Molti Mondi (M&M’s)

Discussioni inconcludenti.

Se la coscienza emerga come nuova entità dalla fisica delle particelle.

Ho iniziato a leggere un articolo scettico e senza dargli troppa fiducia, eppure, con l’andare avanti ho capito la tesi sostenuta e l’ho trovata affascinante.

L’idea è che la coscenza, in una qualche maniera, sia il risultato delle interazioni della materia, interazione appunto che crea un campo magnetico e quindi una entità nuova, cioè la coscenza. (Internazionale, 1 Settembre 2017, l’autore Adam Frank, university of Rochester)

Si spinge oltre azzardando una qualche forma di coscenza insita in ogni cosa.

Ora la prima obiezione che mi viene da fare è: se un sasso ha una qualche forma di coscenza perché questa coscenza non è condivisa con altri sassolini vicini? o forse con una pianta? Esiste veramente discontinuità? È forse la coscenza che determina la discontinuità di ciò che vediamo?

È vero che questa ultima domanda (o proposta), che la discontinuità sarebbe il risultato della coscenza renderebbe le cose coerenti, come dire: un sasso è “coscente” di essere sasso, e un individuo è coscente di essere individuo, distinto da tutta la materia che lo circonda, ed è la coscenza a definire l’individualità, e i confini di ogni entità, che d’altra parte sarebbero un continum indistinguibile di energie caratterizzate da una funzione d’onda, che interagiscono creando oggetti materiali e coscenza. O meglio gli oggetti materiali esisterebbero solo perché esiste una coscenza che, sotto qualche aspetto, li definisce (li limita, li comprende, li percepisce come tali).

Secondo questa interpretazione l’uomo è sicuramente superiore al qualsiasi cosa, visto che è la sua coscenza a creare il tutto. Ma è anche vero che ogni singolo uomo è superiore a qualsiasi altro uomo.

E qui sorgono dubbi sull’efficacia di questa interpretazione, sulla sua idoneità o coerenza. Se sono IO superiore a chiunque altro, perchè IO definisco cosa sia altro, e cosa siano sassi, come è possibile che io mi trova a condividere idee con altri? Come è possibile riconoscere da parte mia l’ingegno e la creatività di una idea che ho appreso da qualcun’altro? Sicuramente per tramite di un mezzo di comunicazione, ma può essere accettabile che io abbia creato quella idea all’esterno nell’esatto momento in cui l’ho percepita?

Sono divagazioni troppo lontane dall’esperienza. Se è vero che una particella si comporta in modo probabilistico e che l’osservazione cambia la realtà (l’esempio dell’elettrone che colpisce un rilevatore in un determinato punto individua la posizione, e, quindi, fa collassare la sua funzione caratteristica), è anche vero che sappiamo che il 99% degli elettroni passano in quel punto, in quell’area di un micron.

Cioè, è vero che l’osservazione cambia la realtà, ma è anche vero che la mia coscenza non esisteva quando asteroidi si sono raggruppati attorno ad una stella e si sono iniziati a formare pianeti e satelliti, seguendo leggi della fisica (quella newtoniana o relativistica) che non erano state ancora concepite.

E qui interviene l’interpretazione a molti mondi, dove la linea di sviluppo della realtà (e non posso neanche parlare di linea temporale), sarebbe solo una delle molteplici (infinite? che grado di infinito?) realtà, o mondo/universo.

Ognuno degli universi potrebbe avere altre leggi, altre interpretazioni, altra coscenza.

Non so se si possa dire “non è assolutamente vero” o “è assolutamente così”, ma mi affascina vedere le cose sotto un’altra prospettiva, anche solo per specularci.

Alcuni riferimenti sull’autore:

http://www.adamfrankscience.com/
https://www.pas.rochester.edu/people/faculty/frank_adam/index.html