Giornataccia, eh??

No. All’estero non ti incazzi. All’estero accetti le regole e fai quello che ti dicono di fare. Non discuti. Non ti metti a contestare qualsiasi cosa. E non vuoi la pillola indorata, vuoi sapere l’esatta dimensione della supposta, perché puoi decidere di accettare o meno, con coscienza.
Ma è diverso.
Perché lì le regole ci sono e sono rispettate, e non succede che qualcuno non rispetti i tuoi diritti dopo che gli hai citato l’articolo che ne parla, no, non ti chiudono il telefono in faccia.
 
E questo è un effetto a catena. È per tutto così. Qui tutto è un’incognita. Ognuno fa quello che vuole. E nessuno può fare affidamento su nessuno.
 
Il lavoro è pagato poco? Ma come si può fare affidamento su una persona assunta? Se poi non è diligente? (Presunzione d’indolenza.)
 
Semplicemente non funziona. Inutile parlare della buona fede e dello scommettere su questo Paese. Sono soldi persi.
 
E se poi pensi che sta andando, che hai risolto qualcosa, non è vero niente. È solo un compromesso, è solo una pezza che hai messo per tirare avanti, fra 2 mesi si ripresenta qualche altro problema e se di nuovo al punto precedente.
 
Gli imprenditori se ne vanno. I lavoratori qualificati se ne vanno. Rimangono gli immigrati, talmente abituati alla corruzione dalla quale provengono, che questo è il paradiso a confronto. Benvenuti, ma no, non è il paradiso, è solo un gradino più su, è solo tirare fuori la testa dal letame nel quale stiamo affogando. Si sopravvive e non si affoga.
 
Davvero, quanto manca che per avere un certificato devi corrompere il funzionario? E che se vuoi passare prima in un concorso devi pagare qualcuno? Ci manca qualcosa per essere Africa.
 
E no, non ci piace l’Europa, ma siamo africani, africani con la spocchia di essere meglio. Corrotti peggio del peggio. La mafia è solo una filiale di tutto il sistema, semplicemente usa metodi più violenti, ma la corruttela è la stessa, o forse addirittura minore. Ed è tipica la replica dei mafiosi: “cosa vuol dire non ammazzare se sei un uomo di merda? se non mantieni la parola sei peggio di un cane rabbioso, e come cane rabbioso vai ammazzato”
 
E non è colpa del caldo. È la stessa merda anche d’inverno.

Auto Faccio prima, e in bici faccio tardi

Esco di casa in bici e mentre procedo sulla strada principale una macchina proveniente dal senso opposto deve svoltare a sinistra. Mi trovo in mezzo alla via che quell’auto deve imboccare ed è costretto ad aspettare che io attraversi.

Il traffico automobilistico è più veloce di quello ciclistico, non c’è dubbio. Mi viene in mente che forse avrei fatto meglio a prendere l’auto, così non avrei intralciato il traffico.

Penso sia la stessa cosa che ha pensato l’altro automobilista: prendo l’auto, così faccio prima. Ma poi trova il ciclista e gli tocca di aspettare.

Quanto è vera questa cosa?

Personalmente preferisco non prendere l’auto per fare 500mt, che percorsi ad una velocità di 20 km/h, si fanno in 90 secondi, a 15 km/h in 2 minuti.

Prendere l’auto vorrebbe dire uscire dal parcheggio (circa 40 secondi per aspettare il traffico), procedere ad una media di 35km/h, che vorrebbe dire impiegare 55 secondi per arrivare, parcheggiare, chiudere, etc.

Considerato il fatto che le operazioni uscire dal parcheggio, entrare in strada, chiudere, e tutto sono praticamente necessarie anche con la bici, in auto guadagnerei circa 60 secondi, cioè sarei in piscina un minuto prima.

Ma questo è il punto di vista personale/individuale.

Quando sono a Francoforte devo percorrere circa 6 km per arrivare in ufficio, in bici impiego non più di 16 minuti. Prendendo i mezzi di trasporto, con le coincidenze giuste, posso arrivare in 35 minuti. In questo caso è conveniente la bici. In auto, all’ora di punta, il tempo necessario è di circa 20 minuti, una velocità media inferiore ai 20km/h.

È l’effetto dei semafori. Ci sono semafori per ogni cosa, e per di più la metro di Francoforte è di superfice, ed ha ovviamente la precedenza. In bici te la cavi non rispettandoli, in fondo stai passando sulla ciclabile, sopra i marciapiedi, se non ci sono pedoni la strada è libera, e lo è spesso.

Supponiamo che ogni utente della strada prenda l’auto. Supponiamo che in un’ora ci sia un traffico di 100 auto. I punti di partenza e di arrivo sono casuali, e casualmente distribuiti in una determinata area di interesse.

Supponiamo una situazione differente in cui il 50% degli utenti scelga la bici al posto dell’auto.

D1. Ci sarà più o meno traffico?
D2. Il tempo di percorrenza medio di ogni utente sarà maggiore o minore?
Prendiamo in considerazione un’ultima situazione: il 100% degli utenti sceglie la bici per spostarsi. Di nuovo le domande:

D3. Ci sarà più o meno traffico?
D4. Il tempo di percorrenza medio di ogni utente sarà maggiore o minore?

R1. Intuitivamente, ma anche scomodando qualche algoritmo di collition detection, con meno auto e più bici la possibilità di collisioni, ovvero di conflitti di precedenze è minore. Quindi il traffico è minore. Ok, l’automobilista deve aspettare che attraversi la bici, ma questo evento è più raro e meno fastidioso dell’aspettare che passino più auto (tenendo conto della risposta a 2.)

R2. Il tempo di percorrenza sarà in media maggiore? è difficile rispondere a questo. Se è vero (come lo è) che l’auto viaggia più velocemente, ha una maggiore accelerazione, frena più prontamente. È anche vero che il traffico (il numero di auto presenti) rallenta la mobilità, rendendola poco scorrevole, e creando ingorghi. È molto probabile che il vantaggio dell’avere un mezzo più potente sia annullato dal non avere vie di fuga per poterlo sfruttare.
Con il 50% di traffico automobilistico trasformato in ciclistico le auto dovrebbero avere maggior spazio di manovra, e riuscire a svincolarsi più velocemente dagli ingorghi più rari.

Ad intuito direi che debba esistere una specie di numero caratteristico di ogni strada, che descrive oltre quale numero di auto si forma un ingorgo con una certa propabilità. Ovvero forse è il caso di parlare di funzione caratteristica che lega la probabilità di ingorgo al numero di auto presenti in strada.

FCI(n) = p con p reale e 0 < p < 1

(Funzione Caratteristica di Ingorgo)

D5. Supponendo di avere a disposizione questa funzione, come la si potrebbe usare per determinare se e in quale misura sia conveniente l’uso della bicicletta?

R5. Per rispondere a 5 bisogna definire “conveniente”. Per me conveniente è un minor tempo di percorrenza medio, ovvero:

n
S    TPT(i)
i=1

(Tempo di Percorrenza Totale) dove n è il numero di utenti. Il tempo di percorrenza dovrebbe essere in relazione alla FCI, rivedendo questa funzione, dovrebbe anche essere legata ad un intervallo di tempo, ovvero è una funzione a 2 variabili:

FCI(n, D) = p

con D reale è una misura del tempo, diciamo secondi, durante il quale l’utenza sta percorrendo la determinata strada.
Uso D come Delta t, intervallo di tempo, si potrebbe pensarlo come integrale, ovvero:

t1
S    FCI(n) dt
t=0

ma essendo FCI non dipendente da t, risulterebbe

t1
S     FCI(n) dt = (t1-t0) * FCI(n)
t=t0

Ritorno sui miei passi e considero FCI(n) una funzione con una variabile aleatoria intera n.

È costante, non dipende dall’ora della giornata, le ore di punta lo sono perché l’utenza è maggiore, ovvero perché n è maggiore, può dipendere dalle condizioni metereologiche, dal grado di concentrazione dell’utente, e via dicendo. Ma dovendo produrre una probabilità confido che questa funzione riesca nel suo scopo senza dover scomodare tutte le componenti, anch’esse probabilistiche.
Dunque, tornando al problema, il TPT(i), tempo di percorrenza totale dell’utente ‘i’, è funzione della probabilità di ingorgo, della velocità massima, e dell’accelerazione possibile nel percorso P che deve fare per raggiungere la destinazione.

TPTi(VmaxP, AmedP)

Velocità massima e accelerazione massima sono dipendenti dal percorso, considero che si possa determinare una media di questi 2 parametri. La velocità massima è regolata dalle possibilità del mezzo e dalle norme che limitano le velocità per questioni di sicurezza stradale. L’accelerazione media è dipendente dal mezzo e dal percorso, vale che una bicicletta non può accellerare oltre un certo limite, e che in salita la sua accelerazione sarà comunque minore, e questa cosa vale, nelle dovute proporzioni, per ogni tipologia di mezzo.

E ovviamente TPTi(VmaxP, AmedP) ha a che fare con la probabilità di ingorgo, che è dipendente dal tempo T, risultante dall TPTi() stessa. Sia

TPTi(VmaxP, AmedP) = Ti

allora FCI(n), n sia 100, FCI(100) p_100, la probabilità di ingorgo è Ti*p_100.

D’accordo, ma come questa probabilità influisce sul tempo di percorrenza?
E influendo su esso, cambia Ti, ovvero, provo a fare un esempio:

Ti = 600 sec.
p_100 = 0.001

la probabilità di ingorgo sarà 0.6 , supponendo che un ingorgo standard diminuisca la velocità media di percorrenza di un singolo utente del 10%, e supponendo che tale velocità media fosse 30 km/h, sarà 24 km/h, se in 10 minuti (1/6 di ora) a 30 (2 min/km) ha percorso 5 km, allora a 24 km/h, per percorrere 5 km avrà bisogno di 750 secondi, ma l’equazione diverrà:

Ti = 750 sec.
p_100 = 0.001

e la probabilità di ingorgo sara 0.75, e così via.

Le variabili sono interdipendenti ed è il caso di parlare di equazione differenziale. Ma essendo p_100 una costante, basta aggiungerla alle variabili aleatorie di TPTi:

TPTi(VmaxP, AmedP, p_100) = Ti

Dunque, VmaxP e AmedP sono funzioni caratteristiche del mezzo e del percorso,

VmaxP = vm(k,p)
AmedP = am(k,p)

dove k sta per kind (tipo di mezzo) e nel caso che interessa me può essere ‘auto’ o ‘bici’

in sostanza sarebbe interessante valutare qual è il valore

TPTi(VmaxP, AmedP, p_100) = Ti

nel caso dell’auto:

TPTi(vm(‘auto’,p), am(‘auto’,p), p_100) = Ti

e nel caso bici:

TPTi(vm(‘bici’,p), am(‘bici’,p), p_100) = Ti
MA non bisogna dimenticare che le auto hanno una probabilità di collisione/conflitto per precedenza maggiore rispetto alle bici, quindi è più corretto rivedere la funzione

FCI(n) = p

nel senso di

FCI(a,b) = p

con a numero delle auto, e b numero delle bici. Essendo
FCI(0,b) =~ 0

per b non sproporzionalmente alto (non vicino alla saturazione completa delle careggiate, condizione piuttosto improbabile).

MA, seconda obiezione, bisogna anche stabilire quanto sia influente un ingorgo sulla percorrenza di un auto, e quanto lo sia sulla percorrenza di una bici. Ovvero, in caso di ingorgo con la bici si riesce comunque a muoversi, con l’auto la cosa è più difficoltosa, cioè l’influenza sulla velocità media, la riduzione di velocità media per una bici dovuta alla presenza di un ingorgo è praticamente insignificante. Vale a dire che il valore di FCI(a,b) incide solo su TPTi() di un’auto.

A questo punto ha senso e non si perde molto di dettagli (nelle condizioni non estreme) considerare FCI(a) e ignorare completamente la presenza delle bici in quanto ininfluenti per il verificarsi dell’ingorgo.

Ma sto contraddicendo l’evento di stamattina, quando attraversavo un incrocio andando in bici. Il mio attraversamento ha causato un ingorgo. Ovvero è giusto far dipendere FCI(a,b) sia da a che da b, ma può essere ignorata nella valutazione di TPTi() nel caso di i = bici
Un caso estremo è 99 bici e 1 sola auto. In tal caso la probabilità di ingorgo o rallentamento influisce sulla percorrenza della unica auto, ed è il caso che l’unico automobilista prenda la bici per avere meno rallentamenti possibili, sempre che le caratteristiche del mezzo non sopperiscano al tempo perso nel dover rallentare e dare le precedenze.

Altro caso estremo è quello che 99 auto e 1 sola bici. Visto che gli ingorghi non influiscono sulla percorrenza di una bici, le 99 auto avranno un disturbo in più e una maggiore probabilità di ingorgo, ma l’unico ciclista è rimane comunque nelle condizioni ideali di percorrenza, dipendenti sostanzialmente dalla propria gamba e dall’asperità del percorso.

Parlando di velocità medie, una bicicletta può tenere circa 15km orari, senza troppe difficoltà. Mentre un’auto, in una zona con limiti di 50 km/h ha una velocità media di percorrenza di circa 30 km/h. Ma questo è vero in teoria.

Le notizie a riguardo riportano queste velocità

http://www.lastampa.it/2012/05/16/italia/cronache/velocita-media-chilometri-all-ora-in-citta-si-viaggia-lenti-come-nel-XryHlFrywXunZmoxHOjTIP/pagina.html

15 km/h e scende fino ai 7 km/h
Scegliere l’auto per muoversi nelle ore di punta è un’utopia. In realtà riuscire a tenere la media dei 30 in una strada con limite di 50 è piuttosto azzardato, spesso prevede il non dare precedenza ai pedoni, e una guida piuttosto aggressiva.
Questi i dati provenienti dalle scatole nere:

In città, tutti i giorni in auto, alla velocità di una bicicletta…

Nel percorso urbano meno di 20 km/h

Ma sarebbe comunque interessante determinare empiricamente la forma delle funzioni caratteristiche, o comunque cercare di modellare in questa maniera il traffico

Riguardo la praticità (spesa, etc.) ci sono prodotti veramente interessanti a prezzi contenuti:

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Nota: uso S la prima vota come Sommatoria (Sigma), le altre volte con simbolo di integrale. È perché sono pigro e non mi va di formattare bene. Non è un errore, è pigrizia, una mia caratteristica.

Di nuovo questo discorso di merda. Rompetegli quel gioco.

Migranti muoiono sui barconi. Oddio la morte. Esultare per la morte è deprechevole, eccetera.

Dalla parte dei migranti.

Sei povero, l’Europa è ricca, bisogna elevarsi, trovare una situazione migliore. Qui c’è guerra, e se non c’è fra un paio di mesi ci sarà, oppure è poco più là, e quindi arriva. Qui c’è fame, si lavora ma per pochi soldi, per lo più sfruttati dal mondo ricco che vuole prodotti a poco prezzo, e qui tutti a spaccarsi la schiena. Cosa si fa? Ribellarsi, far rispettare i propri diritti, far deporre il presidente corrotto e prezzolato dalle economie ricche? E sì … come non lo si sa? Appoggiare un gruppo di ribelli, imbracciare un fucile, fucile venduto dai ricchi del Mondo, pagati con le schiene rotte dei nostri padri, per poi arrivare al potere e farsi corrompere di nuovo, e aspettare il proprio turno, che qualcuno venga a spararci alla schiena.

Sei povero, cosa si fa? Andarsene, qui non cambia niente, se non imbracci il fucile tu lo fa qualcun’altro. Vattene.

Ma come? Ci sono diverse vie per l’Europa. Una, ad esempio, è la Spagna, stretto di Gibilterra, facile da attraversare, abbastanza sicuro, spesso percorso da trafficanti di droga, cosa piuttosto richiesta in Europa, ma illegale. Il problema sono i documenti, in Spagna bisogna essere entrati in modo regolare, altrimenti non si ha la patente, ad esempio, così non ci si può muovere, e se c’è un controllo possono arrestarti, si è ricattabili e si è sempre esposti al potere dei prepotenti.

Un’altra via è per l’Italia. In Italia puoi vivere e fare tutto nella quasi illegalità. Ci sono pochi controlli, raramente si è incarcerati, se si protesta si è ascoltati, si sta bene, non è freddo. Il problema è la via. Trafficanti, di uomini, chiedono fino a 2mila euro per attraversare un tratto lungo di mare, spesso calmo, ma a volte non sicuro. I barconi che affondano sono circa il 10%. E una volta affondati non c’è scampo.

Dalla parte degli stanziali.

La proprietà privata è un furto? Lo Stato tassa la proprietà non permettendo di mantenerla, le banche sottomettono le istituzioni facendo impoverire i piccoli proprietari, non sono invece loro i ladri?

Arrivano i migranti e occupano le case, la mia casa, il mio investimento, il frutto del mio lavoro che non avevo speso per usarlo per progetti più grandi. Questo investimento non ha funzionato. E ora fanno pena. Sì, fa pena vedere che muoiono sui barconi cercando di arrivare in Italia.

I morti fanno pena, ma non quei parassiti che sono nella casa che pensavo fosse un investimento. Mi mettono i bastoni tra le ruote. Che pensano di essere migliori? I miei progetti non valgono nulla? La mia famiglia, quello che avevo in mente: buttato per la decisione di non doverli toccare. Perché? Perché non sono rimasti dove erano? Oppure perché non lavorano e non pagano un affitto?

Non vorrei molto, ma mediare. Ecco.


Questa cosa è quella che non farete mai se continuate ad andare dietro ai vari Bossi, ai Salvini, eccetera. Non medierete. Mai.

Purtroppo sono proprio quelli che non c’entrano niente a votare la Lega. Ma d’altra parte nessuno propone di mediare.

Però c’è sempre chi ragiona col culo. O sei Salvini che vuol bruciare i neri nei barconi, oppure parli delle condizioni estreme attraversate dai poveri per far passare in secondo piano tutto quello che gli si giustifica. Nel secondo caso, passano 10 anni, più o meno, e gli stessi migranti iniziano a votare Lega. Ecco, hai creato il circolo vizioso grazie al quale la politica si foraggia senza inventare nuove idee.

Il punto è che bisogna minare le posizioni di rendita, anche quando si tratta di politica. Altrimenti essa si adagia sul solito conflitto, li trovi a litigare nei talk show e alla fine farsi i complimenti: “bella partita”. Avversari, sempre, ma sportivi.

Rompetegli quel gioco.

Lasciateli andare

USA: facciano quel che credono.
Erano una luce guida, ora sono intrappolati nella loro paura del buio e brancolano senza direzione.

Guardate come è cambiato il consolato americano a Francoforte (conosco questa storia per bocca di un amico che vive lì da quando era bambino ed ora ha più di 40 anni). Fino agli anni ’90 il consolato aveva un semplice muretto di confine, non completamente chiuso, era molto aperto e comunicativo con l’esterno, i residenti americani parlavano e frequentavano i tedeschi senza nessun problema. Era l’emblema dei valori di libertà.
Oggi il consolato è recintato completamente, la recinzione è alta minimo 3 metri, ogni entrata è presidiata da uomini armati, a stento parlano con gli abitanti locali, è solo la polizia tedesca che riesce a renderli tollerabili con la loro insospettabile gentilezza e cortesia. Sono la rappresentazione della paura e della diffidenza.

E questo è ciò che è accaduto alla luce guida, ora vogliono guidarci nel buio, non è più tempo di seguirli.

Chiaramente, dal punto di vista economico siamo sempre stati una provincia, noi subalterni abbiamo prodotto, e loro ci hanno fatto sognare col loro cinema, la letteratura, i voli spaziali, la speranza, il sogno (americano) e tutto il resto.

Ma ora non sono più capaci neanche di darci un lume di speranza, neanche un sogno. Ora sono come vedenti, spaventati di aprire gli occhi, per paura di rimanere accecati da chissà quale terribile raggio laser. E così brancolano.

Non parlo di Trump, la sua elezione ha solo reso evidente il tracollo della cultura americana. L’ascesa è finita, la finzione non regge e non è riuscita a coprire gli orrori persino peggiori che sotto l’amministrazione Obama essi sono riusciti a compiere nei confronti di popoli poveri e oppressi da secoli di sfruttamento. 200 anni di storia, da sopraffatti a sopraffattori, poi carnefici, e poi orribili orchi spaventati dagli scarafaggi, come degli immensi elefanti che scappano da un topolino.

Il tracollo è inevitabile. Oggi s’è grandi, non si gioca più alla guerra. E francamente mi hanno stufato, vorrei vedere qualcosa di diverso, altri riferimenti, accetterei persino la supremazia cinese. Basta cowboys

L’arte del compromesso

Stamattina devo solo correre per 50′, corsa lenta. È mercoledì ed a Castelferretti c’è mercato. Che importa? faccio via del Consorsio poi giro per la strada che porta allo stadio, giro intorno allo stadio. Inevitabile non notare la differenza tra via del Consorsio e la zona stadio di Falconara, molto più tranquilla e silenziosa quest’ultima. Ed inevitabile notare come a livello emotivo incide, anche nel correre si sente parecchio la differenza. Corro sul marciapiedi, le auto non mi disturbano, eppure è una specie di agitazione che si trasmette dal movimento delle auto a me. È lecito chiedersi dove accidenti state andando tutti? Sì, lecito, e la risposta è anche semplice: da qualche parte.

Da qualche parte, comunque un po’ diversa per ognuno. E nessuno riesce a mettere daccordo chi deve andare esattamente dove deve ed esattamente all’ora in cui deve trovarsi proprio lì. È impossibile. Per questo c’è bisogno che ognuno faccia da se. Altrimenti si potrebbero organizzare in maniera tale che uno guida, gli altri semplicemente aspettano di arrivare, si potrebbero predisporre mezzi più grandi delle automobili, di modo da poter far salire un numero maggiore di 4 persone alla volta, e addirittura far specializzare alla guida una sola persona, che per tutto il tempo faccia questo servizio. Servizio pubblico, lo chiamerei.

Ecco, ma nessuno vuol scendere a quel compromesso. E magari trovarsi lì 10 minuti prima o 10 minuti dopo.

Quello che più mi stupisce di noi italiani è la pazienza con la quale riusciamo a stare in fila senza fiatare. Eppure non ammettiamo nessun altro tipo di compromesso. Appena ne abbiamo l’occasione facciamo come ci pare, perché è nostro diritto. Senza starci a pensare troppo se convenga o meno.

Mai ci chiediamo perché si fa la fila. Non sarebbe meglio passare avanti a tutti e farsi servire per primi? Se io fisicamente sono più grosso potrei pretenderlo, no? Allora perché non organizzare le code in base alla stazza? Oppure si potrebbero organizzare tornei di lotta periodici per poter stabilire le priorità nelle code. Non è una cattiva idea. Del resto mettiamo in discussione tutto, perché non mettere in discussione anche le code?

Ah, ma la macchina conviene, comunque

la casa delle meraviglie. Fateci morire in casa

 
… prima di tutto “lo sapevano” e “è probabile che” sono 2 concetti differenti.
Seconda cosa, e se anche l’avessero detto chiaro e tondo, quanti prenderebbero la valigia e se ne andrebbero? e dove poi?
Le case sono antisismiche? Quando si acquista una casa lo si chiede o semplicemente “il mattone è sicuro”, “la zona è bella”, etc.
Gli appaltatori avranno le loro responsabilità, ma spendere un patrimonio e passare sopra a “particolari” come una certificazione energetica e antisismica è da scemi, se consideri che la pagherai per una vita, è da ultrascemi.
 
Compri una casa e dai per scontato che chi l’ha costruita l’abbia fatta con responsabilità e perizia, e che, visto il prezzo, non si sia approfittato per risparmiare qualcosa. Spesso non è neanche questione di malafede, è questione di ignoranza e incapacità, molte case sono venute su come funghi negli anni ’60, ’70. Altre sono state ristrutturate ed ampiate alla meglio e poi s’è pagato un condono, si è cercato di farle passare e sono passate. Poi arriva Charlie e dice che le ha costruite la mafia, in fondo è un sinonimo di Italia, ci sta, no? Committente scemo, esecutore ignorante, controllore che chiude un occhio per un manipolo di voti in più che tanto gli basta. E allora boh. Arriva un terremoto e la colpa è del governante che non ha fatto funzionare i controlli, del costruttore, del committente che ci vive e rischia di morirci sotto. Epperò bisogna risarcire i danni.
 
E questo del risarcire i danni è un po’ come giocare alla pari, ad esempio se giochi a calcio ed uno dell’altra squadra si azzoppa, allora devi permettergli di cambiare giocatore oppure rimandi la partita, altrimenti sarebbe sbilanciata e per nulla divertente.
In Italia ci sono città e regioni intere che zoppicano da anni, a volte c’è il sospetto è che facciano finta per non stancarsi troppo, e che di giocare per vincere non gliene freghi un granché. Ma pure se non dai modo a qualcuno di rimettersi bene da un infortunio finisce che ricomincia a giocare troppo presto e zoppicherà a vita. E così sono i finanziamenti.
 
Ho paura. Non sono a Tolentino, ma ho paura per i miei, per casa, per gli amici, un po’ per tutto. Ma quello che non mi piace sentire è sempre la solita lamentela. Quello che è, che abbiamo, lo è e lo abbiamo perché col tempo l’abbiamo costruito, così, male. E tutta questa conoscienza che abbiamo, e che NESSUNO ci ha mai nascosto, non ci è servita a fare case migliori, a prendere provvedimenti prima, ce ne siano scientemente fregati, abbiamo cose più importanti prima. Priorità. E se poi spendi i soldi e non ci sono più terremoti? Eggià. Ma se il mercato delle case va giù e non puoi rivenderla perché non ha nessuna certificazione? E se ti ritrovassi con un mucchio di mattoni, intatti, abitabili, ma comunque sempre un mucchio di mattoni? Se quell’investimento sicuro diventassero soldi buttati?
Volevo scriverlo su Facebook, sembra un’invettiva, e non mi va. È solo una riflessione, senza troppe pretese, ma abbastanza lunga. Ho amici in mezzo ad una strada e non voglio assolutamente offendere nessuno. Nessuno ha colpa, l’ho già detto, ma nessuno è assolutamente innocente, purtroppo.
Coraggio. Ecco, vorrei dire coraggio ed augurarlo davvero. Ad averlo!
Si sente dire “voglio una casa di legno”, “tanto io me ne vado”. E se non restassero parole?!? Vorrei trovassimo tutti il coraggio di seguire le nostre idee, anche le più banali e sovversive. Coraggio di fare la cosa giusta.
If you have a fact, face it! If you have a dream: chese it! you only live once …
sono versi di una canzone che ho sentito per radio, una radio jazz non ho idea di che canzoni sia, ma non importa. I problemi si affrontano, e i sogni si agguantano. Altro che “vorrei”. Coraggio!

The love of power

When the power of love overcomes the love of power, world will know peace.

Jimi Hendrix o William Ewart Gladstone, comunque riflettevo su come ultimamente si stia cercando di scindere questo legame guerra-potere, su quanto si stia cercando di far passare il potere, e l’amore per il potere dei potenti, distinto dalle guerre che fatalmente accadono, così, scorrelate.

Si cerca di far credere che Obama, Bergoglio, Hollande, Draghi, Gates, Buffett … (andiamo più su? ok, non importano i nomi) ecco, che essi non c’entrino nulla. Nulla con lo ISIS, nulla con i guerriglieri sanguinari africani, nulla con i rovesciamenti governativi del sud-america, nulla con Mubarak, post-mubarak, post-post-mubarak, nulla con Gheddafi, post-gheddafi, post-post … nulla insomma.

Cioè che nulla… Aspirano al potere, lo raggiungono e questo potere li mette nella situazione di essere impotenti tutti contro le guerre che accadono nel mondo, loro malgrado. …che nulla possano farci riguardo alle violenze. Loro aspirano al potere in modo pulito, e lo raggiungono senza esercitarlo. Che equivalerebbe in effetti a non raggiungerlo mai. La contraddizione è nel fatto che il potere lo raggiungono, ed è evidente, e mai lo esercitano.

Basta fare un po’ di sport per capire che chi è davanti si è confrontato, ed ha vinto. Non teoricamente, ma realmente, ha esercitato.

Cosa? Quale altra stronzata dovrei ascoltare oggi? Ditemi ancora ragazzi della tv, sono curioso. È puerile persino la vostra dialettica ormai, non fate più neanche lo sforzo di tirar fuori un congiuntivo corretto. Ah, questo sì, lo fate per essere più “alla mano”, ovvero semplici, quindi innocenti. (dovreste ricordare: Edipo non voleva vedere, ma quando fu costretto a vedere non sopportò la vista e si cavò via gli occhi dalle orbite. E non “si giro da un’altra parte”).

p.s.: non un granché di post, me ne accorgo, ma certe idee vanno fissate

Manipolazioni

“Un altro ladro disoccupato” recita il volantino con su un disegno di un barbone e il fumetto “fatemi l’elemosina”.

Pubblicità di antifurto per la casa. Ovvio. Ci sono migliaia di furto di appartamento:

1 ogni 60 secondi. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/boom-furti-in-casa-raddoppiati-c4a81086-f69a-40da-9986-577c1e7231f3.html (2012)

1 ogni 2 minuti. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/boom-furti-casa-citt-pi-pericolose-1097226.html (2015)

entrambi i titoli sono  di boom, ed entrambi dicono che sono in aumento … ma, aspettate un attimo, qualcosa non torna, no??

2 minuti sono 120 secondi, è così da sempre, e quindi ne sono la metà rispetto al 2012, o sbaglio? e quale sarebbe il boom?

Cioè, sia chiaro, la proprietà e sacra e va difesa, l’antifurto sì, forse è necessario, ma qui sembra piuttosto che si voglia vendere per tirar su l’economia.

Poi ci si mette anche il politico con il vendere le pistole, e il gioco è fatto.

Credo che sia un po’ una manipolazione.

 

(sorgente foto: https://www.flickr.com/photos/gruik/4381884990/in/photolist-6ZcGKT-6ZcGRD-7F9qCr-eFitAn-eFisS6-kf9Zt9-kf8kdc-7FdiKd-6C1Frc  gruik le film CC

Pensioni, demografia e patto sociale. Tutto da rivedere.

Un po’ stufo di sentire la solita storia dei giovani che pagano le pensioni agli anziani e del bisogno di aumentare le nascite e supportare le politiche per la famiglia (va detto che effettivamente i figli nascono anche senza una famiglia, e andrebbero tutelati ugualmente, ma questo ai più sembra solo un particolare … non importa), vorrei replicare a questa teoria economica con qualcosa di propositivo.

Che bisogna fare figli per sostenere gli anziani è un concetto antico, di una società che non aveva garanzie sociali. Cosa è cambiato quindi? È cambiato che non importa che i figli appartengano alla tua di famiglia od ad un’altra, è un patto sociale in questo senso, non più un patto familiare.

Il problema è che questo sistema non è ambientalmente sostenibile. Solo perché tra i critici di Malthus ci sia Karl Marx non vuol dire che le sue teorie siano da cassare. Semplicemente lo stiamo vedendo, i mari non hanno più pesci. E questa è la fase 1. Il territorio boschivo diminuisce, il territorio destinato alla coltivazione aumenta. L’anidride carbonica è in aumento, e con questo la temperatura. Le zone temperate sono più calde, quelle desertiche si estendono. Gli umani sono a rischio estinzione perché mancano le risorse alimentari, la frase “non c’è limite allo sviluppo” è un’idiozia che sta diventando evidente.

La risposta è nel tipo di sviluppo, credo. Perché lo sviluppo deve essere principalmente tecnologico, e con questo, e questo, dovrebbe sostenere la vecchiaia, non i giovani che lavorano.

In cosa investire quindi? Automazione.

Non avremmo le forze per coltivare il terreno, per costruire gli edifici, per lavorare 8 ore al giorno. Saremo vecchi. Il numero di anziani e in età non lavorativa, sarà maggiore di quello dei giovani. Chi dovrebbe garantire loro un buon tenore di vita? La domanda trova risposta cambiando “chi” con “cosa”, e quel cosa è la produzione automatizzata, il supporto automatizzato, la burocrazia automatizzata.

È stupida la paura di non avere lavoro, e per di più è assurda.

I giovani disoccupati avrebbero un milione di cose da fare di cui non si curano, e per le quali non c’è interesse.

Volete cambiare il Mondo? Iniziate da un garage, così ha iniziato Steve Jobs, il garage di suo padre. Era un bamboccione quindi? Ecco, se vi piace vederla così, sì, lo era.

quanto costa un immigrato ripresa: pere – mele = albicocche

Suppongo che sia lecito pensare che chi mente sia in cattiva fede. Non lo è?

http://www.thepostinternazionale.it/mondo/italia/quanto-costano-davvero-gli-immigrati

È stato specificato anche davvero. Ecco perché sono pere – mele.

Ci sono 2 definizioni di immigrati.

  1. Immigrato che arriva e ha bisogno di assistenza
  2. Immigrato che non è mai stato integrato e produce

Chi non è stato mai integrato e produce, lo fa dopo un tempo in cui è assistito, è una spesa, poi diventa praticamente parte del sistema nazionale, anche non essendo riconosciuto, e quindi produce.

Mentre chi arriva spende e basta.

Valutare il ROI su chi arriva è una supposizione, non una certezza. La certezza è la spesa. E la spesa è di 12 miliardi.

I 16 miliardi di cui si parla sono stati scorporati dal sistema Italia arbitrariamente, e semplicemente per coprire il fatto che in Italia non esiste integrazione, o quanto meno non funziona. Perché considerare un extracomunitario che lavora qui da più di 10 anni “immigrato”? Eventualmente esso ha figli, che non sono cittadini italiani fino al 18-esimo anno, ma hanno diritti, però diritti di serie B.

La malafede qui è doppia. Da una parte si cerca di mettere sotto il tappeto la mala gestione dell’accoglienza dicendo che infondo si spende meno di quello che ci si ricava (ma quando mai???), dando spazio a Mafia Capitale, e altro, che evidentemente non ha importanza, visto che i numeri vengono mescolati e rigirati alla bisogna. D’altro lato, o forse dallo stesso, si decanta la bellezza dell’integrazione e dell’accoglienza, che è semplicemente un inferno per chi arriva in Italia e lavora da anni in questo Paese, che non gli riconosce diritti, che viene trattato come un diverso per anni, anche chi nasce in questo Paese si trova ad essere un bimbo, e poi un giovane, di serie B. Cioè la frase “quanto rendono gli immigrati” nasconde i pregiudizi etnici di cui si accusa chi vorrebbe semplicemente essere obiettivo.

Ecco pensarla a questa maniera è un po’ come la pensavano negli States del sud 200 anni fa: quanto rendono gli schiavi VS quanto costa il viaggio di una nave negriera.

Del resto il parallelo è anche sensato considerando quanti morti ci sono e quanto gli scafisti siano spalleggiati e aiutati dalle istituzioni.

È chiaramente un paradosso, non voglio dipingere la realtà come non dovrebbe essere, e come non è, ma infondo ho solo estremizzato un pensiero latente.