La macchina e la testa

Il problema vero, credo, è di chi le macchine ce le ha nella testa.

Cosa ci può essere di spaventoso in una intelligenza? O nella definizone stessa? Se una soddisfacente è possibile trovarne.

Cosa fa paura veramente? Che sia automatica, quindi non umana? È questo veramente che spaventa?

Se durante l’indagine si scoprissero misteri legati alla stupidità e anche, volendo, a comportamenti irrazionali che portano alla violenza verso gli altri e verso se stessi, sarebbe un male?

Cosa spaventa veramente credo sia la macchina che ognuno crede di avere al posto della testa, il timore di essere da meno, di essere meno di ciò che si crede. Automatizzare il pensiero, come sarebbe possibile? vorrebbe dire non essere altro che macchine.

E se lo fossimo? Cosa c’è di così inaccettabile nell’essere delle macchine imperfette e difettose, con un tempo di scadenza, percezioni deformate e deformabili, sistema di controllo senza istruzioni, e auto generato, e cangiante?

Saremmo miseri? La paura forse è quella dell’essere rivelati coscientemente quando preferiremmo restare nascosti.

In un certo senso tutti i meccanismi cerebrali sono rivelati, manca una congiunzione tra l’aspetto fisico e quello di livello più elevato, quello simbolico e concettuale.

Nonostante questa conoscenza mancante, penso sia necessario ammettere che siamo noi tutti delle macchine, e per questo non è necessario tirare in ballo il determinismo, e neppure negare il libero arbitrio.

Casomai questi timori nascono dalla mancata identificazione con la macchina stessa che siamo, e non per questo freddi o incapaci di sentimenti.

Cosa ci accade identificandoci con la macchina? Accettare che siamo degli esseri opportunisti e determinati a sopraffare gli altri, sorridendo e mettendo in atto i nostri piani, per dar seguito alla nostra genia.

E questo obiettivo va al di là della consapevolezza della autodistruzione alla quale ci indirizza.

Sono stato piuttosto impressionato dalla lettura della lettura de “La dimensione nascosta” di Edward T. Hall, dove parla anche delle strategie adottate incosciamente da una popolazione per garantire la sopravvivenza della specie diminuendo la sua crescita.

Ho pensato che l’amore ci stia portando fuori strada. Oppure l’idea che abbiamo di amore.

Penso a tutte le cure contro la sterilità, o allo stabilire come diritto l’avere un figlio.

Ci sono momenti in cui mi sento ignobile, e mi sono sentito così, e così credo mi sentirò in altri momenti in futuri.

Penso di poterla chiamare “consapevolezza”.

Molti Mondi (M&M’s)

Discussioni inconcludenti.

Se la coscienza emerga come nuova entità dalla fisica delle particelle.

Ho iniziato a leggere un articolo scettico e senza dargli troppa fiducia, eppure, con l’andare avanti ho capito la tesi sostenuta e l’ho trovata affascinante.

L’idea è che la coscenza, in una qualche maniera, sia il risultato delle interazioni della materia, interazione appunto che crea un campo magnetico e quindi una entità nuova, cioè la coscenza. (Internazionale, 1 Settembre 2017, l’autore Adam Frank, university of Rochester)

Si spinge oltre azzardando una qualche forma di coscenza insita in ogni cosa.

Ora la prima obiezione che mi viene da fare è: se un sasso ha una qualche forma di coscenza perché questa coscenza non è condivisa con altri sassolini vicini? o forse con una pianta? Esiste veramente discontinuità? È forse la coscenza che determina la discontinuità di ciò che vediamo?

È vero che questa ultima domanda (o proposta), che la discontinuità sarebbe il risultato della coscenza renderebbe le cose coerenti, come dire: un sasso è “coscente” di essere sasso, e un individuo è coscente di essere individuo, distinto da tutta la materia che lo circonda, ed è la coscenza a definire l’individualità, e i confini di ogni entità, che d’altra parte sarebbero un continum indistinguibile di energie caratterizzate da una funzione d’onda, che interagiscono creando oggetti materiali e coscenza. O meglio gli oggetti materiali esisterebbero solo perché esiste una coscenza che, sotto qualche aspetto, li definisce (li limita, li comprende, li percepisce come tali).

Secondo questa interpretazione l’uomo è sicuramente superiore al qualsiasi cosa, visto che è la sua coscenza a creare il tutto. Ma è anche vero che ogni singolo uomo è superiore a qualsiasi altro uomo.

E qui sorgono dubbi sull’efficacia di questa interpretazione, sulla sua idoneità o coerenza. Se sono IO superiore a chiunque altro, perchè IO definisco cosa sia altro, e cosa siano sassi, come è possibile che io mi trova a condividere idee con altri? Come è possibile riconoscere da parte mia l’ingegno e la creatività di una idea che ho appreso da qualcun’altro? Sicuramente per tramite di un mezzo di comunicazione, ma può essere accettabile che io abbia creato quella idea all’esterno nell’esatto momento in cui l’ho percepita?

Sono divagazioni troppo lontane dall’esperienza. Se è vero che una particella si comporta in modo probabilistico e che l’osservazione cambia la realtà (l’esempio dell’elettrone che colpisce un rilevatore in un determinato punto individua la posizione, e, quindi, fa collassare la sua funzione caratteristica), è anche vero che sappiamo che il 99% degli elettroni passano in quel punto, in quell’area di un micron.

Cioè, è vero che l’osservazione cambia la realtà, ma è anche vero che la mia coscenza non esisteva quando asteroidi si sono raggruppati attorno ad una stella e si sono iniziati a formare pianeti e satelliti, seguendo leggi della fisica (quella newtoniana o relativistica) che non erano state ancora concepite.

E qui interviene l’interpretazione a molti mondi, dove la linea di sviluppo della realtà (e non posso neanche parlare di linea temporale), sarebbe solo una delle molteplici (infinite? che grado di infinito?) realtà, o mondo/universo.

Ognuno degli universi potrebbe avere altre leggi, altre interpretazioni, altra coscenza.

Non so se si possa dire “non è assolutamente vero” o “è assolutamente così”, ma mi affascina vedere le cose sotto un’altra prospettiva, anche solo per specularci.

Alcuni riferimenti sull’autore:

http://www.adamfrankscience.com/
https://www.pas.rochester.edu/people/faculty/frank_adam/index.html