Strade Bianche – Siena, SI

Strade Bianche di Siena.

La sera prima, mettendo la bici in camera, Piero la guarda e dice “sono partito e non l’ho nemmeno pulita”, sentendosi un po’ in colpa. “Neanch’io l’ho pulita”

Al mattino dopo io mi sveglio alle 3 e mezza, vado in bagno, poi non riesco a riprendere sonno.


Niente, alle 5 mi alzo inizio a mangiare ed ho una fame da lupi. Metto su l’acqua per la pasta.
È presto la faccio solo per me, alle 6 Piero si alza e dice che non vuole partire perché piove.

Io: “ma no, fanno quattro gocce, ormai ci siamo”. Ma non è convinto.

Arriva il nostro padrone di casa. “Non volevo neanche uscire, ma poi, sai com’è, si conosce tutti…”
“ma no, ha fatto quattro gocce, ma ora si sta aprendo. Ma dai partite”

Ci ha convinti. Andiamo a prendere l’acqua. Anzi, caffé e aspettiamo seduti. È un freddo boia.

Alla fine ci decidiamo e ci andiamo a posizionare in fila. Mezz’ora d’attesa sotto l’acqua, stiamo congelando, se la cancellassero ora ci incazziamo.

Si parte, sì, ma piano, abbiamo già discusso questa cosa, non andiamo a morire, cerchiamo di arrivare in fondo. Asfalto, 7km? 10? boh, qualcosa, scorrono bene, non troppo difficili, se va avanti così … ecco, no, non va avanti così. Strade bianche, ma oggi sono marroni di fanghiglia, e scivolose. Ci sono i solchi delle altre bici, come dei binari, bisogna prendere quelli giusti.

Bisogna stare attenti, e andare piano. Mi accorgo che ho l’attacco della scarpa destra poco stabile, devo controllare cosa è, ho paura di perdermi una scarpa, un pedale, o non so cosa. Mi fermo.
La tacchetta non è avvitata bene. Devo togliere copriscarpa, scarpa e, stando su un piede, avvitare le viti. (sono un deficiente, potevo controllarli prima! si dice sempre col senno di poi). Approfitto per pisciare, nell’indifferenza generale del gruppo che pedala numeroso. Riparto.

Non appena trovo l’asfalto, giù a 40/h, e prendo tutte le pozzanghere possibili: devo sciacquare me, la bici, e tutto.

Non dura, di nuovo breccia. Oh, ecco, ora posso proprio dire di esserlo. L’altra scarpa, l’altra tacchetta, la sinistra. Di nuovo stop, ma molto più infangato, non viene via il copriscarpa con la zip (con la zip non usarlo col fango!!!), mi fermo molto. C’è un inglese che sta cercando di gonfiare una gomma, gli chiedo cosa ha,
ha rotto la pompa e me ne chiede una. Non ce l’ho, ma vado la lo stesso a vedere se posso aiutarlo. Niente.
Trema come una foglia. Ho ancora un panino di emergenza, glielo do, insisto e accetta. Non so che fare, gli dico che io cerco di salvarmi e vado. Poco dopo arriva l’ambulanza. Gli spiega qualcosa, poi sale. Saluta e mi ringrazia.

Io parto. Ora non c’è niente che mi ferma. Tutto ok. A parte un PUHHH! cosa? puhh? la mia bici non ha mai fatto “puhh”

La gomma posteriore. Esplosa e ormai quasi del tutto sgonfia, mi fermo: cerchio da 300€, sai com’è.

Sono al km 27, non ho la camera d’aria di scorta, comunque la gomma è sicuramente lacerata, l’avevo cambiata 2 settimane prima, posso provare con la bomboletta a schiuma. Ce la svuoto. Esce la schiuma dappettutto. Non ho speranze, qualcuno mi porterà a Siena, questo sì. Tremo come l’inglese di prima. Non ho nulla da mangiare. Se non arrivano? Vedo una bici abbandonata, con ruote profilo alto. Chiamo. Niente. Non è mia ma… lui che farebbe? Ha la borraccina degli attrezzi. Ci guardo dentro. Toh, una camera d’aria. Toh. Tiro via la mia ruota e inizio ad armeggiare (“tanto se il copertone è sfondato è una perdita di tempo”, ma provo lo stesso). Arriva un’auto a prendersi la bella bici. Mi affretto a ridargli la cassettina e cercare di spiegare, mi dice “tienila, tanto non è mia, è di un ragazzo”, “che discorsi!??”. Ma tengo la camera d’aria e dietro all’auto c’è l’assistenza tecnica e mi chiede se mi serve una mano “SSSSÌÌÌÌÌ!!!!”, ha anche il copertoncino.

Ora quello che devo fare è arrivare il più presto possibile perché non ne posso più. Solo che le salite sono veramente esagerate, ti spaccano i quadricipiti, la bici sarà distrutta, lo so, non voglio distruggermi pure io.
I freni non vanno, andrò piano e mai frenerò in curva. Finché non mi viene in mente di usare la rotellina per regolarli e riesco a fare qualche altra frenata. Evitare di frenare con la melma: mangia la gomma come l’orco mangia Pollicino.

È arrivata quasi la fine, ritrovo i compagni di squadra, “che fine hai fatto? siamo andati piano per aspettarti, non arrivavi mai”. Io: “ho fatto cose, visto gente”. Si arriva assieme, daccordo, dopo 6:23 minuti dalla partenza si arriva a Piazza del Campo, fisicamente sono quasi fresco (anzi gelato), ma ho tanto di quel fango da tutte le parti che mi cigolano le articolazioni.

Oggi è a riparare. Aspetto solo il conto del meccanico. Non l’ho neanche pulita.

La Mala Intención

Pagata una quota per nuoto master Team Marche, presso piscina di Falconara. 4 allenamenti settimanali più un quinto, eventuale, il sabato mattino. 2 gare da farsi durante l’anno prossimo, febbraio e giugno.

Niente di strano, se non fosse che sono una papera in acqua e non riesco a stargli dietro nelle ripetute sul 100mt (ieri sera ne facevo 75). Perché? beh, ho pensato che nel giro di un mese riuscirò a tenere il ritmo aerobico sull 1’40” per 100mt, e tempo gara di 1’28”. Non mi importa se sembra impossibile, il fatto è che possibile lo è, quindi devo riuscirci, quindi ci riuscirò. Farò la gara di febbraio puntando ad 1’25”, un tempo ridicolo tutto sommato, ma non per me.

Se penso alla scheda che mi ha dato l’allenatore in questo periodo mi viene da pensare, e pensando mettermi le mani sulla testa. Persino i bulbi capelliferi sono doloranti. Gli allenamenti sono pochi e relativamente brevi, questo mi permette di gestirmeli in questo periodo di lunghe notti. Ho quasi l’impressione di non allenarmi affatto. Ma non c’è una singola parte del corpo che non sia dolorante. Ieri sera avevo dolore alle mani (dita, polsi, tutto), ma in realtà anche dalle spalle fino agli addominali bassi ero tutto un dolore, poi quadricipiti, ginocchia, polpacci, per non parlare dei piedi. Mi sto concentrando molto sull’appoggio e sulla sensibilità del piede, ho preso delle scarpe non protettive per fare quei 400 metri tra un esercizio e l’altro e le anche ringraziano, le giocchia ringraziano, le caviglie lavorano, i piedi sono sempre più forti, ma doloranti, molto doloranti.

Tornando da 1h20′ di allenamento ed esercizi, stamattina salivo le 6 rampe di scale con la sensazione che le gambe non avessero peso, leggerissime. Eppure ho sofferto per 50′ sullo sterrato, i polpacci sono come filo spinato, ma niente, sto bene, meglio che prima.

La vera Mala Intención non è forse neanche l’ironman di Venezia, al quale sono ormai iscritto, non sono forse i 100mt a 1’25”, la vera Mala Intención è qualcosa che sto fantasticando ora: Trans D’Havet 80KM, il lungo. Sicuramente avevo intenzione di fare 40km di trail per quest’estate, dopo l’iron, ma 80km è tanta roba, 80km è eccessivo per come la vedo, sono 16 ore di corsa per me, e non ho idea di come gestirla tutta: mangiare, bere, pisciare, fermarsi (quando? quanto?).

Epperò, epperò mi affascina, ho tempo fino a marzo per decidermi, e sarà comunque troppo presto.

Elbaman73 2016

Quel che non voglio è parlare d’anima.

Quest’anno l’elbaman73, il corto, come l’ha chiamato il mio dirimpettaio all’appartamento dove ho alloggiato, è salito di livello. Ma fortunatamnete sono salito anch’io di livello.

L’organizzazione ha deciso di mettere dentro altri 15 o forse 30 atleti per il 70.3, così ci sono rientrato, anche quest’anno, lo scorso anno mi ha lasciato un ricordo bellissimo. Quest’anno semplicemente favoloso. Tornare a casa distrutti, esausti e doloranti, ma con lo sguardo acceso e sentire gli occhi brillare dei panorami spettacolari, del cielo azzurro, dei fondali verdi, lussureggianti e pieni di vita, è un’esperienza che vale il prezzo del traghetto, della gara, dell’appartamento, della pasta, birra, pizza, birra, gelati, noccioline, birre.

Per il secondo anno per me l’acqua dell’elba è calma, questo rende calmo anche me e faccio una frazione di nuoto molto buona per lo scarso nuotatore che sono, 34’48”. Ho tirato ad ogni bracciata, ho spinto dietro nella maniera migliore, ho cercato di mantenere la postura nel modo migliore, sempre. O almeno ci ho provato. Sono certo che si possa fare di meglio, e proprio questa consapevolezza per me è il passo più grande. L’anno scorso 38′.

Nel 2013, l’inferno in terra: mare mosso, ho preso la direzione del molo e mi stavo perdendo, sono uscito prima dell’ora posta come tempo massimo, ed al secondo giro di bici sembrava che il mare si fosse trasferito sulla terra, un diluvio che non permetteva nemmeno di tenere i 30 km/h in discesa, pedalare con le ruote sommerse da 20 cm di acqua per me era qualcosa di inedito. Era il mio primo anno da triathleta, il mio primo half-iron. Va da se che ho evitato di iscrivermi per il 2014!

Ma torniamo al 2016, torniamo a domenica scorsa. Non penso, non parlo, mi concentro nel togliere la muta, fortunatamente qualcuno non si è presentato ed ho un po’ di spazio vicino la bici per sfilare la muta. E questo è culo, direi. Non va al meglio, mi intreccio, ma la tolgo alla fine. E questo è sculo. Asciugo e pulisco i piedi, ho fatto bene a portarmi la straccetta. Metto i calzini, mi asciugo la faccia (con la stessa straccetta! ho pensato forse era meglio il contrario) metto occhiali, casco, vado? Ovvio! Salire dopo la bici. Ok. … No! il pettorale è sul manubrio, me ne accorgo, provo a sgangiarlo al volo, poi … devo fermarmi, alla svelta, accosto vicino alla transenna sgancio, metto il pettorale e via. Nessuna ammonizione, c’è gente, non se ne sono accorti. Questo è culo.

Dunque. Ricordo che dovrei tirare tutta fino alla prima salitella, ma le gambe non vanno così forti come l’anno scorso. Perché? Tutti vanno più forti di me. Lo scorso anno erano tutti spaventati e si rispiarmavano, l’hanno capita. Dannazione. Ma io, le mie gambe, non vanno. Non riesco a farle girare come dovrei, come vorrei, non ho buone sensazioni. Troppo agile, o troppo poco, non è la cadenza giusta, lo razionalizzo adesso. Fatico. So di essere un passista, non uno scalatore, appena sbucato fuori devo sfruttarla la discesa il più possibile. Forse mi spaventano troppo le curve, ma su questo ingrano abbastanza velocemente, il probleme è l’asfalto, e il traffico. La salita “dura” è quella per Marciana. Non ricordavo, poi discesa tecnica, un piccolo strappo dopo Marina di Marciana, e giù di passo fino a Procchio. Questo tratto lo posso sfruttare alla grande, il passo ce l’ho e mi lascio dietro un bel po’ di gente, le curve sono semplici, le avevo fatte in auto il giorno prima, tutto coperto e ombreggiato. Da Procchio c’è uno strappo di meno di un km, poi si scende di nuovo verso Marina di Campo per il secondo giro. Salita malino. Discesa ho fatto il possibile, ma è capitato di trovare un mezzo d’opera, una asfaltatrice che m’ha un po’ rallentato (ma non è domenica???), 20″, forse, non importa. Per il secondo giro ho poca gente dietro, ma mi riprendono, lo so. Anzi, li aspetto quasi. Sbagliato. Dovevo tirare, la prima salita si tira!!! Traffico, poi devo alimentarmi: gel. Finisco il secondo giro col tempo totale di 3h20′, dopo aver fatto il primo in 1h38′, avrei dovuto essere lì 4′ prima. Ma comunque meglio dello scorso anno.

Ho i calzini a compressione, non vanno per la corsa, il gel non ho preso dopo il nuoto, ne ho 2. Uno lo prendo subito, è molto liquido e va bene anche senz’acqua, l’altro nel taschino del body gara.

Piscio dopo il primo chilometro e mezzo di corsa. Perdo pochissimo tempo e sono già in strada, acqua (2), e spugna in testa. Sembra che vada bene, è al secondo passaggio che inizio a sentire l’esaurimento. Tengo un ritmo più lento, ma mantengo la concentrazione per la corsa. Bevo sempre, aggiungo cocacola ogni 2 stazioni, e acqua, e spugna in testa. Sempre. Fortunatamente non è un caldo eccessivo, ma c’è sole che asciuga. Al terzo passaggio è chiaro che non ho energie e dovo prendermi il gel, vorrei mollare sono passate 5h08′, lo leggo nel display passandoci avanti. Faccio i conti di quanto potrei mollare per stare sulle 5h51′, che è il tempo che mi sono prefissato. Troppo complicato, se mollo poi non so che casino combino. Ho il gel, devo prenderlo, tutto a questo punto. Prima del beveraggio, 30mt prima, e quasi mi fermo per buttar giù l’acqua. Il gel arde, è solido e la botta di insulina mi rallenta un bel po’. Valuto che se anche tenessi 6′ a km posso comunque starci, 6×7=42, sì, 5h50′, va bene, ma devo tenerlo. Ho bisogno di altra acqua. Guardo il garmin, risalgo a 5’20”: ho fiducia nel farcela. “Acqua e Cocacola”. Spugna. Passeggio per 10mt, ma riprendo il ritmo subito. Qualsiasi mezzo per togliere anche 20cm va bene, e bere mentre cammino è ok. Ci sono. Riprendo il ritmo, di nuovo sui 5′ a km, mi basta.

Stoppo il garmin, sorrido, mi giro ed il tempo 5h44′ è molto buonissimo! Correvano tutti quest’anno. Mi chiede la ragazza se voglio l’acqua. Ah, già, l’acqua. Ora sembra che ho tutto, mi basta averla finita, forse dovrei aver fame e sete, ma sto veramente bene, ho corso l’ultimo km a 4’20” e in progressione, dovevo sciogliere, avevo le gambe impallate a forza di reggere il passo.

Figa, Elbaman73, figa. (come direbbe un milanese)

64°. E avevo detto ad Alberto che se fossi stato tra i primi 80, allora avrei fatto un ironman l’anno prossimo, “forse” avevo aggiunto. Spero che il forse mi salvi dalle mie parole.

Preparare un iron non è cosa da poco. Sto cambiando città, casa, abitudini. E forse preferisco le emozioni brevi ed intense, ma ecco, superare le crisi è qualcosa di affascinante. Vedremo. Mi godo una settimana di quasi-nullafacenza. Ho una maratona da preparare, devo imparare a correre!

ad esempio

ad esempio ciò che mi da piacere sono i miei polmoni. Come quando, dopo aver affrontato una salita vagamente impegnativa, mi ritrovo a dover rallentare per il traffico ed il dover la precedenza. Ed è in quel momento che torace e diaframma non smettono di lavorare e irrorano ossigeno che mi causano un fremito prima al tronco, poi gambe e tutto il corpo, per finire poi col darmi ebrezza frizzantina. Il tutto nell’attimo in cui mi trovo ad attraversare l’incrocio. E nel mio viso si apre uno spontaneo sorriso, che posso facilmente dissimulare dietro gli occhiali abbassando lo sguardo. Così si va in bici.

Dovrei sentirmi un po’ stupido, del resto è del tutto legale essere felice, e questo non è clever.

Dovrei, ma non oggi.

A quest’ora corrono solo i pazzi

Perdo un po’ tempo per spiegare questo allenamento, a livello di sensazioni, ovviamente, a livello metabolico non ne ho le conoscenze.

Oggi, ore 12.40. Riscaldamento, bevo, stretching, 4 allunghi, bevo, stretching. Alla fine mi decido ad iniziare.

20″ forte, 20″ piano, 30″ forte, 30″ piano, 40″ forte, 40″ piano, 50″ forte, 50″ piano, 1′ forte, 1′ piano, 3’00” di recupero. Ripetere x3 volte.

Il Garmin XT 910 permette di impostare l’allenamento, e questo è un bene, ma è verameeeeente mooolto noioso farlo direttamente sull’orologio. Spero di poter un giorno perdere tempo per trovare il modo di impostarlo tramite pc e poi caricarlo.

Sensazioni. Quello che ho notato è come una specie di apertura dell’alimentazione, una progressione energetica. Nelle parti “forte” la forza è distribuita sulle gambe, mentre nei successivi “piano”, la forza è più a livello del corpo, degli organi, come polmoni e cuore che in qualche modo carica, cosa che serve nei successivi “forte”. Ed è un continuo aumento, il fisico è sottoposto ad una sorta di altalena di carichi: una volta carichi le gambe, l’altra carichi cuore/polmoni. E l’altalena è sinusoidale, armonica, quindi senza strappi, fisicamente pesante, ma in qualche maniera piacevole. La seconda serie è stata la più interessante, perché questo concetto l’ho assimilato e sfruttato bene. È importante anche l’ultimo minuto piano perché è comunque carico a livello metabolico, e comunque non credo sia il caso di scendere dall’altalena quando non è ancora ferma!

Tecnica. L’ho eseguito in pista, in piano, la difficoltà non è stata alta. Una serie dura 6’40” + 3′ di recupero (9’40”), mantenere la concentrazione non è un grosso problema anche arrivando ad un carico fisico alto. Quindi tutto il focus va sulle sensazioni. Ho scelto le asics cumulus perché non avevo idea di come fossi messo io (ieri sera ripetute in bici), né di cosa fosse l’allenamento. Sarebbe il caso di farlo con scarpe leggere, da gara.

Passata mezz’ora dopo le 13, nello stadio deserto entra Denise e dice: “a quest’ora corrono solo i pazzi”. 30°, sole a picco, non si riusciva neanche a sudare, per un  qualche caso (per via del mio ritmo) mi sono trovato sempre a finire le serie vicino alla fontana, ed ho bevuto ad ogni recupero. Denise col toppino e pancia scoperta fa più bella figura di me in cannottiera sudicia. La tolgo, ma peggioro la situazione. La rimetto e ci salutiamo. Non c’è gara.

Insomma, lo definirei un allenamento di potenziamento/condizionamento “metabolico”.

ps.: l’ultimo minuto forte della terza serie è stato un po’ sofferto, non ci voleva, mi ha rovinato la bella sensazione delle prime 2 serie.

Half-Ironman Wiesbaden 2016: il 14 agosto arriva

Pinguecola: formazione degenerativa del colorito bianco dell’occhio sulla congiuntiva.

Lunedì scorso, tornato dalla piscina ho trovato una bolla d’acqua, nella parte bianca dell’occhio sinistro ed ho cercato in internet cosa potesse essere, prima di allarmarmi. Anche la vista era leggermente disturbata, quindi non una bella sensazione, durante la nuotata ho pensato fosse entrata dell’acqua negli occhialini, ma dovevo solo fare 2000mt e avevo l’occhio destro quindi l’ho ingnorata. Uscito dall’acqua ho controllato allo specchio e c’era questa strana bolla d’acqua, toccandola con un dito non si sgonfia. Non dovrebbe essere lì. La cosa mi ha allarmato. In bici per l’ufficio avevo comunque l’occhi sinistro pigro.

È una bolla limpida, non corrisponde alla descrizione, ma non so cosa sia, così ho deciso di indossare gli occhiale ed evitare il sole per tutta la settimana. E ancora continuo a farlo.

Questo mi rende una persona un po’ fredda, ma ci sta.

IL SABATO

È il giorno prima della gara, devo prendere gli adesivi e cuffia per il nuoto, bisogna portare la bici al check-in, e fare un allenamento leggero di 40-50′.

Allenamento ok, trovo una zona tranquillissima e a parte uno strappetto di 100mt e la salita per tornare a casa, niente di impegnativo. Sto sotto il 130 bpm per la maggior parte del tempo. Poi 10′ di corsa leggera. Bene fin qui.

Ora Wiesbaden. Bici (da allenamento) fino alla Hauptbahnhof, salgo sul treno, 56′ per Wiesbaden. Sono 45km, ci sta, però sarò un po’ in ritardo per il briefing delle 11:00. Infatti scendo dal treno, salgo in bici e pedalo fino alla Kurhaus (è la prima volta che la vedo, devo anche riconoscerla), lego la bici, arrivo alle 11:20 in sala ad ascoltare il briefing.

Non capisco molto. Solo che non bisogna urinare se non nei bagni, e che pensano a tutto loro per portar vestiti e tutto a Wiesbaden da Raunheimer Waldsee.

Rindwürst mit brötchen, e ritorno a casa per pranzo. A Wiesbaden non mi pare facciano mai streetfood, è un posto troppo chic, solo ristoranti e bistecche, ma per oggi è un eccezione gradita. Niente chip, me lo daranno al checkin della bici.

Pranzo con pasta e sugo al basilico molto dolce (mettono sempre zucchero nelle salse, perché sono idioti).

Raunheimer Waldsee. Parto da casa con la bici da gara questa volta. Stesso tragitto per la stazione centrale di Francoforte, poi mi fermo a Raunheimer. Grazie alla bici arrivo al lago pedalando, faccio il check-in, ho il chip. Mi affaccio sul lago che stanno preparando per la gara, non ho il costume. Molti fanno il bagno, ci dovevo pensare. Forse è meglio che non mi è venuto pensato.

Torno a casa. Sono esausto. Ho fatto 20km di bici al mattino, poi altri 20km durante la giornata. Ma non è quello, è che sono mentalmente esausto.

DOMENICA

Al mattino mi sveglio e non ho ben chiaro come farò ad andare a Raunheim, ci sono i treni, d’accordo, ma ci sono anche i lavori alla metropolitana. Devo preparare la roba per la sacca bianca, e gli integratori, e le boracce. E mangiare, mangiare bene, 2 uova sono il mio rito pregara, poi di solito avena con miele. Cioè prendo la bici e vado alla stazione centrale di Francoforte, poi dalla stazione di Raunheim arrivo con la bici vicino al lago. Decido di legarla ad un segnale. La zona è tranquilla, io sono in ritardo, avrei voluto lasciarla alla stazione ma non ho tempo, devo anche finire di andare in bagno. Facciamo a fidarci, poi si vedrà, forse domani …

Si entra in zona transizione. Metto le barrette nella bici, preparo la sacca, eccetera. Ho giusto il tempo di fare la fila ai bagni e riesco a farla in una condizione disdicevole, ok, non c’era merda dappertutto, ma quella che bastava per emanare un olezzo insopportabile. Ma c’era anche la carta igenica. Figo, no? La sacca è pronta, stanno chiudendo la zona cambio, lascio la sacca e vado verso la spiaggia. Ho indossato la muta fino alla cintola, e sono riuscito a andare di corpo con la muta all’altezza ginocchio. Non male.

Raggiungo zona 40′, provo ad andare un po’ più avanti, ma poi la fila inizia a scorrere così parto forse con un gruppo un po’ lento. In effetti durante il nuoto supero di continuo. Ma i concorrenti sono molto corretti, anche se nuotano a rana e dirano i calci. Non dovrebbe essere vietato? beh, sarebbe giusto se lo fosse per la sicurezza, ma poi lo sport deve essere inclusivo, quindi non lo so. Infondo va bene così e non mi va di ragionarci troppo, devo pensare alla mia gara, questo è il mio giorno.

Già è il mio giorno, devo nuotare bene, e devo divertirmi. E sì, alla fine ci riesco, faccio la mia frazione nuoto al meglio, anche se non ho scie da sfruttare, si vede poco bene sotto l’acqua e mi trovo più spesso io a tirare gli altri, piuttosto che il contrario. 39′ eccetera, il gps dice 2000mt. Bene così.

Transizione veloce? nah, ho la sabbia sui piedi, uso i calzini, la parte esterna, per toglierla. Comunque 4 minuti. Prendo la bici e dimentico di mettere il numero addosso. Ma mi fermo vicino alle transenne per indossarlo. Uno spettatore prova ad aiutarmi reggendomi la bici, di “no! is not allowed”, non so se se l’abbia presa a male, ma non voglio rischiare, già penso di avere un infrazione per essere partito senza numero addosso, non ne voglio un altra.

Bici

Arrivo alla linea di partenza bike. Potrei avere un infrazione, ma non ho sentito nessun fischio. Ohhhkey, salgo, e via. Finché è più o meno piano non c’è problema, 35 di media per i primi 5km.

Alcuni tratti sono in strade autobahn, superstrade, generalmente interdette alle bici, altri su strade “secondarie”, ma qui in Germania una strada deve essere adatta per andare a 180 km/h, quindi asfalto perfetto.

Di una cosa puoi star certo riguardo i tedeschi: non hanno fantasia. Se una strada sale, essa sale, non prova a girargli attorno, tornanti, curve, etc. tutto molto morbido, sono strade fatte per correrci con le auto, auto potenti, quindi la pendenza non importa molto, quel che conta è che le curve siano morbide e bene segnalate.

Ecco, se vai in bici sbatti male. Le salite sono noiose, non passano mai. Ma uno come me che è in Germania la metà del tempo per lavoro, e quindi ha una bici e già le conosce è avvantaggiato, credo. Ci fai il callo, e alla fine ti piacciono pure. La parte bella sono le discese, per via delle curve morbide, non hai sorprese, al massimo dovrai piegare un po’ più del previsto, ma sono sempre curve piuttosto facili, più facili di quanto non sembrino.

In una delle lunghe salite un altro ciclista mi supera e rientra tagliandomi la strada, non so quanto credeva di andar forte. È un relay, la squadra si chiama “Gib alles”, dai tutto. Ed è una staffetta, vuol dire che sto messo bene, credo. O forse alles per lui è proprio quello.

Lungo le strade di campagna nelle villette delle famiglie mangiano all’aperto per l’occasione, alzano il calice di birra ai ciclisti augurando salute. Nei paesini la gente è in strada con tutti i tipi di aggeggi che fanno rumore per festeggiare i triathleti. Ad un certo punto sono quasi in campagna e sento un rumore strano, penso sia un problema alla guarnitura, guardo, ma non vedo niente. Poco più avanti una signora esulta facendo girare la raganella. Meglio così. Sorrido. In bimbi per strada felici di ricevere un cinque da noi ciclisti.

Non male. Poi le ruote rispondono bene, vedo, intuisco, gli strappi veloci, per cui mi alzo dalla sella e brucio una decina di persone. Non devo strafare, ok, ma è il mio giorno, qualche strappetto lo tiro. Non è facile dosarsi, anche in una gara relativamente corta come l’half-iron, se fai poco non hai un buon risultato e ti imparanoi solamente, se dai troppo in bici scendi e se sfinito già prima di iniziare a correre.

E poi si arriva a Wiesbaden, dopo un breve discesa di 2 km circa dove supero i 70km/h. Mani sotto e tutto abbassato. Ho notato che non sono stabile sulle appendici quando supero i 60, e da li cambiare posizione è troppo pericoloso, quindi già dai 50 cambio posizione mettendo le mani larghe. Forse avrei guadagnato 5km orari, ma pressappoco gli altri sono tutti lì. Nessun sorpasso e non mi sorpassa nessuno. È la discesa della strada che abbiamo fatto 35km prima, i pro se l’hanno fatta sopra i 100 km/h, credo.

Scendo dalla bici. 2 ragazze prendono la bici, e io ero nel dubbio di un’infrazione perché non tenevo la destra durante una discesa dove l’asfalto non era troppo liscio, e lo staff in moto mi ha urlato qualcosa. Pensavo di essere finito in scia alla moto, ma niente cartellini o fischi, solo una stringata spiegazione in tedesco di cui non ho capito un’acca. Però, il dubbio … Mi spiegano che prendono loro la bici e io devo andare a mettermi le scarpe. Grazie, non avrei saputo dove metterla visto che è un’altra zona cambio 🙂

Corsa

Ho la sabbia nei calzini, ma è facile toglierla ora che sono asciutti. Dopo qualche km di discesa, e 600 mt con divieto di sorpasso, sono praticamente fresco. Il primo km il gps mi da il tempo di 4’07”. Sto andando forte, e non mi pesa. Devo andare al bagno, ne approfitto. No, è chiuso, dovrebbe essercene un altro prima della fine del giro da 5km. Devo fare la salita e quindi rallento, sto andando forte del resto. Sembra non arrivare mai questo bagno. Ma è libero! Entro e abbasso il body da gara. Avevo messo un gel all’altezza petto perché non avevo altro posto dove poggiarlo. Finisce nella melma. Faccio un brutto pensiero, ma lo dimentico immediatamente. Il gel resta dov’è. Beh sì, ne avevo bisogno. E ora ho bisogno di bere. Il bello è avere il rifornimento subito prossimo al bagno, in entrambe le stazioni della corsa. Forse mi fermo troppo, mi dispiace, dovrei correre una 21, non una 5+16. È un’idea stupida ma è quello che inizia ad infastidirmi. Inizio a pensare che non farò una buona frazione, che devo provare ad andare in bagno prima, che … non so. Al terzo giro vorrei iniziare a camminare perché tanto non è una prestazione ottimale, ma verso la fine, a 1 km dal secondo rifornimento, decido di prendermi il gel, tanto non saprei che farci. Ma devo bere. Così cerco di correre fino al rifornimento. È un chilomentro lunghissimo, ma alla fine arrivo, mi fermo e bevo con calma. Riparto prima lentamente, senza troppa convinzione, poi inizio a sentire freddo, penso sia un calo di zuccheri, una crisi ipoglicemica, ma poi mi dico “finisco il giro e ne ho solo un altro, provo”. E così finito il giro, inizio l’altro e penso che la concentrazione è dura da tenersi quanto si è stanchi, che non devo sempre cercare scuse perché le cose non sono andate come mi aspettavo, che devo pure avere un punto di riferimento, e che devo accettare di avere un certo livello di preparazione reale, non immaginario. Che devo finirla. Che è il mio giorno. Cazzo.

Mi concentro sull’appoggio, sull’avampiede, e la spinta, dietro ben affondata, recupero della gamba, rilassato. Corro bene. O meglio, per quanto la stanchezza e la mia capacità me lo possano permettere, corro discretamente. È un giro nel quale riprendo gente che mi ha superato, più giovani, e arrivare al traguardo è una sorpresa. Non sono esausto, il gel sta ancora facendo il suo effetto, le gambe non sono esaurite e vuote come alla fine di una maratona. Sto bene. E guardo il gps appena fermato. 5h41′. È un tempo molto buono. Non sono mai sceso sotto le 6 ore, in una gara dove la bici fosse veramente 90km, dove c’è un dislivello non indifferente, dove c’è una frazione nuoto nel lago. Mai. Potrei dire che è il mio personal record.

Oppure potrei dire che è il mio giorno. È così. È una vacanza. È qualcosa di mio. Questa domenica sono andato a Wiesbaden a correre un half-ironman. Non è la prima volta che faccio gare, ma questo atteggiamento mentale forse mi mancava. È il mio giorno. Uno dei miei tanti giorni. E anzi. Direi che d’ora in poi, quelli che mi rimangono, saranno miei giorni. Guido io. Fanculo ai giudici, fanculo alle squalifiche ed ai fischi.

Vorrei scrivere delle docce ironman con lo specchio, del concorrente che gentilmente ha lasciato lo shampo a me e tutti quelli che ne avranno fatto uso, del ritorno, del recupero della bici da Raunheim e i tre viaggi in treno, di cui gli ultimi 2 sudato e puzzolente come un barbone, della ragazza di Wiesbaden che ha attaccato bottone facendo i complimenti alla mia bici (visto che non avevo un cagnolino). Ma che conta? Cose molto noiose: ne ho già ben donde.

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p.s.: sì, forse alla fine si diventa un po’ scurrili, ma serve per darsi una svegliata

Fortuna aiuta gli incapaci

La fortuna può darti una mano ma non assumersi le tue responsabilità.

Ieri sera le previsioni davano pioggia per stamattina, e pensavo “certo, sarebbe bello non piovesse cosicché io possa andare in piscina al mattino per poi avere tutto il tempo per recuperare la corsa di questa sera e la nuotata del mattino”. Ecco, sembra che the Weathergod, come familiarmente ormai lo chiamo, mi abbia ascoltato. Solo asfalto bagnato. Così un paio di uova perché, beh, la corsa di ieri sera non era poi così leggera, e via verso la piscina. …dimentico la camicia.

Non c’è nessun motivo perché io debba sempre protarmi dietro il cambio se poi uso la camicia solo in ufficio. Avrebbe più senso tenere i panni usati in ufficio solo lì, stessa cosa per quanto riguarda le flap-flap (infradito), che solitamente porto quando sono davanti al computer.

Ma queste sono cose che passano inosservate se si è occupati in una guerra intestina con se stessi. Sto valutando e credo che cosa migliore prima di dare battaglia sia conoscere l’avversario, ovvero conoscere se stessi. Ci sono 3 cose veramente dure, l’acciaio, il diamante, e conoscere se stessi (cit. Benjamin Franklin).

Dall’acqua della piscina di Enkheim sale una nebbiolina simil-autunnale, non è molto freddo fuori ma vedere la nebbia mi conforta. Sarò in ritardo in ufficio, ma posso tirare un’ora in più la sera. Null’altro da fare. Sabato avrò la giornata impegnata a viaggiare tra Frankfurt-Wiesbaden, e Frankfurt, Rauenheim. Primo viaggio per andare a prendere la sacca ed ascoltare il briefing e ritorno, porterò con me la bici da passeggio-allenamento per muovermi da casa a FF-Hauptbahnhof e da Wiesbaden Hauptbahnhof all’iron village. Secondo giro da casa a Raunheimer e ritorno, questa volta con la bici da gara e poco altro (credo sia obbligatorio portare il casco in testa durante la consegna della bici, nel dubbio lo porto). Allenamenti per domani? forse farò 30min di corsa, o forse nulla, o forse quello che è in programma.

semafori a non finire. Il solito

Lo yogurt è una di quelle cose che se non le mangi subito finisce che va a male. 16 Agosto riporta la scritta a matrice di punti su di un lato del vasetto. Vasetto da 500gr, gusto fragola, proteine 3,6 ogni 100gr, fanno 18gr, non si scherza.

In questo periodo dovrei fare il carico dei carboidrati, ma penso piuttosto che io stia facendo lo scarico dei liquidi. Stamattina mi sono fermato 2 volte per pisciare in 2 ore di bici. Ore 7, 12 gradi, per il giorno di San Lorenzo non è esattamente la temperatura che ci si aspetta.

La strada scorre bene, l’asfalto è liscio e la bici risponde, se non dipendesse dalla mia condizione fisica tutto è favorevole. Mi alzo sui pedali all’apertura un passaggio a livello e tengo dietro ad un suv. Queste ruote sono spettacolari. E sono in scarico, non sto neanche tirando.

Tutto è pronto. Ieri in farmacia chiedo un tubetto di vasellina, e la farmacista me ne offre uno da 25ml a 2.30€, penso sia poco e le chiedo se c’è un formato leggermente più grande. A senso capisco che dovrebbe prepararmelo. A caso (oder swei), le dico che se costa molto prepararlo prenderei 2 tubetti. Mi chiede di aspettare (warten sie bitte) che va a controllare. 100ml su vasetto 2.20€. Non conosco il perché di queste cose, ma ad occhio 4 volte la quantità del tubetto costa meno del tubetto. Sì, prendo il vasetto da 100ml.

Ora posso solo buttarmi sul lavoro. Perché è quello che devo fare qui.

E dicevo. Mi pare di aver letto che con le temperature basse la tendenza è di consumare più carboidraiti durante gli allenamenti, e per di più sto facendo allenamenti molto aerobici, dovrò aumentare un po’ la quantità di pasta che mangio.

Ci manca poco

dicono di te.

E ora a Francoforte va di moda andare sullo skate, o forse qui ci usa comunque. Stamattina c’è mancato poco che investissi un ragazzino sulla ciclabile, o forse che venissi investito, visto che ha messo giù il piede dal suo infernale aggeggio per darsi una spinta proprio quando gli stavo passando accanto. (a 20cm dal ciglio del marciapiedi, cioè dalla strada percorsa da mezzi pesanti, non sarebbe stata una bella esperienza).

Già. Ma qui sono tutti pazzi e non ci si fa caso.

Non ho idea di come proceda, il carico è finito ormai, c’è solo da far passare la settimana senza strafare. Sabato l’ultimo allenamento di “carico” anche se provare a fare 30km ritmo gara con i semafori non è assolutamente possibile. Eppure sabato scorso ho corso senza pensieri. 40′ di corsa facili, dopo 120km di bici, ok, ma pur sempre facili, così, giacché era sabato, ho corso nel parco sopra Seckerbach o come si chiama, dove c’è un bel vigneto e la gente va a fare le grigliate. Veramente un posto carino e belle ragazze.

Raunheimer Waldsee

Ma la domenica mi faccio una bella passeggiata per vedere i campi di battaglia.

Raunheimer Waldsee. Un lago in mezzo al bosco, a un chilometro dall’aeroporto, e sì che gli aerei si sentono, quelli pesanti si ha l’impressione che ti si poggino sulle spalle, senti le vibrazioni dell’aria con l’aumento di pressione. Un grande parcheggio che potrà tranquillamente contenere la zona cambio con migliaia di bici, ma forse potrebbero anche farla nella spiaggia. Questi tedeschi, hanno montato 2 pali, uno a riva, con in mezzo un cavo d’acciaio che traina un gancio per la corda per fare scii d’acqua. In acqua c’è una ragazza non esattamente esperta che vinisce sempre per volar via dalla tavola e cadere sull’acqua. Sembra divertente. Poi l’addetto si decide a spiegargli che dovrebbe tenere le ginocchia abbassate anche dopo partita e che la possizione giusta è quella nella quale si ha paura. Oppure qualsiasi cosa abbia detto io sono assolutamente daccordo con lui, infatti la ragazza inizia ad andare meglio e volar via più di rado.

Ho impiegato mezz’ora dalla stazione di Raunheim al lago, orientarsi non è stato difficile, si costeggia la ferrovia, poi si procede perpendicolarmente, pressappoco. Ma al lago si suda, mi tolgo la camicia e mi rinfresco le ascelle, braccia e faccia. L’acqua fa schifo. È un lago usato da una azienda edile per impastare il calcestruzzo, credo, o forse anche per cavare la sabbia per altri lavori, infatti dal lato dove mi affaccio è tutto mal messo, dall’altro lato c’è una spiagga e gente a prendere il sole.

È una giornata raggiante, il blu del cielo non è così comune da queste parti, il sole è gentile e discreto, fa caldo vero, ma di certo i raggi non bruciano. E sono le 12 in punto. Già, le 12. Devo partire per andare a visitare Wiesbaden, dove correrò la mezza maratona e sembra sia tutta salita.

Il mio treno, S9, attraversa Mainz, una città molto grande e molto diversa da Francoforte, una città con un carattere, non le solite imitazioni con inutili grattacieli. Invece case normali e palazzi, resti di un teatro romano, molti cantieri, ed un grande porto. Dovrei visitarla, ma oggi no.

wiesbaden_piazza_boWiesbaden. Non sembra proprio una capitale, non riesco ad individuare il centro. Arrivo in stazione, do un’occhiata a openstreetmap, e decido che devo andare di là, nord, più o meno. E vado. Mi pare di capire che il centro sia un mucchio di negozi tra cui Saturn, che è pure a Francoforte. Un museo poco distante. Le salite non sembrano eccessive, sono esattamente quelle nelle quali ti ritrovi il cuore a 180 e la lingua fino alle ginocchia e neanche un filo di fiato perché “non sembrava difficile”. Però penso che le mie Newton Kismet andranno benissimo. Dovrò solo dosare bene le forze e non andare in affanno. Assolutamente non andare in affanno, dopo 1500mt di dislivello su 90km (1600mt in realtà) sarebbe la fine. Posso eccedere solo negli ultimi 3km, o meglio 2, praticamente mai.

Wiesbaden, niente street food. Mi fermo a prendere un kebab con una bibita che fa schifo. Mi fa lo sconto di 10 cent sulla limonata che prendo poi. Che poi non è mica colpa sua se la bibita fa schifo. Mah.

A Francoforte non si mangia più. Dopo mezzogiorno è difficile trovare qualcosa. Prendo un gelato, un tram, e vado a dormire un ora.

Avere una Bianchi non ti salva la vita

Abituato come sono con la mia KCP aus Berlin, stamattina prendendo la mia Bianchi in carbonio mi aspettavo chissà cosa. E invece va a finire che devi sempre pedalare.

Davvero ho migliorato qualcosa come tempi, qualche km/h, ma dal punto di vista dell’allenamento di certo non c’è differenza. Ma ecco. Eccomi qui sulla solita strada per Schmitten con la mia Bianchi e le mie Fulcrum zero. Se non altro posso recuperare andando ad un passo decente, 15km/h in salita, non è male.

A proposito di KCP ieri sera ho fatto l’ultimo chilometro per arrivare a casa spingendola per via della ruota a terra. Ecco, per fare endurance ci vuole pazienza, ma per beccare una pinzetta per rilegare i fogli in questa maniera ci vuole sfiga, e anche un bel po’:

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A posto. Bucato copertone camera d’aria, mi ero accorto che aveva perso un po’ il tono, già il giorno prima. Fortunatamente avevo già il copertone di ricambio, bello con una banda bianca, e camera d’aria, ovviamente.

Questo è di suo un buon motivo per non usare la Bianchi per andare al lavoro, le ciclabili sono scomode e sporche, e comunque qualsiasi cosa smontassero dalla bici ci farebbero qualche soldo, e io starei lì a sbattermi per cercare di rimediare.

Durante una discesa (fatta 2 volte), stamattina mi sono trovato poco stabile sopra le appendici, ero a 60km/h, purtroppo con i rapporti che ho su non posso pretendere di meglio (e purtroppo non ho la gamba per poter montare qualcosa di meglio), eppure già a quella velocità preferivo avere una presa più larga per instabilità. Mi è venuto il dubbio che dipenda dalla distanza longitudinale tra una prolunga e l’altra, forse mettendole più larghe potrebbe essere più stabile. Ma il problema potrebbe essere quello di non avere lo stesso vantaggio aerodinamico, e a quel punto tanto vale non farne nulla. Forse dovrei cercare un compromesso.

Certo è soddisfacente fare 5km in 5’23”, ma non è una cosa che capiterà spesso, oggi solo una volta.

Dopo l’allenamento di stamattina, andando al lavoro la KCP, mi è sembrata più duttile e versatile, più reattiva, e più facile da guidarsi.