ONU e contributi agli agricoltori

ONU e contributi agli agricoltori. Quelli ricchi.

Stranamente cercando questa frase su google non ho risultati che riguardano i contributi europei, italiani, statunitensi, ecc. all’agricoltura.

I contributi di cui vorrei si parlasse sono i contributi a favore degli agricoltori del mondo sviluppato distribuiti per abbassare il prezzo del materie prime, e affamare il sud del mondo.

Strano come un organismo come l’ONU difenda l’immigrazione, senza fare nulla contro l’emigrazione, che certamente è un trauma per chi parte.

E per di più tutto questo è un dramma ambientale, ma questo è del tutto ignorato. I paesi del sud del mondo sono i più fertili e votati all’agricoltura. Ma il prezzo dei prodotti agricoli è deformato grazie ai contributi, il prezzo di produzione è talmente basso che neppure un agricoltore di poche pretese come può essere un africano può competere e sopravvivere. Gli stati africani non hanno abbastanza soldi per finanziare i contributi all’agricoltura: con cosa li finanzierebbero?

L’epoca industriale si è sviluppata su una agricoltura forte, passando per il tessile e poi per l’industria pesante. Tagliare le gambe all’agricoltura è costringere i paesi poveri a rimanere poveri.

Tutto questo mentre in tv passa la pubblicità del Mulino Bianco (Barilla), che finanzia la piantagione dei suoi schiavetti negri che producono cacao per fare i biscottini. E giustamente il prezzo del cacao o del caffé è talmente basso che a quei poveri negri non resta che fare gli schiavi in una piantagione Barilla.

Barilla, ricordate? Il cui 49% è posseduto da Walter Wurth, commerciante di armi https://www.nexusedizioni.it/it/CT/barilla-armi-in-pasta-118 https://lists.peacelink.it/news/msg01018.html …

Gli agricoltori italiani lamentano di non poter reggere questi prezzi, così nascono i GAS, e questi sono sicuramente un mezzo per imporre una rivoluzione e fregare chi affama il mondo, e pure l’ONU. Ma sono così scomodi.

http://www.economiasolidale.net/

L’ONU è sorda alle proteste degli agricoltori africani, e che inventa battaglie per la giustizia che sono poco più che una foglia di fico. Tutto il sistema giornalistico gli da manforte. Ovviamente l’ONU non può mandare commissari per controllare l’ordine pubblico, ovviamente le leggi italiane non favoriscono il razzismo, e neppure lo tollerano (qualsiasi sia il reato, il razzismo è un aggravante), non c’è niente da commissariare, la giustizia non è sommaria in Italia, per quanto esistano le mafie, la cosa è meno tragica di molti paesi del Sudamerica, dell’Africa, medio oriente, …

Caso Atlantia

Per quanto io di borsa e titoli non ci capisco niente, so che se un titolo paga lauti dividendi per un periodo lungo senza che il titolo si apprezzi, è molto probabile che quel titolo faccia un tonfo, magari in un momento inaspettato. Anzi, sicuramente in un momento inaspettato.

So di queste cose perché fineco concede un fido ad un tasso veramente agevolato (poco più del 3% lordo) se a garanzia metto titoli azionari o titoli di stato italiani, che coprono il fido per, rispettivamente, il 50% del valore di mercato, e l’80% del valore di mercato. Il fido minimo attivabile è di 2500 euro, così devo avere almeno 5mila euro investiti in titoli. I titoli di stato non sono convenienti, quindi acquisto titoli italiani.

Non essendo un esperto mi capita di fare errori importanti, ma visto lo scopo dei miei investimenti (la copertura del fido necessario quando ci sono scadenze fiscali) posso permettermi comportamenti da miliardario, ovvero nel caso un titolo perda molto, posso tenerlo anche per anni, fino a quando non risale abbastanza da poter rientrare senza farmi troppo male.

Atlantia stacca dividendi piuttosto alti, a questi livelli ci sono Enel, ENI, qualche tempo fa Terna, Hera, Agea, altre aziende semistatali, e le small capital. Anche STM microelectronics e Tim staccano buoni dividendi.

Definisco “alto” un dividendo dal 4.5% fino al 6%, perché se sfora questo livello c’è qualcosa che non torna, probabilmente l’azienda è in dismissione.

Resta il fatto che un dividendo sopra il 4% dovrebbe attrarre investitori, e quindi far salire il prezzo di mercato di quell’azienda, se gli azionisti non sono scemi.

Se questo non succede, se il dividendo continua ad essere alto rispetto al valore delle azioni, allora l’azienda non è considerata stabile dalla maggioranza degli investitori. E questo è un campanello di allarme che mi porta ad impostare i livelli di uscita, a controllare l’andamento del prezzo di mercato precedente, ed a cercare di indovinare se l’azione salirà.

Non ci riesco, futile dirlo forse. Però con le aziende statali si ha una qualche tranquillità nel senso che se le cose vanno male, qualcuno le rifinanzierà e quindi torneranno ad andare bene.

Atlantia non è statale, ma è un po’ come la Fiat degli anni ’80.

Il crollo in borsa penso sia solo passeggero.

Però non credo che continuando a tollerare questo tipo di “capitalismo” le cose possano andare in una direzione positiva.

Il crollo di un ponte è una tragedia nella quale Atlantia ha grandi, grandiose, enormi responsabilità. Non può certo appellarsi alla buona volontà od alle normative rispettate.

Mentre il crollo del titolo il borsa è il risultato della gestione delle risorse fatta dalla società Atlantia, di cui sicuramente Atlantia S.p.A. è responsabile al 100%.

Per quanto non mi piace l’atteggiamento del ministro del lavoro, nelle modalità, nel linguaggio, e nella irruenza, di certo non è responsabile della caduta del titolo in borsa. E del resto non amo neppure le sparate pubbliche di Brunetta (più o meno per gli stessi motivi).

E poi sarebbero gli utenti che truffano le assicurazioni?

Ho fatto l’assicurazione alla macchina l’anno scorso, e quest’anno mi hanno proposto di rinnovare con un aumento di 200 euro, senza incidenti.

Avevo scelto l’opzione scatola nera, cioè il dispositivo che traccia dove vai e non ti fa fare truffe, eccetera. Così dovevo riconsegnarla.

Ho cercato una nuova compagnia, l’ho trovata al prezzo dell’anno scorso. Sempre con scatola nera.

Chiamo Octotelematics e gli faccio presente che siccome sono sempre loro … nulla, ovviamente dovevo riconsegnare la vecchia e reinstallare la nuova.

Disinstallo la vecchia. (la porto all’elettrauto)

Ma da parte di Zurich (la nuova compagnia) non si fa sentire nessuno per installare la nuova scatola nera. Quindi li chiamo. Mi dicono che è strano, poi alla fine dicono che “si faranno sentire”.

Oggi, mi arriva la comunicazione che dovrei installare la scatola nera entro 15 giorni dalla decorrenza della polizza, pena una integrazione della polizza.

La decorrenza è il 14 Marzo. Sono passati 14 giorni, e la comunicazione è arrivata via email alle 2 di notte. Ed è la settimana di Pasqua.

Ho un giorno per installare il dispositivo.

E poi sarebbero gli utenti che truffano le assicurazioni.

Ma esso deve andare al cinema.

Vicino l’uscita per Corridonia-Macerata, lungo la SS77, direzione mare, un’auto procede a 90 Km/h dove il limite è di 110.

Sta passando vicino al rilevatore di velocità, ma non è per quello che va così piano. È poco abituato a guidare, durante la settimana non gli serve, ma oggi vuole andare al cinema.

In provincia è ormai così. Non sarebbe un posto invivibile, anzi, tutt’altro. Ma sono arrivati gli “‘mericani”, hanno costruito centri commerciali perché così è migliore, perché così è più moderno, perché così tutti spendono più felici e si ritrovano la domenica a socializzare, e magari, tra uno svago e l’altro, gli viene in mente di andarsene al cinema. Tutto a portata di mano.

E soprattutto perché così spendono i soldi guadagnati in qualche modo, qualche modo che non è bello dire, che non è il caso, non perché sia cattivo, ma forse non è esattamente legale.

E così ci sono soldi per il cemento, per pagare operai, imprese, tecnici, per progetti faraonici, in mezzo a campagne altrimente piuttosto fertili, ma si sa, il progresso.

E pagare operaii, e tecnici, e imprese, con soldi che comprano il lavoro e qualche piacere, qualche benevolenza, qualche voto a chi di dovere, perché a chi di dovere si saranno pure presentati per lamentarsi della crisi, e così dovranno essere riconoscenti di aver preso l’appalto. Che poi da dove venissero quei soldi è un dettaglio. È il commercio, è gente che muove capitali, è gente che “ci sa fare”. E poi vai pure a discutere? C’è la crisi, tanto meglio ci sia qualcuno che fa girare i soldi.

Così nascono fantasmagorici villaggi in mezzo al nulla, completi di improbabili ciclabili, collegate al nulla: una sorta di città ideale. Villaggi che notte fonda si trasformano in spettrali ed inquietanti città deserte completi di tutto il necessario, tranne di ciò che serve per vivere: nessuna casa, nessun alloggio.

Tanto che per raggiungerli bisogna attraversare strade a scorrimento caotiche e già normalmente trafficate, ma se c’è un centro commerciale allora lo saranno di più. E così prendi l’auto anche se in linea d’area potresti arrivarci in 10 minuti, ma la strada non è mai stata terminata, se ne dovrebbe occupare il Comune, ma gli statali, si sa, non son certo gente che “ci sa fare”. E tra l’altro i soldi possono avere solo quelli rendicondati, segnati, contati.

E rifletto su quanto scrive l’Espresso riguardo alla strategia di Matteo Salvini per costituire, o meglio per svecchiare, la sua Lega Nord, che è diventata semplicemente Lega. Un po’ come un materiale metallico innovativo si va da improbabili alleanze con la DC e con (neo?) fascisti siciliani (contemporaneamente), poi calabresi, e così su, fino a Roma, per poi arrivare nelle Marche e in Romagna. Non ho ben capito se è coperto o meno in Toscana, ma c’è sicuramente qualcosa di apprezabile in tutto questo lavoro di alleanze ed accordi. Certo l’Espresso si limita solo a citare superficialmente il resto dei legami con il sistema economico. E lo stesso per il PD, e le sue alleanze, la prepotenza di ed i dittact di alcuni, i feudi, il clientelismo …

E quante risorse vengono spese per questo, parlo di risorse mentali, quanta energia usata per rimanere a galla nella politica italiana. Oppure per sperare di vincere. Ma vincere cosa?

Perché dopo aver tessuto tutta questa meticolosa ragnatela di interessi reciproci, promesse e scambi, anche arrivando a capo non si possono tirare i fili se non rischiando di rimanerci invischiati e soccombere. E tutto rimane immobile.

Qualsiasi rivoluzione, chiunque riuscisse a vincere, non avrebbe nessun effetto. Ammirabile Salvini come stratega, se vince lo sarà ancora di più, se dimostrerà che la sua strategia ha funzionato.

Ma se quello che vince alla fine è una ragnatela che non può toccare se non per finire fagogitato dall’intreccio degli interessi che è stato necessario per costruirla, per quale motivo dovrebbe essere ammirabile? Vedi uno strano tipo indaffarato a raggiungere qualcosa che lo rende semplicemente schiavo di ciò che ha creato. Ma non importa, lavora notte e giorno per raggiungere quello scopo. Deve vincere. Le sue catene, forse. Non importa, quel che conta è vincere.

E quale sarebbe il senso? Dove si sono persi gli obiettivi?

Per quanto deprecabile, Machiavelli diceva “il fine giustifica i mezzi”, ma ora tutti sembrano essersi dimenticati del fine. Cosa?

Una società attravera tre fasi: della sopravvivenza, della riflessione, della decadenza. Caratterizzate della tre domande: Come? Perché? e Dove?
Come riusciamo a procurarci da mangiare? Perché mangiamo? Dove andiamo a mangiare questa sera?

Più o meno scriveva così Douglas Adams nel “Ristorante al termine dell’Universo”.

E questa è la fase della decadenza per l’Italia. Non ci importa più il “Perché”, ormai ci stiamo chiedendo Dove?

Dove devo andare a chiedere il lavoro?

Dove devo girarmi per dire sì signore?

Dove devo inchinarmi (o genuflettermi) dopo le prossime elezioni?

Ma perché? non importa, tanto è uguale. Chiederselo non ha mai cambiato nulla. Alla fine tutti desistono e lo scopo è solo un dettaglio. Ci si assolve dicendo che infondo va bene così, che un ristorante vale l’altro, e la scelta forse è solo un peso.

Ma è fine settimana e si vuole evadere, anche per solo 2 ore, e il cinema è fantastico. Certo, non ci saranno più film come “C’eravamo tanto amati” di Scola, che forse fanno un po’ troppo pensare, tanto meglio i fantastici 4 o altri eroi della Marvel, che svolazzano sopra a centri commerciali deserti la notte.

Non è momento delle riflessioni, io ho proseguito ed esso avrà sicuramente raggiunto il Multiplex, con il suo SUV. Che ormai comprano tutti quello perché è meglio trascinarsi dietro 2 tonnellate per accompagnare 2 persone, che però eventualmente potrebbe andare bene anche fuori strada, anche se solo in teoria, visto che non ha le sospenzioni giuste, e nemmeno le gomme. Insomma, una lode al suprefluo. Perché? sbagliato. Dove: Dove comprarlo? Nissan? Dacia? Fiat? infondo è uguale, ma ci piace scegliere.

Forza votate gente!

L’Italia. Dovrebbe forse stare a testa in giù, davvero

Niente da aggiungere oggi.
Leggo da l’espresso quseto articolo di un giornalista kuwaitiano, o semplicemente che scrive per l’agenzia stampa del kuwait, tradotto per l’Espresso non ho idea da chi. Il titolo

Ma chi è questo Di Maio?

Incuriosito mi aspetto una critica alla persona, come poco capace, qualche argomentazione sulla sua poca esperienza politica, o lavorativa in generale, eccetera.

Mentre invece trovo una critica alla politica estera italiana. Inizia con “il peso politico dell’Italia si è andato via via indebolendo con gli anni”, riporto non letteralmente, ma questo è il senso.

E questo è il senso di tutto l’articolo, per altro breve, sintetico e denso. Per poi concludere con la domanda “Ma chi è questo Di Maio? È stato a Bruxelles, ma nel mediterraneo non si è mai visto”.

Di Maio è napoletano, ho un’amico napoletano che divide gli italiani in “quelli del sud” e “quelli del nord”, ovviamente sulla base della mentalità. Ma sud per lui è tutta l’Italia peninsulare e tutta la costa, nord è tutta l’Italia continentale, che vuol dire poi Piemonte, alcune province del Veneto, Valle d’Aosta, Lombardia, l’Emilia.

L’argomentazione è: se vivi nel mediterraneo, sei mediterraneo. E non la trovo sbagliata. Il mare non è solo uno svago, o un perdere tempo, il mare è un tramite, una via di comunicazione, un modo di scambiare merci, informazioni, cultura.

È luogo comune che se vuoi essere affidabile devi essere continentale. Se sei mediterraneo, oppure del sud, sei qualcuno che vive di espedienti, che non ha valori morali, che non rispetta niente.

Ah già, hanno coniato un acronimo per i Paesi europei, PIGS: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna.

Trovo offensivo sentirmi tra i porci, ma questo acronimo ci ha tratti in inganno. Insultare i mediterranei è un espediente per farci ignorare la ricchezza delle opportunità che offre il mare, e quindi per approfittarne. Basta vedere il comportamento della Francia con la Libia. Non aveva nessuna autorità per attaccare militarmente la Libia, nessun diritto. Lo ha fatto e basta, infrangendo qualsiasi diritto di non interferenza su gli affari esteri. E l’ONU ha taciuto colpevolmente.

Non solo. L’Italia non ha dichiarato guerra alla Francia. Neanche commerciale. Perché? Perché essere così smidollati? Perché nessuno conosce le potenzialità a disposizione?

Perché siamo tutti a rimuginare sulla nostra supposta inferiorità economica e morale.

Direi di stare a testa in giù. Con i piedi nel continente e la faccia rivolta all’Africa e al Medio Oriente.

E non perché relativamente saremmo più ricchi, ma perché oggettivamente saremmo più al nostro posto.

Messaggio ai contribuenti

Contribuenti. L’idea che siano contribuenti coloro che pagano le tasse è piuttosto deformante. Si contribuisce con il lavoro, il valore aggiunto, i servizi offerti alla società. Quando si parla di evasione tutto questo viene ignorato e messo a tacere.

È un evasore un lavoratore che guadagna e spende tutti i suoi soldi senza pagare un centesimo di tasse?

Ci si chiede poi: da dove arrivano i soldi per la sanità e i servizi?

E questa è di nuovo una idea ridicola. La sanità e i servizi sono forniti da persone che lavorano, non dai soldi pagati con le tasse. Le persone che lavorano percepiscono sì uno stipendio, quindi dei soldi, ma quei soldi non sono creati dagli altri lavoratori. I soldi sono presi in prestito dagli istituti di credito, banche. Banche centrali per l’esattezza. I soldi sono debito pubblico. Un ipotetico evasore squattrinato (perché ha speso tutti i suoi soldi) non sarebbe capace di creare moneta per pagare medici, ospedali, scuole, governo e sindacati.

Per creare i soldi il lavoro non serve a niente. Per creare soldi c’è bisogno di fiducia. Fidarsi del fatto che gli istituti di credito non emettano più moneta del necessario (cioè il discorso contrario a “permetteteci di sforare i parametri”).

Ora veniamo all’odio. Google non paga le tasse! Amazon non paga le tasse!

E così si mettono webtax o robe simili. Va a finire che queste tasse vengano poi pagate da chi utilizza questi servizi.

Google paga i propri dipendenti in modo dignitoso. Amazon lo fa un po’ meno. È solo questo il problema, solo se una azienda non tratta in modo dignitoso i propri dipendenti.

Sia Google, sia Amazon, sia Twitter, Facebook, e via dicendo portano avanti progetti di ricerca che senza soldi non sarebbero possibili. Raccolgono soldi dagli investimenti in borsa, spostano le loro sedi in (piuomeno-)paradisi fiscali e così tutto questo diventa possibile.

Diventa possibile che SpaceX mette in cantiere viaggi interplanetari, quando la NASA stava per fallire od essere chiusa.
Diventa possibile creare un quantumcomputer.
Diventa possibile sviluppare l’intelligenza artificiale, e usarla.
Diventa possibile comunicare, commerciare, mettere in contatto le persone, informare, far crescere la consapevolezza, l’idea di appartenenza alla stessa umanità.

Riusciamo a contare tutti i conflitti mondiali. Sono sempre più piccoli. Sono sempre meno numerosi. Ma fanno sempre più baccano.

Qual è il contributo del pagamento delle tasse a tutto questo?

che avrei voluto dire

Quello che avrei voluto dire

Non vorrei che si perda la memoria, per quanto elaborarla sia così doloroso. Quello che volevo dire riguardo al fascismo riguarda spesso molti di noi e quel qualcosa che non quadra.

Volenti o nolenti riguarda noi, semplicemente dal punto di vista di popolo italiano. Come popolo abbiamo sposato il fascismo, non doveva sembrarci qualcosa di malsano. Ci siamo sbagliati.

Ma non è giusto polarizzare una scelta con le due categorie: giusto vs sbagliato. Bene vs male. Evidemente è riduttivo, troppo sintetico, banale, sostanzialmente superficiale.

Certamente è sbagliato giudicare dei comportamenti sociali e morali di un epoca lontana con i parametri e la morale odierna. Guardando la storia con tale paio di occhiali qualsiasi epoca ci risulta essere immorale per qualche aspetto.

Quindi non sono argomentazioni accettabili neanche il fatto che il fascismo limitasse la libertà, la libertà è sempre stata un concetto fluido, che si è sempre raffinato con gli anni, ciò che oggi è libertà ieri era immorale oppure era reato. E come ho scritto poco sopra non ha alcun senso guardare la storia in questa maniera.

Contestualizzare è necessario

“Il senno di poi te lo sbatti su li cojoni”, una frase piuttosto forte e scurile, eppure rende. Se gli italiani avessero saputo a cosa andavano incontro non avrebbero sposato il fascismo. Eggià. Cosa aggiungere?

Contestualizzare vuol dire domandarsi se gli italiani avessero avuto consapevolezza di ciò che stava succedendo durante il ventennio, se ne avessero all’inizio, negli anni ’30, nel momento dell’introduzione delle leggi raziali, e perfino dopo, se hanno fatto o meno un percorso per rendersene conto.

Parlo di mio nonno, classe 1909, morto nel 1984. Negli anni ’30 era ventenne. Non credo abbia mai condannato il fascismo se non per la guerra, e pure riguardo a quella la sua opinione era che fosse colpa dei tedeschi. Visto che gli ho voluto bene, come è normale, non lo ho mai giudicato una cattiva persona. Ed era fascista. Ovviamente c’è qualcosa da risolvere.

Non possiamo considerare cattive persone tutte le generazioni che hanno attraversato una guerra e hanno ricominciato a lavorare, in Italia.

Invece questa è esattamente la sensazione che si ha ascoltando le discussioni falsamente ideologiche odierne.

Da una parte abbiamo gruppi di giovani (e meno giovani) disadattati che usano simbologie del passato, disegnando una realtà fatta di opposti assoluti e categorie come giusto-sbagliato, parlano in maniera dogmatica di onore, gloria e patria, e compiono atti violenti infrangendo l’ordine, la disciplina e la legge di cui per primi decantano le qualità.

Dall’altra abbiamo c’è una classe politica per la quale la strategia e la tattica è più importante degli obiettivi, tanto che hanno dimenticato di averne. Nessun obiettivo, nessuna visione, un vago “bene comune”, che declinano nel modo più aderente al risultato delle loro azioni.

Improponibili scenari futuri

E così tattica e strategia è fare allarmismo, parlare di deriva fascista, dipingere uno scenario futuro improponibile nel quale dei gruppi di disadattati prendano il poter grazie al voto di elettori distratti, e grazie a questa autorità conferitagli riescano a controllare i vari gruppi di potere esistenti nel Paese instaurando così una dittatura.

E magari che lo facciano grazie all’arma della propaganda. Certo, come fece il fascismo.

Consapevolezza

Tornando alla elaborazione della scelta fascista, e alla consapevolenza, è proprio la propaganda la chiave per elaborare lo strappo generazionale.

Ho un padre che durante l’adolescenza mi diceva spesso che la TV era male, che mi influenzava e mi faceva credere cose non vere. Oggi tutte le sere sta davanti alla televisione e si incazza per ciò che passa d’avanti, come se le trasmissioni avessero un senso altro che non quello di fare propaganda.

Cosa è il fascismo oggi (o pretende di essere)

Il fascismo oggi è la raccolta di voti di gente inconsapevole, pretende di negoziare accordi e spartire poteri, come tutti i partiti del resto. In uno scenario politico dove si è annunciata la morte delle ideologie, il fascismo rimane ancorato ad “onore e gloria”, concetti vuoti, ma almeno danno una parvenza di ideali.

Cosa era negli anni ’20 e ’30

In realtà è un apparato dogmatico, una specie di religione. E di questo, purtroppo, l’Italia aveva bisogno: una religione laica che avesse unito un popolo troppo variegato tenuto assieme solo da una disgraziata (e persa) prima guerra mondiale combattuta da un esercito fatto di uomini che non avevano neanche una lingua comune: non potevano comunicare, uno svantaggio piuttosto pesante se vuoi vincere una guerra.

L’Italia aveva bisogno di una dittatura religiosa e laica, i tempi non sarebbero stati adatti né per un Re, né tanto meno per un Papa. E del resto non ci sarebbe stata differenza: Re per diritto di nascita, Papa per volere di Dio. Cambia poco.

Il Paese aveva bisogno di un Duce, un uomo eccezionale, qualcuno a cui conferire tutte le qualità, e il rispetto per le regole decantato come futuro raggiante.

Il popolo aveva bisogno di credere alla magia del cinema, e all’istituto Luce che trasmetteva cinegiornali, alla favola del Duce superuomo, e alla narrativa cavalleresca ma moderna.

Aveva bisogno di ripetere slogan, detti chiaramente, scanditi parola per parola. Perché l’Italia era un Paese di ignoranti, analfabenti e disagiati, un Paese povero nel quale i bambini erano spesso denutriti.

Cosa è oggi l’antifascismo

È un espediente per parlare del nulla o per divagare dalle argomentazioni. Essere antifascisti negli dal 1924-1944 costava la vita, far parte della resistenza voleva dire imbracciare un fucile e combattere un regime nazionale. Oggi è fare pubbliche relazioni e foto con i VIP. Una bella differenza direi.

È stato scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana, fondata sui valori della Resistenza. Ed è lì che si vieta la ricostituzione di un Partito Fasciata. Ma trovo questa idea piuttosto banale, e se nascesse oggi un Partito Littorio, che si ispira agli stessi “valori”, cosa succerebbe? che quella indicazione non varrebbe nulla. È vietata la ricostituzione di un Partito Fascista, ma non di un Partito Littorio.

L’indicazione ovviamente ha avuto la sua efficacia per più di 50 anni, dopo la guerra, ma ora i figli di quel periodo sono ormai inseriti in un ambito democratico e sono numericamente pochi, e vecchi.

L’antifascismo è fuffa. Sono anti dittatura, anti corruzione, anti liberticidio.
La fuffa la tollero, ma non mi accodo e nemmeno la celebro.

Paragoni con altre dittature

E se dovessimo paragonare il fascismo con una qualsiasi dittatura africana, a parte poche eccezioni, la maggior parte delle volte quella di Mussolini fu una esperienza migliore, più efficace, e meno deludente.

Paragonare il fascismo con la dittatura nordcoreana è possibile, ma io non riesco a trovare la necessità del popolo nordcoreano di una dittatura oggi: un popolo che parla la stessa lingua, un popolo che è unito dalle stesse usanze e dalla stessa storia ha bisogno solo di libertà.

E naturalmente l’Italia oggi è un Paese dove si parla la stessa lingua, dove si hanno le stesse tradizioni, dove si seguono le stesse mode. E di certo ha bisogno di più libertà. E anche di maggiore consapevolezza.

Ma come si può dire la stessa cosa dell’Italia di 100 anni fa?

Ammiro l’epoca fascista, ammiro Antonio Gramsci, e Bruno Rizzi, e Giacomo Matteotti, ammiro la resistenza tutta e la guerriglia per fiaccare la polizia italiana (fascista). E certamente ammiro personalità come Luigi Enaudi che hanno attraversato le due epoche, e Indro Montanelli, Togliatti, e perfino Giulio Andreotti e Bettino Craxi.

Perché questa è la nostra storia e merita rispetto. Non certo salti temporali, riletture decontestualizzate e condanne sommarie.

Avere consapevolezza della propria storia vuol dire assumersene le responsabilità, e non cercare di proiettare le proprie colpe al di fuori di se stessi. Questo credo che valga sia a livello personale, ma altrettanto a livello di nazione. Siamo un popolo abituato a dichiararci innocenti per tutto, abbiamo occupato almeno 2 Paesi africani, abbiamo compiuto stragi a danno di popolazioni civili. Eppure ci dipingiamo come brava gente, e casomai “è colpa del fascismo”, “è colpa di Mussolini”. Grande uomo costui, se riesce ad accentrare tutte le colpe di un popolo per 20 anni di scelleratezza.

E dunque cosa c’è di sbagliato nell’antifascismo?

Eccoli che organizzano una manifestazione per celebrare l’antifascismo, e prendono la bandiera di questa causa, prendendosi i meriti dei pochi partigiani che hanno potuto invitare alla celebrazione.

Questa è propaganda, io ricordo questa parola associandola ad due esperienze italiane negative: il Partito Fascista e la P2 di Licio Gelli.

Quando l’antifascismo diventa propaganda finisce di avere i suoi valori, è il classico lupo che si traveste da agnello.

Fortunatamente è difficile accreditare una lucidità criminosa ad un Partito frantumato in correnti e odi interni. Penso piuttosto che è una operazione per serrare le fila.

Resta comunque fuffa.

Basta casino, qui dobbiamo divertirci

Che poi essere accostati a Salvini è triste.

Vengo da una famiglia agiata, cioè da una famiglia con 4 figli da far crescere, 2 aziende da mandare avanti, 5 o 6 operaii da far campare, con un reddito familiare di 12 milioni dove tutto si mischia e si finisce sempre col far colazione con i biscotti scaduti e pranzo con il pane del giorno prima (mia madre avendo il forno vendeva il pane e non conveniva darlo indietro).

Certo agiata perché di imprenditori, ma non è vero niente. In realtà quello che è stato crescere lì è imparare che nella vita se vuoi un cambiamento devi farlo. Se vuoi migliorare la tua situazione devi farlo. E che se chiedi ad altri finisci per prenderti delle fregature memorabili.

Forse un po’ diffidente, questo lo trovo un difetto. Ma per il resto non trovo che l’atteggiamento sia sbagliato.

D’altra parte mi sono trovato sempre a disagio con gli amici, proprio per questo modo di ragionare. Non c’è mai stato un discorso ragionevole che si potesse portare avanti, mi sono sentito sempre un po’ alieno.

Riguardo la politica ricordo i commenti di babbo e zio di fronte a “tribuna politica” quando parlava Fini, molto giovane e non a capo del suo MSI. Mio padre disse “eh però, come discorsi sono piuttosto giusti, parla bene”, mio zio: “sì però non fa un cazzo come tutti l’altri”, “e allora a chi voti?”, e mio zio: “a stocazzo”. Non si è mai capito chi votasse mio zio effettivamente, su alcune cose era veramente snervante.

Sì, è vero. Votare è una cazzata. È come ammettere che si possa chiedere ad altri di cambiare la propria situazione, e questo è in contraddizione con l’atteggiamento che abbiamo assorbito in famiglia.

Quindi sebbene Salvini faccia discorsi sensati, lo fa per avere consenso, e sedersi in Parlamento a fare quello che ha fatto finora. Nulla. Del resto qualsiasi discorso si limita al “non va bene …” e sostituisce ai puntini qualsiasi cosa che sembra ingiusta, e spesso lo è.

D’altra parte, sì, quella del “salviamo tutti gli uomini in mare”, la proposta si limita a “non va bene che la gente soffra”. Senza considerare che se la gente ci marcia su questo, consapevolmente o meno. Si finisce per autoconvincersi che sia il mondo ad essere avverso, senza considerare che spesso la stessa situazione è superata dai più senza fare grandi tragedie, e senza fare gesti inconsulti.

Tutti abbiamo problemi, andiamo a sbattere contro un’auto che ci viene addosso, tutti dobbiamo combattere con chi pretendere di avere ragione quando ha evidentemente torto, tutti.

Eppure a volte assumiamo atteggiamenti del tipo “non va bene che sia così”, e a volte invece accettiamo la sfida e non lo facciamo essere così.

Cioè, insomma, indignarsi è una cazzata. È un atteggiamento fine a se stesso, è la pretesa di far pena ed essere coccolato per le proprie ragioni. È come chiamare la mamma, raccontare cosa è successo e chiedere “chi è che ha ragione?”, e prendersi 2 schiaffi a testa, con infine il commento “smettetela di litigare”.

Ecco, in conclusione alla riflessione vorrei che mi resti questa immagine ogni volta che mi indigno: un paio di schiaffi.

Ed ogni volta che leggo qualche ragionamento di un indignato e provo a seguirlo, di nuovo: un paio di schiaffi.

E non s’ha mica tempo per questi piagnistei, dobbiamo divertirci.

P.S.: Molti sono incoscienti e si indignano, i politici non lo sono e ci giocano sopra. Per dire, Matteo Salvini è sempre pronto a fare sue battaglie di giustizia sociale dove di mezzo ci sono gli immigrati, a dichiarare di appoggiare Casapound, e a simulare atti violenti che in prima persona evita sempre di fare. Lui è sempre innocente, ma fa nascere nell’immaginario di chi lo segue l’idea della lotta, del poter minacciare qualcosa. In realtà, dopo le solite parole “armiamoci e partite”, è al bar a prendersi un caffé con l’avversario politico o anche con l’immigrato irregolare che lavora in casa a mettergli a posto il giardino. È tutto ok. Perfettamente italiano. Il post era su Salvini, e così mi viene in mente lui, ma la cosa è applicabile a tutti. “ma non fa un cazzo come l’altri”.

Sono il figlio del Re. Fanculo.

Che diritto hai tu di vivere qui e per quale merito?

Ho diritto perché ci sono nato, e il merito nessuno.

Esistono diritti di nascita, facciamo finta che non sia vero solo per vivere nelle favole, ma esistono.

Ed esistono soprattutto nelle favole, per dirla tutta, ma questa è un’altra storia.

Quello che hai, la storia attorno, le condizioni della tua città, i rapporti, le conoscenze, l’idea che hai dei tuoi diritti, il tuo modo di comportarti, come saluti, quando ritieni di poterti arrabbiare, tutto. Tutto questo fa parte della tua cultura, fa parte di ciò che è cresciuto con le generazioni precedenti, ed esistono diverse culture.

Esistono diversi modi di regolare i rapporti umani, e diversi usi e costumi. Non sono tutti compatibili.

Se sono migliori o sono peggiori è spesso difficile da dirsi. Ma evidentemente esistono.

Non si possono tagliare fuori questi argomenti dalle discussioni e pensare che si vive comunque.

I vecchi modi di dire erano “se c’è spazio per 10 c’è spazio anche per 11, e se ce n’è per 11, ce n’è anche per 12”, ma davano per assunto che chi arrivava non veniva dall’altra parte del pianeta con i suoi usi e le sue esigenze.

Qui c’è spazio per tutti, ma il “qui” è un concetto molto ampio.

Non c’è bisogno di azzuffarsi per entrare in questo Paese e voler stare tutti qui, un pezzettino di marciapiede ad ognuno, oppure in UK che sia.

Per quale motivo i sogni sono omologati?

Perché si è di un Paese povero, e si sogna la vita agiata dall’altra parte? Omettendo ovviamente tutte le contingenze e le regole che sarebbe necessario rispettare. Nei sogni, sì nei sogni.

Finiamo sempre col pensare che chi è povero è un incapace, limitato, che ha bisogno di aiuto, e se qualcuno mette in discussione questa cosa allora è razzista. E perché non dovrebbe essere il contrario? Perché il razzista non dovrebbe essere quello che assume, presume (cioè ha dei pregiudizi) riguardo alle ridotte capacità degli immigrati?

E quando hai capacità pari a quelle degli altri, puoi certo essere in uno stato di necessità e chiedere aiuto, ma non certo identificarti in un gruppo di persone che hanno bisogno di aiuti, una cultura a parte, che ha bisogno di essere integrata.

Se è questo che pensi, c’è posto per tutti, ma da un’altra parte.

Si è liberi di viaggiare, e questa libertà è sacrosanta. Se non ti trovi bene nella tua situazione, nella tua cultura, vattene.

Se la gente che ti circonda non ti somiglia, se credi che si può vivere meglio altrove, fallo.

Ma fallo rispettando le regole. Riusciresti, con le capacità, ad ottenere un buon lavoro in un qualsiasi Paese, più o meno sviluppato. Con le capacità. E se non le hai c’è poco da fare: non è il mondo ad essere sbagliato, ma tu a non saperti adattare.

D’altra parte quale è la proposta, quella oltre la protesta? In realtà non esiste, ma supponiamo esista, si parlerebbe di “dare la possibilità a tutti di essere nati qui”, e come si potrebbe fare?

Immaginiamo un mondo dove un ragazzo di 13 anni ha consapevolezza del posto disgraziato dove è nato e non accetti questo fatto. Gli dobbiamo dare la possibilità di essere nato da un’altra parte, da un’altra donna. E così si trasferisce a casa di Joseph e Annie, una coppia olandese che ha un solo figlio, ma potrebbe benissimo averne due, per quanto se ne può sapere, come sarebbe andata se ne fosse arrivato un altro? Eggià. È così, è un diritto del resto.

Ovviamente ci sono cose che naturalmente accadono e non esistono normative affinché queste non accadano. Non sono né giuste né sbagliate. Se le vogliamo chiamare sfortuna o fortuna facciamolo. Ma cosa cambia?

Ed è come nell’introdurre una novità in un software. Se provi a non accettare l’esistente e pretendere che tutto sia rinnovato di colpo, il software muore, la clientela se ne va, e nessuno finanzia il cambiamento. L’esistente va accettato.

Si può poi tracciare una strada per il cambiamento, e percorrerla.

Altro che gridare “razzisti”. Facile. Oppure dire “invasione”. Altrettanto facile. Invece decidere quale è la direzione, e giorno per giorno percorrerla, senza lode e senza infamia, senza essere eroi ma lavorando a piccoli passi, di questo non si è capaci più. In un’epoca in cui basta un click, ed ora un tap, perché dovremmo fare piccoli passi, controllare e aspettare, e riconoscere d’esserci sbagliati, … e tutto, insomma?

No, molto più facile urlare frasi fatte. O sei con me, o sei contro. O con Salvini, o con il medico squattrinato che salva il mondo.

Mai un ragionamento, mai una riflessione fuori dalla viuzza stretta dell’idiozia su binario unico (e un treno contro l’altro).

Ditemi che differenza passa tra il rifiutare la realtà puntando il dito verso un fumoso “sistema”, e il girarsi dall’altra parte e fare finta di niente.

Di quanto siete sicuri che i vostri sogni non siano gli stessi di chi non si unisce al coro da tifoseria?

“””
…e scrive sui muri NOI SIAMO TUTTI UGUALI ma prega nel buio “La sorte del più debole non tocchi mai a me”
“””
cit. L’uomo sogna di volare. Negrita.

 

Giornataccia, eh??

No. All’estero non ti incazzi. All’estero accetti le regole e fai quello che ti dicono di fare. Non discuti. Non ti metti a contestare qualsiasi cosa. E non vuoi la pillola indorata, vuoi sapere l’esatta dimensione della supposta, perché puoi decidere di accettare o meno, con coscienza.
Ma è diverso.
Perché lì le regole ci sono e sono rispettate, e non succede che qualcuno non rispetti i tuoi diritti dopo che gli hai citato l’articolo che ne parla, no, non ti chiudono il telefono in faccia.
 
E questo è un effetto a catena. È per tutto così. Qui tutto è un’incognita. Ognuno fa quello che vuole. E nessuno può fare affidamento su nessuno.
 
Il lavoro è pagato poco? Ma come si può fare affidamento su una persona assunta? Se poi non è diligente? (Presunzione d’indolenza.)
 
Semplicemente non funziona. Inutile parlare della buona fede e dello scommettere su questo Paese. Sono soldi persi.
 
E se poi pensi che sta andando, che hai risolto qualcosa, non è vero niente. È solo un compromesso, è solo una pezza che hai messo per tirare avanti, fra 2 mesi si ripresenta qualche altro problema e se di nuovo al punto precedente.
 
Gli imprenditori se ne vanno. I lavoratori qualificati se ne vanno. Rimangono gli immigrati, talmente abituati alla corruzione dalla quale provengono, che questo è il paradiso a confronto. Benvenuti, ma no, non è il paradiso, è solo un gradino più su, è solo tirare fuori la testa dal letame nel quale stiamo affogando. Si sopravvive e non si affoga.
 
Davvero, quanto manca che per avere un certificato devi corrompere il funzionario? E che se vuoi passare prima in un concorso devi pagare qualcuno? Ci manca qualcosa per essere Africa.
 
E no, non ci piace l’Europa, ma siamo africani, africani con la spocchia di essere meglio. Corrotti peggio del peggio. La mafia è solo una filiale di tutto il sistema, semplicemente usa metodi più violenti, ma la corruttela è la stessa, o forse addirittura minore. Ed è tipica la replica dei mafiosi: “cosa vuol dire non ammazzare se sei un uomo di merda? se non mantieni la parola sei peggio di un cane rabbioso, e come cane rabbioso vai ammazzato”
 
E non è colpa del caldo. È la stessa merda anche d’inverno.