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    Barcellona, Tarragona, Fiumicino e Sabaudia. Ma anche Terni

    Settimana campale, si direbbe, ma sono l’esercito perdente.

    Ciò non di meno.

    MSP Global “Barcellona”

    La scusa era questo evento per il quale avevo un biglietto gratuito. Fino a settembre non ho idea di cosa sia MSP ed il loro mercato. Poi mi decido a fare alcune ricerche, a comprare il biglietto aereo, a scoprire che l’evento è a Tarragona e trovare sistemazione lì, per poi riscoprire che è a PortAventura, e trovarmi un po’ a scoprire il mistero dei trasporti spagnoli.

    Un diversivo

    Memore di San Francisco, e dell’evento VC di TDK, perso per spostamento di aereo, decido di partire con qualche giorno di anticipo. Decido di farmi sabato, domenica e lunedì in tranquillità a Barcellona, magari riesco a trovare qualche contatto, o semplicemente faccio il turista.

    Porto le scarpe da corsa che riesco a mettere nella borsa minimale da Ryanair che ho comprato per l’occasione, insieme a poco altro abbigliamento

    Turista fai da te, ostello. United Hostel di Barcellona, struttura piuttosto spartana ma assolutamente funzionale, e full flagged. Nel basement c’è la cucina, con colazione a 9 euro, che per problemi di stomaco non uso. Inoltre c’è la lavanderia a gettoni. Al secondo piano c’è il co-working e area comune.

    Il primo giorno è soleggiato, dopo una passeggiata verso il molo, decido di fare una corsa per orientarmi meglio. Faccio il lungomare, e poi riesco a farmi un tuffo dagli scogli, faccio pochi metri. Ho con me solo il rfid per rientrare il albergo, che lascio sopra gli scogli insieme alle scarpe e maglietta. Le mutande scivolano via nuotando. Fortunatamente sono un pessimo nuotatore e vado pianissimo. Non so come sia l’acqua, non limpida come Acciaroli, ma non ho gli occhiali, quindi non so dire.

    La sera c’è una specie di festa, ma io ho corso per qualche chilometro e devo mangiare, faccio solo capolino e poi vado a prendere qualcosa. Il kebab è improponibile, posso scegliere vitello, pollo, oppure mischiato. Dico “mixed”, ma evidentemente mischia qualcosa che non è né vitello né pollo. Praticamente è maionese girata assieme. Ed il sabato è servito.

    La domenica piove. Tutto il tempo. Io ho sonno e mi sveglio piuttosto tardi. Riesco a correre la sera. Per pranzo mangio una pizza e sto attendo allo stomaco. La sera invece vado dall’indiano per il salmone, servito assieme a riso in bianco, una cosa che mi ricorda Brussel, dove ho mangiato un ottimo agnello fatto in tutte le maniere, e questo era il modo dei turchi, e mi piace assai.

    Ci bevo l’acqua frizzante, almeno quello. Il bagno fa piuttosto schifo. E per il resto il locale è tenuto piuttosto male, sembra più uno scantinato con le pareti colorate. Ma d’altra parte mangiando cibi cotti si può stare tranquilli.

    Visto che ho il problema all’intestino, cerco qualcosa che somigli allo psilloplus, ma scopro che è italiano, e devo scegliere una versione spagnola, Plantago Ovata, che sembra quasi “Acuna Matata”.

    Il mio consulente medico è Gemini: lo odio.

    Il pomeriggio riesco a correre 7 km, tra una pioggia e l’altra. L’obiettivo è visitare il parco solare, che magicamente arrivando scompare. Comunque in questo quartiere di Barcellona tutto è tappezzato di fotovoltaico, e ci sono ampie zone di verde.

    Finisco il corso di Cyber Security Introduction. Ho un altro badge in credly.com

    Visita alla città

    Il lunedì piove ancora, oggi molto pesante. Riesco male a dormire, tanto che la mattina la passo gironzolando, anche per l’atrio dell’ostello, dove cerco di capire che problema ho allo psoas. Mi siedo sul sofà in modo piuttosto scomposto, tanto che la tipa addetta mi dice “che non posso dormire lì”, mi incazzo un po’ e parlo in italiano, d’altra parte lei parla spagnolo e dice che devo parlare spagnolo. Lo farei, se ne fossi capace. L’atrio è vuoto, gente che viene, gente che lascia l’ostello. Mi alzo e me ne vado da un’altra parte. L’area comune è interdetta.

    Poco più tardi è ho il daily con starsellersworld, e sto facendo l’upgrade di redmine. Li aggiorno.

    Verso sera spiove e vado a fare una passeggiata, raggiungo il centro, vedo la Sacrada Famiglia, effettivamente sembra alta, ma tutto dipende da dove è messa, visto che la piazza è minimale, la chiesa spicca imponente. Se facesse lo stesso edificio a piazza duomo a Milano non farebbe lo stesso effetto. Comunque mi ha sempre colpito questa architettura perchè sembra un castello di sabbia, di quelli fatti con la sabbia bagnata. Trovo il modo di avere qualche scambio interessante, poi mi fermo a mangiare un hamburger in un posto a caso. Il panino ha una siringa di senape infilata sopra, penso che sia una specie di gioco, e provo a premerla. Sguscia via la salsa verso l’aiuola di fronte. Per fortuna mi sono seduto fuori.

    In questa regione gli hamburger sono qualcosa di assolutamente interessante.

    Ho mangiato una zuppa di pesce il sabato sul molo, ho speso 50 euro per mangiare una schifezza servita male. Ma gli hamburger da 7 euro sono eccezionali, spettacolari.

    Martedì: si parte per Tarragona

    Mi sveglio al mattino alle 5 con l’atteggiamento di chi ha sbagliato pianeta. Scendo dal castello dove è il mio letto ed infilo il pantaloncini da corsa che ho lavato/asciugato la sera prima nel basement. Esco e rifaccio lo stesso percorso, però di notte. Torno più fresco, faccio la doccia, ho il tempo di lavare e asciugare all’automatico, e sono pronto per la colazione, che faccio con cose strane, tipo avocado, e roba che ho comprato al supermarket. Qua ci sono centri commerciali, che chiudono per allerta meteo (ad esempio sabato), e supermarket 24, che non chiudono mai, e questo lo trovo piuttosto comodo.

    Ma è assolutamente da evitare il cappuccino. Famosa dalla catalogna, è la “crema catalana”, ma siccome sono bloccati a quella idea, il cappuccino lo bruciano, bruciano il caffè, bruciano il latte, i bruciano le lingue dei malcapitati che lo chiedono al bar. Non solo scotta, ma fa pure schifo. Ma è tradizione.

    Mettici che ho pure fretta perché devo trasferirmi a Tarragona.

    L’autobus urbano mi porta alla stazione degli autobus, e questa zona un po’ strana, ma riesco a capire come funziona, ed ottengo un biglietto per Tarragona.

    Salendo l’autista dice “la capitale de lo impero romano”, o qualcosa del genere, che io non capisco e lo guardo di sbiego, come a dire “estikatzi”.

    Il tragitto per Tarragona è variegato, è nuvoloso ed è una fortuna, vedo zone brulle, tenute male, o abbandonate, e catapecchie di lamiere, e gallerie. In lontananza, verso l’interno, si vedono il monti, dal lato opposto il mare sbuca ogni tanto.

    L’autobus è stretto, scomodo, ho lo zaino sulle gambe perché non metterei il laptop nella zona bagagli.

    Arrivo a Tarragona, stazione autobus. Non so cosa aspettarmi, e penso di essere in mezzo ad una strada. Mi affido a Google, e trovo il collegamento per l’albergo. L’urbano mi porta vicino al mare, l’hotel è nell’altra direzione, ma voglio affacciarmi. Vedo il teatro romano in basso, verso la spiaggia, poi il mare. Davvero una bella visuale. Vado in Albergo, ancora disorientato. Ci metto un po’ a capire dove sono. Dopo aver lasciato i bagagli faccio pranzo lì, sono appena le 2 e 30, tutto ok. Mangio una paella un senza infamia né gloria, forse la fanno meglio a Francoforte, quando c’è la festa del vino acetoso o come si chiama.

    Parto per girarmi la parte vecchia, Santa Tecla, eccetera, inizio a orientarmi. Decido di scendere il spiaggia, o almeno quella è l’intenzione, poi rinuncio per tornare in hotel e trovare la via per PortAventura. In effetti mi accorgo che l’evento non è a Tarragona solo il mattino stesso. Mi arrangio e vedo come partecipare al cocktail di benvenuto.

    Treno, il taxi sarebbe troppo costoso. Trovo la strada per la stazione spettacolare.

    Effettivamente si potrebbe scendere la scalinata, ma la rampa che porta alla stazione è bellissima.

    Al bagno della stazione capisco che qui le donne sono davvero magroline

    Ma davvero non c’è un cartello che si capisca. Anche la lingua è un po’ strana.

    Port Aventura

    Deve essere una sorta di parco giochi

    Parco Ferrari, è piuttosto alto.

    Al party incontro ZenCommerce, e nessun altro.

    Port Aventura: giorno 2

    La cosa interessante, è che davvero non capisco niente di questo mondo, gli MSP, Managed Service Provider. Sono servizi che stanno in mezzo tra l’hardware, il software opensource, i software closed, le licenze, e gli utenti finali che solitamente sono i SaaS, e altri sviluppatori di applicazioni che non vogliono accollarsi i costi operativi della gestione.

    Così gironzolo tra gli stand e cerco di parlare con qualcuno che mi illumina, incontro un paio di aziende, una fa hosting a Madrid e mi spiega che svolgono per lo più SRE per terzi, installazioni, eccetera: supporto. Un altro mi spiega che è certificato per vendere supporto per alcuni software, cosa che altri fornitori non vogliono gestire (aggiornamento delle certificazioni), e quindi si rivolgono a loro.

    La parola chiave è “White Label services“, o almeno è una delle parole chiave più importante.

    Ovvero, tu non vedi chi fa cosa, parli con ovhcloud, con rh-tec, con Aruba, con altri che prendono i soldi dalla tua carta di credito. Apri il ticket vari in caso di necessità, o comunque usi control panel e altri tool, ma non sai effettivamente se sono open/closed, o con supporto, né da parte di chi. Effettivamente questi dettagli sono nei Term Of Use che dovresti leggere quando stai pagando il servizio.

    Ad esempio, hai un backup? Quei dati verranno salvati “da qualche parte”, e per opera di qualche servizio, o software, che viene aggiornato regolarmente, e quindi supportato, ma non direttamente a te, ma a chi ti fornisce la feature di cliccare e ripristinare un backup.

    Tutto fa pensare immediatamente che comunque c’è bisogno di una pipeline di deployment di questi servizi, degli aggiornamenti, del monitoraggio.

    Anche la security spesso è fornita da un MSP terzo, e che monitora e agisce, oppure fornisce semplicemente una piattaforma di monitoraggio e alerting, e la vende su licenza o con un certo periodo di aggiornamento.

    Port Aventura: una stazione in mezzo al nulla.

    Il posto è davvero fuori dal mondo. C’è questa cosa del parco divertimenti, e questo hotel e centro eventi assurdo in mezzo ad un parco. Forse piscina e spa. Ma io alloggio a Tarragona, una vera città.

    Arrivare al Parco Hotel di Port Aventura a piedi è piuttosto disagiante in effetti, si cammina su una strada fatta per auto, tutto a misura di nababbi disagiati, niente di popolare. Alla fine dell’evento fanno la gara del lancio del server.

    Ma in realtà sono pochi passi dalla stazione di PortAventura – Solau. La stazione ferroviaria e super moderna, ma in mezzo al nulla, circondata dal deserto.

    Solau è sul mare, almeno credo, mentre PortAventura è verso l’interno. La stazione è al centro, lontano da entrambe.

    Controllo i prezzi degli alberghi nelle vicinanze, e si viaggia attorno alle 200 euro a notte, l’offerta dell’evento era di 180.

    Tarragona by Night.

    Siccome prima sera ha fatto un freddo boia, cerco di andarmene prima, così arrivo in hotel prima delle 8, e decido di correre lungo la spiaggia di Tarragona. Atterro sul molo dalla rampa volante che passa sopra la stazione, e decido di fare un piccolo diversivo. Ma scopro tutta una parte industriale portuale di Tarragona, e mi incuriosisce. Il porto è davvero enorme, verso sud, verso Port Aventura, e proseguo sul braccio del molo, fatto da una strada sopra degli scogli. È pieno di gente che corre, c’è la ciclabile ed è chiuso al traffico. Del resto la notte chi vuoi che passi?

    Sono 8 km, lascio? Arrivo giusto alla fine del molo, anche se sono un po’ troppi: devo tornare indietro. A ritorno non riprendo la rampa, ma proseguo lungo la spiaggia, e qui è davvero spettacolare, sembra di essere tornati indietro di 2 millenni, all’epoca romana, la spiaggia conserva ancora i resti dell’antico porto, poi sopra c’è la strada e i locali. Individuo una strada ed un ponte per risalire su verso l’albergo, chiudendo un anello. E così sono in hotel alle 9:30, dopo 14 km di corsa, non velocissima, ma comunque impegnativa.

    Esco per mangiare, non so cosa. Chiedo a Gemini, mi consiglia Smash Burger. Mi fermo e ne ordino uno. È talmente buono che penso ci sia qualcosa di illegale dentro. Non c’è confronto col burger king, ma nonostante tutto, finito all’ Old Dirty Smash, faccio un salto al burger king dove prendo anche le patate. Il confronto è impietoso.

    Mi faccio tutta la Rambla Nova, sculture, eccetera. Finisce con un laghetto e giardino stile giapponese che è al centro di una rotonda, quella vicino alla stazione degli autobus, che avrei fatto tranquillamente a piedi se avessi conosciuto il posto.

    É curioso come ci si senta disorientati di fronte ad un nuovo posto, per poi scoprire il giorno dopo che tutto è semplicissimo, si riconoscono vie, zone, ed esattamente dove si è. Eppure è lo stesso posto dove ho dovuto chiedere al navigatore “che autobus prendo?”

    Arrivo ad un Foro Romano a sud della Rambla, poi risalgo verso l’hotel.

    È una città davvero bella, affascinante, spettacolare.

    Dormo.

    Giorno di riflessione e lavaggio.

    Brutto ripartire con i panni puzzolenti, se c’è una lavanderia non sarebbe male. Così la trovo, ma è in un posto dove non c’è copertura telefonica, così sono costretto a non fare niente per un’ora, per di più funziona pure male e non asciuga. Pessima esperienza. Devo mangiare, ho perso mezza giornata per questa idea malsana.

    Mi siedo e chiedo carne alla brace, niente. Mi indica un altro posto. Non capisco cosa hanno scritto in inglese. Due signore spagnole non trovano il castigliano. Il cameriere è gentile e riesco ad ottenere una bistecca da 400gr con patate. Spendo 30 euro e mangio da favola, una carne deliziosa e delle patate arrosto dolcissime.

    Hanno un pianoforte automatico del 1800, ancora funzionante, e suona da Dio.

    Da informatico, in un epoca di automazioni, come non fotografarlo? 22.500 euro, dice, è in vendita. Il rullo con scheda perforata è una idea fantastica, cambiando rullo si cambia spartito.

    Mi sembra trattato malissimo, ci poggiano sopra posate e condimenti, ma in realtà è in ottimo stato. Vale quella cifra.

    Volete qualcosa di meglio: Museo

    L’anfiteatro romano è sotto, vicino la spiaggia, a questo altro edificio è stato praticamente smontato in alcune parti durante il medioevo.

    Sembra che la Rambla Vella, la via vecchia, ha preso il posto delle mura medioevali. Restano comunque molti resti della costruzione romana che visito, senza prendermi il tempo per capire cosa sia.

    Cerco di comprare un biglietto per Barcellona presso ALSA, il servizio col quale sono arrivato: “Lo siento…” non ci sono biglietti per il mattino. Ho l’aereo alle 8:40, un po’ di panico. Poi trovo sul sito di Plana il biglietto per l’autobus.

    Al mattino la sveglia è alle 4. Preparo tutto, e poi mi faccio la Rambla Nova a piedi, non è poi troppa strada.

    Scomodissimo, ma arrivo all’aeroporto. Per qualche ragione penso che la destinazione sia Terminal 1, prendo un autobus, superstrada, altro lato dell’aeroporto. No, era T2. Di nuovo indietro. Ok ci sono.

    Atterro a Bologna, comodissimo arrivo in stazione, e poi verso Porto Potenza. La sera riesco a ritirare le scarpe da tango. E per la prima volta in vita mia ho delle scarpe da tango.

    Il sabato parto per Sabaudia.

    Le zanzare e gli ospiti demanding

    Blablacar è sempre stato molto comodo, ma questa volta mi trovo in una situazione assurda, “una mia amica deve andare …”, già mi suona male. Da Camerino a Fiumicino, l’aeroporto. Ok, in mezzo alla campagna, ma c’è la mamma che deve essere accompagnata al negozio. In più la tipa ha anche un bel valigione, e mi sono dimenticato di specificare “pochi bagagli, prego”, questa volta. Risistemo la bici e ci arrangiamo. È biologa e studia le zanzare. Mi chiede se ho figli, gli dico no, lei risponde “sì, gli uomini possono avere figli fino a 60”, biologa ma ignorante. Visto che hai una figa pensi che qualsiasi cosa funziona come te, ma no. Gli uomini hanno solo il mal di schiena, per il resto, non gli scadono gli spermatozoi. Ma non so se è effettivamente un modo per scusarsi da avere 2 figli e nessun marito, e tuttavia nessuno te l’ha chiesto (di scusarti). Va in Camerun, che mi spiega che è in Africa occidentale, e non è molto ricca, e la parte inglese c’è la guerra, o disordini. La malaria è un problema, e forse andrà a prendersene un po’. A Camerino fa la ricercatrice, e non penso sia ricca. Anzi. Le dico di andarsene in Svizzera, d’altra parte si parla francese, e lì pagano meglio.

    La faccio scendere, davanti al terminal, forse mi faranno pure la multa, bella sbadataggine.

    Il porto di Traiano

    Decido di visitare il famoso porto di Fiumicino, antico. Ma in realtà mi fermo a mangiare un poke piuttosto indecente. Il ristoratore è argentino, parliamo del catalano e come salutano con “bon dia”, poi mi dice del progetto di valorizzazione dell’antico porto, che è iniziato 17 anni fa, ma non è ancora andato avanti. Da internet sembra tutto fighissimo, ma qua ci sono solo onde e disagio diffuso.

    Di Sabaudia non ci sono foto

    La sera arrivo a Sabaudia e mangio una trattoria “il dollaro” un piatto pressoché accettabile, non all’altezza dei piatti mangiati a Barcellona, o Tarragona.

    Il mare è mosso e non promette bene.

    La gara

    Visto avevo fatto questa gara in passato, pensavo che fosse la stessa cosa. In realtà la distanza è di uno sprint, e la partenza è da un’altra parte. Bene. Mangio dei biscotti dolci con le fibra, ma mi si mettono sullo stomaco. Poi faccio colazione al bar un ottima pasta alla crema. Arrivo alla zona cambio in tutta fretta, e indosso sì la muta facoltativa.

    Il mare è agitato ma accettabile. Il problema è che essendo poco profondo le poche onde che ci sono sono molto allungate, e molto fastidiose, all’ingresso, e all’uscita.

    A largo l’acqua è anche piuttosto calda, e la mattina c’è sole.

    A 200mt dalla fine frazione nuoto, ho un conato di vomito. Non so se vomitare, ma mi trattengo. Non so se è la scelta giusta, non mi piaceva l’idea di lasciare la scia di vomito in mare, e forse di corrodere la muta messa già male.

    Il fatto è che esco dall’acqua infastidito e non ho voglia di correre per andare a prendere la bici. Anzi, lascio che gli altri mi superino lungo la passerella che porta alla zona cambio. Forse voglio vomitare, ma da in piedi mi riesce più difficile.

    Salgo in bici stancamente, e parto.

    Il percorso è tra una macchia mediterranea piuttosto rada e laghetti, o acquitrigni. 3 giri. Trovo un gruppetto che mi fa compagnia, andiamo piano, ma va bene.

    Scendo e di nuovo vorrei mettermi seduto a vomitare. Mi decido a partire e faccio 5 km in 25′. Una pessima performance.

    Mi buco le gomme da solo

    Avevo sognato che mi si spaccasse la ruota della bici durante la gara. Lo avevo sognato la settimana prima, in ostello a Barcellona.

    Cerco dove mangiare (meglio). Osteria 1701, lungo la pontina. Mangio una buona tagliata di Angus, cotto malissimo, troppo, e delle patate arrosto.

    Riesco a perdere tempo girando per Latina. Poi per cena mi fermo a Terni, o giù di là. In una trattoria lungo la statale. Mangio tagliatelle al cinghiale spettacolari.

    All’altezza di Camerino mi viene sonno, mi fermo a prendere uno snack Mars, spaziale.