A quest’ora corrono solo i pazzi

Perdo un po’ tempo per spiegare questo allenamento, a livello di sensazioni, ovviamente, a livello metabolico non ne ho le conoscenze.

Oggi, ore 12.40. Riscaldamento, bevo, stretching, 4 allunghi, bevo, stretching. Alla fine mi decido ad iniziare.

20″ forte, 20″ piano, 30″ forte, 30″ piano, 40″ forte, 40″ piano, 50″ forte, 50″ piano, 1′ forte, 1′ piano, 3’00” di recupero. Ripetere x3 volte.

Il Garmin XT 910 permette di impostare l’allenamento, e questo è un bene, ma è verameeeeente mooolto noioso farlo direttamente sull’orologio. Spero di poter un giorno perdere tempo per trovare il modo di impostarlo tramite pc e poi caricarlo.

Sensazioni. Quello che ho notato è come una specie di apertura dell’alimentazione, una progressione energetica. Nelle parti “forte” la forza è distribuita sulle gambe, mentre nei successivi “piano”, la forza è più a livello del corpo, degli organi, come polmoni e cuore che in qualche modo carica, cosa che serve nei successivi “forte”. Ed è un continuo aumento, il fisico è sottoposto ad una sorta di altalena di carichi: una volta carichi le gambe, l’altra carichi cuore/polmoni. E l’altalena è sinusoidale, armonica, quindi senza strappi, fisicamente pesante, ma in qualche maniera piacevole. La seconda serie è stata la più interessante, perché questo concetto l’ho assimilato e sfruttato bene. È importante anche l’ultimo minuto piano perché è comunque carico a livello metabolico, e comunque non credo sia il caso di scendere dall’altalena quando non è ancora ferma!

Tecnica. L’ho eseguito in pista, in piano, la difficoltà non è stata alta. Una serie dura 6’40” + 3′ di recupero (9’40”), mantenere la concentrazione non è un grosso problema anche arrivando ad un carico fisico alto. Quindi tutto il focus va sulle sensazioni. Ho scelto le asics cumulus perché non avevo idea di come fossi messo io (ieri sera ripetute in bici), né di cosa fosse l’allenamento. Sarebbe il caso di farlo con scarpe leggere, da gara.

Passata mezz’ora dopo le 13, nello stadio deserto entra Denise e dice: “a quest’ora corrono solo i pazzi”. 30°, sole a picco, non si riusciva neanche a sudare, per un  qualche caso (per via del mio ritmo) mi sono trovato sempre a finire le serie vicino alla fontana, ed ho bevuto ad ogni recupero. Denise col toppino e pancia scoperta fa più bella figura di me in cannottiera sudicia. La tolgo, ma peggioro la situazione. La rimetto e ci salutiamo. Non c’è gara.

Insomma, lo definirei un allenamento di potenziamento/condizionamento “metabolico”.

ps.: l’ultimo minuto forte della terza serie è stato un po’ sofferto, non ci voleva, mi ha rovinato la bella sensazione delle prime 2 serie.

Half-Ironman Wiesbaden 2016: il 14 agosto arriva

Pinguecola: formazione degenerativa del colorito bianco dell’occhio sulla congiuntiva.

Lunedì scorso, tornato dalla piscina ho trovato una bolla d’acqua, nella parte bianca dell’occhio sinistro ed ho cercato in internet cosa potesse essere, prima di allarmarmi. Anche la vista era leggermente disturbata, quindi non una bella sensazione, durante la nuotata ho pensato fosse entrata dell’acqua negli occhialini, ma dovevo solo fare 2000mt e avevo l’occhio destro quindi l’ho ingnorata. Uscito dall’acqua ho controllato allo specchio e c’era questa strana bolla d’acqua, toccandola con un dito non si sgonfia. Non dovrebbe essere lì. La cosa mi ha allarmato. In bici per l’ufficio avevo comunque l’occhi sinistro pigro.

È una bolla limpida, non corrisponde alla descrizione, ma non so cosa sia, così ho deciso di indossare gli occhiale ed evitare il sole per tutta la settimana. E ancora continuo a farlo.

Questo mi rende una persona un po’ fredda, ma ci sta.

IL SABATO

È il giorno prima della gara, devo prendere gli adesivi e cuffia per il nuoto, bisogna portare la bici al check-in, e fare un allenamento leggero di 40-50′.

Allenamento ok, trovo una zona tranquillissima e a parte uno strappetto di 100mt e la salita per tornare a casa, niente di impegnativo. Sto sotto il 130 bpm per la maggior parte del tempo. Poi 10′ di corsa leggera. Bene fin qui.

Ora Wiesbaden. Bici (da allenamento) fino alla Hauptbahnhof, salgo sul treno, 56′ per Wiesbaden. Sono 45km, ci sta, però sarò un po’ in ritardo per il briefing delle 11:00. Infatti scendo dal treno, salgo in bici e pedalo fino alla Kurhaus (è la prima volta che la vedo, devo anche riconoscerla), lego la bici, arrivo alle 11:20 in sala ad ascoltare il briefing.

Non capisco molto. Solo che non bisogna urinare se non nei bagni, e che pensano a tutto loro per portar vestiti e tutto a Wiesbaden da Raunheimer Waldsee.

Rindwürst mit brötchen, e ritorno a casa per pranzo. A Wiesbaden non mi pare facciano mai streetfood, è un posto troppo chic, solo ristoranti e bistecche, ma per oggi è un eccezione gradita. Niente chip, me lo daranno al checkin della bici.

Pranzo con pasta e sugo al basilico molto dolce (mettono sempre zucchero nelle salse, perché sono idioti).

Raunheimer Waldsee. Parto da casa con la bici da gara questa volta. Stesso tragitto per la stazione centrale di Francoforte, poi mi fermo a Raunheimer. Grazie alla bici arrivo al lago pedalando, faccio il check-in, ho il chip. Mi affaccio sul lago che stanno preparando per la gara, non ho il costume. Molti fanno il bagno, ci dovevo pensare. Forse è meglio che non mi è venuto pensato.

Torno a casa. Sono esausto. Ho fatto 20km di bici al mattino, poi altri 20km durante la giornata. Ma non è quello, è che sono mentalmente esausto.

DOMENICA

Al mattino mi sveglio e non ho ben chiaro come farò ad andare a Raunheim, ci sono i treni, d’accordo, ma ci sono anche i lavori alla metropolitana. Devo preparare la roba per la sacca bianca, e gli integratori, e le boracce. E mangiare, mangiare bene, 2 uova sono il mio rito pregara, poi di solito avena con miele. Cioè prendo la bici e vado alla stazione centrale di Francoforte, poi dalla stazione di Raunheim arrivo con la bici vicino al lago. Decido di legarla ad un segnale. La zona è tranquilla, io sono in ritardo, avrei voluto lasciarla alla stazione ma non ho tempo, devo anche finire di andare in bagno. Facciamo a fidarci, poi si vedrà, forse domani …

Si entra in zona transizione. Metto le barrette nella bici, preparo la sacca, eccetera. Ho giusto il tempo di fare la fila ai bagni e riesco a farla in una condizione disdicevole, ok, non c’era merda dappertutto, ma quella che bastava per emanare un olezzo insopportabile. Ma c’era anche la carta igenica. Figo, no? La sacca è pronta, stanno chiudendo la zona cambio, lascio la sacca e vado verso la spiaggia. Ho indossato la muta fino alla cintola, e sono riuscito a andare di corpo con la muta all’altezza ginocchio. Non male.

Raggiungo zona 40′, provo ad andare un po’ più avanti, ma poi la fila inizia a scorrere così parto forse con un gruppo un po’ lento. In effetti durante il nuoto supero di continuo. Ma i concorrenti sono molto corretti, anche se nuotano a rana e dirano i calci. Non dovrebbe essere vietato? beh, sarebbe giusto se lo fosse per la sicurezza, ma poi lo sport deve essere inclusivo, quindi non lo so. Infondo va bene così e non mi va di ragionarci troppo, devo pensare alla mia gara, questo è il mio giorno.

Già è il mio giorno, devo nuotare bene, e devo divertirmi. E sì, alla fine ci riesco, faccio la mia frazione nuoto al meglio, anche se non ho scie da sfruttare, si vede poco bene sotto l’acqua e mi trovo più spesso io a tirare gli altri, piuttosto che il contrario. 39′ eccetera, il gps dice 2000mt. Bene così.

Transizione veloce? nah, ho la sabbia sui piedi, uso i calzini, la parte esterna, per toglierla. Comunque 4 minuti. Prendo la bici e dimentico di mettere il numero addosso. Ma mi fermo vicino alle transenne per indossarlo. Uno spettatore prova ad aiutarmi reggendomi la bici, di “no! is not allowed”, non so se se l’abbia presa a male, ma non voglio rischiare, già penso di avere un infrazione per essere partito senza numero addosso, non ne voglio un altra.

Bici

Arrivo alla linea di partenza bike. Potrei avere un infrazione, ma non ho sentito nessun fischio. Ohhhkey, salgo, e via. Finché è più o meno piano non c’è problema, 35 di media per i primi 5km.

Alcuni tratti sono in strade autobahn, superstrade, generalmente interdette alle bici, altri su strade “secondarie”, ma qui in Germania una strada deve essere adatta per andare a 180 km/h, quindi asfalto perfetto.

Di una cosa puoi star certo riguardo i tedeschi: non hanno fantasia. Se una strada sale, essa sale, non prova a girargli attorno, tornanti, curve, etc. tutto molto morbido, sono strade fatte per correrci con le auto, auto potenti, quindi la pendenza non importa molto, quel che conta è che le curve siano morbide e bene segnalate.

Ecco, se vai in bici sbatti male. Le salite sono noiose, non passano mai. Ma uno come me che è in Germania la metà del tempo per lavoro, e quindi ha una bici e già le conosce è avvantaggiato, credo. Ci fai il callo, e alla fine ti piacciono pure. La parte bella sono le discese, per via delle curve morbide, non hai sorprese, al massimo dovrai piegare un po’ più del previsto, ma sono sempre curve piuttosto facili, più facili di quanto non sembrino.

In una delle lunghe salite un altro ciclista mi supera e rientra tagliandomi la strada, non so quanto credeva di andar forte. È un relay, la squadra si chiama “Gib alles”, dai tutto. Ed è una staffetta, vuol dire che sto messo bene, credo. O forse alles per lui è proprio quello.

Lungo le strade di campagna nelle villette delle famiglie mangiano all’aperto per l’occasione, alzano il calice di birra ai ciclisti augurando salute. Nei paesini la gente è in strada con tutti i tipi di aggeggi che fanno rumore per festeggiare i triathleti. Ad un certo punto sono quasi in campagna e sento un rumore strano, penso sia un problema alla guarnitura, guardo, ma non vedo niente. Poco più avanti una signora esulta facendo girare la raganella. Meglio così. Sorrido. In bimbi per strada felici di ricevere un cinque da noi ciclisti.

Non male. Poi le ruote rispondono bene, vedo, intuisco, gli strappi veloci, per cui mi alzo dalla sella e brucio una decina di persone. Non devo strafare, ok, ma è il mio giorno, qualche strappetto lo tiro. Non è facile dosarsi, anche in una gara relativamente corta come l’half-iron, se fai poco non hai un buon risultato e ti imparanoi solamente, se dai troppo in bici scendi e se sfinito già prima di iniziare a correre.

E poi si arriva a Wiesbaden, dopo un breve discesa di 2 km circa dove supero i 70km/h. Mani sotto e tutto abbassato. Ho notato che non sono stabile sulle appendici quando supero i 60, e da li cambiare posizione è troppo pericoloso, quindi già dai 50 cambio posizione mettendo le mani larghe. Forse avrei guadagnato 5km orari, ma pressappoco gli altri sono tutti lì. Nessun sorpasso e non mi sorpassa nessuno. È la discesa della strada che abbiamo fatto 35km prima, i pro se l’hanno fatta sopra i 100 km/h, credo.

Scendo dalla bici. 2 ragazze prendono la bici, e io ero nel dubbio di un’infrazione perché non tenevo la destra durante una discesa dove l’asfalto non era troppo liscio, e lo staff in moto mi ha urlato qualcosa. Pensavo di essere finito in scia alla moto, ma niente cartellini o fischi, solo una stringata spiegazione in tedesco di cui non ho capito un’acca. Però, il dubbio … Mi spiegano che prendono loro la bici e io devo andare a mettermi le scarpe. Grazie, non avrei saputo dove metterla visto che è un’altra zona cambio 🙂

Corsa

Ho la sabbia nei calzini, ma è facile toglierla ora che sono asciutti. Dopo qualche km di discesa, e 600 mt con divieto di sorpasso, sono praticamente fresco. Il primo km il gps mi da il tempo di 4’07”. Sto andando forte, e non mi pesa. Devo andare al bagno, ne approfitto. No, è chiuso, dovrebbe essercene un altro prima della fine del giro da 5km. Devo fare la salita e quindi rallento, sto andando forte del resto. Sembra non arrivare mai questo bagno. Ma è libero! Entro e abbasso il body da gara. Avevo messo un gel all’altezza petto perché non avevo altro posto dove poggiarlo. Finisce nella melma. Faccio un brutto pensiero, ma lo dimentico immediatamente. Il gel resta dov’è. Beh sì, ne avevo bisogno. E ora ho bisogno di bere. Il bello è avere il rifornimento subito prossimo al bagno, in entrambe le stazioni della corsa. Forse mi fermo troppo, mi dispiace, dovrei correre una 21, non una 5+16. È un’idea stupida ma è quello che inizia ad infastidirmi. Inizio a pensare che non farò una buona frazione, che devo provare ad andare in bagno prima, che … non so. Al terzo giro vorrei iniziare a camminare perché tanto non è una prestazione ottimale, ma verso la fine, a 1 km dal secondo rifornimento, decido di prendermi il gel, tanto non saprei che farci. Ma devo bere. Così cerco di correre fino al rifornimento. È un chilomentro lunghissimo, ma alla fine arrivo, mi fermo e bevo con calma. Riparto prima lentamente, senza troppa convinzione, poi inizio a sentire freddo, penso sia un calo di zuccheri, una crisi ipoglicemica, ma poi mi dico “finisco il giro e ne ho solo un altro, provo”. E così finito il giro, inizio l’altro e penso che la concentrazione è dura da tenersi quanto si è stanchi, che non devo sempre cercare scuse perché le cose non sono andate come mi aspettavo, che devo pure avere un punto di riferimento, e che devo accettare di avere un certo livello di preparazione reale, non immaginario. Che devo finirla. Che è il mio giorno. Cazzo.

Mi concentro sull’appoggio, sull’avampiede, e la spinta, dietro ben affondata, recupero della gamba, rilassato. Corro bene. O meglio, per quanto la stanchezza e la mia capacità me lo possano permettere, corro discretamente. È un giro nel quale riprendo gente che mi ha superato, più giovani, e arrivare al traguardo è una sorpresa. Non sono esausto, il gel sta ancora facendo il suo effetto, le gambe non sono esaurite e vuote come alla fine di una maratona. Sto bene. E guardo il gps appena fermato. 5h41′. È un tempo molto buono. Non sono mai sceso sotto le 6 ore, in una gara dove la bici fosse veramente 90km, dove c’è un dislivello non indifferente, dove c’è una frazione nuoto nel lago. Mai. Potrei dire che è il mio personal record.

Oppure potrei dire che è il mio giorno. È così. È una vacanza. È qualcosa di mio. Questa domenica sono andato a Wiesbaden a correre un half-ironman. Non è la prima volta che faccio gare, ma questo atteggiamento mentale forse mi mancava. È il mio giorno. Uno dei miei tanti giorni. E anzi. Direi che d’ora in poi, quelli che mi rimangono, saranno miei giorni. Guido io. Fanculo ai giudici, fanculo alle squalifiche ed ai fischi.

Vorrei scrivere delle docce ironman con lo specchio, del concorrente che gentilmente ha lasciato lo shampo a me e tutti quelli che ne avranno fatto uso, del ritorno, del recupero della bici da Raunheim e i tre viaggi in treno, di cui gli ultimi 2 sudato e puzzolente come un barbone, della ragazza di Wiesbaden che ha attaccato bottone facendo i complimenti alla mia bici (visto che non avevo un cagnolino). Ma che conta? Cose molto noiose: ne ho già ben donde.

finishercertificate.halfwies

p.s.: sì, forse alla fine si diventa un po’ scurrili, ma serve per darsi una svegliata

Fortuna aiuta gli incapaci

La fortuna può darti una mano ma non assumersi le tue responsabilità.

Ieri sera le previsioni davano pioggia per stamattina, e pensavo “certo, sarebbe bello non piovesse cosicché io possa andare in piscina al mattino per poi avere tutto il tempo per recuperare la corsa di questa sera e la nuotata del mattino”. Ecco, sembra che the Weathergod, come familiarmente ormai lo chiamo, mi abbia ascoltato. Solo asfalto bagnato. Così un paio di uova perché, beh, la corsa di ieri sera non era poi così leggera, e via verso la piscina. …dimentico la camicia.

Non c’è nessun motivo perché io debba sempre protarmi dietro il cambio se poi uso la camicia solo in ufficio. Avrebbe più senso tenere i panni usati in ufficio solo lì, stessa cosa per quanto riguarda le flap-flap (infradito), che solitamente porto quando sono davanti al computer.

Ma queste sono cose che passano inosservate se si è occupati in una guerra intestina con se stessi. Sto valutando e credo che cosa migliore prima di dare battaglia sia conoscere l’avversario, ovvero conoscere se stessi. Ci sono 3 cose veramente dure, l’acciaio, il diamante, e conoscere se stessi (cit. Benjamin Franklin).

Dall’acqua della piscina di Enkheim sale una nebbiolina simil-autunnale, non è molto freddo fuori ma vedere la nebbia mi conforta. Sarò in ritardo in ufficio, ma posso tirare un’ora in più la sera. Null’altro da fare. Sabato avrò la giornata impegnata a viaggiare tra Frankfurt-Wiesbaden, e Frankfurt, Rauenheim. Primo viaggio per andare a prendere la sacca ed ascoltare il briefing e ritorno, porterò con me la bici da passeggio-allenamento per muovermi da casa a FF-Hauptbahnhof e da Wiesbaden Hauptbahnhof all’iron village. Secondo giro da casa a Raunheimer e ritorno, questa volta con la bici da gara e poco altro (credo sia obbligatorio portare il casco in testa durante la consegna della bici, nel dubbio lo porto). Allenamenti per domani? forse farò 30min di corsa, o forse nulla, o forse quello che è in programma.

semafori a non finire. Il solito

Lo yogurt è una di quelle cose che se non le mangi subito finisce che va a male. 16 Agosto riporta la scritta a matrice di punti su di un lato del vasetto. Vasetto da 500gr, gusto fragola, proteine 3,6 ogni 100gr, fanno 18gr, non si scherza.

In questo periodo dovrei fare il carico dei carboidrati, ma penso piuttosto che io stia facendo lo scarico dei liquidi. Stamattina mi sono fermato 2 volte per pisciare in 2 ore di bici. Ore 7, 12 gradi, per il giorno di San Lorenzo non è esattamente la temperatura che ci si aspetta.

La strada scorre bene, l’asfalto è liscio e la bici risponde, se non dipendesse dalla mia condizione fisica tutto è favorevole. Mi alzo sui pedali all’apertura un passaggio a livello e tengo dietro ad un suv. Queste ruote sono spettacolari. E sono in scarico, non sto neanche tirando.

Tutto è pronto. Ieri in farmacia chiedo un tubetto di vasellina, e la farmacista me ne offre uno da 25ml a 2.30€, penso sia poco e le chiedo se c’è un formato leggermente più grande. A senso capisco che dovrebbe prepararmelo. A caso (oder swei), le dico che se costa molto prepararlo prenderei 2 tubetti. Mi chiede di aspettare (warten sie bitte) che va a controllare. 100ml su vasetto 2.20€. Non conosco il perché di queste cose, ma ad occhio 4 volte la quantità del tubetto costa meno del tubetto. Sì, prendo il vasetto da 100ml.

Ora posso solo buttarmi sul lavoro. Perché è quello che devo fare qui.

E dicevo. Mi pare di aver letto che con le temperature basse la tendenza è di consumare più carboidraiti durante gli allenamenti, e per di più sto facendo allenamenti molto aerobici, dovrò aumentare un po’ la quantità di pasta che mangio.

Ci manca poco

dicono di te.

E ora a Francoforte va di moda andare sullo skate, o forse qui ci usa comunque. Stamattina c’è mancato poco che investissi un ragazzino sulla ciclabile, o forse che venissi investito, visto che ha messo giù il piede dal suo infernale aggeggio per darsi una spinta proprio quando gli stavo passando accanto. (a 20cm dal ciglio del marciapiedi, cioè dalla strada percorsa da mezzi pesanti, non sarebbe stata una bella esperienza).

Già. Ma qui sono tutti pazzi e non ci si fa caso.

Non ho idea di come proceda, il carico è finito ormai, c’è solo da far passare la settimana senza strafare. Sabato l’ultimo allenamento di “carico” anche se provare a fare 30km ritmo gara con i semafori non è assolutamente possibile. Eppure sabato scorso ho corso senza pensieri. 40′ di corsa facili, dopo 120km di bici, ok, ma pur sempre facili, così, giacché era sabato, ho corso nel parco sopra Seckerbach o come si chiama, dove c’è un bel vigneto e la gente va a fare le grigliate. Veramente un posto carino e belle ragazze.

Raunheimer Waldsee

Ma la domenica mi faccio una bella passeggiata per vedere i campi di battaglia.

Raunheimer Waldsee. Un lago in mezzo al bosco, a un chilometro dall’aeroporto, e sì che gli aerei si sentono, quelli pesanti si ha l’impressione che ti si poggino sulle spalle, senti le vibrazioni dell’aria con l’aumento di pressione. Un grande parcheggio che potrà tranquillamente contenere la zona cambio con migliaia di bici, ma forse potrebbero anche farla nella spiaggia. Questi tedeschi, hanno montato 2 pali, uno a riva, con in mezzo un cavo d’acciaio che traina un gancio per la corda per fare scii d’acqua. In acqua c’è una ragazza non esattamente esperta che vinisce sempre per volar via dalla tavola e cadere sull’acqua. Sembra divertente. Poi l’addetto si decide a spiegargli che dovrebbe tenere le ginocchia abbassate anche dopo partita e che la possizione giusta è quella nella quale si ha paura. Oppure qualsiasi cosa abbia detto io sono assolutamente daccordo con lui, infatti la ragazza inizia ad andare meglio e volar via più di rado.

Ho impiegato mezz’ora dalla stazione di Raunheim al lago, orientarsi non è stato difficile, si costeggia la ferrovia, poi si procede perpendicolarmente, pressappoco. Ma al lago si suda, mi tolgo la camicia e mi rinfresco le ascelle, braccia e faccia. L’acqua fa schifo. È un lago usato da una azienda edile per impastare il calcestruzzo, credo, o forse anche per cavare la sabbia per altri lavori, infatti dal lato dove mi affaccio è tutto mal messo, dall’altro lato c’è una spiagga e gente a prendere il sole.

È una giornata raggiante, il blu del cielo non è così comune da queste parti, il sole è gentile e discreto, fa caldo vero, ma di certo i raggi non bruciano. E sono le 12 in punto. Già, le 12. Devo partire per andare a visitare Wiesbaden, dove correrò la mezza maratona e sembra sia tutta salita.

Il mio treno, S9, attraversa Mainz, una città molto grande e molto diversa da Francoforte, una città con un carattere, non le solite imitazioni con inutili grattacieli. Invece case normali e palazzi, resti di un teatro romano, molti cantieri, ed un grande porto. Dovrei visitarla, ma oggi no.

wiesbaden_piazza_boWiesbaden. Non sembra proprio una capitale, non riesco ad individuare il centro. Arrivo in stazione, do un’occhiata a openstreetmap, e decido che devo andare di là, nord, più o meno. E vado. Mi pare di capire che il centro sia un mucchio di negozi tra cui Saturn, che è pure a Francoforte. Un museo poco distante. Le salite non sembrano eccessive, sono esattamente quelle nelle quali ti ritrovi il cuore a 180 e la lingua fino alle ginocchia e neanche un filo di fiato perché “non sembrava difficile”. Però penso che le mie Newton Kismet andranno benissimo. Dovrò solo dosare bene le forze e non andare in affanno. Assolutamente non andare in affanno, dopo 1500mt di dislivello su 90km (1600mt in realtà) sarebbe la fine. Posso eccedere solo negli ultimi 3km, o meglio 2, praticamente mai.

Wiesbaden, niente street food. Mi fermo a prendere un kebab con una bibita che fa schifo. Mi fa lo sconto di 10 cent sulla limonata che prendo poi. Che poi non è mica colpa sua se la bibita fa schifo. Mah.

A Francoforte non si mangia più. Dopo mezzogiorno è difficile trovare qualcosa. Prendo un gelato, un tram, e vado a dormire un ora.

Avere una Bianchi non ti salva la vita

Abituato come sono con la mia KCP aus Berlin, stamattina prendendo la mia Bianchi in carbonio mi aspettavo chissà cosa. E invece va a finire che devi sempre pedalare.

Davvero ho migliorato qualcosa come tempi, qualche km/h, ma dal punto di vista dell’allenamento di certo non c’è differenza. Ma ecco. Eccomi qui sulla solita strada per Schmitten con la mia Bianchi e le mie Fulcrum zero. Se non altro posso recuperare andando ad un passo decente, 15km/h in salita, non è male.

A proposito di KCP ieri sera ho fatto l’ultimo chilometro per arrivare a casa spingendola per via della ruota a terra. Ecco, per fare endurance ci vuole pazienza, ma per beccare una pinzetta per rilegare i fogli in questa maniera ci vuole sfiga, e anche un bel po’:

Ruota-bucata-IMG_20160803_192602

A posto. Bucato copertone camera d’aria, mi ero accorto che aveva perso un po’ il tono, già il giorno prima. Fortunatamente avevo già il copertone di ricambio, bello con una banda bianca, e camera d’aria, ovviamente.

Questo è di suo un buon motivo per non usare la Bianchi per andare al lavoro, le ciclabili sono scomode e sporche, e comunque qualsiasi cosa smontassero dalla bici ci farebbero qualche soldo, e io starei lì a sbattermi per cercare di rimediare.

Durante una discesa (fatta 2 volte), stamattina mi sono trovato poco stabile sopra le appendici, ero a 60km/h, purtroppo con i rapporti che ho su non posso pretendere di meglio (e purtroppo non ho la gamba per poter montare qualcosa di meglio), eppure già a quella velocità preferivo avere una presa più larga per instabilità. Mi è venuto il dubbio che dipenda dalla distanza longitudinale tra una prolunga e l’altra, forse mettendole più larghe potrebbe essere più stabile. Ma il problema potrebbe essere quello di non avere lo stesso vantaggio aerodinamico, e a quel punto tanto vale non farne nulla. Forse dovrei cercare un compromesso.

Certo è soddisfacente fare 5km in 5’23”, ma non è una cosa che capiterà spesso, oggi solo una volta.

Dopo l’allenamento di stamattina, andando al lavoro la KCP, mi è sembrata più duttile e versatile, più reattiva, e più facile da guidarsi.

Per l’endurance ci vuole pazienza

valigia
valigia con bici.

Si parte per Francoforte e questa volta con un impegno in più. Wiesbaden Half Ironman.

Così preparo la valigia e mettendo le ruote non riesco a non preoccuparmi. E a non smettere di farlo.

I raggi sono  in carbonio e devo caricare la bici in aereo, e non lo farò io. Già cerco di elaborare qualcosa nel caso i raggi siano rotti, andare ad un negozio per bici (B.O.C. in Hanauerlandstrasse 2cento qualcosa), cercare ruote usate, eccetera.

All’arrivo a Francoforte non ho idea di dove andare a prendere una valigia fuori misura, chiedo ad un tipo poco motivato, mi risponde in tedesco, e non capisco neanche cosa dice. Aspetto. Dopo aver ritirato la borsa con dentro la muta, e dopo aver aspettato altri 5 minuti, mi decido ad andare all’uffico bagagli. Se si chiama così dovranno pur sapere qualcosa. Sono agitato ma mostro il bigliettino del mio bagaglio all’addetta allo sportello libero. Lei controlla nel terminale e dice che dovrebbe essere già qui. Muove il capo per vedere oltre, al lato opposto dell’atrio dove mi trovo, nota una valigia grande, la indica e fa, “isn’t that?”. “ah, yes, thank so much”.

Arrivo alla valigia la apro. Apro le ruote. Tutto a posto. Fortunatamente.

Ok. Ora il problema è arrivare a casa. Lavori sulla metropolitana, linea U5 direzione Preugenheimer, precisamente. È più o meno dove vivo io a Francoforte. Dovrò usare il tram 18 e farmi 6 o 700mt a piedi.

Inoltre la linea regionale S9 si ferma a Hauptbahnhof, dove devo prendere U4 fino a Konstablerwache, da dove devo salire in strada per prendere il 18.

“passa di qui il 18?”, “no, il 18 lavoro non vado certo in giro per Zeil a fare compere”.

Hauptbahnhof è la stazione principale, come dice il nome, e di certo non è piccola. La valigia è grande, poco comoda nelle curve, ma quanto meno è piano e così posso contare sulle ruote. Non mi sembra male.

Arrivo alla piattaforma per la U4 direzione Bornheim, mi sento un eroe.

A Konstablerwache devo salire. Becco casualmente l’uscita dal lato della strada dove devo prendere il 18, uscita per il supermercato Konrad, ma va a capire, occupa un isolato.

Friedberger Warte, è da qui che devo farmi i miei 600 o 700 mt facendo correre la valigia. Mi accorgo presto che su terreni poco regolare al centro tocca, o meglio mi accorgo che questo fatto è molto noioso.

Ragazzi tornano da una partita a tennis, almeno credo, visto che hanno le racchette in mano. Si offrono i aiutarmi, ma dovremmo sollevarla, e finirei per stancarmi di più. Gli dico che c’è poco da fare, devo solo andare piano e avere pazienza.

Ecco, è vero. Ci vuole pazienza, e bisogna continuare, senza fare troppi sforzi e trovarsi esausti a dover aspettare ancora di più per ritrovare le energie.

E così è l’endurance, già a partire dall’olimpico questa cosa si sente, non puoi pretendere di arrivare prima cercando di andare oltre la velocità per la quale sei preparato. Ci vuole pazienza. Se hai sfortuna e la gara è piena di gente forte sicuramente ti rode vedere passare così tanta gente, ma ci vuole pazienza. Capita.

Sicuramente ho di nuovo la preoccupazione per i raggi, vorrei ma le vibrazioni non posso evitarle, le ruote sono piccoline.

Arrivo a casa. Non mi sento più un eroe. Controllo la bici ed è tutto a posto. Questo infondo è solo un allenamento.

Ma perché mi sembra così dura questa prossima gara? Non ho idea. Forse i 1600mt di dislivello nella frazione bici. Forse il non avere un’auto con me. Ma sono a Francoforte, a 50km, e con i mezzi arrivo in meno di un’ora. Non so.

Forse non sono fisicamente pronto. È ormai un anno che non riesco a fare un medio bene, finendolo correndo e con un buon tempo nella mezza. Ecco, un “buon” tempo nella mezza non sono mai riuscito ad averlo. Il mio “buon tempo nella mezza” sarebbe 1h45′, e sarei pienamente soddisfatto. Qui ho anche 1600mt di dislivello in bici.

Ci vuole pazienza, con se stessi, con le cose, le cose che capitano, e con gli altri.

Ieri compriamo la pasta per il pranzo, un pacco di tortiglioni barilla, e altre robe. La cassiera sbaglia e ce ne fa pagare 2. Poca roba. La sera compro acqua e uno snack alle mandorle. Acqua 1,14 €, snack 1,29€. Totale 3,93€. Pago sovrappensiero, la cassiera non guarda negli occhi, forse perché è turca, o forse perché è falsa. Cammino e ripenso a quanto ho speso. 3 e … dovrebbe essere 2 e qualcosa. Ho già perso la pazienza non riesco a fare le somme ma qualcosa non torna, tiro fuori lo scontrino ed è quello di un altro. Forse lascio stare, che importa? Ma poi no. E la seconda no, almeno non nello stesso giorno.

Torno indietro, di corsa, con un pacco d’acqua sotto braccio. Arrivo e mi lamento. C’è molta fila alla cassa. Credo di aver fatto una figura di merda non tenendo conto del pfand, il vuoto, di 25¢ a bottiglia, è 1,50€ che serve per arrivare a 3,93€, cioè quello che ho pagato. Chiedo comunque il mio scontrino. Lo stampa. Arriva anche un dipendente altro circa 2mt che sembra avere l’intenzione di spaventarmi. Lo trovo un gesto idiota e lo guardo stupito e per nulla intimorito. Ma questa cosa mi infastidisce, cosa avevano in mente? Spaventare la gente che si lamenta? Che tipo di commercianti sarebbero?

Resta la mia figura di merda. Innegabile.

Non ci bado, ma poi il mattino seguente rimugino. Devo correre e l’ansia blocca il diaframma. Ci vuole pazienza. Provo a rielaborare e visualizzare. Provo a richiamare le sensazioni. Troppo cerebrale, non riesco. Provo con i colori, colorando tutto di arancione cerco di far uscire le senzasioni di disappunto. I colori sono usati nel training autogeno, non so se abbiano validità, ma li ho già usati per raggiungere l’autoipnosi, quindi potrei essermi condizionato e averli resi efficaci, tanto da associare all’arancione il rilassamento delle emozioni (rosso-fisico, arancio-emozioni, giallo-mente, verde-pace, blue-passione, viola-amore, argento/oro-estasi).

Ci vuole pazienza. Monto la bici.

Oggi corsa. Diluvia, ci ripenso. Poi ho un ripensamento sul ripensamento. Parto. Ed è quasi una liberazione. Ci vuole pazienza, sì, ma a volte anche correre non è male. E va bene, poco più di 3km per arrivare vicino la Nidda e fare i miei 3×4000, ho un appogio buono e tutto sembra andare per il meglio.

Poi chissà. Ci sono cose che fai bene, cose che fai male. Per qualche errore non puoi perdere tempo a rimuginare, rischi di rovinare quello che potrebbe capitarti di far bene. Ma sono così, e ci vuole pazienza.

È importante respirare e non agitarsi, non andare in affanno: di aria ce n’è per tutti.

“Lungo” bici e fulcrum zero

(acqua per tutto il tempo)
Dovevano essere 180, non che fosse difficile, ma inizia a piovere dopo 10km, è vero che la temperatura è perfetta, ma le gomme sono nuove, la strada bagnata e non mi fido, forse faccio male, ma effettivamente sulle buche scivolano un po’. Ad un certo punto smette di piovere. Incontro un certo Danilo vicino al bivio Villa Potenza/strada per Osimo. Esso sarebbe dovuto andare ad Osimo, dove vive, e decide invece di farmi compagnia, si mette in scia poi, chiedendogli il cambio gli chiedo dove va. È un podista, 1h19′ alla mezza, 2h50′ alla maratona, niente di che (dice lui, niente di che??!??! magari arrivarci!). Ha un problema al ginocchio (passato da calciatore), e niente, va in bici. Lungo la Regina reinizia a piovere e così invece di darci una mano con la scia e prendere il fango in faccia ci affianchiamo, si chiacchiera e fanculo alle auto che suonano. Con questo tempo dove dovete andare di domenica, verso il mare? Andate a prendervi un caffé, va. Che a prenderci l’acqua ci stiamo noi, mica possiamo rallentare e stare sotto l’acqua 20″ in più per voi.

Le ruote Fulcrum Zero

Questa la mia prima uscita abbastanza lunga con le Fulcrum Zero. Sono rimasto impressionato da queste ruote, a livello quasi viscerale, le sento sulla gamba, rispondono precisamente alla spinta, quando vado tranquillo nel recupero si sente la presenza, è come avere una estenzione del corpo attaccata alle gambe. Pedalare è piacevolissimo.

Sulla precisione in curva le avevo provate 2 giorni prima in un giretto corto, anche lì ottime sensazioni, impostare una curva con ruote di bassa qualità è una cosa obbligata, se sbagli non hai modo di prendere se non rallentando molto, buttare più giù la bici durante una curva è molto più difficile. Con le Zero no, spingi sul pedale e le ruote rispondono, la bici piega ed aggiustare una curva è fattibile. Vero è che le curve vanno impostate all’inizio, altrimenti non puoi avere la stessa resa, ma la tranquillità di sapercele permette di essere più concetrati, per lo meno per me che sono un tipo anzioso. Così finisce che imposto meglio la curva già dall’inizio, sapendo di poterla aggiustare, cosa di cui non avrò bisogno.

Ma in questa occasione, col bagnato, non ho praticamente piegato mai.

E poi ti bruci

Niente, dopo 4 ore l’idea del pranzo e l’ora hanno avuto la meglio, così ho tirato un po’ più anche per il fastidio del vento contro. La bici va così, se vai tranquillo continui a sentire che potresti dare di più e ogni tanto puoi permetterti uno sprint o una salita un po’ più allegra, ma se ti incaponisci a guardare il contachilometri che non ti soddisfa ti distrai dall’ascolto del corpo e ti bruci. Sì, perché recuperare pedalando non è una cosa semplice, il cuore rimane su di giri, non vuol tornare a regime, le gambe dolgono per troppo acido lattico, non è piacevole. L’assorbimento e riuso dell’acido lattico è ciclico, penso che superata una certa soglia l’acido lattico arriva anche al cuore e il sistema va un po’ in crisi, una sorta di sistema di allarme, così si dice “ti bruci”.

La corsa ritmo gara

Così il giro l’ho segato a 150km e stop. Ma un po’ avevo recuperato, infatti poi corro 4km a 4’47” di media. Bene. Penso sia un buon test per Wiesbaden il prossimo 14 Agosto, penso che correrò a quel ritmo, credo che avrò un bel po di acido lattico, anche se ho 6km di discesa per recuperare. Mi preoccupano le ultime 2 salite, dal 70* al 76* e dal 80* all’83*, è bene che mi spendo abbastanza, ma è bene che ne abbia da spendere a quel punto.

Ok, è tutt’altra roba, questo non era un test, era un allenamento aerobico, il livello di lattato sarà maggiore in gara, ma la stanchezza minore. E prenderlo come punto di riferimento mi tranquillizza, punterò a tenere quel ritmo. Ormai sto imparando ad ignorare cardiofrequenzimetro e gps durante la corsa ed ascolare il corpo.

Nel frattempo

Mentre io passeggiavo, Laura Strappaveccia ha fatto l’Ironman a Zurigo in 10h46′, dice che ha avuto problemi di stomaco, che avrebbe dovuto correre a 5′ perché ce l’aveva. È vero, non ci si accontenta mai, si sarebbe potuto fare di più, ci mancherebbe. Il punto è che visto dall’esterno ha fatto una buona gara, ha corso una maratona dopo 180km di bici in 5h40′ (non facile, 1300mt di dislivello), e voleva correrla a 5′. Io ho problemi con l’acido lattico nel fare un lento, e l’idea di fare una maratona subito dopo mi angoscia, già prima di iniziare a pensarla. Voglio correre una mezza a 4’40”, ok? Il podista di Osimo la corre a 3’40”, e “niente di che”.

Sono scarso, daccordo. Ma tutto è relativo. Punto ad arrivare tra i “primi” 800, su 1600, se arrivassi 700esimo per me sarebbe un traguardo. Ma non andrà perfettamente, e farò peggio di quello che avrei potuto fare. È così. Sempre. Così, anche se arrivassi 700esimo, cioè 100 posizioni meglio di quello che prevedo, avrò da rimproverarmi qualcosa.

Mi dispiace che non si sia qualificata per Kona, ci tiene. Comunque non è una tipa che molla l’osso.

Correre. Forte. Ovvero, correre forte.

Ritmo gara.

Quello che ho capito ieri sera, anche se non ho fatto una gara perfetta, è quanto sono pesanti entrambe le parole: ritmo e gara.

Ho capito le parole di runner di vecchia data riguardo la poca utilità del cardiofrequenzimetro.

Ritmo va sentito e assecondato (va tenuto). Ogni passo è un battito. Il cuore ha il suo battito. Il ritmo è alto, 170/180 passi a minuto inizia ad essere un rock piuttosto veloce.

Ho capito (ma ci sto lavorando da un po’) quanto sia importante la postura nella corsa in relazione al passo che si tiene, e quanto sia importante l’appoggio del piede.

Guardare il cardiofrequenzimetro per sapere la frequenza cardiaca, o il gps per conoscere il passo, è una perdita di tempo, una distrazione, e un’inutile perdita di ritmo e postura ottimale (alzare il braccio e tenerlo avanti perdendo momentaneamente il bilanciamento, poca roba, ma inutile).

Inutile il cardiofrequenzimetro, l’affanno va ascoltato e la frequenza cardiaca è solo una componente, che varia da periodo a periodo, anche in date (o orari) ravvicinate.

Inutile il passo, c’è poco da guardare mentre si è in gara, ci si deve concentrare sul ritmo, sulla spinta delle dita (momento del distacco), una fase aerea il più prolungata possibile, un appoggio il più delicato possibile, un buon equilibrio e compensazione con le braccia. Inoltre l’ascolto della tenzione sugli addominali e sulla schiena, stare dritti col collo e la testa ma rilassati, dar modo ai muscoli di recuperare il più velocemente possibile (rilassamento, rilassamento, e rilassamento).

Ho capito quanto è importante essere in gara per non mollare l’osso. No, non tanto per essere primo, e veramente ho sempre temuto di trovarmi davanti e non sapere quale fosse il tragitto (anche ieri sera all’inizio!). Alla fine, erano rimasti 2km e mezzo, ieri avevo 2 corridori alle spalle e uno davanti. Non mi andava di finirla, era sera e tenere quel ritmo per me è veramente stancante, però correvano tutti. Un altro km e ho mantenuto la posizione, ormai tanto valeva arrivare alla fine così. Non sentivo più la voce di chi mi seguiva, infatti essi non parlavano più, oppure durante la discesa sono rimasti indietro. Salita, 400mt. Tengo il ritmo e siamo a 600mt dall’arrivo, leggera salitina per poi girare e farsi 60mt fino al traguardo. Davanti a me ha tenuto per tutta la salita il solito corridore di prima. Faccio per sorpassarlo, lo affianco, stava per mollare. O forse stavo per mollare io. Continuiamo affiancanti per 200mt, si gira per l’arrivo lo faccio passare, allunghiamo il passo, ma lui di più. Arriva 3 o 4 secondi prima. Si gira mi da la mano e ci ringraziamo l’un l’altro. Ecco. Non so se avremmo mollato, ma di certo abbiamo tirato un po’ di più e questo vicino alla fine, perché sapevamo di poterlo fare, e perché c’è piaciuta la gara che ci ha fatto dimenticare della fatica.

Nelle gare un po’ più competitive ha un effetto simile lo star dietro ad una runner con un bel culo, essendo tondo ha qualcosa di rilassante e infonde pace nell’animo. Ma ieri sera c’erano poche donne ad andare forte, credo non tra i primi 36 assoluti.

La corsa è completa, nella corsa senti tutto e senti tutti. È difficile non essere onesti se corri prima o poi dovrai fare i conti con te stesso. Non puoi porti degli obiettivi fuori dalla tua portata, devi concentrarti e cercare di far bene quello che sai fare, cioè tenere il ritmo che riesci a tenere. E farlo bene. Non importa essere primo, davvero non conta. Quel che conta è tenere il ritmo e farlo al meglio. Goderne di ciò che senti, di ciò che scorre. Il movimento e i muscoli con contrazioni e distensioni. Yoga e altre discipline orientali parlano di chakra ed individuano la personalità, l’Io, nella zona addominale bassa. Nella corsa questa zona è al centro di tutto. La postura viene principalmente da quella zona, se quella zona è fuori asse, se è troppo indietro, se è troppo flessa, la corsa non è buona, non è equilibrata, è dispendiosa e tenere il ritmo è difficilissimo. Mi piace pensare che se l’Io non vuole allora non correre. Se non sai qual è il tuo posto, allora non correre. Se ti credi qualcos’altro, non ti sta bene chi sei, o pretendi di essere altro, allora mettiti l’animo in pace. Poi gareggia.

Non ci sono alternative. O corri, o muori.

Ripensandoci (25 Luglio)

Ancora ci rifletto.  La partenza è stata lenta, il primo correva a 3’50” o poco meglio,
così lo supero, ma poi o stare avanti mi mette a disagio, oppure lui alza il ritmo perché
vuole stare avanti, comunque lo lascio passare preferisco la sicurezza di una terza/quarta posizione. Alla salita mi spavento e la prendo piuttosto lentamente. Ho tenuto 4’20” di media fino alla fine. Era quello che potevo fare. Non ho guardato il cardiofrequenzimetro ma stavo sui 170/180. È stato divertente e soddisfacente.
Però, avrei potuto tenerlo quel ritmo, strano. Forse il periodo, il caldo, l’umidità …
E invece ho la sensazione di avere dato il massimo, apparte la prima salita (ho sbagliato valutazione sul resto del tracciato, ma ho scoperto che basta ascoltarsi, cioè ascoltare il ritmo e la fatica, per potersene fregare del sapere il tracciato e l’altimetria. Questa è una cosa che mi tornerà utile. Tanto posso fare solo quello che posso fare). Se sono arrivato 34esimo o 36esimo non me lo ricordo, premiavano i primi 50 e niente classifica (a parte i primi 3).
Biglietto ritirato dall’organizzazione.

Scarpe che ti fanno correre

Ci sono scarpe che ti fanno correre. Perché ti danno il ritmo. Questo è successo a me provando le Newton Kismet. Io appoggio male, ossia appoggio di tallone, troppo dietro, sbaglio la falcata, troppo lunga in avanti, e non dietro. Ho provato queste scarpe su suggerimento di un amico podista forte (mezza in 1h24′). Ho cambiato appoggio, ho cambiato ritmo. È come se saltelassero sulla punta, dove serve, e portano a spingere di punta, aumentare la fase aerea, ed ad appoggiare più dietro, altrimenti ti sfasci le anche.

Ma credo che vadano usate con moderazione e con la testa. Non si può appoggiare male è assolutamente pericoloso, e con le Kismet lo è di più!

Sono praticamente non ammortizzate sul tallone, l’urto arriva diritto all’anca ed avendo spinto forte con la gamba dietro che non ha ancora recuperato si sta facendo la spaccata col bacino non contrapposto, è come cercare di far uscire il femore dall’incavo dell’anca. L’appoggio deve essere sotto il corpo. Si trovano video che lo spiegano bene.

Io? sono sostanzialmente pazzo ad usarle.

 

Un trail atipico

Così tanto per provare, a chi non avesse mai provato, e anche per vedere un percorso trail, ma soprattutto per passare un paio d’ore assieme, s’è deciso di farsi una corsa tra Villa (Cessapalombo) e Lame Rosse (che sono queste robe qua:

Lame Rosse

belle, no?)

e il percorso è tutto un sottobosco. Il bello di questa corsetta è stato proprio il non essere una gara. Cioè nessuno pretendeva di gestire le energie, di stare avanti, di arrivare fino alla fine (in tutto erano 4,5 km andata e altrettanti al ritorno, e anche moltissime pause!). Ovvero, modalità molto easy.

Così durante le discese si è dato tutto, e cosa conta? Perché ci siamo presi la libertà di provare. Ed anche le salite, solo che non era la stessa cosa in termini di richieste energetiche, sicché io spesso non arrivavo in cima, ma camminavo.

La cosa è molto simile al programmare, ti diverti a ragionare ed andare avanti a mettere insieme i pezzi, ma ad un certo punto devi fermarti, sei un po’ stanchino, letteralmente sragioni, è come se corressi pestandoti continuamente l’altro piede. E stai fermo.

Ecco, dico, penso sia uguale ad usare il cervello, divertente, ma faticoso