una bella giornata e discorsi in sospeso

… infondo desiderare la pace nel mondo è un altro modo per perpretare la guerra dentro di se, contro e con se stessi, alternando le parti in base all’umore della giornata, ma senza mai scontare ad una delle parti qualche colpo ben assestato …

… e comunque penso, sempre se fosse vero, che essere un Dio sia qualcosa di veramente straordinario, tanto straordinario da rendere l’ordinario ininfluente. D’altra parte se un qualche Dio avesse degli interessi per me non potrebbe che farmi piacere, se non sono discorsi distruttivi, se vuole solo divertirsi ed essere sadico, non potrei farci nulla, e certamente il mio smettere di ridere non cambierebbe il suo divertimento e i suoi intenti. Se mi volesse del bene, e facesse di tutto affinché io sia felice, sarei daccordo con lui nell’essere felice, ma non avrei nulla da dare indietro. Troverei piuttosto stupido privarmi di doni a favore di chi è talmente superiore da non potersene far nulla, e troverei pretestuosa la pretesa di avere almeno un gesto di riconoscimento o un segno di gratitudine. Non sono fatti miei e non posso sapere se ciò che mi capita è un bene o un male.

Non so se hanno ragione chi, acriticamente, crede, o cerca di gridare al mondo cosa esiste e come funziona il tutto.

Non so. Mi accorgo che più passano gli anni e più capisco che ciò che pensavo di capire era sbagliato, che è sbagliato anche il contrario, e considerando un universo n-dimensionale sono sbagliate infinito alla n possibili idee. Ovvero sono giuste infinite alla n possibili teorie della vita l’universo e tutto.

Ed è per questo che onestamente mi viene da dire: “ok, hai ragione, ma non piangere per me, perché hai torto quando pensi di avere ragione. E se pensi di essere nel torto, ecco, sicuramente hai ragione di pensarlo. Ovvero l’unico istante in cui hai ragione è quello in cui ti rendi conto di essere nel torto”

Il discorso purtroppo è lungo, ovvero talmente corto da non poter essere formulato che con una semplice formula probabilistica. Ovviamente non quella, parlo di una formula probabilmente sbagliata.

Dopo parlerò delle scarpe ASICS.

Polarizza et impera

Sta finendo di riattaccare la caldaia, mio fratello. Il tetto era in condizioni pessime, sfruttando il piano casa approvato sotto il governo Berlusconi, e gli incentivi sul risparmio energetico, ora casa ha un tetto nuovo, la mansarda è più ampia e non c’è più il pesante e pericoloso trave centrale, ha un efficienza energetica maggiore, ed anche acusticamente più isolata. Ovviamente si è speso dei soldi, e il fatto che mio fratello faccia questi lavori cambia poco sotto questo punto di vista. Per l’occasione abbiamo anche chiesto di togliere il cavo per la fornitura elettrica e farlo passare sotto terra.

Alla tv la solita trasmissione pseudo politica dove i soliti giornalisti parlano di qualsiasi cosa, ma l’importante è che abbiano opinioni differenti, bipolari.

La modalità con la quale si espone è il più polemico possibile: l’ironia solletica l’intelletto che di suo è già soddisfatto, poco importa che si tralascino dei particolari.

L’obiettivo è polarizzare, intelletto gratificato ora non resta che considerare la tua situazione, storia, cultura. Basta questo per farti scegliere una parte. Non importa che tu sia di qui o di là, da qualche parte dovrai pur essere.

Io me ne vado a suonare un po’ per i fatti miei. Appena lascio la stanza riesco a vedere quanto siamo scemi a prendere parte alle loro farse.

Pensare col cappello nero. La mappa non è il territorio. Capacità di ascolto. Basterebbero 10 minuti per risolvere tutto, ma pare che godiamo nello stare a sentire e addormentare tutto il resto. O forse questo riguarda solo me.

Non sono daccordo con nessuno, sono nato con abbastanza diti medi.

Ho un cappello giallo, un cappello blu, 2 cappelli verdi, 1 cappello rosso, e tanti cappelli bianchi. Ho anche il cappello nero, ma ora non ho tempo.

Qui va tutto male. Qui va tutto alla grande.

Polarizza et impera.

Letti a scomparsa: designer non inventatevi cose strane!

Per carità, si trova di tutto.

http://www.designerblog.it/post/65739/letti-richiudibili-a-parete cosa? la rete è piegabile? provate a dormirci su questa roba! le cose sono 2: o la rete è rigida (una tavola), oppure è morbida. Ma senza traverse nel mezzo!

http://www.archiproducts.com/it/prodotti/47729/lgm-parete-attrezzata-con-letto-a-scomparsa-lgm-clei.html … ok, sì, è vero, a molti piace sposarsi e vivere insieme la notte, il problema è che quando poi hai alzato il letto e il giorno hai lo spazio libero … chi lo usa quello spazio? lui? lei? i bimbi? … no, non è cosa, meglio lasciare giù il letto e non pensarci proprio più. Il letto matrimoniale va benissimo così.

http://www.gardinistore.it/Mobili/409/Letti/LETTO_SINGOLO_APRI_A_SCOMPARSA.aspx ecco, ci siamo quasi, ma l’impalcatura? odiosa, io ci sto su di un letto, ma poi se alzo le braccia? o se voglio tenere i piedi fuori? È una bella idea, ma purtroppo io non ci dormirei.

http://www.gardinistore.it/Mobili/4664/letto_abbattibile_orizzontale_bravo_2013 perfetto, ma oltre che del letto dovreste prendere le misure anche dei portafogli, e che cazzo 660 euro per un letto? e se buttandotici sopra ti si sfascia che fai? apri un mutuo? Inoltre il meccanismo è bello, ma tutt’altro che solido: 1. il piede subisce una forza di piegamento, non compressione come è generalmente un piede verticale, 2. il punto di appoggio non è vicino l’orlo ma piuttosto interno (se bene fa perno in prossimità del bordo, la forza viene esercitata praticamente al centro del letto, mentre l’altra parte subisce una forza di torsione, e l’acciaio, essendo elastico, non pone troppa resistenza).

http://www.gardinistore.it/Mobili/337/Letti/LETTO_ALLADIN_A_SCOMPARSA.aspx chiaramente una idiozia.

Quello che voglio è

  • una tavola dentro un supporto in ferro
  • 2 piedi piegabili e bloccabili
    • quando piegati non devono avere degli smussi accettabili ed essere bloccati
    • quando aperti in posizione di esercizio (letto in uso) devono avere un meccanismo di blocco affidabile (evitare che per via di un calcio si richiuda un piede)
  • supporto a parete o a se stante:
    • Opzione parete:
      • 2 cardini a livello “top materasso”, vale a dire 15 cm più in alto della tavola di appoggio, o forse meno per evitare troppa forza di torsione.
    • Opzione supporto a se:
      • 2 cardini dove far girare, a livello “top materasso” + 5cm
      • appoggio su supporto quando aperto.
      • supporto alto 40cm + 90cm (da terra + larghezza letto) da un solo lato, come il modello bravo citato sopra
      • bloccaggio alla struttura per il letto quando chiuso: se la struttura traballa quell’aggeggio finirà per caderti addosso.

Sono semplici cose, vi vendono il design a 500 euro, un programmatore non viene pagato un cazzo a confronto. Le cose sono 2: o aumentate gli stipendi ai programmatori o va a finire che i programmatori si mettono a fare i mobili.

 

 

Il popolo italiano dei quarantenni bamboccioni

Ora questa non è autocritica, cosa che personalmente trovo inutile, è solo constatazione dei fatti.

Posto che la moneta è un mezzo che ha fiducia o non ha fiducia, l’atto del governo presieduto da Giuliano Amato, cioè il prelievo forzoso dai conti correnti, ha ben altro significato rispetto a quello analizzato dal blog ilsignoraggio.it (http://www.signoraggio.it/quella-notte-del-92-in-cui-giuliano-amato-prelevo-dai-conti-correnti-degli-italiani-senza-avvisare/). E il significato è quello dell’usurpazione del ruolo di spauracchio alle banche, vale a dire, visto che il denaro è gestito dalle banche, esse possono stabilire (influenzare) quanto vale, così da poter guidare l’economia. Ma se anche il governo può stabilire chi lo possiede, allora la palla torna in mano al popolo. O no. E infatti no, perché comunque è usato come vettore di paura, cosa che rende i mezzi dei governati dei bisturi che tagliano il superfluo, piuttosto che acqua e letame che favorisce la crescita. Sembra che la battaglia continui tra minacce a chi usa meglio il bisturi col risultato che il corpo molle, morente ed in putrefazione si riduce sempre di più, tanto che non c’è più niente da spolpare e quel poco che ne rimane è marcio.

Ecco però si affaccia l’idea che tutto questo sia dovuto all’accidia dei quarantenni. Bamboccioni. Anzi, farabutti, incivili e ladri. Loro sono i responsabili della classe politica. È il popolo che ha voluto quella classe politica al potere. Il popolo l’ha eletta. Un popolo ha il governo che merita.

Ma guardo mio padre e non è così. Non è il nostro carattere. Non è il loro carattere. Mai a mio padre sarebbe passata per la testa l’idea di essere disonesto, ma ancora più lontano gli sarebbe passata l’idea di dirmi di comportarmi in maniera disonesta. Ne a me, ne ai miei fratelli, e neanche a chiunque altro conoscesse.

E per quanto riguarda il darsi da fare, per il portare a termine un lavoro, per lo svegliarsi al mattino, trovare una soluzione e realizzarla. E per il guardare al domani, tranquilli per ciò che si è fatto oggi. Ecco, per tutto ciò, i miei genitori hanno speso una vita d’esempio, dove il lavoro non è sfruttamento, ma opportunità, è stare assieme, e trovarsi in sintonia nel realizzare qualcosa di utile, perché così gira il mondo, perché è il viaggio che conta.

Ma allora da dove siamo usciti noi bastardi, figli di madre ignota (e di padre altrettanto ignoto)?

Ripetono che i politici sono il prodotto di chi li ha votati. Ma il potere ha in mano i mezzi di comunicazione, e il popolo vota in base a ciò che conosce. Ciò che conosce è ciò che gli viene fatto sapere. Ciò che pensiamo è ciò che loro vogliono che noi pensiamo. Le nostre opinioni non sono importanti, per loro, visto che sono esattamente le loro opinioni.

I sondaggi, poi, sono la truffa più subdola che si possa immaginare. Le domande hanno delle possibili risposte, e tipicamente qualsiasi idea aliena non viene pronunciata dall’intervistato perché portato a conformarsi a ciò che va per la maggiore.

La polarizzazione (il famoso sistema bipolare) è un veicolo tramite il quale nessuno può permettersi si deragliare: ci sono 2 binari, corrono paralleli, o sei su uno o sei sull’altro.

Ma i binari hanno una sola direzione. Quella che hanno deciso loro. Che tu sia sul binario di destra o che tu sia sul quello di sinistra, ciò che cambia è solo il panorama.

Fino ad un certo punto Andreotti, Forlani, Craxy, ed i politici di quell’epoca hanno tenuto un certo contegno, avevano addirittura il vizio della cultura, usavano leggere, e usavano, pensate voi, scrivere! Ma non di quei libri da ghost writer o da diario di pippicalzelunghe che nessuno mai si metterebbe a leggere perché chiaramente una perdita di tempo (perché in realtà non sappiamo più leggere ed è difficile per noi giudicare). No, dico, Andreotti parlava dell’impero romano e di argomenti storici d’un certo rilievo, scriveva robe del genere, leggeva altrettanto.

Poi qualcuno ha scoperchiato il vaso di Pandora, ed esce un Cirino Pomicino, un po’ buffo, a dir la verità, con i materassi imbottiti di soldi. Così tutto l’idillio sparisce e si riconoscono gli uomini nella loro pochezza e nella loro falsità e si fa un fascio d’ogni erba. Sì, tutti ladri. Con il bell’appoggio della cultura da stadio (cultura????) con le urla da morti di fame (sì, tiravano le centolire perché valevano ancora meno di quello).

Non avevo vent’anni, ma mi ricordo di aver approvato quei gesti, sì, un bastardo figlio di madre ignota. Non so come, qualcuno parla della televisione, ma forse non ha neanche torto. Ma tutti, in fondo, gli abbiamo dato ragione.

Sì, infondo anche i miei genitori, anche se un po’ sentivano che era sbagliato usare violenza, che c’era qualcosa che non andava nel modo, infondo non gli davano tutti i torti.

Babbo ancora oggi ripete: io il padrone non l’ho mai sopportato. E così è sempre stato imprenditore. Se ne deduce che non si dovrebbe sopportarlo (e neanche dovrebbe sopportare se stesso). (In effetti non è facile sopportarlo, ma questo è per altri motivi).

Non si accetta che l’amministrare sia un lavoro, o meglio che l’amministrare sia un lavorare insieme. Non si vede, quindi si pensa che non si lavora.

Così è naturale dire che i politici siano tutti ladri. O tutti mafiosi.

La sostituzione è stata fatta per rimpiazzare i troppo dotti, quelli le cui parole non si capiscono, per mettere quelli un po’ più comprensivi, quelli che parlano coi rutti, per intenderci. Oppure quelli che sbagliano i congiuntivi.

Ignorante ma onesto. Così si dice.

Onesti, ma ignoranti. Così si fottono, si fanno fottere, e fottono tutto e tutti.

E onesti non lo sono più.

Ignoranti lo siamo ormai. Noi abbiamo sostituito loro e loro hanno cambiato noi.

Non è la necessità che porta ad essere disonesti, ma l’ignoranza.

Non si ruba al supermercato perché si ha bisogno e non si arriva a fine mese.

Si ruba al supermercato perché si è disonesti.

Le persone oneste in stato di bisogno non rubano.

Le persone oneste in stato di bisogno fanno la rivoluzione.

Irresponsabile dichiarazione di indipendenza (dal DRM)

Il ministero della verità, dove lavorava Winston, si occupa della menzogna. Il lavoro di Winston e dei suoi colleghi era ricevere delle istruzioni con le quali cambiare i testi di giornali, storia, romanzi e quant’altro fosse stato pubblicato finora, se ciò non fosse conforme con la versione della storia dettata dal Partito.

Sono contro il DRM, Digital Right Management.

Sono contro il controllo centralizzato dei testi venduti, in qualunque forma.

Sono contro l’abolizione della stampa su carta dei testi.

Un testo venduto, anche in forma elettronica deve essere disponibile sotto tutti i punti di vista. Ciò vuol dire che devo poterne disporre liberamente.

Questa posizione è a favore degli autori, non contro.

L’autore deve essere garantito che l’editore non riveda il suo testo a piacimento, in base alla situazione economica.

Questa posizione è a favore degli autori vivi.

Questa posizione è a favore degli autori morti da meno di 75 anni.

È a favore degli autori morti da più di 75 anni.

È a favore delle famiglie degli autori e della loro memoria.

Sono a favore della tecnologia, della distribuzione di memorie di massa, dell’utilizzo consapevole della nuvola, dell’utilizzo di anonimizzatori come tor, del deep web, della liberalizzazione delle droghe, delle informazioni, di tutto.

A favore del gioco e dello stimolo alla curiosità. Ma a sfavore della censura ed a sfavore di qualsiasi divieto.

Da una parte ciò che fa paura è che qualcuno ti costringa a non fare ciò che vuoi.

Ma d’altra parte ciò che fa paura è che qualcuno ti costringa a fare ciò che non vuoi.

Sono a favore della consapevolezza ed alla rivelazione dei propri desideri, opera che ognuno deve fare dentro di s’è, guidato dal proprio spirito di avventura, senza limiti morali di sorta, senza insegnamenti religiosi intimisti ed invasivi.

Un umano è molto di più della somma delle sue abitudini. Ognuno deve essere libero di smettere di amare il sushi ed iniziare a mangiare i broccoli. Ognuno deve essere libero di preferire il caffé amaro e iniziare a mettere 3 cucchiaini, per poi passare ad uno. Ognuno deve essere libero di cambiare il proprio piatto preferito.

Nell’avventura dentro di se, i soli muri da abbattere sono dentro se stessi.

I muri esteriori sono degli abbagli che distraggono dalla propria opera. Vanno ignorati.

Una persona vale molto di più di quello che crede essa stessa, o di quello che viene educata a credere di se.

L’universo personale ha un’ampiezza indeterminata, quindi infinita.

Il vero nirvana è smettere di avere la curiosità di esplorarla.

Il vero nirvana è desistere dall’imporre il nirvana a chi non è pronto.

Siate farabutti.

Sconfiggere la propria apatia

Ognuno è come è. Certe cose non si cambiano. Sono fatto così.

Tutte frasi di solito usate come dimostrazione dei propri limiti. Ma ci sono cose che veramente non si cambiano, per me è ciò che mi muove e che mi ha sempre mosso. Non c’è un altro ingrediente o un’altra spinta che mi fa muovere: è la curiosità.

Tendo a no realizzare niente se riesco ad immaginare come sia, è solo quando evidentemente non riesco che mi impegno a raggiungere un obiettivo, non per la soddisfazione di averlo ottenuto, ma per la curiosità di sapere come mi sentirò poi, come sarà avere quell’esperienza in più.

E spero che l’averlo scritto me lo faccia ricordare ogni volta che cercherò la forza per alzare il culo e muovermi, ogni volta che non me la sento di esprimere quello che sento perché potrebbe cambiare la mia condizione (cos’è una condizione? come è quella d’ora? e quella di poi?), ogni volta.

Come profilo gamer sono un esploratore, decisamente.

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli nel 2012, sarebbe ancora vivo

E invece Steve Jobs è morto.

Antonio Menna scrive un libro ipotezzando la vita di uno Steve Jobs nato a Napoli (o provincia), si chiama Stefano Lavori … ok, ha già fatto il giro del web più volte, è storia.

 

http://antoniomenna.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/ questo è un suo post, che poi è diventato un libro:

 

http://www.ibs.it/code/9788820052409/menna-antonio/steve-jobs-fosse.html

Bene, penso sia abbastanza come endorsement. Sicuramente sarà un libro divertente, e divertirsi è sacrosanto, doveroso e utilissimo.

Ma ecco cosa non mi convince del parallelo. Steve Jobs è vero che ha creato il primo PC partendo dal garage dei genitori, senza soldi, in una provincia americana e via dicendo (ho dei dubbi riguardo al garage, molti immaginano il garage dove i genitori tenevano le auto, in realtà il padre di Steve era meccanico, penserei piuttosto ad un officina quando si parla di garage, ma è un mio punto di vista). La parte importante però è che Steve Jobs si diplomò nel 1972.

A Napoli, nel 1973 esplose un epidemia di colera. Mentre in California i figli dei fiori ancora scorazzavano convinti della loro rivoluzione, vivevano in delle comuni dove si sperimentava la condivisione e differenti modelli di società (questa cosa è accaduta anche in Italia e col ’68 sono finite le barricate, non le comuni), e dove il cinema portava soldi in una terra non ricchissima, ma con un bel po’ di petrolio da estrarre da sotto (cioè ricca).

In una federazione, gli USA, dove la cultura non era un ospite inusuale, la scolarizzazione era a livelli ben più elevati e diffusi rispetto a quello che poteva essere l’Italia degli anni ’70, per non parlare del sud Italia (ma escluderei la città di Napoli per questo aspetto).

Ecco, il parallelo non ci sta.

D’altra parte mettiamo sia successo ora. Cioè ora Stefano Lavori inventa … cosa? un pc? C’è già, non è molto sensato ipotizzare questo … ma seguirò un mio ragionamento ora, diverso.

Supponiamo che Steve Jobs fosse nato a New Delhi, no, anzi, in una provincia di uno statarello di quel centinaio che formano l’India di oggi. Oggi, esatto. Le epidemie in India sono tenute sotto controllo, non è che non accadano, c’è un ottimo pronto intervento e sono debellate sul nascere.

Questo Steve, non so che nome dargli, diciamo iSteve (visto che è indiano, lo smartphone non c’entra niente), è appassionato di statistica, ha ottimi voti in matematica, ma non riesce ad accedere all’università, perché un monsone gli porta via la casa dei genitori, torna e si mette a riscostruirla, perché ci tiene, rimette su l’azienda (non era proprio un morto di fame uscito dal nulla, ma neanche un figlio di papà), usa internet per promuovere i propri prodotti, gira per internet e viene a sapere dell’hype attorno i Big Data, capisce si tratta di statistica, guarda caso la sua passione. Inizia a frequentare forum, scrive qualcosa, trova altri appassionati e squatrinati, decide di invitarli a casa a lavorare e, nel frattempo, lavorano sui big data.

Fondano una azienda (ora le chiamano startup) che propone soluzioni innovative e consulenze pagate oro riguardo lo sfruttamento e l’analisi dei big data. Il villaggio dove vive diventa un centro nevralgico dello sviluppo software, dove altre aziende nascono e si occupano un po’ di tutto.

In Italia, nell’Italia di allora, quella del ’76, sono successe cose ben più eccezionali, ma non si ha la penna, ne la voglia per raccontarle. Per esempio la Olivetti era in concorrenza con Apple Co. e con IBM sul campo dei personal computer, con tecnologia sviluppata in Italia, vergognandosene a quel tempo.
Cosa dovrebbe inventare oggi Stefano Lavori non ne ho idea, ma di certo ne sentiremo parlare, forse sara figlio di un iraniano, adottato da una famiglia della provincia di Caserta, forse non si chiama neanche Stefano Lavori, ma Luca Aiello (per fare un nome un po’ più tipico), forse non sa neanche che se ne racconterà qualcosa, o che qualcuno ne scriverà una biografia.
Il fatto è che l’Italia ha aspettato 50 anni per celebrare Adriano Olivetti, forse si aspetta troppo per accorgersi dell’eccezionalità, si sottovalutano le idee ponte, quelle che portano a, le possibilità che vanno verso altre cose, a volte si smette di credere in qualcosa pensando di aver fallito, a volte non si considera il proprio lavoro come la base dalla quale partire per sviluppare ciò che avrà successo.
Ecco, non mi va di dire che noi italiani siamo sempre pronti a smontare e criticare le idee, perché di questo ce ne è bisogno, di senso critico, è indispensabile. Preferisco invece dire che bisogna faticare, e non smettere di pedalare.
A proposito, giorni fa cerco Unione Ciclistica Tolentino, e parlo col presidente. Mi dice che “A volte è venuto qualche giovane, negli ultimi anni. Provano a fare qualcosa, ma poi la bicicletta è faticosa. Durano poco. In passato abbiamo avuto qualche campione, qualcuno che ha vinto. Non so se conosci …”.
Già, è dura pedalare, ma per qualcuno vuol dire essere un campione, e non sai se quel qualcuno potresti essere tu, non lo sai se non ci provi.

 

La lentezza e il castigo o l’arte di godersi la vita

Mi strovo sulla salita che dalla Sfercia porta a Camerino. Ho percorso la vallata del Chienti lungo la vecchia nazionale, attraversato Belforte, Caccamo, Valcimara, Bistocco, Campolarzo e Sfercia. Tutto bene, ma forse ho riposato male stanotte. Mi trovo a pensare che non vedo l’ora di arrivare sotto Camerino, quando la salita sarà finita, così avrò superato il momento difficile, poi arriverò a Castelraimondo … Già, già … ma un attimo: cosa mi sta passando per la testa? Non parto certo da casa per tornarmene a casa se per tutto il tempo non vedo l’ora di superare il momento. La bici non è questo. Non è il traguardo. E’ il tragitto. Non è il superamento del momento, è il vivere il momento.

Non vado spesso in bici, ma ricordo di avere un buon motivo perfarlo. Sto leggendo Delitto e castigo, una edizione su due volumi, hoin mani il primo libro, è sera, sono sul letto e non c’è ragione di pensare a guardare quanto manca per la fine della prima parte. Non è ancora morto nessuno, ma il libro mi è piaciuto dalle prime pagine,quella cronaca del dialogo interiore la trovo geniale, affascinante, coinvolgente. Ma perché anche qui non vedo l’ora di arrivare allafine. La lettura non è terminare un libro. La lettura è rilassamento, godere nel lasciarsi affascinare da un racconto, che può essere vicino alla tua esperienza o lontano, ma sicuramente diverso. La lettura è lasciarsi trasportare in nuovi mondi. Non è stare a pensare a quando si torna alla realtà. Perché è parte della realtà.

Ora sto correndo, 3 kilometri, ancora poco e sarò a metà tragitto… ancora, anche ora, va a finire che mi fermo e torno a casacamminando, tranquillo, non ne faccio una tragedia, avrò altri giorniper correre, intanto percorro la strada.

La strada, ve ne è una descrizione illuminante ne La lentezza di Milan Kundera. Non la ricordo esattamente, più o meno parla di come sia cambiato il modo di considerare la strada, dal concetto che si aveva prima della mobilità moderna, a quello odierno. Ora la strada è una striscia di asfalto che collega 2 posti, una partenza ad una destinazione. E’ un ostacolo da superare: ciò che ti separa dal tuo obiettivo. Va percorsa velocemente, il traffico che si incontra è un ostacolo odioso. Questa concezione si contrappone a come la strada era vista prima dei mezzi di trasporto veloci, quando la strada non era asfaltata, si percorreva a piedi o con delle carrozze, il paesaggio scorreva lento, il paesaggio era parte della strada. La strada era unluogo da vivere, dove discutere e fare incontri. Direi dove vivere.

Già, perché infondo la vita non è quell’intervallo di tempo che mi separa dalla morte. Quell’ostacolo da superare per crepare e magari essere ricordati. Togliersi questo peso senza goderne. Rilassarsi da questa fatica.

No. La vita è quell’insieme di istanti che vanno assaporati e vissuti per ciò che possono darmi in quel momento. Certo, momenti faticosi, ma che danno godimento. Come una corsa, sentire i muscoli sotto sforzo,doloranti, ma che continuano a muoversi, non certo per vincere o arrivare prima. E c’è un momento in cui sembra che abbiano delle energie che non credevi potessero avere, non lo speravi, in quel momento senti che non devi preoccuparti di nulla, il tuo corpo fa quello che deve, ti riporterà a casa, stanco certo, ma ora puoi sentire l’aria, sorridere stupidamente, sentire che vai. Come pedalare, le salite sono faticose, ma ci sono panorami che solo andando puoi apprezzare e non andando veloci in moto, facendosi sfuggire la vista per concentrarsi sulla prossima piega, ma percorrendo la strada alla giusta andatura. Faticando certo, ma con calma, sapendo che non hai niente di cui preoccuparti se non dello stringere i denti e tener duro, non per arrivare, ma per continuare a goderti la strada.

Non è l’attimo ad essere fuggente. Mi sono accorto che sono io che fuggo dall’attimo. Infondo perdere tempo è proprio questo. Fuggirlo e perderlo.

Ormai sono di fronte casa, avrò altri giorni per correre, non ho ancora terminato il libro e avrò dei fine settimana per la bici. Non resta che perdonarsi e godersi la cena.

Divagando

Divagando vado e mi capita di navigare in rete, o di guardare la tv, o i giornali, o i cartelloni pubblicitari, i negozi …

Sarebbe bello avere quel cellulare alla moda, sicuramente lei e’ portata per i rapporti orali.

Bella quella gonna, e quel manichino chissà quanto può essere divertente averlo a disposizione.

Forse un giorno mi fermerò a leggere cosa pubblicizza quella figa su quel palazzo.

Non ho capito che lezioni tengono quelle professoresse …

Vivo come immerso in un film porno, dove tutti sembrano fare provini per una grande orgia, che non arriva mai, ma tutti sembrano molto preoccupati ed impegnati per essere scelti per partecipare.

Mi fermano: “Vuoi scopare?”. Ingenuamente rispondo “Sì, dove?”, lei: “Qui sopra. Sono 40 euro”, io: …

Stanza lurida, letto ricoperto di lenzuola lerce. Lei chiappona ma non male. Tipico prodotto dell’età contemporanea, una di quelle che comunque fa di tutto per essere alla moda. Stivali alti, costosi, sulle 500 euro, presi da una boutique di quelle chic, non certa da Zara.

Arrivo a 30, ho qualche spicciolo però. Protesta. Deve pagare la stanza a quell’essere strano che la mette a disposizione, uno di quegli scherzi della confusione identitaria che vanno molto di moda in questo tempo confuso.

Non importa. Non mi da tempo di tirar via i pantaloni, l’ha già tra le mani e ci sputa prima di calzarci su il guanto e prenderlo in bocca.

“adesso scopami” e poggia la schiena e il culo su quel lerciume senza preoccuparsene troppo, allarga le gambe e me le appoggia sulle braccia, alza la maglia e abbassa il reggiseno, mi prende le mani e le mette sulle sue tette guardandomi: “dai”.

È strano come la gente passi il tempo a guardar dalla finestra le porcate che succedono nell’appartamento del proprio vicino, per poi lamentarsi dei ficcanaso.

Il viale è pieno di negozi frugali e merce di dubbio valore, ma qui si sentono così fieri di esserne parte che ti stupisci di quanto sia stupido sentirsi un idiota per tanto poco.

Avrei bruciato il palazzo del vicino l’indomani. E tra l’altro indomani deve essere qualcosa di non domabile. Ma che importa.

Dice che è stufa e devo venire. Forse non mi frega niente e sono stufo anch’io. Piuttosto vado.

Mi racconta qualche idiozia lungo le scale, da dove viene, e perché, e soprattutto il disappunto per essere costretta a lavorare.

Ho conosciuto altra gente costretta a lavorare.

Molti della mia famiglia. È vero, tutti ad esprimere il disappunto per essere costretti a lavorare.

Deve esserci un qualche essere immondo che continua a costringere alla gente a lavorare.

Dovremmo legarlo e farlo soffrire come sta facendo soffrire tutta questa gente costretta a lavorare.

Dovremmo pagare delle persone che lo frustano, a turno.

Ma poi questi saranno costretti a lavorare.

Il sole compare di rado dopo le 6 di pomeriggio. Specialmente in inverno.