Se non ce la fai fermati

Ci hanno abituati male.

570 euro sono i soldi che ho pagato per partecipare a 2 gare: Rimini Challenge e Venice Challenge. Distanze: half-iron, e Ironman.

Perché si pagano questi soldi? Organizzazione, chiusura delle strade, assistenza in mare, gadget, sicurezza, tutto.

Ecco, quando andate a vedere una gara di triathlon il biglietto lo hanno pagato i partecipanti. Sì, gli attori pagano lo spettacolo.

Quindi ringraziate e divertitevi.

Ma “perché?” nascondeva altro, perché pagare per preparsi 6 mesi (e più) per partecipare ad una gara che ti esaurisce fisicamente e mentalmente?

Forse perché se hai pagato allora lo fai.

Capita che venerdì sera ho il dito del piede infiammato, ma decido ugualmente di andare in piscina, dopo qualche tentennamento di rito. Il sabato ho un lungo in bici (200km) e la domenica 30km di corsa. Se non si risolve questa situazione finisce che devo saltare i lunghi, e questo è male per la preparazione. All’ora di pranzo avevo fatto le ripetute di 500 metri (10) ed ero piuttosto soddisfatto, ma saltare i lunghi sarebbe come buttare il lavoro di mesi.

Alla fine penso: sì, è gonfio. Sì, esce un po’ di liquido. Fa male, è infiammato, eccetera. Ma nell’acqua della piscina c’è cloro.

Torno da piscina, mi fa male il dito. Mangio bene, e più tardi vado a dormire. Non più di un’ora. Il dolore mi sveglia e non ce la faccio.

Mi alzo pensando di impazzire. Non voglio saltare il lungo, ma è insopportabile, non capisco cosa c’è, inizio con la mia solita ipocondria e penso alla meningite (che non so neanche cosa sia, ma ho visto una immagine su wikipedia e mi basta per attaccare con la paranoia). Poi cerco un’antidolirifico, forse. Vedo che ne ho uno al cortisone, vecchia prescrizione poi mai usato. Non mi piace il cortisone, da troppi effetti collaterali. E comunque è un’antidolirifico, non voglio non sentire se ho qualche problema. Vedo che ho l’OKI in bustine, ma ho appena pensato quella cosa … non prendo nemmeno quello.

Chiuso discorso “medicinali a caso”.

Provo a ragionare così: infiammazione, liquido … acidi urici? forse sto esagerando con le proteine? Mangio, del resto è la risposta standard della mamma di fronte ai problemi: prima di tutto mangia. Ho 3 fette di pane, tostato. Poi qualche mela, ma immature, ne mangio 2. Sono le 2 di notte. Domani non faccio il lungo. Sono preoccupato, mi sveglierò e andrò al pronto soccorso.

Apro gli occhi e cerco di girarmi in direzione della sveglia. Doveva esserci una sveglia… Appena realizzato dove stavo dormendo riesco a trovarla. 9:10

È impossibile partire per il lungo, il piede però mi fa meno male, vuoi vedere che la ricetta funziona? Gli zuccheri sfiammano? Boh

Di certo vado all’alimentari sotto casa (emh, sì, si chiama proprio così, oltre al fatto che è a 2 passi da casa mia), prendo pane, banane, gallette, prosciutto cotto. Forse non farò 200km ma proverò a partire lo stesso. Forse il dolore del piede mi farà fermare dopo 50km, ma voglio provarci. Sarò pronto per le 10:30 bene che va, non ho neanche il tempo.

Colazione con soli carbodrati, frutta e avena (è un cereale, quindi ok). Preparo molta acqua, 1,7 litri, con poco isotonico. 2 panini con prosciutto. 3 barrette. È ora di partire, giusto un caffé. Sono le 10:50.

Non ho nessuna fiducia, ma sono in strada e si pedala. È una giornata fredda. Mi fermo a pisciare dopo 40km, non brucia, per ora ok. E panino mentre riparto: devo andare, si fa notte. Così arrivo a Fano, poi Pesaro. In realtà avrei voluto fare passo del Furlo, ma non so che strada ho preso. Giro per Urbino. Arrivo ad Urbino. Altra sosta. Non brucia. Ok. Il piedo come sta? Nella scarpa. Non muoio. Ok.

95km. Si torna, forse poi arrotondo attorno a Falconara. La discesa è una figata, ma non è neanche molta. Vicino Pesaro capisco che non ho le forze, ora ho solo barrette, e così ne mangio. Dovrei fermarmi per un cappuccino, ma il latte e proteico e forse è meglio evitare. Allora arrivo a Pesaro. Sbaglio qualche strada, ma alla fine ad un semaforo adocchio un gruppo che va verso la ss16.

Sono in 4. Fanno il cavalcavia all’uscita verso il mare di Pesaro e sembrano lenti, penso: “gli sto dietro, ho trovato un passaggio per casa”. Ok, finita la salitina (durante la quale comunque guadagno pochissimo), iniziano ad andare. E anzi mi staccano di più. Devo spingere, devo avere quel passaggio! È poco spazio, saranno 40 metri. Mi abbasso sulle prolunghe, spingo, guardo il contachilometri, solo … solo? 41? Ma non bastano, così mantengo solo il distacco, devo spingere di più. Ma non sono forti, devo smetterla di cercare scuse. Spingo e basta. Li ho quasi presi, 5metri. L’effetto scia ancora non c’è. 2 metri. 1 metro. 50 centrimetri. Cazzo come spingono! Non ce la faccio a stare in scia. Altro che rilassarmi qua.

Vado avanti fino a Fano, ad ogni km pensando: “fra un po’ li lascio, non ce la faccio”. Ad un semaforo si girano e dicono qualcosa riguardo l’evitare gli autovelox, si girano, mi guardano come per chiedersi “e questo? come accidenti ha fatto a mettersi qua dietro?”, avranno pensato che fossi uscito di casa in quel momento, lì a Fano. Girano per non so dove. Meglio così, più che a casa mi avreste portato al prontosoccorso.

La sosta solo dopo 150km, a Marotta. E sto a 4h55′. Il ritmo c’è.

Arrivo a Falconara e mi mancano 15km. Giro per Polverigi, valuto che ci sto. Torno. 205 e stop.

Sono passate 7 ore, non sono sfinito, e non ho neanche il piede particolarmente dolorante. Sì, sono stanco, e devo mangiare.

Epperò domani devo correre 30km. Quindi per ora pizza. Esco per comprare qualcosa. Orata con patate. È pesce e le patate sono ok. E vino rosso: anestetizza.

Ma prima di cucinare, al bar per cappuccio e cornetto (ok, sono le 8 di sera, e allora?!?)

Tiro tardi, l’orata ha bisogno del suo tempo nel forno.

Non ho idea di come starò domani. Non ho proprio idee. Sono sbronzo. Dormo.

Non so come sia successo, ma è tardi e devo ancora partire. Riesco a fare colazione, andare in bagno, è fresco fuori non so cosa mettere. Maglia forellata, fresco ma soleggiato. Si parte. 30km, il dito del piede fa male. Vasellina. Proverò a volare.

Nel correre mi sento forte, sicuro, senza fiato pesante, vado ad un ritmo lento, 5 al km, e la sensazione è quella che ho sulla bici: posso andare ad oltranza. Ovviamente sono ancora a 5km.

Penso di essere all’ironman. A Venezia. Penso che siano venuti a vedermi, a fare il tifo. C’è anche mamma. Io corro e sto bene, lei mi vede e urla:

“Dai, se non ce la fai fermati ..”

Lo penso davvero, lo farebbe. Ed io lì a rispondere: “Vai così mamma! Motivante ti voglio!”

E sì: è così che ci hanno cresciuti.

Non riesci a studiare? forse non sei capace.

Non trovi la concentrazione? hai qualcosa che non va, prova a farti vedere.

Sei stanco? riposa.

Al lavoro non guadagni abbastanza? sono ingiusti con te.

Negli ultimi anni ho partecipato a 3 maratone, qualche granfondo, 5 o 6 Half-ironman, e ce ne sono alcuni che ricordo per aver combattutto contro questa mia abitudine di cercare scuse per non portarla a termine. In particolare il mezzo di Pescara 2016. Organizzazione ridicola e penosa. Ho corso 21km passeggiando, e in più sotto la pioggia. Non c’era nessuna ragione perché non corressi. Non esiste che non avessi le forze per farlo. Semplicemente ero incazzato, ho tirato avanti fino alla fine, corricchiando e fermandomi. Inventando che “non ho più forze”.
No. Non è un’impresa da titani fare un ironman, veramente tutti possono farlo, non ci sono scuse, se uno ha deciso di farlo lo fa. Non esiste la gente che si spaventa pensando che sia impossibile andare avanti per tutto quel tempo, per tutti quei chilometri. Non vuol dire niente, è solo ignoranza.

Ci sono cose che ho imparato in questi mesi, e di sicuro la più importante è starmi zitto. Se alla fine di un allenamento di nuoto devo fare 20×50 ad 1′, vanno fatte. Non ce n’è che non ho le forze, che non arrivo alla fine. Non esiste che non riesco a respirare e affogo o perdo conoscenza. Se perdo conoscenza allora si usa la fantasia. Farlo e basta. Non ci sono scuse.

Troppa pretenziosità, avere l’idea che una cosa è troppo difficile da fare, mettere in discussione un allenamento, degli esercizi, dei compiti, un lavoro, qualsiasi cosa. In Italia è sempre il management che non funziona. (non ho scritto Alitalia, non solo)

E l’abitudine non può essere una scusa. L’educazione non è una scusa, aver riconosciuto che qualcosa è fallace nel proprio modo di fare è sufficiente per cambiarlo.

Non ho fatto un Ironman, e considerato il problema al dito del piede mi viene da pensare che è possibile che non riesca a partecipare per qualsiasi motivo che non posso tenere sotto controllo, che va al di là della preparazione. Ma non voglio spendere un solo secondo per cercare scuse.

Non ho bisogno di assoluzioni per i fallimenti.

Un fallimento è una piccola condanna che non può essere tolta e va scontata: non c’è scappatoia. Pensare di non averlo meritato non fa altro che rendere la condanna più dura.

Strade Bianche – Siena, SI

Strade Bianche di Siena.

La sera prima, mettendo la bici in camera, Piero la guarda e dice “sono partito e non l’ho nemmeno pulita”, sentendosi un po’ in colpa. “Neanch’io l’ho pulita”

Al mattino dopo io mi sveglio alle 3 e mezza, vado in bagno, poi non riesco a riprendere sonno.


Niente, alle 5 mi alzo inizio a mangiare ed ho una fame da lupi. Metto su l’acqua per la pasta.
È presto la faccio solo per me, alle 6 Piero si alza e dice che non vuole partire perché piove.

Io: “ma no, fanno quattro gocce, ormai ci siamo”. Ma non è convinto.

Arriva il nostro padrone di casa. “Non volevo neanche uscire, ma poi, sai com’è, si conosce tutti…”
“ma no, ha fatto quattro gocce, ma ora si sta aprendo. Ma dai partite”

Ci ha convinti. Andiamo a prendere l’acqua. Anzi, caffé e aspettiamo seduti. È un freddo boia.

Alla fine ci decidiamo e ci andiamo a posizionare in fila. Mezz’ora d’attesa sotto l’acqua, stiamo congelando, se la cancellassero ora ci incazziamo.

Si parte, sì, ma piano, abbiamo già discusso questa cosa, non andiamo a morire, cerchiamo di arrivare in fondo. Asfalto, 7km? 10? boh, qualcosa, scorrono bene, non troppo difficili, se va avanti così … ecco, no, non va avanti così. Strade bianche, ma oggi sono marroni di fanghiglia, e scivolose. Ci sono i solchi delle altre bici, come dei binari, bisogna prendere quelli giusti.

Bisogna stare attenti, e andare piano. Mi accorgo che ho l’attacco della scarpa destra poco stabile, devo controllare cosa è, ho paura di perdermi una scarpa, un pedale, o non so cosa. Mi fermo.
La tacchetta non è avvitata bene. Devo togliere copriscarpa, scarpa e, stando su un piede, avvitare le viti. (sono un deficiente, potevo controllarli prima! si dice sempre col senno di poi). Approfitto per pisciare, nell’indifferenza generale del gruppo che pedala numeroso. Riparto.

Non appena trovo l’asfalto, giù a 40/h, e prendo tutte le pozzanghere possibili: devo sciacquare me, la bici, e tutto.

Non dura, di nuovo breccia. Oh, ecco, ora posso proprio dire di esserlo. L’altra scarpa, l’altra tacchetta, la sinistra. Di nuovo stop, ma molto più infangato, non viene via il copriscarpa con la zip (con la zip non usarlo col fango!!!), mi fermo molto. C’è un inglese che sta cercando di gonfiare una gomma, gli chiedo cosa ha,
ha rotto la pompa e me ne chiede una. Non ce l’ho, ma vado la lo stesso a vedere se posso aiutarlo. Niente.
Trema come una foglia. Ho ancora un panino di emergenza, glielo do, insisto e accetta. Non so che fare, gli dico che io cerco di salvarmi e vado. Poco dopo arriva l’ambulanza. Gli spiega qualcosa, poi sale. Saluta e mi ringrazia.

Io parto. Ora non c’è niente che mi ferma. Tutto ok. A parte un PUHHH! cosa? puhh? la mia bici non ha mai fatto “puhh”

La gomma posteriore. Esplosa e ormai quasi del tutto sgonfia, mi fermo: cerchio da 300€, sai com’è.

Sono al km 27, non ho la camera d’aria di scorta, comunque la gomma è sicuramente lacerata, l’avevo cambiata 2 settimane prima, posso provare con la bomboletta a schiuma. Ce la svuoto. Esce la schiuma dappettutto. Non ho speranze, qualcuno mi porterà a Siena, questo sì. Tremo come l’inglese di prima. Non ho nulla da mangiare. Se non arrivano? Vedo una bici abbandonata, con ruote profilo alto. Chiamo. Niente. Non è mia ma… lui che farebbe? Ha la borraccina degli attrezzi. Ci guardo dentro. Toh, una camera d’aria. Toh. Tiro via la mia ruota e inizio ad armeggiare (“tanto se il copertone è sfondato è una perdita di tempo”, ma provo lo stesso). Arriva un’auto a prendersi la bella bici. Mi affretto a ridargli la cassettina e cercare di spiegare, mi dice “tienila, tanto non è mia, è di un ragazzo”, “che discorsi!??”. Ma tengo la camera d’aria e dietro all’auto c’è l’assistenza tecnica e mi chiede se mi serve una mano “SSSSÌÌÌÌÌ!!!!”, ha anche il copertoncino.

Ora quello che devo fare è arrivare il più presto possibile perché non ne posso più. Solo che le salite sono veramente esagerate, ti spaccano i quadricipiti, la bici sarà distrutta, lo so, non voglio distruggermi pure io.
I freni non vanno, andrò piano e mai frenerò in curva. Finché non mi viene in mente di usare la rotellina per regolarli e riesco a fare qualche altra frenata. Evitare di frenare con la melma: mangia la gomma come l’orco mangia Pollicino.

È arrivata quasi la fine, ritrovo i compagni di squadra, “che fine hai fatto? siamo andati piano per aspettarti, non arrivavi mai”. Io: “ho fatto cose, visto gente”. Si arriva assieme, daccordo, dopo 6:23 minuti dalla partenza si arriva a Piazza del Campo, fisicamente sono quasi fresco (anzi gelato), ma ho tanto di quel fango da tutte le parti che mi cigolano le articolazioni.

Oggi è a riparare. Aspetto solo il conto del meccanico. Non l’ho neanche pulita.

La mia intolleranza ai nutrizionisti

1. Se ho un allenamento leggero di corsa, lo faccio al mattino, potrei farlo anche digiuno, anche se spesso mangio qualcosa, come un frutto e il te con fiocchi d’avena (di cui posso anche farne mezza porzione, meno del solito).

2. la cosa cambia se faccio un allenamento leggero di bici (sempre al mattino), perché solitamente è più lungo. In questo caso preferisco mangiare frutta secca o anche latte, robe più pesanti, ed eventualmente un uovo crudo (ma non 2).

3. se faccio un allenamento pesante e breve di corsa (tipo preparazione di potenza, durata 50′ + 20′ di scarico) allora mangio presto e posso fare colazione anche col latte, e potrei mettere le uova, sempre crude. Ma in realtà non lo faccio: io uso le uova come pezza nei momenti in cui ho cali di forza. In questo periodo non ho cali di forza.

4. in generale, le uova cotte le digerisco male e con lentezza, come digerisco male e con lentezza il latte. Dall’uovo non tolgo il rosso, e non inizierò a farlo, ci sono pochi argomenti che potrebbero convincermi, visto che l’uso che ne faccio (di uova crude) è limitato ad un massimo di 3 gg a settimana.

5. sulla necessità della carne ho tutt’altra visione, solitamente faccio una zuppa di legumi dove metto carote, cipolla e farro, il farro 40gr, ma poi la mangio col pane. Ho iniziato a vederla così perché al mattino dopo mi sveglio con meno appetito, mi basta mangiare te e niente uova, e mi alleno bene.

Queste sono strategie alimentari che io ho adottato nel tempo, non sono frutti di studi nutrizionisti, solo qualche consiglio di atleti preso qua e là, e sopratutto l’adattamento che ho fatto io nel giorno-dopo-giorno, cose che mi hanno fatto stare bene, e sempre meglio fino ad ora.

Le proposte alimentari che mi invii sono agli antipodi, ho voluto crederci, ma al primo fallimento di stamattina mi sono incazzato (devo proprio usare questo termine altrimenti non si capisce)

Forse le mie strategie sono fantasie e convinzioni strane, ma le performance nel tempo sono migliorate, sono aumentato di peso, ma ho più resistenza, ho anche più potenza, e riesco a reggere una gara intera senza problemi.

Inoltre, ho provato ad aumentare le proteine e ridurre il pane, l’ho fatto l’anno scorso, a giugno, il risultato è stato uno scompenso che mi ha dato la febbre la settimana prima della gara, e così ho cannato una gara. Per non parlare della salute, qualcosa a cui non voglio rinunciare per perdere 4kg di peso. Credo che ci sia un’altra strada, ma forse il mio problema è l’intolleranza ai nutrizionisti.

12% di massa grassa, è il problema? 9,48kg di grasso.

E allora faccio da me, adotterò una ulteriore strategia

6. Limitare i carboidrati a cena. Posso valutare di essere aumentato di circa 3kg negli ultimi 6 mesi, per lo più dovuti allo stress eccessivo. Ma siano pure 500gr di peso al mese, ovvero settimanalmente 120 gr di massa grassa (supponendo di aver aumentato solo quella), sono 1080 kcal di eccesso settimanali, che diviso 7 sono 154 kcal, corrispondenti a carboidrati 38 gr. Per ridurre la massa grassa dovrò non solo arrivare ad un equilibrio, ma toglierne qualcosa, diciamo che io voglia diminuire 3kg in 3 mesi, la metà del tempo, dovrò togliere 115gr circa di carboidrati al giorno. Per me che attualmente mangio 400 gr di pane al giorno, vorrebbe dire mangiarne 280gr. Posso inoltre ripartire questa quantità sbilanciandola verso il mattino e limitandone l’uso la sera, questo lo trovo ragionevole. Dunque dovrei considerare tutti i carboidrati della giornata. Sostanzialmente oltre al pane devo includere la pasta, e il farro che metto nelle zuppe (40gr), e i fiocchi d’avena, e tutta la frutta in generale. Considerando l’indice glicemico come elemento per farmi preferire un alimento rispetto ad un altro, andrò a tagliare più il pane e la pasta, piuttosto che farro, avena e frutta. Di pasta posso toglierne 30/40 gr. E questo è la zona pranzo. Rimangono da togliere 80gr di pane. Corrispondono a circa 3 fette di pane in meno a cena. 3 fette in meno. Generalmente mangio mezza fila da 400gr, non penso che impazzirò per 3 fette di pane in meno. E i 40 gr di pasta in meno li gestisco bene.

Il punto è, te che fai il nutrizionista, non sapresti fare questo semplice ragionamento? cosa c’entra lo sconvolgermi l’esistenza con proposte alimentari da Novella 2000?

Collegamento gambe <-> cervello

Oggi mi esplode il cervello, ovvero, mi stanca proprio riuscire a capire il codice che sto modificando, non riesco ad entrare nella testa di chi l’ha concepito, sono troppe informazioni da accumulare, così decido continuamente di prendermi delle pause. In realtà sono 2 giorni che non ne vengo a capo.

Quindi piuttosto che pause, la mia idea è questa: prendo degli appunti e mi do delle risposte, eventualmente lacunose, forse sbagliate, ma fisso dei punti semifermi.

Prendo a prestito questa metodologia da GTD, Get Things Done, il metodo per organizzare il lavoro e i vari task, da qualche parte in quel libro si dice che nelle prime fasi, nell’ideazione di un progetto, è meglio scrivere quello che si vuole fare, le fantasticherie spesso zoppicano e non è evidente.

Epperò mi viene in mente un altro collegamento. Mi capita di leggere osservatori ignoranti che criticano i cliclisti che vanno in frequenza, tipo “cosa pedali veloce se sei sempre lì”. Basta conoscere un po’ di fisica e di biologia per capire che maggiore è il numero di pedalate, minore è la potenza necessaria ad ogni pedalata. Oppure, detto in altra maniera, a parita di potenza della gamba con l’aumento della frequenza c’è un aumento della potenza espressa per il movimento.

L’analogia quindi è che la mente, grazie agli appunti scritti, riesce ad esprimere più potenziale, a parità di potenza computazionale. Calcolo + memoria = ragionamento (penso sia qualcosa affermato da Ada Lovelance durante una delle presentazioni della macchina analitica, circa un secolo fa’). E aumentare la velocità con la quale si fanno aggiornamenti della memoria aumenta la capacità di ragionamento.

Ma c’è di più, a livello macroscopico, la cultura umana stessa è una specie di memoria sulla quale l’umanità, come se fosse un immenso sistema di calcolo, scrive continuamente, ed amplia, e migliora.

Ecco, mi andava di spaziare, di appuntarmi questa cosa, per me, a futura memoria, di quando mi troverò in difficoltà ad affrontare qualcosa: trovare appoggi, anche non veri ma verosimili e credibili, e andare a piccoli passi.

E comunque è una scusa per cuocere 2 uova per la pausa di mezza mattinata.

(Nel titolo andava analogia, ma è bella l’idea di collegare le gambe al cervello.)

La Mala Intención

Pagata una quota per nuoto master Team Marche, presso piscina di Falconara. 4 allenamenti settimanali più un quinto, eventuale, il sabato mattino. 2 gare da farsi durante l’anno prossimo, febbraio e giugno.

Niente di strano, se non fosse che sono una papera in acqua e non riesco a stargli dietro nelle ripetute sul 100mt (ieri sera ne facevo 75). Perché? beh, ho pensato che nel giro di un mese riuscirò a tenere il ritmo aerobico sull 1’40” per 100mt, e tempo gara di 1’28”. Non mi importa se sembra impossibile, il fatto è che possibile lo è, quindi devo riuscirci, quindi ci riuscirò. Farò la gara di febbraio puntando ad 1’25”, un tempo ridicolo tutto sommato, ma non per me.

Se penso alla scheda che mi ha dato l’allenatore in questo periodo mi viene da pensare, e pensando mettermi le mani sulla testa. Persino i bulbi capelliferi sono doloranti. Gli allenamenti sono pochi e relativamente brevi, questo mi permette di gestirmeli in questo periodo di lunghe notti. Ho quasi l’impressione di non allenarmi affatto. Ma non c’è una singola parte del corpo che non sia dolorante. Ieri sera avevo dolore alle mani (dita, polsi, tutto), ma in realtà anche dalle spalle fino agli addominali bassi ero tutto un dolore, poi quadricipiti, ginocchia, polpacci, per non parlare dei piedi. Mi sto concentrando molto sull’appoggio e sulla sensibilità del piede, ho preso delle scarpe non protettive per fare quei 400 metri tra un esercizio e l’altro e le anche ringraziano, le giocchia ringraziano, le caviglie lavorano, i piedi sono sempre più forti, ma doloranti, molto doloranti.

Tornando da 1h20′ di allenamento ed esercizi, stamattina salivo le 6 rampe di scale con la sensazione che le gambe non avessero peso, leggerissime. Eppure ho sofferto per 50′ sullo sterrato, i polpacci sono come filo spinato, ma niente, sto bene, meglio che prima.

La vera Mala Intención non è forse neanche l’ironman di Venezia, al quale sono ormai iscritto, non sono forse i 100mt a 1’25”, la vera Mala Intención è qualcosa che sto fantasticando ora: Trans D’Havet 80KM, il lungo. Sicuramente avevo intenzione di fare 40km di trail per quest’estate, dopo l’iron, ma 80km è tanta roba, 80km è eccessivo per come la vedo, sono 16 ore di corsa per me, e non ho idea di come gestirla tutta: mangiare, bere, pisciare, fermarsi (quando? quanto?).

Epperò, epperò mi affascina, ho tempo fino a marzo per decidermi, e sarà comunque troppo presto.

Elbaman73 2016

Quel che non voglio è parlare d’anima.

Quest’anno l’elbaman73, il corto, come l’ha chiamato il mio dirimpettaio all’appartamento dove ho alloggiato, è salito di livello. Ma fortunatamnete sono salito anch’io di livello.

L’organizzazione ha deciso di mettere dentro altri 15 o forse 30 atleti per il 70.3, così ci sono rientrato, anche quest’anno, lo scorso anno mi ha lasciato un ricordo bellissimo. Quest’anno semplicemente favoloso. Tornare a casa distrutti, esausti e doloranti, ma con lo sguardo acceso e sentire gli occhi brillare dei panorami spettacolari, del cielo azzurro, dei fondali verdi, lussureggianti e pieni di vita, è un’esperienza che vale il prezzo del traghetto, della gara, dell’appartamento, della pasta, birra, pizza, birra, gelati, noccioline, birre.

Per il secondo anno per me l’acqua dell’elba è calma, questo rende calmo anche me e faccio una frazione di nuoto molto buona per lo scarso nuotatore che sono, 34’48”. Ho tirato ad ogni bracciata, ho spinto dietro nella maniera migliore, ho cercato di mantenere la postura nel modo migliore, sempre. O almeno ci ho provato. Sono certo che si possa fare di meglio, e proprio questa consapevolezza per me è il passo più grande. L’anno scorso 38′.

Nel 2013, l’inferno in terra: mare mosso, ho preso la direzione del molo e mi stavo perdendo, sono uscito prima dell’ora posta come tempo massimo, ed al secondo giro di bici sembrava che il mare si fosse trasferito sulla terra, un diluvio che non permetteva nemmeno di tenere i 30 km/h in discesa, pedalare con le ruote sommerse da 20 cm di acqua per me era qualcosa di inedito. Era il mio primo anno da triathleta, il mio primo half-iron. Va da se che ho evitato di iscrivermi per il 2014!

Ma torniamo al 2016, torniamo a domenica scorsa. Non penso, non parlo, mi concentro nel togliere la muta, fortunatamente qualcuno non si è presentato ed ho un po’ di spazio vicino la bici per sfilare la muta. E questo è culo, direi. Non va al meglio, mi intreccio, ma la tolgo alla fine. E questo è sculo. Asciugo e pulisco i piedi, ho fatto bene a portarmi la straccetta. Metto i calzini, mi asciugo la faccia (con la stessa straccetta! ho pensato forse era meglio il contrario) metto occhiali, casco, vado? Ovvio! Salire dopo la bici. Ok. … No! il pettorale è sul manubrio, me ne accorgo, provo a sgangiarlo al volo, poi … devo fermarmi, alla svelta, accosto vicino alla transenna sgancio, metto il pettorale e via. Nessuna ammonizione, c’è gente, non se ne sono accorti. Questo è culo.

Dunque. Ricordo che dovrei tirare tutta fino alla prima salitella, ma le gambe non vanno così forti come l’anno scorso. Perché? Tutti vanno più forti di me. Lo scorso anno erano tutti spaventati e si rispiarmavano, l’hanno capita. Dannazione. Ma io, le mie gambe, non vanno. Non riesco a farle girare come dovrei, come vorrei, non ho buone sensazioni. Troppo agile, o troppo poco, non è la cadenza giusta, lo razionalizzo adesso. Fatico. So di essere un passista, non uno scalatore, appena sbucato fuori devo sfruttarla la discesa il più possibile. Forse mi spaventano troppo le curve, ma su questo ingrano abbastanza velocemente, il probleme è l’asfalto, e il traffico. La salita “dura” è quella per Marciana. Non ricordavo, poi discesa tecnica, un piccolo strappo dopo Marina di Marciana, e giù di passo fino a Procchio. Questo tratto lo posso sfruttare alla grande, il passo ce l’ho e mi lascio dietro un bel po’ di gente, le curve sono semplici, le avevo fatte in auto il giorno prima, tutto coperto e ombreggiato. Da Procchio c’è uno strappo di meno di un km, poi si scende di nuovo verso Marina di Campo per il secondo giro. Salita malino. Discesa ho fatto il possibile, ma è capitato di trovare un mezzo d’opera, una asfaltatrice che m’ha un po’ rallentato (ma non è domenica???), 20″, forse, non importa. Per il secondo giro ho poca gente dietro, ma mi riprendono, lo so. Anzi, li aspetto quasi. Sbagliato. Dovevo tirare, la prima salita si tira!!! Traffico, poi devo alimentarmi: gel. Finisco il secondo giro col tempo totale di 3h20′, dopo aver fatto il primo in 1h38′, avrei dovuto essere lì 4′ prima. Ma comunque meglio dello scorso anno.

Ho i calzini a compressione, non vanno per la corsa, il gel non ho preso dopo il nuoto, ne ho 2. Uno lo prendo subito, è molto liquido e va bene anche senz’acqua, l’altro nel taschino del body gara.

Piscio dopo il primo chilometro e mezzo di corsa. Perdo pochissimo tempo e sono già in strada, acqua (2), e spugna in testa. Sembra che vada bene, è al secondo passaggio che inizio a sentire l’esaurimento. Tengo un ritmo più lento, ma mantengo la concentrazione per la corsa. Bevo sempre, aggiungo cocacola ogni 2 stazioni, e acqua, e spugna in testa. Sempre. Fortunatamente non è un caldo eccessivo, ma c’è sole che asciuga. Al terzo passaggio è chiaro che non ho energie e dovo prendermi il gel, vorrei mollare sono passate 5h08′, lo leggo nel display passandoci avanti. Faccio i conti di quanto potrei mollare per stare sulle 5h51′, che è il tempo che mi sono prefissato. Troppo complicato, se mollo poi non so che casino combino. Ho il gel, devo prenderlo, tutto a questo punto. Prima del beveraggio, 30mt prima, e quasi mi fermo per buttar giù l’acqua. Il gel arde, è solido e la botta di insulina mi rallenta un bel po’. Valuto che se anche tenessi 6′ a km posso comunque starci, 6×7=42, sì, 5h50′, va bene, ma devo tenerlo. Ho bisogno di altra acqua. Guardo il garmin, risalgo a 5’20”: ho fiducia nel farcela. “Acqua e Cocacola”. Spugna. Passeggio per 10mt, ma riprendo il ritmo subito. Qualsiasi mezzo per togliere anche 20cm va bene, e bere mentre cammino è ok. Ci sono. Riprendo il ritmo, di nuovo sui 5′ a km, mi basta.

Stoppo il garmin, sorrido, mi giro ed il tempo 5h44′ è molto buonissimo! Correvano tutti quest’anno. Mi chiede la ragazza se voglio l’acqua. Ah, già, l’acqua. Ora sembra che ho tutto, mi basta averla finita, forse dovrei aver fame e sete, ma sto veramente bene, ho corso l’ultimo km a 4’20” e in progressione, dovevo sciogliere, avevo le gambe impallate a forza di reggere il passo.

Figa, Elbaman73, figa. (come direbbe un milanese)

64°. E avevo detto ad Alberto che se fossi stato tra i primi 80, allora avrei fatto un ironman l’anno prossimo, “forse” avevo aggiunto. Spero che il forse mi salvi dalle mie parole.

Preparare un iron non è cosa da poco. Sto cambiando città, casa, abitudini. E forse preferisco le emozioni brevi ed intense, ma ecco, superare le crisi è qualcosa di affascinante. Vedremo. Mi godo una settimana di quasi-nullafacenza. Ho una maratona da preparare, devo imparare a correre!

ad esempio

ad esempio ciò che mi da piacere sono i miei polmoni. Come quando, dopo aver affrontato una salita vagamente impegnativa, mi ritrovo a dover rallentare per il traffico ed il dover la precedenza. Ed è in quel momento che torace e diaframma non smettono di lavorare e irrorano ossigeno che mi causano un fremito prima al tronco, poi gambe e tutto il corpo, per finire poi col darmi ebrezza frizzantina. Il tutto nell’attimo in cui mi trovo ad attraversare l’incrocio. E nel mio viso si apre uno spontaneo sorriso, che posso facilmente dissimulare dietro gli occhiali abbassando lo sguardo. Così si va in bici.

Dovrei sentirmi un po’ stupido, del resto è del tutto legale essere felice, e questo non è clever.

Dovrei, ma non oggi.

A quest’ora corrono solo i pazzi

Perdo un po’ tempo per spiegare questo allenamento, a livello di sensazioni, ovviamente, a livello metabolico non ne ho le conoscenze.

Oggi, ore 12.40. Riscaldamento, bevo, stretching, 4 allunghi, bevo, stretching. Alla fine mi decido ad iniziare.

20″ forte, 20″ piano, 30″ forte, 30″ piano, 40″ forte, 40″ piano, 50″ forte, 50″ piano, 1′ forte, 1′ piano, 3’00” di recupero. Ripetere x3 volte.

Il Garmin XT 910 permette di impostare l’allenamento, e questo è un bene, ma è verameeeeente mooolto noioso farlo direttamente sull’orologio. Spero di poter un giorno perdere tempo per trovare il modo di impostarlo tramite pc e poi caricarlo.

Sensazioni. Quello che ho notato è come una specie di apertura dell’alimentazione, una progressione energetica. Nelle parti “forte” la forza è distribuita sulle gambe, mentre nei successivi “piano”, la forza è più a livello del corpo, degli organi, come polmoni e cuore che in qualche modo carica, cosa che serve nei successivi “forte”. Ed è un continuo aumento, il fisico è sottoposto ad una sorta di altalena di carichi: una volta carichi le gambe, l’altra carichi cuore/polmoni. E l’altalena è sinusoidale, armonica, quindi senza strappi, fisicamente pesante, ma in qualche maniera piacevole. La seconda serie è stata la più interessante, perché questo concetto l’ho assimilato e sfruttato bene. È importante anche l’ultimo minuto piano perché è comunque carico a livello metabolico, e comunque non credo sia il caso di scendere dall’altalena quando non è ancora ferma!

Tecnica. L’ho eseguito in pista, in piano, la difficoltà non è stata alta. Una serie dura 6’40” + 3′ di recupero (9’40”), mantenere la concentrazione non è un grosso problema anche arrivando ad un carico fisico alto. Quindi tutto il focus va sulle sensazioni. Ho scelto le asics cumulus perché non avevo idea di come fossi messo io (ieri sera ripetute in bici), né di cosa fosse l’allenamento. Sarebbe il caso di farlo con scarpe leggere, da gara.

Passata mezz’ora dopo le 13, nello stadio deserto entra Denise e dice: “a quest’ora corrono solo i pazzi”. 30°, sole a picco, non si riusciva neanche a sudare, per un  qualche caso (per via del mio ritmo) mi sono trovato sempre a finire le serie vicino alla fontana, ed ho bevuto ad ogni recupero. Denise col toppino e pancia scoperta fa più bella figura di me in cannottiera sudicia. La tolgo, ma peggioro la situazione. La rimetto e ci salutiamo. Non c’è gara.

Insomma, lo definirei un allenamento di potenziamento/condizionamento “metabolico”.

ps.: l’ultimo minuto forte della terza serie è stato un po’ sofferto, non ci voleva, mi ha rovinato la bella sensazione delle prime 2 serie.

Half-Ironman Wiesbaden 2016: il 14 agosto arriva

Pinguecola: formazione degenerativa del colorito bianco dell’occhio sulla congiuntiva.

Lunedì scorso, tornato dalla piscina ho trovato una bolla d’acqua, nella parte bianca dell’occhio sinistro ed ho cercato in internet cosa potesse essere, prima di allarmarmi. Anche la vista era leggermente disturbata, quindi non una bella sensazione, durante la nuotata ho pensato fosse entrata dell’acqua negli occhialini, ma dovevo solo fare 2000mt e avevo l’occhio destro quindi l’ho ingnorata. Uscito dall’acqua ho controllato allo specchio e c’era questa strana bolla d’acqua, toccandola con un dito non si sgonfia. Non dovrebbe essere lì. La cosa mi ha allarmato. In bici per l’ufficio avevo comunque l’occhi sinistro pigro.

È una bolla limpida, non corrisponde alla descrizione, ma non so cosa sia, così ho deciso di indossare gli occhiale ed evitare il sole per tutta la settimana. E ancora continuo a farlo.

Questo mi rende una persona un po’ fredda, ma ci sta.

IL SABATO

È il giorno prima della gara, devo prendere gli adesivi e cuffia per il nuoto, bisogna portare la bici al check-in, e fare un allenamento leggero di 40-50′.

Allenamento ok, trovo una zona tranquillissima e a parte uno strappetto di 100mt e la salita per tornare a casa, niente di impegnativo. Sto sotto il 130 bpm per la maggior parte del tempo. Poi 10′ di corsa leggera. Bene fin qui.

Ora Wiesbaden. Bici (da allenamento) fino alla Hauptbahnhof, salgo sul treno, 56′ per Wiesbaden. Sono 45km, ci sta, però sarò un po’ in ritardo per il briefing delle 11:00. Infatti scendo dal treno, salgo in bici e pedalo fino alla Kurhaus (è la prima volta che la vedo, devo anche riconoscerla), lego la bici, arrivo alle 11:20 in sala ad ascoltare il briefing.

Non capisco molto. Solo che non bisogna urinare se non nei bagni, e che pensano a tutto loro per portar vestiti e tutto a Wiesbaden da Raunheimer Waldsee.

Rindwürst mit brötchen, e ritorno a casa per pranzo. A Wiesbaden non mi pare facciano mai streetfood, è un posto troppo chic, solo ristoranti e bistecche, ma per oggi è un eccezione gradita. Niente chip, me lo daranno al checkin della bici.

Pranzo con pasta e sugo al basilico molto dolce (mettono sempre zucchero nelle salse, perché sono idioti).

Raunheimer Waldsee. Parto da casa con la bici da gara questa volta. Stesso tragitto per la stazione centrale di Francoforte, poi mi fermo a Raunheimer. Grazie alla bici arrivo al lago pedalando, faccio il check-in, ho il chip. Mi affaccio sul lago che stanno preparando per la gara, non ho il costume. Molti fanno il bagno, ci dovevo pensare. Forse è meglio che non mi è venuto pensato.

Torno a casa. Sono esausto. Ho fatto 20km di bici al mattino, poi altri 20km durante la giornata. Ma non è quello, è che sono mentalmente esausto.

DOMENICA

Al mattino mi sveglio e non ho ben chiaro come farò ad andare a Raunheim, ci sono i treni, d’accordo, ma ci sono anche i lavori alla metropolitana. Devo preparare la roba per la sacca bianca, e gli integratori, e le boracce. E mangiare, mangiare bene, 2 uova sono il mio rito pregara, poi di solito avena con miele. Cioè prendo la bici e vado alla stazione centrale di Francoforte, poi dalla stazione di Raunheim arrivo con la bici vicino al lago. Decido di legarla ad un segnale. La zona è tranquilla, io sono in ritardo, avrei voluto lasciarla alla stazione ma non ho tempo, devo anche finire di andare in bagno. Facciamo a fidarci, poi si vedrà, forse domani …

Si entra in zona transizione. Metto le barrette nella bici, preparo la sacca, eccetera. Ho giusto il tempo di fare la fila ai bagni e riesco a farla in una condizione disdicevole, ok, non c’era merda dappertutto, ma quella che bastava per emanare un olezzo insopportabile. Ma c’era anche la carta igenica. Figo, no? La sacca è pronta, stanno chiudendo la zona cambio, lascio la sacca e vado verso la spiaggia. Ho indossato la muta fino alla cintola, e sono riuscito a andare di corpo con la muta all’altezza ginocchio. Non male.

Raggiungo zona 40′, provo ad andare un po’ più avanti, ma poi la fila inizia a scorrere così parto forse con un gruppo un po’ lento. In effetti durante il nuoto supero di continuo. Ma i concorrenti sono molto corretti, anche se nuotano a rana e dirano i calci. Non dovrebbe essere vietato? beh, sarebbe giusto se lo fosse per la sicurezza, ma poi lo sport deve essere inclusivo, quindi non lo so. Infondo va bene così e non mi va di ragionarci troppo, devo pensare alla mia gara, questo è il mio giorno.

Già è il mio giorno, devo nuotare bene, e devo divertirmi. E sì, alla fine ci riesco, faccio la mia frazione nuoto al meglio, anche se non ho scie da sfruttare, si vede poco bene sotto l’acqua e mi trovo più spesso io a tirare gli altri, piuttosto che il contrario. 39′ eccetera, il gps dice 2000mt. Bene così.

Transizione veloce? nah, ho la sabbia sui piedi, uso i calzini, la parte esterna, per toglierla. Comunque 4 minuti. Prendo la bici e dimentico di mettere il numero addosso. Ma mi fermo vicino alle transenne per indossarlo. Uno spettatore prova ad aiutarmi reggendomi la bici, di “no! is not allowed”, non so se se l’abbia presa a male, ma non voglio rischiare, già penso di avere un infrazione per essere partito senza numero addosso, non ne voglio un altra.

Bici

Arrivo alla linea di partenza bike. Potrei avere un infrazione, ma non ho sentito nessun fischio. Ohhhkey, salgo, e via. Finché è più o meno piano non c’è problema, 35 di media per i primi 5km.

Alcuni tratti sono in strade autobahn, superstrade, generalmente interdette alle bici, altri su strade “secondarie”, ma qui in Germania una strada deve essere adatta per andare a 180 km/h, quindi asfalto perfetto.

Di una cosa puoi star certo riguardo i tedeschi: non hanno fantasia. Se una strada sale, essa sale, non prova a girargli attorno, tornanti, curve, etc. tutto molto morbido, sono strade fatte per correrci con le auto, auto potenti, quindi la pendenza non importa molto, quel che conta è che le curve siano morbide e bene segnalate.

Ecco, se vai in bici sbatti male. Le salite sono noiose, non passano mai. Ma uno come me che è in Germania la metà del tempo per lavoro, e quindi ha una bici e già le conosce è avvantaggiato, credo. Ci fai il callo, e alla fine ti piacciono pure. La parte bella sono le discese, per via delle curve morbide, non hai sorprese, al massimo dovrai piegare un po’ più del previsto, ma sono sempre curve piuttosto facili, più facili di quanto non sembrino.

In una delle lunghe salite un altro ciclista mi supera e rientra tagliandomi la strada, non so quanto credeva di andar forte. È un relay, la squadra si chiama “Gib alles”, dai tutto. Ed è una staffetta, vuol dire che sto messo bene, credo. O forse alles per lui è proprio quello.

Lungo le strade di campagna nelle villette delle famiglie mangiano all’aperto per l’occasione, alzano il calice di birra ai ciclisti augurando salute. Nei paesini la gente è in strada con tutti i tipi di aggeggi che fanno rumore per festeggiare i triathleti. Ad un certo punto sono quasi in campagna e sento un rumore strano, penso sia un problema alla guarnitura, guardo, ma non vedo niente. Poco più avanti una signora esulta facendo girare la raganella. Meglio così. Sorrido. In bimbi per strada felici di ricevere un cinque da noi ciclisti.

Non male. Poi le ruote rispondono bene, vedo, intuisco, gli strappi veloci, per cui mi alzo dalla sella e brucio una decina di persone. Non devo strafare, ok, ma è il mio giorno, qualche strappetto lo tiro. Non è facile dosarsi, anche in una gara relativamente corta come l’half-iron, se fai poco non hai un buon risultato e ti imparanoi solamente, se dai troppo in bici scendi e se sfinito già prima di iniziare a correre.

E poi si arriva a Wiesbaden, dopo un breve discesa di 2 km circa dove supero i 70km/h. Mani sotto e tutto abbassato. Ho notato che non sono stabile sulle appendici quando supero i 60, e da li cambiare posizione è troppo pericoloso, quindi già dai 50 cambio posizione mettendo le mani larghe. Forse avrei guadagnato 5km orari, ma pressappoco gli altri sono tutti lì. Nessun sorpasso e non mi sorpassa nessuno. È la discesa della strada che abbiamo fatto 35km prima, i pro se l’hanno fatta sopra i 100 km/h, credo.

Scendo dalla bici. 2 ragazze prendono la bici, e io ero nel dubbio di un’infrazione perché non tenevo la destra durante una discesa dove l’asfalto non era troppo liscio, e lo staff in moto mi ha urlato qualcosa. Pensavo di essere finito in scia alla moto, ma niente cartellini o fischi, solo una stringata spiegazione in tedesco di cui non ho capito un’acca. Però, il dubbio … Mi spiegano che prendono loro la bici e io devo andare a mettermi le scarpe. Grazie, non avrei saputo dove metterla visto che è un’altra zona cambio 🙂

Corsa

Ho la sabbia nei calzini, ma è facile toglierla ora che sono asciutti. Dopo qualche km di discesa, e 600 mt con divieto di sorpasso, sono praticamente fresco. Il primo km il gps mi da il tempo di 4’07”. Sto andando forte, e non mi pesa. Devo andare al bagno, ne approfitto. No, è chiuso, dovrebbe essercene un altro prima della fine del giro da 5km. Devo fare la salita e quindi rallento, sto andando forte del resto. Sembra non arrivare mai questo bagno. Ma è libero! Entro e abbasso il body da gara. Avevo messo un gel all’altezza petto perché non avevo altro posto dove poggiarlo. Finisce nella melma. Faccio un brutto pensiero, ma lo dimentico immediatamente. Il gel resta dov’è. Beh sì, ne avevo bisogno. E ora ho bisogno di bere. Il bello è avere il rifornimento subito prossimo al bagno, in entrambe le stazioni della corsa. Forse mi fermo troppo, mi dispiace, dovrei correre una 21, non una 5+16. È un’idea stupida ma è quello che inizia ad infastidirmi. Inizio a pensare che non farò una buona frazione, che devo provare ad andare in bagno prima, che … non so. Al terzo giro vorrei iniziare a camminare perché tanto non è una prestazione ottimale, ma verso la fine, a 1 km dal secondo rifornimento, decido di prendermi il gel, tanto non saprei che farci. Ma devo bere. Così cerco di correre fino al rifornimento. È un chilomentro lunghissimo, ma alla fine arrivo, mi fermo e bevo con calma. Riparto prima lentamente, senza troppa convinzione, poi inizio a sentire freddo, penso sia un calo di zuccheri, una crisi ipoglicemica, ma poi mi dico “finisco il giro e ne ho solo un altro, provo”. E così finito il giro, inizio l’altro e penso che la concentrazione è dura da tenersi quanto si è stanchi, che non devo sempre cercare scuse perché le cose non sono andate come mi aspettavo, che devo pure avere un punto di riferimento, e che devo accettare di avere un certo livello di preparazione reale, non immaginario. Che devo finirla. Che è il mio giorno. Cazzo.

Mi concentro sull’appoggio, sull’avampiede, e la spinta, dietro ben affondata, recupero della gamba, rilassato. Corro bene. O meglio, per quanto la stanchezza e la mia capacità me lo possano permettere, corro discretamente. È un giro nel quale riprendo gente che mi ha superato, più giovani, e arrivare al traguardo è una sorpresa. Non sono esausto, il gel sta ancora facendo il suo effetto, le gambe non sono esaurite e vuote come alla fine di una maratona. Sto bene. E guardo il gps appena fermato. 5h41′. È un tempo molto buono. Non sono mai sceso sotto le 6 ore, in una gara dove la bici fosse veramente 90km, dove c’è un dislivello non indifferente, dove c’è una frazione nuoto nel lago. Mai. Potrei dire che è il mio personal record.

Oppure potrei dire che è il mio giorno. È così. È una vacanza. È qualcosa di mio. Questa domenica sono andato a Wiesbaden a correre un half-ironman. Non è la prima volta che faccio gare, ma questo atteggiamento mentale forse mi mancava. È il mio giorno. Uno dei miei tanti giorni. E anzi. Direi che d’ora in poi, quelli che mi rimangono, saranno miei giorni. Guido io. Fanculo ai giudici, fanculo alle squalifiche ed ai fischi.

Vorrei scrivere delle docce ironman con lo specchio, del concorrente che gentilmente ha lasciato lo shampo a me e tutti quelli che ne avranno fatto uso, del ritorno, del recupero della bici da Raunheim e i tre viaggi in treno, di cui gli ultimi 2 sudato e puzzolente come un barbone, della ragazza di Wiesbaden che ha attaccato bottone facendo i complimenti alla mia bici (visto che non avevo un cagnolino). Ma che conta? Cose molto noiose: ne ho già ben donde.

finishercertificate.halfwies

p.s.: sì, forse alla fine si diventa un po’ scurrili, ma serve per darsi una svegliata

Fortuna aiuta gli incapaci

La fortuna può darti una mano ma non assumersi le tue responsabilità.

Ieri sera le previsioni davano pioggia per stamattina, e pensavo “certo, sarebbe bello non piovesse cosicché io possa andare in piscina al mattino per poi avere tutto il tempo per recuperare la corsa di questa sera e la nuotata del mattino”. Ecco, sembra che the Weathergod, come familiarmente ormai lo chiamo, mi abbia ascoltato. Solo asfalto bagnato. Così un paio di uova perché, beh, la corsa di ieri sera non era poi così leggera, e via verso la piscina. …dimentico la camicia.

Non c’è nessun motivo perché io debba sempre protarmi dietro il cambio se poi uso la camicia solo in ufficio. Avrebbe più senso tenere i panni usati in ufficio solo lì, stessa cosa per quanto riguarda le flap-flap (infradito), che solitamente porto quando sono davanti al computer.

Ma queste sono cose che passano inosservate se si è occupati in una guerra intestina con se stessi. Sto valutando e credo che cosa migliore prima di dare battaglia sia conoscere l’avversario, ovvero conoscere se stessi. Ci sono 3 cose veramente dure, l’acciaio, il diamante, e conoscere se stessi (cit. Benjamin Franklin).

Dall’acqua della piscina di Enkheim sale una nebbiolina simil-autunnale, non è molto freddo fuori ma vedere la nebbia mi conforta. Sarò in ritardo in ufficio, ma posso tirare un’ora in più la sera. Null’altro da fare. Sabato avrò la giornata impegnata a viaggiare tra Frankfurt-Wiesbaden, e Frankfurt, Rauenheim. Primo viaggio per andare a prendere la sacca ed ascoltare il briefing e ritorno, porterò con me la bici da passeggio-allenamento per muovermi da casa a FF-Hauptbahnhof e da Wiesbaden Hauptbahnhof all’iron village. Secondo giro da casa a Raunheimer e ritorno, questa volta con la bici da gara e poco altro (credo sia obbligatorio portare il casco in testa durante la consegna della bici, nel dubbio lo porto). Allenamenti per domani? forse farò 30min di corsa, o forse nulla, o forse quello che è in programma.