Manipolazioni

“Un altro ladro disoccupato” recita il volantino con su un disegno di un barbone e il fumetto “fatemi l’elemosina”.

Pubblicità di antifurto per la casa. Ovvio. Ci sono migliaia di furto di appartamento:

1 ogni 60 secondi. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/boom-furti-in-casa-raddoppiati-c4a81086-f69a-40da-9986-577c1e7231f3.html (2012)

1 ogni 2 minuti. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/boom-furti-casa-citt-pi-pericolose-1097226.html (2015)

entrambi i titoli sono  di boom, ed entrambi dicono che sono in aumento … ma, aspettate un attimo, qualcosa non torna, no??

2 minuti sono 120 secondi, è così da sempre, e quindi ne sono la metà rispetto al 2012, o sbaglio? e quale sarebbe il boom?

Cioè, sia chiaro, la proprietà e sacra e va difesa, l’antifurto sì, forse è necessario, ma qui sembra piuttosto che si voglia vendere per tirar su l’economia.

Poi ci si mette anche il politico con il vendere le pistole, e il gioco è fatto.

Credo che sia un po’ una manipolazione.

 

(sorgente foto: https://www.flickr.com/photos/gruik/4381884990/in/photolist-6ZcGKT-6ZcGRD-7F9qCr-eFitAn-eFisS6-kf9Zt9-kf8kdc-7FdiKd-6C1Frc  gruik le film CC

Vive la liberté, vive la France!

MarciaInParis

Oggi una grande manifestazione per la libertà nel Paese che ha dato i natali al concetto moderno di democrazia e a quello della divisione dei poteri.

È commovente vedere marciare tutti i capi di stato europei e d’Israele e quello palestinese, e c’è anche un negro (anzi 2, o 3, e tutti ricchi e ben pagati … da chi?!? che domande, non ne ho idea, dagli stessi che pagano i capi di stato europei credo, il popolo, ovviamente)

Ricorda qualcosa. Come non ripensare a Gandhy e la sua la marcia del sale per infrangere il monopolio sul commercio imposto dal governo Inglese all’India.

Come non rivedere oggi nella Francia che marcia compatta a dimostrare che non si possono toccare i valori di libertà e indipendenza, ugualianza e fratellanza di tutti i francesi, ma esageriamo, di tutti gli europei, ma esageriamo, anche degli ebrei e ebrei israeliani e anche musulmani palestinesi, ma anche alcuni del Mali e del Niger e del Benin, ma … ecco fermiamoci qua. Gli altri sono solo cani rabbiosi, e stan bene dove sono.

È triste vedere una nazione inerme come la Francia attaccata così a tradimento, una nazione indifesa e sempre pacifica.

Francia, che finanzia gruppi terroristici in algeria http://it.peacereporter.net/articolo/31943/Algeria%2C+militanti+salafiti+arrestati+denunciano+finanziamenti+da+Francia%2C+Libia+e+Marocco

Francia, che partecipa a task force per “stabilizzare” la regione del nord del Mali http://www.bloglobal.net/2014/05/conflitti-africa-un-punto-su-mali-sud-sudan-e-nigeria-4.html

Francia che partecipa alla guerra in Iraq, in Afganistan, che nel 2012 finanziava (insieme alla maggior parte dei paesi occidentali) lo stato islamico che ora taglia le teste (ma quale perizia nello scegliere i propri alleati!) http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

Francia che ha destabilizzato tutta la comunità araba rovesciando il regime di Gheddafi in Libia per “legittimi” interessi sul petrolio libico.

Avevo le lacrime nel vedere marciare tanti capi di stato, e sentire in nostro presidente del consiglio:

Je suis la liberté, je suis Charlie Hebdo, je suis juif, et: Oui, Je suis Catherine Deneuve

Così siamo in guerra, altro che chiacchiere, e questo è stato deciso dalla nostra pacifica europa solo negli ultimi 50? 100? 200? 500 anni?

La guerra non è mai finita, cos’è cambiato allora? Consapevolezza? Di cosa? Di ciò di cui ci nutrono i giornali?

Siamo in guerra, “c’è una guerra di civiltà, lo volete capire???” così urlava Giuliano Ferrara, per poi passare agli insulti. Ma ha ragione, siamo in guerra da un tempo immemore, quantomeno per me, e non c’è neanche ragione di stupirsi degli attentati.

C’è sicuramente da ringraziare i giullari come chi lavora in Charlie Hebdo e tutta la satira, perché riescono a dare un po’ di consapevolezza, di verità, usando mezzi sporchi, fastidiosi, cattivi, ma non violenti. Invece sono finiti vittime della violenza. Un colpo basso. Come l’uso del fosforo bianco per sopprimere 1400 palestinesi nel 2009.

Per quale motivo si sopprime una popolazione inerme? per dimostrare la propria forza, per alzare la posta in gioco e poter chiedere di più nei trattati di pace. I trattati di pace non ci saranno mai, o comunque saranno delle farse.

Siamo in guerra? lo siamo stati sempre, a nessuno piace di sapersi dentro 1984, così i giornali continuano a dire che tutto va bene, se non fosse per la crisi (di argomenti??).

Non ci sono periodi senza guerra, e in guerra e in amore non ci sono regole.

Io la prendo così, tranquillamente. Infondo se non mi sparano addosso non dovrei morire. Se dovessero farlo la mia consapevolezza o la mia ignoranza non cambierebbe nulla. E non cambierebbe nulla neanche la mia paura.

Non avete ragione. Nessuno. La guerra è un sentimento e i sentimenti non hanno ragioni.

Ma non disturbatemi, la mia guerra e dentro me e vi prego di non mettermi pace pria ch’io lo faccia da me medesimo istesso di persona.

5 motivi per cui la CGIL va difesa oggi (persino da un capitalista)

Non sono un operaio, non sono un dipendente. Ma sto con la CGIL

Manifestazioni nelle piazze, proteste, spiegazioni in tv. Non dovrebbe fregarmene niente, ma c’è qualcosa che mi disturba riguardo alle storie attorno l’articolo 18, ed esattamente la cosa che mi disturba è che incrina il concetto stesso di contratto lavorativo e di accordo. Rompe un mio punto di riferimento.

Non sono un dipendente, ma lavoro, devo stabilire delle regole secondo le quali rapportarmi con gli altri, decidere, di comune accordo, se sto sbagliando io, o se sta sbagliando il mio committente. Non posso accettare di firmare un accordo del tipo, “tu lavori fintanto che a me mi va bene, poi te ne vai e zitto”, non lo posso firmare se quel “tu” sarei io.

Ho bisogno di una salvaguardia, sono un professionista, non un avventuriero.

1. Nessuno deve essere soldato di ventura

Ho firmato in passato contratti che si concentravano sul fatto che io non avrei fatto danni all’azienda, che io avrei rinunciato al riutilizzare il codice, che io avrei fatto questo e quello nei tempi stabiliti. In quei contratti non c’erano esplicite clausole di salvaguardia. Ed è una cazzata.

C’erano invece clausole che parlavano di “risarcimento di eventuali danni” da parte del consulente. Un idiozia del genere non va scritta in un contratto di prestazione professionale.

Un danno va risarcito a chiunque, anche se non si hanno rapporti di lavoro con esso. Non c’è alcun bisogno di scrivere che durante una prestazione d’opera vanno risarciti eventuali danni. In particolare è riferito al danno subito dal committente per la mancata esecuzione dell’opera da parte del consulente.

Mettiamolo sotto un’altra forma: se il consulente non esegue il lavoro, non solo non viene pagato, ma devi risarcire il committente per il danno che gli hai causato per non averlo eseguito.

Allora, vado a comprare una sedia, se non la trovo come mi piace a me, non solo non pago la sedia, ma mi risarcisci perché ho perso tempo a cercarla nel tuo negozio.

Non ci siamo. Non è così che si regolano dei rapporti.

Oppure un motivo di recesso senza preavviso da parte del committente è la sopraggiunta disdetta da parte del cliente della commessa.

Traduco: il committente non rischia niente, fa da passa carte, fintantoché il cliente gli chiede il lavoro allora il consulente ha il lavoro, quando il cliente decide di non proseguire, il consulente se ne va e zitto. (Cioè, ciccio, te che ci stai a fare? Ci fai la cresta, poi sticazzi?)

Seriamente sono un professionista, qui in Italia abbiamo difficoltà a rispettare le regole, ma un contratto del genere non va firmato.

E se è rimasto solo il sindacato a difendere un principio del genere, talmente basilare e banale, allora sto col sindacato, perché almeno questo principio sopravvive per gran parte degli italiani.

2. La subordinarietà ammazza l’anima

Non nego di aver avuto problemi di stabilità emotiva per altre questioni, ma mi sono trovato in situazioni di stress eccessivo dovuto ad un invasivo controllo da parte di un committente, e le due cose sommate mi hanno costretto a lasciare dei lavori. Anche questa è una cosa che va messa nel contratto: nessun rapporto di subordinarietà vuol dire poter essere momentaneamente irrangiungibile senza dover giustificare nulla.

L’instabilità emotiva può essere indotta proprio dall’eccessivo stress, non è cosa da poco pensare che da un momento all’altro potresti essere in condizioni di doverti cercare un lavoro, non è cosa da poco il vivere col fiato sul collo e la sensazione di essere controllato. Non è così che si produce.

Ma non solo. Questo ha effetto anche nei rapporti con gli altri. Non è certo una persona stabile quella che è sottoposta a stress e critiche continue, non è gente bella con cui trattare, non riesci neanche a fornirgli un servizio web a qualcuno che, tornato a casa, l’unica cosa che pensa è rilassarsi, magari con qualche bicchiere in più, e non pensare ad altro.

Io vorrei gente che, tornata a casa, soddisfatta del proprio lavoro, possa concedersi il lusso di essere entusiasta della vita tanto da andare a cercare delle informazioni e delle conoscenze, di sottoscrivere servizi interessanti, di giocare con altri, di socializzare e di crescere.

La preferisco gente così e la preferirei anche se producessi scarpe da ginnastica, o succhi di frutta, o viaggi vacanze, o piastelle per bagni, o macchine sportive, o elettrodomestici, o sedie alla moda.

Non la preferirei gente così se producessi medicinali per ipocondriaci, se producessi prodotti del lusso.

3. Le regole vanno rispettate e fatte rispettare, non cancellate

Non apri una azienda in Italia perché nessuno rispetta le regole e se vuoi che esse siano rispettate devi aspettare un decennio. Se anche tu potessi licenziare un dipendente il giorno dopo, questo non ti salverà.

L’obiettivo di un imprenditore a favore dell’abolizione delle tutele è fare il passacarte, fare la cresta sul lavoro.

Una persona del genere non è un imprenditore. È una canaglia senza scrupoli e un parassita della società, al pari di molti politici. Si capisce da ciò perché accettano di partecipare alle feste dei politici.

Non si era mai visto qualcosa del genere. La DC invitava morti di fame alle proprie feste, regalava pacchi di pasta ai poveri per raccogliere voti, molti voti. Il PD di oggi invita imprenditori e regala corruzione, malaffare, cattive abitudini e distribuisce irresponsabilità a manbassa.

Non ci bastava avere una classe politica corrotta, ora dovremmo avere anche una classe imprenditoriale parassita. Io credo, caro Matteo Renzi, che questo sia il passo spedito verso il baratro.

4. Le argomentazioni a favore della cancellazione dei diritti sono inconsistenti

La ggente, la gggente è col PD. 40% alle europee e 80 euro in busta paga. Cose vere.

Non capisco come le persone siano così lobomotizzate da percepire come positivo l’abolizione del tempo indeterminato. I giovani poi, cioè siccome non hanno accesso al tempo indeterminato, siccome non hanno tutele, allora queste vanno tolte a chi ne ha.

Bene, vediamo di tracciare uno scenario in cui queste tutele vengono cancellate, facendo un paragone con la situazione odierna:

Oggi: hai un lavoro a tempo determinato e al momento del rinnovo non sai se avrai un estenzione o continuazione del rapporto.

Dopo il Job Act: hai un lavoro a tempo indeterminato e non sai, già da oggi, se il rapporto continuerà tra un mese (il preavviso spero rimanga).

5. Esistono già gli strumenti per limitare l’uso dei contratti a termini. Ma non sono usati

Potrebbe servirmi una persona. Sono un professionista, non una ditta individuale. Ma potrei aver bisogno di qualche prestazione. La chiederei ad altri professionisti, o potrei offrire del lavoro estivo a qualcuno che sta frequentando l’università. Perché dovreste cancellare queste forme di contratto a termine?

Dovreste semplicemente chiarire che non è possibile costruire una azienda basata su contratti a termine, non puoi assumere 100 persone a termine, è chiaramente un espediente, non ci vuole più informatizzazione di quanta ce n’è già per capirlo. L’agenzia delle entrate mi controlla anche quante mutande ho comprato e non sono capaci di stabilire se una azienda è scorretta nei confronti dei lavoratori?

Non diciamo idiozie. Il governo avrebbe tutti gli strumenti per arginare queste pratiche da sciacalli, la verità è che non gliene frega niente. La cifra è questa: tutti criminali, tutti colpevoli, nessun colpevole.

Bella filosofia del cazzo signor burattino presidente dei burattini consigliati dai burattini dei burattinaii burattinati.

Se non hai dei principi saldi sarai sempre balia di qualcuno che probabilmente è in balia di qualcun’altro.

Conclusioni

Avete cancellato le ideologie e siete tutti lobomotizzati.

Sto col sindacato.

Ci sono progressi anche quando credi che non ci siano progressi

Sono tendenzialmente pessimista e tendo a criticare me stesso, sentendomi insoddisfatto e poco fiero di me. Il comportamento a volte pretenzioso e scortese che ho col prossimo credo sia dovuto al cattivo rapporto che ho con me stesso.

Feci questa considerazione pochi giorni fa, poco prima di andare in piscina, mercoledì mattino, per la precisione.

Pensai, e ancora penso, che dovrei essere un po’ più morbido con me stesso, e che dovrei riconoscere e sottolineare quello che di buono faccio durante la giornata, e in generale durante qualsiasi interazione, e considerare ciò che è buono come punto di partenza, una sorta di punto di appoggio, per sollevare le parti mancanti e lacunose del mio atteggiamento.

È per questo che oggi durante la spiacevole discussione avuta su punto informatico, sono riuscito a tenere un profilo positivo e comunque non scortese nei confronti del mio interlocutore. Purtroppo alla mia risposta è seguita una sua altrettanto spiacevole e scortese, alla quale non ho saputo far altro che rispondere “sei scortese.”.

Questo mi ha toccato in quanto avrei voluto condividere un mio punto di vista, e portare il discorso a qualcosa di interessante ed edificante, ma non sopportavo il tenore, l’atmosfera diciamo, della discussione.

L’articolo che si stava discutendo riguardava il rilascio del core .Net sotto licenza opensource, cosa che credo positiva, e ho trovato positivo anche una discussione tra  due utenti del forum che snocciolavano i pro del proprio framework preferito, ognuno del suo framework preferito, quindi discussioni di parte, ma comunque edificanti.

La tupla (framework, elenco vantaggi) porta con se conoscenza, non dovrei forse apprezzarla?

Spiacevole la sensazione che non avrei dovuto rispondere affatto, e non cercare di esprimere questo concetto, ma sentivo di volerlo esprimere.

Poi una curiosa idea mi balsa alla mente, stasera, di nuovo sto andando in piscina, forse è un segno. L’idea è questa: tra i miei valori la cortesia sta facendosi spazio verso le prime posizioni di priorità, anzi oggi posso dire che la cortesia ha la priorità più alta tra i miei valori. (penso che l’istinto di sopravvivenza sia semplicemente cablato e non serve razionalizzarlo tra le priorità)

Sì, quello che ho pensato è proprio alla gentilezza come un valore, più importante dei soldi, più importante del conto in banca, della posizione sociale, del lavoro che si svolge, dei riconoscimenti, dell’elenco di vittorie raggiunte, dell’efficienza, della produttività, della passione per la programmazione, dell’amore per la verità e l’onestà.

Più di tutto la cortesia e il rispetto.

Lo penso come valore, e come valore allora, invece di controllare come vanno gli investimenti nel conto corrente online, controllo quante volte sono stato cortese (valore positivo), o almeno ho evitato di essere scortese (valore nullo), e sottraggo tutte le volte che sono stato scortese (ossia sommo algebricamente il suo valore negativo).

Tirando le somme (è proprio il caso di dire) a fine giornata riesco a capire se ho accumulato ricchezza o ne ho persa.

Penso che questa ricchezza mi renda più forte e sicuro di me, e sicuramente devo tenerla sotto controllo.

Questo ragionamento inoltre è ben fondanto, considerando che la gentilezza ha nella radice la parola “gente”, cioè persone, ora non voglio scomodare l’inconscio collettivo di Jung, ma sicuramente nella società che ci ha portato qui, la gentilezza è sempre stato un valore, e le considerazioni sono 2:

  • è difficile rimuovere l’inconscio collettivo
  • è obiettivamente più comodo vivere in una società che riconosce il valore del rispetto

Ne segue che per rispettare il mio incoscio devo mettere la gentilezza al primo posto, o comunque tenerla in considerazione nella scala dei valori. Ma io escludo l’idea di subordinarla a qualsiasi cosa.

I soldi potrebbero non esistere. La società, un qualche tipo di società, esisterebbe comunque.

È venerdì, forse ho perso qualche ora ed è stato toccante (fastidioso), ma non è stato tempo buttato, ho scoperto di avere un conto gentilezza aperto da tenere sotto controllo, e non c’è niente di religioso o altruista in questo, è una questione di ricchezza personale.

Non si arricchiscono gli altri per le mie gentilezze, sono io ad arricchirmi ogni volta che riesco ad essere gentile.

Se non altro questa è presa di coscienza, conoscenza, un punto d’appoggio per sollevarmi, bisogna celebrare.

Quindi mi ubriaco.

Comunque prima della piscina ho ascoltato una interessantissima presentazione di questa roba qua:

https://developer.chrome.com/apps/about_apps

da qui si capisce poco, praticamente crei una applicazione che sembra nativa ed ha accesso molte chiamate del sistema operativo, semplici, come apri file, non efficienti, ma sicuramente sviluppi molto velocemente qualcosa che funziona.

L’IDE per sviluppare è nello store di chrome, basta fare “add”.

Ho persino ritardato in piscina, abbiamo iniziato a fargli domande ed è stato gentilissimo nel rispondere, ci siamo salutati tutti, e abbiamo ringraziato.

Quindi direi che è un +1 per oggi nel mio gentilometro. Anzi, credo che sia abbastanza, a volte non è semplice essere gentili, ed arrivare ad un +1 è un traguardo, è un percorso ad ostacoli, e gli ostacoli sono molti. Spesso è facile, ma non tutte le giornate sono così produttive.

discussioni inconcludenti di punto informatico

– Scritto da: maxsix
….
> 1) manute sante [cit.]
> 2) lavorare con la testa
> 3) il framework (se c’è)
> 4) il linguaggio di programmazione
>
> Questo vademecum vale per qualunque programma.
>
> Quindi, se non conosci o ti disconosci dal
> suddetto le cose sono
> 2:
> 1) vivi su marte
> 2) non sei del mestiere.
>
> In entrambi i casi ce ne faremo una ragione.

> Giovane, tutto va contestualizzato.
> Sempre.
>
> Se non ti piace un ramo della discussione perché
> non è nelle tue corde semplicemente non
> commentare e passa
> avanti.
>
> Altrimenti se entri nel ramo stai in campana
> [cit.]
>
> PS: Giovane, fossi in te prima di avere la
> bramosia del virtuosismo del codice imparerei a
> quotare. Sai “forma e
> sostanza”.

Ho raccolto le affermazioni alquanto scortesi con le quali interagisci in un forum che dovrebbe essere tecnico e parlare di tecnologia, questa non solo è una violazione alla netiquette, è una violazione alla etichetta, in senso lato.

Mi serve per chiarire che dicendo che “non trovo interessante la dimostrazione che io sia stupido” non sto facendo la vittima o l’offeso, sto semplicemente dicendo che non trovo interessante questo di tipo di interazione umana conflittuale e la trovo completamente improduttiva e stupida, la discussione. Stupida discussione, stupido modo di discutere, esula da qualunque argomento, si è scortesi e poco collaborativi.

Se facessi una discussione del genere in un team dove sto lavorando io, o te ne vai tu o me ne vado io. Ma farei di tutto affinché sia tu a lasciare il posto. Di tutto fuorché insulsi insulti da simpatico buontempone.

Sai, forma e sostanza, siamo tutti capaci di distinguere delle parole e capirne il senso, e capire che le argomentazioni sono così deboli da dover rafforzare il tutto con un P.S.

Il problema è che spesso, proprio chi non è del campo trova così irresistibili le argomentazione superficiali tipo “manute sante”, “lavorare con la testa”, e beh, sì le capiscono tutte, ma poi vedi qual è il livello del tuo lavoro, e del mio stupido “virtuosismo del codice” (e comunque, casomai, ho parlato di pulizia del codice non virtuosismo).

Sarai anche tecnicamente eccelso, ma stento a crederlo se perdi tempo ad ergomentare in modo astioso evitando l’insulto, questi tuoi sì che sono virtuosismi.

Uso .Net, uso Python, uso C, uso PHP, uso C++, uso Java, uso Haskell, uso Lisp, uso Javascript, uso bash, uso qualsiasi cosa che mi capita sotto mano e ne trovo lati positivi e negativi dipendentemente da quello che sto realizzando. Posso anche uscirmene con affermazione del tipo “sto cazzo di haskell sembra una serie di emoticon giapponesi”, ma non con affermazioni del tipo “i programmatori .Net sono ignoranti” o “se vuoi fare i soldi devi usare un linguaggio ad alto livello, altrimenti non sei del campo e non capisci niente”, perché quest’ultimo è il sunto, in forma meno simpatica, di quello che hai scritto tu.

E ripeto che non sto facendo la vittima, né tantomeno l’offeso, penso semplicemente che tu ti comporti in modo pessimo e scostante, e credo di aver appena argomentato il mio giudizio.

Ma perché seriamente volevo farti presente che le persone mature hanno degli obiettivi da perseguire e non vivono allo scopo di dimostrare delle superiorità in qualche campo al solo fine dell’averle dimostrate, usano casomai queste capacità superiori per raggiungere obiettivi che si prefissano. E anzi, credi a me, ci sono persone per cui i soldi non sono il loro obiettivo, fidati, persone veramente in gamba che raggiungono i loro obiettivi, non sono poveri morti di fame, certo, ma non fanno dei soldi il loro obiettivo. E credi a me, ci sono perso che di programmare non gliene frega niente, ma hanno ancora altri obiettivi, e li raggiungono senza capire un acca di informatica.

Se poi non hai obiettivi ti rimane di frequentare forum e distogliere gli altri dai propri obiettivi.

Fidati.

P.S.: se fai parte dello staff di punto informatico e sei un fomentatore di discussioni incocludenti per aumentare il traffico, io ho l’adblock e onestamente non ne condivido la politica (di pi), chi ha tempo da perdere non ha soldi e non compra, la pubblicità vale poco, è meglio che targettizzate.

 

Questo sfogo spero che razionalizzi e chiuda qualunque interazione con troll pseudo tech, nerd o come vogliono chiamarsi loro.

La società dell’inganno

Un’amica mi fa notare che non ho regalato esattamente qualcosa di carino a mamma, ed io insisto, “ma come? il roomba! cazzo, pulisce, si stanca meno”, poi dico che lei ai vestiti non ci tiene, “magari quello lo pensi tu”.

Già, chissa perché lo penso.

Stamattina i parenti si mettono a commentare e parlare dei testimoni di geova (non lo so proprio dove va la maiuscola), dicono che non credono veramente, che non è vera parola di dio, che ci girano soldi ed è tutta una questione di soldi, etc. Io penso ad opus dei, solidarnosc, e via dicendo, ma nel frattempo me ne sto andando perché di religione non ne capisco niente, ma so per certo che serve a fare guerre inutili, anche con i vicinati.

So un’altra cosa della religione, ha creato questa società dell’inganno. “Mi piace un vestito che mi fa sembrare più bella” è una frase che non si dice se sei religiosa, oppure si dice ma a volte si dice il contrario, perché è vanità, e la vanità è un peccato, quindi è sbagliato. Però con se stessi ci si mente oppure ci si inganna. Inganno.

Tutto un immenso inganno ai danni di se stessi.

E il bello è che ci si prende mano, e si finisce per ingannarsi su tutto.

Il lavoro nobilita l’uomo, a parte il fatto che non ho mai visto uno dei così chiamati “nobili” che avesse mai lavorato. Però sì, nobilita, forse va inteso che prima lavori poi diventi nobile. Ma non è vero neanche quello, sei nobile per diritti di nascita, e molti di loro pensano che lavorando si invilliscono, quindi evitano accuratamente di farlo.

Ma restano convinti che il lavoro sia utile ad un elevamento dello spirito. Lavorare come bestie renderebbe nobili?

“il lavoro nobilità l’uomo rendendolo più simile alla bestia”

Così era scritto nel garage in casa mia quando ero piccolo. In quel garage c’era un bancone con la morsa e attrezzi per fare piccoli lavori di meccanica, magari anche aggiustare una bici, o un motorino cosa che è poi diventata rara.

Il garage e il bancone è indicativo, la meccanica e la meccanizzazione. È una disciplina nata per liberare l’uomo dalla fatica dei lavori pesanti. La meccanica e la tecnica è stata avversata dalla religione principalmente per questo, se non c’è bisogno di sottomettere nessuno, se non si può costringere il popolo a lavorare ininterrottamente senza avere tempo di ragionare e razionalizzare che i diritti di nascita non sono sensati, né ragionevoli, ecco che viene meno il potere della religione, il potere dei nobili, il potere della burocrazia, e tutti ci troveremo in una situazione in cui tutti solo liberi, in cui il potere è di tutti. Inaccettabile fintantoché il potere continua ad essere inteso verso l’esterno, poter far fare agli altri qualcosa per il proprio arbitrio, in una sorta di delirio di onnipotenza.

Purtroppo la meccanizzazione ha preso piede, ma poi hanno inventato l’economia, che è una scienza che non vuol dire un cazzo. Quantomeno per come è sviluppata attualmente.

Se l’obiettivo fosse quello del progresso tecnologico, del garantire il sostentamento e i diritti umani, del minimizzare l’impatto ambientale, allora ci si dovrebbe occupare della gestione del progresso, gestione del sostentamento, gestione e regolazione dei diritti, gestione delle  risorse naturali, con opportune politiche per il progresso, politiche per il sostentamento, politiche per il rispetto dei diritti umani, politiche per la gestione delle risorse ambientali.

Invece no, creano l’economia che rende evidente la necessità degli economisti, e rende evidente la necessità di un mercato regolamentato dai capi del mercato, che secondo le teorie economiche non potrebbero mai essere corrotti per definizione di mercato (non so se è sottointeso il fatto che si possano vendere e comprare anche i capi del mercato, ma in un mercato regolato dalle leggi del mercato controllate dai controllori dei controllori …).

Però la politica è brutta, cattiva e corrotta.

Io conosco la politica degli accessi a disco, la politica di assegnazione della cpu, etc.

Ovviamente, non conosco tutte le politiche di accesso al disco, tra l’altro alcune non sono state neanche proposte perché non è ancora in commercio un dispositivo per il quale quelle politiche sarebbero vantaggiose.

Se ne deduce che la politica è discussione, e non è mai morta, perché ci sono nuovo problematiche che vanno affrontate in modo diverso.

Probabilmente è inutile starsi a lamentare.

Gli idioti rimango idioti anche se hanno accesso ad internet ed un account su facebook.

C’è la moda di sentirsi degli artisti per il semplice fatto di avere photoshop, le pataccate evidenti di alcune pagine facebook ironiche sono diventate il punto di riferimento per chi vuole cimentarsi nel lavoro di graphic designer, di fatto il lavoro di graphic designer costa ore ed non ha niente a che vedere con le pataccate di un idiota che non capisce neanche che siano delle pataccate.

E così anche per la politica, chi parla non ne capisce niente, e neanche chi ascolta, ma di solito chi parla capisce che deve pensare ai fatti propri, o meglio quelli che non vengono fatti fuori sono coloro che ai fatti propri si ricordano di pensarci, nel bene o nel male comunque si tutelano.

Tipicamente, visto che c’è la moda di indignarsi, leggendo un post del genere si penserebbe che una critica al sistema, una critica all’economia, una critica ai poteri forti.

Ma non è questo. L’economia sta lì perché c’è l’ignoranza degli idioti da rifocillare. Le guerre, le religioni, l’indignazione, le manifestazioni, gli attentati e il terrorismo, stanno lì per alimentare l’idiozia, per mantenere un bacino di consumatori inermi e sottomessi che comprano cose completamente inutili con le “app per l’ifon su itun di apple”, e sanno parlare ed indignarsi, spiegando questo e quello, citando trenta o quaranta bravissimi filosofi, economisti, politici, cenni storici, ma urlando, e pretendendo di avere ragione per il semplice fatto che ce l’hanno, ma alimentando così questo sistema. La loro personale “ora d’odio”, tanto per fare una citazione.

Questo articolo parla di come ti fregano, di come far parte dello schiacciasassi del sistema. Finirai per fare un atto violento, ed infondo è quella la parte che ti stai scegliendo se sei indignato.

Nessuno vieta il tuo diritto alla violenza, ma il tuo desiderio iniziale era quello di giustizia, e felicità. O serenità. Ricordi?

Sì, ricordo lucidamente. Sembra che ci siano solo 2 strade: o sei lupo o sei pecora.

Camminare sulla cima in equilibrio vuol dire essere pieni di paure.

Comunque sei in vista e bersagliato da tutti. Qualcuno pensa tu sia un doppio giochista. Il fatto è che stare sopra è libertà, qualunque versante si scegliesse è di nuovo tornare ad essere ingranaggio della macchina.

Oggi sono veramente incazzato. Il meccanico dove ho portato ad aggiustare la bicicletta dopo l’incidente, preventivo già presentato da lui all’assicurazione, ha fatto il preventivo “a spendere poco”, cioè ci sono le forcelle anteriori sverniciate per via della caduta, il deraiatore piegato, i pedali ovviamente con degli sfrigi, ma lui non li ha messi, ha detto “tanto ci cammini ugale”. STRONZO. È per questo che odio l’idiozia, e questo clima di caccia alle streghe, secondo lui l’assicurazione l’avrebbe accusato di truffa se avesse messo quei danni. Stronzo sì, ma io dovrei cercare di avere giustizia da degli idioti? è un po’ come ragionare con delle scimmie. Un idiota rimane tale, purtroppo. E credo che la cosa più ragionevole che posso fare ora è quella di tenermi la bici sverniciata e non perdere ulteriore tempo dietro questo idiota e l’assicurazione. Ma mi fa veramente incazzare.

Ama il tuo popolo: l’ultimo swish

In pnl (programmazione neuro linguistica) swishing è una tecnica per cambiare atteggiamento riguardo un aspetto per passare ad uno stato in cui la reazione emotiva ad una situazione non mette più a disagio. In realtà è utile a cambiare un qualche aspetto di se stessi, detto in modo più generale. Consiste nel visualizzare l’aspetto che provoca sensazioni spiacevoli e sostituirlo con una “visualizzazione” più gradevole. Descrizione approssimativa ma l’aspetto tecnico non mi interessa molto, visto che non è il mio campo.

Non ci sarà mai un ultimo swish, non ci sarà mai un ultimo cambiamento. Si cambia perché ci fa stare meglio diventare migliori e perché essere migliori ci fa percepire in modo diverso il mondo che ci circonda. Cambiare è un po’ come viaggiare: se continui ad avere le stesse emozioni nei confronti delle stesse persone, nei confronti delle stesse situazioni, nei confronti del mondo, allora è un po’ come stare fermo alla stessa stazione, non importa quanto lontano tu voli, se questo non ti fa cambiare dentro tanto vale rimanere dove sei.

In molto ambiti, ma visto che siamo su internet, nella analisi SEM (search engine marketing) sulle landing page (pagine di arrivo con call to action, cioè pulsante di azione) si fanno analisi A/B. Cioè esperimenti per vedere l’efficacia di una nuova organizzazione grafica e sintattica della pagina. Un aspetto importane è cercare di cambiare un singolo aspetto alla volta, per determinare l’efficacia maggiore di una singola caratteristica. Il motivo è semplice: si hanno numeri riguardo l’efficacia mono dimensionali, vale a dire “è maggiore”, “è minore”, e cambiare 2 aspetti contemporaneamente vuol dire non poter determinare quali dei 2 aspetti ha causato il cambiamento.

Ecco, il fatto è che a volte ci sono cose che uno si porta dietro e dentro e non risolve da tempo, ed è importante per questo cercare di agire su un aspetto alla volta. Perché questi disagi sono sciocchezze in sé, ma tolgono spazio all’esperienza piena del resto viaggio. Così credo che affidarsi ad una tecnica semplice che funziona sia meglio che gironzolare o fare anni di psicoanalisi parlando del rapporto con la famiglia e la maestra cattiva.

Amare il proprio popolo?

Giustamente, che centra il titolo, e viaggiare, e il sem, e il disagio, e la pnl? Avere a che fare con gli altri è indispenzabile ed inevitabile. Ma cosa penso degli altri? Cioè di quelli che mi circondano, cioè degli italiani? E cosa penso dei familiari? E che idea ho? e ci sono aspetti che non mi piacciono?

Pochi giorni fa commento dicendo ad un amico che se ami qualcuno non cerchi di cambiarlo, ami e basta, semplicemente non giudichi, non consigli lo psicologo alla tua ragazza, è una stronzata. È chiaro.

Così chiaro che mi viene da pensare che se è così allora io gli italiani, cioè il mio popolo, ed in definitiva io (per sillogismo), li amo? (e per sillogismo!) mi amo?

Potrei pure sorvolare sul non provare trasporto per il genere “italiano medio”, ma il sillogismo, cazzo, il sillogismo mi terrorizza!

O continuo ad inventare una storia assurda dove io sarei nato in un altro Paese ma importato qui, o che ho ricevuto una educazione soltanto dalla tv, o che in realtà la cultura è globalizzata, o chessoio, oppure accetto di essere italiano. E dovrei accettare di non amarmi. E perché?

Perché: accidia, mancanza di professionalità, poco rispetto verso il prossimo, insofferenza alle regole.

Ho elencato i miei difetti o i difetti dell’italiano medio?

Non importa veramente in realtà ho elencato dei pregiudizi che ho nei confronti miei e nei confronti degli altri italiani come me.

Perché effettivamente potrei dire che bisogna accettare questi difetti come dato di fatto, ma in cuor mio io non credo di essere accidioso, diciamo che un accidioso non fa 7/8 allenamente alla settimana senza essere pagato per il gusto di trovare un ordine nei propri pensieri e riuscire ad essere in qualche maniera più produttivo.

In cuor mio non credo di essere poco professionale quando ammetto di essere ignorante e passo il tempo a leggere, studiare e documentarmi su nuove tecnologie e cerco di mettere sempre in chiaro col cliente/committente cosa sono capace di fare e quanto tempo ritengo mi ci voglia.

In cuor mio non credo di mancare di rispetto al prossimo (nel senso sbagliato di prossimo, cioè al cliente) quando faccio una nota di credito se non riesco a portare a termine un lavoro anche se non sarei tenuto a norma di legge, ma solo perché lo ritengo più corretto e rispettoso.

In cuor mio non penso di sorvolare sulle regole quando si tratta di fare una qualcosa a regola d’arte, quando si tratta di partecipare ad una gara o quando lo ritengo in generale sensato ed importante.

In cuor mio infondo per questo swish non ho bisogno di tecniche della pnl, ma piuttosto di ascoltare il cuore e sentire cosa prova veramente nei confronti dei miei simili (culturalmente parlando), e provare a mettersi nei panni degli altri e scoprire di essere veramente simili.

E continuare il viaggio, in un altro Paese, in un altra Italia.

I vostri folletti

Di solito tiro in ufficio fino alle 7 di sera, ma oggi no, aspetto la fisioterapista e sono qua alle 6 meno un quarto.

Mi metto a strimpellare un bluesettino sugli accordi di Adrea di De André e mi sta prendendo bene. Non mi importa se suono da far schifo o mene peggio, mi prende e mi va, quindi strimpello.

Suona il telefono. Numero sconosciuto. E già penso “una compagnia telefonica”. Rispondo: “Buona sera, siamo dei ricambi della folletto, ci risulta che lei abbia un folletto”. Aggrego su 4 o 5 parole che abbiano una sembianza di struttura linguistica corretta: “sì, ma il folletto ormai è rotto, quindi non importa in realtà”. E chiudo.

Suona. Di nuovo numero sconosciuto. Rispondo ed è la solita venditrice di ricambi per il solito folletto. Ma stavo suonando, cazzo. Dico: “scusi, ma perché chiama col numero nascosto?”, “Cosa?!?”, “il numero nascosto, mi dice sconosciuto”, e lei in modo quasi scocciato “perché lei risponde solo a numeri non nascosti”. “Sì, esatto”. Riattacco di nuovo.

Cosa avrei voluto dire se non fossi impegnato con la chitarra: “Non è mio dovere, né mio desiderio essere simpatico, se vuoi un cliente simpatico vallo a vendere a quelli dello Zelig il tuo cazzo di ricambio per il folletto.”

Il concetto è semplice eppure, è difficile da farlo passare: i clienti devi trattarli bene.

I clienti devi tratarli bene. Cazzo.

I clienti devi sedurli. Cazzo.

I clienti sono quello che sono, non devi cambiarli o pretendere che siano gentili, devi solo vendergli un prodotto.

Devi vendergli il prodotto ideale per chi non è simpatico.

Devi farlo sentire simpatico, anche se non lo è.

(non devi metterlo a disagio perché si scoccia di stare a sentire una frustrata del cazzo che pretende attenzione solo perché esiste)

Altro concetto importante: suonare mi rende meno scurrile.

Oggi faccio l’economista de noantri: debito, mercati, pubblica amministrazione, spread

Facciamo un ipotesi.

L’Italia, considerata come azienda, in totale produce 100 MD (MegaDobloni) all’anno, inoltre l’Italia, ancora considerata come azienda, in totale consuma 120 MD all’anno.

Dando queste ipotesi per vere, procediamo con l’appianare questa discrepanza chiedendo aiuto all’estero.

Vale a dire, supponiamo che ogni anno l’Italia chieda un prestito di questi 20 MegaDobloni offrendo come controparte un interesso o degli interessi annui valutati in base a quanto sia verosimile che l’Italia restituisca questi 20 MegaDobloni.

Riguardo al debito si ha spesso una idea piuttosto “casalinga” diciamo, il debito per una azienda è una opportunità di crescita. Supponiamo che un calzolaio riesca a produrre 10 scarpe al giorno con un margine di guardagno del 30%. Questo calzolaio ha bisogno di spendere 70 al giorno per poter vendere 100. In un mercato non saturo il calzolaio potrebbe vendere 100 scarpe (10 volte tanto) se assumesse altre 9 persone, che, supponiamo, costino 25 al giorno. Quindi la spesa diverrebbe 99 * 70 + 25 = 9405 più la spesa per scarpe prodotte comunque, 70, ossia 9475. L’entrata sarebbe 10000, così d’avere un utile di esercizio di 525 al giorno, al posto delle 30. Un bel guadagno, ma effettivamente questo calzolaio non ha questa disponibilità economica. Si rivolge al mercato per chiedere un finanziamento, supponendo che lo ottenga ripagandolo a fine giornata il 4% in più, dovrebbe pagare 10000 * 1.04 = 9854, vale a dire che il suo guadagno giornaliero sarebbe di 146, comunque il 486% in più rispetto al non assumere e non prendere un prestito.

L’esempio non è dei più felici, ci sono molte variabili in una attività vera e propria ma dovrebbe rendere l’idea.

Il calzolaio senza debiti

Ci sono lacune evidenti nell’esempio, ma quella più interessante è sicuramente il “mercato non saturo”

Ma tornando all’Italia, un Paese, considerato come azienda, è in una situazione di “mercato non saturo”?

Ha senso di parlare di mercato saturo solo relativamente ad alcune tipologie di prodotti. Ad esempio la produzione di carozze è un mercato saturo, anche se se ne vendono 4 l’anno. La produzione di yacht di lusso diventa un mercato saturo velocemente.

Dunque è interesse dell’Italia, come Nazione, avventurarsi in mercati non saturi e fare leva con i prestiti il più possibile: più debito == più soldi * leva == più soldi (*!!).

La pubblica amministrazione effettivamente da servizi verso l’interno, non verso l’esterno. Non può essere considerata come positiva per la leva. Non se presa indipendentemente dal resto.

La pubblica amministrazione può essere utilissima se è da supporto alle aziende che riescono a fare leva sui mercati riuscendo ad ottenere successi rispetto ad altri concorrenti lavorando in modo più efficace. (Anche l’assistenza sanitaria gratuita a tutti è di supporto alle aziende: dipendenti sani e felici producono, malati muoiono e vanno formati di nuovi. Detta cinicamente)

Inoltre c’è un altro aspetto riguardo l’esempio del calzolaio, esempio non tanto felice. La leva e il limite del possibile, se il mercato non è disposto a prestarmi a meno del 5%, è preferibile per me non produrre, accontentarmi di 30 al giorno ed essere sempre al margine dei mercati, finire per non avere più risorse per la ricerca, e quindi non potermi avventurarmi in mercati non saturi e smettere di fare impresa. Morire come libero professionista, e divenire professionista dipendente. La differenza tra il costo di produzione e il costo dei prestiti in termini di tassi di interessi è chiamata spread.

(*!!) Tornando a soldi * leva, se la leva è negativa, vuol dire che lo spread è negativo (spread è distacco, in realtà non è mai negativo grammaticalmente), più debito vuol dire più soldi negativi, ossia più povertà.

Riassumo i punti più importanti:

  1. il debito come leva
  2. cercare mercati non saturi
  3. pubblica amministrazione come supporto al sistema produttivo
  4. spread dei tassi tra i costi del mercato e i costi di produzione positivo (e possibilmente massimizzato)

Le soluzioni di Monti, troika e vari think tank: ridurre la domanda interna, abbassare il costo del lavoro, aumentare la produttività e ridurre il costo della pubblica amministrazione. Spaventano. Non avere soldi è una proposta poco accettabile. La pubblica amministrazione come costo: effettivamente il costo qui è inteso come guadagno negativo, vale a dire ciò che non è funzionale va tagliato.

Le soluzioni (?) di Paolo Barnard http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=949. A volte penso ci sia del complottismo nell’aria, o della complottologia.

Effettivamente non credo sia una questione finanziaria, ma di mercato vero e proprio, basta fare mente locale: cosa consumate di più ogni giorno? chi le sta producendo e chi state pagando per averle queste cose?

E il lamentarsi della perdita del mercato dell’acciaio. Ma poi quanto acciaio si consuma? È un mercato saturo? È conveniente? C’è una leva sufficiente?

Cosa dovrebbe fare il calzolaio (a parte le scarpe):

 

Il calzolaio indebitato

Rif.: infografica creata con easel.ly

Previsione 41: tra 50 anni il commercio sarà una formalità

La butto là alla Casaleggio.

L’informazione è talmente diffusa che è possibile costruire di tutto nel proprio cortile o garage, è possibile produrre macchinari di precisione sempre più elevata con la stampa 3D, sì, non siamo al livello della precisione delle grandi aziende, ma ci si sta arrivando.

In più l’informazione è sempre più libera, sempre meno segreti, sempre più diffusione. Dopo la rivoluzione industriale è stata la rivoluzione dell’informazione, quello che si prevedeva era che il profitto si sarebbe spostato dalla materia alla conoscienza. Ma la conoscienza per sua natura non solo è impalpabile, ma non è contenibile. Nessuna NDA può garantire la tenuta stagna delle conoscienza, ciò che le aziende fanno firmare per tutelarsi è pura formalità, ormai tutti sappiamo tutto o possiamo scoprirlo se ne abbiamo voglia. (Ovviamente non tutto, ma limitatamente ai nostri obiettivi tutto ciò che ci serve)

Così non è stato. Il commercio delle informazioni è minima parte rispetto a quello delle materie e prodotti.

I prodotti non serviranno più una volta che sarà possibile produrli alla bisogna.

Il commercio è morto.