Ma esso deve andare al cinema.

Vicino l’uscita per Corridonia-Macerata, lungo la SS77, direzione mare, un’auto procede a 90 Km/h dove il limite è di 110.

Sta passando vicino al rilevatore di velocità, ma non è per quello che va così piano. È poco abituato a guidare, durante la settimana non gli serve, ma oggi vuole andare al cinema.

In provincia è ormai così. Non sarebbe un posto invivibile, anzi, tutt’altro. Ma sono arrivati gli “‘mericani”, hanno costruito centri commerciali perché così è migliore, perché così è più moderno, perché così tutti spendono più felici e si ritrovano la domenica a socializzare, e magari, tra uno svago e l’altro, gli viene in mente di andarsene al cinema. Tutto a portata di mano.

E soprattutto perché così spendono i soldi guadagnati in qualche modo, qualche modo che non è bello dire, che non è il caso, non perché sia cattivo, ma forse non è esattamente legale.

E così ci sono soldi per il cemento, per pagare operai, imprese, tecnici, per progetti faraonici, in mezzo a campagne altrimente piuttosto fertili, ma si sa, il progresso.

E pagare operaii, e tecnici, e imprese, con soldi che comprano il lavoro e qualche piacere, qualche benevolenza, qualche voto a chi di dovere, perché a chi di dovere si saranno pure presentati per lamentarsi della crisi, e così dovranno essere riconoscenti di aver preso l’appalto. Che poi da dove venissero quei soldi è un dettaglio. È il commercio, è gente che muove capitali, è gente che “ci sa fare”. E poi vai pure a discutere? C’è la crisi, tanto meglio ci sia qualcuno che fa girare i soldi.

Così nascono fantasmagorici villaggi in mezzo al nulla, completi di improbabili ciclabili, collegate al nulla: una sorta di città ideale. Villaggi che notte fonda si trasformano in spettrali ed inquietanti città deserte completi di tutto il necessario, tranne di ciò che serve per vivere: nessuna casa, nessun alloggio.

Tanto che per raggiungerli bisogna attraversare strade a scorrimento caotiche e già normalmente trafficate, ma se c’è un centro commerciale allora lo saranno di più. E così prendi l’auto anche se in linea d’area potresti arrivarci in 10 minuti, ma la strada non è mai stata terminata, se ne dovrebbe occupare il Comune, ma gli statali, si sa, non son certo gente che “ci sa fare”. E tra l’altro i soldi possono avere solo quelli rendicondati, segnati, contati.

E rifletto su quanto scrive l’Espresso riguardo alla strategia di Matteo Salvini per costituire, o meglio per svecchiare, la sua Lega Nord, che è diventata semplicemente Lega. Un po’ come un materiale metallico innovativo si va da improbabili alleanze con la DC e con (neo?) fascisti siciliani (contemporaneamente), poi calabresi, e così su, fino a Roma, per poi arrivare nelle Marche e in Romagna. Non ho ben capito se è coperto o meno in Toscana, ma c’è sicuramente qualcosa di apprezabile in tutto questo lavoro di alleanze ed accordi. Certo l’Espresso si limita solo a citare superficialmente il resto dei legami con il sistema economico. E lo stesso per il PD, e le sue alleanze, la prepotenza di ed i dittact di alcuni, i feudi, il clientelismo …

E quante risorse vengono spese per questo, parlo di risorse mentali, quanta energia usata per rimanere a galla nella politica italiana. Oppure per sperare di vincere. Ma vincere cosa?

Perché dopo aver tessuto tutta questa meticolosa ragnatela di interessi reciproci, promesse e scambi, anche arrivando a capo non si possono tirare i fili se non rischiando di rimanerci invischiati e soccombere. E tutto rimane immobile.

Qualsiasi rivoluzione, chiunque riuscisse a vincere, non avrebbe nessun effetto. Ammirabile Salvini come stratega, se vince lo sarà ancora di più, se dimostrerà che la sua strategia ha funzionato.

Ma se quello che vince alla fine è una ragnatela che non può toccare se non per finire fagogitato dall’intreccio degli interessi che è stato necessario per costruirla, per quale motivo dovrebbe essere ammirabile? Vedi uno strano tipo indaffarato a raggiungere qualcosa che lo rende semplicemente schiavo di ciò che ha creato. Ma non importa, lavora notte e giorno per raggiungere quello scopo. Deve vincere. Le sue catene, forse. Non importa, quel che conta è vincere.

E quale sarebbe il senso? Dove si sono persi gli obiettivi?

Per quanto deprecabile, Machiavelli diceva “il fine giustifica i mezzi”, ma ora tutti sembrano essersi dimenticati del fine. Cosa?

Una società attravera tre fasi: della sopravvivenza, della riflessione, della decadenza. Caratterizzate della tre domande: Come? Perché? e Dove?
Come riusciamo a procurarci da mangiare? Perché mangiamo? Dove andiamo a mangiare questa sera?

Più o meno scriveva così Douglas Adams nel “Ristorante al termine dell’Universo”.

E questa è la fase della decadenza per l’Italia. Non ci importa più il “Perché”, ormai ci stiamo chiedendo Dove?

Dove devo andare a chiedere il lavoro?

Dove devo girarmi per dire sì signore?

Dove devo inchinarmi (o genuflettermi) dopo le prossime elezioni?

Ma perché? non importa, tanto è uguale. Chiederselo non ha mai cambiato nulla. Alla fine tutti desistono e lo scopo è solo un dettaglio. Ci si assolve dicendo che infondo va bene così, che un ristorante vale l’altro, e la scelta forse è solo un peso.

Ma è fine settimana e si vuole evadere, anche per solo 2 ore, e il cinema è fantastico. Certo, non ci saranno più film come “C’eravamo tanto amati” di Scola, che forse fanno un po’ troppo pensare, tanto meglio i fantastici 4 o altri eroi della Marvel, che svolazzano sopra a centri commerciali deserti la notte.

Non è momento delle riflessioni, io ho proseguito ed esso avrà sicuramente raggiunto il Multiplex, con il suo SUV. Che ormai comprano tutti quello perché è meglio trascinarsi dietro 2 tonnellate per accompagnare 2 persone, che però eventualmente potrebbe andare bene anche fuori strada, anche se solo in teoria, visto che non ha le sospenzioni giuste, e nemmeno le gomme. Insomma, una lode al suprefluo. Perché? sbagliato. Dove: Dove comprarlo? Nissan? Dacia? Fiat? infondo è uguale, ma ci piace scegliere.

Forza votate gente!

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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