Tanta mattina a tutti! E niente bici

E niente.
Buongiorno.
Dovevo pedalare 180km, ma stamattina ancora ho il mal di gola di ierisera.
E 36.7°C sotto l’ascella. Il fatto è che in genere sto sotto i 35.6.
Mi alzo e mangio. Pizza, due uova sode con un po’ di formaggio, un paio di
bicchieri di vino. La gola non da più fastidio e mi sento meglio.
Ma ho i muscoli scarichi e mi sento sbattuto. Vado a dormire.
Chiudo gli occhi e rivedo i vicoli di Campo dell’Elba illuminati dal sole,
la gente attorno che partecipa e ti incoraggia, i ragazzi che ti corrono dietro per passarti un bicchiere d’acqua.
Riapro gli occhi e mi sento ancora sbattuto. Non ne vale la pena, non posso rischiare di doverci rinunciare.
Quella dell’Elbaman è una gara dura, in Italia non ha confronti. E scegliere Elbaman come primo ironman è un po’ rischioso. Ma quasi sicuro che, sceso dalla bici, posso finire la maratona, in qualche maniera, anche senza energie.
Giovedì scorso, alle 5e30 di sera, sono andato al mare in bici, forse era un po’ fresco.
Capita.
C’è un bel sole. Lo trovo crudele.

IRONMAN 70.3 Pescara 12/06/2016 – report

allora, è andato come se fosse un allenamento fatto neanche troppo convinto.
Il giorno prima sono andato a ritirare il numero e si scordano di darmi le sacche.
Io non ne sapevo niente delle sacche, ma questa cosa mi ha fatto saltare il pranzo
per tornare a prenderle dopo che ero arrivato in albergo, e mi ha fatto saltare i nervi non poco.

Per una serie di questioni, la maggior parte colpa mia, ma comunque ero sotto stress.

Quando al mattino ci hanno fatto aspettare le 12 prima di partire, per poi rimandare, con un mare col quale normalmente nuoto da solo (senza assistenza), sono andato in depressione.

Ho preso  la bici, neanche troppo convinto, però ho tenuto il ritmo, sopra ai 30 di media.
Ma era facile. Un pezzo di barretta a 12 km dalla transizione.

quando sono sceso, per niente convinto, con calma sono andato a cambiarmi, ho mangiato un altro pezzo di barretta, mi sono cambiato con molta calma, ed ho bevuto un gel. (con tutta ‘sta calma ho fatto la transizione in 4’, di solito ce ne metto 5).

Ok, non avevo niente da fare, quindi sono partito di corsa. 4’30″/40″ dopo 5-600 mt c’è da attraversare un ponte (si faceva una sola volta), comunque lo affronto tranquillo, scendo e inizio a correre pensando che 4’30” è un ritmo troppo alto, ma non mi importa niente della gara. Al terzo km sento che non potrei tenere quel ritmo, passo a 4’50”. Supero Tarabelli che forse è al secondo giro.

Al km 5 mi fermo per bere, perché sono convinto che non sono convinto (??? è sì, proprio così). Ma poi riparto perché non ho bisogno di niente, non ho fame, mi basta bere, le gambe vanno, non ho crampi, se ci fosse anche la testa ad andare nella stessa direzione …

Ma devo pisciare. Cerco di individuare un bagno prima che sia troppo tardi, lo trovo, devo solo fare un km. Tutto programmato, è prima del rifornimento dell’acqua, arrivo al bagno, un addetto mi guarda e mi fa “Closed”, e con atteggiamento incazzato mi indica di continuare a correre. Ecco, questa cosa mi ha fatto incazzare di brutto. Punto primo perché io non sapevo che 200mt più avanti ci fosse un altro bagno. Punto secondo perché mi sta anche bene che me lo dici in inglese, ma non mi dai gli ordini, sto facendo una gara non l’assalto al forte, o una fottuta esercitazione militare. Inoltre se vuoi significare che che n’è uno più avanti, mi dici “there’s another further”. Idiota.

Ho maledetto tutta l’organizzazione prima di vedere il successivo bagno. Cosa di cui mi sono vergognato. Ma quello è un idiota.

Vergognarmi non è una cosa che mi piace, mi mette a disagio. Idiota mi ci sono sentito
io subito dopo essere uscito dal bagno.

Ho fatto altri 2km ma non la buttavo giù.

Dal km 11 ho passeggiato, corricchiato, e fine.

Niente gara, per me è stato solo continuare fino alla fine perché ha iniziato a piovere e se mi fossi fermato mi sarei preso una polmonite.

Senno di poi:
loro vogliono far entrare più di 1000 persone in mare, e in quel caso per assistere
qualcuno la cosa si fa complicata. In queste gare è facile che ti segano il nuoto.
All’Elba non l’avrebbero fatto, ma 200 persone è un’altra roba.

Senno di poi 2:
perdonati, subito. Gli altri non lo fanno, nessuno può farlo. Poi ragiona sullo sbaglio, se c’è stato e cosa l’ha provocato, a gara finita. Ma perdonati subito, perché la gara sta continuando e non puoi parcheggiarti un attimo per rimuginare e insieme pensare che devi gestire le energie e tutto per la gara.

Senno di poi 3:
il dubbio è una merda. È così, è bastardo, è qualcosa che se ne sta lì, da quando parti e poi torna, non puoi fare mezza maratona col dubbio di non volerla fare. Dubbio assurdo. Ma sta lì fintantoché non ti dici “è un dubbio assurdo.”

Senno di poi 4:
Una gara è una gara. Anche se a volte gli organizzatori sono degli incompetenti, gli altri atleti stanno comunque gareggiando, e non puoi mancare di rispetto chi corre insieme a te e non c’entra niente. Una gara è una gara. E SI CORRE! Fanculo ai dubbi, fanculo alle lamentele, fanculo al non poter pisciare, fanculo agli idioti. Si corre al meglio che si può. (Che poi, discorsi da doccia a fine gara: “èh, sì, all’inizio è stata un po’ dura, poi verso la metà ho preso un gruppone in discesa, ho toccato i 60… comunque la bici è la parte più bella.”. Ah, ok, proprio belli ‘st’avversari, che “comunque la bici è la parte più bella”. Sono arrivato alla fine, con i più scarsi, in tutti i sensi)

È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento. 27 Settembre

Diciamola così: sono arrivato alla fine.

Quel che conta non è l’aver raggiunto il traguardo, ma il cambiamento che si è dovuto affrontare per raggiungerlo.

E aggiungo che non è la stessa cosa fare mezza distanza triathlon in 7 ore, che farla in 6.

Che poi certo che siamo arrivato tutti (o quasi), certo che c’è la sfiga e su quella non puoi farci nulla,
e certo che nessuno si può permettere di offendere chi non ce l’ha fatta o chi ha impiegato di più.

Non è quello che conta ora, ognuno ha i suoi obiettivi, e sono tutti eccezionali.

Tre mesi? 5 mesi? un anno? da quanto mi alleno per Elbaman73? Non ho idea, so di cosa è cambiato.

Ecco in realtà so di cosa devo cambiare, so di aver appena preso una strada che devo percorrere,
so di essere all’inizio.

Quel che ho capito, non imparato, è che devo smetterla di fare le pulci a tutto, di stare
lì a sindacare su chi ha avuto ragione.

Ho capito che devo imparare a perdonare gli errori altrui, e imparare a perdonare i miei.

Devo imparare a farlo subito, velocemente. Accettare gli errori, i miei e degli altri.

Imparare a non imputare i miei insuccessi agli altri, a chi non mette la freccia,
a chi non da la precedenza rischiando di ucciderti.

Beh, certo che mi incazzo, ma il punto è che bisogna essere concentrati. Sempre.

Non divagare.

È il capire cosa ho fallito e cosa devo imparare il mio successo e il mio fallimento.

Oppure il mio successo nel fallimento.

Sì, ho fatto una buona gara, 99°, su 295 arrivati, e che accidenti?!?
Non sono mica un professionista.

Ma un professionista lo sono, quanto meno come programmatore.

E quello che manca, quello che non guasta mai, è essere veramente un professionista.

E nel lavoro, come nella vita, è la stessa cosa. Hai una scheda, un programma.
Hai una gara, degli obiettivi. Devi seguire i programmi il più possibile. Sarà
lo scorrere degli eventi che ti meraviglierà.

Così scopro che posso fare evitare i semafori di Oberursel passando per la pista
ciclabile, che è libera e con un buon asfalto, al contrario delle ciclabili di FFaM.

Così scopro che posso percorrere la salita per Schmitten più e più volte, concentrato
e in soglia, senza alterarmi per il traffico o le macchine che passano troppo velocemente.

E scopro di poter fare le discese più velocemente e tenendo la destra.

Posso trovare soluzioni. Questo è evidente: è possibile trovarne.

E in gara non bado a chi spinge durante il nuoto, perché crede gli sia andato addosso:
siamo tanti, cosa si aspetta? uno da sinistra e uno da destra, non posso annichilire.
Ma non mi metto a discutere, pensi ciò che vuole, il mio compito è nuotare e scivolare
il più possibile, non quello di restituire spinte che mi distraggono.

E poi sbaglio. In bici inizio una traiettoria sbagliata, curva a sinistra, ma parto troppo
al centro strada. Mi grida da dietro un concorrente “NON LA STRINGERE!”. Rischio di andare contro
un auto. E poi: “Volevi ucciderti?”. Rimango a pensare per un po’, ho sbagliato,
devo concentrarmi, ma anche rilassarmi. Rielaborare. Ancora non razionalizzo cosa ho sbagliato,
la cosa della traiettoria sbagliata dall’inizio l’ho capita solo dopo la gara. Continuo a
pedalare ma senza la stessa spinta e convinzione, è il secondo giro e lo sto facendo molto peggio.
Credo di non sapere più fare le curve. Sbaglio. Ma guardo in giro e l’Elba è raggiante, sembra
un paradiso. E (magia!) le gambe vanno! Vanno veramente molto più forte, e la fatica non la sento,
un attimo di estasi e capisco che questa è una specie di doping, qualcosa che nessuna droga
o additivo può darti, almeno credo.

Ecco, non so come funziona, o se un funzionamento ce l’ha o è del tutto casuale. Ma meravigliarsi
ed apprezzare la bellezza, respirare la bellezza, ti da una marcia in più.

Quel che ho capito è che proprio per questo è neccessario essere concentrati e rilassati,
nessun retropensiero o paranoia, niente. Spegnere il cervello ed ascoltare ciò che arriva.

Ciò che capita.

E meravigliarsi.

Rimini Challenge 2015 – Comunque meglio esserci

Parto in condizioni di salute dubbie: devo ancora fare accertamenti per un problema di gonfiaggio del collo sconosciuto, ho fatto 2 giorni di letto 2 settimane prima, saltato 10 allenamenti circa, fegato sotto stress per i medicinali. Piccole cose insomma, ma una somma di piccole cose, per le quali avrei potuto rimandare la gara all’anno prossimo.

Decido comunque di esserci, di provarci lo stesso. Prenoto un albergo l’ultimo momento e non guardo neanche dove è (a 7 km da Rimini, e me li faccio in bici prima e dopo la gara! 🙂

E comunque ho imparato.

Nuota bene. Le punte dei piedi, ossia gli alluci, devono sfiorarsi continuamente. Non fermare mai i piedi. Con la muta puoi tendere ad “affondare” le gambe, questo aiuta la spinta. Le braccia devono spingere, belle larghe. Ma se passi vicino a qualcuno necessariamente devi stringere un po’. Perderai qualche bracciata, non importa se non spingono tutte al 100%, basta anche 60%, ma mantieni il ritmo di bracciata. Le botte
arrivano quando sei in mezzo agli altri. Non importa, siamo sulla stessa … sulla stessa acqua, un po’ ne prendi un po’ ne dai, stai tranquillo e vai. Sì, 2 anni di triathlon e ancora perdevo la pazienza pretendendo di non prendere/dare botte. Il mare è mosso, è una gara, ognuno deve pensare per se.
Non ci si può far niente.

Ho imparato.
Se ti dicono lascia le scarpe nella busta, è ok, lasciale nella busta e corri fino alla bici con le scarpe in mano.
Stai giù e appoggiati bene sulle aerobars, anche in salita. Stai tranquillo e concentrato mentre pedali.
Il peso dietro sulle curve. Non è facile, da motociclista ricordo che bastava accellerare, a volte, non è possibile in bici, tirare dietro il sedere e appoggiarsi sul pedale interno alla curva, ma non ci si sente molto stabili. Bisogna allenarsi alle curve. Le gigane sono difficili. Se la vedi sposta le mani sul manubrio prima. Stai attento e vedila, altrimenti il cambio di posizione dentro una gigane non è molto agile/consigliabile, ma almeno puoi rallentare, sbagliando la curva, ma almeno non cadendo.

Ho imparato.
Bevi il giusto. Sali all’inizio, e urina prima di partire. Non importa, un posto lo trovi.
Non devi bere troppo se è freddo e piovoso. Non devi esagerare quando c’è sole. Se vai sotto di liquidi devi bere un po’ di più. Allora 3 bicchieri d’acqua (fresca) bloccano un po’ il diaframma, se stai correndo rendono la respirazione più difficoltosa, dovrai rallentare e respirare profondamente, tenere un passo più lento, come 7′ a km, per 1 o 2km sarebbe l’ideale, così affronti una difficoltà senza perdere troppo. I sali durante la corsa “cum grano salis”. I sali asciugano, e non arrivano ai muscoli in tempo. Se è un medio c’è poco da fare, se sono arrivati i crampi, la corsa la finirai con i crampi. Sei hai i crampi devi camminare, o correre lentamente, pochi sali, e bere il giusto. Fermarsi
non fermerà i crampi. Fare scatti è la cosa peggiore. Ascoltare i muscoli, e ascoltare i crampi. Rilassare l’addome, e tutti i muscoli che è possibile rilassare. Ascoltare una sensazione di scorrimento dentro di se, cercare di avere, ad ogni respiro, l’impressione che l’aria/il sangue vada ad ossigenare le gambe, fino alla punta dell’alluce, e le spalle, e le braccia. I crampi sono dolorosi, ma l’ascolto è una cosa bellissima.
Guarda avanti e corri.
Se non vuoi sorridere stai serio, sai di essere felice, che importa il farlo sapere?

Ho imparato che lo stretching è importantissimo.

E tutto questo perché c’ero.

E ho sbagliato.

Ho sbagliato.
Alla seconda boa continuo a nuotare in direzione sud, invece di girargli attorno e tornare a nord.

Ho sbagliato.
Le scarpe da bici le avrei dovute lasciare nella sacca Swim/Bike per correre poi verso la bici con le scarpe in mano. Invece le ho lasciate agganciate alla bici, per poi doverle sganciare e mettermele prima di partire verso l’uscita dal deposito bici.

Ho sbagliato.
La temperatura era ok per l’impermeabile leggero, uscito dall’acqua avevo freddo ed ho messo quello pesante subito, per poi cambiare idea e mettere quello leggero. 1 minuto perso. La decisione pianificata era ok, le previsioni danno la temperatura giusta. A 14 gradi si pedala bene con il paravento leggero.

Ho sbagliato.
Non ho urinato durante il cambio bici/corsa perché c’era la fila. Ho pianificato di farlo dopo il primo giro, convinto ci fosse un bagno. Non era così. Mi sono agitato ed ho tentato di saltare una transenna. Decisione poco lucida e poco assennata, con conseguenti immediati crampi.

Ho sbagliato.
Dopo i crampi, primo giro, ho reidratato. Ho rallentanto e respirato. Ok. Ma ho smesso di crederci. Come se un piccolo problema causasse la fine del mondo. Non potevo stare sotto le 6 ore, lo vedevo, ma avrei potuto stare sotto le 6 ore e 30′. Avrei potuto comunque correre e trovare le forze. E non mettermi a mangiare, perdere la concentrazione, e roba del genere.

 

Se non ci fossi stato, non avrei potuto sbagliare.

Ci vediamo il prossimo anno, Rimini Challenge

Il triathlon è anche o soprattutto. per me

Il triathlon è molte cose. Sono 3 sport da fare in sequenza e questo già dice qualcosa, ma non è quello il punto. Il triathlon è molte cose perché, come qualsiasi altra disciplina, coinvolge differenti aspetti.

Certo c’è un aspetto fisico, ma con l’andare ti accorgi che il fisico era già lì da un pezzo, e l’unico limite è nella tua mente, nel non sapergli chiedere abbastanza e nel modo giusto. Sono ancora convinto di poter ottere risultati al di là delle aspettative solo grazie alla conoscenza di me.

Ma soprattutto per me è il triathlon è gara. È trovarsi in mezzo a un branco di gente sicura di quello che sta facendo, tu che non ci stai capendo niente e che infondo percepisci che più o meno è così anche per chi pensi sia così sicuro. E allora sei solo, perché tanto vale esserlo: parlare, condividere, farsi forza non è poi così importante, hai davanti il mare e non è per nulla calmo, hai davanti una distanza e non conosci il percorso, hai davanti dei problemi e degli inconvenienti, e non sai esattamente quali saranno, sai che ci saranno. E hai davanti a te tutto quello che ti sei lasciato indietro senza definire troppo, tutte le tue imprese a metà, tutti i tuoi farò, tutti i tuoi avrei fatto, e tutti i tuoi avrei dovuto fare.

Insomma, un bel po’ di confusione in testa, ma ti piace, e ti piace molto averne di confusione proprio in quel mometo, nel momento sbagliato. Momento sbagliato perché dovresti pensare alla gara, ma ti fa piacere proprio perché infondo la gara è solo un mezzo. Devi finirla. Non si scappa. Ma non è poi così importante. Devi finirla a tutti i costi. Ma non è poi così importante. La tua testa è affollata da tutto. E tutto nella tua testa devi tenere e ricordare, devi portarlo dietro. E devi finirla. La gara devi finirla. Non hai neanche idea di cosa sia tagliare il traguardo, e neanche ti frega un granché. O forse non hai tempo ora per pensarci, ci sono cose più importanti del traguardo e della gara. Perché cazzo la gara devi finirla.

È stato un piacere tagliare il traguardo, ma ti ha lasciato in bocca quel gusto un po’ amaro di cose perdute. Hai corso tra le nuvole dei pensieri che affollavano la tua mente, ed ora all’improvviso è sereno. Di chi ti fa i complimenti te ne fotti. Ti dice “bravo, sei forte” e a te non frega un cazzo, “forte che??”. Non hai neanche capito di aver fatto qualcosa che secondo loro sarebbe difficile e stancante. E non hanno capito niente. Guardano e non vedono. E tu non sai di cosa stiano parlando, non hai visto lo stesso film, tu stavi correndo secondo gli altri, ma dal tuo punto di vista tu sei fermo. Tu sei fermo e al centro del mondo per tutto il tempo in cui corri, ma loro ti vedono correre e pensano che questo sia stancante. Lo è, cazzo se lo è stancante. Ma lo è anche perché dal tuo punto di vista sei fermo. È il tutto che scorre attorno e così devi farlo andare abbastanza veloce.

Ma non stai scappando da nulla. Anzi sei bello concentrato su di te, e sei la presenza più ingombrante con cui potrai mai avere a che fare. Sei con te per tutto il tempo della gara e fai un baccano che ti assordisce quasi. Ma adori ascoltarti con quella forza, insicurezza e sincerità disarmante. Ascolti i capricci, le battute, e le cazzate. Riesce a raggiararti il tuo io, lo vedi chiaramente, usa tutte le tattiche, giri di concetti, di parole.

Ma la gara è il tuo percorso, la tua guida, il dolore che devi sopportare, per continuare nel sentiero che devi seguire che è la tua gara. Composto nel nuotare. Calmo cazzo. CALMO. CAZZO. Devi essere rapido, leggero, elegante non eccessivo, spingere con armonia, non intralciare gli altri, e andare. Calmo, andare velocemente calmo.

Inevitabili le cazzate. Non spariranno mai. Forse continuerai a raccontarti cazzate e riconoscerle solo nel momento giusto. Devi far pace anche con questo. Le tue cazzate. Ci saranno sempre e sempre si rinnovano.

La tua gara il tuo sentiero. Ecco. In fondo per me è Triathlon è sapere che c’è un sentiero, basta iscriversi e mettersi a correre.

Non importa se il sentiero ti porta davanti un traguardo dove qualcuno ti fa dei complimenti per dei motivi che tu non capisci, quel che conta è che quel che scorre dentro ora ha più senso.

La gara non serve ad un cazzo.

Ho reso l’idea?

Aronaman 2014 – il racconto

Preparare una gara consiste nell’allenarsi.

Ogni gara ha il suo imprevisto, spesso il trucco è accettare questo come dato di fatto. Così è stato per me riguardo ad Aronaman.

Il posto è bellissimo, il lago Maggiore, non il più grande d’Italia, ci deve essere una qualche ragione per cui è chiamato maggiore … comunque Arona sembra una città piuttosto elegante (cioè costosa) quindi soggiorno a Dormelletto, un nome che sembra suggerire il sonno (non uso il latino perché non lo conosco ma sarebbe stato azzeccato dire nome nomen).

Comunque non ho molto tempo di meravigliarmi dei colori che il sole dona al castello nell’altra riva, al lago ed alla città di Arona: devo capire dove è la zona cambio, devo trovare un parcheggio, devo consegnare la bici e fare tutto abbastanza velocemente da poter arrivare al checkin in albergo prima delle 8 di sera. Fortunatamente la strada non è chiusa come avevano avvertito, fortunatamente un parcheggio alla meglio in divieto non da problemi (ne multe), fortunatamente la fila per il pacco gara non è disumana, fortunatamente viene fornito dalla organizzazione un sacchetto di nylon per coprire la bici (tipo bozzolo di farfalla). A ben vedere, col senno di poi, non tutti gli imprevisti sono negativi. Riesco a sistemare la bici prima delle 7 e 30, esco dal parcheggio e vado in albergo (5′ d’auto). Doccia, cena, letto.

Sveglia alle 4 (partenza gara alle 6.50, chiusura zona cambio alle 6.30). Integratori: ho studiato abbastanza bene la situazione, dovrei poter terminare la gara in 6 ore (scaccio la velleità di andare sotto questo limite, non so se sarà bagnato e non conosco la salita) essere a posto:

– boraccia da 700ml e 150kcal disciolte e barretta da 150kcal: questo copre la frazione ciclistica

– gel 100kcal: appena uscito dall’acqua per recuperare energie della frazione nuoto

– magnesio-potassio se fosse troppo caldo per evitare crampi

– gel 70kcal con amminoacidi perché li ricordo come benzina dalla granfondo dei sibillini del 2013

Comunque penso alla colazione. Non prendo latte ma tea al limone, mi fa cagare ed è perfetto. Di roba ce ne sarebbe, ma preferisco rimanere leggero: anche se sono solo le 4 non voglio tenere l’intestino impegnato e la cena di ieri è stata più che sufficiente.

Faccio le cose di fretta in zona cambio, metto le scarpe, tolgo il nylon, pretendo di uscire in orario, quando avrei dovuto approfittare per gonfiare le gomme, cosa che farò durante la T1.

Nuotare non è il mio mestiere. Mi metto in scia, ormai l’ho capita, tranquillo e cerco di tener dietro a chi va molto lento e rimane dietro, cioè dietro a tutti, ma cerco di tenere seguire un tragitto efficiente. Sono 2 giri, avrei dovuto tenerlo a mente. Al secondo giro, avendo tolto gli occhialini, per lo più è tutto appannato ed anche la tattica del seguire il tragitto diventa difficoltosa, devo tirare su la testa più spesso.

Non è tanto quello il problema, mi preoccupa di decidere se gonfiare o meno la bici, ma decido per il sì: ci sono 36km piani, ho le appendici e posso sperare di farli in un ora, ma con le ruote ben gonfie, giacché è tutto bell’asciutto.

Ah, ecco il rapporto lungo. Questo non ci voleva, la partenza è in salita, ed anche se è leggera non è l’ideale. Rischio di travolgere il pubblico (a quell’ora?!? gente strana). Poi anche infilare le scarpe è un parto, per non parlare dell’attesa del gps e dei satelliti. Ma poi è piano. E qui l’ultimo mese di allenamento mi regala una piacevole sorpresa, sono praticamente il più veloce tra quelli rimasti indietro al nuoto, anzi, riprendo anche qualche donna, ma solo nella parte piana. Così arrivo al rifornimento, ci sarebbe la barretta, ma prendo solo l’acqua e un gel che fa comodo. Mezza barretta l’ho già mangiata e l’acqua va bene per digerire l’altra metà. Non sto seguendo il programma, ma i rifornimenti sono riforniti e non avrò problemi. Succede che durante la salita riesco a rilassarmi e far andare le gambe un po’ più velocemente, non so bene cosa sia ma ho il sospetto che il mio modo di pedalare sia piuttosto inefficiente solitamente e trovando la postura giusta potrei fare anche le salite in modo discreto. La salita è tortuosa in mezzo ai boschi, poi c’è un po’ di pianura e si aprono i boschi, si sentono pascoli bovini. Poi fanno capolino giocatori di golf con la sacca in spalla. Si scorge poco come panorama, o forse sono troppo impegnato dalla strada che non conosco, e dalla gara. Bisogna tenere la distanza da chi precede, sorpassare in breve tempo, o farsi sorpassare. Non è sempre semplice, è strano come diventa difficile tenere la scia quando invece si potrebbe e si dovrebbe farlo.

La salita sembra finita e per la maggior parte tutto fila liscio, le curve sono larghe ed arrivo a posare la bici.

Sulla corsa sono scarso, l’ho tralasciata negli ultimi 2 mesi per feritine o scuse varie, così non esagero, dopo 7km mi fermo per pisciare dove non dovrei, ma gli alberi, in fondo, nascono e crescono per quello. Poi posso proseguire, ma fermandomi di nuovo, questo l’ho stabilito durante l’ultimo allenamento: non reggo, quindi meglio fermarmi e approfittare anche per prendere il gel. Il tempo è perfetto, 24°, non si può chiedere di più (taxi a parte).

Finisco in 5h39’52”. Ma questo lo scopro il giorno dopo, sicuramente so di aver finito prima delle 6 ore e questo per me è un ficata. Non so se potrò eguagliare questo in futuro, non è un gran tempo, lo so, ma non sono un granché, e so anche questo.

Quello che ho capito è che a volte è inutile starci a ragionare troppo con tattiche di allenamento, e tutto il resto. La bici ha bisogno che tu pedali, e devi starci sopra, e pedalare. Il cervello conta fino ad un certo punto, devi metterci l’anima e il cuore, non solo in senso polmonare e cardiaco.

In seguito, uno degli allenamenti che mi sono piaciuti di più è stato fare le ripetute in bici: 20″ tirando, 10″ recupero x8, 5 minuti di recupero, tutto ripetuto x5. Andrebbero fatte in pianura, ma ho trovato più interessante farle su pendenza mista, con interezioni e traffico (molto moderato, ma non assente). Il bello è la concentrazione nel dover eseguire tutto senza perdere equilibrio, arrangiandosi con cambio rapporti se è salita, gestendo anche sorpassi o pedalando e frendando contemporaneamente … pensare solo all’esercizio ed al resto non pensare affatto.

Per quanto tutto il mondo e la mia vita sia più importante di qualsiasi gara o allenamento, in realtà non è importante neanche quella, e a volte squilibrare le priorità permette di vedere le cose da lontano, distaccati da se stessi, e capire che ci si rifiuta di vedere ciò che è evidente e che ci tiene prigionieri di un personale modo di essere.

Forse mi sbaglio, ma farò altre gare e altri allenamenti. “secondo me siamo al mondo per imparare”, mi disse una volta una ragazza, e forse ha ragione, e forse va bene tutto, che sia costruire la torre Eiffel, calcolare la traiettoria di un asteroide, diventare miliardario, o fare una mediocre gara di triathlon medio, o un semplice allenamento.

Va bene tutto.