Resoconto Zucchero

Ovviamente colpa mia.
Siamo al 10 giugno 2016, fra 2 giorni IRONMAN 70.3 Pescara, devo fare un resoconto.

Questa era la settimana di scarico prima della gara. Dopo una domenica che per me è
stata quasi un test di resistenza, 100km bici + 3km corsa, all’70% del ritmo gara,
e anche un test di postura, 100km sulle appendici.

Lunedì RIPOSO.

Martedì 1h corsa lenta con compressor per recuperare, la sensazione è stata quella
di essere molto contratto. La sera piscina, 1800mt in tutto.
MERCOLEDÌ 8

Mercoledì. La notte dormo malissimo, o dovrei dire non dormo affatto. È molto strano,
non provo dolori, mi sento contratto, ma non riesco a dormire. Al mattino sono esausto.

Alle 10 inizio ad avere freddo, penso sia un calo di zuccheri, vado a casa, non riesco
a mangiare, giusto 2 cucchiaini di miele e mi metto a letto.

Arrivano le 12 e nulla. Dovrei fare un paio d’ore di bici tranquille, ma sono sul letto,
ho la mente offuscata.

12.30 pranzo. Ci provo, ma non riesco a mangiare. Torno sul letto.

15 circa. Decido di misurare la febbre, 39.1, alta, non so cosa fare. Ho la mente sempre
più offuscata, perdo i sensi, ma non dormo effettivamente.

19.00 chiedo a mia madre se c’è l’OKI, lo ottengo. Decido che è per via di dolori muscolari
(che io non percepisco) che ho la febbre, ipotizzo di essere in acidosi per via della dieta
un po’ troppo squilibrata sulle proteine degli ultimi giorni, e che è necessario che i muscoli
si sfiammino, altrimenti provoco un attacco autoimmune.

20.00 l’OKI fa il suo effetto, temperatura 36.2, non è la mia temperatura normale (solitamente
sono sui 35.4), ma quantomeno non rischio di impazzire per oggi.

Tolgo la maglia, è zuppa di sudore in modo spropositato.

20.30 Mangio. Pizza, è fuori dalla dieta ma ci sta.

0.30 Pasta, 70gr, devo o no fare carico dei carboidrati? Se sono veramente in acidosi mi conviene
buttar dentro amidi per disintossicarmi, comunque sia meglio mangiare.

3.40 di nuovo febbre, allucinazioni, perdo i sensi. Convinto che le dosi consigliate per OKI fossero
1 bustina ogni 12 ore, ma allora perché l’effetto è già sparito? non voglio overdosare, mi decido ad
accendere il tablet e cercare su internet. Dosi consigliate 1 bustina ogni 8 ore, durante i pasti.
Non resta che prenderla.

3.42 prendo l’OKI, dopo 10 minuti circa mi rilasso. Non dormo, ma almeno sopravvivo.
GIOVEDÌ 9

8.00 ufficio. Ma sono sfinito, scrivo poco codice e mi concentro male

10.00 Decido di tornare a letto.

11.00 temperatura 39.6. Male. Penso ci sia qualcosa che non va nelle dosi dell’OKI, tra le altre
cose ho letto che se è sufficiente mezza bustina, allora meglio prenderne mezza. Così decido che
alle 12 prenderò mezza bustina, se l’effetto scadrà di nuovo dopo 7 ore, prenderò l’altra mezza.
(cambierò idea su questa cosa)

12.00 OKI.

12.30 Pranzo. Riesco a mangiare, la febbre è scesa a 38.6.

13.00 mi ridistendo sul letto, comunque sono sfinito. Ma la febbre non c’è. L’OKI fa effetto
con mezza bustina. Decido di non provare a dormire, finisco di leggere L’arte di correre, di
Murakami, invece, visto che è rimasto lì a metà ed è un regalo di 2 anni fa.

16.00 mi alzo e vado a mangiare una mela (a pranzo solo pasta). Poi torno sul letto.

18.00 temperatura 37.6. sta salendo. Penso che questo non è bene. Oggi dovrei essere sano,
invece sono sfinito, è solo grazie all’OKI che la temperatura sta sotto i 39.
Provo altro. Acqua fredda sulle gambe. Suppongo che l’infiammazione sia lì, sono le cosce
a diventare calde quando va scomparendo l’effetto dell’OKI. Funziona, almeno per un po’
per arrivare alle 20, ora dell’altra mezza dose di OKI.

20.00 mezza dose di OKI.

20.40 pasta, di nuovo. Poi insalata con patate e pomodori. Ci siamo, forse un po’ povero
di proteine, ma sono in acidosi, prendo un gr di amminoacidi BCAA. (essenziali non ne ho)
3.20 febbre. Di nuovo, è venerdì, questa cosa non sta funzionando, deve esserci qualche altro
problema. Serotonina. Ho bisogno di piacere, ho bisogno di una botta di zuccheri, zucchero
raffinato, uno sbalzo di insulina, e Suppeloch, e tutto il resto. Di nuovo acqua gelata sulle
gambe. Poi tazza di latte con 4 cucchiaini di zucchero, possono bastare? è praticamente solido.
E poi preparo una bottiglia piccola di acqua con magnesio, da tenere vicino al letto.
Il magnesio è basico, dovrebbe equilibrare l’acidosi.

4.00 torno a letto. Avverto un dolore alle gambe, vero dolore, sano. Sento il dolore alla schiena,
agli addominali. Sento il dolore. Finalmente. Temperatura 37.7. Posso tenerla. Niente OKI.

VENERDÌ 10

6.00 devo mangiare qualcosa. Mela. Poi ci sono le patate lesse da sbucciare. Così mi metto a sbucciarle.

7.00 di nuovo latte, caffe e 4 cucchiaini di zucchero.

Per oggi l’idea è questa. Se riuscirò a percorrere 36km di strada con l’auto fino a Civitanova per
acquistare 2 viacard e poi tornare, allora potrò verosimilmente arrivare domani (sabato) a Pescara
senza problemi. Partecipare all’IRONMAN è ancora una speranza, ma comunque vorrei essere lì a far tifo,
dopotutto ormai è andata così e non posso farci nulla.

Ma prima ho bisogno di un po’ di energia, e anche se la cosa non mi alletta mangio 2 patate, perché sono
la cosa che passa più agevolmente per la gola, visto le mie tonsille doloranti e piene di pustole
(è per l’acidosi? e chennesò)

8.30 a Civitanova, e lucido. Acquisto, e torno. Di nuovo patata

9.00 doccia. Finalmente. Devo avere un odore insopportabile per via dell’acidosi e dei 2 giorni di delirio.

10.00 voglio una pasta alla crema dolcissima, vado in pasticceria e… nulla, non è dolce come la Puddingbrezel
di Francoforte.

10.10 ufficio.

(segue giornata abbastanza produttiva in ufficio, pranzo, caffé zuccherato, cena. Ancora niente cibi altamente proteici, cioè no carne, no legumi)

SABATO 11

al mattino decido che quella alle tonsille sia una infezione, cerco qualcosa e trovo che lo zinco rende il lavoro degli anticorpi contro gli streptococchi molto più agevole (rif. https://it.wikipedia.org/wiki/Streptococcus ), così vado a cercare qualche integratore che contenga zinco. La dose giornaliera è 11 mg (per uomini, 9 per donne), ne trovo uno con 5mg, posologia 1 al giorno. Decido che mi atterrò alla posologia, non voglio scherzi ad un giorno dalla gara, e neanche dopo. C’è altra roba dentro, vitamine, e proprio per questo 5mg di integrazione andranno benissimo.

ore 10.30
Cerco di mangiare, ancora patate.

ore 11.30
Parto per Pescara. Sono molto nervoso, nevrotico, incazzoso. Devo mantenere la calma.

Ore 13.20
È presto per andare in albergo, cambio programma (albergo, pranzo, tessera da Laura, numero, consegna bici) e decido per: tessera da Laura, numero, albergo, pranzo, bici.

Nervi, nervi, nervi. Non conosco il posto, ma ok.
Mi scarico un po’ chiedendo tutto a Laura Strappaveccia, che non centra niente, ma è della squadra e comunque ha la mia tessera.

Sbagliano a consegnarmi il numero per la gara dimenticando i sacchi per mettere i cambi (lo scopro solo grazie a Laura, e pure per caso).

Salto il pranzo. Prendo i sacchi, 10 minuti bici (a che serviranno??), è giusto un check-up prima del check-in: freni, pressione gomme, tutto ok.

Nuoto, 10 minuti. Anche questo non serve ad un bel nulla, ma forse fa bene ai miei nervi.

ore 19.20
Arrivo al B&B e mi faccio 150 gr. di spaghetti col pesto.

ore 21
Non so, forse ho bisogno di un po’ di proteine e grassi bestiali, dopo 4 giorni di compensazione. Bistecca di maiale (ok, avrei chiesto filetto di vitello, ma non lo fanno più), e Weizen, non credo mi faccia male a questo punto.

DOMENICA 12 Giugno.

È il giorno della gara, al mattino di mangiare non ho granché voglia, una colazione all’italiana e la pasticca quotidiana per lo zinco. (non ho capito cosa accidenti dica la ricerca a cui fa riferimento, ma decido di credere che lo zinco sia utile contro la tonsillite, del resto non è la prima volta che si infiammano le mie tonsille). Un altro concorrente di Monteprandone che era lì al B&B mi offre dei Muesli, sono molto felice perché sono dolcissimi, ma mi tolgono anche la voglia di mangiare qualsiasi cosa. Sali, e 2 gr di amminoacidi.

ore 11.00
(1 ora dalla partenza). 2 panini con prosciutto e acqua.

….

GARA
http://joker.smartango.com/2016/06/13/ironman-70-3-pescara-12062016-report/ )

….

Prendo un bel po’ d’acqua, ma non fa freddo e la doccia calda alla fine è ristoratrice.

ore 22.00
cena con panino con doppia salciccia e weizen. Niente frutta, ho la nausea. Dormo in B&B

LUNEDÌ 13

ore 7.00
Parto per il ritorno. Ho fame. Ma non troppo. Colazione con 4 fette di ciambellone, si sente forte il sapore delle uova, vuol dire poco succo di limone credo, o poco zucchero, comunque mi piace. Latte e caffé, col miele. E lo zinco quotidiano.

8.00
partenza in auto.

9.00
arrivo a civitanova e pianifico: hamburger McDonald e frazione nuoto che ci hanno segato alla gara. No panino, gelato pre-confezionato, e nuotata con muta.

12.30
Pranzo. Veramente. 130gr di pasta, frittata, frutta, e caffé.

 

Nota:
In quanto a tutte le considerazioni mediche fatte qui: sono perfettamente conscio del fatto che sono delle cazzate irripetibili.
La mia unica ipotesi è che un deficit di insulina (endogena) e quindi di serotonina (ancora endogena), porta ad un innalzamento della soglia di dolore, ovvero che non assumere alimenti con alto indice glicemico porti ad una maggior tolleranza al dolore.

In Italia i medici si lamentano perché la gente pretende di sapere più di loro solo cercando su wikipedia. Io vorrei che scendano dal piedistallo e siano un po’ più aperti e collaborativi, non sopporto sentirmi dire “fa questo e basta”, quando tu dall’altra parte non mi stai ascoltando e non hai capito quali sono le mie esigenze.
In Italia i medici hanno il loro timetable, che pubblicano da qualche parte e tu devi conoscere, ma quella qualche parte è molto meno accessibile di wikipedia.
Anche io impiego 5 anni per laurearmi in informatica senza imparare a far nulla, ma ad avere le basi. Spendo altri anni per imparare delle tecnologie correnti, mi aggiorno ogni giorno (ecco, non ogni mese, giorno ho detto). E dopo tutto che faccio? Se qualcuno mi paga per fare il mio lavoro lo tratto come un ignorante, pezza da piedi e rottura di scatole? Sapete quanto duro nel mercato? Zero

Alcune gare, ed alcuni traguardi

Torno in Italia ed c’è un sole che è impossibile non aver voglia di fare un giro in bici.

Così mi decido, tardi, e parto per 2 ore tranquille, 60km circa.

La Bianchi in carbonio, leggera, favolosa. Rispetto a quella con la quale mi muovo a Francoforte, in acciaio, e “dura” sul manubrio, non c’è confronto.

Visto la tipica fretta degli automobilisti della domenica decido di tagliare per la collina.
400 metri di buche tali da inghiottire il cerchione della bici e scassartelo.

Cosicché inizio a preparare tutta l’arringa sul fatto che sia inaccettabile qualcosa del genere, che in questo Paese tutto va a rotoli, che nessuno si occupa di mobilità, etc.

Sono stati 2 minuti intensi con scroscianti applausi finali. Tutti immaginati alla perfezione.

Eppure svalicata la salitina mi appoggio sul manubrio e vado giù tranquillo, l’asfalto è migliore e tutto scorre. In effetti per il 98% del tragitto l’asfalto è stato accettabile, non che non si possa far meglio, ma a tratti era addirittura buono. E quel 2% devastato dovrebbe invalidare tutto il lavoro della provinciale?

Ma soprattutto, quel 2% di disagio dovrebbe farmi evitare di godere del resto della strada e farmi dimenticare di quella passata scorevolissimevolmente?

Praticamente la storia della mia vita.

E in quel momento ho capito il traguardo, cosa è un traguardo, quale significato ha.

Non importa quando arrivi, raggiungerlo è qualcosa che ti migliora comunque.

Tanto vale correre.

buche

fonte img: http://www.corrierepadano.it/provincia-buche-sulle-strade-e-emergenza-calza-stiamo-raschiando-il-fondo-del-barile/

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È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

Diciamola così: sono arrivato alla fine.

Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
so di essere all’inizio.

Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

Non divagare.

È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

Oppure il mio successo nel fallimento.

Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
Non sono mica un professionista.

Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
o additivo può darti, almeno credo.

Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

Ciò che capita.

E meravigliarsi.

Chi nuota al Mare stasera? I pesci

Giovedì. Sono le 7 di sera e sono ancora in superstrada, se tutto va bene sarò in spiaggia alle 7.30, ma c’è traffico a Civitanova, è probabile che prima delle 7.40 non posso toccare l’acqua.

Parcheggio (dopo le dovute attese di chi pretende di poter parcheggiare quando difficilmente riesce a guidare senza sbattere gli specchietti … e risatine sotto i baffi), sì, trovo il posto vicino allo chalet Arturo, visto che alle 7:40 di sera pochi vanno in spiaggia.

T-Zone e “buonasera”, mi cambio e tutti sembrano voler tornare a casa (e lo faranno). Guardo l’orologio, 7:54. Guardo le onde, altine, un po’ di mareggiata, ma non esagerato, non c’è il bagnino, quindi ok, max 10-20mt da riva.

civitaMare

L’acqua a tratti è fredda, ma non muoio. Solo 45′ di nord-sud, sud-nord.

Ed ecco che vicino al molo del porto sento un filo, la sensazione è di una ragnatela, no.

È il filo di una canna da pesca! E ora sento anche il pescatore urlare “oooeoeoeohooheoho! L’amo”

Io non la amo affatto, e non penso assolutamente di essere uno squalo, e non accetto di essere scambiato per una balena, visto che sono dimagrito, e che accidenti!?!

Mi divincolo dal filo e chiedo scusa, “Nooo, ma che scusa?!? ma sta attento!”

Morale: al Mare, anche se ci sono le onde, qualcuno forse pesca. Quindi sta attento.

Rimini Challenge 2015 – Comunque meglio esserci

Parto in condizioni di salute dubbie: devo ancora fare accertamenti per un problema di gonfiaggio del collo sconosciuto, ho fatto 2 giorni di letto 2 settimane prima, saltato 10 allenamenti circa, fegato sotto stress per i medicinali. Piccole cose insomma, ma una somma di piccole cose, per le quali avrei potuto rimandare la gara all’anno prossimo.

Decido comunque di esserci, di provarci lo stesso. Prenoto un albergo l’ultimo momento e non guardo neanche dove è (a 7 km da Rimini, e me li faccio in bici prima e dopo la gara! 🙂

E comunque ho imparato.

Nuota bene. Le punte dei piedi, ossia gli alluci, devono sfiorarsi continuamente. Non fermare mai i piedi. Con la muta puoi tendere ad “affondare” le gambe, questo aiuta la spinta. Le braccia devono spingere, belle larghe. Ma se passi vicino a qualcuno necessariamente devi stringere un po’. Perderai qualche bracciata, non importa se non spingono tutte al 100%, basta anche 60%, ma mantieni il ritmo di bracciata. Le botte
arrivano quando sei in mezzo agli altri. Non importa, siamo sulla stessa … sulla stessa acqua, un po’ ne prendi un po’ ne dai, stai tranquillo e vai. Sì, 2 anni di triathlon e ancora perdevo la pazienza pretendendo di non prendere/dare botte. Il mare è mosso, è una gara, ognuno deve pensare per se.
Non ci si può far niente.

Ho imparato.
Se ti dicono lascia le scarpe nella busta, è ok, lasciale nella busta e corri fino alla bici con le scarpe in mano.
Stai giù e appoggiati bene sulle aerobars, anche in salita. Stai tranquillo e concentrato mentre pedali.
Il peso dietro sulle curve. Non è facile, da motociclista ricordo che bastava accellerare, a volte, non è possibile in bici, tirare dietro il sedere e appoggiarsi sul pedale interno alla curva, ma non ci si sente molto stabili. Bisogna allenarsi alle curve. Le gigane sono difficili. Se la vedi sposta le mani sul manubrio prima. Stai attento e vedila, altrimenti il cambio di posizione dentro una gigane non è molto agile/consigliabile, ma almeno puoi rallentare, sbagliando la curva, ma almeno non cadendo.

Ho imparato.
Bevi il giusto. Sali all’inizio, e urina prima di partire. Non importa, un posto lo trovi.
Non devi bere troppo se è freddo e piovoso. Non devi esagerare quando c’è sole. Se vai sotto di liquidi devi bere un po’ di più. Allora 3 bicchieri d’acqua (fresca) bloccano un po’ il diaframma, se stai correndo rendono la respirazione più difficoltosa, dovrai rallentare e respirare profondamente, tenere un passo più lento, come 7′ a km, per 1 o 2km sarebbe l’ideale, così affronti una difficoltà senza perdere troppo. I sali durante la corsa “cum grano salis”. I sali asciugano, e non arrivano ai muscoli in tempo. Se è un medio c’è poco da fare, se sono arrivati i crampi, la corsa la finirai con i crampi. Sei hai i crampi devi camminare, o correre lentamente, pochi sali, e bere il giusto. Fermarsi
non fermerà i crampi. Fare scatti è la cosa peggiore. Ascoltare i muscoli, e ascoltare i crampi. Rilassare l’addome, e tutti i muscoli che è possibile rilassare. Ascoltare una sensazione di scorrimento dentro di se, cercare di avere, ad ogni respiro, l’impressione che l’aria/il sangue vada ad ossigenare le gambe, fino alla punta dell’alluce, e le spalle, e le braccia. I crampi sono dolorosi, ma l’ascolto è una cosa bellissima.
Guarda avanti e corri.
Se non vuoi sorridere stai serio, sai di essere felice, che importa il farlo sapere?

Ho imparato che lo stretching è importantissimo.

E tutto questo perché c’ero.

E ho sbagliato.

Ho sbagliato.
Alla seconda boa continuo a nuotare in direzione sud, invece di girargli attorno e tornare a nord.

Ho sbagliato.
Le scarpe da bici le avrei dovute lasciare nella sacca Swim/Bike per correre poi verso la bici con le scarpe in mano. Invece le ho lasciate agganciate alla bici, per poi doverle sganciare e mettermele prima di partire verso l’uscita dal deposito bici.

Ho sbagliato.
La temperatura era ok per l’impermeabile leggero, uscito dall’acqua avevo freddo ed ho messo quello pesante subito, per poi cambiare idea e mettere quello leggero. 1 minuto perso. La decisione pianificata era ok, le previsioni danno la temperatura giusta. A 14 gradi si pedala bene con il paravento leggero.

Ho sbagliato.
Non ho urinato durante il cambio bici/corsa perché c’era la fila. Ho pianificato di farlo dopo il primo giro, convinto ci fosse un bagno. Non era così. Mi sono agitato ed ho tentato di saltare una transenna. Decisione poco lucida e poco assennata, con conseguenti immediati crampi.

Ho sbagliato.
Dopo i crampi, primo giro, ho reidratato. Ho rallentanto e respirato. Ok. Ma ho smesso di crederci. Come se un piccolo problema causasse la fine del mondo. Non potevo stare sotto le 6 ore, lo vedevo, ma avrei potuto stare sotto le 6 ore e 30′. Avrei potuto comunque correre e trovare le forze. E non mettermi a mangiare, perdere la concentrazione, e roba del genere.

 

Se non ci fossi stato, non avrei potuto sbagliare.

Ci vediamo il prossimo anno, Rimini Challenge

Cosa non amo della piscina

Posso dire l’acqua. Effettivamente la piscina è umida per definizione, ma non è quello il problema.

Seriamente ho una serie di problemi con l’andare in piscina.

Punto 1, l’orario. Devo scegliere un orario diurno per andare e non posso andare, chessò, alle 6 di mattino a farmi una nuotata, o alle 10 di sera.

Punto 2, fare la doccia è un problema se l’orario coincide con i corsi dei bambini. Effettivamente le docce sono comuni, e i bambini sembra che abbiano bisogno dell’assistenza dei genitori per fare la doccia. Probabilmente è una funzionalità che gli umani da touchscreen svilupperanno solo in seguito, fatto sta che è così e quindi, non essendo possibile per il genitore di sesso corrispondente al figlio che segue il corso di venire sempre ad assistere al figlio privo di capacità proigieniche, ci viene quello che capita. Risultando nelle regole: 1. femmina adulta lava figlio maschio in spogliatoglio dei maschi, 2. maschio adulto lava figlia femmina nello spogliatoglio maschile, 3. femmina adulta lava figlia femmina nello spogliatoio femminile (ok, normale direi), 4. maschio adulto fa la doccia vestito, o attende lo sgombero, o non fa la doccia (più probabile).

Non fare la doccia è la scelta più ragionevole: l’acqua della piscina non è così sporca in realtà, fare la doccia con il costume e usare il doccia schiuma porterebbe ad un tempo praticamente ingestibile per lavar via il detergente dal costume, e causando col tempo del prurito e infiammazioni abbastanza fastidiose.

Riguardo il punto 1 si dice che il problema sia il pagare le persone che controllano le entrate e il comportamento degli utenti. Ma per questo basterebbero delle telecamere e un sistema di riconoscimento automatico, sia per identificare l’utente, sia per segnalare comportamenti non compatibili.

Riguardo il punto 2 sembra che fare delle docce divise costi una esagerazione, ma in realtà la cosa è possibile, ci sono piscine che effettivamente hanno docce divise. D’altra parte, secondo alcune culture, è addirittura auspicabile che un ragazzo di 8 anni riesca a fare la doccia da solo.

Il triathlon è anche o soprattutto. per me

Il triathlon è molte cose. Sono 3 sport da fare in sequenza e questo già dice qualcosa, ma non è quello il punto. Il triathlon è molte cose perché, come qualsiasi altra disciplina, coinvolge differenti aspetti.

Certo c’è un aspetto fisico, ma con l’andare ti accorgi che il fisico era già lì da un pezzo, e l’unico limite è nella tua mente, nel non sapergli chiedere abbastanza e nel modo giusto. Sono ancora convinto di poter ottere risultati al di là delle aspettative solo grazie alla conoscenza di me.

Ma soprattutto per me è il triathlon è gara. È trovarsi in mezzo a un branco di gente sicura di quello che sta facendo, tu che non ci stai capendo niente e che infondo percepisci che più o meno è così anche per chi pensi sia così sicuro. E allora sei solo, perché tanto vale esserlo: parlare, condividere, farsi forza non è poi così importante, hai davanti il mare e non è per nulla calmo, hai davanti una distanza e non conosci il percorso, hai davanti dei problemi e degli inconvenienti, e non sai esattamente quali saranno, sai che ci saranno. E hai davanti a te tutto quello che ti sei lasciato indietro senza definire troppo, tutte le tue imprese a metà, tutti i tuoi farò, tutti i tuoi avrei fatto, e tutti i tuoi avrei dovuto fare.

Insomma, un bel po’ di confusione in testa, ma ti piace, e ti piace molto averne di confusione proprio in quel mometo, nel momento sbagliato. Momento sbagliato perché dovresti pensare alla gara, ma ti fa piacere proprio perché infondo la gara è solo un mezzo. Devi finirla. Non si scappa. Ma non è poi così importante. Devi finirla a tutti i costi. Ma non è poi così importante. La tua testa è affollata da tutto. E tutto nella tua testa devi tenere e ricordare, devi portarlo dietro. E devi finirla. La gara devi finirla. Non hai neanche idea di cosa sia tagliare il traguardo, e neanche ti frega un granché. O forse non hai tempo ora per pensarci, ci sono cose più importanti del traguardo e della gara. Perché cazzo la gara devi finirla.

È stato un piacere tagliare il traguardo, ma ti ha lasciato in bocca quel gusto un po’ amaro di cose perdute. Hai corso tra le nuvole dei pensieri che affollavano la tua mente, ed ora all’improvviso è sereno. Di chi ti fa i complimenti te ne fotti. Ti dice “bravo, sei forte” e a te non frega un cazzo, “forte che??”. Non hai neanche capito di aver fatto qualcosa che secondo loro sarebbe difficile e stancante. E non hanno capito niente. Guardano e non vedono. E tu non sai di cosa stiano parlando, non hai visto lo stesso film, tu stavi correndo secondo gli altri, ma dal tuo punto di vista tu sei fermo. Tu sei fermo e al centro del mondo per tutto il tempo in cui corri, ma loro ti vedono correre e pensano che questo sia stancante. Lo è, cazzo se lo è stancante. Ma lo è anche perché dal tuo punto di vista sei fermo. È il tutto che scorre attorno e così devi farlo andare abbastanza veloce.

Ma non stai scappando da nulla. Anzi sei bello concentrato su di te, e sei la presenza più ingombrante con cui potrai mai avere a che fare. Sei con te per tutto il tempo della gara e fai un baccano che ti assordisce quasi. Ma adori ascoltarti con quella forza, insicurezza e sincerità disarmante. Ascolti i capricci, le battute, e le cazzate. Riesce a raggiararti il tuo io, lo vedi chiaramente, usa tutte le tattiche, giri di concetti, di parole.

Ma la gara è il tuo percorso, la tua guida, il dolore che devi sopportare, per continuare nel sentiero che devi seguire che è la tua gara. Composto nel nuotare. Calmo cazzo. CALMO. CAZZO. Devi essere rapido, leggero, elegante non eccessivo, spingere con armonia, non intralciare gli altri, e andare. Calmo, andare velocemente calmo.

Inevitabili le cazzate. Non spariranno mai. Forse continuerai a raccontarti cazzate e riconoscerle solo nel momento giusto. Devi far pace anche con questo. Le tue cazzate. Ci saranno sempre e sempre si rinnovano.

La tua gara il tuo sentiero. Ecco. In fondo per me è Triathlon è sapere che c’è un sentiero, basta iscriversi e mettersi a correre.

Non importa se il sentiero ti porta davanti un traguardo dove qualcuno ti fa dei complimenti per dei motivi che tu non capisci, quel che conta è che quel che scorre dentro ora ha più senso.

La gara non serve ad un cazzo.

Ho reso l’idea?

Fascite plantare

Siamo nati per gioire dei piaceri della vita come ridere, correre e scherzare, ma a volte si esagera e si sa, ci si fa anche un po’ male.

Di preciso non riesco a rispondere alla domanda “come ti è venuta?”, la fascite plantare so per certo di averla visto che provo dolore ogni volta che appoggio il piede.

La migliore documentazione del disturbo l’ho trovata in questa pagina: http://www.albanesi.it/arearossa/articoli/02fascite36.htm inutile fare riferimento alla pagina wikipedia per la fasciosi plantare, alcune affermazioni hanno del fantascientifico.

Effettivamente la fascia è un tessuto che avvolge tutte le parti del corpo, organi, muscoli e legamenti compresi, ed una lesione di questa causa dolore. Ora se questo dolore è dovuto ad un errore di trasmissione (la fascia sembra abbia anche il compito di trasmettere segnali nervosi portandoli agli assoni dove questi non arrivano), oppure sia dovuto ad una mancanza di protezione del tessuto tendineo-muscolare per me non è chiaro.

Per ridurre il dolore gli esercizi consistono nello sciogliere i muscoli confinanti la zona dolorosa, gli esercizi si trovano da molte parti, questo http://www.my-personaltrainer.it/fascite_plantare.html li raccoglie praticamente tutti.

Ovviamente si trovano anche trattamenti fisioterapici e massaggi innovativi, ma dovrei avere la fortuna di trovarmi dove questi vengono forniti. Esempio:

No, non ce l’ho. Il centro medico sportivo mi consiglia la tecar. Vedendo la descrizione http://www.aqvaworld.it/index.php/news/approfondimenti/779-cose-la-tecarterapia-e-i-suoi-benefici.html la cosa è convincente, riscaldare i tessuti e favorire lo scambio di sostanze. Probabilmente, oltre ai doverosi esercizi (quotidiani!), è forse la terapia più efficace.

Ma arrivando al mio caso specifico, quello di una fascite distale (cioè vicino alle dita) quello che credo di aver scoperto stamattina penso sia piuttosto importante per me: ho associato lo stretching del polpaccio con l’allargamento delle dita del piede. Così facendo ho provato una sensazione di rilassamento dei tessuti, ed una sorta di riattivazione della circolazione linfatica, anche dietro il tallone, sento inoltre il piede più caldo.

Ho provato anche a fare qualche passo a piedi nudi sul pavimento badando ad allargare benel le dita del piede quando arrivavo alla spita. Il dolore è molto più sopportabile.

Quindi ho deciso di cambiare scarpa, non più la asics cumulus 15, che comunque dovrei usare per correre, ma avendo la suola morbida ho pensato fosse adatta anche per affrontare la fascite. Non più la Asics perché tipicamente queste scarpe fasciano molto il piede tenendolo stretto, rendono la corsa più efficace, suppongo, ma effettivamente in queste condizioni è la scarpa meno adatta, se la mia teoria di tecnica per l’aumento della circolazione linfatica è corretta. Avrei deciso per la Nike Vomero 8, ma sono gialle e pure sporche, quindi ho messo su delle ciabatte.

Oggi è il mio 24 giorni di fascite, il disturbo sarebbe dovuto diminuire ma non l’ha ancora fatto, spero di aver trovato la chiave giusta.

Altro indizio della correttezza. Vado in piscina e pedalo. In piscina le prime lezioni sono state sulla gambata, effettivamente tendo a stringere il piede, uscito dalla vasca sento più dolore del normale, ho pensato si trattasse del fatto che ero in acqua e fosse bagnato, ma effettivamente potrebbe essere proprio il tenere le dita uniti che acuisce il dolore. Pedalo e scegliendo la scarpa meno stretta ho meno fastidio quando vado a scendere (quella da triathlon SiDi con il velcro ha la pianta più larga).

Aronaman 2014 – il racconto

Preparare una gara consiste nell’allenarsi.

Ogni gara ha il suo imprevisto, spesso il trucco è accettare questo come dato di fatto. Così è stato per me riguardo ad Aronaman.

Il posto è bellissimo, il lago Maggiore, non il più grande d’Italia, ci deve essere una qualche ragione per cui è chiamato maggiore … comunque Arona sembra una città piuttosto elegante (cioè costosa) quindi soggiorno a Dormelletto, un nome che sembra suggerire il sonno (non uso il latino perché non lo conosco ma sarebbe stato azzeccato dire nome nomen).

Comunque non ho molto tempo di meravigliarmi dei colori che il sole dona al castello nell’altra riva, al lago ed alla città di Arona: devo capire dove è la zona cambio, devo trovare un parcheggio, devo consegnare la bici e fare tutto abbastanza velocemente da poter arrivare al checkin in albergo prima delle 8 di sera. Fortunatamente la strada non è chiusa come avevano avvertito, fortunatamente un parcheggio alla meglio in divieto non da problemi (ne multe), fortunatamente la fila per il pacco gara non è disumana, fortunatamente viene fornito dalla organizzazione un sacchetto di nylon per coprire la bici (tipo bozzolo di farfalla). A ben vedere, col senno di poi, non tutti gli imprevisti sono negativi. Riesco a sistemare la bici prima delle 7 e 30, esco dal parcheggio e vado in albergo (5′ d’auto). Doccia, cena, letto.

Sveglia alle 4 (partenza gara alle 6.50, chiusura zona cambio alle 6.30). Integratori: ho studiato abbastanza bene la situazione, dovrei poter terminare la gara in 6 ore (scaccio la velleità di andare sotto questo limite, non so se sarà bagnato e non conosco la salita) essere a posto:

– boraccia da 700ml e 150kcal disciolte e barretta da 150kcal: questo copre la frazione ciclistica

– gel 100kcal: appena uscito dall’acqua per recuperare energie della frazione nuoto

– magnesio-potassio se fosse troppo caldo per evitare crampi

– gel 70kcal con amminoacidi perché li ricordo come benzina dalla granfondo dei sibillini del 2013

Comunque penso alla colazione. Non prendo latte ma tea al limone, mi fa cagare ed è perfetto. Di roba ce ne sarebbe, ma preferisco rimanere leggero: anche se sono solo le 4 non voglio tenere l’intestino impegnato e la cena di ieri è stata più che sufficiente.

Faccio le cose di fretta in zona cambio, metto le scarpe, tolgo il nylon, pretendo di uscire in orario, quando avrei dovuto approfittare per gonfiare le gomme, cosa che farò durante la T1.

Nuotare non è il mio mestiere. Mi metto in scia, ormai l’ho capita, tranquillo e cerco di tener dietro a chi va molto lento e rimane dietro, cioè dietro a tutti, ma cerco di tenere seguire un tragitto efficiente. Sono 2 giri, avrei dovuto tenerlo a mente. Al secondo giro, avendo tolto gli occhialini, per lo più è tutto appannato ed anche la tattica del seguire il tragitto diventa difficoltosa, devo tirare su la testa più spesso.

Non è tanto quello il problema, mi preoccupa di decidere se gonfiare o meno la bici, ma decido per il sì: ci sono 36km piani, ho le appendici e posso sperare di farli in un ora, ma con le ruote ben gonfie, giacché è tutto bell’asciutto.

Ah, ecco il rapporto lungo. Questo non ci voleva, la partenza è in salita, ed anche se è leggera non è l’ideale. Rischio di travolgere il pubblico (a quell’ora?!? gente strana). Poi anche infilare le scarpe è un parto, per non parlare dell’attesa del gps e dei satelliti. Ma poi è piano. E qui l’ultimo mese di allenamento mi regala una piacevole sorpresa, sono praticamente il più veloce tra quelli rimasti indietro al nuoto, anzi, riprendo anche qualche donna, ma solo nella parte piana. Così arrivo al rifornimento, ci sarebbe la barretta, ma prendo solo l’acqua e un gel che fa comodo. Mezza barretta l’ho già mangiata e l’acqua va bene per digerire l’altra metà. Non sto seguendo il programma, ma i rifornimenti sono riforniti e non avrò problemi. Succede che durante la salita riesco a rilassarmi e far andare le gambe un po’ più velocemente, non so bene cosa sia ma ho il sospetto che il mio modo di pedalare sia piuttosto inefficiente solitamente e trovando la postura giusta potrei fare anche le salite in modo discreto. La salita è tortuosa in mezzo ai boschi, poi c’è un po’ di pianura e si aprono i boschi, si sentono pascoli bovini. Poi fanno capolino giocatori di golf con la sacca in spalla. Si scorge poco come panorama, o forse sono troppo impegnato dalla strada che non conosco, e dalla gara. Bisogna tenere la distanza da chi precede, sorpassare in breve tempo, o farsi sorpassare. Non è sempre semplice, è strano come diventa difficile tenere la scia quando invece si potrebbe e si dovrebbe farlo.

La salita sembra finita e per la maggior parte tutto fila liscio, le curve sono larghe ed arrivo a posare la bici.

Sulla corsa sono scarso, l’ho tralasciata negli ultimi 2 mesi per feritine o scuse varie, così non esagero, dopo 7km mi fermo per pisciare dove non dovrei, ma gli alberi, in fondo, nascono e crescono per quello. Poi posso proseguire, ma fermandomi di nuovo, questo l’ho stabilito durante l’ultimo allenamento: non reggo, quindi meglio fermarmi e approfittare anche per prendere il gel. Il tempo è perfetto, 24°, non si può chiedere di più (taxi a parte).

Finisco in 5h39’52”. Ma questo lo scopro il giorno dopo, sicuramente so di aver finito prima delle 6 ore e questo per me è un ficata. Non so se potrò eguagliare questo in futuro, non è un gran tempo, lo so, ma non sono un granché, e so anche questo.

Quello che ho capito è che a volte è inutile starci a ragionare troppo con tattiche di allenamento, e tutto il resto. La bici ha bisogno che tu pedali, e devi starci sopra, e pedalare. Il cervello conta fino ad un certo punto, devi metterci l’anima e il cuore, non solo in senso polmonare e cardiaco.

In seguito, uno degli allenamenti che mi sono piaciuti di più è stato fare le ripetute in bici: 20″ tirando, 10″ recupero x8, 5 minuti di recupero, tutto ripetuto x5. Andrebbero fatte in pianura, ma ho trovato più interessante farle su pendenza mista, con interezioni e traffico (molto moderato, ma non assente). Il bello è la concentrazione nel dover eseguire tutto senza perdere equilibrio, arrangiandosi con cambio rapporti se è salita, gestendo anche sorpassi o pedalando e frendando contemporaneamente … pensare solo all’esercizio ed al resto non pensare affatto.

Per quanto tutto il mondo e la mia vita sia più importante di qualsiasi gara o allenamento, in realtà non è importante neanche quella, e a volte squilibrare le priorità permette di vedere le cose da lontano, distaccati da se stessi, e capire che ci si rifiuta di vedere ciò che è evidente e che ci tiene prigionieri di un personale modo di essere.

Forse mi sbaglio, ma farò altre gare e altri allenamenti. “secondo me siamo al mondo per imparare”, mi disse una volta una ragazza, e forse ha ragione, e forse va bene tutto, che sia costruire la torre Eiffel, calcolare la traiettoria di un asteroide, diventare miliardario, o fare una mediocre gara di triathlon medio, o un semplice allenamento.

Va bene tutto.

Piccole isole. Nella mia mente. Arona

aronaCastCi sono  cigni sui laghi, e anotroccoli neri.

L’acqua è sempre più limpida di ciò che ti aspetti.

È fredda, forse. Forse calda. Comunque acqua e dentro ci si sta bene.

Vedo un castello, di là, forse è un isola, forse è solo l’altra sponda.

Ma ci sono isole nei laghi. A volte ci sono.

È inutile chiedersi come sia possibile che in laghi così piccoli ci siano, le isole, tanto esse se ne stanno lì, belle e nel mezzo.

Inutile che investi del tempo a cercare di indagare quale sia il suo nome, e come sia successo.

Ma l’aria è calda, e l’atmosfera accogliente.

La bellezza del lago si rispecchia negli occhi di chi lo guarda. Non importa che abbiano il muso o che siano poco sorridenti. La bellezza dei riflessi del sole sulle increspature e la luce del castello in mezzo al verde rimane impressa nel fondo della retina di chi è lì.

E forse porterò con me questa bellezza.

#Arona, per #Aronaman