Messaggio ai contribuenti

Contribuenti. L’idea che siano contribuenti coloro che pagano le tasse è piuttosto deformante. Si contribuisce con il lavoro, il valore aggiunto, i servizi offerti alla società. Quando si parla di evasione tutto questo viene ignorato e messo a tacere.

È un evasore un lavoratore che guadagna e spende tutti i suoi soldi senza pagare un centesimo di tasse?

Ci si chiede poi: da dove arrivano i soldi per la sanità e i servizi?

E questa è di nuovo una idea ridicola. La sanità e i servizi sono forniti da persone che lavorano, non dai soldi pagati con le tasse. Le persone che lavorano percepiscono sì uno stipendio, quindi dei soldi, ma quei soldi non sono creati dagli altri lavoratori. I soldi sono presi in prestito dagli istituti di credito, banche. Banche centrali per l’esattezza. I soldi sono debito pubblico. Un ipotetico evasore squattrinato (perché ha speso tutti i suoi soldi) non sarebbe capace di creare moneta per pagare medici, ospedali, scuole, governo e sindacati.

Per creare i soldi il lavoro non serve a niente. Per creare soldi c’è bisogno di fiducia. Fidarsi del fatto che gli istituti di credito non emettano più moneta del necessario (cioè il discorso contrario a “permetteteci di sforare i parametri”).

Ora veniamo all’odio. Google non paga le tasse! Amazon non paga le tasse!

E così si mettono webtax o robe simili. Va a finire che queste tasse vengano poi pagate da chi utilizza questi servizi.

Google paga i propri dipendenti in modo dignitoso. Amazon lo fa un po’ meno. È solo questo il problema, solo se una azienda non tratta in modo dignitoso i propri dipendenti.

Sia Google, sia Amazon, sia Twitter, Facebook, e via dicendo portano avanti progetti di ricerca che senza soldi non sarebbero possibili. Raccolgono soldi dagli investimenti in borsa, spostano le loro sedi in (piuomeno-)paradisi fiscali e così tutto questo diventa possibile.

Diventa possibile che SpaceX mette in cantiere viaggi interplanetari, quando la NASA stava per fallire od essere chiusa.
Diventa possibile creare un quantumcomputer.
Diventa possibile sviluppare l’intelligenza artificiale, e usarla.
Diventa possibile comunicare, commerciare, mettere in contatto le persone, informare, far crescere la consapevolezza, l’idea di appartenenza alla stessa umanità.

Riusciamo a contare tutti i conflitti mondiali. Sono sempre più piccoli. Sono sempre meno numerosi. Ma fanno sempre più baccano.

Qual è il contributo del pagamento delle tasse a tutto questo?

che avrei voluto dire

Quello che avrei voluto dire

Non vorrei che si perda la memoria, per quanto elaborarla sia così doloroso. Quello che volevo dire riguardo al fascismo riguarda spesso molti di noi e quel qualcosa che non quadra.

Volenti o nolenti riguarda noi, semplicemente dal punto di vista di popolo italiano. Come popolo abbiamo sposato il fascismo, non doveva sembrarci qualcosa di malsano. Ci siamo sbagliati.

Ma non è giusto polarizzare una scelta con le due categorie: giusto vs sbagliato. Bene vs male. Evidemente è riduttivo, troppo sintetico, banale, sostanzialmente superficiale.

Certamente è sbagliato giudicare dei comportamenti sociali e morali di un epoca lontana con i parametri e la morale odierna. Guardando la storia con tale paio di occhiali qualsiasi epoca ci risulta essere immorale per qualche aspetto.

Quindi non sono argomentazioni accettabili neanche il fatto che il fascismo limitasse la libertà, la libertà è sempre stata un concetto fluido, che si è sempre raffinato con gli anni, ciò che oggi è libertà ieri era immorale oppure era reato. E come ho scritto poco sopra non ha alcun senso guardare la storia in questa maniera.

Contestualizzare è necessario

“Il senno di poi te lo sbatti su li cojoni”, una frase piuttosto forte e scurile, eppure rende. Se gli italiani avessero saputo a cosa andavano incontro non avrebbero sposato il fascismo. Eggià. Cosa aggiungere?

Contestualizzare vuol dire domandarsi se gli italiani avessero avuto consapevolezza di ciò che stava succedendo durante il ventennio, se ne avessero all’inizio, negli anni ’30, nel momento dell’introduzione delle leggi raziali, e perfino dopo, se hanno fatto o meno un percorso per rendersene conto.

Parlo di mio nonno, classe 1909, morto nel 1984. Negli anni ’30 era ventenne. Non credo abbia mai condannato il fascismo se non per la guerra, e pure riguardo a quella la sua opinione era che fosse colpa dei tedeschi. Visto che gli ho voluto bene, come è normale, non lo ho mai giudicato una cattiva persona. Ed era fascista. Ovviamente c’è qualcosa da risolvere.

Non possiamo considerare cattive persone tutte le generazioni che hanno attraversato una guerra e hanno ricominciato a lavorare, in Italia.

Invece questa è esattamente la sensazione che si ha ascoltando le discussioni falsamente ideologiche odierne.

Da una parte abbiamo gruppi di giovani (e meno giovani) disadattati che usano simbologie del passato, disegnando una realtà fatta di opposti assoluti e categorie come giusto-sbagliato, parlano in maniera dogmatica di onore, gloria e patria, e compiono atti violenti infrangendo l’ordine, la disciplina e la legge di cui per primi decantano le qualità.

Dall’altra abbiamo c’è una classe politica per la quale la strategia e la tattica è più importante degli obiettivi, tanto che hanno dimenticato di averne. Nessun obiettivo, nessuna visione, un vago “bene comune”, che declinano nel modo più aderente al risultato delle loro azioni.

Improponibili scenari futuri

E così tattica e strategia è fare allarmismo, parlare di deriva fascista, dipingere uno scenario futuro improponibile nel quale dei gruppi di disadattati prendano il poter grazie al voto di elettori distratti, e grazie a questa autorità conferitagli riescano a controllare i vari gruppi di potere esistenti nel Paese instaurando così una dittatura.

E magari che lo facciano grazie all’arma della propaganda. Certo, come fece il fascismo.

Consapevolezza

Tornando alla elaborazione della scelta fascista, e alla consapevolenza, è proprio la propaganda la chiave per elaborare lo strappo generazionale.

Ho un padre che durante l’adolescenza mi diceva spesso che la TV era male, che mi influenzava e mi faceva credere cose non vere. Oggi tutte le sere sta davanti alla televisione e si incazza per ciò che passa d’avanti, come se le trasmissioni avessero un senso altro che non quello di fare propaganda.

Cosa è il fascismo oggi (o pretende di essere)

Il fascismo oggi è la raccolta di voti di gente inconsapevole, pretende di negoziare accordi e spartire poteri, come tutti i partiti del resto. In uno scenario politico dove si è annunciata la morte delle ideologie, il fascismo rimane ancorato ad “onore e gloria”, concetti vuoti, ma almeno danno una parvenza di ideali.

Cosa era negli anni ’20 e ’30

In realtà è un apparato dogmatico, una specie di religione. E di questo, purtroppo, l’Italia aveva bisogno: una religione laica che avesse unito un popolo troppo variegato tenuto assieme solo da una disgraziata (e persa) prima guerra mondiale combattuta da un esercito fatto di uomini che non avevano neanche una lingua comune: non potevano comunicare, uno svantaggio piuttosto pesante se vuoi vincere una guerra.

L’Italia aveva bisogno di una dittatura religiosa e laica, i tempi non sarebbero stati adatti né per un Re, né tanto meno per un Papa. E del resto non ci sarebbe stata differenza: Re per diritto di nascita, Papa per volere di Dio. Cambia poco.

Il Paese aveva bisogno di un Duce, un uomo eccezionale, qualcuno a cui conferire tutte le qualità, e il rispetto per le regole decantato come futuro raggiante.

Il popolo aveva bisogno di credere alla magia del cinema, e all’istituto Luce che trasmetteva cinegiornali, alla favola del Duce superuomo, e alla narrativa cavalleresca ma moderna.

Aveva bisogno di ripetere slogan, detti chiaramente, scanditi parola per parola. Perché l’Italia era un Paese di ignoranti, analfabenti e disagiati, un Paese povero nel quale i bambini erano spesso denutriti.

Cosa è oggi l’antifascismo

È un espediente per parlare del nulla o per divagare dalle argomentazioni. Essere antifascisti negli dal 1924-1944 costava la vita, far parte della resistenza voleva dire imbracciare un fucile e combattere un regime nazionale. Oggi è fare pubbliche relazioni e foto con i VIP. Una bella differenza direi.

È stato scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana, fondata sui valori della Resistenza. Ed è lì che si vieta la ricostituzione di un Partito Fasciata. Ma trovo questa idea piuttosto banale, e se nascesse oggi un Partito Littorio, che si ispira agli stessi “valori”, cosa succerebbe? che quella indicazione non varrebbe nulla. È vietata la ricostituzione di un Partito Fascista, ma non di un Partito Littorio.

L’indicazione ovviamente ha avuto la sua efficacia per più di 50 anni, dopo la guerra, ma ora i figli di quel periodo sono ormai inseriti in un ambito democratico e sono numericamente pochi, e vecchi.

L’antifascismo è fuffa. Sono anti dittatura, anti corruzione, anti liberticidio.
La fuffa la tollero, ma non mi accodo e nemmeno la celebro.

Paragoni con altre dittature

E se dovessimo paragonare il fascismo con una qualsiasi dittatura africana, a parte poche eccezioni, la maggior parte delle volte quella di Mussolini fu una esperienza migliore, più efficace, e meno deludente.

Paragonare il fascismo con la dittatura nordcoreana è possibile, ma io non riesco a trovare la necessità del popolo nordcoreano di una dittatura oggi: un popolo che parla la stessa lingua, un popolo che è unito dalle stesse usanze e dalla stessa storia ha bisogno solo di libertà.

E naturalmente l’Italia oggi è un Paese dove si parla la stessa lingua, dove si hanno le stesse tradizioni, dove si seguono le stesse mode. E di certo ha bisogno di più libertà. E anche di maggiore consapevolezza.

Ma come si può dire la stessa cosa dell’Italia di 100 anni fa?

Ammiro l’epoca fascista, ammiro Antonio Gramsci, e Bruno Rizzi, e Giacomo Matteotti, ammiro la resistenza tutta e la guerriglia per fiaccare la polizia italiana (fascista). E certamente ammiro personalità come Luigi Enaudi che hanno attraversato le due epoche, e Indro Montanelli, Togliatti, e perfino Giulio Andreotti e Bettino Craxi.

Perché questa è la nostra storia e merita rispetto. Non certo salti temporali, riletture decontestualizzate e condanne sommarie.

Avere consapevolezza della propria storia vuol dire assumersene le responsabilità, e non cercare di proiettare le proprie colpe al di fuori di se stessi. Questo credo che valga sia a livello personale, ma altrettanto a livello di nazione. Siamo un popolo abituato a dichiararci innocenti per tutto, abbiamo occupato almeno 2 Paesi africani, abbiamo compiuto stragi a danno di popolazioni civili. Eppure ci dipingiamo come brava gente, e casomai “è colpa del fascismo”, “è colpa di Mussolini”. Grande uomo costui, se riesce ad accentrare tutte le colpe di un popolo per 20 anni di scelleratezza.

E dunque cosa c’è di sbagliato nell’antifascismo?

Eccoli che organizzano una manifestazione per celebrare l’antifascismo, e prendono la bandiera di questa causa, prendendosi i meriti dei pochi partigiani che hanno potuto invitare alla celebrazione.

Questa è propaganda, io ricordo questa parola associandola ad due esperienze italiane negative: il Partito Fascista e la P2 di Licio Gelli.

Quando l’antifascismo diventa propaganda finisce di avere i suoi valori, è il classico lupo che si traveste da agnello.

Fortunatamente è difficile accreditare una lucidità criminosa ad un Partito frantumato in correnti e odi interni. Penso piuttosto che è una operazione per serrare le fila.

Resta comunque fuffa.

Basta casino, qui dobbiamo divertirci

Che poi essere accostati a Salvini è triste.

Vengo da una famiglia agiata, cioè da una famiglia con 4 figli da far crescere, 2 aziende da mandare avanti, 5 o 6 operaii da far campare, con un reddito familiare di 12 milioni dove tutto si mischia e si finisce sempre col far colazione con i biscotti scaduti e pranzo con il pane del giorno prima (mia madre avendo il forno vendeva il pane e non conveniva darlo indietro).

Certo agiata perché di imprenditori, ma non è vero niente. In realtà quello che è stato crescere lì è imparare che nella vita se vuoi un cambiamento devi farlo. Se vuoi migliorare la tua situazione devi farlo. E che se chiedi ad altri finisci per prenderti delle fregature memorabili.

Forse un po’ diffidente, questo lo trovo un difetto. Ma per il resto non trovo che l’atteggiamento sia sbagliato.

D’altra parte mi sono trovato sempre a disagio con gli amici, proprio per questo modo di ragionare. Non c’è mai stato un discorso ragionevole che si potesse portare avanti, mi sono sentito sempre un po’ alieno.

Riguardo la politica ricordo i commenti di babbo e zio di fronte a “tribuna politica” quando parlava Fini, molto giovane e non a capo del suo MSI. Mio padre disse “eh però, come discorsi sono piuttosto giusti, parla bene”, mio zio: “sì però non fa un cazzo come tutti l’altri”, “e allora a chi voti?”, e mio zio: “a stocazzo”. Non si è mai capito chi votasse mio zio effettivamente, su alcune cose era veramente snervante.

Sì, è vero. Votare è una cazzata. È come ammettere che si possa chiedere ad altri di cambiare la propria situazione, e questo è in contraddizione con l’atteggiamento che abbiamo assorbito in famiglia.

Quindi sebbene Salvini faccia discorsi sensati, lo fa per avere consenso, e sedersi in Parlamento a fare quello che ha fatto finora. Nulla. Del resto qualsiasi discorso si limita al “non va bene …” e sostituisce ai puntini qualsiasi cosa che sembra ingiusta, e spesso lo è.

D’altra parte, sì, quella del “salviamo tutti gli uomini in mare”, la proposta si limita a “non va bene che la gente soffra”. Senza considerare che se la gente ci marcia su questo, consapevolmente o meno. Si finisce per autoconvincersi che sia il mondo ad essere avverso, senza considerare che spesso la stessa situazione è superata dai più senza fare grandi tragedie, e senza fare gesti inconsulti.

Tutti abbiamo problemi, andiamo a sbattere contro un’auto che ci viene addosso, tutti dobbiamo combattere con chi pretendere di avere ragione quando ha evidentemente torto, tutti.

Eppure a volte assumiamo atteggiamenti del tipo “non va bene che sia così”, e a volte invece accettiamo la sfida e non lo facciamo essere così.

Cioè, insomma, indignarsi è una cazzata. È un atteggiamento fine a se stesso, è la pretesa di far pena ed essere coccolato per le proprie ragioni. È come chiamare la mamma, raccontare cosa è successo e chiedere “chi è che ha ragione?”, e prendersi 2 schiaffi a testa, con infine il commento “smettetela di litigare”.

Ecco, in conclusione alla riflessione vorrei che mi resti questa immagine ogni volta che mi indigno: un paio di schiaffi.

Ed ogni volta che leggo qualche ragionamento di un indignato e provo a seguirlo, di nuovo: un paio di schiaffi.

E non s’ha mica tempo per questi piagnistei, dobbiamo divertirci.

P.S.: Molti sono incoscienti e si indignano, i politici non lo sono e ci giocano sopra. Per dire, Matteo Salvini è sempre pronto a fare sue battaglie di giustizia sociale dove di mezzo ci sono gli immigrati, a dichiarare di appoggiare Casapound, e a simulare atti violenti che in prima persona evita sempre di fare. Lui è sempre innocente, ma fa nascere nell’immaginario di chi lo segue l’idea della lotta, del poter minacciare qualcosa. In realtà, dopo le solite parole “armiamoci e partite”, è al bar a prendersi un caffé con l’avversario politico o anche con l’immigrato irregolare che lavora in casa a mettergli a posto il giardino. È tutto ok. Perfettamente italiano. Il post era su Salvini, e così mi viene in mente lui, ma la cosa è applicabile a tutti. “ma non fa un cazzo come l’altri”.

Sono il figlio del Re. Fanculo.

Che diritto hai tu di vivere qui e per quale merito?

Ho diritto perché ci sono nato, e il merito nessuno.

Esistono diritti di nascita, facciamo finta che non sia vero solo per vivere nelle favole, ma esistono.

Ed esistono soprattutto nelle favole, per dirla tutta, ma questa è un’altra storia.

Quello che hai, la storia attorno, le condizioni della tua città, i rapporti, le conoscenze, l’idea che hai dei tuoi diritti, il tuo modo di comportarti, come saluti, quando ritieni di poterti arrabbiare, tutto. Tutto questo fa parte della tua cultura, fa parte di ciò che è cresciuto con le generazioni precedenti, ed esistono diverse culture.

Esistono diversi modi di regolare i rapporti umani, e diversi usi e costumi. Non sono tutti compatibili.

Se sono migliori o sono peggiori è spesso difficile da dirsi. Ma evidentemente esistono.

Non si possono tagliare fuori questi argomenti dalle discussioni e pensare che si vive comunque.

I vecchi modi di dire erano “se c’è spazio per 10 c’è spazio anche per 11, e se ce n’è per 11, ce n’è anche per 12”, ma davano per assunto che chi arrivava non veniva dall’altra parte del pianeta con i suoi usi e le sue esigenze.

Qui c’è spazio per tutti, ma il “qui” è un concetto molto ampio.

Non c’è bisogno di azzuffarsi per entrare in questo Paese e voler stare tutti qui, un pezzettino di marciapiede ad ognuno, oppure in UK che sia.

Per quale motivo i sogni sono omologati?

Perché si è di un Paese povero, e si sogna la vita agiata dall’altra parte? Omettendo ovviamente tutte le contingenze e le regole che sarebbe necessario rispettare. Nei sogni, sì nei sogni.

Finiamo sempre col pensare che chi è povero è un incapace, limitato, che ha bisogno di aiuto, e se qualcuno mette in discussione questa cosa allora è razzista. E perché non dovrebbe essere il contrario? Perché il razzista non dovrebbe essere quello che assume, presume (cioè ha dei pregiudizi) riguardo alle ridotte capacità degli immigrati?

E quando hai capacità pari a quelle degli altri, puoi certo essere in uno stato di necessità e chiedere aiuto, ma non certo identificarti in un gruppo di persone che hanno bisogno di aiuti, una cultura a parte, che ha bisogno di essere integrata.

Se è questo che pensi, c’è posto per tutti, ma da un’altra parte.

Si è liberi di viaggiare, e questa libertà è sacrosanta. Se non ti trovi bene nella tua situazione, nella tua cultura, vattene.

Se la gente che ti circonda non ti somiglia, se credi che si può vivere meglio altrove, fallo.

Ma fallo rispettando le regole. Riusciresti, con le capacità, ad ottenere un buon lavoro in un qualsiasi Paese, più o meno sviluppato. Con le capacità. E se non le hai c’è poco da fare: non è il mondo ad essere sbagliato, ma tu a non saperti adattare.

D’altra parte quale è la proposta, quella oltre la protesta? In realtà non esiste, ma supponiamo esista, si parlerebbe di “dare la possibilità a tutti di essere nati qui”, e come si potrebbe fare?

Immaginiamo un mondo dove un ragazzo di 13 anni ha consapevolezza del posto disgraziato dove è nato e non accetti questo fatto. Gli dobbiamo dare la possibilità di essere nato da un’altra parte, da un’altra donna. E così si trasferisce a casa di Joseph e Annie, una coppia olandese che ha un solo figlio, ma potrebbe benissimo averne due, per quanto se ne può sapere, come sarebbe andata se ne fosse arrivato un altro? Eggià. È così, è un diritto del resto.

Ovviamente ci sono cose che naturalmente accadono e non esistono normative affinché queste non accadano. Non sono né giuste né sbagliate. Se le vogliamo chiamare sfortuna o fortuna facciamolo. Ma cosa cambia?

Ed è come nell’introdurre una novità in un software. Se provi a non accettare l’esistente e pretendere che tutto sia rinnovato di colpo, il software muore, la clientela se ne va, e nessuno finanzia il cambiamento. L’esistente va accettato.

Si può poi tracciare una strada per il cambiamento, e percorrerla.

Altro che gridare “razzisti”. Facile. Oppure dire “invasione”. Altrettanto facile. Invece decidere quale è la direzione, e giorno per giorno percorrerla, senza lode e senza infamia, senza essere eroi ma lavorando a piccoli passi, di questo non si è capaci più. In un’epoca in cui basta un click, ed ora un tap, perché dovremmo fare piccoli passi, controllare e aspettare, e riconoscere d’esserci sbagliati, … e tutto, insomma?

No, molto più facile urlare frasi fatte. O sei con me, o sei contro. O con Salvini, o con il medico squattrinato che salva il mondo.

Mai un ragionamento, mai una riflessione fuori dalla viuzza stretta dell’idiozia su binario unico (e un treno contro l’altro).

Ditemi che differenza passa tra il rifiutare la realtà puntando il dito verso un fumoso “sistema”, e il girarsi dall’altra parte e fare finta di niente.

Di quanto siete sicuri che i vostri sogni non siano gli stessi di chi non si unisce al coro da tifoseria?

“””
…e scrive sui muri NOI SIAMO TUTTI UGUALI ma prega nel buio “La sorte del più debole non tocchi mai a me”
“””
cit. L’uomo sogna di volare. Negrita.

 

Giornataccia, eh??

No. All’estero non ti incazzi. All’estero accetti le regole e fai quello che ti dicono di fare. Non discuti. Non ti metti a contestare qualsiasi cosa. E non vuoi la pillola indorata, vuoi sapere l’esatta dimensione della supposta, perché puoi decidere di accettare o meno, con coscienza.
Ma è diverso.
Perché lì le regole ci sono e sono rispettate, e non succede che qualcuno non rispetti i tuoi diritti dopo che gli hai citato l’articolo che ne parla, no, non ti chiudono il telefono in faccia.
 
E questo è un effetto a catena. È per tutto così. Qui tutto è un’incognita. Ognuno fa quello che vuole. E nessuno può fare affidamento su nessuno.
 
Il lavoro è pagato poco? Ma come si può fare affidamento su una persona assunta? Se poi non è diligente? (Presunzione d’indolenza.)
 
Semplicemente non funziona. Inutile parlare della buona fede e dello scommettere su questo Paese. Sono soldi persi.
 
E se poi pensi che sta andando, che hai risolto qualcosa, non è vero niente. È solo un compromesso, è solo una pezza che hai messo per tirare avanti, fra 2 mesi si ripresenta qualche altro problema e se di nuovo al punto precedente.
 
Gli imprenditori se ne vanno. I lavoratori qualificati se ne vanno. Rimangono gli immigrati, talmente abituati alla corruzione dalla quale provengono, che questo è il paradiso a confronto. Benvenuti, ma no, non è il paradiso, è solo un gradino più su, è solo tirare fuori la testa dal letame nel quale stiamo affogando. Si sopravvive e non si affoga.
 
Davvero, quanto manca che per avere un certificato devi corrompere il funzionario? E che se vuoi passare prima in un concorso devi pagare qualcuno? Ci manca qualcosa per essere Africa.
 
E no, non ci piace l’Europa, ma siamo africani, africani con la spocchia di essere meglio. Corrotti peggio del peggio. La mafia è solo una filiale di tutto il sistema, semplicemente usa metodi più violenti, ma la corruttela è la stessa, o forse addirittura minore. Ed è tipica la replica dei mafiosi: “cosa vuol dire non ammazzare se sei un uomo di merda? se non mantieni la parola sei peggio di un cane rabbioso, e come cane rabbioso vai ammazzato”
 
E non è colpa del caldo. È la stessa merda anche d’inverno.

Di nuovo questo discorso di merda. Rompetegli quel gioco.

Migranti muoiono sui barconi. Oddio la morte. Esultare per la morte è deprechevole, eccetera.

Dalla parte dei migranti.

Sei povero, l’Europa è ricca, bisogna elevarsi, trovare una situazione migliore. Qui c’è guerra, e se non c’è fra un paio di mesi ci sarà, oppure è poco più là, e quindi arriva. Qui c’è fame, si lavora ma per pochi soldi, per lo più sfruttati dal mondo ricco che vuole prodotti a poco prezzo, e qui tutti a spaccarsi la schiena. Cosa si fa? Ribellarsi, far rispettare i propri diritti, far deporre il presidente corrotto e prezzolato dalle economie ricche? E sì … come non lo si sa? Appoggiare un gruppo di ribelli, imbracciare un fucile, fucile venduto dai ricchi del Mondo, pagati con le schiene rotte dei nostri padri, per poi arrivare al potere e farsi corrompere di nuovo, e aspettare il proprio turno, che qualcuno venga a spararci alla schiena.

Sei povero, cosa si fa? Andarsene, qui non cambia niente, se non imbracci il fucile tu lo fa qualcun’altro. Vattene.

Ma come? Ci sono diverse vie per l’Europa. Una, ad esempio, è la Spagna, stretto di Gibilterra, facile da attraversare, abbastanza sicuro, spesso percorso da trafficanti di droga, cosa piuttosto richiesta in Europa, ma illegale. Il problema sono i documenti, in Spagna bisogna essere entrati in modo regolare, altrimenti non si ha la patente, ad esempio, così non ci si può muovere, e se c’è un controllo possono arrestarti, si è ricattabili e si è sempre esposti al potere dei prepotenti.

Un’altra via è per l’Italia. In Italia puoi vivere e fare tutto nella quasi illegalità. Ci sono pochi controlli, raramente si è incarcerati, se si protesta si è ascoltati, si sta bene, non è freddo. Il problema è la via. Trafficanti, di uomini, chiedono fino a 2mila euro per attraversare un tratto lungo di mare, spesso calmo, ma a volte non sicuro. I barconi che affondano sono circa il 10%. E una volta affondati non c’è scampo.

Dalla parte degli stanziali.

La proprietà privata è un furto? Lo Stato tassa la proprietà non permettendo di mantenerla, le banche sottomettono le istituzioni facendo impoverire i piccoli proprietari, non sono invece loro i ladri?

Arrivano i migranti e occupano le case, la mia casa, il mio investimento, il frutto del mio lavoro che non avevo speso per usarlo per progetti più grandi. Questo investimento non ha funzionato. E ora fanno pena. Sì, fa pena vedere che muoiono sui barconi cercando di arrivare in Italia.

I morti fanno pena, ma non quei parassiti che sono nella casa che pensavo fosse un investimento. Mi mettono i bastoni tra le ruote. Che pensano di essere migliori? I miei progetti non valgono nulla? La mia famiglia, quello che avevo in mente: buttato per la decisione di non doverli toccare. Perché? Perché non sono rimasti dove erano? Oppure perché non lavorano e non pagano un affitto?

Non vorrei molto, ma mediare. Ecco.


Questa cosa è quella che non farete mai se continuate ad andare dietro ai vari Bossi, ai Salvini, eccetera. Non medierete. Mai.

Purtroppo sono proprio quelli che non c’entrano niente a votare la Lega. Ma d’altra parte nessuno propone di mediare.

Però c’è sempre chi ragiona col culo. O sei Salvini che vuol bruciare i neri nei barconi, oppure parli delle condizioni estreme attraversate dai poveri per far passare in secondo piano tutto quello che gli si giustifica. Nel secondo caso, passano 10 anni, più o meno, e gli stessi migranti iniziano a votare Lega. Ecco, hai creato il circolo vizioso grazie al quale la politica si foraggia senza inventare nuove idee.

Il punto è che bisogna minare le posizioni di rendita, anche quando si tratta di politica. Altrimenti essa si adagia sul solito conflitto, li trovi a litigare nei talk show e alla fine farsi i complimenti: “bella partita”. Avversari, sempre, ma sportivi.

Rompetegli quel gioco.

Lasciateli andare

USA: facciano quel che credono.
Erano una luce guida, ora sono intrappolati nella loro paura del buio e brancolano senza direzione.

Guardate come è cambiato il consolato americano a Francoforte (conosco questa storia per bocca di un amico che vive lì da quando era bambino ed ora ha più di 40 anni). Fino agli anni ’90 il consolato aveva un semplice muretto di confine, non completamente chiuso, era molto aperto e comunicativo con l’esterno, i residenti americani parlavano e frequentavano i tedeschi senza nessun problema. Era l’emblema dei valori di libertà.
Oggi il consolato è recintato completamente, la recinzione è alta minimo 3 metri, ogni entrata è presidiata da uomini armati, a stento parlano con gli abitanti locali, è solo la polizia tedesca che riesce a renderli tollerabili con la loro insospettabile gentilezza e cortesia. Sono la rappresentazione della paura e della diffidenza.

E questo è ciò che è accaduto alla luce guida, ora vogliono guidarci nel buio, non è più tempo di seguirli.

Chiaramente, dal punto di vista economico siamo sempre stati una provincia, noi subalterni abbiamo prodotto, e loro ci hanno fatto sognare col loro cinema, la letteratura, i voli spaziali, la speranza, il sogno (americano) e tutto il resto.

Ma ora non sono più capaci neanche di darci un lume di speranza, neanche un sogno. Ora sono come vedenti, spaventati di aprire gli occhi, per paura di rimanere accecati da chissà quale terribile raggio laser. E così brancolano.

Non parlo di Trump, la sua elezione ha solo reso evidente il tracollo della cultura americana. L’ascesa è finita, la finzione non regge e non è riuscita a coprire gli orrori persino peggiori che sotto l’amministrazione Obama essi sono riusciti a compiere nei confronti di popoli poveri e oppressi da secoli di sfruttamento. 200 anni di storia, da sopraffatti a sopraffattori, poi carnefici, e poi orribili orchi spaventati dagli scarafaggi, come degli immensi elefanti che scappano da un topolino.

Il tracollo è inevitabile. Oggi s’è grandi, non si gioca più alla guerra. E francamente mi hanno stufato, vorrei vedere qualcosa di diverso, altri riferimenti, accetterei persino la supremazia cinese. Basta cowboys

postmortem referendum analysis


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