ONU e contributi agli agricoltori

ONU e contributi agli agricoltori. Quelli ricchi.

Stranamente cercando questa frase su google non ho risultati che riguardano i contributi europei, italiani, statunitensi, ecc. all’agricoltura.

I contributi di cui vorrei si parlasse sono i contributi a favore degli agricoltori del mondo sviluppato distribuiti per abbassare il prezzo del materie prime, e affamare il sud del mondo.

Strano come un organismo come l’ONU difenda l’immigrazione, senza fare nulla contro l’emigrazione, che certamente è un trauma per chi parte.

E per di più tutto questo è un dramma ambientale, ma questo è del tutto ignorato. I paesi del sud del mondo sono i più fertili e votati all’agricoltura. Ma il prezzo dei prodotti agricoli è deformato grazie ai contributi, il prezzo di produzione è talmente basso che neppure un agricoltore di poche pretese come può essere un africano può competere e sopravvivere. Gli stati africani non hanno abbastanza soldi per finanziare i contributi all’agricoltura: con cosa li finanzierebbero?

L’epoca industriale si è sviluppata su una agricoltura forte, passando per il tessile e poi per l’industria pesante. Tagliare le gambe all’agricoltura è costringere i paesi poveri a rimanere poveri.

Tutto questo mentre in tv passa la pubblicità del Mulino Bianco (Barilla), che finanzia la piantagione dei suoi schiavetti negri che producono cacao per fare i biscottini. E giustamente il prezzo del cacao o del caffé è talmente basso che a quei poveri negri non resta che fare gli schiavi in una piantagione Barilla.

Barilla, ricordate? Il cui 49% è posseduto da Walter Wurth, commerciante di armi https://www.nexusedizioni.it/it/CT/barilla-armi-in-pasta-118 https://lists.peacelink.it/news/msg01018.html …

Gli agricoltori italiani lamentano di non poter reggere questi prezzi, così nascono i GAS, e questi sono sicuramente un mezzo per imporre una rivoluzione e fregare chi affama il mondo, e pure l’ONU. Ma sono così scomodi.

http://www.economiasolidale.net/

L’ONU è sorda alle proteste degli agricoltori africani, e che inventa battaglie per la giustizia che sono poco più che una foglia di fico. Tutto il sistema giornalistico gli da manforte. Ovviamente l’ONU non può mandare commissari per controllare l’ordine pubblico, ovviamente le leggi italiane non favoriscono il razzismo, e neppure lo tollerano (qualsiasi sia il reato, il razzismo è un aggravante), non c’è niente da commissariare, la giustizia non è sommaria in Italia, per quanto esistano le mafie, la cosa è meno tragica di molti paesi del Sudamerica, dell’Africa, medio oriente, …

Tua sorella in carozzella – (ma io soffro)

“Tua sorella in carozzella”

Senza motivo, mi viene in mente questa battuta, orribile, detta solitamente senza capirne il senso.

Lo spunto è (ho letto appena un paio di libri e già mi torna la voglia di scrivere?? mah), i falsi invalidi.

Mi viene da pensare a chi benedice l’invalidità riconosciuta per avere dei soldi da parte dello stato, e a chi potrebbe invidiare l’invalidità di altri perché ci sono delle leggi che garantiscono l’inclusione dei portatori di handicap.

Più o meno 7 anni fa uscivo da un disagio mentale ed ero in cura farmacologica, per il lavoro che faccio questo mi causava dei rallentamenti cognitivi piuttosto evidenti, tanto che pensavo (e un po’ lo penso tuttora) che il disagio fosse aggravato dai farmaci, non curato. Per questo chiesi se fosse possibile riconoscermi una invalidità temporanea. La risposta fu: niente da fare.

La cosa curiosa è che vidi l’opportunità di avere dei soldi per la mia invalidità. Quando invece l’invalidità non c’è, quante opportunità vedo? E realmente altre opportunità non ci sono?

Perché effettivamente a mente lucida, con un corpo sano, quante opportunità di guadagno si riescono a vedere?

Il problema spesso è il bombardamento di informazioni e la mancanza di concentrazione e focus, tanto che prendere delle soluzioni preconfezionate è semplice e viene fatto. Ma seguire la propria indole e sfruttare le opportunità adattandosi all’ambiente, di cui va fatta una mappa, va interpretato e compreso (a modo proprio), ecco, tutto questo non viene fatto. Non che costi fatica, seguire la propria indole è di per se qualcosa di inerziale, certo c’è un po’ di sforzo, ma si può contare sul primo principio della dinamica.

C’è un’altra frase che mi viene in mente ed è “in Italia fare la vittima per qualcuno è un mestiere”. Questa è stata detta dalla persona sbagliata non troppo tempo fa, ma non posso non essere d’accordo col contenuto.

In sostanza sembra il solo modo di essere vincenti (o perdonati??), quello di dipingere un mondo avverso tutto intorno a se.

Ho troppo il sospetto che è proprio il desiderio di essere perdonati per la propria fortuna che porta molti ad essere vittime, prima ancora di aver subito un torto, e in tutte le maniere si ricerca il modo di subirlo per sentirsi a posto con se stessi, con la coscienza, con gli altri. Perdonati.

Ma perdonati per cosa?

Non è ammirevole una persona felice, sana, piena di forza, che non si fa fregare, pur essendo onesta, e che riesce ad essere vincente?

Deve per forza esserci qualcosa di losco dietro?

Non sarà forse poco opportuno avere come punti di riferimento qualcuno che si fa crocifiggere, perde, dice cose giuste ma incontra gente sbagliata, si fa fregare e finisce per essere una vittima?

Ma basta col parlare dell’immagine di Renzi.

Volevo scrivere qualcosa sulle opportunità e la miopia di chi non riesce a vederle, ma ho finito per lo scrivere della totale mancata comprensione di cosa sia veramente una opportunità.

Una opportunità è qualcosa che ti faccia stare bene. Un opportunità non è qualcosa che ti salva dalla dannazione di una vita felice alla quale corrisponderebbe un prosieguo terribile dopo il trapasso.

Altrimenti alla fin fine va pure bene stare di fronte la porta del supermercato a chiedere gli spicci a chi fa la spesa, oppure farsi rompere un braccio per incassare i soldi della assicurazione: “ma io soffro”.

Caso Atlantia

Per quanto io di borsa e titoli non ci capisco niente, so che se un titolo paga lauti dividendi per un periodo lungo senza che il titolo si apprezzi, è molto probabile che quel titolo faccia un tonfo, magari in un momento inaspettato. Anzi, sicuramente in un momento inaspettato.

So di queste cose perché fineco concede un fido ad un tasso veramente agevolato (poco più del 3% lordo) se a garanzia metto titoli azionari o titoli di stato italiani, che coprono il fido per, rispettivamente, il 50% del valore di mercato, e l’80% del valore di mercato. Il fido minimo attivabile è di 2500 euro, così devo avere almeno 5mila euro investiti in titoli. I titoli di stato non sono convenienti, quindi acquisto titoli italiani.

Non essendo un esperto mi capita di fare errori importanti, ma visto lo scopo dei miei investimenti (la copertura del fido necessario quando ci sono scadenze fiscali) posso permettermi comportamenti da miliardario, ovvero nel caso un titolo perda molto, posso tenerlo anche per anni, fino a quando non risale abbastanza da poter rientrare senza farmi troppo male.

Atlantia stacca dividendi piuttosto alti, a questi livelli ci sono Enel, ENI, qualche tempo fa Terna, Hera, Agea, altre aziende semistatali, e le small capital. Anche STM microelectronics e Tim staccano buoni dividendi.

Definisco “alto” un dividendo dal 4.5% fino al 6%, perché se sfora questo livello c’è qualcosa che non torna, probabilmente l’azienda è in dismissione.

Resta il fatto che un dividendo sopra il 4% dovrebbe attrarre investitori, e quindi far salire il prezzo di mercato di quell’azienda, se gli azionisti non sono scemi.

Se questo non succede, se il dividendo continua ad essere alto rispetto al valore delle azioni, allora l’azienda non è considerata stabile dalla maggioranza degli investitori. E questo è un campanello di allarme che mi porta ad impostare i livelli di uscita, a controllare l’andamento del prezzo di mercato precedente, ed a cercare di indovinare se l’azione salirà.

Non ci riesco, futile dirlo forse. Però con le aziende statali si ha una qualche tranquillità nel senso che se le cose vanno male, qualcuno le rifinanzierà e quindi torneranno ad andare bene.

Atlantia non è statale, ma è un po’ come la Fiat degli anni ’80.

Il crollo in borsa penso sia solo passeggero.

Però non credo che continuando a tollerare questo tipo di “capitalismo” le cose possano andare in una direzione positiva.

Il crollo di un ponte è una tragedia nella quale Atlantia ha grandi, grandiose, enormi responsabilità. Non può certo appellarsi alla buona volontà od alle normative rispettate.

Mentre il crollo del titolo il borsa è il risultato della gestione delle risorse fatta dalla società Atlantia, di cui sicuramente Atlantia S.p.A. è responsabile al 100%.

Per quanto non mi piace l’atteggiamento del ministro del lavoro, nelle modalità, nel linguaggio, e nella irruenza, di certo non è responsabile della caduta del titolo in borsa. E del resto non amo neppure le sparate pubbliche di Brunetta (più o meno per gli stessi motivi).

Ho smesso di scrivere, forse. Perché non so farlo

Incollo qui l’ultima cosa che ho scritto e non pubblicato. Datata 10 Luglio 2018, 2 giorni dopo l’ironman di Francoforte.

Come sto invecchiando male.

Francoforte non è più la stessa. Rimugino guardando i cantieri aperti mentre il bus navetta ci sta portando al Langen Waldsee, da dove si parte per l’Ironman.

Ai cittadini sicuramente non piace questo, o almeno non ai tedeschi. Ed è capitato perché l’inghilterra è uscita dalla comunità europea (che non è esattamente la stessa cosa che uscire da una comunità di recupero, ma forse hanno interpretato male il quesito).

Tutte le aziende vogliono stare vicino alla sede dello stock-exchange più pesante dell’eurozona. E così anche i lavoratori. E qui servono maestranze. Di tutti i tipi. Lavori in corso ovunque. Bene per chi é proprietario che forse può pretendere qualcosa di più. Male per chi vive in affitto, che vedrà aumentare la pigione.

Francoforte è finita. Ci ho tenuto tanto a questa gara, e soprattutto alla corsa: correre lungo il meno durante un evento vero.

Ho preparato la maratona di Roma qui a Francoforte, quella era la mia prima maratona.
Mi ricordo di essermi svegliato alle 6 di mattino, a marzo, in un ostello, per uscire ed andare a correre dalla zona ovest, poco oltre la stazione centrale, per arrivare al meno, a volte per fare qualche ripetuta, e poi tornare.

E mi ricordo pure quando alloggiavo al golden leave, a poche centinaia di metri dall’ufficio, ed poco più distante dal palazzo della BCE. Correre lungo il Meno: riva sinistra o riva destra, che poi infondo non si capisce neppure da quale parte scorra, e proseguire verso est a volte, ci sono gli orti, e altre città. E capita un po’ di tutto, esci col sole, inizia a nevicare i pezzi di gelo, poi torni e si è gia scaldata l’aria. E in primavera sono tutti lungo il fiume a bersi una birra, mangiarsi un panino o parlare, fare giocoleria gli universitari, suonare, o fare sport all’aria aperta. Ed io corro. A volte chiedo permesso, e forse do un po’ fastidio. Come succede ovunque.

Ieri c’erano degli americani, così ho pensato subito. Poi sentendoli parlare ho pensato che fossero più probabilmente africani. Neri, sicuramente. Ma non era certo quello che li distingue qui a Francoforte. È più la mancanza di tedeschitudine. Avevano quel modo di parlare ad alta voce e muoversi senza senso, tipico degli americani.

Sabato scorso c’era un turco con la macchina d’epoca ma tutta sporca. La turchitudine si capiva per via della musica in auto e la macchina sporca: un tedesco non terrebbe la macchina sporca, un turco lo fa per dimostrare di essere all’altezza di potersela comprare.

Il problema non sono gli immigrati. Il problema è la generazione che viene su e si aspetta tutto il giorno stesso in cui lo desidera, per poi non sapere neppure che farsene. Sì, pensavo proprio questo domenica scorsa.

E rifletto. Ma poi cosa ne so io che direzione dovrebbe prendere il mondo? e non spetta certo a me decidere ora, a 40 anni, decidere dove andare. Al più posso fare da motore, ma non sono certo io ad indicare la rotta. Forse avrei dovuto farlo 20 anni fa.

E penso che sto invecchiando, nel modo sbagliato. Non ho più contatto con le giovani generazioni, e nemmeno con le meno giovani. E quello in cui sbaglio di più è il non accettare neppure il loro atteggiamento, o le loro aspettative.

Come posso dire io che stato uno sbaglio degli inglesi lasciare la comunità europea? come posso dire che è stato uno sbaglio degli americani votare Trump? e come posso criticare la scelta degli italiani per il M5S e la lega?

Con l’età le passioni per ciò che accadrà in futuro sono destinate a scemare, e qualsiasi altro atteggiamento è solo inopportuno.

Faciate ‘npo come cazzo ve pare. Direi.

Epperò vorrei che emerga qualcuno che guarda avanti, che si sappia imporre, con una visione.

O forse è proprio vero che quando inizi a brillare ogni altra stella sembra lontana ed oscura.

Sì, sto invecchiando male e anche l’ultima impennata di orgoglio è piuttosto triste. Perché vedere l’errore nel mondo e non prendere atto invece di ciò che è e basta? Si dice, anche a Francoforte, “es ist wie es ist”. Mi sono accorto che sto leggendo molto meno di quello che potrei, e sto perdendo molto.

bilanci sportivi

Challenge (#riccione o #rimini) ci sono dei bilanci da fare dopo qualche anno.

  1.  2 anni fa sono stato squalificato perché, dicono, non avevo il numero attaccato alla bici. Ovviamente i numeri erano stampati su degli adesivi non plastificati, e al momento del check-in, avendo fatto diversa strada bagnata, il numero era quasi staccato. L’ho detto al giudice che faceva il checkin, non mi ha proprio calcolato, ha detto “sì sì, va bene, entra”. Però poi durante la frazione bici si è perso del tutto, e allora la colpa era la mia. (non dell’organizzazione che ha fatto stampare i numeri non plastificati).
  2. L’anno scorso, visto che durante la discussione con i tipi dell’organizzazione è venuto fuori il fatto che non devo essere io a controllare se sono stato ammonito, mi sono fermato 3 volte, di cui una per un minuto a scorrere tra i vari numeri segnalati. Che ovviamente non avevano scritto in nessun cazzo di ordine, perché certo, e che vuoi te? sapere pure dove sei? no, avevano fatto una cloud tag, perché fa figo.
  3. Challenge Venezia (e sì, sono sempre loro) stesso discorso, e stessa nuvola di numeri messi alla come xxxxx capita. Ordine? bah.
  4. Quest’anno scopro che al challenge non c’è assistenza tecnica. Cioè se fori e non hai nulla per riparare, sei fregato. Non importa che spendi 270 euro di iscrizione (e che per una GF ne spendi 40 e hai l’assistenza). Chiedo perché: ce la devi fare con le tue forze. …ma al circuito iron l’assistenza c’è … quindi in realtà è che non ce la fanno loro con le loro forze. Una ragazza aveva forato e non sapeva come riparare con la bomboletta, io ero fermo e non avevo molte speranze, gli ho dato una mano. Antisportivo? ma che cacchio c’entra? La strada di merda non l’abbiamo mica fatta noi? in Italia le strade fanno schifo, bisogna aspettare il giro e le varie gare ciclistiche per vedere qualche tratto di strada nuovo. Ce la fa con le sue forze l’amministrazione ad asfaltare la strada? o dobbiamo prenderci tutti l’Hammer e tagliare direttamente per lo sterrato alla cazzo?

Cosa penso di queste garone di no-draft finto è sempre quello (a parte Venezia dove l’anno scorso eravamo 300, ma solo per sbaglio): si fanno se sono in una capitale o un posto che ti piace visitare. Così ora, beh, penso che Rimini o Riccione non rientrano tra questi, ci vai in 2 ore, e quando ti pare.

Detto questo, l’anno scorso ad Arona mi hanno mandato verso il lago di Iseo, ho finito la discesa, ed ho dovuto chiedere indicazioni perché non c’erano più segnalazioni riguardanti la gara. E anche lì la scia era alla vulimmosebe (tutti ammucchiati).

Non è che se una cosa la fai per sport, allora la fai male. Che poi del resto non mi pare che l’Italia brilli per serietà, ci sono casi di eccellenza, certo, ma è troppo poco. Non c’è una naturale propensione all’affidabilità, e spesso nessuno ha chiaro quali siano i loro compiti, finendo per lavorare il doppio per fare peggio quello che comunque non gli spettava di fare. L’assistente su moto era dalle 7 del mattino che girava e stava senza mangiare. Ma perché? Che poi a cosa è servito a me? o agli altri? visto che ha chiamato il furgone fine gara per dirgli dove ero, e il furgone non si è neanche fermato, prima gli ho urlato dientro, poi ho dovuto intercettarlo quando tornava. Altrimenti stai lì, in mezzo al nulla, ad aspettare che finisca la gara. Abbandonato a te stesso. E per fortuna che ti fanno scrivere il numero del medico dietro il cartellino gara. E portare un cellulare è vietato.

E poi parlerei di Granfondo. Sì, ok, costano poco. Ma devi essere iscritto alla federazione ed essere tesserato. Ovviamente al momento dell’iscrizione, informatizzata, viene controllato il tuo numero di tessera, e se è regolare per l’anno in corso. Solo che quando vai a ritirare il numero per la gara, arbitrariamente, l’addetto che se ne occupa può chiedere la tua tessera, che devi avere, perché “deve controllare”. Inutile far presente che già il sistema ha controllato tutto e che a quel documento e codice fiscale puoi corrispondere solo tu. Esso è così.

Perché le persone si disturbano a non farsi i cazzi propri? Ma lo chiedo in generale. Se non ti compete, pensa ai cazzi tuoi, ci guadagni. Pensa a quante opportunità di guadagno stai rinunciando solo per occuparti di cose che non ti competono.

In sostanza: fatti i cazzi tuoi.

scrivere scrivere. commit, commit

Dico una cosa, da programmatore: scrivi sempre, scrivi tutto, nessuno ti sta leggendo, ma tu scrivi lo stesso. Qualsiasi idea, pure malsana, che ti passa per la testa.
 
E ci sarà chi dice che non serve a niente, che quello che conta è che il codice giri, eccetera. Oppure chi dice che pensa un sacco di idiozie che non è il caso di scrivere che se qualcuno le legge pensa poi chissà cosa su questo o quello.
 
Ma non importa, veramente. Nessuno ha tempo di leggere quello che scrivi e alla fine è vero che conta il codice che gira. È vero che avrai scritto 500 righe di codice per cancellarne 470, rimanendo con l’essenziale, tolte le cazzate, che però è quello che serve. Ma nessuno ti paga per le righe di codice, ma per quello che va fatto e serve i soldi ci sono.
 
E quelle 470 righe di troppo servono per indagare, sbagliare e correggere, se si percorrono 20 strade sbagliate è giusto fa sapere che quelle 20 strade sbagliate sono state percorse, perché quando si torna a mettere mano al codice, e qualcuno che non lo conosce pensa una di quelle 20 cazzate che hai già escluso con ottime argomentazioni. E allora quei 20-30 commit che hai poi buttato non sono buttati veramente, perché è vero che nessuno ti sta leggendo, ma anche se è molto difficile trovare al mondo qualcuno intelligente quanto te, è sicuramente probabile trovarne uno stupido almeno un quinto di quanto lo sia tu.

Sui vaccini e gli antivaccinisti

Penso piuttosto che.

Se pensi che dare la colpa a qualcuno, a qualcosa, al sistema, alle case farmaceutiche, al denaro, eccetera, possa sollevarti dal peso di accettare l’autismo di un tuo figlio, fa pure. E movimenta anche folle di persone che battaglino contro i farmaci, i vaccini, o le onde elettromagnetiche, o qualsiasi cosa tu creda che sia la causa della caratteristica di quel tuo figlio.

Difficoltà. Evidenti e lampanti. Non certo una persona normale, quel tuo figlio autistico.

E non posso mettermi nei tuoi panni, tutti i giorni, tutte le notti, tutte le occasioni. Qualsiasi rappresentazione o film è solo una immagine sbiadita di parte di ciò che attraversi, e attraversate.

“E il mio maestro ci insegnò come è difficile cercare l’alba dentro l’imbrunire”

da quasi fastidio sentir citare Battiato. Ma resta il fatto che è difficile.

Difficile.

Se potessi mi picchierei da solo per quello che ho appena scritto.

È brutto, schifoso e freddo. Ma la scienza è così: fredda e pura. Non puoi girarci attorno, la realtà continuerà a dirti che sono solo tue fantasie, che non c’è nessun complotto, e d’altra parte come puoi essere sicuro che quello che sarebbe stato sia veramente vero?

Come puoi sapere quale sarebbe stata la tua vita avendo un figlio non-autistico? E come sarebbe stata la sua vita, sei sicuro di saperlo?

Stai solo applicando un modello, una proiezione, una probabilità. Statistica. Quella che non accetti quando ti dice che non ci sono correlazioni.

E dunque il problema non sono i vaccini, la legge o le case farmaceutiche. Il problema è una mancata crescita personale.

Altra statistica. Veniamo all’interesse delle case farmaucetiche affinché più e più persone sviluppino il disturbo autistico della personalità.

Evidentemnete ci sono farmaci specifici per autistici, che sono riconosciuti dalla comunità scientifica per la loro efficacia, almeno quanto i vaccini. Altrimenti per quale motivo una casa farmaceutica avrebbe di questi interessi? Sadismo? spendere soldi per far ammalare gente … per sadismo?

Ok. Ma ad oggi non ci sono farmaci specifici per il disturbo autistico. Si utilizzano antipsicotici che vengono adottati per una pletora di altri disturbi psichici, nonché i farmaci di nuova generazione, che in pratica sono sempre antipsicotici.

Per di più ci si orienta sempre verso una terapia cognitivo-comportamentale, che coinvolga la famiglia quindi.

In sostanza la comunità scientifica non riconosce in modo unanime l’efficacia di un determinato farmaco per la terapia del disturbo autistico della personalità.

È piuttosto complicato riuscire a vendere farmaci basandosi su questo.

Eppure ci riescono, ma nessuno solleva qualche dubbio sui farmaci terapeutici (dove non c’è un consenso), piuttosto lo si solleva sui vaccini (che statisticamente non c’entrano una mazza, e su questo si è tutti d’accordo).

Buonanotte a tutti.

Il sabato e il mio viaggio

Niente da temere, nessuna pazzia, tutto regolare.

È solo un semplice, momentaneo, episodico rifugio, ma che non ho più voglia di frequentare.

Le aspettative da parte di altri, da parte di me stesso, rimangono ormai solo rumore di fondo, come lo sciabordio delle onde, che non sento quasi più, ormai che il mare è calmo.

E per di più scopro che il rumore delle onde che si infrangono mi rende tranquillo e mi rasserena l’animo.

Ascolterò quindi le aspettative come ascolto la voce del mare, che infondo viene a dirmi nulla, ma solo a farmi capire che vive.

Questo non è sentirsi liberi, è diverso. È essere del tutto disinteressati alla libertà. Essere se stessi è un limite, un limite che accetto di avere. Ma essere se stessi è anche una ricchezza, a volte un compito.

Non escludo di scappare, ogni tanto, di nuovo. Non importa. Non ho regole fisse, ho voluttà.

Certo tremo. Al passaggio di ogni treno. Sono le 2 di notte ed ho tirato fino a tardi per scrivere software. Io, quello che scrive codice, perché a me piace farlo, e perché sono bravo (ma questa dovrei/potrei invertirla).

Ho paura, non so di cosa, non ne ho motivo. Sono solo, come al solito. Forse è non avere un rifugio, ma non è così, è differente, il rifugio so che è lì, semplicemente non voglio più frequentare quella nicchia dove i sensi si spengono e tutto è favoloso.

E alla fine prendo sonno.

Ed è al mattino che scrivo questo.

Ho solo voglia di ascoltare.

Il vento, la strada, il rumore del mare.

Il sabato e il mio viaggio.

E poi sarebbero gli utenti che truffano le assicurazioni?

Ho fatto l’assicurazione alla macchina l’anno scorso, e quest’anno mi hanno proposto di rinnovare con un aumento di 200 euro, senza incidenti.

Avevo scelto l’opzione scatola nera, cioè il dispositivo che traccia dove vai e non ti fa fare truffe, eccetera. Così dovevo riconsegnarla.

Ho cercato una nuova compagnia, l’ho trovata al prezzo dell’anno scorso. Sempre con scatola nera.

Chiamo Octotelematics e gli faccio presente che siccome sono sempre loro … nulla, ovviamente dovevo riconsegnare la vecchia e reinstallare la nuova.

Disinstallo la vecchia. (la porto all’elettrauto)

Ma da parte di Zurich (la nuova compagnia) non si fa sentire nessuno per installare la nuova scatola nera. Quindi li chiamo. Mi dicono che è strano, poi alla fine dicono che “si faranno sentire”.

Oggi, mi arriva la comunicazione che dovrei installare la scatola nera entro 15 giorni dalla decorrenza della polizza, pena una integrazione della polizza.

La decorrenza è il 14 Marzo. Sono passati 14 giorni, e la comunicazione è arrivata via email alle 2 di notte. Ed è la settimana di Pasqua.

Ho un giorno per installare il dispositivo.

E poi sarebbero gli utenti che truffano le assicurazioni.

Socraticamente

Sbaglio o mi sono chiesto 2 settimane fa come poter favorire, scatenare o causare il cambiamento?

Forse la risposta è nella domanda, o meglio nelle domande. Mi capita di ricevere gli aggiornamenti di Internazionale, il settimanale, perché sono abbonato, e mi capita stamattina di leggere un articolo sulle 5 domande da porre in occasione del salone internazionale del libro.

E c’è un link verso il metodo socratico del porre le domande. È una pagina di wikipedia in italiano ben scritta.

Porre domande con l’intento di conoscere e tirare fuori il vero io della persona interrogata, dimostrando sempre rispetto verso l’interlocutore.

E parla anche di come questo metodo si contrappone al sofismo (che non conosco deve essere qualcosa di dogmatico), e al metodo aristotelico, cioè il ragionamento induttivo. Per un socratico la conoscenza è sempre un divenire.

Questa cosa mi ha fatto riflettere ed ha cambiato un po’ la mia prospettiva.

Mi sono trovato a disagio spesso ponendo delle domande partendo dal presupposto di essere a conoscenza della risposta.

C’è un modo diverso di indurre ad un cambiamento, che certo potrebbe non essere quello che si desidera, ma forse invece essere anche migliore di quello che ci si aspetterebbe.

Questo modo è cercare di capire se il comportamento altrui ha una qualche motivazione, e cercarlo di capire facendoselo spiegare da chi ha questo comportamento.

Infondo a tutti piacerebbe che le cose andassero diversamente, ma non è così scontato capire cosa sia questo “diversamente”.

L’idea che ho io di “diversamente” è sicuramente la migliore idea di diversamente che si possa avere. Questo fino a quando qualcuno non mi pone delle domande sul perché, sul come, sulle conseguenze di quelle idee.

Ecco che le cose cambiano.

Appunto. Questo è un cambiamento.