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  • Vedo non-vedo

    La cosa che più mi da fastidio è avere una bruschetta in un occhio, che da quell’effetto “vedo, non-vedo”.

    Invece è così. In viaggio per Suviana, sabato 11, con l’ospite blablacar parlo anche dei triathlon nei laghi, per quest’anno gli unici che ho fatto, e che secondo me hanno quel microbioma specifico che l’acqua di mare non ha: perché il mare è salato!

    E quindi mi sarei trascinato dietro un po’ di batteri dall’ultimo triathlon sprint di Lecco, fino al venerdì successivo, perché non ho nuotato nel mare per tutta la settimana. E i batteri si sono installati dentro il mio naso.

    In effetti ho piuttosto riposato, il lunedì niente allenamenti, solo respiro.

    Il martedì 60 km senza troppa foga. Il mercoledì un bell’allenamento tecnico, soliti 60 km, dove rivedo meglio la posizione e la spinta con tricipite femorale in bici, e poi corsa senza strafare.

    Giovedì riposo. Venerdì 1111 mt in mare (millecentoundici).

    E oggi ho un occhio gonfio, da domenica sera.

    Il lago di Suviana è un posto strano, fuori dal mondo, in mezzo a colline impervie e confusionarie, credo che il lago sia l’unica superficie piana abbastanza estesa. Di certo non sono piane le strade, non ho mai visto qualcosa di più degradato e trasandato delle strade in questa zona tra Bologna e Pistoia.

    Il paesaggio è quasi alieno, non ci sono colline con un senso compiuto, dei valici, una linea dello spartiacque chiara. Invece da una parte all’altra sporgono pezzi di terra che si stagliano verso l’alto senza una qualche logica, come una camicia spiegazzata male e poggiata su mucchi di altri panni sparsi su un sofà alla rinfusa.

    Ed in mezzo alle pieghe di questa camicia strapazzata passano strade altrettanto strapazzate da pioggia, gelo, e bestemmie degli automobilisti.

    “Tanto non ci sono altre strade”, mi dice l’albergatore quando mi lamento del navigatore che mi ha fatto fare strade assurde per arrivare dal lago al B&B.

    E qui che mangio una pizza alla diavola ed un litro di birra (volevo il boccale, ma mi ha portato la caraffa …). Il B&B è in uno strano borgo medioevale imbellettato per la gioia dei turisti. Si regge con dei terrazzamenti che probabilmente hanno dimenticato come fare, visto come sono messe le altre strade.

    Invece qua e là ci sono lavori di messa in sicurezza “con micropali” e massicciata. Ma effettivamente le stradine del vecchio borgo sono più solide delle nuove strade asfaltate.

    Nella zona dove alloggio passa vicino l’autotrada A1, non capisco bene se la vecchia o la variante. Di suo l’A1 tra Firenze e Bologna è un incubo, vedere ora che in realtà sta bucherellando la pila di panni alla rinfusa con camicia spiegazzata sopra spiega molte cose, almeno a me.

    È per via del fatto che la colazione la servono solo alle 8:30 che decido di fare una corsa lì intorno, e vedo lavori, micropali, autostrada, eccetera. Faccio gli affondi con le gambe, perché secondo la tailandese dovrei rafforzare il medio gluteo, e perché gareggiare senza calzini non è scomodissimo, ma lascia qualche feritina fastidiosa ai piedi.

    Il sabato ho fatto una frazione nuoto piuttosto ansiogena per via della corrente e delle onde, sono riuscito a trovare la riva passando vicino alla sponda.

    Partito in bici non sembrava neanche salita. Appena arrivati alla diga si girava a destra, giù per la vallata, che avevo appena fatto in auto, poi si passa sopra un bel ponte spettacolare, e poi si sale verso il punto più alto del percorso, dove ci sono pale eoliche, e siamo a poco più di 500 mt slm. Il panorama è spettacolare, si vede tutta la vallata, quando si svalica e si scorge l’altro lato della collina, si gira a destra per scendere. La salita è di circa 10km non di più, ma piuttosto impegnativa. Arrivato al punto più alto non noto neanche l’altra vallata quando sono in bici, tanta è la voglia di farmi una discesa, che fortunatamente ha un asfalto discreto (in bici, in realtà fa piuttosto schifo se fatta in auto, visto che non si ha molta scelta sulle traiettorie).

    Scendo dalla bici pensando che ci ho messo una vita, che ho fatto casino col garmin e non so quanto sono migliorato nelle transition, e che devo correre. Ero praticamente asciutto, la bocca non riusciva neanche ad impastarsi per quanto non avessi bevuto. C’era un unico rifornimento di acqua lungo il tratto bike, e quella in borraccia era bollente. Dovevo correre per un chilometro per bere l’acqua, al resto della gara ci avrei pensato poi. Un chilometro in salita. Ristoro. 3 bicchieri, altri 2 bicchieri, mi porto con me 2 bicchieri ancora, uno me lo verso addosso, l’altro lo bevo. Sono ancora arido, in bocca e nel corpo. Altri 2 km e sono di nuovo al ristoro, questa volta 3 bicchieri e riparto. Le discese me la cavo, la salita non mollo. Non mollo fino alla fine, anche se ho idea che avrei passeggiato, in realtà lo faccio solo dopo il ristoro, per bere meglio e di più.

    Dolori. Caviglia, ginocchia, un po’ tutto. Ma corro a 5’40” o anche peggio di media. Ed è forse quello il problema: troppo piano. Per tutto il tempo cerco di concentrarmi sulla posizione delle mie gambe, l’appoggio, la direzione delle ginocchia, la postura. Non voglio fare il tempo, voglio fare una buona corsa, voglio provare a correre meglio. Non è neppure per paura di impattare sulle ginocchia, lo intendo invece come un allenamento, un condizionamento a correggere la mia postura. Gli ultimi 200mt sono in discesa passando al lato sinistro della zona cambio per arrivare al traguardo, vado 3’20”, faccio girare le gambe che ne hanno bisogno.

    Ho praticamente saltato il pranzo, a parte il panino all’autogrill. Sono arrivato in zona cambio per posare la bici e starmene seduto con le scarpe in mano a cambiare le tacchette finite: non sono fatte per correrci sopra, ma è molto divertente farlo. Dovrei pensare a mangiare. E infatti vado per un panino al ristorante “la spiaggetta”, lo mangio di fretta 20 minuti prima di tuffarci. Uno del Faenza Triathlon vedendomi mi dice che se lo avesse fatto lui sarebbe rimasto nel lago. Anche io, se non l’avessi mangiato. Seriamente avevo fame. Forse le gambe avrebbero retto visto che giovedì e venerdì ho riposato, ma la testa boh. (la spiaggetta è allegramente fornita di pacche di vitello frollate che mi fanno venire strane idee)

    Fa un caldo boia, sono circa 35/38 gradi. In bici è arieggiato, se si pedala, ma comunque quest’aria asciuga. Parte del percorso run è ombreggiata, dove non lo è conviene correre. L’organizzazione non riesce a far arrivare abbastanza acqua, anche versarla diventa un problema, tramite il rubinetto sotto la tanica, alla fine decidono di pescarla da sopra col bicchiere. È calda, ma non c’è altro.

    Dopo aver ripreso fiato e ingurgitato 2 bustine da 2gr di sale insieme a chinotto, faccio un tuffo nel lago per togliermi il sudore di dosso. Poi vicino al ristorante trovo un tubo col quale sciacquarmi meglio. Ho perso la voce, ho mal di gola e mi sento malaticcio. Ma lo stesso godo a buttarmi l’acqua del tubo addosso. Strani effetti del caldo.

    Recupero la bici, sono piuttosto fresh&clean, arrivo alla prima birreria prima del parcheggio auto, e mi ristoro mentalmente.

    Nel caricare la bici in auto devo combattere con la natura impervia della zona parcheggio: cavallette, mosche, moscerini, tutto. E meno male che sono fresh&clean. Riesco a trovare la calma e far salire la bici e le sue ruote, più o meno assicurate, e tutto il resto. Arrivo allo svalico prima di chiudere i finestrini per far uscire gli ultimi ospiti molesti (l’ultima: una mosca).

    Faccio delle foto. All’alba prima di partire. Al tramonto sul lago. A me deluso per aver fatto casino col garmin.

    Ho visto fare gli affondi ad un tipo qua vicino casa, e penso che siano migliori di sgambettare come ha suggerito la tailandese. Sento in effetti le chiappe doloranti, ed è un ottimo modo per fare stretching efficace.

    Torno senza che nessuno si aggreghi, uno mi da buca, e mi rimborsano metà di non so cosa. Allora mi fermo a Pesaro a mangiare vicino al promontorio, che è un po’ più fresco, 29 gradi.

    Ho metà testa fuori uso per via dell’occhio rosso. L’altra metà preoccupata per la situazione della metà sinistra.

    Dovrei mangiare qualcosa, probabilmente di piccante così mi esplode la testa.