Come potrei?

Come potrei non sentirmi tradito?

M’hanno fatto credere io fossi pazzo. Mi hanno fatto fare cose stupide. Mi hanno dato dello stupido. Del frocio. Del coglione. Hanno sostenuto continuamente io non avessi amici, e mai hanno riconosciuto di sbagliarsi. Ho dato 14 anni della mia vita per cercare di convincerli che non fosse così, che non sono così, che sono altro. Che vivo e anche il resto del mondo può accettarmi per quel che sono. Anche se essi si rifiutano di darmi credito. Anche se essi rifiutano di apprezzarmi per quel che valgo, non per i loro stupidi pregiudizi e valutazioni affrettati.

Avrei voluto parlare. Mi sono incazzato. Niente. Avrei voluto che cambiassero? No, non l’avrei voluto. Avrei voluto ascoltassero. Mai l’hanno fatto, e mai lo faranno.

Tutto, solo per sentirmi amato.

Come potrei non sentirmi tradito dall’amore?

Ho rinunciato alle mie passioni, ho pensato ci fossero cose più importanti, che fossero loro le cose più importanti, che fosse il loro amore.

Non ne voglio più.

E non mi sento affatto tradito dall’amore. Piuttosto mi sento tradito da me stesso. Ho dato 14 anni della mia vita per una stupida paura.

Succede, inseguendo una brillante chimera, di essere abbagliati dalla sua lucentezza, e di calpestare, senza accorgersene, qualsiasi cosa si incontri nel camino che porta verso di essa. Ed ignorare il dolore di chi si fa soffrire. Ed odi chiunque voglia fermarti. Ma esso ti mostra ciò che stavi facendo agli altri, ed a te, e il mostro che stai diventando, e finisci per ringraziarlo per i suoi stupidi consigli.

Ma a volte è invece la paura che questo succeda che finisce per frenare e fermare il tuo cammino, preoccupandoti di chi sta facendo altrettanto a causa di quella stupida paura, non molto diversa dalla tua.

Credere di essere pazzo ed esserlo veramente è differente, la stessa differenza che passa tra l’inferno e il paradiso.

Sì, mi sento tradito, da me stesso.

Non avrei mai dovuto concedere ad altri tutto questo.

È necessario stare soli quando non si è padroni di se stessi. E questo vorrei dirvelo candidamente: non capite un cazzo.

Libertà di cancellare commenti (e di cancellare stati su facebook)

E di cancellare profili da parte di facebook.

Libertà è anche libertà di cancellare i propri e altrui commenti quando questo è previsto dalla piattaforma. È giusto. E comunque la comunicazione è effimera per natura e a me piace vederla così, lascia ciò che ha lasciato ma dovrebbe sparire, dopo aver avuto il proprio effetto, muovere la coscienza e portarla a nuova consapevolezza. Del resto hai un blog dove esprimere le tue opinioni, tue, e nessuno le cancella. Sono spazi condivisi, di cui ognuno fa quel che vuole: se io posto un aggiornamento di stato in facebook di quell’aggiornamento ne sono proprietario, e del relativo spazio riservato ai commenti posso farne quello che voglio, vale a dire quello che la piattaforma mi permette di fare (giacché effettivamente non ne sono proprietario).
 
Voglio dire, hai libertà di stampa ed espressione, ma esprimiti nel tuo spazio, se è realmente qualcosa che vuoi esprimere tu e non una reazione ad un post o ad un commento altrui.
 
Facebook non è roba tua, è solo un mezzo momentaneamente gratuito, un canale dove far passare flussi e scambi. Io preferisco vederlo così.
(ora cancella questo commento :))
(copiato nel blog, per i motivi qui esposti)

Punti di riferimento sbagliati

Idiozie.

Il fatto è che quando decidi di camminare sulle tue gambe non puoi più chiedere di stare in braccio.

Il fatto è che quando ti sei staccato dal seno, devi trovarti da mangiare.

Il fatto è che quando prendi una strada potrai anche incrociare qualcuno lungo il percorso, ma è la tua strada e nessuno ha mai fatto i tuoi passi, ne li seguirà, nè li sta facendo.

Non ci sono punti di riferimento.

E non ci sono colpevoli.

Non ci sono strade sbagliate.

Non esistono fallimenti.

Fa ciò che ami, ama ciò che fai.

Non ascoltare cazzate. Non ascoltare cazzate.

“Bisogna …”, “tu devi …”. Dimentica. Spegni la stupida voce nel cervello, abbassale il volume, ignorala, forse tacerà.

Ama ciò che fai. Vivi quel che fai.

Intendo solo dire “mi piace”, ed è il motivo per cui lo faccio

Mi è capitato in passato, mi capita ora, mi capiterà sicuramente in futuro che alla mia risposta a “cosa fai nella vita?”, cioè “sono un programmatore”, la replica sia “ah, interessante, io non ci capisco niente, ma ora va molto … e ci sono molte richieste di lavoro”.

Un po’ come dire, “brutta roba, ma ci si guadagna bene”, un po’ come dire “se ti piace pulire i cessi fai pure, ma effettivamente anche se puzzano quando hai finito ti puoi spendere i soldi come vuoi”, oppure “è complicatissimo e incomprensibile quindi sei pazzo se ti piace una cosa del genere, però visto che ti pagano un po’ ti capisco”.

È una cosa che mi ha sempre messo a disagio, tanto da volerne scappare, di non volerne sapere di stare davanti al computer per scrivere codice per il semplice e banalissimo motivo che programmare mi piace. Mi piace.

E non sono i soldi, onestamente vivendo a casa fino ai 19 anni il problema dei soldi si poneva solo quando dovevo comprare il fumo o ubriacarmi il sabato, e comunque i soldi li chiedevo e nessuno mi ha mai richiesto di amministrarli. Forse questa è una lacuna che ho dovuto affrontare, ma non accuso nessuno, veramente di soldi per le mani ne ho avuti sempre pochi, quelli che bastavano, non c’erano schede sim da ricaricare, tanto per capirsi spendevo 30mila lire a settimana fino a 19 anni, cioè 120mila al mese, che sono 1.440.000 lire l’anno (vale a dire 730 euro o se si vuole aggiungere un inflazione del 100% 1440 euro). Un figlio costava poco 30 anni fa, per questo ora è fa paura farne.

Eppure, soldi a parte, stavo davanti al computer. Non era per la scuola, non avevo buoni voti, non mi fregava niente di andare bene a scuola, mi metteva a disagio in un periodo, quello degli anni ’80, dove erano alla moda telefilm come “i ragazzi della 3c” o l’americano “porkies” un branco di studenti ignoranti che inneggiavano all’ignoranza contrapposta alla compostezza degli studenti di successo, che venivano semplicemente appellati come “secchioni”, o meglio “sfigati”, perché poco interessanti, visto che non aggiungevano nulla alle regole che stavano imparando. (il risultato spesso è che avendo aggiunto molto prima, quelli fighi a 15 anni, non aggiungeranno altro per il resto della loro vita, ma cosa importa, per un adolescente la vita finisce a 24 anni).

Riuscivo eccelsamente ad avere voti mediocri in tutte le materie, tranne informatica. E impiegavo il doppio del tempo per scrivere un programma, ne scrivevo 3 o 4 versioni, ragionavo sul perché mi fissavo su alcuni aspetti, perché avevo dei blocchi e delle indecisioni, lavoravo su di esse, cercavo di cambiare modo di ragionare, di vedere il problema da più prospettive, di approcciarlo in modo diverso.

Ma questo è sempre stato un segreto. Non potevo confidare a qualcuno che questo mi piacesse veramente, non era “figo”.

Poi arriva il tempo in cui si devono guadagnare i soldi, o comunque un tempo dove i soldi sono importanti, cioè il periodo universitario, dove devi averne abbastanza per pagare l’affitto e le fotocopie, e dove improvvisamente diventa figo essere bravi.

Ma non diventa mai figo “mi piace”. E probabilmente non lo diventerà mai.

Mi piace vuol dire che lo farei anche gratis, non che farei gratis per te il lavoro che ti serve, che farei gratis stare davanti a pc a fare i cazzi miei, cioè se ti serve qualcosa paghi, perché a me pensare ai fatti miei mi piace di sicuro molto di più.

Voglio solo dire quando programmo faccio quello che mi piace.

Zanzare e sentirsi vivo

E poi dico “che palle le zanzare proprio mentre suono”, “le zanzare sono simpatiche, almeno ti fanno sentire vivo”, io dico: “a me basta suonare per sentirmi vivo, che poi forse è l’unico motivo per cui lo faccio pur non essendone capace”.

Sembra patetico, ma forse non l’è poi così tanto, considerata la quantità di gente che suona perché pensa di dover esprimere qualcosa da condividere col mondo, suona pensando che il mondo non possa far a meno di quel qualcosa che stanno esprimendo.

Ecco, magari è vero, magari c’è proprio bisogno della loro musica, e certamente sono ben più capaci di farlo, però non mi rompete i coglioni con “che cazzo suoni a fare?”, sono fatti miei, suono per sentirmi vivo, a me basta così

Toglimi una curiosità

Ora voglio parlare di toglimi una curiosità, dubbio amletico, esperimenti sociali, o qualsiasi cosa si nasconda dietro questo:

http://dubbioamletico.net/shock-porte-blindate/

parla di come si raggira la sicurezza di una porta blindata.

1. Divulgare informazioni possibilmente utilizzabili per commettere un reato è un argomento sensibile: c’è chi pensa sia meglio tenerlo nascosto, chi preferisce saperlo perché tanto i ladri già lo sanno.

2. Poi c’è anche una sezione “Truffa” nel sito, tanto per richiamare il concetto

3. la pubblicità del metodo per risolvere il problema del diabete per sempre e senza pungersi il dito. (sarà senza insulina????)

4. seguendo la pubblicità (non è molto chiaro che si tratta di una pubblicità) sia arriva al sito:

http://guarisci-il-tuo-diabete.com/

(tramite link di affiliazione)

5. Il video presente in homepage parla di un come risolvere un problema, iniziando con

a. Immagina (dove vuoi arrivare, visualizzazione dell’obiettivo)

b. impedimenti: essere obbligato ad usare l’insulina

c. spostare le responsabilità all’esterno: Il mondo vuol tenerti prigioniero di un tuo piccolissimo problema, trasformandolo in grandissimo problema grazie alle medicine. (notare che per te potrebbe essere un piccolissimo problema, come hanno cercato di farti capire per anni, ma hai continuato ad ingigantirlo facendolo diventare la causa di tutti i tuoi mali. Se qualcuno da solo una briciola a quel furetto, esso prenderà il sopravvento!)

d. La soluzione semplice costa solo 47 euro.

Fine.

Link sponsorizzato dalla pagina https://www.facebook.com/esperimentisociali (non sono forse complici?? non so)

Quel che c’è da notare è che essere complottisti in questo clima è piuttosto comune. Ed è un carattaristica tipica delle persone irresponsabili. Noi italiani siamo noti per questo. Se vuoi fare affari in italia devi sfruttare questo. L’irresponsabilità. Possibilmente dovresti sfruttarla responsabilmente, ed onestamente.

E come Hulk affrontare la realtà ingigantendo

Affrontare la realtà o dissumularla, offuscarla, ignorarla.

Ingigantendo l’ego. Devo essere tutto, devo essere migliore, più intelligente, più stolto, più simpatico, più antipatico … insostenibile il mio peso.

Buttare tutto ciò che mi appesantisce. Niente auto, niente moto, niente libri, niente passato, niente rapporti sociali, niente impegni, niente donne, niente amici, niente passioni, niente lavoro, niente caratteristiche, niente gusti, niente modo tipico di vestire.

Tutto ciò che può appesantirmi va tolto.

Ma sono tutto. Sono un chitarrista discreto, una persona sensibile, un affabile amicone simpatico, un dotto scienziato, uno scemo ignorante. Tutto. Ma solo nella mia mente.

Ho la voce cacofonica, sono stonato, suono sporchissimo e non conosco un pezzo a memoria per intero, ho difetti di pronuncia, di dizione, ho cadenze di 3 o 4 dialetti, che mischiate assieme in situazioni di stress fanno si che non si capisce niente di cosa stia dicendo, la mia ignoranza è abissale più o meno in tutti i campi ho lacune gravissime, non c’è una sola cosa che io sappia fare veramente bene, e niente che segua con passione. Ma questa è la realtà e poco importa. Nella mia mente costruisco validi intrecci, piuttosto infantili ed incoerenti, considerato che hanno punti di incontro ed improbabile per un solo personaggio essere tutto. È fondamentale non scrivere mai le storie dei personaggi, si smaschererebbe l’incoerenza e sarei nudo.

Nudi, essere nudi senza timori è fondamentale. L’importante è che lo strato adiposo protettivo delle stronzate nella mia mente sia ben fornito tanto da non farmi percepire la temperatura esterna, tanto da non farmi sentire il dolore delle botte che prendo e puntualmente ignoro.

Male. Continuo a farmi del male ma non mi importa. Non esisto fuori ma solo dentro di me: quella cosa buffa non può essere me!

Sciocchi sono gli specchi, che senso ha riflettere se non si è capaci di pensare?

Concentrarsi sul rifiuto e scordare l’obiettivo

Questo viene fuori da una discussione sul come si è bambini e come farsi dire di sì. Infondo la cosa vale anche più tardi.

Non ho ottenuto l’MSX perché ad un “no, hai già il videopack dei tuoi fratelli” la mia reazione è stata chiudermi in me stesso, arrabbiarmi e tenere il muso. Una reazione più positiva sarebbe stata quella di lavorare sull’esposizione del perché MSX era importante, non conta quanto fosse difficile spiegare la differenza tra una macchina programmabile e una no a dei genitori che avevano poco più che la 5 elementare, avrei potuto e dovuto comunque tentare, e comunque il successo avrebbe avuto più probabilità.

Tutto questo l’ho semplificato dicendo “mi concentravo più sul rifiuto che non sull’obiettivo”.

Come?

Semplice, la possibilità del rifiuto esiste sempre. Non conta quanto una ragazza sia interessata a te, con quanta dedizione cerchi di farti capire che le piaci. Non conta quanto il tuo ego sia ipertrofico, quanto ti sforzi di essere tutto, il migliore, saccente, presuntuoso, ma disonesto al punto giusto da pretendere di nasconderlo agli altri ed a volte anche a te stesso. Finisci col buttarti sulle spalle una figura di te insostenibile. Tutto questo perché la possibilità del rifiuto esiste, anche se è minima, anche se tutto il modo trama affinché tu abbia successo, tu continui instancabilmente a scovare quella infinitesima possibilità di rifiuto, la ingigantisci facendola diventare certezza, non affrontabile, un ostacolo troppo alto. Puoi solo affrontare la cosa perdendo un po’ i sensi e la coscienza, ubriacandoti, fumando, scappando, stancandoti, e non affrontandola.

Quel sassolino sul quale potresti inciampare se non sei abbastanza accorto diventa un macigno infido che sicuramente non riuscirai a superare e si trasformerà in mille modi pur di non farti raggiungere l’obiettivo. Non stai guardando più quel sassolino, ma tutta la categoria dei sassolini, tutte le possibili situazioni negative che potrebbero presentarsi, e devi per forza crescere, essere il migliore, superbo, supponente, presuntuoso, spavaldo, maleducato, educato, idiota, istruito. Tutto. Devi semplicemente essere pronto ad essere tutto, ed essere tutto.

L’obiettivo è sfuma, è perso di vista, non c’è quasi. Non ti sfiora neanche lontanamente l’idea che tu possa avere un obiettivo in comune con lei, che potreste voler costruire la stessa cosa, insieme, o comunque qualcosa di simile.

Ecco, vorrei spiegare, e dire cosa è successo in questi anni. Ma non so più a chi spiegarlo.

E sono debole, come tutti del resto, o forse più degli altri.

E non ci sono cose da recuperare, situazioni da correggere, rapporti da ricercare. Niente.

Non ci sono ponti, questa è un isola, e non ci sono traghetti o viaggiatori disposti ad attraversare la burrasca delle acque tempestose che mi circonda.

E chi arrivasse qua … ho messo trappole per tutti i boschi di questo mio strambo paradiso, ho avvelenato ogni pozza d’acqua, sto seduto su di una collina, per nulla interessato a non farmi vedere, faccio movenze assurde e boccacce senza senso. A volte sono triste, ma a stento bevo e mai mi ubriaco, poche le lacrime che escono da queste orbite se non quelle dovute al sudore. Penso al suicidio ma solo per darmi coraggio: se non muoio posso sapere cosa proverò domani e come sarà questa strana isola. Vorrei sapere cosa ci sarà dopo la morte, nel frattempo muoio di noia. Infantilmente pensando ad una vita dopo la morte penso che sia giusto che ognuno abbia in eterno ciò per cui ha lavorato in vita: è voluto essere felice e sarà felice per sempre, ha voluto essere annoiato e sarà annoiato per sempre. Ma so che tutto questo avrà una fine, tutto ha un inizio e tutto ha una fine e non c’è niente che tu possa fare, tutto andrà bene.

Coraggio. Si fa presto a dire coraggio.

La paura è un invenzione, la paura non esiste. Ma il pericolo è reale.

Infondo non avere coraggio corrisponde ad avere paura, non a riconoscere il pericolo.

E il pericolo lo vedo chiaro. Si fa presto a dire “cosa ci vuole? datti una mossa”. Cosa ci vuole a mettere una mano dentro uno stagno e pescare una rana tra rane che vogliono solo essere pescate. Ma non vedo rane, vedo coccodrilli ed esseri contorti, mostri del lago, rospi putridi, piattole sanguisughe, parassiti urticanti, e forse ancora peggio, rane di legno.

Si fa presto a dire coraggio.

Avete mai danzato col diavolo nel pallido plenilunio?

Piccole isole. Nella mia mente. Arona

aronaCastCi sono  cigni sui laghi, e anotroccoli neri.

L’acqua è sempre più limpida di ciò che ti aspetti.

È fredda, forse. Forse calda. Comunque acqua e dentro ci si sta bene.

Vedo un castello, di là, forse è un isola, forse è solo l’altra sponda.

Ma ci sono isole nei laghi. A volte ci sono.

È inutile chiedersi come sia possibile che in laghi così piccoli ci siano, le isole, tanto esse se ne stanno lì, belle e nel mezzo.

Inutile che investi del tempo a cercare di indagare quale sia il suo nome, e come sia successo.

Ma l’aria è calda, e l’atmosfera accogliente.

La bellezza del lago si rispecchia negli occhi di chi lo guarda. Non importa che abbiano il muso o che siano poco sorridenti. La bellezza dei riflessi del sole sulle increspature e la luce del castello in mezzo al verde rimane impressa nel fondo della retina di chi è lì.

E forse porterò con me questa bellezza.

#Arona, per #Aronaman