scrivere scrivere. commit, commit

Dico una cosa, da programmatore: scrivi sempre, scrivi tutto, nessuno ti sta leggendo, ma tu scrivi lo stesso. Qualsiasi idea, pure malsana, che ti passa per la testa.
 
E ci sarà chi dice che non serve a niente, che quello che conta è che il codice giri, eccetera. Oppure chi dice che pensa un sacco di idiozie che non è il caso di scrivere che se qualcuno le legge pensa poi chissà cosa su questo o quello.
 
Ma non importa, veramente. Nessuno ha tempo di leggere quello che scrivi e alla fine è vero che conta il codice che gira. È vero che avrai scritto 500 righe di codice per cancellarne 470, rimanendo con l’essenziale, tolte le cazzate, che però è quello che serve. Ma nessuno ti paga per le righe di codice, ma per quello che va fatto e serve i soldi ci sono.
 
E quelle 470 righe di troppo servono per indagare, sbagliare e correggere, se si percorrono 20 strade sbagliate è giusto fa sapere che quelle 20 strade sbagliate sono state percorse, perché quando si torna a mettere mano al codice, e qualcuno che non lo conosce pensa una di quelle 20 cazzate che hai già escluso con ottime argomentazioni. E allora quei 20-30 commit che hai poi buttato non sono buttati veramente, perché è vero che nessuno ti sta leggendo, ma anche se è molto difficile trovare al mondo qualcuno intelligente quanto te, è sicuramente probabile trovarne uno stupido almeno un quinto di quanto lo sia tu.

Migrazioni e migrazioni

https://events.drupal.org/sites/default/files/slides/Migrating Multilingual Content to Drupal 8.pdf
Apprezzo le slide del pdf, e https://evolvingweb.ca/blog/migrate-translations-csv-json-or-xml-drupal-8

Sembra che per fare la migarazione dei contenuti da un drupal 7 (o 6) a drupal 8, ci si affidi ad delle definizioni di mapping tra le 2 piattaforme, e in modo piuttosto furbo, non essendoci niente di operativamente complesso, il formato yaml corrisponde ad una procedura eseguita, come in tante parti col framework symfony (approfondire questo aspetto).
E sì, è proprio per approfondire questo aspetto che ho intenzione di portare avanti l’aggiornamento di drupal alla versione 8. Non certo perché lo ritenga una piattaforma valida, ma perché mi incuriosisce l’architettura software, che per altro è assolutamente inadatta a qualsiasi applicazione reale, evidentemente.

Ma ciò che mi incuriosisce sono i pattern, l’organizzazione delle classi, e le funzionalità di symfony.

Cerco su internet e trovo sempre chi sostiene che “drupal 8 è lento però …” e poi fa seguire qualcosa che riguarda l’estensibilità o le funzionalità o la “potenza”, cosa del tutto inopportuna, ma piuttosto comune tra gli acquirenti dei SUV a dire la verità.

D’altra parte trovo confronti che, parlando di sicurezza, si schierano nettamente a favore di Drupal 8 rispetto a WordPress come piattaforma.
Il parallelo drupal-SUV sembra essere calzante.

Ho sempre pensato che se devi andarci a lavoro, e non sei un autotrasportatore, dovresti preferire una utilitaria che consumi poco a qualsiasi altra opzione.

Se però arrivato al lavoro non puoi chiuderla e rischi di farti fregare le chiavi di casa che poco furbamente ci tieni dentro, allora il risparmio si traduce in perdita.

Così suppongo che sia per le piattaforme. Per redigere un blog non c’è alcuno bisogno di utilizzare una piattaforma ultra tecnologica e sicura, se la si usa per pubblicare dei contenuti. E dunque, wordpress va benissimo, a patto che non gli si faccia gestire dei soldi.

Ed ecco che le estensioni wordpress per fare ecommerce sembrano del tutto inopportune.

D’altra parte per far girare drupal ci vuole un bel po’ di pazienza, oppure una macchina con buone prestazioni.

Dunque, il mio side-project in questo momento è portare i contenuti verso drupal8, per poi metterci il blog personale.

È effettivamente un contro senso per quanto ho scritto sopra, ma è sensato nell’ottica della capitalizzazione in conoscenza che deriva dal fare il porting, e anche dall’avere a che fare con la piattaforma.

In sostanza perdo tempo sperando sia un guadagno

Felici e distanti

Quello strano bisogno

A 10 giorni dalla mia sortita dal social network di maggior successo (numericamente) quello che provo sono delle strane smanie, una sorta di bisogno di ubriacarmi, o perdere i sensi, perdere il controllo, staccare.

Non sono insolito alle dipendenze e in un certo senso mi affascinano. Uscire da quella delle sigarette è stata la cosa più dura, perché socialmente accettata, infondo, e comunque ritenuto un vizio “umano”, nel senso che ti rende in qualche modo “sensibile”, e il circolo vizioso creatosi tra la mia presupposta insensibilità e mancanza di rapporti sociali, e il voler uscire dal vizio del fumo perché non mi sentivo adatto/a mio agio, ha fatto sì che portassi avanti la dipendenza.

Infondo è sempre così, non si tratta mai di affrontare un singolo aspetto alla volta, perché esso è sempre correlato a qualcos’altro, incatenato. E tutto questo finisce per incatenare te che ne diventi vittima consapevole ed acconsenziente.

Così uscire da Facebook diventa difficile per via dei contatti che si perderebbero. In realtà sono uscito proprio per perdere quei contatti che mi sembravano deformati e trasformati, in qualcosa che stentavo a riconoscere e con i quali non avevo più voglia di relazionarmi. O quanto meno non a quel modo.

E così, dopo diversi anni, uscire da Facebook è diventato facile, o almeno lo è in questa finestra di tempo.

Mi è capitato poi, un sabato, di affrontare una “discussione” in un forum per informatici.

http://punto-informatico.it/b.aspx?i=4423817&m=4424077#p4424077

Molto probabilmente un troll, oppure qualcuno che è pagato per far si che si aumentino le interazioni e si riempia il forum di contenuti.

Uno dei meccanismi di condizionamento comportamentale usato da facebook:
In qualche maniera ognuno cerca di avere ragione, come in un gioco. Questo obiettivo ha alti e bassi, la produzione di dopamina stimola a perseguire questo scopo. Io sto ribattendo alla tua risposta perche’ credo che così otterrò qualche vantaggio. Ovvero avere ragione in una discussione, per altro del tutto sterile perché portata avanti con un qualcuno che mi sta semplicemente invitando a riempire il forum di questo sito rispondendo ad argomentazioni fallaci e variopinte.

Amore-Odio.
Se non sei sicuro di cosa provi probabilmente è dipendenza malsopportata.

Questa è certamente una cosa che ho imparato uscendo da diversi tipi di dipendenza.

Ciò che ti da una dipendenza è una sorta di felicità, e un bisogno. La felicità è il premio, il bisogno è la sofferenza.

Bastone e carota? Sort of.

Felici e distanti, direi. Infondo si cerca di avere un contatto con gli altri, per poi respingerli mettendo avanti una maschera, che è esattamente lo stesso tipo di comportamento che si avrebbe nella vita reale, con in più il vantaggio di sprecare il tempo a condividere le proprie informazioni con dei venditori ci merce varia.

Se la piattarforma è gratuita, in qualche qualcuno dovrà pagare il lavoro di tenerla in piedi, ovvio, e non metto in discussione questo aspetto.

Quello che nessuno ti ridà indietro è il tempo che passi ad interagire scambiandoti messaggi, e commenti che non lasciano nulla se non rumore.

Felici, distanti, e nullafacenti, aggiungo. Il problema non è nel meccanismo della dopamina e della gamification. Piuttosto quello che diventa patologico è il senso di soddisfazione (felici) per aver realizzato nulla.

Il gioco è una cosa stupenda, e la dopamina è una risorsa semplicemente fantastica.

L’uso che ne viene fatta da altri, la propria, è una sorta di furto di risorse. Risorse umane, intellettive.

Sto indovinando che questo bisogno in qualche modo possa essere soddisfatto con il lavoro e la persecuzione di obiettivi misurabili.

Quello che manca a facebook sono i premi. In realtà ci sono le notifiche, e quindi il numero di notifiche che si riceve giornamente è una sorta di premio. Il numero di mi piace, e così via. Però sono assolutamente effimeri. Poi ci sono il numero dei contatti. Questo sì può essere un punto di riferimento, ma è comunque un dato che non si guarda quasi mai.

Legalizzala

Quello che ho apprezzato della discussione su punto informatico è il parallelo con le droghe. Evidentemente se la droga è una sostanza chimica, e la dopamina lo è, non ci sono molte differenze tra le dipendenze “fisiche” e quelle psicologiche. E questo secondo me non dovrebbe aprire la strada ad una possibile regolamentazione delle piattaforme dei SN, ma anzi considerare la deregolamentazione delle altre droghe, ovvero delle sostanze.

Tutto fatto sulla base della consapevolezza dei meccanismi, non delle sostanze.

Cambiano solo alcuni aspetti, ma la descrizione del meccanismo è più o meno sempre la stessa: fornire bisogno e soddisfacimento del bisogno in due tempi separati e indurre e pensare che la sostanza (o il mezzo) sia responsabile della sola soddisfazione e non del bisogno.

Non esiste una sostanza che ti induce alla dipendenza al primo consumo, perché non si possono instaurare queste dinamiche con un solo giro di giostra. La prima sensazione che si prova è curiosità e stupore. Si chiamano “stupefacenti” non a caso.

Più un condizionamento è leggero più sarà facile che faccia breccia e si instauri molto profondamente. Questo è il principio della rana che bolle: se si tuffasse in una pentola bollente farebbe di tutto per uscirne il prima possibile, ma siccome l’acqua aumenta di calore gradualmente la rana finisce per essere felicemente lessa.

Così il vizio del gioco è qualcosa di innocuo, perché giocare qualcosa in più non conta nulla. E ancora un po’ di più … finisce poi per prendere il posto di tutto.

E così il fumo. Non è niente una sigaretta, non fa mica tossire. Sì, fa tossire, ma si sopporta. Da qualche disturbo, ma non importa. È una soddisfazione, quell’odore affumicato, piacevole, che entra nei polmoni, e rilasssa, e non fa pensare ad altro. Ma soprattutto è una forma di libertà, liberazione, liberazione dal subdolo bisogno fisiologico della nicotina.

Ma la sostanza è effettivamente solo un mezzo, infatti ci si disintossica dalla nicotina nel giro di una settimana. Il perché si ha il vizio del fumo è dovuto a dei cambiamenti a livello cerebrale, e non solo alla dipendenza dalla sostanza.

Il discorso riguardo al fumo che è “piacevole”, “è bello sentirlo entrare nei polmoni”, “rilassa”, sarebbe assolutamente inaccettabile per chi non è mai stato fumatore, eppure per un fumatore è giusto, è comprensibile.

Provare a sostituire il gas di scarico dell’auto con il fumo nel discorso sarebbe ragionevole. Infondo è un erba bruciata, erba aromatizzata con sostanze chimiche, e a volte anche derivate dal petrolio. Dunque:

respirare il gas di scarico è piacevole, è bello farlo entrare nei polmoni, rilassa, non fa pensare ad altro, e da un senso di liberazione.

C’è chiaramente qualcosa di insensato ed illogico in questo, qualcosa spiegabile solo con un cambiamento sinaptico che scorrela il fumo da qualsiasi argomentazione logica, in qualche modo il gesto del fumare risulta ragionevole e coerente col resto della personalità, anche se è assolutamente illogico e auto lesivo. Ovvero le cose riescono a coesistere, e certamente anche in persone molto intelligenti (ricordo che, almeno dai racconti, Marvin Minsky è stato un fumatore, e sicuramente molte altre personalità eccellenti).

[Hint: la respirazione lenta, profonda e controllata ha di suo la capacità di calmare e rasserenare. Il fumare costringe a respirare lentamente e in modo controllato (altrimenti si soffoca e si inizia a tossire), il resto dell’opera lo porta a termine l’introduzione di nicotina che calma la sensazione di mancanza (astinenza). Ad esempio io ho avuto difficoltà a diminuire il numero di sigarette prima di riuscire a smettere del tutto, sarebbe bastato sostituirne alcune con pausa-di-respirazione-profonda]

Si può aumentare la produzione di endorfine operando dall’esterno, e portare a gesti ripetitivi e instaurare reazioni condizionate ad eventi, e con la ripetizione far sì che questi pattern comportamentali diventino compulsivi, automatici. Questa non è fantascienza o pseudoscienza. Questo è sfruttare il meccanismo del rinforzo.

Qualcosa di laterale, contestuale, allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, di quella basata sulle reti neurali, è lo studio dei meccanismi del cervello, nell’ottica di poterne riprodurre le qualità. Ed è noto che una rete neurale deve essere istruita, si ha una fase di apprendimento, durante la quale i pesi delle connessioni tra i nodi (che rappresentano semplificatissimi neuroni) vengono regolati e aggiornati (con un meccanismo di propagazione e una opportuna funzione gradiente), per far si che la risposta sia conforme a ciò che ci si aspetterebbe come “giusto” nel caso di una domanda rappresentata dai dati forniti in ingresso.

In realtà il comportamentalismo è nato parallelamente e in maniera svincolata dalla scienza del calcolo, ma sono più o meno contemporanei.

Rimane il fatto che uscire da una dipendenza non risolve di per sé i problemi. La nullafacenza resta, oppure è stata proprio la causa dell’accidia camuffata da “networking”.

Bisogna piuttosto capirne il meccanismo e saperlo sfruttare per perseguire i propri obiettivi. Uno dei libri che ho trovato molto interessanti per questo è “la dittatura delle abitudini” di Charles Duhigg, criticato malissimo per il suo modo di esporre gli argomenti in modo sensazionalistico, ma a torto secondo me, perché i contenuti sono del tutto rispettabili, e la forma ad effetto ricalca esattamente i meccanismi che descrive.

Saluto a Drupal.

Veramente non c’è modo di avere vita facile con questo CMS.

Il problema è forse il farci troppo affidamento.

Uso drupal come un blog, e considero il blog come un modo di pubblicare contenuti, e mi aspetto che essi siano consistenti e atomici in qualche maniera, ovvero che possano esistere come entità.

Drupal supporta i contenuti in multi lingua, o me lo aspetto almeno, così dalla versione 7. E così mi aspetto che perfino le entità associate contenuto-traduzioni siano esse stesse una nuova entità molecolare, per così dire.

Ed è naturale aspettarsi che ci sia una modalità per poter salvare i contenuti, per poi reimportarli in un nuovo sito.

Il problema è provando ad usare il modulo migrate di drupal 8, tutto questo non viene considerato, tutti questi concetti sembrano non intervenire, e si atterra su di una schermata che elenca cosa verrà importato e cosa non funzionerà, che è qualcosa di assolutamente incomprensibile.

Dopo un fine settimana passato a combattere con un mostro succhia risorse ho quasi perso la speranza di recuperare i miei contenuti.

Questo lo trovo triste e sconsiderato, quasi un furto.

Quello che mi resta da provare è https://www.drupal.org/project/views_data_export , sperando che si possa recuperare i dati.

Mi accorgo che il semplice disinstallare un modulo in drupal 7 mi ha fatto perdere i dati, ma in realtà è solo un’illusione, i dati ci sono, ma il sito ha smesso di farli vedere. E non ne trovo le ragioni.

Ci sono “contenuti senza contenuto”, questo naturalmente è solo ciò che appare.

Evidentemente come per tutti i dati, anche un sito ha bisogno di backup, ma quali sono gli strumenti messi a disposizione per un backup.

Intendo, oltre a mantenere la copia del db e del filesystem, c’è un modo più agile e più univoco di salvare i dati?

Se un’articolo è al più una pagina di ipertesto con immagini, non sarebbe più semplice se fosse il framework ad occuparsi di esportarli, ognuno atomicamente, per poi spacchettarli come più gli piace?

Ovvero dato un contenuto le sue immagini potrebbero essere codificate in base64, in linea, ed essere quindi esportate verso un file di testo, o multipli file di testo.

Evidentemente si perderebbero delle informazioni semantiche. Ma dunque un xml con sessioni CDATA non sarebbe sufficiente? e quindi evitare anche la codifica delle immagini in linea, ma fara in una apposita sezione dell’XML con le informazioni relative al riferimento e alla posizione nel filesystem:

<blogentry>
<title>title post</title>
<content lang="it"><!CDATA[[.... ..]]></content>
<content lang="en"><!CDATA[[.... ..]]></content>
<images>
<image filename="/path/in/the/website"><!CDATA[[base64:.... ..]]></image>
</images>
</blogentry>

Ok, capisco che usare l’XML sia piuttosto agé, ma così almeno si può ragionare sull’esportazione/importazione in modo agnostico, invece di andare sempre a parare su codice e framework, e struttura del db, e via discorrendo.

I framework cambiano sempre e tutto si aggiorna, ma l’entità come un post di un blog dovrebbe rimanare tale.

Ovvio che si possono aggiungere metatag o qualsiasi cosa, ma tutto ciò che è necessario alla presentazione della pagina, nel senso di autenticamente relativo al contenuto (escludendo quindi i blocchi o decorazioni e campanelli), potrebbe essere impacchettato in una struttura semplice e leggibile da tutti. Da tutti i framework.

Collegamento gambe <-> cervello

Oggi mi esplode il cervello, ovvero, mi stanca proprio riuscire a capire il codice che sto modificando, non riesco ad entrare nella testa di chi l’ha concepito, sono troppe informazioni da accumulare, così decido continuamente di prendermi delle pause. In realtà sono 2 giorni che non ne vengo a capo.

Quindi piuttosto che pause, la mia idea è questa: prendo degli appunti e mi do delle risposte, eventualmente lacunose, forse sbagliate, ma fisso dei punti semifermi.

Prendo a prestito questa metodologia da GTD, Get Things Done, il metodo per organizzare il lavoro e i vari task, da qualche parte in quel libro si dice che nelle prime fasi, nell’ideazione di un progetto, è meglio scrivere quello che si vuole fare, le fantasticherie spesso zoppicano e non è evidente.

Epperò mi viene in mente un altro collegamento. Mi capita di leggere osservatori ignoranti che criticano i cliclisti che vanno in frequenza, tipo “cosa pedali veloce se sei sempre lì”. Basta conoscere un po’ di fisica e di biologia per capire che maggiore è il numero di pedalate, minore è la potenza necessaria ad ogni pedalata. Oppure, detto in altra maniera, a parita di potenza della gamba con l’aumento della frequenza c’è un aumento della potenza espressa per il movimento.

L’analogia quindi è che la mente, grazie agli appunti scritti, riesce ad esprimere più potenziale, a parità di potenza computazionale. Calcolo + memoria = ragionamento (penso sia qualcosa affermato da Ada Lovelance durante una delle presentazioni della macchina analitica, circa un secolo fa’). E aumentare la velocità con la quale si fanno aggiornamenti della memoria aumenta la capacità di ragionamento.

Ma c’è di più, a livello macroscopico, la cultura umana stessa è una specie di memoria sulla quale l’umanità, come se fosse un immenso sistema di calcolo, scrive continuamente, ed amplia, e migliora.

Ecco, mi andava di spaziare, di appuntarmi questa cosa, per me, a futura memoria, di quando mi troverò in difficoltà ad affrontare qualcosa: trovare appoggi, anche non veri ma verosimili e credibili, e andare a piccoli passi.

E comunque è una scusa per cuocere 2 uova per la pausa di mezza mattinata.

(Nel titolo andava analogia, ma è bella l’idea di collegare le gambe al cervello.)

Le cose cambiano … davvero?

Mi stavo chiedendo, ora, perché è così negativa la percezione che ho di Microsoft, e come sarebbe la percezione che ne hanno gli altri.

Una cosa alla volta. Prima di tutto io sono cresciuto tecnicamente, e parallelamente, con la MS che stava sviluppando, in modo piuttosto goffo, il suo sistema operativo di punta. MS è cresciuta facendo scelte molto discutibili, appoggiandosi per lo più a conoscenze, a contatti/contratti, ottenuti presso vari stati, si potrebbe dire che è cresciuta “all’italiana”: una mano lava l’altra, e tutt’e due lavano la faccia.

http://windowsitpro.com/windows-client/windows-nt-and-vms-rest-story
Io ho sempre snobbato la Microsoft per via delle scelte tecniche assolutamente insensate. MS assunto molti progettisti provenienti da VMS, Window NT era pressoché pronto nel ’94, ma invece decide che deve mantenere la compatibilità ed uscire con un sistema operativo basato su MS-DOS, e lo fa nel ’95, dopo aver fatto attendere tutti il suo arrivo per un anno (doveva uscire nel ’94, ricordate?).

Nel ’92 partecipai ad un evento formativo/divulgativo di Microsoft (tenutosi all’università di Ancona, io ero ancora alle superiori) che lodava windows NT come il prossimo passo, professionale e compatibile con i vecchi sistemi. Mi ricordo gli interventi dei partecipanti che chiedevano se fosse possibile compilare il kernel per un PDP a 11 bit, oppure ho confuso qualcosa, io ed un mio amico parlando della domanda ci siamo guardati come per dire “che c@zz’ ha chiesto sul PDP?!?”.

E invece se ne esce IBM con OS/2 Warp nel ’94, gira solo su 386 in su, è leggero, veloce e sicuro. Ha una buona interfaccia grafica a finestre, icone sul desktop, e tutto.

La MS è ancora indietro col fiato corto, e non ce la fa per quell’anno ad uscire col suo nuovo windows. Ma bombarda il mondo con promesse. Il mondo, le aziende, i negozi, gli stati, qualsiasi cosa. Microsoft è solo marketing, e molti appassionati informatici, me compreso, pensano che è tutto un bluff, e poi c’è Linux che sta diventando stabile in quegli anni, hanno portato il server grafico.

Così, che dire? niente Microsoft, perché è un bluff (e principalmente perché non ha ancora rilasciato il sistema!), non con IBM che ha una storia da bluffer, molto simile a quello che ora Microsoft vuol essere (o lo è già), quindi niente OS/2. Linux è un sistema poco innovativo tecnicamente parlando, ma la terminologia e le astrazioni *NIX sono ben conosciute e stabili, la gestione della memoria è comunque non del tutto banale, è efficiente quanto basta, e decisamente È STABILE. Ci si può lavorare, ci si possono fare esperimenti, si collega ad internet e tutto.

Nel ’95 Windows si presenta come un sistema istabile e colorato, dove ogni volta è una fortuna riuscire a terminare il boot prima di vedere la schermata blue della morte. Il gestore della memoria è pessimo, la protezione è inesistente, capitano sovrascritture di aree di memoria assegnate ad altri processi, non servono nemmeno i virus per corrompere di tutto. I pacchetti software di punta della Microsoft riguardano l’Office automation, MSWord, MSExcel, MSAccess, MSPowerPoint. A causa del gestore VM si finisce per pensare che MS Word faccia schifo, che va sempre in crash, che bisogna recuperare da un file temporaneo, che bisogna salvare ogni 13 secondi.

Oggi. Ho bisogno di alcuni servizi, diciamo hosting, ma anche di software. Sono per l’opensource, il software libero, ma a volte pago per il software, e pago sicuramente per i servizi. Capisco che anche lo sviluppo di un software è un servizio. Io stesso sviluppo software, e fornisco un servizio. Cosa faccio? Penso a cosa può volere il cliente (o più spesso l’utente nel mio caso), e così questo è l’obiettivo, e questo è lo stimolo che mi porta a crescere e migliorare, servire l’utente al meglio, fornire un software più stabile, meno confuso, più immediato, e cercare di farlo felice, così sarà soddisfatto di aver speso bene i suoi soldi.

Io noto una differenza sostanziale tra questo mio atteggiamento e quello avuto da Microsoft in questi anni. L’atteggiamento di Microsoft è stato quello di cercare di essere riconosciuta come l’azienda leader, di ottenere i contratti, di aprire centri di sviluppo nel mondo, di rendere incompatibili i software altrui, di massimizzare i profitti.

E dov’è l’utente? L’utente è marginale. Conta poco, contano i soldi sì, e sono i suoi, ma non deve neanche scomodarsi di tirarli fuori direttamente, sarà il negoziante che allegherà copia OEM del sistema operativo MS al momento dell’acquisto. E non deve neanche pensare: esiste solo questo.

In linea di massima questa è una delle cose che vuole il cliente: non pensare. E su questo la Microsoft ha avuto ragione alla grande. Ma non è più vero se si tratta di un professionista che i servizi vuole usarli.

Ora MS vende servizi su cloud, SaaS, PaaS, eccetera, è per quello che oggi mi chiedo qual è l’atteggiamento che ho io nei confronti della Microsoft, la percezione che ho di quella azienda.

Nadella è il nuovo CEO di MS da più di un anno. La direzione è stata quella di rilasciare diverso software opensource, di aprire agli sviluppatori, cioè a professionisti che non solo non trovano sconveniente l’uso del cervello, ma lo ritengono persino opportuno. E comunque opportuno prima di spendere dei soldi.

Dovrebbe cambiare il mio atteggiamento? Davvero oggi Microsoft è cambiata?

Penso sia giusto che io mi ponga questa domanda, non ho ancora la risposta, ma passerei all’altro aspetto ora.

Che percezione hanno gli altri riguardo a Microsoft?

Dovrei provare a mettermi nei loro panni? Cioè di chi non ha capito il gioco sporco di una azienda marcia guidata solo dal desiderio di potere? Dovrei mettermi nell’ottica di chi pensa che fornire un servizio sia l’obiettivo della Microsoft.

(All’uscita di windows 95: “non vi costringiamo ad aggiornare il vostro software precedente”, sostanzialmente programmi di contabilità, che per natura stessa della problematica andavano aggiornati di anno in anno per via del cambio delle leggi e dei parametri.)

Non ci riesco molto. Mi domando che tipo di testa deve avere uno sviluppatore che lavora per la Microsoft, suppongo che un programmatore ha più o meno la solita testa, sono le macchine che te la inquadrano, non può mentire o fare sotterfugi, devi prima o poi scontrarti con te stesso e finire coll’essere onesto. Ma come puoi lavorare lì allora?

Forse chi ama Microsoft pensa che le cose debbano andare così, che chi vende racconta balle. Ma non vedono i servizi forniti da Google? e da Amazon? e dagli altri? Non se ne percepisce la differenza?

Il mio astio per Microsoft è anche dovuto a quello. Ma possibile che pensate che le cose debbano andare così? Che chi produce software non lo faccia con amore e desiderio di soddisfare il bisogno dell’utente? Piuttosto che (e “piuttosto che” è un avversativo!) fare soldi il più possibile?

Non so. Mi sono fatto solo domande e non ho risposte.

Ma facciamogli un po’ di pubblicità:

Windows 10 Enterprise E3 now available as a partner delivered cloud service

 

pensieri a caso

In fondo le caratteristiche di un sito dinamico consistono nel

  1. servire una pagina associata ad una url
  2. mostrare dei contenuti contenenti anche link (cioè url), interni
  3. permettere di aggiungere nuove pagine (e quindi nuovi url)
  4. organizzare le pagine secondo una struttura

Così se ti capita un codice che non hai mai visto hai la lista di cose che devi capire:

  1. mappatura url<->pagina
  2. mappatura pagina<->baseDati
  3. amministrazione e organizzazione si deduce poi

Ma perché un problema così standard non viene ancora affrontato in modo standard???? ancora no?

E guardo il tempo. Che tempo fa?

Devo uscire per correre e non so quanto faccia freddo, o quanto si scalderà l’aria, così cotnrollo ilmeteo.it, è l’applicazione de ilmeteo.it per cellulare.

La apro, essa controlla la mia posizione, poi mi appare il tempo di Francoforte, ok, sono a Tolentino, la domanda potrebbe essere “cosa avresti controllato?”.

Poi appare la pubblicità. Ecco, la chiudo. Cambio località. I dati sono aggiornati a 3 giorni fa. Scorro col dito per darmi i dati attuali. Ok. Ho i dati attuali, e riappare la pubblicità.

Ilmeteo.it è gratis grazie alla pubblicità.

Ma quanto costa la pubblicità? e centinaia di stazioni meteo che forniscono i dati gratuitamente alla rete meteo?

E quante volte l’applicazione mobile va aggiornata? e a quale prezzo?

Si sovraccarica il costo per poi dire che per pagare il costo del sovraccarico c’è bisogno di pubblicità?

E poi cosa sono gli alert meteo? abbiamo uragani? non mi risulta. Abbiamo eccesso di produzione.

Tu te l’immagini?

Te l’immagini di attraversare un tratto di autostrada, per il quale paghi, lungo il quale ogni tanto devi fermarti perché c’è una buca, e non semplicemente aspettare che le cose si aggiustino, ma fornire assistenza ed indicazioni affinché venga messa a posto, ed ascoltare persino insulti perché tu non stai utilizzando la terminologia giusta, e quindi gli operatori, ingegneri, operaii, e supporto clienti, non riesce a capire cosa tu stia dicendo, e chiami, ad esempio “buca” qualcosa che è un cedimento strutturale della massicciata sottostante all’asfalto stradale… te lo immagini?

 

Non ti verrebbe di incazzarti?

 

Ecco, se ti colleghi ad internet ti succede tutti i giorni.

 

Sì, ok, si fa per scherzare, il sparare minchiate, ma siamo tutti colpevoli, incompetenti,
o entrambi.

 

Ecco tutto.

Niente Amore. Un po’ di amore. Più amore

Sono qui in ufficio, a più di 3000 km da casa a scrivere software nel modo più diligente possibile. Poi guardo le foto dell’ultima gara di triathlon, qualcosa non va e la mia faccia è deformata.

Viene da chiedermi che umore avessi appena uscito dall’acqua del lago Maggiore, ad Arona, l’ultimo 26 Luglio.

E poi mi chiedo cosa si è perso del mio rapporto idilliaco con il mio lavoro, con lo scrivere software. E quando? forse già dall’inizio, dal mio primo lavoro, nel 2001. Ero piuttosto diffidente che quella passione da ragazzino mi avrebbe dato qualche soddisfazione vera. E invece sembrava che andasse in un primo momento. Ma arriva la delusione. Non tutto è perfetto, e questo basta a rompere un equilibrio delicato.

E cosa ho fatto in questi anni? Ho continuato a lavorare, prima lasciandolo indietro, poi prendendolo sempre più sul serio, man man che capivo che non c’era niente da risolvere a livello di rapporti con la mia famiglia.

Sono equilibrii, priorità. A volte si da troppo peso ad alcune cose che non dovrebbero averne. O almeno non così tanto. È sbagliato ragionare su di un singolo problema, ma effettivamente se ne affronta uno alla volta, è più facile.

Ma adesso scrivo software. Nel modo più diligente possibile, per quel che vuol dire.

Ma dove s’è perso l’amore? Andar cercando rapporti occasionali, o inventarsi sentimenti tanto per farsene una un po’ più a lungo. E non capire. Cosa c’entra con l’amore questo?

Ho perso qualcosa, ed è importante. L’amore per quel che faccio.

Sto qui a scrivere software per gente che lo usa, che è felice di vedere qualcosa di “figo” che funziona, e che è utile al suo scopo, ed è felice che di poter usare il software che sto scrivendo, e lo sto scrivendo “nel modo più diligente possibile“. Cosa cazzo vuol dire “nel modo più diligente possibile“? “Diligente”

Forse è lo stesso modo col quale affronto una maratona o mezzo iron?

Se così tanto vale non partire.

Forse è per via di troppe chiacchiere che mi girano in testa. “poi ti fregano”, “attento ti fanno lavorare per niente”, etc.

Certo, voglio essere pagato, ci mancherebbe, ma chi mi propone di lavorare gratis effettivamente? Ora?

Sono ancora nella fase “un po’ di amore”, e non è abbastanza. Del resto non c’è altro che conti nella vita, “niente amore” è come se non avesse senso, “un po’ d’amore” è come se avesse poco senso vivere, è come tirare a campare.

E ora torno al lavoro, la pausa pranzo is over.