Problema di definizioni

Posso essere un programmatore, lavorare per una azienda a Francoforte, ed alcune aziende italiane, abitare a Tolentino, cercare casa in affitto a Chiaravalle, lavorare in ufficio presso un coworking ad Osimo?

No. Non posso esserlo perché il locatore pensa che sia tutto tremendamente troppo complesso tanto da concludere che io sia un poco di buono o roba simile.

E conta poco specificare quale sia il mio reddito, posso anche inviargli copia della mia dichiarazione dei redditi, della copia della registrazione della partita iva, qualsiasi cosa. Non gli basterà mai, per esso sarò sempre un poco di buono.

Programmatore non va bene.

Effettivamente sono un Dottor Ingegnere dell’informazione Iunior (iscritto all’albo degli ingegneri di Macerata), che lavora principalmente come consulente presso Xwave, una azienda tedesca che si occupa di commercio online.

Poi se non ha capito niente non sono problemi miei, del resto capisce neanche cosa sia un programmatore e cosa sia un coworking, ma almeno sentir dire Dottor Ingegnere potrebbe bastare. Va da se che sono iscritto all’albo, ma se necessario lo specifico.

E questo è nel cercare casa. Cosa pensa un committente quando ci si presenta come consulente per un lavoro? Qual è in effetti il modo giusto di presentarsi? Perché non darsi del lei? (a se medesimi stessi, dico eh).

Tipo:

Sono un ingegnere informatico, ho iniziato l’attività come full-stack web developer, principalmente attratto dal backend (ho la certicazione ZCE php5.3, ad esempio). Ma ultimamente lavoro molto sul javascript e front-end, dove ritengo di essere molto produttivo, e lo pensano anche l’aziende per cui ho lavorato: mi sono spesso ritrovato ad essere “quello bravo col javascript”.

Ecco, così potrebbe andare.

Il punto è che la gente vuole inquadrarti, non vuole pensare. Non c’è bisogno di specificare che tu sei una persona che fa questo e quello. Ovviamente sei una persona, ti sta parlando. Vuole sapere in quale cassetto infilarti, in quale categoria di persone metterti. Vuole sapere se sei una persona affidabile o non affidabile, se lavori, se ami il tuo lavoro, sei apprezzato per questo. Se hai un posto dove lavorare e dove vivere. Ok, sto cercando un appartamento in un’altra citta, è evidente che il posto dove vivere lo sto cambiando, o non ce l’ho ancora, ma non importa! Devo averlo, devo essere stabile qui, ed avere una ragione non futile per cambiare posto. Tipo:

Sono un ingegnere informatico che lavora principalmente come consulente presso Xwave, una aziende tedesca che si occupa di commercio online. Vivo a Tolentino, ma avrei bisogno di cambiare ufficio nell’ottica di avere maggiori servizi e comodità. Avrei bisogno di un appartamento, preferibilmente arredato, non troppo costoso, zona Chiaravalle/Catelferretti/Falconara.

Va meglio? Direi di sì, è incassettato in “ingegneri” e “consulente (informatico)” ed in “lavora per azienda tedesca”. È inoltre chiaro il fatto che vivo a Tolentino attualmente, ed è chiaro il motivo per cui sto cercando un appartamento in affitto.

Tutti abbiamo una cassettiera nella nostra mente, bisogna prenderne coscienza, perché poi è questa la prima cosa che ci si domanda quando si conosce qualcuno:

E questo adesso?!? dove lo metto?!?

E la cosa più gentile che si possa fare è darsi un etichetta a se medesimi, la più generica e comprensibile possibile, tanto da far capire: “Ehi! Io vado in quel cassetto, nessun disordine! Non ci sono stati i ladri. Non devi fare pulizie. Non devi riordinare. Non devi pensare”. E soprattutto: non devi pensare diversamente, non devi sforzarti, non devi cambiare idea, vai bene come sei, hai ragione tu … (e forse potresti tenermi in considerazione se hai bisogno di qualcuno su cui contare, perché abbiamo tutti bisogno di essere rassicurati, di avere un appoggio, di avere qualcuno che ci da ragione, in un mondo dove ci sembra di essere pazzi ad ogni nostro singolo pensiero troppo ovvio – per quelli della pubblicità)

Adoro il caos.