Da 8 anni il mio Mondo tra le Stelle

Io sono un tipo strano.
Vorrei essere accettato per quello che sono, ma infondo mi faccio un po’ schifo, quindi mi va bene essere rifiutato. E anzi me lo aspetto un po’.

È che questa mattina mi sono svegliato ed ho pensato di avere forse mezz’ora in più per la bici, di poter arrivare in ritardo in ufficio, insomma. E perché? perché ieri sera sono stato un’ora in più, sono a buon punto e così è giusto.

Ma il peggio è quello che ho pensato ieri sera, lì sì che mi sono superato.

Sono 8 anni che lavoro per questa azienda di Francoforte scrivendo codice in javascript e php. Ecco, 8 anni fa non era tanto comune, in effetti l’interfaccia è ancora usata, fa schifo, andrebbe rifatta, ma è ancora in produzione. Poi c’è altro codice, che io non sapevo di aver scritto, ma in realtà l’ho fatto.

Essere fuori di testa non paga. Ma non posso farvi niente, non è stato facile, e forse neanche voluto. Di fatto un po’ di questa ditta funziona grazie a me, e sono 2 le cose di cui non ero consapevole. La prima è che sono bravo a programmare e per questo vengo apprezzato (è bello scoprirlo e capire che non mi stanno prendendo per il….). La seconda è che faccio parte di un gruppo, di una impresa, e ci sono legato, da molto, e lo sarò, finché riusciremmo a tenerla in piedi e farla crescere.

Ed ho pensato che dovrei esserne orgoglioso. O forse non è esatto. Dovrei prendermene cura. Questo è meglio. Del codice che ho scritto con le migliori intenzioni a livello formale, ma con nessuna speranza a livello commerciale, è usato effettivamente da anni e tutto sta funzionando (ok, è software, tutti si lamentano per i suoi odiosi difetti, ma sta andando avanti). Sì, ecco, dovrei prendermene cura come una creatura anche un po’ mia, dovrei difenderla e combattere perché continui a vivere, e quando non dipende da me, dovrei pretendere che i colleghi la trattino bene, e che la curino e la nutrino a dovere. E così si

Non ho idea di cosa voglia dire, forse solo che devo riavviare il chromium, non c’è speranza che si riprenda, se non esco continuo con infinite reverie.

No, così non va bene, sto testando dal browser e la cosa è lenta. Ora passo ad usare node. Devo implementare questa cosa entro stasera. Ci serve.

E comunque avevo disabilitato javascript nel browser.

Ed ora 7 gradi nord

7 gradi centrigradi stanotte. 11 Agosto, Germania. Questo mese è veramente bastardo da queste parti, si passa dai 28 gradi, per poi scendere ai 7 di stanotte nel giro di 3 giorni.

I siriani sono degli idioti. Camminano per migliaia di chilometri con la brama di venire in Germania, altro che per scappare dalla guerra. Eppure non hanno idea di dove stanno andando. L’anno scorso la Merkel ha fatto una denuncia all’Europa dicendo che bisognava fare qualcosa per la situazione dei siriani. Era agosto, e in Italia ci siamo chiesti “Ora?!?”.

Idioti, irresponsabili, criminali. Non conoscono le condizioni climatiche di una nazione dove desiderano andare a vivere? Ma come, non sono istruiti e di buone maniere, eccetera? Non hanno alcun contatto o posto dove dormire, portano con loro i figli piccoli a far cosa? A crepare? irresponsabili e criminali.

I tedeschi non sono simpatici. Nella lista dei primi aggettivi per descrivere un tedesco la simpatia non compare, e forse bisogna aspettare dopo almeno altre 20 caratteristiche prima di trovare la simpatia in quella lista. Ma hanno costruito una cultura, l’hanno fatto nei secoli, e col tempo si è delineata basandosi sul rispetto reciproco. Oggi puoi fare quello che vuoi, frequentare la chiesa o confessione che desideri. Devi rispettare le regole, qui si fa così, ma ciò che non è regolato è personale e libero. Vedi tutti aspettare il verde del semaforo prima di attraversare la strada. Ci sono poche regole e vanno rispettate. Ma nessuno ti giudica per quello che pensi, ed hai anzi lo spazio per esprimerti e persino l’attenzione della curiosità di chi vuole ampliare i propri orizzonti.

Con i disordini in Turchia ultimamente sono capitate risse in strada e atti vandalici contro associazioni turche vicine ideologicamente al politico esiliato di cui non mi interessa sapere il nome né la storia. Immagino già tutto da me, Erdogan e l’altro sono entrambi rappresentanti di partiti politici oscurantisti tipici della loro cultura, uno è scappato, l’altro comanda, non è che rovesciando le parti le cose possano cambiare. Comunque le associazioni turche sono qui in Germania, e questo non è tollerabile.

E il mio giudizio sui siriani (più esattamente, il mio pregiudizio sui siriani) è che essi non siano diversi dai turchi o da quelli che provengono da quella “cultura” violenta e diretta a coprire la conoscenza, in senso lato, con lo scopo di rendere il popolo suddito e succube del potere.

Stamattina niente allenamento, devo fare un lavoro di leggerissimo carico per svegliare i muscoli ed è preferibile farlo la sera. Vado al supermercato vicino casa gestito da turchi. Ho già parlato dei turchi?

La volta scorsa la cassiera mi ha dato la ricevuta della spesa del cliente precedente, io controllando mi sono insospettito, ho dimenticato del vuoto da pagarsi per le bottiglie d’acqua ed ho pensato che mi avesse fatto pagare di più (inoltre la cassiera non guardava neanche gli occhi e farfugliava tutte le formule di cortesia, Danke, Aufwidersehen, eccetera, in modo automatico e distaccato). Tornato indietro mi sono incazzato ed ho fatto la figura di merda per poi chiedere scusa. Ieri l’altro vado a comprare i tacchetti dei freni (Brennenshue) per la bici da passeggio/allenamento e la cassiera guarda come sono vestito e che razza di bici da quattro soldi ho.

Così ieri sera mi sono masturbato anche se pensavo che non ne avessi le ragioni per farlo. È così, mi pare di aver stabilito che, apparte i casi in cui ho una giornata eccitante, lo faccio perché è uno spazio personale dove il mio alterego è libero di abitare lo spazio del mio cuore solitario, affranto e tenerissimo. E quello è una sorta di rivalza nei confronti del mondo che mi odia. Non ne ho bisogno quando non vivo con i miei, non che essi mi odino, ma non mi fanno sentire a mio agio soprattutto per il mio lavoro che sembra qualcosa di alieno. Qui no, quando lavoro tutti riconoscono quello che sto facendo.

Ecco, così ierisera la rivalza era nei confronti dei commercianti. Sono cose che inizio a capire, forse piano alla volta unendo i punti si delineano le figure più oscure del mio io, e credo che questo sia giusto e opportuno. Il fatto che sia tardi è del tutto relativo. Suppongo di non aver avuto mai bisogno di nessuno nella vita perché il posto era già occupato. Ho sempre capito questa cosa, ma capire chi o cosa fosse ad occupare quel posto è sempre un lavoro di approssimazione.

Temo l’amore. Ci si innamora di chi si frequenta, per quanto sia mostruoso un alterego che copra la realtà e non permetta di agire liberamente, evidentemente non è così mostuoso se riesce a riequilibrare la propria tristezza.

Non vogli pensarci oltre. Ora si lavora.

certe persone fanno schifo

È inutile cercare di giustificare o altro, fanno schifo e basta.

E stare a lì a cercare di capire come sia andata o altro.

Certe persone fanno schifo, si comportano come delle bestie, senza ragione, senza senso. E basta.

La società è avanzata, ci sono agi, e sono per tutti. C’è la possibilità di imparare, ed è alla portata di tutti. L’istruzione è obbligatoria, e se non gratis, è comunque alla portata di tutti. Ci sono servizi, come la sanità gratuita, o almeno il pronto soccorso che fanno un ottimo lavoro. Ci sono istituzioni, che gestiscono le risorse e fanno sì che tutto scorra abbastanza bene. Ci sono strade, per lo più manutenute e pulite. Ci sono infrastrutture e trasporti.

Ci sono cose che non funzionano, certo. Ma se dovessimo fare un bilancio non credo proprio che la soluzione sia sfasciare tutto e tornare a vivere nelle caverne.

Ecco, certe persone hanno ancora la testa e la convinzione di vivere nelle caverne, quindi non si accorgono proprio di come urtano e sfasciano qualsiasi cosa. Spesso inneggiano al fascismo, perché durante il fascismo c’era ordine. Ma loro il disordine ce l’hanno nel cervello, è per quello che non riescono ad adattarsi, è per quello che urtano e sfasciano tutto quello gli capita a tiro.

Perché se ti piace l’ordine, finisci la scuola. Se ti piace l’ordine ti informi tutti i giorni. Se ti piace l’ordine accetti l’attuale ordinamento. Se ti piace l’ordine hai la consapevolezza dell’opulenza in cui vivi e te la smetti di lamentarti.

Forse ogni tanto tutti facciamo schifo.

Ma c’è chi fa eccessivamente schifo.

2015 Hello … Goodbye!

Un anno.

Cosa dire di questanno? 12 Mesi, meglio. Il primo passato nell’attesa della partenza per Francoforte. Il mio primo viaggio per Francoforte, e così mi muovo.
Avevo proposte per la Germania, per l’Inghilterra, ho fatto colloqui durante il 2014 con l’idea di dovermi muovere. Alla fine, a Novembre 2014 ho deciso di partire. Ma non ho potuto per via di un incidente in bici. Così ho dovuto rimandare di qualche mese.

Il 2015 è l’anno della mia prima maratona, quella di Roma. Così, per via dell’infortunio e della caduta dalla bici (incidente stradale) ero fermo da 1 o 2 mesi, e preparare una maratona in 3 mesi non è stato facile.

Il clima, quello di Francoforte, a Febbraio/Marzo è piuttosto rigido, vivo in albergo e la cosa è piacevole, credo. Il problema è mangiare. Con gli allenamenti lunghi ho bisogno di carboidrati, qualcosa di raro in questa terra, piuttosto vendono carne. Würstel, Rindwürst per la precisione, cioè di carne di vitello e piuttosto speziati. Piacevoli e non grassi.
Ecco, l’ufficio apre alle 10 di mattino, così ho tempo per il te del mattino per andare al bagno, l’ora e mezzo di allenamento, la doccia, la colazione più corposa, e poi al lavoro.
Si lavora bene, non ho altro a cui pensare e devo scrivere codice.

Durante le mie prime 2 settimane è andato tutto liscio, lavoro consegnato ed altro lavoro iniziato. Il tedesco è una lingua impossibile, parlano con un tono troppo piatto e non si capisce se è una affermazione o una domanda. L’inglese, il loro inglese, è preciso, non capisco sbagli di pronuncia, non li accettano. Sono abituato ad ascoltare gli indiani che parlano qualcosa di molto lontano dall’inglese. Poi ci sono i sudamericani o comunque di lingua spagnola/portoghese, che della pronuncia anglossassene se ne fregano e parlano alla “basta che si capisce”.

I tedeschi no, o preciso o nulla.
Anche nel loro tedesco lo sono. Una lingua complicatissima, o quanto meno lo è per me. Il supermercato è difficoltoso. La sensazione è quella di sentirsi escluso.
Correre mi fa bene. Impiegherò dei mesi prima di dare un nome a quella sensazione: sono un immigrato, uno straniero, è così che ci si sente quando non si è del posto.
La piscina di Francoforte apre alle 6.30 di mattino. Una cosa inconcepibile … ma bellissima!

22 Marzo 2015, Roma. La maratona, la mia prima, è un’esperienza indimenticabile, a livello emotivo qualcosa che segna e porterò con me per sempre. Quello che è successo attorno al km 33 è piuttosto una consapevolezza, quella cioè di esistere, non ero certo l’unico e la folla non era lì per me solo, ma ero tra i tanti, tra i tanti che l’hanno sentito, e ai quali era diretto il calore, non so come altro chiamarlo. La bellezza di Roma ha fatto la sua parte.

Reiniziano poi problemi fisici ai piedi, ma riesco comunque a fare 2 sprint, 2 olimpici, 3 medi, 2 granfondo, 2 mezze maratone, 4 o 5 10km, e in ultimo, a Novembre, la mia seconda maratona, a Firenze.

È dopo Roma che conosco una ragazza in una chat, proviamo a portare avanti la cosa per una settimana ma non va, un emozione fortissima che non posso condividere, o forse proprio non mi va.

Non posso dire di avere le idee chiare. Ma vado avanti.

Aprile è periodo di Pasqua, e io, figo, me ne vado a Francoforte con un prezzo di 400 euro per 2 settimane di soggiorno in albergo. Non male. Ma passo 2 giorni in ufficio da solo, per via della festa.

Un Maggio freddissimo a Francoforte. Sono ospite di un collega, non più in albergo, ho preso una bici, ordinata da Berlino e fatta consegnare all’ufficio di Francoforte. Costo 300 euro. È da strada e l’intensione è quella di potermi allenare. Ma mi accorgo che per le strade di Francoforte è praticamente impossibile pedalare: semafori, rotaie dei tram, traffico.

Non so per quale ragione, ma è proprio a Maggio, e a Francorte, che inspiegabilmente mi gonfio tipo rospo, senza una ragione, o almeno senza ancora averne trovata una.

Ho pensato fosse una specie di intolleranza alimentare. E forse intolleranza all’orzo. Di fatto mi sono scontrato con un sistema sanitario che, senza una tessera di riconoscimento (la tessera sanitaria che in Italia non serve a nulla), ti lascia in mezzo ad una strada. Mi ha fatto pensare che tutto il Mondo è paese, ma forse che in Italia ci sarebbe stata più compassione, o almeno più umanità.

Torno in Italia, faccio il medio di Rimini, in pessime condizioni fisiche (nessun allenamento per 2 settimane, cura al cortisone, e cuore poco affidabile). Nonostante tutto, crampi inclusi, lo finisco, il 6h34′. Ma vengo squalificato, dicono che non mi sia fermato dopo la notifica di un’infrazione. Non indago neanche per sapere quale fosse l’infrazione.

Non torno in Germania fino a fine giugno. E faccio lo sprint di Porto Sant’Elpidio di giugno.

La pesantezza è ancora presente e mi zavorra, non come a Febbraio durante gli allenamenti per la maratona, ma c’è.

Il mio giugno a Francoforte riserva la scoperta della piscina di 50mt, zona sud, vicino l’aeroporto. La piscina l’avevo adocchiata prima di partire, già a Gennaio, da google maps. Ma è all’aperto. Divento un po’ più pratico della città, ora me la faccio da Est a Sud, a Nord-Est.

Il Luglio è il mese della Granfondo dei Sibillini. Hanno cambiato percorso e non gradisco affatto. (Ancora pesantezza). Poi c’è uno sprint sul lago di Piediluco. Strano posto, il lago è il bacino della cascata delle Marmore, ha tutta l’aria di essere un posto di villeggiatura, con palestre, fitness club, club di cannottaggio, etc. tutt’intorno al lago. E gente molto fighetta e VIP.

Una gara veramente tosta, la parte cliclistica, molto dislivello, e io sulle salite sono una frana. Nonostante la mia nuova bici. È sicuramente dovuto alla pesantezza.

Poi Aronaman, questa volta faccio il viaggio insieme a Trucchia, pessima prestazione in acqua, faccio una buona frazione ciclistica, ma dimentico di mangiare abbastanza, finisco la mezza in 1h50′. Non male come tempo finale, ma mi scoccia di non avere corso la mezza al massimo, e di essere andato in deficit di zuccheri.

Parto per la Germania, è fine luglio. Compro nuove scarpe. Tempo di arrivare a casa e mi chiama un amico di mio fratello per chiedermi delle sue condizioni. Non sapevo niente. Paolo ha perso i sensi per via dell’esplosione di un aneurisma al cervello ed è stato ricoverato ed operato d’urgenza.

Prognosi riservata, ossia boh. Capisco che spesso si da per scontata la presenza di qualcuno, finché non ci si trova con l’idea tangibile della possibile assenza.

Nella vita puoi perdere qualsiasi cosa e ti arrabbi come un cane, sbraiti e urli pur di riaverlo, poi ti calmi e cerchi di trovare una soluzione. Ma quando ti si pensi che potresti perdere qualcuno, che qualcuno possa sparire, o anche non essere più quello di una volta, di fronte a questo sei impotente.

In quel momento ho pensato che avrei potuto pregare, se avessi creduto in qualcosa/qualcuno, quindi mi sono sforzato, ho proceduto come nelle dimostrazioni per assurdo, se qualcosa di sovranaturale esistesse, ora, cosa chiederei? come pregherei?

Ho pensato che se esistesse un essere superiore, se lo credessi, e se credessi che esso sia veramente superiore, esso debba necessariamente sapere ed avere una consapevolezza maggiore della mia. Anche di ciò che sia meglio per me e i miei cari, di cosa si giusto, di quale sia la soluzione più equa, corretta, migliore, etc.

“Il meglio. Spero il meglio”.

Ma io non credo che esista tutto ciò. Quindi ho semplicemente sperato per il meglio,
ho capito che non c’era nulla che io potessi fare, neanche se fossi stato vicino.

Torno dopo 2 settimane e mio fratello ha aperto gli occhi da qualche giorno, i medici hanno fatto un ottimo intervento, l’aver perso i sensi immediatamente ha evitato forse dei danni maggiori, l’intervento dell’ambulanza è stato velocissimo. Fortunatamente non ha avuto conseguenze gravi. Credo di aver sperato la cosa giusta.

E mi sono iscritto a Elbaman73. Infondo Arona non è andata male, e dovevo rifarmi. Poi
le salite dell’Elba non sono così impossibili. Ho un ricordo nefasto solo perché nel
2013 ha diluviato. Devo rifarlo.

Faccio le prime 2 settimane di Settembre a Francoforte. Mi perdo la festa dei 40enni,
ma così posso farmi Elbaman. Salite. La strada per Schmitten ripetuta a iosa, al massimo della potenza, 6km x2, pausa, poi 4×3 . Un accidenti di allenamento combinato 3x(33bici+7corsa) che finisco in 6 ore e mezzo, gironzolando per l’Assia, tra pioggia e strane feste e saghe locali in mezzo a boschi e pascoli di cavalli e mucche.

L’Elba? no problem. Esco dall’acqua in 38′, tempo pessimo per un nuotatore, ma ottimo
per me. Salgo in bici e non mi frega niente, forse non lo ricordo bene il tragitto, ma
tiro a 35/40 all’ora fino alla prima salita, poi salgo di buona lena. Su e giù, vado
un po’ meglio sulle curve, ho più fiducia, questo sì. Finisco il primo giro, e non vedo
perché rallentare. Mangio, per tutta la frazione ciclistica. Il giusto, al limite, ma
sufficiente. Ripongo la bici e prima di correre vado al bagno. 20″ per pisciare, meglio
così, parto tranquillo, ho 2 gel con me, ne userò uno, metà dopo 7 km, l’altra metà dopo
14. Bevo, perché ci sono beveraggi ben distribuiti. Tengo una media di 5′ a km.

Finisco in 6h0’56”, mi scoccia di non avere potuto stare sotto le 6h, li avrei dovuti
prendere nella frazione ciclistica, e anche nel cambio di muta e bici/scarpe. Ma è andata molto bene. Sono 99esimo nella classifica. E sono anche piuttosto fresco,
non è stato un massacro.

Così arriva l’ottobre e torno in Germania. 4 gradi al mattino e clima umido. Cado dalla bici passando sopra delle rotaie bagnate che attraversano in obliquo la strada. La mia spiegazione è che, essendo la strada leggermente in salita, pedalando applico una forza sul punto di contatto della ruota sulle rotaie, che hanno minor attrito la ruota con più facilità scorre lungo le rotaie, seguendo l’andatura obliqua, e non quella della strada.
Per questo motivo la ruota posteriore e scappata verso la salita e io sono andato a
terra. Una signora ferma al semaforo (verde) mi ha guardato meravigliata. Io ho perso un po’ di tempo a rimettere la catena ed ha cercare di rendermi conto di cosa accidenti fosse accaduto. Almeno un paio di minuti. Non per questo, ma arrivo in ritardo in ufficio.
Ho dolore al polso e bicipite sinistro e non posso poggiarmi sul manubrio della bici. Provo a nuotare, ma non va, mi fa male. Dopo 5 giorni realizzo che posso correre. Corro.

Mi sono iscritto all’olimpico di Sabaudia, perché voglio il rank per l’anno prossimo. E così vado a farlo. 5 ore di andata in auto, 4 ore tra pacco gara, gara (2h24′) e pizza parti, 5 ore di ritorno.

Sabaudia è una bella città, razionalismo italiano. È una città della fondazione, va da se che sia un po’ fascistella, ma tenuta bene. La separa dal mare una striscia di acqua, il lago Paula, che si attraversa sopra un ponte, per arrivare alla spiaggia del litorale. Mare pieno di meduse in quel periodo, ma siamo stati abbastanza gentili e loro altrettanto da nuotare un po’ più in basso.

E ora rimane “solo” da preparare Firenze. Non ne ho la minima voglia. Vorrei solo dormire. “Fai un lungo di 30km”, ok. Poi corro troppo velocemente, finisco il fiato non arrivo alla fine. Sono stanco. Veramente. Forse non riuscirò a finire la maratona. Me lo ripeto così tante volte che di divento la mia peggiore ossessione.

Passo tutto Novembre a Tolentino. Il 29 Novembre è l’apice del mio autotartassamento,
il giorno della maratona. E l’acme è al 41esimo km, ho dovuto dirmi mentalmente:
“come non ce la fai? sei riuscito a far tutto fin’ora, no? dai!”.

Non era vero, non è vero, non sono riuscito a far tutto finora, di fallimenti a iosa, però almeno ho finito la maratona. 3h24′, Roma era 3h34′, – 10 minuti, meglio no?!?

Beh, ho dovuto digerirla. Non so, forse questa cosa mi ha voluto insegnare che … boh.

Insegnare che le cose vanno fatte ed affrontate con entusiasmo, qualsiasi siano le condizioni, insegnare che le aspettative non sono mal riposte, in nessuna condizione, perché se c’è l’impegno e il lavoro si ottengono dei risultati, e non essere entusiasta serve solo a guastare la festa, a non fartela godere. Ecco, questo forse mi ha voluto insegnare.

La mia prima fiorentina a Firenze, poi a casa.

Poi ultima scappata a Francoforte, qui il Natale è vicino, Weihnachten. Arrivo il giorno di San Niklaus, 6 dicembre. È in questo giorno che ci si scambia i regali e che arrivano anche i regali per i bimbi (non il 25, come la CocaCola e google vogliono farci credere). È capitato fosse di domenica, ma di fatto è un giorno feriale in Germania. Due settimane piuttosto intense dal punto di vista lavorativo. È un caldo irreale per questo periodo, e c’è qualcosa di insano in questo, ma vado ai Weihnachtesmarkt ugualmente e bevo del vino caldo. È una strana sensazione, mi sento molto pulito dentro, bisognoso di calore e di qualcosa di dolce. Ma senza pretese. Dormo e sto bene con me. L’ultimo venerdì a Francoforte c’è la cena di fine anno della ditta, e, visto che sono lì, partecipo.
Il cibo indiano mi disturba, non per altro, ma perché è scadente, non come ingredienti,
è scadente come preparazione, la carne troppo asciutta, molte spezie, ma usate male.
La compagnia è bella in compenso. Credo di riuscire a capire qualcosa del tedesco.
Forse ho deciso di mettermi di impegno ed imparare la lingua.
Persino i commessi dei negozi dell’aeroporto, andandomene, mi dicono “you need to practice”, senza che io abbia chiesto niente, forse mi si legge in faccia l’imbarazzo.

Giusto in tempo per il Natale, a casa.

Il mio primo giro in mountain bike (primo giro con una bici seria, escludendo una uscita di diversi anni fa), il 27 Dicembre. È stato bello il rifornimento con la carne alla brace.

È la transubike organizzata da ASD Monti Azzurri, la società con la quale corro e vado in bici.

In pratica cosa ho imparato?

Ho imparato che i progetti si finiscono, se riesci a rappezzarli su, che a volte devi prendere delle strade poco ortodosse, col fine di far funzionare l’applicazione e servire l’utente, per poi scoprire una implementazione pulita, nonostante l’esserti lasciato corrompere un po’.

Ho imparato ad escludere, a non perdere tempo, è un esercizio che ancora devo forzare un po’.
Ho imparato a fregarmene. Ecco, ho letto almeno 3 o 4 libri, di quelli inutili, come “licenza di chissenefrega”, “manuale di sopravvivenza del maschio”, “la dittatura delle abitudini”, e altre amenità. Ho iniziato la lettura di molti libri, ma forse non ho portato a termine nessuna.
On the road è uno di questi. Davvero un bel libro, uno di quelli che ti cambia la vita.

Ed ho imparato che non c’è nulla che io debba o possa imparare, che vivere è di per se uno sbaglio. Uno stupendo sbaglio. E così ho sbagliato e sbaglio.

Oh, poi voi direte che nel 2015 c’è stato il terrorismo, l’ISIS, l’invasione dei profughi dalla Siria, il solito vociare della disinformazione scambiata per cultura, e via dicendo.

Ma io me ne sono stato a spasso per l’Italia, per la Germania, ho conosciuto nuova gente, ho ballato in una discoteca tedesca, sono caduto dalla bici come nel 2014 (ma stavolta per colpa mia, e senza farmi troppo male) e ho fatto cose che non avevo mai fatto prima d’ora.

Ho persino compiuto 40 anni.

E soprattutto ho ancora più di un giorno prima che finisca.

Scusa Facebook, ma me la scatto io la fotografia.

Non siamo noi a far soffiare il vento

Stamani va così.
Non siamo noi a far soffiare il vento.
Una mamma stringe a se il proprio pargolo.
Gli dice piano: “quando sarai grande, ricorda
sempre: ‘non fare la strada di quello che ora
sta correndo'”.
Non siamo noi a far soffiare il vento.
So solo che sto correndo.
Le cose capitano quando non te l’aspetti,
e quando te l’aspetti non è detto che capitino.
O forse non capitano a te.
Sentirmi importante è stato sempre il mio
sogno proibito.
Non lo sono mai stato, neanche per me.
Così l’ho inventato. Ed ogni tanto si
riaffacciano i miei sogni lontani.
Li inquadro con un sorriso oblicuo
ed uno sguardo beffardo.
Ma non ho tempo di badare a loro:
ora sto correndo.
Non sarebbe mai dovuto succedere.
Forse no.
O forse è la mia fortuna che sia successo.

Non siamo noi a far soffiare il vento.
E allora sarà bello, sbagliare ancora
strada, perché quella diritta è
momentaneamente sbarrata, e ritrovarsi
in mezzo ad un freddo campo, o una strada
senza uscita. Sbagliata.
Ancora una volta sbagliando.

Si impara? No, non credo.

M’è stato utile l’avere un obiettivo.
Non sarei sopravvissuto a tutto questo.

Un anno buttato? Un anno vissuto, direi.

E per il resto cosa importa?

Non siamo noi a far soffiare il vento,
ma è comunque bello sentirlo freddo che
ti sferza la faccia al mattino, o in
primavera che ti sfiora umido e leggero.
Ecchissenefrega di meritarlo.

Ama il tuo popolo: l’ultimo swish

In pnl (programmazione neuro linguistica) swishing è una tecnica per cambiare atteggiamento riguardo un aspetto per passare ad uno stato in cui la reazione emotiva ad una situazione non mette più a disagio. In realtà è utile a cambiare un qualche aspetto di se stessi, detto in modo più generale. Consiste nel visualizzare l’aspetto che provoca sensazioni spiacevoli e sostituirlo con una “visualizzazione” più gradevole. Descrizione approssimativa ma l’aspetto tecnico non mi interessa molto, visto che non è il mio campo.

Non ci sarà mai un ultimo swish, non ci sarà mai un ultimo cambiamento. Si cambia perché ci fa stare meglio diventare migliori e perché essere migliori ci fa percepire in modo diverso il mondo che ci circonda. Cambiare è un po’ come viaggiare: se continui ad avere le stesse emozioni nei confronti delle stesse persone, nei confronti delle stesse situazioni, nei confronti del mondo, allora è un po’ come stare fermo alla stessa stazione, non importa quanto lontano tu voli, se questo non ti fa cambiare dentro tanto vale rimanere dove sei.

In molto ambiti, ma visto che siamo su internet, nella analisi SEM (search engine marketing) sulle landing page (pagine di arrivo con call to action, cioè pulsante di azione) si fanno analisi A/B. Cioè esperimenti per vedere l’efficacia di una nuova organizzazione grafica e sintattica della pagina. Un aspetto importane è cercare di cambiare un singolo aspetto alla volta, per determinare l’efficacia maggiore di una singola caratteristica. Il motivo è semplice: si hanno numeri riguardo l’efficacia mono dimensionali, vale a dire “è maggiore”, “è minore”, e cambiare 2 aspetti contemporaneamente vuol dire non poter determinare quali dei 2 aspetti ha causato il cambiamento.

Ecco, il fatto è che a volte ci sono cose che uno si porta dietro e dentro e non risolve da tempo, ed è importante per questo cercare di agire su un aspetto alla volta. Perché questi disagi sono sciocchezze in sé, ma tolgono spazio all’esperienza piena del resto viaggio. Così credo che affidarsi ad una tecnica semplice che funziona sia meglio che gironzolare o fare anni di psicoanalisi parlando del rapporto con la famiglia e la maestra cattiva.

Amare il proprio popolo?

Giustamente, che centra il titolo, e viaggiare, e il sem, e il disagio, e la pnl? Avere a che fare con gli altri è indispenzabile ed inevitabile. Ma cosa penso degli altri? Cioè di quelli che mi circondano, cioè degli italiani? E cosa penso dei familiari? E che idea ho? e ci sono aspetti che non mi piacciono?

Pochi giorni fa commento dicendo ad un amico che se ami qualcuno non cerchi di cambiarlo, ami e basta, semplicemente non giudichi, non consigli lo psicologo alla tua ragazza, è una stronzata. È chiaro.

Così chiaro che mi viene da pensare che se è così allora io gli italiani, cioè il mio popolo, ed in definitiva io (per sillogismo), li amo? (e per sillogismo!) mi amo?

Potrei pure sorvolare sul non provare trasporto per il genere “italiano medio”, ma il sillogismo, cazzo, il sillogismo mi terrorizza!

O continuo ad inventare una storia assurda dove io sarei nato in un altro Paese ma importato qui, o che ho ricevuto una educazione soltanto dalla tv, o che in realtà la cultura è globalizzata, o chessoio, oppure accetto di essere italiano. E dovrei accettare di non amarmi. E perché?

Perché: accidia, mancanza di professionalità, poco rispetto verso il prossimo, insofferenza alle regole.

Ho elencato i miei difetti o i difetti dell’italiano medio?

Non importa veramente in realtà ho elencato dei pregiudizi che ho nei confronti miei e nei confronti degli altri italiani come me.

Perché effettivamente potrei dire che bisogna accettare questi difetti come dato di fatto, ma in cuor mio io non credo di essere accidioso, diciamo che un accidioso non fa 7/8 allenamente alla settimana senza essere pagato per il gusto di trovare un ordine nei propri pensieri e riuscire ad essere in qualche maniera più produttivo.

In cuor mio non credo di essere poco professionale quando ammetto di essere ignorante e passo il tempo a leggere, studiare e documentarmi su nuove tecnologie e cerco di mettere sempre in chiaro col cliente/committente cosa sono capace di fare e quanto tempo ritengo mi ci voglia.

In cuor mio non credo di mancare di rispetto al prossimo (nel senso sbagliato di prossimo, cioè al cliente) quando faccio una nota di credito se non riesco a portare a termine un lavoro anche se non sarei tenuto a norma di legge, ma solo perché lo ritengo più corretto e rispettoso.

In cuor mio non penso di sorvolare sulle regole quando si tratta di fare una qualcosa a regola d’arte, quando si tratta di partecipare ad una gara o quando lo ritengo in generale sensato ed importante.

In cuor mio infondo per questo swish non ho bisogno di tecniche della pnl, ma piuttosto di ascoltare il cuore e sentire cosa prova veramente nei confronti dei miei simili (culturalmente parlando), e provare a mettersi nei panni degli altri e scoprire di essere veramente simili.

E continuare il viaggio, in un altro Paese, in un altra Italia.

Ho il sospetto che … ecco

Ecco è vero, mi sono concentrato poco nella programmazione, nel progettare una architettura, nell’aggiornarmi, nel leggere nuove cose. Ma effettivamente mi sono aggiornato quel che basta, quel che basta per stare al passo col tempo e saper portare avanti un progetto.

Ora sono praticamente senza lavoro e quello che ho capito è che a me di tutta sta solfa non mi frega niente.

Voglio dire, ho a che fare con persone che per lavoro si occupano di marketing, far andare “su” un sito in google, i trend di twitter, etc. E finisce che mi esprimo su questo e devo anche sostenere una opinione, ma a me di sta roba non mi frega niente.

Cioè, io amo programmare, amo fare quello che è organizzazione del codice, scelta degli algoritmi, comprensione degli algoritmi, ottimizzazione del sistema, profiling del codice, refactoring. Questo mi piace fare!

E ho frequentato una università di Informatica proprio perché mi interessa fare questo.

Capisco che può sembrare una cosa atipica, uno dovrebbe fare l’università per cercare un lavoro, ma io l’ho fatta perché mi piaceva.

Ho il sospetto che le università italiane siano mal frequentate, visto che alcuni amici con i quali lavoro, laureati di secondo livello, di tutto quello che riguarda l’informatica, non gliene frega niente. Stanno lì a parlare di fare i soldi, di come guadagnare qua e là, etc.

Per carità, i soldi sono importanti, ed io per primo voglio essere pagato, ed io per primo voglio essere pagato bene. Sì pagato bene per il mio lavoro, non per parlare di soldi e come fare i soldi, per parlare di trend e per mettere un cazzo di meta tag robot nofollow dentro l’head dell’html.

Ecco, ho questo sospetto e mi disturba un po’ effettivamente.

È forse inumano?

È forse inumano arrabbiarsi? È forse inumano essere gelosi?

Gelosia, invidia, zelo. Più o meno la stessa cosa. Imitazione.

È forse inumano amare una donna che non si è mai conosciuta? Amarla solo nella propria fantasia? C’è forse qualcosa di inumano nell’avere una fantasia?

Ognuno cerca conforto in ciò che riesce a raggiungere. È forse inumano questo?

O dovrei continuare a pensare di correggermi, e condannarmi, e correggermi, e così via senza fine?

Curare, correggere, mettere a posto. Qualsiasi cosa va omologata all’accettabile altrimenti non è utilizzabile, non è sicura. Come un casco per la moto, c’è bisogno della omologazione del ministero. Omologo. Uguale. La società degli uguali.

Ecco, io ho la coppia degli uguali. Nella mia testa. Però questo dovrebbe essere curato, rendendomi uguale a tutti, portando all’esterno ciò che sarebbe malato all’interno.

Avrei potuto vivere tra un milione di canzoni e pretendere di essere felice senza la mia fantasia? Io l’amo, e questo è ciò che conta. È forse inumano?

È forse così necessario essere “umano” per vivere in una società di umani?

Vengono accettati farabutti, ladri ed assassini, ma continuo ad aver paura di non essere accettato io.

Mi chiedo soprattutto: non potrei essere solo un po’ più umano con me stesso?

Non ho nessun bisogno di nascondere il nulla. Se la fantasia è il nulla, cosa sono i film? Cosa sono i quadri? Cosa sono le canzoni? Rappresentazioni, rappresentazioni del nulla.

Ma cosa vuol dire “No”, “Grazie”?

In un momento in cui credevo di sapere chi fossi, ma non avevo speranze vere, tu me le hai date facendoti vedere. Non mi sono avvicinato, non perché mi avresti visto, ma perché avrei visto il riflesso di me su di te. E non era affatto quello che credevo.

Così distante, ma non così orribile. Bello, ma veramente. Non ho mai saputo di esserlo perché tutti lo ripetevano, io non mi sono mai visto. Non più bello di altri, ma bello e basta. Preferendo di vedermi come non sono, pensando che bello fosse vanteria, ho inventato di tutto. Un altro me. Mi sono perso di vista.

Ma tu guardavi me. Hai guardato me e sei stata il mio radar. E il disagio di guardarsi è quasi come il sentirsi nudo e per un attimo vedere te, e gli altri, e tutto il mondo nudo. Ed avere confusione, girarsi e non voler vedere, spaventati dal semplice ch’è così bello senz’altro e senza sforzi, per me che di sforzi ne faccio ogni giorno per pensarmi qualcos’altro.

E così grazie, forse non voglio te, forse prima di tutto voglio me. Un giorno, forse, ma forse sono tutte fantasie. Tutto questo è troppo pensato. Un fiore nasce dal polline, poi seme, portato dal vento, posandosi per caso su una pozzanghera, nessuno sa dove, poi trova altra acqua, oppure affoga, o non sboccia affatto, nessuno può dirlo se pioverà abbastanza, o poco, o troppo.

Cosa importa? Dovrei accanirmi per non perdere qualcosa che non ho saputo prendere?

Scopro me stesso. Non c’è regalo più bello. Mi perderò di nuovo. E cche fa?

Ama la tua vicina

Plinio_Fernando

Non sono cattolico, né credente. Ma se qualcuno, poniamo Confucio, o meglio K’ung-fu-tzu, avesse detto in cinese “cippacippa cippa ciappa ppa otiahahah” non lo si traduce in “nulla è più ppa di ciò che è oziahahaha”.

Che vuol dire? niente. O traduci tutto oppure taci. Allora chi ha tradotto il vangelo? come poteva far dire ad un personaggio come Gesù (vero o immaginario): “ama il prossimo tuo”? era alla posta forse? In italiano il prossimo è quello in fila alla posta, neanche i Monty Python sono arrivati a tanto.

No perché nessuno dice “sai ci sono le pesche, sono buonissime! Le ha date la signora prossima di casa a Loretta perché dice che non le mangia. Prendile”. “la signora cosa????”

Una volta, giuro, ho sentito un prete dire che “amare il prossimo tuo è una cosa difficilissima, quasi impossibile”. Certo, quasi come mangiare un vocabolario di volgare italiano senza condimento.

Ma come si fa a non odiare chi ti vuol passare avanti alla posta?? dico io, ma che cazzo di comandamento è? Io gli do una gomitata in faccia se continua a fare il furbo, altro che comandamenti.

(Fortunatamente hanno messo i numeri alle poste. E la vicina è sposata. Posso anche fare un paio di kilometri, volendo, ma sono pigro)