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  • Giri in bici: il solito Conero

    Dopo una settimana densa di pensamenti inutili, parto in bici per la solita strada. Porto Potenza, Numana, incontro un altro ciclista a Porto Recanati, sono davanti e mi si mette in coda, poi mi da il cambio, dico “sì va, oggi non ce l’ho tanto”, fa un ultimo sprint per arrivare al porto di Sirolo, tipo 40 all’ora (me cojoni!), poi mi dice che si ferma al porto.

    Proseguo per Sirolo, sento un po’ la fatica dal poco allenamento, ma la giornata è soleggiata e va bene così.

    Salgo tutta la provinciale, giro per Poggio, ed arrivo al paese, mi fermo per pisciare e scattare una foto da mettere su instagram, che è una cosa figa.

    Giro attorno e ridiscendo verso la provinciale. Ancora giù, fino a Portonovo, solo la rotonda, proseguo fino al bivio.

    Questa volta giro verso Montacuto, bella discesa, strada discreta, non tecnicamente difficile. Arrivo al carcere e trovo il cartello “Rimini”, forse non proprio a due passi, ma una bella discesa, ancora non tecnicamente difficile. L’idea è arrivare a Camerano per tornare indietro. Cioè l’idea è farmi l’adriatica fino a casa.

    In realtà arrivo ad Ancona e sono un po’ in difficoltà. Sembra che posso prendere solo la SS16 da lì, che non è il massimo da farsi in bici. Invece c’è un cartello con direzione Camerano, che mi manda ad un incrocio che sembra la strada che dal porto va verso la galleria, sempre ad Ancona.

    In realtà mi sto sbagliando, la strada è quella sotto l’università, la riconosco dal bar dove andavo a fare pranzo quando seguivo il corso di Big Data qualche anno fa (2019 o 2021 qualcosa).

    Passo vicino al cimitero, e altra discesa divertente. Sempre asfalto discreto, e tecnicamente semplice.

    Per quanto non ho voglia di fare salite, ho abbastanza fortuna perché di lunghe non ne trovo.

    Mi ritrovo sulla provinciale per Numana, la “strada veloce del Conero”. Ok, veloce se sei in moto, in bici un po’ meno.

    Questa l’ho fatta diverse volte, è tutto un saliscendi, molto semplice, ma con l’aria che tira non troppo semplice.

    Poi arrivo a Numana e rifaccio la stessa strada.

    Di cose da notare, ho le discese che mi sembravano più ripide la prima volta che le ho fatte, in effetti Strava dice che ho fatto i miei personal record, e non ho assolutamente corso.

    La strada che non è perfetta, ma non neppure messa così male.

    La forma del carcere di Monteacuto, che guardandola dal satellite è pentagonale. Infatti ho rinominato il carcere “Il Pentagono”, non sarò l’unico ad averlo pensato, ma è una cosa curiosa.

    Altra cosa curiosa riguardo al carcere è la gente, che stasera girava attorno, penso famiglie dei detenuti, forse perché è vicino a Natale.

    Traffico assente, strade vuote. Almeno quelle che ho fatto. Solo sulla provinciale c’erano qualche auto.

    Un giro da 80 km, e circa 3 ore tranquille.

    Ho sempre il problema del sellino che si abbassa leggermente, lentamente, e costantemente. Prima di Numana mi sono fermato per alzarlo un po’. Un sellino che va regolato ogni 60 Km non è il massimo della comodità.

    Però buone sensazioni fisiche. Dopo una settimana di sedentarietà, finalmente vivo e sono un’entità fisica, mi sento salire e scendere, faccio le cose in presenza. Per ora, a parte il tango, fare sport è l’unica occasione in cui esisto.

  • Lo Stato delle co(s)ce

    “La Germania è un bel Paese, ma l’Italia è meglio” – Blondie, Bording time in Flughafen München

    Beh, c’è da capire, è una frase uscita dalla bocca di una norvegese, che probabilmente parla 3 o 4 lingue, tra l’altro anche piuttosto avvenente, non posso pretenderne la correttezza.

    Dalle nebbie e dall’acqua del mare spunta il naso di Poseidone che ha scelto quella costa per poggiare la testa mentre schiaccia un pisolino, da qualche millennio a questa parte. Lo vediamo da lontano scendendo con l’aero verso Falconara Marittima. Oppure è il Monte Conero, la nebbia si dirada, sì, ormai è chiaro. Riusciamo a vedere anche Ancona. E le case, e il verde dei prati e le case disordinatamente sparse sulle dolci colline.

    Cos’è che fa di un Paese un Paese bello? Il clima? È probabile, forse è solo quello.

    Ero abituato a lamentarmi dei miei conterranei, ma in questo momento non più. Ho smesso di controllare facebook e le futili discussioni che stanno avendovi luogo da 3 settimane. Non mi vieto di entrare nel sito, lo faccio, ma non mi incuriosisco riguardo le discussioni. Pochi giorni fa leggendo Repubblica.it vedo che il ministro Maria Elena Boschi, polemizza con un vignettista che le critica di distrarre le masse dai contenuti delle riforme con la sua avvenenza (“lo stato delle cosce”). E questo sarebbe sessista. Il mio collega tedesco vede la vignetta e dice: “umh, and so?”. Gli spiego come stanno le cose riguardo le amicizie, gli amici, i figli degli amici degli amici, e i figli degli amici. Mi ferma e dice che capisce perfettamente, è così che vanno le cose anche in Germania.

    Non ammorbarmi in Facebook mi lascia concentrarmi sulle interazioni reali, quelle di cui ho veramente bisogno, e queste per uno sviluppatore software sono pochissime. Il panettiere, le/i cassiere/i del supermercato, l’addetta alla piscina di Enkenheim, i/le colleghi/e al lavoro, i clienti, la famiglia. Di come vanno le cose non mi interessa più di molto. Sto lavorando su un sistema e devo farlo andare. Ci sono degli aggiormenti da fare e dei nuovi servizi da fornire.

    Non trovo neanche interessante l’idea che tutti siamo sotto controllo. Non posso farci nulla, e per di più per esprimere questo concetto dovrei entrare in Facebook e condividere in una piattaforma che raccoglie i dati per profilare gli utenti in modo tale da poter targettizzare la pubblicità, di avere informazioni più dettagliate sulle tendenze, sui prossimi risultati elettorali, e via dicendo, in maniera tale da poter vendere queste informazioni (o usarle direttamente) per trarne vantaggio nel mercato dei future, dei prezzi delle materie prime, e via dicendo. Sono cose che sappiamo, sono così, non c’è un complotto dietro, né complottisti: i servizi sono forniti da persone che vanno pagate. È così per me, è così per chi sviluppa, migliora e garantisce il funzionamento di un social network come Facebook.

    E così, cosa è che rende un Paese un Belpaese? Come sono i conterranei? Chi ti tocca frequentare? Il perché si abdica alle tue scelte di tutti i giorni? Bisognerebbe trovarlo questo perché.

    • Chi frequentare.
    • Cosa fare.
    • Quale corso seguire.
    • Quale escursione fare.
    • In che bar e con chi giocare a biliardo, e dove e con chi a carte.
    • Che libro leggere.
    • Che film andare a vedere.
    • Quale concerto.
    • A chi sorridere.
    • Che vestiti indossare.
    • Che lavoro fare.

    Quali sono le libertà che mancano davvero? Perché non infrangere questi muri oleografici della propria mente? Forse passarci attraverso potrebbe dare brividi di piacere, perché avere paura? non sempre tremare vuol dire essere in pericolo.