The love of power

When the power of love overcomes the love of power, world will know peace.

Jimi Hendrix o William Ewart Gladstone, comunque riflettevo su come ultimamente si stia cercando di scindere questo legame guerra-potere, su quanto si stia cercando di far passare il potere, e l’amore per il potere dei potenti, distinto dalle guerre che fatalmente accadono, così, scorrelate.

Si cerca di far credere che Obama, Bergoglio, Hollande, Draghi, Gates, Buffett … (andiamo più su? ok, non importano i nomi) ecco, che essi non c’entrino nulla. Nulla con lo ISIS, nulla con i guerriglieri sanguinari africani, nulla con i rovesciamenti governativi del sud-america, nulla con Mubarak, post-mubarak, post-post-mubarak, nulla con Gheddafi, post-gheddafi, post-post … nulla insomma.

Cioè che nulla… Aspirano al potere, lo raggiungono e questo potere li mette nella situazione di essere impotenti tutti contro le guerre che accadono nel mondo, loro malgrado. …che nulla possano farci riguardo alle violenze. Loro aspirano al potere in modo pulito, e lo raggiungono senza esercitarlo. Che equivalerebbe in effetti a non raggiungerlo mai. La contraddizione è nel fatto che il potere lo raggiungono, ed è evidente, e mai lo esercitano.

Basta fare un po’ di sport per capire che chi è davanti si è confrontato, ed ha vinto. Non teoricamente, ma realmente, ha esercitato.

Cosa? Quale altra stronzata dovrei ascoltare oggi? Ditemi ancora ragazzi della tv, sono curioso. È puerile persino la vostra dialettica ormai, non fate più neanche lo sforzo di tirar fuori un congiuntivo corretto. Ah, questo sì, lo fate per essere più “alla mano”, ovvero semplici, quindi innocenti. (dovreste ricordare: Edipo non voleva vedere, ma quando fu costretto a vedere non sopportò la vista e si cavò via gli occhi dalle orbite. E non “si giro da un’altra parte”).

p.s.: non un granché di post, me ne accorgo, ma certe idee vanno fissate

Buffi, ingenui, infantili e sostanzialmente scemi

È così che vedo i credenti, qualsiasi cosa essi credano, riesco solo a vedere la parte buffa.

I musulmani pregano rivolti alla Mecca. La Mecca è un posto dove è caduto un meteorite, sostanzialmente un sasso. Non v’è nulla di speciale nell’essere sassi. Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le stelle (morenti). I minerali, metalli, e tutte le sostanze più complesse dell’idrogeno, sono il risultato della combustione delle stelle. Figli delle stelle. Come lo è quel sasso alla Mecca. Ma un gruppo di individui (piuttosto numeroso), è daccordo nel ritenere che la cosa giusta per mostrarsi rispettosi nei confronti di un dio sia pregare nella direzione di quel sasso, il sasso eletto. Poi hanno una serie di regole assurde e precetti vari, che secondo loro sarebbero stati dettati da dio per voce del profeta, il cui nome eviterò di citare, visto che sono piuttosto permalosi ed iracondi. Suppongo che l’ira e l’odio faccia parte di un qualche loro precetto.

Ma il fatto è che a me non interessa approfondire. Mi fermo solo alla parte buffa. “Stupido è chi lo stupido fa”, diceva Forrest Gump, e questo mi basta.

I cristiani scolpiscono o rappresentano sempre un uomo appeso a due pezzi di legno, la croce. Sembra che mettere 2 pezzi di legno in quella maniera respinga le forze negative, ed abbia una serie di proprietà taumaturirgiche/magiche. Pochi giorni fa ne ho visto una rappresentazione talmente realistica che ho avuto l’istinto di dover fare qualcosa per far smettere quello scempio … mi sono ricordato che sono cristiano, di nascita, anch’io. E che tutto è normale qui. Appendere un uomo a 2 legni non è una minaccia. Il messaggio non è: “attenti, potremmo farlo anche a te. Riga dritto.”.

No, il messaggio, della croce, è che bisogna soffrire, fare dei sacrifici, per avere la salvezza. A qualcuno viene il dubbio: ma la salvezza da cosa? Chi ha questo dubbio probabilmente lascia la confessione cristiana. Il fatto è che è totalmente insensato. La salvezza dalla morte? No, dalla morte vera. La morte viene ridefinita come apparente. E questo è bello pensarlo, ed anche sentirlo. Ma perché la morte vera sarebbe così terribile. La fine non è forse qualcosa con cui fare i conti? Io avvio un processo ed avrà una fine. Lavoro per una azienda, poi mi licenzierà un giorno. La stessa azienda avrà una fine. La fine esiste. “Alle hat ein Ende, nur die Würst hat zwei”, tutto ha una fine, solo la salciccia ne ha due.

La fine è un concetto importante da assimilare. Ogni momento è unico, e tutto ha una fine. Se così non fosse saremmo destinati a ripetere. Sempre gli stessi momenti. Sempre gli stessi errori. Sempre le solite passioni. Sempre i soliti istanti.

Ecco, il punto è che se ti piace pensarla così puoi benissimo esserne convinto. Senza minacciare con un uomo appeso ad un legno. Se vuoi soffrire per avere.

Cose stupide. Si siedono e ascoltano frasi di dubbio senso compiuto. Poi si alzano come a comando, mossi da sentimenti di pentimento o di liberazione. Riti.

Una sorta di ballo di gruppo. Catartico.

Bello. Ma sono tutti così maledettamente seri. Pensa, se un giorno qualcuno non va deve fare penitenza, che poi è una cazzata, ma anche quella deve essere fatta a modo, con tutto il trasporto emotivo consono all’evento/rito.

Ma ecco, di nuovo, il punto è: che cazzo vuoi?

Cioè, intendo, te, credente, che cosa vuoi da me?

Quella pretesa di sapere che la tua ricetta risolva tutti i problemi, i miei, da dove esce?

Hai forse sconfitto il cancro? Stai bene? Se stai bene cosa ti fa supporre che gli altri stiano male? Ma la vera domanda è:

Serve il proselitismo per farti star bene?

La risposta purtroppo è sì, il che vuol dire che non stai bene affatto. Non che mi importi molto, ma prova a rifletterci, chessò, potresti farne un rito, il rito de fatti-li-cazzi-tui.

Oh, non è così importante, ma è imbarazzante sentirsi “strano”, perché a mio avviso potreste essere voi gli “strani”. Capisco l’esigenza catartica, ma io la domenica voglio stare tranquillo, insieme agli altri, senza che mi buttate dentro i vostri riti, evidentemente ne ho altri, o non ne ho affatto. Forse prego il diavolo, il vostro avversario storico.

Infondo so che è quella la vostra paura, se non sono con voi allora sono contro di voi. Se non siete uniti contro il nemico, non riuscirete a batterlo. E cercate alleati.

C’è qualche cosa che tralasciate. Siete voi i vostri nemici. Non c’è nessuno fuori, neanche io.

Ognuno vive la sua battaglia con la consapevolezza, l’illusione è una bellissima droga, indispenzabile. Ma non bisogna abusarne, porta alla pazzia.

E non crediate, so cosa avete fatto, e cosa fate nel mondo, so di cosa siete capaci, scempi e razie, uccisioni arbitrarie, massacri indiscriminati, atti di codardia organizzata. Ancora, il dipingervi come santi vi rende più buffi. E scemi.

Ma non mi fa rabbia, così vanno le cose, i meteoriti nascono dalla morte di una stella, l’unione di meteoriti può far nascere un pianeta, dove può nascere vita, che è morte, e dalla morte nascere altra vita. E così i vostri massacri sono nulla infondo, è solo un altro modo di morire. Nulla di speciale.

stupido, inutile, assordo miraggio

Eppure sale sul dal cuore il ricordo di te e il verderti sorridere.

E sento che ci sei. Non so dove, ma ci sei.

Non dovrei sperarci, e non lo faccio.

La luce e lo splendore dei tuoi occhi, il tuo sorriso tremante, la tua voce dolcemente assente.

Ma dove? Forse non potrò mai saperlo.

E poi vorrei piangere. Servisse a trovarti lo farei. Ma te ti ricordo solo sorridente.

Se ti avessi perso potrei rimpiangerti. Ma continuo a sentirti.

In fondo, ma neanche troppo.

Non credo sia giusto, ci sarà forse un giudice a Berlino, e mi punirà.

Non te ne andare. Chissenefrega. Restami qui. E non ti vedo, eppure ci sei. Forse sarai l’ultimo bricciolo della mia stramba pazzia.

Oppure apparimi, e sparami in petto. Ucciditimi, ucciditi in me. Solo tu puoi.

Forse è meglio che distolga lo sguardo e continui con il lavoro.

Non mi piace che mi piaccia. Eppure è bello sentirti ancora così viva.

Ammazza il ciclista

Fare del male è molto semplice, fare del male e passarla liscia un po’ meno, ma non impossibile. Ma per qualche motivo non è una cosa desiderabile, neppure da chi fantastica a volte di farlo. Se sei seduto su un auto, costretto a perdere il tempo per dover andare da un punto x ad un punto y, qualsiasi ostacolo è un nemico da abbattere, e dimentichi facilmente che non è l’ostacolo il problema, ma l’essere costretto a dover perdere quel tempo.
Nessuno ti sta pagando per ammazzare un ciclista, ne lo farà se ci riesci. Però qualcuno pretende che arrivi in orario in un posto dove dovrai scontrarti con altra gente per poi finire col perdere tempo. E devi arrivarci in orario, a perdere tempo.
Ma tutto questo non è evidente. Spesso sei assorto nei tuoi pensieri, fantasticherie, e non riesci neanche a dare attenzione al resto, se qualcuno ti parla la cosa ti scoccia, e succede anche se stai andando a piedi. È come se interrompesse un tuo pensiero a cui devi badare, e nessuno ti può scocciare. Tutto ciò ti rende dimentico del resto del mondo, anche di altri automobilisti. Se vedi qualcuno che sorpassa non ti va, perché esso va più veloce di te, probabilmente perché ne ha bisogno, ma a te non frega nulla, perché i tuoi pensieri sono disturbati dal fatto che esso arriverà prima (eh, forse sta andando all’ospedale per raggiungere qualcuno che sta male, e il cambio non ce lo faresti se considerassi tutto, ma non ti frega nulla, ti sorpassa e non è giusto).
E poi c’è il ciclista, quello che secondo te non fa un cazzo e va a spasso, magari in un giorno lavorativo, non ti importa sapere che ha trovato solo un ora tra le 12 e le 2, per staccare farsi 40km, la doccia, un panino e tornare a lavoro sapendo che se non trova quell’ora poi il sabato faticherà a star dietro al gruppo. Ecco il ciclista rompe i cojoni, perché forse con lui il cambio ce lo faresti, perché è vero che si sbatte a trovare l’ora per farlo, però poi non si sta a smaronare seduto sulla poltrona la domenica a guardare la partita e prendersela per gli insuccessi e gioire per i successi, degli altri. Invece il ciclista se ne va a spasso a gioire dei propri insuccessi scambiandoli per successi, un cojone, infondo, però è così fijolu, così bambino che ancora pensa che nella vita c’è spazio per divertirsi.
Vorresti ammazzare quel po’ di infantile che è ancora in te?? è lì! è il ciclista!

La stupida età

24 Maggio 2015.

Riccione, Adriatica, direzione imbocco autostrada per Ancona. Una ragazza, sui 13-14 anni, sulla strada, più avanti una rotonda con dei furgoni parcheggiati. Sbracceggia, chiama e dice “ehi, ferma! ferma!”. Mi fermo. Guardo dietro, abbasso il finestrino e aspetto che raggiunga l’auto. “Sì, che c’è?”, lei: “Mi dai un passaggio?”, “Eh?! cosa? ma sei sola?”, “Sì, sono sola. Dai, vicino”, “come mai sei sola qui?”, “dai, fammi salire. È vicino”, “No, ho troppa roba, la macchina è piena”, “Vuoi scopare?”, “No. Dai ciao.”, tiro lo sportello che aveva aperto facendo per entrare. Riparto e fa stridere le sue unghie
sul finestrino, forse rigandolo, e dicendo “ciao”.

Avrei. Pensato. Pensato e riflettuto. Avrei fatto bene a dargli 20 euro e dirgli che doveva andarsi a divertire, che la vita è più importante, e non è quella. Che infondo a quell’età vuoi essere accettato/a, ed è così per tutti, e finisci per fare quello che gli altri si aspettano da te, anche se infondo senti che non ha senso.

Ho pensato che dirglielo non sarebbe servito a nulla. Che comunque avrebbe continuato a farlo, a compiacere gli altri, per buttare la propria vita senza amarsi, per paura di non essere accettata.

E così nessuno l’avrebbe convinta. Nessuno mai la convincerà.

Perché quando hai 13 anni il tuo mondo è coloro che ami, non importa chi siano.

E non sai d’avere un anima, di essere individuo. Ancora non lo sai.

Così il tuo animo è plasmato, da chi ami, chi ammiri, o chi temi.

Non importa, fai quello che gli altri si aspettano da te per essere rispettato, per essere accettato, per essere all’altezza di ciò che viene considerato bravo/a dalla tua famiglia, dal tuo gruppo. Cioè dal tuo mondo.

Non è solo quello il mondo.

Vorrei solo dire. Stupidi adolescenti: imparate ad essere liberi.

Il Mondo è immenso, ed immensi lo siete ognuno di voi.

Non privatevi del resto del Mondo. Non private il Mondo della vostra Anima.

Per quanto stupide crediate siano le vostre scelte. Fatele. Ora.

Amore non è darsi. Amore è esistere.

Ancore

Istituzione di un sistema assiomatico.

“io sono il signore Dio tuo” chi? cosa? non ha senso, non è un dio a parlare, ma qualcuno che ripete un mantra leggendolo dal suo libro sacro

“non avrai altro Dio al di fuori di me” – Cosa? dovrei avere un dio? Un dio si possiede o si è posseduti da esso?

“non nominare il nome di Dio invano” – Ha un nome? è un passo importante, finora ti stai chiedendo che accidenti di discorso stanno facendo, ma poi stimolano la tua curiosità: “diamo per assunto che esista qualcosa o qualcuno riconosciuto come Dio, esso non va nominato invano”. Le regole le stai imparando, vorresti capirle anche se assurde, ma ora l’assurdità passa in secondo piano giacché c’è la curiosità di scoprire quale sarebbe il nome da non nominare. Spoiler: il nome è Dio.

“Ricordati di santificare le feste.” – perché? vuol dire che devi andare a messa ad ascoltare il prete che ripete cose insulse e poco convincenti … ancore

“Onora il padre e la madre.” – ho sentito le parole di una ragazza cinese che lodava questo principio rispetto al loro dettame “obbedisci al padre e alla madre”, “onorare è qualcosa di diverso, qualcosa che no prevede l’obbedienza, ma il rispetto per i genitori e per la società: rendere onorevoli nei confronti della società”, diceva la ragazza durante una conferenza TED. Ma la domanda è: Perché? per quale motivo un uomo libero e maturo (maggiorenne) dovrebbe occuparsi di rendere onorevoli i propri genitori? perché il dovere? forse vorrebbe accudirli se non sono in grado di farlo da soli

“Non uccidere.” – Su qualcosa bisogna convenire, anche razionalmente, altrimenti il sistema è semplicemente pretestuoso. Non uccidere, francamente non l’avrei neanche pensato, ma giacché ci siamo devo darti ragione, è una buona idea, un qualcosa da non fare

“Non commettere atti impuri.” – Non vuol dire nulla, quantomeno non per un ragazzo di 10 anni, quando queste parole posso essere di qualche effetto.

“Non rubare.” – Ok, si capisce, ancora un altro punto ragionevole

“Non dire falsa testimonianza.” – la società si basa sulla fiducia reciproca, è ragionevole.

“Non desiderare la donna d’altri.” – che te rode? cioè avessi detto non desiderare la donna mia, capirei … ah, ok, tu sei quello che fa dire a dio quello che da fastidio a te. Ok, in fondo sono daccordo, ma non tutti lo sono, è una questione di gusto, c’è chi è fiero di avere una donna invidiabile, desiderata, etc.

“Non desiderare la roba d’altri.” – questa è una cosa molto ebraica in effetti. Il commercio è basato sul desiderio, se riesci a non desiderare puoi tirar via qualcosa ad un prezzo molto basso, per poi rifarti con chi desidera quello che hai. Più o meno si traduce con “tira sul prezzo”. Ok, ragionevole.

Ancore.

Fatto il primo passo di essere riconosciuti come autorità (il sistema assiomatico convincente: regole di convivenza ragionevoli), si passa alla “lettura delle scritture” (lettura di cosa altro? delle pitture?).

  1. Le scritture vengono lette dal ministro della Chiesa (autorità)
  2. questa operazione viene ripetuta settimanalmente, e periodicamente ogni tot anni (credo siano 3), dopo i quali si ricomincia. (ancoraggio)
  3. alla lettura segue una spiegazione dove si rafforzano i principi portanti, appunto le ancore, contenute nel testo appena letto, che di per se è spesso insulto e si presta a numerose intepretazioni.
  4. La spiegazione (predica) fa riferimento a fatti reali presi dalle esperienze della gente (che volontariamente le racconta al ministro in segretezza). Da questo si stabilisce che i concetti espressi sono veri, perché risolvono le situazione difficoltose nelle quali ci si trova. Effetti: rafforzamento dell’autorità del ministro, rafforzamento dell’ancoraggio per frasi chiave.

Le frasi chiave possono essere “come la parabola del figliol prodigo”, “guai a voi scribi e farisei …”, etc.

L’altro Dio.

Un aspetto interessante è il concetto dell’inferno. Oltre al Dio principale esiste un Dio secondario, complementare, ma meno potente. A questo secondo dio si associano tutte le nefandezze possibili dell’umanità, nel senso di tutti gli aspetti fastidiosi del comportamento umano. Ad esempio “non uccidere”, chi non rispetta questo comandamento, evidentemente rispetta i comandamenti del dio secondario.

Il dio secondario ti farà bruciare tra le fiamme dell’inferno: stabilire una paura “credibile”.

Credibile perché è sostenuta da una autorità. Credibile perché non può essere contraddetta (non importa il fatto che non può essere neanche sostenuta).

Il guinzaglio.

Se devi dalla “linea ideologica” proposta dall’autorità, verranno usate le ancore per riportarti sulla retta via, cioè sulla “linea ideologica” decisa. Non è una linea ideologica, sono semplicemente interessi di potere, ma questo poco importa da un momento in cui riconosci l’autorità.

Come riconoscere il guinzaglio.

Qualsiasi riferimento alle scritture religiose, qualsiasi concetto dato per assunto è un guinzaglio, si sta facendo forza su di un ancora ben salda in se stesso.

È importante riconoscere le ancore e lavorare sullo scioglierle, essere libero di pensare ed agire.

Qual è la meta?

La meta è la libertà e l’autenticità. Libertà dalle proprie paure, e autencità dei propri sentimenti, non legati a regole, ma sentimenti che nascono da gratuità e spontaneità.

La metà è riconoscere le nefandezze del proprio essere senza imputarle ad una colpa innata, ad un intervento sovrannaturale, o all’omissione del rispetto di una regola. Riconoscere ciò che è spiacevole per il semplice suo essere spiacevole.

Non obbligo di sentimenti. Libertà, consapevolezza e responsabilità.

Nessun padrone. Odio l’espressione “padrone di te stesso”, finisci per ascoltare una voce autoritaria dentro te stesso che altro non è che la copia di ciò che ti è stato detto per anni.