visita a Tolentino

(scritto ieri, domenica)

Martedì primo novembre. È festa e penso di andare in spiaggia, in bici, quella da passeggio, ci metto meno di 20 minuti e il tempo non è male. Mi accorgo di non avere con me la muta, così se avessi voglia di fare un tuffo proprio non potrei. Allora decido di tornare a Tolentino, prendere un po’ di roba. Prendere tutta la roba: mio fratello e famiglia, sua cognata e famiglia, e sua suocera, sono senza casa, e casa mia è ancora agibile. E comunque io me ne sono andato ormai, non è il caso di occupare spazio.

Il giorno scelto è sabato, è più comodo, prendo una macchina alla Hertz il venerdì sera e la riconsegno domenica sera, il costo è contenuto e riesco a far tutto: giro in bici di sabato, e 24km di corsa la domenica.

Parto in ritardo come al solito. Sono a casa per le 2. Pranzo e l’atmosfera è quello di un giorno di festa ma lavorativo, tipo una vigilia di natale, per capirci. Quindi tutti stanno tornando a lavoro (??) … no è che il terremoto tiene occupati, anche di sabato, è troppo un casino.
Tolentino è deserta. Ma io passo 2 ore abbondanti cercando di riordinare le mie cose e buttarle dentro scatoloni. Non ho proprio tempo di farmi un giro per il paese.

Quando gli scatoloni sono tutti in auto, parto per la piscina, vado a trovare Luca per fare l’iscrizione alla squadra e parlare un po’. Parliamo di corsa, e come sta andando la mia preparazione. E parliamo un po’ anche di Camerino, e come è difficile cercare di trovare una normalità. Cose di cui effettivamente io non riesco proprio a rendermi conto.

Ne ho un’idea quando vado a Caldarola, a prendere la maglia della squadra (di bici e di corsa, la mitica asd Monti Azzurri Bike Team). Dal benzinaio. Caldarola ha chiuso. Centro storico non agibile, transennato, situazione molto triste. Lo vedo da come le persone non trovino la forza di arrabbiarsi, per il dover aspettare che Gino li serva, per dover fare retromarcia perché la mia auto blocca il passaggio. Nulla. È strano, ma è come se si capisse che le energie non possono più essere usate per la rabbia e l’indignazione, che ora si ha bisogno di altri sentimenti, di altro sentire.

È un sentire triste ma empatico, a livello veramente profondo, via tutte le sovrastrutture, abbozzi di sorrisi, stanchezza nei volti.

Caldarola. Il suo bar non c’è più, c’è il benzinaio. Per ora. Fra qualche settimana si rimetterà in piedi qualcosa nella zona ristorazione. Ma sta arrivando il freddo, è da vedersi. Sono stati raccolti i giochi per i bambini. “ne sono arrivati troppi” sento i commenti. Ma ne arriveranno ancora.

Torno a casa e sono tutti lì, è ora di cena e siamo 3 (o 4) famiglie, ma piccolissime famiglie. Dove si sta da soli si sta anche in tre. Sono le 7:50 e l’atmosfera è così prenatalizia che per me è naturale guardare la bottiglia di vino cotto e pensare alle castagne. “Compro le castagne?”. Espressioni felici, forse non s’era pensato, ma le castagne sono proprio quello che ci vuole questa sera, e siamo tutti d’accordo. Arrivo al centro commerciale e scelgo le più belle (e le più costose, ma che fa). Anche qui incontro facce conosciute, il solito atteggiamento scontroso e riservato del tipico maceratese è andato perso. Gli occhi sono usi al pianto ormai, e non c’è proprio la forza di mantenere la supponenza.

Parlo di Caldarola. Ha chiuso. Camerino: chiuso. Castelraimondo: chiuso. Ussita, Castelsantangelo: chiuso. San Severino: chiuso a metà, come Tolentino. Non andiamo avanti col discorso.

Poi si parla della casa, l’altra, quella persa. Capisco che c’è poco da fare, che dal 26 agosto bisognava intervenire per sanare la struttura, cosa non fatta purtroppo per ovvie lungaggini italiane. Poco da fare vuol dire: demolire, ruspa. Alla parola ruspa gli occhi di Roberto si riempiono di lacrime.

È così triste, ma così umano tutto ciò. Oggi mi chiama Elena, e mi chiede perché me ne sono andato. Avrei veramente la voglia di star lì, a fare non so cosa, anche solo a vivere e cercare di esserci. Perché forse è stupido ma trovo che in quella disgrazia, così vicina a me, ci sia molta ricchezza di umanità.

Ma ho un’altra strada. Sono ormai a Castelferretti, ed è necessario proseguire. Ho speso troppo tempo senza capire quale sia il mio valore, e quali i miei difetti. Faccio cose eccezionali eppure mi capita di vantarmi per cose nelle quali sono assolutamente mediocre. È come se guidassi un’auto i cui comandi sono invertiti e non capisco bene quale sia frizione, quale il freno, e quale l’acceleratore. Quella auto sono io, un’auto da 300km/h, che va male a pena a 40 all’ora, oppure l’inverso. Realmente non ne ho idea.

Cose che si fanno a 20 anni. “Ma ormai cosa conta? ormai che tutto è compromesso” ho sentito dire tra 2 barboni alla stazione qualche giorno fa. La vita continua, continua per tutti, che ti sia crollata casa, che tu debba ancora capire chi sei, poco cambia, personalmente penso a me stesso come qualcuno che ha costruito qualcosa senza progetto, quel qualcosa regge perché man mano che mettevo su i pezzi quel che non doveva reggere è semplicemente crollato, quindi regge quel che ne rimane. Non è un ottimo modo di andare avanti.

Non ci sarò e mi dispiace. In bocca al lupo

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*