Strade Bianche – Siena, SI

Strade Bianche di Siena.

La sera prima, mettendo la bici in camera, Piero la guarda e dice “sono partito e non l’ho nemmeno pulita”, sentendosi un po’ in colpa. “Neanch’io l’ho pulita”

Al mattino dopo io mi sveglio alle 3 e mezza, vado in bagno, poi non riesco a riprendere sonno.


Niente, alle 5 mi alzo inizio a mangiare ed ho una fame da lupi. Metto su l’acqua per la pasta.
È presto la faccio solo per me, alle 6 Piero si alza e dice che non vuole partire perché piove.

Io: “ma no, fanno quattro gocce, ormai ci siamo”. Ma non è convinto.

Arriva il nostro padrone di casa. “Non volevo neanche uscire, ma poi, sai com’è, si conosce tutti…”
“ma no, ha fatto quattro gocce, ma ora si sta aprendo. Ma dai partite”

Ci ha convinti. Andiamo a prendere l’acqua. Anzi, caffé e aspettiamo seduti. È un freddo boia.

Alla fine ci decidiamo e ci andiamo a posizionare in fila. Mezz’ora d’attesa sotto l’acqua, stiamo congelando, se la cancellassero ora ci incazziamo.

Si parte, sì, ma piano, abbiamo già discusso questa cosa, non andiamo a morire, cerchiamo di arrivare in fondo. Asfalto, 7km? 10? boh, qualcosa, scorrono bene, non troppo difficili, se va avanti così … ecco, no, non va avanti così. Strade bianche, ma oggi sono marroni di fanghiglia, e scivolose. Ci sono i solchi delle altre bici, come dei binari, bisogna prendere quelli giusti.

Bisogna stare attenti, e andare piano. Mi accorgo che ho l’attacco della scarpa destra poco stabile, devo controllare cosa è, ho paura di perdermi una scarpa, un pedale, o non so cosa. Mi fermo.
La tacchetta non è avvitata bene. Devo togliere copriscarpa, scarpa e, stando su un piede, avvitare le viti. (sono un deficiente, potevo controllarli prima! si dice sempre col senno di poi). Approfitto per pisciare, nell’indifferenza generale del gruppo che pedala numeroso. Riparto.

Non appena trovo l’asfalto, giù a 40/h, e prendo tutte le pozzanghere possibili: devo sciacquare me, la bici, e tutto.

Non dura, di nuovo breccia. Oh, ecco, ora posso proprio dire di esserlo. L’altra scarpa, l’altra tacchetta, la sinistra. Di nuovo stop, ma molto più infangato, non viene via il copriscarpa con la zip (con la zip non usarlo col fango!!!), mi fermo molto. C’è un inglese che sta cercando di gonfiare una gomma, gli chiedo cosa ha,
ha rotto la pompa e me ne chiede una. Non ce l’ho, ma vado la lo stesso a vedere se posso aiutarlo. Niente.
Trema come una foglia. Ho ancora un panino di emergenza, glielo do, insisto e accetta. Non so che fare, gli dico che io cerco di salvarmi e vado. Poco dopo arriva l’ambulanza. Gli spiega qualcosa, poi sale. Saluta e mi ringrazia.

Io parto. Ora non c’è niente che mi ferma. Tutto ok. A parte un PUHHH! cosa? puhh? la mia bici non ha mai fatto “puhh”

La gomma posteriore. Esplosa e ormai quasi del tutto sgonfia, mi fermo: cerchio da 300€, sai com’è.

Sono al km 27, non ho la camera d’aria di scorta, comunque la gomma è sicuramente lacerata, l’avevo cambiata 2 settimane prima, posso provare con la bomboletta a schiuma. Ce la svuoto. Esce la schiuma dappettutto. Non ho speranze, qualcuno mi porterà a Siena, questo sì. Tremo come l’inglese di prima. Non ho nulla da mangiare. Se non arrivano? Vedo una bici abbandonata, con ruote profilo alto. Chiamo. Niente. Non è mia ma… lui che farebbe? Ha la borraccina degli attrezzi. Ci guardo dentro. Toh, una camera d’aria. Toh. Tiro via la mia ruota e inizio ad armeggiare (“tanto se il copertone è sfondato è una perdita di tempo”, ma provo lo stesso). Arriva un’auto a prendersi la bella bici. Mi affretto a ridargli la cassettina e cercare di spiegare, mi dice “tienila, tanto non è mia, è di un ragazzo”, “che discorsi!??”. Ma tengo la camera d’aria e dietro all’auto c’è l’assistenza tecnica e mi chiede se mi serve una mano “SSSSÌÌÌÌÌ!!!!”, ha anche il copertoncino.

Ora quello che devo fare è arrivare il più presto possibile perché non ne posso più. Solo che le salite sono veramente esagerate, ti spaccano i quadricipiti, la bici sarà distrutta, lo so, non voglio distruggermi pure io.
I freni non vanno, andrò piano e mai frenerò in curva. Finché non mi viene in mente di usare la rotellina per regolarli e riesco a fare qualche altra frenata. Evitare di frenare con la melma: mangia la gomma come l’orco mangia Pollicino.

È arrivata quasi la fine, ritrovo i compagni di squadra, “che fine hai fatto? siamo andati piano per aspettarti, non arrivavi mai”. Io: “ho fatto cose, visto gente”. Si arriva assieme, daccordo, dopo 6:23 minuti dalla partenza si arriva a Piazza del Campo, fisicamente sono quasi fresco (anzi gelato), ma ho tanto di quel fango da tutte le parti che mi cigolano le articolazioni.

Oggi è a riparare. Aspetto solo il conto del meccanico. Non l’ho neanche pulita.

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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