Questa settimana parto per il Cilento, e già va male in partenza.
Arrivo a venerdì sera con una settimana piuttosto impegnativa, sia professionalmente, sia come allenamenti. Ho deciso di non bere più alcolici, totalmente, da domenica sera. Inizio così a sentire qualche dolore ai quadricipiti ed alle caviglie. Ma nonostante tutto corro 5km ogni giorno, di cui mercoledì VO2Max, il martedì faccio anche 2 ore di bici. Poi nuoto, molti giorni con doppio allenamento. I dolori tardano a farsi sentire, ma capisco che le gambe sono un po’ troppo rigide.
Sabato 3 ottobre: in autostrada
Avevo messo il viaggio su Blablacar e mi arriva una proposta di variazione di percorso, che ho accettato pensando fosse una prenotazione. Capisco solo 2 giorni dopo che si tratta di una pre-fase, dopo che mi spiegano come funziona il servizio clienti di blablacar. Il tipo che ha fatto la proposta mi risponde “io sono già partito da un’ora. Ma la partenza era impostata alle 8:40 e non erano ancora le 8, questa cosa mi ha un po’ annebbiato il buon senso.
All’autogrill incontro casualmente Gianluca Gabrielli, del gruppo linux Macerata/Fermo/Camerino, che va a Roma Hack. Avevo visto quell’evento e pensavo di mettercelo prima della gara, o al posto della gara, però poi ho deciso per Acciaroli.
La strada scelta è per L’Aquila, Avezzano, Sora, e poi Caserta-Napoli, e poi non so, Salerno. Comunque mai fatta questa strada e per me è un piacere anche da solo.
Ad Avezzano esco dall’autostrada e penso di fermarmi a mangiare da qualche parte consigliato da Gemini. Ma è troppo presto. Prendo un tramezzino per fermare la fame. Decido per Sora, Al Maresciallo.
Sora è un posto carino, in mezzo ad una valle, c’è un fiume che l’attraversa, e in qualche modo la città gli sta attorno, il pavé, i locali lungo il fiume, che forse fa un po’ trastevere. C’è sole ci sono parcheggi lungo il fiume, poco lontano da “Al Maresciallo”. La mappa non mi porta al ristorante, chiedo indicazioni ad una ragazza fuori da un centro estetico. “Sono solo. C’è posto per mangiare?”, “se vuoi mangiare solo, va bene”, scherza il cameriere. Il ristorante da su un vicolo, mi siedo fuori. Mangio strozzapreti salsiccia ed una panna languida, chiedo il pecorino, e la situazione si risolleva. Poi uno spezzatino, non è il massimo, la carne è piuttosto asciutta, non è al livello di un goulash mangiato a Praga.
(A Praga, mi diceva Gianluca, c’è SuSE, dove lavora)
Seduto ad aspettare il pranzo, mi vedo JSON-RPC 2.0, e poi MCP 2.0, vedo che utilizza un SSE-non-standard.
Riparto mediamente soddisfatto.
Passando per Battipaglia e Agropoli, vedo un palazzo che sembra la location di “Prince of Persia”, il mitico videogiochi anni ’90, ma non riesco a fotografarlo perché sono nel traffico.
Lungomare cilentino
Appena lascio l’atmosfera desolata e desertica, arrivo a vedere il mare, ed è quasi inatteso.

Ero abituato a dover prendere il traghetto per l’Elba per vedere uno scenario così bello, qui invece è con soluzione di continuità, per dire, anche se fa stacco. Non mi è chiaro dove è cambiato lo scenario, se cerco di riavvolgere mentalmente da quale punto esatto si è trasformato non riesco bene ad individuare il punto. Di certo più si prosegue lungo la costa, più la landa desertica sbiadisce nei ricordi. Le strade tortuose sopra la scarpata verde e rigogliosa che scende sul mare sono un po’ impegnative, ma si fanno apprezzare.
Ho un buon dialogo con Gemini che mi spiega i dettagli dell’MCP fornito da Amazon per interagire col proprio account seller tramite un agente AI. Però così facendo si interrompe le istruzioni del navigatore ed io rimango un po’ spaesato. Mi innervosisco, e rimando il navigatore in primo piano.
Arrivo ad Acciaroli alle 7 di sera (19), ed è già quasi notte. Così riesco a fare un corsa molto breve, e poi tuffarmi per un ventina di metri: non si vede niente, e ci sono gli scogli. Mi taglio anche leggermente la mano toccando uno scoglio. Non che sia torbida, il problema è che sono senza occhialini, ed è pure notte.
Ritorno al B&B (il B&B che non offre colazione, forse si chiama solo ‘B’?), trovo altri ospiti che parlano, ed hanno le bici nell’atrio. Chiedo se sono per la gara, scambiamo qualche parola. Vado a farmi la doccia che ne ho bisogno.
Durante la breve corsa vedo che ci sono locali aperti, quindi so più o meno dove andare (cioè, non lo so).
Tra file e posti prenotati e vedere cosa è meglio, opto per la pizza, e una tagliata di pollo, che è praticamente uscita dalla confezione da supermercato e scandata sopra una piastra. Ma è esattamente quello che volevo. La pizza è una “caprese”, cioè una bufala con l’origano. Niente birra, acqua frizzante, in realtà effervescente.
La mattina è un po’ stanca. Mi alzo tardi, verso le 7 e 40, arrivo al bar alle 8 di mattina, mangio 1 pasta e un cappuccino, poi mi fermo ad un altro bar per una seconda colazione, ancora dolci e caffè. Forse un po’ troppo.
Evento: Triathlon di Acciaroli
L’evento fa parte del circuito Triathlon Magna Grecia è la quarta tappa, ma io spizzico qua e là.
Consegna pettorali, zona cambio, deposito borse, tutto in una piazza, che poi è il porto di Acciaroli (scopro il movimento dei balconi, che però non credo esista). La gara parte alle 10 di mattina, si fa la spunta dal marciapiedi vicino la zona cambio, poi si entra in acqua, in mezzo al porto, e si parte “da dietro il nastro”.

Nuoto
In mezzo al porto l’acqua è piuttosto torbida, ma si esce subito, appena 150 mt, e già si distingue le vegetazione sul fondo, un verde scuro, tipo muschio, non la tipica posidonia oceanica. La cosa curiosa è che escono bollicine d’aria da questo prato, che sembra di essere in un acquario tropicale tipo quello di Che Tempo Che Fa. Nuoto più veloce di quanto mi aspetto, e riesco a stare più o meno in linea, tengo qualcuno a destra e qualcuno a sinistra.
Senza alcuna sorpresa esco tra gli ultimi. Ma la muta mi ha aiutato parecchio: privilegio da M3.
Bici
Lasciamo stare. Ero convinto di aver preso tutto, ma la borraccia era vuota, ci ho svuotato un goccio d’acqua da una bottiglia che avevo in borsa, ma la borraccia è ancora mezza vuota. Parto e lo so, quindi risparmi l’acqua. Troppo.
Il percorso è semplice e sostanzialmente pianeggiante sulla strada che fa da terrazzo sopra il porto e le altre case di Acciaroli. Ci sono 2 giri di boa, e sono 3 giri di bici. Si torna alla zona cambio. Io torno senza praticamente aver toccato acqua, solo qualche sorso.
Corsa
Non me la sento di prendere il gel. In realtà sono stordito ed ho molta sete. Arrivo al primo ristoro, anzi mi trascino al primo ristoro. Mi fermo per scambiare quattro chiacchiere, e bere 3 bicchieri. Riparto, e si corre sopra il molo esterno del porto, scendendo, uno di fronte a me perde un gel. Volevo raccoglierlo al volo, ma non riesco. Sono 3 giri, e al secondo il gel è ancora lì, così lo prendo. Molto liquido ed inizio a correre. Così mi faccio 1 giro e 1/2 a ritmo accettabile. Finisco l’ultimo dei 5km a 4’20″/km, che per come sto messo non è male. Ma la frazione bici ho fatto pena.
La gara
La frazione bici è stata penosa, a parte la mancanza d’acqua, le gambe non vanno come dovrebbero. Arrivando assettato, la corsa ho perso i primi 3 km. Ho chiuso ad 1h18′.
Forse ho fatto molti allenamenti, ma non ho certo caricato il quadricipiti, ho fatto un solo 2 ore di bici in settimana.
La domenica: Triathlon Sprint Acciaroli – 4-10-2026
Provo ad approfittare del pasta party, la pasta è finita ma c’è quella per ciliaci, che a me sembra la stessa cosa, visto che non so come fosse l’altra. Mi prendo una bottiglia d’acqua effervescente. In fondo non potevo aspettarmi molto, visto che ho fatto la doccia prima di arrivare al pasta party.
Però gironzolo, e provo ad andare al “Mediterraneo“, che sembra sia un’istituzione ad Acciaroli. Prendo un arrosto misto di mare. Si mangia molto, e bene. Sono solo e sistemano un tavolo vicino al balcone sul mare. Per una specie di “disguido” il mio piatto arriva pochi minuti dopo (avevano servito troppo presto un altro cliente che doveva finire il primo).
Torno a dormire, perché sono stanco. Riesco a riprendermi attorno alle 4 di pomeriggio, e decido di andare “da qualche parte”. Prima è Castellabate, poi visto che è un posto scomodissimo dove neppure le capre vorrebbero vivere, non provo neppure a fare una passeggiata per il centro, e prendo per Agropoli.
Agropoli è un posto caratteristico e popoloso, sembra che ci sia vita, ed in alto c’è la rocca con dei locali dove fanno musica dal vivo, una vista meravigliosa sul porto e sul mare, e negozi aperti la domenica.


Mi fermo a parlare con un artista che vende un faro, molto caratteristico, che andrebbe bene sul mio terrazzo. Solo che non voglio spendere 200 euro per una cosa che probabilmente il vento butta giù e rompe. Mi dice che Castelabate è molto meglio, c’è più vita. Poco prima, al negozio di abbigliamento, la proprietaria mi dice che Agropoli è meglio, e comunque ci sono stati i campionati di atletica
Il ritorno
Le strade sono tortuose tra Acciaroli e Agropoli, e così fino ad arrivare alla SS18, poi la cosa migliora, ma ci si trova in una valle desolata, stile far west americano. È qui che si coltiva la bufala. Ok, forse si alleva, ma il watermark di Gemini tende a fare casini ed io ne assorbo i difetti. Battipaglia, poi Salerno, poi voglio fare un strada alternativa, passo per Avellino, Benevento.
È una scelta scellerata. Ma a Benevento, sfinito, vedo “Zoo”, e decido di fermarmi. Lo zoo non è a Benevento, ma vicino, in direzione Pietralcina. All’uscita della statale c’è una statua di Padre Pio, che vista da dietro sembra Caparezza, poi davanti diventa Padre Pio, poi di nuovo dietro è Caparezza (ho sbagliato direzione devo andare dall’altra parte).
Allo zoo ci sono il Lemuri, che io non avevo mai visto, ma forse solo perché sono troppo piccoli. Fotografo quello che mi sembra un lama, ma il realtà è un apalco. Ha denti in fuori e sembra un deficiente.

Di certo l’animale più interessante dal punto di vista comportamentale è l’ippopotamo pigmeo.

È un ippopotamo in miniatura, che si muove tra la vegetazione sparpagliando le proprie feci tramite la coda. Praticamente uno sparpaglia merda (o “sparuja merda” in dialetto marchigiano). Comunque è vegano, è una questione di buone maniere.
Le scimmie le trovo interessanti. Faccio le boccacce dal vetro. Il più giovane mi restituisce una linguaccia, poi arriva l’altro e si avvicina al vetro facendo tutte le facce strane. Alla fine anche il cucciolo si decide e viene a farmi le boccacce. Mi pare di capire che le altre sono femmine e non fanno le boccacce, e anche riguardo al cucciolo sembra che stia imparando, tanto che pare che il grande sembra quasi orgoglioso delle boccacce del cucciolo.


Ma queste sono fantasie da calo di zuccheri.
C’è un agriturismo proprio difronte l’entrata dello zoo. Trofie con radicchio, salsiccia e provola. E spendo 13 euro. Altra acqua effervescente.
Sembra che la Campania sia la patria delle acque effervescenti, ce ne sono di tutti i tipi.
Ancora traffico. Poi finalmente Caserta. Poi Avezzano, e ritorno.
Riesco ad arrivare a casa, fare una doccia ed arrivare a tango. In moto chiaramente. Ballo con Elena che mi sguscia facendo un po’ come gli pare, dovrei essere io a portare, ma la sensazione non è male, è come se non fosse facile tenerle testa … come si dice, beato chi se la spupazza. Ma io torno a casa da solo.
Il lunedì è andato.
Martedì
Dopo il lavoro c’è Python Marche, a Pesaro, e voglio andarci. Il meteo dice che non piove, quindi vado in moto.

Mangio per la prima volta una “Rossini”, una margherita con uovo sodo e maionese.
Il ritorno è assurdo. Vesto troppo leggero per stare in moto, e comunque la sera c’è umidità. Non voglio fare l’autostrada che mi costringe a stare sui 120/130, quindi scelgo l’adriatica, che comunque mi fa stare sugli 80/90.
La giacca in pelle l’ho comprata ad Agropoli, molto trendy ed elegante, ma troppo leggera.
Dopo Fano la strada è interrotta per lavori, faccio una variante strana e mi trovo sulla mitica complanare di Senigallia, poi via via, arrivo a Falconara, e prendo il cavalcavia. L’adriatica sopra Ancona offre una vista spettacolare sul porto con le luci la notte. Ma fa un cazzo di freddo con la giacca trendy. Guido di merda perché tremo. Arrivo a Loreto e decido di fermarmi al McDonalds. Non è che ho fame, ma in pizzeria i tortellini al ragù mi avevano riscaldato lo stomaco, ed ora pensavo solo a quello. È aperto solo il McDrive e devo mangiare per strada, ma comunque sto fermo e non è davvero freddo.
Arrivo a casa con un po’ di ipotermia e fatico a dormire subito.
