Anatomia di un Ossessione
Friday, July 31st, 2009Probabilmente non parlo dell’ossessione in senso psichiatrico, ma di
un pensiero ricorrente che spesso non fa dormire. Per me e’ stato in
passato l’inizio di una crisi.
A me piace vedere l’ossessione come una catena fissata ad un capo da
una vincolo (paura) e tesa all’altro capo da un obiettivo
(ossessione). La paura e’ cio’ che si vuole evitare col ragionamento
che tende all’obiettivo. L’obiettivo e’ scappare dalla
paura. Ovviamente il pensiero e’ persistente e ricorrente perche’ la
catena e’ fissata dalla paura, quindi il ragionamento resta fisso, non
risolto, incompleto, tanto da doverci tornare su. Piu’ si ritorna
sullo stesso pensiero, piu’ la catena si tende, piu’ il ragionamento
resta irrisolto, e, in realta’, irrisolvibile.
Cio’ che caratterizza l’ossessione e’ che convalida la paura sempre
piu’ ogni volta che si cerca di risolvere il ragionamento.
Facendo una analogia con la matematica e’ come se partissi da una
ipotesi con l’obiettivo di una tesi ed ogni volta che ritorno sul
ragionamento rafforso la ipotesi.
In realta’ l’ossessione e’ tale perche’ non si riconosce che il
problema e’ la paura, non il pensiero ricorrente.
La paura puo’ essere di 2 tipi: realistica o irrealistica. Ma questo
e’ difficile da determinare. Il fatto e’ che piuttosto di scappare
dalla paura col ragionamento, bisognerebbe affrontare la paura col
ragionamento.
La paura e’ la rappresentazione di un evento infausto, non l’evento
infausto. Non bisogna temere la paura.
L’idea sarebbe quella di sciogliere la catena.
Il problema spesso e’ quello di essere doppiamente codardi: non solo
aver paura, ma aver paura di essere paurosi, quindi non
ammetterlo. Questo offusca la paura, il vincolo dell’ossessione, che
quindi rafforsa la sua sembianza di pensiero ricorrente.
