Analfabetismo funzionale. Ovvero Governo ladro

Governo ladro … e Renzi né è la dimostrazione.

Maratona di Roma

Riprendo questa statistica che dice che solo il 20% degli italiani siano capaci di comprendere un testo.

Nella blogsfera (se ancora la chiamano così) c’è un articolo di Rudy Bandiera piuttosto catastrofista “Siamo un popolo di analfabeti funzionali e, spesso, di idioti

Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.

Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.

Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.

Stamattina vado a Macerata. Devo fare l’analisi del sangue perché sembra abbiano
trovato una persistente situazione di inversione della formala leucocitaria.
Vuol dire, mi ha spiegato lunedì scorso la dottoressa, che alcuni componenti del sistema
immunitario sono leggermente fuori scala e invertiti, e vuol dire inoltre
che la situazione si è ripetuta (persistente) più volte negli ultimi 2 anni nei quali
ho donato il sangue.

“Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10” mi disse la dottoressa lunedì. Sto
fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?

Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.

Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.

Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.

Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.

La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.

Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.

E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.

Perché non salire su quel treno invece che farsi abbaiare dal miraggio pubblicitario
di una strada deserta, un deserto della ragione nella quale coltivare un sogno di
libertà che riesce a far ignorare il logorio delle catene che feriscono le caviglie
nell’attesa di arrivare al lavoro dove potersi lamentare per qualsiasi cosa, chessò,
del Governo, di Renzi, della squadra che non va, o il presidente farabutto? Perché no?

5 motivi per cui la CGIL va difesa oggi (persino da un capitalista)

Non sono un operaio, non sono un dipendente. Ma sto con la CGIL

Manifestazioni nelle piazze, proteste, spiegazioni in tv. Non dovrebbe fregarmene niente, ma c’è qualcosa che mi disturba riguardo alle storie attorno l’articolo 18, ed esattamente la cosa che mi disturba è che incrina il concetto stesso di contratto lavorativo e di accordo. Rompe un mio punto di riferimento.

Non sono un dipendente, ma lavoro, devo stabilire delle regole secondo le quali rapportarmi con gli altri, decidere, di comune accordo, se sto sbagliando io, o se sta sbagliando il mio committente. Non posso accettare di firmare un accordo del tipo, “tu lavori fintanto che a me mi va bene, poi te ne vai e zitto”, non lo posso firmare se quel “tu” sarei io.

Ho bisogno di una salvaguardia, sono un professionista, non un avventuriero.

1. Nessuno deve essere soldato di ventura

Ho firmato in passato contratti che si concentravano sul fatto che io non avrei fatto danni all’azienda, che io avrei rinunciato al riutilizzare il codice, che io avrei fatto questo e quello nei tempi stabiliti. In quei contratti non c’erano esplicite clausole di salvaguardia. Ed è una cazzata.

C’erano invece clausole che parlavano di “risarcimento di eventuali danni” da parte del consulente. Un idiozia del genere non va scritta in un contratto di prestazione professionale.

Un danno va risarcito a chiunque, anche se non si hanno rapporti di lavoro con esso. Non c’è alcun bisogno di scrivere che durante una prestazione d’opera vanno risarciti eventuali danni. In particolare è riferito al danno subito dal committente per la mancata esecuzione dell’opera da parte del consulente.

Mettiamolo sotto un’altra forma: se il consulente non esegue il lavoro, non solo non viene pagato, ma devi risarcire il committente per il danno che gli hai causato per non averlo eseguito.

Allora, vado a comprare una sedia, se non la trovo come mi piace a me, non solo non pago la sedia, ma mi risarcisci perché ho perso tempo a cercarla nel tuo negozio.

Non ci siamo. Non è così che si regolano dei rapporti.

Oppure un motivo di recesso senza preavviso da parte del committente è la sopraggiunta disdetta da parte del cliente della commessa.

Traduco: il committente non rischia niente, fa da passa carte, fintantoché il cliente gli chiede il lavoro allora il consulente ha il lavoro, quando il cliente decide di non proseguire, il consulente se ne va e zitto. (Cioè, ciccio, te che ci stai a fare? Ci fai la cresta, poi sticazzi?)

Seriamente sono un professionista, qui in Italia abbiamo difficoltà a rispettare le regole, ma un contratto del genere non va firmato.

E se è rimasto solo il sindacato a difendere un principio del genere, talmente basilare e banale, allora sto col sindacato, perché almeno questo principio sopravvive per gran parte degli italiani.

2. La subordinarietà ammazza l’anima

Non nego di aver avuto problemi di stabilità emotiva per altre questioni, ma mi sono trovato in situazioni di stress eccessivo dovuto ad un invasivo controllo da parte di un committente, e le due cose sommate mi hanno costretto a lasciare dei lavori. Anche questa è una cosa che va messa nel contratto: nessun rapporto di subordinarietà vuol dire poter essere momentaneamente irrangiungibile senza dover giustificare nulla.

L’instabilità emotiva può essere indotta proprio dall’eccessivo stress, non è cosa da poco pensare che da un momento all’altro potresti essere in condizioni di doverti cercare un lavoro, non è cosa da poco il vivere col fiato sul collo e la sensazione di essere controllato. Non è così che si produce.

Ma non solo. Questo ha effetto anche nei rapporti con gli altri. Non è certo una persona stabile quella che è sottoposta a stress e critiche continue, non è gente bella con cui trattare, non riesci neanche a fornirgli un servizio web a qualcuno che, tornato a casa, l’unica cosa che pensa è rilassarsi, magari con qualche bicchiere in più, e non pensare ad altro.

Io vorrei gente che, tornata a casa, soddisfatta del proprio lavoro, possa concedersi il lusso di essere entusiasta della vita tanto da andare a cercare delle informazioni e delle conoscenze, di sottoscrivere servizi interessanti, di giocare con altri, di socializzare e di crescere.

La preferisco gente così e la preferirei anche se producessi scarpe da ginnastica, o succhi di frutta, o viaggi vacanze, o piastelle per bagni, o macchine sportive, o elettrodomestici, o sedie alla moda.

Non la preferirei gente così se producessi medicinali per ipocondriaci, se producessi prodotti del lusso.

3. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare, non cancellate

Non apri una azienda in Italia perché nessuno rispetta le regole e se vuoi che esse siano rispettate devi aspettare un decennio. Se anche tu potessi licenziare un dipendente il giorno dopo, questo non ti salverà.

L’obiettivo di un imprenditore a favore dell’abolizione delle tutele è fare il passacarte, fare la cresta sul lavoro.

Una persona del genere non è un imprenditore. È una canaglia senza scrupoli e un parassita della società, al pari di molti politici. Si capisce da ciò perché accettano di partecipare alle feste dei politici.

Non si era mai visto qualcosa del genere. La DC invitava morti di fame alle proprie feste, regalava pacchi di pasta ai poveri per raccogliere voti, molti voti. Il PD di oggi invita imprenditori e regala corruzione, malaffare, cattive abitudini e distribuisce irresponsabilità a manbassa.

Non ci bastava avere una classe politica corrotta, ora dovremmo avere anche una classe imprenditoriale parassita. Io credo, caro Matteo Renzi, che questo sia il passo spedito verso il baratro.

4. Le argomentazioni a favore della cancellazione dei diritti sono inconsistenti

La ggente, la gggente è col PD. 40% alle europee e 80 euro in busta paga. Cose vere.

Non capisco come le persone siano così lobomotizzate da percepire come positivo l’abolizione del tempo indeterminato. I giovani poi, cioè siccome non hanno accesso al tempo indeterminato, siccome non hanno tutele, allora queste vanno tolte a chi ne ha.

Bene, vediamo di tracciare uno scenario in cui queste tutele vengono cancellate, facendo un paragone con la situazione odierna:

Oggi: hai un lavoro a tempo determinato e al momento del rinnovo non sai se avrai un estenzione o continuazione del rapporto.

Dopo il Job Act: hai un lavoro a tempo indeterminato e non sai, già da oggi, se il rapporto continuerà tra un mese (il preavviso spero rimanga).

5. Esistono già gli strumenti per limitare l’uso dei contratti a termini. Ma non sono usati

Potrebbe servirmi una persona. Sono un professionista, non una ditta individuale. Ma potrei aver bisogno di qualche prestazione. La chiederei ad altri professionisti, o potrei offrire del lavoro estivo a qualcuno che sta frequentando l’università. Perché dovreste cancellare queste forme di contratto a termine?

Dovreste semplicemente chiarire che non è possibile costruire una azienda basata su contratti a termine, non puoi assumere 100 persone a termine, è chiaramente un espediente, non ci vuole più informatizzazione di quanta ce n’è già per capirlo. L’agenzia delle entrate mi controlla anche quante mutande ho comprato e non sono capaci di stabilire se una azienda è scorretta nei confronti dei lavoratori?

Non diciamo idiozie. Il governo avrebbe tutti gli strumenti per arginare queste pratiche da sciacalli, la verità è che non gliene frega niente. La cifra è questa: tutti criminali, tutti colpevoli, nessun colpevole.

Bella filosofia del cazzo signor burattino presidente dei burattini consigliati dai burattini dei burattinaii burattinati.

Se non hai dei principi saldi sarai sempre balia di qualcuno che probabilmente è in balia di qualcun’altro.

Conclusioni

Avete cancellato le ideologie e siete tutti lobomotizzati.

Sto col sindacato.

java oracle vs google

Ho qualche anno e ricordo Java (TM) come una tecnologia creata da Sun Microsystem in modo aperto e collaborativo nei confronti di altre aziende software, in particolare MS e Apple a quel tempo.

Il modo aperto era implementato appunto diffondendo l’uso di una API a cui gli implementatori dovevano aderire affinché ricevessero l’attestazione di compatibilità Java. La API definiva classi, metodi e proprietà (e regole di accessibilità di metodi e proprietà) dettagliatamente descrivendo i comportamenti di questi metodi e classi.

Ora Oracle pensa che Java sia una tecnologia proprietaria e non copiabile, che quella sia una fuga di informazioni, o almeno crede di poter farla passare per tale. La tecnologia Java si è diffusa proprio perché aveva quei termini di utilizzo.

Oracle ha torto sotto tutti gli aspetti riguardo la questione specifica. È una pratica scorretta quella di mettere i concorrenti nelle condizioni di illegalità cambiando le regole che prima erano state garantite e assicurate.

È legalmente una svista. Il copyright sulle api dice che le specifiche non possono essere distribuite e non possono essere modificate da altri se non da Sun. Questo non vuol dire che queste specifiche non possano essere usate una volta che uno le ha ottenute, proprio da Sun o da Oracle, per implementare una sua versione. Né vuol dire che l’implementarle in modo giusto o sbagliato ponga il programmatore in uno stato di illegalità.

L’acrobazia legale è posta in questi termini:
1. Oracle rilascia le specifiche delle API Java
2. Oracle pone il divieto di diffusione (distribuzione) non autorizzato delle specifiche.
3. Google documenta il proprio sistema che implementa le API Java rilasciate da Oracle.
4. Google è colpevole di aver distribuito qualcosa senza il permesso di Oracle

È quasi convincente, no?

Ma il punto 2. è sbagliato. I termini non sono di divieto di copia come opera d’autore sulla definizione delle api, ma riguardano l’uso di Java(TM), e questa limitazione è decaduta col tempo (causa Sun-MS) definendo Java come linguaggio e non tecnologia.

 

La società dell’inganno

Un’amica mi fa notare che non ho regalato esattamente qualcosa di carino a mamma, ed io insisto, “ma come? il roomba! cazzo, pulisce, si stanca meno”, poi dico che lei ai vestiti non ci tiene, “magari quello lo pensi tu”.

Già, chissa perché lo penso.

Stamattina i parenti si mettono a commentare e parlare dei testimoni di geova (non lo so proprio dove va la maiuscola), dicono che non credono veramente, che non è vera parola di dio, che ci girano soldi ed è tutta una questione di soldi, etc. Io penso ad opus dei, solidarnosc, e via dicendo, ma nel frattempo me ne sto andando perché di religione non ne capisco niente, ma so per certo che serve a fare guerre inutili, anche con i vicinati.

So un’altra cosa della religione, ha creato questa società dell’inganno. “Mi piace un vestito che mi fa sembrare più bella” è una frase che non si dice se sei religiosa, oppure si dice ma a volte si dice il contrario, perché è vanità, e la vanità è un peccato, quindi è sbagliato. Però con se stessi ci si mente oppure ci si inganna. Inganno.

Tutto un immenso inganno ai danni di se stessi.

E il bello è che ci si prende mano, e si finisce per ingannarsi su tutto.

Il lavoro nobilita l’uomo, a parte il fatto che non ho mai visto uno dei così chiamati “nobili” che avesse mai lavorato. Però sì, nobilita, forse va inteso che prima lavori poi diventi nobile. Ma non è vero neanche quello, sei nobile per diritti di nascita, e molti di loro pensano che lavorando si invilliscono, quindi evitano accuratamente di farlo.

Ma restano convinti che il lavoro sia utile ad un elevamento dello spirito. Lavorare come bestie renderebbe nobili?

“il lavoro nobilità l’uomo rendendolo più simile alla bestia”

Così era scritto nel garage in casa mia quando ero piccolo. In quel garage c’era un bancone con la morsa e attrezzi per fare piccoli lavori di meccanica, magari anche aggiustare una bici, o un motorino cosa che è poi diventata rara.

Il garage e il bancone è indicativo, la meccanica e la meccanizzazione. È una disciplina nata per liberare l’uomo dalla fatica dei lavori pesanti. La meccanica e la tecnica è stata avversata dalla religione principalmente per questo, se non c’è bisogno di sottomettere nessuno, se non si può costringere il popolo a lavorare ininterrottamente senza avere tempo di ragionare e razionalizzare che i diritti di nascita non sono sensati, né ragionevoli, ecco che viene meno il potere della religione, il potere dei nobili, il potere della burocrazia, e tutti ci troveremo in una situazione in cui tutti solo liberi, in cui il potere è di tutti. Inaccettabile fintantoché il potere continua ad essere inteso verso l’esterno, poter far fare agli altri qualcosa per il proprio arbitrio, in una sorta di delirio di onnipotenza.

Purtroppo la meccanizzazione ha preso piede, ma poi hanno inventato l’economia, che è una scienza che non vuol dire un cazzo. Quantomeno per come è sviluppata attualmente.

Se l’obiettivo fosse quello del progresso tecnologico, del garantire il sostentamento e i diritti umani, del minimizzare l’impatto ambientale, allora ci si dovrebbe occupare della gestione del progresso, gestione del sostentamento, gestione e regolazione dei diritti, gestione delle  risorse naturali, con opportune politiche per il progresso, politiche per il sostentamento, politiche per il rispetto dei diritti umani, politiche per la gestione delle risorse ambientali.

Invece no, creano l’economia che rende evidente la necessità degli economisti, e rende evidente la necessità di un mercato regolamentato dai capi del mercato, che secondo le teorie economiche non potrebbero mai essere corrotti per definizione di mercato (non so se è sottointeso il fatto che si possano vendere e comprare anche i capi del mercato, ma in un mercato regolato dalle leggi del mercato controllate dai controllori dei controllori …).

Però la politica è brutta, cattiva e corrotta.

Io conosco la politica degli accessi a disco, la politica di assegnazione della cpu, etc.

Ovviamente, non conosco tutte le politiche di accesso al disco, tra l’altro alcune non sono state neanche proposte perché non è ancora in commercio un dispositivo per il quale quelle politiche sarebbero vantaggiose.

Se ne deduce che la politica è discussione, e non è mai morta, perché ci sono nuovo problematiche che vanno affrontate in modo diverso.

Probabilmente è inutile starsi a lamentare.

Gli idioti rimango idioti anche se hanno accesso ad internet ed un account su facebook.

C’è la moda di sentirsi degli artisti per il semplice fatto di avere photoshop, le pataccate evidenti di alcune pagine facebook ironiche sono diventate il punto di riferimento per chi vuole cimentarsi nel lavoro di graphic designer, di fatto il lavoro di graphic designer costa ore ed non ha niente a che vedere con le pataccate di un idiota che non capisce neanche che siano delle pataccate.

E così anche per la politica, chi parla non ne capisce niente, e neanche chi ascolta, ma di solito chi parla capisce che deve pensare ai fatti propri, o meglio quelli che non vengono fatti fuori sono coloro che ai fatti propri si ricordano di pensarci, nel bene o nel male comunque si tutelano.

Tipicamente, visto che c’è la moda di indignarsi, leggendo un post del genere si penserebbe che una critica al sistema, una critica all’economia, una critica ai poteri forti.

Ma non è questo. L’economia sta lì perché c’è l’ignoranza degli idioti da rifocillare. Le guerre, le religioni, l’indignazione, le manifestazioni, gli attentati e il terrorismo, stanno lì per alimentare l’idiozia, per mantenere un bacino di consumatori inermi e sottomessi che comprano cose completamente inutili con le “app per l’ifon su itun di apple”, e sanno parlare ed indignarsi, spiegando questo e quello, citando trenta o quaranta bravissimi filosofi, economisti, politici, cenni storici, ma urlando, e pretendendo di avere ragione per il semplice fatto che ce l’hanno, ma alimentando così questo sistema. La loro personale “ora d’odio”, tanto per fare una citazione.

Questo articolo parla di come ti fregano, di come far parte dello schiacciasassi del sistema. Finirai per fare un atto violento, ed infondo è quella la parte che ti stai scegliendo se sei indignato.

Nessuno vieta il tuo diritto alla violenza, ma il tuo desiderio iniziale era quello di giustizia, e felicità. O serenità. Ricordi?

Sì, ricordo lucidamente. Sembra che ci siano solo 2 strade: o sei lupo o sei pecora.

Camminare sulla cima in equilibrio vuol dire essere pieni di paure.

Comunque sei in vista e bersagliato da tutti. Qualcuno pensa tu sia un doppio giochista. Il fatto è che stare sopra è libertà, qualunque versante si scegliesse è di nuovo tornare ad essere ingranaggio della macchina.

Oggi sono veramente incazzato. Il meccanico dove ho portato ad aggiustare la bicicletta dopo l’incidente, preventivo già presentato da lui all’assicurazione, ha fatto il preventivo “a spendere poco”, cioè ci sono le forcelle anteriori sverniciate per via della caduta, il deraiatore piegato, i pedali ovviamente con degli sfrigi, ma lui non li ha messi, ha detto “tanto ci cammini ugale”. STRONZO. È per questo che odio l’idiozia, e questo clima di caccia alle streghe, secondo lui l’assicurazione l’avrebbe accusato di truffa se avesse messo quei danni. Stronzo sì, ma io dovrei cercare di avere giustizia da degli idioti? è un po’ come ragionare con delle scimmie. Un idiota rimane tale, purtroppo. E credo che la cosa più ragionevole che posso fare ora è quella di tenermi la bici sverniciata e non perdere ulteriore tempo dietro questo idiota e l’assicurazione. Ma mi fa veramente incazzare.

Le pensioni dei vecchi secondo il Tg2 e il cinico calzolaio

Il Tg2 fa notare che forse vale molto di più dei 20 miliardi di euro il valore di ciò che fanno i vecchi per le giovani generazioni, dando supporto e fornendo esperienza.

Il calzolaio sta cercando di spiegare ai suoi dipendenti che i giocattoli di suo figlio valgono molto di più dei 300 Dobloni che ha dovuto togliere alla azienda per comprarglieli, quindi deve diminuire lo stipendio a tutti i dipendenti per comprarne altri di giocattoli al figlio, per 450 Dobloni.

p.s.: Ti tengono a bada i bambini? A loro fa piacere e non gli dai nulla, dici? Tanto ha la pensione, dici? Ah, poi devi pagarti la pay tv, dici? Sono cinico io o stronzo tu?

Compra italiano un par de ciufoli

Ancora economia. E riprendo l’esempio del calzolaio.

Supponi che vuoi far girare l’economia e incrementare il moltiplicatore della tua azienda, cosa fai? Aumenti la domanda del mercato, ad esempio chiedi ai dipendenti di comprare le scarpe che producono in azienda. (chiedi è un verbo fuori luogo, diciamo che le rendi alla moda e li porti ad acquistarle).

Ma supponiamo che il nostro calzolaio faccia fare la suola in Romania, lavorare la pelle in Algeria, assemplare i pezzi al mercato nero napoletano, e venda sul mercato con un ricarico del 7000% (ho scritto bene, 7mila, intendo scarpe di lusso).

E tu cosa fai? compri italiano?

Non sei dipendente e a te non torna nulla, ma vediamo cosa succederà:

  1. il calzolaio avrà più soldi
  2. acquisterà più suole dalla Romania, probabilmente pretenderanno di avere un ricarico maggiore, e forse l’otterranno, o forse perderanno la commessa in favore di un morto di fame più morto di fame di loro
  3. altrettanto con gli altri fornitori
  4. tu butti soldi

Cosa c’è che non va? stai aumentando la domanda di prodotti che non produci e che non aumentano per nulla la produttività di prodotti che produci, vale a dire compri minchiate e butti i soldi.

Non ci vuole un economista per capire che meno soldi spendi per cazzate più te ne rimangono per cose utili.

Il lusso è una cazzata

Oggi faccio l’economista de noantri: debito, mercati, pubblica amministrazione, spread

Facciamo un ipotesi.

L’Italia, considerata come azienda, in totale produce 100 MD (MegaDobloni) all’anno, inoltre l’Italia, ancora considerata come azienda, in totale consuma 120 MD all’anno.

Dando queste ipotesi per vere, procediamo con l’appianare questa discrepanza chiedendo aiuto all’estero.

Vale a dire, supponiamo che ogni anno l’Italia chieda un prestito di questi 20 MegaDobloni offrendo come controparte un interesso o degli interessi annui valutati in base a quanto sia verosimile che l’Italia restituisca questi 20 MegaDobloni.

Riguardo al debito si ha spesso una idea piuttosto “casalinga” diciamo, il debito per una azienda è una opportunità di crescita. Supponiamo che un calzolaio riesca a produrre 10 scarpe al giorno con un margine di guardagno del 30%. Questo calzolaio ha bisogno di spendere 70 al giorno per poter vendere 100. In un mercato non saturo il calzolaio potrebbe vendere 100 scarpe (10 volte tanto) se assumesse altre 9 persone, che, supponiamo, costino 25 al giorno. Quindi la spesa diverrebbe 99 * 70 + 25 = 9405 più la spesa per scarpe prodotte comunque, 70, ossia 9475. L’entrata sarebbe 10000, così d’avere un utile di esercizio di 525 al giorno, al posto delle 30. Un bel guadagno, ma effettivamente questo calzolaio non ha questa disponibilità economica. Si rivolge al mercato per chiedere un finanziamento, supponendo che lo ottenga ripagandolo a fine giornata il 4% in più, dovrebbe pagare 10000 * 1.04 = 9854, vale a dire che il suo guadagno giornaliero sarebbe di 146, comunque il 486% in più rispetto al non assumere e non prendere un prestito.

L’esempio non è dei più felici, ci sono molte variabili in una attività vera e propria ma dovrebbe rendere l’idea.

Il calzolaio senza debiti

Ci sono lacune evidenti nell’esempio, ma quella più interessante è sicuramente il “mercato non saturo”

Ma tornando all’Italia, un Paese, considerato come azienda, è in una situazione di “mercato non saturo”?

Ha senso di parlare di mercato saturo solo relativamente ad alcune tipologie di prodotti. Ad esempio la produzione di carozze è un mercato saturo, anche se se ne vendono 4 l’anno. La produzione di yacht di lusso diventa un mercato saturo velocemente.

Dunque è interesse dell’Italia, come Nazione, avventurarsi in mercati non saturi e fare leva con i prestiti il più possibile: più debito == più soldi * leva == più soldi (*!!).

La pubblica amministrazione effettivamente da servizi verso l’interno, non verso l’esterno. Non può essere considerata come positiva per la leva. Non se presa indipendentemente dal resto.

La pubblica amministrazione può essere utilissima se è da supporto alle aziende che riescono a fare leva sui mercati riuscendo ad ottenere successi rispetto ad altri concorrenti lavorando in modo più efficace. (Anche l’assistenza sanitaria gratuita a tutti è di supporto alle aziende: dipendenti sani e felici producono, malati muoiono e vanno formati di nuovi. Detta cinicamente)

Inoltre c’è un altro aspetto riguardo l’esempio del calzolaio, esempio non tanto felice. La leva e il limite del possibile, se il mercato non è disposto a prestarmi a meno del 5%, è preferibile per me non produrre, accontentarmi di 30 al giorno ed essere sempre al margine dei mercati, finire per non avere più risorse per la ricerca, e quindi non potermi avventurarmi in mercati non saturi e smettere di fare impresa. Morire come libero professionista, e divenire professionista dipendente. La differenza tra il costo di produzione e il costo dei prestiti in termini di tassi di interessi è chiamata spread.

(*!!) Tornando a soldi * leva, se la leva è negativa, vuol dire che lo spread è negativo (spread è distacco, in realtà non è mai negativo grammaticalmente), più debito vuol dire più soldi negativi, ossia più povertà.

Riassumo i punti più importanti:

  1. il debito come leva
  2. cercare mercati non saturi
  3. pubblica amministrazione come supporto al sistema produttivo
  4. spread dei tassi tra i costi del mercato e i costi di produzione positivo (e possibilmente massimizzato)

Le soluzioni di Monti, troika e vari think tank: ridurre la domanda interna, abbassare il costo del lavoro, aumentare la produttività e ridurre il costo della pubblica amministrazione. Spaventano. Non avere soldi è una proposta poco accettabile. La pubblica amministrazione come costo: effettivamente il costo qui è inteso come guadagno negativo, vale a dire ciò che non è funzionale va tagliato.

Le soluzioni (?) di Paolo Barnard http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=949. A volte penso ci sia del complottismo nell’aria, o della complottologia.

Effettivamente non credo sia una questione finanziaria, ma di mercato vero e proprio, basta fare mente locale: cosa consumate di più ogni giorno? chi le sta producendo e chi state pagando per averle queste cose?

E il lamentarsi della perdita del mercato dell’acciaio. Ma poi quanto acciaio si consuma? È un mercato saturo? È conveniente? C’è una leva sufficiente?

Cosa dovrebbe fare il calzolaio (a parte le scarpe):

 

Il calzolaio indebitato

Rif.: infografica creata con easel.ly