Maratona di Firenze 2015 – arrivato

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Non sono riuscito a spiegarmi fino all’ultimo perché avessi deciso di partecipare, e ancora ora non me lo riesco a spiegare.

Non che non sia soddisfatto, lo sono, tempo eccezionale, per il mio livello.

Ma è andata così. Cinque settimane per prepararla. Uscivo dall’ultimo olimpico di Sabaudia, il 24 ottobre, fatto senza troppo entusiasmo per via di una caduta dalla bici. Caduta con conseguente dolore al braccio (che fortunatamente a Sabaudia non mi ha disturbato troppo durante il nuoto, ma a dire il vero ho ancora qualche dolorino al polso). Cinque settimane x 3 lunghi, andiamo, è poco.

Ok, ho fatto una stagione da endurance, quindi posso dire di avere la resistenza, posso fare un medio iron senza troppi problemi, preparandomi 5 settimane.

Ma la maratona è troppo. In 5 settimane non riesco neanche a mettermi mentalmente su quel binario. E così è stato. Ho corso fuori binario.

Da una parte la testa mi diceva “Smetti, è inutile. Non è la tua gara.”, dall’altra il fisico rispondeva, non da top runner, ma rispondeva, il giusto. Anche l’appoggio, piuttosto preciso. Cinque settimane passate solo a concentrarmi sulla postura, l’andatura, l’appoggio, la respirazione, le progressioni, la concentrazione, rilassamento, concentrazione. Hanno dato il loro frutto, considerato che il tempo precedente era di 3h34′, a Roma. Considerato che il mio personale sulla mezza maratona di Centobuchi (Febbraio di quest’anno) è di 1h40′! Ho corso la maratona dopo 9 mesi alla stessa andatura!

Il calvario è iniziato proprio al km 21. Display: 1:41:05. “Non ce la farò”, non era una voce, era una consapevolezza razionale che ho zittito preventivamente.

Ma la ragione non aveva ragione. Non l’ha avuta.

Non potevo ragionare e capire perché fossi arrivato a questa forma. So che in assoluto non è un gran tempo, ma per come la vedevo io non era qualcosa a cui potessi ambire.

Scrivo questo e mi chiedo cosa mi aspetta adesso. Cosa mi aspetto adesso? A cosa punto ora? Ora che ho raggiunto un traguardo senza pormelo, ora che ho superato di troppo l’asticella. Cosa c’è dopo?

Poche cose capisci durante una maratona. E queste poche cose è una sola: corri.

Siamo tutti eroi, col senno di poi.

In realtà si fa quel che si può, ed è sempre troppo poco, e ci si sente insoddisfatti.

Ma quando capita di fare di più di ciò che ci si aspetta, ci si sente insoddisfatti lo stesso.

E anche queste sono soddisfazioni.

(non sono affatto soddisfatto di quello che ho scritto)

22 Marzo 2015. 21a maratona di Roma


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