A che servono i manifesti elettorali?

A ricordare che ci sono le elezioni, e che bisogna decidere per chi o per cosa votare. È necessario che vi sia scritto sopra qualcosa, che richiami l’argomento. Ma non è certo il modo per decidere cosa o chi votare. Come quella immagine del giovine che dice che bisogna votare sì per non fermare il suo futuro. A me la prima idea che evoca è quella dei giovani di 1984, sempre pronti a fare la spia e mettere nei guai i più grandi, persino i propri genitori. E quindi sarei tentato di votare no. Ma ho deciso per il sì.

Credo ci sia bisogno di meno democrazia, non di più. Penso ci sia bisogno di più potere alla rappresentanza. È stato stupido far votare sì o no per la Brexit, far decidere tutti per qualcosa che riguarda i rappporti tra Paesi di cui la maggiorparte dei votanti non sa nulla e neanche gliene frega nulla di sapere. È come se in una azienda il commerciale lavora con dei clienti, riesce a portare a casa un contratto per una fornitura e poi va in azienda e mette ai voti se la fornitura deve essere prodotta o meno, ed a votare c’è la produzione che non sa nulla di quanto sia costato portarsi a casa quel contratto e non capisce neanche chi sia il contraente, ma pretende di dire la sua sul fare o non fare. E magari vota per non produrre per quel cliente col risultato di mandare in vacca non solo il lavoro del commerciale ma tutta l’azienda.

Ecco, la situazione è questa. Facendo un parallelo. Io sarei capace di progettare sistemi elettronici e modellare quelle cose tipo IoT, ma anche di scrivere software e migliorare il mio modo di scriverlo. Ma non entrambe. E così non si può pretendere da tutti il sapere tutto. Se io non so niente di politica internazionale e non so niente di costituzione, per quale motivo dovrei andare a votare? E per quale motivo dovrei essere tenuto a sapere tutto? Non si parla delle libertà fondamentali, che ognuno dovrebbe essere tenuto a conoscere, ma di risvolti economici/amministrativi che sono veramente noiosi e assolutamente imprevedibili.

Ecco, io voto sì, ma se qualcuno mi chiedesse cosa andare a votare la mia risposta è: se non lo sai non andare a votare.

È come nei test, se sai la risposta 1 punto, se lasci in bianco 0, se dai quella sbagliata -2. Se voti quello che credi sia giusto 1 punto, se non sai cosa votare, non hai avuto tempo o voglia di informarti, 0, se voti quello che ti hanno detto e non sei veramente sicuro di cosa sia la riforma -2.

Perché il test lo fai con la testa, non col cuore o con le palle. Ti siedi, ragioni, e metti quella croce. Non esiste che davanti un test per la patente metti la croce su “non deve dare la precedenza” perché la macchina disegnata è rossa o blu.

La tessera elettorale a punti, e con -30 resti fermo un giro.

Terremoto. Terra in moto.

Terremoto è quando la terra si sposta. E non puoi farci molto. Se come me scrivi software cosa te ne importa? Infondo basta che ti salvi la pelle, e fortunatamente, almeno per ora, facendo gli scongiuri, la pelle a Tolentino se la sono salvata tutti.

Te ne importa perché hai bisogno di un posto dove vivere, ovvio, e questo posto devi pagarlo, devi pagare chi lo costruisce, eccetera.

Il mio “cosa te ne importa?” è più a livello professionale, ovvio che ti cambia la vita e ti mette nella merda. Ma io intendo, se fai case, allora sì che te ne frega e come.

Se non puoi sapere se la terra si muove, né quando, né come, né dove, allora il tuo lavoro è di brutto compromesso.

Io non dico il tremore, che è comunque devastante, specialmente se la casa non rispetta le normative antisismiche, dico proprio i pezzi di terra che si spostano. Metti una collina che ad ogni scossa cambia posizione. Metti  una montagna che si spacca lungo la faglia. Metti che c’hai costruito casa sopra. Mettici pure che il numero di case che ci stanno sopra è, diciamo, 200. Che fai?

Ricostruisci? Sì, daccordo. Ricostruisci con criteri antisismici. D’accordo (erano già costruite con criteri antisismici). Ma dove? Lì? Di nuovo sulla collina che si sposta? E quanto si sposta? Dovresti rivedere i criteri riguardo le fondamenta. E come? E quanto costa? Ed è meglio così o rivedere dove costuire? Cosa costa meno?

Se arrivano altri eventi, e non sai quando, e non sai quanto potenti, cosa devi aspettarti? Sanare edifici antisismici? Riapplicare le solite norme?

Se forse la sola normativa antisismica non bastasse? Se gli aspetti geologici cambiassero tutto?

È un casino. È chiaro. Darsi da fare non è sufficiente. Forse non è il caso di cassare teorie su teorie, forse è meglio pensare un attimo prima di agire. Di tempo ce ne vuole comunque per tornare alla situazione precedente. È meglio usarlo bene quel tempo.

Forse in alcune zone non è possibile costruire. Forse la densità abitativa non può eccedere una certa entità. Non è il cemento che manca, ma forse è che di cemento ce n’è troppo, troppo pesante, non per la struttura stessa, ma per la collina che c’è sotto.

Non è un problema ignorabile. Nessuna vita persa, è andata bene, ma come puoi farci affidamento?

la casa delle meraviglie. Fateci morire in casa

 
… prima di tutto “lo sapevano” e “è probabile che” sono 2 concetti differenti.
Seconda cosa, e se anche l’avessero detto chiaro e tondo, quanti prenderebbero la valigia e se ne andrebbero? e dove poi?
Le case sono antisismiche? Quando si acquista una casa lo si chiede o semplicemente “il mattone è sicuro”, “la zona è bella”, etc.
Gli appaltatori avranno le loro responsabilità, ma spendere un patrimonio e passare sopra a “particolari” come una certificazione energetica e antisismica è da scemi, se consideri che la pagherai per una vita, è da ultrascemi.
 
Compri una casa e dai per scontato che chi l’ha costruita l’abbia fatta con responsabilità e perizia, e che, visto il prezzo, non si sia approfittato per risparmiare qualcosa. Spesso non è neanche questione di malafede, è questione di ignoranza e incapacità, molte case sono venute su come funghi negli anni ’60, ’70. Altre sono state ristrutturate ed ampiate alla meglio e poi s’è pagato un condono, si è cercato di farle passare e sono passate. Poi arriva Charlie e dice che le ha costruite la mafia, in fondo è un sinonimo di Italia, ci sta, no? Committente scemo, esecutore ignorante, controllore che chiude un occhio per un manipolo di voti in più che tanto gli basta. E allora boh. Arriva un terremoto e la colpa è del governante che non ha fatto funzionare i controlli, del costruttore, del committente che ci vive e rischia di morirci sotto. Epperò bisogna risarcire i danni.
 
E questo del risarcire i danni è un po’ come giocare alla pari, ad esempio se giochi a calcio ed uno dell’altra squadra si azzoppa, allora devi permettergli di cambiare giocatore oppure rimandi la partita, altrimenti sarebbe sbilanciata e per nulla divertente.
In Italia ci sono città e regioni intere che zoppicano da anni, a volte c’è il sospetto è che facciano finta per non stancarsi troppo, e che di giocare per vincere non gliene freghi un granché. Ma pure se non dai modo a qualcuno di rimettersi bene da un infortunio finisce che ricomincia a giocare troppo presto e zoppicherà a vita. E così sono i finanziamenti.
 
Ho paura. Non sono a Tolentino, ma ho paura per i miei, per casa, per gli amici, un po’ per tutto. Ma quello che non mi piace sentire è sempre la solita lamentela. Quello che è, che abbiamo, lo è e lo abbiamo perché col tempo l’abbiamo costruito, così, male. E tutta questa conoscienza che abbiamo, e che NESSUNO ci ha mai nascosto, non ci è servita a fare case migliori, a prendere provvedimenti prima, ce ne siano scientemente fregati, abbiamo cose più importanti prima. Priorità. E se poi spendi i soldi e non ci sono più terremoti? Eggià. Ma se il mercato delle case va giù e non puoi rivenderla perché non ha nessuna certificazione? E se ti ritrovassi con un mucchio di mattoni, intatti, abitabili, ma comunque sempre un mucchio di mattoni? Se quell’investimento sicuro diventassero soldi buttati?
Volevo scriverlo su Facebook, sembra un’invettiva, e non mi va. È solo una riflessione, senza troppe pretese, ma abbastanza lunga. Ho amici in mezzo ad una strada e non voglio assolutamente offendere nessuno. Nessuno ha colpa, l’ho già detto, ma nessuno è assolutamente innocente, purtroppo.
Coraggio. Ecco, vorrei dire coraggio ed augurarlo davvero. Ad averlo!
Si sente dire “voglio una casa di legno”, “tanto io me ne vado”. E se non restassero parole?!? Vorrei trovassimo tutti il coraggio di seguire le nostre idee, anche le più banali e sovversive. Coraggio di fare la cosa giusta.
If you have a fact, face it! If you have a dream: chese it! you only live once …
sono versi di una canzone che ho sentito per radio, una radio jazz non ho idea di che canzoni sia, ma non importa. I problemi si affrontano, e i sogni si agguantano. Altro che “vorrei”. Coraggio!

Sconsiderati al latere

Sono discussioni interessanti, ma si rischia di far passare il messaggio che la ricchezza venga dalla politica, e che la politica amministri alcunché. In effetti in un regime libero sono le decisioni di chi lavora che determinano la direzione di un Paese, gli ostacoli sono una burocrazia assurda ed impiegati capricciosi e/o con smanie di potere. Ergo, non contate nulla, e non vi rimane altro che vivere (o stravivere) delle ricchezze prodotte dagli altri, oppure mettere i bastoni tra le ruote a chi produce.
Mi dispiace se questa mia opinione può urtare qualcuno, ma questa è l’unica cosa che si capisce quando discutete di riforme che bloccano qualche cosa, quando dite che “non è possibile perché la costituzione ce lo impedisce”, è una evidente falsità. Il ping pong istituzionale è dovuto al pressapochismo e la mancanza di preparazione degli eletti. Prendete una gazzetta ufficiale e ditemi quante leggi fuffa tira fuori il parlamento. Fate la conta. (non lo faccio tutti i giorni, ma che vuoi, capita)
Ora il referendum è solo lo strumento con il quale si scarica le responsabilità che la classe politica non vuole assumersi. Il paravento dietro il quale voi direte “non è colpa mia”, “non è colpa nostra”, “l’Italia non può cambiare”.
Un referendum, un giorno, e l’Italia sarebbe diversa il 5 dicembre?
Non siete capaci di guidare un trattore e di fare il vostro lavoro, e vorreste una moto da 500 cavalli?
No. Se sbandi col trattore è perché guidi ubriaco. Mettete la testa a posto, io non vedo cime intellettuali e tutto questo fermento culturale effervescente nelle aule del potere, ma forse sono distratto io. Voglio sentirmi un idiota a sentirvi parlare, ma la sensazione è l’opposta. Allora se volete attenzione, prima smettete di fingervi idioti.
Il listino bloccato ce lo ha l’orologiaio, casomai, come si fa a non sentirsi presi per il culo quando usate un linguaggio infantile?? ma nel resto del mondo del lavoro cosa facciamo? montiamo la sogliola della porta?
Forza votate gente.

Un solo sospetto, forse

Un solo sospetto forse, ma …

Preferisco le domande aperte, e i misteri dietro la natura alla certezza del giudizio su persone affascinate dal proprio ego tanto da doverlo condividere col mondo intero.

Preferisco l’assenza dunque, annichilire di fronte lo spettacolo dell’ignoto, piuttosto che ribadire la mia presenza puntando il dito argomentando con una critica profonda solo nel ragionamento astratto scorrelato dalla realtà, come necessariamente dev’essere quando si è dietro una tastiera e si guarda fuori il mondo.

Ecco, il sospetto è quindi che coloro che critico mi infettino del loro stesso morbo, ovvero mi rendano succube del mio ego.

Ed è per questo, ed è perché infondo conta poco, che non mi interessa più nulla di cosa facciano i politici. Hanno bisogno di soldi e di gente attorno perché almeno possono pagare altra gente attorno che avrà bisogno di altri soldi, e tutta una serie di risorse consumate per il loro ego. Vale certo la stessa cosa per i “divi”, “star” o “webstar”.

Così è internet Nobel per la pace?

No, così è la solita merda.

The love of power

When the power of love overcomes the love of power, world will know peace.

Jimi Hendrix o William Ewart Gladstone, comunque riflettevo su come ultimamente si stia cercando di scindere questo legame guerra-potere, su quanto si stia cercando di far passare il potere, e l’amore per il potere dei potenti, distinto dalle guerre che fatalmente accadono, così, scorrelate.

Si cerca di far credere che Obama, Bergoglio, Hollande, Draghi, Gates, Buffett … (andiamo più su? ok, non importano i nomi) ecco, che essi non c’entrino nulla. Nulla con lo ISIS, nulla con i guerriglieri sanguinari africani, nulla con i rovesciamenti governativi del sud-america, nulla con Mubarak, post-mubarak, post-post-mubarak, nulla con Gheddafi, post-gheddafi, post-post … nulla insomma.

Cioè che nulla… Aspirano al potere, lo raggiungono e questo potere li mette nella situazione di essere impotenti tutti contro le guerre che accadono nel mondo, loro malgrado. …che nulla possano farci riguardo alle violenze. Loro aspirano al potere in modo pulito, e lo raggiungono senza esercitarlo. Che equivalerebbe in effetti a non raggiungerlo mai. La contraddizione è nel fatto che il potere lo raggiungono, ed è evidente, e mai lo esercitano.

Basta fare un po’ di sport per capire che chi è davanti si è confrontato, ed ha vinto. Non teoricamente, ma realmente, ha esercitato.

Cosa? Quale altra stronzata dovrei ascoltare oggi? Ditemi ancora ragazzi della tv, sono curioso. È puerile persino la vostra dialettica ormai, non fate più neanche lo sforzo di tirar fuori un congiuntivo corretto. Ah, questo sì, lo fate per essere più “alla mano”, ovvero semplici, quindi innocenti. (dovreste ricordare: Edipo non voleva vedere, ma quando fu costretto a vedere non sopportò la vista e si cavò via gli occhi dalle orbite. E non “si giro da un’altra parte”).

p.s.: non un granché di post, me ne accorgo, ma certe idee vanno fissate

Ed ora 7 gradi nord

7 gradi centrigradi stanotte. 11 Agosto, Germania. Questo mese è veramente bastardo da queste parti, si passa dai 28 gradi, per poi scendere ai 7 di stanotte nel giro di 3 giorni.

I siriani sono degli idioti. Camminano per migliaia di chilometri con la brama di venire in Germania, altro che per scappare dalla guerra. Eppure non hanno idea di dove stanno andando. L’anno scorso la Merkel ha fatto una denuncia all’Europa dicendo che bisognava fare qualcosa per la situazione dei siriani. Era agosto, e in Italia ci siamo chiesti “Ora?!?”.

Idioti, irresponsabili, criminali. Non conoscono le condizioni climatiche di una nazione dove desiderano andare a vivere? Ma come, non sono istruiti e di buone maniere, eccetera? Non hanno alcun contatto o posto dove dormire, portano con loro i figli piccoli a far cosa? A crepare? irresponsabili e criminali.

I tedeschi non sono simpatici. Nella lista dei primi aggettivi per descrivere un tedesco la simpatia non compare, e forse bisogna aspettare dopo almeno altre 20 caratteristiche prima di trovare la simpatia in quella lista. Ma hanno costruito una cultura, l’hanno fatto nei secoli, e col tempo si è delineata basandosi sul rispetto reciproco. Oggi puoi fare quello che vuoi, frequentare la chiesa o confessione che desideri. Devi rispettare le regole, qui si fa così, ma ciò che non è regolato è personale e libero. Vedi tutti aspettare il verde del semaforo prima di attraversare la strada. Ci sono poche regole e vanno rispettate. Ma nessuno ti giudica per quello che pensi, ed hai anzi lo spazio per esprimerti e persino l’attenzione della curiosità di chi vuole ampliare i propri orizzonti.

Con i disordini in Turchia ultimamente sono capitate risse in strada e atti vandalici contro associazioni turche vicine ideologicamente al politico esiliato di cui non mi interessa sapere il nome né la storia. Immagino già tutto da me, Erdogan e l’altro sono entrambi rappresentanti di partiti politici oscurantisti tipici della loro cultura, uno è scappato, l’altro comanda, non è che rovesciando le parti le cose possano cambiare. Comunque le associazioni turche sono qui in Germania, e questo non è tollerabile.

E il mio giudizio sui siriani (più esattamente, il mio pregiudizio sui siriani) è che essi non siano diversi dai turchi o da quelli che provengono da quella “cultura” violenta e diretta a coprire la conoscenza, in senso lato, con lo scopo di rendere il popolo suddito e succube del potere.

Stamattina niente allenamento, devo fare un lavoro di leggerissimo carico per svegliare i muscoli ed è preferibile farlo la sera. Vado al supermercato vicino casa gestito da turchi. Ho già parlato dei turchi?

La volta scorsa la cassiera mi ha dato la ricevuta della spesa del cliente precedente, io controllando mi sono insospettito, ho dimenticato del vuoto da pagarsi per le bottiglie d’acqua ed ho pensato che mi avesse fatto pagare di più (inoltre la cassiera non guardava neanche gli occhi e farfugliava tutte le formule di cortesia, Danke, Aufwidersehen, eccetera, in modo automatico e distaccato). Tornato indietro mi sono incazzato ed ho fatto la figura di merda per poi chiedere scusa. Ieri l’altro vado a comprare i tacchetti dei freni (Brennenshue) per la bici da passeggio/allenamento e la cassiera guarda come sono vestito e che razza di bici da quattro soldi ho.

Così ieri sera mi sono masturbato anche se pensavo che non ne avessi le ragioni per farlo. È così, mi pare di aver stabilito che, apparte i casi in cui ho una giornata eccitante, lo faccio perché è uno spazio personale dove il mio alterego è libero di abitare lo spazio del mio cuore solitario, affranto e tenerissimo. E quello è una sorta di rivalza nei confronti del mondo che mi odia. Non ne ho bisogno quando non vivo con i miei, non che essi mi odino, ma non mi fanno sentire a mio agio soprattutto per il mio lavoro che sembra qualcosa di alieno. Qui no, quando lavoro tutti riconoscono quello che sto facendo.

Ecco, così ierisera la rivalza era nei confronti dei commercianti. Sono cose che inizio a capire, forse piano alla volta unendo i punti si delineano le figure più oscure del mio io, e credo che questo sia giusto e opportuno. Il fatto che sia tardi è del tutto relativo. Suppongo di non aver avuto mai bisogno di nessuno nella vita perché il posto era già occupato. Ho sempre capito questa cosa, ma capire chi o cosa fosse ad occupare quel posto è sempre un lavoro di approssimazione.

Temo l’amore. Ci si innamora di chi si frequenta, per quanto sia mostruoso un alterego che copra la realtà e non permetta di agire liberamente, evidentemente non è così mostuoso se riesce a riequilibrare la propria tristezza.

Non vogli pensarci oltre. Ora si lavora.

La tipica furbizia italiana

Ecco, soprattutto pensavo ad un vecchio servizio di Report. Si parlava di piani regolatori e di come in Francia e in Germania (il servizio diceva “andiamo a vedere cosa succede fuori da casa nostra”), di come in queste nazioni il piano regolatore venisse progettato dagli amministratori comunali, e non come avviene qui dagli appaltatori.

In particolare la risposta di un responsabile di un comune tedesco è stata: “non possiamo lasciare che gli appalatatori facciano, o propongano, il piano regolatore per il comune, perché gli appaltatori hanno interesse a massimizzare il profitto, e non a garantire servizi essenziali o ad assicurare uno sviluppo urbano che garantisca una città vivibile“.

Quello che vogliono gli appaltatori è massimizzare i profitti, cioè in Germania non è che gli appaltatori facciano i furbi, semplicemente fanno i loro interessi.

Il profitto è un interesse proprio, non è una furbata.

Mentre gli italiani sono furbi, cioè qualcosa di losco, di poco corretto, o qualcosa che fa scalpore, “è stato furbo”, “i soliti furbetti”, etc.

Cioè, farsi i fatti propri è una colpa? Pensare al proprio tornaconto è una furbata?

Forse il problema è che ci sentiamo un Paese di missionari o roba del genere, poi finiamo per essere come tutti, ma sentendoci un po’ in colpa.

Una famiglia di fattoni: il family day va al gay pride e si veste da sceriffo

Detto fuori dai denti penso che tutta questa storia della difesa della famiglia, e della difesa dei diritti delle coppie gay, sia una gigantesca presa di culo.
Qualsiasi posizione tu voglia prendere conta realmente poco. Quel che conta è incastonarti da qualche parte. Anche la narrativa sull’omosessualità e sulla necessità del coming out, i gay prides e l’uniformarsi comunque a qualcosa.
Qual è il vantaggio?

(tl;dr) Se controlli il sesso, controlli la cosa più intima delle persone, che non saranno mai libere. Che tu voglia chiamarti etero, gay o bisessuale non importa. Basta che riescano ad appiccicarti una etichetta, e di lì non devi muoverti.

Qualsiasi discussione che si legge sui social dice di essere contro o a favore del riconoscimento dei diritti, da parte di chi non è direttamente interessato. A che pro? Ho il diritto di fare quel che voglio se questo non nuoce gli altri.

Il punto è un altro, questa storia del matrimonio gay, non è un diritto, è un obbligo. Stabilire che 2 persone possano o meno stare insieme, fare sesso, o qualsiasi altra cosa, non dovrebbe essere codificato, non in maniera così indissolubile.

Se si vuole (deve) crescere ed educare dei figli, avranno bisogno di 20 anni di supporto. Se proprio fosse necessario codificare qualcosa è semplicemente questo, un accordo che stabilisca che si ha la responsabilità di crescerli nel migliore dei modi, con opportuni sgravi fiscali e favori sociali necessari. La famiglia non serve a niente. È una roba che è stata stabilita dall’alto, perché così faceva comodo, quando s’era poveri.

E chi è direttamente interessato è veramente direttamente interessato? Cioè, in definitiva, che te ne frega? È la battaglia giusta?

“Voglio sapere se ho il diritto di avere la reversibilità della pensione del coniuge?” E perché dovresti averla? Non dovresti avere un programma di protezione comunque, indipendentemente da chi hai sposato? Yoko Ono ha il diritto di sfruttare i proventi di Lennon? E perché mai?

Non sarebbe il caso di fare battaglie giuste? Come il diritto di avere un esistenza (inclusa la vecchiaia) dignitosa? Oppure una battaglia per permettere di condividere i propri dati personali con chi viene indicato, e non necessariamente portarsi dietro tutti gli obblighi della famiglia?

E invece no. Vogliono la famiglia. Ma per cosa?

Poi altri che vogliono difendere la famiglia. Da cosa?

E anche chi formula teorie sulla normalità sessuale e anomalie sessuali. Ma a te che te ne frega? Non riesci a rispondere a tuo figlio quando continua con i suoi interminabili “perché” e vorresti avere la certezza sui comportamenti umani? Non sai se stai per essere licenziato perché forse il tuo collega sta parlando male del tuo lavoro al capo, non sai se la tipa del ufficio nel palazzo di fronte stia guardando proprio te, ne riesci a trovare l’orario esatto in cui esce per poterle parlare, e il problema è …? stabilire se sia giusto che qualcuno che non conosci e di cui non dovrebbe fregartene nulla stia con un uomo, una donna, un imu o uno struzzo?

Che differenza fa?

[Spoiler: l’imu è originario dell’Australia, lo struzzo dell’Africa]

Pensioni, demografia e patto sociale. Tutto da rivedere.

Un po’ stufo di sentire la solita storia dei giovani che pagano le pensioni agli anziani e del bisogno di aumentare le nascite e supportare le politiche per la famiglia (va detto che effettivamente i figli nascono anche senza una famiglia, e andrebbero tutelati ugualmente, ma questo ai più sembra solo un particolare … non importa), vorrei replicare a questa teoria economica con qualcosa di propositivo.

Che bisogna fare figli per sostenere gli anziani è un concetto antico, di una società che non aveva garanzie sociali. Cosa è cambiato quindi? È cambiato che non importa che i figli appartengano alla tua di famiglia od ad un’altra, è un patto sociale in questo senso, non più un patto familiare.

Il problema è che questo sistema non è ambientalmente sostenibile. Solo perché tra i critici di Malthus ci sia Karl Marx non vuol dire che le sue teorie siano da cassare. Semplicemente lo stiamo vedendo, i mari non hanno più pesci. E questa è la fase 1. Il territorio boschivo diminuisce, il territorio destinato alla coltivazione aumenta. L’anidride carbonica è in aumento, e con questo la temperatura. Le zone temperate sono più calde, quelle desertiche si estendono. Gli umani sono a rischio estinzione perché mancano le risorse alimentari, la frase “non c’è limite allo sviluppo” è un’idiozia che sta diventando evidente.

La risposta è nel tipo di sviluppo, credo. Perché lo sviluppo deve essere principalmente tecnologico, e con questo, e questo, dovrebbe sostenere la vecchiaia, non i giovani che lavorano.

In cosa investire quindi? Automazione.

Non avremmo le forze per coltivare il terreno, per costruire gli edifici, per lavorare 8 ore al giorno. Saremo vecchi. Il numero di anziani e in età non lavorativa, sarà maggiore di quello dei giovani. Chi dovrebbe garantire loro un buon tenore di vita? La domanda trova risposta cambiando “chi” con “cosa”, e quel cosa è la produzione automatizzata, il supporto automatizzato, la burocrazia automatizzata.

È stupida la paura di non avere lavoro, e per di più è assurda.

I giovani disoccupati avrebbero un milione di cose da fare di cui non si curano, e per le quali non c’è interesse.

Volete cambiare il Mondo? Iniziate da un garage, così ha iniziato Steve Jobs, il garage di suo padre. Era un bamboccione quindi? Ecco, se vi piace vederla così, sì, lo era.