leggendo partiture qua e là

Sto rileggendo Carcassi, non nel senso di rilettura critica ed reinterpretazione in chiave moderna. Lo sto rileggendo perché è da molto che lo suono solo a pezzi e a memoria, i pezzi che mi ricordo, quelli più caratteristici.

Riguardo alla musica non ho mai fatto grandi progressi, suonicchio, diciamo che mi accompagna orma da 25 anni, credo. Ma non ho mai saputo suonare.

Ma quello che mi sta un po’ meravigliando è quanto ho perso nel leggerlo, cioè le note, non il fatto di suonarle, l’interezza di ogni nota.

La chitarra si pizzica, gli viene dato un input e questo decide l’andamento di ciò che suonerà per un tempo variabile, ma anche la timbrica, il modo col quale si pizzica determina la durata e la forma dell’onda. Qualcuno parla di colore, ma io voglio parlare proprio d’onda, voglio sentire l’onda, o le onde. Il susseguirsi e il sovrapporsi leggerlo delle note che vanno a muovere dolcemente l’aria, la sospenzione e la leggerezza sopra la quale si riesce a galleggiare e sentirsi assenti. E l’input, il singolo tocco dell’unghia sulla corda non è solo quello, non è finita lì. È tutto il corpo che continua a vibrare e far vibrare le corde, ad assecondare le onde, ed è tutto un naufragare.

Ecco, ricordo la prima volta che, davanti all’insegnante di chitarra, esegui il primo brano degli studi di Carcassi, lo trovavo stupido, lo suonai in maniera essatta, precisa, ero soddisfatto. Guardai l’insegnante che aveva un’espressione esterrefatta. E chiesi: “va bene, no?”. Prof.:”Va bene cosa???”, io: “Questo l’ho suonato bene”, prof: “Non hai suonato niente”.

Ecco, mi ero perso questa parte. Non ho suonato niente.

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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