Caso Atlantia

Per quanto io di borsa e titoli non ci capisco niente, so che se un titolo paga lauti dividendi per un periodo lungo senza che il titolo si apprezzi, è molto probabile che quel titolo faccia un tonfo, magari in un momento inaspettato. Anzi, sicuramente in un momento inaspettato.

So di queste cose perché fineco concede un fido ad un tasso veramente agevolato (poco più del 3% lordo) se a garanzia metto titoli azionari o titoli di stato italiani, che coprono il fido per, rispettivamente, il 50% del valore di mercato, e l’80% del valore di mercato. Il fido minimo attivabile è di 2500 euro, così devo avere almeno 5mila euro investiti in titoli. I titoli di stato non sono convenienti, quindi acquisto titoli italiani.

Non essendo un esperto mi capita di fare errori importanti, ma visto lo scopo dei miei investimenti (la copertura del fido necessario quando ci sono scadenze fiscali) posso permettermi comportamenti da miliardario, ovvero nel caso un titolo perda molto, posso tenerlo anche per anni, fino a quando non risale abbastanza da poter rientrare senza farmi troppo male.

Atlantia stacca dividendi piuttosto alti, a questi livelli ci sono Enel, ENI, qualche tempo fa Terna, Hera, Agea, altre aziende semistatali, e le small capital. Anche STM microelectronics e Tim staccano buoni dividendi.

Definisco “alto” un dividendo dal 4.5% fino al 6%, perché se sfora questo livello c’è qualcosa che non torna, probabilmente l’azienda è in dismissione.

Resta il fatto che un dividendo sopra il 4% dovrebbe attrarre investitori, e quindi far salire il prezzo di mercato di quell’azienda, se gli azionisti non sono scemi.

Se questo non succede, se il dividendo continua ad essere alto rispetto al valore delle azioni, allora l’azienda non è considerata stabile dalla maggioranza degli investitori. E questo è un campanello di allarme che mi porta ad impostare i livelli di uscita, a controllare l’andamento del prezzo di mercato precedente, ed a cercare di indovinare se l’azione salirà.

Non ci riesco, futile dirlo forse. Però con le aziende statali si ha una qualche tranquillità nel senso che se le cose vanno male, qualcuno le rifinanzierà e quindi torneranno ad andare bene.

Atlantia non è statale, ma è un po’ come la Fiat degli anni ’80.

Il crollo in borsa penso sia solo passeggero.

Però non credo che continuando a tollerare questo tipo di “capitalismo” le cose possano andare in una direzione positiva.

Il crollo di un ponte è una tragedia nella quale Atlantia ha grandi, grandiose, enormi responsabilità. Non può certo appellarsi alla buona volontà od alle normative rispettate.

Mentre il crollo del titolo il borsa è il risultato della gestione delle risorse fatta dalla società Atlantia, di cui sicuramente Atlantia S.p.A. è responsabile al 100%.

Per quanto non mi piace l’atteggiamento del ministro del lavoro, nelle modalità, nel linguaggio, e nella irruenza, di certo non è responsabile della caduta del titolo in borsa. E del resto non amo neppure le sparate pubbliche di Brunetta (più o meno per gli stessi motivi).

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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