C’è da capirsi. A volte.

Poche idee, e ben confuse.

Che poi questa cosa del vero uomo che regge l’alcool non è del tutto autoctona, ed è un concetto che è sfuggito ai più.

Sta di fatto che non ci dovrebbe essere nulla di moralmente deprecabile nel prendersi una sbronza, ma l’opposto, cioè l’idea di poter bere senza essere sbronzi ha qualcosa di profondamente assurdo. Sarebbe un’inutile perdita di tempo e sperpero di denaro e risorse.

Se non voglio essere sbronzo bevo l’acqua, giusto?

Nelle terre più a nord del mediterraneo l’acqua non era un granché, spesso è stagnante in zone paludose, spesso l’acqua è poco minerale, e quindi meno resistente ai batteri. È per questo motivo che in Germania, Francia, Olanda, e via dicendo si fa fermentare l’orzo nell’acqua per ammazzare microbi e batteri, o almeno per stordirli. E così se vuoi essere uomo, cioè se vuoi sopravvivere, devi imparare a reggere l’alcool.

Ed è altrettanto vero nell’umida Inghilterra. Poi se ne sono andati in america, hanno litigato con se stessi, ma tenendo la stessa radice culturale, sono arrivati i western (nel senso di film che raccontavano l’epopea della conquista dell’ovest statunitense), e ovviamente riesce questa storia del reggere l’alcool, cioè bere senza ubriacarsi, per essere uomini.

Mentre più a sud bere è sbagliato, l’alcool fa male.

Visto che ora imbottigliamo l’acqua, ed è sicuramente buona, visto che abbiamo acquedotti piuttosto sicuri e controlli distribuiti, siamo più che capaci di arrivare alla maggiore età e sopravvivere (essere uomini) senza dover necessariamente bere alcool.

Effettivamente non essendoci nessuna ragione per non bere l’acqua, non si capisce perché si dovrebbe bere alcool se non per ubriacarsi.

E per l’acqua gassata vale più o meno lo stesso discorso: non serve a nulla se non a darti l’idea che sia birra e quindi più salubre.

Insomma, io bevo per ubriacarmi, bevo perché voglio perdere il controllo, e non perché voglio reggere l’alcool. Preferisco essere ubriaco dopo mezzo bicchiere che dopo un litro e mezzo, se non altro per una questione economica di soldi e tempo per raggiungere lo scopo.

Ed è per questo motivo che bevo birra analcolica, che poi non è così pessima.

Tua sorella in carozzella – (ma io soffro)

“Tua sorella in carozzella”

Senza motivo, mi viene in mente questa battuta, orribile, detta solitamente senza capirne il senso.

Lo spunto è (ho letto appena un paio di libri e già mi torna la voglia di scrivere?? mah), i falsi invalidi.

Mi viene da pensare a chi benedice l’invalidità riconosciuta per avere dei soldi da parte dello stato, e a chi potrebbe invidiare l’invalidità di altri perché ci sono delle leggi che garantiscono l’inclusione dei portatori di handicap.

Più o meno 7 anni fa uscivo da un disagio mentale ed ero in cura farmacologica, per il lavoro che faccio questo mi causava dei rallentamenti cognitivi piuttosto evidenti, tanto che pensavo (e un po’ lo penso tuttora) che il disagio fosse aggravato dai farmaci, non curato. Per questo chiesi se fosse possibile riconoscermi una invalidità temporanea. La risposta fu: niente da fare.

La cosa curiosa è che vidi l’opportunità di avere dei soldi per la mia invalidità. Quando invece l’invalidità non c’è, quante opportunità vedo? E realmente altre opportunità non ci sono?

Perché effettivamente a mente lucida, con un corpo sano, quante opportunità di guadagno si riescono a vedere?

Il problema spesso è il bombardamento di informazioni e la mancanza di concentrazione e focus, tanto che prendere delle soluzioni preconfezionate è semplice e viene fatto. Ma seguire la propria indole e sfruttare le opportunità adattandosi all’ambiente, di cui va fatta una mappa, va interpretato e compreso (a modo proprio), ecco, tutto questo non viene fatto. Non che costi fatica, seguire la propria indole è di per se qualcosa di inerziale, certo c’è un po’ di sforzo, ma si può contare sul primo principio della dinamica.

C’è un’altra frase che mi viene in mente ed è “in Italia fare la vittima per qualcuno è un mestiere”. Questa è stata detta dalla persona sbagliata non troppo tempo fa, ma non posso non essere d’accordo col contenuto.

In sostanza sembra il solo modo di essere vincenti (o perdonati??), quello di dipingere un mondo avverso tutto intorno a se.

Ho troppo il sospetto che è proprio il desiderio di essere perdonati per la propria fortuna che porta molti ad essere vittime, prima ancora di aver subito un torto, e in tutte le maniere si ricerca il modo di subirlo per sentirsi a posto con se stessi, con la coscienza, con gli altri. Perdonati.

Ma perdonati per cosa?

Non è ammirevole una persona felice, sana, piena di forza, che non si fa fregare, pur essendo onesta, e che riesce ad essere vincente?

Deve per forza esserci qualcosa di losco dietro?

Non sarà forse poco opportuno avere come punti di riferimento qualcuno che si fa crocifiggere, perde, dice cose giuste ma incontra gente sbagliata, si fa fregare e finisce per essere una vittima?

Ma basta col parlare dell’immagine di Renzi.

Volevo scrivere qualcosa sulle opportunità e la miopia di chi non riesce a vederle, ma ho finito per lo scrivere della totale mancata comprensione di cosa sia veramente una opportunità.

Una opportunità è qualcosa che ti faccia stare bene. Un opportunità non è qualcosa che ti salva dalla dannazione di una vita felice alla quale corrisponderebbe un prosieguo terribile dopo il trapasso.

Altrimenti alla fin fine va pure bene stare di fronte la porta del supermercato a chiedere gli spicci a chi fa la spesa, oppure farsi rompere un braccio per incassare i soldi della assicurazione: “ma io soffro”.

Sui vaccini e gli antivaccinisti

Penso piuttosto che.

Se pensi che dare la colpa a qualcuno, a qualcosa, al sistema, alle case farmaceutiche, al denaro, eccetera, possa sollevarti dal peso di accettare l’autismo di un tuo figlio, fa pure. E movimenta anche folle di persone che battaglino contro i farmaci, i vaccini, o le onde elettromagnetiche, o qualsiasi cosa tu creda che sia la causa della caratteristica di quel tuo figlio.

Difficoltà. Evidenti e lampanti. Non certo una persona normale, quel tuo figlio autistico.

E non posso mettermi nei tuoi panni, tutti i giorni, tutte le notti, tutte le occasioni. Qualsiasi rappresentazione o film è solo una immagine sbiadita di parte di ciò che attraversi, e attraversate.

“E il mio maestro ci insegnò come è difficile cercare l’alba dentro l’imbrunire”

da quasi fastidio sentir citare Battiato. Ma resta il fatto che è difficile.

Difficile.

Se potessi mi picchierei da solo per quello che ho appena scritto.

È brutto, schifoso e freddo. Ma la scienza è così: fredda e pura. Non puoi girarci attorno, la realtà continuerà a dirti che sono solo tue fantasie, che non c’è nessun complotto, e d’altra parte come puoi essere sicuro che quello che sarebbe stato sia veramente vero?

Come puoi sapere quale sarebbe stata la tua vita avendo un figlio non-autistico? E come sarebbe stata la sua vita, sei sicuro di saperlo?

Stai solo applicando un modello, una proiezione, una probabilità. Statistica. Quella che non accetti quando ti dice che non ci sono correlazioni.

E dunque il problema non sono i vaccini, la legge o le case farmaceutiche. Il problema è una mancata crescita personale.

Altra statistica. Veniamo all’interesse delle case farmaucetiche affinché più e più persone sviluppino il disturbo autistico della personalità.

Evidentemnete ci sono farmaci specifici per autistici, che sono riconosciuti dalla comunità scientifica per la loro efficacia, almeno quanto i vaccini. Altrimenti per quale motivo una casa farmaceutica avrebbe di questi interessi? Sadismo? spendere soldi per far ammalare gente … per sadismo?

Ok. Ma ad oggi non ci sono farmaci specifici per il disturbo autistico. Si utilizzano antipsicotici che vengono adottati per una pletora di altri disturbi psichici, nonché i farmaci di nuova generazione, che in pratica sono sempre antipsicotici.

Per di più ci si orienta sempre verso una terapia cognitivo-comportamentale, che coinvolga la famiglia quindi.

In sostanza la comunità scientifica non riconosce in modo unanime l’efficacia di un determinato farmaco per la terapia del disturbo autistico della personalità.

È piuttosto complicato riuscire a vendere farmaci basandosi su questo.

Eppure ci riescono, ma nessuno solleva qualche dubbio sui farmaci terapeutici (dove non c’è un consenso), piuttosto lo si solleva sui vaccini (che statisticamente non c’entrano una mazza, e su questo si è tutti d’accordo).

Buonanotte a tutti.

Il sabato e il mio viaggio

Niente da temere, nessuna pazzia, tutto regolare.

È solo un semplice, momentaneo, episodico rifugio, ma che non ho più voglia di frequentare.

Le aspettative da parte di altri, da parte di me stesso, rimangono ormai solo rumore di fondo, come lo sciabordio delle onde, che non sento quasi più, ormai che il mare è calmo.

E per di più scopro che il rumore delle onde che si infrangono mi rende tranquillo e mi rasserena l’animo.

Ascolterò quindi le aspettative come ascolto la voce del mare, che infondo viene a dirmi nulla, ma solo a farmi capire che vive.

Questo non è sentirsi liberi, è diverso. È essere del tutto disinteressati alla libertà. Essere se stessi è un limite, un limite che accetto di avere. Ma essere se stessi è anche una ricchezza, a volte un compito.

Non escludo di scappare, ogni tanto, di nuovo. Non importa. Non ho regole fisse, ho voluttà.

Certo tremo. Al passaggio di ogni treno. Sono le 2 di notte ed ho tirato fino a tardi per scrivere software. Io, quello che scrive codice, perché a me piace farlo, e perché sono bravo (ma questa dovrei/potrei invertirla).

Ho paura, non so di cosa, non ne ho motivo. Sono solo, come al solito. Forse è non avere un rifugio, ma non è così, è differente, il rifugio so che è lì, semplicemente non voglio più frequentare quella nicchia dove i sensi si spengono e tutto è favoloso.

E alla fine prendo sonno.

Ed è al mattino che scrivo questo.

Ho solo voglia di ascoltare.

Il vento, la strada, il rumore del mare.

Il sabato e il mio viaggio.

Socraticamente

Sbaglio o mi sono chiesto 2 settimane fa come poter favorire, scatenare o causare il cambiamento?

Forse la risposta è nella domanda, o meglio nelle domande. Mi capita di ricevere gli aggiornamenti di Internazionale, il settimanale, perché sono abbonato, e mi capita stamattina di leggere un articolo sulle 5 domande da porre in occasione del salone internazionale del libro.

E c’è un link verso il metodo socratico del porre le domande. È una pagina di wikipedia in italiano ben scritta.

Porre domande con l’intento di conoscere e tirare fuori il vero io della persona interrogata, dimostrando sempre rispetto verso l’interlocutore.

E parla anche di come questo metodo si contrappone al sofismo (che non conosco deve essere qualcosa di dogmatico), e al metodo aristotelico, cioè il ragionamento induttivo. Per un socratico la conoscenza è sempre un divenire.

Questa cosa mi ha fatto riflettere ed ha cambiato un po’ la mia prospettiva.

Mi sono trovato a disagio spesso ponendo delle domande partendo dal presupposto di essere a conoscenza della risposta.

C’è un modo diverso di indurre ad un cambiamento, che certo potrebbe non essere quello che si desidera, ma forse invece essere anche migliore di quello che ci si aspetterebbe.

Questo modo è cercare di capire se il comportamento altrui ha una qualche motivazione, e cercarlo di capire facendoselo spiegare da chi ha questo comportamento.

Infondo a tutti piacerebbe che le cose andassero diversamente, ma non è così scontato capire cosa sia questo “diversamente”.

L’idea che ho io di “diversamente” è sicuramente la migliore idea di diversamente che si possa avere. Questo fino a quando qualcuno non mi pone delle domande sul perché, sul come, sulle conseguenze di quelle idee.

Ecco che le cose cambiano.

Appunto. Questo è un cambiamento.

Se questo è un cambiamento

Login in facebook.

“Vado in pasticceria e non accettano la carta di credito, e non va bene e … blah blah”

giustissimo. Poi apri una petizione: accettate le carte di credito, eccetera.

Così i commercianti si informano ed accetteranno le carte di credito.

Lo credi?

È veramente così che si cambiano le cose?

instanza -> petizione -> cambiamento (???)

Una petizione, e trovare tutti d’accordo sul fatto che qualcosa non vada è un passo per rendersi conto che esiste un problema.

Ma no, non è così che le cose possano cambiare.

Spesso è solo per una questione di inerzia che le cose continuano ad andare così, quindi il tono accusatorio, l’indignazione, è fastidioso ed ha l’effetto contrario.

Ovvero se io tengo un certo comportamento, di cui neanche me ne sono mai accorto, e tu vieni da me con tono accusatorio dicendomi che non dovrei, la mia prima reazione è ostile, tipo: “cazzo vuoi te?!?”

Change.org è veramente utile? se l’ingiustizia è cosciente e volontaria può esserlo, ma per il cambiamento, quello che porta vantaggio, che favorisce il progresso, no. Non serve al cambiamento. È più corretto dire che serve al non peggioramento.

Ma allora cosa serve per il cambiamento?

Questa è una domanda che mi faccio ultimamente, anche nel lavoro.

Non abbiamo adottato delle best practice finora e dovremmo iniziare. Avremmo iniziato, effettivamente. Eppure non ho molto seguito.

Per apprezzare qualcosa devi iniziare a farla, e per iniziare a farla devi nutrire curiosità per quella cosa.

La curiosità deve essere ripagata positivamente. Cioè se hai curiosità per il fuoco e provi a toccarlo, il tragitto del cambiamento finisce lì: toccare il fuoco non è ok.

Se invece la curiosità è ripagata positivamente allora si nutre da sola, un po’ come una dipendenza.

Facebook ha stabilito che comunicare con gli altri sia diventata una dipendenza. Può essere positivo come negativo. Dipende poi da quante maschere si finisce per indossare nell’interazione con i propri contatti.

Se sai sui calcinculo e prendi il fiocco, o ci vai vicino, allora l’emozione genera dopamina, e questo genera desiderio di ripetere l’esperienza.

Per creare cambiamento bisogna creare curiosità.

Per generare curiosità bisogna essere accessibili, cordiali, ed entusiasti.

Come è nell’uso di uno strumento, per dire Jenkins e le pipeline. Preso da solo non combina niente se non eseguire automaticamente una sequenza di azioni, ma visto che queste sono scatenate da un evento su di un repository, e gli eventi sul repo sono causati dal commit del codice, allora il tutto diventa qualcosa di stupendo se vuoi svincolarti dal compito di fare test e deployment manualmente.

Vorrei che si usasse sempre meno l’automobile per gli spostamenti, infondo anche se devi andarci a lavore in un posto, finisce che oltre che lavorare per il datore di lavoro, devi anche pagare i produttori di auto, e gli estrattori di petrolio, una specie di tassa. Che paghi inconsapevolmente ed volontariamente perché guidare l’auto genera curiosità, sapere come si guida, usare i comandi, e via dicendo.

Quindi suppongo sia piuttosto difficile favorire un cambiamento verso l’uso di mezzi pubblici.

In un mezzo pubblico sei seduto. Devi stare composto. Probabilmente incontri qualcuno di nuovo, e questo potrebbe farti piacere. Ma spesso devi sorbirti la scomodità della pioggia, dell’attesa al freddo, del non poter ritardare (ehi, neanche in auto puoi farlo, ma nella tua fantasia è così).

Ma cosa potrebbe offrire un mezzo pubblico per favorire il cambiamento?

Monitor, televisione, divertimento, curiosità. Ma questo deve incontrare i gusti di tutti, e non è certo facile.

Ma esso deve andare al cinema.

Vicino l’uscita per Corridonia-Macerata, lungo la SS77, direzione mare, un’auto procede a 90 Km/h dove il limite è di 110.

Sta passando vicino al rilevatore di velocità, ma non è per quello che va così piano. È poco abituato a guidare, durante la settimana non gli serve, ma oggi vuole andare al cinema.

In provincia è ormai così. Non sarebbe un posto invivibile, anzi, tutt’altro. Ma sono arrivati gli “‘mericani”, hanno costruito centri commerciali perché così è migliore, perché così è più moderno, perché così tutti spendono più felici e si ritrovano la domenica a socializzare, e magari, tra uno svago e l’altro, gli viene in mente di andarsene al cinema. Tutto a portata di mano.

E soprattutto perché così spendono i soldi guadagnati in qualche modo, qualche modo che non è bello dire, che non è il caso, non perché sia cattivo, ma forse non è esattamente legale.

E così ci sono soldi per il cemento, per pagare operai, imprese, tecnici, per progetti faraonici, in mezzo a campagne altrimente piuttosto fertili, ma si sa, il progresso.

E pagare operaii, e tecnici, e imprese, con soldi che comprano il lavoro e qualche piacere, qualche benevolenza, qualche voto a chi di dovere, perché a chi di dovere si saranno pure presentati per lamentarsi della crisi, e così dovranno essere riconoscenti di aver preso l’appalto. Che poi da dove venissero quei soldi è un dettaglio. È il commercio, è gente che muove capitali, è gente che “ci sa fare”. E poi vai pure a discutere? C’è la crisi, tanto meglio ci sia qualcuno che fa girare i soldi.

Così nascono fantasmagorici villaggi in mezzo al nulla, completi di improbabili ciclabili, collegate al nulla: una sorta di città ideale. Villaggi che notte fonda si trasformano in spettrali ed inquietanti città deserte completi di tutto il necessario, tranne di ciò che serve per vivere: nessuna casa, nessun alloggio.

Tanto che per raggiungerli bisogna attraversare strade a scorrimento caotiche e già normalmente trafficate, ma se c’è un centro commerciale allora lo saranno di più. E così prendi l’auto anche se in linea d’area potresti arrivarci in 10 minuti, ma la strada non è mai stata terminata, se ne dovrebbe occupare il Comune, ma gli statali, si sa, non son certo gente che “ci sa fare”. E tra l’altro i soldi possono avere solo quelli rendicondati, segnati, contati.

E rifletto su quanto scrive l’Espresso riguardo alla strategia di Matteo Salvini per costituire, o meglio per svecchiare, la sua Lega Nord, che è diventata semplicemente Lega. Un po’ come un materiale metallico innovativo si va da improbabili alleanze con la DC e con (neo?) fascisti siciliani (contemporaneamente), poi calabresi, e così su, fino a Roma, per poi arrivare nelle Marche e in Romagna. Non ho ben capito se è coperto o meno in Toscana, ma c’è sicuramente qualcosa di apprezabile in tutto questo lavoro di alleanze ed accordi. Certo l’Espresso si limita solo a citare superficialmente il resto dei legami con il sistema economico. E lo stesso per il PD, e le sue alleanze, la prepotenza di ed i dittact di alcuni, i feudi, il clientelismo …

E quante risorse vengono spese per questo, parlo di risorse mentali, quanta energia usata per rimanere a galla nella politica italiana. Oppure per sperare di vincere. Ma vincere cosa?

Perché dopo aver tessuto tutta questa meticolosa ragnatela di interessi reciproci, promesse e scambi, anche arrivando a capo non si possono tirare i fili se non rischiando di rimanerci invischiati e soccombere. E tutto rimane immobile.

Qualsiasi rivoluzione, chiunque riuscisse a vincere, non avrebbe nessun effetto. Ammirabile Salvini come stratega, se vince lo sarà ancora di più, se dimostrerà che la sua strategia ha funzionato.

Ma se quello che vince alla fine è una ragnatela che non può toccare se non per finire fagogitato dall’intreccio degli interessi che è stato necessario per costruirla, per quale motivo dovrebbe essere ammirabile? Vedi uno strano tipo indaffarato a raggiungere qualcosa che lo rende semplicemente schiavo di ciò che ha creato. Ma non importa, lavora notte e giorno per raggiungere quello scopo. Deve vincere. Le sue catene, forse. Non importa, quel che conta è vincere.

E quale sarebbe il senso? Dove si sono persi gli obiettivi?

Per quanto deprecabile, Machiavelli diceva “il fine giustifica i mezzi”, ma ora tutti sembrano essersi dimenticati del fine. Cosa?

Una società attravera tre fasi: della sopravvivenza, della riflessione, della decadenza. Caratterizzate della tre domande: Come? Perché? e Dove?
Come riusciamo a procurarci da mangiare? Perché mangiamo? Dove andiamo a mangiare questa sera?

Più o meno scriveva così Douglas Adams nel “Ristorante al termine dell’Universo”.

E questa è la fase della decadenza per l’Italia. Non ci importa più il “Perché”, ormai ci stiamo chiedendo Dove?

Dove devo andare a chiedere il lavoro?

Dove devo girarmi per dire sì signore?

Dove devo inchinarmi (o genuflettermi) dopo le prossime elezioni?

Ma perché? non importa, tanto è uguale. Chiederselo non ha mai cambiato nulla. Alla fine tutti desistono e lo scopo è solo un dettaglio. Ci si assolve dicendo che infondo va bene così, che un ristorante vale l’altro, e la scelta forse è solo un peso.

Ma è fine settimana e si vuole evadere, anche per solo 2 ore, e il cinema è fantastico. Certo, non ci saranno più film come “C’eravamo tanto amati” di Scola, che forse fanno un po’ troppo pensare, tanto meglio i fantastici 4 o altri eroi della Marvel, che svolazzano sopra a centri commerciali deserti la notte.

Non è momento delle riflessioni, io ho proseguito ed esso avrà sicuramente raggiunto il Multiplex, con il suo SUV. Che ormai comprano tutti quello perché è meglio trascinarsi dietro 2 tonnellate per accompagnare 2 persone, che però eventualmente potrebbe andare bene anche fuori strada, anche se solo in teoria, visto che non ha le sospenzioni giuste, e nemmeno le gomme. Insomma, una lode al suprefluo. Perché? sbagliato. Dove: Dove comprarlo? Nissan? Dacia? Fiat? infondo è uguale, ma ci piace scegliere.

Forza votate gente!

Molti Mondi (M&M’s)

Discussioni inconcludenti.

Se la coscienza emerga come nuova entità dalla fisica delle particelle.

Ho iniziato a leggere un articolo scettico e senza dargli troppa fiducia, eppure, con l’andare avanti ho capito la tesi sostenuta e l’ho trovata affascinante.

L’idea è che la coscenza, in una qualche maniera, sia il risultato delle interazioni della materia, interazione appunto che crea un campo magnetico e quindi una entità nuova, cioè la coscenza. (Internazionale, 1 Settembre 2017, l’autore Adam Frank, university of Rochester)

Si spinge oltre azzardando una qualche forma di coscenza insita in ogni cosa.

Ora la prima obiezione che mi viene da fare è: se un sasso ha una qualche forma di coscenza perché questa coscenza non è condivisa con altri sassolini vicini? o forse con una pianta? Esiste veramente discontinuità? È forse la coscenza che determina la discontinuità di ciò che vediamo?

È vero che questa ultima domanda (o proposta), che la discontinuità sarebbe il risultato della coscenza renderebbe le cose coerenti, come dire: un sasso è “coscente” di essere sasso, e un individuo è coscente di essere individuo, distinto da tutta la materia che lo circonda, ed è la coscenza a definire l’individualità, e i confini di ogni entità, che d’altra parte sarebbero un continum indistinguibile di energie caratterizzate da una funzione d’onda, che interagiscono creando oggetti materiali e coscenza. O meglio gli oggetti materiali esisterebbero solo perché esiste una coscenza che, sotto qualche aspetto, li definisce (li limita, li comprende, li percepisce come tali).

Secondo questa interpretazione l’uomo è sicuramente superiore al qualsiasi cosa, visto che è la sua coscenza a creare il tutto. Ma è anche vero che ogni singolo uomo è superiore a qualsiasi altro uomo.

E qui sorgono dubbi sull’efficacia di questa interpretazione, sulla sua idoneità o coerenza. Se sono IO superiore a chiunque altro, perchè IO definisco cosa sia altro, e cosa siano sassi, come è possibile che io mi trova a condividere idee con altri? Come è possibile riconoscere da parte mia l’ingegno e la creatività di una idea che ho appreso da qualcun’altro? Sicuramente per tramite di un mezzo di comunicazione, ma può essere accettabile che io abbia creato quella idea all’esterno nell’esatto momento in cui l’ho percepita?

Sono divagazioni troppo lontane dall’esperienza. Se è vero che una particella si comporta in modo probabilistico e che l’osservazione cambia la realtà (l’esempio dell’elettrone che colpisce un rilevatore in un determinato punto individua la posizione, e, quindi, fa collassare la sua funzione caratteristica), è anche vero che sappiamo che il 99% degli elettroni passano in quel punto, in quell’area di un micron.

Cioè, è vero che l’osservazione cambia la realtà, ma è anche vero che la mia coscenza non esisteva quando asteroidi si sono raggruppati attorno ad una stella e si sono iniziati a formare pianeti e satelliti, seguendo leggi della fisica (quella newtoniana o relativistica) che non erano state ancora concepite.

E qui interviene l’interpretazione a molti mondi, dove la linea di sviluppo della realtà (e non posso neanche parlare di linea temporale), sarebbe solo una delle molteplici (infinite? che grado di infinito?) realtà, o mondo/universo.

Ognuno degli universi potrebbe avere altre leggi, altre interpretazioni, altra coscenza.

Non so se si possa dire “non è assolutamente vero” o “è assolutamente così”, ma mi affascina vedere le cose sotto un’altra prospettiva, anche solo per specularci.

Alcuni riferimenti sull’autore:

http://www.adamfrankscience.com/
https://www.pas.rochester.edu/people/faculty/frank_adam/index.html

L’Italia. Dovrebbe forse stare a testa in giù, davvero

Niente da aggiungere oggi.
Leggo da l’espresso quseto articolo di un giornalista kuwaitiano, o semplicemente che scrive per l’agenzia stampa del kuwait, tradotto per l’Espresso non ho idea da chi. Il titolo

Ma chi è questo Di Maio?

Incuriosito mi aspetto una critica alla persona, come poco capace, qualche argomentazione sulla sua poca esperienza politica, o lavorativa in generale, eccetera.

Mentre invece trovo una critica alla politica estera italiana. Inizia con “il peso politico dell’Italia si è andato via via indebolendo con gli anni”, riporto non letteralmente, ma questo è il senso.

E questo è il senso di tutto l’articolo, per altro breve, sintetico e denso. Per poi concludere con la domanda “Ma chi è questo Di Maio? È stato a Bruxelles, ma nel mediterraneo non si è mai visto”.

Di Maio è napoletano, ho un’amico napoletano che divide gli italiani in “quelli del sud” e “quelli del nord”, ovviamente sulla base della mentalità. Ma sud per lui è tutta l’Italia peninsulare e tutta la costa, nord è tutta l’Italia continentale, che vuol dire poi Piemonte, alcune province del Veneto, Valle d’Aosta, Lombardia, l’Emilia.

L’argomentazione è: se vivi nel mediterraneo, sei mediterraneo. E non la trovo sbagliata. Il mare non è solo uno svago, o un perdere tempo, il mare è un tramite, una via di comunicazione, un modo di scambiare merci, informazioni, cultura.

È luogo comune che se vuoi essere affidabile devi essere continentale. Se sei mediterraneo, oppure del sud, sei qualcuno che vive di espedienti, che non ha valori morali, che non rispetta niente.

Ah già, hanno coniato un acronimo per i Paesi europei, PIGS: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna.

Trovo offensivo sentirmi tra i porci, ma questo acronimo ci ha tratti in inganno. Insultare i mediterranei è un espediente per farci ignorare la ricchezza delle opportunità che offre il mare, e quindi per approfittarne. Basta vedere il comportamento della Francia con la Libia. Non aveva nessuna autorità per attaccare militarmente la Libia, nessun diritto. Lo ha fatto e basta, infrangendo qualsiasi diritto di non interferenza su gli affari esteri. E l’ONU ha taciuto colpevolmente.

Non solo. L’Italia non ha dichiarato guerra alla Francia. Neanche commerciale. Perché? Perché essere così smidollati? Perché nessuno conosce le potenzialità a disposizione?

Perché siamo tutti a rimuginare sulla nostra supposta inferiorità economica e morale.

Direi di stare a testa in giù. Con i piedi nel continente e la faccia rivolta all’Africa e al Medio Oriente.

E non perché relativamente saremmo più ricchi, ma perché oggettivamente saremmo più al nostro posto.

Svegliarsi pensando alla nebbia dei Goonies

Stamattina mi sveglio con delle strane idee in testa, come quella di voler visitare la spiaggia dei Goonies. Fantastico che sia da qualche parte non lontano da Los Angeles, in fondo, penso, non sarà qualcosa di troppo distante dall’industria del cinema: deve essere una qualche spiaggia Californiana.

Immancabilmente sbaglio. È nell’Oregon, all’estremo nord, al confine con lo Stato del Washington. Il paese si chiama Astoria, sembra che il posto sia così noto tra i cinefili che è diventata una metà molto frequentata, tanto che il 7 giugno si celebra il Goonies day.

http://www.travelastoria.com/trip-idea/annual-goonies-day

http://www.thegoondocks.org/

Ma quello che mi girava in testa è proprio la spiaggia, Astoria, da quello che vedo nella cartina è nel golfo, un posto abbastanzafreddo a giudicare dalla latitudine, e circondata dal mare, la spiaggia dovrebbe essere a sud, di fronte alla città, e l’immagine più “nitida” (in effetti è nebbiosa) è quella della roccia nel mare leggermente avvolta nella foschia autunnale.

Non ricordavo a cosa assomigliasse lo scoglio che viddi e Vieste diversi anni fa. Ed ora sì, assomiglia alla spiaggia dell’Oregon, di Astoria.

Vieste, in Puglia:

immagine rubata a http://mediterraneo-hotel.it/

(immagine rubata a http://mediterraneo-hotel.it/ si sappia, se vuole la tolgo, insieme a questo link)