Essere pazzi

giovedì, 16 giugno, 2011 da kruks

C’è sempre una profonda certezza nell’animo, la consapevolezza che al di là della nebbia che offusca la ragione, oltre, dove non si riesce a vedere, tutto il mondo è perfettamente sano di mente e sa cosa sta facendo. Questo è essere pazzi.

E si è convinti di dover trovar rimedio alla propria confusione, in qualunque modo, e si è convinti che un modo esista. Questo è essere pazzi.

La ragione non risolve la confusione, allora si inventa un’altra ragione, non molto differente a dir la verità, cambiano solo i pesi delle varie componenti, cambiano le priorità. C’è un sistema di priorità che è comunemente accettato. Ce ne sono altri accettabili. Credi di averne trovato uno che è rivoluzionario e geniale, e per questo ti senti in dovere di agire. Questo è essere pazzi.

Sei convinto che la nebbia sparirà, che le cose si aggiusteranno, che sarai felice dopo. Questo è essere pazzi.

Non capisci perché ti trovi in mezzo a quella gente, non capisci il perché ti trovi con dei malati di mente. Non hai niente in comune con loro (nemmeno loro con te!). Questo è essere pazzi.

Ora hai tutto chiaro. Questo è essere pazzi.

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Pellegrinaggio ed espulsione

domenica, 12 giugno, 2011 da kruks

Stanotte c’è stato il pellegrinaggio da Macerata a Loreto. Durante il cammino si è pregato per le solite cose: che il mondo migliori, che i cristiani aumentino, che tutti siano daccordo sull’idea dell’unico Dio. O forse si è pregato ognuno per i fatti propri e le proprie ragioni. Non so.

Comunque non sono andato ma non penso sia così sbagliato andare. Ierisera mi capita di vedere il TG3 che propone filmati fatti da immigrati. Sono in un centro di identificazione ed espulsione di Palazzo San Gervasio (Potenza). Un centro, nato in fretta e in segreto, grazie ad un grande finanziamento per l’accoglienza, che raccoglie immigrati irregolari, che probabilmente prima avrebbero raccolto pomodori … una raccolta di raccoglitori insomma. In realtà è gente che ha attraversato il mediterraneo per arrivare a Lampedusa irregolarmente.

Subito ho un nodo alla gola: mi viene naturale pensare a come mi sentirei io, dopo aver attraversato un mare, ad essere rinchiuso dietro a delle reti, ed a sentirmi gridare terrorista se provo ad uscire. Poi penso a come si sentirebbero i pellegrini, che certo sono andati a fare una camminata da una città ad un altra con una ragione precisa, ma che in fondo non è tanto più ragionevole di quella di chi parte dalla Tunisia per andarsene al di là del mare per vedere se butta meglio. E’ illegale? Già, ma perché poi?

Perché lo stabilisce una legge. La legge stabilisce che chi nasce in un Paese ricco ha più diritti di chi nasce in un Paese povero. E’ chiaro, chiunque sia Americano o Europeo può decidere di trasferirsi a Tunisi facilmente. Il contrario è quasi improponibile.

E’ vero che i pellegrini poi da Loreto se ne tornano da dove erano venuti, ma sembra che nei centri di identificazione ed espulsione l’eventuale espulsione c’è solo dopo 6 mesi/1 anno. Poi perché dovrebbero espellerli, bisogna raccoglierli i pomodori fra un po’ o no? …

Ecco, penso che non sia giusto, umanamente parlando, dovremmo lavorare per cercare dei metodi meno faticosi per fare alcuni lavori, invece di trattarci tutti come bestie da lavoro che i lavori che non vogliono fare gli Italiani li fanno gli immigrati, quelli che non vogliono fare gli immigrati regolari li fanno gli irregolari, che poi non si trova lavoro perché non ci si abbassa a fare i lavori “più umili” e quindi si torna tutti a raccogliere i pomodori.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/10/news/guantanamo_italia-17492661/

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La lentezza e il castigo o l’arte di godersi la vita

sabato, 4 giugno, 2011 da kruks

Mi strovo sulla salita che dalla Sfercia porta a Camerino. Ho percorso la vallata del Chienti lungo la vecchia nazionale, attraversato Belforte, Caccamo, Valcimara, Bistocco, Campolarzo e Sfercia. Tutto bene, ma forse ho riposato male stanotte. Mi trovo a pensare che non vedo l’ora di arrivare sotto Camerino, quando la salita sarà finita, così avrò superato il momento difficile, poi arriverò a Castelraimondo … Già, già … ma un attimo: cosa mi sta passando per la testa? Non parto certo da casa per tornarmene a casa se per tutto il tempo non vedo l’ora di superare il momento. La bici non è questo. Non è il traguardo. E’ il tragitto. Non è il superamento del momento, è il vivere il momento.

Non vado spesso in bici, ma ricordo di avere un buon motivo perfarlo. Sto leggendo Delitto e castigo, una edizione su due volumi, hoin mani il primo libro, è sera, sono sul letto e non c’è ragione di pensare a guardare quanto manca per la fine della prima parte. Non è ancora morto nessuno, ma il libro mi è piaciuto dalle prime pagine,quella cronaca del dialogo interiore la trovo geniale, affascinante, coinvolgente. Ma perché anche qui non vedo l’ora di arrivare allafine. La lettura non è terminare un libro. La lettura è rilassamento, godere nel lasciarsi affascinare da un racconto, che può essere vicino alla tua esperienza o lontano, ma sicuramente diverso. La lettura è lasciarsi trasportare in nuovi mondi. Non è stare a pensare a quando si torna alla realtà. Perché è parte della realtà.

Ora sto correndo, 3 kilometri, ancora poco e sarò a metà tragitto… ancora, anche ora, va a finire che mi fermo e torno a casacamminando, tranquillo, non ne faccio una tragedia, avrò altri giorniper correre, intanto percorro la strada.

La strada, ve ne è una descrizione illuminante ne La lentezza di Milan Kundera. Non la ricordo esattamente, più o meno parla di come sia cambiato il modo di considerare la strada, dal concetto che si aveva prima della mobilità moderna, a quello odierno. Ora la strada è una striscia di asfalto che collega 2 posti, una partenza ad una destinazione. E’ un ostacolo da superare: ciò che ti separa dal tuo obiettivo. Va percorsa velocemente, il traffico che si incontra è un ostacolo odioso. Questa concezione si contrappone a come la strada era vista prima dei mezzi di trasporto veloci, quando la strada non era asfaltata, si percorreva a piedi o con delle carrozze, il paesaggio scorreva lento, il paesaggio era parte della strada. La strada era unluogo da vivere, dove discutere e fare incontri. Direi dove vivere.

Già, perché infondo la vita non è quell’intervallo di tempo che mi separa dalla morte. Quell’ostacolo da superare per crepare e magari essere ricordati. Togliersi questo peso senza goderne. Rilassarsi da questa fatica.

No. La vita è quell’insieme di istanti che vanno assaporati e vissuti per ciò che possono darmi in quel momento. Certo, momenti faticosi, ma che danno godimento. Come una corsa, sentire i muscoli sotto sforzo,doloranti, ma che continuano a muoversi, non certo per vincere o arrivare prima. E c’è un momento in cui sembra che abbiano delle energie che non credevi potessero avere, non lo speravi, in quel momento senti che non devi preoccuparti di nulla, il tuo corpo fa quello che deve, ti riporterà a casa, stanco certo, ma ora puoi sentire l’aria, sorridere stupidamente, sentire che vai. Come pedalare, le salite sono faticose, ma ci sono panorami che solo andando puoi apprezzare e non andando veloci in moto, facendosi sfuggire la vista per concentrarsi sulla prossima piega, ma percorrendo la strada alla giusta andatura. Faticando certo, ma con calma, sapendo che non hai niente di cui preoccuparti se non dello stringere i denti e tener duro, non per arrivare, ma per continuare a goderti la strada.

Non è l’attimo ad essere fuggente. Mi sono accorto che sono io che fuggo dall’attimo. Infondo perdere tempo è proprio questo. Fuggirlo e perderlo.

Ormai sono di fronte casa, avrò altri giorni per correre, non ho ancora terminato il libro e avrò dei fine settimana per la bici. Non resta che perdonarsi e godersi la cena.

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Senza palle

sabato, 28 maggio, 2011 da kruks

Ma la vedi la mascotte di euronics? Un leone con magliettina sportiva, senza pantaloni .. e senza coglioni, niente, piatto, come le barbie.

Cioè: entra in euronics, se sei scoglionato! (è questo il messaggio?)

O forse è ciò che ti sta accadendo, ti stai trasformando in un leone senza palle, forte, potente, ma sensa poter decidere, no direi senza palle per decidere.

Cioè ti alzi lavori, cerchi di produrre, guadagnare soldi, per aspettare che altri decidano per te come spenderli, e magari ne vai pure fiero di non avere i coglioni per decidere di non spendere.

E’ la sintesi di tutti i messaggi pubblicitari per le catene a basso costo: se vieni da noi risparmi. E se non vai? se i prodotti non li acquisti? Prendiamo un televisore, non hai mica finito dopo averlo comprato, già, perché poi devi guardare i programmi, vedere le pubblicità, ed essere condizionato a comprare ancora. Beh, dovrebbero regalartelo il televisore, o forse pagarti qualcosa perché tu te lo prenda in casa.

In definitiva siamo tutti leoni senza coglioni, che cosa avremo da ruggire poi?

rif.:
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Buonanotte

venerdì, 27 maggio, 2011 da kruks

Ho bisogno di un po’ di depressione. E’ terribile quello che scrivo, è sconcertante, ma è così. E’ troppo evidente qual’è lo stato d’animo che ricerco ora: è depressione. Già, perché sto pensando a quanto io sia sventurato per l’aver bisogno di un po’ di tristezza. Come se infondo gli altri non ne avessero. Sembra anzi la necessità primaria, l’essere tristi. E mi è capitato proprio oggi di pensare quanto sia assurdo vivere nella ricerca della tristezza. Perché la felicità non va ricercata, è alla portata di tutti, basta godersi ciò che si ha e ciò che si può ottenere. E invece no, la felicità non basta, vogliamo tristezza. Voglio tristezza. Voglio tutto. E’ questo il punto. O forse solo non riesco a prendere sonno … 10 volte devi superarti, 10 volte riconciliarti, 10 verità devi trovare, 10 volte rallegrarti … Troppo vuota la mia giornata. E il lavoro non rinfranca. Pian piano l’alcool mi rende debole, docile, uccide la mia fantasia e appesantisce le mie palpebre. Mi sento confuso, non ricordo più perché ho sentito il bisogno di scrivere. Spero che il buio della notte chiuda i miei occhi, e che mi culli fino al mattino, quando il mio risveglio sarà pigro e svogliato, come sta diventando la mia scrittura. BUONA NOTTE.

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Mi sento molto Bondi

lunedì, 23 maggio, 2011 da kruks

Mi sento molto Bondi.

Già Bondi.

Bondi nella testa. Bondi nelle scarpe.

Bondi tutte le sere dalle nove alle undici, sulla poltrona disteso a prendere il buio delle idiozie.

Scrivere poi, pansane, solo pansane, innumerevoli pansane senza senso e senza dignità. Già Bondi.

Mi sento molto Bondi.

Raggi di sole, calore scaldante, dolce carezza, tenero abbraccio. Abbraccio di Bondi.

Finestra spalancata, c’è odore di Bondi.

Porta la paletta non lasciare in giro. Bondi.

Sono sfiniti, distrutti, senza più forze e sono Africani. Sono mori. Bondi.

Lamentano dolori, non ce la facciano, dicano che non si puole andare avanti. E pregano Bondi.

Bondi la mattina, Bondi tutto il giorno, Bondi la sera, poi si cade in depressione, non si sa quando stiamo andando e si finisce per fare l’imitazione di Quelo, quelo che scrive poesie, quelo … Bondi.

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La terra promessa

martedì, 17 maggio, 2011 da kruks

Correre in uno stadio, combattere, soffrire. La terra promessa.

Guerre e difesa delle idee. La propria dignita. La terra promessa.

Distesa di sabbia, sassi e pianure assolate. La terra promessa.

Un fiume ridotto a torrente, un lago inesistente. La terra promessa.

Odio, forza, ingustizia. L’imposizione delle idee. La terra promessa.

Aiuto, libertà, progresso. Noi siamo più civili. La terra promessa.

Terra consacrata, santità, Dio sulla terra. La terra promessa.

Dio della giustizia, Dio della pace, Dio della guerra. La terra promessa.

Siccità, aridità, ostinazione, depauperamento. La terra promessa.

Ci sono altre terre, altre vite, altri orizzonti. Ma una promessa è una promessa.

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nonmenefrego e mal mi spiego

sabato, 16 aprile, 2011 da kruks

No il mio non è menefreghismo, me ne frego di voi, questo sì, e ci tengo a farvelo sapere.

Qualunquismo? No, non c’è nessuno nella vostra classe che merita il mio rispetto, quantomeno non dal punto di vista professionale. Non siete professionali, ecco tutto. Forse siete delle ottime persone per farsi una bevuta (anche se ne dubito fortemente), ma sicuramente dal punto di vista professionale siete solo dei buffoni.

Potete certo giustificarvi col dire che dovete rivolgervi ad un popolo ignorante e poco acculturato per ottenere dei voti. Ok, ma dopo essere stati eletti perché vi comportate come dei coglioni opportunisti e male educati. Non siete capaci di fare il vostro lavoro in modo professionale per tornare dagli elettori a raccontare panzane alla stessa maniera di come fate ora, però dopo aver fatto le cose a modo?

No, non vi credo: siete falsi, ipocriti, male educati, ineleganti, truffatori e buonannulla. Dubito che in mezzo a voi ci sia qualche burattinaio, e chi tira i vostri fili vi conosce fin troppo.

Siete troppo prevedibili, la vostra taratura morale è tale che si può star certi che farete la cosa più idiota sempre e comunque.

No il mio non è qualunquismo, so benissimo che la maggior parte dell’Italia è fatta da gente responsabile e professionale che lavora per far andare le cose nel migliore dei modi possibile. Mentre voi no, voi siete il cancro, la malattia, la metastasi.

Questa maggioranza dell’Italia studia tutti i giorni per farvi credere che avete il potere completo, cercando allo stesso tempo di raddrizzare i vostri torti. Questa maggioranza vi sopporta e vi accontenta nei vostri capricci e cerca di correggere le vostre leggi.

Voi burocrati, politici e mantenuti continuerete a credere di essere importanti, fintatoché qualcuno vi degnerà di un loro voto. Vorrei che sappiaste che non mi astengo per non decidere e stare zitto, ma per sbattervi in faccia il disprezzo e non solo il dissenso.

Non mi basta il dissenso, non basta dire che non condivido le vostre idee, perché non mi date nessun indizio di averne di idee. Siete dei burattini in attesa del vostro burattinaio. Credete che un casa in campagna, una villa al mare, una vacanza in più per i vostri figli vi renda dignitosi. Fate schifo, e se i vostri figli vi amano è perché fanno più schifo di voi.

Se nella vita non è importante la meta che si raggiunge, ma il modo in cui si cammina, allora voi non avete capito un cazzo: partecipate alle maratone con il Ferrari e fate il Giro d’Italia in elicottero credendo di aver vinto, ma non avete vinto un cazzo. C’è del rispetto tra chi pedala sulla salita, rispetto per la fatica, voi quale rispetto meritate?

Riempite i palinsesti televisivi con improbabili discussioni sulla politica cercando di farmi credere che io c’entro qualcosa, che io posso decidere “chi la pensa meglio”, come se dovessi avere 2 modelli di pensiero possibili da poter seguire, come se esistessero 2 sole idee. Come se il mio guardarvi aggiungesse qualcosa.

Me ne fotto di ascoltare i politici azzuffarsi, voglio una sintesi delle posizioni. Al dibattito preferisco la box, almeno lì c’è un arbitro che le regole le fa rispettare.

E continuate a parlare di cambiare la costituzione, come se parlaste della legge del taglione .. ma fatemi il piacere, riuscireste a cagarvi a dosso anche senza mutande. La Costituzione Italiana non è mai stata applicata completamente: che bisogno c’è di cambiarla se tanto non la si rispetta?

Ho passato troppo tempo a cercare di capire qualcosa dai dibattiti politici e mi sono accorto che della sostanza si perde traccia e ci si concentra solo sulla retorica, che diventa vuota, come la testa di chi vi ascolta, vuota e ansiosa per il futuro, senza ben capire perché.

Pieni di pensieri, e neanche un idea: bel risultato no?

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Divagando

sabato, 5 marzo, 2011 da kruks

Divagando vado e mi capita di navigare in rete, o di guardare la tv, o i giornali, o i cartelloni pubblicitari, i negozi …

Sarebbe bello avere quel cellulare alla moda, sicuramente lei e’ portata per i rapporti orali.

Bella quella gonna, e quel manichino chissà quanto può essere divertente averlo a disposizione.

Forse un giorno mi fermerò a leggere cosa pubblicizza quella figa su quel palazzo.

Non ho capito che lezioni tengono quelle professoresse …

Vivo come immerso in un film porno, dove tutti sembrano fare provini per una grande orgia, che non arriva mai, ma tutti sembrano molto preoccupati ed impegnati per essere scelti a partecipare.

Poi mi capita di essere fermato per strada, e mi si chiede “Vuoi scopare?”, ingenuamente rispondo “Sì, dove?”, lei: “Qui sopra. Sono 40 euro”, io: …

E allora capisco, tutto è merce, non c’è più bisogno di lavoro per valutare un prodotto, diventa prodotto per il semplice fatto che lo desideri. Si può valutare il desiderio con “quanto sei disposto a lavorare per ottenere un rapporto sessuale?”, ad esempio 1 ora, quindi 40 euro.

Sembra addiruttura naturale sia così.

A meno che i desideri non siano reciproci: io desidero te, tu desideri me -> sono 40 euro a testa l’un l’altro -> siamo pari.

Ma questo è raro, e sembra sconveniente.

Cioè se una vuole 40 euro per scopare ti sta dicendo implicitamente “mi fai perdere tempo, e non vali un cazzo per me”. Ok.

Ma non mi convince il valore d’uso della merce sesso: come si può stabilire che il soddisfare il desiderio mi renda più produttivo? veramente accettare un insulto aumenta la tua autostima e ti rende più produttivo? è forse la beneficienza che ti rende fiero di te?

Divagando mi accorgo di me e di quanto sono importante, in mezzo a tutto questo. E che se solo provo a fregarmene riesco a soddisfarmi e sentirmi il protagonista di tutto ciò che conta per me in questo mondo: io.

Poi quando è pronto il porno della grande orgia fate un fischio: lo scarico e mi fo ‘na sega.

Ah, dimenticavo la risposta alla proposta: ”no io non scopo: sono più un tipo da scampagnata”

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La Tua Scelta

venerdì, 4 marzo, 2011 da kruks

Abbiamo tutti bisogno di te e ti rispettiamo per quello che sei.

Nessuno può sottrarsi dall’apprezzare la tua scelta di vita.

Nessuno può smettere di ringraziarti per quello che hai fatto per noi, per la nostra libertà, e per la pace.

Siamo tutti in debito con te. E sappi che chi ti critica, chi critica una scelta come la tua, è solo un irresponsabile ingrato e sprovveduto.

Chi ti critica spesso usa internet, compra un ipad, uno smartphone di ultima generazione, dei vestiti alla moda, un auto di lusso che consuma 10 volte più del necessario per garantire la mobilità verso mete inutili. Chi ti critica vuole spendere poco per mangiare comprando carne argentina, vuole spendere poco per l’elettronica comprando prodotti cinesi, vuole spendere poco per le vacanze andando in mete esotiche e poverissime.

Chi ti critica pensa che tutto ciò che ha gli sia dovuto, perché è meritevole, perché si impegna nel lavoro, perché vale più degli altri.

No, lui non sa chi deve ringraziare. Chi dobbiamo ringraziare.

Perché noi non potremmo mai vivere nella pace se non grazie alla sopraffazione di altri popoli, alla sottomissione di altre nazioni. No, non potremo mai farlo senza la tua scelta.

Grazie.

E grazie a tutti coloro che continuano ad avere il coraggio di fare la tua scelta.

http://www.uominidonne.net/16722/samuele-nardi-chiede-rispetto-per-la-sua-scelta-ad-uomini-e-donne.html

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=140553&sez=NORDEST

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