Di nuovo questo discorso di merda. Rompetegli quel gioco.

Migranti muoiono sui barconi. Oddio la morte. Esultare per la morte è deprechevole, eccetera.

Dalla parte dei migranti.

Sei povero, l’Europa è ricca, bisogna elevarsi, trovare una situazione migliore. Qui c’è guerra, e se non c’è fra un paio di mesi ci sarà, oppure è poco più là, e quindi arriva. Qui c’è fame, si lavora ma per pochi soldi, per lo più sfruttati dal mondo ricco che vuole prodotti a poco prezzo, e qui tutti a spaccarsi la schiena. Cosa si fa? Ribellarsi, far rispettare i propri diritti, far deporre il presidente corrotto e prezzolato dalle economie ricche? E sì … come non lo si sa? Appoggiare un gruppo di ribelli, imbracciare un fucile, fucile venduto dai ricchi del Mondo, pagati con le schiene rotte dei nostri padri, per poi arrivare al potere e farsi corrompere di nuovo, e aspettare il proprio turno, che qualcuno venga a spararci alla schiena.

Sei povero, cosa si fa? Andarsene, qui non cambia niente, se non imbracci il fucile tu lo fa qualcun’altro. Vattene.

Ma come? Ci sono diverse vie per l’Europa. Una, ad esempio, è la Spagna, stretto di Gibilterra, facile da attraversare, abbastanza sicuro, spesso percorso da trafficanti di droga, cosa piuttosto richiesta in Europa, ma illegale. Il problema sono i documenti, in Spagna bisogna essere entrati in modo regolare, altrimenti non si ha la patente, ad esempio, così non ci si può muovere, e se c’è un controllo possono arrestarti, si è ricattabili e si è sempre esposti al potere dei prepotenti.

Un’altra via è per l’Italia. In Italia puoi vivere e fare tutto nella quasi illegalità. Ci sono pochi controlli, raramente si è incarcerati, se si protesta si è ascoltati, si sta bene, non è freddo. Il problema è la via. Trafficanti, di uomini, chiedono fino a 2mila euro per attraversare un tratto lungo di mare, spesso calmo, ma a volte non sicuro. I barconi che affondano sono circa il 10%. E una volta affondati non c’è scampo.

Dalla parte degli stanziali.

La proprietà privata è un furto? Lo Stato tassa la proprietà non permettendo di mantenerla, le banche sottomettono le istituzioni facendo impoverire i piccoli proprietari, non sono invece loro i ladri?

Arrivano i migranti e occupano le case, la mia casa, il mio investimento, il frutto del mio lavoro che non avevo speso per usarlo per progetti più grandi. Questo investimento non ha funzionato. E ora fanno pena. Sì, fa pena vedere che muoiono sui barconi cercando di arrivare in Italia.

I morti fanno pena, ma non quei parassiti che sono nella casa che pensavo fosse un investimento. Mi mettono i bastoni tra le ruote. Che pensano di essere migliori? I miei progetti non valgono nulla? La mia famiglia, quello che avevo in mente: buttato per la decisione di non doverli toccare. Perché? Perché non sono rimasti dove erano? Oppure perché non lavorano e non pagano un affitto?

Non vorrei molto, ma mediare. Ecco.


Questa cosa è quella che non farete mai se continuate ad andare dietro ai vari Bossi, ai Salvini, eccetera. Non medierete. Mai.

Purtroppo sono proprio quelli che non c’entrano niente a votare la Lega. Ma d’altra parte nessuno propone di mediare.

Però c’è sempre chi ragiona col culo. O sei Salvini che vuol bruciare i neri nei barconi, oppure parli delle condizioni estreme attraversate dai poveri per far passare in secondo piano tutto quello che gli si giustifica. Nel secondo caso, passano 10 anni, più o meno, e gli stessi migranti iniziano a votare Lega. Ecco, hai creato il circolo vizioso grazie al quale la politica si foraggia senza inventare nuove idee.

Il punto è che bisogna minare le posizioni di rendita, anche quando si tratta di politica. Altrimenti essa si adagia sul solito conflitto, li trovi a litigare nei talk show e alla fine farsi i complimenti: “bella partita”. Avversari, sempre, ma sportivi.

Rompetegli quel gioco.

Lasciateli andare

USA: facciano quel che credono.
Erano una luce guida, ora sono intrappolati nella loro paura del buio e brancolano senza direzione.

Guardate come è cambiato il consolato americano a Francoforte (conosco questa storia per bocca di un amico che vive lì da quando era bambino ed ora ha più di 40 anni). Fino agli anni ’90 il consolato aveva un semplice muretto di confine, non completamente chiuso, era molto aperto e comunicativo con l’esterno, i residenti americani parlavano e frequentavano i tedeschi senza nessun problema. Era l’emblema dei valori di libertà.
Oggi il consolato è recintato completamente, la recinzione è alta minimo 3 metri, ogni entrata è presidiata da uomini armati, a stento parlano con gli abitanti locali, è solo la polizia tedesca che riesce a renderli tollerabili con la loro insospettabile gentilezza e cortesia. Sono la rappresentazione della paura e della diffidenza.

E questo è ciò che è accaduto alla luce guida, ora vogliono guidarci nel buio, non è più tempo di seguirli.

Chiaramente, dal punto di vista economico siamo sempre stati una provincia, noi subalterni abbiamo prodotto, e loro ci hanno fatto sognare col loro cinema, la letteratura, i voli spaziali, la speranza, il sogno (americano) e tutto il resto.

Ma ora non sono più capaci neanche di darci un lume di speranza, neanche un sogno. Ora sono come vedenti, spaventati di aprire gli occhi, per paura di rimanere accecati da chissà quale terribile raggio laser. E così brancolano.

Non parlo di Trump, la sua elezione ha solo reso evidente il tracollo della cultura americana. L’ascesa è finita, la finzione non regge e non è riuscita a coprire gli orrori persino peggiori che sotto l’amministrazione Obama essi sono riusciti a compiere nei confronti di popoli poveri e oppressi da secoli di sfruttamento. 200 anni di storia, da sopraffatti a sopraffattori, poi carnefici, e poi orribili orchi spaventati dagli scarafaggi, come degli immensi elefanti che scappano da un topolino.

Il tracollo è inevitabile. Oggi s’è grandi, non si gioca più alla guerra. E francamente mi hanno stufato, vorrei vedere qualcosa di diverso, altri riferimenti, accetterei persino la supremazia cinese. Basta cowboys

postmortem referendum analysis

Art. 70. — La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma.

Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati

Art. 70. ora
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Questo codice puzza (il nuovo). Chiaramente è uno switch esplicito e dettagliato, lo possiamo chiamare spaghetti code (da notare i GOTO articolo, goto comma, etc.). Leggendolo attentamente a me sembra che funzioni, ma è obiettivamente poco accessibile, quindi un revisore del codice ve lo tirerebbe dietro senza neanche sentire il bisogno di argomentare. “non si capisce. Rifare”

Quello che fanno i programmatori indiani di fronte a un codice del genere è commentare tutto l’articolo. Rimarrebbe
Art. 70. [Omissis]
Art. 71 …

e probabilmente tutto andrebbe avanti lo stesso, come la maggior parte dei programmi sui quali mettono mano gli indiani. E forse, devo ammettere, pure meglio.

Quello che manca è una semantica. Vengono aggiunti dei concetti, ma questi concetti non sono formalizzati, non gli viene dato un nome, ma vengono indicato con la lista delle loro caratteristiche. Non c’è un bucket di caratteristiche che ne definisce l’oggetto.

Ma quello che sicuramente balza all’occhio è come ora bastano 9 parole, mentre in futuro c’è bisogno di specificare tutto. Ora dov’è tutto il regolamento dettagliato delle modalità di approvazione delle leggi? C’erano delle fasi di approvazione, la camera dove approvarla, poi passava al senato, che dove approvarla, e tutto questo è sintetizzato in “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”, ovvero è sintetizzato da “collettivamente”. E da quando in qua “collettivamente” ha un significato metodologico preciso come quello dello stabilire le precedenze, la sequenza di approvazione, e via dicendo?

Ora “collettivamente” basta per descrivere come funziona l’ordinamento della repubblica, ordinamento che si occupa di legiferare, non roba da poco. E quello che si propone è specificare tutti i meccanismi. È evidente che qualche modo per normarli questi meccanismi esiste attualmente, ma non nell’articolo 70. Quindi dove sono? E perché sono stati spostati.

Ci sono frasi terribili come:

“Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.”

Cioè, prima bastava “funzione legislativa” per indicare “abrogazione, modifica e deroga” (e cosa?? deroga di una legge? a nessuno era venuto in mente di scrivere deroga dentro la costituzione, chissà com’è). E più si specifica che le cose possono essere fatte solo nella forma espressa (male) dal presente comma. E ce n’è bisogno? ovvero, se scrivi un articolo di un regolamento devi anche scrivere esplicitamente che questo articolo va rispettato? Cioè devi scrivere: “questo articolo non può essere derogato”?

Mi spiego, una legge dovrebbe essere tolta, ovvero modificata o abrogata, se ritenuta non giusta, ma la deroga è un concetto mooOOooolto discrezionale. Deroga vuol dire “in questo caso però non è fuorigioco perché il giocatore ha la moglie bona, e poi ha portato la palla”.

Altra puzza. Ovviamente esplicitare il tutto rende il codice non adattivo. Cioè funziona per un caso, ma col passare del tempo non funziona più. Rende il codice rigido, cioè non manutenibile e non facilmente modificabile.
Se qualcuno sembra scemo a dire “la costituzione non si tocca”, effettivamente blindare nella rom le chiamate di libreria confondendole con quelle di sistema è effettivamente un errore che si paga con l’andare del tempo.

Ecco, non mi va di andare avanti. Leggendo la proposta di modifica di questo articolo ho cercato di capirlo bene ed effettivamente sono d’accordo (tranne che sull’uso di “deroga”). Ma infondo sono felice abbia vinto il no, so che nessuno la legge la costituzione, ma è roba da vergognarsene.

Comunque, il mio obiettivo come programmatore è produrre un codice che anche un bimbo sa leggere. E so che questa caratteristica di suo garantisce un più semplice controllo, una più semplice modifica, una più semplice modificabilità e un più stabile e deterministico comportamento.

Sono convinto che questo valga per qualsiasi tipo di codice.

 

 

 

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A che servono i manifesti elettorali?

A ricordare che ci sono le elezioni, e che bisogna decidere per chi o per cosa votare. È necessario che vi sia scritto sopra qualcosa, che richiami l’argomento. Ma non è certo il modo per decidere cosa o chi votare. Come quella immagine del giovine che dice che bisogna votare sì per non fermare il suo futuro. A me la prima idea che evoca è quella dei giovani di 1984, sempre pronti a fare la spia e mettere nei guai i più grandi, persino i propri genitori. E quindi sarei tentato di votare no. Ma ho deciso per il sì.

Credo ci sia bisogno di meno democrazia, non di più. Penso ci sia bisogno di più potere alla rappresentanza. È stato stupido far votare sì o no per la Brexit, far decidere tutti per qualcosa che riguarda i rappporti tra Paesi di cui la maggiorparte dei votanti non sa nulla e neanche gliene frega nulla di sapere. È come se in una azienda il commerciale lavora con dei clienti, riesce a portare a casa un contratto per una fornitura e poi va in azienda e mette ai voti se la fornitura deve essere prodotta o meno, ed a votare c’è la produzione che non sa nulla di quanto sia costato portarsi a casa quel contratto e non capisce neanche chi sia il contraente, ma pretende di dire la sua sul fare o non fare. E magari vota per non produrre per quel cliente col risultato di mandare in vacca non solo il lavoro del commerciale ma tutta l’azienda.

Ecco, la situazione è questa. Facendo un parallelo. Io sarei capace di progettare sistemi elettronici e modellare quelle cose tipo IoT, ma anche di scrivere software e migliorare il mio modo di scriverlo. Ma non entrambe. E così non si può pretendere da tutti il sapere tutto. Se io non so niente di politica internazionale e non so niente di costituzione, per quale motivo dovrei andare a votare? E per quale motivo dovrei essere tenuto a sapere tutto? Non si parla delle libertà fondamentali, che ognuno dovrebbe essere tenuto a conoscere, ma di risvolti economici/amministrativi che sono veramente noiosi e assolutamente imprevedibili.

Ecco, io voto sì, ma se qualcuno mi chiedesse cosa andare a votare la mia risposta è: se non lo sai non andare a votare.

È come nei test, se sai la risposta 1 punto, se lasci in bianco 0, se dai quella sbagliata -2. Se voti quello che credi sia giusto 1 punto, se non sai cosa votare, non hai avuto tempo o voglia di informarti, 0, se voti quello che ti hanno detto e non sei veramente sicuro di cosa sia la riforma -2.

Perché il test lo fai con la testa, non col cuore o con le palle. Ti siedi, ragioni, e metti quella croce. Non esiste che davanti un test per la patente metti la croce su “non deve dare la precedenza” perché la macchina disegnata è rossa o blu.

La tessera elettorale a punti, e con -30 resti fermo un giro.

Terremoto. Terra in moto.

Terremoto è quando la terra si sposta. E non puoi farci molto. Se come me scrivi software cosa te ne importa? Infondo basta che ti salvi la pelle, e fortunatamente, almeno per ora, facendo gli scongiuri, la pelle a Tolentino se la sono salvata tutti.

Te ne importa perché hai bisogno di un posto dove vivere, ovvio, e questo posto devi pagarlo, devi pagare chi lo costruisce, eccetera.

Il mio “cosa te ne importa?” è più a livello professionale, ovvio che ti cambia la vita e ti mette nella merda. Ma io intendo, se fai case, allora sì che te ne frega e come.

Se non puoi sapere se la terra si muove, né quando, né come, né dove, allora il tuo lavoro è di brutto compromesso.

Io non dico il tremore, che è comunque devastante, specialmente se la casa non rispetta le normative antisismiche, dico proprio i pezzi di terra che si spostano. Metti una collina che ad ogni scossa cambia posizione. Metti  una montagna che si spacca lungo la faglia. Metti che c’hai costruito casa sopra. Mettici pure che il numero di case che ci stanno sopra è, diciamo, 200. Che fai?

Ricostruisci? Sì, daccordo. Ricostruisci con criteri antisismici. D’accordo (erano già costruite con criteri antisismici). Ma dove? Lì? Di nuovo sulla collina che si sposta? E quanto si sposta? Dovresti rivedere i criteri riguardo le fondamenta. E come? E quanto costa? Ed è meglio così o rivedere dove costuire? Cosa costa meno?

Se arrivano altri eventi, e non sai quando, e non sai quanto potenti, cosa devi aspettarti? Sanare edifici antisismici? Riapplicare le solite norme?

Se forse la sola normativa antisismica non bastasse? Se gli aspetti geologici cambiassero tutto?

È un casino. È chiaro. Darsi da fare non è sufficiente. Forse non è il caso di cassare teorie su teorie, forse è meglio pensare un attimo prima di agire. Di tempo ce ne vuole comunque per tornare alla situazione precedente. È meglio usarlo bene quel tempo.

Forse in alcune zone non è possibile costruire. Forse la densità abitativa non può eccedere una certa entità. Non è il cemento che manca, ma forse è che di cemento ce n’è troppo, troppo pesante, non per la struttura stessa, ma per la collina che c’è sotto.

Non è un problema ignorabile. Nessuna vita persa, è andata bene, ma come puoi farci affidamento?

la casa delle meraviglie. Fateci morire in casa

 
… prima di tutto “lo sapevano” e “è probabile che” sono 2 concetti differenti.
Seconda cosa, e se anche l’avessero detto chiaro e tondo, quanti prenderebbero la valigia e se ne andrebbero? e dove poi?
Le case sono antisismiche? Quando si acquista una casa lo si chiede o semplicemente “il mattone è sicuro”, “la zona è bella”, etc.
Gli appaltatori avranno le loro responsabilità, ma spendere un patrimonio e passare sopra a “particolari” come una certificazione energetica e antisismica è da scemi, se consideri che la pagherai per una vita, è da ultrascemi.
 
Compri una casa e dai per scontato che chi l’ha costruita l’abbia fatta con responsabilità e perizia, e che, visto il prezzo, non si sia approfittato per risparmiare qualcosa. Spesso non è neanche questione di malafede, è questione di ignoranza e incapacità, molte case sono venute su come funghi negli anni ’60, ’70. Altre sono state ristrutturate ed ampiate alla meglio e poi s’è pagato un condono, si è cercato di farle passare e sono passate. Poi arriva Charlie e dice che le ha costruite la mafia, in fondo è un sinonimo di Italia, ci sta, no? Committente scemo, esecutore ignorante, controllore che chiude un occhio per un manipolo di voti in più che tanto gli basta. E allora boh. Arriva un terremoto e la colpa è del governante che non ha fatto funzionare i controlli, del costruttore, del committente che ci vive e rischia di morirci sotto. Epperò bisogna risarcire i danni.
 
E questo del risarcire i danni è un po’ come giocare alla pari, ad esempio se giochi a calcio ed uno dell’altra squadra si azzoppa, allora devi permettergli di cambiare giocatore oppure rimandi la partita, altrimenti sarebbe sbilanciata e per nulla divertente.
In Italia ci sono città e regioni intere che zoppicano da anni, a volte c’è il sospetto è che facciano finta per non stancarsi troppo, e che di giocare per vincere non gliene freghi un granché. Ma pure se non dai modo a qualcuno di rimettersi bene da un infortunio finisce che ricomincia a giocare troppo presto e zoppicherà a vita. E così sono i finanziamenti.
 
Ho paura. Non sono a Tolentino, ma ho paura per i miei, per casa, per gli amici, un po’ per tutto. Ma quello che non mi piace sentire è sempre la solita lamentela. Quello che è, che abbiamo, lo è e lo abbiamo perché col tempo l’abbiamo costruito, così, male. E tutta questa conoscienza che abbiamo, e che NESSUNO ci ha mai nascosto, non ci è servita a fare case migliori, a prendere provvedimenti prima, ce ne siano scientemente fregati, abbiamo cose più importanti prima. Priorità. E se poi spendi i soldi e non ci sono più terremoti? Eggià. Ma se il mercato delle case va giù e non puoi rivenderla perché non ha nessuna certificazione? E se ti ritrovassi con un mucchio di mattoni, intatti, abitabili, ma comunque sempre un mucchio di mattoni? Se quell’investimento sicuro diventassero soldi buttati?
Volevo scriverlo su Facebook, sembra un’invettiva, e non mi va. È solo una riflessione, senza troppe pretese, ma abbastanza lunga. Ho amici in mezzo ad una strada e non voglio assolutamente offendere nessuno. Nessuno ha colpa, l’ho già detto, ma nessuno è assolutamente innocente, purtroppo.
Coraggio. Ecco, vorrei dire coraggio ed augurarlo davvero. Ad averlo!
Si sente dire “voglio una casa di legno”, “tanto io me ne vado”. E se non restassero parole?!? Vorrei trovassimo tutti il coraggio di seguire le nostre idee, anche le più banali e sovversive. Coraggio di fare la cosa giusta.
If you have a fact, face it! If you have a dream: chese it! you only live once …
sono versi di una canzone che ho sentito per radio, una radio jazz non ho idea di che canzoni sia, ma non importa. I problemi si affrontano, e i sogni si agguantano. Altro che “vorrei”. Coraggio!

Sconsiderati al latere

Sono discussioni interessanti, ma si rischia di far passare il messaggio che la ricchezza venga dalla politica, e che la politica amministri alcunché. In effetti in un regime libero sono le decisioni di chi lavora che determinano la direzione di un Paese, gli ostacoli sono una burocrazia assurda ed impiegati capricciosi e/o con smanie di potere. Ergo, non contate nulla, e non vi rimane altro che vivere (o stravivere) delle ricchezze prodotte dagli altri, oppure mettere i bastoni tra le ruote a chi produce.
Mi dispiace se questa mia opinione può urtare qualcuno, ma questa è l’unica cosa che si capisce quando discutete di riforme che bloccano qualche cosa, quando dite che “non è possibile perché la costituzione ce lo impedisce”, è una evidente falsità. Il ping pong istituzionale è dovuto al pressapochismo e la mancanza di preparazione degli eletti. Prendete una gazzetta ufficiale e ditemi quante leggi fuffa tira fuori il parlamento. Fate la conta. (non lo faccio tutti i giorni, ma che vuoi, capita)
Ora il referendum è solo lo strumento con il quale si scarica le responsabilità che la classe politica non vuole assumersi. Il paravento dietro il quale voi direte “non è colpa mia”, “non è colpa nostra”, “l’Italia non può cambiare”.
Un referendum, un giorno, e l’Italia sarebbe diversa il 5 dicembre?
Non siete capaci di guidare un trattore e di fare il vostro lavoro, e vorreste una moto da 500 cavalli?
No. Se sbandi col trattore è perché guidi ubriaco. Mettete la testa a posto, io non vedo cime intellettuali e tutto questo fermento culturale effervescente nelle aule del potere, ma forse sono distratto io. Voglio sentirmi un idiota a sentirvi parlare, ma la sensazione è l’opposta. Allora se volete attenzione, prima smettete di fingervi idioti.
Il listino bloccato ce lo ha l’orologiaio, casomai, come si fa a non sentirsi presi per il culo quando usate un linguaggio infantile?? ma nel resto del mondo del lavoro cosa facciamo? montiamo la sogliola della porta?
Forza votate gente.

Un solo sospetto, forse

Un solo sospetto forse, ma …

Preferisco le domande aperte, e i misteri dietro la natura alla certezza del giudizio su persone affascinate dal proprio ego tanto da doverlo condividere col mondo intero.

Preferisco l’assenza dunque, annichilire di fronte lo spettacolo dell’ignoto, piuttosto che ribadire la mia presenza puntando il dito argomentando con una critica profonda solo nel ragionamento astratto scorrelato dalla realtà, come necessariamente dev’essere quando si è dietro una tastiera e si guarda fuori il mondo.

Ecco, il sospetto è quindi che coloro che critico mi infettino del loro stesso morbo, ovvero mi rendano succube del mio ego.

Ed è per questo, ed è perché infondo conta poco, che non mi interessa più nulla di cosa facciano i politici. Hanno bisogno di soldi e di gente attorno perché almeno possono pagare altra gente attorno che avrà bisogno di altri soldi, e tutta una serie di risorse consumate per il loro ego. Vale certo la stessa cosa per i “divi”, “star” o “webstar”.

Così è internet Nobel per la pace?

No, così è la solita merda.

The love of power

When the power of love overcomes the love of power, world will know peace.

Jimi Hendrix o William Ewart Gladstone, comunque riflettevo su come ultimamente si stia cercando di scindere questo legame guerra-potere, su quanto si stia cercando di far passare il potere, e l’amore per il potere dei potenti, distinto dalle guerre che fatalmente accadono, così, scorrelate.

Si cerca di far credere che Obama, Bergoglio, Hollande, Draghi, Gates, Buffett … (andiamo più su? ok, non importano i nomi) ecco, che essi non c’entrino nulla. Nulla con lo ISIS, nulla con i guerriglieri sanguinari africani, nulla con i rovesciamenti governativi del sud-america, nulla con Mubarak, post-mubarak, post-post-mubarak, nulla con Gheddafi, post-gheddafi, post-post … nulla insomma.

Cioè che nulla… Aspirano al potere, lo raggiungono e questo potere li mette nella situazione di essere impotenti tutti contro le guerre che accadono nel mondo, loro malgrado. …che nulla possano farci riguardo alle violenze. Loro aspirano al potere in modo pulito, e lo raggiungono senza esercitarlo. Che equivalerebbe in effetti a non raggiungerlo mai. La contraddizione è nel fatto che il potere lo raggiungono, ed è evidente, e mai lo esercitano.

Basta fare un po’ di sport per capire che chi è davanti si è confrontato, ed ha vinto. Non teoricamente, ma realmente, ha esercitato.

Cosa? Quale altra stronzata dovrei ascoltare oggi? Ditemi ancora ragazzi della tv, sono curioso. È puerile persino la vostra dialettica ormai, non fate più neanche lo sforzo di tirar fuori un congiuntivo corretto. Ah, questo sì, lo fate per essere più “alla mano”, ovvero semplici, quindi innocenti. (dovreste ricordare: Edipo non voleva vedere, ma quando fu costretto a vedere non sopportò la vista e si cavò via gli occhi dalle orbite. E non “si giro da un’altra parte”).

p.s.: non un granché di post, me ne accorgo, ma certe idee vanno fissate

Ed ora 7 gradi nord

7 gradi centrigradi stanotte. 11 Agosto, Germania. Questo mese è veramente bastardo da queste parti, si passa dai 28 gradi, per poi scendere ai 7 di stanotte nel giro di 3 giorni.

I siriani sono degli idioti. Camminano per migliaia di chilometri con la brama di venire in Germania, altro che per scappare dalla guerra. Eppure non hanno idea di dove stanno andando. L’anno scorso la Merkel ha fatto una denuncia all’Europa dicendo che bisognava fare qualcosa per la situazione dei siriani. Era agosto, e in Italia ci siamo chiesti “Ora?!?”.

Idioti, irresponsabili, criminali. Non conoscono le condizioni climatiche di una nazione dove desiderano andare a vivere? Ma come, non sono istruiti e di buone maniere, eccetera? Non hanno alcun contatto o posto dove dormire, portano con loro i figli piccoli a far cosa? A crepare? irresponsabili e criminali.

I tedeschi non sono simpatici. Nella lista dei primi aggettivi per descrivere un tedesco la simpatia non compare, e forse bisogna aspettare dopo almeno altre 20 caratteristiche prima di trovare la simpatia in quella lista. Ma hanno costruito una cultura, l’hanno fatto nei secoli, e col tempo si è delineata basandosi sul rispetto reciproco. Oggi puoi fare quello che vuoi, frequentare la chiesa o confessione che desideri. Devi rispettare le regole, qui si fa così, ma ciò che non è regolato è personale e libero. Vedi tutti aspettare il verde del semaforo prima di attraversare la strada. Ci sono poche regole e vanno rispettate. Ma nessuno ti giudica per quello che pensi, ed hai anzi lo spazio per esprimerti e persino l’attenzione della curiosità di chi vuole ampliare i propri orizzonti.

Con i disordini in Turchia ultimamente sono capitate risse in strada e atti vandalici contro associazioni turche vicine ideologicamente al politico esiliato di cui non mi interessa sapere il nome né la storia. Immagino già tutto da me, Erdogan e l’altro sono entrambi rappresentanti di partiti politici oscurantisti tipici della loro cultura, uno è scappato, l’altro comanda, non è che rovesciando le parti le cose possano cambiare. Comunque le associazioni turche sono qui in Germania, e questo non è tollerabile.

E il mio giudizio sui siriani (più esattamente, il mio pregiudizio sui siriani) è che essi non siano diversi dai turchi o da quelli che provengono da quella “cultura” violenta e diretta a coprire la conoscenza, in senso lato, con lo scopo di rendere il popolo suddito e succube del potere.

Stamattina niente allenamento, devo fare un lavoro di leggerissimo carico per svegliare i muscoli ed è preferibile farlo la sera. Vado al supermercato vicino casa gestito da turchi. Ho già parlato dei turchi?

La volta scorsa la cassiera mi ha dato la ricevuta della spesa del cliente precedente, io controllando mi sono insospettito, ho dimenticato del vuoto da pagarsi per le bottiglie d’acqua ed ho pensato che mi avesse fatto pagare di più (inoltre la cassiera non guardava neanche gli occhi e farfugliava tutte le formule di cortesia, Danke, Aufwidersehen, eccetera, in modo automatico e distaccato). Tornato indietro mi sono incazzato ed ho fatto la figura di merda per poi chiedere scusa. Ieri l’altro vado a comprare i tacchetti dei freni (Brennenshue) per la bici da passeggio/allenamento e la cassiera guarda come sono vestito e che razza di bici da quattro soldi ho.

Così ieri sera mi sono masturbato anche se pensavo che non ne avessi le ragioni per farlo. È così, mi pare di aver stabilito che, apparte i casi in cui ho una giornata eccitante, lo faccio perché è uno spazio personale dove il mio alterego è libero di abitare lo spazio del mio cuore solitario, affranto e tenerissimo. E quello è una sorta di rivalza nei confronti del mondo che mi odia. Non ne ho bisogno quando non vivo con i miei, non che essi mi odino, ma non mi fanno sentire a mio agio soprattutto per il mio lavoro che sembra qualcosa di alieno. Qui no, quando lavoro tutti riconoscono quello che sto facendo.

Ecco, così ierisera la rivalza era nei confronti dei commercianti. Sono cose che inizio a capire, forse piano alla volta unendo i punti si delineano le figure più oscure del mio io, e credo che questo sia giusto e opportuno. Il fatto che sia tardi è del tutto relativo. Suppongo di non aver avuto mai bisogno di nessuno nella vita perché il posto era già occupato. Ho sempre capito questa cosa, ma capire chi o cosa fosse ad occupare quel posto è sempre un lavoro di approssimazione.

Temo l’amore. Ci si innamora di chi si frequenta, per quanto sia mostruoso un alterego che copra la realtà e non permetta di agire liberamente, evidentemente non è così mostuoso se riesce a riequilibrare la propria tristezza.

Non vogli pensarci oltre. Ora si lavora.