Se non ce la fai fermati

Ci hanno abituati male.

570 euro sono i soldi che ho pagato per partecipare a 2 gare: Rimini Challenge e Venice Challenge. Distanze: half-iron, e Ironman.

Perché si pagano questi soldi? Organizzazione, chiusura delle strade, assistenza in mare, gadget, sicurezza, tutto.

Ecco, quando andate a vedere una gara di triathlon il biglietto lo hanno pagato i partecipanti. Sì, gli attori pagano lo spettacolo.

Quindi ringraziate e divertitevi.

Ma “perché?” nascondeva altro, perché pagare per preparsi 6 mesi (e più) per partecipare ad una gara che ti esaurisce fisicamente e mentalmente?

Forse perché se hai pagato allora lo fai.

Capita che venerdì sera ho il dito del piede infiammato, ma decido ugualmente di andare in piscina, dopo qualche tentennamento di rito. Il sabato ho un lungo in bici (200km) e la domenica 30km di corsa. Se non si risolve questa situazione finisce che devo saltare i lunghi, e questo è male per la preparazione. All’ora di pranzo avevo fatto le ripetute di 500 metri (10) ed ero piuttosto soddisfatto, ma saltare i lunghi sarebbe come buttare il lavoro di mesi.

Alla fine penso: sì, è gonfio. Sì, esce un po’ di liquido. Fa male, è infiammato, eccetera. Ma nell’acqua della piscina c’è cloro.

Torno da piscina, mi fa male il dito. Mangio bene, e più tardi vado a dormire. Non più di un’ora. Il dolore mi sveglia e non ce la faccio.

Mi alzo pensando di impazzire. Non voglio saltare il lungo, ma è insopportabile, non capisco cosa c’è, inizio con la mia solita ipocondria e penso alla meningite (che non so neanche cosa sia, ma ho visto una immagine su wikipedia e mi basta per attaccare con la paranoia). Poi cerco un’antidolirifico, forse. Vedo che ne ho uno al cortisone, vecchia prescrizione poi mai usato. Non mi piace il cortisone, da troppi effetti collaterali. E comunque è un’antidolirifico, non voglio non sentire se ho qualche problema. Vedo che ho l’OKI in bustine, ma ho appena pensato quella cosa … non prendo nemmeno quello.

Chiuso discorso “medicinali a caso”.

Provo a ragionare così: infiammazione, liquido … acidi urici? forse sto esagerando con le proteine? Mangio, del resto è la risposta standard della mamma di fronte ai problemi: prima di tutto mangia. Ho 3 fette di pane, tostato. Poi qualche mela, ma immature, ne mangio 2. Sono le 2 di notte. Domani non faccio il lungo. Sono preoccupato, mi sveglierò e andrò al pronto soccorso.

Apro gli occhi e cerco di girarmi in direzione della sveglia. Doveva esserci una sveglia… Appena realizzato dove stavo dormendo riesco a trovarla. 9:10

È impossibile partire per il lungo, il piede però mi fa meno male, vuoi vedere che la ricetta funziona? Gli zuccheri sfiammano? Boh

Di certo vado all’alimentari sotto casa (emh, sì, si chiama proprio così, oltre al fatto che è a 2 passi da casa mia), prendo pane, banane, gallette, prosciutto cotto. Forse non farò 200km ma proverò a partire lo stesso. Forse il dolore del piede mi farà fermare dopo 50km, ma voglio provarci. Sarò pronto per le 10:30 bene che va, non ho neanche il tempo.

Colazione con soli carbodrati, frutta e avena (è un cereale, quindi ok). Preparo molta acqua, 1,7 litri, con poco isotonico. 2 panini con prosciutto. 3 barrette. È ora di partire, giusto un caffé. Sono le 10:50.

Non ho nessuna fiducia, ma sono in strada e si pedala. È una giornata fredda. Mi fermo a pisciare dopo 40km, non brucia, per ora ok. E panino mentre riparto: devo andare, si fa notte. Così arrivo a Fano, poi Pesaro. In realtà avrei voluto fare passo del Furlo, ma non so che strada ho preso. Giro per Urbino. Arrivo ad Urbino. Altra sosta. Non brucia. Ok. Il piedo come sta? Nella scarpa. Non muoio. Ok.

95km. Si torna, forse poi arrotondo attorno a Falconara. La discesa è una figata, ma non è neanche molta. Vicino Pesaro capisco che non ho le forze, ora ho solo barrette, e così ne mangio. Dovrei fermarmi per un cappuccino, ma il latte e proteico e forse è meglio evitare. Allora arrivo a Pesaro. Sbaglio qualche strada, ma alla fine ad un semaforo adocchio un gruppo che va verso la ss16.

Sono in 4. Fanno il cavalcavia all’uscita verso il mare di Pesaro e sembrano lenti, penso: “gli sto dietro, ho trovato un passaggio per casa”. Ok, finita la salitina (durante la quale comunque guadagno pochissimo), iniziano ad andare. E anzi mi staccano di più. Devo spingere, devo avere quel passaggio! È poco spazio, saranno 40 metri. Mi abbasso sulle prolunghe, spingo, guardo il contachilometri, solo … solo? 41? Ma non bastano, così mantengo solo il distacco, devo spingere di più. Ma non sono forti, devo smetterla di cercare scuse. Spingo e basta. Li ho quasi presi, 5metri. L’effetto scia ancora non c’è. 2 metri. 1 metro. 50 centrimetri. Cazzo come spingono! Non ce la faccio a stare in scia. Altro che rilassarmi qua.

Vado avanti fino a Fano, ad ogni km pensando: “fra un po’ li lascio, non ce la faccio”. Ad un semaforo si girano e dicono qualcosa riguardo l’evitare gli autovelox, si girano, mi guardano come per chiedersi “e questo? come accidenti ha fatto a mettersi qua dietro?”, avranno pensato che fossi uscito di casa in quel momento, lì a Fano. Girano per non so dove. Meglio così, più che a casa mi avreste portato al prontosoccorso.

La sosta solo dopo 150km, a Marotta. E sto a 4h55′. Il ritmo c’è.

Arrivo a Falconara e mi mancano 15km. Giro per Polverigi, valuto che ci sto. Torno. 205 e stop.

Sono passate 7 ore, non sono sfinito, e non ho neanche il piede particolarmente dolorante. Sì, sono stanco, e devo mangiare.

Epperò domani devo correre 30km. Quindi per ora pizza. Esco per comprare qualcosa. Orata con patate. È pesce e le patate sono ok. E vino rosso: anestetizza.

Ma prima di cucinare, al bar per cappuccio e cornetto (ok, sono le 8 di sera, e allora?!?)

Tiro tardi, l’orata ha bisogno del suo tempo nel forno.

Non ho idea di come starò domani. Non ho proprio idee. Sono sbronzo. Dormo.

Non so come sia successo, ma è tardi e devo ancora partire. Riesco a fare colazione, andare in bagno, è fresco fuori non so cosa mettere. Maglia forellata, fresco ma soleggiato. Si parte. 30km, il dito del piede fa male. Vasellina. Proverò a volare.

Nel correre mi sento forte, sicuro, senza fiato pesante, vado ad un ritmo lento, 5 al km, e la sensazione è quella che ho sulla bici: posso andare ad oltranza. Ovviamente sono ancora a 5km.

Penso di essere all’ironman. A Venezia. Penso che siano venuti a vedermi, a fare il tifo. C’è anche mamma. Io corro e sto bene, lei mi vede e urla:

“Dai, se non ce la fai fermati ..”

Lo penso davvero, lo farebbe. Ed io lì a rispondere: “Vai così mamma! Motivante ti voglio!”

E sì: è così che ci hanno cresciuti.

Non riesci a studiare? forse non sei capace.

Non trovi la concentrazione? hai qualcosa che non va, prova a farti vedere.

Sei stanco? riposa.

Al lavoro non guadagni abbastanza? sono ingiusti con te.

Negli ultimi anni ho partecipato a 3 maratone, qualche granfondo, 5 o 6 Half-ironman, e ce ne sono alcuni che ricordo per aver combattutto contro questa mia abitudine di cercare scuse per non portarla a termine. In particolare il mezzo di Pescara 2016. Organizzazione ridicola e penosa. Ho corso 21km passeggiando, e in più sotto la pioggia. Non c’era nessuna ragione perché non corressi. Non esiste che non avessi le forze per farlo. Semplicemente ero incazzato, ho tirato avanti fino alla fine, corricchiando e fermandomi. Inventando che “non ho più forze”.
No. Non è un’impresa da titani fare un ironman, veramente tutti possono farlo, non ci sono scuse, se uno ha deciso di farlo lo fa. Non esiste la gente che si spaventa pensando che sia impossibile andare avanti per tutto quel tempo, per tutti quei chilometri. Non vuol dire niente, è solo ignoranza.

Ci sono cose che ho imparato in questi mesi, e di sicuro la più importante è starmi zitto. Se alla fine di un allenamento di nuoto devo fare 20×50 ad 1′, vanno fatte. Non ce n’è che non ho le forze, che non arrivo alla fine. Non esiste che non riesco a respirare e affogo o perdo conoscenza. Se perdo conoscenza allora si usa la fantasia. Farlo e basta. Non ci sono scuse.

Troppa pretenziosità, avere l’idea che una cosa è troppo difficile da fare, mettere in discussione un allenamento, degli esercizi, dei compiti, un lavoro, qualsiasi cosa. In Italia è sempre il management che non funziona. (non ho scritto Alitalia, non solo)

E l’abitudine non può essere una scusa. L’educazione non è una scusa, aver riconosciuto che qualcosa è fallace nel proprio modo di fare è sufficiente per cambiarlo.

Non ho fatto un Ironman, e considerato il problema al dito del piede mi viene da pensare che è possibile che non riesca a partecipare per qualsiasi motivo che non posso tenere sotto controllo, che va al di là della preparazione. Ma non voglio spendere un solo secondo per cercare scuse.

Non ho bisogno di assoluzioni per i fallimenti.

Un fallimento è una piccola condanna che non può essere tolta e va scontata: non c’è scappatoia. Pensare di non averlo meritato non fa altro che rendere la condanna più dura.