Lo scogliattolo sul monte. Aronamen 2017

Lo scogliattolo sul monte.

Si parte ed è al solito tutto un interrogativo. Oppure è tutto programmato. Dipende solo da quanto ci si fida del futuro, e questa volta decido di fidarmi.

Blablacar mi ha fatto perdere tempo nel rispondere a richieste curiose, “puoi passare a prenderci di fronte all’hotel?”, o “però parto da ancona sud …”, o anche 2 richieste per lo stesso viaggio quando rimaneva un solo posto disponibile. Ma il car sharing secondo me è doveroso offrirlo se si ha la possibilità, basta farci un po’ il callo e preoccuparsi poco nel rispondere “no”.

La direzione è Arona, sale Silvia e Marco a Rimini. Silvia lavora in banca, ma è anche coordinatrice di viaggi e avventure nel mondo ed è diretta in Marocco (aereo da Bologna). Marco va in montagna con gli amici dell’università a Milano. Quando scende Silvia chiedo a Marco di guidare, poi ci ripenso considerando l’assicurazione. Dopo qualche km ci fermiamo ad un autogrill per un caffé e lo faccio guidare (“se succedesse qualcosa stavo guidando io”), io mangio il secondo spuntino. Un po’ teso alla guida, quasi fosse un esame, ha 21 anni, non dico niente, anzi cerco di parlare di altro. Arriviamo alla stazione di Trezzano sul Naviglio. Bene, ora mi tocca proseguire da solo, forse non sono stato corretto. Non è questo il modo in cui si fa car sharing, ma volevo rilassarmi un attimo e 6 ore di macchina non è il massimo se devi fare una gara il giorno dopo.

Bene. Arona è la solita. Oppure no. Arona è cambiata, la solita strada riporta “varco chiuso”. Non si arriva a Piazza Gorizia passando per il lungolago da sud. L’ultima volta per me è stata 2 anni fa. Parcheggio a 400mt. Faccio il biglietto per 30 minuti. Vado a prendere il numero e pacco gara. Incontro Roberto, io cappuccino e pasta, lui un’aperitivo. Ma inizia a piovere. Finiamo la consumazione, ci fermiamo sotto il loggiato. Inizia a diluviare. Lo sapevo, anzi, mi aspettavo succedesse più presto, dalle previsioni.

Spiove. Ci muoviamo. Ricomincia a piovere. Un bar è un riparo. Di nuovo aperitivo. Questa volta 2 prosecchi.

E ora si torna alla macchina, io, e all’hotel Roberto. Se mi hanno fatto la multa per biglietto scaduto si è liquefatta. Non ho idea.

Lo scogliattolo è lungo la strada, ci passo di fronte, non lo noto, chiamo e dico che sono nel paese Massino Visconti. Ok, torno indietro. Sono le 7 e 20 di sera e chiedo se posso avere la colazione prima delle 6 di mattino. Non è possibile, è tardi, non è stata fatta la spesa. C’è un supermercato? A 4 km trovo Tigros. Pane preaffettato, prosciutto cotto, 2 uova e 2 banane. Non mangierò tutto ma non ho idea del mud col quale mi sveglierò domani.

Cena al ristorante vicino, Lo scogliattolo. Grigliata mista e pizza bufalina. 1 quarto di barbera, sfuso, sorprendentemente sconosciuto. È ok per la carne, non mi sforzo di finirlo, non voglio perdere i sensi e il gusto dell’ottima carne. E dessert ai frutti di bosco. Mi offre una grappa del Nonino

Basta così. C’è la festa nel paese, ma sono quasi le 11 di sera e domani la sveglia è alle 5. Non si può fare tutto.

La sveglia. Ok, ci sta. Sono le 5 e devo preparare tutto e poi partire, dovrei essere giù alle 6 perché la zona cambio chiude alle 6 e 30. Mangio. Bene. In bagno tranquillamente. Faccio un po’ di stretching e sono un po’ stanco. La corsa della sera prima? o il vino della sera prima? Per un qualche motivo mi ritrovo a partire alle 6 da Massino Visconti, a 12km da Arona, e so che sarò al limite.

Corro come un pazzo. Sarò più pazzo in bici? Sì, se mi fanno partire. Parcheggio. Giù la bici, monto le ruote, e gonfio a 8atm. Ce la si fa, e la si fa a tutta. Borsa in spalla e pedalata fino alla zona cambio. Non ho messo su gli adesivi ma ho il pettorale, gli dico sono nella borsa, mi fanno entrare. Prima di poggiare la bici armeggio con l’adesivo, non riesco a spiccicarlo, ma per fortuna arriva una ragazza dell’organizzazione che mi da una mano. Riempio le borracce, metto 2 barrette nel borsello della bici, scarpe bici, scarpe corsa e gel liquido, trovo dei calzini, solo un paio, casco e occhiali sono sul manubrio, e via. Si esce che stanno fischiando. Ora devo mettere la muta, sono la prima ondata. La metto. Poi ricordo che è freddo e volevo mettere l’antivento. Ok, corro a prenderlo, l’antivento sotto la muta, è strano ma si può fare, si bagna, ma è di nylon. È lo stesso. Si fa. Corro di nuovo verso la partenza. Riesco ad entrare il acqua, devo impostare il garmin su multisport, hanno già fischiato la partenza, ma con pochi secondi me la cavo e sono in multisport (fortunatamente è già nuoto-bici-corsa, niente multicombinati strani nelle ultime settimane). Start.

Parto quasi ultimo. Prendo la scia, anzi prendo una tallonata in faccia, sento un po’ di fresco, fantastico che ci sia del sangue (e se fosse? mi fermerei? maddai, va! con tutta la corsa che ho fatto per arrivarci, mi fermerei se sanguina un po’ l’occhio? bah). Passaggio a terra e sono 18 minuti. Tempo penoso. Di nuovo lo stesso giro? no, questa volta nessuna tallonata in faccia. Esco a 38 minuti, bene. (18+18 = 36, ma lo dico col senno di poi).

Ora cambiarsi è boh … ho l’antivento sotto, beh, ok. Neanche troppo difficile, anzi, veloce per i miei standard. Metto i calzini e le scarpe. Pettorale verso dietro. Casco ed occhiali. Faccio casino con l’antivento, peccato. Ma mi districo. Ora sto sulle prolunghe e il programma era non spendersi troppo nella parte pianeggiante. Ma invece chissenefrega sto a 39-40 all’ora. Poi arrivano i geni con i grupponi. “come si fa a non stare nel gruppone?” (e basta che ti togli dalla scia e lo vedi se tieni i 42). Ma mi incazzo e non mi piace che mi passino, così tengo i 42 pure io. Fuori scia. Alla salita dovrei essere consumato, la prendo con calma, sorpasso 3 o 4 bici, vengo sorpassato da 2 o 3, e da qualche scalatore che vola in salita e non c’è storia.

Ma la bici non è il mio forte, e le discese non vado bene. E invece questa volta le tiro tutte, e sto anche sulle prolunghe, curve facili, a parte alcune, e giù. Poi le salite cerco di prenderle con pazienza. E scorre. Ad un certo punto, dopo una bella discesa tirata bene, mi trovo ad un bivio e non ci sono cartelli. Ho sbagliato strada. Chiedo. Mi dicono dovevo girare su. “Eh ma non si vedeva” faccio. Torno su. Nessun cartello. Ancora più su. Ah, ecco, uno dell’organizzazione che mi ha fatto segno di prendere la strada sbagliata. “e vabbeh, è uguale” dice. No. “è uguale un cazzo” gli faccio io.

Rimangono pochi km ormai, ho perso 5 o 6 minuti per un piccolo diversivo. Ma a questo punto la gara devo finirla comunque. 10 o 15 km ancora, il più in discesa. Penso. Ma sbaglio. Ancora qualche salita, poi discesa, poi salita, e poi una discesa tecnica carina fino a Piazza Gorizia. Zona cambio.

Ora dovrebbe essere più complicato? tutte le bici sono sui castelli. Cazzo. È lo stesso, provo ad andare, forse starò sotto le 5 ore, forse ce la faccio uguale. La corsa è cuore. La corsa è respiro. La corsa è anima. Il ritmo può essere più alto, ma non troppo. Va impostato il giusto, e va ascoltato. Ci sono gli altri, vorrei far meglio del tipo di Milano, credo, bassino e più o meno al mio livello. Vorrei. E devo però tenere il ritmo, e devo mangiare. Al secondo km vado col gel liquido, sono a poche centinaia di metri dal rifornimento d’acqua. Ce lo vuole. Non reggo più i 4’20” a km. Col gel rallento ancora di più ma devo gestire la cosa. Bevo. Sì sto meglio.

Mangiare mentre si corre lo trovo sempre traumatico. C’è sempre un rallentamento. Ma non se ne può fare a meno. C’è da abituarcisi. Due anni fa andai in ipoglicemia, 28° C e sentivo freddo. Due anni fa il percorso era migliore vicino piazza Gorizia, si passava sotto un pergolato lungo il lago, ora ci sono gli scavi archeologici aperti (niente più vetrata sopra), dicono che l’arte deve essere accessibile. (secondo me è una cazzata)

scavi durante i lavori del 2016 (vedi update, ma è ora che la mettano una vetrata)

Devo prenderne un altro di gel, all’inizio del terzo giro. L’ultimo giro tengo il ritmo, arrivo alla fine, il milanese l’ho perso. Arriva almeno 500mt prima di me.

Insomma, ho tenuto il ritmo ed è una soddisfazione non essersi fermato a passeggiare. Ma stoppo il cronometro a 5h5′.

Ci vuole pazienza.
Ci vuole molta pazienza.

Ma io non ce l’ho. Io non ho proprio pazienza, e così inizio a chiedere a tutti come è andata, e a lamentarmi del fatto che mi hanno fatto sbagliare strada, anche con i passanti.

Adesso va bene. Va bene lamentarsi quando hai finito di fare tutto, ed hai cercato comunque di portare a termine la gara nel migliore dei modi. È bello lamentarsi.

E poi le indicazioni sbagliate dell’addetto è l’unica cosa di cui posso lamentarmi, il resto della serie di errori è solo colpa mia, che però ho risolto. E quindi se non sto sotto le 5h è solo colpa di una indicazione sbagliata.

Ok. Comunque non sono stato sotto le 5h.

Cerco di lavarmi, mangiare, farmi una birra. Aspetto Roberto, non arriva. Non aspetto. E caricare la macchina, e raggruppare o raggiungere la ciurma del blablacar del ritorno, e far salire gli ospiti, e partire. 14:30. Puntuale.

Roberto s’è sentito male. Lo so solo dopo parlandoci per telefono. Ha corso tutta la gara, piano, ma poi ha avuto problemi di stomaco.

Io no. Io sto bene e dopo aver scaricato uno a Forli e l’altro a Riccione sono riuscito a raggiungere un supermercato ancora aperto (di domenica, e fino alle 20:30) e cavarmela per cena con una bistecca, una pizza e un pizzicato di manduria (ancora un vino nuovo).
Ho deciso di fidarmi, e sì, non è stato un idillio, ma neanche una tragedia, come si dice, ci vuole pazienza.

Ci vuole molta pazienza.

Ma io non ne ho.

rif. http://www.aronamen.it/ il sito dell’evento. ARONAMEN ogni anno ad Arona fine luglio.

 

UPDATE 3 Agosto 

Qualcosa mi ha ingannato nella memoria, non c’era nessuna vetrata 2 anni fa (2015), http://www.lastampa.it/2016/02/02/edizioni/novara/larona-sotterranea-svela-le-mura-antiche-volute-dai-borromeo-bAL7ZMFUf46GwnITUpgSgI/pagina.html

cielo aperto

Non solo, io ho pensato nella mia memoria fallace ad una vetrata, qualcuno ha pensato a non “tornare indietro nel tempo” http://www.aronanelweb.it/2017/03/23/un-bel-pesante-fardello/