Interludio e …

Il tempo stringe e farò ciò che non ti riesce ma che troppo vuoi, e da troppo tempo.

Parole o dettagli. Non l’avrei voluto dire. Non intendevo quello. Cioè … cosa ha capito?

Mi sta davanti e non mi interrompe, ascolta incredulo le mie cazzate. Si sono viste?

“ma perché non me sto zittu?”

“Non lo so, non te lo sei chiesto mai, strano che lo domandi adesso”, risponde, senza offesa,
solo uno scherzo, ma deve essersene vista almeno una.

Il castello di carta rischia di cadere. Una vita di bugie, ma hanno funzionato così bene.

Ora perché tace?

Continuerò con gli abbellimenti, i passaggi li so tutti alla perfezione, riesco a fare tutti gli accordi.

Continuerò a suonare come sempre ho fatto, o meglio non ho fatto, per colpa di chi non mi ha saputo ascoltare.

Ho sempre lavorato, e sono stato bravo fin da quando ero in maremma, a Montaldo, vicino Viterbo, ed ero sul
trattore, dalla mattina alla sera. E lavoravo. Dio lo sa come lavoravo.

Mi sarebbe piaciuto studiare, mi sono letto tutta la divina commedia, dicevo a Franco “perché
non sarebbe bello imparare a leggere, elevarsi”, “ma va a cagare” rispondeva. È sempre stato un irresponsabile.

Poi siamo tornati a casa. E così, boh. Libero dopo studiato è entrato in convento, ora non so quello che c’ha.

Poi ho fatto l’autista, ero bravo a guidare il camion, mica come gli altri. Ho viaggiato per tutta Europa.

Io sì che conosco il mondo. Che poi alla fine ovunque è uguale.

Poi mi sono messo a fare il fornaio. Io so fare tutto. Però mi stufava.

Gli altri non capiscono.

Basta.

Crollano i castelli e le illusioni e non piace a nessuno questo, neppure se si sta morendo.

Anzi, a maggior ragione proprio perché si sta morendo.

Ma forse non c’è niente da rifare.

Qualsiasi uomo porta il suo cambiamento.

Cambiare il mondo, perché non funziona o solo per far capire di esserci.

Esserci, esserci stato, per qualcosa, per qualcuno, aver lasciato un segno. Forse sbagliato, ma pur sempre un segno.

E allora cosa rimpiangere?

Cosa non piace di un castello crollatto? Non sono forse le macerie, lì, a testimoniare che quel castello è stato edificato.

Edificato senza calcoli, crollato inesorabilmente. E che importa?

Calcoli? Chi ha mai avuto tempo di farne? Sembrava reggesse, e non c’era tempo.

Chi vuol essere Robin? Siamo tutti Batman. E chi è più Batman di me?

Perché non perdonarsi?

Sono io a chiedertelo: perché non perdonarti?

Fuga

Sì, sono io, non conviene che io taccia oltre. Perché non ti perdoni?

Perché dire fai questo o quello? Perché non lasciar stare? Perché invece non lasciarsi stare, e lasciare andare tutto, e stare a guardare, senza bisogno di fare la tua partita?

E perché non starsene invece a guardare le partite degli altri, senza pretendere di capirne troppo il gioco, che forse è troppo veloce per i tuoi riflessi.

A quarant’anni inizi a lasciar andare, fai un passo indietro e guardi altri correre. Inizi a farlo, ed incoraggi chi sta inziando
la sua strada. E non importa quanto hai perso fin’ora, o quanto avresti dovuto prendere. Lasci che giochino la loro partita.

Perché no? Semplicemente.

C’è chi ha vinto, c’è chi ha perso. La partita si gioca una volta. Il processo del lunedì è una buffonata.

Le pagelle? Sì, fate pure. Ma il processo? “Processo”?

Abbiamo delle vittime? Non siamo tutti vittime dello stesso gioco?

Chi vince e chi perde. O è forse chi vince il colpevole e chi perde la vittima?

Perché la vittima finisce sempre per pensare il contrario?

Perché chi è vittima deve pensare di essere colpevole? Colpevole di non aver capito il gioco?

È davvero giusto così? “giusto”

“vero”, “giusto”, “processo”, “colpa”, “vittima”, “carnefice”, “preda” e “predatore”.

Prigionieri del più profondo meccanismo di sopravvivenza col quale declinare il giudizio su qualsiasi questione umana, animale, terrena e ultraterrena.

È normale.

Un po’ di veleno per non sentire il dolore, un po’ di più per non sentire più niente.

Proprio ora, ora che vorresti continuare a sentire, e allora il veleno lo centellini, un po’ alla volta, vorresti disintossicarti.

La vita è tossica, ma farne a meno non ti rende più sano.

Non c’è scappatoia, forse come pacman uscirai da una porta dimensionale per rientrare dalla parte opposta.

Forse.

E forse la Terra è veramente piatta ma non celo dicono. E l’Australia non esiste.

E d’altra parte tu in Australia non ci sei mai stato, ma tutto il mondo è paese.

Teresa aveva il torcicollo ed ogni volta che doveva fare la retromarcia si faceva il segno della croce. Perché guardare indietro se ti fa male il collo?

Chi deve perdonare te? Non io.

Chi deve perdonare me? Non te.

E quanto fa 6 per 7?

Di cosa hai bisogno?

Io di un caffé

… e pianto

Pubblicato da

kruks

A Programmer with no comics passions ;)

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