Gran Fondo dei Sibillini – 7 Luglio 2013 – e fanno 155

7 7 13: tutti numeri primi e questo mi piace.

È la mia prima gran fondo. Chiamiamola anche gara, ma è qualcosa di diverso da quello che mi ero abituato con tri-olimpico e tri-sprint (forse 3 volte è poco per abituarsi …), tant’è che appena finito mi sembra ci sia qualcosa che manca.

È per spiegare come è andata, che scrivo questo, questa è la risposta lunga, la breve è “bene”.

Si parte da Caldarola. Mi dirigono verso il gruppone di fondo, per gli atleti quelli alla meglio, diciamo. Ma nel gruppone sono all’altezza dei 4/5, non proprio alla fine. Un po’ mi agita l’idea, penso che posso andare abbastanza spedito fino a Pian di Pieca e forse anche Sarnano, e che se non faccio in fretta prima finisco le energie non sono a Forca di Presta abbastanza presto e rischio di sfinirmi e finirla in autobus (se passano). L’attesa è così, cerco di stare calmo, di concentrarmi, di tenere i muscoli caldi, mi accorgo che ho sudato e il casco è zuppo, lo tolgo perché c’è tempo di insupparlo per bene e il sudore è troppo fastidioso sugli occhi.

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Si parte, questa volta sì. La prima griglia davanti, a intervalli di 20 secondi circa, la seconda, la terza e infine noi: il gruppone. Siamo veramente molti, è discesa e bisogna usare i freni: è fastidioso. Fino a Belforte si prosegue su andatura 40/50 km/h anche superando i 50, cosa che non è comune per uno scarso come me, anche in discesa difficilmente arrivo a quell’andatura senza sforzo, e in più è solo il contakilometri che me ne fa rendere conto, in realtà, relativamente agli altri ciclisti, sono praticamente fermo. Auto lungo il percorso. Una gran fondo non è una gara con strade chiuse, quindi è del tutto normale che qualcuno esca di casa e distrattamente parta in auto sulla strada percorsa dalla granfondo. Ma è domenica e ne capitano 5 circa, tutte nel senso opposto di marcia, poi alcune altre tra Belforte a Pian di Pieca, tra cui un bilico e un camioncino dei cocomeri.

Col senno di poi, cercare di guadagnare posizioni in questa fase è una perdita di energie fisiche e mentali, nonché di freni, è meglio starsene nel gruppone calmi e risparmiare le forze, cosa che ovviamente non faccio. Alla salita di Camporotondo andiamo più o meno alla stessa andatura. Io mi alzo e cerco di non sforzare troppo i muscoli: ho una specie di paranoia ma piuttosto giustificata per qualche problema ai tendini. Per Pian di Pieca mi alzo 2 km in anticipo, pensando sia finita la salita, e dover rilassare i muscoli, poi risiedo, scopro così, finita la salita, al bivio per Fiastra, che siamo tutti insieme, sia il giro corto che il giro lungo.

Niente gruppo, niente scia, fino all’incrocio e poco più su. Si va a Sarnano, cerco di acchiappare un gruppo, un tipo slim con un’andatura tranquilla e mi metto dietro. Poi qualcuno passa avanti e (voglio fare lo sborone) vado avanti anch’io, ma non becco il gruppo successivo e mi sfiato. Meglio darsi una calmata e trovare pace. Il tipo slim ripassa e in qualche maniera riesco a tener dietro al gruppo di cui fa parte. Concentrazione: le gambe, sentirle andare, fluide, sentire i muscoli, il corpo, il respiro. Effettivamente sarei andato molto meglio non fosse stata la gara, sto pedalando male. Ed è così che ho l’ispirazione per commettere il successivo sbaglio, sento andare le gambe, così, essendo salita poco prima di Sarnano, passo avanti al gruppo, ma, per sentirle andare, vado come un treno e lascio il gruppo dietro, qualcuno dice “oh! do vai?”, ma ho gia staccato di una quarantina di metri, rallento, ma la cazzata è bella e fatta, soldi buttati. Tanto vale farsi la discesa veloce, ma poi arriva la salita … casino, gestione assente.

Non ho mai fatto questa strada, non con la bici. È una sensazione diversa, vallate, curve, l’odore delle piante e i boschi, i suono dell’asfalto che rimbomba nelle camere d’aria delle ruote della bici. La strada è bella, il silenzio, tutti vanno, si sente certo lo sbruffo di chi libera il naso, così sai di non essere solo. Qualcuno passa avanti, qualcuno saluta passando avanti, a volte saluto io. Ad Amandola ci fanno passare dentro, sopra i sanpietrini, e non è bello per la mia bici, c’è anche un po’ di traffico, ci lamentiamo perché nonostante i vigili ci diano la precedenza, le auto fanno quello che vogliono, io sto zitto, forse perché non capita a me.

Durante una discesa vedo qualcuno che mi sorpassa senza pedalare, è tutto basso con la testa quasi a toccare il volante, scorre che è un missile. Lo imito. Gli sto dietro. Così capisco che basta abbassarsi e riposare per fare una discesa. Prendo i 50, li supero e non mi sforzo. Figata! E dopo 4 anni sulle 2 ruote scopro qualcosa che serve veramente! Non è solo andare veloce, ma ho sempre avuto paura della velocità in bici, specialmente in discesa, capisco ora che se sei basso la paura non ti vede, così puoi andare veloce tranquillamente.

Poi Montefortino, e salita fino a Montemonaco. C’è il ristoro, chiedo e se non voglio fermarmi “di qua lo stesso: se non vuoi fermarti continui”. Non è il caso, sono meno di 2 ore e devo essere a Forca di Presta entro 4, casomai mi fermerò là.

Discesa …. iuhuh! … ma c’è un incrocio, poco prima della salita c’è uno stop, mi passa avanti un automobilista probabilmente non ancora sveglio, vede lo stop, mi chiude la strada a destra e frena … freno anch’io. Dico solo (a voce alta) “oooohooho eeehhheh èhhhh” , a la “eh non lo so io? ch’hai da fa mo, tu, c’ancora non te svegli”. Strano, ma l’automobilista mi sente, mi sente lo staff e fanno cenno all’automobilista del tipo “oh èhe, beh oh” (cioè: “non ha mica proprio torto costui che va in bici e al quale tu hai chiuso la strada”), mentre l’automobilista sembra spaesato come a dire “non sapevo ci fosse una gara” (che c’entra? casomai non sapeva bisognasse svegliarsi prima di accendere l’auto …).

Mi passa i 2 che mi stavano dietro facendomi un cenno del tipo “cose ‘e pazzi”, io rido ma sto incazzato, perché io ho frenato, e loro invece via lisci, senza la stretta di culo e senza la quasi incazzatura che fa perdere concentrazione. Mai incazzarsi, e mai pensare di aver ragione o di aver subito un’ingiustizia. O almeno non farlo durante una gara.

Questa cosa è vera in ogni caso, anche nella vita. Anche se qualcuno non ti paga una fattura o se ti tratta male, o qualsiasi cosa. La strategia migliore e considerarlo parte della gara, degli ostacoli che si incontrano, come se fosse una salita. Se sei un ciclista non maledici una salita, l’affronti. Anzi, a volte ringrazi che ci sia la salita, smetti di far girare le gambe, e vai lento, forzi un po’ più sulle gambe e alleggerisci l’appoggio sul perineo, ossigeni l’apparato genitale che non ti sentivi più, cambi andatura. Affronti e ringrazi la salita per il suo esistere. Per quanto ne so, alla stessa maniera andrebbero affrontati gli ostacoli, ringraziandoli per esistere, ringraziandoli per il fatto che il metterti in difficoltà ti danno la possibilità di sperimentare quanto tu riesca a trartene fuori, bisogna avere un obiettivo ben chiaro, e l’ostacolo diventa il condimento del pasto che è il raggiungimento dell’obiettivo (non l’obiettivo: il raggiungimento, il tragitto per arrivarci). Così se il tragitto è senza ostacoli il pasto sarà insipido, e non si avrà nessun piacere dal mangiarne. Infondo odiare gli ostacoli e gli imprevisti è un po’ come odiare il sale, l’aceto, la senape, e via dicendo. È vero, sono sapori forti, ma senza che gusto c’è? Gli omogeneizzati sono per i poppanti.

Un banchetto con l’acqua e i sali. Chiedo “tra quanto il prossimo?”, “6 km. Su, Forca di Presta”. Sto carico, e ci siamo, 11:40, se sono 6km a Forca di Presta dovrei essere in anticipo. Penso. Non ho mai fatto quella salita, ho il vento a favore, ma, cazzo, è veramente tosta!

Forca di Presta, 12:25. Sete: ho finito l’acqua. Cocomero, ho letto 2 giorni prima che c’è molto potassio. Niente sali (non so cosa siano e mi spaventano): errore. Riempio la borraccia dell’acqua e butto mezzo bicchiere in quella di maltodestrine e robaccia varia che avevo trovato nel pacco gara. C’è vento, è fastidioso, provo a fare stretching, le anche stanno bene, i tendini non mi dolgono. Ora a Caldarola, è finita (penso). Mancano solo 78 km, praticamente un’altra metà, sì, discendente, ma non è affatto finita.

Discesa per la piana di Castelluccio, una ragazza dello staff, ferma prima della curva, dice “È pericolosa”. Non sono certo riguardo la vita, ma sicuramente qualche osso rotto me lo salva, stavo scendendo a più di 70km/k e la curva era a 90°. È durante questa discesa che qualcuno si ferma a fare le foto alla fioritura (in ritardo) delle lenticchie, è spettacolare, è vero, ma una discesa così quando mi ricapita? Non importa non avere foto, non importa il fatto che le auto danno fastidio mentre cerci di scendere veloce con la bici, che la gente attraversi la strada senza badare al fatto che tu abbia un numero davanti e, per giunta, non hanno nessuna fretta. Non fa niente. È bellissimo, ed è bello che quella gente ci sia, felice di esserci perché è una festa e lo senti dentro, anche se tu non c’entri niente e stai facendo una gara, vedi gente appratata che se la spassa, tranquilla e da una certa pace tutto questo.

Arrivo sotto Castelluccio. Le gambe hanno girato, non so, non credo di essermi stancato. Ora è salita, tengo la marcia alta, perché devo farle andar piano, poi le sento ristrette, come se fossero sotto vuoto di botto, come se avesse attaccato una pompo a vuoto. I pantaloncini elastici li sento larghi ora, svolazzanti. Crampi. Su tutta la coscia e ginocchio. Sembra assurdo, ma riesco a pedalare concentrandomi e rilassandomi, anzi, uso la pedalata come una specie di stretching per far passare i crampi, dopo metà salita le gambe sono tornate e riempire i pantaloni elastici, qualche muscolo qua e tira, e via. È passata. Sono al centro di Castelluccio e mi tocca sganciare un pedale. Chiedo supplicante al vigile, o l’auto, o chiunque, “mi fate passare, per favore?”. Il tono supplichevole, quasi da bimbo stanco, funziona. Di nuovo discesa. Poi salita, ma sono 3 km, ed il vento è ancora a favore. Passo di nuovo il tipo di Cingoli (o così ha scritto sulla maglia), e sono 4, ha forato, scherza sul fatto che abbiamo fatto sempre così per tutta la gara (ma io non ho mai forato).

Altro rifornimento, perché i sali mi servono. E anche un panino col prosciutto. Rimango ancora con l’idea che sia finita. Riparto che devo andare a pranzo. Discesa fantastica, ma torna la paura, l’asfalto è bruttino, alcune curve a gomito… direi meglio che non la conosco quindi sono troppo prudente, la faccio a 40 di media, circa.

Castelsantangelo sul Nera. Non c’è nessuno, quindi vado da solo, tanto è finita (penso). Cazzata. Per arrivare a Visso non è esattamente tutta discesa, e la spesa c’è.

È il mio cuore che è stanco, mai sotti i 100 bpm per ore, e non ne vuol sapere di tirare. Poco prima della salita per Appennino arriva un gruppo dietro di me, e io dico a quello dietro di me che mi sono stufato, lui mi fa: “è finita”, di nuovo? Passa avanti e mi metto a ruota. Arriva la salita e con essa un certa calma. Ma il gruppo va e rimango un po’ dietro, a 10 all’ora non avere la scia costa poco. Arrivati in cima siamo tutti, e via giù. Ancora paura, la strada non la conosco, questa fa fatta tutta veloce, non si toccano freni, non c’è bisogno. Dovrei almeno fidarmi degli altri e seguire l’andatura, ma non lo faccio. Ma il peggio è che perdo tutto il gruppo che se ne va, e io non ho proprio le forze per riacchiapparlo. Sono al lumicino, a riserva, ed ho 30 km da fare. Solo, e vento contro. Doveva succedere, non posso averlo sempre dietro.

A Polverina mi viene in mente che ho un integratore che potrei prendere per non morire, lo tiro fuori, svito il tappetto, e lo verso quasi tutto per terra, un’altra parte sul volante della bici, così appiccico tutto. Un sorso riesco a berlo, ma era gia consumato e praticamente ne sento solo il sapore (che tra l’altro fa pure schifo).

A Valcimarra mi fanno girare verso il paese, mi fanno le foto, mi chiedono quanti ce ne sono, dico “sono l’ultimo”, “davvero?!?”, “e che ne so io?”.

E fanno 6:53 minuti. Caldarola.

Faccio schifo e neanche la forza per mangiare, ma devo, così lo fo.

Non sono insoddisfatto, anzi tutt’altro. So di non averla affrontata nel migliore dei modi, ma so di averla finita. Ho imparato molte cose. L’adrenalina quella sì, quella è mancata. Abituato al triathlon (abituato è fuori luogo, lo so), pensavo fosse più adrenalinica, mentre è sembrata quasi una scampagnata. Ma non è una cosa negativa, è solamente diversa.

Dolori a tendini e articolazioni nessuno durante la gara. L’ortopedico mi disse che per la bici non ci sono problemi, non da problemi e fa bene alle articolazioni. Ma non correre 2 volte consecutivamente facendo molti kilometri, altrimenti sforzi troppo i tendini che si infiammano. La domenica prima della gran fondo ho fatto 60km di bici e, siccome erano pochi per considerarlo endurance, 10km di corsa a seguire. Il giorno dopo, visto la cena pesante della domenica, 19km di corsa circa, si cui 17 sui 4:50. Non conosco i nomi dei tendini e dei muscoli, ma a livello di anche ho avuto dolori per tutta la settimana, sicché non mi sono allenato a pedalare, tranne il venerdì prima, gli altri giorni solo nuoto. Ma i dolori della settimana prima sono niente rispetto a quelli del dopo gara. Forse gioca molto la preoccupazione, e il fatto di non poter far sport, potrei nuotare, ma niente che coinvolga le gambe. Con le gambe posso (devo) solo far stretching e pochi movimenti. È mercoledì, sono fiducioso.

http://www.granfondodeisibillini.it/

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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