Socraticamente

Sbaglio o mi sono chiesto 2 settimane fa come poter favorire, scatenare o causare il cambiamento?

Forse la risposta è nella domanda, o meglio nelle domande. Mi capita di ricevere gli aggiornamenti di Internazionale, il settimanale, perché sono abbonato, e mi capita stamattina di leggere un articolo sulle 5 domande da porre in occasione del salone internazionale del libro.

E c’è un link verso il metodo socratico del porre le domande. È una pagina di wikipedia in italiano ben scritta.

Porre domande con l’intento di conoscere e tirare fuori il vero io della persona interrogata, dimostrando sempre rispetto verso l’interlocutore.

E parla anche di come questo metodo si contrappone al sofismo (che non conosco deve essere qualcosa di dogmatico), e al metodo aristotelico, cioè il ragionamento induttivo. Per un socratico la conoscenza è sempre un divenire.

Questa cosa mi ha fatto riflettere ed ha cambiato un po’ la mia prospettiva.

Mi sono trovato a disagio spesso ponendo delle domande partendo dal presupposto di essere a conoscenza della risposta.

C’è un modo diverso di indurre ad un cambiamento, che certo potrebbe non essere quello che si desidera, ma forse invece essere anche migliore di quello che ci si aspetterebbe.

Questo modo è cercare di capire se il comportamento altrui ha una qualche motivazione, e cercarlo di capire facendoselo spiegare da chi ha questo comportamento.

Infondo a tutti piacerebbe che le cose andassero diversamente, ma non è così scontato capire cosa sia questo “diversamente”.

L’idea che ho io di “diversamente” è sicuramente la migliore idea di diversamente che si possa avere. Questo fino a quando qualcuno non mi pone delle domande sul perché, sul come, sulle conseguenze di quelle idee.

Ecco che le cose cambiano.

Appunto. Questo è un cambiamento.

Se questo è un cambiamento

Login in facebook.

“Vado in pasticceria e non accettano la carta di credito, e non va bene e … blah blah”

giustissimo. Poi apri una petizione: accettate le carte di credito, eccetera.

Così i commercianti si informano ed accetteranno le carte di credito.

Lo credi?

È veramente così che si cambiano le cose?

instanza -> petizione -> cambiamento (???)

Una petizione, e trovare tutti d’accordo sul fatto che qualcosa non vada è un passo per rendersi conto che esiste un problema.

Ma no, non è così che le cose possano cambiare.

Spesso è solo per una questione di inerzia che le cose continuano ad andare così, quindi il tono accusatorio, l’indignazione, è fastidioso ed ha l’effetto contrario.

Ovvero se io tengo un certo comportamento, di cui neanche me ne sono mai accorto, e tu vieni da me con tono accusatorio dicendomi che non dovrei, la mia prima reazione è ostile, tipo: “cazzo vuoi te?!?”

Change.org è veramente utile? se l’ingiustizia è cosciente e volontaria può esserlo, ma per il cambiamento, quello che porta vantaggio, che favorisce il progresso, no. Non serve al cambiamento. È più corretto dire che serve al non peggioramento.

Ma allora cosa serve per il cambiamento?

Questa è una domanda che mi faccio ultimamente, anche nel lavoro.

Non abbiamo adottato delle best practice finora e dovremmo iniziare. Avremmo iniziato, effettivamente. Eppure non ho molto seguito.

Per apprezzare qualcosa devi iniziare a farla, e per iniziare a farla devi nutrire curiosità per quella cosa.

La curiosità deve essere ripagata positivamente. Cioè se hai curiosità per il fuoco e provi a toccarlo, il tragitto del cambiamento finisce lì: toccare il fuoco non è ok.

Se invece la curiosità è ripagata positivamente allora si nutre da sola, un po’ come una dipendenza.

Facebook ha stabilito che comunicare con gli altri sia diventata una dipendenza. Può essere positivo come negativo. Dipende poi da quante maschere si finisce per indossare nell’interazione con i propri contatti.

Se sai sui calcinculo e prendi il fiocco, o ci vai vicino, allora l’emozione genera dopamina, e questo genera desiderio di ripetere l’esperienza.

Per creare cambiamento bisogna creare curiosità.

Per generare curiosità bisogna essere accessibili, cordiali, ed entusiasti.

Come è nell’uso di uno strumento, per dire Jenkins e le pipeline. Preso da solo non combina niente se non eseguire automaticamente una sequenza di azioni, ma visto che queste sono scatenate da un evento su di un repository, e gli eventi sul repo sono causati dal commit del codice, allora il tutto diventa qualcosa di stupendo se vuoi svincolarti dal compito di fare test e deployment manualmente.

Vorrei che si usasse sempre meno l’automobile per gli spostamenti, infondo anche se devi andarci a lavore in un posto, finisce che oltre che lavorare per il datore di lavoro, devi anche pagare i produttori di auto, e gli estrattori di petrolio, una specie di tassa. Che paghi inconsapevolmente ed volontariamente perché guidare l’auto genera curiosità, sapere come si guida, usare i comandi, e via dicendo.

Quindi suppongo sia piuttosto difficile favorire un cambiamento verso l’uso di mezzi pubblici.

In un mezzo pubblico sei seduto. Devi stare composto. Probabilmente incontri qualcuno di nuovo, e questo potrebbe farti piacere. Ma spesso devi sorbirti la scomodità della pioggia, dell’attesa al freddo, del non poter ritardare (ehi, neanche in auto puoi farlo, ma nella tua fantasia è così).

Ma cosa potrebbe offrire un mezzo pubblico per favorire il cambiamento?

Monitor, televisione, divertimento, curiosità. Ma questo deve incontrare i gusti di tutti, e non è certo facile.