Sport e dolore – c’est a dire: ecoute et repete

Il titolo deve essere una reminescenza delle medie, ma forse non solo.

Ovviamente se smetti di fare sport il fisico si adatta alla posizione più consona, quella di una larva inattiva, che emana cattivo odore, probabilmente tendente alla putrefazione, con tessuti inefficienti e massa grassa mescolata a massa magra in proporzioni casuali.

È del tutto normale, niente di cui preoccuparsi, fino a quando non senti dire che così facendo vivi poco, sembra solo questa la molla che porta molti a riprendere l’attività sportiva, che spesso consiste nella corsa.

La corsa è semplice, tutti possono farla, sempre che abbiano le gambe, diciamo la maggior parte delle persone possono. A differenza del nuoto o della bicicletta sembra non avere difficoltà tecniche.

Sembra, ma non è così. La corsa è maledettamente difficile proprio perché le difficoltà tecniche sono sottovalutate.

La corsa è maledettamente difficile perché richiede un dispendio di energie per unità di tempo che non ha pari in nessun altro sport di durata.

La corsa è maledettamente difficile perché ovviamente sei in sovrappeso, o sei sottopeso, o comunque hai una postura sbagliata. Sempre.

C’è sempre qualcosa che non va, ma non lo saprai mai fintanto che non inizi a correre.

Ovviamente tutte le altre attività sportive hanno difficoltà tecniche, e c’è sempre qualcosa che non va fintanto che non inizi, ma per la corsa in genere non lo si sospetta.

Ed escono dolori.

Dolori sono: al collo, alla schiena zona torace, alla schiena zona lombale, alle anche (esterno), alle anche (interno), alle ginocchia (sopra, di lato, verso il basso), agli stinchi, ai polpacci, al tendine di achille, ai piedi (esterno, interno), potresti anche provare dolori alle spalle, e, non ultimo, agli addominali.

Poi ti viene in mente di fare una ricerca su internet per vedere cosa sia e dove è il problema. Googli “dolore allo stinco” e magari escono fuori nomi di patologie improbabili, ma visto la tua ignoranza in campo medico leggi con curiosità.

Il tipico consiglio è l’uso di antiinfiammatorio, e riposo. E questa cosa mi fa veramente incazzare.

Antiinfiammatori cosa sono? In realtà dovrebbero abbassare l’acidità e sfiammare la parte, ma al più sono antidolorifici. A volte parli con l’esperta dalla casa (tua madre) e ti propina una crema, che poi scopri a base di cortisone, che è doping, quindi non dovresti gareggiare.

Ma al di là delle regole delle competizioni quello che non sopporto è l’idea che si debba fare a meno del dolore, o che lo si debba tenere sotto controllo.

Il dolore è un messaggio che va ascoltato, ti dice “fermati”, e devi star fermo. Se riprendi l’attività e di nuovo senti dolore, rifermati.

Lo scopo principale per cui l’attività fisica è utile è l’ascolto, ascoltare se stessi, il proprio corpo. Non è evitare o allontanare la morte, ma prendere coscienza del proprio corpo, e della propria essenza (sembra contradditorio … ma non divago).

Il dolore è dovuto ad un eccessivo carico tendineo, causato a sua volta da un’eccessiva tensione muscolare che va a spostare l’equilibrio dinamico di lavoro del tendine dolorante. Le zone di giunzione non garantiscono che la posizione di attacco dei tendini sia “fissa”, ma si sposta in base a quanto sono sviluppati (e in tensione) i muscoli, così, ad esempio, se il quadricipite è contratto, il tendine dello stinco è teso e se sollecitato continuamente mentre è in tensione si infiamma e da dolore. In realtà il discorso è piuttosto complesso, ma sono più o meno tutti daccordo sul fatto che ci siano catene muscolari, cioè più insiemi di muscoli, che hanno delle correlazioni piuttosto forti tra loro.

Detto semplicemente una contrattura al quadricipite esterno può causare un infiammazione al tendine anteriore della tibia, ma capita anche che il diaframma bloccato causi la pubalgia, o che una contrattura al collo causi l’infiammazione al tendine d’achille.

Evidentemente ci sono dei professionisti che possono dire se queste affermazioni sono vere e controllare caso per caso. Ma quello che io chiedo ad un professionista è che mi metta in contatto con me il più possibile, non che si occupi dei miei muscoli con una sorta di delega in bianco. Sole se un caso è evidentemente estremo, forse ammetterei  “potrebbe essere necessario l’intervento chirurgico”, ma non è certo la prima cosa che voglio sentire. E ci deve mettere le mani, e mi deve chiedere “senti?” ed insistere “ascolta”. Perché non corro per la fretta, non per scappare dalla realtà, non per smettere di sentire. Corro per la calma, per il contatto, per la connessione con me stesso e la mia natura, per ascoltare il mio respiro, il movimento dei muscoli, la leggerezza del tocco del piede, il ritmo dell’andatura, il tutto in sincronia e in sintonia.

I medici sportivi sono per lo più macellai, non per loro scelta. Il massaggio decontratturante non è considerato fisioterapia, ma trattamento estetico. Fortunatamente la ginnastica posturale è considerata terapia, ed è un passo avanti. Ma il problema è che se ne occupa il fisioterapista, non il medico, un medico, a questo punto, cosa è supposto che faccia? Interventi chirurgici e prescrizioni di medicinali? Praticamente non si vede come possa prescrivere una serie di fisioterapia basata su esercizi posturali, se se ne frega della dinamica e degli equilibri muscolari, cioè è come se il meccanico prescrivesse una revisione elettrica del veicolo, casomai questo lo farà l’elettrauto.

Il dolore è un segnale, non è il male. Segnala un tuo errore. Puoi chiedere in giro cosa stai sbagliando, non “correggimelo”, altrimenti dovresti anche dire “corri a posto mio”.

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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