Il PHP è pessimo sotto tutti gli aspetti

Arrivo a questa conclusione oggi, dopo tanto lavoro su Drupal, consulenze su framework come INDEXU, WordPress, CodeIgniter, usato Doctrine, avere sostenuto l’esame di Zend (ZCE PHP 5.3), ed in particolare lo studio approfondito del linguaggio e delle sue caratterstiche Object Oriented.

È pessimo dal punto di vista della sintassi. La sintassi non è qualcosa che determina l’efficienza di un linguaggio di programmazione, ma la produttività sì. La influenza nel senso che è decisamente brutto vedere tutti quei dollari, quando effettivamente non ha senso e non aggiunge informazioni. Il simbolo $ in PHP indica che il nome che segue è quello di una variabile, mentre i nome non preceduti da dollaro sono considerati delle costanti. Questo fa sì che se una costante non è definita, allora una sequenza di caratteri che non è una keyword rappresenta la stringa con i caratteri stessi. Ma questo genera un warning. Anche usare (leggere) una variabile non precedentemente definita genera un warning.

Ancora sulla sintassi. È decisamente brutto e fuorviante non sapere cosa è case-sensitive, cosa no. Le funzioni sono case-insensitive, mentre le variabili sì. Le keyword non lo sono, mentre le constants sì.

Programmazione ad oggetti. Qui ogni linguaggio ha il suo modo di vedere questa questione. Si dice più propriamente linguaggio orientato agli oggetti, perché si può sempre ricadere nella programmazione sequenziale o funzionale per questi tipi di linguaggi. Sotto questo aspetto PHP 5.3 non è pessimo, semplicemente ha una sua intepretazione. Che cambia col PHP 5.4, e cambia ancora con 5.5. Ma questo è piuttosto naturale. Ma di qui si vede che viene meno il fatto di avere a disposizione uno standard, visto che non è standard neanche con se stesso. E in più non tutti i fornitori di host supportano il php 5.3 perché, dicono, crea problemi con le versioni precedenti.

Template. Dentro un template si può usare la sintassi PHP per stampare delle variabili. Ma la sintassi è pessima, e spesso si definiscono dei sistemi per template, anche per garantire la separazione tra codice e presentazione, per via della audince dei programmatori che si accingono ad usare il php.

È nato per essere una soluzione semplice alla dinamicità dell’html.

Ha avuto successo perché tutti potevano scrivere del codice.

Ed è pessimo perché tutti possono continuare a scrivere del codice in php, anche se non ne abbiano la capacità.

In JavaScript tutti possono scrivire del codice? del codice pessimo sicuramente, ma c’è un limite. In PHP il limite all’orrore non ha fine.

Si hanno veramente vantaggi dalla diffusione e disponibilità? NO. ASSOLUTAMENTE NO.

Non sai mai se la tua applicazione PHP è supportata dal’hosting che devi andarti a cercare sbattendoti, solo perché stai usando una funzionalità messa lì 4 anni fa. 4 anni sono una eternità. Sei costretto a rimanere indietro tecnologicamente e culturalmente e vuoi sviluppare applicazioni innovative? Oppure vuoi sviluppare applicazione retrograde forse? Vuoi metter giù del codice vintage per far vedere quanto è “elegante”? È uno sport che ho praticato in passato, come ad esempio la mia idea di usare le ma le macro del preprocessore ANSI C e le funzioni longjump e setjump per simulare il try catch del C++ … figo no? e perché? Poi vai dal cliente (o dal datore di lavoro) e dici “beh, ci ho messo 2 anni in più …. ma vuoi mettere l’eleganza!

E tra l’altro una pezza è tutto fuorché elegante.

Pubblica amministrazione e Pdf firmati

Si passa così tanto tempo a lamentarsi e leggere dei lamenti altrui che non si nota mai se ci buone novità.

Scopro l’esistenza di questo sito, http://www.digitpa.gov.it/ , solo stamattina, e quindi di questo documento:

http://www.digitpa.gov.it/firma-digitale-formato-pdf

Mi interessa avere il supporto in Linux, e spero che sia sufficientemente semplice da usare. Trovo:

http://wiki.cacert.org/PdfSigning

con molti riferimenti a programmi che girano su Linux. La cosa più semplice da usare sembra

http://portablesigner.sourceforge.net

qui https://issues.apache.org/ooo/show_bug.cgi?id=47895 tra i commenti si dice che non è accettato in Germania.

La lentezza e il castigo o l’arte di godersi la vita

Mi strovo sulla salita che dalla Sfercia porta a Camerino. Ho percorso la vallata del Chienti lungo la vecchia nazionale, attraversato Belforte, Caccamo, Valcimara, Bistocco, Campolarzo e Sfercia. Tutto bene, ma forse ho riposato male stanotte. Mi trovo a pensare che non vedo l’ora di arrivare sotto Camerino, quando la salita sarà finita, così avrò superato il momento difficile, poi arriverò a Castelraimondo … Già, già … ma un attimo: cosa mi sta passando per la testa? Non parto certo da casa per tornarmene a casa se per tutto il tempo non vedo l’ora di superare il momento. La bici non è questo. Non è il traguardo. E’ il tragitto. Non è il superamento del momento, è il vivere il momento.

Non vado spesso in bici, ma ricordo di avere un buon motivo perfarlo. Sto leggendo Delitto e castigo, una edizione su due volumi, hoin mani il primo libro, è sera, sono sul letto e non c’è ragione di pensare a guardare quanto manca per la fine della prima parte. Non è ancora morto nessuno, ma il libro mi è piaciuto dalle prime pagine,quella cronaca del dialogo interiore la trovo geniale, affascinante, coinvolgente. Ma perché anche qui non vedo l’ora di arrivare allafine. La lettura non è terminare un libro. La lettura è rilassamento, godere nel lasciarsi affascinare da un racconto, che può essere vicino alla tua esperienza o lontano, ma sicuramente diverso. La lettura è lasciarsi trasportare in nuovi mondi. Non è stare a pensare a quando si torna alla realtà. Perché è parte della realtà.

Ora sto correndo, 3 kilometri, ancora poco e sarò a metà tragitto… ancora, anche ora, va a finire che mi fermo e torno a casacamminando, tranquillo, non ne faccio una tragedia, avrò altri giorniper correre, intanto percorro la strada.

La strada, ve ne è una descrizione illuminante ne La lentezza di Milan Kundera. Non la ricordo esattamente, più o meno parla di come sia cambiato il modo di considerare la strada, dal concetto che si aveva prima della mobilità moderna, a quello odierno. Ora la strada è una striscia di asfalto che collega 2 posti, una partenza ad una destinazione. E’ un ostacolo da superare: ciò che ti separa dal tuo obiettivo. Va percorsa velocemente, il traffico che si incontra è un ostacolo odioso. Questa concezione si contrappone a come la strada era vista prima dei mezzi di trasporto veloci, quando la strada non era asfaltata, si percorreva a piedi o con delle carrozze, il paesaggio scorreva lento, il paesaggio era parte della strada. La strada era unluogo da vivere, dove discutere e fare incontri. Direi dove vivere.

Già, perché infondo la vita non è quell’intervallo di tempo che mi separa dalla morte. Quell’ostacolo da superare per crepare e magari essere ricordati. Togliersi questo peso senza goderne. Rilassarsi da questa fatica.

No. La vita è quell’insieme di istanti che vanno assaporati e vissuti per ciò che possono darmi in quel momento. Certo, momenti faticosi, ma che danno godimento. Come una corsa, sentire i muscoli sotto sforzo,doloranti, ma che continuano a muoversi, non certo per vincere o arrivare prima. E c’è un momento in cui sembra che abbiano delle energie che non credevi potessero avere, non lo speravi, in quel momento senti che non devi preoccuparti di nulla, il tuo corpo fa quello che deve, ti riporterà a casa, stanco certo, ma ora puoi sentire l’aria, sorridere stupidamente, sentire che vai. Come pedalare, le salite sono faticose, ma ci sono panorami che solo andando puoi apprezzare e non andando veloci in moto, facendosi sfuggire la vista per concentrarsi sulla prossima piega, ma percorrendo la strada alla giusta andatura. Faticando certo, ma con calma, sapendo che non hai niente di cui preoccuparti se non dello stringere i denti e tener duro, non per arrivare, ma per continuare a goderti la strada.

Non è l’attimo ad essere fuggente. Mi sono accorto che sono io che fuggo dall’attimo. Infondo perdere tempo è proprio questo. Fuggirlo e perderlo.

Ormai sono di fronte casa, avrò altri giorni per correre, non ho ancora terminato il libro e avrò dei fine settimana per la bici. Non resta che perdonarsi e godersi la cena.

Divagando

Divagando vado e mi capita di navigare in rete, o di guardare la tv, o i giornali, o i cartelloni pubblicitari, i negozi …

Sarebbe bello avere quel cellulare alla moda, sicuramente lei e’ portata per i rapporti orali.

Bella quella gonna, e quel manichino chissà quanto può essere divertente averlo a disposizione.

Forse un giorno mi fermerò a leggere cosa pubblicizza quella figa su quel palazzo.

Non ho capito che lezioni tengono quelle professoresse …

Vivo come immerso in un film porno, dove tutti sembrano fare provini per una grande orgia, che non arriva mai, ma tutti sembrano molto preoccupati ed impegnati per essere scelti per partecipare.

Mi fermano: “Vuoi scopare?”. Ingenuamente rispondo “Sì, dove?”, lei: “Qui sopra. Sono 40 euro”, io: …

Stanza lurida, letto ricoperto di lenzuola lerce. Lei chiappona ma non male. Tipico prodotto dell’età contemporanea, una di quelle che comunque fa di tutto per essere alla moda. Stivali alti, costosi, sulle 500 euro, presi da una boutique di quelle chic, non certa da Zara.

Arrivo a 30, ho qualche spicciolo però. Protesta. Deve pagare la stanza a quell’essere strano che la mette a disposizione, uno di quegli scherzi della confusione identitaria che vanno molto di moda in questo tempo confuso.

Non importa. Non mi da tempo di tirar via i pantaloni, l’ha già tra le mani e ci sputa prima di calzarci su il guanto e prenderlo in bocca.

“adesso scopami” e poggia la schiena e il culo su quel lerciume senza preoccuparsene troppo, allarga le gambe e me le appoggia sulle braccia, alza la maglia e abbassa il reggiseno, mi prende le mani e le mette sulle sue tette guardandomi: “dai”.

È strano come la gente passi il tempo a guardar dalla finestra le porcate che succedono nell’appartamento del proprio vicino, per poi lamentarsi dei ficcanaso.

Il viale è pieno di negozi frugali e merce di dubbio valore, ma qui si sentono così fieri di esserne parte che ti stupisci di quanto sia stupido sentirsi un idiota per tanto poco.

Avrei bruciato il palazzo del vicino l’indomani. E tra l’altro indomani deve essere qualcosa di non domabile. Ma che importa.

Dice che è stufa e devo venire. Forse non mi frega niente e sono stufo anch’io. Piuttosto vado.

Mi racconta qualche idiozia lungo le scale, da dove viene, e perché, e soprattutto il disappunto per essere costretta a lavorare.

Ho conosciuto altra gente costretta a lavorare.

Molti della mia famiglia. È vero, tutti ad esprimere il disappunto per essere costretti a lavorare.

Deve esserci un qualche essere immondo che continua a costringere alla gente a lavorare.

Dovremmo legarlo e farlo soffrire come sta facendo soffrire tutta questa gente costretta a lavorare.

Dovremmo pagare delle persone che lo frustano, a turno.

Ma poi questi saranno costretti a lavorare.

Il sole compare di rado dopo le 6 di pomeriggio. Specialmente in inverno.

Socket js

// INTERNET EXPLORER
var socket = new ActiveXObject(“Socket.TCP”);
socket.Host = “whois.internic.net:43”;
socket.Open();
// Send the query….
socket.SendLine(‘ajaxjs.com’);
// Wait for disconnect and output the buffer
socket.WaitForDisconnect();
Response.Write(“<blockquote><pre>” + socket.Buffer + “</pre></blockquote>”);
socket.Close();

Java Sun Plugin Ubuntu AMD64

sudo apt-get install sun-java6-bin
sudo ln -sf /usr/lib/jvm/java-6-sun-1.6.0.12/jre/lib/amd64/libjavaplugin_jni.so /etc/alternatives/mozilla-javaplugin.so
sudo ln -sf /usr/lib/jvm/java-6-sun-1.6.0.12/jre/lib/amd64/libjavaplugin_jni.so /etc/alternatives/firefox-javaplugin.so
sudo ln -sf /etc/alternatives/mozilla-javaplugin.so /usr/lib/mozilla/libjavaplugin.so
sudo ln -sf /usr/lib/jvm/java-6-sun-1.6.0.12/jre/bin/javaws /etc/alternatives/
sudo ln -sf /usr/lib/jvm/java-6-sun-1.6.0.12/jre/lib/amd64/libnpjp2.so /usr/lib/mozilla/plugins/

suggerito da  http://federicomoretti.name/2009/01/01/come-installare-java-a-64-bit-su-ubuntujaunty/