I vostri folletti

Di solito tiro in ufficio fino alle 7 di sera, ma oggi no, aspetto la fisioterapista e sono qua alle 6 meno un quarto.

Mi metto a strimpellare un bluesettino sugli accordi di Adrea di De André e mi sta prendendo bene. Non mi importa se suono da far schifo o mene peggio, mi prende e mi va, quindi strimpello.

Suona il telefono. Numero sconosciuto. E già penso “una compagnia telefonica”. Rispondo: “Buona sera, siamo dei ricambi della folletto, ci risulta che lei abbia un folletto”. Aggrego su 4 o 5 parole che abbiano una sembianza di struttura linguistica corretta: “sì, ma il folletto ormai è rotto, quindi non importa in realtà”. E chiudo.

Suona. Di nuovo numero sconosciuto. Rispondo ed è la solita venditrice di ricambi per il solito folletto. Ma stavo suonando, cazzo. Dico: “scusi, ma perché chiama col numero nascosto?”, “Cosa?!?”, “il numero nascosto, mi dice sconosciuto”, e lei in modo quasi scocciato “perché lei risponde solo a numeri non nascosti”. “Sì, esatto”. Riattacco di nuovo.

Cosa avrei voluto dire se non fossi impegnato con la chitarra: “Non è mio dovere, né mio desiderio essere simpatico, se vuoi un cliente simpatico vallo a vendere a quelli dello Zelig il tuo cazzo di ricambio per il folletto.”

Il concetto è semplice eppure, è difficile da farlo passare: i clienti devi trattarli bene.

I clienti devi tratarli bene. Cazzo.

I clienti devi sedurli. Cazzo.

I clienti sono quello che sono, non devi cambiarli o pretendere che siano gentili, devi solo vendergli un prodotto.

Devi vendergli il prodotto ideale per chi non è simpatico.

Devi farlo sentire simpatico, anche se non lo è.

(non devi metterlo a disagio perché si scoccia di stare a sentire una frustrata del cazzo che pretende attenzione solo perché esiste)

Altro concetto importante: suonare mi rende meno scurrile.

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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