Non amo la mia bolla

Prendo spunto da un twit di Francesca Archibugi per dire che no, non amo affatto la mia bolla.

Mi ritrovo su facebook i post di sovranisti e fan di Salvini, tutto ciò solo perché non mi rifiuto di guardare alla realtà.

In questi anni strani, gli anni del boom dei social ho passato il tempo nel mondo virtuale accompagnato da una sensazione di disagio a cui non riuscivo a dare forma.

All’inizio le cose erano più semplici, gli idioti non erano in internet, e si poteva discutere liberamente senza dover per forza finire nel calderone degli “ignorati perché idioti”.

Poi la gente scopre facebook, sono contento, penso che comunque sia un modo di accorgersi che esiste internet e di quante informazioni sono disponibili, e quanto è facile imparare cose, eccetera.

Invece no. Il grosso degli utenti facebook rimane su facebook, condivide qualche link, non si cura troppo di andare a leggere cosa c’è scritto dentro, scrive idiozie, e si crogiola nella propria ignoranza.

Stessa cosa vale per twitter, per instagram, o per youtube, che tra loro comunicano, ma sempre nelle rispettive bolle, sempre i soliti contatti.

Ma non è questo che mi preoccupa. Quello che mi infastidisce è l’essere in una bolla di cui non condivido nulla.

Penso che la cosa iniziò ad essere evidente quando litigai con Galatea Vaglio riguardo alla questione immigrazione, lavoro, ROI, e numeri.

Alla fine lei disse che non conoscevo la sintassi, che ero un tecnico e che non capivo cosa fosse il ROI. Un po’ contraddittoria, ma a lei stava bene così.

La cosa fastidiosa è che avevo seguito Galatea e il suo blog dai tempi di FriendsFeed, eppure non riuscivo ad esprimere una cosa piuttosto semplice, che parlava di numeri, e di ROI.

Perché non posso ignorare la realtà: la mia stupida esperienza

Era il 2005 quando iniziai a lavorare per Wind S.p.a., ufficio di Pisa, per un mese. Ero, e sono, un tipo poco espansivo, sicuramente non sapevo difendermi e non riuscivo a mostrare quello che valevo. Non ci riesco neppure oggi, credo. C’erano degli errori nel codice consegnato, alcune parti non erano terminate, non avevo comunicato questa cosa. Venni pagato il mese e mezzo in cui lavorai. Poi fine. Del resto era un lavoro di merda, l’occasione in cui mi accorsi che lavorare per una grande azienda infondo è solo fare chiacchiere e spostare tag html.

Ero a Pisa ed avevo bisogno di soldi. Né parlo con un amico che si arrangia in qualche modo, mi dice che c’è una ditta di Lucca che fa “service”, facchinaggio per lo più, e però è un modo per vedersi i concerti gratis, o almeno per ascoltarli. Sono dalle 5 alle 7 euro l’ora, dipende dal lavoro/occasione. E allora va benissimo.

Sono lavori scemi, ma forse non molto più scemi dello spostare tag html. Per lo più si portano casse, si sollevano casse, si aiuta a sistemare casse nei container, si passano le luci allo staff che le piazza per lo spettacolo, e via dicendo. Mi è capitato di lavorare anche per un supermercato che doveva spostare una scaffalatura perché doveva rivedere il posizionamento. Mi ricordo di un concerto dei Jethro Tull per il quale lavorai 12 ore, pause escluse, e me lo ricordo per 2 motivi: ovviamente i Jethro Tull, il secondo è quella strana sensazione di soddisfazione nel vedere la riuscita dello spettacolo, che per quei 2 centesimi era dovuta anche a me, i palloni, le luci, la scena: lo spettacolo.

In mezzo a quella gentaglia che faceva service si parlava, senza conoscersi, del più e del meno, “che hai fatto questa estate?”, “a settembre c’è la raccolta delle mele”, “fra un po’ c’è l’uva”, e così via. Ragazzi, 20-25 anni, che facevano i lavori che ai telegiornali “gli italiani non vogliono più fare“, eppure li facevano loro.

Certo ai concerti c’erano anche stranieri, mi ricordo che ce ne erano 2 bravissimi (decantati così) che erano fissi per i Subsonica, ed erano rumeni: si arrampicavano per tutto il traliccio ed iniziavano portar via i pezzi dalla cima. (dei Subsonica e del loro staff mi ha stupito l’enorme professionalità e rapidità con la quale facevano i loro lavoro, non credo che ce ne siano altri paragonabili). Ma mi ricordo di 2 rumeni, gli altri erano italiani.

Effettivamente prima di scrivere questo non avevo realizzato che né telegiornali, né giornali abbiano mai avuto coscienza di questa realtà.

Cioè, probabilmente tutti pensano che le mele prima che arrivassero i migranti si cogliessero da sole, che i pomodori si incassettassero spontaneamente, che le arance finissero nei camion per loro spirito di iniziativa.

E invece no. Ci sono stati sempre dei poveri sfruttati, o semplicemente studenti che tiravano a campare. E non erano migranti, a volte erano del sud, a volte no.

Insomma questa cosa esiste. Esiste il lavoro, che piaccia o meno ad una Francesca Archibugi o ad una Vaglio Galateo, esso esiste, e tutto sommato non è neppure così male.

Non sai cosa è il ROI

Nel 2015 la discussione fu riguardo al ritorno nell’invistimento sull’accoglienza. Ero ospite di un post di Galatea Vaglio, ben supportata da sindacalisti e gente del settore (dell’accoglienza o limotrofe).

La mia tesi era, ed è, che distogliendo personale dal sistema produttivo per impiegarle nell’assistenza si avessero 2 perdite:

  • 1. il sistema economico perde produttività, cioè la bilancia commerciale con l’estero va in svantaggio, e la società, tutta, ha meno ricchezze.
  • 2. le persone che si occupano di assistenza hanno bisogno di risorse economiche e di ricchezza, che vengono sottratte alla solita bilancia commerciale
  • 2,5. (bonus) le professionalità sviluppate nell’ambito dell’assistenza non sono spendibili altrove

Accoglienza o assistenza?

Qui è dove spiego perché ho corretto accoglienza sostituendolo con assistenza. Semplice: perché la parola più corretta.

L’accoglienza la fa una struttura ricettiva, come può essere un albergo, dietro un compenso in denaro.

L’assistenza la fa un operatore sanitario, dietro un compenso statale nell’ottica di garantire la salute e le pari opportunità.

Riguardo ai migranti non penso proprio si possa parlare di accoglienza, visto che spesso non hanno soldi.

Si fa assistenza, come è giusto che sia. Sono una classe disagiata, e su questo non possiamo girarci la frittata come fa più comodo ogni volta in cui nel discorso ci fila meglio.

Torniamo al ROI?

Continuando il discorso, secondo le tesi degli operatori del settore, si avrebbe un ritorno nell’investimento maggiore delle risorse immesse.

Con i numeri proposti potrei anche concordare, ma manca una parte del quadro di cui non viene tenuto conto, e quella parte pesa molto nella “I” del ROI.

L’Invistimento è sia in termini economici, sia in termini professionalizzanti, o meglio de-professionalizzanti.

Oggi è sabato e non sto lavorando, almeno non mentre sto scrivendo questo, ma so benissimo che non posso stare 6 mesi senza lavorare sperando di poter riprendere agilmente il mio lavoro. Dopo 6 mesi sono cambiate un bel po’ di cose, le tecnologie avanzano e quello che sapevo vale solo come forma mentis. Insomma: dovrei faticare un bel po’ per riprendere i ritmo dopo 6 mesi di stop.

Numeri espliciti e numeri impliciti.

Parlare di cifre spese e cifre incassate copre un aspetto importante: la qualità delle cifre. Quanto viene pagato chi lavora nell’accoglienza?

Non potete dirmi che “a lui va bene così” se non riesce ad ottenere uno stipendio dignitoso e sufficiente, evidentemente deve arrotondare in qualche maniera, oppure farsi aiutare. E questi sono costi nascosti.

Crescita demografica

Ed anche su questo argomento non riesco a trovare la bolla giusta dove andarmi ad inserire. Ovvio che se vogliamo che le pensioni vengano pagate ci deve essere un certo numero di persone in età lavorativa che producano reddito. Ovvio? No.

I soldi sono stampati da uno stato o da una banca centrale per quello stato, nazionale o sovranazionale poco importa. I soldi vengono stampati e distributi per alimentare il sistema produttivo. Ci sono principalmente due vettori tramite i quali i soldi vengono immessi nel mercato: il settore pubblico e il settore privato. Quello pubblico tramite lavori per il sistema statale, cioè direttamente gli stipendi. Il vettore privato alimenta il sistema monetario tramite prestiti richiesti alle banche private.

Una attività privata (un’azienda) produce un valore aggiunto rispetto al denaro ricevuto in prestito, grazie al quale riesce a pagare gli interessi su quel denaro e ad avere delle entrate che gli permettano di vivere e prosperare. Ma questo implica che i soldi provengono da qualche parte, ossia dal settore pubblico.

In definitiva il settore pubblico è l’unico mezzo di alimentazione del sistema monetario. Se non ci fossero i soldi pubblici e lavori pubblici, i soldi non esisterebbero affatto.

Perché parlare dunque di soldi e di pensioni? Perché complicarsi la vita con inflazione, valore reale, rivalutazione, e allineamenti periodici?

È più semplice parlare di risorse: risorse agricole, risorse industriali, risorse conoscitive.

Posto che il cervello consuma un bel po’ di energie va detto che tale resta il consumo sia che venga utilizzato al meglio, sia che venga lasciato poltrire a ripetere soliti gesti e ragionamenti.

Quello che mi interessa sono le risorse alimentari, cioè agricole e industriali di trasformazione alimentare, perché per vivere bisogna mangiare, non avere soldi, pensioni, rivalutazioni periodiche e via dicendo.

Semplificando quindi il discorso, è ovvio che una opportuna superfice di terreno è capace di produrre una certa quantità di alimenti.

Meno ovvio forse è la variazione delle abitudini alimentari del nostro e altri Paesi, che siamo e sono diventati via via più esigenti. Il consumo di carne in Italia è di 78 kg a testa contro i 27 degli anni ’60. Eravamo 55 milioni negli anni ’60. Quanti siamo oggi? qualcuno in più, ma sposta poco.

Quello che influisce molto, e pesano, sono le abitudini, nostre e dei nostri cugini cinesi.

Ok, non ho un cugino cinese, e forse neppure il nipote di Matteo Ricci o di Marco Polo ce li ha mai avuti, ma ormai sono dei nostri, cioè hanno abitudini occidentali, e mangiano magliale, vitello, pollo. Nel senso che anche i cinesi hanno aumentato il loro consumo di carne.

Tutti a parlare di geopolitica e dimenticarsi che le primavere arabe sono esplose per una crisi alimentare: era il prezzo del grano ad essere non sostenibile, è per quello che il popolo è sceso in piazza. Fame.

È la fame che muove i popoli, non le questioni di principio, non la mancanza di libertà. Il popolo se ne fotte della libertà se ha da mangiare.

Anzi, a ben vedere il popolo rifugge la libertà non appena gli si propone la sicurezza di poter continuare a mangiare. La libertà è un impegno, e non da poco. Bisogna esercitarla e bisogna ripassarla tutti i giorni.

E perché vi girate dall’altra parte quando si dice che la nostra ricchezza è basata sulla produzione agricola dei Paesi del terzo mondo? Perché invece di parlare dei motivi che hanno causato la rivolta egiziana (NOI, LE NOSTRE POLITICHE ASSISTENZIALI PER L’AGRICOLTURA, GLI AIUTI EUROPEI PER LO SVILUPPPO), parlate del dittatore Mubarak?

È facile dire che gli egiziani sono degli idioti per aver accettato Mubarak per tutti quegli anni, facile come chiudere gli occhi e fingere di non sapere che Mubarak ce lo abbiamo voluto noi in Egitto, noi, gli inglesi, i francesi, gli americani.

Se non abbiamo foraggio non possiamo dar da mangiare ai vitelli e se i vitelli non mangiano, niente bistecca.

Se Bolsonaro non distrugge mezza foresta amazonica i cinesi non mangiano hamburger, e neppure bistecche.

Non esistono problemi di soldi. ESISTONO PROBLEMI DI CIBO.

E anche basta con questa storia della CO2 emessa dai veicoli o dal riscaldamento domestico. È nulla rispetto ai gas serra emessi per la coltivazione e l’allevamento.

È la stessa cosa per la quale mi incazzo al lavoro: non stare a guardare il risparmio di una variabile in un ciclo quando puoi rivedere il processo interamente e portare l’algoritmo da O(n^2) a O(n), e anzi, spesso puoi evitare proprio di fare quelle operazioni.

Non parlo di una bomba che cancelli 9 decimi dell’umanità (presa a caso eh) cosicché possiamo permetterci di sopravvivere come razza.

Parlo di direzione, di visione futura, e di consapevolezza: questa sconosciuta.

Trovo idiota qualsiasi iniziativa pensata a favorire la demografia. Idiota e suicida.

Dovremmo convivere con l’idea di una progressiva decrescita demografica invece.

Al posto di “non si fanno più figli, che tristezza il natale senza bambini”, potremmo sostituirlo con qualche rito orgiastico con contraccettivo (che orrore, il demonio, padre Amorth, e altra bolla).

Ci si lamenta del generale rincitrullimento e di come a 40 anni si passa il tempo di fronte alla playstation. E abbiamo bisogno di bambini che ci ricordino che non siamo cambiati affatto?

Potremmo evolverci in una consapevolezza più grande, che porti con se le responsabilità, ma anche l’appagamento della conoscenza.

Oppure scegliere di continuare a percorrere la stessa strada dettata dalla paura di sparire domattina, votandoci così all’autodistruzione.

Sceglieremo l’autodistruzione. Ne sono certo. È più romantico.

(ah Malthus? “è morto prima lui”, e questo sarebbe un argomento?)

Nazionalismo sì, nazionalismo no.

Volevo scrivere “prima gli italiani”, così qualcuno si incazza ed altri si eccitano. Lavoro per una ditta tedesca, per la concorrenza insomma.

Questo per dire che mi è capitato di andare in Germania e conoscere tedeschi, che poi sono alcuni miei colleghi, e amici di miei colleghi.

Cosa pensano dell’Italia? Seriamente, è questo che qualcuno mi ha chiesto qui sapendo che ogni tanto vado in Germania. Dell’Italia non lo so, di me pensano che sia un bravo programmatore, altrimenti non mi pagherebbero. Però parlando col padre di un mio ex collega l’ho sentito elogiare la Fiat per il Ducato. Ripeto. Un tedesco di 80 anni, figlio di tedeschi, elogiare il Ducato della Fiat: il motore, la solidità, è un gioiello.

Seconda annotazione sull’Italia: “fa caldo”. (mi ricorda un po’ la guida galattica, pianeta terra: “sostanzialmente innocuo”).

Ma sono orgogliosi del loro essere tedeschi. Hanno passato molti anni a guardarsi il ventre e cercare di elaborare il lutto e gli errori fatti nel passato, sono molto attenti alla cultura, e leggono molto. E sono orgogliosi di essere tedeschi.

Cioè non è che pensano che gli italiani siano peggio, è solo che pensano i tedeschi siano il popolo migliore del mondo. Non lo vogliono sottomettere il mondo, anzi lo vogliono conoscere. Ma non per questo smettono di pensare di essere i migliori.

L’economia, gli affari, i soldi: un gioco. E tifano Germania.

Cosa tifi tu?

Voglio dire, puoi assistere un migrante proveniente dalla Nigeria, perché si trova in un momento di difficoltà, ed è tutto assolutamente giusto.

Ma puoi continuare ad essere orgoglioso dell’Italia.

Nella fattispecie, se da fuori della tua bolla qualcuno di dice che stai buttando il tempo dietro ai migranti, e questo qualcuno è un italiano, potresti anche accogliere l’istanza come un momento di riflessione: c’è dell’altro.

Cioè non stai salvando il mondo, il mondo va avanti da sé. Non va dimenticato il gioco, che può partire anche dall’assistere, ma deve sfociare in qualcosa d’altro, altrimenti il ROI è in perdita.

Problemi nell’accoglienza

Dunque cerco: “SPAR”, “SPRAR”, “CAS” e non ci capisco ‘ncaz. Quanto tempo sostano? Si dice che le procure debbano controllare e vigilare sull’operato di queste aziende/cooperative/sxx, ma come?

È definito un livello minimo di servizio? sono definite delle metriche?

Le metriche, sì, sono dei voti.

In Germania i migranti richiedenti asilo vengono messi in un programma di integrazione, chi è in età scolare viene inserito nelle classi scolastiche e riceve un’istruzione. Se la domanda di asilo viene accolta allora l’istruzione continua e vengono inseriti nel sistema produttivo (in Germania tutto è molto inquadrato e assistito). Nel caso in cui domanda venga rifiutata viene rimpatriato (se viene rifiutata il Paese di provenienza tipicamente ha un governo stabile e garantisce un certo grado accettabile di libertà, quindi il rimpatrio è fattibile). Questo modo di fare è poco ragionevole per molti tedeschi: i ragazzi ricevono un’istruzione, crescono con amici tedeschi, sono praticamente inseriti, e poi devono andarsene.

Qual è la situazione in Italia? vengono inseriti nel sistema educativo, se gli dice bene hanno dei buoni professori, nelle scuole di periferia sei un poco di buono a prescindere, è una specie di integrazione tra emarginati, e tutto va ad alimentare le problematiche preesistenti tipiche delle preriferie. Se la domanda di asilo … la domanda? quale domanda? forse fra 10 anni troveremmo i capi di questa storia, quindi sei italiano dopo i 18 anni.

I problemi dell’Italia sono che non c’è niente di chiaro, e non è perché gli immigrati non parlino italiano (se è per quello non lo parliamo neppure noi) il problema è che qui tutto cambia.

E se parliamo di identità nazionale, mi trovo molto a mio agio in questa situazione, siamo un amalgama di nulla (o di tanto) mischiato assieme, e poco conta se vieni da Milano, da Tirana, da Catania, da Algeri, da Lagos o da Katmandu, se non ci capisci un cazzo sei un po’ di Parma anche tu.

Ma voglio sentirmi libero di non darti i miei spicci se sei fuori dal supermercato a “fare giornata“, voglio sentirmi libero di dire che se vendi senza licenza e arriva la finanza o un vigile e ti fa la multa te lo meriti per almeno uno dei 2 motivi:

  1. o non sei stato abbastanza furbo da non farti beccare
  2. te lo meriti perché stai facendo concorrenza sleale a chi ha una licenza regolare

Se poi arrestano un clandestino per un qualche reato (che non sia la clandestinità stessa: lo stato in cui si trova qualcuno che non ha una richiesta d’asilo pendente e non ha il permesso in regola), spesso viene rilasciato dopo poco oppure gli viene dato un “foglio di via”, cioè il divieto di dimora. Questo è dovuto a mancanza di posto nelle carceri, ed a una inefficienza del sistema giudiziario. Non mi aspetto molto, ma sei stronzo, dopo 1, 2, 3 fogli di via dovresti accorgertene tu. E non ho nessuno slancio di compatimento verso di te.

Mi ricordo di un siciliano che lavorava nei facchinaggio e non aveva voglia di fare niente. Chiacchierava in continuazione di quanto fosse dura la vita e il lavoro, ma non faceva niente. Io dopo 12 ore di lavoro (e 20 ore di veglia) non ne potevo più ma spingevo la cassa per farla entrare nel camion, lui doveva dargli la direzione per arrivare alla rampa con le rotelle, invece ci si appoggiava, e diceva “eh dai, stai attento! deve andare là”. E invece diedi la spinta proprio nella direzione opposta, per poco non gli rompo un piede. Mi è dispiaciuto, non averglielo rotto quel piede. Comunque non disse nulla, andò ad “aiutare” qualcun’altro.

Non voglio rompere piedi, ma solo far notare che piedi, braccia e cervello ce li hai, e se sei lo stesso che sta lì, dopo 6 mesi prova a pensare che qualcosa devi cambiarla in te, non nell’Italia.

Sono straconvinto che questo Paese non cambierà mai, riguardo l’inefficienza e la mancanza di certezze. Sono però convinto che almeno ora c’è consapevolezza, molta più di quanta ce ne fosse negli anni ’60.

Quello che vedi è solo una parte

  • Se tu non hai fame, non vuol dire che nel mondo nessuno abbia fame, e neppure che nessuno debba averne
  • Se tu non fai un lavoro usurante, non vuol dire che nessun ne fa
  • Se non ti è mai capitato di essere in difficoltà, o in qualche maniera te la sei cavata, non vuol dire che sia per tutti così facile
  • Se dietro la tua villa c’è tanto spazio incolto dove poter piantare patate, non vuol dire che la cosa sia conveniente o abbia una qualche influenza sui grandi numeri
  • Se conosci una persona tanto brava che 10 anni fa spacciava, non vuol dire che lo fosse anche 10 anni fa.
  • Se pensi che la droga sia un problema, non vuol dire che non ci sia gente che riesce a trovarla con facilità

Il problema della bolla è che limita la visione al di fuori di essa, e lo fa con un meccanismo perverso: ciò che è fuori dai tuoi assunti viene ignorato e minimizzato, quello che invece rafforza le tue convinzioni viene sottolineato, memorizzato, analizzato, riportato, rielaborato, condiviso e riaffermato allo sfinimento.

Ovviamente penserai di essere un libero pensatore, di leggere molto, eccetera. Come tutti del resto. E nella tua cerchia sono tutti d’accordo, è evidente che fuori da questa cerchia c’è del marcio, o degli idioti totali. Come gli egiziani che si sono tenuti Mubarak, per intenderci.

O come i tedeschi che si sono tenuti la Merkel. O come gli italiani che si sono tenuti Berlusconi, o che si sono tenuti Prodi, che oggi stanno con Salvini.

C’entrano qualcosa i Social Network? spero che siano utili per uscire dalle bolle, e penso che siano uno strumento di conoscenza, più che diabolico.

Concludo …

… dicendo che questo scritto è tutto disordinato e sconquassato, e non si capisce bene dove vada a parare (*), eppure l’averlo messo giù mi torna utile a chiarire il fastidio del disagio nel relazionarmi con dei micromondi tutti a loro modo alienati dal mondo ma coesi, io che sono alienato di mio e neppure troppo convinto di quello che penso da solo, tutt’altro che d’accordo con qualsiasi altra opinione di massa, micromassa o macromassa che sia.

Forse sono troppo fluido per questo mondo.

E preciso che quale che sia la tua opione, se per sbaglio ti trovi a leggere questo fino in fondo, non me ne frega niente.

Nel senso che non cerco complici nelle mie convinzioni, voglio rimanere fluido. Al più accetterei confluenze, punti di contatto, ma sempre minimi.

Domani penserò tutt’altro, e non avrò tradito nessuno.

(*) negli algoritmi di ricerca dell’ottimo, quando si è trovata una soluzione apparentemente ottima, per scongiurare il fatto che non sia in realtà un ottimo locale, ovvero che tutto attorno la situazione peggiora, si effettua una operazione di disturbo che faccia saltar fuori dalla conca nella quale l’algoritmo si sta adagiando. Morale: mischiare tutto e fare casino a volte ha senso.

… anzi, lascio concludere il grande Alberto Sordi

ONU e contributi agli agricoltori

ONU e contributi agli agricoltori. Quelli ricchi.

Stranamente cercando questa frase su google non ho risultati che riguardano i contributi europei, italiani, statunitensi, ecc. all’agricoltura.

I contributi di cui vorrei si parlasse sono i contributi a favore degli agricoltori del mondo sviluppato distribuiti per abbassare il prezzo del materie prime, e affamare il sud del mondo.

Strano come un organismo come l’ONU difenda l’immigrazione, senza fare nulla contro l’emigrazione, che certamente è un trauma per chi parte.

E per di più tutto questo è un dramma ambientale, ma questo è del tutto ignorato. I paesi del sud del mondo sono i più fertili e votati all’agricoltura. Ma il prezzo dei prodotti agricoli è deformato grazie ai contributi, il prezzo di produzione è talmente basso che neppure un agricoltore di poche pretese come può essere un africano può competere e sopravvivere. Gli stati africani non hanno abbastanza soldi per finanziare i contributi all’agricoltura: con cosa li finanzierebbero?

L’epoca industriale si è sviluppata su una agricoltura forte, passando per il tessile e poi per l’industria pesante. Tagliare le gambe all’agricoltura è costringere i paesi poveri a rimanere poveri.

Tutto questo mentre in tv passa la pubblicità del Mulino Bianco (Barilla), che finanzia la piantagione dei suoi schiavetti negri che producono cacao per fare i biscottini. E giustamente il prezzo del cacao o del caffé è talmente basso che a quei poveri negri non resta che fare gli schiavi in una piantagione Barilla.

Barilla, ricordate? Il cui 49% è posseduto da Walter Wurth, commerciante di armi https://www.nexusedizioni.it/it/CT/barilla-armi-in-pasta-118 https://lists.peacelink.it/news/msg01018.html …

Gli agricoltori italiani lamentano di non poter reggere questi prezzi, così nascono i GAS, e questi sono sicuramente un mezzo per imporre una rivoluzione e fregare chi affama il mondo, e pure l’ONU. Ma sono così scomodi.

http://www.economiasolidale.net/

L’ONU è sorda alle proteste degli agricoltori africani, e che inventa battaglie per la giustizia che sono poco più che una foglia di fico. Tutto il sistema giornalistico gli da manforte. Ovviamente l’ONU non può mandare commissari per controllare l’ordine pubblico, ovviamente le leggi italiane non favoriscono il razzismo, e neppure lo tollerano (qualsiasi sia il reato, il razzismo è un aggravante), non c’è niente da commissariare, la giustizia non è sommaria in Italia, per quanto esistano le mafie, la cosa è meno tragica di molti paesi del Sudamerica, dell’Africa, medio oriente, …

Caso Atlantia

Per quanto io di borsa e titoli non ci capisco niente, so che se un titolo paga lauti dividendi per un periodo lungo senza che il titolo si apprezzi, è molto probabile che quel titolo faccia un tonfo, magari in un momento inaspettato. Anzi, sicuramente in un momento inaspettato.

So di queste cose perché fineco concede un fido ad un tasso veramente agevolato (poco più del 3% lordo) se a garanzia metto titoli azionari o titoli di stato italiani, che coprono il fido per, rispettivamente, il 50% del valore di mercato, e l’80% del valore di mercato. Il fido minimo attivabile è di 2500 euro, così devo avere almeno 5mila euro investiti in titoli. I titoli di stato non sono convenienti, quindi acquisto titoli italiani.

Non essendo un esperto mi capita di fare errori importanti, ma visto lo scopo dei miei investimenti (la copertura del fido necessario quando ci sono scadenze fiscali) posso permettermi comportamenti da miliardario, ovvero nel caso un titolo perda molto, posso tenerlo anche per anni, fino a quando non risale abbastanza da poter rientrare senza farmi troppo male.

Atlantia stacca dividendi piuttosto alti, a questi livelli ci sono Enel, ENI, qualche tempo fa Terna, Hera, Agea, altre aziende semistatali, e le small capital. Anche STM microelectronics e Tim staccano buoni dividendi.

Definisco “alto” un dividendo dal 4.5% fino al 6%, perché se sfora questo livello c’è qualcosa che non torna, probabilmente l’azienda è in dismissione.

Resta il fatto che un dividendo sopra il 4% dovrebbe attrarre investitori, e quindi far salire il prezzo di mercato di quell’azienda, se gli azionisti non sono scemi.

Se questo non succede, se il dividendo continua ad essere alto rispetto al valore delle azioni, allora l’azienda non è considerata stabile dalla maggioranza degli investitori. E questo è un campanello di allarme che mi porta ad impostare i livelli di uscita, a controllare l’andamento del prezzo di mercato precedente, ed a cercare di indovinare se l’azione salirà.

Non ci riesco, futile dirlo forse. Però con le aziende statali si ha una qualche tranquillità nel senso che se le cose vanno male, qualcuno le rifinanzierà e quindi torneranno ad andare bene.

Atlantia non è statale, ma è un po’ come la Fiat degli anni ’80.

Il crollo in borsa penso sia solo passeggero.

Però non credo che continuando a tollerare questo tipo di “capitalismo” le cose possano andare in una direzione positiva.

Il crollo di un ponte è una tragedia nella quale Atlantia ha grandi, grandiose, enormi responsabilità. Non può certo appellarsi alla buona volontà od alle normative rispettate.

Mentre il crollo del titolo il borsa è il risultato della gestione delle risorse fatta dalla società Atlantia, di cui sicuramente Atlantia S.p.A. è responsabile al 100%.

Per quanto non mi piace l’atteggiamento del ministro del lavoro, nelle modalità, nel linguaggio, e nella irruenza, di certo non è responsabile della caduta del titolo in borsa. E del resto non amo neppure le sparate pubbliche di Brunetta (più o meno per gli stessi motivi).

E poi sarebbero gli utenti che truffano le assicurazioni?

Ho fatto l’assicurazione alla macchina l’anno scorso, e quest’anno mi hanno proposto di rinnovare con un aumento di 200 euro, senza incidenti.

Avevo scelto l’opzione scatola nera, cioè il dispositivo che traccia dove vai e non ti fa fare truffe, eccetera. Così dovevo riconsegnarla.

Ho cercato una nuova compagnia, l’ho trovata al prezzo dell’anno scorso. Sempre con scatola nera.

Chiamo Octotelematics e gli faccio presente che siccome sono sempre loro … nulla, ovviamente dovevo riconsegnare la vecchia e reinstallare la nuova.

Disinstallo la vecchia. (la porto all’elettrauto)

Ma da parte di Zurich (la nuova compagnia) non si fa sentire nessuno per installare la nuova scatola nera. Quindi li chiamo. Mi dicono che è strano, poi alla fine dicono che “si faranno sentire”.

Oggi, mi arriva la comunicazione che dovrei installare la scatola nera entro 15 giorni dalla decorrenza della polizza, pena una integrazione della polizza.

La decorrenza è il 14 Marzo. Sono passati 14 giorni, e la comunicazione è arrivata via email alle 2 di notte. Ed è la settimana di Pasqua.

Ho un giorno per installare il dispositivo.

E poi sarebbero gli utenti che truffano le assicurazioni.

Ma esso deve andare al cinema.

Vicino l’uscita per Corridonia-Macerata, lungo la SS77, direzione mare, un’auto procede a 90 Km/h dove il limite è di 110.

Sta passando vicino al rilevatore di velocità, ma non è per quello che va così piano. È poco abituato a guidare, durante la settimana non gli serve, ma oggi vuole andare al cinema.

In provincia è ormai così. Non sarebbe un posto invivibile, anzi, tutt’altro. Ma sono arrivati gli “‘mericani”, hanno costruito centri commerciali perché così è migliore, perché così è più moderno, perché così tutti spendono più felici e si ritrovano la domenica a socializzare, e magari, tra uno svago e l’altro, gli viene in mente di andarsene al cinema. Tutto a portata di mano.

E soprattutto perché così spendono i soldi guadagnati in qualche modo, qualche modo che non è bello dire, che non è il caso, non perché sia cattivo, ma forse non è esattamente legale.

E così ci sono soldi per il cemento, per pagare operai, imprese, tecnici, per progetti faraonici, in mezzo a campagne altrimente piuttosto fertili, ma si sa, il progresso.

E pagare operaii, e tecnici, e imprese, con soldi che comprano il lavoro e qualche piacere, qualche benevolenza, qualche voto a chi di dovere, perché a chi di dovere si saranno pure presentati per lamentarsi della crisi, e così dovranno essere riconoscenti di aver preso l’appalto. Che poi da dove venissero quei soldi è un dettaglio. È il commercio, è gente che muove capitali, è gente che “ci sa fare”. E poi vai pure a discutere? C’è la crisi, tanto meglio ci sia qualcuno che fa girare i soldi.

Così nascono fantasmagorici villaggi in mezzo al nulla, completi di improbabili ciclabili, collegate al nulla: una sorta di città ideale. Villaggi che notte fonda si trasformano in spettrali ed inquietanti città deserte completi di tutto il necessario, tranne di ciò che serve per vivere: nessuna casa, nessun alloggio.

Tanto che per raggiungerli bisogna attraversare strade a scorrimento caotiche e già normalmente trafficate, ma se c’è un centro commerciale allora lo saranno di più. E così prendi l’auto anche se in linea d’area potresti arrivarci in 10 minuti, ma la strada non è mai stata terminata, se ne dovrebbe occupare il Comune, ma gli statali, si sa, non son certo gente che “ci sa fare”. E tra l’altro i soldi possono avere solo quelli rendicondati, segnati, contati.

E rifletto su quanto scrive l’Espresso riguardo alla strategia di Matteo Salvini per costituire, o meglio per svecchiare, la sua Lega Nord, che è diventata semplicemente Lega. Un po’ come un materiale metallico innovativo si va da improbabili alleanze con la DC e con (neo?) fascisti siciliani (contemporaneamente), poi calabresi, e così su, fino a Roma, per poi arrivare nelle Marche e in Romagna. Non ho ben capito se è coperto o meno in Toscana, ma c’è sicuramente qualcosa di apprezabile in tutto questo lavoro di alleanze ed accordi. Certo l’Espresso si limita solo a citare superficialmente il resto dei legami con il sistema economico. E lo stesso per il PD, e le sue alleanze, la prepotenza di ed i dittact di alcuni, i feudi, il clientelismo …

E quante risorse vengono spese per questo, parlo di risorse mentali, quanta energia usata per rimanere a galla nella politica italiana. Oppure per sperare di vincere. Ma vincere cosa?

Perché dopo aver tessuto tutta questa meticolosa ragnatela di interessi reciproci, promesse e scambi, anche arrivando a capo non si possono tirare i fili se non rischiando di rimanerci invischiati e soccombere. E tutto rimane immobile.

Qualsiasi rivoluzione, chiunque riuscisse a vincere, non avrebbe nessun effetto. Ammirabile Salvini come stratega, se vince lo sarà ancora di più, se dimostrerà che la sua strategia ha funzionato.

Ma se quello che vince alla fine è una ragnatela che non può toccare se non per finire fagogitato dall’intreccio degli interessi che è stato necessario per costruirla, per quale motivo dovrebbe essere ammirabile? Vedi uno strano tipo indaffarato a raggiungere qualcosa che lo rende semplicemente schiavo di ciò che ha creato. Ma non importa, lavora notte e giorno per raggiungere quello scopo. Deve vincere. Le sue catene, forse. Non importa, quel che conta è vincere.

E quale sarebbe il senso? Dove si sono persi gli obiettivi?

Per quanto deprecabile, Machiavelli diceva “il fine giustifica i mezzi”, ma ora tutti sembrano essersi dimenticati del fine. Cosa?

Una società attravera tre fasi: della sopravvivenza, della riflessione, della decadenza. Caratterizzate della tre domande: Come? Perché? e Dove?
Come riusciamo a procurarci da mangiare? Perché mangiamo? Dove andiamo a mangiare questa sera?

Più o meno scriveva così Douglas Adams nel “Ristorante al termine dell’Universo”.

E questa è la fase della decadenza per l’Italia. Non ci importa più il “Perché”, ormai ci stiamo chiedendo Dove?

Dove devo andare a chiedere il lavoro?

Dove devo girarmi per dire sì signore?

Dove devo inchinarmi (o genuflettermi) dopo le prossime elezioni?

Ma perché? non importa, tanto è uguale. Chiederselo non ha mai cambiato nulla. Alla fine tutti desistono e lo scopo è solo un dettaglio. Ci si assolve dicendo che infondo va bene così, che un ristorante vale l’altro, e la scelta forse è solo un peso.

Ma è fine settimana e si vuole evadere, anche per solo 2 ore, e il cinema è fantastico. Certo, non ci saranno più film come “C’eravamo tanto amati” di Scola, che forse fanno un po’ troppo pensare, tanto meglio i fantastici 4 o altri eroi della Marvel, che svolazzano sopra a centri commerciali deserti la notte.

Non è momento delle riflessioni, io ho proseguito ed esso avrà sicuramente raggiunto il Multiplex, con il suo SUV. Che ormai comprano tutti quello perché è meglio trascinarsi dietro 2 tonnellate per accompagnare 2 persone, che però eventualmente potrebbe andare bene anche fuori strada, anche se solo in teoria, visto che non ha le sospenzioni giuste, e nemmeno le gomme. Insomma, una lode al suprefluo. Perché? sbagliato. Dove: Dove comprarlo? Nissan? Dacia? Fiat? infondo è uguale, ma ci piace scegliere.

Forza votate gente!

L’Italia. Dovrebbe forse stare a testa in giù, davvero

Niente da aggiungere oggi.
Leggo da l’espresso quseto articolo di un giornalista kuwaitiano, o semplicemente che scrive per l’agenzia stampa del kuwait, tradotto per l’Espresso non ho idea da chi. Il titolo

Ma chi è questo Di Maio?

Incuriosito mi aspetto una critica alla persona, come poco capace, qualche argomentazione sulla sua poca esperienza politica, o lavorativa in generale, eccetera.

Mentre invece trovo una critica alla politica estera italiana. Inizia con “il peso politico dell’Italia si è andato via via indebolendo con gli anni”, riporto non letteralmente, ma questo è il senso.

E questo è il senso di tutto l’articolo, per altro breve, sintetico e denso. Per poi concludere con la domanda “Ma chi è questo Di Maio? È stato a Bruxelles, ma nel mediterraneo non si è mai visto”.

Di Maio è napoletano, ho un’amico napoletano che divide gli italiani in “quelli del sud” e “quelli del nord”, ovviamente sulla base della mentalità. Ma sud per lui è tutta l’Italia peninsulare e tutta la costa, nord è tutta l’Italia continentale, che vuol dire poi Piemonte, alcune province del Veneto, Valle d’Aosta, Lombardia, l’Emilia.

L’argomentazione è: se vivi nel mediterraneo, sei mediterraneo. E non la trovo sbagliata. Il mare non è solo uno svago, o un perdere tempo, il mare è un tramite, una via di comunicazione, un modo di scambiare merci, informazioni, cultura.

È luogo comune che se vuoi essere affidabile devi essere continentale. Se sei mediterraneo, oppure del sud, sei qualcuno che vive di espedienti, che non ha valori morali, che non rispetta niente.

Ah già, hanno coniato un acronimo per i Paesi europei, PIGS: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna.

Trovo offensivo sentirmi tra i porci, ma questo acronimo ci ha tratti in inganno. Insultare i mediterranei è un espediente per farci ignorare la ricchezza delle opportunità che offre il mare, e quindi per approfittarne. Basta vedere il comportamento della Francia con la Libia. Non aveva nessuna autorità per attaccare militarmente la Libia, nessun diritto. Lo ha fatto e basta, infrangendo qualsiasi diritto di non interferenza su gli affari esteri. E l’ONU ha taciuto colpevolmente.

Non solo. L’Italia non ha dichiarato guerra alla Francia. Neanche commerciale. Perché? Perché essere così smidollati? Perché nessuno conosce le potenzialità a disposizione?

Perché siamo tutti a rimuginare sulla nostra supposta inferiorità economica e morale.

Direi di stare a testa in giù. Con i piedi nel continente e la faccia rivolta all’Africa e al Medio Oriente.

E non perché relativamente saremmo più ricchi, ma perché oggettivamente saremmo più al nostro posto.

Messaggio ai contribuenti

Contribuenti. L’idea che siano contribuenti coloro che pagano le tasse è piuttosto deformante. Si contribuisce con il lavoro, il valore aggiunto, i servizi offerti alla società. Quando si parla di evasione tutto questo viene ignorato e messo a tacere.

È un evasore un lavoratore che guadagna e spende tutti i suoi soldi senza pagare un centesimo di tasse?

Ci si chiede poi: da dove arrivano i soldi per la sanità e i servizi?

E questa è di nuovo una idea ridicola. La sanità e i servizi sono forniti da persone che lavorano, non dai soldi pagati con le tasse. Le persone che lavorano percepiscono sì uno stipendio, quindi dei soldi, ma quei soldi non sono creati dagli altri lavoratori. I soldi sono presi in prestito dagli istituti di credito, banche. Banche centrali per l’esattezza. I soldi sono debito pubblico. Un ipotetico evasore squattrinato (perché ha speso tutti i suoi soldi) non sarebbe capace di creare moneta per pagare medici, ospedali, scuole, governo e sindacati.

Per creare i soldi il lavoro non serve a niente. Per creare soldi c’è bisogno di fiducia. Fidarsi del fatto che gli istituti di credito non emettano più moneta del necessario (cioè il discorso contrario a “permetteteci di sforare i parametri”).

Ora veniamo all’odio. Google non paga le tasse! Amazon non paga le tasse!

E così si mettono webtax o robe simili. Va a finire che queste tasse vengano poi pagate da chi utilizza questi servizi.

Google paga i propri dipendenti in modo dignitoso. Amazon lo fa un po’ meno. È solo questo il problema, solo se una azienda non tratta in modo dignitoso i propri dipendenti.

Sia Google, sia Amazon, sia Twitter, Facebook, e via dicendo portano avanti progetti di ricerca che senza soldi non sarebbero possibili. Raccolgono soldi dagli investimenti in borsa, spostano le loro sedi in (piuomeno-)paradisi fiscali e così tutto questo diventa possibile.

Diventa possibile che SpaceX mette in cantiere viaggi interplanetari, quando la NASA stava per fallire od essere chiusa.
Diventa possibile creare un quantumcomputer.
Diventa possibile sviluppare l’intelligenza artificiale, e usarla.
Diventa possibile comunicare, commerciare, mettere in contatto le persone, informare, far crescere la consapevolezza, l’idea di appartenenza alla stessa umanità.

Riusciamo a contare tutti i conflitti mondiali. Sono sempre più piccoli. Sono sempre meno numerosi. Ma fanno sempre più baccano.

Qual è il contributo del pagamento delle tasse a tutto questo?

che avrei voluto dire

Quello che avrei voluto dire

Non vorrei che si perda la memoria, per quanto elaborarla sia così doloroso. Quello che volevo dire riguardo al fascismo riguarda spesso molti di noi e quel qualcosa che non quadra.

Volenti o nolenti riguarda noi, semplicemente dal punto di vista di popolo italiano. Come popolo abbiamo sposato il fascismo, non doveva sembrarci qualcosa di malsano. Ci siamo sbagliati.

Ma non è giusto polarizzare una scelta con le due categorie: giusto vs sbagliato. Bene vs male. Evidemente è riduttivo, troppo sintetico, banale, sostanzialmente superficiale.

Certamente è sbagliato giudicare dei comportamenti sociali e morali di un epoca lontana con i parametri e la morale odierna. Guardando la storia con tale paio di occhiali qualsiasi epoca ci risulta essere immorale per qualche aspetto.

Quindi non sono argomentazioni accettabili neanche il fatto che il fascismo limitasse la libertà, la libertà è sempre stata un concetto fluido, che si è sempre raffinato con gli anni, ciò che oggi è libertà ieri era immorale oppure era reato. E come ho scritto poco sopra non ha alcun senso guardare la storia in questa maniera.

Contestualizzare è necessario

“Il senno di poi te lo sbatti su li cojoni”, una frase piuttosto forte e scurile, eppure rende. Se gli italiani avessero saputo a cosa andavano incontro non avrebbero sposato il fascismo. Eggià. Cosa aggiungere?

Contestualizzare vuol dire domandarsi se gli italiani avessero avuto consapevolezza di ciò che stava succedendo durante il ventennio, se ne avessero all’inizio, negli anni ’30, nel momento dell’introduzione delle leggi raziali, e perfino dopo, se hanno fatto o meno un percorso per rendersene conto.

Parlo di mio nonno, classe 1909, morto nel 1984. Negli anni ’30 era ventenne. Non credo abbia mai condannato il fascismo se non per la guerra, e pure riguardo a quella la sua opinione era che fosse colpa dei tedeschi. Visto che gli ho voluto bene, come è normale, non lo ho mai giudicato una cattiva persona. Ed era fascista. Ovviamente c’è qualcosa da risolvere.

Non possiamo considerare cattive persone tutte le generazioni che hanno attraversato una guerra e hanno ricominciato a lavorare, in Italia.

Invece questa è esattamente la sensazione che si ha ascoltando le discussioni falsamente ideologiche odierne.

Da una parte abbiamo gruppi di giovani (e meno giovani) disadattati che usano simbologie del passato, disegnando una realtà fatta di opposti assoluti e categorie come giusto-sbagliato, parlano in maniera dogmatica di onore, gloria e patria, e compiono atti violenti infrangendo l’ordine, la disciplina e la legge di cui per primi decantano le qualità.

Dall’altra abbiamo c’è una classe politica per la quale la strategia e la tattica è più importante degli obiettivi, tanto che hanno dimenticato di averne. Nessun obiettivo, nessuna visione, un vago “bene comune”, che declinano nel modo più aderente al risultato delle loro azioni.

Improponibili scenari futuri

E così tattica e strategia è fare allarmismo, parlare di deriva fascista, dipingere uno scenario futuro improponibile nel quale dei gruppi di disadattati prendano il poter grazie al voto di elettori distratti, e grazie a questa autorità conferitagli riescano a controllare i vari gruppi di potere esistenti nel Paese instaurando così una dittatura.

E magari che lo facciano grazie all’arma della propaganda. Certo, come fece il fascismo.

Consapevolezza

Tornando alla elaborazione della scelta fascista, e alla consapevolenza, è proprio la propaganda la chiave per elaborare lo strappo generazionale.

Ho un padre che durante l’adolescenza mi diceva spesso che la TV era male, che mi influenzava e mi faceva credere cose non vere. Oggi tutte le sere sta davanti alla televisione e si incazza per ciò che passa d’avanti, come se le trasmissioni avessero un senso altro che non quello di fare propaganda.

Cosa è il fascismo oggi (o pretende di essere)

Il fascismo oggi è la raccolta di voti di gente inconsapevole, pretende di negoziare accordi e spartire poteri, come tutti i partiti del resto. In uno scenario politico dove si è annunciata la morte delle ideologie, il fascismo rimane ancorato ad “onore e gloria”, concetti vuoti, ma almeno danno una parvenza di ideali.

Cosa era negli anni ’20 e ’30

In realtà è un apparato dogmatico, una specie di religione. E di questo, purtroppo, l’Italia aveva bisogno: una religione laica che avesse unito un popolo troppo variegato tenuto assieme solo da una disgraziata (e persa) prima guerra mondiale combattuta da un esercito fatto di uomini che non avevano neanche una lingua comune: non potevano comunicare, uno svantaggio piuttosto pesante se vuoi vincere una guerra.

L’Italia aveva bisogno di una dittatura religiosa e laica, i tempi non sarebbero stati adatti né per un Re, né tanto meno per un Papa. E del resto non ci sarebbe stata differenza: Re per diritto di nascita, Papa per volere di Dio. Cambia poco.

Il Paese aveva bisogno di un Duce, un uomo eccezionale, qualcuno a cui conferire tutte le qualità, e il rispetto per le regole decantato come futuro raggiante.

Il popolo aveva bisogno di credere alla magia del cinema, e all’istituto Luce che trasmetteva cinegiornali, alla favola del Duce superuomo, e alla narrativa cavalleresca ma moderna.

Aveva bisogno di ripetere slogan, detti chiaramente, scanditi parola per parola. Perché l’Italia era un Paese di ignoranti, analfabenti e disagiati, un Paese povero nel quale i bambini erano spesso denutriti.

Cosa è oggi l’antifascismo

È un espediente per parlare del nulla o per divagare dalle argomentazioni. Essere antifascisti negli dal 1924-1944 costava la vita, far parte della resistenza voleva dire imbracciare un fucile e combattere un regime nazionale. Oggi è fare pubbliche relazioni e foto con i VIP. Una bella differenza direi.

È stato scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana, fondata sui valori della Resistenza. Ed è lì che si vieta la ricostituzione di un Partito Fasciata. Ma trovo questa idea piuttosto banale, e se nascesse oggi un Partito Littorio, che si ispira agli stessi “valori”, cosa succerebbe? che quella indicazione non varrebbe nulla. È vietata la ricostituzione di un Partito Fascista, ma non di un Partito Littorio.

L’indicazione ovviamente ha avuto la sua efficacia per più di 50 anni, dopo la guerra, ma ora i figli di quel periodo sono ormai inseriti in un ambito democratico e sono numericamente pochi, e vecchi.

L’antifascismo è fuffa. Sono anti dittatura, anti corruzione, anti liberticidio.
La fuffa la tollero, ma non mi accodo e nemmeno la celebro.

Paragoni con altre dittature

E se dovessimo paragonare il fascismo con una qualsiasi dittatura africana, a parte poche eccezioni, la maggior parte delle volte quella di Mussolini fu una esperienza migliore, più efficace, e meno deludente.

Paragonare il fascismo con la dittatura nordcoreana è possibile, ma io non riesco a trovare la necessità del popolo nordcoreano di una dittatura oggi: un popolo che parla la stessa lingua, un popolo che è unito dalle stesse usanze e dalla stessa storia ha bisogno solo di libertà.

E naturalmente l’Italia oggi è un Paese dove si parla la stessa lingua, dove si hanno le stesse tradizioni, dove si seguono le stesse mode. E di certo ha bisogno di più libertà. E anche di maggiore consapevolezza.

Ma come si può dire la stessa cosa dell’Italia di 100 anni fa?

Ammiro l’epoca fascista, ammiro Antonio Gramsci, e Bruno Rizzi, e Giacomo Matteotti, ammiro la resistenza tutta e la guerriglia per fiaccare la polizia italiana (fascista). E certamente ammiro personalità come Luigi Enaudi che hanno attraversato le due epoche, e Indro Montanelli, Togliatti, e perfino Giulio Andreotti e Bettino Craxi.

Perché questa è la nostra storia e merita rispetto. Non certo salti temporali, riletture decontestualizzate e condanne sommarie.

Avere consapevolezza della propria storia vuol dire assumersene le responsabilità, e non cercare di proiettare le proprie colpe al di fuori di se stessi. Questo credo che valga sia a livello personale, ma altrettanto a livello di nazione. Siamo un popolo abituato a dichiararci innocenti per tutto, abbiamo occupato almeno 2 Paesi africani, abbiamo compiuto stragi a danno di popolazioni civili. Eppure ci dipingiamo come brava gente, e casomai “è colpa del fascismo”, “è colpa di Mussolini”. Grande uomo costui, se riesce ad accentrare tutte le colpe di un popolo per 20 anni di scelleratezza.

E dunque cosa c’è di sbagliato nell’antifascismo?

Eccoli che organizzano una manifestazione per celebrare l’antifascismo, e prendono la bandiera di questa causa, prendendosi i meriti dei pochi partigiani che hanno potuto invitare alla celebrazione.

Questa è propaganda, io ricordo questa parola associandola ad due esperienze italiane negative: il Partito Fascista e la P2 di Licio Gelli.

Quando l’antifascismo diventa propaganda finisce di avere i suoi valori, è il classico lupo che si traveste da agnello.

Fortunatamente è difficile accreditare una lucidità criminosa ad un Partito frantumato in correnti e odi interni. Penso piuttosto che è una operazione per serrare le fila.

Resta comunque fuffa.

Basta casino, qui dobbiamo divertirci

Che poi essere accostati a Salvini è triste.

Vengo da una famiglia agiata, cioè da una famiglia con 4 figli da far crescere, 2 aziende da mandare avanti, 5 o 6 operaii da far campare, con un reddito familiare di 12 milioni dove tutto si mischia e si finisce sempre col far colazione con i biscotti scaduti e pranzo con il pane del giorno prima (mia madre avendo il forno vendeva il pane e non conveniva darlo indietro).

Certo agiata perché di imprenditori, ma non è vero niente. In realtà quello che è stato crescere lì è imparare che nella vita se vuoi un cambiamento devi farlo. Se vuoi migliorare la tua situazione devi farlo. E che se chiedi ad altri finisci per prenderti delle fregature memorabili.

Forse un po’ diffidente, questo lo trovo un difetto. Ma per il resto non trovo che l’atteggiamento sia sbagliato.

D’altra parte mi sono trovato sempre a disagio con gli amici, proprio per questo modo di ragionare. Non c’è mai stato un discorso ragionevole che si potesse portare avanti, mi sono sentito sempre un po’ alieno.

Riguardo la politica ricordo i commenti di babbo e zio di fronte a “tribuna politica” quando parlava Fini, molto giovane e non a capo del suo MSI. Mio padre disse “eh però, come discorsi sono piuttosto giusti, parla bene”, mio zio: “sì però non fa un cazzo come tutti l’altri”, “e allora a chi voti?”, e mio zio: “a stocazzo”. Non si è mai capito chi votasse mio zio effettivamente, su alcune cose era veramente snervante.

Sì, è vero. Votare è una cazzata. È come ammettere che si possa chiedere ad altri di cambiare la propria situazione, e questo è in contraddizione con l’atteggiamento che abbiamo assorbito in famiglia.

Quindi sebbene Salvini faccia discorsi sensati, lo fa per avere consenso, e sedersi in Parlamento a fare quello che ha fatto finora. Nulla. Del resto qualsiasi discorso si limita al “non va bene …” e sostituisce ai puntini qualsiasi cosa che sembra ingiusta, e spesso lo è.

D’altra parte, sì, quella del “salviamo tutti gli uomini in mare”, la proposta si limita a “non va bene che la gente soffra”. Senza considerare che se la gente ci marcia su questo, consapevolmente o meno. Si finisce per autoconvincersi che sia il mondo ad essere avverso, senza considerare che spesso la stessa situazione è superata dai più senza fare grandi tragedie, e senza fare gesti inconsulti.

Tutti abbiamo problemi, andiamo a sbattere contro un’auto che ci viene addosso, tutti dobbiamo combattere con chi pretendere di avere ragione quando ha evidentemente torto, tutti.

Eppure a volte assumiamo atteggiamenti del tipo “non va bene che sia così”, e a volte invece accettiamo la sfida e non lo facciamo essere così.

Cioè, insomma, indignarsi è una cazzata. È un atteggiamento fine a se stesso, è la pretesa di far pena ed essere coccolato per le proprie ragioni. È come chiamare la mamma, raccontare cosa è successo e chiedere “chi è che ha ragione?”, e prendersi 2 schiaffi a testa, con infine il commento “smettetela di litigare”.

Ecco, in conclusione alla riflessione vorrei che mi resti questa immagine ogni volta che mi indigno: un paio di schiaffi.

Ed ogni volta che leggo qualche ragionamento di un indignato e provo a seguirlo, di nuovo: un paio di schiaffi.

E non s’ha mica tempo per questi piagnistei, dobbiamo divertirci.

P.S.: Molti sono incoscienti e si indignano, i politici non lo sono e ci giocano sopra. Per dire, Matteo Salvini è sempre pronto a fare sue battaglie di giustizia sociale dove di mezzo ci sono gli immigrati, a dichiarare di appoggiare Casapound, e a simulare atti violenti che in prima persona evita sempre di fare. Lui è sempre innocente, ma fa nascere nell’immaginario di chi lo segue l’idea della lotta, del poter minacciare qualcosa. In realtà, dopo le solite parole “armiamoci e partite”, è al bar a prendersi un caffé con l’avversario politico o anche con l’immigrato irregolare che lavora in casa a mettergli a posto il giardino. È tutto ok. Perfettamente italiano. Il post era su Salvini, e così mi viene in mente lui, ma la cosa è applicabile a tutti. “ma non fa un cazzo come l’altri”.

Sono il figlio del Re. Fanculo.

Che diritto hai tu di vivere qui e per quale merito?

Ho diritto perché ci sono nato, e il merito nessuno.

Esistono diritti di nascita, facciamo finta che non sia vero solo per vivere nelle favole, ma esistono.

Ed esistono soprattutto nelle favole, per dirla tutta, ma questa è un’altra storia.

Quello che hai, la storia attorno, le condizioni della tua città, i rapporti, le conoscenze, l’idea che hai dei tuoi diritti, il tuo modo di comportarti, come saluti, quando ritieni di poterti arrabbiare, tutto. Tutto questo fa parte della tua cultura, fa parte di ciò che è cresciuto con le generazioni precedenti, ed esistono diverse culture.

Esistono diversi modi di regolare i rapporti umani, e diversi usi e costumi. Non sono tutti compatibili.

Se sono migliori o sono peggiori è spesso difficile da dirsi. Ma evidentemente esistono.

Non si possono tagliare fuori questi argomenti dalle discussioni e pensare che si vive comunque.

I vecchi modi di dire erano “se c’è spazio per 10 c’è spazio anche per 11, e se ce n’è per 11, ce n’è anche per 12”, ma davano per assunto che chi arrivava non veniva dall’altra parte del pianeta con i suoi usi e le sue esigenze.

Qui c’è spazio per tutti, ma il “qui” è un concetto molto ampio.

Non c’è bisogno di azzuffarsi per entrare in questo Paese e voler stare tutti qui, un pezzettino di marciapiede ad ognuno, oppure in UK che sia.

Per quale motivo i sogni sono omologati?

Perché si è di un Paese povero, e si sogna la vita agiata dall’altra parte? Omettendo ovviamente tutte le contingenze e le regole che sarebbe necessario rispettare. Nei sogni, sì nei sogni.

Finiamo sempre col pensare che chi è povero è un incapace, limitato, che ha bisogno di aiuto, e se qualcuno mette in discussione questa cosa allora è razzista. E perché non dovrebbe essere il contrario? Perché il razzista non dovrebbe essere quello che assume, presume (cioè ha dei pregiudizi) riguardo alle ridotte capacità degli immigrati?

E quando hai capacità pari a quelle degli altri, puoi certo essere in uno stato di necessità e chiedere aiuto, ma non certo identificarti in un gruppo di persone che hanno bisogno di aiuti, una cultura a parte, che ha bisogno di essere integrata.

Se è questo che pensi, c’è posto per tutti, ma da un’altra parte.

Si è liberi di viaggiare, e questa libertà è sacrosanta. Se non ti trovi bene nella tua situazione, nella tua cultura, vattene.

Se la gente che ti circonda non ti somiglia, se credi che si può vivere meglio altrove, fallo.

Ma fallo rispettando le regole. Riusciresti, con le capacità, ad ottenere un buon lavoro in un qualsiasi Paese, più o meno sviluppato. Con le capacità. E se non le hai c’è poco da fare: non è il mondo ad essere sbagliato, ma tu a non saperti adattare.

D’altra parte quale è la proposta, quella oltre la protesta? In realtà non esiste, ma supponiamo esista, si parlerebbe di “dare la possibilità a tutti di essere nati qui”, e come si potrebbe fare?

Immaginiamo un mondo dove un ragazzo di 13 anni ha consapevolezza del posto disgraziato dove è nato e non accetti questo fatto. Gli dobbiamo dare la possibilità di essere nato da un’altra parte, da un’altra donna. E così si trasferisce a casa di Joseph e Annie, una coppia olandese che ha un solo figlio, ma potrebbe benissimo averne due, per quanto se ne può sapere, come sarebbe andata se ne fosse arrivato un altro? Eggià. È così, è un diritto del resto.

Ovviamente ci sono cose che naturalmente accadono e non esistono normative affinché queste non accadano. Non sono né giuste né sbagliate. Se le vogliamo chiamare sfortuna o fortuna facciamolo. Ma cosa cambia?

Ed è come nell’introdurre una novità in un software. Se provi a non accettare l’esistente e pretendere che tutto sia rinnovato di colpo, il software muore, la clientela se ne va, e nessuno finanzia il cambiamento. L’esistente va accettato.

Si può poi tracciare una strada per il cambiamento, e percorrerla.

Altro che gridare “razzisti”. Facile. Oppure dire “invasione”. Altrettanto facile. Invece decidere quale è la direzione, e giorno per giorno percorrerla, senza lode e senza infamia, senza essere eroi ma lavorando a piccoli passi, di questo non si è capaci più. In un’epoca in cui basta un click, ed ora un tap, perché dovremmo fare piccoli passi, controllare e aspettare, e riconoscere d’esserci sbagliati, … e tutto, insomma?

No, molto più facile urlare frasi fatte. O sei con me, o sei contro. O con Salvini, o con il medico squattrinato che salva il mondo.

Mai un ragionamento, mai una riflessione fuori dalla viuzza stretta dell’idiozia su binario unico (e un treno contro l’altro).

Ditemi che differenza passa tra il rifiutare la realtà puntando il dito verso un fumoso “sistema”, e il girarsi dall’altra parte e fare finta di niente.

Di quanto siete sicuri che i vostri sogni non siano gli stessi di chi non si unisce al coro da tifoseria?

“””
…e scrive sui muri NOI SIAMO TUTTI UGUALI ma prega nel buio “La sorte del più debole non tocchi mai a me”
“””
cit. L’uomo sogna di volare. Negrita.