La tipica furbizia italiana

Ecco, soprattutto pensavo ad un vecchio servizio di Report. Si parlava di piani regolatori e di come in Francia e in Germania (il servizio diceva “andiamo a vedere cosa succede fuori da casa nostra”), di come in queste nazioni il piano regolatore venisse progettato dagli amministratori comunali, e non come avviene qui dagli appaltatori.

In particolare la risposta di un responsabile di un comune tedesco è stata: “non possiamo lasciare che gli appalatatori facciano, o propongano, il piano regolatore per il comune, perché gli appaltatori hanno interesse a massimizzare il profitto, e non a garantire servizi essenziali o ad assicurare uno sviluppo urbano che garantisca una città vivibile“.

Quello che vogliono gli appaltatori è massimizzare i profitti, cioè in Germania non è che gli appaltatori facciano i furbi, semplicemente fanno i loro interessi.

Il profitto è un interesse proprio, non è una furbata.

Mentre gli italiani sono furbi, cioè qualcosa di losco, di poco corretto, o qualcosa che fa scalpore, “è stato furbo”, “i soliti furbetti”, etc.

Cioè, farsi i fatti propri è una colpa? Pensare al proprio tornaconto è una furbata?

Forse il problema è che ci sentiamo un Paese di missionari o roba del genere, poi finiamo per essere come tutti, ma sentendoci un po’ in colpa.

Una famiglia di fattoni: il family day va al gay pride e si veste da sceriffo

Detto fuori dai denti penso che tutta questa storia della difesa della famiglia, e della difesa dei diritti delle coppie gay, sia una gigantesca presa di culo.
Qualsiasi posizione tu voglia prendere conta realmente poco. Quel che conta è incastonarti da qualche parte. Anche la narrativa sull’omosessualità e sulla necessità del coming out, i gay prides e l’uniformarsi comunque a qualcosa.
Qual è il vantaggio?

(tl;dr) Se controlli il sesso, controlli la cosa più intima delle persone, che non saranno mai libere. Che tu voglia chiamarti etero, gay o bisessuale non importa. Basta che riescano ad appiccicarti una etichetta, e di lì non devi muoverti.

Qualsiasi discussione che si legge sui social dice di essere contro o a favore del riconoscimento dei diritti, da parte di chi non è direttamente interessato. A che pro? Ho il diritto di fare quel che voglio se questo non nuoce gli altri.

Il punto è un altro, questa storia del matrimonio gay, non è un diritto, è un obbligo. Stabilire che 2 persone possano o meno stare insieme, fare sesso, o qualsiasi altra cosa, non dovrebbe essere codificato, non in maniera così indissolubile.

Se si vuole (deve) crescere ed educare dei figli, avranno bisogno di 20 anni di supporto. Se proprio fosse necessario codificare qualcosa è semplicemente questo, un accordo che stabilisca che si ha la responsabilità di crescerli nel migliore dei modi, con opportuni sgravi fiscali e favori sociali necessari. La famiglia non serve a niente. È una roba che è stata stabilita dall’alto, perché così faceva comodo, quando s’era poveri.

E chi è direttamente interessato è veramente direttamente interessato? Cioè, in definitiva, che te ne frega? È la battaglia giusta?

“Voglio sapere se ho il diritto di avere la reversibilità della pensione del coniuge?” E perché dovresti averla? Non dovresti avere un programma di protezione comunque, indipendentemente da chi hai sposato? Yoko Ono ha il diritto di sfruttare i proventi di Lennon? E perché mai?

Non sarebbe il caso di fare battaglie giuste? Come il diritto di avere un esistenza (inclusa la vecchiaia) dignitosa? Oppure una battaglia per permettere di condividere i propri dati personali con chi viene indicato, e non necessariamente portarsi dietro tutti gli obblighi della famiglia?

E invece no. Vogliono la famiglia. Ma per cosa?

Poi altri che vogliono difendere la famiglia. Da cosa?

E anche chi formula teorie sulla normalità sessuale e anomalie sessuali. Ma a te che te ne frega? Non riesci a rispondere a tuo figlio quando continua con i suoi interminabili “perché” e vorresti avere la certezza sui comportamenti umani? Non sai se stai per essere licenziato perché forse il tuo collega sta parlando male del tuo lavoro al capo, non sai se la tipa del ufficio nel palazzo di fronte stia guardando proprio te, ne riesci a trovare l’orario esatto in cui esce per poterle parlare, e il problema è …? stabilire se sia giusto che qualcuno che non conosci e di cui non dovrebbe fregartene nulla stia con un uomo, una donna, un imu o uno struzzo?

Che differenza fa?

[Spoiler: l’imu è originario dell’Australia, lo struzzo dell’Africa]

Pensioni, demografia e patto sociale. Tutto da rivedere.

Un po’ stufo di sentire la solita storia dei giovani che pagano le pensioni agli anziani e del bisogno di aumentare le nascite e supportare le politiche per la famiglia (va detto che effettivamente i figli nascono anche senza una famiglia, e andrebbero tutelati ugualmente, ma questo ai più sembra solo un particolare … non importa), vorrei replicare a questa teoria economica con qualcosa di propositivo.

Che bisogna fare figli per sostenere gli anziani è un concetto antico, di una società che non aveva garanzie sociali. Cosa è cambiato quindi? È cambiato che non importa che i figli appartengano alla tua di famiglia od ad un’altra, è un patto sociale in questo senso, non più un patto familiare.

Il problema è che questo sistema non è ambientalmente sostenibile. Solo perché tra i critici di Malthus ci sia Karl Marx non vuol dire che le sue teorie siano da cassare. Semplicemente lo stiamo vedendo, i mari non hanno più pesci. E questa è la fase 1. Il territorio boschivo diminuisce, il territorio destinato alla coltivazione aumenta. L’anidride carbonica è in aumento, e con questo la temperatura. Le zone temperate sono più calde, quelle desertiche si estendono. Gli umani sono a rischio estinzione perché mancano le risorse alimentari, la frase “non c’è limite allo sviluppo” è un’idiozia che sta diventando evidente.

La risposta è nel tipo di sviluppo, credo. Perché lo sviluppo deve essere principalmente tecnologico, e con questo, e questo, dovrebbe sostenere la vecchiaia, non i giovani che lavorano.

In cosa investire quindi? Automazione.

Non avremmo le forze per coltivare il terreno, per costruire gli edifici, per lavorare 8 ore al giorno. Saremo vecchi. Il numero di anziani e in età non lavorativa, sarà maggiore di quello dei giovani. Chi dovrebbe garantire loro un buon tenore di vita? La domanda trova risposta cambiando “chi” con “cosa”, e quel cosa è la produzione automatizzata, il supporto automatizzato, la burocrazia automatizzata.

È stupida la paura di non avere lavoro, e per di più è assurda.

I giovani disoccupati avrebbero un milione di cose da fare di cui non si curano, e per le quali non c’è interesse.

Volete cambiare il Mondo? Iniziate da un garage, così ha iniziato Steve Jobs, il garage di suo padre. Era un bamboccione quindi? Ecco, se vi piace vederla così, sì, lo era.

quanto costa un immigrato ripresa: pere – mele = albicocche

Suppongo che sia lecito pensare che chi mente sia in cattiva fede. Non lo è?

http://www.thepostinternazionale.it/mondo/italia/quanto-costano-davvero-gli-immigrati

È stato specificato anche davvero. Ecco perché sono pere – mele.

Ci sono 2 definizioni di immigrati.

  1. Immigrato che arriva e ha bisogno di assistenza
  2. Immigrato che non è mai stato integrato e produce

Chi non è stato mai integrato e produce, lo fa dopo un tempo in cui è assistito, è una spesa, poi diventa praticamente parte del sistema nazionale, anche non essendo riconosciuto, e quindi produce.

Mentre chi arriva spende e basta.

Valutare il ROI su chi arriva è una supposizione, non una certezza. La certezza è la spesa. E la spesa è di 12 miliardi.

I 16 miliardi di cui si parla sono stati scorporati dal sistema Italia arbitrariamente, e semplicemente per coprire il fatto che in Italia non esiste integrazione, o quanto meno non funziona. Perché considerare un extracomunitario che lavora qui da più di 10 anni “immigrato”? Eventualmente esso ha figli, che non sono cittadini italiani fino al 18-esimo anno, ma hanno diritti, però diritti di serie B.

La malafede qui è doppia. Da una parte si cerca di mettere sotto il tappeto la mala gestione dell’accoglienza dicendo che infondo si spende meno di quello che ci si ricava (ma quando mai???), dando spazio a Mafia Capitale, e altro, che evidentemente non ha importanza, visto che i numeri vengono mescolati e rigirati alla bisogna. D’altro lato, o forse dallo stesso, si decanta la bellezza dell’integrazione e dell’accoglienza, che è semplicemente un inferno per chi arriva in Italia e lavora da anni in questo Paese, che non gli riconosce diritti, che viene trattato come un diverso per anni, anche chi nasce in questo Paese si trova ad essere un bimbo, e poi un giovane, di serie B. Cioè la frase “quanto rendono gli immigrati” nasconde i pregiudizi etnici di cui si accusa chi vorrebbe semplicemente essere obiettivo.

Ecco pensarla a questa maniera è un po’ come la pensavano negli States del sud 200 anni fa: quanto rendono gli schiavi VS quanto costa il viaggio di una nave negriera.

Del resto il parallelo è anche sensato considerando quanti morti ci sono e quanto gli scafisti siano spalleggiati e aiutati dalle istituzioni.

È chiaramente un paradosso, non voglio dipingere la realtà come non dovrebbe essere, e come non è, ma infondo ho solo estremizzato un pensiero latente.

Ma quanto costa mantenere un immigrato?

1. costo degli immigrati ed espediente

Ecco che le spiego il mio perché. Il perché inizio a scrivere questo che dovrebbe chiudersi entro martedì.

Di fatto tutto nasce da un fraintendimento, ma il tema del discutere è reale e preoccupante.

Si può sperare di avere ragione affermando il falso?

Ripeti una menzogna centinaia di volte e questa sarà vera.

Quindi si può. Ed è questa la triste realtà alla quale sono capitolato sabato scorso
nel tentativo di difendere solo un fatto, e non una opinione.
Tutto ciò è successo in un social network.

Il fatto è questo. L’immigrazione ha un costo economico.

E si vedrà più avanti che, per quel che mi riguarda, qualsiasi sia la tua opinione
non c’è nessuna necessità di negare i fatti. Per quel che mi riguarda non c’è bisogno
di giustificare una opinione solo perché è differente dalla mia o differente da quella
di altri.

Un altro aspetto è quello delle opinioni e della scelta di campo.

È strettamente necessario scegliere un campo durante una discussione?
Una discussione è una partita di calcio? Ci sono dei partecipanti,
dei vincenti e dei perdenti?

Perché tutte queste parole? Per non avere fretta, anche se devo terminare prima di martedì, credo.

2. ragionamenti, discussioni ed educazione in rete

Mi iscrivo all’università nel ’94, quando ormai il web è una realtà, per lo più non utilizzata, ma esistente, ideata, pronta.

Ma trovo miei colleghi più anziani che discutono e parlano di newsgroup.

Il newsgroup è qualcosa di più antico del web. Qui c’è una netiquette, un neologismo che vuol dire regole da seguire.

La parte interessante della netiquette è che non è scritta e più delle volte è affidata al buon senso. In più non ci sono sanzioni per chi non la rispetta, spesso viene solo bacchettato, virtualmente. Essere educati, “polite”, è un vanto, o meglio, è qualcosa di cui andare fieri, orgogliosi. Si è orgogliosi di non offendere il prossimo. Si è orgogliosi di trattare e sviscerare gli argomenti, senza pregiudizi, senza paure e senza tabù, puoi parlare di qualsiasi cosa.
In questa età mi interessano, tra l’altro, droghe sintetiche, i loro effetti e da dove vengono. In particolare in una delle sezioni alt.* trovo strane sintesi che parlano di miscugli che causano la morte con probabilità certa se superata la dose, e nessun effetto se il dosaggio non è sufficiente, mi chiedo come si possa valutare una cosa del genere, ma piuttosto non mi va di intervenire, decido che le droghe sintetiche potrebbero essere un po’ pericolose a volte, e comunque l’argomento per me è semplicemente troppo complesso, visto che sono un informatico. comp.* fanno al caso mio.

C’è naturalmente IRC e superficiali discussioni sul nulla nel canale #italia, ma esistono anche altri canali.

Per un qualche motivo i soldi buttati sulle .com non rendono. I portali falliscono.

Ma sembra che si rialzi internet grazie ai blog e blogger. Mi pare che l’idea di un log web fosse di Telsa Gwynne, un rapporto sullo sviluppo di Linux iniziato nel 1998, ma dal punto di vista di quella che sarà la moglie di Alan Cox, uno dei principali sviluppatore del kernel linux.
In pratica parlava di vita di tutti i giorni, un semplice diario della vita di coppia, abbastanza ironico, ma con pochi lettori credo.

Blogger, gente che dice cosa pensa di tutto. Anche se non è strettamente necessario.

Ci si può fare una idea della realtà grazie a chi scrive la propria opinione su fatti di cui
non si disturba neanche di verificare la veridicità? Eppure la maggior parte parlano del nulla.

Dal 2002 diciamo ad oggi i blog invitano guest writer, che diventano editori e si arriva a
quello che sono oggi, sostanzialmente dei portali verticali, non molto differenti da quelli
che hanno fallito e determinato lo scoppio della bolla di internet nel 2000.

Ma di questo non ne so molto e non dovrei parlarne. C’è da dire che oggi, di blog come erano all’inizio rimane poco, dal 2008 Facebook arriva ad una diffusione e velocità di crescita che finisce per fagogitare le opinioni facili da scrittori della domenica.

Mentre un twit, l’altra piattaforma social di successo, contiene spesso solo sintesi o titoli
che rimandano ad un link in un blog o giornale. Del resto follow richiama anche l’idea di seguire link, non solo publisher.

Il cambiamento delle regole: da newsgroup, a blog, a facebook. Ma quali regole?

Mentre il newsgroup le regole non erano scritte ma tutti si preoccupavano che fossero rispettate, sul blog le regole a volte vengono scritte dall’autore, ma l’autore spesso è il primo a non rispettarle.

Se provate ad esprimere una opinione in un blog di successo, supponiamo quello di Grillo, verrete insultati, ignorati, o eliminati. Non importa, ha sempre ragione il proprietario del blog, questa è la regola.

Stessa cosa per quanto riguarda facebook. Facebook può decidere che ciò che pubblichi non va bene, e quindi cassarlo. Oppure tu, autore di qualcosa puoi decidere di non renderlo più accessibile, o di elimanarlo.

Tu sei padrone dei tuoi contenuti, è un tuo diritto.

Questa cosa piace moltissimo in Italia dove ognuno vuole essere padrone a casa propria, dove non è concepibile un insieme di regole comuni da rispettare, e dove nessuno vuol pagare per i propri errori, non importa se pagare vuol dire semplicemente ammetterli.

Sono Blogstar, divi pseudo nerd.

Si garantiscono una visibilità, forse arrivano a pubblicare qualche libro, fanno battaglie
ideologiche o culturali.

Basta che si legga, non importa quanto sia più o meno superficiale, la cosa deve arrivare e deve esserci un giudizio, si deve essere apprezzati oppure denigrati.

È il trionfo dell’idiozia, ma almeno essi sanno scrivere. E in Italia non si legge altro che la gazzetta.

La blogosfera è ampia e comprende anche blog tematici interessanti, verticali, ma vale la regola che se vuoi vendere devi interessare a tutti, della coda lunga se ne fregano, devi fare i numeri e comunque è il caso che citi le veline prima o poi.

3. L’economia spiegata dal mio cane: domanda interna ed i conti con l’estero

Diverso tempo fa avevo un cane, il quale mi disse che il pil non c’entra niente con la ricchezza. Ad esempio se la gente sta male acquista più medicinali, allora il pil crescerà, ma non vorrà dire che la gente sarà in salute, né tanto meno ricca.

Esso mi spiegò che effettivamente una nazione, proprio come una azienda, ha delle caratteristiche peculiari riguardo ciò che produce, rispetto ad altre nazioni.

Mi disse che questa era cosa buona e giusta, perché così si potevano sviluppare le potenzialità di ogni nazione, come se fosse un corpo e attore del mercato.

Ma per far si che tutti siano felici, e che ognuno possa fare ciò per cui è portato, c’è bisogno di scambiarsi beni.

Se ad esempio in Italia si producono molto bene le scarpe e le sedie, la maggior parte della popolazione sarà occupata in questa produzione, ma avendo bisogno di mangiare come tutti, dovrà trovare un servizio che lo renda possibile.

Grazie al commercio, ed a delle regole comuni, è possibile scambiarsi beni dopo
aver determinato i valori di scambio.

Mi accennò anche che i valori di scambio potrebbero essere a vantaggio di qualche
Stato, non perché fosse cattivo, ma perché così vanno le cose proprio per effetto
di quelle regole comuni, che non cambiano di volta in volta (non come le regole
dei blogger o di Facebook).

Dura la vita, pensai. Ed esso, leggendomi forse nel pensiero, vita da cani.

Quindi c’è una classe produttiva (che produce per l’esportazione) ed una meno
produttiva? No, non è così. Prendiamo la scuola, come potremmo capire regole
comuni se non impariamo prima a leggere? Capire il pensiero astratto sarebbe
pressoché impossibile. E se ci ammaliamo, come possiamo tornare in salute?

Una nazione di ignoranti e senza sanità pubblica presto si trasformerebbe in una terra
di nessuno, dove nessuno ha più diritti, nessuno produce. E si tornarebbe al baratto
e a regole tribali di successione. Ci dimenticheremo del commercio ed esportazione
verso l’estero, e addio bilancia commerciale.

Quindi una spesa interna è necessaria, una domanda interna è salutare, in una
certa misura.

Ma cosa succede se dobbiamo importare più valore (di scambio) di quanto non ne possiamo produrre? Il valore del lavoro si abbasserebbe, relativamente al valore di altri beni di consumo (quelli importati) ed in pratica la spesa al supermercato verrebbe a costare di più, la spesa media.

La spesa costerebbe di più, relativamente agli stipendi.

Effettivamente questa cosa sta accadendo in Italia da qualche anno.

La produttività si abbassa e gli stipendi si abbassano.

No, il problema non è che i ricchi spendono i soldi per le puttane, che comunque sarebbe domanda interna e molto limitata (ai ricchi), il problema nasce dai grandi numeri che determinano i prezzi.

Detta secca presi i 2 eventi: 1. un ricco non mangia 100 cinghiali facendo salire il prezzo della cacciagione, e 2. 10mila abbienti mangiano 1/20 di chinghiale (che fanno 500 cinghiali) facendo salire il prezzo della cacciagione. L’evento più probabile è il secondo.

La bilancia non si sposta per un ricco che paga più tasse, ma per molti poveri che lavorano 30 minuti in più, o che trovino il modo di rendere l’1% in più al giorno.

Questo è un pregiudizio. Io mi fido del mio cane.

4. Le nazioni e perché dovrebbero esistere

Se proprio te lo devo direi io farei da solo. Ho la partita iva e non ho
bisogno di lavorare con nessuno, e non ho bisogno che ci siano servizi,
me li pago da me.

Ma nel momento in cui io sto male cambio immediatamente idea, se la strada
che percorro tutti i giorni è distrutta comincio a pensare che forse qualcosa
bisogna farlo, e forse i miei interessi sono comuni a quelli di molta altra
gente, quella intorno a me.

Se sia giusta o meno la dimensione di nazione, o se sia meglio raggruppare
per regioni è una discussione che forse non avrà mai termine, ma che ci
sia bisogno di una società è fuori dubbio.

Questo è un mio pregiudizio. Fondato.

D’altra parte non è mai esistita storia senza società.
L’umanità è società (come lo è la leonità o l’elefantità, probabilmente
dal loro punto di vista, ma nessuno si disturba di chiederglielo)

5. le culture e perché dovrebbero esistere

Ora cosa sono le culture.
Ieri, domenica, appena tornato a casa trovo la festa del paese, si celebra un
santo che ha fatto cose più o meno inventate o leggende varie.
Non importa che ci credi o meno, il bello è festeggiare tutti insieme qualcosa
che non esiste, perché ciò che non esiste è proprio ciò che più di reale possa
esistere. Ma su questo concetto non posso continuare troppo. Sono un tecnico.

Se mi sposto 10 km a nord hanno un altro santo, e 20km ad est un altro ancora.
Ognuno festeggia il suo, che è assolutamente il migliore ed il più
bello inesistente al mondo.

Così poi ci sono le sfide e gare di calcio tra 2 Paesi limitrofi e ognuno
ci tiene affinché vinca quella del proprio paese, la squadra migliore.

E se ci sono rievocazioni storiche, ognuno deve fare quella più bella ed
inimitabile. L’unica.

Folclore è una parola anglofona che vuol dire proprio quello.

Ma ci sono anche modi di fare e pregiudizi tipici che caratterizzano la propria
cultura. Si augura “in bocca al lupo” e non auguri prima di un esame, la seconda
porta sfiga. Ma di scaramanzie ce ne sono a iosa.

È nella naturale evoluzione umana che si potessero gestire i rapporti con un
certo numero di pari, di coabitanti, della stessa tribù. Questo numero è limitato.
Si parla di 100-150 in media, questo è del tutto accettabile secondo me.

Volersi occupare di più persone è una astrazione piuttosto alienante.

Come lo è l’analisi geopolitica, e qualsiasi cosa si occupi di questioni ad
alto livello. Sono disumane sotto un qualche aspetto. E questa è una sensazione
piuttosto evidente se pensi a cosa sia scegliere sul fare una guerra o sul
come trattare il prezzo del grano. Se solo pensi che la conseguenza può essere
morte e povertà, e che le tue decisioni possono influenzare una quantità enorme
di gente che non conoscerai mai, capisci che questo è semplicemente fuori dal
mondo, fuori da ciò che è riconosciuto generalemente come umano.

Ciò non di meno siamo più di 7 miliardi di individui e non si può decidere
singolarmente, va da se che c’è bisogno di una cultura e di differenti culture,
c’è bisogno di identificazione, e c’è bisogno di chi sia disposto a sacrificarsi
per esse, o comunque a combattere per esse.

Il win-win non vale sempre, è quello che ci si aspetta e che si spera, ma a volte
non può essere così. O comunque il win-win a volte potrebbe solo limitare le
perdite, non evitarle del tutto. Ma se ognuno ha le proprie caratteristiche,
allora ognuno ha le proprie esigenze, così le differenze potrebbero essere proprio
parte di una ricetta per evitare gli scontri.

Agli Incas non fregava quasi nulla dell’oro, non lo usavano come moneta di scambio,
l’avrebbero ceduto per nulla o quasi. Purtroppo nessuno si è disturbato dal
chiederglielo, e per presunzione o pregiudizio, si è preferito farli fuori, almeno
dal punto di vista culturale.

Questo è un mio pregiudizio. Fondato.

6. le differenze e il razzismo

E io quando sento parlare di razzismo (o antirazzismo) mi incazzo. Ecco.

Un movimento culturali su basi pseudo-scientifiche (le peggiori) che presuppone
una classificazione delle razze umane che parte forse dalla fisiognomica e così
via in avanti sopra assunzioni traballanti.

In pratica si teorizza una differenziazione raziale basata sul colore della
pelle o la forma del naso o della fronte o della testa. Per di più differenze
fisioniomiche impercettibili se non fosse per il continuo riverbero culturale
antirazzista.

E proprio per questo l’antirazzismo mi disturba.

Sotto qualche aspetto è uno sdoganamento di quelle teorie di cui si evita
spesso di parlare per vergogna, avendo portato nella storia ai più nefandi
crimini contro l’umanità (nel senso di non inumanità)

Attualmente vivo per 2 settimane al mese a Francoforte sul Meno. Le persone che
incontro hanno dei visi molto variegati, ma la cultura è quella tedesca.

Nei primi periodi questa cosa la vedevo strana, vedevo strano che riuscissi
a distinguere tra tedeschi veri e ospiti/immigrati. Ma quello che non dovrebbe
stupire è che non baso la distinzione sul colore della pelle, intendo dire,
riesco a distinguere se una persona è tedesca o no da come si muove, da
come si comporta, da come si relaziona, e il colore della pella e la forma
della fronte non c’entra assolutamente nulla.
Probabilmente tra tedeschi notano la differenza tra un bianco e un nero, ma
da fuori, io personalmente non distinguo il grado di tedeschità più o meno
maggiore, per me sono tedeschi alla stessa maniera.

Quindi chiaramente io sono italiano, sono un immigrato, sono diverso.

Ecco, posso anche avere il colore della pelle uguale a quello di un tedesco,
ma sono diverso, sono un immigrato o sono un ospite.

Non sono tedesco. Ma non mi verrebbe mai in mente dare del razzista ad un
tedesco perché mi vede come diverso, perché evidentemente lo sono, poi su
questo aspetto c’è un problema di cui parlo più avanti, e non so se ne
sarò all’altezza, visto che è un argomento molto delicato.

Essere antirazzista è un vanto che un valore nullo. È come dichiararsi
umano, o vantarsi di saper far di conto. Ok, forse è l’esempio sbagliato,
a 8 anni te ne vanti, ma poi che vanto è?

Come dire: sai le capacità funzionali, intellettive emotive e di
autodeterminazione caratterizzano la razza umana senza distinzione di colore
della pelle o caratteristiche fisiche.

Ah già? Sai tu che la Terra gira, e questo spiega il sorgere e tramontare del
Sole.

Dialogo surreale? e per quale motivo troppi ci tiengono a specificare di essere
antirazzisti allora? e come pretendono di non essere irritanti?

Per questo motivo vado a rileggere Il processo di Kafka, credo sia in tema.

7. Costo culturale di un’invasione di popoli

Una nazione non accetta un gruppo consistente di assemblamenti di altre
culture all’interno del proprio territorio.

I problemi sono anche di tipo economico, la terra appartiene al popolo
che la abita, ossia il popolo ha il diritto di pretendere lo sfruttamento
della terra che ha ricevuto come eredità.

I problemi sono di tipo culturale, cioè differenze di tradizioni.

Ad esempio se io partissi da qua con 100 di miei sodali italiani e
mi trasferissi in una campagna francese, creando una mia comunità,
dopo aver acquistato il terreno e iniziassi a celebrare le mie feste
tradizionali nel Paese che mi ospita, escludendo gli abitanti della
zona, allora saremmo visti con sospetto e diffidenza. È il minimo
che possa succedere.

Questi attriti hanno un costo sociale che prevede quanto meno una
maggior spesa nella sicurezza. (ancora costi interni)

Se poi le tradizioni culturali del Paese di provenienza sono
addirittura pratiche illegali nel Paese ospitante la cosa diventa
complessa, quindi va gestita con tatto, con gente esperta, gente
che si aggiorna continuamente, che lavora, che va pagata.

Dire che l’immigrazione non è un costo è semplicemente falso.

Non poter parlare di differenze culturali perché altrimenti si
è automaticamente razzisti, è semplicemente assurdo.

Se è vero che la diversità ci arricchisce, bisogna prima
ammettere che questa esiste, altrimenti non sapremmo riconoscerla,
non sapremmo rispettarla, e non ne potremmo mai trarne vantaggio.

È anzi ignorare le differenze la strada più breve per l’incomprensione.

Pretendere o assumere di capire qualcuno di diverso, prima ancora
di averlo ascoltato, è da arroganti e presuntuosi.

Purtroppo questo è l’atteggiamento tipico dell’italiano medio,
che sia per aiutare o per bruciare un barbone. Quel che conta
è cambiare qualcosa che non ci piace, non importa capire,
ed accettare è del tutto fuori discussione.

Questo è un pregiudizio. Fondato.

Del ROI parlo più avanti.

8. chi spinge all’invasione: gli spingitori dei profughi

Ora siamo a Settembre 2015, il 14, poco dopo l’anniversario della
tragedia delle torri gemelle. Non meno tragedia di tante altre tragedie.

La cosa fastidiosa è il fatto che, piuttosto che curare le cause della tragedia,
la ricetta (o reazione) degli americani è stata far sì che queste
cause siano aumentate, sfruttare la tragedia per imporre un controllo
a tappeto su tutti, zittire qualsiasi voce contro, limitare le libertà,
ed aumentare la violenza.

Del sabato scorso un articolo parla del numero di guerre in diminuzione,
ma anche del numero di guerre civili in aumento. È un articolo di un
americano. Per lo più loro incolpano i russi per un paio di guerre
civili. Le altre cadono dal cielo, come i soldi per finanziare l’ISIS.

Difficilmente qualcuno spiega con lucidità cosa sta accadendo ed è
accaduto. Alberto Negri è uno di questi.

Così vieni a sapere che (ok conta sempre il denaro, il petrolio, e
soprattutto il grano), sunniti e sciiti vivono uno scontro culturale da secoli
(uno di quelli che nessuno tra i buonisti vuole ammettere possa esistere),
e che nella partita (religiosa), i giocatori sono Sauditi, Siriani,
Iraniani contro Turchi, Iracheni, e ISIS.

Ovviamente ci sono gli Israeliani che sono sempre da lì, uno contro
tutti, che religiosamente parlando si sentono superiori, il popolo
eletto, quindi non sono razzisti, hanno delle regole precise con
le quali si diventa ebreo: devi nascere da una donna ebraica.

Quando si dice “te le cerchi tutte per essere odiato”, eppure non c’è
nessun problema nell’accettare strane comunità chiuse, come i mormoni,
il problema è il solito: soldi, territorio, potere, cibo.

Ma l’identità è data dalla cultura (o religione).

Questo è un mio pregiudizio. Mi fido di analisti come Negri, sembra
convincente e non vedo perché indagare di persona (è anche piuttosto
pericoloso credo)

9. l’Europa oggi e ieri.

L’Europa è un continente cristiano. A me dispiace dire questa cosa,
infondo del tutto ininfluente, ma obiettivamente la maggior parte
della cultura è cristiana, non cattolica romana, ma cristiana sotto
qualche aspetto sì.

Che tu vada da Dublino ad Agrigento, che tu vada da Lisbona a
Moskov, l’Europa è cristiana. Ortodossa, anglicana, cattolica,
evangelista, luterana, ne abbiamo per tutti i gusti, ma per il
90% riconoscibile come cristiana.

Ancora qui si fanno battaglie di principio ed ideologiche, ma è la
realtà, come è possibile dire che le percentuali non valgono nulla?

Io sono ateo, e questo mi disturba, ma come posso negarlo?

Posso negare l’esistenza di un dio, ma non l’esistenza dei
credenti, e mi basta fare la conta per valutare che l’Europa
è cristiana. Non ho motivi per metterlo in dubbio.

Non posso neanche addurre il fatto che i cristiani non rispettino
i loro stessi precetti, forse è proprio quello il modo col quale
si è cristiani, non essendolo io non posso escluderli dalla loro
stessa comunità.

A loro piace essere giusti, i più giusti.

Di qualsiasi religione si parli, i suoi adepti pretenderanno di
essere i migliori, e questo è un punto comune umano, essere migliore
degli altri, quindi più meritevoli, quindi fare male agli altri
è sempre preferibile che fare male a se stessi

L’Europa è un insieme di Stati, un insieme di identità differenti.
Culturalmente differenti.

Un italiano è più simile ad uno spagnolo od ad un greco, ma siamo
comunque diversi. Anche considerando la religione, tra spagnoli ed
italiani, entrambi cattolici, non si è cattolici alla stessa maniera.
Poi con i greci, che per lo più sono ortodossi, è come far parlare
sciiti con sanniti.

In Europa c’è un mercato comune, e quindi c’è naturalmente dialogo.
Questa cosa esiste da almeno 70 anni, ed è ciò che ha garantito la
pace.

Il dialogo non è sotterrare gli argomenti e le differenze, ma
esprimere più o meno chiaramente i conflitti di interesse e riuscire ad
avere una base di convivenza.

Il dialogo prescrive anche una serie di regole comuni da rispettare,
accordi che vanno sottoscritti e rispettati, e sanzioni per chi non li
rispetta.

Questo è un pregiudizio. È basato su numeri.

Questo territorio è di chi lo abita, di chi, dopo accordi che salgono
indietro nel tempo, tra guerre, conquiste sociali, e a volte anche sotterfugi,
l’ha ottenuto e non è tenuto a cederlo perché è un principio morale
stabilito da qualcuno.

Sono cose che si rispettano all’interno di una società e non è
socialmente accettabile il mettere in dubbio la proprietà e i
diritti acquisiti.

Nel diritto internazionale la conquista del territorio è una modalità
per potersi rivalere dei diritti su di un territorio. Di fatto le
istituzioni sono tenute a tranquillizzare ed assicurare, in tutti
i modi possibili, che i migranti siano rifugiati o ospiti (ed a classificarli),
che non abbiano mire di conquista, che siano disarmati, riconosciuti,
identificati e riconoscibili, e che ci si assicuri che non commettano crimini.

E l’essere specialmente sorvegliati è del tutto naturale.

Io lavoro con partita iva in Germania. Le mie fatture devono allegare sempre
un documento che giustifica il compenso descrivendo il lavoro che ho svolto.
E comunque il VIES è uno strumento di controllo che assicura che non vengano
fatte triangolazioni su capitali per poter evadere o fare altre giochi
finanziari poco puliti.

10. E la Germania improvvisamente a braccia aperte. Premessa.

Premessa importante. Dicevo che non so se ne sarò all’altezza ma proverò
comunque.

Prima di tutto vorrei riportare un paio di fatti successi questa
estate.

Siriani e migranti arrivano in Germania numerosi, almeno a partire da marzo,
per questo sono stati disposti centri di identificazione.
La cultura tedesca è piuttosto semplice, cioè necessita di essere
precisa, così riescono a gestire le cose. Quindi se qualcuno arriva
nel territorio tedesco, esso deve essere identificabile, se non lo è
viene trattenuto per un tempo che va da poche ore a qualche giorno
(dipende dall’affluenza e dal carico di lavoro)
durante i quali gli viene assegnata una identità, ed un documento di
identificazione che deve portare con se, altrimenti subisce una
sanzione o altri controlli.

I tedeschi non sono violenti, ma sono molto precisi, sorridono raramente,
e risultano molto noiosi il più delle volte. È un loro modo di essere.

Non hanno molti problemi nell’ammettere di essere poco ironici, sono così
e gli sta bene.

Succede intorno a luglio/agosto che un richiedente asilo o immigrato,
prova a fuggire prima di essere identificato, e questa cosa non è ammessa.

Un polizziotto per bloccarlo spara 5 colpi di pistola addosso al malcapitato.

Fortunatamente non lede organi vitali, ma questa reazione sciocca tutta la
Germania. Die Bild, giornale popolare, e populista da eco alla
notizia e pubblica il filmato.

Una reazione eccessiva ad un comportamento non previsto, forse
comprensibile, ma eccessivamente violenta. Avrebbe potuto ucciderlo.
Ed era assolutamente innocente, non era neanche tenuto a conoscere
le regole, nessuno aveva avuto ancora il tempo necessario per potergliele
spiegare. Qualcosa che ad un tedesco disturba seriamente.

Di episodi e raggruppamenti neonazzisti in Germania negli ultimi 20
anni, purtroppo, ne succedono con frequenza oscillante. Nei giorni a seguire
un neonazzista ha richiamato questo fatto, con cose irripetibili.

Questo è un allarme serio.

Ci vorrebbe un tedesco per spiegare questo sentimento.

Io sono ospite a Francoforte di un collega. In casa sono appesi quadri
dipinti da lui e suo fratello durante gli anni scolastici. Sono teschi
di bestie morte su paesaggi desolati. Più o meno sempre lo stesso tema.
Morte. Sono di animali strani, bestie, forse immaginarie, mostri.
Teschi neri di mostri morti su un deserto desolato e qualche pietra
vicina.

Non ho fatto domande sul perché disegnassero certe cose, e perché sempre
quelle.

Cosa successe 80 anni fa e più non è qualcosa dalla quale possono
togliere lo sguardo facilmente. Quella è la loro terra e quello
successe esattamente li sotto i loro occhi. I loro padri vivevano lì
e finzero di non sapere cosa accadeva veramente, e non chiesero.
Il loro rapporto col leader fu amore incondizionato, amore per la poesia
della perfezione, amore per speranza e la bellezza, come una specie
di ipnosi collettiva. Ipnosi dalla quale si svegliarono divisi in due
popoli. Passarono anni, un processo, le elitte ammisero i propri errori,
e fu doloroso. Il popolo continuava a dirsi innocente, e da una parte e
l’altra della Germania ci sono stati movimenti culturali per
far sì che il popolo prendesse coscienza di questo.

I tedeschi non credono veramente di aver vinto questa battaglia.

Certamente nelle scuole ed ai bambini questo è insegnato.

Ed è insegnato ad elaborare un lutto, uno sbaglio, al prendersene carico
e pagare il giusto.

Genau. Si scherzava pochi giorni fa sulle espressioni tipiche,
noi italiani se siamo daccordo con qualcuno diciamo “vero”, essi
“genau”, esatto. No. noi italiano non potremmo mai dire esatto,
noi non siamo esatti.

Ma ci si lamenta dell’analfabetismo funzionale, proprio come qua,
e come questo rende difficile far sì che la gente decida con la propria
testa, dopo aver capito. Il giornale più diffuso è Die Bild,
perché è pieno di immagini.

Con il mio collega posso parlare della strategia di guerra di Hitler,
ma evito di citare la Shoa o qualsiasi cosa la riguardi

11. E la Germania elabora un piano.

Bisogna fare qualcosa. Una sequenza di eventi che spaventano,
un appello di una giornalista tv allarmata per il neonazzismo,
e una invasione di profughi dall’estero.

Avere paura del diverso è umano e deve essere gestito.

Anche l’orgoglio è umano e può giocare a vantaggio. Così si
prova a richiamare l’orgoglio dell’ospitalità tedesca.

Qui c’è da specificare che, ragionando come popolo, un
tedesco si ritiene ospitale se il suo governo fornisce un
alloggio ad un ospite, per loro è come se l’avessero fatto
loro. Cioè non è che tutti si occupano di dare da mangiare
alle mense dei poveri, non c’è bisogno di azione diretta per esserne orgogliosi.

Anzi non tutti sono daccordo, ma comunque sembra una buona idea.
Questo tiene calmi i disordini, ed è un primo punto.

Ora la Germania è per lo più terra di immigrati turchi, sunniti quindi.

Stanno arrivando siriani, sciiti quindi e la cosa interessante sarebbe
stimolare un dialogo culturale tra le 2 fazioni.

Anche la Francia si sta muovendo in questa direzione, dibattiti pubblici
e moderati.

Questo può avere un ritorno in termini culturali, tutto è show, ma non solo.

Si tratta di capirsi, di capire come si è diversi, e di rispettarsi.

Ma si tratta anche di vendere, libri, biglietti per partecipare ad incontri
culturali, conferenze.

Ma si tratta anche di contaminarsi, avere nuove idee, riconoscere differenze
ed esserne ispirati.

12. I costi culturali di un’invasione. ripresa.

Quanto costerebbe all’Italia fare qualcosa del genere è difficile da dirsi.

Il problema è che a livello umano potremmo anche andar forte, ma dal punto
di vista marketing zoppichiamo di brutto su questo aspetto.

Per esempio se dovessimo parlare del fascismo ad un visatore della nostra
terra, cosa diremmo?

Preferiamo passare per ignoranti, forse meglio così.

13. Il debito pubblico col nostro passato.

Questo dovrebbe averci pensato Pansa a parlarne, però lo vorrei richiamare
anche perché vorrei far notare che siamo stati alleati della Germania durante
l’ultima guerra, e non è vero che non avevamo scelta, avremmo potuto scegliere
l’altra alleanza.

Ed è altrettanto vero che oggi siamo alleati degli Stati Uniti d’America, e
non è affatto vero che non possiamo scegliere, potremmo scegliere di stare
con la Russia, o con gli altri Paesi Europei, potremmo essere degli USE o
robe del genere, potremmo avere una politica comune, oltre che un mercato.

Potremmo decidere di non firmare il TTIP e farci semplicemente i fatti
nostri con la Cina, o con altri Paesi emergenti ed ormai emersi.

Il problema più grave è non ammettere gli sbagli. E camuffare la realtà.

Ad esempio se succede che un tipo va dalla sua ex e la trova con un altro,
si arrabbia e gli da quattro schiaffi per gelosia. Viene arrestato ai
domiciliari. Allora lui si lamenta di essere sempre stato corretto ed
aver fatto un piccolo sbaglio e non gli piace essere dipinto
come un mostro. Decisamente non vorrebbe pagare tanto e non vorrebbe che
tutti lo sappiano.

Ad esempio se qualcuno non da la precedenza ad uno stop e causa un incidente
farà di tutto affinché non gli vengano tolti i punti dalla patente e non gli
venga sospesa.

Le pene non sono accettate, non siamo educati a farlo.

E più si va avanti più si ritiene che non è colpa nostra, le scuole insegnano
che la colpa è dell’insegnante, per di più precario/a, e quindi frustrato
che sfoga la propria situazione sugli alunni.

Ciò che manca è il rispetto per il prossimo, il rispetto per il lavoro,
e il rispetto per le cose. Rispetto per le cose in quanto frutto del lavoro.

È troppo stupido non fare questa considerazione. Come tieni in mano uno
strumento di un altro?

Come giudichi il lavoro altrui? Quanto merito sei disposto a concedergli?

Quanto sei disposto a pagare per il suo lavoro?

Quanto lo valuti buono ed efficace rispetto al tuo?

Quanto sei capace di farlo fruttare?

Quanto sei capace di accettare che un capo, una posizione dirigenziale,
merita un compenso maggiore?

Che nessuno debba essere sopraffatto è una conquista alla quale non
rinunciare, ma che non ci sia nessun rispetto per il lavoro altrui
è qualcosa del tutto evitabile, se non sconveniente.

Questa ed altre sono le conseguenze del non riconoscere il nostro passato.
Veniamo al ROI. Investimento appunto, soldi spesi, ma con quali prospettive?

Metterci a parlare di Sunniti vs Sciiti ignorando di essere italiani?

Abbiamo un debito in quanto continuiamo a voler far a meno di essere colpevoli
almeno quanto i tedeschi di essere stati causa e complici degli orrori compiuti.

E non volendo pagare questo, non elaborando un lutto, la nostra cultura
ha una perdita continua.

Sono passati 80 anni. La Repubblica è fondata sui valori dell’antifascismo,
anti qualcosa che prima eravamo tutti. Tutti iscritti al partito fascista.
Altrimenti non potevi far nulla. È l’argomento. Ma non vale un bel nulla
come argomento.

Questo è il Paese del Sole. Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato.

Ed è proprio con questo atteggiamento leggero che abbiamo fatto salire
famiglie sui treni che partivano per la Germania. Con un po’ di paura,
ma girandoci dall’altra parte.

Noi non abbiamo il livello culturale né la maturità sufficiente per accogliere
una sfida cultura del genere, forse ce l’ha lei che risponde dalla spiaggia
con LOL, e portando a paragone le lezioni del proprio cane, ma il resto
del popolo italiano non credo proprio sia in grado di sostenere questa
cosa.

L’unica contaminazione che possiamo permetterci è quella dell’arsenico
nelle acque potabili.

È impensabile una contaminazione ed una crescita culturale.

E dal punto di vista economico non è più tempo di forza lavoro, di braccia
per l’agricoltura. Non è più la fonte di ricchezza principale, non c’è
speranza di competere su questo avendo a disposizione un territorio piccolo
e per giunta mal gestito. E non parliamo di produzione industriale che per
di più è meccanizzata.

Questo è un pregiudizio, basato sull’osservazione.

14. A me per esempio (cultura, c’è niente da dire?)

Così c’è niente da dire? A livello culturale intendo.
Ecco se rispondo a qualcuno dicendo che una affermazione è falsa,
succede che che quel qualcuno affibbia a me delle opinioni, che io
non ho espresso. Chiamandole pregiudizi, per giunta.

Etica è qualcosa che mi interessa.

Ad esempio l’umanità e i diritti.

Ogni uomo ha dei diritti intoccabili. Questi sono principi, scritti
su di una carta internazionale. Ma è possibile uccidere altri uomini
dichiarando guerra tra Stati.

Ci sono accordi sempre discutibili. A livello macroscopico non vale
affatto ciò che vale nel particolare.

Spesso l’interlocutore di fronte a tali ragionamenti barcolla
dicendo che non ha senso.

Purtroppo di senso ne ha, e volenti o dolenti la guerra fa parte
della storia e del presente, e non è affatto vietata.

C’è si la coscienza del fatto che sia dolorosa, e quindi viene
per lo più evitata fortunatamente.

Se si parla poi di senso di giustizia, quello che vale in un particolare,
può non valere in un altro particolare, non c’è una giustizia planetaria
con diritti personali universalmente riconosciuti.

In alcuni Stati la droga è vietata, in alcuni lo sono le unioni tra persone
dello stesso sesso (non capisco perché le altre dovrebbero essere tristi,
quindi mi rifiuto di chiamare gay le une e non le altre).

In alcuni Stati è ammessa la poligamia, spesso solo maschile, in alcune
culture non si sente il bisogno di scrivere un codice, gli sbagli si pagano
con quattro schiaffoni, e le divergenze si risolvono con le bastonate.
Ecco, queste culture non sono molto complesse, è il prezzo da pagare.

Nelle culture complesse l’obiettivo sarebbe quello di codificare tutte le
libertà che il livello culturale è pronto ad accettare, di modo
da poter regolare le divergenze in modo chiaro pur rispettando il livello
di libertà raggiungibile da quella cultura.

Io per esempio credo che il livello di libertà raggiungibile da una
cultura come questa permetta ben poco, e non credo si possa codificare
per libertà che al livello sociale non sono tollerate, in caso di
divergenze si ricorrerà comunque al bastone, perché il codice semplicemente
non è accettato.

Se si parla di diritti dell’individuo, viene poi da chiedersi cosa sia
un individuo, e perché abbiamo diritto noi umani e non i pesci,
mi vengono in mente proprio i pesci perché tipicamente non parlano.

Ma allora un muto ha forse meno diritti di una persona con capacità di parola?

Evidentemente non deve essere questa la ratio con la quale si distingue.

(barcolla? mi segue?)

Però un pesce viene mangiato.

Ma le balene andrebbero protette. Perché sono poche e sono in estinzione.

Anche tigri, leoni ed elefanti sono in via di estinzione.

Da questo punto di vista chi andrebbe meno protetto come razza sarebbe proprio
l’essere umano, che però ha scritto la carta universale dei diritti umani,
non dei diritti dell’individuo. Furbi noi.

Ma dal punto di vista macroscopico, inumano (necessariamente, detto sopra),
è veramente necessario preoccuparsi della morte di 2 milioni di siriani?

È davvero una tragedia? Umana lo è, ma è una tragedia per l’umanità?

Questa domanda è ambigua, si parla di umanità contrapposta all’inumano, cioè
al poco compassionevole, e si parla di umanità come razza. Ma quello che mi
chiedo è se sia veramente una tragedia per la razza umana perdere qualche
milione di individui a causa di una guerra, in vista dell’aumento demografico
che ha conseguenze catastofiche evidenti.

Eh, non è che possiamo spegnere tutti il pc e risolviamo, stiamo consumando per
4 pianeti, non è un modo di dire, non è allarmismo. Sono valutazioni scientifiche
obiettive, evidenti ed inequivocabili.

E non si tratta di salvare il pianeta, si tratta di salvare gli abitanti,
non tutti, del resto si muore prima o poi.

A qualcuno potrebbe venire in mente anche di organizzare una guerra planetaria
permanente in stile 1984. Il progetto degli americani neocon.

Ma l’altro dubbio è: quale umanità finiremmo per salvare? quella umana, o
quella inumana? Mi viene in mente Così parlò Zarathustra quando parla agli
uomini saggi ed equilibrati (vestiti di bianco o robe del genere).

Quale umanità salvare, e come?

Non potremmo salvare quelli del “crescete e riproducetevi”, sarebbero altamente
pericolosi.

“C’è abbastanza cibo per 9 miliardi di persone”. Questa affermazione è un mero
calcolo basato sull’idea che si possa coltivare tutte le terre, che la dieta
sia per lo più vegetariana e frugifera (all’80%), che tutti accettino questo
tipo di dieta, che ci sia spazio solo per animali da allevamento, ossia per
nutrirsi. Nessuna balena, niente delfini, mari con ecosistemi sotto controllo
numerico, nessun leone/elefante/serpente/scimmia, ciò che non si mangia è un peso.
Non un pianeta, un orto con acquario.

Questa situazione non potrebbe (non potrà) essere mantenuta per molto, i batteri
sono la forma di vita più antica e ciò che sopravviverà comunque, come i virus.
Le azioni per contrastare la diminuzione di produttività dovuta da virus
sono per lo più la mutazione genetica delle sementa.

La critica alla teoria catastrofica Malthusiana si basa sull’assunto che
la necessità è la causa dell’ingegno. Putroppo la quantità di energia
che arriva dal Sole sulla Terra è quella che necessita per sopravvivere.
E questa non aumenterà. Non è possibile chiedere una fornitura maggiore.

Forse pregando, chissà.

15. Qualcuno mi ha chiesto perché lavoro in Germania …

Ecco, perché voglio anche dire che non sono emigrato e non è una scelta politica,
non odio l’Italia. Lavoro per una azienda tedesca a distanza da almeno 7 anni,
quest’anno ho deciso di fare un passo in più, di entrare più nelle logiche della
ditta e capire meglio su cosa stessi lavorando. Credo di aver fatto una buona scelta.

Non è che in Italia non si possa lavorare, ma la gente con la quale ho lavorato
con più continuità ad un singolo progetto abbastanza complesso ed interessante
sono loro, xWave di Frankfurt am Main (e Stutkart in parte).

Quel che ho trovato a Francoforte immediatamente è stato il freddo. Sono arrivato
a febbraio ed era freddo e buio, mi stavo allenando per la maratona di Roma e dovevo
uscire con -4 o robe del genere, ma spesso 2 o 3 gradi sopra lo zero.

Non capivo niente. Tenevo la tv dell’albergo accesa tutto il tempo per cercare
di abituarmi al suono della lingua.

Ma al lavoro mi sono trovato benissimo. E quindi decido di rimanerci.

Per ora lavoro a progetti, potrei forse anche accettare un’assunzione, non so,
credo dipenda dalla retribuzione e da quanto e quando potrei imparare il tedesco.

16. Vorrei chiedere.

Tutto quel che scrivo sono io e lo penso. Potrebbero essere pregiudizi, nel senso
che ho elaborato questo mio punto di vista col tempo, ma non capisco come tutto
ciò possa essere meno rispettabile di qualsiasi altra opinione, elaborata anch’essa
col tempo, suppongo, e non buttata là come la prima cosa che viene in mente.

Molte cose vengono da sensazioni, non da dati esatti. Credo che una delle potenzialità
umane più rilevanti sia approssimare, fare delle assunzioni, generalizzazioni.

Anzi credo che avere pregiudizi permetta di ragionare più velocemente ed arrivare
al punto più rapidamente. Ovviamente non ci sono cose che non possono essere toccate,
riguardo ai pregiudizi tutto può essere messo in discussione. Ma mettere in discussione
prevedere l’indicare un punto e discuterne.

Il mio problema comunicativo sta nel fatto che gli assunti altrui sono per lo più
sconosciuti a me.

Non trovo nessuna differenza tra assunto e pregiudizio. Ma capita che uno abbia una
connotazione positiva o neutra, l’altro sia spesso negativo.

Ma per quanto ne so, libero da ogni morale, trovo che da diversi punti di vista a volte
il bene si tramuta in male e viceversa.

Quindi dal punto di vista del ragionamento, semplicemente e logicamente parlando, hanno
lo stesso valore. Cosicché sarà più semplice cambiare un assunto, piuttosto che un
pregiudizio. Perché il pregiudizio trascina con se la colpa da ammettere ed espiare.

Io non voglio e non devo espiare un bel nulla.

Se sbaglio un assunto e faccio un ragionamento sbagliato, non ho causato l’estinzione
di una colonia di pappagalli tigrati del madacascar, ho semplicemente fatto un ragionamento
sbagliato che posso correggere.

Quindi se parlo con qualcuno assumendo che sia uno stupido, non ho nessun problema
(e non devo andare in chiesa e fare successiva penitenza) nello scoprire che non lo sia,
e per di più non provo vergogna per la mia assunzione.

In linea di massima preferisco discutere piuttosto che causare l’estinzione della solita
colonia di pappagalli tigrati, di cui potrebbe non fregarmene nulla, ma ci sarà di sicuro
un qualche gruppo per la difesa dei pappagalli tigrati del madacascar, probabilmente nel
Belgio del sud, dove sono molto sensibili a questo argomento.

Per di più io non ho una opinione chiara e decisa su cosa sia giusto per il futuro
dell’umanità, della nazione, del popolo, dell’economia, della cultura, etc.

Non mi ritengo all’altezza forse, o non mi piace proprio averla.

A me per lo più interessa capire quale strada prendere per divertirmi il più possibile,
e non posso tener conto di tutte le conseguenze.

Non voglio neanche mettermi nella posizione di avere un ruolo che richieda di
decidere inumanamente. Ma per questo non evito critiche a chi lo fa.

Vuole sapere come la penso?

Credo che la cosa che più la infastidisce e il non riuscire a capirlo.

Il fatto è che ragionando con dei ragazzini sai cosa potrebbe tirare fuori.

Ma io sono merce altamente contaminata, posso rigirare il punto di vista e cambiare
completamente idea, non importa. Non mi identifico con ciò che ho detto 2 righe sopra,
e non ho neanche necessità di avere ragione. Ragiono. Localmente nei micromondi presi
in considerazione, trovo consistenza. Poi sposto i pesi, e la cosa si perde.

E tutto non ha più senso, ma ha senso il contrario

Quel che certamente è fastidioso, sono gli insulti, ecco questo è offensivo.

Ma evidentemente è meglio che torni ad occuparsi dei suoi pargoli a stati finiti,
quelli che di idee ne hanno evidentemente un numero limitato e sono capaci di scegliere
uno dei 2 campi, quelli che sono completamente daccordo con te, quelli che noi, e gli
altri.

Insomma, ci siamo capiti, o voti a destra o voti a sinistra. E niente si mette in dubbio.

Ci sono 5 punti fermi da usare per zittire i razzisti. Questi non sono pregiudizi,
non sono assunzioni. Sono punti fermi ed indiscutibili. L’averne cambiato il nome ha
cambiato la loro natura. Sono assiomi. Quindi a seguire delle tue affermazioni potrai
trovare solo teoremi coerenti alla data assiomatizzazione. E questo è il motivo percui
ammetto di aver sbagliato a voler intervenire, e per questo motivo ho eliminato le mie
considerazioni. L’avrebbero inquinata.

Le regole sono ben delineate se sgarri sei razzista e sei fuori. Denigrato e insultato, esposto alla pubblica onta. A questo la risposta di un sonoro rutto, è tutto quello che posso fare, chiedendo scusa e dicendo che non è diretto a lei, ma ai suoi modi codardi con i quali cerca di mantenere alta la propria autostima, che evidentemente non ha altri appigli che non una supposta superiorità intellettiva.

È esattamente questo il tipo di persone che nobilitano (non solo riabilitano) un Salvini o un chiunque esso sia. Anzi, Salvini riesce giustamente ad avere la meglio con semplicità semplicemente attaccandosi a verità riconosciute.

Pubblicato il MiniDossier di Openpolis “Immigrazione, il giorno dopo”

Avete vinto. Chissenefrega.

È così che chiudo la finestra di facebook dopo aver letto qua e là.

Avete vinto. Chissenefrega.

Perché se fate a gara per chi è più stupido non è detto che io debba partecipare. Anzi ve la do vinta senza neanche prendermela tanto.

“Ecco visto cosa succede …”

“Le cose vanno male perché …”

“È uno scandalo, inammissibile …”

“Sono indignato per x, y, z, perché …”

Ok. Estiqqatsi pensa che questo è molto preoccupante che voi siate indignati.

In un Paese ricco le cose iniziano ad andar male, di giorno in giorni si inizia a guadagnare meno, si inizia a perdere terreno nei confronti dei Paesi emergenti.

La reazione di noi italiani è prendersela con la politica, con i sindacati, con i capitalisti, con le banche, con le raccomandazioni, con la mafia, con il marcio che sicuramente è qui e la, o da qualche parte.

Qualcosa evidentemente non funziona, non è la concorrenza, non è che ci stiamo rincoglionendo. E no. Deve esserci del marcio.

E così stiamo marcendo davvero.

Certo esiste la mafia, il marcio, le raccomandazioni, i politici incompetenti e tutto il resto.

Come tutto ciò esiste ovunque nel Mondo, anche in quei Paesi emergenti che ogni giorno se ne escono con prodotti migliori dei nostri.

Cazzo. E non credo che io sia l’unico ad essersene accorto.

Non abbiamo vinto nulla. Stiamo soccombendo.

Grecia: ripaga il debito

Una risorsa in quanto tale non ha valore. Il valore è dato dal lavoro necessario per mettere a disposizione quella risorsa. Se le elite non sono capaci di far pagare i debiti a chi li deve non stanno facendo un favore a gente povera mettendoci del proprio, stanno facendo un torto a gente povera mettendoci risorse di altra gente momentaneamente un po’ meno povera.

Ecco, il fatto è che non sono soldi “soldi veri” il fatto è che quelli sono solo numeri che rappresentano doveri ed accordi che vengono meno, a loro volta risultato di un insieme di accordi a scendere giù, infondo, fino al panettiere che pretende di essere pagato per tenere aperto il negozio e vendere il pane.

E così se dicono che i greci sono stati raggirati, e così come dicono che noi italiani siamo stati raggirati dall’euro.
Ok, può essere vero, sì, siamo ca..oni che ci facciamo raggirare.
Irresponsabili, ecco cos’è. Abbiamo tutti i documenti e nessuno si scomoda a leggerli. Ignoranti.

Vogliamo stabilire che i debiti non vadano pagati? A chi conviene veramente?

Questo non è un discorso di destra (o di sinistra), oppure per essere di sinistra (o di destra) devi essere idiota.

Oppure accetti un accordo sfavorevole per poi non rispettarlo.
Irresponsabili, di nuovo.

È questo che non ci piace, la freddezza della sincerità, perché i mediterranei sono popoli caldi, non come i tedeschi che vivono nel frizer e si baciano indossando il domopack.

O il problema è forse che nessuno ha eletto un banchiere? Allora chi ha eletto il panettiere? Qualcuno ha eletto il fornaio? Perché qualcuno lavora i campi e altri no? Non avremmo dovuto metterlo ai voti?

Democrazia, potere del popolo, ognuno lo esercita nei modi previsti …

La sfogazione

Penso che l’idiozia abbia ormai occupato gran parte dello scenario mediatico di massa.

La massa è stupida, e di stupidità va nutrita.

Ed ecco la politica. Ed ecco l’animosita, la partigianità, la faziosità.

E se non ti interessa la politica basta dire che non sei un uomo tranquillo, ma un uomo inutile, ed aggiungere che stai citando Pericle, come se Pericle sia la persona più importante della storia ellennica, come se contasse più un sistema di governo che prevedeva la schiavitù, rispetto ad un Platone o Eratostele qualsiasi.

Che vuoi che non sia vero? Lo sarà pure, ma cosa c’entra se dico che sono tutti discorsi del cazzo? Cosa c’entra se quel che dici è solo “arte di avere ragione”, sul nulla.

Basta solo dargli il titolo di politica e già di suo assurge ad una rispettabilità immeritata?

Sono un informatico e capita che debba gestire le risporse, ma, siccome non scrivo sistemi operativi, mi capita più spesso di limitare le spese, ottimizzare, evitare gli sprechi di operazioni. Questa è Politica. E in questo riesco ad ottenere vantaggi piuttosto importanti (nel mio piccolo).

Ecco, quando sono davanti ad uno schermo, con una tastiera sotto le mie dita, finisco col fissarmi cercando di immaginare dove poter mettere le mani. E così mi accorgo di dover fare il punto, di fissare alcuni concetti. E per questo scrivo. Scrivo le caratteristiche del sistema, cosa spende di più, dove si potrebbero avere dei vantaggi, e cosa non conviene neanche cercare di migliorare. A volte disegno. Schizzi, stupidaggini, che in definitiva non serviranno a niente, ma mi aiutano ad avere un quadro meno offuscato di ciò che accade per poter intervenire.

Nessuno mi interrompe in questo processo.

Ma a volte mi capita di fare questo lavoro insiema ad altri. E ognuno sottopone la propria idea. Nessuno sbaglia, ognuno ritiene qualcosa più importante rispetto ad un’altra, ma non dobbiamo interromperci l’un l’altro per dimostrare che questo è più o meno importante, dobbiamo semplicemente attendere e capire quale aspetto si stia migliorando e cercare di ampiare il punto di vista per giungere ad una sintesi più inclusiva e/o scartare ciò che no va.

Ora, mi dite perché chiamate quella gazzarra dei vostri talk show fatta per vendere il vetril “politica”?

Perché chiamate la polemica fatta sui social network (tipo pubblicare link di QELSI, o altri giornali faziosi) “politica”?

Andate tutti a fanculo. Esattamente in quest’ordine.

Mi piace ascoltare la politica quando sono in Germania, per imparare il tedesco, non per altri motivi. È sempre la stessa merda.

Mi tocca di ammettere che nella mia vita ogni volta che ho avuto ragione non ho mai imparato nulla, ogni volta che ho avuto ragione tutto è continuato alla stessa maniera. È solo quando sono costretto di ad ammettere di avere torto che la vita prende un’altra piega, un altro punto di vista, una nuova avventura. Come quando, incontrando un tornante in discesa, ti senti messo alla prova: devi frenare, portare i pesi, chiudere il giusto, e ripartire. È faticoso, ma molto più divertente.

Ad ascoltare i politici penso sempre di avere ragione.

Il voto di protesta, il voto “estremista”

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    Posti Letto: 3

Bisogna raccogliere il dissenzo in contenitori democratici compatibili col sistema repubblicano, legali, ed inseriti nel normale arco istituzionale.

È per questo che esistono partiti populisti e demagoghi. Essi raccolgono i voti di chi non è daccordo con le logiche di spartizione del potere. I loro rappresentanti e frontman/frontwoman sono perfettamente inseriti nel sistema di potere esistente, anche se continuano a sostenere tesi contrarie al sistema, essi sono una sorta di paracadute per il sistema attuale, un modo soft per non far percepire al popolo che si è in trappola.

È facile ritenere per un elettore estremista che la colpa sia del voto degli altri, che le cose non cambiano perché il proprio partito non ha la maggioranza. In effetti il proprio partito, quello “estremista”, non farebbe nulla neanche quando avesse la maggioranza, è lì semplicemente a fare da paracadute, e non importa che successivamente non prenderà voti, un politico ha una quantità di paracaduti grazie ai quali può cavarsela comunque (vitalizzi, e via dicendo).

Riguardo l’abolizione del vitalizio, la tecnica è la seguente: chi è all’opposizione vota per l’abolizione del vitalizio, chi al governo per il mantenimento. A volte è l’inverso: la maggioranza prova ad abolirlo, e parte dell’opposizione vota contro. Ma questo accade solo se i numeri sono giusti.

Sinistra Ecologia Libertà. Partito considerato estremista di sinistra. Raccoglie tutti i voti di chi vorrebbe un sistema meno competitivo e più protezionista. Le reali azioni di rinnovamento sono inesistenti, generalmente gli elettori che votano SEL sono dipendenti pubblici, che ottengono per questa appartenenza dei favori, anche se non espliciti, si oppongono ad un sistema di valutazione meritocratico obiettivo (vedi sistema di punti per insegnanti). Questo partito non ha nulla contro il sistema, è assolutamente a favore della burocratizzazione della società, in perfetta antitesi con Bruno Rizzi, che ovviamente non è stato mai digerito dalla sinistra pseudo-marxista italiana.

Fratelli d’Italia. Partito di “ispirazione fascista”, non dichiaratamente, visto che è vietato dalla legge, rimane nel non-detto, tutti lo sanno, ma non è vero. E infatti non è vero. Non vuole la creazione di un partito fascista, non vuole mettere a capo un Duce carismatico, non vuole somministrare olio di ricino a chi non rispetta le regole. Semplicemente vuole mettere in dubbio la tesi che il fascismo sia stata una esperienza fallimentale. Una intera architettura dialettica su questioni di principio per dividere le coscienze, e far sì che si scelga: di qui o di là. Ma nessuno dice per fare cosa. Sostiene posizioni contro il sistema, come il ritorno alla sovranità monetaria, per poi non fare nulla per questo, o dileguarsi inspiegabilmente.

Lega Nord. Per questa formazione politica è importante sponsorizzare l’appartenenza e l’identità nazionale, oppure locale, o comunque solleticare la paura del diverso. Raccoglie così un malcontento dovuto alla microcriminalità.

Movimento 5 stelle. Sembra uscire da questo schema, ma essendo nei fatti etero-diretto, ovviamente sottostà al concetto di contenitore di malcontento.

Votare ha senso? No. Non ci sono possibilità di cambiamento tramite il voto, i partiti istituzionali sono per le istituzioni, quelli “contro” sono ugualmente per le istituzioni.

Il voto costituisce una fase grazie alla quale c’è una spartizione e una differente suddivisione degli equilibri di potere. Quindi non ha senso se ci si aspetta che le cosa cambino secondo quanto detto in campagna elettorale, ma solo se si considera differenti pesi ed equilibri di potere.

Resta il fatto che il voto è una parte realmente poco importante per il cambiamento, e molte altre azioni portano un cambiamento molto più incisivo.

Ci sono gli acquisti, e lo sciopero degli acquisti che incide decisamente negli equilibri di potere.

Le associazioni, e le azioni, e richieste, e conquiste che queste riescono ad ottenere, presso le istituzioni, e tramite i propri rappresentanti. Le pressioni su questi rappresentanti, il controllo di questi rappresentanti.

Le associazioni sono ad esempio Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confindustria.

I sindacati CGIL, CISL e UIL quelli che raccolgono più adesioni, hanno strutture simili ai partiti, e per questo sono effettivamente poco incisivi, determinano equilibri di potere, e, al pari dei partiti, assorbono una quantità esagerata di risorse.

Qualsiasi tipo di associazione tende generalmente a diventare bulimica di risorse, le associazioni dovrebbero essere usate per ottenere dei risultati, e non per farsi tragurgitare in voragini di dialettica infinite.

Si direbbe la stessa cosa per la politica, ma purtroppo il sistema è talmente malato che andrebbe terminato.

Il Governo non ha un piano, non ha obiettivi. Questo fa sì che non fallisca. Il Parlamento si fa promotore di cambiamenti di cui non avrebbe neanche il titolo, ma comunque riesce ad ottenere dei consensi.

Cosa andare a votare domenica prossima? Cosa? Cioè quale equilibrio di forze, o meglio quali forze?

Mi viene da pensare al politico intervistato da Mastroianni in Signori e Signore, Buonanotte

Quella sarebbe la persona giusta da votare.

Analfabetismo funzionale. Ovvero Governo ladro

Governo ladro … e Renzi né è la dimostrazione.

Maratona di Roma

Riprendo questa statistica che dice che solo il 20% degli italiani siano capaci di comprendere un testo.

Nella blogsfera (se ancora la chiamano così) c’è un articolo di Rudy Bandiera piuttosto catastrofista “Siamo un popolo di analfabeti funzionali e, spesso, di idioti

Facebook. 25 milioni di italiani sono iscritti. Ammettiamo che in questi 25
milioni siano tutta la fetta del 20%, cioè che quella persona su 5 italiani
che riescono a comprendere un testo sia iscritta a facebook, anche se la cosa,
ovviamente, non è in relazione. Cioè, ammettiamo che 12 dei 25 milioni di italiani
iscritti a facebook sappia comprendere un testo, ne restano fuori 13 milioni,
che si collegano, evidentemente, per guardare immagini e video, o scambiarsi
messaggi del tipo “ho fame”, “fatto cacca”, “forza XXX” (sostituendo ad XXX una
qualsiasi squadra di calcio), “governo ladro”, etc.

Per esprimere un pensiero complesso c’è bisogno di molte parole. Il 60% degli utenti
facebook si fermano alle prime 10 parole se non trova un “forza qualcosa”.

Ma torno alla disfunzionalità di comprensione del testo. Provando ad esprimere un pensiero.

Stamattina vado a Macerata. Devo fare l’analisi del sangue perché sembra abbiano
trovato una persistente situazione di inversione della formala leucocitaria.
Vuol dire, mi ha spiegato lunedì scorso la dottoressa, che alcuni componenti del sistema
immunitario sono leggermente fuori scala e invertiti, e vuol dire inoltre
che la situazione si è ripetuta (persistente) più volte negli ultimi 2 anni nei quali
ho donato il sangue.

“Vai al mattino quando vuoi, non dopo le 10” mi disse la dottoressa lunedì. Sto
fermo al passaggio al livello per entrare a Macerata 5 minuti. Altri 5 minuti li
perdo al ritorno. Di nuovo passaggio a livello chiuso. Mi viene da pensare che
c’è gente che fa questa cosa tutti i giorni, e penso che sia scocciante, no?

Penso che per percorrere 20km in auto c’è bisogno comunque di un tempo non nullo,
diciamo 20 minuti con il traffico, considerando una media di 30km/h, e considerando
certo, il traffico praticamente inesistente di Macerata.

Tutti i giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato allenandomi per una maratona, è che
un piccolo fastidio non può essere ignorato per 42km. Puoi ignorarlo se fai 2km e ti
fermi, ma non per 42. Se la scarpa fa leggermente male all’ultimo dito del piede
dopo 42km quel dito sarà tumefatto, probabilmente anche sanguinante, cambia le scarpe,
i calzini, fai qualcosa, ma risolvi quel “piccolissimo” fastidio.

Tutti i giorni. Tutti i giorni salite in auto e fate code per 20 minuti, un piccolissimo
fastidio. Ma alla fine dei vostri giorni avrete l’umore di merda, lo ignorate, fingete,
ma siete feriti dentro, tumefatti, sanguinanti.

Capita che in questo periodo passo del tempo a Francoforte ed è capitato, inoltre, che
la settimana scorsa alloggiassi fuori, 20 minuti di metro con un cambio.

La metro è noisa, non devi pensare al traffico, puoi portare il kindle e leggerti qualcosa,
controllare le email, o social-cosare su facebook e twitter. A Francoforte va molto.
In effetti il traffico di cui si lamentano i tedeschi è nulla rispetto a quello di …
di Macerata, sì, il traffico di Francoforte è nulla rispetto a quello di Macerata.

Eppure il traffico lo trovano fastidioso, quindi prendono la metro.

E guardo il treno passare lento, probabilmente vuoto e mi chiedo se avrei dovuto aspettare così tanto se fossi stato tra le prime 4 (e uniche) auto ferme prima del passaggio al livello.
Io che non ho un percorso, non ho un abitudine a farmi del male, di poco, giorno per giorno, io non riesco a sopportarlo.

Perché non salire su quel treno invece che farsi abbaiare dal miraggio pubblicitario
di una strada deserta, un deserto della ragione nella quale coltivare un sogno di
libertà che riesce a far ignorare il logorio delle catene che feriscono le caviglie
nell’attesa di arrivare al lavoro dove potersi lamentare per qualsiasi cosa, chessò,
del Governo, di Renzi, della squadra che non va, o il presidente farabutto? Perché no?