Elbaman 2018: idillio e tragedia

Notte.
Dimentica.

Non mi rendo conto di cosa sto per fare. Lo dico il giorno prima, me lo ripeto al mattino, incasinato con la preparazione delle sacche.

Sacca bici: scarpe, calzini, antivento, body (non ho la salopette per la bici), panini nell’antivento, ok, devo prenderli dal frigo … casino … asciugamani (nuoterò con il costume, è previsto freddo: il meteo non sa come aumentare i click ed esagera qualsiasi cosa), fascia cardio.

Sacca corsa: scarpe, calzini leggeri, un gel.

Sacche consegnate ad Alessandro che va in auto e le lascerà in zona cambio.

Qual è il casino? non lo so. Devo andare.

Colazione fatta, in bagno tutto ok, anche troppo. Questa volta ho deciso di non mangiare fino a che non sarò fuori dall’acqua.

E allora bella passeggiata fino alla zona cambio. Chiedo la sacca che ha portato Alessandro prima, ma non si trova. Boh, giro l’isolato per entrare in zona cambio e mettere la borraccia con un po’ di zuccchero sulla bici. Altro? chiedo la sacca, deve esserci una barretta alle noccioline che vorrei direttamente qui … chiedo di poter andare a cercare la borsa, mi risponde la ragazza che deve fare l’antipatica e non far passare nessuno, aspetto un po’ ma alla fine la trovano.

Tutto ok, resta solo di togliere la tuta e indossare la muta. (odio assonanze, rime e rimbalzi, dovrebbero essere vietati)

Lascio lo zaino col mio numero attaccato al deposito, e vado verso la spiaggia, o meglio verso un cespuglio. Ok, ma ho ancora le infradito ai piedi, ed ho un po’ di fretta, torno al deposito, e poi in spiaggia. Mancano 6 minuti.

Ancora non mi rendo conto. La cuffia in testa ora, tiro su la muta, infilo le braccia.

Multisport. Il garmin è pronto, io non lo so.

Sono alla fila per la spunta ed ora tiro su gli occhialini dal collo, per poggiarli sopra la fronte che è coperta dalla cuffia.

È l’alba e mancano 4 minuti.

Non agitato, ancora non mi rendo conto. 4-3-2-1 VIA!

…che entusiasmo … non ho ancora messo gli occhialini sugli occhi, ci vuole poco, poi start del garmin (sto rubando qualche secondo).

Sono quasi tutti in acqua ed io cerco di posizionarmi al centro, si nuota per un po’, poi il fondale è troppo basso e si ricomincia a camminare.

Con calma, ce n’è di strada da fare. Ok, si parte, un po’ di ressa, qualcuno invece di fare la bracciata sull’acqua la fa sopra la mia spalla. Tutto qui. Niente cazzotti, niente schiaffi, niente calci.

Il chiarore del mattino e della sabbia del fondale di Marina di Campo mi fa vedere dove sono gli altri, non ho bisogno nemmeno di tirar fuori la testa, né tantomeno di guardare le boe. Il mare è solo leggermente mosso, e qui all’Elba è il solito spettacolo.

Sono al centro e la scia mi tira fino alla prima boa, perdo terreno (acqua?), sono indietro, ma raggiungo la zona dove c’è vegetazione nel fondo, qua si vedono stelle marine e l’ancoraggio della boa rossa attorno la quale bisogna girare, e anche la boa, da sotto. Tutti ordinati si gira, e di nuovo senza schiaffi.

In questa zona il fondale è più scuro per via della vegetazione, ma il chiarore del giorno sta salendo in fretta e non c’è problema. La seconda boa arriva presto, e presto arrivano le donne che sono partite poco più tardi. Alla terza boa ho vicino Sergiopher, lo vedo che con un braccio e mezzo va quanto me. Usciamo insieme al primo giro, guardo il garmin, 38 minuti, ma manaca ancora qualche bracciata, forse esco a 40 e per me è un traguardo. Dice Sergio “c’è un po’ di corrente”. Io: “abbiamo preso una bella scia, ora tocca farsela da soli”.

Invece neppure il secondo giro è stato troppo tribolato. Questa volta c’era più luce e nella zona con più vegetazione si vedevano i pesci scuri su sfondo scuro, facevano uno strano effetto, sulle prime quasi una interferenza visiva, poi, quando l’occhio ha accettato l’idea che potessere esistere tutto ciò fuori dai documentari, la sensazione è stata quella di nuotare in un acquario.

Lasciata la seconda boa, al secondo giro, il fondale schiarisce e allora lo vedo riflesso sulla superfice dell’acqua, da sotto. Come nei documentari, o come in piscina, ma in piscina non c’è il fondale dell’Elba.

Siamo in pochi ma ce la faremo. Esco. 1h23’xx” ottimo per me! (perché xx? devo aggiungere quelli che ho fregato prima).

Non mi rendo conto ancora. Tiro giù la muta e passo sotto le docce, mi fermo qualche secondo.

Corro al tendone in zona cambio: ho da fare. Tiro giù la muta, tiro via il costume. Nudo come un cane, bagnato, e col pelo bagnato. L’asciugamani in microfibra fa quello che può, poco in realtà. Infilo il body, non scorre, ma ce la faccio. Anche le braccia. Ok. E l’antivento con i panini dentro … e la fascia cardio? Cazzo. Slaccio l’antivento e faccio scorrere giù la zip del body. Con un contorcimento assurdo che mi costa un paio di minuti riesco ad infilarci la fascia cardio e controllare che sia in piano. Non potrei fare le salite senza la certezza di non sforare.

Riordinare infilando tutto nella sacca. E probabilmente qui ho perso il costume, che non ho poi chiesto agli oggetti smarriti.

Arrivo alla bici, infilo il casco e gli occhiali, e metto il garmin sulle appendici, al rovescio, ricomincio, si appannano gli occhiali … perdo altri 2 minuti forse.

Chiedo se posso andare di là, e il giudice “certo”, ed io mi dico “e muoviti”.

La salita per Sant’Ilario non è dura, la vista è stupenda verso la baia di Marina di Campo, per chi fa il mezzo si perde sempre questa vista, da sotto la spiaggia e Marina di Campo stessa sembra un posto popolare/commerciale, ma vedendola da S.Ilario si capisce che è uno spettacolo unico, specialmente al primo giro quando il sole è ancora basso e si specchia sul mare.

Un falso piano in discesa dall’incrocio per S.Piero a S.Ilario, curve non difficili, forse un po’ stretto, ma asfalto accettabile e assolutamente pulita. Al primo rifornimento salto: ho dato un morso al panino con scamorsa e subito ho avuto la sensazione di rigetto, la borraccia da 700ml con lo zucchero è piuttosto piena e devo fare salite, è ancora fresco e non avrò sete, solo mal di stomaco.

Il falsopiano questa volta è iniziale ed in salita, vado un po’ fuori soglia: non devo farmi prendere dalla fretta, non deve succedere al primo giro. Tiro la discesa finché ho pochi ciclisti dietro che salgono. Arriva la salita. Ho deciso di mangiare le barrette alla mela, un morso alla volta, poi un sorso d’acqua, anche col mal di stomaco, ma riesco. Prima salita facile è andata, tiro anche la discesa, poi altra salita. Rifornimento. Ora si va per Marciana.

Le salite le faccio con calma, non sono il mio pasto, ma cerco comunque di tenere un ritmo rispettabile, di non addormentarmici.

Ci sono i compagni del mezzo che hanno fretta, in salita. Poi in discesa vanno più calmi. Se vai fuori soglia in salita l’ossigenazione si abbassa e non hai la concentrazione giusta per affrontare la discesa e le curve. Io invece faccio un’ottima discesa dove l’asfalto è pessimo, la prima curva difficile sotta Marciana la prendo in modo assurdo, stringendola troppo presto in frenata, scappa leggermente ruota posteriore e vado di controsterzo in mezzo agli altri ciclisti, ma comunque superandoli. Non sento nessun lamento, non devo essere stato di troppo disturbo.

Non la farò più così velocemente, si arriva a Marina, ed ora è tutta da tirarsi per un passista. Poi Procchio, e di nuovo discesa verso la partenza e giro di boa.

Il secondo giro è ancora studiato. Sono riuscito a mangiare, sempre col mal di stomaco, ma dal punto di vista energetico sono ok. Di nuovo non esagerare e bere il giusto. A Marciana questa volta prendo un gel all’ananas, strano, ma sembra che mi metta a posto lo stomaco.

Al terzo giro sono cerebralmente devastato. Troppa bellezza attorno, troppo caldo con l’antivento, e troppe salite, ma la spunto. Durante la discesa tra Marciana e Marina questa volta dormo, mi riacchiappano in due, e ci sta, anche se poi c’è troppa trippa per passisti ed ho da guadagnare un po’ di minuti.

Ora via tutto di nuovo in zona cambio. Non so perché ci metto così tanto. Devo solo infilare mutande, pantaloni e maglia. E compressor ai polpacci, ecco perché ci metto tanto. Tutto nella sacca. All’uscita chiedo “posso correre?”, e faccio per andare, mi dice “no, di là”, “non si corre qui?”, “ah, scusa, pensavo dovessi andare ai bagni”. Nel dubbio, non chiedere.

E siamo al riscatto, certo con un polpaccio che fa gli scherzi, ma comunque con la voglia di correre tutta la maratona.

Non guardo frequenza cardiaca, non guardo il passo, non guardo il garmin, penso solo a correre con calma. La sensazione è buona e vado avanti, senza gel, per i primi 10 km. La volta scorsa, a Francoforte, ho preso 2 gel prima di partire e non è andata un granché, questa volta ho preferito partire con l’idea e la sensazione di non avere energie, così, ho pensato, non mi viene in mente di sprecarle.

Scarpa slacciata. Prima di 2km, forse ho fatto a posta a legarla male così avrei avuto la scusa per fermarmi.

Al decimo butto giù un po’ di gel e bevo l’acqua al ristoro dove camminicchio, e poi vado in bagno. Solo urina, ma ho comunque il culo che brucia per via delle cozze del giorno prima, era meglio non scorreggiare.

Poi non ricordo tutto. Il mio gel al limone l’ho finito, alla soglia dei 21km ho pensato che non avrei potuto reggere questo ritmo, comunque avevo bisogno di zucchero, prima di andare in ipoglicemia, prendo un gel all’ananas, ma questa volta ha l’effetto contrario, e il mal di stomaco torna, e l’unica cosa che posso fare e cercare di sobbalzare il meno possibile, cioè camminare, e un po’ d’acqua, ma senza esagerare.

Si faceva sera, e buio, iniziava anche a rinfrescare, il calore del pubblico iniziava a diminuire, ho iniziato a sentire dolori al torace bagnato dalla maglia sudata, fortunatamente avevano le noci ai ristori, che non facevano bene al mio stomaco, ma i dolori al torace sono passati.

Non mi sono annoiato molto in realtà, a ristori sono stati tutti molto affabili, simpatici e ci incoraggiavano, anche il pubblico c’è stato sempre fino a sera e sempre a tifare chiamandoti per nome.

All’arrivo volevo arrivarci correndo, ma non vomitando, così ho camminato un po’, fino al ponticello lungo la spiaggia, poi la lieve discesa mi ha spinto a correre, e così ho fatto fino al traguardo. C’era Cambio arrivato da 10 minuti quasi, che per tutto il tempo mi diceva “spicciati, mi riacchiappi! ti sto aspettando”.

Ci sono emozioni che durano un attimo, altre che durano una giornata intera. E non è una medaglia o una maglia finisher che ti porti a casa, ma è qualcosa che non dimentichi più.

Sulla nave c’era troppo bella lei, che ho incontrato sulle scale, il sabato, e non avevo capito. L’ho incontrata lunedì, al mattino, e non avevo capito. E ora avrei capito. “Ciao” Ma perché? Gli inglesi usano la parola “dumb” per dire muto, ma anche stupido. Perché sono così stupido?

Avrei potuto piacergli? Perché non ho detto altro? Non posso saperlo. E neppure tornare indietro. Ha letto il mio numero gara, 153, ma io non so niente, non posso neppure cercarla.

Tutto il tempo del ritorno in auto mi sono chiesto perché non ho coraggio, o forse perché penso sempre di non essere abbastanza per qualunque sia troppo bella. È sempre troppo per me. Perché mi vedo così cesso o così inadeguato?

Per tutto ieri scrivo cose orribili. E non riesco a concentrarmi. Mi sveglio oggi alle 3 e scrivo questo.

Mi dico che non posso massacrare il mio orgoglio per sentirmi ancora inadeguato, ancora la prossima volta, se mai ci sarà. Devo decidere che non mi piaceva, o che non fosse abbastanza, o che forse era antipatica. Forse posso decidere che ho sbagliato, sono inciampato, è partito lo start, sono andato in terra, ho battuto il naso, ho perso i sensi e non ho corso la gara. La vita è assurda, forse non quanto me, ma potrebbe esserlo.

Va decisamente meglio raccontarsela così: ho avuto un calo di zuccheri, mi sono sentito male e mi si è bloccata la mascella, stavo per avere un ascesso e sono dovuto scappare in auto a prendere il colluttorio.

Elbaman 2018: idillio e tragedia.

Ora dimentico.

bilanci sportivi

Challenge (#riccione o #rimini) ci sono dei bilanci da fare dopo qualche anno.

  1.  2 anni fa sono stato squalificato perché, dicono, non avevo il numero attaccato alla bici. Ovviamente i numeri erano stampati su degli adesivi non plastificati, e al momento del check-in, avendo fatto diversa strada bagnata, il numero era quasi staccato. L’ho detto al giudice che faceva il checkin, non mi ha proprio calcolato, ha detto “sì sì, va bene, entra”. Però poi durante la frazione bici si è perso del tutto, e allora la colpa era la mia. (non dell’organizzazione che ha fatto stampare i numeri non plastificati).
  2. L’anno scorso, visto che durante la discussione con i tipi dell’organizzazione è venuto fuori il fatto che non devo essere io a controllare se sono stato ammonito, mi sono fermato 3 volte, di cui una per un minuto a scorrere tra i vari numeri segnalati. Che ovviamente non avevano scritto in nessun cazzo di ordine, perché certo, e che vuoi te? sapere pure dove sei? no, avevano fatto una cloud tag, perché fa figo.
  3. Challenge Venezia (e sì, sono sempre loro) stesso discorso, e stessa nuvola di numeri messi alla come xxxxx capita. Ordine? bah.
  4. Quest’anno scopro che al challenge non c’è assistenza tecnica. Cioè se fori e non hai nulla per riparare, sei fregato. Non importa che spendi 270 euro di iscrizione (e che per una GF ne spendi 40 e hai l’assistenza). Chiedo perché: ce la devi fare con le tue forze. …ma al circuito iron l’assistenza c’è … quindi in realtà è che non ce la fanno loro con le loro forze. Una ragazza aveva forato e non sapeva come riparare con la bomboletta, io ero fermo e non avevo molte speranze, gli ho dato una mano. Antisportivo? ma che cacchio c’entra? La strada di merda non l’abbiamo mica fatta noi? in Italia le strade fanno schifo, bisogna aspettare il giro e le varie gare ciclistiche per vedere qualche tratto di strada nuovo. Ce la fa con le sue forze l’amministrazione ad asfaltare la strada? o dobbiamo prenderci tutti l’Hammer e tagliare direttamente per lo sterrato alla cazzo?

Cosa penso di queste garone di no-draft finto è sempre quello (a parte Venezia dove l’anno scorso eravamo 300, ma solo per sbaglio): si fanno se sono in una capitale o un posto che ti piace visitare. Così ora, beh, penso che Rimini o Riccione non rientrano tra questi, ci vai in 2 ore, e quando ti pare.

Detto questo, l’anno scorso ad Arona mi hanno mandato verso il lago di Iseo, ho finito la discesa, ed ho dovuto chiedere indicazioni perché non c’erano più segnalazioni riguardanti la gara. E anche lì la scia era alla vulimmosebe (tutti ammucchiati).

Non è che se una cosa la fai per sport, allora la fai male. Che poi del resto non mi pare che l’Italia brilli per serietà, ci sono casi di eccellenza, certo, ma è troppo poco. Non c’è una naturale propensione all’affidabilità, e spesso nessuno ha chiaro quali siano i loro compiti, finendo per lavorare il doppio per fare peggio quello che comunque non gli spettava di fare. L’assistente su moto era dalle 7 del mattino che girava e stava senza mangiare. Ma perché? Che poi a cosa è servito a me? o agli altri? visto che ha chiamato il furgone fine gara per dirgli dove ero, e il furgone non si è neanche fermato, prima gli ho urlato dientro, poi ho dovuto intercettarlo quando tornava. Altrimenti stai lì, in mezzo al nulla, ad aspettare che finisca la gara. Abbandonato a te stesso. E per fortuna che ti fanno scrivere il numero del medico dietro il cartellino gara. E portare un cellulare è vietato.

E poi parlerei di Granfondo. Sì, ok, costano poco. Ma devi essere iscritto alla federazione ed essere tesserato. Ovviamente al momento dell’iscrizione, informatizzata, viene controllato il tuo numero di tessera, e se è regolare per l’anno in corso. Solo che quando vai a ritirare il numero per la gara, arbitrariamente, l’addetto che se ne occupa può chiedere la tua tessera, che devi avere, perché “deve controllare”. Inutile far presente che già il sistema ha controllato tutto e che a quel documento e codice fiscale puoi corrispondere solo tu. Esso è così.

Perché le persone si disturbano a non farsi i cazzi propri? Ma lo chiedo in generale. Se non ti compete, pensa ai cazzi tuoi, ci guadagni. Pensa a quante opportunità di guadagno stai rinunciando solo per occuparti di cose che non ti competono.

In sostanza: fatti i cazzi tuoi.

Cosa è stato Elbaman per me

Ok. Non ho mai disputato l’Elbaman, solo Elbaman73, ma fa lo stesso.

Nel 2013 avevo l’iscrizione a Cingolani Triathlon per la prima volta, una squadra di triathlon, la mia prima squadra sportiva a dire il vero. Le mie prime gare:

12 km di corsa: Tolentino
21 km Civitanova marche
Olimpico: San Benedetto del Tronto
Sprint: Porto Sant’Elpidio.
Granfondo dei Sibillini.

e poi Elbaman73. Avevo deciso di fare un mezzo, nonostante tutto. La bici non era un problema, facevo un centinaio di km ad allenamento nei fine settimana, e la GF sibillini l’avevo finita. Così pensavo.

Ero disadattato e spaventato da tutto, uscito da poco da problemi emotivi-affettivi-mentali, porcherie varie.

Ero ancora in auto il sabato, e Carassai mi chiama per dirmi di trovare un impermeabile o qualcosa da mettere perché stava arrivando il mal tempo, ed era importante mi coprissi. Avevo un antivento da corsa, veniva dal pacco gara alla GF Sibillini, nero.

Avevo un Garmin Forerunner 110, non impermeabile, alla consegna della bici lo metto dentro il nylon del chip, facendo un buco per far passare il cinturino, e poi sul manubrio della mia Colango C40 del ’98.

Una bici scarsina, un gps a spendere poco, abbigliamento più o meno tecnico, la panda presa in prestito da mamma.

Hotel Thomas, a 700mt dalla zona cambio.

Sono le 7:40 ed è nuvoloso, lo sapevo in anticipo. Il mare era alto, ma a me non ha mai fatto troppo paura il mare.

Evito la calca, col mare grosso finisco sopra agli altri, oppure sono gli altri che mi finiscono sopra. Allargo un po’.
Non vedo l’ultima boa e sto per andare verso il porto. Per fortuna dalle barche mi danno indicazioni.

Esco dopo 51 minuti, e penso di aver sconfitto il drago.

Salgo in bici ed è veramente dura. La salita forse non molto, ma sulle discese sono piuttosto scarso, e con la strada bagnata faccio pure peggio.

Sono a metà del secondo giro quando la pioggia inizia a venir giù forte. Ero senza occhiali, non sopportavo il sudore in faccia, e sudavo troppo. Ma sugli occhi faceva male. Ho pensato non sarei neanche sceso dall’auto per fare mezzo metro se non stessi facendo una gara. No, mi sarei cagato sotto a stare in un’auto in realtà. Ma era sulla mia bici, e sì, usavo le palpebre come tergicristallo, ma funzionavano.

Era ormai discesa, al secondo giro sapevo che ormai era vicina la della frazione. La pioggia continuava, poco meno forte, ma dalla collina scendava fango, ciuffi d’erba, di tutto. Mi ricordo che è passato un SUV, mi ha lavato, cioè infangato. Ma la cosa è durata pochissimo, con tutta la pioggia i mie occhi erano puliti di nuovo. Poi arrivano altri concorrenti, dietro di me. Mi dicono “ehi! sei marchigiano te, giusto?!? anche noi, dai che se hai finito questa è fatta!”. È dura pedalare in discesa, tenere i 30 è quasi un impresa, ma è possibile.

È possibile! è possibile pedalare con tutta quell’acqua! è possibile andare con una bici da corsa immersa nel fango! è possibile persino che sia io quello che lo sta facendo! E per me questo è tutto.

Arrivo alla T2. Tiro via il garmin dalla bici e poi dal nylon. Ho 1h42′ di personale alla mezza di Civitanova, e correre non è certo facile dopo 1100mt di dislivello. I primi sono già arrivati da un po’, hanno corso sotto il diluvio, a Marina di Campo ci sono pozze d’acqua che si stanno asciugando ora. Finisco i 3 giri dopo quasi 2 ore.

Piango. Rido. Oppure piango. Non so cosa dovrei fare di preciso. È tanto. È cambiato tanto.

Qualsiasi cosa sia successo la settimana scorsa voglio scordarlo. Ringrazio Elbaman, l’isola, i volontari e tutti quelli che mi hanno permesso di vivere quello che ho vissuto nel 2013.

Possono anche non accettare più la mia iscrizione in futuro, ma quello che mi è stato regalato non posso ridarlo indietro.

È qualcosa che porterò con me.

Il fatto è che per quanto tu creda fortemente e follemente in qualcosa, succede che finisce. Fallisce, si rompe, non va avanti. Per un qualsiasi motivo. Resta solo di prenderne atto e guardare avanti, credere in qualcos’altro e ripartire. Fa male, certo, ma è così che si va avanti. Alcune cose si perdono, ma infondo ci si porta tutto dentro.

Forse quello del 2017 è stato solo un sogno sbagliato. Meglio pensarla così.

Tanta mattina a tutti! E niente bici

E niente.
Buongiorno.
Dovevo pedalare 180km, ma stamattina ancora ho il mal di gola di ierisera.
E 36.7°C sotto l’ascella. Il fatto è che in genere sto sotto i 35.6.
Mi alzo e mangio. Pizza, due uova sode con un po’ di formaggio, un paio di
bicchieri di vino. La gola non da più fastidio e mi sento meglio.
Ma ho i muscoli scarichi e mi sento sbattuto. Vado a dormire.
Chiudo gli occhi e rivedo i vicoli di Campo dell’Elba illuminati dal sole,
la gente attorno che partecipa e ti incoraggia, i ragazzi che ti corrono dietro per passarti un bicchiere d’acqua.
Riapro gli occhi e mi sento ancora sbattuto. Non ne vale la pena, non posso rischiare di doverci rinunciare.
Quella dell’Elbaman è una gara dura, in Italia non ha confronti. E scegliere Elbaman come primo ironman è un po’ rischioso. Ma quasi sicuro che, sceso dalla bici, posso finire la maratona, in qualche maniera, anche senza energie.
Giovedì scorso, alle 5e30 di sera, sono andato al mare in bici, forse era un po’ fresco.
Capita.
C’è un bel sole. Lo trovo crudele.

come sostenere il ritmo di pedalata in bici

Giustamente le energie pedalando si consumano. Fortunatamente in bici lo stomaco è piuttosto libero e poco sollecitato: mangiare non è un problema.

Per questo motivo ci sono molti integratori in commercio per la bici, sostanzialmente barrette, che sono equilibrate, leggere, energetiche e salutari.

Esattamente come un panino col prosciutto.

La confezione è in pellicola trasparente, il materiale migliore per poter essere aperto facilmente e mangiato. Il pane è di tipo condito, cioè con strutto. Lo strutto è un grasso semplice, a catena corta facilmente assimilabile.

Vale sempre il discorso del bere molta acqua, ma il panino è già di suo più idratato.

Di panini morbidi se ne trovano diversi, solitamente contengono anche zucchero, e quindi hanno un indice glicemico leggermente più alto del pane comune. È una cosa che torna utile durante una pedalata al 40%-50% dello sforzo. Il prosciutto e lo strutto fa il resto.

Altri grassi e proteine molto buone sono quelle da frutta secca: noci, mandorle, nocciole, arachidi (* ok), pistacchi, etc. Per questo le barrette della enervit sono ottime

Lo scogliattolo sul monte. Aronamen 2017

Lo scogliattolo sul monte.

Si parte ed è al solito tutto un interrogativo. Oppure è tutto programmato. Dipende solo da quanto ci si fida del futuro, e questa volta decido di fidarmi.

Blablacar mi ha fatto perdere tempo nel rispondere a richieste curiose, “puoi passare a prenderci di fronte all’hotel?”, o “però parto da ancona sud …”, o anche 2 richieste per lo stesso viaggio quando rimaneva un solo posto disponibile. Ma il car sharing secondo me è doveroso offrirlo se si ha la possibilità, basta farci un po’ il callo e preoccuparsi poco nel rispondere “no”.

La direzione è Arona, sale Silvia e Marco a Rimini. Silvia lavora in banca, ma è anche coordinatrice di viaggi e avventure nel mondo ed è diretta in Marocco (aereo da Bologna). Marco va in montagna con gli amici dell’università a Milano. Quando scende Silvia chiedo a Marco di guidare, poi ci ripenso considerando l’assicurazione. Dopo qualche km ci fermiamo ad un autogrill per un caffé e lo faccio guidare (“se succedesse qualcosa stavo guidando io”), io mangio il secondo spuntino. Un po’ teso alla guida, quasi fosse un esame, ha 21 anni, non dico niente, anzi cerco di parlare di altro. Arriviamo alla stazione di Trezzano sul Naviglio. Bene, ora mi tocca proseguire da solo, forse non sono stato corretto. Non è questo il modo in cui si fa car sharing, ma volevo rilassarmi un attimo e 6 ore di macchina non è il massimo se devi fare una gara il giorno dopo.

Bene. Arona è la solita. Oppure no. Arona è cambiata, la solita strada riporta “varco chiuso”. Non si arriva a Piazza Gorizia passando per il lungolago da sud. L’ultima volta per me è stata 2 anni fa. Parcheggio a 400mt. Faccio il biglietto per 30 minuti. Vado a prendere il numero e pacco gara. Incontro Roberto, io cappuccino e pasta, lui un’aperitivo. Ma inizia a piovere. Finiamo la consumazione, ci fermiamo sotto il loggiato. Inizia a diluviare. Lo sapevo, anzi, mi aspettavo succedesse più presto, dalle previsioni.

Spiove. Ci muoviamo. Ricomincia a piovere. Un bar è un riparo. Di nuovo aperitivo. Questa volta 2 prosecchi.

E ora si torna alla macchina, io, e all’hotel Roberto. Se mi hanno fatto la multa per biglietto scaduto si è liquefatta. Non ho idea.

Lo scogliattolo è lungo la strada, ci passo di fronte, non lo noto, chiamo e dico che sono nel paese Massino Visconti. Ok, torno indietro. Sono le 7 e 20 di sera e chiedo se posso avere la colazione prima delle 6 di mattino. Non è possibile, è tardi, non è stata fatta la spesa. C’è un supermercato? A 4 km trovo Tigros. Pane preaffettato, prosciutto cotto, 2 uova e 2 banane. Non mangierò tutto ma non ho idea del mud col quale mi sveglierò domani.

Cena al ristorante vicino, Lo scogliattolo. Grigliata mista e pizza bufalina. 1 quarto di barbera, sfuso, sorprendentemente sconosciuto. È ok per la carne, non mi sforzo di finirlo, non voglio perdere i sensi e il gusto dell’ottima carne. E dessert ai frutti di bosco. Mi offre una grappa del Nonino

Basta così. C’è la festa nel paese, ma sono quasi le 11 di sera e domani la sveglia è alle 5. Non si può fare tutto.

La sveglia. Ok, ci sta. Sono le 5 e devo preparare tutto e poi partire, dovrei essere giù alle 6 perché la zona cambio chiude alle 6 e 30. Mangio. Bene. In bagno tranquillamente. Faccio un po’ di stretching e sono un po’ stanco. La corsa della sera prima? o il vino della sera prima? Per un qualche motivo mi ritrovo a partire alle 6 da Massino Visconti, a 12km da Arona, e so che sarò al limite.

Corro come un pazzo. Sarò più pazzo in bici? Sì, se mi fanno partire. Parcheggio. Giù la bici, monto le ruote, e gonfio a 8atm. Ce la si fa, e la si fa a tutta. Borsa in spalla e pedalata fino alla zona cambio. Non ho messo su gli adesivi ma ho il pettorale, gli dico sono nella borsa, mi fanno entrare. Prima di poggiare la bici armeggio con l’adesivo, non riesco a spiccicarlo, ma per fortuna arriva una ragazza dell’organizzazione che mi da una mano. Riempio le borracce, metto 2 barrette nel borsello della bici, scarpe bici, scarpe corsa e gel liquido, trovo dei calzini, solo un paio, casco e occhiali sono sul manubrio, e via. Si esce che stanno fischiando. Ora devo mettere la muta, sono la prima ondata. La metto. Poi ricordo che è freddo e volevo mettere l’antivento. Ok, corro a prenderlo, l’antivento sotto la muta, è strano ma si può fare, si bagna, ma è di nylon. È lo stesso. Si fa. Corro di nuovo verso la partenza. Riesco ad entrare il acqua, devo impostare il garmin su multisport, hanno già fischiato la partenza, ma con pochi secondi me la cavo e sono in multisport (fortunatamente è già nuoto-bici-corsa, niente multicombinati strani nelle ultime settimane). Start.

Parto quasi ultimo. Prendo la scia, anzi prendo una tallonata in faccia, sento un po’ di fresco, fantastico che ci sia del sangue (e se fosse? mi fermerei? maddai, va! con tutta la corsa che ho fatto per arrivarci, mi fermerei se sanguina un po’ l’occhio? bah). Passaggio a terra e sono 18 minuti. Tempo penoso. Di nuovo lo stesso giro? no, questa volta nessuna tallonata in faccia. Esco a 38 minuti, bene. (18+18 = 36, ma lo dico col senno di poi).

Ora cambiarsi è boh … ho l’antivento sotto, beh, ok. Neanche troppo difficile, anzi, veloce per i miei standard. Metto i calzini e le scarpe. Pettorale verso dietro. Casco ed occhiali. Faccio casino con l’antivento, peccato. Ma mi districo. Ora sto sulle prolunghe e il programma era non spendersi troppo nella parte pianeggiante. Ma invece chissenefrega sto a 39-40 all’ora. Poi arrivano i geni con i grupponi. “come si fa a non stare nel gruppone?” (e basta che ti togli dalla scia e lo vedi se tieni i 42). Ma mi incazzo e non mi piace che mi passino, così tengo i 42 pure io. Fuori scia. Alla salita dovrei essere consumato, la prendo con calma, sorpasso 3 o 4 bici, vengo sorpassato da 2 o 3, e da qualche scalatore che vola in salita e non c’è storia.

Ma la bici non è il mio forte, e le discese non vado bene. E invece questa volta le tiro tutte, e sto anche sulle prolunghe, curve facili, a parte alcune, e giù. Poi le salite cerco di prenderle con pazienza. E scorre. Ad un certo punto, dopo una bella discesa tirata bene, mi trovo ad un bivio e non ci sono cartelli. Ho sbagliato strada. Chiedo. Mi dicono dovevo girare su. “Eh ma non si vedeva” faccio. Torno su. Nessun cartello. Ancora più su. Ah, ecco, uno dell’organizzazione che mi ha fatto segno di prendere la strada sbagliata. “e vabbeh, è uguale” dice. No. “è uguale un cazzo” gli faccio io.

Rimangono pochi km ormai, ho perso 5 o 6 minuti per un piccolo diversivo. Ma a questo punto la gara devo finirla comunque. 10 o 15 km ancora, il più in discesa. Penso. Ma sbaglio. Ancora qualche salita, poi discesa, poi salita, e poi una discesa tecnica carina fino a Piazza Gorizia. Zona cambio.

Ora dovrebbe essere più complicato? tutte le bici sono sui castelli. Cazzo. È lo stesso, provo ad andare, forse starò sotto le 5 ore, forse ce la faccio uguale. La corsa è cuore. La corsa è respiro. La corsa è anima. Il ritmo può essere più alto, ma non troppo. Va impostato il giusto, e va ascoltato. Ci sono gli altri, vorrei far meglio del tipo di Milano, credo, bassino e più o meno al mio livello. Vorrei. E devo però tenere il ritmo, e devo mangiare. Al secondo km vado col gel liquido, sono a poche centinaia di metri dal rifornimento d’acqua. Ce lo vuole. Non reggo più i 4’20” a km. Col gel rallento ancora di più ma devo gestire la cosa. Bevo. Sì sto meglio.

Mangiare mentre si corre lo trovo sempre traumatico. C’è sempre un rallentamento. Ma non se ne può fare a meno. C’è da abituarcisi. Due anni fa andai in ipoglicemia, 28° C e sentivo freddo. Due anni fa il percorso era migliore vicino piazza Gorizia, si passava sotto un pergolato lungo il lago, ora ci sono gli scavi archeologici aperti (niente più vetrata sopra), dicono che l’arte deve essere accessibile. (secondo me è una cazzata)

scavi durante i lavori del 2016 (vedi update, ma è ora che la mettano una vetrata)

Devo prenderne un altro di gel, all’inizio del terzo giro. L’ultimo giro tengo il ritmo, arrivo alla fine, il milanese l’ho perso. Arriva almeno 500mt prima di me.

Insomma, ho tenuto il ritmo ed è una soddisfazione non essersi fermato a passeggiare. Ma stoppo il cronometro a 5h5′.

Ci vuole pazienza.
Ci vuole molta pazienza.

Ma io non ce l’ho. Io non ho proprio pazienza, e così inizio a chiedere a tutti come è andata, e a lamentarmi del fatto che mi hanno fatto sbagliare strada, anche con i passanti.

Adesso va bene. Va bene lamentarsi quando hai finito di fare tutto, ed hai cercato comunque di portare a termine la gara nel migliore dei modi. È bello lamentarsi.

E poi le indicazioni sbagliate dell’addetto è l’unica cosa di cui posso lamentarmi, il resto della serie di errori è solo colpa mia, che però ho risolto. E quindi se non sto sotto le 5h è solo colpa di una indicazione sbagliata.

Ok. Comunque non sono stato sotto le 5h.

Cerco di lavarmi, mangiare, farmi una birra. Aspetto Roberto, non arriva. Non aspetto. E caricare la macchina, e raggruppare o raggiungere la ciurma del blablacar del ritorno, e far salire gli ospiti, e partire. 14:30. Puntuale.

Roberto s’è sentito male. Lo so solo dopo parlandoci per telefono. Ha corso tutta la gara, piano, ma poi ha avuto problemi di stomaco.

Io no. Io sto bene e dopo aver scaricato uno a Forli e l’altro a Riccione sono riuscito a raggiungere un supermercato ancora aperto (di domenica, e fino alle 20:30) e cavarmela per cena con una bistecca, una pizza e un pizzicato di manduria (ancora un vino nuovo).
Ho deciso di fidarmi, e sì, non è stato un idillio, ma neanche una tragedia, come si dice, ci vuole pazienza.

Ci vuole molta pazienza.

Ma io non ne ho.

rif. http://www.aronamen.it/ il sito dell’evento. ARONAMEN ogni anno ad Arona fine luglio.

 

UPDATE 3 Agosto 

Qualcosa mi ha ingannato nella memoria, non c’era nessuna vetrata 2 anni fa (2015), http://www.lastampa.it/2016/02/02/edizioni/novara/larona-sotterranea-svela-le-mura-antiche-volute-dai-borromeo-bAL7ZMFUf46GwnITUpgSgI/pagina.html

cielo aperto

Non solo, io ho pensato nella mia memoria fallace ad una vetrata, qualcuno ha pensato a non “tornare indietro nel tempo” http://www.aronanelweb.it/2017/03/23/un-bel-pesante-fardello/

Se non ce la fai fermati

Ci hanno abituati male.

570 euro sono i soldi che ho pagato per partecipare a 2 gare: Rimini Challenge e Venice Challenge. Distanze: half-iron, e Ironman.

Perché si pagano questi soldi? Organizzazione, chiusura delle strade, assistenza in mare, gadget, sicurezza, tutto.

Ecco, quando andate a vedere una gara di triathlon il biglietto lo hanno pagato i partecipanti. Sì, gli attori pagano lo spettacolo.

Quindi ringraziate e divertitevi.

Ma “perché?” nascondeva altro, perché pagare per preparsi 6 mesi (e più) per partecipare ad una gara che ti esaurisce fisicamente e mentalmente?

Forse perché se hai pagato allora lo fai.

Capita che venerdì sera ho il dito del piede infiammato, ma decido ugualmente di andare in piscina, dopo qualche tentennamento di rito. Il sabato ho un lungo in bici (200km) e la domenica 30km di corsa. Se non si risolve questa situazione finisce che devo saltare i lunghi, e questo è male per la preparazione. All’ora di pranzo avevo fatto le ripetute di 500 metri (10) ed ero piuttosto soddisfatto, ma saltare i lunghi sarebbe come buttare il lavoro di mesi.

Alla fine penso: sì, è gonfio. Sì, esce un po’ di liquido. Fa male, è infiammato, eccetera. Ma nell’acqua della piscina c’è cloro.

Torno da piscina, mi fa male il dito. Mangio bene, e più tardi vado a dormire. Non più di un’ora. Il dolore mi sveglia e non ce la faccio.

Mi alzo pensando di impazzire. Non voglio saltare il lungo, ma è insopportabile, non capisco cosa c’è, inizio con la mia solita ipocondria e penso alla meningite (che non so neanche cosa sia, ma ho visto una immagine su wikipedia e mi basta per attaccare con la paranoia). Poi cerco un’antidolirifico, forse. Vedo che ne ho uno al cortisone, vecchia prescrizione poi mai usato. Non mi piace il cortisone, da troppi effetti collaterali. E comunque è un’antidolirifico, non voglio non sentire se ho qualche problema. Vedo che ho l’OKI in bustine, ma ho appena pensato quella cosa … non prendo nemmeno quello.

Chiuso discorso “medicinali a caso”.

Provo a ragionare così: infiammazione, liquido … acidi urici? forse sto esagerando con le proteine? Mangio, del resto è la risposta standard della mamma di fronte ai problemi: prima di tutto mangia. Ho 3 fette di pane, tostato. Poi qualche mela, ma immature, ne mangio 2. Sono le 2 di notte. Domani non faccio il lungo. Sono preoccupato, mi sveglierò e andrò al pronto soccorso.

Apro gli occhi e cerco di girarmi in direzione della sveglia. Doveva esserci una sveglia… Appena realizzato dove stavo dormendo riesco a trovarla. 9:10

È impossibile partire per il lungo, il piede però mi fa meno male, vuoi vedere che la ricetta funziona? Gli zuccheri sfiammano? Boh

Di certo vado all’alimentari sotto casa (emh, sì, si chiama proprio così, oltre al fatto che è a 2 passi da casa mia), prendo pane, banane, gallette, prosciutto cotto. Forse non farò 200km ma proverò a partire lo stesso. Forse il dolore del piede mi farà fermare dopo 50km, ma voglio provarci. Sarò pronto per le 10:30 bene che va, non ho neanche il tempo.

Colazione con soli carbodrati, frutta e avena (è un cereale, quindi ok). Preparo molta acqua, 1,7 litri, con poco isotonico. 2 panini con prosciutto. 3 barrette. È ora di partire, giusto un caffé. Sono le 10:50.

Non ho nessuna fiducia, ma sono in strada e si pedala. È una giornata fredda. Mi fermo a pisciare dopo 40km, non brucia, per ora ok. E panino mentre riparto: devo andare, si fa notte. Così arrivo a Fano, poi Pesaro. In realtà avrei voluto fare passo del Furlo, ma non so che strada ho preso. Giro per Urbino. Arrivo ad Urbino. Altra sosta. Non brucia. Ok. Il piedo come sta? Nella scarpa. Non muoio. Ok.

95km. Si torna, forse poi arrotondo attorno a Falconara. La discesa è una figata, ma non è neanche molta. Vicino Pesaro capisco che non ho le forze, ora ho solo barrette, e così ne mangio. Dovrei fermarmi per un cappuccino, ma il latte e proteico e forse è meglio evitare. Allora arrivo a Pesaro. Sbaglio qualche strada, ma alla fine ad un semaforo adocchio un gruppo che va verso la ss16.

Sono in 4. Fanno il cavalcavia all’uscita verso il mare di Pesaro e sembrano lenti, penso: “gli sto dietro, ho trovato un passaggio per casa”. Ok, finita la salitina (durante la quale comunque guadagno pochissimo), iniziano ad andare. E anzi mi staccano di più. Devo spingere, devo avere quel passaggio! È poco spazio, saranno 40 metri. Mi abbasso sulle prolunghe, spingo, guardo il contachilometri, solo … solo? 41? Ma non bastano, così mantengo solo il distacco, devo spingere di più. Ma non sono forti, devo smetterla di cercare scuse. Spingo e basta. Li ho quasi presi, 5metri. L’effetto scia ancora non c’è. 2 metri. 1 metro. 50 centrimetri. Cazzo come spingono! Non ce la faccio a stare in scia. Altro che rilassarmi qua.

Vado avanti fino a Fano, ad ogni km pensando: “fra un po’ li lascio, non ce la faccio”. Ad un semaforo si girano e dicono qualcosa riguardo l’evitare gli autovelox, si girano, mi guardano come per chiedersi “e questo? come accidenti ha fatto a mettersi qua dietro?”, avranno pensato che fossi uscito di casa in quel momento, lì a Fano. Girano per non so dove. Meglio così, più che a casa mi avreste portato al prontosoccorso.

La sosta solo dopo 150km, a Marotta. E sto a 4h55′. Il ritmo c’è.

Arrivo a Falconara e mi mancano 15km. Giro per Polverigi, valuto che ci sto. Torno. 205 e stop.

Sono passate 7 ore, non sono sfinito, e non ho neanche il piede particolarmente dolorante. Sì, sono stanco, e devo mangiare.

Epperò domani devo correre 30km. Quindi per ora pizza. Esco per comprare qualcosa. Orata con patate. È pesce e le patate sono ok. E vino rosso: anestetizza.

Ma prima di cucinare, al bar per cappuccio e cornetto (ok, sono le 8 di sera, e allora?!?)

Tiro tardi, l’orata ha bisogno del suo tempo nel forno.

Non ho idea di come starò domani. Non ho proprio idee. Sono sbronzo. Dormo.

Non so come sia successo, ma è tardi e devo ancora partire. Riesco a fare colazione, andare in bagno, è fresco fuori non so cosa mettere. Maglia forellata, fresco ma soleggiato. Si parte. 30km, il dito del piede fa male. Vasellina. Proverò a volare.

Nel correre mi sento forte, sicuro, senza fiato pesante, vado ad un ritmo lento, 5 al km, e la sensazione è quella che ho sulla bici: posso andare ad oltranza. Ovviamente sono ancora a 5km.

Penso di essere all’ironman. A Venezia. Penso che siano venuti a vedermi, a fare il tifo. C’è anche mamma. Io corro e sto bene, lei mi vede e urla:

“Dai, se non ce la fai fermati ..”

Lo penso davvero, lo farebbe. Ed io lì a rispondere: “Vai così mamma! Motivante ti voglio!”

E sì: è così che ci hanno cresciuti.

Non riesci a studiare? forse non sei capace.

Non trovi la concentrazione? hai qualcosa che non va, prova a farti vedere.

Sei stanco? riposa.

Al lavoro non guadagni abbastanza? sono ingiusti con te.

Negli ultimi anni ho partecipato a 3 maratone, qualche granfondo, 5 o 6 Half-ironman, e ce ne sono alcuni che ricordo per aver combattutto contro questa mia abitudine di cercare scuse per non portarla a termine. In particolare il mezzo di Pescara 2016. Organizzazione ridicola e penosa. Ho corso 21km passeggiando, e in più sotto la pioggia. Non c’era nessuna ragione perché non corressi. Non esiste che non avessi le forze per farlo. Semplicemente ero incazzato, ho tirato avanti fino alla fine, corricchiando e fermandomi. Inventando che “non ho più forze”.
No. Non è un’impresa da titani fare un ironman, veramente tutti possono farlo, non ci sono scuse, se uno ha deciso di farlo lo fa. Non esiste la gente che si spaventa pensando che sia impossibile andare avanti per tutto quel tempo, per tutti quei chilometri. Non vuol dire niente, è solo ignoranza.

Ci sono cose che ho imparato in questi mesi, e di sicuro la più importante è starmi zitto. Se alla fine di un allenamento di nuoto devo fare 20×50 ad 1′, vanno fatte. Non ce n’è che non ho le forze, che non arrivo alla fine. Non esiste che non riesco a respirare e affogo o perdo conoscenza. Se perdo conoscenza allora si usa la fantasia. Farlo e basta. Non ci sono scuse.

Troppa pretenziosità, avere l’idea che una cosa è troppo difficile da fare, mettere in discussione un allenamento, degli esercizi, dei compiti, un lavoro, qualsiasi cosa. In Italia è sempre il management che non funziona. (non ho scritto Alitalia, non solo)

E l’abitudine non può essere una scusa. L’educazione non è una scusa, aver riconosciuto che qualcosa è fallace nel proprio modo di fare è sufficiente per cambiarlo.

Non ho fatto un Ironman, e considerato il problema al dito del piede mi viene da pensare che è possibile che non riesca a partecipare per qualsiasi motivo che non posso tenere sotto controllo, che va al di là della preparazione. Ma non voglio spendere un solo secondo per cercare scuse.

Non ho bisogno di assoluzioni per i fallimenti.

Un fallimento è una piccola condanna che non può essere tolta e va scontata: non c’è scappatoia. Pensare di non averlo meritato non fa altro che rendere la condanna più dura.

Niente Maratonina dei Fiori. Cambia orario. Ora illegale

Vado a Cingoli, oggi, in bici. Perché non l’ho mai fatto, mi sono svegliato tardi, non ho gareggiato alla mezza, e mi va così.

Boia, innanzi tutto è salita. Tutta salita fino a Cingoli. Poi, superata Cingoli continuo su qualcosa che pare che non sia salita, ma guardo il contachilometri e segna 24, sono passate quasi 3 ore e penso sia stanchezza, c’è un tipo in mtb, e chiedo: “è salita?”, “ebbeh, eh”. Ovvio, per lui, ho un senso dell’equilibrio squilibrato. Dopo 2 curve, mi giro e vedo Cingoli, bellissima, molto caratteristica, come un brufolo esploso addosso ad una montagna di verde. Subito avevo scelto un’immagine più gradevole, tipo il diamante di un anello infilato ad un dito di un gigante che poggia il pugno vicino la vallata. Però con la bici è così, dopo un po’ mi stanco, e allora quello che è entusiasmo diventano bestemmie, non che non sia bello lo stesso, però cambio, cambio umore, divento qualcos’altro, mi fa scoprire cose diverse di me, e mi sento meno perfetto di quello che intimamente pretendo di essere.

Più o meno ho riflettuto su qualcosa del genere sabato guardando una vecchietta che chiedeva l’elemosina e una signora, negandogliela, gli ha detto “fai schifo”, e la pezzente ha risposto “fai schifo pure te”. Ed è vero, facciamo tutti un po’ schifo, va bene finché va bene, ma quando siamo in uno stato di necessità possiamo benissimo fare schifo, la dignità la perdiamo con poco, spesso la perdiamo senza neanche aver bisogno, anche solo per la paura. È che basta andare fuori strada e c’è poco che ti possa salvare, devi arranggiarti, e lo fai come puoi. Così se sei sfinito bestemmi, stringi i denti tenti di mantener un po’ di contegno, finché ce la fai.

Però ho anche scoperto che prima o poi arrivi. Non si può farne una tragedia, quel che oggi non è fatto si fa domani. Stasera dovevo tornare a casa, ero ad 80km, ne avevo fatti circa 80, e non ne avevo proprio voglia, avevo una barretta di carboidrati, la borraccia piena, non era caldissimo, tutto fattibile, ma ero scazzato. Così ho solo pensato “amen”. E che sarà mai? se non ce la faccio, mi fermo, mi riprendo, e riparto. Iniziava a far freddo, mi ero scordato di mangiare ed ero in ipoglicemia, oppure iniziava veramente a far freddo? Sosta, cibo, e ripartenza.

165km, il garmin era impostato per un combinato bici+ corsa. Ho corso 12 km. Cambio in 3′. Avevo proprio bisogno di correre, ma quello lo sapevo già da stamattina.

Strade Bianche – Siena, SI

Strade Bianche di Siena.

La sera prima, mettendo la bici in camera, Piero la guarda e dice “sono partito e non l’ho nemmeno pulita”, sentendosi un po’ in colpa. “Neanch’io l’ho pulita”

Al mattino dopo io mi sveglio alle 3 e mezza, vado in bagno, poi non riesco a riprendere sonno.


Niente, alle 5 mi alzo inizio a mangiare ed ho una fame da lupi. Metto su l’acqua per la pasta.
È presto la faccio solo per me, alle 6 Piero si alza e dice che non vuole partire perché piove.

Io: “ma no, fanno quattro gocce, ormai ci siamo”. Ma non è convinto.

Arriva il nostro padrone di casa. “Non volevo neanche uscire, ma poi, sai com’è, si conosce tutti…”
“ma no, ha fatto quattro gocce, ma ora si sta aprendo. Ma dai partite”

Ci ha convinti. Andiamo a prendere l’acqua. Anzi, caffé e aspettiamo seduti. È un freddo boia.

Alla fine ci decidiamo e ci andiamo a posizionare in fila. Mezz’ora d’attesa sotto l’acqua, stiamo congelando, se la cancellassero ora ci incazziamo.

Si parte, sì, ma piano, abbiamo già discusso questa cosa, non andiamo a morire, cerchiamo di arrivare in fondo. Asfalto, 7km? 10? boh, qualcosa, scorrono bene, non troppo difficili, se va avanti così … ecco, no, non va avanti così. Strade bianche, ma oggi sono marroni di fanghiglia, e scivolose. Ci sono i solchi delle altre bici, come dei binari, bisogna prendere quelli giusti.

Bisogna stare attenti, e andare piano. Mi accorgo che ho l’attacco della scarpa destra poco stabile, devo controllare cosa è, ho paura di perdermi una scarpa, un pedale, o non so cosa. Mi fermo.
La tacchetta non è avvitata bene. Devo togliere copriscarpa, scarpa e, stando su un piede, avvitare le viti. (sono un deficiente, potevo controllarli prima! si dice sempre col senno di poi). Approfitto per pisciare, nell’indifferenza generale del gruppo che pedala numeroso. Riparto.

Non appena trovo l’asfalto, giù a 40/h, e prendo tutte le pozzanghere possibili: devo sciacquare me, la bici, e tutto.

Non dura, di nuovo breccia. Oh, ecco, ora posso proprio dire di esserlo. L’altra scarpa, l’altra tacchetta, la sinistra. Di nuovo stop, ma molto più infangato, non viene via il copriscarpa con la zip (con la zip non usarlo col fango!!!), mi fermo molto. C’è un inglese che sta cercando di gonfiare una gomma, gli chiedo cosa ha,
ha rotto la pompa e me ne chiede una. Non ce l’ho, ma vado la lo stesso a vedere se posso aiutarlo. Niente.
Trema come una foglia. Ho ancora un panino di emergenza, glielo do, insisto e accetta. Non so che fare, gli dico che io cerco di salvarmi e vado. Poco dopo arriva l’ambulanza. Gli spiega qualcosa, poi sale. Saluta e mi ringrazia.

Io parto. Ora non c’è niente che mi ferma. Tutto ok. A parte un PUHHH! cosa? puhh? la mia bici non ha mai fatto “puhh”

La gomma posteriore. Esplosa e ormai quasi del tutto sgonfia, mi fermo: cerchio da 300€, sai com’è.

Sono al km 27, non ho la camera d’aria di scorta, comunque la gomma è sicuramente lacerata, l’avevo cambiata 2 settimane prima, posso provare con la bomboletta a schiuma. Ce la svuoto. Esce la schiuma dappettutto. Non ho speranze, qualcuno mi porterà a Siena, questo sì. Tremo come l’inglese di prima. Non ho nulla da mangiare. Se non arrivano? Vedo una bici abbandonata, con ruote profilo alto. Chiamo. Niente. Non è mia ma… lui che farebbe? Ha la borraccina degli attrezzi. Ci guardo dentro. Toh, una camera d’aria. Toh. Tiro via la mia ruota e inizio ad armeggiare (“tanto se il copertone è sfondato è una perdita di tempo”, ma provo lo stesso). Arriva un’auto a prendersi la bella bici. Mi affretto a ridargli la cassettina e cercare di spiegare, mi dice “tienila, tanto non è mia, è di un ragazzo”, “che discorsi!??”. Ma tengo la camera d’aria e dietro all’auto c’è l’assistenza tecnica e mi chiede se mi serve una mano “SSSSÌÌÌÌÌ!!!!”, ha anche il copertoncino.

Ora quello che devo fare è arrivare il più presto possibile perché non ne posso più. Solo che le salite sono veramente esagerate, ti spaccano i quadricipiti, la bici sarà distrutta, lo so, non voglio distruggermi pure io.
I freni non vanno, andrò piano e mai frenerò in curva. Finché non mi viene in mente di usare la rotellina per regolarli e riesco a fare qualche altra frenata. Evitare di frenare con la melma: mangia la gomma come l’orco mangia Pollicino.

È arrivata quasi la fine, ritrovo i compagni di squadra, “che fine hai fatto? siamo andati piano per aspettarti, non arrivavi mai”. Io: “ho fatto cose, visto gente”. Si arriva assieme, daccordo, dopo 6:23 minuti dalla partenza si arriva a Piazza del Campo, fisicamente sono quasi fresco (anzi gelato), ma ho tanto di quel fango da tutte le parti che mi cigolano le articolazioni.

Oggi è a riparare. Aspetto solo il conto del meccanico. Non l’ho neanche pulita.

La Mala Intención

Pagata una quota per nuoto master Team Marche, presso piscina di Falconara. 4 allenamenti settimanali più un quinto, eventuale, il sabato mattino. 2 gare da farsi durante l’anno prossimo, febbraio e giugno.

Niente di strano, se non fosse che sono una papera in acqua e non riesco a stargli dietro nelle ripetute sul 100mt (ieri sera ne facevo 75). Perché? beh, ho pensato che nel giro di un mese riuscirò a tenere il ritmo aerobico sull 1’40” per 100mt, e tempo gara di 1’28”. Non mi importa se sembra impossibile, il fatto è che possibile lo è, quindi devo riuscirci, quindi ci riuscirò. Farò la gara di febbraio puntando ad 1’25”, un tempo ridicolo tutto sommato, ma non per me.

Se penso alla scheda che mi ha dato l’allenatore in questo periodo mi viene da pensare, e pensando mettermi le mani sulla testa. Persino i bulbi capelliferi sono doloranti. Gli allenamenti sono pochi e relativamente brevi, questo mi permette di gestirmeli in questo periodo di lunghe notti. Ho quasi l’impressione di non allenarmi affatto. Ma non c’è una singola parte del corpo che non sia dolorante. Ieri sera avevo dolore alle mani (dita, polsi, tutto), ma in realtà anche dalle spalle fino agli addominali bassi ero tutto un dolore, poi quadricipiti, ginocchia, polpacci, per non parlare dei piedi. Mi sto concentrando molto sull’appoggio e sulla sensibilità del piede, ho preso delle scarpe non protettive per fare quei 400 metri tra un esercizio e l’altro e le anche ringraziano, le giocchia ringraziano, le caviglie lavorano, i piedi sono sempre più forti, ma doloranti, molto doloranti.

Tornando da 1h20′ di allenamento ed esercizi, stamattina salivo le 6 rampe di scale con la sensazione che le gambe non avessero peso, leggerissime. Eppure ho sofferto per 50′ sullo sterrato, i polpacci sono come filo spinato, ma niente, sto bene, meglio che prima.

La vera Mala Intención non è forse neanche l’ironman di Venezia, al quale sono ormai iscritto, non sono forse i 100mt a 1’25”, la vera Mala Intención è qualcosa che sto fantasticando ora: Trans D’Havet 80KM, il lungo. Sicuramente avevo intenzione di fare 40km di trail per quest’estate, dopo l’iron, ma 80km è tanta roba, 80km è eccessivo per come la vedo, sono 16 ore di corsa per me, e non ho idea di come gestirla tutta: mangiare, bere, pisciare, fermarsi (quando? quanto?).

Epperò, epperò mi affascina, ho tempo fino a marzo per decidermi, e sarà comunque troppo presto.