Vieste e Gargano. Una breve corsa. Olympic Triathlon.

Parto il 15 Giugno per Vieste, sono le 12 e 3/4 e ho appena fatto metano nella panda. Caldo, sì, ma ho tra le mie opzioni anche l’aria condizionata. Aria condizionata che non accendo. Autostrada per uscita Poggio Imperiale, quindi Vieste, in qualche modo. Decido di fermarmi poco prima di Pineto, mi rinfresco ed è un ottima scelta perché parlando col benzinaio so che posso fare metano proprio a Pineto. All’uscita Pineto pago 6 euro di pedaggio, 5.74 per riempire di nuovo il serbatoio.

Non so per quale motivo, ma non voglio poggiare piede in Puglia se non a Vieste, a volte ho strane idee, questa è accettabile. Ancora 10 minuti di sosta, niente Cucciolone Algida questa volta, controllo se ci sono distributori di metano, ed trovo quello di Termoli nell’app che ho nel galaxy S2. Esco a Termoli e prendo una strada sbagliata, il navigatore mi dice di girare dove non è possibile e perdo un po’ le staffe. In realtà il distributore metano é direttamente di fronte al casello autostradale, basta girare sotto, meno di un kilometro e si arriva. Perdo un quarto d’ora, ma alla fine ritrovo la calma. 7,20 di metano. Giusto il tempo per rientrare in autostrada che già devo uscire a Poggio Imperiale. Esco e vedo chiara l’indicazione per Vieste, spengo il navigatore, e percorro una strada diritta su di un paesaggio pianeggiante, campi verdi e fieno mietuto. Pale eoliche sullo sfondo, aria molto buona, dolciastra e pulita. C’è un po’ l’odore di fieno. La strada scorre, ma apro i finestrini per far entrare l’aria, ora il condizionatore non serve. RTL manda su qualcosa che non ricordo, ma ben ritmata e divertente, anzi, rilassante. Asfalto buono, la strada scorre. Una salita, indicazioni per Lago di Varano (Iron Medio di settembre è una gara che mi piacerebbe fare), e vedo il lago dall’alto. Grande, una striscia di terra lo divide dal mare, è veramente immenso, è uno spettacolo. Poi qualche galleria, e la strada diritta finisce, spero di essere arrivato, ma l’indicazione dei 28 km era solo per arrivare al bivio per Vieste, e quindi altri 25 km, se ricordo bene. Gargano Olimpic Triathlon, dice un cartello all’incrocio. Ma non sono vicino. Entro nella Foresta Umbra, speculo pochi attimi sul nome, tipo che un umbro abbia piantato la foresta (da solo???), ma non mi interessa poi molto. Spengo la radio, i finestrini entrambi giù. È una discesa, il motore è poco rumoroso riesco ad ascoltare grilli e cicale, e molti animale. È una foresta, ascolto. Esperienza olfattiva che lascia il segno, sento aghi di pino, forse rosmarino o altro, ma è buonissimo, mai respirata un aria così. Il traffico è lento, sembriamo tutti ipnotizzati dall’esperienza: tutti calmi, incolonnati, ordinati e concentrati nell’ascolto. Si esce dall’ombra e si sale in alto, paesaggio fiabesco, i pini lungo la strada hanno un colore così acceso che sembrano irreali, quasi fossero disegnati da Walt Disney. Su e giù, ma dietro una curva si scopre una città ancora più fiabesca, Peschici, il bianco delle case colpisce ed è un opera d’arte, come tutto è inserito nella cornice della foresta umbra è spettacolare. E continuo a respirare leggero quest’aria stupenda. Vorrei passarci una settimana per farmi tutte le strade in bici. Ma ora vado a Vieste. Ancora foresta, ma ad un certo punto arrivo all’albergo, che trovo sulla destra senza neanche troppo accorgermene, parcheggio di fronte, c’è poca gente. Sono le 6 e 1/4, ho perso tempo fermandomi ma non credo più di 3/4 in tutto, e devo essere riposato. Penso si possa fare il viaggio in 5 ore.

Tiro giù lo zaino con ciabatte, doccia schiuma, e kindle e blocchetto per scrivere, che non uso: niente grafia oggi. Mi rinfresco, chiedo per il parcheggio auto, me lo concede gratuitamente perché sono un povero atleta in cerca di ristoro e la stagione non è iniziata, chiedo dov’è la zona per la gara, non lo sà ma fa su 200 metri massimo, così vado a piedi tranquillo. Solo che vado nella direzione sbagliata e ci metto 20 minuti, e lo faccio anche correndo ogni tanto, così, tanto per risvegliare i muscoli. Ci arrivo, mi fanno la cortesia di aspettarmi fino a quasi le 8, mentre se ne sarebbero andati un ora prima, ma sono gentilissimi e non mi fanno notare minimamente la cosa. Michele Falco mi aveva contattato via telefono perché avevo chiesto, via email, un’informazione sull’albergo. Durante la telefonata mi ha detto “chiama per qualsiasi cosa”, e diceva sul serio! Mi indica la pizzeria dove potrei mangiare la sera, e mi dice del bagno 2 mari, che è dello stesso hotel, mi sconsiglia di lasciare la roba incustodita.

Spiaggia_pizzomunno

Ma io vado allo chalet e gli chiedo se posso lasciare la roba, fanno la gentilezza di farmi lasciare il pacco gara e marsupio sul tavolo, scarpe a terra e vestiti su di una sedia. Acqua caldissima, entro, faccio 20 metri ed è ancora alle caviglie. È qui che si gareggia. Acqua alle ginocchia, ok: subbacqueo! (o subbacquisco). Occhi aperti acqua limpida, ho bisogno di sentire l’acqua scorrere addosso al corpo, riemergo, faccio 200 metri circa, senza forzare, dorso, braccia larghe, mi giro e vedo Vieste, Pizzomunno (che è un masso di una decina di metri che non vuol dire niente ma è caratteristico, anzi bello, come tutte le cose che non vogliono dire niente). Torno che faccio qualche foto. Infatti. Poi mi rivesto (sono asciutto). Ringrazio e cerco un posto per mangiare, mi dimentico del consiglio del Falco, ma appena chiedo ad un ristorante, mi dice di guardare dall’altra parte della strada ed ecco Pizzeria Paradisea, dove andremmo a mangiare nel dopo gara. Ho fame, mi siedo e ordino una pizza margherita e un acqua frizzante, che è in realtà leggermente frizzante, sembra che la frizzantezza dall’acqua sia sparita per qualche motivo in questo squarcio di tempo dedicato alla gara: al ritorno non riesco a trovare acqua veramente frizzante neanche all’autogrill. Ancora non arriva, ma vedo Marco Cinquantini, fidanzata (Federica), Ilaria (di Tolentino?) e … Andrea, un altro triatleta che gareggiava, dice selfista, con aquilone (figata!). Dico mangiamo assieme, ho già ordinato per me, a loro sta bene. Dopo la pizza mi viene fame e prendo una caprese e un insalata mista, forse ho un po’ esagerato, ma finisco giù tutto. Spendo 18 euro, è abbastanza, ma di mangiare roba per riempire la pancia, tipo riso in bianco, non mi piaceva, o forse avrei evitato la pizza e ormai era fatta. Rivado in albergo perché sono le 10 e non voglio far tardi. Un giro per i vicoli di Vieste, forse mi perdo. Beh, è difficile perdersi: non è Venezia. Molti venditori di souvenir, gente simpatica. Calore, è il sole del giorno che rimane sulle strade e sulle mura dei vicoli, è molto piacevole, ne ho quasi bisogno e mi piace passeggiare solo per i vicoli. Decido poi di andare verso l’albergo, lungo mare non è la strada più breve, ma lo scoprirò solo dopo la gara.

In albergo faccio su e giù dalla camera alla macchina 2 volte, una per prendere le chiavi dell’auto e posare il pacco gara in auto, poi dimentico di prendere un orologio da polso che mi può far comodo quindi ridiscendo. C’è una televisione, l’accendo per curiosità e non c’è digitale terrestre, non che cambi molto, sembra che il telecomando abbia le pile scariche: la stagione non è iniziata. Giro qualche canale e poi la spengo. Doccia e letto. Dormo 4 ore e mezzo filate, poi sonnecchio il mattino fino alle 6 e mezzo. Non ero stanco del giorno prima ed è un progresso: non sono agitato, la notte prima dell’olimpico San Benedetto del Tronto ho dormito 2 ore filate, e poi molto agitato fino alle 6. Colazione alle 7. Ci sono i cornetti e devo prenderne uno perché sembra così soffice (s’era detto niente grassi prima della gara? chi? quando?), banana, succo di non so cosa di frutta, mi chiede il gestore dell’hotel cosa voglio di caldo, chiedo un te, praticamente un acqua calda, ci solo cialde con diversi gusti, ne taglia una fetta e lascia lì il resto di un limone enorme, non trattato, buccia spessa, verde ma buono come sapore (a me piacciono molto maturi e dolci).

Cesso. Nel senso di bagno, cioè fare la cacca. Bene.

Oggi è il 16 Giugno 2013, e a Vieste c’è la gara di triathlon olimpico, quella che sono venuto a fare. Prendo via tutta la roba, indosso il body, metto la divisa della squadra, scendo, lascio l’albergo, chiedo conferma per poter lasciare l’auto, vada a tirar giù bici e borsa per gara (porto la muta perché ancora non ho capito se obbligatoria), vado. Ancora strada sbagliata, ma arrivo in poco tempo in zona cambio, entro, ed è tutto a posto. Ho il chip su, la borsa va lasciata vicino la zona cambio, comunque accessibile nel mentre si prepara la bici, metto su un po’ di crema protettiva oleosa strana che mi diede Silvia, una mia amica che vende prodotti per capelli prima dell’olimpico di SBdT, mangio un gel pregara (c’è scritto proprio), 70kcal, in realtà mi sta tornando fame.

Lascio la zona cambio ed è ora che si parte, gironzolo, capisco a briefing quanti giri di corsa vanno fatti, 4, che vuol dire andare e tornare per 4 volte. Del giro in bici capisco poco, ma per me è imporante sapere che sono 5 giri, per il resto seguo i gruppi che vanno e cerco di starci dietro, e, per gentilezza, ogni tanto avanti. Spunta ed entrata in spiaggia. Attesa: partono le donne. Attesa: le donne stanno nuotando. Attesa: entriamo nel box per la partenza. Sono dietro a tutti nella spiaggia, si dice di partire. Fischiano la partenza e andiamo. Di corsa per un bel po’, giù e si nuota. Calci, schiaffi … tipico. Qualcuno si aggrappa anche alle caviglie, ho su il chip e non mi fido tanto che il veltro regga, preferisco starmene largo per i fatti miei, forse non c’è scia ma nuoto meglio. Faccio la maggior parte della nuotata a 6 o 7 metri al lato esterno del gruppone. La traiettoria è accettabile, penso, potrei migliorare. Devo certo essere più concentrato, non vado un granché forte, non tutto quello che potrei: aggiustare la traiettoria mi rende nervoso e poco efficiente nella bracciata e nuoto scomposto. Devo tenere presente che aggiustare la traiettoria è normale, e smettere di pensare alla piscina con le corsie. Esco dall’acqua. Di corsa. E perché aspettare? Alla bici, invece, stancamente tolgo la cuffia e occhialini, metto le scarpe, casco e pettorale.

Vado all’uscita. Sento urlare “linea rossa”, mi agito e penso di averla passata, mentre è più in là (sarò mica un po’ rincoglionito? probabile). Fortunatamente non ci si fa male. In sella: strappo. Che poi, del giro, è il più pendente. Si entra in un vicolo, poi esce in una specie di giardini, e giù, curvone leggero fino in basso, si supera i 50, poi su di nuovo molto leggero (per via dello slancio, curva e via fino ad arrivare zona faro, bello! Asfalto un po’ dissestato, ma nella mia zona sono abituato a peggio. Direzione nord, alla fine di Vieste si gira verso l’interno, poi nell’entro terra, altra salitina, verso sud (non è che c’abbia capito molto, via … è un giro). Dopo il primo giro decido di aggrupparmi con dei tipi con le maglie azzurre e scritta ITU, o IT. Vanno forte e sono sicuramente un giro avanti a me, non so se gli tengo dietro, ma se to in scia aumento la media. È vero, lo vedo nel contakilometri. Ma no, non gli sto dietro, e così, tra un gruppo e l’altro, un po’ provo a fargli anche da gregario, ma scatto in avanti subito come un deficiente, così non sono di aiuto ne a loro, ne a me che mi ritrovo a 40 metri di distanza e nessuno che mi da il cambio. E alla fine di giri ne faccio 5. Sono nella seconda metà dei partecipanti, ho questa specie di sensazione, che poi scopro che è vera.

Ora bisogna correre, di prendere l’integratore alla fine della frazione bici non ne ho voluto sapere, e di mangiare mentre corro non è una cosa da me. Ma ho il gel sull’elastico con una specie di anello. Il gel sbatte su di una chiappa mentre sto correndo, appena inizio la frazione podistica il numero è girato. Lo rimetto a posto, 200 metri e di nuovo si gira. Forse un giro e mi decido di togliere l’integratore, che non mangerò e mettermelo nella tasca del body che è sopra il culo. A posto. Ma al 2 giro non vedo l’ora di fermarmi, fantastico di fare una breve passeggiata. Ma tutti acclamano intorno. Non per me, ma “vai fino alla fine. non ti fermare” sono frasi che girano nell’aria calda ma umida del lungomare Mattei. Così non mi fermo. E così arrivo. C’è Cinquantino che è arrivato da una decina di minuti, che mi fa “come va?”, io “eh”, mi giro, vedo 2:34:.. ok.

Buono. Per me è un ottima gara, avrei potuto prendere l’integratore, ma ce l’ho fatta. Scoprirò di  aver fatto i 10km in 44 minuti, tempo che non ho mai raggiunto nei test.

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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