Cosa è stato Elbaman per me

Ok. Non ho mai disputato l’Elbaman, solo Elbaman73, ma fa lo stesso.

Nel 2013 avevo l’iscrizione a Cingolani Triathlon per la prima volta, una squadra di triathlon, la mia prima squadra sportiva a dire il vero. Le mie prime gare:

12 km di corsa: Tolentino
21 km Civitanova marche
Olimpio: San Benedetto del Tronto
Sprint: Porto Sant’Elpidio.
Granfondo dei Sibillini.

e poi Elbaman73. Avevo deciso di fare un mezzo, nonostante tutto. La bici non era un problema, facevo un centinaio di km ad allenamento nei fine settimana, e la GF sibillini l’avevo finita. Così pensavo.

Ero disadattato e spaventato da tutto, uscito da poco da problemi emotivi-affettivi-mentali, porcherie varie.

Ero ancora in auto il sabato, e Carassai mi chiama per dirmi di trovare un impermeabile o qualcosa da mettere perché stava arrivando il mal tempo, ed era importante mi coprissi. Avevo un antivento da corsa, veniva dal pacco gara alla GF Sibillini, nero.

Avevo un Garmin Forerunner 110, non impermeabile, alla consegna della bici lo metto dentro il nylon del chip, facendo un buco per far passare il cinturino, e poi sul manubrio della mia Colango C40 del ’98.

Una bici scarsina, un gps a spendere poco, abbigliamento più o meno tecnico, la panda presa in prestito da mamma.

Hotel Thomas, a 700mt dalla zona cambio.

Sono le 7:40 ed è nuvoloso, lo sapevo in anticipo. Il mare era alto, ma a me non ha mai fatto troppo paura il mare.

Evito la calca, col mare grosso finisco sopra agli altri, oppure sono gli altri che mi finiscono sopra. Allargo un po’.
Non vedo l’ultima boa e sto per andare verso il porto. Per fortuna dalle barche mi danno indicazioni.

Esco dopo 51 minuti, e penso di aver sconfitto il drago.

Salgo in bici ed è veramente dura. La salita forse non molto, ma sulle discese sono piuttosto scarso, e con la strada bagnata faccio pure peggio.

Sono a metà del secondo giro quando la pioggia inizia a venir giù forte. Ero senza occhiali, non sopportavo il sudore in faccia, e sudavo troppo. Ma sugli occhi faceva male. Ho pensato non sarei neanche sceso dall’auto per fare mezzo metro se non stessi facendo una gara. No, mi sarei cagato sotto a stare in un’auto in realtà. Ma era sulla mia bici, e sì, usavo le palpebre come tergicristallo, ma funzionavano.

Era ormai discesa, al secondo giro sapevo che ormai era vicina la della frazione. La pioggia continuava, poco meno forte, ma dalla collina scendava fango, ciuffi d’erba, di tutto. Mi ricordo che è passato un SUV, mi ha lavato, cioè infangato. Ma la cosa è durata pochissimo, con tutta la pioggia i mie occhi erano puliti di nuovo. Poi arrivano altri concorrenti, dietro di me. Mi dicono “ehi! sei marchigiano te, giusto?!? anche noi, dai che se hai finito questa è fatta!”. È dura pedalare in discesa, tenere i 30 è quasi un impresa, ma è possibile.

È possibile! è possibile pedalare con tutta quell’acqua! è possibile andare con una bici da corsa immersa nel fango! è possibile persino che sia io quello che lo sta facendo! E per me questo è tutto.

Arrivo alla T2. Tiro via il garmin dalla bici e poi dal nylon. Ho 1h42′ di personale alla mezza di Civitanova, e correre non è certo facile dopo 1100mt di dislivello. I primi sono già arrivati da un po’, hanno corso sotto il diluvio, a Marina di Campo ci sono pozze d’acqua che si stanno asciugando ora. Finisco i 3 giri dopo quasi 2 ore.

Piango. Rido. Oppure piango. Non so cosa dovrei fare di preciso. È tanto. È cambiato tanto.

Qualsiasi cosa sia successo la settimana scorsa voglio scordarlo. Ringrazio Elbaman, l’isola, i volontari e tutti quelli che mi hanno permesso di vivere quello che ho vissuto nel 2013.

Possono anche non accettare più la mia iscrizione in futuro, ma quello che mi è stato regalato non posso ridarlo indietro.

È qualcosa che porterò con me.

Il fatto è che per quanto tu creda fortemente e follemente in qualcosa, succede che finisce. Fallisce, si rompe, non va avanti. Per un qualsiasi motivo. Resta solo di prenderne atto e guardare avanti, credere in qualcos’altro e ripartire. Fa male, certo, ma è così che si va avanti. Alcune cose si perdono, ma infondo ci si porta tutto dentro.

Forse quello del 2017 è stato solo un sogno sbagliato. Meglio pensarla così.

Tanta mattina a tutti! E niente bici

E niente.
Buongiorno.
Dovevo pedalare 180km, ma stamattina ancora ho il mal di gola di ierisera.
E 36.7°C sotto l’ascella. Il fatto è che in genere sto sotto i 35.6.
Mi alzo e mangio. Pizza, due uova sode con un po’ di formaggio, un paio di
bicchieri di vino. La gola non da più fastidio e mi sento meglio.
Ma ho i muscoli scarichi e mi sento sbattuto. Vado a dormire.
Chiudo gli occhi e rivedo i vicoli di Campo dell’Elba illuminati dal sole,
la gente attorno che partecipa e ti incoraggia, i ragazzi che ti corrono dietro per passarti un bicchiere d’acqua.
Riapro gli occhi e mi sento ancora sbattuto. Non ne vale la pena, non posso rischiare di doverci rinunciare.
Quella dell’Elbaman è una gara dura, in Italia non ha confronti. E scegliere Elbaman come primo ironman è un po’ rischioso. Ma quasi sicuro che, sceso dalla bici, posso finire la maratona, in qualche maniera, anche senza energie.
Giovedì scorso, alle 5e30 di sera, sono andato al mare in bici, forse era un po’ fresco.
Capita.
C’è un bel sole. Lo trovo crudele.

come sostenere il ritmo di pedalata in bici

Giustamente le energie pedalando si consumano. Fortunatamente in bici lo stomaco è piuttosto libero e poco sollecitato: mangiare non è un problema.

Per questo motivo ci sono molti integratori in commercio per la bici, sostanzialmente barrette, che sono equilibrate, leggere, energetiche e salutari.

Esattamente come un panino col prosciutto.

La confezione è in pellicola trasparente, il materiale migliore per poter essere aperto facilmente e mangiato. Il pane è di tipo condito, cioè con strutto. Lo strutto è un grasso semplice, a catena corta facilmente assimilabile.

Vale sempre il discorso del bere molta acqua, ma il panino è già di suo più idratato.

Di panini morbidi se ne trovano diversi, solitamente contengono anche zucchero, e quindi hanno un indice glicemico leggermente più alto del pane comune. È una cosa che torna utile durante una pedalata al 40%-50% dello sforzo. Il prosciutto e lo strutto fa il resto.

Altri grassi e proteine molto buone sono quelle da frutta secca: noci, mandorle, nocciole, arachidi (* ok), pistacchi, etc. Per questo le barrette della enervit sono ottime

Lo scogliattolo sul monte. Aronamen 2017

Lo scogliattolo sul monte.

Si parte ed è al solito tutto un interrogativo. Oppure è tutto programmato. Dipende solo da quanto ci si fida del futuro, e questa volta decido di fidarmi.

Blablacar mi ha fatto perdere tempo nel rispondere a richieste curiose, “puoi passare a prenderci di fronte all’hotel?”, o “però parto da ancona sud …”, o anche 2 richieste per lo stesso viaggio quando rimaneva un solo posto disponibile. Ma il car sharing secondo me è doveroso offrirlo se si ha la possibilità, basta farci un po’ il callo e preoccuparsi poco nel rispondere “no”.

La direzione è Arona, sale Silvia e Marco a Rimini. Silvia lavora in banca, ma è anche coordinatrice di viaggi e avventure nel mondo ed è diretta in Marocco (aereo da Bologna). Marco va in montagna con gli amici dell’università a Milano. Quando scende Silvia chiedo a Marco di guidare, poi ci ripenso considerando l’assicurazione. Dopo qualche km ci fermiamo ad un autogrill per un caffé e lo faccio guidare (“se succedesse qualcosa stavo guidando io”), io mangio il secondo spuntino. Un po’ teso alla guida, quasi fosse un esame, ha 21 anni, non dico niente, anzi cerco di parlare di altro. Arriviamo alla stazione di Trezzano sul Naviglio. Bene, ora mi tocca proseguire da solo, forse non sono stato corretto. Non è questo il modo in cui si fa car sharing, ma volevo rilassarmi un attimo e 6 ore di macchina non è il massimo se devi fare una gara il giorno dopo.

Bene. Arona è la solita. Oppure no. Arona è cambiata, la solita strada riporta “varco chiuso”. Non si arriva a Piazza Gorizia passando per il lungolago da sud. L’ultima volta per me è stata 2 anni fa. Parcheggio a 400mt. Faccio il biglietto per 30 minuti. Vado a prendere il numero e pacco gara. Incontro Roberto, io cappuccino e pasta, lui un’aperitivo. Ma inizia a piovere. Finiamo la consumazione, ci fermiamo sotto il loggiato. Inizia a diluviare. Lo sapevo, anzi, mi aspettavo succedesse più presto, dalle previsioni.

Spiove. Ci muoviamo. Ricomincia a piovere. Un bar è un riparo. Di nuovo aperitivo. Questa volta 2 prosecchi.

E ora si torna alla macchina, io, e all’hotel Roberto. Se mi hanno fatto la multa per biglietto scaduto si è liquefatta. Non ho idea.

Lo scogliattolo è lungo la strada, ci passo di fronte, non lo noto, chiamo e dico che sono nel paese Massino Visconti. Ok, torno indietro. Sono le 7 e 20 di sera e chiedo se posso avere la colazione prima delle 6 di mattino. Non è possibile, è tardi, non è stata fatta la spesa. C’è un supermercato? A 4 km trovo Tigros. Pane preaffettato, prosciutto cotto, 2 uova e 2 banane. Non mangierò tutto ma non ho idea del mud col quale mi sveglierò domani.

Cena al ristorante vicino, Lo scogliattolo. Grigliata mista e pizza bufalina. 1 quarto di barbera, sfuso, sorprendentemente sconosciuto. È ok per la carne, non mi sforzo di finirlo, non voglio perdere i sensi e il gusto dell’ottima carne. E dessert ai frutti di bosco. Mi offre una grappa del Nonino

Basta così. C’è la festa nel paese, ma sono quasi le 11 di sera e domani la sveglia è alle 5. Non si può fare tutto.

La sveglia. Ok, ci sta. Sono le 5 e devo preparare tutto e poi partire, dovrei essere giù alle 6 perché la zona cambio chiude alle 6 e 30. Mangio. Bene. In bagno tranquillamente. Faccio un po’ di stretching e sono un po’ stanco. La corsa della sera prima? o il vino della sera prima? Per un qualche motivo mi ritrovo a partire alle 6 da Massino Visconti, a 12km da Arona, e so che sarò al limite.

Corro come un pazzo. Sarò più pazzo in bici? Sì, se mi fanno partire. Parcheggio. Giù la bici, monto le ruote, e gonfio a 8atm. Ce la si fa, e la si fa a tutta. Borsa in spalla e pedalata fino alla zona cambio. Non ho messo su gli adesivi ma ho il pettorale, gli dico sono nella borsa, mi fanno entrare. Prima di poggiare la bici armeggio con l’adesivo, non riesco a spiccicarlo, ma per fortuna arriva una ragazza dell’organizzazione che mi da una mano. Riempio le borracce, metto 2 barrette nel borsello della bici, scarpe bici, scarpe corsa e gel liquido, trovo dei calzini, solo un paio, casco e occhiali sono sul manubrio, e via. Si esce che stanno fischiando. Ora devo mettere la muta, sono la prima ondata. La metto. Poi ricordo che è freddo e volevo mettere l’antivento. Ok, corro a prenderlo, l’antivento sotto la muta, è strano ma si può fare, si bagna, ma è di nylon. È lo stesso. Si fa. Corro di nuovo verso la partenza. Riesco ad entrare il acqua, devo impostare il garmin su multisport, hanno già fischiato la partenza, ma con pochi secondi me la cavo e sono in multisport (fortunatamente è già nuoto-bici-corsa, niente multicombinati strani nelle ultime settimane). Start.

Parto quasi ultimo. Prendo la scia, anzi prendo una tallonata in faccia, sento un po’ di fresco, fantastico che ci sia del sangue (e se fosse? mi fermerei? maddai, va! con tutta la corsa che ho fatto per arrivarci, mi fermerei se sanguina un po’ l’occhio? bah). Passaggio a terra e sono 18 minuti. Tempo penoso. Di nuovo lo stesso giro? no, questa volta nessuna tallonata in faccia. Esco a 38 minuti, bene. (18+18 = 36, ma lo dico col senno di poi).

Ora cambiarsi è boh … ho l’antivento sotto, beh, ok. Neanche troppo difficile, anzi, veloce per i miei standard. Metto i calzini e le scarpe. Pettorale verso dietro. Casco ed occhiali. Faccio casino con l’antivento, peccato. Ma mi districo. Ora sto sulle prolunghe e il programma era non spendersi troppo nella parte pianeggiante. Ma invece chissenefrega sto a 39-40 all’ora. Poi arrivano i geni con i grupponi. “come si fa a non stare nel gruppone?” (e basta che ti togli dalla scia e lo vedi se tieni i 42). Ma mi incazzo e non mi piace che mi passino, così tengo i 42 pure io. Fuori scia. Alla salita dovrei essere consumato, la prendo con calma, sorpasso 3 o 4 bici, vengo sorpassato da 2 o 3, e da qualche scalatore che vola in salita e non c’è storia.

Ma la bici non è il mio forte, e le discese non vado bene. E invece questa volta le tiro tutte, e sto anche sulle prolunghe, curve facili, a parte alcune, e giù. Poi le salite cerco di prenderle con pazienza. E scorre. Ad un certo punto, dopo una bella discesa tirata bene, mi trovo ad un bivio e non ci sono cartelli. Ho sbagliato strada. Chiedo. Mi dicono dovevo girare su. “Eh ma non si vedeva” faccio. Torno su. Nessun cartello. Ancora più su. Ah, ecco, uno dell’organizzazione che mi ha fatto segno di prendere la strada sbagliata. “e vabbeh, è uguale” dice. No. “è uguale un cazzo” gli faccio io.

Rimangono pochi km ormai, ho perso 5 o 6 minuti per un piccolo diversivo. Ma a questo punto la gara devo finirla comunque. 10 o 15 km ancora, il più in discesa. Penso. Ma sbaglio. Ancora qualche salita, poi discesa, poi salita, e poi una discesa tecnica carina fino a Piazza Gorizia. Zona cambio.

Ora dovrebbe essere più complicato? tutte le bici sono sui castelli. Cazzo. È lo stesso, provo ad andare, forse starò sotto le 5 ore, forse ce la faccio uguale. La corsa è cuore. La corsa è respiro. La corsa è anima. Il ritmo può essere più alto, ma non troppo. Va impostato il giusto, e va ascoltato. Ci sono gli altri, vorrei far meglio del tipo di Milano, credo, bassino e più o meno al mio livello. Vorrei. E devo però tenere il ritmo, e devo mangiare. Al secondo km vado col gel liquido, sono a poche centinaia di metri dal rifornimento d’acqua. Ce lo vuole. Non reggo più i 4’20” a km. Col gel rallento ancora di più ma devo gestire la cosa. Bevo. Sì sto meglio.

Mangiare mentre si corre lo trovo sempre traumatico. C’è sempre un rallentamento. Ma non se ne può fare a meno. C’è da abituarcisi. Due anni fa andai in ipoglicemia, 28° C e sentivo freddo. Due anni fa il percorso era migliore vicino piazza Gorizia, si passava sotto un pergolato lungo il lago, ora ci sono gli scavi archeologici aperti (niente più vetrata sopra), dicono che l’arte deve essere accessibile. (secondo me è una cazzata)

scavi durante i lavori del 2016 (vedi update, ma è ora che la mettano una vetrata)

Devo prenderne un altro di gel, all’inizio del terzo giro. L’ultimo giro tengo il ritmo, arrivo alla fine, il milanese l’ho perso. Arriva almeno 500mt prima di me.

Insomma, ho tenuto il ritmo ed è una soddisfazione non essersi fermato a passeggiare. Ma stoppo il cronometro a 5h5′.

Ci vuole pazienza.
Ci vuole molta pazienza.

Ma io non ce l’ho. Io non ho proprio pazienza, e così inizio a chiedere a tutti come è andata, e a lamentarmi del fatto che mi hanno fatto sbagliare strada, anche con i passanti.

Adesso va bene. Va bene lamentarsi quando hai finito di fare tutto, ed hai cercato comunque di portare a termine la gara nel migliore dei modi. È bello lamentarsi.

E poi le indicazioni sbagliate dell’addetto è l’unica cosa di cui posso lamentarmi, il resto della serie di errori è solo colpa mia, che però ho risolto. E quindi se non sto sotto le 5h è solo colpa di una indicazione sbagliata.

Ok. Comunque non sono stato sotto le 5h.

Cerco di lavarmi, mangiare, farmi una birra. Aspetto Roberto, non arriva. Non aspetto. E caricare la macchina, e raggruppare o raggiungere la ciurma del blablacar del ritorno, e far salire gli ospiti, e partire. 14:30. Puntuale.

Roberto s’è sentito male. Lo so solo dopo parlandoci per telefono. Ha corso tutta la gara, piano, ma poi ha avuto problemi di stomaco.

Io no. Io sto bene e dopo aver scaricato uno a Forli e l’altro a Riccione sono riuscito a raggiungere un supermercato ancora aperto (di domenica, e fino alle 20:30) e cavarmela per cena con una bistecca, una pizza e un pizzicato di manduria (ancora un vino nuovo).
Ho deciso di fidarmi, e sì, non è stato un idillio, ma neanche una tragedia, come si dice, ci vuole pazienza.

Ci vuole molta pazienza.

Ma io non ne ho.

rif. http://www.aronamen.it/ il sito dell’evento. ARONAMEN ogni anno ad Arona fine luglio.

 

UPDATE 3 Agosto 

Qualcosa mi ha ingannato nella memoria, non c’era nessuna vetrata 2 anni fa (2015), http://www.lastampa.it/2016/02/02/edizioni/novara/larona-sotterranea-svela-le-mura-antiche-volute-dai-borromeo-bAL7ZMFUf46GwnITUpgSgI/pagina.html

cielo aperto

Non solo, io ho pensato nella mia memoria fallace ad una vetrata, qualcuno ha pensato a non “tornare indietro nel tempo” http://www.aronanelweb.it/2017/03/23/un-bel-pesante-fardello/

Se non ce la fai fermati

Ci hanno abituati male.

570 euro sono i soldi che ho pagato per partecipare a 2 gare: Rimini Challenge e Venice Challenge. Distanze: half-iron, e Ironman.

Perché si pagano questi soldi? Organizzazione, chiusura delle strade, assistenza in mare, gadget, sicurezza, tutto.

Ecco, quando andate a vedere una gara di triathlon il biglietto lo hanno pagato i partecipanti. Sì, gli attori pagano lo spettacolo.

Quindi ringraziate e divertitevi.

Ma “perché?” nascondeva altro, perché pagare per preparsi 6 mesi (e più) per partecipare ad una gara che ti esaurisce fisicamente e mentalmente?

Forse perché se hai pagato allora lo fai.

Capita che venerdì sera ho il dito del piede infiammato, ma decido ugualmente di andare in piscina, dopo qualche tentennamento di rito. Il sabato ho un lungo in bici (200km) e la domenica 30km di corsa. Se non si risolve questa situazione finisce che devo saltare i lunghi, e questo è male per la preparazione. All’ora di pranzo avevo fatto le ripetute di 500 metri (10) ed ero piuttosto soddisfatto, ma saltare i lunghi sarebbe come buttare il lavoro di mesi.

Alla fine penso: sì, è gonfio. Sì, esce un po’ di liquido. Fa male, è infiammato, eccetera. Ma nell’acqua della piscina c’è cloro.

Torno da piscina, mi fa male il dito. Mangio bene, e più tardi vado a dormire. Non più di un’ora. Il dolore mi sveglia e non ce la faccio.

Mi alzo pensando di impazzire. Non voglio saltare il lungo, ma è insopportabile, non capisco cosa c’è, inizio con la mia solita ipocondria e penso alla meningite (che non so neanche cosa sia, ma ho visto una immagine su wikipedia e mi basta per attaccare con la paranoia). Poi cerco un’antidolirifico, forse. Vedo che ne ho uno al cortisone, vecchia prescrizione poi mai usato. Non mi piace il cortisone, da troppi effetti collaterali. E comunque è un’antidolirifico, non voglio non sentire se ho qualche problema. Vedo che ho l’OKI in bustine, ma ho appena pensato quella cosa … non prendo nemmeno quello.

Chiuso discorso “medicinali a caso”.

Provo a ragionare così: infiammazione, liquido … acidi urici? forse sto esagerando con le proteine? Mangio, del resto è la risposta standard della mamma di fronte ai problemi: prima di tutto mangia. Ho 3 fette di pane, tostato. Poi qualche mela, ma immature, ne mangio 2. Sono le 2 di notte. Domani non faccio il lungo. Sono preoccupato, mi sveglierò e andrò al pronto soccorso.

Apro gli occhi e cerco di girarmi in direzione della sveglia. Doveva esserci una sveglia… Appena realizzato dove stavo dormendo riesco a trovarla. 9:10

È impossibile partire per il lungo, il piede però mi fa meno male, vuoi vedere che la ricetta funziona? Gli zuccheri sfiammano? Boh

Di certo vado all’alimentari sotto casa (emh, sì, si chiama proprio così, oltre al fatto che è a 2 passi da casa mia), prendo pane, banane, gallette, prosciutto cotto. Forse non farò 200km ma proverò a partire lo stesso. Forse il dolore del piede mi farà fermare dopo 50km, ma voglio provarci. Sarò pronto per le 10:30 bene che va, non ho neanche il tempo.

Colazione con soli carbodrati, frutta e avena (è un cereale, quindi ok). Preparo molta acqua, 1,7 litri, con poco isotonico. 2 panini con prosciutto. 3 barrette. È ora di partire, giusto un caffé. Sono le 10:50.

Non ho nessuna fiducia, ma sono in strada e si pedala. È una giornata fredda. Mi fermo a pisciare dopo 40km, non brucia, per ora ok. E panino mentre riparto: devo andare, si fa notte. Così arrivo a Fano, poi Pesaro. In realtà avrei voluto fare passo del Furlo, ma non so che strada ho preso. Giro per Urbino. Arrivo ad Urbino. Altra sosta. Non brucia. Ok. Il piedo come sta? Nella scarpa. Non muoio. Ok.

95km. Si torna, forse poi arrotondo attorno a Falconara. La discesa è una figata, ma non è neanche molta. Vicino Pesaro capisco che non ho le forze, ora ho solo barrette, e così ne mangio. Dovrei fermarmi per un cappuccino, ma il latte e proteico e forse è meglio evitare. Allora arrivo a Pesaro. Sbaglio qualche strada, ma alla fine ad un semaforo adocchio un gruppo che va verso la ss16.

Sono in 4. Fanno il cavalcavia all’uscita verso il mare di Pesaro e sembrano lenti, penso: “gli sto dietro, ho trovato un passaggio per casa”. Ok, finita la salitina (durante la quale comunque guadagno pochissimo), iniziano ad andare. E anzi mi staccano di più. Devo spingere, devo avere quel passaggio! È poco spazio, saranno 40 metri. Mi abbasso sulle prolunghe, spingo, guardo il contachilometri, solo … solo? 41? Ma non bastano, così mantengo solo il distacco, devo spingere di più. Ma non sono forti, devo smetterla di cercare scuse. Spingo e basta. Li ho quasi presi, 5metri. L’effetto scia ancora non c’è. 2 metri. 1 metro. 50 centrimetri. Cazzo come spingono! Non ce la faccio a stare in scia. Altro che rilassarmi qua.

Vado avanti fino a Fano, ad ogni km pensando: “fra un po’ li lascio, non ce la faccio”. Ad un semaforo si girano e dicono qualcosa riguardo l’evitare gli autovelox, si girano, mi guardano come per chiedersi “e questo? come accidenti ha fatto a mettersi qua dietro?”, avranno pensato che fossi uscito di casa in quel momento, lì a Fano. Girano per non so dove. Meglio così, più che a casa mi avreste portato al prontosoccorso.

La sosta solo dopo 150km, a Marotta. E sto a 4h55′. Il ritmo c’è.

Arrivo a Falconara e mi mancano 15km. Giro per Polverigi, valuto che ci sto. Torno. 205 e stop.

Sono passate 7 ore, non sono sfinito, e non ho neanche il piede particolarmente dolorante. Sì, sono stanco, e devo mangiare.

Epperò domani devo correre 30km. Quindi per ora pizza. Esco per comprare qualcosa. Orata con patate. È pesce e le patate sono ok. E vino rosso: anestetizza.

Ma prima di cucinare, al bar per cappuccio e cornetto (ok, sono le 8 di sera, e allora?!?)

Tiro tardi, l’orata ha bisogno del suo tempo nel forno.

Non ho idea di come starò domani. Non ho proprio idee. Sono sbronzo. Dormo.

Non so come sia successo, ma è tardi e devo ancora partire. Riesco a fare colazione, andare in bagno, è fresco fuori non so cosa mettere. Maglia forellata, fresco ma soleggiato. Si parte. 30km, il dito del piede fa male. Vasellina. Proverò a volare.

Nel correre mi sento forte, sicuro, senza fiato pesante, vado ad un ritmo lento, 5 al km, e la sensazione è quella che ho sulla bici: posso andare ad oltranza. Ovviamente sono ancora a 5km.

Penso di essere all’ironman. A Venezia. Penso che siano venuti a vedermi, a fare il tifo. C’è anche mamma. Io corro e sto bene, lei mi vede e urla:

“Dai, se non ce la fai fermati ..”

Lo penso davvero, lo farebbe. Ed io lì a rispondere: “Vai così mamma! Motivante ti voglio!”

E sì: è così che ci hanno cresciuti.

Non riesci a studiare? forse non sei capace.

Non trovi la concentrazione? hai qualcosa che non va, prova a farti vedere.

Sei stanco? riposa.

Al lavoro non guadagni abbastanza? sono ingiusti con te.

Negli ultimi anni ho partecipato a 3 maratone, qualche granfondo, 5 o 6 Half-ironman, e ce ne sono alcuni che ricordo per aver combattutto contro questa mia abitudine di cercare scuse per non portarla a termine. In particolare il mezzo di Pescara 2016. Organizzazione ridicola e penosa. Ho corso 21km passeggiando, e in più sotto la pioggia. Non c’era nessuna ragione perché non corressi. Non esiste che non avessi le forze per farlo. Semplicemente ero incazzato, ho tirato avanti fino alla fine, corricchiando e fermandomi. Inventando che “non ho più forze”.
No. Non è un’impresa da titani fare un ironman, veramente tutti possono farlo, non ci sono scuse, se uno ha deciso di farlo lo fa. Non esiste la gente che si spaventa pensando che sia impossibile andare avanti per tutto quel tempo, per tutti quei chilometri. Non vuol dire niente, è solo ignoranza.

Ci sono cose che ho imparato in questi mesi, e di sicuro la più importante è starmi zitto. Se alla fine di un allenamento di nuoto devo fare 20×50 ad 1′, vanno fatte. Non ce n’è che non ho le forze, che non arrivo alla fine. Non esiste che non riesco a respirare e affogo o perdo conoscenza. Se perdo conoscenza allora si usa la fantasia. Farlo e basta. Non ci sono scuse.

Troppa pretenziosità, avere l’idea che una cosa è troppo difficile da fare, mettere in discussione un allenamento, degli esercizi, dei compiti, un lavoro, qualsiasi cosa. In Italia è sempre il management che non funziona. (non ho scritto Alitalia, non solo)

E l’abitudine non può essere una scusa. L’educazione non è una scusa, aver riconosciuto che qualcosa è fallace nel proprio modo di fare è sufficiente per cambiarlo.

Non ho fatto un Ironman, e considerato il problema al dito del piede mi viene da pensare che è possibile che non riesca a partecipare per qualsiasi motivo che non posso tenere sotto controllo, che va al di là della preparazione. Ma non voglio spendere un solo secondo per cercare scuse.

Non ho bisogno di assoluzioni per i fallimenti.

Un fallimento è una piccola condanna che non può essere tolta e va scontata: non c’è scappatoia. Pensare di non averlo meritato non fa altro che rendere la condanna più dura.

Niente Maratonina dei Fiori. Cambia orario. Ora illegale

Vado a Cingoli, oggi, in bici. Perché non l’ho mai fatto, mi sono svegliato tardi, non ho gareggiato alla mezza, e mi va così.

Boia, innanzi tutto è salita. Tutta salita fino a Cingoli. Poi, superata Cingoli continuo su qualcosa che pare che non sia salita, ma guardo il contachilometri e segna 24, sono passate quasi 3 ore e penso sia stanchezza, c’è un tipo in mtb, e chiedo: “è salita?”, “ebbeh, eh”. Ovvio, per lui, ho un senso dell’equilibrio squilibrato. Dopo 2 curve, mi giro e vedo Cingoli, bellissima, molto caratteristica, come un brufolo esploso addosso ad una montagna di verde. Subito avevo scelto un’immagine più gradevole, tipo il diamante di un anello infilato ad un dito di un gigante che poggia il pugno vicino la vallata. Però con la bici è così, dopo un po’ mi stanco, e allora quello che è entusiasmo diventano bestemmie, non che non sia bello lo stesso, però cambio, cambio umore, divento qualcos’altro, mi fa scoprire cose diverse di me, e mi sento meno perfetto di quello che intimamente pretendo di essere.

Più o meno ho riflettuto su qualcosa del genere sabato guardando una vecchietta che chiedeva l’elemosina e una signora, negandogliela, gli ha detto “fai schifo”, e la pezzente ha risposto “fai schifo pure te”. Ed è vero, facciamo tutti un po’ schifo, va bene finché va bene, ma quando siamo in uno stato di necessità possiamo benissimo fare schifo, la dignità la perdiamo con poco, spesso la perdiamo senza neanche aver bisogno, anche solo per la paura. È che basta andare fuori strada e c’è poco che ti possa salvare, devi arranggiarti, e lo fai come puoi. Così se sei sfinito bestemmi, stringi i denti tenti di mantener un po’ di contegno, finché ce la fai.

Però ho anche scoperto che prima o poi arrivi. Non si può farne una tragedia, quel che oggi non è fatto si fa domani. Stasera dovevo tornare a casa, ero ad 80km, ne avevo fatti circa 80, e non ne avevo proprio voglia, avevo una barretta di carboidrati, la borraccia piena, non era caldissimo, tutto fattibile, ma ero scazzato. Così ho solo pensato “amen”. E che sarà mai? se non ce la faccio, mi fermo, mi riprendo, e riparto. Iniziava a far freddo, mi ero scordato di mangiare ed ero in ipoglicemia, oppure iniziava veramente a far freddo? Sosta, cibo, e ripartenza.

165km, il garmin era impostato per un combinato bici+ corsa. Ho corso 12 km. Cambio in 3′. Avevo proprio bisogno di correre, ma quello lo sapevo già da stamattina.

Strade Bianche – Siena, SI

Strade Bianche di Siena.

La sera prima, mettendo la bici in camera, Piero la guarda e dice “sono partito e non l’ho nemmeno pulita”, sentendosi un po’ in colpa. “Neanch’io l’ho pulita”

Al mattino dopo io mi sveglio alle 3 e mezza, vado in bagno, poi non riesco a riprendere sonno.


Niente, alle 5 mi alzo inizio a mangiare ed ho una fame da lupi. Metto su l’acqua per la pasta.
È presto la faccio solo per me, alle 6 Piero si alza e dice che non vuole partire perché piove.

Io: “ma no, fanno quattro gocce, ormai ci siamo”. Ma non è convinto.

Arriva il nostro padrone di casa. “Non volevo neanche uscire, ma poi, sai com’è, si conosce tutti…”
“ma no, ha fatto quattro gocce, ma ora si sta aprendo. Ma dai partite”

Ci ha convinti. Andiamo a prendere l’acqua. Anzi, caffé e aspettiamo seduti. È un freddo boia.

Alla fine ci decidiamo e ci andiamo a posizionare in fila. Mezz’ora d’attesa sotto l’acqua, stiamo congelando, se la cancellassero ora ci incazziamo.

Si parte, sì, ma piano, abbiamo già discusso questa cosa, non andiamo a morire, cerchiamo di arrivare in fondo. Asfalto, 7km? 10? boh, qualcosa, scorrono bene, non troppo difficili, se va avanti così … ecco, no, non va avanti così. Strade bianche, ma oggi sono marroni di fanghiglia, e scivolose. Ci sono i solchi delle altre bici, come dei binari, bisogna prendere quelli giusti.

Bisogna stare attenti, e andare piano. Mi accorgo che ho l’attacco della scarpa destra poco stabile, devo controllare cosa è, ho paura di perdermi una scarpa, un pedale, o non so cosa. Mi fermo.
La tacchetta non è avvitata bene. Devo togliere copriscarpa, scarpa e, stando su un piede, avvitare le viti. (sono un deficiente, potevo controllarli prima! si dice sempre col senno di poi). Approfitto per pisciare, nell’indifferenza generale del gruppo che pedala numeroso. Riparto.

Non appena trovo l’asfalto, giù a 40/h, e prendo tutte le pozzanghere possibili: devo sciacquare me, la bici, e tutto.

Non dura, di nuovo breccia. Oh, ecco, ora posso proprio dire di esserlo. L’altra scarpa, l’altra tacchetta, la sinistra. Di nuovo stop, ma molto più infangato, non viene via il copriscarpa con la zip (con la zip non usarlo col fango!!!), mi fermo molto. C’è un inglese che sta cercando di gonfiare una gomma, gli chiedo cosa ha,
ha rotto la pompa e me ne chiede una. Non ce l’ho, ma vado la lo stesso a vedere se posso aiutarlo. Niente.
Trema come una foglia. Ho ancora un panino di emergenza, glielo do, insisto e accetta. Non so che fare, gli dico che io cerco di salvarmi e vado. Poco dopo arriva l’ambulanza. Gli spiega qualcosa, poi sale. Saluta e mi ringrazia.

Io parto. Ora non c’è niente che mi ferma. Tutto ok. A parte un PUHHH! cosa? puhh? la mia bici non ha mai fatto “puhh”

La gomma posteriore. Esplosa e ormai quasi del tutto sgonfia, mi fermo: cerchio da 300€, sai com’è.

Sono al km 27, non ho la camera d’aria di scorta, comunque la gomma è sicuramente lacerata, l’avevo cambiata 2 settimane prima, posso provare con la bomboletta a schiuma. Ce la svuoto. Esce la schiuma dappettutto. Non ho speranze, qualcuno mi porterà a Siena, questo sì. Tremo come l’inglese di prima. Non ho nulla da mangiare. Se non arrivano? Vedo una bici abbandonata, con ruote profilo alto. Chiamo. Niente. Non è mia ma… lui che farebbe? Ha la borraccina degli attrezzi. Ci guardo dentro. Toh, una camera d’aria. Toh. Tiro via la mia ruota e inizio ad armeggiare (“tanto se il copertone è sfondato è una perdita di tempo”, ma provo lo stesso). Arriva un’auto a prendersi la bella bici. Mi affretto a ridargli la cassettina e cercare di spiegare, mi dice “tienila, tanto non è mia, è di un ragazzo”, “che discorsi!??”. Ma tengo la camera d’aria e dietro all’auto c’è l’assistenza tecnica e mi chiede se mi serve una mano “SSSSÌÌÌÌÌ!!!!”, ha anche il copertoncino.

Ora quello che devo fare è arrivare il più presto possibile perché non ne posso più. Solo che le salite sono veramente esagerate, ti spaccano i quadricipiti, la bici sarà distrutta, lo so, non voglio distruggermi pure io.
I freni non vanno, andrò piano e mai frenerò in curva. Finché non mi viene in mente di usare la rotellina per regolarli e riesco a fare qualche altra frenata. Evitare di frenare con la melma: mangia la gomma come l’orco mangia Pollicino.

È arrivata quasi la fine, ritrovo i compagni di squadra, “che fine hai fatto? siamo andati piano per aspettarti, non arrivavi mai”. Io: “ho fatto cose, visto gente”. Si arriva assieme, daccordo, dopo 6:23 minuti dalla partenza si arriva a Piazza del Campo, fisicamente sono quasi fresco (anzi gelato), ma ho tanto di quel fango da tutte le parti che mi cigolano le articolazioni.

Oggi è a riparare. Aspetto solo il conto del meccanico. Non l’ho neanche pulita.

La Mala Intención

Pagata una quota per nuoto master Team Marche, presso piscina di Falconara. 4 allenamenti settimanali più un quinto, eventuale, il sabato mattino. 2 gare da farsi durante l’anno prossimo, febbraio e giugno.

Niente di strano, se non fosse che sono una papera in acqua e non riesco a stargli dietro nelle ripetute sul 100mt (ieri sera ne facevo 75). Perché? beh, ho pensato che nel giro di un mese riuscirò a tenere il ritmo aerobico sull 1’40” per 100mt, e tempo gara di 1’28”. Non mi importa se sembra impossibile, il fatto è che possibile lo è, quindi devo riuscirci, quindi ci riuscirò. Farò la gara di febbraio puntando ad 1’25”, un tempo ridicolo tutto sommato, ma non per me.

Se penso alla scheda che mi ha dato l’allenatore in questo periodo mi viene da pensare, e pensando mettermi le mani sulla testa. Persino i bulbi capelliferi sono doloranti. Gli allenamenti sono pochi e relativamente brevi, questo mi permette di gestirmeli in questo periodo di lunghe notti. Ho quasi l’impressione di non allenarmi affatto. Ma non c’è una singola parte del corpo che non sia dolorante. Ieri sera avevo dolore alle mani (dita, polsi, tutto), ma in realtà anche dalle spalle fino agli addominali bassi ero tutto un dolore, poi quadricipiti, ginocchia, polpacci, per non parlare dei piedi. Mi sto concentrando molto sull’appoggio e sulla sensibilità del piede, ho preso delle scarpe non protettive per fare quei 400 metri tra un esercizio e l’altro e le anche ringraziano, le giocchia ringraziano, le caviglie lavorano, i piedi sono sempre più forti, ma doloranti, molto doloranti.

Tornando da 1h20′ di allenamento ed esercizi, stamattina salivo le 6 rampe di scale con la sensazione che le gambe non avessero peso, leggerissime. Eppure ho sofferto per 50′ sullo sterrato, i polpacci sono come filo spinato, ma niente, sto bene, meglio che prima.

La vera Mala Intención non è forse neanche l’ironman di Venezia, al quale sono ormai iscritto, non sono forse i 100mt a 1’25”, la vera Mala Intención è qualcosa che sto fantasticando ora: Trans D’Havet 80KM, il lungo. Sicuramente avevo intenzione di fare 40km di trail per quest’estate, dopo l’iron, ma 80km è tanta roba, 80km è eccessivo per come la vedo, sono 16 ore di corsa per me, e non ho idea di come gestirla tutta: mangiare, bere, pisciare, fermarsi (quando? quanto?).

Epperò, epperò mi affascina, ho tempo fino a marzo per decidermi, e sarà comunque troppo presto.

Elbaman73 2016

Quel che non voglio è parlare d’anima.

Quest’anno l’elbaman73, il corto, come l’ha chiamato il mio dirimpettaio all’appartamento dove ho alloggiato, è salito di livello. Ma fortunatamnete sono salito anch’io di livello.

L’organizzazione ha deciso di mettere dentro altri 15 o forse 30 atleti per il 70.3, così ci sono rientrato, anche quest’anno, lo scorso anno mi ha lasciato un ricordo bellissimo. Quest’anno semplicemente favoloso. Tornare a casa distrutti, esausti e doloranti, ma con lo sguardo acceso e sentire gli occhi brillare dei panorami spettacolari, del cielo azzurro, dei fondali verdi, lussureggianti e pieni di vita, è un’esperienza che vale il prezzo del traghetto, della gara, dell’appartamento, della pasta, birra, pizza, birra, gelati, noccioline, birre.

Per il secondo anno per me l’acqua dell’elba è calma, questo rende calmo anche me e faccio una frazione di nuoto molto buona per lo scarso nuotatore che sono, 34’48”. Ho tirato ad ogni bracciata, ho spinto dietro nella maniera migliore, ho cercato di mantenere la postura nel modo migliore, sempre. O almeno ci ho provato. Sono certo che si possa fare di meglio, e proprio questa consapevolezza per me è il passo più grande. L’anno scorso 38′.

Nel 2013, l’inferno in terra: mare mosso, ho preso la direzione del molo e mi stavo perdendo, sono uscito prima dell’ora posta come tempo massimo, ed al secondo giro di bici sembrava che il mare si fosse trasferito sulla terra, un diluvio che non permetteva nemmeno di tenere i 30 km/h in discesa, pedalare con le ruote sommerse da 20 cm di acqua per me era qualcosa di inedito. Era il mio primo anno da triathleta, il mio primo half-iron. Va da se che ho evitato di iscrivermi per il 2014!

Ma torniamo al 2016, torniamo a domenica scorsa. Non penso, non parlo, mi concentro nel togliere la muta, fortunatamente qualcuno non si è presentato ed ho un po’ di spazio vicino la bici per sfilare la muta. E questo è culo, direi. Non va al meglio, mi intreccio, ma la tolgo alla fine. E questo è sculo. Asciugo e pulisco i piedi, ho fatto bene a portarmi la straccetta. Metto i calzini, mi asciugo la faccia (con la stessa straccetta! ho pensato forse era meglio il contrario) metto occhiali, casco, vado? Ovvio! Salire dopo la bici. Ok. … No! il pettorale è sul manubrio, me ne accorgo, provo a sgangiarlo al volo, poi … devo fermarmi, alla svelta, accosto vicino alla transenna sgancio, metto il pettorale e via. Nessuna ammonizione, c’è gente, non se ne sono accorti. Questo è culo.

Dunque. Ricordo che dovrei tirare tutta fino alla prima salitella, ma le gambe non vanno così forti come l’anno scorso. Perché? Tutti vanno più forti di me. Lo scorso anno erano tutti spaventati e si rispiarmavano, l’hanno capita. Dannazione. Ma io, le mie gambe, non vanno. Non riesco a farle girare come dovrei, come vorrei, non ho buone sensazioni. Troppo agile, o troppo poco, non è la cadenza giusta, lo razionalizzo adesso. Fatico. So di essere un passista, non uno scalatore, appena sbucato fuori devo sfruttarla la discesa il più possibile. Forse mi spaventano troppo le curve, ma su questo ingrano abbastanza velocemente, il probleme è l’asfalto, e il traffico. La salita “dura” è quella per Marciana. Non ricordavo, poi discesa tecnica, un piccolo strappo dopo Marina di Marciana, e giù di passo fino a Procchio. Questo tratto lo posso sfruttare alla grande, il passo ce l’ho e mi lascio dietro un bel po’ di gente, le curve sono semplici, le avevo fatte in auto il giorno prima, tutto coperto e ombreggiato. Da Procchio c’è uno strappo di meno di un km, poi si scende di nuovo verso Marina di Campo per il secondo giro. Salita malino. Discesa ho fatto il possibile, ma è capitato di trovare un mezzo d’opera, una asfaltatrice che m’ha un po’ rallentato (ma non è domenica???), 20″, forse, non importa. Per il secondo giro ho poca gente dietro, ma mi riprendono, lo so. Anzi, li aspetto quasi. Sbagliato. Dovevo tirare, la prima salita si tira!!! Traffico, poi devo alimentarmi: gel. Finisco il secondo giro col tempo totale di 3h20′, dopo aver fatto il primo in 1h38′, avrei dovuto essere lì 4′ prima. Ma comunque meglio dello scorso anno.

Ho i calzini a compressione, non vanno per la corsa, il gel non ho preso dopo il nuoto, ne ho 2. Uno lo prendo subito, è molto liquido e va bene anche senz’acqua, l’altro nel taschino del body gara.

Piscio dopo il primo chilometro e mezzo di corsa. Perdo pochissimo tempo e sono già in strada, acqua (2), e spugna in testa. Sembra che vada bene, è al secondo passaggio che inizio a sentire l’esaurimento. Tengo un ritmo più lento, ma mantengo la concentrazione per la corsa. Bevo sempre, aggiungo cocacola ogni 2 stazioni, e acqua, e spugna in testa. Sempre. Fortunatamente non è un caldo eccessivo, ma c’è sole che asciuga. Al terzo passaggio è chiaro che non ho energie e dovo prendermi il gel, vorrei mollare sono passate 5h08′, lo leggo nel display passandoci avanti. Faccio i conti di quanto potrei mollare per stare sulle 5h51′, che è il tempo che mi sono prefissato. Troppo complicato, se mollo poi non so che casino combino. Ho il gel, devo prenderlo, tutto a questo punto. Prima del beveraggio, 30mt prima, e quasi mi fermo per buttar giù l’acqua. Il gel arde, è solido e la botta di insulina mi rallenta un bel po’. Valuto che se anche tenessi 6′ a km posso comunque starci, 6×7=42, sì, 5h50′, va bene, ma devo tenerlo. Ho bisogno di altra acqua. Guardo il garmin, risalgo a 5’20”: ho fiducia nel farcela. “Acqua e Cocacola”. Spugna. Passeggio per 10mt, ma riprendo il ritmo subito. Qualsiasi mezzo per togliere anche 20cm va bene, e bere mentre cammino è ok. Ci sono. Riprendo il ritmo, di nuovo sui 5′ a km, mi basta.

Stoppo il garmin, sorrido, mi giro ed il tempo 5h44′ è molto buonissimo! Correvano tutti quest’anno. Mi chiede la ragazza se voglio l’acqua. Ah, già, l’acqua. Ora sembra che ho tutto, mi basta averla finita, forse dovrei aver fame e sete, ma sto veramente bene, ho corso l’ultimo km a 4’20” e in progressione, dovevo sciogliere, avevo le gambe impallate a forza di reggere il passo.

Figa, Elbaman73, figa. (come direbbe un milanese)

64°. E avevo detto ad Alberto che se fossi stato tra i primi 80, allora avrei fatto un ironman l’anno prossimo, “forse” avevo aggiunto. Spero che il forse mi salvi dalle mie parole.

Preparare un iron non è cosa da poco. Sto cambiando città, casa, abitudini. E forse preferisco le emozioni brevi ed intense, ma ecco, superare le crisi è qualcosa di affascinante. Vedremo. Mi godo una settimana di quasi-nullafacenza. Ho una maratona da preparare, devo imparare a correre!

ad esempio

ad esempio ciò che mi da piacere sono i miei polmoni. Come quando, dopo aver affrontato una salita vagamente impegnativa, mi ritrovo a dover rallentare per il traffico ed il dover la precedenza. Ed è in quel momento che torace e diaframma non smettono di lavorare e irrorano ossigeno che mi causano un fremito prima al tronco, poi gambe e tutto il corpo, per finire poi col darmi ebrezza frizzantina. Il tutto nell’attimo in cui mi trovo ad attraversare l’incrocio. E nel mio viso si apre uno spontaneo sorriso, che posso facilmente dissimulare dietro gli occhiali abbassando lo sguardo. Così si va in bici.

Dovrei sentirmi un po’ stupido, del resto è del tutto legale essere felice, e questo non è clever.

Dovrei, ma non oggi.