli altri non pensassero alcune cose su di me invece che osservare e accettare, per quello che posso capire, tutto. E ora mi vedo, solo, cammino, gli altri, il passato, l’odio, i perché … traffico. Mi fermo a mangiare perché non voglio tornarmene a casa e interrompere il momento con degli stupidi programmi televisivi. Mi lamento perché non è rispettata la fila e dico che è fastidioso, poi cerco di spiegarmi che non frequentando il locale mi sento escluso vedendo che passa gli afficionatos, non so se riesco, ma comunque mi scuso, mi dice che è giusto così, e io voglio che sia sincera e che lo pensi veramente, quindi le credo. Poi torno a casa per un bicchiere di vino e qualche altra roba, un po’ a cazzeggiare e di nuovo in giro. Un gelato, sono sempre incazzato e poco trattabile, cerco di dileguarmi il prima possibile.
Del resto di tutti gli insegnamenti che un proprio errore può dare, quello sicuramente più prezioso è sapere di essere fallace e accettarlo.
Intendo dire, accettare il fatto che si commettono errori e mai si deve sprecare il tempo a cercare di cancellarli.
Forse si può anche correre per rabbia, forse per 10 secondi, ma io non riesco. Ho bisogno di pace e armonia. Tutto deve essere elastico, armonico, sinusoidale. Sì, daccordo, Fourier, ma comunque sinusoidale.


