Ma cosa vuol dire “No”, “Grazie”?

In un momento in cui credevo di sapere chi fossi, ma non avevo speranze vere, tu me le hai date facendoti vedere. Non mi sono avvicinato, non perché mi avresti visto, ma perché avrei visto il riflesso di me su di te. E non era affatto quello che credevo.

Così distante, ma non così orribile. Bello, ma veramente. Non ho mai saputo di esserlo perché tutti lo ripetevano, io non mi sono mai visto. Non più bello di altri, ma bello e basta. Preferendo di vedermi come non sono, pensando che bello fosse vanteria, ho inventato di tutto. Un altro me. Mi sono perso di vista.

Ma tu guardavi me. Hai guardato me e sei stata il mio radar. E il disagio di guardarsi è quasi come il sentirsi nudo e per un attimo vedere te, e gli altri, e tutto il mondo nudo. Ed avere confusione, girarsi e non voler vedere, spaventati dal semplice ch’è così bello senz’altro e senza sforzi, per me che di sforzi ne faccio ogni giorno per pensarmi qualcos’altro.

E così grazie, forse non voglio te, forse prima di tutto voglio me. Un giorno, forse, ma forse sono tutte fantasie. Tutto questo è troppo pensato. Un fiore nasce dal polline, poi seme, portato dal vento, posandosi per caso su una pozzanghera, nessuno sa dove, poi trova altra acqua, oppure affoga, o non sboccia affatto, nessuno può dirlo se pioverà abbastanza, o poco, o troppo.

Cosa importa? Dovrei accanirmi per non perdere qualcosa che non ho saputo prendere?

Scopro me stesso. Non c’è regalo più bello. Mi perderò di nuovo. E cche fa?

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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