Non amo la mia bolla

Prendo spunto da un twit di Francesca Archibugi per dire che no, non amo affatto la mia bolla.

Mi ritrovo su facebook i post di sovranisti e fan di Salvini, tutto ciò solo perché non mi rifiuto di guardare alla realtà.

In questi anni strani, gli anni del boom dei social ho passato il tempo nel mondo virtuale accompagnato da una sensazione di disagio a cui non riuscivo a dare forma.

All’inizio le cose erano più semplici, gli idioti non erano in internet, e si poteva discutere liberamente senza dover per forza finire nel calderone degli “ignorati perché idioti”.

Poi la gente scopre facebook, sono contento, penso che comunque sia un modo di accorgersi che esiste internet e di quante informazioni sono disponibili, e quanto è facile imparare cose, eccetera.

Invece no. Il grosso degli utenti facebook rimane su facebook, condivide qualche link, non si cura troppo di andare a leggere cosa c’è scritto dentro, scrive idiozie, e si crogiola nella propria ignoranza.

Stessa cosa vale per twitter, per instagram, o per youtube, che tra loro comunicano, ma sempre nelle rispettive bolle, sempre i soliti contatti.

Ma non è questo che mi preoccupa. Quello che mi infastidisce è l’essere in una bolla di cui non condivido nulla.

Penso che la cosa iniziò ad essere evidente quando litigai con Galatea Vaglio riguardo alla questione immigrazione, lavoro, ROI, e numeri.

Alla fine lei disse che non conoscevo la sintassi, che ero un tecnico e che non capivo cosa fosse il ROI. Un po’ contraddittoria, ma a lei stava bene così.

La cosa fastidiosa è che avevo seguito Galatea e il suo blog dai tempi di FriendsFeed, eppure non riuscivo ad esprimere una cosa piuttosto semplice, che parlava di numeri, e di ROI.

Perché non posso ignorare la realtà: la mia stupida esperienza

Era il 2005 quando iniziai a lavorare per Wind S.p.a., ufficio di Pisa, per un mese. Ero, e sono, un tipo poco espansivo, sicuramente non sapevo difendermi e non riuscivo a mostrare quello che valevo. Non ci riesco neppure oggi, credo. C’erano degli errori nel codice consegnato, alcune parti non erano terminate, non avevo comunicato questa cosa. Venni pagato il mese e mezzo in cui lavorai. Poi fine. Del resto era un lavoro di merda, l’occasione in cui mi accorsi che lavorare per una grande azienda infondo è solo fare chiacchiere e spostare tag html.

Ero a Pisa ed avevo bisogno di soldi. Né parlo con un amico che si arrangia in qualche modo, mi dice che c’è una ditta di Lucca che fa “service”, facchinaggio per lo più, e però è un modo per vedersi i concerti gratis, o almeno per ascoltarli. Sono dalle 5 alle 7 euro l’ora, dipende dal lavoro/occasione. E allora va benissimo.

Sono lavori scemi, ma forse non molto più scemi dello spostare tag html. Per lo più si portano casse, si sollevano casse, si aiuta a sistemare casse nei container, si passano le luci allo staff che le piazza per lo spettacolo, e via dicendo. Mi è capitato di lavorare anche per un supermercato che doveva spostare una scaffalatura perché doveva rivedere il posizionamento. Mi ricordo di un concerto dei Jethro Tull per il quale lavorai 12 ore, pause escluse, e me lo ricordo per 2 motivi: ovviamente i Jethro Tull, il secondo è quella strana sensazione di soddisfazione nel vedere la riuscita dello spettacolo, che per quei 2 centesimi era dovuta anche a me, i palloni, le luci, la scena: lo spettacolo.

In mezzo a quella gentaglia che faceva service si parlava, senza conoscersi, del più e del meno, “che hai fatto questa estate?”, “a settembre c’è la raccolta delle mele”, “fra un po’ c’è l’uva”, e così via. Ragazzi, 20-25 anni, che facevano i lavori che ai telegiornali “gli italiani non vogliono più fare“, eppure li facevano loro.

Certo ai concerti c’erano anche stranieri, mi ricordo che ce ne erano 2 bravissimi (decantati così) che erano fissi per i Subsonica, ed erano rumeni: si arrampicavano per tutto il traliccio ed iniziavano portar via i pezzi dalla cima. (dei Subsonica e del loro staff mi ha stupito l’enorme professionalità e rapidità con la quale facevano i loro lavoro, non credo che ce ne siano altri paragonabili). Ma mi ricordo di 2 rumeni, gli altri erano italiani.

Effettivamente prima di scrivere questo non avevo realizzato che né telegiornali, né giornali abbiano mai avuto coscienza di questa realtà.

Cioè, probabilmente tutti pensano che le mele prima che arrivassero i migranti si cogliessero da sole, che i pomodori si incassettassero spontaneamente, che le arance finissero nei camion per loro spirito di iniziativa.

E invece no. Ci sono stati sempre dei poveri sfruttati, o semplicemente studenti che tiravano a campare. E non erano migranti, a volte erano del sud, a volte no.

Insomma questa cosa esiste. Esiste il lavoro, che piaccia o meno ad una Francesca Archibugi o ad una Vaglio Galateo, esso esiste, e tutto sommato non è neppure così male.

Non sai cosa è il ROI

Nel 2015 la discussione fu riguardo al ritorno nell’invistimento sull’accoglienza. Ero ospite di un post di Galatea Vaglio, ben supportata da sindacalisti e gente del settore (dell’accoglienza o limotrofe).

La mia tesi era, ed è, che distogliendo personale dal sistema produttivo per impiegarle nell’assistenza si avessero 2 perdite:

  • 1. il sistema economico perde produttività, cioè la bilancia commerciale con l’estero va in svantaggio, e la società, tutta, ha meno ricchezze.
  • 2. le persone che si occupano di assistenza hanno bisogno di risorse economiche e di ricchezza, che vengono sottratte alla solita bilancia commerciale
  • 2,5. (bonus) le professionalità sviluppate nell’ambito dell’assistenza non sono spendibili altrove

Accoglienza o assistenza?

Qui è dove spiego perché ho corretto accoglienza sostituendolo con assistenza. Semplice: perché la parola più corretta.

L’accoglienza la fa una struttura ricettiva, come può essere un albergo, dietro un compenso in denaro.

L’assistenza la fa un operatore sanitario, dietro un compenso statale nell’ottica di garantire la salute e le pari opportunità.

Riguardo ai migranti non penso proprio si possa parlare di accoglienza, visto che spesso non hanno soldi.

Si fa assistenza, come è giusto che sia. Sono una classe disagiata, e su questo non possiamo girarci la frittata come fa più comodo ogni volta in cui nel discorso ci fila meglio.

Torniamo al ROI?

Continuando il discorso, secondo le tesi degli operatori del settore, si avrebbe un ritorno nell’investimento maggiore delle risorse immesse.

Con i numeri proposti potrei anche concordare, ma manca una parte del quadro di cui non viene tenuto conto, e quella parte pesa molto nella “I” del ROI.

L’Invistimento è sia in termini economici, sia in termini professionalizzanti, o meglio de-professionalizzanti.

Oggi è sabato e non sto lavorando, almeno non mentre sto scrivendo questo, ma so benissimo che non posso stare 6 mesi senza lavorare sperando di poter riprendere agilmente il mio lavoro. Dopo 6 mesi sono cambiate un bel po’ di cose, le tecnologie avanzano e quello che sapevo vale solo come forma mentis. Insomma: dovrei faticare un bel po’ per riprendere i ritmo dopo 6 mesi di stop.

Numeri espliciti e numeri impliciti.

Parlare di cifre spese e cifre incassate copre un aspetto importante: la qualità delle cifre. Quanto viene pagato chi lavora nell’accoglienza?

Non potete dirmi che “a lui va bene così” se non riesce ad ottenere uno stipendio dignitoso e sufficiente, evidentemente deve arrotondare in qualche maniera, oppure farsi aiutare. E questi sono costi nascosti.

Crescita demografica

Ed anche su questo argomento non riesco a trovare la bolla giusta dove andarmi ad inserire. Ovvio che se vogliamo che le pensioni vengano pagate ci deve essere un certo numero di persone in età lavorativa che producano reddito. Ovvio? No.

I soldi sono stampati da uno stato o da una banca centrale per quello stato, nazionale o sovranazionale poco importa. I soldi vengono stampati e distributi per alimentare il sistema produttivo. Ci sono principalmente due vettori tramite i quali i soldi vengono immessi nel mercato: il settore pubblico e il settore privato. Quello pubblico tramite lavori per il sistema statale, cioè direttamente gli stipendi. Il vettore privato alimenta il sistema monetario tramite prestiti richiesti alle banche private.

Una attività privata (un’azienda) produce un valore aggiunto rispetto al denaro ricevuto in prestito, grazie al quale riesce a pagare gli interessi su quel denaro e ad avere delle entrate che gli permettano di vivere e prosperare. Ma questo implica che i soldi provengono da qualche parte, ossia dal settore pubblico.

In definitiva il settore pubblico è l’unico mezzo di alimentazione del sistema monetario. Se non ci fossero i soldi pubblici e lavori pubblici, i soldi non esisterebbero affatto.

Perché parlare dunque di soldi e di pensioni? Perché complicarsi la vita con inflazione, valore reale, rivalutazione, e allineamenti periodici?

È più semplice parlare di risorse: risorse agricole, risorse industriali, risorse conoscitive.

Posto che il cervello consuma un bel po’ di energie va detto che tale resta il consumo sia che venga utilizzato al meglio, sia che venga lasciato poltrire a ripetere soliti gesti e ragionamenti.

Quello che mi interessa sono le risorse alimentari, cioè agricole e industriali di trasformazione alimentare, perché per vivere bisogna mangiare, non avere soldi, pensioni, rivalutazioni periodiche e via dicendo.

Semplificando quindi il discorso, è ovvio che una opportuna superfice di terreno è capace di produrre una certa quantità di alimenti.

Meno ovvio forse è la variazione delle abitudini alimentari del nostro e altri Paesi, che siamo e sono diventati via via più esigenti. Il consumo di carne in Italia è di 78 kg a testa contro i 27 degli anni ’60. Eravamo 55 milioni negli anni ’60. Quanti siamo oggi? qualcuno in più, ma sposta poco.

Quello che influisce molto, e pesano, sono le abitudini, nostre e dei nostri cugini cinesi.

Ok, non ho un cugino cinese, e forse neppure il nipote di Matteo Ricci o di Marco Polo ce li ha mai avuti, ma ormai sono dei nostri, cioè hanno abitudini occidentali, e mangiano magliale, vitello, pollo. Nel senso che anche i cinesi hanno aumentato il loro consumo di carne.

Tutti a parlare di geopolitica e dimenticarsi che le primavere arabe sono esplose per una crisi alimentare: era il prezzo del grano ad essere non sostenibile, è per quello che il popolo è sceso in piazza. Fame.

È la fame che muove i popoli, non le questioni di principio, non la mancanza di libertà. Il popolo se ne fotte della libertà se ha da mangiare.

Anzi, a ben vedere il popolo rifugge la libertà non appena gli si propone la sicurezza di poter continuare a mangiare. La libertà è un impegno, e non da poco. Bisogna esercitarla e bisogna ripassarla tutti i giorni.

E perché vi girate dall’altra parte quando si dice che la nostra ricchezza è basata sulla produzione agricola dei Paesi del terzo mondo? Perché invece di parlare dei motivi che hanno causato la rivolta egiziana (NOI, LE NOSTRE POLITICHE ASSISTENZIALI PER L’AGRICOLTURA, GLI AIUTI EUROPEI PER LO SVILUPPPO), parlate del dittatore Mubarak?

È facile dire che gli egiziani sono degli idioti per aver accettato Mubarak per tutti quegli anni, facile come chiudere gli occhi e fingere di non sapere che Mubarak ce lo abbiamo voluto noi in Egitto, noi, gli inglesi, i francesi, gli americani.

Se non abbiamo foraggio non possiamo dar da mangiare ai vitelli e se i vitelli non mangiano, niente bistecca.

Se Bolsonaro non distrugge mezza foresta amazonica i cinesi non mangiano hamburger, e neppure bistecche.

Non esistono problemi di soldi. ESISTONO PROBLEMI DI CIBO.

E anche basta con questa storia della CO2 emessa dai veicoli o dal riscaldamento domestico. È nulla rispetto ai gas serra emessi per la coltivazione e l’allevamento.

È la stessa cosa per la quale mi incazzo al lavoro: non stare a guardare il risparmio di una variabile in un ciclo quando puoi rivedere il processo interamente e portare l’algoritmo da O(n^2) a O(n), e anzi, spesso puoi evitare proprio di fare quelle operazioni.

Non parlo di una bomba che cancelli 9 decimi dell’umanità (presa a caso eh) cosicché possiamo permetterci di sopravvivere come razza.

Parlo di direzione, di visione futura, e di consapevolezza: questa sconosciuta.

Trovo idiota qualsiasi iniziativa pensata a favorire la demografia. Idiota e suicida.

Dovremmo convivere con l’idea di una progressiva decrescita demografica invece.

Al posto di “non si fanno più figli, che tristezza il natale senza bambini”, potremmo sostituirlo con qualche rito orgiastico con contraccettivo (che orrore, il demonio, padre Amorth, e altra bolla).

Ci si lamenta del generale rincitrullimento e di come a 40 anni si passa il tempo di fronte alla playstation. E abbiamo bisogno di bambini che ci ricordino che non siamo cambiati affatto?

Potremmo evolverci in una consapevolezza più grande, che porti con se le responsabilità, ma anche l’appagamento della conoscenza.

Oppure scegliere di continuare a percorrere la stessa strada dettata dalla paura di sparire domattina, votandoci così all’autodistruzione.

Sceglieremo l’autodistruzione. Ne sono certo. È più romantico.

(ah Malthus? “è morto prima lui”, e questo sarebbe un argomento?)

Nazionalismo sì, nazionalismo no.

Volevo scrivere “prima gli italiani”, così qualcuno si incazza ed altri si eccitano. Lavoro per una ditta tedesca, per la concorrenza insomma.

Questo per dire che mi è capitato di andare in Germania e conoscere tedeschi, che poi sono alcuni miei colleghi, e amici di miei colleghi.

Cosa pensano dell’Italia? Seriamente, è questo che qualcuno mi ha chiesto qui sapendo che ogni tanto vado in Germania. Dell’Italia non lo so, di me pensano che sia un bravo programmatore, altrimenti non mi pagherebbero. Però parlando col padre di un mio ex collega l’ho sentito elogiare la Fiat per il Ducato. Ripeto. Un tedesco di 80 anni, figlio di tedeschi, elogiare il Ducato della Fiat: il motore, la solidità, è un gioiello.

Seconda annotazione sull’Italia: “fa caldo”. (mi ricorda un po’ la guida galattica, pianeta terra: “sostanzialmente innocuo”).

Ma sono orgogliosi del loro essere tedeschi. Hanno passato molti anni a guardarsi il ventre e cercare di elaborare il lutto e gli errori fatti nel passato, sono molto attenti alla cultura, e leggono molto. E sono orgogliosi di essere tedeschi.

Cioè non è che pensano che gli italiani siano peggio, è solo che pensano i tedeschi siano il popolo migliore del mondo. Non lo vogliono sottomettere il mondo, anzi lo vogliono conoscere. Ma non per questo smettono di pensare di essere i migliori.

L’economia, gli affari, i soldi: un gioco. E tifano Germania.

Cosa tifi tu?

Voglio dire, puoi assistere un migrante proveniente dalla Nigeria, perché si trova in un momento di difficoltà, ed è tutto assolutamente giusto.

Ma puoi continuare ad essere orgoglioso dell’Italia.

Nella fattispecie, se da fuori della tua bolla qualcuno di dice che stai buttando il tempo dietro ai migranti, e questo qualcuno è un italiano, potresti anche accogliere l’istanza come un momento di riflessione: c’è dell’altro.

Cioè non stai salvando il mondo, il mondo va avanti da sé. Non va dimenticato il gioco, che può partire anche dall’assistere, ma deve sfociare in qualcosa d’altro, altrimenti il ROI è in perdita.

Problemi nell’accoglienza

Dunque cerco: “SPAR”, “SPRAR”, “CAS” e non ci capisco ‘ncaz. Quanto tempo sostano? Si dice che le procure debbano controllare e vigilare sull’operato di queste aziende/cooperative/sxx, ma come?

È definito un livello minimo di servizio? sono definite delle metriche?

Le metriche, sì, sono dei voti.

In Germania i migranti richiedenti asilo vengono messi in un programma di integrazione, chi è in età scolare viene inserito nelle classi scolastiche e riceve un’istruzione. Se la domanda di asilo viene accolta allora l’istruzione continua e vengono inseriti nel sistema produttivo (in Germania tutto è molto inquadrato e assistito). Nel caso in cui domanda venga rifiutata viene rimpatriato (se viene rifiutata il Paese di provenienza tipicamente ha un governo stabile e garantisce un certo grado accettabile di libertà, quindi il rimpatrio è fattibile). Questo modo di fare è poco ragionevole per molti tedeschi: i ragazzi ricevono un’istruzione, crescono con amici tedeschi, sono praticamente inseriti, e poi devono andarsene.

Qual è la situazione in Italia? vengono inseriti nel sistema educativo, se gli dice bene hanno dei buoni professori, nelle scuole di periferia sei un poco di buono a prescindere, è una specie di integrazione tra emarginati, e tutto va ad alimentare le problematiche preesistenti tipiche delle preriferie. Se la domanda di asilo … la domanda? quale domanda? forse fra 10 anni troveremmo i capi di questa storia, quindi sei italiano dopo i 18 anni.

I problemi dell’Italia sono che non c’è niente di chiaro, e non è perché gli immigrati non parlino italiano (se è per quello non lo parliamo neppure noi) il problema è che qui tutto cambia.

E se parliamo di identità nazionale, mi trovo molto a mio agio in questa situazione, siamo un amalgama di nulla (o di tanto) mischiato assieme, e poco conta se vieni da Milano, da Tirana, da Catania, da Algeri, da Lagos o da Katmandu, se non ci capisci un cazzo sei un po’ di Parma anche tu.

Ma voglio sentirmi libero di non darti i miei spicci se sei fuori dal supermercato a “fare giornata“, voglio sentirmi libero di dire che se vendi senza licenza e arriva la finanza o un vigile e ti fa la multa te lo meriti per almeno uno dei 2 motivi:

  1. o non sei stato abbastanza furbo da non farti beccare
  2. te lo meriti perché stai facendo concorrenza sleale a chi ha una licenza regolare

Se poi arrestano un clandestino per un qualche reato (che non sia la clandestinità stessa: lo stato in cui si trova qualcuno che non ha una richiesta d’asilo pendente e non ha il permesso in regola), spesso viene rilasciato dopo poco oppure gli viene dato un “foglio di via”, cioè il divieto di dimora. Questo è dovuto a mancanza di posto nelle carceri, ed a una inefficienza del sistema giudiziario. Non mi aspetto molto, ma sei stronzo, dopo 1, 2, 3 fogli di via dovresti accorgertene tu. E non ho nessuno slancio di compatimento verso di te.

Mi ricordo di un siciliano che lavorava nei facchinaggio e non aveva voglia di fare niente. Chiacchierava in continuazione di quanto fosse dura la vita e il lavoro, ma non faceva niente. Io dopo 12 ore di lavoro (e 20 ore di veglia) non ne potevo più ma spingevo la cassa per farla entrare nel camion, lui doveva dargli la direzione per arrivare alla rampa con le rotelle, invece ci si appoggiava, e diceva “eh dai, stai attento! deve andare là”. E invece diedi la spinta proprio nella direzione opposta, per poco non gli rompo un piede. Mi è dispiaciuto, non averglielo rotto quel piede. Comunque non disse nulla, andò ad “aiutare” qualcun’altro.

Non voglio rompere piedi, ma solo far notare che piedi, braccia e cervello ce li hai, e se sei lo stesso che sta lì, dopo 6 mesi prova a pensare che qualcosa devi cambiarla in te, non nell’Italia.

Sono straconvinto che questo Paese non cambierà mai, riguardo l’inefficienza e la mancanza di certezze. Sono però convinto che almeno ora c’è consapevolezza, molta più di quanta ce ne fosse negli anni ’60.

Quello che vedi è solo una parte

  • Se tu non hai fame, non vuol dire che nel mondo nessuno abbia fame, e neppure che nessuno debba averne
  • Se tu non fai un lavoro usurante, non vuol dire che nessun ne fa
  • Se non ti è mai capitato di essere in difficoltà, o in qualche maniera te la sei cavata, non vuol dire che sia per tutti così facile
  • Se dietro la tua villa c’è tanto spazio incolto dove poter piantare patate, non vuol dire che la cosa sia conveniente o abbia una qualche influenza sui grandi numeri
  • Se conosci una persona tanto brava che 10 anni fa spacciava, non vuol dire che lo fosse anche 10 anni fa.
  • Se pensi che la droga sia un problema, non vuol dire che non ci sia gente che riesce a trovarla con facilità

Il problema della bolla è che limita la visione al di fuori di essa, e lo fa con un meccanismo perverso: ciò che è fuori dai tuoi assunti viene ignorato e minimizzato, quello che invece rafforza le tue convinzioni viene sottolineato, memorizzato, analizzato, riportato, rielaborato, condiviso e riaffermato allo sfinimento.

Ovviamente penserai di essere un libero pensatore, di leggere molto, eccetera. Come tutti del resto. E nella tua cerchia sono tutti d’accordo, è evidente che fuori da questa cerchia c’è del marcio, o degli idioti totali. Come gli egiziani che si sono tenuti Mubarak, per intenderci.

O come i tedeschi che si sono tenuti la Merkel. O come gli italiani che si sono tenuti Berlusconi, o che si sono tenuti Prodi, che oggi stanno con Salvini.

C’entrano qualcosa i Social Network? spero che siano utili per uscire dalle bolle, e penso che siano uno strumento di conoscenza, più che diabolico.

Concludo …

… dicendo che questo scritto è tutto disordinato e sconquassato, e non si capisce bene dove vada a parare (*), eppure l’averlo messo giù mi torna utile a chiarire il fastidio del disagio nel relazionarmi con dei micromondi tutti a loro modo alienati dal mondo ma coesi, io che sono alienato di mio e neppure troppo convinto di quello che penso da solo, tutt’altro che d’accordo con qualsiasi altra opinione di massa, micromassa o macromassa che sia.

Forse sono troppo fluido per questo mondo.

E preciso che quale che sia la tua opione, se per sbaglio ti trovi a leggere questo fino in fondo, non me ne frega niente.

Nel senso che non cerco complici nelle mie convinzioni, voglio rimanere fluido. Al più accetterei confluenze, punti di contatto, ma sempre minimi.

Domani penserò tutt’altro, e non avrò tradito nessuno.

(*) negli algoritmi di ricerca dell’ottimo, quando si è trovata una soluzione apparentemente ottima, per scongiurare il fatto che non sia in realtà un ottimo locale, ovvero che tutto attorno la situazione peggiora, si effettua una operazione di disturbo che faccia saltar fuori dalla conca nella quale l’algoritmo si sta adagiando. Morale: mischiare tutto e fare casino a volte ha senso.

… anzi, lascio concludere il grande Alberto Sordi

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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