Problema di definizioni

Posso essere un programmatore, lavorare per una azienda a Francoforte, ed alcune aziende italiane, abitare a Tolentino, cercare casa in affitto a Chiaravalle, lavorare in ufficio presso un coworking ad Osimo?

No. Non posso esserlo perché il locatore pensa che sia tutto tremendamente troppo complesso tanto da concludere che io sia un poco di buono o roba simile.

E conta poco specificare quale sia il mio reddito, posso anche inviargli copia della mia dichiarazione dei redditi, della copia della registrazione della partita iva, qualsiasi cosa. Non gli basterà mai, per esso sarò sempre un poco di buono.

Programmatore non va bene.

Effettivamente sono un Dottor Ingegnere dell’informazione Iunior (iscritto all’albo degli ingegneri di Macerata), che lavora principalmente come consulente presso Xwave, una azienda tedesca che si occupa di commercio online.

Poi se non ha capito niente non sono problemi miei, del resto capisce neanche cosa sia un programmatore e cosa sia un coworking, ma almeno sentir dire Dottor Ingegnere potrebbe bastare. Va da se che sono iscritto all’albo, ma se necessario lo specifico.

E questo è nel cercare casa. Cosa pensa un committente quando ci si presenta come consulente per un lavoro? Qual è in effetti il modo giusto di presentarsi? Perché non darsi del lei? (a se medesimi stessi, dico eh).

Tipo:

Sono un ingegnere informatico, ho iniziato l’attività come full-stack web developer, principalmente attratto dal backend (ho la certicazione ZCE php5.3, ad esempio). Ma ultimamente lavoro molto sul javascript e front-end, dove ritengo di essere molto produttivo, e lo pensano anche l’aziende per cui ho lavorato: mi sono spesso ritrovato ad essere “quello bravo col javascript”.

Ecco, così potrebbe andare.

Il punto è che la gente vuole inquadrarti, non vuole pensare. Non c’è bisogno di specificare che tu sei una persona che fa questo e quello. Ovviamente sei una persona, ti sta parlando. Vuole sapere in quale cassetto infilarti, in quale categoria di persone metterti. Vuole sapere se sei una persona affidabile o non affidabile, se lavori, se ami il tuo lavoro, sei apprezzato per questo. Se hai un posto dove lavorare e dove vivere. Ok, sto cercando un appartamento in un’altra citta, è evidente che il posto dove vivere lo sto cambiando, o non ce l’ho ancora, ma non importa! Devo averlo, devo essere stabile qui, ed avere una ragione non futile per cambiare posto. Tipo:

Sono un ingegnere informatico che lavora principalmente come consulente presso Xwave, una aziende tedesca che si occupa di commercio online. Vivo a Tolentino, ma avrei bisogno di cambiare ufficio nell’ottica di avere maggiori servizi e comodità. Avrei bisogno di un appartamento, preferibilmente arredato, non troppo costoso, zona Chiaravalle/Catelferretti/Falconara.

Va meglio? Direi di sì, è incassettato in “ingegneri” e “consulente (informatico)” ed in “lavora per azienda tedesca”. È inoltre chiaro il fatto che vivo a Tolentino attualmente, ed è chiaro il motivo per cui sto cercando un appartamento in affitto.

Tutti abbiamo una cassettiera nella nostra mente, bisogna prenderne coscienza, perché poi è questa la prima cosa che ci si domanda quando si conosce qualcuno:

E questo adesso?!? dove lo metto?!?

E la cosa più gentile che si possa fare è darsi un etichetta a se medesimi, la più generica e comprensibile possibile, tanto da far capire: “Ehi! Io vado in quel cassetto, nessun disordine! Non ci sono stati i ladri. Non devi fare pulizie. Non devi riordinare. Non devi pensare”. E soprattutto: non devi pensare diversamente, non devi sforzarti, non devi cambiare idea, vai bene come sei, hai ragione tu … (e forse potresti tenermi in considerazione se hai bisogno di qualcuno su cui contare, perché abbiamo tutti bisogno di essere rassicurati, di avere un appoggio, di avere qualcuno che ci da ragione, in un mondo dove ci sembra di essere pazzi ad ogni nostro singolo pensiero troppo ovvio – per quelli della pubblicità)

Adoro il caos.

Pretendere.

Pretendere.

Quando imparai a farlo. Non ricordo. Forse l’idea di aver subito qualche ingiustizia ed essere risarcito. Qualche strappo, che va riparato. Come e cosa si può pretendere?

E non invece desiderare, chiedere, ricevere in dono.

Sarebbe forse meglio dimenticare i torti, gli strappi e pure i dolori. Sorridere, come si sorride a qualche accidenti che capita per colpa del caso, e null’altro. Non è forse un caso che ci si trova a scontrarsi con qualcuno piuttosto che altri? Cosa stabilisce che il conflitto di interessi interessi proprio quella persona e me, assieme? Solo perché quella persona mi è vicina? E quando mi è lontana?!? Non è forse la stessa cosa?

Oggi 8 volte 3km bici + 500mt corsa + 4′ recupero. Su strada deserta, ma alla sesta ripetizione mi metto in strada proprio quando sta per arrivare un’auto, ed inizio a pendalare avanti ad essa. Ho pensato: “proprio ora doveva arrivare?” Avrà pensato: “proprio ora doveva partire?”. “Eh, ma io ho finito il recupero, cosa ne sai te da quando è che faccio ‘sta cosa?”. “E tu cosa ne sai da quand’è che sono partito e quanti casini c’ho per la testa?”.

Ma infatti. Nessuno sa niente di nessuno. Però ho ragione io.

The love of power

When the power of love overcomes the love of power, world will know peace.

Jimi Hendrix o William Ewart Gladstone, comunque riflettevo su come ultimamente si stia cercando di scindere questo legame guerra-potere, su quanto si stia cercando di far passare il potere, e l’amore per il potere dei potenti, distinto dalle guerre che fatalmente accadono, così, scorrelate.

Si cerca di far credere che Obama, Bergoglio, Hollande, Draghi, Gates, Buffett … (andiamo più su? ok, non importano i nomi) ecco, che essi non c’entrino nulla. Nulla con lo ISIS, nulla con i guerriglieri sanguinari africani, nulla con i rovesciamenti governativi del sud-america, nulla con Mubarak, post-mubarak, post-post-mubarak, nulla con Gheddafi, post-gheddafi, post-post … nulla insomma.

Cioè che nulla… Aspirano al potere, lo raggiungono e questo potere li mette nella situazione di essere impotenti tutti contro le guerre che accadono nel mondo, loro malgrado. …che nulla possano farci riguardo alle violenze. Loro aspirano al potere in modo pulito, e lo raggiungono senza esercitarlo. Che equivalerebbe in effetti a non raggiungerlo mai. La contraddizione è nel fatto che il potere lo raggiungono, ed è evidente, e mai lo esercitano.

Basta fare un po’ di sport per capire che chi è davanti si è confrontato, ed ha vinto. Non teoricamente, ma realmente, ha esercitato.

Cosa? Quale altra stronzata dovrei ascoltare oggi? Ditemi ancora ragazzi della tv, sono curioso. È puerile persino la vostra dialettica ormai, non fate più neanche lo sforzo di tirar fuori un congiuntivo corretto. Ah, questo sì, lo fate per essere più “alla mano”, ovvero semplici, quindi innocenti. (dovreste ricordare: Edipo non voleva vedere, ma quando fu costretto a vedere non sopportò la vista e si cavò via gli occhi dalle orbite. E non “si giro da un’altra parte”).

p.s.: non un granché di post, me ne accorgo, ma certe idee vanno fissate

A quest’ora corrono solo i pazzi

Perdo un po’ tempo per spiegare questo allenamento, a livello di sensazioni, ovviamente, a livello metabolico non ne ho le conoscenze.

Oggi, ore 12.40. Riscaldamento, bevo, stretching, 4 allunghi, bevo, stretching. Alla fine mi decido ad iniziare.

20″ forte, 20″ piano, 30″ forte, 30″ piano, 40″ forte, 40″ piano, 50″ forte, 50″ piano, 1′ forte, 1′ piano, 3’00” di recupero. Ripetere x3 volte.

Il Garmin XT 910 permette di impostare l’allenamento, e questo è un bene, ma è verameeeeente mooolto noioso farlo direttamente sull’orologio. Spero di poter un giorno perdere tempo per trovare il modo di impostarlo tramite pc e poi caricarlo.

Sensazioni. Quello che ho notato è come una specie di apertura dell’alimentazione, una progressione energetica. Nelle parti “forte” la forza è distribuita sulle gambe, mentre nei successivi “piano”, la forza è più a livello del corpo, degli organi, come polmoni e cuore che in qualche modo carica, cosa che serve nei successivi “forte”. Ed è un continuo aumento, il fisico è sottoposto ad una sorta di altalena di carichi: una volta carichi le gambe, l’altra carichi cuore/polmoni. E l’altalena è sinusoidale, armonica, quindi senza strappi, fisicamente pesante, ma in qualche maniera piacevole. La seconda serie è stata la più interessante, perché questo concetto l’ho assimilato e sfruttato bene. È importante anche l’ultimo minuto piano perché è comunque carico a livello metabolico, e comunque non credo sia il caso di scendere dall’altalena quando non è ancora ferma!

Tecnica. L’ho eseguito in pista, in piano, la difficoltà non è stata alta. Una serie dura 6’40” + 3′ di recupero (9’40”), mantenere la concentrazione non è un grosso problema anche arrivando ad un carico fisico alto. Quindi tutto il focus va sulle sensazioni. Ho scelto le asics cumulus perché non avevo idea di come fossi messo io (ieri sera ripetute in bici), né di cosa fosse l’allenamento. Sarebbe il caso di farlo con scarpe leggere, da gara.

Passata mezz’ora dopo le 13, nello stadio deserto entra Denise e dice: “a quest’ora corrono solo i pazzi”. 30°, sole a picco, non si riusciva neanche a sudare, per un  qualche caso (per via del mio ritmo) mi sono trovato sempre a finire le serie vicino alla fontana, ed ho bevuto ad ogni recupero. Denise col toppino e pancia scoperta fa più bella figura di me in cannottiera sudicia. La tolgo, ma peggioro la situazione. La rimetto e ci salutiamo. Non c’è gara.

Insomma, lo definirei un allenamento di potenziamento/condizionamento “metabolico”.

ps.: l’ultimo minuto forte della terza serie è stato un po’ sofferto, non ci voleva, mi ha rovinato la bella sensazione delle prime 2 serie.

Le cose cambiano … davvero?

Mi stavo chiedendo, ora, perché è così negativa la percezione che ho di Microsoft, e come sarebbe la percezione che ne hanno gli altri.

Una cosa alla volta. Prima di tutto io sono cresciuto tecnicamente, e parallelamente, con la MS che stava sviluppando, in modo piuttosto goffo, il suo sistema operativo di punta. MS è cresciuta facendo scelte molto discutibili, appoggiandosi per lo più a conoscenze, a contatti/contratti, ottenuti presso vari stati, si potrebbe dire che è cresciuta “all’italiana”: una mano lava l’altra, e tutt’e due lavano la faccia.

http://windowsitpro.com/windows-client/windows-nt-and-vms-rest-story
Io ho sempre snobbato la Microsoft per via delle scelte tecniche assolutamente insensate. MS assunto molti progettisti provenienti da VMS, Window NT era pressoché pronto nel ’94, ma invece decide che deve mantenere la compatibilità ed uscire con un sistema operativo basato su MS-DOS, e lo fa nel ’95, dopo aver fatto attendere tutti il suo arrivo per un anno (doveva uscire nel ’94, ricordate?).

Nel ’92 partecipai ad un evento formativo/divulgativo di Microsoft (tenutosi all’università di Ancona, io ero ancora alle superiori) che lodava windows NT come il prossimo passo, professionale e compatibile con i vecchi sistemi. Mi ricordo gli interventi dei partecipanti che chiedevano se fosse possibile compilare il kernel per un PDP a 11 bit, oppure ho confuso qualcosa, io ed un mio amico parlando della domanda ci siamo guardati come per dire “che c@zz’ ha chiesto sul PDP?!?”.

E invece se ne esce IBM con OS/2 Warp nel ’94, gira solo su 386 in su, è leggero, veloce e sicuro. Ha una buona interfaccia grafica a finestre, icone sul desktop, e tutto.

La MS è ancora indietro col fiato corto, e non ce la fa per quell’anno ad uscire col suo nuovo windows. Ma bombarda il mondo con promesse. Il mondo, le aziende, i negozi, gli stati, qualsiasi cosa. Microsoft è solo marketing, e molti appassionati informatici, me compreso, pensano che è tutto un bluff, e poi c’è Linux che sta diventando stabile in quegli anni, hanno portato il server grafico.

Così, che dire? niente Microsoft, perché è un bluff (e principalmente perché non ha ancora rilasciato il sistema!), non con IBM che ha una storia da bluffer, molto simile a quello che ora Microsoft vuol essere (o lo è già), quindi niente OS/2. Linux è un sistema poco innovativo tecnicamente parlando, ma la terminologia e le astrazioni *NIX sono ben conosciute e stabili, la gestione della memoria è comunque non del tutto banale, è efficiente quanto basta, e decisamente È STABILE. Ci si può lavorare, ci si possono fare esperimenti, si collega ad internet e tutto.

Nel ’95 Windows si presenta come un sistema istabile e colorato, dove ogni volta è una fortuna riuscire a terminare il boot prima di vedere la schermata blue della morte. Il gestore della memoria è pessimo, la protezione è inesistente, capitano sovrascritture di aree di memoria assegnate ad altri processi, non servono nemmeno i virus per corrompere di tutto. I pacchetti software di punta della Microsoft riguardano l’Office automation, MSWord, MSExcel, MSAccess, MSPowerPoint. A causa del gestore VM si finisce per pensare che MS Word faccia schifo, che va sempre in crash, che bisogna recuperare da un file temporaneo, che bisogna salvare ogni 13 secondi.

Oggi. Ho bisogno di alcuni servizi, diciamo hosting, ma anche di software. Sono per l’opensource, il software libero, ma a volte pago per il software, e pago sicuramente per i servizi. Capisco che anche lo sviluppo di un software è un servizio. Io stesso sviluppo software, e fornisco un servizio. Cosa faccio? Penso a cosa può volere il cliente (o più spesso l’utente nel mio caso), e così questo è l’obiettivo, e questo è lo stimolo che mi porta a crescere e migliorare, servire l’utente al meglio, fornire un software più stabile, meno confuso, più immediato, e cercare di farlo felice, così sarà soddisfatto di aver speso bene i suoi soldi.

Io noto una differenza sostanziale tra questo mio atteggiamento e quello avuto da Microsoft in questi anni. L’atteggiamento di Microsoft è stato quello di cercare di essere riconosciuta come l’azienda leader, di ottenere i contratti, di aprire centri di sviluppo nel mondo, di rendere incompatibili i software altrui, di massimizzare i profitti.

E dov’è l’utente? L’utente è marginale. Conta poco, contano i soldi sì, e sono i suoi, ma non deve neanche scomodarsi di tirarli fuori direttamente, sarà il negoziante che allegherà copia OEM del sistema operativo MS al momento dell’acquisto. E non deve neanche pensare: esiste solo questo.

In linea di massima questa è una delle cose che vuole il cliente: non pensare. E su questo la Microsoft ha avuto ragione alla grande. Ma non è più vero se si tratta di un professionista che i servizi vuole usarli.

Ora MS vende servizi su cloud, SaaS, PaaS, eccetera, è per quello che oggi mi chiedo qual è l’atteggiamento che ho io nei confronti della Microsoft, la percezione che ho di quella azienda.

Nadella è il nuovo CEO di MS da più di un anno. La direzione è stata quella di rilasciare diverso software opensource, di aprire agli sviluppatori, cioè a professionisti che non solo non trovano sconveniente l’uso del cervello, ma lo ritengono persino opportuno. E comunque opportuno prima di spendere dei soldi.

Dovrebbe cambiare il mio atteggiamento? Davvero oggi Microsoft è cambiata?

Penso sia giusto che io mi ponga questa domanda, non ho ancora la risposta, ma passerei all’altro aspetto ora.

Che percezione hanno gli altri riguardo a Microsoft?

Dovrei provare a mettermi nei loro panni? Cioè di chi non ha capito il gioco sporco di una azienda marcia guidata solo dal desiderio di potere? Dovrei mettermi nell’ottica di chi pensa che fornire un servizio sia l’obiettivo della Microsoft.

(All’uscita di windows 95: “non vi costringiamo ad aggiornare il vostro software precedente”, sostanzialmente programmi di contabilità, che per natura stessa della problematica andavano aggiornati di anno in anno per via del cambio delle leggi e dei parametri.)

Non ci riesco molto. Mi domando che tipo di testa deve avere uno sviluppatore che lavora per la Microsoft, suppongo che un programmatore ha più o meno la solita testa, sono le macchine che te la inquadrano, non può mentire o fare sotterfugi, devi prima o poi scontrarti con te stesso e finire coll’essere onesto. Ma come puoi lavorare lì allora?

Forse chi ama Microsoft pensa che le cose debbano andare così, che chi vende racconta balle. Ma non vedono i servizi forniti da Google? e da Amazon? e dagli altri? Non se ne percepisce la differenza?

Il mio astio per Microsoft è anche dovuto a quello. Ma possibile che pensate che le cose debbano andare così? Che chi produce software non lo faccia con amore e desiderio di soddisfare il bisogno dell’utente? Piuttosto che (e “piuttosto che” è un avversativo!) fare soldi il più possibile?

Non so. Mi sono fatto solo domande e non ho risposte.

Ma facciamogli un po’ di pubblicità:

Windows 10 Enterprise E3 now available as a partner delivered cloud service

 

Passa il tram

Tram. Questa volta è più forte. L’ufficio si muove quasi. Apro gli occhi. Non sono a Francoforte. È Porto Potenza Picena. E la casa ora si muove vistosamente. E io sono dentro. La vibrazione iniziale ha smesso. Ora sembra d’essere in una curiosa altalena e attendo impazientemente che si fermi. È un’altalena di mattoni e questo non è bello. L’unica cosa che mi spaventa ora è il movimento del lampadario. Stavo dormendo e sono ancora lungo sul letto, ho preso il cuscino, l’ho messo sopra di me, e mi sono ranicchiato per poterci stare sotto con quasi tutto il corpo, lasciando fuori i piedi. Sono passati ormai alcuni secondi, forse 4, forse 10. Sento movimenti nell’altra stanza, dove dormono Paolo, Laila e Leo. Chiedo: “anche la si muove la casa?”, “sì, si muove tutto anche qua”, la risposta di mio fratello.

Mi ci sono voluti tra i 2 e i 4 secondi per capire che fosse un terremoto, e quello che ho pensato subito dopo è stato “perché accidenti si sta muovendo?”. È stata una sensazione stranissima, non avevo nessuno a cui dare la colpa, e questa cosa mi ha fatto riflettere sul mio atteggiamento in generale.

La casa si muove. È di mattoni. Col senno di poi ho pensato che sarebbe potuto succedere qualcosa di tragico. Qualcosa di tragico a me, intendo, potrei essere stato tra le numerose vittime di una novantina di km più a sud, sarebbero potuti venir giù i mattoni del solaio, il tetto, crollarmi tutto addosso, non solo il lampadario. Non so quanto un cuscino mi avrebbe protetto, comunque, credo, meglio di niente.

La casa è ormai ferma. Non so che ore sono. Non ho orologi a portata di mano. Vibrano gli smartphone all’arrivo di messaggi whatsapp. Non il mio, ma ora l’accendo. Non sono ancora le 4, non ho praticamente dormito nulla, ed in più è ancora notte, è presto per alzarsi e fare un giro in bici. Qualche scambio di messaggi con amici e parenti. Mamma scrive “ho avuto molto paura”, è la prima volta che riesce a mandare un messaggio su whatsapp senza prima chiamare qualcuno che gli rispieghi come si fa. È a Tolentino, la scossa è stata molto più forte.

Proverò a dormire ancora un po’. Si muove di nuovo, cuscino sopra, immediatamente. Scrivo sul gruppo triathleti all’attacco: “fottiti, ho il cuscino sopra”. Qualcuno scrive che a volte non mi capisce. A volte sono un po’ macabro, ammetto.

Non sapevo delle vittime, non sapevo che a Tolentino fosse stata più forte, e non sapevo dei crolli ad Amatrice. Non sapevo nulla. Avevo paura e volevo solo allentare la tensione in qualche modo, oppure ingannarla.

Ho finito per svegliarmi alle 7 e 20. Sole alto. Saccheggio il frigorifero. Mezzo melone, formaggio, decido infine di farmi una tazza di latte e caffé per calmare la fame. Direzione nord, lungo la statale 16 giro per Loreto, una bella salita, la gente in piazza piange, lo trovato strano. Ora non più. Poi verso Recanati, lungo la vecchia SS77, l’antica via lauretana percorsa in senso inverso. Anche lì faccio un selfie con la statua del Leopardi dietro di me. Ci sono lavori e devo passare sul marciapiedi in bici. Vado verso Montefano, poi valuto che ho fatto i miei km e giro per Montecassiano. Bella discesa, ma devo fermarmi ad un incrocio perché non ci sono segnali e non conosco la stada. Decido comunque ad intuito e indovino. Sono di nuovo sulla 77 e giro per Recanati, poi a Fontenoce devio per la regina. Ritmo regolare, sono in leggera discesa, è un piacere andare 36-38 km/h.

Deve arrivare mezzogiorno prima che io sappia qualcosa della tragedia. È la prima volta che mi capita di essere qui con un terremoto così forte, non riesco ad immaginare cosa sia successo nel ’97, e nemmeno lo voglio. Alla casa di Tolentino sono stati fatti degli interventi di consolidamento delle fondamenta e ampliamento dei volumi (alzato il tetto), in realtà abbassando il carico sopra la struttura (tetto in legno). Non ci sono danni se non ad una tamponatura interna non portante, già lesionata in passato, ma mai rifatta perché non pericolante né pericolosa. Nessun danno alle tamponature ai piani inferiori, dove le altre case e palazzi del paese sono state lesionate maggiormente.

Sono fortunato. Terremoto: è meglio quando non succede.

Ascoltatemi bene: per me non ha alcun valore

No, non sono snob, non si è snob solo perché si hanno altri interessi, si è snob perché ci si crede superiori nell’avere altri interessi, si è snob se si fa una classifica degli interessi.

Per me non è così. Semplicemente per me non ha alcun valore. Non pretendo che ciò che mi interessa ne abbia di valore per gli altri, ma per me quello che mi interessa è importantissimo.

È il caso che specifichi. Non mi interessa nulla della vostra opinione su quali che siano i giudizi morali, la necessità di conformarsi a qualcosa, a qualche comportamento, a qualche gruppo, a qualche movimento politico.

Non mi interessa la tutela della saluta pubblica, della pubblica incolumità, della sicurezza nazionale, e non mi interessa il patriottismo o la difesa dei confini nazionali.

Non mi interessa il mostrare una mia integrità morale, che non ho, e non mi mette a disagio la vostra disapprovazione. Provo piuttosto pena nei confronti di chi cerca con lo sguardo la complicità riguardo una nota di disapprovazione nei confronti di chicchessia. Ci sono cose che trovo curiose, cose ripugnanti, ma non disapprovo. A me non interessa disapprovare.

Non difendo neppure i confini della mia sensibilità, non ho bisogno di una zona franca, di una casa dove tornare, dei valori ben determinati ai quali potermi appigliare nei casi di pericolo.

Il pericolo è solo nella mente. Sono solo muri immaginari. Non devo appigliarmi a nulla. Il vento non è così forte da trascinarmi lontano, o almeno non abbastanza lontano tanto da poter volare per sempre.

Sarei curioso di capire come io appaio agli altri, se la stessa cosa che io penso e provo sia simile a quella provata e pensata, almeno in qualche momento, da chi conosco e chi ha una qualche idea di me. Se quella sua idea di me sia simile a quella che io ho degli altri.

Gli amici no, gli amici non giudicano, ma sembra comunque che cerchino sempre approvazione riguardo ai pregiudizi, e io non riesco a darne. Io non so niente, sono ignorante come un sasso che se ne sta muto al lato di una strada maestra che tutti increduli percorrono cercando di ostantare sicurezza. Questo può essere imbarazzante.

Forse è per quello che me ne sto spesso da solo. Anzi, sono sincero, quello è il principale motivo perché ricerco la solitudine. Non ho certezze e non ne cerco. E forse non mi spaventano neanche le persone che non ne hanno. Sto bene anche coi matti, per me non c’è problema. Qualsiasi sistema di valori è comunque attaccabile in qualche modo, dal punto di vista formale o informale, quindi non vedo perché fare distingui. Siamo tutti matti che cerchiamo continuamente di convincerci di essere nel giusto.

Non abbiamo certezze, né reddito fisso, né case, né amanti fedeli, né futuro prescritto, né un domani uguale a ciò che immaginiamo. Siamo solo pazzi che a volte cerchiamo appoggio sulla spalla di qualcuno che cammina di fianco, sperando che stia facendo la stessa strada che crediamo di percorrere perché è giusto così, o perché è necessario, o perché è salubre.

Per me non ha alcun valore. E va bene così.

Lo Stato delle co(s)ce

“La Germania è un bel Paese, ma l’Italia è meglio” – Blondie, Bording time in Flughafen München

Beh, c’è da capire, è una frase uscita dalla bocca di una norvegese, che probabilmente parla 3 o 4 lingue, tra l’altro anche piuttosto avvenente, non posso pretenderne la correttezza.

Dalle nebbie e dall’acqua del mare spunta il naso di Poseidone che ha scelto quella costa per poggiare la testa mentre schiaccia un pisolino, da qualche millennio a questa parte. Lo vediamo da lontano scendendo con l’aero verso Falconara Marittima. Oppure è il Monte Conero, la nebbia si dirada, sì, ormai è chiaro. Riusciamo a vedere anche Ancona. E le case, e il verde dei prati e le case disordinatamente sparse sulle dolci colline.

Cos’è che fa di un Paese un Paese bello? Il clima? È probabile, forse è solo quello.

Ero abituato a lamentarmi dei miei conterranei, ma in questo momento non più. Ho smesso di controllare facebook e le futili discussioni che stanno avendovi luogo da 3 settimane. Non mi vieto di entrare nel sito, lo faccio, ma non mi incuriosisco riguardo le discussioni. Pochi giorni fa leggendo Repubblica.it vedo che il ministro Maria Elena Boschi, polemizza con un vignettista che le critica di distrarre le masse dai contenuti delle riforme con la sua avvenenza (“lo stato delle cosce”). E questo sarebbe sessista. Il mio collega tedesco vede la vignetta e dice: “umh, and so?”. Gli spiego come stanno le cose riguardo le amicizie, gli amici, i figli degli amici degli amici, e i figli degli amici. Mi ferma e dice che capisce perfettamente, è così che vanno le cose anche in Germania.

Non ammorbarmi in Facebook mi lascia concentrarmi sulle interazioni reali, quelle di cui ho veramente bisogno, e queste per uno sviluppatore software sono pochissime. Il panettiere, le/i cassiere/i del supermercato, l’addetta alla piscina di Enkenheim, i/le colleghi/e al lavoro, i clienti, la famiglia. Di come vanno le cose non mi interessa più di molto. Sto lavorando su un sistema e devo farlo andare. Ci sono degli aggiormenti da fare e dei nuovi servizi da fornire.

Non trovo neanche interessante l’idea che tutti siamo sotto controllo. Non posso farci nulla, e per di più per esprimere questo concetto dovrei entrare in Facebook e condividere in una piattaforma che raccoglie i dati per profilare gli utenti in modo tale da poter targettizzare la pubblicità, di avere informazioni più dettagliate sulle tendenze, sui prossimi risultati elettorali, e via dicendo, in maniera tale da poter vendere queste informazioni (o usarle direttamente) per trarne vantaggio nel mercato dei future, dei prezzi delle materie prime, e via dicendo. Sono cose che sappiamo, sono così, non c’è un complotto dietro, né complottisti: i servizi sono forniti da persone che vanno pagate. È così per me, è così per chi sviluppa, migliora e garantisce il funzionamento di un social network come Facebook.

E così, cosa è che rende un Paese un Belpaese? Come sono i conterranei? Chi ti tocca frequentare? Il perché si abdica alle tue scelte di tutti i giorni? Bisognerebbe trovarlo questo perché.

  • Chi frequentare.
  • Cosa fare.
  • Quale corso seguire.
  • Quale escursione fare.
  • In che bar e con chi giocare a biliardo, e dove e con chi a carte.
  • Che libro leggere.
  • Che film andare a vedere.
  • Quale concerto.
  • A chi sorridere.
  • Che vestiti indossare.
  • Che lavoro fare.

Quali sono le libertà che mancano davvero? Perché non infrangere questi muri oleografici della propria mente? Forse passarci attraverso potrebbe dare brividi di piacere, perché avere paura? non sempre tremare vuol dire essere in pericolo.

Da 8 anni il mio Mondo tra le Stelle

Io sono un tipo strano.
Vorrei essere accettato per quello che sono, ma infondo mi faccio un po’ schifo, quindi mi va bene essere rifiutato. E anzi me lo aspetto un po’.

È che questa mattina mi sono svegliato ed ho pensato di avere forse mezz’ora in più per la bici, di poter arrivare in ritardo in ufficio, insomma. E perché? perché ieri sera sono stato un’ora in più, sono a buon punto e così è giusto.

Ma il peggio è quello che ho pensato ieri sera, lì sì che mi sono superato.

Sono 8 anni che lavoro per questa azienda di Francoforte scrivendo codice in javascript e php. Ecco, 8 anni fa non era tanto comune, in effetti l’interfaccia è ancora usata, fa schifo, andrebbe rifatta, ma è ancora in produzione. Poi c’è altro codice, che io non sapevo di aver scritto, ma in realtà l’ho fatto.

Essere fuori di testa non paga. Ma non posso farvi niente, non è stato facile, e forse neanche voluto. Di fatto un po’ di questa ditta funziona grazie a me, e sono 2 le cose di cui non ero consapevole. La prima è che sono bravo a programmare e per questo vengo apprezzato (è bello scoprirlo e capire che non mi stanno prendendo per il….). La seconda è che faccio parte di un gruppo, di una impresa, e ci sono legato, da molto, e lo sarò, finché riusciremmo a tenerla in piedi e farla crescere.

Ed ho pensato che dovrei esserne orgoglioso. O forse non è esatto. Dovrei prendermene cura. Questo è meglio. Del codice che ho scritto con le migliori intenzioni a livello formale, ma con nessuna speranza a livello commerciale, è usato effettivamente da anni e tutto sta funzionando (ok, è software, tutti si lamentano per i suoi odiosi difetti, ma sta andando avanti). Sì, ecco, dovrei prendermene cura come una creatura anche un po’ mia, dovrei difenderla e combattere perché continui a vivere, e quando non dipende da me, dovrei pretendere che i colleghi la trattino bene, e che la curino e la nutrino a dovere. E così si

Non ho idea di cosa voglia dire, forse solo che devo riavviare il chromium, non c’è speranza che si riprenda, se non esco continuo con infinite reverie.

No, così non va bene, sto testando dal browser e la cosa è lenta. Ora passo ad usare node. Devo implementare questa cosa entro stasera. Ci serve.

E comunque avevo disabilitato javascript nel browser.

Half-Ironman Wiesbaden 2016: il 14 agosto arriva

Pinguecola: formazione degenerativa del colorito bianco dell’occhio sulla congiuntiva.

Lunedì scorso, tornato dalla piscina ho trovato una bolla d’acqua, nella parte bianca dell’occhio sinistro ed ho cercato in internet cosa potesse essere, prima di allarmarmi. Anche la vista era leggermente disturbata, quindi non una bella sensazione, durante la nuotata ho pensato fosse entrata dell’acqua negli occhialini, ma dovevo solo fare 2000mt e avevo l’occhio destro quindi l’ho ingnorata. Uscito dall’acqua ho controllato allo specchio e c’era questa strana bolla d’acqua, toccandola con un dito non si sgonfia. Non dovrebbe essere lì. La cosa mi ha allarmato. In bici per l’ufficio avevo comunque l’occhi sinistro pigro.

È una bolla limpida, non corrisponde alla descrizione, ma non so cosa sia, così ho deciso di indossare gli occhiale ed evitare il sole per tutta la settimana. E ancora continuo a farlo.

Questo mi rende una persona un po’ fredda, ma ci sta.

IL SABATO

È il giorno prima della gara, devo prendere gli adesivi e cuffia per il nuoto, bisogna portare la bici al check-in, e fare un allenamento leggero di 40-50′.

Allenamento ok, trovo una zona tranquillissima e a parte uno strappetto di 100mt e la salita per tornare a casa, niente di impegnativo. Sto sotto il 130 bpm per la maggior parte del tempo. Poi 10′ di corsa leggera. Bene fin qui.

Ora Wiesbaden. Bici (da allenamento) fino alla Hauptbahnhof, salgo sul treno, 56′ per Wiesbaden. Sono 45km, ci sta, però sarò un po’ in ritardo per il briefing delle 11:00. Infatti scendo dal treno, salgo in bici e pedalo fino alla Kurhaus (è la prima volta che la vedo, devo anche riconoscerla), lego la bici, arrivo alle 11:20 in sala ad ascoltare il briefing.

Non capisco molto. Solo che non bisogna urinare se non nei bagni, e che pensano a tutto loro per portar vestiti e tutto a Wiesbaden da Raunheimer Waldsee.

Rindwürst mit brötchen, e ritorno a casa per pranzo. A Wiesbaden non mi pare facciano mai streetfood, è un posto troppo chic, solo ristoranti e bistecche, ma per oggi è un eccezione gradita. Niente chip, me lo daranno al checkin della bici.

Pranzo con pasta e sugo al basilico molto dolce (mettono sempre zucchero nelle salse, perché sono idioti).

Raunheimer Waldsee. Parto da casa con la bici da gara questa volta. Stesso tragitto per la stazione centrale di Francoforte, poi mi fermo a Raunheimer. Grazie alla bici arrivo al lago pedalando, faccio il check-in, ho il chip. Mi affaccio sul lago che stanno preparando per la gara, non ho il costume. Molti fanno il bagno, ci dovevo pensare. Forse è meglio che non mi è venuto pensato.

Torno a casa. Sono esausto. Ho fatto 20km di bici al mattino, poi altri 20km durante la giornata. Ma non è quello, è che sono mentalmente esausto.

DOMENICA

Al mattino mi sveglio e non ho ben chiaro come farò ad andare a Raunheim, ci sono i treni, d’accordo, ma ci sono anche i lavori alla metropolitana. Devo preparare la roba per la sacca bianca, e gli integratori, e le boracce. E mangiare, mangiare bene, 2 uova sono il mio rito pregara, poi di solito avena con miele. Cioè prendo la bici e vado alla stazione centrale di Francoforte, poi dalla stazione di Raunheim arrivo con la bici vicino al lago. Decido di legarla ad un segnale. La zona è tranquilla, io sono in ritardo, avrei voluto lasciarla alla stazione ma non ho tempo, devo anche finire di andare in bagno. Facciamo a fidarci, poi si vedrà, forse domani …

Si entra in zona transizione. Metto le barrette nella bici, preparo la sacca, eccetera. Ho giusto il tempo di fare la fila ai bagni e riesco a farla in una condizione disdicevole, ok, non c’era merda dappertutto, ma quella che bastava per emanare un olezzo insopportabile. Ma c’era anche la carta igenica. Figo, no? La sacca è pronta, stanno chiudendo la zona cambio, lascio la sacca e vado verso la spiaggia. Ho indossato la muta fino alla cintola, e sono riuscito a andare di corpo con la muta all’altezza ginocchio. Non male.

Raggiungo zona 40′, provo ad andare un po’ più avanti, ma poi la fila inizia a scorrere così parto forse con un gruppo un po’ lento. In effetti durante il nuoto supero di continuo. Ma i concorrenti sono molto corretti, anche se nuotano a rana e dirano i calci. Non dovrebbe essere vietato? beh, sarebbe giusto se lo fosse per la sicurezza, ma poi lo sport deve essere inclusivo, quindi non lo so. Infondo va bene così e non mi va di ragionarci troppo, devo pensare alla mia gara, questo è il mio giorno.

Già è il mio giorno, devo nuotare bene, e devo divertirmi. E sì, alla fine ci riesco, faccio la mia frazione nuoto al meglio, anche se non ho scie da sfruttare, si vede poco bene sotto l’acqua e mi trovo più spesso io a tirare gli altri, piuttosto che il contrario. 39′ eccetera, il gps dice 2000mt. Bene così.

Transizione veloce? nah, ho la sabbia sui piedi, uso i calzini, la parte esterna, per toglierla. Comunque 4 minuti. Prendo la bici e dimentico di mettere il numero addosso. Ma mi fermo vicino alle transenne per indossarlo. Uno spettatore prova ad aiutarmi reggendomi la bici, di “no! is not allowed”, non so se se l’abbia presa a male, ma non voglio rischiare, già penso di avere un infrazione per essere partito senza numero addosso, non ne voglio un altra.

Bici

Arrivo alla linea di partenza bike. Potrei avere un infrazione, ma non ho sentito nessun fischio. Ohhhkey, salgo, e via. Finché è più o meno piano non c’è problema, 35 di media per i primi 5km.

Alcuni tratti sono in strade autobahn, superstrade, generalmente interdette alle bici, altri su strade “secondarie”, ma qui in Germania una strada deve essere adatta per andare a 180 km/h, quindi asfalto perfetto.

Di una cosa puoi star certo riguardo i tedeschi: non hanno fantasia. Se una strada sale, essa sale, non prova a girargli attorno, tornanti, curve, etc. tutto molto morbido, sono strade fatte per correrci con le auto, auto potenti, quindi la pendenza non importa molto, quel che conta è che le curve siano morbide e bene segnalate.

Ecco, se vai in bici sbatti male. Le salite sono noiose, non passano mai. Ma uno come me che è in Germania la metà del tempo per lavoro, e quindi ha una bici e già le conosce è avvantaggiato, credo. Ci fai il callo, e alla fine ti piacciono pure. La parte bella sono le discese, per via delle curve morbide, non hai sorprese, al massimo dovrai piegare un po’ più del previsto, ma sono sempre curve piuttosto facili, più facili di quanto non sembrino.

In una delle lunghe salite un altro ciclista mi supera e rientra tagliandomi la strada, non so quanto credeva di andar forte. È un relay, la squadra si chiama “Gib alles”, dai tutto. Ed è una staffetta, vuol dire che sto messo bene, credo. O forse alles per lui è proprio quello.

Lungo le strade di campagna nelle villette delle famiglie mangiano all’aperto per l’occasione, alzano il calice di birra ai ciclisti augurando salute. Nei paesini la gente è in strada con tutti i tipi di aggeggi che fanno rumore per festeggiare i triathleti. Ad un certo punto sono quasi in campagna e sento un rumore strano, penso sia un problema alla guarnitura, guardo, ma non vedo niente. Poco più avanti una signora esulta facendo girare la raganella. Meglio così. Sorrido. In bimbi per strada felici di ricevere un cinque da noi ciclisti.

Non male. Poi le ruote rispondono bene, vedo, intuisco, gli strappi veloci, per cui mi alzo dalla sella e brucio una decina di persone. Non devo strafare, ok, ma è il mio giorno, qualche strappetto lo tiro. Non è facile dosarsi, anche in una gara relativamente corta come l’half-iron, se fai poco non hai un buon risultato e ti imparanoi solamente, se dai troppo in bici scendi e se sfinito già prima di iniziare a correre.

E poi si arriva a Wiesbaden, dopo un breve discesa di 2 km circa dove supero i 70km/h. Mani sotto e tutto abbassato. Ho notato che non sono stabile sulle appendici quando supero i 60, e da li cambiare posizione è troppo pericoloso, quindi già dai 50 cambio posizione mettendo le mani larghe. Forse avrei guadagnato 5km orari, ma pressappoco gli altri sono tutti lì. Nessun sorpasso e non mi sorpassa nessuno. È la discesa della strada che abbiamo fatto 35km prima, i pro se l’hanno fatta sopra i 100 km/h, credo.

Scendo dalla bici. 2 ragazze prendono la bici, e io ero nel dubbio di un’infrazione perché non tenevo la destra durante una discesa dove l’asfalto non era troppo liscio, e lo staff in moto mi ha urlato qualcosa. Pensavo di essere finito in scia alla moto, ma niente cartellini o fischi, solo una stringata spiegazione in tedesco di cui non ho capito un’acca. Però, il dubbio … Mi spiegano che prendono loro la bici e io devo andare a mettermi le scarpe. Grazie, non avrei saputo dove metterla visto che è un’altra zona cambio 🙂

Corsa

Ho la sabbia nei calzini, ma è facile toglierla ora che sono asciutti. Dopo qualche km di discesa, e 600 mt con divieto di sorpasso, sono praticamente fresco. Il primo km il gps mi da il tempo di 4’07”. Sto andando forte, e non mi pesa. Devo andare al bagno, ne approfitto. No, è chiuso, dovrebbe essercene un altro prima della fine del giro da 5km. Devo fare la salita e quindi rallento, sto andando forte del resto. Sembra non arrivare mai questo bagno. Ma è libero! Entro e abbasso il body da gara. Avevo messo un gel all’altezza petto perché non avevo altro posto dove poggiarlo. Finisce nella melma. Faccio un brutto pensiero, ma lo dimentico immediatamente. Il gel resta dov’è. Beh sì, ne avevo bisogno. E ora ho bisogno di bere. Il bello è avere il rifornimento subito prossimo al bagno, in entrambe le stazioni della corsa. Forse mi fermo troppo, mi dispiace, dovrei correre una 21, non una 5+16. È un’idea stupida ma è quello che inizia ad infastidirmi. Inizio a pensare che non farò una buona frazione, che devo provare ad andare in bagno prima, che … non so. Al terzo giro vorrei iniziare a camminare perché tanto non è una prestazione ottimale, ma verso la fine, a 1 km dal secondo rifornimento, decido di prendermi il gel, tanto non saprei che farci. Ma devo bere. Così cerco di correre fino al rifornimento. È un chilomentro lunghissimo, ma alla fine arrivo, mi fermo e bevo con calma. Riparto prima lentamente, senza troppa convinzione, poi inizio a sentire freddo, penso sia un calo di zuccheri, una crisi ipoglicemica, ma poi mi dico “finisco il giro e ne ho solo un altro, provo”. E così finito il giro, inizio l’altro e penso che la concentrazione è dura da tenersi quanto si è stanchi, che non devo sempre cercare scuse perché le cose non sono andate come mi aspettavo, che devo pure avere un punto di riferimento, e che devo accettare di avere un certo livello di preparazione reale, non immaginario. Che devo finirla. Che è il mio giorno. Cazzo.

Mi concentro sull’appoggio, sull’avampiede, e la spinta, dietro ben affondata, recupero della gamba, rilassato. Corro bene. O meglio, per quanto la stanchezza e la mia capacità me lo possano permettere, corro discretamente. È un giro nel quale riprendo gente che mi ha superato, più giovani, e arrivare al traguardo è una sorpresa. Non sono esausto, il gel sta ancora facendo il suo effetto, le gambe non sono esaurite e vuote come alla fine di una maratona. Sto bene. E guardo il gps appena fermato. 5h41′. È un tempo molto buono. Non sono mai sceso sotto le 6 ore, in una gara dove la bici fosse veramente 90km, dove c’è un dislivello non indifferente, dove c’è una frazione nuoto nel lago. Mai. Potrei dire che è il mio personal record.

Oppure potrei dire che è il mio giorno. È così. È una vacanza. È qualcosa di mio. Questa domenica sono andato a Wiesbaden a correre un half-ironman. Non è la prima volta che faccio gare, ma questo atteggiamento mentale forse mi mancava. È il mio giorno. Uno dei miei tanti giorni. E anzi. Direi che d’ora in poi, quelli che mi rimangono, saranno miei giorni. Guido io. Fanculo ai giudici, fanculo alle squalifiche ed ai fischi.

Vorrei scrivere delle docce ironman con lo specchio, del concorrente che gentilmente ha lasciato lo shampo a me e tutti quelli che ne avranno fatto uso, del ritorno, del recupero della bici da Raunheim e i tre viaggi in treno, di cui gli ultimi 2 sudato e puzzolente come un barbone, della ragazza di Wiesbaden che ha attaccato bottone facendo i complimenti alla mia bici (visto che non avevo un cagnolino). Ma che conta? Cose molto noiose: ne ho già ben donde.

finishercertificate.halfwies

p.s.: sì, forse alla fine si diventa un po’ scurrili, ma serve per darsi una svegliata