Tag: torre di palme

  • Ah, pensavo fosse oggi

    Settimana passata all’insegna della dimenticanza.

    Triathlon, Lago di Vico, e Viterbo

    Sabato 20 Giugno. Arrivato al Lago di Vico sono un po’ confuso sulla partenza, fermo un paio di ragazzi che non sanno niente della gara. In effetti dalla strada il lago si intravede appena, e se c’é una gara dovrebbe vederlo solo chi la fa. Scendo in uno chalet a chiedere, e mi dicono che “più o meno dovrebbe essere più in giù”.

    Insomma, per approssimazioni successive, ci arrivo, e mi fermo in un parcheggio polveroso e assurdamente in pendenza.

    Vicino al punto di partenza della frazione nuoto c’è un ristorante pizzeria e gli chiedo spaghetti olio limone e formaggio, che fanno alla perfezione. Strano, il limone capiscono di grattare la scorza sopra, e io intendevo il succo, comunque sono buoni, e sanno anche di limone (quindi il succo c’è).

    Tutto questo perchè, tra la fretta e tutto non avevo capito quando fosse la partenza, credevo alle 13. Era alle 15.

    Riesco a farmi una nuotata pure dopo aver preparato la zona cambio, ed è tutto molto rilassante.

    La sabbia, nera, è bollente sotto i piedi, io ho la cavigliera, dalla zona cambio all’acqua c’é, per fortuna, i tappeto.

    La partenza è un po’ strana, ci dicono di tornare vicino alle bici, ed io mi adatto. Una passeggiata di dolore per via della caviglia. Poi di nuovo vicino al lago, e partenza, 10 minuti dietro le donne. 2 giri. Il primo stanco, il secondo lo stesso. Riesco a fare un paio di accelerazioni cambiando ritmo di respirazione e frequenza di bracciata. È soprattutto una questione di testa, il nuoto per me è un po’ così, dovrei allenarmi di più.

    La bici, si fa su 4 giri, dicono che è salita, ma io sono arrivato in auto, salite assurde non ce ne sono. Il fatto è che la sella della mia bici continua a scivolare e ad abbassarsi ad ogni buca, mi ritrovo a pedalare col culo a terra … Tutto questo dopo essere uscito dall’acqua, aver zoppicato fino alla zona cambio, messo le scarpe da bici e fatto la salita mooolto lentamente, poi salito su.

    Il primo giro becco il gruppetto dei primi e mi metto in scia, ma purtroppo la posizione in bici non mi aiuta e non riesco a tenergli dietro. Arrivo al giro di boa e capisco di cosa si parla quando raccontano della salita. La discesa è davvero tranquilla e non si raggiungono neanche i 60, e sono uno di quelli che scorre di più.

    Il secondo giro lo trovo più affrontabile. Il terzo una sofferenza. Il quarto ok, ormai è finita. Ma mi ritrovo attorno sempre gli stessi: non ho guadagnato niente dalla frazione.

    Si va a posare la bici. Questa volta mi tolgo le scarpe, la discesa è peggio per la mia caviglia.

    Riesco a fare tutta la corsa, “di corsa”, a parte qualche camminata, sono 3 giri, e la pendenza si fa sentire, ma sto ben messo come postura, stare dritto e muovere le gambe veloci è l’unica ricetta. Anche se poi tanto veloce non sono, però almeno non cado.

    I primi 2 giri sono dubbioso sull’arrivare alla fine. Il terzo giro cerco di dare il massimo ed aumentare la frequenza, di corsa, e di respirazione. Sì, fa un caldo assurdo, ma è tutto ombreggiato da piante, anche se l’acqua dei ristori è praticamente buona per cuocere la pasta.

    Finisco la gara in 2h57′, che onestamente per un Olimpico è un tempo di merda, ma lo trovo buono, per la mia condizione, sia di peso, sia di caviglia, sia di livello di nuoto.

    Alla fine c’è anche il pasta party, ormai sono le 6 di pomeriggio, le 7? Più o meno quella è l’ora delle premiazioni. Faccio un ultimo bagno nel lago, poi mi cambio. Mangio 2 o 3 piatti pasta da persona pulita, e forse qualche mela. Me ne vado che stanno ancora premiando gente.

    Esco dal parcheggio assurdo e polveroso e riprendo la strada, stessa direzione che avevo quando sono arrivato, cioè proseguo. Arrivo ad un bivio con di fronte un bel bar bianco e arioso, uno di quei bar chic che servono cose frik, che non si capisce una cipp.

    Ma ho sete, ed mi prendo una birra, anzi 2. Prima una Ceres, poi una Peroni. Da 33cl. Ci mangio patatine e noccioline. Uso il bagno per lavare i denti con lo spazzolino e il dentifricio del pacco gara.

    Arrivo a Viterbo, non so per quale ragione, è ancora giorno e lo trovo un posto strano. Ho voglia di mangiare una pizza, e trovo una pizzeria recensita in modo contraddittorio. Prendo una pizza condita con una cosa assurda, dicono “Philadelphia”, una specie di crema dentifricia dal sapore languido e vomitevole. Il resto del condimento è molto buono, mi basta scansare quella porcheria.

    Nel frattempo che aspetto la pizza trovo un hotel, un B&B sul “ponte del paradosso”, non ho idea di cosa sia, ma non costa molto e riuscire a prenotare alle 9 di sera per la nottata stessa è assurdo, neanche fossimo a San Francisco, dove basta che bussi e chiedi “there’s a free room?” e ti rispondo “no”, o “yes”, ma alla fine dormi.

    Trovo il posto dove si trova il B&B, e finisco vicino a ZTL, e cose simili. Lascio l’auto in mezzo ad un vicolo senza uscita, e contatto l’host. Mi risponde infastidito, non sapeva niente. Poi trova la prenotazione ed è un po’ stupito (e te credo), ma visto che ho già pagato mi accorda di stare. Apre da remoto e sono i casa. Un B&B su 2 piani, molto figo, con doccia massaggiante, e tutti i confort. Poco da mangiare. Non mi piace non avere compagnia, ma non posso farci molto stasera.

    Domenica 21. Al mattino penso di dover mangiare, dalle spiegazioni che mi ha dato l’host ho capito una beata m… niente. Quindi faccio una passeggiata, così la caviglia è felice. scendo sul torrente sotto, dove c’è un mulino per un frantoio, e risalgo in una zona semi abbandonata, poi ancora, arrivo in una piazzetta e mi fermo a mangiare in un bar.

    Passeggio un altro po’, trovo un’altra piazzetta. “Viterbo sotterranea” dice l’insegna di un locale. Mi avvicino, e mi invitano ad entrare, mi spiegano che fanno un tour, per i cuniculi di Viterbo. Gli Etruschi, quando fondavano una città, la prima cosa che facevano era preoccuparsi dell’acqua. Così costruivano una rete di irrigazione sotterranea … questi ed altri misteri.

    Comunque il tour partiva alle 10, ed io volevo fare un massaggio. Avevo chiesto poco dopo colazione riguardo “le terme dei Papi”, e così provo a raggiungere il posto. Dopo aver fatto rifornimento in un supermercato: frutta, yogurt, acqua. Perché la colazione era sono cosmesi :).

    Per le terme che posto solo il pomeriggio. Provo altri, da google maps. Non ho fortuna, o forse scelgo il canale poco adatto. Va bene anche una che mi coccoli, la compagnia che cercavo per la sera prima, fa anche massaggi …

    PHP, Docker, Nginx, Harbor, e composer

    Prosegue lo sviluppo presso Starsellersworld. Lavoro sul servizio che richiede l’auth per gli utenti in Otto, tramite OAuth. Praticamente riuso 4 righe del POC che mi è stato passato. Ha impiegato 1 ora e mezzo per spiegarmi quali fossero i meccanismi di OAuth, che è uno standard, illustrandomeli come se fosse una cosa contorta …

    Ecco, i protocolli sono così, c’è poco da meravigliarsi: ogni singolo passo ha una sua giustificazione dal punto di vista della garanzia di autenticità degli attori in gioco. Nel caso di OAuth gli attori in gioco sono 3. Va da se che ognuno di questi 3 attori deve avere dei meccanismi per assicurarsi che gli altri 2 siano effettivamente chi dicono di essere. La soluzione viene da se, ed è standardizzata perché non ci sono alternative più veloci.

    Ciò che invece è arbitrario è il modo di fare il deploy, e quanti componenti ci sono da parte dell’integrator, che sarebbe starsellersworld. Nel nostro caso devo mettere in mezzo un frontend, e farlo dialogare col backend, e tutto questo all’interno di OAuth. Anche sul deploy si potrebbe avere idee diverse, ma in generale è meglio avere una app immutabile e versionata, che include sia nginx, sia la app php.

    Queste ed altre mansioni che devo svolgere per lavoro, e durante i meeting giornalieri mi limito a dire che ci sto lavorando.

    Ma ho piacere di usare Harbor per controllare i layer delle image, poi composer per la distro php, e docker-composer per lo sviluppo e test locale.

    La Fiera di Bologna, l’autostrada, ed E.L.I.S.A.

    Alla fiera We Make Future di Bologna sono stato il primo e l’ultimo giorno.

    Il mercoledì 24 sono partito in auto alle 8 di mattino per arrivare alle 11, pagare 24 euro di parcheggio, poi andarmene giusto in tempo per arrivare al Wallstreet institute a fare l’incontro su vacanze e posti strani. Ho mangiato piuttosto male durante la giornata, ma sono andato comunque a fare 35 km di bici. Per questo ho saltato il Tango, anche se poi non sono troppo sicuro che avrei trovato qualcuno.

    Alla fiera incontro Fabio Carucci col suo Dokumenta.it, dice che ha uno stand, siamo fuori, al caldo infuocato, e sta cercando di ordinare qualcosa da mangiare. Dico che “sicuramente domani sto con più calma”, ma il mio domani capita essere giovedì, il giorno che poi ho saltato.

    In effetti la notte dormo poco e male, così il giovedì mattino parto in bici alle 4:50, arrivo a Numana e vedo il Sole enorme sparpagliare le sue fiamme sul mare piatto vicino al porticciolo, in lontananza. Prendo la solita salita per Sirolo e poi su Conero e Portonovo. Questa mattina recupero il giro tagliato il giorno prima e arrivo a 65 km. Convinto di poter passare 2 giorni a Bologna tranquillo, in realtà controllo il calendario e vedo che ho la valutazione posturale alle 7 di sera.

    Il venerdì 26 invece credevo di potermela cavare con calma. Faccio solo una passeggiata al mattino. Non ho molto voglia di affrontare un viaggio di 3 ore per stare lì altre 3 e poi tornare …

    Apro l’app di WMF e vedo una notifica, capisco che posso provare a contattare qualcuno, ma chi?

    Le posturali e la caviglia

    Il giovedì mi accorgo di avere questo appuntamento per l’analisi posturale: come sto messo, letteralmente.

    4 foto, passaggio al computer, documento di analisi posturale in pdf, e poi stampato su carta.

    Il documento ha anche gli esercizi, che devo fare per allentare la tensione al collo.

    Quindi non era solo la caviglia, sto proprio tutto piegato.

    Questi esercizi mi scombussolano più di altre cose, ho proprio altre percezioni.

    Inizio a ripeterli continuamente, ho altre sensazioni e mi piace, mi sento diverso, forse più presente.

    Di certo una componente è il dover prestare attenzione alla posizione del mio stesso corpo: devo dare più importanza alla senso della propriocezione.

    Respiro anche in maniera differente, più di petto, ed è allo stesso tempo stressante, e rilassante.

    Ho come compenso per la visita un cuscino cilindrico, che messo sotto al collo rilassa la cervicale. Dovrebbe.

    La dieta incasinata e la frutta

    Fa troppo caldo in questo periodo, e preferisco non mangiare affatto. Il giovedì mattino, parto alle 4:50 di mattino per un giro in bici e praticamente non ho fatto colazione, forse una banana, qualche albicocca, Psyllogel, e amminoacidi. E finisco il giro di quasi 3 ore, che ho appena iniziato una barretta energetica.

    Amminoacidi e frutta, e naturalmente acqua è la dieta. Ho praticamente eliminato le proteine. Anche se poi alla fiera di Bologna vado a panini con hamburger, e anche negli autogrill cerco prosciutto e cose simili. Il salmone affumicato con un po’ di limone è praticamente il mio unico pasto, spesso la sera.

    Mangio qualcosa come 1 kg di frutta al giorno, quindi ok.

    Per qualche motivo riesco a sopportare il caldo meglio di quanto mi aspettassi.

    Torre di Palme, il vino raccontato male, e il Tango Stanco

    Il venerdì da Bologna scrivo “ma l’evento di Tango a Torre di Palme è per stasera alle 7?”. E no. Era per il sabato alle 7. A Bologna sono stato fino a tardi, ma a fare cosa poi?

    Il sabato sono stanco, ma riattivo l’assicurazione della moto perché dicono che è difficile trovare parcheggio. La caviglia sta un po’ meglio grazie agli esercizi di postura. Certo la moto scalda vicino alla caviglia, dove ho la cicatrice con l’aderenza.

    Trovo un parcheggio di fortuna. Arrivo e scopro che è un festival del vino e delle cantine. Dicono festa di San Giovanni, o qualcosa del genere. C’è una biglietteria all’ingresso del paese suggestivo e panoramico, che conoscevo già per via di una ricarica borraccia mentre stavo facendo un lungo pianeggiante in Aprile, in visto di un olimpico che non ho potuto più fare.

    Prima giro un po’ a caso, ignorando del tutto la biglietteria, poi torno alla biglietteria convinto che il tango fosse andato e finito.

    Ed è alla biglietteria che mi danno indicazioni e trovo la location.

    Arrivo al tango avendo i biglietti per bere. Ho mangiato poco e male, e sono di umore pessimo. La Fiera è andato più o meno boh.

    Riesco a ballare con Stefania, ed è veramente figa stasera, ma è così fredda che sembra quasi un segnaposto. O forse io stesso sono poco concentrato e non so neppure che passi voglio fare, e ne sbaglio uno dietro l’altro. Ho appena bevuto un calice e sono infastidito.

    Mi allontano e sono triste. E guardo il mare. Da qui si vede il litorale illuminato, fino a Civitanova. È un posto eccezionale per essere tristi.

    Poi risalgo, mi faccio un giro.

    Arrivo ad un banchetto, dove vendono anche l’acqua, e questa è ora una buona idea.

    Per qualche motivo ho voglia di andare al banchetto vicino l’entrata, dove c’è molta fila. In fila chiedo “perché tutta questa fila proprio qui”, “perché è il primo”, ok. Arrivo e mi chiedono se voglio un vino “leggero”, “frizzante”, o “aromatico”. Gli chiedo che razza di descrizioni sarebbero? O meglio, “che vitigno?”.

    E dire che il lunedì ho ballato con Marisa e non era per niente male, visto il video ho pensato che stavamo bene assieme. Ma era prima delle posturali. Ora non so, forse le posturali hanno cancellato il tango.

    Non ho più voglia di scrivere

    Insomma, sarebbe stato un articolo migliore, ma non sono riuscito a scriverlo in un’ora ed è piuttosto scadente.