Indossabili – Wearable technologies

E solitamente io sono entusiasta di qualsiasi tecnologia che permetta di portare quello che so fare su un altro dispositivo, su un altro campo, o comunque sia sono entusiasta quando si usa la logica per far funzionare le cose.

Ma questa moda del wearable l’ho saltata a pié pari. Il fatto è che nessuno è ansioso di mettersi addosso dei dispositvi che gli raccontino come sta andando.

Qui ha funzionato Facebook perché la gente è ansiosa di farsi i fatti altrui, e a stento per questo accetta di “doversi imparare ad usare il computer”, altrimenti sai che palle! andava benissimo la macchina da scrivere perché dovremmo usare questo coso? e aggiornare i programmi? e perché? ….

Se si facessero dei wearable tramite i quali ti fai i fatti altrui, allora andrebbero a schianto.

A schianto.

Ma di a qualcuno di mettersi un orologio tramite il quale sai quanta strada hai fatto e quante calorie hai consumato e non va. Nulla da fare.

Non importa neanche che sia una maglietta o un chip sottopelle.

Shortest Path to Success. Psicologia e programmazione

Questo blog ha contenuti che si alternano tra la psicopatologia e il faceto, così mi sento in diritto di parlare di psicologia del programmatore.

La programmazione è una attività dell’intelletto, ma consegnare un lavoro e decidere le priorità riguarda molto la parte emotiva. Del resto Agile, Extreme Programming, Kanban, etc, parlano più di metodo, di interazione, di rapporti sociali, piuttosto che di metodologie (i vari manifests dicono: non si esclude l’importanza degli strumenti, ma la persona viene prima …).

Shortest Path to Success. La strada più breve per il successo. È un concetto fondamentale, però si rischia sempre di lasciare questo tipo di approccio per paura di fare qualcosa di sbagliato. Il mantra era “chi prende le scorciatoglie si troverà sempre nei guai“. Non so se c’entra qualcosa di religioso, o meno, so che è una idiozia. Invece la cosa più semplice che funziona e che ha successo è la migliore scelta che si possa fare.

Succede di studiare una gran quantità di concetti, di algoritmi, di modelli e di pattern per la soluzione di diversi problemi, ed è possibile essere attratti dal decidere prima il pattern senza chiedersi se nel caso specifico sia strettamente necessario. Oppure succede di vedere librerie realizzate con un certo schema e, non potendole usare nel caso specifico, aver voglia di realizzarle con concetti simili.

E invece no. La scorciatoia è la strada giusta.

Faccio questo ragionamento prendendo spunto dai trader (quelli che giocano in borsa) e si dilungano sulla psicologia quando il loro lavoro consiste nel cercare di speculare il più possibile. Sembra strano, ma nell’attività di trader la psicologia gioca un ruolo importante. Perché no nella programmazione?

Ho il sospetto che … ecco

Ecco è vero, mi sono concentrato poco nella programmazione, nel progettare una architettura, nell’aggiornarmi, nel leggere nuove cose. Ma effettivamente mi sono aggiornato quel che basta, quel che basta per stare al passo col tempo e saper portare avanti un progetto.

Ora sono praticamente senza lavoro e quello che ho capito è che a me di tutta sta solfa non mi frega niente.

Voglio dire, ho a che fare con persone che per lavoro si occupano di marketing, far andare “su” un sito in google, i trend di twitter, etc. E finisce che mi esprimo su questo e devo anche sostenere una opinione, ma a me di sta roba non mi frega niente.

Cioè, io amo programmare, amo fare quello che è organizzazione del codice, scelta degli algoritmi, comprensione degli algoritmi, ottimizzazione del sistema, profiling del codice, refactoring. Questo mi piace fare!

E ho frequentato una università di Informatica proprio perché mi interessa fare questo.

Capisco che può sembrare una cosa atipica, uno dovrebbe fare l’università per cercare un lavoro, ma io l’ho fatta perché mi piaceva.

Ho il sospetto che le università italiane siano mal frequentate, visto che alcuni amici con i quali lavoro, laureati di secondo livello, di tutto quello che riguarda l’informatica, non gliene frega niente. Stanno lì a parlare di fare i soldi, di come guadagnare qua e là, etc.

Per carità, i soldi sono importanti, ed io per primo voglio essere pagato, ed io per primo voglio essere pagato bene. Sì pagato bene per il mio lavoro, non per parlare di soldi e come fare i soldi, per parlare di trend e per mettere un cazzo di meta tag robot nofollow dentro l’head dell’html.

Ecco, ho questo sospetto e mi disturba un po’ effettivamente.

Aggiornamento Galaxy SII a Jelly Bean, o a Cyanongenmod

Sì, ho uno smartphone, cioè di quelli sui quali si possono installare applicazioni, quindi anche scriverne.

E sì, sono un programmatore, ma sull’argomento mi trovo ad essere piuttosto ignorante.

La prima cosa che feci, 1 mese dopo averlo comprato, fu quella di installare una rom rooted, che permette cioè di eseguire operazioni riservate ad un utente privilegiato anche ad applicazioni non di sistema (quanto meno questo è quello che ho capito del concetto “rooted rom”). Da lì in poi sono rimasto con Ice Cream, preoccupato da Brick Bug. Dopo un anno mi tranquillizzo e provo ad installare Cynonmod.

Seguo questa guida: http://wiki.cyanogenmod.org/w/Install_CM_for_i9100 ma tralascio un passo che ritengo non fondamentale:

1. copia del file cm-10.1.3-i9100.zip (cyanongenmod) in una scheda sd.

2. riavvio del telefono in modalità caricamento (volUp+pwr+home) con la scheda microsd insierita

3. backup dell’installazione nella scheda sd

4. install zip from sd card, e ho selezionato quel file.

5. riavvio

da notare che ho saltato il passo del factory reset indicato nella procedura.

Il risultato è stato:

6. al boot successivo: logo cyanongenmod ruotava senza mai fermarsi

 

problema riportato anche in http://wiki.cyanogenmod.org/w/CyanogenMod_Installer#Device_won.27t_boot_up.2C_but_shows_CM_boot_animation

per risolvere ho riavviato (modalità download) e

7. restore from image ed ho scelto il backup prima salvato

8. è tornato al mio vecchio sistema.

 

Morale della favola: fai il backup anche quando pensi di non aver niente da perdere. (ok, in realtà un factory reset avrei potuto farlo anche dalla installazione fallata del cyanongenmod)

ClockWorkMod è una applicazione che ho trovato installato in seguito all’installazione della rom rooted, quindi ho pensato di trovarmi un passo avanti.

Rimango col vecchio sistema rooted, il prossimo consiglio che andrò a seguire sarà quello della guida in http://www.androidpit.it/it/android/forum/thread/553027/Samsung-Galaxy-S2-root-con-Jelly-Bean