Pensieri in libertà

Non mi interessa che tu dica che farsi le canne è sbagliato e che chi lo fa dovrebbe essere incarcerato. Quel che conta è che se incontri qualcuno che sta fumando lo saluti e lo tratti in modo rispettoso e non violento.

Non mi interessa che tu neghi la correlazione tra il riscaldamento globale e l’attività umana. Quel che conta è che tu adotti usanze e atteggiamenti di consumo compatibili con la sostenibilità ambientale.

Il risparmio non è una leva. “Io mi guadagno dei soldi e quindi sono contento di spenderli per comprarmi una BMW Z4 che consuma come una fogna e mi costa 2 euro per fare 3km.” è qualcosa di assolutamente comprensibile ed inattaccabile. Non ha mai funzionato l’argomento del risparmio:

I soldi li guadagno col mio lavoro -> il lavoro mi da soddisfazioni -> le soddisfazioni diventano tangibili con il mio potere spendere -> l’atto di spendere evidenzia il mio successo -> il lavoro genera più soddisfazioni.

Fin’ora questo pattern è stato un circolo virtuoso, e non vizioso.

Si possono concepire altri pattern:

La conoscenza mi porta al saper fare -> il saper fare mi permette di realizzare nuove soluzioni -> le nuove soluzioni mi svelano altra conoscenza -> il costo dell’acquisizione di nuova conoscenza viene ripagato dalle soddisfazioni e dalla quantità di strumenti realizzati.

Sembra evidente, almeno ad occhio, che più il percorso diventa lungo, più ci si perde, più non si riesce a correlare i vari passi, più ogni passo sembra indipendente dal resto, e quindi acquisisce un valore a se stante.

Più la correlazione è nascosta, più essa diventa inconscia, più l’azione in se diventa potente in quanto non necessità di giustificazione, viene fatta in modo automatico.

Sul portare i bimbi (i giovani) alla manifestazione in auto. È implicitamente una manifestazione di vicinanza, ma anche il voler dimostrare l’amore per i propri figli dandogli la protezione offerta da un’auto. L’amore si dimostra dando protezione, per questo motivo si spendono soldi per tenere alto il riscaldamento in casa, e per lo stesso motivo si accompagnano i figli a scuola.

Il bisogno di proteggere è un aspetto atavico dell’umanità, caratterizzata da un infanzia lunga, una adolescenza lunga, e effettivamente bisognosa di protezione.

Cioè che non è naturale è l’eccessiva percezione del pericolo, che porta a misure abnormi.

Le assicurazioni necessitano di vendere la propria polizza, e assicurare qualsiasi cosa. Più si assicura, più si vende, più si vende più si guadagna. Il pericolo è ovunque. La percezione viene manipolata e ingigantita. C’è anche il diavolo, non si sa mai. Anche la religione necessita di instillare l’idea di pericolo: non sai cosa ci sia nell’aldila.

Appunti su una riflessione fatta scendendo le scale, per buttare l’umido, e risalire. Sette piani: devo perdere peso.

Non ho citato Greta Thunberg, dovrei farlo altrimenti non posso taggare

Non amo la mia bolla

Prendo spunto da un twit di Francesca Archibugi per dire che no, non amo affatto la mia bolla.

Mi ritrovo su facebook i post di sovranisti e fan di Salvini, tutto ciò solo perché non mi rifiuto di guardare alla realtà.

In questi anni strani, gli anni del boom dei social ho passato il tempo nel mondo virtuale accompagnato da una sensazione di disagio a cui non riuscivo a dare forma.

All’inizio le cose erano più semplici, gli idioti non erano in internet, e si poteva discutere liberamente senza dover per forza finire nel calderone degli “ignorati perché idioti”.

Poi la gente scopre facebook, sono contento, penso che comunque sia un modo di accorgersi che esiste internet e di quante informazioni sono disponibili, e quanto è facile imparare cose, eccetera.

Invece no. Il grosso degli utenti facebook rimane su facebook, condivide qualche link, non si cura troppo di andare a leggere cosa c’è scritto dentro, scrive idiozie, e si crogiola nella propria ignoranza.

Stessa cosa vale per twitter, per instagram, o per youtube, che tra loro comunicano, ma sempre nelle rispettive bolle, sempre i soliti contatti.

Ma non è questo che mi preoccupa. Quello che mi infastidisce è l’essere in una bolla di cui non condivido nulla.

Penso che la cosa iniziò ad essere evidente quando litigai con Galatea Vaglio riguardo alla questione immigrazione, lavoro, ROI, e numeri.

Alla fine lei disse che non conoscevo la sintassi, che ero un tecnico e che non capivo cosa fosse il ROI. Un po’ contraddittoria, ma a lei stava bene così.

La cosa fastidiosa è che avevo seguito Galatea e il suo blog dai tempi di FriendsFeed, eppure non riuscivo ad esprimere una cosa piuttosto semplice, che parlava di numeri, e di ROI.

Perché non posso ignorare la realtà: la mia stupida esperienza

Era il 2005 quando iniziai a lavorare per Wind S.p.a., ufficio di Pisa, per un mese. Ero, e sono, un tipo poco espansivo, sicuramente non sapevo difendermi e non riuscivo a mostrare quello che valevo. Non ci riesco neppure oggi, credo. C’erano degli errori nel codice consegnato, alcune parti non erano terminate, non avevo comunicato questa cosa. Venni pagato il mese e mezzo in cui lavorai. Poi fine. Del resto era un lavoro di merda, l’occasione in cui mi accorsi che lavorare per una grande azienda infondo è solo fare chiacchiere e spostare tag html.

Ero a Pisa ed avevo bisogno di soldi. Né parlo con un amico che si arrangia in qualche modo, mi dice che c’è una ditta di Lucca che fa “service”, facchinaggio per lo più, e però è un modo per vedersi i concerti gratis, o almeno per ascoltarli. Sono dalle 5 alle 7 euro l’ora, dipende dal lavoro/occasione. E allora va benissimo.

Sono lavori scemi, ma forse non molto più scemi dello spostare tag html. Per lo più si portano casse, si sollevano casse, si aiuta a sistemare casse nei container, si passano le luci allo staff che le piazza per lo spettacolo, e via dicendo. Mi è capitato di lavorare anche per un supermercato che doveva spostare una scaffalatura perché doveva rivedere il posizionamento. Mi ricordo di un concerto dei Jethro Tull per il quale lavorai 12 ore, pause escluse, e me lo ricordo per 2 motivi: ovviamente i Jethro Tull, il secondo è quella strana sensazione di soddisfazione nel vedere la riuscita dello spettacolo, che per quei 2 centesimi era dovuta anche a me, i palloni, le luci, la scena: lo spettacolo.

In mezzo a quella gentaglia che faceva service si parlava, senza conoscersi, del più e del meno, “che hai fatto questa estate?”, “a settembre c’è la raccolta delle mele”, “fra un po’ c’è l’uva”, e così via. Ragazzi, 20-25 anni, che facevano i lavori che ai telegiornali “gli italiani non vogliono più fare“, eppure li facevano loro.

Certo ai concerti c’erano anche stranieri, mi ricordo che ce ne erano 2 bravissimi (decantati così) che erano fissi per i Subsonica, ed erano rumeni: si arrampicavano per tutto il traliccio ed iniziavano portar via i pezzi dalla cima. (dei Subsonica e del loro staff mi ha stupito l’enorme professionalità e rapidità con la quale facevano i loro lavoro, non credo che ce ne siano altri paragonabili). Ma mi ricordo di 2 rumeni, gli altri erano italiani.

Effettivamente prima di scrivere questo non avevo realizzato che né telegiornali, né giornali abbiano mai avuto coscienza di questa realtà.

Cioè, probabilmente tutti pensano che le mele prima che arrivassero i migranti si cogliessero da sole, che i pomodori si incassettassero spontaneamente, che le arance finissero nei camion per loro spirito di iniziativa.

E invece no. Ci sono stati sempre dei poveri sfruttati, o semplicemente studenti che tiravano a campare. E non erano migranti, a volte erano del sud, a volte no.

Insomma questa cosa esiste. Esiste il lavoro, che piaccia o meno ad una Francesca Archibugi o ad una Vaglio Galateo, esso esiste, e tutto sommato non è neppure così male.

Non sai cosa è il ROI

Nel 2015 la discussione fu riguardo al ritorno nell’invistimento sull’accoglienza. Ero ospite di un post di Galatea Vaglio, ben supportata da sindacalisti e gente del settore (dell’accoglienza o limotrofe).

La mia tesi era, ed è, che distogliendo personale dal sistema produttivo per impiegarle nell’assistenza si avessero 2 perdite:

  • 1. il sistema economico perde produttività, cioè la bilancia commerciale con l’estero va in svantaggio, e la società, tutta, ha meno ricchezze.
  • 2. le persone che si occupano di assistenza hanno bisogno di risorse economiche e di ricchezza, che vengono sottratte alla solita bilancia commerciale
  • 2,5. (bonus) le professionalità sviluppate nell’ambito dell’assistenza non sono spendibili altrove

Accoglienza o assistenza?

Qui è dove spiego perché ho corretto accoglienza sostituendolo con assistenza. Semplice: perché la parola più corretta.

L’accoglienza la fa una struttura ricettiva, come può essere un albergo, dietro un compenso in denaro.

L’assistenza la fa un operatore sanitario, dietro un compenso statale nell’ottica di garantire la salute e le pari opportunità.

Riguardo ai migranti non penso proprio si possa parlare di accoglienza, visto che spesso non hanno soldi.

Si fa assistenza, come è giusto che sia. Sono una classe disagiata, e su questo non possiamo girarci la frittata come fa più comodo ogni volta in cui nel discorso ci fila meglio.

Torniamo al ROI?

Continuando il discorso, secondo le tesi degli operatori del settore, si avrebbe un ritorno nell’investimento maggiore delle risorse immesse.

Con i numeri proposti potrei anche concordare, ma manca una parte del quadro di cui non viene tenuto conto, e quella parte pesa molto nella “I” del ROI.

L’Invistimento è sia in termini economici, sia in termini professionalizzanti, o meglio de-professionalizzanti.

Oggi è sabato e non sto lavorando, almeno non mentre sto scrivendo questo, ma so benissimo che non posso stare 6 mesi senza lavorare sperando di poter riprendere agilmente il mio lavoro. Dopo 6 mesi sono cambiate un bel po’ di cose, le tecnologie avanzano e quello che sapevo vale solo come forma mentis. Insomma: dovrei faticare un bel po’ per riprendere i ritmo dopo 6 mesi di stop.

Numeri espliciti e numeri impliciti.

Parlare di cifre spese e cifre incassate copre un aspetto importante: la qualità delle cifre. Quanto viene pagato chi lavora nell’accoglienza?

Non potete dirmi che “a lui va bene così” se non riesce ad ottenere uno stipendio dignitoso e sufficiente, evidentemente deve arrotondare in qualche maniera, oppure farsi aiutare. E questi sono costi nascosti.

Crescita demografica

Ed anche su questo argomento non riesco a trovare la bolla giusta dove andarmi ad inserire. Ovvio che se vogliamo che le pensioni vengano pagate ci deve essere un certo numero di persone in età lavorativa che producano reddito. Ovvio? No.

I soldi sono stampati da uno stato o da una banca centrale per quello stato, nazionale o sovranazionale poco importa. I soldi vengono stampati e distributi per alimentare il sistema produttivo. Ci sono principalmente due vettori tramite i quali i soldi vengono immessi nel mercato: il settore pubblico e il settore privato. Quello pubblico tramite lavori per il sistema statale, cioè direttamente gli stipendi. Il vettore privato alimenta il sistema monetario tramite prestiti richiesti alle banche private.

Una attività privata (un’azienda) produce un valore aggiunto rispetto al denaro ricevuto in prestito, grazie al quale riesce a pagare gli interessi su quel denaro e ad avere delle entrate che gli permettano di vivere e prosperare. Ma questo implica che i soldi provengono da qualche parte, ossia dal settore pubblico.

In definitiva il settore pubblico è l’unico mezzo di alimentazione del sistema monetario. Se non ci fossero i soldi pubblici e lavori pubblici, i soldi non esisterebbero affatto.

Perché parlare dunque di soldi e di pensioni? Perché complicarsi la vita con inflazione, valore reale, rivalutazione, e allineamenti periodici?

È più semplice parlare di risorse: risorse agricole, risorse industriali, risorse conoscitive.

Posto che il cervello consuma un bel po’ di energie va detto che tale resta il consumo sia che venga utilizzato al meglio, sia che venga lasciato poltrire a ripetere soliti gesti e ragionamenti.

Quello che mi interessa sono le risorse alimentari, cioè agricole e industriali di trasformazione alimentare, perché per vivere bisogna mangiare, non avere soldi, pensioni, rivalutazioni periodiche e via dicendo.

Semplificando quindi il discorso, è ovvio che una opportuna superfice di terreno è capace di produrre una certa quantità di alimenti.

Meno ovvio forse è la variazione delle abitudini alimentari del nostro e altri Paesi, che siamo e sono diventati via via più esigenti. Il consumo di carne in Italia è di 78 kg a testa contro i 27 degli anni ’60. Eravamo 55 milioni negli anni ’60. Quanti siamo oggi? qualcuno in più, ma sposta poco.

Quello che influisce molto, e pesano, sono le abitudini, nostre e dei nostri cugini cinesi.

Ok, non ho un cugino cinese, e forse neppure il nipote di Matteo Ricci o di Marco Polo ce li ha mai avuti, ma ormai sono dei nostri, cioè hanno abitudini occidentali, e mangiano magliale, vitello, pollo. Nel senso che anche i cinesi hanno aumentato il loro consumo di carne.

Tutti a parlare di geopolitica e dimenticarsi che le primavere arabe sono esplose per una crisi alimentare: era il prezzo del grano ad essere non sostenibile, è per quello che il popolo è sceso in piazza. Fame.

È la fame che muove i popoli, non le questioni di principio, non la mancanza di libertà. Il popolo se ne fotte della libertà se ha da mangiare.

Anzi, a ben vedere il popolo rifugge la libertà non appena gli si propone la sicurezza di poter continuare a mangiare. La libertà è un impegno, e non da poco. Bisogna esercitarla e bisogna ripassarla tutti i giorni.

E perché vi girate dall’altra parte quando si dice che la nostra ricchezza è basata sulla produzione agricola dei Paesi del terzo mondo? Perché invece di parlare dei motivi che hanno causato la rivolta egiziana (NOI, LE NOSTRE POLITICHE ASSISTENZIALI PER L’AGRICOLTURA, GLI AIUTI EUROPEI PER LO SVILUPPPO), parlate del dittatore Mubarak?

È facile dire che gli egiziani sono degli idioti per aver accettato Mubarak per tutti quegli anni, facile come chiudere gli occhi e fingere di non sapere che Mubarak ce lo abbiamo voluto noi in Egitto, noi, gli inglesi, i francesi, gli americani.

Se non abbiamo foraggio non possiamo dar da mangiare ai vitelli e se i vitelli non mangiano, niente bistecca.

Se Bolsonaro non distrugge mezza foresta amazonica i cinesi non mangiano hamburger, e neppure bistecche.

Non esistono problemi di soldi. ESISTONO PROBLEMI DI CIBO.

E anche basta con questa storia della CO2 emessa dai veicoli o dal riscaldamento domestico. È nulla rispetto ai gas serra emessi per la coltivazione e l’allevamento.

È la stessa cosa per la quale mi incazzo al lavoro: non stare a guardare il risparmio di una variabile in un ciclo quando puoi rivedere il processo interamente e portare l’algoritmo da O(n^2) a O(n), e anzi, spesso puoi evitare proprio di fare quelle operazioni.

Non parlo di una bomba che cancelli 9 decimi dell’umanità (presa a caso eh) cosicché possiamo permetterci di sopravvivere come razza.

Parlo di direzione, di visione futura, e di consapevolezza: questa sconosciuta.

Trovo idiota qualsiasi iniziativa pensata a favorire la demografia. Idiota e suicida.

Dovremmo convivere con l’idea di una progressiva decrescita demografica invece.

Al posto di “non si fanno più figli, che tristezza il natale senza bambini”, potremmo sostituirlo con qualche rito orgiastico con contraccettivo (che orrore, il demonio, padre Amorth, e altra bolla).

Ci si lamenta del generale rincitrullimento e di come a 40 anni si passa il tempo di fronte alla playstation. E abbiamo bisogno di bambini che ci ricordino che non siamo cambiati affatto?

Potremmo evolverci in una consapevolezza più grande, che porti con se le responsabilità, ma anche l’appagamento della conoscenza.

Oppure scegliere di continuare a percorrere la stessa strada dettata dalla paura di sparire domattina, votandoci così all’autodistruzione.

Sceglieremo l’autodistruzione. Ne sono certo. È più romantico.

(ah Malthus? “è morto prima lui”, e questo sarebbe un argomento?)

Nazionalismo sì, nazionalismo no.

Volevo scrivere “prima gli italiani”, così qualcuno si incazza ed altri si eccitano. Lavoro per una ditta tedesca, per la concorrenza insomma.

Questo per dire che mi è capitato di andare in Germania e conoscere tedeschi, che poi sono alcuni miei colleghi, e amici di miei colleghi.

Cosa pensano dell’Italia? Seriamente, è questo che qualcuno mi ha chiesto qui sapendo che ogni tanto vado in Germania. Dell’Italia non lo so, di me pensano che sia un bravo programmatore, altrimenti non mi pagherebbero. Però parlando col padre di un mio ex collega l’ho sentito elogiare la Fiat per il Ducato. Ripeto. Un tedesco di 80 anni, figlio di tedeschi, elogiare il Ducato della Fiat: il motore, la solidità, è un gioiello.

Seconda annotazione sull’Italia: “fa caldo”. (mi ricorda un po’ la guida galattica, pianeta terra: “sostanzialmente innocuo”).

Ma sono orgogliosi del loro essere tedeschi. Hanno passato molti anni a guardarsi il ventre e cercare di elaborare il lutto e gli errori fatti nel passato, sono molto attenti alla cultura, e leggono molto. E sono orgogliosi di essere tedeschi.

Cioè non è che pensano che gli italiani siano peggio, è solo che pensano i tedeschi siano il popolo migliore del mondo. Non lo vogliono sottomettere il mondo, anzi lo vogliono conoscere. Ma non per questo smettono di pensare di essere i migliori.

L’economia, gli affari, i soldi: un gioco. E tifano Germania.

Cosa tifi tu?

Voglio dire, puoi assistere un migrante proveniente dalla Nigeria, perché si trova in un momento di difficoltà, ed è tutto assolutamente giusto.

Ma puoi continuare ad essere orgoglioso dell’Italia.

Nella fattispecie, se da fuori della tua bolla qualcuno di dice che stai buttando il tempo dietro ai migranti, e questo qualcuno è un italiano, potresti anche accogliere l’istanza come un momento di riflessione: c’è dell’altro.

Cioè non stai salvando il mondo, il mondo va avanti da sé. Non va dimenticato il gioco, che può partire anche dall’assistere, ma deve sfociare in qualcosa d’altro, altrimenti il ROI è in perdita.

Problemi nell’accoglienza

Dunque cerco: “SPAR”, “SPRAR”, “CAS” e non ci capisco ‘ncaz. Quanto tempo sostano? Si dice che le procure debbano controllare e vigilare sull’operato di queste aziende/cooperative/sxx, ma come?

È definito un livello minimo di servizio? sono definite delle metriche?

Le metriche, sì, sono dei voti.

In Germania i migranti richiedenti asilo vengono messi in un programma di integrazione, chi è in età scolare viene inserito nelle classi scolastiche e riceve un’istruzione. Se la domanda di asilo viene accolta allora l’istruzione continua e vengono inseriti nel sistema produttivo (in Germania tutto è molto inquadrato e assistito). Nel caso in cui domanda venga rifiutata viene rimpatriato (se viene rifiutata il Paese di provenienza tipicamente ha un governo stabile e garantisce un certo grado accettabile di libertà, quindi il rimpatrio è fattibile). Questo modo di fare è poco ragionevole per molti tedeschi: i ragazzi ricevono un’istruzione, crescono con amici tedeschi, sono praticamente inseriti, e poi devono andarsene.

Qual è la situazione in Italia? vengono inseriti nel sistema educativo, se gli dice bene hanno dei buoni professori, nelle scuole di periferia sei un poco di buono a prescindere, è una specie di integrazione tra emarginati, e tutto va ad alimentare le problematiche preesistenti tipiche delle preriferie. Se la domanda di asilo … la domanda? quale domanda? forse fra 10 anni troveremmo i capi di questa storia, quindi sei italiano dopo i 18 anni.

I problemi dell’Italia sono che non c’è niente di chiaro, e non è perché gli immigrati non parlino italiano (se è per quello non lo parliamo neppure noi) il problema è che qui tutto cambia.

E se parliamo di identità nazionale, mi trovo molto a mio agio in questa situazione, siamo un amalgama di nulla (o di tanto) mischiato assieme, e poco conta se vieni da Milano, da Tirana, da Catania, da Algeri, da Lagos o da Katmandu, se non ci capisci un cazzo sei un po’ di Parma anche tu.

Ma voglio sentirmi libero di non darti i miei spicci se sei fuori dal supermercato a “fare giornata“, voglio sentirmi libero di dire che se vendi senza licenza e arriva la finanza o un vigile e ti fa la multa te lo meriti per almeno uno dei 2 motivi:

  1. o non sei stato abbastanza furbo da non farti beccare
  2. te lo meriti perché stai facendo concorrenza sleale a chi ha una licenza regolare

Se poi arrestano un clandestino per un qualche reato (che non sia la clandestinità stessa: lo stato in cui si trova qualcuno che non ha una richiesta d’asilo pendente e non ha il permesso in regola), spesso viene rilasciato dopo poco oppure gli viene dato un “foglio di via”, cioè il divieto di dimora. Questo è dovuto a mancanza di posto nelle carceri, ed a una inefficienza del sistema giudiziario. Non mi aspetto molto, ma sei stronzo, dopo 1, 2, 3 fogli di via dovresti accorgertene tu. E non ho nessuno slancio di compatimento verso di te.

Mi ricordo di un siciliano che lavorava nei facchinaggio e non aveva voglia di fare niente. Chiacchierava in continuazione di quanto fosse dura la vita e il lavoro, ma non faceva niente. Io dopo 12 ore di lavoro (e 20 ore di veglia) non ne potevo più ma spingevo la cassa per farla entrare nel camion, lui doveva dargli la direzione per arrivare alla rampa con le rotelle, invece ci si appoggiava, e diceva “eh dai, stai attento! deve andare là”. E invece diedi la spinta proprio nella direzione opposta, per poco non gli rompo un piede. Mi è dispiaciuto, non averglielo rotto quel piede. Comunque non disse nulla, andò ad “aiutare” qualcun’altro.

Non voglio rompere piedi, ma solo far notare che piedi, braccia e cervello ce li hai, e se sei lo stesso che sta lì, dopo 6 mesi prova a pensare che qualcosa devi cambiarla in te, non nell’Italia.

Sono straconvinto che questo Paese non cambierà mai, riguardo l’inefficienza e la mancanza di certezze. Sono però convinto che almeno ora c’è consapevolezza, molta più di quanta ce ne fosse negli anni ’60.

Quello che vedi è solo una parte

  • Se tu non hai fame, non vuol dire che nel mondo nessuno abbia fame, e neppure che nessuno debba averne
  • Se tu non fai un lavoro usurante, non vuol dire che nessun ne fa
  • Se non ti è mai capitato di essere in difficoltà, o in qualche maniera te la sei cavata, non vuol dire che sia per tutti così facile
  • Se dietro la tua villa c’è tanto spazio incolto dove poter piantare patate, non vuol dire che la cosa sia conveniente o abbia una qualche influenza sui grandi numeri
  • Se conosci una persona tanto brava che 10 anni fa spacciava, non vuol dire che lo fosse anche 10 anni fa.
  • Se pensi che la droga sia un problema, non vuol dire che non ci sia gente che riesce a trovarla con facilità

Il problema della bolla è che limita la visione al di fuori di essa, e lo fa con un meccanismo perverso: ciò che è fuori dai tuoi assunti viene ignorato e minimizzato, quello che invece rafforza le tue convinzioni viene sottolineato, memorizzato, analizzato, riportato, rielaborato, condiviso e riaffermato allo sfinimento.

Ovviamente penserai di essere un libero pensatore, di leggere molto, eccetera. Come tutti del resto. E nella tua cerchia sono tutti d’accordo, è evidente che fuori da questa cerchia c’è del marcio, o degli idioti totali. Come gli egiziani che si sono tenuti Mubarak, per intenderci.

O come i tedeschi che si sono tenuti la Merkel. O come gli italiani che si sono tenuti Berlusconi, o che si sono tenuti Prodi, che oggi stanno con Salvini.

C’entrano qualcosa i Social Network? spero che siano utili per uscire dalle bolle, e penso che siano uno strumento di conoscenza, più che diabolico.

Concludo …

… dicendo che questo scritto è tutto disordinato e sconquassato, e non si capisce bene dove vada a parare (*), eppure l’averlo messo giù mi torna utile a chiarire il fastidio del disagio nel relazionarmi con dei micromondi tutti a loro modo alienati dal mondo ma coesi, io che sono alienato di mio e neppure troppo convinto di quello che penso da solo, tutt’altro che d’accordo con qualsiasi altra opinione di massa, micromassa o macromassa che sia.

Forse sono troppo fluido per questo mondo.

E preciso che quale che sia la tua opione, se per sbaglio ti trovi a leggere questo fino in fondo, non me ne frega niente.

Nel senso che non cerco complici nelle mie convinzioni, voglio rimanere fluido. Al più accetterei confluenze, punti di contatto, ma sempre minimi.

Domani penserò tutt’altro, e non avrò tradito nessuno.

(*) negli algoritmi di ricerca dell’ottimo, quando si è trovata una soluzione apparentemente ottima, per scongiurare il fatto che non sia in realtà un ottimo locale, ovvero che tutto attorno la situazione peggiora, si effettua una operazione di disturbo che faccia saltar fuori dalla conca nella quale l’algoritmo si sta adagiando. Morale: mischiare tutto e fare casino a volte ha senso.

… anzi, lascio concludere il grande Alberto Sordi

NUMERI E PROPORZIONI

“è stato sempre fatto così”
lo si usa per parlare di tutto: “e se a casa c’è da mangiare per 10, ce n’è anche per 11”, “una volta ci si scaldava col camino e non s’aveva problemi con l’inquinamento”, etc.
 
La situazione precedente non è replicabile. Popolazione mondiale (in milioni di abitanti):
1900 1 650
1950 2 519
1955 2 756
1960 2 982
1965 3 335
1970 3 692
1975 4 068
1980 4 435
1985 4 831
1990 5 263
1995 5 674
2000 6 070
2005 6 454
2010 6 930
2015 7 349
 
l’inquinamento di un camino alimentato a legna nel 1900 incideva per un quarto di quanto inciderebbe oggi, se tutti avessero “continuato a fare cosi perché è stato sempre fatto così”.
 
Thomas Malthus nel 1798 pubblica un saggio dove teorizza una crisi di risorse dovuta all’aumento della popolazione. Visto che in vita sua queste sue ipotesi e previsioni non si sono mai realizzate, questo sembra sufficiente per argomentare che fossero sbagliate. La popolazione mondiale nel 1800 era di 978 milioni, un decimo della proiezione per il 2050.
Si crede che non ci sia una crisi di risorse, ma si commercializzano i vermi per l’alimentazione, in Egitto e in molti Paesi nordafricani sono tornate dittature peggiori di quelle passate, la rivolta del 2011 è nata dall’aumento del prezzo del grano.
 
Per dire, Gandhi pronuncia una delle sue frasi più citate (“Nel mondo c’è quanto basta per le necessità dell’uomo, ma non per la sua avidità.”) attorno agli anni ’50, la popolazione mondiale era 2,5 miliardi, oggi bastano solo India e Cina per raggiungere quei numeri. Supponete che nel 1950 tutta la popolazione mondiale avesse deciso di trasferirsi nei territori di India e Cina, senza per altro coltivare altri territori, né usarli come pascoli. Avrebbe fatto lo stesso discorso?
 
Ma questo non è tutto. Non tutto il territorio terrestre può essere coltivato, a meno di non mettere a rischio la biodiversità e le naturali difese ecologiche contro la diffusione di malattie e parassiti. Ma via via, col tempo, sembra che colossi come la Monsanto riescono a stabilire che è preferibile una monocoltura, persino ignorando i possibili effetti negativi sulla salute (glifosato definito “probabilmente cangerogeno” da ricercatori indipendenti, ma ricerche messe a tacere, e ricercatori coperti di merda).
 
E poi ancora. Quanto mare e quanti oceani credete che ci siano? I sacchetti di plastica sono un problema, certo, ma il mare non è infinito. La qualità del pesce diventa di anno in anno sempre più scadente. Ci si ritrova a mangiare pesci che qualche anno fa avremmo schifato. Perché la quantità del pesce buono diminuisce, e si tende a pescare e foraggiare (se non allevare) il pesce che dà maggiore resa.
 
“Troveremo altre risorse”, “troveremo il modo per…”. Stronzate. Semplicemente non puoi estrarre risorse da qualcosa che non ne ha. Nulla si crea nulla si distrugge.
 
Siamo materiale biologicico, siamo parte di questo, e non siamo qualcosa che momentaneamente è ospite del pianeta. Siamo questo pianeta. O almeno una parte di esso. E l’equilibrio non è risalire sugli alberi, ma smettere di fare i bambini ed acquisire un minimo di consapevolezze.
 
Poi c’è chi sogna di andare su Marte, o i chi vuole coltivare dall’altro lato della Luna. Non credo che ci sia nessun vantaggio, ma, per quanto pazzi, apprezzo sicuramente il fatto che non farnetichino con frasi come: “è stato sempre fatto così”

Pensioni, demografia e patto sociale. Tutto da rivedere.

Un po’ stufo di sentire la solita storia dei giovani che pagano le pensioni agli anziani e del bisogno di aumentare le nascite e supportare le politiche per la famiglia (va detto che effettivamente i figli nascono anche senza una famiglia, e andrebbero tutelati ugualmente, ma questo ai più sembra solo un particolare … non importa), vorrei replicare a questa teoria economica con qualcosa di propositivo.

Che bisogna fare figli per sostenere gli anziani è un concetto antico, di una società che non aveva garanzie sociali. Cosa è cambiato quindi? È cambiato che non importa che i figli appartengano alla tua di famiglia od ad un’altra, è un patto sociale in questo senso, non più un patto familiare.

Il problema è che questo sistema non è ambientalmente sostenibile. Solo perché tra i critici di Malthus ci sia Karl Marx non vuol dire che le sue teorie siano da cassare. Semplicemente lo stiamo vedendo, i mari non hanno più pesci. E questa è la fase 1. Il territorio boschivo diminuisce, il territorio destinato alla coltivazione aumenta. L’anidride carbonica è in aumento, e con questo la temperatura. Le zone temperate sono più calde, quelle desertiche si estendono. Gli umani sono a rischio estinzione perché mancano le risorse alimentari, la frase “non c’è limite allo sviluppo” è un’idiozia che sta diventando evidente.

La risposta è nel tipo di sviluppo, credo. Perché lo sviluppo deve essere principalmente tecnologico, e con questo, e questo, dovrebbe sostenere la vecchiaia, non i giovani che lavorano.

In cosa investire quindi? Automazione.

Non avremmo le forze per coltivare il terreno, per costruire gli edifici, per lavorare 8 ore al giorno. Saremo vecchi. Il numero di anziani e in età non lavorativa, sarà maggiore di quello dei giovani. Chi dovrebbe garantire loro un buon tenore di vita? La domanda trova risposta cambiando “chi” con “cosa”, e quel cosa è la produzione automatizzata, il supporto automatizzato, la burocrazia automatizzata.

È stupida la paura di non avere lavoro, e per di più è assurda.

I giovani disoccupati avrebbero un milione di cose da fare di cui non si curano, e per le quali non c’è interesse.

Volete cambiare il Mondo? Iniziate da un garage, così ha iniziato Steve Jobs, il garage di suo padre. Era un bamboccione quindi? Ecco, se vi piace vederla così, sì, lo era.

Analfabetismo funzionale. Ovvero Governo ladro

Governo ladro … e Renzi né è la dimostrazione.

Maratona di Roma

Riprendo questa statistica che dice che solo il 20% degli italiani siano capaci di comprendere un testo.

Nella blogsfera (se ancora la chiamano così) c’è un articolo di Rudy Bandiera piuttosto catastrofista “Siamo un popolo di analfabeti funzionali e, spesso, di idioti

Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.

Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.

Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.

Stamattina vado a Macerata. Devo fare l’analisi del sangue perché sembra abbiano
trovato una persistente situazione di inversione della formala leucocitaria.
Vuol dire, mi ha spiegato lunedì scorso la dottoressa, che alcuni componenti del sistema
immunitario sono leggermente fuori scala e invertiti, e vuol dire inoltre
che la situazione si è ripetuta (persistente) più volte negli ultimi 2 anni nei quali
ho donato il sangue.

“Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10” mi disse la dottoressa lunedì. Sto
fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?

Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.

Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.

Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.

Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.

La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.

Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.

E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.

Perché non salire su quel treno invece che farsi abbaiare dal miraggio pubblicitario
di una strada deserta, un deserto della ragione nella quale coltivare un sogno di
libertà che riesce a far ignorare il logorio delle catene che feriscono le caviglie
nell’attesa di arrivare al lavoro dove potersi lamentare per qualsiasi cosa, chessò,
del Governo, di Renzi, della squadra che non va, o il presidente farabutto? Perché no?

Ciò che è superfluo è inelegante

E ovviamente sarebbe superfluo dirlo/scriverlo se la mancanza di eleganza non fosse così diffusa.

Prendo la bici, torno. Dovrei mettere dovrei fare cose come mettere a caricare l’orologio GPS, ma non intendo farlo veramente, solo toglierlo dalla bici nel frattempo. Non è indispensabile. Inelegante.

Se sei un triatleta sai che gesti superflui fanno solo perdere tempo. E sono ineleganti anche alla vista. O comunque se sei un atleta sai che il gesto deve essere i meno dispendioso possibile, essenziale, scarno, elegante. Come un vecchio vestito grigio, camicia con colletto coreano e giacca minimalista.

Commenti inutili: “e già infatti”. Inelegante. Sarebbe bastato “già” e un cenno del capo.

Parlando di programmazione il superfluo è controproducente e spesso rende il codice lento, è la principale causa della rigidità al cambiamento, fino ad essere la causa di bug che sembrano inspiegabili.

Non è questione di tirchiaggine o di parsimonia: l’inefficienza è brutta. Il gotico è un ingorgo in centro con rabbia repressa in auto e delitti inspiegabili in casa.

Infilarsi un dito su per il naso tirar fuori una caccola. Essenzialmente utile a respirare meglio. Altro che inelegante.

 

scooter elettrici

alcuni link:

http://vectrix.com/

http://www.motoelettrica.it/

http://www.evd-italia.it/

http://www.elektrocar.it/showcase/scheda.php?marca=EVF&modello=New+ROLLER+SS

http://www.elektrocar.it/showcase/scheda.php?marca=Malaguti&modello=CIAK+elettrico

… sono pochi

… e che si puo’ fare se …

http://it.wikipedia.org/wiki/Pannello_fotovoltaico#Innovazioni

??