Cosa pensi quando: 2018 è finito

Pronti? Condivido.

Un anno pesante questo che sta per finire. L’ultima la dico a Danilo in chat: “questa cosa penso di poterla mettere in produzione prima della fine dell’anno”.

(Danilo il product manager? il CTO? il software architect? Cosa è ora non ne ho idea, e non ho idea neppure di cosa sia io ormai.)

Tecnicamente ho ancora un giorno, e penso di farcela.

Sono troppe le volte che durante quest’anno pensavo di essermi posto degli obiettivi non raggiungibili, e magicamente lì ho raggiunti.

Eppure non è abbastanza.

Mi sono arrotondito? Lo spero, almeno un po’, ho avuto a che fare con dei colleghi, mi sono trovato ad essere quello a cui si da ragione (il capo?) ed ho dovuto cambiare atteggiamento, ci ho provato.

Ho capito cose. Cose che ignoravo. Gli argomenti si portano e si mettono sul tavolo della discussione. Ma non basta: bisogna chiarire che quegli argomenti sono discutibili.

Bisogna incazzarsi. Quando una certa regola viene proposta come policy nell’ambito software, se non viene seguita senza alcuna argomentazione bisogna incazzarsi.

Non c’è altro modo per far capire che le regole vanno discusse prima, messe sul tavolo ed attaccate, per poi essere cambiate con delle nuove più adatte.

Non siamo giocatori di videogames, noi il “videogames” lo stiamo creando, per noi il gioco è definire il gioco. È così che si crea un prodotto software.

Ho imparato a fregarmene del curriculum, il mio intendo. Per un semplice dato di fatto: non ne ho avuto il tempo.

Ho fatto quello di cui c’era bisogno. Ho installato Gogs e Jenkins in dei container docker perché ne avevamo bisogno. Ho aggiunto plugin per la metodologia Scrum a Redmine perché ne avevamo bisogno. Ho imparato la metodologia scrum perché ne avevo e ne avevamo bisogno. Ho imparato le api docker e docker swarm perché avevamo bisogno di un software che avviasse e fermasse dei servizi.

E soprattutto ho deciso io di cosa avessimo bisogno.

Ne avevamo bisogno per salvarci dal pantano nel quale nessuno si era mai voluto tirar fuori in questi anni in cui le cose erano andate bene.

Più o meno negli ultimi 7 anni quello che ho visto in questa azienda è stato: tutti che si lamentavano della situazione e che dicevano cosa bisognasse fare, ma nessuno che anarchicamente prendesse la decisione di cambiare le cose. Gunter, mio ex collega ormai, ha scritto interi documenti e procedure per effettuare il cambiamento, chiedendo più volte di poterlo fare. Nessuno gli ha dato il permesso. Quindi non l’ha fatto.

Non credo che sarebbe andato tutto bene, ma non è andato tutto bene neppure a me. Ma non potevo fare il tedesco, ho dovuto adattarmi alla mia natura e incasinare un po’ tutto.

Ho fatto delle buone scelte? Credo di sì. Ho fatto le scelte più rapide che avessi a disposizione, non so se le migliori, ma le più diffuse e per le quali avevo più documentazione.

Come azienda ne usciamo un po’ massacrati, ma più consapevoli, e con un bell’engine e un ottimo bagaglio conoscitivo e operativo. Armati e pieni di munizioni in sostanza.

Ed io ne esco come una sorta di guru of the company. Ora ho qualche credito da vantare, ma ho anche molto da fare per il prossimo anno.

Insomma mi toccherà ancora dire: “se c’è qualche problema chiedete a me”. E dovrò anche rispondere.

Un’altra domanda è: ho gestito bene le persone? mi sono comportato bene?

Credo che potrei migliorare molto sotto questo aspetto, ma mi assolvo per naturale inadeguatezza al ruolo. Nessuno mi aveva mai dato la fiducia per questo, e non credo neppure di meritarmela, ma penso che sia una esperienza che mi ha insegnato e mi insegnerà in futuro. Mi dispiace per chi ne ha fatto e ne farà le spese ma senza cavie umane l’esperimento non è completo, e la scienza non è soddisfatta. (Shreyas, Prasad, Kavia … dovrete sopportarmi ancora un po’ credo)

Era novembre 2017 quando ho deciso di accettare la sfida con l’intento di essere leader di me stesso, e di comportarmi responsabilmente e portare il cambiamento che io avrei voluto. Nel maggio 2018 mi sono perso l’ultima parte “me stesso”, ero semplicemente il leader. Alla fine dell’anno mi sto accorgendo che ho lasciato un po’ indietro me stesso, forse da una trentina d’anni.

La metodologia Agile riconosce l’importanza degli strumenti e delle metodologie, ma afferma la supremazia delle persone sopra gli strumenti e sopra le metodologie.

Essere “agile” vuol dire anche fregarsene di essere agile.

Sono cose non troppo immediate da capirsi, o da spiegarsi. Penso che l’esempio del videogame e delle regole che ho fatto sopra renda bene l’idea di agile.

Alcune cose a caso

Torno dalla bici e mi accordo di dover aggiungere cose, a caso.

In questo 2018. Ho corso 2 ironman: Francoforte e Elbaman. Pedalato quasi tutte granfondo del circuito Marche Marathon. Ho frequentato un corso di tedesco. Ho frequentato un corso sui big data. Ho partecipato ad eventi formativi su javascript e react. Sono letto l’antologia sui robot di Isaac Asimov (tutti i racconti), un idea dell’India di Moravia, e un certo numero di altri libri, non più di altri 7 o 8. Sono migliorato come atleta. Sono migliorato come uomo. Sono migliorato come professionista IT. Sono migliorato come vertebrato (ma questo solo relativamente alla specie di appartenenza). Sono invecchiato. Ho più capelli grigi. Ho avuto i capelli lunghi. Ho avuto la barba lunga. Ho rasato i capelli. Ho rasato la barba. Sono ingrassato. Sono dimagrito. Ho bevuto una quantità imprecisata di birra e vino. Ho bevuto qualità di vini eccelse, ma anche pessimi vini. Sono stato sobrio fino allo sfinimento pur di poter continuare a lavorare ad oltranza, bevendo birra analcolica. Sono stato ubriaco tutte le sere, per il freddo, per lo stress, per le rotture di cazzo. Ho mangiato in posti bellissimi. Ho mangiato cose buonissime. Ho conosciuto gente per bene. I maleducati non posso ricordarli ora, o forse non ci sono stati. Ho provato imbarazzo per chi si è comportato da idiota ed ho riflettuto sulle volte che è capitato di esserlo io e sui silenzi che vogliono dire: mi stai mettendo in imbarazzo e sto riflettendo sulla cosa. Mi sono trasferito, vedo il mare tutti i giorni. Ho chiuso l’account facebook: paura di perdere, paura di non avere più i contatti, e invece nulla di ciò è successo. Ne ho aperto uno nuovo, la prova era superata: si può morire online. Ho scritto 3 bilanci di fine anno. Ogni volta diventa più bello.

Non ho propositi per il prossimo anno. Devo terminare questo.