Ama il tuo popolo: l’ultimo swish

In pnl (programmazione neuro linguistica) swishing è una tecnica per cambiare atteggiamento riguardo un aspetto per passare ad uno stato in cui la reazione emotiva ad una situazione non mette più a disagio. In realtà è utile a cambiare un qualche aspetto di se stessi, detto in modo più generale. Consiste nel visualizzare l’aspetto che provoca sensazioni spiacevoli e sostituirlo con una “visualizzazione” più gradevole. Descrizione approssimativa ma l’aspetto tecnico non mi interessa molto, visto che non è il mio campo.

Non ci sarà mai un ultimo swish, non ci sarà mai un ultimo cambiamento. Si cambia perché ci fa stare meglio diventare migliori e perché essere migliori ci fa percepire in modo diverso il mondo che ci circonda. Cambiare è un po’ come viaggiare: se continui ad avere le stesse emozioni nei confronti delle stesse persone, nei confronti delle stesse situazioni, nei confronti del mondo, allora è un po’ come stare fermo alla stessa stazione, non importa quanto lontano tu voli, se questo non ti fa cambiare dentro tanto vale rimanere dove sei.

In molto ambiti, ma visto che siamo su internet, nella analisi SEM (search engine marketing) sulle landing page (pagine di arrivo con call to action, cioè pulsante di azione) si fanno analisi A/B. Cioè esperimenti per vedere l’efficacia di una nuova organizzazione grafica e sintattica della pagina. Un aspetto importane è cercare di cambiare un singolo aspetto alla volta, per determinare l’efficacia maggiore di una singola caratteristica. Il motivo è semplice: si hanno numeri riguardo l’efficacia mono dimensionali, vale a dire “è maggiore”, “è minore”, e cambiare 2 aspetti contemporaneamente vuol dire non poter determinare quali dei 2 aspetti ha causato il cambiamento.

Ecco, il fatto è che a volte ci sono cose che uno si porta dietro e dentro e non risolve da tempo, ed è importante per questo cercare di agire su un aspetto alla volta. Perché questi disagi sono sciocchezze in sé, ma tolgono spazio all’esperienza piena del resto viaggio. Così credo che affidarsi ad una tecnica semplice che funziona sia meglio che gironzolare o fare anni di psicoanalisi parlando del rapporto con la famiglia e la maestra cattiva.

Amare il proprio popolo?

Giustamente, che centra il titolo, e viaggiare, e il sem, e il disagio, e la pnl? Avere a che fare con gli altri è indispenzabile ed inevitabile. Ma cosa penso degli altri? Cioè di quelli che mi circondano, cioè degli italiani? E cosa penso dei familiari? E che idea ho? e ci sono aspetti che non mi piacciono?

Pochi giorni fa commento dicendo ad un amico che se ami qualcuno non cerchi di cambiarlo, ami e basta, semplicemente non giudichi, non consigli lo psicologo alla tua ragazza, è una stronzata. È chiaro.

Così chiaro che mi viene da pensare che se è così allora io gli italiani, cioè il mio popolo, ed in definitiva io (per sillogismo), li amo? (e per sillogismo!) mi amo?

Potrei pure sorvolare sul non provare trasporto per il genere “italiano medio”, ma il sillogismo, cazzo, il sillogismo mi terrorizza!

O continuo ad inventare una storia assurda dove io sarei nato in un altro Paese ma importato qui, o che ho ricevuto una educazione soltanto dalla tv, o che in realtà la cultura è globalizzata, o chessoio, oppure accetto di essere italiano. E dovrei accettare di non amarmi. E perché?

Perché: accidia, mancanza di professionalità, poco rispetto verso il prossimo, insofferenza alle regole.

Ho elencato i miei difetti o i difetti dell’italiano medio?

Non importa veramente in realtà ho elencato dei pregiudizi che ho nei confronti miei e nei confronti degli altri italiani come me.

Perché effettivamente potrei dire che bisogna accettare questi difetti come dato di fatto, ma in cuor mio io non credo di essere accidioso, diciamo che un accidioso non fa 7/8 allenamente alla settimana senza essere pagato per il gusto di trovare un ordine nei propri pensieri e riuscire ad essere in qualche maniera più produttivo.

In cuor mio non credo di essere poco professionale quando ammetto di essere ignorante e passo il tempo a leggere, studiare e documentarmi su nuove tecnologie e cerco di mettere sempre in chiaro col cliente/committente cosa sono capace di fare e quanto tempo ritengo mi ci voglia.

In cuor mio non credo di mancare di rispetto al prossimo (nel senso sbagliato di prossimo, cioè al cliente) quando faccio una nota di credito se non riesco a portare a termine un lavoro anche se non sarei tenuto a norma di legge, ma solo perché lo ritengo più corretto e rispettoso.

In cuor mio non penso di sorvolare sulle regole quando si tratta di fare una qualcosa a regola d’arte, quando si tratta di partecipare ad una gara o quando lo ritengo in generale sensato ed importante.

In cuor mio infondo per questo swish non ho bisogno di tecniche della pnl, ma piuttosto di ascoltare il cuore e sentire cosa prova veramente nei confronti dei miei simili (culturalmente parlando), e provare a mettersi nei panni degli altri e scoprire di essere veramente simili.

E continuare il viaggio, in un altro Paese, in un altra Italia.

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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