Cosa è stato Elbaman per me

Ok. Non ho mai disputato l’Elbaman, solo Elbaman73, ma fa lo stesso.

Nel 2013 avevo l’iscrizione a Cingolani Triathlon per la prima volta, una squadra di triathlon, la mia prima squadra sportiva a dire il vero. Le mie prime gare:

12 km di corsa: Tolentino
21 km Civitanova marche
Olimpio: San Benedetto del Tronto
Sprint: Porto Sant’Elpidio.
Granfondo dei Sibillini.

e poi Elbaman73. Avevo deciso di fare un mezzo, nonostante tutto. La bici non era un problema, facevo un centinaio di km ad allenamento nei fine settimana, e la GF sibillini l’avevo finita. Così pensavo.

Ero disadattato e spaventato da tutto, uscito da poco da problemi emotivi-affettivi-mentali, porcherie varie.

Ero ancora in auto il sabato, e Carassai mi chiama per dirmi di trovare un impermeabile o qualcosa da mettere perché stava arrivando il mal tempo, ed era importante mi coprissi. Avevo un antivento da corsa, veniva dal pacco gara alla GF Sibillini, nero.

Avevo un Garmin Forerunner 110, non impermeabile, alla consegna della bici lo metto dentro il nylon del chip, facendo un buco per far passare il cinturino, e poi sul manubrio della mia Colango C40 del ’98.

Una bici scarsina, un gps a spendere poco, abbigliamento più o meno tecnico, la panda presa in prestito da mamma.

Hotel Thomas, a 700mt dalla zona cambio.

Sono le 7:40 ed è nuvoloso, lo sapevo in anticipo. Il mare era alto, ma a me non ha mai fatto troppo paura il mare.

Evito la calca, col mare grosso finisco sopra agli altri, oppure sono gli altri che mi finiscono sopra. Allargo un po’.
Non vedo l’ultima boa e sto per andare verso il porto. Per fortuna dalle barche mi danno indicazioni.

Esco dopo 51 minuti, e penso di aver sconfitto il drago.

Salgo in bici ed è veramente dura. La salita forse non molto, ma sulle discese sono piuttosto scarso, e con la strada bagnata faccio pure peggio.

Sono a metà del secondo giro quando la pioggia inizia a venir giù forte. Ero senza occhiali, non sopportavo il sudore in faccia, e sudavo troppo. Ma sugli occhi faceva male. Ho pensato non sarei neanche sceso dall’auto per fare mezzo metro se non stessi facendo una gara. No, mi sarei cagato sotto a stare in un’auto in realtà. Ma era sulla mia bici, e sì, usavo le palpebre come tergicristallo, ma funzionavano.

Era ormai discesa, al secondo giro sapevo che ormai era vicina la della frazione. La pioggia continuava, poco meno forte, ma dalla collina scendava fango, ciuffi d’erba, di tutto. Mi ricordo che è passato un SUV, mi ha lavato, cioè infangato. Ma la cosa è durata pochissimo, con tutta la pioggia i mie occhi erano puliti di nuovo. Poi arrivano altri concorrenti, dietro di me. Mi dicono “ehi! sei marchigiano te, giusto?!? anche noi, dai che se hai finito questa è fatta!”. È dura pedalare in discesa, tenere i 30 è quasi un impresa, ma è possibile.

È possibile! è possibile pedalare con tutta quell’acqua! è possibile andare con una bici da corsa immersa nel fango! è possibile persino che sia io quello che lo sta facendo! E per me questo è tutto.

Arrivo alla T2. Tiro via il garmin dalla bici e poi dal nylon. Ho 1h42′ di personale alla mezza di Civitanova, e correre non è certo facile dopo 1100mt di dislivello. I primi sono già arrivati da un po’, hanno corso sotto il diluvio, a Marina di Campo ci sono pozze d’acqua che si stanno asciugando ora. Finisco i 3 giri dopo quasi 2 ore.

Piango. Rido. Oppure piango. Non so cosa dovrei fare di preciso. È tanto. È cambiato tanto.

Qualsiasi cosa sia successo la settimana scorsa voglio scordarlo. Ringrazio Elbaman, l’isola, i volontari e tutti quelli che mi hanno permesso di vivere quello che ho vissuto nel 2013.

Possono anche non accettare più la mia iscrizione in futuro, ma quello che mi è stato regalato non posso ridarlo indietro.

È qualcosa che porterò con me.

Il fatto è che per quanto tu creda fortemente e follemente in qualcosa, succede che finisce. Fallisce, si rompe, non va avanti. Per un qualsiasi motivo. Resta solo di prenderne atto e guardare avanti, credere in qualcos’altro e ripartire. Fa male, certo, ma è così che si va avanti. Alcune cose si perdono, ma infondo ci si porta tutto dentro.

Forse quello del 2017 è stato solo un sogno sbagliato. Meglio pensarla così.

Il prossimo 14 Agosto

Sono rientrato all’elbaman70.3, ma quello che mi preoccupa di più è Wiesbaden, oggi mi arriva un aggiornamento del percorso, 1600 metri di dislivello (non più 1500)

La corsa, 180 metri di dislivello.

http://eu.ironman.com/triathlon/events/emea/ironman-70.3/wiesbaden/athletes/course.aspx?mkt_tok=eyJpIjoiTmpZME1tRTBPVEpoTVdOayIsInQiOiJXeVdZaXV5MjNqcDRIeHB1ODF1MXVYRWpUM0ZZdXp2THJzVGpESkZjYVNncTh2eG1IQ2I4dzRkeGVqWnVOMUkxeUdDMUtVdmtPa2R6emlJekVGcHI5UUVOdGFDUWp3S0hocmVQNEZTZXFsWT0ifQ%3D%3D#axzz4CCPR1CXf

è il 14 Agosto.

Elbaman70 il 24 Settembre.

Wiesbaden punto a tirarla al massimo e riuscire a fare un buon tempo alla mezza (relativamente, cioè 1h45′), quindi tenere 26km/h di media in bici (se esagero scendo zoppicante).

Se ce la faccio starei tra i primi 800, quasi a metà classifica, la gara è dura.

Sabato scorso ho fatto Sassotetto, 110km in tutto 1700mt di dislivello, era un allenamento con l’intento di essere un lungo, quindi non ho tirato, ma di fatto mi sono trovato zoppicante per 2 giorni. Non ho capito se è dipeso dalla corsa del venerdì sera o dalla pedalata del sabato mattino, o ancora se dal breve recupero (ho dormito 5 ore nel mezzo), oppure dall’integratore al gusto menta che mi ha massacrato lo stomaco.

Oggi sto meglio, farò un fartlek senza tirare troppo, mi concentro sulla Straducale, 130km per 2400mt di dislivello, sarà un test per sapere che ritmo tengo, anche se ovviamente ho la scia che a Wiesbaden non avrò.

Elbaman70 andrà di conseguenza. Dovrò riposare una settimana, o almeno 4 giorni. Fare un po’ di pesi e potenziamento per 10 giorni, e sarò a 4 settimane dalla gara. La prima settimana di scarico, altre 2 di carico, e l’ultima di scarico. Se tutto va liscio avrò benzina per fare Elbaman70 al meglio, e voglio dire correre la mezza sotto 1h40′. (voglio dire, meteo permettendo, 34′ nuoto, 3h15′ bici, 1h40′ corsa, 10′ cambi, 5h40′).

Forse si mette bene

È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

Diciamola così: sono arrivato alla fine.

Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
so di essere all’inizio.

Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

Non divagare.

È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

Oppure il mio successo nel fallimento.

Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
Non sono mica un professionista.

Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
o additivo può darti, almeno credo.

Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

Ciò che capita.

E meravigliarsi.