Pensioni, demografia e patto sociale. Tutto da rivedere.

Un po’ stufo di sentire la solita storia dei giovani che pagano le pensioni agli anziani e del bisogno di aumentare le nascite e supportare le politiche per la famiglia (va detto che effettivamente i figli nascono anche senza una famiglia, e andrebbero tutelati ugualmente, ma questo ai più sembra solo un particolare … non importa), vorrei replicare a questa teoria economica con qualcosa di propositivo.

Che bisogna fare figli per sostenere gli anziani è un concetto antico, di una società che non aveva garanzie sociali. Cosa è cambiato quindi? È cambiato che non importa che i figli appartengano alla tua di famiglia od ad un’altra, è un patto sociale in questo senso, non più un patto familiare.

Il problema è che questo sistema non è ambientalmente sostenibile. Solo perché tra i critici di Malthus ci sia Karl Marx non vuol dire che le sue teorie siano da cassare. Semplicemente lo stiamo vedendo, i mari non hanno più pesci. E questa è la fase 1. Il territorio boschivo diminuisce, il territorio destinato alla coltivazione aumenta. L’anidride carbonica è in aumento, e con questo la temperatura. Le zone temperate sono più calde, quelle desertiche si estendono. Gli umani sono a rischio estinzione perché mancano le risorse alimentari, la frase “non c’è limite allo sviluppo” è un’idiozia che sta diventando evidente.

La risposta è nel tipo di sviluppo, credo. Perché lo sviluppo deve essere principalmente tecnologico, e con questo, e questo, dovrebbe sostenere la vecchiaia, non i giovani che lavorano.

In cosa investire quindi? Automazione.

Non avremmo le forze per coltivare il terreno, per costruire gli edifici, per lavorare 8 ore al giorno. Saremo vecchi. Il numero di anziani e in età non lavorativa, sarà maggiore di quello dei giovani. Chi dovrebbe garantire loro un buon tenore di vita? La domanda trova risposta cambiando “chi” con “cosa”, e quel cosa è la produzione automatizzata, il supporto automatizzato, la burocrazia automatizzata.

È stupida la paura di non avere lavoro, e per di più è assurda.

I giovani disoccupati avrebbero un milione di cose da fare di cui non si curano, e per le quali non c’è interesse.

Volete cambiare il Mondo? Iniziate da un garage, così ha iniziato Steve Jobs, il garage di suo padre. Era un bamboccione quindi? Ecco, se vi piace vederla così, sì, lo era.

quanto costa un immigrato ripresa: pere – mele = albicocche

Suppongo che sia lecito pensare che chi mente sia in cattiva fede. Non lo è?

http://www.thepostinternazionale.it/mondo/italia/quanto-costano-davvero-gli-immigrati

È stato specificato anche davvero. Ecco perché sono pere – mele.

Ci sono 2 definizioni di immigrati.

  1. Immigrato che arriva e ha bisogno di assistenza
  2. Immigrato che non è mai stato integrato e produce

Chi non è stato mai integrato e produce, lo fa dopo un tempo in cui è assistito, è una spesa, poi diventa praticamente parte del sistema nazionale, anche non essendo riconosciuto, e quindi produce.

Mentre chi arriva spende e basta.

Valutare il ROI su chi arriva è una supposizione, non una certezza. La certezza è la spesa. E la spesa è di 12 miliardi.

I 16 miliardi di cui si parla sono stati scorporati dal sistema Italia arbitrariamente, e semplicemente per coprire il fatto che in Italia non esiste integrazione, o quanto meno non funziona. Perché considerare un extracomunitario che lavora qui da più di 10 anni “immigrato”? Eventualmente esso ha figli, che non sono cittadini italiani fino al 18-esimo anno, ma hanno diritti, però diritti di serie B.

La malafede qui è doppia. Da una parte si cerca di mettere sotto il tappeto la mala gestione dell’accoglienza dicendo che infondo si spende meno di quello che ci si ricava (ma quando mai???), dando spazio a Mafia Capitale, e altro, che evidentemente non ha importanza, visto che i numeri vengono mescolati e rigirati alla bisogna. D’altro lato, o forse dallo stesso, si decanta la bellezza dell’integrazione e dell’accoglienza, che è semplicemente un inferno per chi arriva in Italia e lavora da anni in questo Paese, che non gli riconosce diritti, che viene trattato come un diverso per anni, anche chi nasce in questo Paese si trova ad essere un bimbo, e poi un giovane, di serie B. Cioè la frase “quanto rendono gli immigrati” nasconde i pregiudizi etnici di cui si accusa chi vorrebbe semplicemente essere obiettivo.

Ecco pensarla a questa maniera è un po’ come la pensavano negli States del sud 200 anni fa: quanto rendono gli schiavi VS quanto costa il viaggio di una nave negriera.

Del resto il parallelo è anche sensato considerando quanti morti ci sono e quanto gli scafisti siano spalleggiati e aiutati dalle istituzioni.

È chiaramente un paradosso, non voglio dipingere la realtà come non dovrebbe essere, e come non è, ma infondo ho solo estremizzato un pensiero latente.

Avete vinto. Chissenefrega.

È così che chiudo la finestra di facebook dopo aver letto qua e là.

Avete vinto. Chissenefrega.

Perché se fate a gara per chi è più stupido non è detto che io debba partecipare. Anzi ve la do vinta senza neanche prendermela tanto.

“Ecco visto cosa succede …”

“Le cose vanno male perché …”

“È uno scandalo, inammissibile …”

“Sono indignato per x, y, z, perché …”

Ok. Estiqqatsi pensa che questo è molto preoccupante che voi siate indignati.

In un Paese ricco le cose iniziano ad andar male, di giorno in giorni si inizia a guadagnare meno, si inizia a perdere terreno nei confronti dei Paesi emergenti.

La reazione di noi italiani è prendersela con la politica, con i sindacati, con i capitalisti, con le banche, con le raccomandazioni, con la mafia, con il marcio che sicuramente è qui e la, o da qualche parte.

Qualcosa evidentemente non funziona, non è la concorrenza, non è che ci stiamo rincoglionendo. E no. Deve esserci del marcio.

E così stiamo marcendo davvero.

Certo esiste la mafia, il marcio, le raccomandazioni, i politici incompetenti e tutto il resto.

Come tutto ciò esiste ovunque nel Mondo, anche in quei Paesi emergenti che ogni giorno se ne escono con prodotti migliori dei nostri.

Cazzo. E non credo che io sia l’unico ad essersene accorto.

Non abbiamo vinto nulla. Stiamo soccombendo.

Grecia: ripaga il debito

Una risorsa in quanto tale non ha valore. Il valore è dato dal lavoro necessario per mettere a disposizione quella risorsa. Se le elite non sono capaci di far pagare i debiti a chi li deve non stanno facendo un favore a gente povera mettendoci del proprio, stanno facendo un torto a gente povera mettendoci risorse di altra gente momentaneamente un po’ meno povera.

Ecco, il fatto è che non sono soldi “soldi veri” il fatto è che quelli sono solo numeri che rappresentano doveri ed accordi che vengono meno, a loro volta risultato di un insieme di accordi a scendere giù, infondo, fino al panettiere che pretende di essere pagato per tenere aperto il negozio e vendere il pane.

E così se dicono che i greci sono stati raggirati, e così come dicono che noi italiani siamo stati raggirati dall’euro.
Ok, può essere vero, sì, siamo ca..oni che ci facciamo raggirare.
Irresponsabili, ecco cos’è. Abbiamo tutti i documenti e nessuno si scomoda a leggerli. Ignoranti.

Vogliamo stabilire che i debiti non vadano pagati? A chi conviene veramente?

Questo non è un discorso di destra (o di sinistra), oppure per essere di sinistra (o di destra) devi essere idiota.

Oppure accetti un accordo sfavorevole per poi non rispettarlo.
Irresponsabili, di nuovo.

È questo che non ci piace, la freddezza della sincerità, perché i mediterranei sono popoli caldi, non come i tedeschi che vivono nel frizer e si baciano indossando il domopack.

O il problema è forse che nessuno ha eletto un banchiere? Allora chi ha eletto il panettiere? Qualcuno ha eletto il fornaio? Perché qualcuno lavora i campi e altri no? Non avremmo dovuto metterlo ai voti?

Democrazia, potere del popolo, ognuno lo esercita nei modi previsti …

Analfabetismo funzionale. Ovvero Governo ladro

Governo ladro … e Renzi né è la dimostrazione.

Maratona di Roma

Riprendo questa statistica che dice che solo il 20% degli italiani siano capaci di comprendere un testo.

Nella blogsfera (se ancora la chiamano così) c’è un articolo di Rudy Bandiera piuttosto catastrofista “Siamo un popolo di analfabeti funzionali e, spesso, di idioti

Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.

Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.

Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.

Stamattina vado a Macerata. Devo fare l’analisi del sangue perché sembra abbiano
trovato una persistente situazione di inversione della formala leucocitaria.
Vuol dire, mi ha spiegato lunedì scorso la dottoressa, che alcuni componenti del sistema
immunitario sono leggermente fuori scala e invertiti, e vuol dire inoltre
che la situazione si è ripetuta (persistente) più volte negli ultimi 2 anni nei quali
ho donato il sangue.

“Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10” mi disse la dottoressa lunedì. Sto
fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?

Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.

Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.

Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.

Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.

La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.

Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.

E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.

Perché non salire su quel treno invece che farsi abbaiare dal miraggio pubblicitario
di una strada deserta, un deserto della ragione nella quale coltivare un sogno di
libertà che riesce a far ignorare il logorio delle catene che feriscono le caviglie
nell’attesa di arrivare al lavoro dove potersi lamentare per qualsiasi cosa, chessò,
del Governo, di Renzi, della squadra che non va, o il presidente farabutto? Perché no?

5 motivi per cui la CGIL va difesa oggi (persino da un capitalista)

Non sono un operaio, non sono un dipendente. Ma sto con la CGIL

Manifestazioni nelle piazze, proteste, spiegazioni in tv. Non dovrebbe fregarmene niente, ma c’è qualcosa che mi disturba riguardo alle storie attorno l’articolo 18, ed esattamente la cosa che mi disturba è che incrina il concetto stesso di contratto lavorativo e di accordo. Rompe un mio punto di riferimento.

Non sono un dipendente, ma lavoro, devo stabilire delle regole secondo le quali rapportarmi con gli altri, decidere, di comune accordo, se sto sbagliando io, o se sta sbagliando il mio committente. Non posso accettare di firmare un accordo del tipo, “tu lavori fintanto che a me mi va bene, poi te ne vai e zitto”, non lo posso firmare se quel “tu” sarei io.

Ho bisogno di una salvaguardia, sono un professionista, non un avventuriero.

1. Nessuno deve essere soldato di ventura

Ho firmato in passato contratti che si concentravano sul fatto che io non avrei fatto danni all’azienda, che io avrei rinunciato al riutilizzare il codice, che io avrei fatto questo e quello nei tempi stabiliti. In quei contratti non c’erano esplicite clausole di salvaguardia. Ed è una cazzata.

C’erano invece clausole che parlavano di “risarcimento di eventuali danni” da parte del consulente. Un idiozia del genere non va scritta in un contratto di prestazione professionale.

Un danno va risarcito a chiunque, anche se non si hanno rapporti di lavoro con esso. Non c’è alcun bisogno di scrivere che durante una prestazione d’opera vanno risarciti eventuali danni. In particolare è riferito al danno subito dal committente per la mancata esecuzione dell’opera da parte del consulente.

Mettiamolo sotto un’altra forma: se il consulente non esegue il lavoro, non solo non viene pagato, ma devi risarcire il committente per il danno che gli hai causato per non averlo eseguito.

Allora, vado a comprare una sedia, se non la trovo come mi piace a me, non solo non pago la sedia, ma mi risarcisci perché ho perso tempo a cercarla nel tuo negozio.

Non ci siamo. Non è così che si regolano dei rapporti.

Oppure un motivo di recesso senza preavviso da parte del committente è la sopraggiunta disdetta da parte del cliente della commessa.

Traduco: il committente non rischia niente, fa da passa carte, fintantoché il cliente gli chiede il lavoro allora il consulente ha il lavoro, quando il cliente decide di non proseguire, il consulente se ne va e zitto. (Cioè, ciccio, te che ci stai a fare? Ci fai la cresta, poi sticazzi?)

Seriamente sono un professionista, qui in Italia abbiamo difficoltà a rispettare le regole, ma un contratto del genere non va firmato.

E se è rimasto solo il sindacato a difendere un principio del genere, talmente basilare e banale, allora sto col sindacato, perché almeno questo principio sopravvive per gran parte degli italiani.

2. La subordinarietà ammazza l’anima

Non nego di aver avuto problemi di stabilità emotiva per altre questioni, ma mi sono trovato in situazioni di stress eccessivo dovuto ad un invasivo controllo da parte di un committente, e le due cose sommate mi hanno costretto a lasciare dei lavori. Anche questa è una cosa che va messa nel contratto: nessun rapporto di subordinarietà vuol dire poter essere momentaneamente irrangiungibile senza dover giustificare nulla.

L’instabilità emotiva può essere indotta proprio dall’eccessivo stress, non è cosa da poco pensare che da un momento all’altro potresti essere in condizioni di doverti cercare un lavoro, non è cosa da poco il vivere col fiato sul collo e la sensazione di essere controllato. Non è così che si produce.

Ma non solo. Questo ha effetto anche nei rapporti con gli altri. Non è certo una persona stabile quella che è sottoposta a stress e critiche continue, non è gente bella con cui trattare, non riesci neanche a fornirgli un servizio web a qualcuno che, tornato a casa, l’unica cosa che pensa è rilassarsi, magari con qualche bicchiere in più, e non pensare ad altro.

Io vorrei gente che, tornata a casa, soddisfatta del proprio lavoro, possa concedersi il lusso di essere entusiasta della vita tanto da andare a cercare delle informazioni e delle conoscenze, di sottoscrivere servizi interessanti, di giocare con altri, di socializzare e di crescere.

La preferisco gente così e la preferirei anche se producessi scarpe da ginnastica, o succhi di frutta, o viaggi vacanze, o piastelle per bagni, o macchine sportive, o elettrodomestici, o sedie alla moda.

Non la preferirei gente così se producessi medicinali per ipocondriaci, se producessi prodotti del lusso.

3. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare, non cancellate

Non apri una azienda in Italia perché nessuno rispetta le regole e se vuoi che esse siano rispettate devi aspettare un decennio. Se anche tu potessi licenziare un dipendente il giorno dopo, questo non ti salverà.

L’obiettivo di un imprenditore a favore dell’abolizione delle tutele è fare il passacarte, fare la cresta sul lavoro.

Una persona del genere non è un imprenditore. È una canaglia senza scrupoli e un parassita della società, al pari di molti politici. Si capisce da ciò perché accettano di partecipare alle feste dei politici.

Non si era mai visto qualcosa del genere. La DC invitava morti di fame alle proprie feste, regalava pacchi di pasta ai poveri per raccogliere voti, molti voti. Il PD di oggi invita imprenditori e regala corruzione, malaffare, cattive abitudini e distribuisce irresponsabilità a manbassa.

Non ci bastava avere una classe politica corrotta, ora dovremmo avere anche una classe imprenditoriale parassita. Io credo, caro Matteo Renzi, che questo sia il passo spedito verso il baratro.

4. Le argomentazioni a favore della cancellazione dei diritti sono inconsistenti

La ggente, la gggente è col PD. 40% alle europee e 80 euro in busta paga. Cose vere.

Non capisco come le persone siano così lobomotizzate da percepire come positivo l’abolizione del tempo indeterminato. I giovani poi, cioè siccome non hanno accesso al tempo indeterminato, siccome non hanno tutele, allora queste vanno tolte a chi ne ha.

Bene, vediamo di tracciare uno scenario in cui queste tutele vengono cancellate, facendo un paragone con la situazione odierna:

Oggi: hai un lavoro a tempo determinato e al momento del rinnovo non sai se avrai un estenzione o continuazione del rapporto.

Dopo il Job Act: hai un lavoro a tempo indeterminato e non sai, già da oggi, se il rapporto continuerà tra un mese (il preavviso spero rimanga).

5. Esistono già gli strumenti per limitare l’uso dei contratti a termini. Ma non sono usati

Potrebbe servirmi una persona. Sono un professionista, non una ditta individuale. Ma potrei aver bisogno di qualche prestazione. La chiederei ad altri professionisti, o potrei offrire del lavoro estivo a qualcuno che sta frequentando l’università. Perché dovreste cancellare queste forme di contratto a termine?

Dovreste semplicemente chiarire che non è possibile costruire una azienda basata su contratti a termine, non puoi assumere 100 persone a termine, è chiaramente un espediente, non ci vuole più informatizzazione di quanta ce n’è già per capirlo. L’agenzia delle entrate mi controlla anche quante mutande ho comprato e non sono capaci di stabilire se una azienda è scorretta nei confronti dei lavoratori?

Non diciamo idiozie. Il governo avrebbe tutti gli strumenti per arginare queste pratiche da sciacalli, la verità è che non gliene frega niente. La cifra è questa: tutti criminali, tutti colpevoli, nessun colpevole.

Bella filosofia del cazzo signor burattino presidente dei burattini consigliati dai burattini dei burattinaii burattinati.

Se non hai dei principi saldi sarai sempre balia di qualcuno che probabilmente è in balia di qualcun’altro.

Conclusioni

Avete cancellato le ideologie e siete tutti lobomotizzati.

Sto col sindacato.

java oracle vs google

Ho qualche anno e ricordo Java (TM) come una tecnologia creata da Sun Microsystem in modo aperto e collaborativo nei confronti di altre aziende software, in particolare MS e Apple a quel tempo.

Il modo aperto era implementato appunto diffondendo l’uso di una API a cui gli implementatori dovevano aderire affinché ricevessero l’attestazione di compatibilità Java. La API definiva classi, metodi e proprietà (e regole di accessibilità di metodi e proprietà) dettagliatamente descrivendo i comportamenti di questi metodi e classi.

Ora Oracle pensa che Java sia una tecnologia proprietaria e non copiabile, che quella sia una fuga di informazioni, o almeno crede di poter farla passare per tale. La tecnologia Java si è diffusa proprio perché aveva quei termini di utilizzo.

Oracle ha torto sotto tutti gli aspetti riguardo la questione specifica. È una pratica scorretta quella di mettere i concorrenti nelle condizioni di illegalità cambiando le regole che prima erano state garantite e assicurate.

È legalmente una svista. Il copyright sulle api dice che le specifiche non possono essere distribuite e non possono essere modificate da altri se non da Sun. Questo non vuol dire che queste specifiche non possano essere usate una volta che uno le ha ottenute, proprio da Sun o da Oracle, per implementare una sua versione. Né vuol dire che l’implementarle in modo giusto o sbagliato ponga il programmatore in uno stato di illegalità.

L’acrobazia legale è posta in questi termini:
1. Oracle rilascia le specifiche delle API Java
2. Oracle pone il divieto di diffusione (distribuzione) non autorizzato delle specifiche.
3. Google documenta il proprio sistema che implementa le API Java rilasciate da Oracle.
4. Google è colpevole di aver distribuito qualcosa senza il permesso di Oracle

È quasi convincente, no?

Ma il punto 2. è sbagliato. I termini non sono di divieto di copia come opera d’autore sulla definizione delle api, ma riguardano l’uso di Java(TM), e questa limitazione è decaduta col tempo (causa Sun-MS) definendo Java come linguaggio e non tecnologia.

 

La società dell’inganno

Un’amica mi fa notare che non ho regalato esattamente qualcosa di carino a mamma, ed io insisto, “ma come? il roomba! cazzo, pulisce, si stanca meno”, poi dico che lei ai vestiti non ci tiene, “magari quello lo pensi tu”.

Già, chissa perché lo penso.

Stamattina i parenti si mettono a commentare e parlare dei testimoni di geova (non lo so proprio dove va la maiuscola), dicono che non credono veramente, che non è vera parola di dio, che ci girano soldi ed è tutta una questione di soldi, etc. Io penso ad opus dei, solidarnosc, e via dicendo, ma nel frattempo me ne sto andando perché di religione non ne capisco niente, ma so per certo che serve a fare guerre inutili, anche con i vicinati.

So un’altra cosa della religione, ha creato questa società dell’inganno. “Mi piace un vestito che mi fa sembrare più bella” è una frase che non si dice se sei religiosa, oppure si dice ma a volte si dice il contrario, perché è vanità, e la vanità è un peccato, quindi è sbagliato. Però con se stessi ci si mente oppure ci si inganna. Inganno.

Tutto un immenso inganno ai danni di se stessi.

E il bello è che ci si prende mano, e si finisce per ingannarsi su tutto.

Il lavoro nobilita l’uomo, a parte il fatto che non ho mai visto uno dei così chiamati “nobili” che avesse mai lavorato. Però sì, nobilita, forse va inteso che prima lavori poi diventi nobile. Ma non è vero neanche quello, sei nobile per diritti di nascita, e molti di loro pensano che lavorando si invilliscono, quindi evitano accuratamente di farlo.

Ma restano convinti che il lavoro sia utile ad un elevamento dello spirito. Lavorare come bestie renderebbe nobili?

“il lavoro nobilità l’uomo rendendolo più simile alla bestia”

Così era scritto nel garage in casa mia quando ero piccolo. In quel garage c’era un bancone con la morsa e attrezzi per fare piccoli lavori di meccanica, magari anche aggiustare una bici, o un motorino cosa che è poi diventata rara.

Il garage e il bancone è indicativo, la meccanica e la meccanizzazione. È una disciplina nata per liberare l’uomo dalla fatica dei lavori pesanti. La meccanica e la tecnica è stata avversata dalla religione principalmente per questo, se non c’è bisogno di sottomettere nessuno, se non si può costringere il popolo a lavorare ininterrottamente senza avere tempo di ragionare e razionalizzare che i diritti di nascita non sono sensati, né ragionevoli, ecco che viene meno il potere della religione, il potere dei nobili, il potere della burocrazia, e tutti ci troveremo in una situazione in cui tutti solo liberi, in cui il potere è di tutti. Inaccettabile fintantoché il potere continua ad essere inteso verso l’esterno, poter far fare agli altri qualcosa per il proprio arbitrio, in una sorta di delirio di onnipotenza.

Purtroppo la meccanizzazione ha preso piede, ma poi hanno inventato l’economia, che è una scienza che non vuol dire un cazzo. Quantomeno per come è sviluppata attualmente.

Se l’obiettivo fosse quello del progresso tecnologico, del garantire il sostentamento e i diritti umani, del minimizzare l’impatto ambientale, allora ci si dovrebbe occupare della gestione del progresso, gestione del sostentamento, gestione e regolazione dei diritti, gestione delle  risorse naturali, con opportune politiche per il progresso, politiche per il sostentamento, politiche per il rispetto dei diritti umani, politiche per la gestione delle risorse ambientali.

Invece no, creano l’economia che rende evidente la necessità degli economisti, e rende evidente la necessità di un mercato regolamentato dai capi del mercato, che secondo le teorie economiche non potrebbero mai essere corrotti per definizione di mercato (non so se è sottointeso il fatto che si possano vendere e comprare anche i capi del mercato, ma in un mercato regolato dalle leggi del mercato controllate dai controllori dei controllori …).

Però la politica è brutta, cattiva e corrotta.

Io conosco la politica degli accessi a disco, la politica di assegnazione della cpu, etc.

Ovviamente, non conosco tutte le politiche di accesso al disco, tra l’altro alcune non sono state neanche proposte perché non è ancora in commercio un dispositivo per il quale quelle politiche sarebbero vantaggiose.

Se ne deduce che la politica è discussione, e non è mai morta, perché ci sono nuovo problematiche che vanno affrontate in modo diverso.

Probabilmente è inutile starsi a lamentare.

Gli idioti rimango idioti anche se hanno accesso ad internet ed un account su facebook.

C’è la moda di sentirsi degli artisti per il semplice fatto di avere photoshop, le pataccate evidenti di alcune pagine facebook ironiche sono diventate il punto di riferimento per chi vuole cimentarsi nel lavoro di graphic designer, di fatto il lavoro di graphic designer costa ore ed non ha niente a che vedere con le pataccate di un idiota che non capisce neanche che siano delle pataccate.

E così anche per la politica, chi parla non ne capisce niente, e neanche chi ascolta, ma di solito chi parla capisce che deve pensare ai fatti propri, o meglio quelli che non vengono fatti fuori sono coloro che ai fatti propri si ricordano di pensarci, nel bene o nel male comunque si tutelano.

Tipicamente, visto che c’è la moda di indignarsi, leggendo un post del genere si penserebbe che una critica al sistema, una critica all’economia, una critica ai poteri forti.

Ma non è questo. L’economia sta lì perché c’è l’ignoranza degli idioti da rifocillare. Le guerre, le religioni, l’indignazione, le manifestazioni, gli attentati e il terrorismo, stanno lì per alimentare l’idiozia, per mantenere un bacino di consumatori inermi e sottomessi che comprano cose completamente inutili con le “app per l’ifon su itun di apple”, e sanno parlare ed indignarsi, spiegando questo e quello, citando trenta o quaranta bravissimi filosofi, economisti, politici, cenni storici, ma urlando, e pretendendo di avere ragione per il semplice fatto che ce l’hanno, ma alimentando così questo sistema. La loro personale “ora d’odio”, tanto per fare una citazione.

Questo articolo parla di come ti fregano, di come far parte dello schiacciasassi del sistema. Finirai per fare un atto violento, ed infondo è quella la parte che ti stai scegliendo se sei indignato.

Nessuno vieta il tuo diritto alla violenza, ma il tuo desiderio iniziale era quello di giustizia, e felicità. O serenità. Ricordi?

Sì, ricordo lucidamente. Sembra che ci siano solo 2 strade: o sei lupo o sei pecora.

Camminare sulla cima in equilibrio vuol dire essere pieni di paure.

Comunque sei in vista e bersagliato da tutti. Qualcuno pensa tu sia un doppio giochista. Il fatto è che stare sopra è libertà, qualunque versante si scegliesse è di nuovo tornare ad essere ingranaggio della macchina.

Oggi sono veramente incazzato. Il meccanico dove ho portato ad aggiustare la bicicletta dopo l’incidente, preventivo già presentato da lui all’assicurazione, ha fatto il preventivo “a spendere poco”, cioè ci sono le forcelle anteriori sverniciate per via della caduta, il deraiatore piegato, i pedali ovviamente con degli sfrigi, ma lui non li ha messi, ha detto “tanto ci cammini ugale”. STRONZO. È per questo che odio l’idiozia, e questo clima di caccia alle streghe, secondo lui l’assicurazione l’avrebbe accusato di truffa se avesse messo quei danni. Stronzo sì, ma io dovrei cercare di avere giustizia da degli idioti? è un po’ come ragionare con delle scimmie. Un idiota rimane tale, purtroppo. E credo che la cosa più ragionevole che posso fare ora è quella di tenermi la bici sverniciata e non perdere ulteriore tempo dietro questo idiota e l’assicurazione. Ma mi fa veramente incazzare.

Le pensioni dei vecchi secondo il Tg2 e il cinico calzolaio

Il Tg2 fa notare che forse vale molto di più dei 20 miliardi di euro il valore di ciò che fanno i vecchi per le giovani generazioni, dando supporto e fornendo esperienza.

Il calzolaio sta cercando di spiegare ai suoi dipendenti che i giocattoli di suo figlio valgono molto di più dei 300 Dobloni che ha dovuto togliere alla azienda per comprarglieli, quindi deve diminuire lo stipendio a tutti i dipendenti per comprarne altri di giocattoli al figlio, per 450 Dobloni.

p.s.: Ti tengono a bada i bambini? A loro fa piacere e non gli dai nulla, dici? Tanto ha la pensione, dici? Ah, poi devi pagarti la pay tv, dici? Sono cinico io o stronzo tu?

Compra italiano un par de ciufoli

Ancora economia. E riprendo l’esempio del calzolaio.

Supponi che vuoi far girare l’economia e incrementare il moltiplicatore della tua azienda, cosa fai? Aumenti la domanda del mercato, ad esempio chiedi ai dipendenti di comprare le scarpe che producono in azienda. (chiedi è un verbo fuori luogo, diciamo che le rendi alla moda e li porti ad acquistarle).

Ma supponiamo che il nostro calzolaio faccia fare la suola in Romania, lavorare la pelle in Algeria, assemplare i pezzi al mercato nero napoletano, e venda sul mercato con un ricarico del 7000% (ho scritto bene, 7mila, intendo scarpe di lusso).

E tu cosa fai? compri italiano?

Non sei dipendente e a te non torna nulla, ma vediamo cosa succederà:

  1. il calzolaio avrà più soldi
  2. acquisterà più suole dalla Romania, probabilmente pretenderanno di avere un ricarico maggiore, e forse l’otterranno, o forse perderanno la commessa in favore di un morto di fame più morto di fame di loro
  3. altrettanto con gli altri fornitori
  4. tu butti soldi

Cosa c’è che non va? stai aumentando la domanda di prodotti che non produci e che non aumentano per nulla la produttività di prodotti che produci, vale a dire compri minchiate e butti i soldi.

Non ci vuole un economista per capire che meno soldi spendi per cazzate più te ne rimangono per cose utili.

Il lusso è una cazzata