che avrei voluto dire

Quello che avrei voluto dire

Non vorrei che si perda la memoria, per quanto elaborarla sia così doloroso. Quello che volevo dire riguardo al fascismo riguarda spesso molti di noi e quel qualcosa che non quadra.

Volenti o nolenti riguarda noi, semplicemente dal punto di vista di popolo italiano. Come popolo abbiamo sposato il fascismo, non doveva sembrarci qualcosa di malsano. Ci siamo sbagliati.

Ma non è giusto polarizzare una scelta con le due categorie: giusto vs sbagliato. Bene vs male. Evidemente è riduttivo, troppo sintetico, banale, sostanzialmente superficiale.

Certamente è sbagliato giudicare dei comportamenti sociali e morali di un epoca lontana con i parametri e la morale odierna. Guardando la storia con tale paio di occhiali qualsiasi epoca ci risulta essere immorale per qualche aspetto.

Quindi non sono argomentazioni accettabili neanche il fatto che il fascismo limitasse la libertà, la libertà è sempre stata un concetto fluido, che si è sempre raffinato con gli anni, ciò che oggi è libertà ieri era immorale oppure era reato. E come ho scritto poco sopra non ha alcun senso guardare la storia in questa maniera.

Contestualizzare è necessario

“Il senno di poi te lo sbatti su li cojoni”, una frase piuttosto forte e scurile, eppure rende. Se gli italiani avessero saputo a cosa andavano incontro non avrebbero sposato il fascismo. Eggià. Cosa aggiungere?

Contestualizzare vuol dire domandarsi se gli italiani avessero avuto consapevolezza di ciò che stava succedendo durante il ventennio, se ne avessero all’inizio, negli anni ’30, nel momento dell’introduzione delle leggi raziali, e perfino dopo, se hanno fatto o meno un percorso per rendersene conto.

Parlo di mio nonno, classe 1909, morto nel 1984. Negli anni ’30 era ventenne. Non credo abbia mai condannato il fascismo se non per la guerra, e pure riguardo a quella la sua opinione era che fosse colpa dei tedeschi. Visto che gli ho voluto bene, come è normale, non lo ho mai giudicato una cattiva persona. Ed era fascista. Ovviamente c’è qualcosa da risolvere.

Non possiamo considerare cattive persone tutte le generazioni che hanno attraversato una guerra e hanno ricominciato a lavorare, in Italia.

Invece questa è esattamente la sensazione che si ha ascoltando le discussioni falsamente ideologiche odierne.

Da una parte abbiamo gruppi di giovani (e meno giovani) disadattati che usano simbologie del passato, disegnando una realtà fatta di opposti assoluti e categorie come giusto-sbagliato, parlano in maniera dogmatica di onore, gloria e patria, e compiono atti violenti infrangendo l’ordine, la disciplina e la legge di cui per primi decantano le qualità.

Dall’altra abbiamo c’è una classe politica per la quale la strategia e la tattica è più importante degli obiettivi, tanto che hanno dimenticato di averne. Nessun obiettivo, nessuna visione, un vago “bene comune”, che declinano nel modo più aderente al risultato delle loro azioni.

Improponibili scenari futuri

E così tattica e strategia è fare allarmismo, parlare di deriva fascista, dipingere uno scenario futuro improponibile nel quale dei gruppi di disadattati prendano il poter grazie al voto di elettori distratti, e grazie a questa autorità conferitagli riescano a controllare i vari gruppi di potere esistenti nel Paese instaurando così una dittatura.

E magari che lo facciano grazie all’arma della propaganda. Certo, come fece il fascismo.

Consapevolezza

Tornando alla elaborazione della scelta fascista, e alla consapevolenza, è proprio la propaganda la chiave per elaborare lo strappo generazionale.

Ho un padre che durante l’adolescenza mi diceva spesso che la TV era male, che mi influenzava e mi faceva credere cose non vere. Oggi tutte le sere sta davanti alla televisione e si incazza per ciò che passa d’avanti, come se le trasmissioni avessero un senso altro che non quello di fare propaganda.

Cosa è il fascismo oggi (o pretende di essere)

Il fascismo oggi è la raccolta di voti di gente inconsapevole, pretende di negoziare accordi e spartire poteri, come tutti i partiti del resto. In uno scenario politico dove si è annunciata la morte delle ideologie, il fascismo rimane ancorato ad “onore e gloria”, concetti vuoti, ma almeno danno una parvenza di ideali.

Cosa era negli anni ’20 e ’30

In realtà è un apparato dogmatico, una specie di religione. E di questo, purtroppo, l’Italia aveva bisogno: una religione laica che avesse unito un popolo troppo variegato tenuto assieme solo da una disgraziata (e persa) prima guerra mondiale combattuta da un esercito fatto di uomini che non avevano neanche una lingua comune: non potevano comunicare, uno svantaggio piuttosto pesante se vuoi vincere una guerra.

L’Italia aveva bisogno di una dittatura religiosa e laica, i tempi non sarebbero stati adatti né per un Re, né tanto meno per un Papa. E del resto non ci sarebbe stata differenza: Re per diritto di nascita, Papa per volere di Dio. Cambia poco.

Il Paese aveva bisogno di un Duce, un uomo eccezionale, qualcuno a cui conferire tutte le qualità, e il rispetto per le regole decantato come futuro raggiante.

Il popolo aveva bisogno di credere alla magia del cinema, e all’istituto Luce che trasmetteva cinegiornali, alla favola del Duce superuomo, e alla narrativa cavalleresca ma moderna.

Aveva bisogno di ripetere slogan, detti chiaramente, scanditi parola per parola. Perché l’Italia era un Paese di ignoranti, analfabenti e disagiati, un Paese povero nel quale i bambini erano spesso denutriti.

Cosa è oggi l’antifascismo

È un espediente per parlare del nulla o per divagare dalle argomentazioni. Essere antifascisti negli dal 1924-1944 costava la vita, far parte della resistenza voleva dire imbracciare un fucile e combattere un regime nazionale. Oggi è fare pubbliche relazioni e foto con i VIP. Una bella differenza direi.

È stato scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana, fondata sui valori della Resistenza. Ed è lì che si vieta la ricostituzione di un Partito Fasciata. Ma trovo questa idea piuttosto banale, e se nascesse oggi un Partito Littorio, che si ispira agli stessi “valori”, cosa succerebbe? che quella indicazione non varrebbe nulla. È vietata la ricostituzione di un Partito Fascista, ma non di un Partito Littorio.

L’indicazione ovviamente ha avuto la sua efficacia per più di 50 anni, dopo la guerra, ma ora i figli di quel periodo sono ormai inseriti in un ambito democratico e sono numericamente pochi, e vecchi.

L’antifascismo è fuffa. Sono anti dittatura, anti corruzione, anti liberticidio.
La fuffa la tollero, ma non mi accodo e nemmeno la celebro.

Paragoni con altre dittature

E se dovessimo paragonare il fascismo con una qualsiasi dittatura africana, a parte poche eccezioni, la maggior parte delle volte quella di Mussolini fu una esperienza migliore, più efficace, e meno deludente.

Paragonare il fascismo con la dittatura nordcoreana è possibile, ma io non riesco a trovare la necessità del popolo nordcoreano di una dittatura oggi: un popolo che parla la stessa lingua, un popolo che è unito dalle stesse usanze e dalla stessa storia ha bisogno solo di libertà.

E naturalmente l’Italia oggi è un Paese dove si parla la stessa lingua, dove si hanno le stesse tradizioni, dove si seguono le stesse mode. E di certo ha bisogno di più libertà. E anche di maggiore consapevolezza.

Ma come si può dire la stessa cosa dell’Italia di 100 anni fa?

Ammiro l’epoca fascista, ammiro Antonio Gramsci, e Bruno Rizzi, e Giacomo Matteotti, ammiro la resistenza tutta e la guerriglia per fiaccare la polizia italiana (fascista). E certamente ammiro personalità come Luigi Enaudi che hanno attraversato le due epoche, e Indro Montanelli, Togliatti, e perfino Giulio Andreotti e Bettino Craxi.

Perché questa è la nostra storia e merita rispetto. Non certo salti temporali, riletture decontestualizzate e condanne sommarie.

Avere consapevolezza della propria storia vuol dire assumersene le responsabilità, e non cercare di proiettare le proprie colpe al di fuori di se stessi. Questo credo che valga sia a livello personale, ma altrettanto a livello di nazione. Siamo un popolo abituato a dichiararci innocenti per tutto, abbiamo occupato almeno 2 Paesi africani, abbiamo compiuto stragi a danno di popolazioni civili. Eppure ci dipingiamo come brava gente, e casomai “è colpa del fascismo”, “è colpa di Mussolini”. Grande uomo costui, se riesce ad accentrare tutte le colpe di un popolo per 20 anni di scelleratezza.

E dunque cosa c’è di sbagliato nell’antifascismo?

Eccoli che organizzano una manifestazione per celebrare l’antifascismo, e prendono la bandiera di questa causa, prendendosi i meriti dei pochi partigiani che hanno potuto invitare alla celebrazione.

Questa è propaganda, io ricordo questa parola associandola ad due esperienze italiane negative: il Partito Fascista e la P2 di Licio Gelli.

Quando l’antifascismo diventa propaganda finisce di avere i suoi valori, è il classico lupo che si traveste da agnello.

Fortunatamente è difficile accreditare una lucidità criminosa ad un Partito frantumato in correnti e odi interni. Penso piuttosto che è una operazione per serrare le fila.

Resta comunque fuffa.

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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