Cosa non amo della piscina

Posso dire l’acqua. Effettivamente la piscina è umida per definizione, ma non è quello il problema.

Seriamente ho una serie di problemi con l’andare in piscina.

Punto 1, l’orario. Devo scegliere un orario diurno per andare e non posso andare, chessò, alle 6 di mattino a farmi una nuotata, o alle 10 di sera.

Punto 2, fare la doccia è un problema se l’orario coincide con i corsi dei bambini. Effettivamente le docce sono comuni, e i bambini sembra che abbiano bisogno dell’assistenza dei genitori per fare la doccia. Probabilmente è una funzionalità che gli umani da touchscreen svilupperanno solo in seguito, fatto sta che è così e quindi, non essendo possibile per il genitore di sesso corrispondente al figlio che segue il corso di venire sempre ad assistere al figlio privo di capacità proigieniche, ci viene quello che capita. Risultando nelle regole: 1. femmina adulta lava figlio maschio in spogliatoglio dei maschi, 2. maschio adulto lava figlia femmina nello spogliatoglio maschile, 3. femmina adulta lava figlia femmina nello spogliatoio femminile (ok, normale direi), 4. maschio adulto fa la doccia vestito, o attende lo sgombero, o non fa la doccia (più probabile).

Non fare la doccia è la scelta più ragionevole: l’acqua della piscina non è così sporca in realtà, fare la doccia con il costume e usare il doccia schiuma porterebbe ad un tempo praticamente ingestibile per lavar via il detergente dal costume, e causando col tempo del prurito e infiammazioni abbastanza fastidiose.

Riguardo il punto 1 si dice che il problema sia il pagare le persone che controllano le entrate e il comportamento degli utenti. Ma per questo basterebbero delle telecamere e un sistema di riconoscimento automatico, sia per identificare l’utente, sia per segnalare comportamenti non compatibili.

Riguardo il punto 2 sembra che fare delle docce divise costi una esagerazione, ma in realtà la cosa è possibile, ci sono piscine che effettivamente hanno docce divise. D’altra parte, secondo alcune culture, è addirittura auspicabile che un ragazzo di 8 anni riesca a fare la doccia da solo.

Il triathlon è anche o soprattutto. per me

Il triathlon è molte cose. Sono 3 sport da fare in sequenza e questo già dice qualcosa, ma non è quello il punto. Il triathlon è molte cose perché, come qualsiasi altra disciplina, coinvolge differenti aspetti.

Certo c’è un aspetto fisico, ma con l’andare ti accorgi che il fisico era già lì da un pezzo, e l’unico limite è nella tua mente, nel non sapergli chiedere abbastanza e nel modo giusto. Sono ancora convinto di poter ottere risultati al di là delle aspettative solo grazie alla conoscenza di me.

Ma soprattutto per me è il triathlon è gara. È trovarsi in mezzo a un branco di gente sicura di quello che sta facendo, tu che non ci stai capendo niente e che infondo percepisci che più o meno è così anche per chi pensi sia così sicuro. E allora sei solo, perché tanto vale esserlo: parlare, condividere, farsi forza non è poi così importante, hai davanti il mare e non è per nulla calmo, hai davanti una distanza e non conosci il percorso, hai davanti dei problemi e degli inconvenienti, e non sai esattamente quali saranno, sai che ci saranno. E hai davanti a te tutto quello che ti sei lasciato indietro senza definire troppo, tutte le tue imprese a metà, tutti i tuoi farò, tutti i tuoi avrei fatto, e tutti i tuoi avrei dovuto fare.

Insomma, un bel po’ di confusione in testa, ma ti piace, e ti piace molto averne di confusione proprio in quel mometo, nel momento sbagliato. Momento sbagliato perché dovresti pensare alla gara, ma ti fa piacere proprio perché infondo la gara è solo un mezzo. Devi finirla. Non si scappa. Ma non è poi così importante. Devi finirla a tutti i costi. Ma non è poi così importante. La tua testa è affollata da tutto. E tutto nella tua testa devi tenere e ricordare, devi portarlo dietro. E devi finirla. La gara devi finirla. Non hai neanche idea di cosa sia tagliare il traguardo, e neanche ti frega un granché. O forse non hai tempo ora per pensarci, ci sono cose più importanti del traguardo e della gara. Perché cazzo la gara devi finirla.

È stato un piacere tagliare il traguardo, ma ti ha lasciato in bocca quel gusto un po’ amaro di cose perdute. Hai corso tra le nuvole dei pensieri che affollavano la tua mente, ed ora all’improvviso è sereno. Di chi ti fa i complimenti te ne fotti. Ti dice “bravo, sei forte” e a te non frega un cazzo, “forte che??”. Non hai neanche capito di aver fatto qualcosa che secondo loro sarebbe difficile e stancante. E non hanno capito niente. Guardano e non vedono. E tu non sai di cosa stiano parlando, non hai visto lo stesso film, tu stavi correndo secondo gli altri, ma dal tuo punto di vista tu sei fermo. Tu sei fermo e al centro del mondo per tutto il tempo in cui corri, ma loro ti vedono correre e pensano che questo sia stancante. Lo è, cazzo se lo è stancante. Ma lo è anche perché dal tuo punto di vista sei fermo. È il tutto che scorre attorno e così devi farlo andare abbastanza veloce.

Ma non stai scappando da nulla. Anzi sei bello concentrato su di te, e sei la presenza più ingombrante con cui potrai mai avere a che fare. Sei con te per tutto il tempo della gara e fai un baccano che ti assordisce quasi. Ma adori ascoltarti con quella forza, insicurezza e sincerità disarmante. Ascolti i capricci, le battute, e le cazzate. Riesce a raggiararti il tuo io, lo vedi chiaramente, usa tutte le tattiche, giri di concetti, di parole.

Ma la gara è il tuo percorso, la tua guida, il dolore che devi sopportare, per continuare nel sentiero che devi seguire che è la tua gara. Composto nel nuotare. Calmo cazzo. CALMO. CAZZO. Devi essere rapido, leggero, elegante non eccessivo, spingere con armonia, non intralciare gli altri, e andare. Calmo, andare velocemente calmo.

Inevitabili le cazzate. Non spariranno mai. Forse continuerai a raccontarti cazzate e riconoscerle solo nel momento giusto. Devi far pace anche con questo. Le tue cazzate. Ci saranno sempre e sempre si rinnovano.

La tua gara il tuo sentiero. Ecco. In fondo per me è Triathlon è sapere che c’è un sentiero, basta iscriversi e mettersi a correre.

Non importa se il sentiero ti porta davanti un traguardo dove qualcuno ti fa dei complimenti per dei motivi che tu non capisci, quel che conta è che quel che scorre dentro ora ha più senso.

La gara non serve ad un cazzo.

Ho reso l’idea?

Fascite plantare

Siamo nati per gioire dei piaceri della vita come ridere, correre e scherzare, ma a volte si esagera e si sa, ci si fa anche un po’ male.

Di preciso non riesco a rispondere alla domanda “come ti è venuta?”, la fascite plantare so per certo di averla visto che provo dolore ogni volta che appoggio il piede.

La migliore documentazione del disturbo l’ho trovata in questa pagina: http://www.albanesi.it/arearossa/articoli/02fascite36.htm inutile fare riferimento alla pagina wikipedia per la fasciosi plantare, alcune affermazioni hanno del fantascientifico.

Effettivamente la fascia è un tessuto che avvolge tutte le parti del corpo, organi, muscoli e legamenti compresi, ed una lesione di questa causa dolore. Ora se questo dolore è dovuto ad un errore di trasmissione (la fascia sembra abbia anche il compito di trasmettere segnali nervosi portandoli agli assoni dove questi non arrivano), oppure sia dovuto ad una mancanza di protezione del tessuto tendineo-muscolare per me non è chiaro.

Per ridurre il dolore gli esercizi consistono nello sciogliere i muscoli confinanti la zona dolorosa, gli esercizi si trovano da molte parti, questo http://www.my-personaltrainer.it/fascite_plantare.html li raccoglie praticamente tutti.

Ovviamente si trovano anche trattamenti fisioterapici e massaggi innovativi, ma dovrei avere la fortuna di trovarmi dove questi vengono forniti. Esempio:

No, non ce l’ho. Il centro medico sportivo mi consiglia la tecar. Vedendo la descrizione http://www.aqvaworld.it/index.php/news/approfondimenti/779-cose-la-tecarterapia-e-i-suoi-benefici.html la cosa è convincente, riscaldare i tessuti e favorire lo scambio di sostanze. Probabilmente, oltre ai doverosi esercizi (quotidiani!), è forse la terapia più efficace.

Ma arrivando al mio caso specifico, quello di una fascite distale (cioè vicino alle dita) quello che credo di aver scoperto stamattina penso sia piuttosto importante per me: ho associato lo stretching del polpaccio con l’allargamento delle dita del piede. Così facendo ho provato una sensazione di rilassamento dei tessuti, ed una sorta di riattivazione della circolazione linfatica, anche dietro il tallone, sento inoltre il piede più caldo.

Ho provato anche a fare qualche passo a piedi nudi sul pavimento badando ad allargare benel le dita del piede quando arrivavo alla spita. Il dolore è molto più sopportabile.

Quindi ho deciso di cambiare scarpa, non più la asics cumulus 15, che comunque dovrei usare per correre, ma avendo la suola morbida ho pensato fosse adatta anche per affrontare la fascite. Non più la Asics perché tipicamente queste scarpe fasciano molto il piede tenendolo stretto, rendono la corsa più efficace, suppongo, ma effettivamente in queste condizioni è la scarpa meno adatta, se la mia teoria di tecnica per l’aumento della circolazione linfatica è corretta. Avrei deciso per la Nike Vomero 8, ma sono gialle e pure sporche, quindi ho messo su delle ciabatte.

Oggi è il mio 24 giorni di fascite, il disturbo sarebbe dovuto diminuire ma non l’ha ancora fatto, spero di aver trovato la chiave giusta.

Altro indizio della correttezza. Vado in piscina e pedalo. In piscina le prime lezioni sono state sulla gambata, effettivamente tendo a stringere il piede, uscito dalla vasca sento più dolore del normale, ho pensato si trattasse del fatto che ero in acqua e fosse bagnato, ma effettivamente potrebbe essere proprio il tenere le dita uniti che acuisce il dolore. Pedalo e scegliendo la scarpa meno stretta ho meno fastidio quando vado a scendere (quella da triathlon SiDi con il velcro ha la pianta più larga).

Aronaman 2014 – il racconto

Preparare una gara consiste nell’allenarsi.

Ogni gara ha il suo imprevisto, spesso il trucco è accettare questo come dato di fatto. Così è stato per me riguardo ad Aronaman.

Il posto è bellissimo, il lago Maggiore, non il più grande d’Italia, ci deve essere una qualche ragione per cui è chiamato maggiore … comunque Arona sembra una città piuttosto elegante (cioè costosa) quindi soggiorno a Dormelletto, un nome che sembra suggerire il sonno (non uso il latino perché non lo conosco ma sarebbe stato azzeccato dire nome nomen).

Comunque non ho molto tempo di meravigliarmi dei colori che il sole dona al castello nell’altra riva, al lago ed alla città di Arona: devo capire dove è la zona cambio, devo trovare un parcheggio, devo consegnare la bici e fare tutto abbastanza velocemente da poter arrivare al checkin in albergo prima delle 8 di sera. Fortunatamente la strada non è chiusa come avevano avvertito, fortunatamente un parcheggio alla meglio in divieto non da problemi (ne multe), fortunatamente la fila per il pacco gara non è disumana, fortunatamente viene fornito dalla organizzazione un sacchetto di nylon per coprire la bici (tipo bozzolo di farfalla). A ben vedere, col senno di poi, non tutti gli imprevisti sono negativi. Riesco a sistemare la bici prima delle 7 e 30, esco dal parcheggio e vado in albergo (5′ d’auto). Doccia, cena, letto.

Sveglia alle 4 (partenza gara alle 6.50, chiusura zona cambio alle 6.30). Integratori: ho studiato abbastanza bene la situazione, dovrei poter terminare la gara in 6 ore (scaccio la velleità di andare sotto questo limite, non so se sarà bagnato e non conosco la salita) essere a posto:

– boraccia da 700ml e 150kcal disciolte e barretta da 150kcal: questo copre la frazione ciclistica

– gel 100kcal: appena uscito dall’acqua per recuperare energie della frazione nuoto

– magnesio-potassio se fosse troppo caldo per evitare crampi

– gel 70kcal con amminoacidi perché li ricordo come benzina dalla granfondo dei sibillini del 2013

Comunque penso alla colazione. Non prendo latte ma tea al limone, mi fa cagare ed è perfetto. Di roba ce ne sarebbe, ma preferisco rimanere leggero: anche se sono solo le 4 non voglio tenere l’intestino impegnato e la cena di ieri è stata più che sufficiente.

Faccio le cose di fretta in zona cambio, metto le scarpe, tolgo il nylon, pretendo di uscire in orario, quando avrei dovuto approfittare per gonfiare le gomme, cosa che farò durante la T1.

Nuotare non è il mio mestiere. Mi metto in scia, ormai l’ho capita, tranquillo e cerco di tener dietro a chi va molto lento e rimane dietro, cioè dietro a tutti, ma cerco di tenere seguire un tragitto efficiente. Sono 2 giri, avrei dovuto tenerlo a mente. Al secondo giro, avendo tolto gli occhialini, per lo più è tutto appannato ed anche la tattica del seguire il tragitto diventa difficoltosa, devo tirare su la testa più spesso.

Non è tanto quello il problema, mi preoccupa di decidere se gonfiare o meno la bici, ma decido per il sì: ci sono 36km piani, ho le appendici e posso sperare di farli in un ora, ma con le ruote ben gonfie, giacché è tutto bell’asciutto.

Ah, ecco il rapporto lungo. Questo non ci voleva, la partenza è in salita, ed anche se è leggera non è l’ideale. Rischio di travolgere il pubblico (a quell’ora?!? gente strana). Poi anche infilare le scarpe è un parto, per non parlare dell’attesa del gps e dei satelliti. Ma poi è piano. E qui l’ultimo mese di allenamento mi regala una piacevole sorpresa, sono praticamente il più veloce tra quelli rimasti indietro al nuoto, anzi, riprendo anche qualche donna, ma solo nella parte piana. Così arrivo al rifornimento, ci sarebbe la barretta, ma prendo solo l’acqua e un gel che fa comodo. Mezza barretta l’ho già mangiata e l’acqua va bene per digerire l’altra metà. Non sto seguendo il programma, ma i rifornimenti sono riforniti e non avrò problemi. Succede che durante la salita riesco a rilassarmi e far andare le gambe un po’ più velocemente, non so bene cosa sia ma ho il sospetto che il mio modo di pedalare sia piuttosto inefficiente solitamente e trovando la postura giusta potrei fare anche le salite in modo discreto. La salita è tortuosa in mezzo ai boschi, poi c’è un po’ di pianura e si aprono i boschi, si sentono pascoli bovini. Poi fanno capolino giocatori di golf con la sacca in spalla. Si scorge poco come panorama, o forse sono troppo impegnato dalla strada che non conosco, e dalla gara. Bisogna tenere la distanza da chi precede, sorpassare in breve tempo, o farsi sorpassare. Non è sempre semplice, è strano come diventa difficile tenere la scia quando invece si potrebbe e si dovrebbe farlo.

La salita sembra finita e per la maggior parte tutto fila liscio, le curve sono larghe ed arrivo a posare la bici.

Sulla corsa sono scarso, l’ho tralasciata negli ultimi 2 mesi per feritine o scuse varie, così non esagero, dopo 7km mi fermo per pisciare dove non dovrei, ma gli alberi, in fondo, nascono e crescono per quello. Poi posso proseguire, ma fermandomi di nuovo, questo l’ho stabilito durante l’ultimo allenamento: non reggo, quindi meglio fermarmi e approfittare anche per prendere il gel. Il tempo è perfetto, 24°, non si può chiedere di più (taxi a parte).

Finisco in 5h39’52”. Ma questo lo scopro il giorno dopo, sicuramente so di aver finito prima delle 6 ore e questo per me è un ficata. Non so se potrò eguagliare questo in futuro, non è un gran tempo, lo so, ma non sono un granché, e so anche questo.

Quello che ho capito è che a volte è inutile starci a ragionare troppo con tattiche di allenamento, e tutto il resto. La bici ha bisogno che tu pedali, e devi starci sopra, e pedalare. Il cervello conta fino ad un certo punto, devi metterci l’anima e il cuore, non solo in senso polmonare e cardiaco.

In seguito, uno degli allenamenti che mi sono piaciuti di più è stato fare le ripetute in bici: 20″ tirando, 10″ recupero x8, 5 minuti di recupero, tutto ripetuto x5. Andrebbero fatte in pianura, ma ho trovato più interessante farle su pendenza mista, con interezioni e traffico (molto moderato, ma non assente). Il bello è la concentrazione nel dover eseguire tutto senza perdere equilibrio, arrangiandosi con cambio rapporti se è salita, gestendo anche sorpassi o pedalando e frendando contemporaneamente … pensare solo all’esercizio ed al resto non pensare affatto.

Per quanto tutto il mondo e la mia vita sia più importante di qualsiasi gara o allenamento, in realtà non è importante neanche quella, e a volte squilibrare le priorità permette di vedere le cose da lontano, distaccati da se stessi, e capire che ci si rifiuta di vedere ciò che è evidente e che ci tiene prigionieri di un personale modo di essere.

Forse mi sbaglio, ma farò altre gare e altri allenamenti. “secondo me siamo al mondo per imparare”, mi disse una volta una ragazza, e forse ha ragione, e forse va bene tutto, che sia costruire la torre Eiffel, calcolare la traiettoria di un asteroide, diventare miliardario, o fare una mediocre gara di triathlon medio, o un semplice allenamento.

Va bene tutto.

Piccole isole. Nella mia mente. Arona

aronaCastCi sono  cigni sui laghi, e anotroccoli neri.

L’acqua è sempre più limpida di ciò che ti aspetti.

È fredda, forse. Forse calda. Comunque acqua e dentro ci si sta bene.

Vedo un castello, di là, forse è un isola, forse è solo l’altra sponda.

Ma ci sono isole nei laghi. A volte ci sono.

È inutile chiedersi come sia possibile che in laghi così piccoli ci siano, le isole, tanto esse se ne stanno lì, belle e nel mezzo.

Inutile che investi del tempo a cercare di indagare quale sia il suo nome, e come sia successo.

Ma l’aria è calda, e l’atmosfera accogliente.

La bellezza del lago si rispecchia negli occhi di chi lo guarda. Non importa che abbiano il muso o che siano poco sorridenti. La bellezza dei riflessi del sole sulle increspature e la luce del castello in mezzo al verde rimane impressa nel fondo della retina di chi è lì.

E forse porterò con me questa bellezza.

#Arona, per #Aronaman

Olympic Triathlon. Vieste e Gargano. L’orecchiette, il metano, l’autostrada e Tolentino.

Vieste - Faro

È finita. Gironzolo. Sono soddisfatto. Cazzo è finita, l’ho finito! in 2:34, forse quasi 2:35, ma vabbé, meno di 2:48 estrapolate di SBdT. Pezzi di banana, chiedo se posso prenderne, il viso di chi annuisce è un po’ contrariato, c’è gente che deve arrivare e probabilmente ha consumato di più, non prendere l’integratore è stata una mia scelta, ma al momento non ricordo neanche di averlo nel body, sopra il sedere, così ogni tanto mi ripresento e chiedo un pezzo di banana, e una bottiglietta d’acqua.

Tra l’altro vado nel bar della spiaggia e trovo qualche atleta a fare la doccia, io faccio schifo, come gli altri del resto, così la trovo una buona idea, non tiro giù il body, e non avrei niente per cambiarmi, ma l’acqua fredda è spettacolare, e sto veramente fuso. Tolgo i calzini e li intreccio tra i lacci delle scarpe. Lavo via la sabbia e rimetto le scarpe. Fresco come una rosa. Ora dovrei mangiare qualcosa: i pezzi di banana di cui sopra con inclusi sguardi di rimprovero :), ma ho deciso di non badare a cosa pensano gli altri, è una delle considerazioni sulla mia guerra e tutto il resto che accade.

La frazione ciclistica è conclusa da tutti, quindi zona cambio diciamo che si può entrare, chiedo se è custodita, sì, ma senza garanzie, converso un po’, arriviamo alla conclusione che sia meglio portarmi via tutto prendere bici e borsa, arrivare all’auto, tornare in zona, parcheggiare e trovarmi per il pasta party (orecchietta party).

Così faccio, arrivo in albergo. Uso sempre la strada sbagliata lungo mare, ma questa volta è l’occasione per fare una foto al faro, risalendo per poco non cado dalla bici perché sono consumato e poco lucido. Arrivo in albergo, chiedo se mi può aprire il cancello del parcheggio, “certamente. Come è andata?”, faccio su “abbastanza bene” in modo soddisfatto, no, dovevo dire è andata benissimo, e sono molto soddisfatto, penso che poi gli parlerò prima di partire. Metto su la bici, traffico con vestiti, casco, scarpe, calzini, e tutto. Fortunatamente la polo di Cingolani Triathlon è abbastanza lunga e riesco a tirar via il body e infilare il costume ormai asciutto della sera prima: ho voglia di fare un bagno prima di partire. È quasi l’una, vado che ho fame, esco con l’auto dal parchetto e non ho proprio modo di parlare col gestore dell’albergo. Questa volta faccio la strada giusta, e dopo 2 o 300 metri sono sul lungomare Mattei. Parcheggio e, ciabatte ai piedi, arrivo alla pizzeria Paradisea. Menù “atletico”, mezza mela o mezza banana (mah … perché mezza?!?), birra, bruschetta con pomodori, un piatto di orecchiette. Ad occhio sono metà delle calorie consumate in gara. Così appena buttato giù tutto in ordine sparso (tipo una forchettata di orecchiette ed un morso alla mezza mela …), finisco la birra e sento uno stimolo intestinale (è vivo). Mi fa piacere e vorrei esprimermi in tal senso, trovo un bagno (al solito stabilimento), mi ci chiudo, ma sono semplici espressioni sonore con niente di sostanzioso a seguito. Il che è anche normale. Ma allora faccio il bagno. Sta volta appoggio i panni su di un paletto di plastica che divide 2 spiagge, e mi butto. Più o meno come la sera prima. Piacevole. Ma oggi la vista è luminosa, fantastica. Esco, anche perché si dice che fare il bagno dopo mangiato blocchi la digestione, che probabilmente non è ancora iniziata. Giretto e altre foto lungo la spiaggia, doccia, prendo un caffé, vado verso la macchina, e sul marciapiedi rimetto la maglia: dicono che sia immorale girare a torso nudo per strada se non è molto vicino alla spiaggia e possono farti la multa per immoralezza, così non rischio. Alla macchina mi trovo con il costume bagnato e su la polo, che è rimasta sufficientemente lunga, quindi tolgo via il costume e metto le mutande, in piedi, vicino l’auto. Penso che questo non sia immorale perché essere asciutti mentre si guida è di buon auspicio. 14.47 e parto.

Rifornimento metano. Ma è domenica. Chiuso. Dopo il primo immagino lo sia qualsiasi altro in zona. Tiro diritto per Termoli.

Il ritorno è più veloce, vado di fretta. Ho chiamato a casa e deciso di non rimanere perché, infondo, stare a Vieste per fare un giro nel parco con la bici è da fuori di testa. Chiedo al navigatore, ma ha una voce così secca e fa talmente tanti errori di pronuncia che decido di seguire i cartelli stradali con scritto Foggia o (in verde) Pescara-Bari. È la stessa strada all’inverso. E di nuovo foresta umbra. Silenzio. Inspirare, respirare. Ascolto. L’occhio è così incasinato che non sa dove posare lo sguardo, tant’è la bellezza attorno. Finisce che, un po’ affascinato dal quello che è di fronte, l’occhio si perde la vista della vallata sulla sinistra, e di nuovo la collina boscosa. E poi Peschici. Questa volta non c’è la vista spettacolare che m’ha colto di sorpresa all’arrivo. Invece mi ritrovo a sfiorarla nella rotonda. Fuori dalla foresta Umbra, strada dritta verso Lesina. Sempre paesaggio irreali e carichi di colore. Ancora lago di Varano. Questa volta è salita e il motore sforza un po’. Ma tengo una buona media. Strada veloce, leggo Termoli 6 quando sono vicino a lesina, ma parla del casello autostradale, dal quale nel mancano 36. Sono ancora a metano, poco dopo entrato in autostrada passa a benzina. 30km e sono a Termoli, questa volta arrivo subito al distributore, che, non capisco per quale motivo, mette dentro 10 euro di metano, quando da secco ce ne andrebbero 12 credo. Ma va bene. Decido di arrivare a Porto Sant’Elpidio senza fermata a Pineto. E così tiro fino a che posso, quando mi rendo conto che i riflessi non ci sono molto mi fermo, per un gelato e una bottiglia d’acqua. Di nuovo leggermente frizzante. L’acqua che ho preso dal rubinetto dell’hotel non ho un sapore molto invitante. Esco dall’autogril e rientro perché il bagno è all’interno. Calma, concentrazione, e calma. Parto per PSE. Ancora a metano, esco dal casello e sono ancora a metano, il distributore dovrei cercarlo (penso), ma invece è lì a portata di vista, solo che é chiuso. Spengo l’auto affranto. No, a fianco. Che potrebbe essere un errore. In effetti riparte a benzina. Altro distributore, chiuso, altro, chiuso. Ok, vada per i 40km per casa.

Smonto giù tutto, tiro giù la bici, vedo che ho rotto il reggi guaina per il freno, non so come riattaccarlo, penso attack. Spero venga un bel lavoro, è così bella con tutti i colori … ma ci penserò. Cena. Certo, la cena, ma prima un’ordinata a tutto quello che ho portato e riassetto della panda (su i sedili, su il pianale sotto il lunotto). Bici da passeggio e via per la cena. Ricca, molta roba, e dicono che il pranzo era ancora più ricco (ma mentono sicuramente). Fagiolini con le patate sono uno dei miei piatti preferiti, uno dei motivi per cui è bello che esista l’estate.

Mah … così e cosà, una birra dopo cena, e su e giù, e torno a casa. La domenica è finita.

E ci penso giusto il pomeriggio del lunedì, appena pranzo, lungo sul letto: il cuore non mi duole. Anzi è accelerato, sono sui 62, ma sto molto bene. Il pieno di carboidraiti, proteine paesaggi e buona compagnia l’ha rimesso in sesto. E la guerra … la guerra, beh…

Il fatto è che vivi e nessuno ti dice quale direzione prendere, non hai l’organizzazione che ti prepara la zona cambio, ti dice quali sono le regole, ti danno delle penalità se sbagli, fanno i briefing prima di partire, fanno la spunta per validare la partenza. Niente. Non sai perché tutti vanno e pensi che abbiano una qualche ragione, una qualche istruzione da seguire, credi che loro sì che hanno certezze, loro sanno cosa vogliono fare, e quindi sicuramente sbagliano. Non è così ovvio che sono insucuri, almeno quanto te, che prendo la strada che hanno preso perché suppongano sia giusta, ma non hanno affatto la certezza, che alcune sere, soli, non è che non passino dei brutti momenti come li passi tu, non è che siano così sicuri e forti come li immagini. E non capisci, non capisci gli altri, che il loro offrire aiuto non è saccenza ma, piuttosto, mutuo soccorso.

Così scegli di essere contro. Contro è un ottima direzione. Contro non hai dubbi. Contro non hai responsabilità, né personalità o ego da giustificare. Contro è semplice perché non è una tua scelta alla quale sei tenuto a rispondere, è la scelta degli altri, l’opposto, ma è comunque una decisione altrui. Sei innocente e puro. Così continui a combattere. Hai la sensazione che non ci sia nessun nemico. Mulini a vento. Però è così comodo farlo. Arrivi ad una certa età e rimpiangi i tempi passati, non solo per quello che non hai fatto, ma per la guerra, la guerra era facile, ed era essere giovane. E vorresti tener viva la guerra. Attaccare e distruggere i giganti… forse … ora che sei grande, sei lucido, potresti farlo … mulini a vento … e mah … mulini a vento.

Dalla guerra nessuno esce vincitore. L’unica strategia per vincere una guerra e smettere di combatterla. Ma la sensazione è ancora piuttosto strana ed esotica. Devo farci l’abitudine.

Vieste e Gargano. Una breve corsa. Olympic Triathlon.

Parto il 15 Giugno per Vieste, sono le 12 e 3/4 e ho appena fatto metano nella panda. Caldo, sì, ma ho tra le mie opzioni anche l’aria condizionata. Aria condizionata che non accendo. Autostrada per uscita Poggio Imperiale, quindi Vieste, in qualche modo. Decido di fermarmi poco prima di Pineto, mi rinfresco ed è un ottima scelta perché parlando col benzinaio so che posso fare metano proprio a Pineto. All’uscita Pineto pago 6 euro di pedaggio, 5.74 per riempire di nuovo il serbatoio.

Non so per quale motivo, ma non voglio poggiare piede in Puglia se non a Vieste, a volte ho strane idee, questa è accettabile. Ancora 10 minuti di sosta, niente Cucciolone Algida questa volta, controllo se ci sono distributori di metano, ed trovo quello di Termoli nell’app che ho nel galaxy S2. Esco a Termoli e prendo una strada sbagliata, il navigatore mi dice di girare dove non è possibile e perdo un po’ le staffe. In realtà il distributore metano é direttamente di fronte al casello autostradale, basta girare sotto, meno di un kilometro e si arriva. Perdo un quarto d’ora, ma alla fine ritrovo la calma. 7,20 di metano. Giusto il tempo per rientrare in autostrada che già devo uscire a Poggio Imperiale. Esco e vedo chiara l’indicazione per Vieste, spengo il navigatore, e percorro una strada diritta su di un paesaggio pianeggiante, campi verdi e fieno mietuto. Pale eoliche sullo sfondo, aria molto buona, dolciastra e pulita. C’è un po’ l’odore di fieno. La strada scorre, ma apro i finestrini per far entrare l’aria, ora il condizionatore non serve. RTL manda su qualcosa che non ricordo, ma ben ritmata e divertente, anzi, rilassante. Asfalto buono, la strada scorre. Una salita, indicazioni per Lago di Varano (Iron Medio di settembre è una gara che mi piacerebbe fare), e vedo il lago dall’alto. Grande, una striscia di terra lo divide dal mare, è veramente immenso, è uno spettacolo. Poi qualche galleria, e la strada diritta finisce, spero di essere arrivato, ma l’indicazione dei 28 km era solo per arrivare al bivio per Vieste, e quindi altri 25 km, se ricordo bene. Gargano Olimpic Triathlon, dice un cartello all’incrocio. Ma non sono vicino. Entro nella Foresta Umbra, speculo pochi attimi sul nome, tipo che un umbro abbia piantato la foresta (da solo???), ma non mi interessa poi molto. Spengo la radio, i finestrini entrambi giù. È una discesa, il motore è poco rumoroso riesco ad ascoltare grilli e cicale, e molti animale. È una foresta, ascolto. Esperienza olfattiva che lascia il segno, sento aghi di pino, forse rosmarino o altro, ma è buonissimo, mai respirata un aria così. Il traffico è lento, sembriamo tutti ipnotizzati dall’esperienza: tutti calmi, incolonnati, ordinati e concentrati nell’ascolto. Si esce dall’ombra e si sale in alto, paesaggio fiabesco, i pini lungo la strada hanno un colore così acceso che sembrano irreali, quasi fossero disegnati da Walt Disney. Su e giù, ma dietro una curva si scopre una città ancora più fiabesca, Peschici, il bianco delle case colpisce ed è un opera d’arte, come tutto è inserito nella cornice della foresta umbra è spettacolare. E continuo a respirare leggero quest’aria stupenda. Vorrei passarci una settimana per farmi tutte le strade in bici. Ma ora vado a Vieste. Ancora foresta, ma ad un certo punto arrivo all’albergo, che trovo sulla destra senza neanche troppo accorgermene, parcheggio di fronte, c’è poca gente. Sono le 6 e 1/4, ho perso tempo fermandomi ma non credo più di 3/4 in tutto, e devo essere riposato. Penso si possa fare il viaggio in 5 ore.

Tiro giù lo zaino con ciabatte, doccia schiuma, e kindle e blocchetto per scrivere, che non uso: niente grafia oggi. Mi rinfresco, chiedo per il parcheggio auto, me lo concede gratuitamente perché sono un povero atleta in cerca di ristoro e la stagione non è iniziata, chiedo dov’è la zona per la gara, non lo sà ma fa su 200 metri massimo, così vado a piedi tranquillo. Solo che vado nella direzione sbagliata e ci metto 20 minuti, e lo faccio anche correndo ogni tanto, così, tanto per risvegliare i muscoli. Ci arrivo, mi fanno la cortesia di aspettarmi fino a quasi le 8, mentre se ne sarebbero andati un ora prima, ma sono gentilissimi e non mi fanno notare minimamente la cosa. Michele Falco mi aveva contattato via telefono perché avevo chiesto, via email, un’informazione sull’albergo. Durante la telefonata mi ha detto “chiama per qualsiasi cosa”, e diceva sul serio! Mi indica la pizzeria dove potrei mangiare la sera, e mi dice del bagno 2 mari, che è dello stesso hotel, mi sconsiglia di lasciare la roba incustodita.

Spiaggia_pizzomunno

Ma io vado allo chalet e gli chiedo se posso lasciare la roba, fanno la gentilezza di farmi lasciare il pacco gara e marsupio sul tavolo, scarpe a terra e vestiti su di una sedia. Acqua caldissima, entro, faccio 20 metri ed è ancora alle caviglie. È qui che si gareggia. Acqua alle ginocchia, ok: subbacqueo! (o subbacquisco). Occhi aperti acqua limpida, ho bisogno di sentire l’acqua scorrere addosso al corpo, riemergo, faccio 200 metri circa, senza forzare, dorso, braccia larghe, mi giro e vedo Vieste, Pizzomunno (che è un masso di una decina di metri che non vuol dire niente ma è caratteristico, anzi bello, come tutte le cose che non vogliono dire niente). Torno che faccio qualche foto. Infatti. Poi mi rivesto (sono asciutto). Ringrazio e cerco un posto per mangiare, mi dimentico del consiglio del Falco, ma appena chiedo ad un ristorante, mi dice di guardare dall’altra parte della strada ed ecco Pizzeria Paradisea, dove andremmo a mangiare nel dopo gara. Ho fame, mi siedo e ordino una pizza margherita e un acqua frizzante, che è in realtà leggermente frizzante, sembra che la frizzantezza dall’acqua sia sparita per qualche motivo in questo squarcio di tempo dedicato alla gara: al ritorno non riesco a trovare acqua veramente frizzante neanche all’autogrill. Ancora non arriva, ma vedo Marco Cinquantini, fidanzata (Federica), Ilaria (di Tolentino?) e … Andrea, un altro triatleta che gareggiava, dice selfista, con aquilone (figata!). Dico mangiamo assieme, ho già ordinato per me, a loro sta bene. Dopo la pizza mi viene fame e prendo una caprese e un insalata mista, forse ho un po’ esagerato, ma finisco giù tutto. Spendo 18 euro, è abbastanza, ma di mangiare roba per riempire la pancia, tipo riso in bianco, non mi piaceva, o forse avrei evitato la pizza e ormai era fatta. Rivado in albergo perché sono le 10 e non voglio far tardi. Un giro per i vicoli di Vieste, forse mi perdo. Beh, è difficile perdersi: non è Venezia. Molti venditori di souvenir, gente simpatica. Calore, è il sole del giorno che rimane sulle strade e sulle mura dei vicoli, è molto piacevole, ne ho quasi bisogno e mi piace passeggiare solo per i vicoli. Decido poi di andare verso l’albergo, lungo mare non è la strada più breve, ma lo scoprirò solo dopo la gara.

In albergo faccio su e giù dalla camera alla macchina 2 volte, una per prendere le chiavi dell’auto e posare il pacco gara in auto, poi dimentico di prendere un orologio da polso che mi può far comodo quindi ridiscendo. C’è una televisione, l’accendo per curiosità e non c’è digitale terrestre, non che cambi molto, sembra che il telecomando abbia le pile scariche: la stagione non è iniziata. Giro qualche canale e poi la spengo. Doccia e letto. Dormo 4 ore e mezzo filate, poi sonnecchio il mattino fino alle 6 e mezzo. Non ero stanco del giorno prima ed è un progresso: non sono agitato, la notte prima dell’olimpico San Benedetto del Tronto ho dormito 2 ore filate, e poi molto agitato fino alle 6. Colazione alle 7. Ci sono i cornetti e devo prenderne uno perché sembra così soffice (s’era detto niente grassi prima della gara? chi? quando?), banana, succo di non so cosa di frutta, mi chiede il gestore dell’hotel cosa voglio di caldo, chiedo un te, praticamente un acqua calda, ci solo cialde con diversi gusti, ne taglia una fetta e lascia lì il resto di un limone enorme, non trattato, buccia spessa, verde ma buono come sapore (a me piacciono molto maturi e dolci).

Cesso. Nel senso di bagno, cioè fare la cacca. Bene.

Oggi è il 16 Giugno 2013, e a Vieste c’è la gara di triathlon olimpico, quella che sono venuto a fare. Prendo via tutta la roba, indosso il body, metto la divisa della squadra, scendo, lascio l’albergo, chiedo conferma per poter lasciare l’auto, vada a tirar giù bici e borsa per gara (porto la muta perché ancora non ho capito se obbligatoria), vado. Ancora strada sbagliata, ma arrivo in poco tempo in zona cambio, entro, ed è tutto a posto. Ho il chip su, la borsa va lasciata vicino la zona cambio, comunque accessibile nel mentre si prepara la bici, metto su un po’ di crema protettiva oleosa strana che mi diede Silvia, una mia amica che vende prodotti per capelli prima dell’olimpico di SBdT, mangio un gel pregara (c’è scritto proprio), 70kcal, in realtà mi sta tornando fame.

Lascio la zona cambio ed è ora che si parte, gironzolo, capisco a briefing quanti giri di corsa vanno fatti, 4, che vuol dire andare e tornare per 4 volte. Del giro in bici capisco poco, ma per me è imporante sapere che sono 5 giri, per il resto seguo i gruppi che vanno e cerco di starci dietro, e, per gentilezza, ogni tanto avanti. Spunta ed entrata in spiaggia. Attesa: partono le donne. Attesa: le donne stanno nuotando. Attesa: entriamo nel box per la partenza. Sono dietro a tutti nella spiaggia, si dice di partire. Fischiano la partenza e andiamo. Di corsa per un bel po’, giù e si nuota. Calci, schiaffi … tipico. Qualcuno si aggrappa anche alle caviglie, ho su il chip e non mi fido tanto che il veltro regga, preferisco starmene largo per i fatti miei, forse non c’è scia ma nuoto meglio. Faccio la maggior parte della nuotata a 6 o 7 metri al lato esterno del gruppone. La traiettoria è accettabile, penso, potrei migliorare. Devo certo essere più concentrato, non vado un granché forte, non tutto quello che potrei: aggiustare la traiettoria mi rende nervoso e poco efficiente nella bracciata e nuoto scomposto. Devo tenere presente che aggiustare la traiettoria è normale, e smettere di pensare alla piscina con le corsie. Esco dall’acqua. Di corsa. E perché aspettare? Alla bici, invece, stancamente tolgo la cuffia e occhialini, metto le scarpe, casco e pettorale.

Vado all’uscita. Sento urlare “linea rossa”, mi agito e penso di averla passata, mentre è più in là (sarò mica un po’ rincoglionito? probabile). Fortunatamente non ci si fa male. In sella: strappo. Che poi, del giro, è il più pendente. Si entra in un vicolo, poi esce in una specie di giardini, e giù, curvone leggero fino in basso, si supera i 50, poi su di nuovo molto leggero (per via dello slancio, curva e via fino ad arrivare zona faro, bello! Asfalto un po’ dissestato, ma nella mia zona sono abituato a peggio. Direzione nord, alla fine di Vieste si gira verso l’interno, poi nell’entro terra, altra salitina, verso sud (non è che c’abbia capito molto, via … è un giro). Dopo il primo giro decido di aggrupparmi con dei tipi con le maglie azzurre e scritta ITU, o IT. Vanno forte e sono sicuramente un giro avanti a me, non so se gli tengo dietro, ma se to in scia aumento la media. È vero, lo vedo nel contakilometri. Ma no, non gli sto dietro, e così, tra un gruppo e l’altro, un po’ provo a fargli anche da gregario, ma scatto in avanti subito come un deficiente, così non sono di aiuto ne a loro, ne a me che mi ritrovo a 40 metri di distanza e nessuno che mi da il cambio. E alla fine di giri ne faccio 5. Sono nella seconda metà dei partecipanti, ho questa specie di sensazione, che poi scopro che è vera.

Ora bisogna correre, di prendere l’integratore alla fine della frazione bici non ne ho voluto sapere, e di mangiare mentre corro non è una cosa da me. Ma ho il gel sull’elastico con una specie di anello. Il gel sbatte su di una chiappa mentre sto correndo, appena inizio la frazione podistica il numero è girato. Lo rimetto a posto, 200 metri e di nuovo si gira. Forse un giro e mi decido di togliere l’integratore, che non mangerò e mettermelo nella tasca del body che è sopra il culo. A posto. Ma al 2 giro non vedo l’ora di fermarmi, fantastico di fare una breve passeggiata. Ma tutti acclamano intorno. Non per me, ma “vai fino alla fine. non ti fermare” sono frasi che girano nell’aria calda ma umida del lungomare Mattei. Così non mi fermo. E così arrivo. C’è Cinquantino che è arrivato da una decina di minuti, che mi fa “come va?”, io “eh”, mi giro, vedo 2:34:.. ok.

Buono. Per me è un ottima gara, avrei potuto prendere l’integratore, ma ce l’ho fatta. Scoprirò di  aver fatto i 10km in 44 minuti, tempo che non ho mai raggiunto nei test.

Oggi evento triathlon per Cingolani Triathlon

È la mia squadra, c’è anche gente forte, dicono.

Oggi hanno organizzato un evento/allenamento a Senigallia. Purtroppo non sono potuto andare, visto che non ho digerito e ho mal di testa.

Succede, quando devo ancora stabilirlo, è una questione mentale soprattutto, ma di quella mente che è nel corpo.

Deve essere un blocco al secondo chakra, cito wikipedia:

Swadhisthana chakra (o centro pelvico) [modifica]

Chakra02.gif

Questo centro sottile gravita attorno al Nabhi, come un satellite, delimitando così la regione del Void. È il solo chakra mobile. È situato sotto il ventre, circa due dita sotto l’ombelico, alla base del canale destro, Pingala Nadi. Controllerebbe l’apparato riproduttore, le gonadi, le ovaie, l’utero, la vescica, la prostata. Grazie ad esso l’uomo e la donna godrebbero ed offrirebbero piacere sessuale. È descritto come un centro molto energetico, soprattutto nell’uomo che durante l’orgasmo emetterebbe con lo sperma una grande quantità di energia (in Cina l’eiaculazione viene anche chiamata “piccola morte”).

Ha come simbolo geometrico la falce di luna racchiusa in un cerchio, emblema dell’elemento Acqua; i petali del loto sono sei. La divinità preposta è Varuna, la sua energia vitale o Shakti è Sarasvati. Le ghiandole endocrine che sarebbero associate a questo chakra sono le gonadi ed ovaie. È di colore arancio, è bipolare ed orientato orizzontalmente.

Svadhisthana è legato al mondo materiale, al piacere fisico, alla gioia di vivere, al desiderio. Un suo cattivo funzionamento deriverebbe da conflitti nella sfera sessuale, come tradimenti, abusi, litigi.

che riporta “le petite mort” come cinese, deve essere la moda, ormai sembra abbiano fatto tutto i cinesi.

Niente da fare, se si sblocca faccio qualche vasca in piscina.

Dicevo, l’evento si svolge a Marina Vecchia di Senigallia, è un’associazione nautica, mi dispiace molto non esserci. Da quel che so il programma sarebbe di 750 metri di nuoto in mare (il mare è sempre il mare), 35 km di bici (i primi 15 in piano, una salita e si torna in lungomare), poi una corsa.

La modalità con la quale si svolge è a gruppo: si va tutti insieme, se qualcuno vuole andare più veloce poi ci si ferma e si aspetta gli altri per le altre frazioni.