Ci manca poco

dicono di te.

E ora a Francoforte va di moda andare sullo skate, o forse qui ci usa comunque. Stamattina c’è mancato poco che investissi un ragazzino sulla ciclabile, o forse che venissi investito, visto che ha messo giù il piede dal suo infernale aggeggio per darsi una spinta proprio quando gli stavo passando accanto. (a 20cm dal ciglio del marciapiedi, cioè dalla strada percorsa da mezzi pesanti, non sarebbe stata una bella esperienza).

Già. Ma qui sono tutti pazzi e non ci si fa caso.

Non ho idea di come proceda, il carico è finito ormai, c’è solo da far passare la settimana senza strafare. Sabato l’ultimo allenamento di “carico” anche se provare a fare 30km ritmo gara con i semafori non è assolutamente possibile. Eppure sabato scorso ho corso senza pensieri. 40′ di corsa facili, dopo 120km di bici, ok, ma pur sempre facili, così, giacché era sabato, ho corso nel parco sopra Seckerbach o come si chiama, dove c’è un bel vigneto e la gente va a fare le grigliate. Veramente un posto carino e belle ragazze.

Raunheimer Waldsee

Ma la domenica mi faccio una bella passeggiata per vedere i campi di battaglia.

Raunheimer Waldsee. Un lago in mezzo al bosco, a un chilometro dall’aeroporto, e sì che gli aerei si sentono, quelli pesanti si ha l’impressione che ti si poggino sulle spalle, senti le vibrazioni dell’aria con l’aumento di pressione. Un grande parcheggio che potrà tranquillamente contenere la zona cambio con migliaia di bici, ma forse potrebbero anche farla nella spiaggia. Questi tedeschi, hanno montato 2 pali, uno a riva, con in mezzo un cavo d’acciaio che traina un gancio per la corda per fare scii d’acqua. In acqua c’è una ragazza non esattamente esperta che vinisce sempre per volar via dalla tavola e cadere sull’acqua. Sembra divertente. Poi l’addetto si decide a spiegargli che dovrebbe tenere le ginocchia abbassate anche dopo partita e che la possizione giusta è quella nella quale si ha paura. Oppure qualsiasi cosa abbia detto io sono assolutamente daccordo con lui, infatti la ragazza inizia ad andare meglio e volar via più di rado.

Ho impiegato mezz’ora dalla stazione di Raunheim al lago, orientarsi non è stato difficile, si costeggia la ferrovia, poi si procede perpendicolarmente, pressappoco. Ma al lago si suda, mi tolgo la camicia e mi rinfresco le ascelle, braccia e faccia. L’acqua fa schifo. È un lago usato da una azienda edile per impastare il calcestruzzo, credo, o forse anche per cavare la sabbia per altri lavori, infatti dal lato dove mi affaccio è tutto mal messo, dall’altro lato c’è una spiagga e gente a prendere il sole.

È una giornata raggiante, il blu del cielo non è così comune da queste parti, il sole è gentile e discreto, fa caldo vero, ma di certo i raggi non bruciano. E sono le 12 in punto. Già, le 12. Devo partire per andare a visitare Wiesbaden, dove correrò la mezza maratona e sembra sia tutta salita.

Il mio treno, S9, attraversa Mainz, una città molto grande e molto diversa da Francoforte, una città con un carattere, non le solite imitazioni con inutili grattacieli. Invece case normali e palazzi, resti di un teatro romano, molti cantieri, ed un grande porto. Dovrei visitarla, ma oggi no.

wiesbaden_piazza_boWiesbaden. Non sembra proprio una capitale, non riesco ad individuare il centro. Arrivo in stazione, do un’occhiata a openstreetmap, e decido che devo andare di là, nord, più o meno. E vado. Mi pare di capire che il centro sia un mucchio di negozi tra cui Saturn, che è pure a Francoforte. Un museo poco distante. Le salite non sembrano eccessive, sono esattamente quelle nelle quali ti ritrovi il cuore a 180 e la lingua fino alle ginocchia e neanche un filo di fiato perché “non sembrava difficile”. Però penso che le mie Newton Kismet andranno benissimo. Dovrò solo dosare bene le forze e non andare in affanno. Assolutamente non andare in affanno, dopo 1500mt di dislivello su 90km (1600mt in realtà) sarebbe la fine. Posso eccedere solo negli ultimi 3km, o meglio 2, praticamente mai.

Wiesbaden, niente street food. Mi fermo a prendere un kebab con una bibita che fa schifo. Mi fa lo sconto di 10 cent sulla limonata che prendo poi. Che poi non è mica colpa sua se la bibita fa schifo. Mah.

A Francoforte non si mangia più. Dopo mezzogiorno è difficile trovare qualcosa. Prendo un gelato, un tram, e vado a dormire un ora.

Avere una Bianchi non ti salva la vita

Abituato come sono con la mia KCP aus Berlin, stamattina prendendo la mia Bianchi in carbonio mi aspettavo chissà cosa. E invece va a finire che devi sempre pedalare.

Davvero ho migliorato qualcosa come tempi, qualche km/h, ma dal punto di vista dell’allenamento di certo non c’è differenza. Ma ecco. Eccomi qui sulla solita strada per Schmitten con la mia Bianchi e le mie Fulcrum zero. Se non altro posso recuperare andando ad un passo decente, 15km/h in salita, non è male.

A proposito di KCP ieri sera ho fatto l’ultimo chilometro per arrivare a casa spingendola per via della ruota a terra. Ecco, per fare endurance ci vuole pazienza, ma per beccare una pinzetta per rilegare i fogli in questa maniera ci vuole sfiga, e anche un bel po’:

Ruota-bucata-IMG_20160803_192602

A posto. Bucato copertone camera d’aria, mi ero accorto che aveva perso un po’ il tono, già il giorno prima. Fortunatamente avevo già il copertone di ricambio, bello con una banda bianca, e camera d’aria, ovviamente.

Questo è di suo un buon motivo per non usare la Bianchi per andare al lavoro, le ciclabili sono scomode e sporche, e comunque qualsiasi cosa smontassero dalla bici ci farebbero qualche soldo, e io starei lì a sbattermi per cercare di rimediare.

Durante una discesa (fatta 2 volte), stamattina mi sono trovato poco stabile sopra le appendici, ero a 60km/h, purtroppo con i rapporti che ho su non posso pretendere di meglio (e purtroppo non ho la gamba per poter montare qualcosa di meglio), eppure già a quella velocità preferivo avere una presa più larga per instabilità. Mi è venuto il dubbio che dipenda dalla distanza longitudinale tra una prolunga e l’altra, forse mettendole più larghe potrebbe essere più stabile. Ma il problema potrebbe essere quello di non avere lo stesso vantaggio aerodinamico, e a quel punto tanto vale non farne nulla. Forse dovrei cercare un compromesso.

Certo è soddisfacente fare 5km in 5’23”, ma non è una cosa che capiterà spesso, oggi solo una volta.

Dopo l’allenamento di stamattina, andando al lavoro la KCP, mi è sembrata più duttile e versatile, più reattiva, e più facile da guidarsi.

Per l’endurance ci vuole pazienza

valigia
valigia con bici.

Si parte per Francoforte e questa volta con un impegno in più. Wiesbaden Half Ironman.

Così preparo la valigia e mettendo le ruote non riesco a non preoccuparmi. E a non smettere di farlo.

I raggi sono  in carbonio e devo caricare la bici in aereo, e non lo farò io. Già cerco di elaborare qualcosa nel caso i raggi siano rotti, andare ad un negozio per bici (B.O.C. in Hanauerlandstrasse 2cento qualcosa), cercare ruote usate, eccetera.

All’arrivo a Francoforte non ho idea di dove andare a prendere una valigia fuori misura, chiedo ad un tipo poco motivato, mi risponde in tedesco, e non capisco neanche cosa dice. Aspetto. Dopo aver ritirato la borsa con dentro la muta, e dopo aver aspettato altri 5 minuti, mi decido ad andare all’uffico bagagli. Se si chiama così dovranno pur sapere qualcosa. Sono agitato ma mostro il bigliettino del mio bagaglio all’addetta allo sportello libero. Lei controlla nel terminale e dice che dovrebbe essere già qui. Muove il capo per vedere oltre, al lato opposto dell’atrio dove mi trovo, nota una valigia grande, la indica e fa, “isn’t that?”. “ah, yes, thank so much”.

Arrivo alla valigia la apro. Apro le ruote. Tutto a posto. Fortunatamente.

Ok. Ora il problema è arrivare a casa. Lavori sulla metropolitana, linea U5 direzione Preugenheimer, precisamente. È più o meno dove vivo io a Francoforte. Dovrò usare il tram 18 e farmi 6 o 700mt a piedi.

Inoltre la linea regionale S9 si ferma a Hauptbahnhof, dove devo prendere U4 fino a Konstablerwache, da dove devo salire in strada per prendere il 18.

“passa di qui il 18?”, “no, il 18 lavoro non vado certo in giro per Zeil a fare compere”.

Hauptbahnhof è la stazione principale, come dice il nome, e di certo non è piccola. La valigia è grande, poco comoda nelle curve, ma quanto meno è piano e così posso contare sulle ruote. Non mi sembra male.

Arrivo alla piattaforma per la U4 direzione Bornheim, mi sento un eroe.

A Konstablerwache devo salire. Becco casualmente l’uscita dal lato della strada dove devo prendere il 18, uscita per il supermercato Konrad, ma va a capire, occupa un isolato.

Friedberger Warte, è da qui che devo farmi i miei 600 o 700 mt facendo correre la valigia. Mi accorgo presto che su terreni poco regolare al centro tocca, o meglio mi accorgo che questo fatto è molto noioso.

Ragazzi tornano da una partita a tennis, almeno credo, visto che hanno le racchette in mano. Si offrono i aiutarmi, ma dovremmo sollevarla, e finirei per stancarmi di più. Gli dico che c’è poco da fare, devo solo andare piano e avere pazienza.

Ecco, è vero. Ci vuole pazienza, e bisogna continuare, senza fare troppi sforzi e trovarsi esausti a dover aspettare ancora di più per ritrovare le energie.

E così è l’endurance, già a partire dall’olimpico questa cosa si sente, non puoi pretendere di arrivare prima cercando di andare oltre la velocità per la quale sei preparato. Ci vuole pazienza. Se hai sfortuna e la gara è piena di gente forte sicuramente ti rode vedere passare così tanta gente, ma ci vuole pazienza. Capita.

Sicuramente ho di nuovo la preoccupazione per i raggi, vorrei ma le vibrazioni non posso evitarle, le ruote sono piccoline.

Arrivo a casa. Non mi sento più un eroe. Controllo la bici ed è tutto a posto. Questo infondo è solo un allenamento.

Ma perché mi sembra così dura questa prossima gara? Non ho idea. Forse i 1600mt di dislivello nella frazione bici. Forse il non avere un’auto con me. Ma sono a Francoforte, a 50km, e con i mezzi arrivo in meno di un’ora. Non so.

Forse non sono fisicamente pronto. È ormai un anno che non riesco a fare un medio bene, finendolo correndo e con un buon tempo nella mezza. Ecco, un “buon” tempo nella mezza non sono mai riuscito ad averlo. Il mio “buon tempo nella mezza” sarebbe 1h45′, e sarei pienamente soddisfatto. Qui ho anche 1600mt di dislivello in bici.

Ci vuole pazienza, con se stessi, con le cose, le cose che capitano, e con gli altri.

Ieri compriamo la pasta per il pranzo, un pacco di tortiglioni barilla, e altre robe. La cassiera sbaglia e ce ne fa pagare 2. Poca roba. La sera compro acqua e uno snack alle mandorle. Acqua 1,14 €, snack 1,29€. Totale 3,93€. Pago sovrappensiero, la cassiera non guarda negli occhi, forse perché è turca, o forse perché è falsa. Cammino e ripenso a quanto ho speso. 3 e … dovrebbe essere 2 e qualcosa. Ho già perso la pazienza non riesco a fare le somme ma qualcosa non torna, tiro fuori lo scontrino ed è quello di un altro. Forse lascio stare, che importa? Ma poi no. E la seconda no, almeno non nello stesso giorno.

Torno indietro, di corsa, con un pacco d’acqua sotto braccio. Arrivo e mi lamento. C’è molta fila alla cassa. Credo di aver fatto una figura di merda non tenendo conto del pfand, il vuoto, di 25¢ a bottiglia, è 1,50€ che serve per arrivare a 3,93€, cioè quello che ho pagato. Chiedo comunque il mio scontrino. Lo stampa. Arriva anche un dipendente altro circa 2mt che sembra avere l’intenzione di spaventarmi. Lo trovo un gesto idiota e lo guardo stupito e per nulla intimorito. Ma questa cosa mi infastidisce, cosa avevano in mente? Spaventare la gente che si lamenta? Che tipo di commercianti sarebbero?

Resta la mia figura di merda. Innegabile.

Non ci bado, ma poi il mattino seguente rimugino. Devo correre e l’ansia blocca il diaframma. Ci vuole pazienza. Provo a rielaborare e visualizzare. Provo a richiamare le sensazioni. Troppo cerebrale, non riesco. Provo con i colori, colorando tutto di arancione cerco di far uscire le senzasioni di disappunto. I colori sono usati nel training autogeno, non so se abbiano validità, ma li ho già usati per raggiungere l’autoipnosi, quindi potrei essermi condizionato e averli resi efficaci, tanto da associare all’arancione il rilassamento delle emozioni (rosso-fisico, arancio-emozioni, giallo-mente, verde-pace, blue-passione, viola-amore, argento/oro-estasi).

Ci vuole pazienza. Monto la bici.

Oggi corsa. Diluvia, ci ripenso. Poi ho un ripensamento sul ripensamento. Parto. Ed è quasi una liberazione. Ci vuole pazienza, sì, ma a volte anche correre non è male. E va bene, poco più di 3km per arrivare vicino la Nidda e fare i miei 3×4000, ho un appogio buono e tutto sembra andare per il meglio.

Poi chissà. Ci sono cose che fai bene, cose che fai male. Per qualche errore non puoi perdere tempo a rimuginare, rischi di rovinare quello che potrebbe capitarti di far bene. Ma sono così, e ci vuole pazienza.

È importante respirare e non agitarsi, non andare in affanno: di aria ce n’è per tutti.

“Lungo” bici e fulcrum zero

(acqua per tutto il tempo)
Dovevano essere 180, non che fosse difficile, ma inizia a piovere dopo 10km, è vero che la temperatura è perfetta, ma le gomme sono nuove, la strada bagnata e non mi fido, forse faccio male, ma effettivamente sulle buche scivolano un po’. Ad un certo punto smette di piovere. Incontro un certo Danilo vicino al bivio Villa Potenza/strada per Osimo. Esso sarebbe dovuto andare ad Osimo, dove vive, e decide invece di farmi compagnia, si mette in scia poi, chiedendogli il cambio gli chiedo dove va. È un podista, 1h19′ alla mezza, 2h50′ alla maratona, niente di che (dice lui, niente di che??!??! magari arrivarci!). Ha un problema al ginocchio (passato da calciatore), e niente, va in bici. Lungo la Regina reinizia a piovere e così invece di darci una mano con la scia e prendere il fango in faccia ci affianchiamo, si chiacchiera e fanculo alle auto che suonano. Con questo tempo dove dovete andare di domenica, verso il mare? Andate a prendervi un caffé, va. Che a prenderci l’acqua ci stiamo noi, mica possiamo rallentare e stare sotto l’acqua 20″ in più per voi.

Le ruote Fulcrum Zero

Questa la mia prima uscita abbastanza lunga con le Fulcrum Zero. Sono rimasto impressionato da queste ruote, a livello quasi viscerale, le sento sulla gamba, rispondono precisamente alla spinta, quando vado tranquillo nel recupero si sente la presenza, è come avere una estenzione del corpo attaccata alle gambe. Pedalare è piacevolissimo.

Sulla precisione in curva le avevo provate 2 giorni prima in un giretto corto, anche lì ottime sensazioni, impostare una curva con ruote di bassa qualità è una cosa obbligata, se sbagli non hai modo di prendere se non rallentando molto, buttare più giù la bici durante una curva è molto più difficile. Con le Zero no, spingi sul pedale e le ruote rispondono, la bici piega ed aggiustare una curva è fattibile. Vero è che le curve vanno impostate all’inizio, altrimenti non puoi avere la stessa resa, ma la tranquillità di sapercele permette di essere più concetrati, per lo meno per me che sono un tipo anzioso. Così finisce che imposto meglio la curva già dall’inizio, sapendo di poterla aggiustare, cosa di cui non avrò bisogno.

Ma in questa occasione, col bagnato, non ho praticamente piegato mai.

E poi ti bruci

Niente, dopo 4 ore l’idea del pranzo e l’ora hanno avuto la meglio, così ho tirato un po’ più anche per il fastidio del vento contro. La bici va così, se vai tranquillo continui a sentire che potresti dare di più e ogni tanto puoi permetterti uno sprint o una salita un po’ più allegra, ma se ti incaponisci a guardare il contachilometri che non ti soddisfa ti distrai dall’ascolto del corpo e ti bruci. Sì, perché recuperare pedalando non è una cosa semplice, il cuore rimane su di giri, non vuol tornare a regime, le gambe dolgono per troppo acido lattico, non è piacevole. L’assorbimento e riuso dell’acido lattico è ciclico, penso che superata una certa soglia l’acido lattico arriva anche al cuore e il sistema va un po’ in crisi, una sorta di sistema di allarme, così si dice “ti bruci”.

La corsa ritmo gara

Così il giro l’ho segato a 150km e stop. Ma un po’ avevo recuperato, infatti poi corro 4km a 4’47” di media. Bene. Penso sia un buon test per Wiesbaden il prossimo 14 Agosto, penso che correrò a quel ritmo, credo che avrò un bel po di acido lattico, anche se ho 6km di discesa per recuperare. Mi preoccupano le ultime 2 salite, dal 70* al 76* e dal 80* all’83*, è bene che mi spendo abbastanza, ma è bene che ne abbia da spendere a quel punto.

Ok, è tutt’altra roba, questo non era un test, era un allenamento aerobico, il livello di lattato sarà maggiore in gara, ma la stanchezza minore. E prenderlo come punto di riferimento mi tranquillizza, punterò a tenere quel ritmo. Ormai sto imparando ad ignorare cardiofrequenzimetro e gps durante la corsa ed ascolare il corpo.

Nel frattempo

Mentre io passeggiavo, Laura Strappaveccia ha fatto l’Ironman a Zurigo in 10h46′, dice che ha avuto problemi di stomaco, che avrebbe dovuto correre a 5′ perché ce l’aveva. È vero, non ci si accontenta mai, si sarebbe potuto fare di più, ci mancherebbe. Il punto è che visto dall’esterno ha fatto una buona gara, ha corso una maratona dopo 180km di bici in 5h40′ (non facile, 1300mt di dislivello), e voleva correrla a 5′. Io ho problemi con l’acido lattico nel fare un lento, e l’idea di fare una maratona subito dopo mi angoscia, già prima di iniziare a pensarla. Voglio correre una mezza a 4’40”, ok? Il podista di Osimo la corre a 3’40”, e “niente di che”.

Sono scarso, daccordo. Ma tutto è relativo. Punto ad arrivare tra i “primi” 800, su 1600, se arrivassi 700esimo per me sarebbe un traguardo. Ma non andrà perfettamente, e farò peggio di quello che avrei potuto fare. È così. Sempre. Così, anche se arrivassi 700esimo, cioè 100 posizioni meglio di quello che prevedo, avrò da rimproverarmi qualcosa.

Mi dispiace che non si sia qualificata per Kona, ci tiene. Comunque non è una tipa che molla l’osso.

Correre. Forte. Ovvero, correre forte.

Ritmo gara.

Quello che ho capito ieri sera, anche se non ho fatto una gara perfetta, è quanto sono pesanti entrambe le parole: ritmo e gara.

Ho capito le parole di runner di vecchia data riguardo la poca utilità del cardiofrequenzimetro.

Ritmo va sentito e assecondato (va tenuto). Ogni passo è un battito. Il cuore ha il suo battito. Il ritmo è alto, 170/180 passi a minuto inizia ad essere un rock piuttosto veloce.

Ho capito (ma ci sto lavorando da un po’) quanto sia importante la postura nella corsa in relazione al passo che si tiene, e quanto sia importante l’appoggio del piede.

Guardare il cardiofrequenzimetro per sapere la frequenza cardiaca, o il gps per conoscere il passo, è una perdita di tempo, una distrazione, e un’inutile perdita di ritmo e postura ottimale (alzare il braccio e tenerlo avanti perdendo momentaneamente il bilanciamento, poca roba, ma inutile).

Inutile il cardiofrequenzimetro, l’affanno va ascoltato e la frequenza cardiaca è solo una componente, che varia da periodo a periodo, anche in date (o orari) ravvicinate.

Inutile il passo, c’è poco da guardare mentre si è in gara, ci si deve concentrare sul ritmo, sulla spinta delle dita (momento del distacco), una fase aerea il più prolungata possibile, un appoggio il più delicato possibile, un buon equilibrio e compensazione con le braccia. Inoltre l’ascolto della tenzione sugli addominali e sulla schiena, stare dritti col collo e la testa ma rilassati, dar modo ai muscoli di recuperare il più velocemente possibile (rilassamento, rilassamento, e rilassamento).

Ho capito quanto è importante essere in gara per non mollare l’osso. No, non tanto per essere primo, e veramente ho sempre temuto di trovarmi davanti e non sapere quale fosse il tragitto (anche ieri sera all’inizio!). Alla fine, erano rimasti 2km e mezzo, ieri avevo 2 corridori alle spalle e uno davanti. Non mi andava di finirla, era sera e tenere quel ritmo per me è veramente stancante, però correvano tutti. Un altro km e ho mantenuto la posizione, ormai tanto valeva arrivare alla fine così. Non sentivo più la voce di chi mi seguiva, infatti essi non parlavano più, oppure durante la discesa sono rimasti indietro. Salita, 400mt. Tengo il ritmo e siamo a 600mt dall’arrivo, leggera salitina per poi girare e farsi 60mt fino al traguardo. Davanti a me ha tenuto per tutta la salita il solito corridore di prima. Faccio per sorpassarlo, lo affianco, stava per mollare. O forse stavo per mollare io. Continuiamo affiancanti per 200mt, si gira per l’arrivo lo faccio passare, allunghiamo il passo, ma lui di più. Arriva 3 o 4 secondi prima. Si gira mi da la mano e ci ringraziamo l’un l’altro. Ecco. Non so se avremmo mollato, ma di certo abbiamo tirato un po’ di più e questo vicino alla fine, perché sapevamo di poterlo fare, e perché c’è piaciuta la gara che ci ha fatto dimenticare della fatica.

Nelle gare un po’ più competitive ha un effetto simile lo star dietro ad una runner con un bel culo, essendo tondo ha qualcosa di rilassante e infonde pace nell’animo. Ma ieri sera c’erano poche donne ad andare forte, credo non tra i primi 36 assoluti.

La corsa è completa, nella corsa senti tutto e senti tutti. È difficile non essere onesti se corri prima o poi dovrai fare i conti con te stesso. Non puoi porti degli obiettivi fuori dalla tua portata, devi concentrarti e cercare di far bene quello che sai fare, cioè tenere il ritmo che riesci a tenere. E farlo bene. Non importa essere primo, davvero non conta. Quel che conta è tenere il ritmo e farlo al meglio. Goderne di ciò che senti, di ciò che scorre. Il movimento e i muscoli con contrazioni e distensioni. Yoga e altre discipline orientali parlano di chakra ed individuano la personalità, l’Io, nella zona addominale bassa. Nella corsa questa zona è al centro di tutto. La postura viene principalmente da quella zona, se quella zona è fuori asse, se è troppo indietro, se è troppo flessa, la corsa non è buona, non è equilibrata, è dispendiosa e tenere il ritmo è difficilissimo. Mi piace pensare che se l’Io non vuole allora non correre. Se non sai qual è il tuo posto, allora non correre. Se ti credi qualcos’altro, non ti sta bene chi sei, o pretendi di essere altro, allora mettiti l’animo in pace. Poi gareggia.

Non ci sono alternative. O corri, o muori.

Ripensandoci (25 Luglio)

Ancora ci rifletto.  La partenza è stata lenta, il primo correva a 3’50” o poco meglio,
così lo supero, ma poi o stare avanti mi mette a disagio, oppure lui alza il ritmo perché
vuole stare avanti, comunque lo lascio passare preferisco la sicurezza di una terza/quarta posizione. Alla salita mi spavento e la prendo piuttosto lentamente. Ho tenuto 4’20” di media fino alla fine. Era quello che potevo fare. Non ho guardato il cardiofrequenzimetro ma stavo sui 170/180. È stato divertente e soddisfacente.
Però, avrei potuto tenerlo quel ritmo, strano. Forse il periodo, il caldo, l’umidità …
E invece ho la sensazione di avere dato il massimo, apparte la prima salita (ho sbagliato valutazione sul resto del tracciato, ma ho scoperto che basta ascoltarsi, cioè ascoltare il ritmo e la fatica, per potersene fregare del sapere il tracciato e l’altimetria. Questa è una cosa che mi tornerà utile. Tanto posso fare solo quello che posso fare). Se sono arrivato 34esimo o 36esimo non me lo ricordo, premiavano i primi 50 e niente classifica (a parte i primi 3).
Biglietto ritirato dall’organizzazione.

Scarpe che ti fanno correre

Ci sono scarpe che ti fanno correre. Perché ti danno il ritmo. Questo è successo a me provando le Newton Kismet. Io appoggio male, ossia appoggio di tallone, troppo dietro, sbaglio la falcata, troppo lunga in avanti, e non dietro. Ho provato queste scarpe su suggerimento di un amico podista forte (mezza in 1h24′). Ho cambiato appoggio, ho cambiato ritmo. È come se saltelassero sulla punta, dove serve, e portano a spingere di punta, aumentare la fase aerea, ed ad appoggiare più dietro, altrimenti ti sfasci le anche.

Ma credo che vadano usate con moderazione e con la testa. Non si può appoggiare male è assolutamente pericoloso, e con le Kismet lo è di più!

Sono praticamente non ammortizzate sul tallone, l’urto arriva diritto all’anca ed avendo spinto forte con la gamba dietro che non ha ancora recuperato si sta facendo la spaccata col bacino non contrapposto, è come cercare di far uscire il femore dall’incavo dell’anca. L’appoggio deve essere sotto il corpo. Si trovano video che lo spiegano bene.

Io? sono sostanzialmente pazzo ad usarle.

 

Il prossimo 14 Agosto

Sono rientrato all’elbaman70.3, ma quello che mi preoccupa di più è Wiesbaden, oggi mi arriva un aggiornamento del percorso, 1600 metri di dislivello (non più 1500)

La corsa, 180 metri di dislivello.

http://eu.ironman.com/triathlon/events/emea/ironman-70.3/wiesbaden/athletes/course.aspx?mkt_tok=eyJpIjoiTmpZME1tRTBPVEpoTVdOayIsInQiOiJXeVdZaXV5MjNqcDRIeHB1ODF1MXVYRWpUM0ZZdXp2THJzVGpESkZjYVNncTh2eG1IQ2I4dzRkeGVqWnVOMUkxeUdDMUtVdmtPa2R6emlJekVGcHI5UUVOdGFDUWp3S0hocmVQNEZTZXFsWT0ifQ%3D%3D#axzz4CCPR1CXf

è il 14 Agosto.

Elbaman70 il 24 Settembre.

Wiesbaden punto a tirarla al massimo e riuscire a fare un buon tempo alla mezza (relativamente, cioè 1h45′), quindi tenere 26km/h di media in bici (se esagero scendo zoppicante).

Se ce la faccio starei tra i primi 800, quasi a metà classifica, la gara è dura.

Sabato scorso ho fatto Sassotetto, 110km in tutto 1700mt di dislivello, era un allenamento con l’intento di essere un lungo, quindi non ho tirato, ma di fatto mi sono trovato zoppicante per 2 giorni. Non ho capito se è dipeso dalla corsa del venerdì sera o dalla pedalata del sabato mattino, o ancora se dal breve recupero (ho dormito 5 ore nel mezzo), oppure dall’integratore al gusto menta che mi ha massacrato lo stomaco.

Oggi sto meglio, farò un fartlek senza tirare troppo, mi concentro sulla Straducale, 130km per 2400mt di dislivello, sarà un test per sapere che ritmo tengo, anche se ovviamente ho la scia che a Wiesbaden non avrò.

Elbaman70 andrà di conseguenza. Dovrò riposare una settimana, o almeno 4 giorni. Fare un po’ di pesi e potenziamento per 10 giorni, e sarò a 4 settimane dalla gara. La prima settimana di scarico, altre 2 di carico, e l’ultima di scarico. Se tutto va liscio avrò benzina per fare Elbaman70 al meglio, e voglio dire correre la mezza sotto 1h40′. (voglio dire, meteo permettendo, 34′ nuoto, 3h15′ bici, 1h40′ corsa, 10′ cambi, 5h40′).

Forse si mette bene

Resoconto Zucchero

Ovviamente colpa mia.
Siamo al 10 giugno 2016, fra 2 giorni IRONMAN 70.3 Pescara, devo fare un resoconto.

Questa era la settimana di scarico prima della gara. Dopo una domenica che per me è
stata quasi un test di resistenza, 100km bici + 3km corsa, all’70% del ritmo gara,
e anche un test di postura, 100km sulle appendici.

Lunedì RIPOSO.

Martedì 1h corsa lenta con compressor per recuperare, la sensazione è stata quella
di essere molto contratto. La sera piscina, 1800mt in tutto.
MERCOLEDÌ 8

Mercoledì. La notte dormo malissimo, o dovrei dire non dormo affatto. È molto strano,
non provo dolori, mi sento contratto, ma non riesco a dormire. Al mattino sono esausto.

Alle 10 inizio ad avere freddo, penso sia un calo di zuccheri, vado a casa, non riesco
a mangiare, giusto 2 cucchiaini di miele e mi metto a letto.

Arrivano le 12 e nulla. Dovrei fare un paio d’ore di bici tranquille, ma sono sul letto,
ho la mente offuscata.

12.30 pranzo. Ci provo, ma non riesco a mangiare. Torno sul letto.

15 circa. Decido di misurare la febbre, 39.1, alta, non so cosa fare. Ho la mente sempre
più offuscata, perdo i sensi, ma non dormo effettivamente.

19.00 chiedo a mia madre se c’è l’OKI, lo ottengo. Decido che è per via di dolori muscolari
(che io non percepisco) che ho la febbre, ipotizzo di essere in acidosi per via della dieta
un po’ troppo squilibrata sulle proteine degli ultimi giorni, e che è necessario che i muscoli
si sfiammino, altrimenti provoco un attacco autoimmune.

20.00 l’OKI fa il suo effetto, temperatura 36.2, non è la mia temperatura normale (solitamente
sono sui 35.4), ma quantomeno non rischio di impazzire per oggi.

Tolgo la maglia, è zuppa di sudore in modo spropositato.

20.30 Mangio. Pizza, è fuori dalla dieta ma ci sta.

0.30 Pasta, 70gr, devo o no fare carico dei carboidrati? Se sono veramente in acidosi mi conviene
buttar dentro amidi per disintossicarmi, comunque sia meglio mangiare.

3.40 di nuovo febbre, allucinazioni, perdo i sensi. Convinto che le dosi consigliate per OKI fossero
1 bustina ogni 12 ore, ma allora perché l’effetto è già sparito? non voglio overdosare, mi decido ad
accendere il tablet e cercare su internet. Dosi consigliate 1 bustina ogni 8 ore, durante i pasti.
Non resta che prenderla.

3.42 prendo l’OKI, dopo 10 minuti circa mi rilasso. Non dormo, ma almeno sopravvivo.
GIOVEDÌ 9

8.00 ufficio. Ma sono sfinito, scrivo poco codice e mi concentro male

10.00 Decido di tornare a letto.

11.00 temperatura 39.6. Male. Penso ci sia qualcosa che non va nelle dosi dell’OKI, tra le altre
cose ho letto che se è sufficiente mezza bustina, allora meglio prenderne mezza. Così decido che
alle 12 prenderò mezza bustina, se l’effetto scadrà di nuovo dopo 7 ore, prenderò l’altra mezza.
(cambierò idea su questa cosa)

12.00 OKI.

12.30 Pranzo. Riesco a mangiare, la febbre è scesa a 38.6.

13.00 mi ridistendo sul letto, comunque sono sfinito. Ma la febbre non c’è. L’OKI fa effetto
con mezza bustina. Decido di non provare a dormire, finisco di leggere L’arte di correre, di
Murakami, invece, visto che è rimasto lì a metà ed è un regalo di 2 anni fa.

16.00 mi alzo e vado a mangiare una mela (a pranzo solo pasta). Poi torno sul letto.

18.00 temperatura 37.6. sta salendo. Penso che questo non è bene. Oggi dovrei essere sano,
invece sono sfinito, è solo grazie all’OKI che la temperatura sta sotto i 39.
Provo altro. Acqua fredda sulle gambe. Suppongo che l’infiammazione sia lì, sono le cosce
a diventare calde quando va scomparendo l’effetto dell’OKI. Funziona, almeno per un po’
per arrivare alle 20, ora dell’altra mezza dose di OKI.

20.00 mezza dose di OKI.

20.40 pasta, di nuovo. Poi insalata con patate e pomodori. Ci siamo, forse un po’ povero
di proteine, ma sono in acidosi, prendo un gr di amminoacidi BCAA. (essenziali non ne ho)
3.20 febbre. Di nuovo, è venerdì, questa cosa non sta funzionando, deve esserci qualche altro
problema. Serotonina. Ho bisogno di piacere, ho bisogno di una botta di zuccheri, zucchero
raffinato, uno sbalzo di insulina, e Suppeloch, e tutto il resto. Di nuovo acqua gelata sulle
gambe. Poi tazza di latte con 4 cucchiaini di zucchero, possono bastare? è praticamente solido.
E poi preparo una bottiglia piccola di acqua con magnesio, da tenere vicino al letto.
Il magnesio è basico, dovrebbe equilibrare l’acidosi.

4.00 torno a letto. Avverto un dolore alle gambe, vero dolore, sano. Sento il dolore alla schiena,
agli addominali. Sento il dolore. Finalmente. Temperatura 37.7. Posso tenerla. Niente OKI.

VENERDÌ 10

6.00 devo mangiare qualcosa. Mela. Poi ci sono le patate lesse da sbucciare. Così mi metto a sbucciarle.

7.00 di nuovo latte, caffe e 4 cucchiaini di zucchero.

Per oggi l’idea è questa. Se riuscirò a percorrere 36km di strada con l’auto fino a Civitanova per
acquistare 2 viacard e poi tornare, allora potrò verosimilmente arrivare domani (sabato) a Pescara
senza problemi. Partecipare all’IRONMAN è ancora una speranza, ma comunque vorrei essere lì a far tifo,
dopotutto ormai è andata così e non posso farci nulla.

Ma prima ho bisogno di un po’ di energia, e anche se la cosa non mi alletta mangio 2 patate, perché sono
la cosa che passa più agevolmente per la gola, visto le mie tonsille doloranti e piene di pustole
(è per l’acidosi? e chennesò)

8.30 a Civitanova, e lucido. Acquisto, e torno. Di nuovo patata

9.00 doccia. Finalmente. Devo avere un odore insopportabile per via dell’acidosi e dei 2 giorni di delirio.

10.00 voglio una pasta alla crema dolcissima, vado in pasticceria e… nulla, non è dolce come la Puddingbrezel
di Francoforte.

10.10 ufficio.

(segue giornata abbastanza produttiva in ufficio, pranzo, caffé zuccherato, cena. Ancora niente cibi altamente proteici, cioè no carne, no legumi)

SABATO 11

al mattino decido che quella alle tonsille sia una infezione, cerco qualcosa e trovo che lo zinco rende il lavoro degli anticorpi contro gli streptococchi molto più agevole (rif. https://it.wikipedia.org/wiki/Streptococcus ), così vado a cercare qualche integratore che contenga zinco. La dose giornaliera è 11 mg (per uomini, 9 per donne), ne trovo uno con 5mg, posologia 1 al giorno. Decido che mi atterrò alla posologia, non voglio scherzi ad un giorno dalla gara, e neanche dopo. C’è altra roba dentro, vitamine, e proprio per questo 5mg di integrazione andranno benissimo.

ore 10.30
Cerco di mangiare, ancora patate.

ore 11.30
Parto per Pescara. Sono molto nervoso, nevrotico, incazzoso. Devo mantenere la calma.

Ore 13.20
È presto per andare in albergo, cambio programma (albergo, pranzo, tessera da Laura, numero, consegna bici) e decido per: tessera da Laura, numero, albergo, pranzo, bici.

Nervi, nervi, nervi. Non conosco il posto, ma ok.
Mi scarico un po’ chiedendo tutto a Laura Strappaveccia, che non centra niente, ma è della squadra e comunque ha la mia tessera.

Sbagliano a consegnarmi il numero per la gara dimenticando i sacchi per mettere i cambi (lo scopro solo grazie a Laura, e pure per caso).

Salto il pranzo. Prendo i sacchi, 10 minuti bici (a che serviranno??), è giusto un check-up prima del check-in: freni, pressione gomme, tutto ok.

Nuoto, 10 minuti. Anche questo non serve ad un bel nulla, ma forse fa bene ai miei nervi.

ore 19.20
Arrivo al B&B e mi faccio 150 gr. di spaghetti col pesto.

ore 21
Non so, forse ho bisogno di un po’ di proteine e grassi bestiali, dopo 4 giorni di compensazione. Bistecca di maiale (ok, avrei chiesto filetto di vitello, ma non lo fanno più), e Weizen, non credo mi faccia male a questo punto.

DOMENICA 12 Giugno.

È il giorno della gara, al mattino di mangiare non ho granché voglia, una colazione all’italiana e la pasticca quotidiana per lo zinco. (non ho capito cosa accidenti dica la ricerca a cui fa riferimento, ma decido di credere che lo zinco sia utile contro la tonsillite, del resto non è la prima volta che si infiammano le mie tonsille). Un altro concorrente di Monteprandone che era lì al B&B mi offre dei Muesli, sono molto felice perché sono dolcissimi, ma mi tolgono anche la voglia di mangiare qualsiasi cosa. Sali, e 2 gr di amminoacidi.

ore 11.00
(1 ora dalla partenza). 2 panini con prosciutto e acqua.

….

GARA
http://joker.smartango.com/2016/06/13/ironman-70-3-pescara-12062016-report/ )

….

Prendo un bel po’ d’acqua, ma non fa freddo e la doccia calda alla fine è ristoratrice.

ore 22.00
cena con panino con doppia salciccia e weizen. Niente frutta, ho la nausea. Dormo in B&B

LUNEDÌ 13

ore 7.00
Parto per il ritorno. Ho fame. Ma non troppo. Colazione con 4 fette di ciambellone, si sente forte il sapore delle uova, vuol dire poco succo di limone credo, o poco zucchero, comunque mi piace. Latte e caffé, col miele. E lo zinco quotidiano.

8.00
partenza in auto.

9.00
arrivo a civitanova e pianifico: hamburger McDonald e frazione nuoto che ci hanno segato alla gara. No panino, gelato pre-confezionato, e nuotata con muta.

12.30
Pranzo. Veramente. 130gr di pasta, frittata, frutta, e caffé.

 

Nota:
In quanto a tutte le considerazioni mediche fatte qui: sono perfettamente conscio del fatto che sono delle cazzate irripetibili.
La mia unica ipotesi è che un deficit di insulina (endogena) e quindi di serotonina (ancora endogena), porta ad un innalzamento della soglia di dolore, ovvero che non assumere alimenti con alto indice glicemico porti ad una maggior tolleranza al dolore.

In Italia i medici si lamentano perché la gente pretende di sapere più di loro solo cercando su wikipedia. Io vorrei che scendano dal piedistallo e siano un po’ più aperti e collaborativi, non sopporto sentirmi dire “fa questo e basta”, quando tu dall’altra parte non mi stai ascoltando e non hai capito quali sono le mie esigenze.
In Italia i medici hanno il loro timetable, che pubblicano da qualche parte e tu devi conoscere, ma quella qualche parte è molto meno accessibile di wikipedia.
Anche io impiego 5 anni per laurearmi in informatica senza imparare a far nulla, ma ad avere le basi. Spendo altri anni per imparare delle tecnologie correnti, mi aggiorno ogni giorno (ecco, non ogni mese, giorno ho detto). E dopo tutto che faccio? Se qualcuno mi paga per fare il mio lavoro lo tratto come un ignorante, pezza da piedi e rottura di scatole? Sapete quanto duro nel mercato? Zero

Alcune gare, ed alcuni traguardi

Torno in Italia ed c’è un sole che è impossibile non aver voglia di fare un giro in bici.

Così mi decido, tardi, e parto per 2 ore tranquille, 60km circa.

La Bianchi in carbonio, leggera, favolosa. Rispetto a quella con la quale mi muovo a Francoforte, in acciaio, e “dura” sul manubrio, non c’è confronto.

Visto la tipica fretta degli automobilisti della domenica decido di tagliare per la collina.
400 metri di buche tali da inghiottire il cerchione della bici e scassartelo.

Cosicché inizio a preparare tutta l’arringa sul fatto che sia inaccettabile qualcosa del genere, che in questo Paese tutto va a rotoli, che nessuno si occupa di mobilità, etc.

Sono stati 2 minuti intensi con scroscianti applausi finali. Tutti immaginati alla perfezione.

Eppure svalicata la salitina mi appoggio sul manubrio e vado giù tranquillo, l’asfalto è migliore e tutto scorre. In effetti per il 98% del tragitto l’asfalto è stato accettabile, non che non si possa far meglio, ma a tratti era addirittura buono. E quel 2% devastato dovrebbe invalidare tutto il lavoro della provinciale?

Ma soprattutto, quel 2% di disagio dovrebbe farmi evitare di godere del resto della strada e farmi dimenticare di quella passata scorevolissimevolmente?

Praticamente la storia della mia vita.

E in quel momento ho capito il traguardo, cosa è un traguardo, quale significato ha.

Non importa quando arrivi, raggiungerlo è qualcosa che ti migliora comunque.

Tanto vale correre.

buche

fonte img: http://www.corrierepadano.it/provincia-buche-sulle-strade-e-emergenza-calza-stiamo-raschiando-il-fondo-del-barile/

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È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

Diciamola così: sono arrivato alla fine.

Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
so di essere all’inizio.

Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

Non divagare.

È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

Oppure il mio successo nel fallimento.

Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
Non sono mica un professionista.

Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
o additivo può darti, almeno credo.

Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

Ciò che capita.

E meravigliarsi.

Chi nuota al Mare stasera? I pesci

Giovedì. Sono le 7 di sera e sono ancora in superstrada, se tutto va bene sarò in spiaggia alle 7.30, ma c’è traffico a Civitanova, è probabile che prima delle 7.40 non posso toccare l’acqua.

Parcheggio (dopo le dovute attese di chi pretende di poter parcheggiare quando difficilmente riesce a guidare senza sbattere gli specchietti … e risatine sotto i baffi), sì, trovo il posto vicino allo chalet Arturo, visto che alle 7:40 di sera pochi vanno in spiaggia.

T-Zone e “buonasera”, mi cambio e tutti sembrano voler tornare a casa (e lo faranno). Guardo l’orologio, 7:54. Guardo le onde, altine, un po’ di mareggiata, ma non esagerato, non c’è il bagnino, quindi ok, max 10-20mt da riva.

civitaMare

L’acqua a tratti è fredda, ma non muoio. Solo 45′ di nord-sud, sud-nord.

Ed ecco che vicino al molo del porto sento un filo, la sensazione è di una ragnatela, no.

È il filo di una canna da pesca! E ora sento anche il pescatore urlare “oooeoeoeohooheoho! L’amo”

Io non la amo affatto, e non penso assolutamente di essere uno squalo, e non accetto di essere scambiato per una balena, visto che sono dimagrito, e che accidenti!?!

Mi divincolo dal filo e chiedo scusa, “Nooo, ma che scusa?!? ma sta attento!”

Morale: al Mare, anche se ci sono le onde, qualcuno forse pesca. Quindi sta attento.